RIVALTA SCRIVIA - E' in corso la lotta davanti ai cancelli del magazzino Coop, un nuovo picchetto degli ex lavoratori Clo che chiedono il reintegro degli operai licenziati ad inizio dicembre dalla cooperativa in quelli che loro definiscono "provvedimenti politici"; gli scioperanti, ai quali si sono aggiunti per solidarietà molti altri lavoratori della zona, chiedono alla Coop
la libertà di organizzazione e azione sindacale in tutto il polo logistico di Rivalta Scrivia e dell'alessandrino.
...la tensione è poi aumentata quando in seguito ad un
tentativo di aprire un secondo cancello per far entrare le merci nel
magazzino smontando provvisoriamente alcune reti metalliche
sono giunti a contatto gli autisti dei camion ormai fermi da ore e una parte degli scioperanti che ha subito provveduto a presidiare anche questa nuova via d'accesso.
Lo sciopero continua quindi con gli ex lavoratori Clo che chiedono
il reintegro dei licenziati e la revoca dell'appalto da parte della Coop ad una cooperativa accusata di non avere rispettato il codice etico della casa madre.
Il presidente
turco Erdogan accompagnato dai ministri turchi della difesa e degli
esteri nonchè dal capo dei servizi segreti, si è recato in visita “a
sorpresa” in Tunisia incontrando durante la giornata del 25 Dicembre il
neo-presidente tunisino Kais Saied.
Un incontro
probabilmente “imposto” dal “sultano” turco che negli ultimi anni ha
assunto una linea interventista ed espansionista per la politica estera
turca (vedi invasione siriana, crisi temporanee con gli USA e la Russia,
tensioni con Israele ma non solo) in particolare poche settimane fa la
Turchia ha firmato un importante accordo militare di fornitura d’armi
con il governo libico di Serraji nonchè un accordo di redifinizione
delle frontiere marittime tra i due paesi mediterranei tracciando una
frontiera in pieno mediterraneo tra i due paesi e provocando le
lamentele di Grecia e UE.
Questi importanti sviluppi della politica estera turca in Libia hanno in realtà gravi ripercussioni su tutta l’area MENA (Medio Oriente e Nord Africa n.d.a.)
infatti la Libia, forse ancor più della Siria, sta divenendo l’arena
delle contraddizioni inter-imperialiste e regionali in cui si sta
combattendo una guerra per interposta persona dai numerosi intrecci di
alleanze militari ed interessi economici. Lo
Ieri mattina, presidio sotto la prefettura anche a Taranto. Una rappresentanza dello Slai cobas per il sindacato di classe vi ha partecipato.La presenza più significativa è stata quella di decine di migranti che rischiano loro o i loro fratelli di essere cacciati a causa del decreto Salvini, mai cancellato e che continua a produrre i suoi nefasti effetti, prima amplificati dalla propaganda razzista del Ministro degli Interni e ora nel silenzio, ma sempre gravissimi per i migranti e la loro vita. Questo è dimostrato anche dall'aumento dei numeri di rimpatri che stanno avvenendo, prima accompagnati dalle grida di vittoria di Salvini, ora dal silenzio della Lamorgese, che ha sì riaperto (con "cautela") i porti agli arrivi dei migranti - mentre comunque i morti/stragi in mare continuano, e i mancati o ritardi nei salvataggi avvengono come prima - ma ha spalancato contemporaneamente porti e aeroporti per cacciare realmente i migranti, facendoli tornare negli orrendi lager libici, delle torture, degli stupri, delle morti. Di fatto, è cambiata la "propaganda" ma la politica e azione antimmigrati, razzista imperialista resta. Come restano e sono aumentati i viaggi in Libia, ora di Di Maio, che non fanno altro che rafforzare e dare sostegno e soldi ai carcerieri/torturatori di migliaia di uomini, donne, bambini. Per questo è giusto che la lotta per l'abolizione dei decreti sicurezza continui, si estenda, a
antoniomazzeoblog
dicembre 26, 2019 DRONI AGS A SIGONELLA. IL REGALO DI NATALE DELLA NATO AI SICILIANI
Naval Air Station di Sigonella, ore 16.46 di giovedì 21 novembre 2019. Dopo 22 ore ininterrotte di volo, un drone di ultima generazione della famiglia dei “Global Hawk” atterra nella grande base militare siciliana. Il velivolo era decollato dall’aeroporto di Palmdale, California. Sulla fiancata, l’inconfondibile insegna della NATO. Il drone è il primo dei cinque grandi aerei senza pilota destinati ad operare da Sigonella nell’ambito del NATO AGS (Alliance Ground Surveillance), il programma più ambizioso e costoso della storia dell’Alleanza Atlantica, ma anche quello che ha segnato i maggiori ritardi nella sua implementazione. “Il trasferimento del drone AGS dagli Stati Uniti all’Italia rappresenta un momento chiave nella realizzazione di questo importantissimo progetto multinazionale”, ha riportato l’ufficio stampa del Comando generale della NATO. “L’Alliance Ground Surveillance sarà di proprietà collettiva e operativa di tutti gli alleati dell’Alleanza Atlantica e sarà un elemento vitale per tutte le missioni NATO. Tutti gli Alleati avranno accesso ai dati acquisiti dall’AGS e beneficeranno del sistema d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento”. Il programma NATO AGS prevede l’utilizzo della grande stazione aeronavale di Sigonella
Nei prossimi giorni e fino al 6 gennaio questo blog rallenterà le pubblicazioni. I compagni e compagne che curano il blog sono impegnati in questo periodo nella realizzazione di nuovi materiali. Continueremo, comunque, a postare comunicati sugli avvenimenti più importanti. Quindi, non smettete anche in questi giorni di seguire il blog di proletari comunisti. Buon anno!
