giovedì 30 aprile 2020

pc 30 aprile - Volantinaggio a fabbriche e posti di lavoro a Taranto - prima info

1° maggio 2020 OPERAI, MAI PIU' COSI'!

In questo assurdo 1° Maggio è questo l’impegno che noi tutti dobbiamo assumere insieme.
Nel giorno che è la giornata internazionale di unità e lotta dei lavoratori di tutto il mondo siamo chiamati a una comprensione qui e ora del perchè ci troviamo in questa situazione.
Gli operai, i lavoratori producono tutta la ricchezza sociale. Ora se ne sono accorti tutti che senza di noi l'economia, la società non può andare avanti, tanto che ci fanno lavorare in ogni condizione, mettendo realmente e come non mai a rischio la nostra salute e la nostra vita.
Ci dicono in tutte le maniere che noi dobbiamo innanzitutto lavorare, e non per vivere come è naturale, ma per far vivere loro, i padroni, prima di tutto quelli più grandi come ArcelorMittal che non si è mai fermata.
Non bastavano sfruttamento, cassintegrazione, rischio lavoro e riduzione del salario, morti sul lavoro e da inquinamento, ora abbiamo la pandemia Coronavirus. Hanno trasformato la pandemia in una strage quotidiana che continua ad essere un grave pericolo ciclico e permanente.
Ci sono fattori naturali in questa epidemia, ma non è naturale sfruttare tutte le risorse ambientali e distruggere la natura per la sete di profitto del capitale; non è naturale che la sanità si sia trovata in condizione di non riuscire a salvare decine di migliaia di vite umane; non è naturale che le case di riposo dei nostri padri, madri si siano trasformate in un'ecatombe. Dietro tutto questo c'è sempre la stessa cosa: un sistema in cui contano innanzitutto i profitti dei padroni, con governi leggi a loro favore, con la corruzione politico-affaristica che tocca la sanità come tutti gli aspetti della società.

Ora il tempo si avvicina, operai, di non accettare tutto questo! Non ce lo possiamo permettere!
E' tempo di imporre con una nuova lotta generale, di cui gli operai sono e devono essere la prima fila e la forza determinante, che questa situazione cambi radicalmente, nelle fabbriche e nel sociale.
Cambiare significa tutto il contrario di stare a lavorare zitti, lavorare rischio o chiusi in casa.

Alla crisi pandemica che continua si aggiunge una devastante crisi economica dietro l'angolo.
Il lavoro attuale di tanti operai e lavoratori è a rischio, la cassintegrazione sarà permanente e tanti non rientreranno più in fabbrica. I soldi che erano pochi, ora sono tagliati dalla CIG e dall’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, e non basteranno a tanti per vivere, continuerà una sanità che scoppia e non guarisce, una scuola sempre più inadeguata e fabbrica di disoccupati, trasporti e ogni aspetto della vita sociale divenuti un inferno di disagio e di file.

La “Fase 2” per noi non è quella che ci propongono padroni e governo/falsa opposizione.
FASE 2 per noi significa riprendere la parola e farci sentire, significa riunirci in sicurezza, in assemblea, significa costruire se necessario scioperi e tutte le forme di lotta necessarie, manifestazioni in sicurezza per dire forte e chiaro:
nessun posto di lavoro deve essere perso, nessun posto di lavoro può rimanere come ora, nessuno può rimanere precario e disoccupato quando c'è tanto da fare nella sanità, nei servizi sociali, tutti hanno diritto ad un salario garantito per vivere, lavoro o non lavoro.

In questi giorni bui dobbiamo essere solidali tra noi lavoratori e tra noi e le masse popolari deve nascere una nuova unità che ha bisogno di un nuovo sindacato di classe nelle mani dei lavoratori – non quelli che cogestiscono con padroni e governo questa emergenza sulla nostra pelle e ai nostri danni.

In questo 1° Maggio drammatico dobbiamo uscire da questa gabbia, esprimere la nostra rabbia, non cieca ma organizzata per una nuova fabbrica, una nuova società senza sfruttamento, distruzione e morte.

SLAI COBAS per il sindacato di classe- slaicobasta@gmail.com via L. Andronico 47 Taranto

pc 30 aprile - Milano - 1 maggio nella Sanità




Milano - distribuiti 100 volantini, ai lavoratori della sanità istituto tumori arrivano molto scaglionati e ad ondate per questione mezzi e distanziamento e procedure di distanziamento, però hanno gradito.

....Ci sono fattori naturali in questa epidemia, ma non è naturale sfruttare tutte le risorse ambientali e distruggere la natura per i profitti; non è naturale che la sanità si sia trovata – anche quella che si è detta “d'eccellenza” - in condizione di non riuscire a salvare decine di migliaia di vite umane. Non è naturale per gli operatori sanitari essere “in prima linea” e non dotarci di tutti i DPI necessari; Non è naturale chiamarci “eroi, angeli” e poi metterci a rischio contagio e veicolo, inconsapevole, di diffusione dei contagi; Non è naturale che ci costringano a lavorare “a mani nude” e subire in silenzio, a rischio sanzioni e licenziamenti per denunciare o richiedere il necessario per lavorare in sicurezza; Non è naturale una medicina al servizio degli interessi dei padroni della sanità privata, anziché del benessere della collettività; Non è naturale che le case di riposo dei nostri padri, madri, nonni si siano trasformate in un'ecatombe.
Dietro tutto questo c'è sempre la stessa cosa:i profitti dei padroni, i governi e le leggi a loro favore, la corruzione politico-affaristica.
E' tempo, lavoratori  di ribellarsi a questa situazione!
E' tempo di imporre con la lotta generale di cui i lavoratori della sanità devono essere in prima fila...

Slai Cobas per il sindacato di classe Sanità, Milano

pc 30 aprile - Tenaris Dalmine e ABB Bergamo

 intervento a tutte e due le portinerie Tenaris, 300 volantini numerose locandine 2 cartelloni e uno striscione, in questa settimana sono ripresi sostenuti ritmi di lavoro, mentre si prospetta un uso ancora più marcato della CIG come elemento ordinario nella pianificazione dei programmi produttivi (e relativo uso forzato delle ferie)
alla Abb, manifesto locandine e  volantini, questa fabbrica non ha mai fermato.


pc 30 aprile - Ravenna - 1 maggio alla Marcegaglia

Ravenna - volantinaggio (circa 200 volantini) e striscioni alla marcegaglia


pc 30 aprile - In queste giornate di mobilitazione nazionale del 30 aprile - 1° maggio lo Slai cobas per il sindacato di classe aderisce al PATTO D'AZIONE con qualche osservazione necessaria

Lo Slai cobas per il sindacato di classe aderisce al 'patto d'azione' e sottoscrive la mozione.
Il patto d'azione è un'esigenza della lotta di classe che raccoglie le spinte di lotta nelle fabbriche, nella logistica e nel territorio che hanno caratterizzato con scioperi, astensioni dal lavoro e manifestazioni la fase 1 della lotta economica contro padroni e governo dei padroni, ed è uno strumento necessario per affrontare la Fase 2 della lotta di classe che abbiamo d'avanti, che assume in parte forme già in atto, ma che pone e in parte ha bisogno di nuove forme di lotta che non possono concentrarsi sul “restare a casa”,  che richiede un conflitto aperto fatto di scioperi e manifestazioni, sia pure tenendo conto della continuità della pandemia e della necessità di rispettare le misure di precauzioni essenziali.
Senza questo patto d'azione che unisca differenti forze classiste e combattive e di reale opposizione politico/sociale questa strada non potrebbe essere percorsa. 

Slai cobas per il sindacato di classe - coordinamento nazionale 
slaicobasta@gmail.com
aprile 2020

Pubblichiamo la mozione - stralci informativa della presentazione di essa da parte del SI.COBAS e le nostre nuove  osservazioni/proposte materia del futuro dibattito 

MOZIONE DI SINTESI DELLE DUE ASSEMBLEE NAZIONALI

Le due assemblee virtuali nazionali tenutesi giovedì 2 aprile e martedì 14 aprile, partecipate da oltre 150 persone a nome di decine di organizzazioni politiche, sindacali e sociali, si sono confrontate in maniera ampia e articolata sui temi posti all’ordine del giorno con l'appello lanciato dal SI Cobas, e partendo dalle implicazioni drammatiche dell’emergenza sanitaria ed economica connessa alla pandemia mondiale di CoViD-19.

Questa pandemia mette a nudo la crisi rovinosa che sta attraversando ogni aspetto del dominio capitalistico; dal processo di impoverimento al quale ampi strati della classe lavoratrice e masse povere stanno andando incontro (solo in Europa le stesse fonti istituzionali prospettano 25 milioni di nuovi disoccupati e 35 milioni di persone costrette a vivere sotto la soglia di povertà) al tentativo di governi e padroni di occultare le loro responsabilità storiche nell’aver determinato la crisi sanitaria globale.

Quale che sia la ricetta che i governanti europei adotteranno nel breve-medio periodo (sia essa fondata sui Coronabond o su un Mes riveduto e corretto, per non parlare delle altrettanto nefaste ipotesi di recrudescenze nazionaliste e protezionistiche), l'esito sarà sempre lo stesso: far pagare il costo di questa crisi ancora una volta sulle spalle (e sulla pelle) dei proletari.

Questo stato di cose è foriero di grandi esplosioni di malcontento e di protesta, e richiama la necessità di porre con forza all'attenzione dei lavoratori e degli oppressi la necessità oggettiva e immediata del superamento su scala internazionale del sistema di sfruttamento capitalistico.