Chile. Las mujeres de la primera línea de combate no dan tregua a la violencia de los carabineros
sotto video sulla Lotta Generale che continua
Por: Natalia Figueroa / Resumen Latinoamericano 26 diciembre 2019
Dicen que es la manera para
“hacerse escuchar” y de “proteger a los que luchan”. Son estudiantes,
jóvenes, profesionales que llevan semanas manifestándose y que
comentaron a El Desconcierto sus razones para estar en la “primera
línea”: que el gobierno haga cambios estructurales que terminen con la
desigualdad.
La marcha convocada este lunes por organizaciones feministas Contra
la Violencia Hacia las Mujeres fue dispersada por Carabineros en varios
puntos del recorrido que estaba trazado. El punto inicial se fijó en
Plaza Italia, hoy denominada Plaza de La Dignidad. Sin embargo, se
instalaron vallas papales antes de llegar a La Moneda, impidiendo el
paso de las manifestantes hasta el punto de cierre, en Los Héroes.
También, frente al Centro Cultural GAM había gran contingente policial
que lanzó lacrimógenas y gas pimienta. Pero nada de eso evitó que la
protesta siguiera adelante. “Nos matan y nos violan. No más impunidad”;
“Piñera, tu agenda policial viola, tortura y mata”; “A tu violencia,
respondemos con resistencia”, se leía en las pancartas que coparon las
calles.
En medio de esto, entrevistamos a varias mujeres
que se encontraban en la llamada “primera línea”. Mientras picaban
parte del cemento de la vereda para luego tirar piedras, entregaron sus
distintas impresiones sobre lo que significa para ellas estar en esta
posición que ven de combate, de autodefensa. Algunas se protegían con escudos y latones para evitar que les llegaran balines o perdigones.
Esto, porque, pese a que suspendieron su uso, se sigue permitiendo en
casos “excepcionales” y autoridades sanitarias han reconocido casos de
personas baleadas posterior a esta orden de Carabineros.
Las jóvenes pidieron total reserva de identidad al entregar sus
testimonios. Una de ellas, de hecho, comentó que era asistente social,
que trabajaba en Gendarmería y que todos los días veía las precarias
condiciones de las personas privadas de libertad. La razón para estar
ahí, dijo, era terminar con esa desigualdad cotidiana que observaba.
Todas llevan semanas manifestándose y aseguraron que este lunes, en
una protesta contra todas las violencias, con mayor razón tomarían esta
posición. Así lo comentó una estudiante de odontología de la Universidad
de Los Andes, de 23 años. “Estar acá es ser parte del pueblo y de apoyar a la gente, de cubrirla. No somos delincuentes.
Yo soy mamá, tengo un hijo de 4 años. Pero vengo igual, sabiendo que
puedo volver sin un ojo. Sigo dándole duro porque aquí no se trata de
que los hombres saquen la cara por nosotras”, expresó. Hace unos días le
llegó un perdigón en la pierna y dijo que carabineros la ha golpeado,
que la han arrastrado por el piso. Aun así, picó piedras y se fue a
posicionar con su escudo que decía: “Las balas que nos tiraron van a
volver”.
La esquina de la Alameda, a la altura de la calle Ramón Corvalán,
también ha sido un punto donde se instalan las y los manifestantes en
“primera línea”. Una joven encapuchada de San Bernardo, de 24 años, está
con su hermano que devuelve las lacrimógenas que lanzan, desde unos
metros más allá, los carabineros.
Al preguntarle la razón de estar ahí, responde: “Tuve a mi hijo a los
16 años. Nunca le ha faltado nada. Pero en este país es difícil todo.