L'indicazione da cui partire è quella che abbiamo visto esprimersi in queste settimane: da un lato la spinta delle proteste che migliaia di lavoratori, anche spontaneamente sia in Italia che in altri paesi del mondo, hanno legittimamente portato avanti pretendendo la chiusura delle aziende non essenziali – produttive e non – affinché la salute venisse prima dei profitti e affinché tutti potessero “restare a casa a salario pieno”, e che ha trovato una traduzione concreta sia nelle campagne di astensione portate avanti da SI Cobas e Adl Cobas nella logistica (che nelle scorse settimane si è tradotta nella definizione di accordi e Protocolli sulla sicurezza tesi a ridurre sensibilmente le attività e a garantire una copertura salariale prossima al 100% anche attraverso l'anticipo di FIS e Cigs), sia nei numerosi scioperi e azioni di protesta spontanee o promosse dalle realtà del sindacalismo di base e di classe; dall'altro i crescenti segnali di malcontento dell'esercito di lavoratori e lavoratrici con mille contratti non coperti da ammortizzatori sociali, lavoratori e lavoratrici a nero, occupati e occupate non garantiti, disoccupati e disoccupate che – soprattutto, ma non solo, al Sud – rivendicano un salario e un reddito per poter campare, senza cui è difficile “poter restare a casa”.

I tantissimi contributi, che sicuramente necessiteranno di ulteriori momenti di confronto, hanno in larghissima parte registrato una sostanziale convergenza di contenuti, e manifestato l'urgenza e la necessità di un'unità d'azione – dal terreno dell'agitazione fino a quello delle iniziative di lotta – partendo dalla condivisione di alcune rivendicazioni unificanti da diffondere nei luoghi di lavoro e sui territori.

1. I costi della pandemia siano pagati dai padroni, a partire da una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione al fine di recuperare almeno 400 miliardi di euro;

2. Diritto di stare a casa a salario pieno fino al termine della pandemia, per tutti i lavoratori e le lavoratrici operanti in settori e servizi non essenziali: la nostra salute vale più dei loro profitti;

3. Prevenzione straordinaria, con garanzia del tampone per tutti i proletari, a partire da quelli obbligati a lavorare in queste settimane soprattutto la popolazione sanitaria;

4. Piano di assunzione di nuovo personale sanitario: scorrimento degli idonei e delle idonee nelle graduatorie pubbliche e stabilizzazione dei precari e delle precarie, per garantire anche l'abbattimento dei turni di lavoro e le ferie bloccate;

5. Immediata estensione del Reddito di Cittadinanza. Senza vincoli e con un aumento degli importi tale da garantire a tutti un salario e un reddito per poter campare e nella prospettiva della riduzione drastica e generalizzata dell'orario di lavoro a parità di salario, affinché possano "lavorare tutti e lavorare meno";

6. Garantire la libertà di sciopero e l'agibilità sindacale, contrastando concretamente i divieti delle questure, dei prefetti e della Commissione di garanzia sugli scioperi: fino a quando si lavora si ha il diritto di svolgere attività sindacale e di scioperare;

7. Regolarizzazione e sanatoria per tutti gli immigrati, a partire dalle migliaia di “irregolari” del settore bracciantile: permessi di soggiorno, documenti anagrafici e riconoscimento pieno per tutti gli immigrati; garanzia di reddito e di salario, diritto all'abitare e assistenza sanitaria; per la chiusura dei CPR e la riapertura dei porti

8. Requisizione immediata di tutte le cliniche private, anche oltre l'emergenza, e di tutte le strutture per ricostruire tutti i servizi sanitari territoriali distrutti; contro la mercificazione della salute, per un sercizio sanitario unico, universale, efficiente e gratuito

9. Blocco immediato degli affitti e dei mutui sulla prima casa, così come di tutte le utenze (luce, acqua, gas, internet) e blocco a tempo indeterminato di tutte le occupazioni a scopo abitativo;

10. Sospensione delle misure restrittive - a conclusione dell'emergenza - per reprimere scioperi, mobilitazioni e manifestazioni; contro i Decreti-sicurezza e contro ogni ipotesi di militarizzazione ulteriore dei territori e dei luoghi di lavoro.

11. Sospensione di qualsiasi progetto di "Autonomia differenziata". Che si dimostra essere una penalizzazione per i proletari ei lavoratori del Sud, che replica il fallimentare modello di gestione regionale ed ha contribuito all’emergenza odierna;

12. Drastico taglio alle spese militari (un F35 equivale a 7113 respiratori) e alle grandi opere inutili e dannose (quali TAV, TAP, Muos)

13. Amnistia e misure alternative per garantire la salute di tutti i detenuti e di tutte le detenute;

L'assemblea, su questi contenuti, si impegna a sostenere le iniziative promosse dalla rete “Vogliamo Tutto” già in corso per la settimana dal 25 aprile al 1 maggio, nonché le iniziative di lotta e di sciopero sui luoghi di lavoro a partire da quelle già indette da SI Cobas e Adl Cobas per il 30 aprile e il 1 maggio, assumendo l' indicazione a tutti i lavoratori di astenersi in ogni caso dal lavoro nella giornata del 1 maggio e lavorando per allargare il più possibile gli stati di agitazione nella giornata del 30 aprile.
Sulla base di questa piattaforma unitaria le realtà partecipanti si impegnano a tenere un nuovo incontro in modalità telematica nella prima settimana di maggio nel corso del quale si discuteranno gli aspetti organizzativi necessari a funzionalizzare e coordinare al meglio il lavoro comune.

Peppe (a nome dell'Esecutivo nazionale SI Cobas)

Cari compagni, vi invio in allegato il testo corretto della mozione fatta circolare dopo il 2 aprile, dal corretta in vista dell'assemblea del 16 e ora ulteriormente modificata alla luce delle osservazioni che ci sono pervenute.

Le uniche proposte di modifica-integrazione che ci sono arrivate dopo il 14 aprile sono state quelle di Classe contro Classe, di Campagne in Lotta e dello Slai Cobas per il sindacato di classe.
Gran parte di queste osservazioni sono essenzialmente delle specifiche su alcuni punti (sanità universale e gratuita al di là della dicotomia pubblico-privato, immigrazione, lotte operaie di queste settimane, divieti di sciopero, spese militari) che riteniamo un arricchimento di quanto finora prodotto e quindi da assumere.

I compagni dello Slai Cobas per il sindacato di classe esprimevano inoltre un dissesto sulla rivendicazione al punto 12 relativa alla richiesta della chiusura dell'Ilva. Riteniamo che, come osservato da questi compagni, effettivamente la questione non sia stata sufficientemente discussa, quindi, in attesa di un confronto più specifico nel merito, di "congelarla" e quindi non menzionarla nel testo.

Infine, Classe contro Classe (e in misura più smussata lo Slai), proponevano di dare minore centralità sul testo al tema della patrimoniale.
Su questo punto, pur chiarendo e specificando che la parola d'ordine "fare pagare la crisi ai padroni" non si riduce sic et simpliciter alla patrimoniale, come SI Cobas esprimiamo la nostra contrarietà ad annacquare la centralità di questa rivendicazione agitatoria in questa fase, fatta propria in queste settimane da migliaia di lavoratori e disoccupati e contro la quale (e non è un caso) si stanno scatenando le ire del fronte padronale e della quasi totalità delle loro marionette politico-istituzionali.

Nel testo che vi inviamo abbiamo provato ad implementare al meglio le osservazioni di cui sopra.
Specifichiamo altresì che il testo si propone non tanto di fare una sintesi dello "status quo" tra i rispettivi pezzi e organizzazioni che compongono il Patto d'azione, bensì di verificare la sua concreta praticabilità nel vivo delle lotte e dello scontro di classe....

Infine una riflessione sul metodo di lavoro assunto finora. I ritardi nell'elaborazione della mozione mettono a nudo l'estrema difficoltà a fare funzionare una rete larga facendo leva solo sulla spinta del SI Cobas, visti gli innumerevoli impegni con cui dobbiamo fare i conti. Per quanto ci riguarda, siamo noi i primi a sollecitare un maggior protagonismo degli altri "nodi" dal punto di vista organizzativo ed operativo, e ci impegniamo a porre la questione nella prossima assemblea che vi proponiamo nella settimana successiva al 1 maggio.
Saluti rossi. 

Da Slai cobas per il sindacato di classe
Quando si firma un patto d'azione si considera che questo è un terreno di una necessaria lotta anche all'interno di esso, per affermare contenuti e forme di organizzazione che rispecchino effettivamente gli interessi generali della lotta di classe.
Abbiamo già con emendamenti indicato alcune modifiche all'impianto iniziale della mozione. Qualcuna è stata accettata altre no. E' evidente che il nostro intendimento è, all'interno dell'unità, far sentire forte e chiara la voce dei lavoratori, precari, disoccupati, migranti perchè si vada oltre e meglio, su alcuni punti fondamentalmente:
primo, la questione dell'allargamento del fronte di lotta e delle organizzazioni sindacali e rappresentanze sindacali che attualmente sottoscrivono il patto. Su questo dobbiamo scontrarci innanzitutto apertamente con il settarismo autoreferenziale dell'Usb nazionale, al servizio di una prassi spesso volta alla conciliazione, con accordi, ecc.; ma anche contro le influenze di questo orientamento esistenti in alcune delle organizzazioni che aderiscono al patto. 
secondo, sulle campagne. Come la lotta va allargata, così le campagne vanno definite con strutture e metodi differenti e devono guardare  al di là dell'area attuale del 'patto d'azione'. Ciò vale per la questione delle spese militari, per la questione dell'amnistia, ecc
terzo, restano le nostre obiezioni su come è messa la questione della patrimoniale.