La gente alega y dice que esto es delincuencia. Pero estamos aquí para
que se termine esto desde sus orígenes, para que no haya más
niños que tengan que entrar al Sename, por un sueldo más digno, para que
la gente tenga mejores condiciones para criar a sus hijos. Al final, la delincuencia la generan los propios gobiernos”, relata.
“Aquí el trabajo es cooperativo”, dicen dos mujeres donde están
sacando piedras. Más allá, aunque no están con escudos, pero sí con
máscaras y lentes, tres estudiantes de El Bosque dicen que “es
importante que estén las mujeres aquí, dando cara, para que no se siga
reprimiendo. Menos al género femenino”. Una de ellas muestra su pierna
porque le había llegado directamente una lacrimógena. Dos de ellas
estudian psicología en la Universidad Autónoma.
Hay mujeres que prefieren no entregar su testimonio. Pero hacen una
descripción rápida, sobre todo, enfatizando en lo “adrenalínico” y en
que “hay que estar preparada para todo”. Una joven de 19 años, de la
zona norte de Santiago, cree que es una manera de “proteger a los que luchan”. “El Estado es sinvergüenza (…) Ha sido brígido igual; hay que tener precauciones y saber sus posiciones. Si vai a tirar piedras la primera vez, bueno, ahí vai aprendiendo todo no más”, comenta.
Y a esto agrega: “Dicen que la violencia no se responde con más
violencia, pero, lamentablemente, en esta situación es lo que hay que
hacer porque es la única manera con la que nos pueden escuchar”, enfatiza.
Durante los pocos minutos en los que se pudo hablar con ellas, todas
plantearon que esta es una manera de resistir en colectivo, para buscar
cambios de fondo que terminen con la profunda desigualdad del país.
25 dicembre 2019
Dott. Adnan Abu Amer
middleeastmonitor
Le relazioni turco-israeliane stanno assistendo a crescenti tensioni negli ultimi giorni, culminando con Tel Aviv che ha accusato Ankara di lasciare il posto ad Hamas per condurre le sue attività sul suo territorio. Sebbene il ministero degli Esteri turco abbia respinto le accuse israeliane, i giornali israeliani hanno pubblicato articoli e rapporti che hanno criticato le relazioni turco-Hamas.
Negli ultimi giorni ci sono stati diversi sviluppi che hanno lasciato il segno sull'accelerazione del declino delle relazioni turco-israeliane. Una volta che le relazioni iniziano a calmarsi, ritornano nuovamente alla tensione e all'escalation.
L'ultimo episodio di questa tensione è arrivato con la fuga dell'intelligence israeliana sul quotidiano britannico Telegraph in merito alla natura della presenza e delle attività di Hamas in Turchia. Ankara è stata accusata di aver chiuso un occhio sulla presenza di un certo numero di alti funzionari militari di Hamas che stavano progettando di eseguire operazioni armate contro Israele dalla Turchia.
Israele afferma che le indagini condotte dai suoi servizi di sicurezza con un certo numero di palestinesi che tornano dalla Turchia in Cisgiordania indicano che gli attivisti di Hamas hanno
Colecta millonaria
para ayudar a los trabajadores en huelga que mantienen la lucha
también en navidad
El sindicato francés CGT
lanzó una campaña solidaria para recaudar dinero a través de
internet y ayudar así a los trabajadores que han hecho huelga contra
la reforma de las pensiones impulsada por el presidente, Emmanuel
Macron.
La colecta ha superado
el millón de euros. En total, según su página web,
lepotsolidaire.com, más de 18.104 personas han contribuido a
recaudar 1,16 millones.
Desde el sindicato han
explicado que ese dinero está destinado a ayudar a los huelguistas,
independientemente de si pertenecen a su agrupación o no, y a
financiar los gastos jurídicos de militantes que se hayan visto
perseguidos judicialmente por una «acción colectiva».
Los huelguistas no dan
tregua por Navidad
Los huelguistas pretenden
«mantener la llama» de su lucha durante las fiestas y este
miércoles, por 21 día consecutivo, han paralizado buena parte de la
red del transporte público.
Después de un fin de
semana complicado para los viajeros, solo un 40% de los trenes de
alta velocidad y trenes regionales han circulado. En la periferia
parisina solo lo ha hecho el 20%.
El sindicato CGT ha
prometido una serie de acciones entre Navidad y Fin de Año para
mantener la presión sobre el Gobierno, entre ellas un concierto en
la estación de Austerlitz o comidas populares en las estaciones.
Ante la envergadura de la
protesta, el presidente francés, Emmanuel Macron, rompió el
sábado su silencio para invocar el «espíritu de responsabiliad de
los huelguistas» y recordarles «que es bueno saber hacer treguas»
e hizo un gesto simbólico difundiendo que renunciaba a la pensión
vitalicia que le correspondería como presidente.