SLAI COBAS per il sindacato di classe
30 aprile

pc 30 aprile - 1° Maggio rosso e proletario - diretta streaming 1 maggio ore 11

Bisogna collegarsi con 
https://youtu.be/6uMEIsM9p9Q

pc 30 aprile - NELLE FABBRICHE LA MOBILITAZIONE DEL 30/1° MAGGIO - SLAI COBAS per il sindacato di classe

mercoledì 29 aprile 2020

Lo Slai cobas per il sindacato di classe aderisce e partecipa alle due giornate di mobilitazione sul posto di lavoro e sul territorio 30 aprile - 1 maggio

Il manifesto nazionale di proletari comunisti per il 1° Maggio uscirà sui posti di lavoro nelle giornate 30 aprile/1° Maggio

Esce domani 30 aprile il foglio speciale 1° maggio - proletari comunisti

La dichiarazione congiunta delle organizzazioni marxiste-leniniste-maoiste per il 1° Maggio sarà pubblicata il 1° maggio

pc 29 aprile - PER LE DONNE NESSUNA FASE 2 - ANCORA E SEMPRE CHIUSE IN CASA...

Certo, non ci aspettavamo qualche improvviso provvedimento di "rallentamento" (come si dice) della condizione di casa/carcere delle donne, ma ora l'ideologia familista con questo decreto si fa più esplicita. 

Le donne possono uscire solo per accompagnare i bambini o per passare dalla propria famiglia ad un'altra famiglia. Non puoi scegliere neanche chi andare a trovare, indipendentemente dei rapporti buoni o cattivi con la famiglia, è solo da genitori, o da un parente prossimo che si potrà andare, vale a dire, passare dal marito al padre... che non è proprio il massimo di libertà per le donne.  
L'intermezzo per alcune è solo lo smart working, in cui le donne contemporaneamente mentre lavorano, senza neanche il limite di orario del posto di lavoro, si devono occupare dei bambini, li devono seguire nella didattica a distanza, devono fare le pulizie, devono cucinare... - come è scritto nell'articolo sulla condizione delle donne dello speciale coronavirus del giornale proletari comunisti: "Padroni e governo hanno realizzato la perfetta “conciliazione di lavoro e famiglia”, non separandoli, ma intrecciandoli minuto per minuto, rendendo così palese il doppio sfruttamento e oppressione". 

Per chi deve riprendere dal 4 maggio a lavorare fuori, la "libertà" di movimento diventa casa-lavoro-casa. Se si voleva sintetizzare in una parola il doppio lavoro/sfruttamento delle donne, il governo l'ha trovata... 

Ancora una volta si da per scontato che per le donne “restiamoacasa” è normale. Il governo approfitta anche di questa situazione, per tenerci più incatenate al ruolo che questa società vuole per noi, principalmente: moglie, madre, “supplenti dello stato”.

E appare quasi scontato anche che con l'apertura delle fabbriche, cantieri, in generale settori produttivi, se si deve scegliere chi resta in casa per i bambini, usufruendo di permessi (per figli, 104, ecc...) al 90% saranno le donne che non andranno a lavorare.

Nonostante anche in questi giorni è dimostrato che lo stare in casa per le donne può significa anche morte, nulla di nulla viene deciso per rendere meno penosa e/o tragica questa gabbia. 
Anzi... I numeri che si abbassano dei ricoveri, che non corrispondono certo a un calo delle morti o dei contagi, non vuole affatto dire che sono diminuite le persone che vengono curate in casa. E chi se non le donne se ne occupa?  

Tutto questo non può essere accettato.
USCIAMO DALLA GABBIA ORGANIZZIAMO LA NOSTRA RABBIA! 

pc 29 aprile - Franca Rame "La canzone delle donne della Comune di Parigi"

pc 29 aprile - In Libano le masse ancora in rivolta contro banche e governo affamapopolo, contro lo stato d'emergenza per il coronavirus.

E' lo scenario che attende tutto il sistema imperialista in crisi!

Rivolte in Libano contro il caroprezzi e contro le banche che da mesi stanno impedendo il prelievo di contanti. Violato il coprifuoco per il coronavirus. Lo stato d'emergenza ha peggiorato la condizione delle masse, già impoverite prima dell'emergenza sanitaria, con la perdita ulteriore di decine di migliaia di posti di lavoro. 



A gennaio scorso c'era già stata una "settimana di rabbia" contro il governo e i banchieri, con centinaia di feriti e arrestati.
Ieri un giovane è stato ucciso dai militari a Tripoli, città a nord. Banche e mezzi della polizia dati alle

martedì 28 aprile 2020

pc 28 aprile - Dopo la rivolta. Cinque voci di donne sul carcere di Opera. Info a cura di srp

Da napolimonitor.it

Il testo che segue è una raccolta di voci, una conversazione a distanza tra cinque donne, mamme, compagne, mogli, sorelle di detenuti rinchiusi nel carcere di Opera, a Milano.
A Opera, da quasi due mesi la situazione è tesissima. Gli eventi sono precipitati con la rivolta del 9 marzo scorso, ma sono tanti i familiari che denunciano, fin da prima della rivolta, provocazioni, violenze, atteggiamenti al di fuori delle regole da parte di agenti della penitenziaria e un funzionamento farraginoso dell’intero sistema carcerario.
Molte delle donne che abbiamo intervistato avevano già da tempo costituito delle reti informali di raccolta dati e informazioni. Noi non abbiamo fatto altro che ascoltarle e mettere in ordine le loro storie. Il collage che ne viene fuori risulta forse un po’ complesso da seguire, ci sembrava però importante metterle in relazione, esattamente come stanno facendo loro da mesi e come hanno continuato a fare in queste di settimane di quarantena.
Oltre alle denunce da loro direttamente effettuate, una parte consistente delle notizie raccolte da Alfonsina, Angela, Beatrice, Federica e Marika, ha contribuito alla formulazione di un esposto presentato alla Procura di Milano dall’associazione Antigone e a denunce legali e a mezzo stampa di altre realtà che si interessano dei diritti dei detenuti come Yairaiha o Acad, Associazione contro gli abusi in divisa. In bilico tra la paura per le ritorsioni che i loro cari potrebbero subire e la voglia di giustizia, queste donne hanno trovato la forza di denunciare quello che succede nel più grande carcere del nostro paese. Ed è a loro che lasciamo la parola. 

LA RIVOLTA
Beatrice – Mio figlio mi aveva chiamato il 9 marzo, nel pomeriggio. Mi aveva detto che la situazione era tesa già dal giorno prima, e poi a un certo punto: «Mamma guarda, non so se hai già sentito le notizie dal carcere di Modena (la morte di alcuni detenuti che, secondo le ricostruzioni ufficiali, sarebbero deceduti per aver assunto dosi eccessive di farmaci nel corso di un assalto all’infermeria, ndr). Se ti dovessero chiamare per dirti che mi è successo qualcosa, sappi che io non ho nessuna intenzione di suicidarmi e che non faccio uso di sostanze e quindi mai mi avvicinerò al metadone». Dopo due o tre ore c’è stato un giro di messaggi e telefonate, qualcuno aveva inviato un video girato dalle case intorno al carcere, da cui si vedeva che da una finestra uscivano fuoco e fumo. Io sono corsa lì fuori, ma quando sono arrivata era già tutto blindato dalle forze dell’ordine. Per tutto il tempo che siamo state lì continuavano ad arrivare camionette della polizia, dei carabinieri e della penitenziaria. Da una camionetta è scesa una tornata di agenti in tenuta antisommossa, ha fatto un giro del carcere e poi si è avviata dal lato in cui noi non avevamo accesso.
Luca (da una telefonata registrata dalla moglie Angela)
A – Quando è successo il fatto c’erano degli ufficiali?
L – Certo, c’era il comandante in prima linea, e altri ispettori, c’erano loro in prima linea.
Marika – Il 9 marzo ho sentito mio marito alle due del pomeriggio. Mi aveva detto che c’era del malcontento, perché si vociferava di presunti contagi all’interno del carcere. Dopo qualche ora delle ragazze mi dicono che stavano andando davanti al carcere perché era scoppiato un incendio e stavano picchiando i detenuti. Io abito a Torino, ed era appena uscita l’ordinanza che non potevi muoverti da una regione all’altra. Mio marito è detenuto nel primo reparto, al quarto piano, sezione A. Quello più “caldo”.  

pc 28 aprile - Ufficiali giudiziari e polizia a casa per identificare alcuni disoccupati/e del Movimento di Lotta Disoccupati "7 Novembre". Massima solidarietà! SRP

La motivazione sarebbe che dovrebbero identificarli per aver partecipato al "presidio" distanziato del 20 Aprile, autoregolamentato, in sicurezza con mascherine, guanti ed in 15 distanziati a Piazza Plebiscito sotto la Prefettura.
Un iniziativa per ricordare che mentre va avanti la "riapertura" a senso unico c'è il totale silenzio sui provvedimenti su spesa sociale, bonus spesa, reddito, sospensi di bollette e affitti...con una necessaria patrimoniale del 10% sul 10%.
Tutto questo mentre si consegnava la spesa solidale per far fronte all'insufficienza delle misure per l'emergenza economica alle famiglie in difficoltà.
Chiediamo di far girare la notizia.
RESPONSABILI SI.
OBBEDIENTI MAI.

pc 28 aprile - MARX ED ENGELS PER LIBERARCI DALLE "CATENE" DELLE IDEE BORGHESI

La questione coronavirus pone il rapporto dialettico e contraddittorio tra uomo e natura e tra capitale/imperialismo e proletariato, unica classe che può rivolgere la potenza delle forze produttive generate dal capitale non nella distruzione dell'umanità ma come forze al servizio dell'umanità, della ricostituzione del rapporto uomo-natura, una volta liberate dalle catene del capitale.