El proyecto de reforma
de las pensiones contempla la creación de un sistema universal
de jubilación por puntos y la supresión de los más de 40 regímenes
especiales existentes en la actualidad, que permiten a ciertos
trabajadores públicos, entre ellos los conductores de trenes,
jubilarse antes. La reforma supondrá una rebaja generalizada de
las pensiones y también pretende retrasar la edad de jubilación de
los 62 a los 64 años.
El Gobierno debe
presentar un nuevo calendario de reuniones de concertación
con los sindicatos para las próximas semanas, pues su intención es
llevar el proyecto al Consejo de ministros el próximo día 22. Los
sindicatos CGT y FO, los más opuestos a la reforma, han llamado de
nuevo a una huelga general el 9 de enero.
In più di 500 sabato abbiamo invaso le vie del piccolo centro marchigiano.
Oggi eravamo a fianco dei nostri fratelli di classe di
Ambruosi&Viscardi di Porto Sant’Elpidio con delegazioni da tutta
Italia: da Milano a Napoli, da Bologna a Torino, da Genova a Piacenza,
da Bologna a Roma.
Ció all’indomani di un accordo che ha garantito ai lavoratori non
solo la difesa del posto di lavoro, ma persino un enorme avanzamento in
termini di condizioni salariali e tutele legali, e su cui entreremo nel
merito a breve con un comunicato ad hoc.
Abbiamo invece scelto di essere in piazza lo stesso per tanti motivi:
non solo perché siamo
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale aperto nel 2012 in relazione alle ipotesi di reato riguardo l’inquinamento ambientale riscontrato nel poligono militare di Capo Teulada. Pur accertando il pesante inquinamento (nella “zona bersaglio” della penisoletta Delta vi sono 4 chilometri quadrati pressoché irrecuperabili),
non sarebbe riscontrabile alcun nesso di causalità fra inquinamento e
malattie come neoplasie e linfoma di Hodgkin, né sarebbe possibile
individuare i
A loro volta foraggiatori di giunte e ceto politico, imbarbarendo le città e ridimensionando i movimenti a movimenti endemici e secondari, inoffensivi per mettere realmente in discussione il capitale, il suoi governi e il suo Stato Riprendere con forza a Torino la centralità operaia, la lotta per riaprire le fabbriche, la lotta per il salario reale e non virtuale e assistenziale, la lotta contro la devastazione e la gentrificazione dei quartieri popolari; solo all'nterno di questa ripresa programmatica classista e combattiva, c'è il giusto valore alle lotte nella logistica, alla tenuta del movimento NoTav, movimento studentesco proletari comunisti/PCm Italia dicembre 2019
A novembre in Piemonte la cassa integrazione aumenta del 99,1% rispetto ad ottobre
Nei primi undici mesi del 2019 Torino accentua il triste primato di città più cassaintegrata d'Italia
In Italia, a novembre, come evidenziano i dati del Servizio
politiche territoriali della UIL Nazionale, sono state richieste
30.890.704 ore di cassa integrazione, con un aumento del 19,5% rispetto
al mese
Presidio davanti alle Vallette "per Giorgio e Mattia" la sera di Natale
"Liberare tutti. Vuol dir lottare ancora! Nessuno rimane solo, in nessun luogo, neanche in prigione. Buon Natale NoTav"
Un centinaio di attivisti No Tav si è
radunato ieri sera davanti al carcere Lorusso e Cotugno delle Vallette
di Torino. Slogan e cori, ma anche fuochi d'artificio lanciati in
direzione della casa circondariale per far sentire la vicinanza agli
attivisti contro l'alta velocità
arrestati qualche giorno fa. Il gruppo ha manifestato per alcune ore,
prima con un corteo attorno al carcere, monitorato dalle forze
dell'ordine e dai funzionari della Digos, poi con musiche ad alto volume
sempre in direzione delle celle dove sono detenuti "Giorgio e Mattia".
Si
tratta di due dei compagni di Askatasuna, il centro sociale torinese, che
la scorsa estate avrebbero coordinato le azioni di protesta contro il
cantiere di Chiomonte Giorgio Rossetto e Mattia Marzuoli. In particolare
guidando i manifestanti nelle azioni che hanno permesso di violare la
zona rossa e accedere alle aree vietate dalla prefettura.
Se n'è andato Gennaro di Paola, un grande napoletano, un partigiano,
un comunista.
Negli anni tanti e tanti ragazzi grazie alle sue
testimonianze e alle sue storie sono stati catapultati nel racconto
di cos'è stato un regime fascista, di che tragedia è stata la
guerra, di che riscossa furono le Quattro Giornate di Napoli.
Abbiamo incontrato Gennaro in decine di
iniziative, venne all'Ex OPG appena fu occupato o quando ci dovemmo
confrontare fisicamente con i fascisti, sempre con la stessa
determinazione, con la stessa