MA SERVE LIBERARCI ANCHE DELLE "CATENE" DELLE IDEE/PROPAGANDA BORGHESE 
Dei passi importanti e illuminanti di Marx ed Engels

"Il capitale (…) nel suo movimento effettuale viene influenzato dalla prospettiva di un futuro imputridimento dell'umanità e di uno spopolamento infine incontenibile né più né meno di quanto su di esso influisca la possibilità della caduta della terra sul sole. Tutti sanno che in ogni imbroglio speculativo sulle azioni una volta o l'altra deve scoppiare il temporale, ma ciascuno spera che il fulmine cada sulla testa del suo prossimo, e non prima che egli abbia raccolto e portato al sicuro la pioggia d'oro. Après moi le deluge! è il motto di ogni capitalista e di ogni nazione capitalistica. Quindi il capitale non ha riguardi per la salute e la durata della vita del lavoratore, quando non sia costretto a tali riguardi dalla società. (…) Ma, considerando il fenomeno nel suo complesso, tutto ciò non dipende neppure dalla buona o cattiva volontà del capitalista singolo. La libera concorrenza fa valere leggi immanenti della produzione capitalistica come legge coercitiva esterna nei confronti del capitalista singolo".
K. Marx, F. Engels, Opere XXXI. Il capitale, La città del sole, Napoli 2011, p. 293

«La grande industria moderna ha creato da una parte un proletariato, una classe che per la prima volta nella storia può porre l'esigenza dell'abolizione non di questa o di quella particolare organizzazione di

pc 28 aprile - i compagni francesi de La Cause du peuple ricordano il 25 aprile

Il y a 75 ans, le peuple italien se libérait du fascisme et exécutait Mussolini !





Le 19 avril 1945, le Comité de Libération Nationale appelle à l’insurrection sur tout le territoire italien contre l’occupation nazie et le gouvernement fasciste. Le 25 avril, Milan et Turin sont libérées, et, trois jours plus tard, le 28 avril, Mussolini est arrêté par les partisans et exécuté.
En ce 28 avril 2020, nous célébrons donc les 75 ans de la victoire des masses populaires italiennes qui, en libérant leur territoire et en exécutant leur bourreau, ont vaincu le fascisme.
Il aura fallu 23 ans de lutte intense pour que le peuple italien parvienne à faire tomber Mussolini. Ce dernier, arrivé au pouvoir en 1922 pour protéger les intérêts de la grande bourgeoisie industrielle, aura mené une politique raciste, une politique contre la classe ouvrière, et noué des alliances avec le régime génocidaire nazi. Mais dès le milieu des années 1920, les forces antifascistes, majoritairement communistes, habituées au combat depuis les affrontement de 1919-1922 avec les fascistes, ont mené une résistance importante contre le gouvernement. Néanmoins, jusqu’en 1943, cette lutte contre le régime ne produit que très peu de résultats.
En 1943, alors que Mussolini est renversé par les membres de son propre parti, un État fantoche, totalement contrôlé par les nazis, est crée. Les masses populaires italiennes s’opposent alors de plus en plus frontalement au régime, mais aussi à ce qu’il reste des forces fascistes, et, le 5 mars, une grève éclate dans l’usine Fiat de Turin. En quelques jours, les grèves s’étendent sur tout le territoire, affaiblissant considérablement le régime. Quelques mois plus tard, du 27 au 30 septembre 1943, Naples se soulève contre l’occupation nazie. En quatre jours, les masses populaires mettent en échec les forces allemandes, qui sont obligées de quitter la ville. Ces différents évènements, couplés à une structuration du mouvement de résistance, avec la création le 9 septembre 1943 du comité de libération nationale, permettent au mouvement antifasciste italien d’engranger des victoires décisives et de gagner la confiance de la population.

Le 27 septembre 1943, une insurrection éclate à Naples contre l’occupation Nazie !
Au cours de l’été 1944, alors que les forces alliées se rapprochent de l’Italie, le comité de libération nationale lance une insurrection dans les régions montagneuses de l’Italie en attaquant l’arrière des lignes allemandes. Ces offensives victorieuses permettent aux partisans italiens de mettre en place des gouvernements provisoires dans les Alpes. Néanmoins, à la fin de l’année 1944, l’arrivée de renforts allemands met fin au soulèvement.
Moins d’un an plus tard, le 19 avril 1945, le comité de libération nationale lance un appel à l’insurrection. Le jour même, Bologne est attaquée par les partisans, et, le 23 avril, une grève générale est lancée à Turin et Milan, ce qui précipite la chute de ces deux villes le 25 avril. Les 26 et 27 avril, plus de 14 000 soldats nazis et fascistes italiens sont capturés à Gênes, et, dans les jours qui suivent, les partisans organisent l’arrestation et l’exécution de nombreux militants fascistes et de personnes ayant collaboré avec l’occupant Nazi.

En avril 1945, au cours d’une insurrection victorieuse, les masses populaires italiennes se libèrent du fascisme et de l’occupation Nazie !
L’insurrection populaire italienne, avec notamment une participation déterminante de la classe ouvrière en grève, nous prouve que, contrairement à ce qu’affirment certains fascistes d’aujourd’hui, l’occupant nazi et Mussolini ne bénéficiaient pas d’un soutien de la population, et encore moins de la classe ouvrière. Non, Mussolini, tout comme Hitler, était un des représentants de la haute bourgeoisie italienne.
Courageux mais pas téméraire, le leader fasciste italien a tenté de fuir vers la Suisse, mais les forces antifascistes, qui à ce moment là contrôlaient presque tout le territoire italien, l’ont arrêté avant qu’il ne réussisse à passer la frontière. Mussolini est donc mort comme un lâche, le 25 avril, et son corps a été accroché, tête à l’envers, sur la Piazzale Loreto de Milan, à l’endroit même où, un an plus tôt, les fascistes avaient exhibé les corps de militants antifascistes morts héroïquement dans le combat contre le gouvernement de Mussolini et l’occupant Nazi.
75 ans après, nous célébrons donc l’héroïsme des masses populaires italiennes, et notamment des communistes, qui, en libérant l’Italie et en tuant Mussolini, ont contribué à vaincre le fascisme en Europe !

pc 28 aprile - Richiedere, leggere, diffondere, dibattere lo speciale coronavirus di proletari comunisti - pcro.red@gmail.com

richiederlo on line a pcro.red@gmail.com
IN QUESTO NUMERO

Coronavirus Report – questo report che fa il punto dalla parte del governo/padronato e dalla parte dei proletari e masse popolari dall'inizio dell'emergenza ad oggi – è stato richiesto e inviato anche a livello internazionale

Commento di proletari comunisti al saggio del blog cinese “Chuang”: Contagio sociale, guerra di classe microbiologica in Cina – riportando integralmente il saggio

Commenti critici a testi e posizioni su 'coronavirus' nell'area comunista rivoluzionaria: Cuneo rosso – Laboratorio Iskra - Rete dei Comunisti, ecc.

Ora che il tempo si avvicina... - In questa emergenza la responsabilità dei comunisti

E' la classe operaia che muove il paese la crisi coronavirus riporta al centro gli operai

Dalla “fornace” della fabbriche di Bergamo e Brescia

Coronavirus: la condizione e la necessaria lotta delle donne

LENIN LENIN SEMPRE LENIN! - nel 150° anniversario della sua nascita

pc 28 aprile - nella giornata mondiale delle vittime dell'amianto


alle ore 11,30 una delegazione del Comitato porterà fiori alla lapide
che le ricorda a Sesto San Giovanni in via Carducci.
 
Anche se i divieti di governo e regioni per il coronavirus impediscono ogni manifestazione, il nostro Comitato ricorderà comunque, nel rispetto delle norme di sicurezza, tutti i morti chiedendo giustizia per le vittime dell’amianto e per tutti i lavoratori e i cittadini assassinati per il profitto.
 
Sono passati 28 anni da quando l’Italia ha messo al bando l’amianto, ma siamo ancora uno dei paesi al mondo maggiormente colpiti dall’epidemia di malattie amianto-correlate. Secondo l’Oms, ancora oggi nel mondo sono circa 125 milioni i lavoratori esposti alla fibra killer e nel nostro Paese la bonifica delle costruzioni contenenti amianto procede molto a rilento.
Ogni anno le vittime dell’amianto sono circa 6mila: 3600 per tumore polmonare, 600 per asbestosi, 1800 per mesotelioma, un tipo di cancro molto aggressivo che colpisce la pleura e altre membrane. L’amianto ha ucciso tanti lavoratori e lavoratrici, ma anche persone che respiravano la fibra dai vestiti altrui (per lo più mogli che lavavano le tute e abiti dei mariti) o che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. 
L’amianto ha ucciso, uccide e continuerà ad uccidere ancora perché i tumori che causa, mesotelioma, tumori polmonari, della laringe, asbestosi e nella donna tumore dell’ovaio, e altri ancora, ci mettono decenni a manifestarsi, e il picco è previsto tra il 2025 e il 2030.