giovedì 13 giugno 2019

pc 13 giugno - Bologna, polizia uccide un rider

Un uomo di 51 anni, di professione portapizze, è morto  a Bologna.

Ad ucciderlo, una volante della polizia che sfrecciava a velocità altissima in via del Lavoro, a cavallo dei quartieri Bolognina e San Donato. L'uomo è deceduto nonostante il ricovero all'ospedale Maggiore, a causa dello sbalzo di decine di metri in seguito all'impatto.
Se dalle prime ricostruzioni dei media sembra quasi che la colpa vada addossata al rider, colpevole di aver “bruciato” uno stop immettendosi da una via laterale, la realtà sembra molto diversa.
I poliziotti hanno dichiarato di avere la sirena accesa, ma alcuni testimoni presenti sul luogo negano questa versione.
Inoltre, il botto tra la volante e lo scooter del rider si è sentito in maniera chiara dalle abitazioni circostanti, facendo immaginare la velocità estrema della vettura, in ogni caso non giustificabile.
Quello che rimane è una vita spezzata, vittima del ricatto continuo sulla vita dei portapizze. Non solo la necessità di vivere di corsa, di fare la consegna prima possibile, di lavorare in un settore dove il rischio è molto spesso superiore al guadagno. Ma anche la paranoia dovuta al comportamento di chi “tutela i cittadini” sfrecciando a 130 senza sirena..uccidendoli.

pc 13 giugno - Se la Lega di Salvini è mafia e manganello e Salvini è Ministro degli Interni, questo si chiama fascismo

Mafia e manganello, le due facce della Lega


Due notizie in poche ore che sembrano arrivare da universi agli antipodi. Eppure riguardano lo stesso partito – al governo – e lo stesso leader, Matteo Salvini.
La prima notizia, di ieri pomeriggio, è l’approvazione definitiva del cosiddetto “decreto sicurezza bis”, un dispositivo paranazista che ha dovuto cancellare parecchi dettagli rispetto alla prima versione per non rischiare di sbattere contro le eccezioni di costituzionalità già al primo esame del Presidente della Repubblica (peraltro, su questo tema, assolutamente “conciliante”). 
(nota di prol com - Dove la "conciliazione" è complicità e copertura in violazione della Costituzione)
La seconda, di stamattina, è l’arresto di Paolo Arata, ex consulente della Lega per l’energia ed ex deputato di Fi, e del figlio Francesco. Sono accusati di corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. Sarebbero soci occulti dell’imprenditore trapanese dell’eolico Vito Nicastri, ritenuto dai magistrati tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro.
Strano insieme, la Lega. Riesce a tener dentro le pulsioni peggiori travestite da “legge e ordine” e quel “partito degli affari” che collega senza soluzione di continuità imprese normali e prestanome mafiosi, lobbisti improvvisati e politici di sottobosco.
Ma andiamo con ordine.
Il decreto sicurezza, al primo articolo, “risolve” il rebus che ha tormentato il governo in questo primo anno: di chi è la competenza ad aprire o chiudere i porti a navi che hanno salvato naufraghi in mare? Vittoria totale di Salvini, perché tale potere viene attribuito al ministro dell’interno (si salvano le navi militari – per evitare il ripetersi del “caso Diciotti” – e “navi in servizio governativo non commerciale”; insomma, morte alle Ong).
L’articolo 2 inasprisce le pene pecuniarie per i comandanti di navi che “non ottemperino agli ordini” del ministro stesso.
Il 4 “potenzia le operazioni di agenti sotto copertura” allo scopo di “contrastare l’immigrazione clandestine”; il che, nel contesto “culturale” del decreto, significa mandare agenti infiltrati nelle organizzazioni umanitarie che ancora si sforzano di raccogliere migranti in mare.
Ma è l’articolo 6 il vero cuore del provvedimento. Vale la pena di riportarlo per intero, visto che diventa una modifica del codice penale: “Articolo 5-bis. Salvo che il fatto non costituisca più grave reato e fuori dai casi di cui agli articoli 6-bis e 6-ter della legge 13 dicembre 1989, n. 401, chiunque, nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, lancia o utilizza illegittimamente, in modo da creare un concreto pericolo per l’incolumità delle persone o l’integrità delle cose, razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione di fumo o di gas visibile o in grado di nebulizzare gas contenenti principi attivi urticanti, ovvero bastoni, mazze, oggetti contundenti o, comunque, atti a offendere, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.”.
La traduzione è semplice: potete manifestare solo se ve lo permettiamo e se non fate nulla per farvi vedere (incriminare per l’uso di fumogeni – totalmente innocui – è davvero indicativo). In ogni caso, se vi carichiamo, non dovete disporre di nessun articolo di abbigliamento in grado di ridurre i danni derivanti dalle nostre manganellate (emblematico il caso del giornalista Origone, pestato a Genova, cui sono arrivate le scuse ma solo perché “purtroppo non era distinguibile da un manifestante”).
Guerra alle occupazioni, abitative e non, con la modifica del codice penale prevista dall’articolo 7: “Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico è punito con la reclusione da uno a cinque anni.”
E via indurendo, sugli stadi e altri temi di cui ci occuperemo dettagliatamente in altra occasione.
Tutta questa furia repressiva contro i più deboli (migranti, senza casa, opposizione politica) convive allegramente con il massimo del “garantismo” nei riguardi dei forti. Ricordate come Salvini e glia altri boss leghisti avevano difeso i loro sottosegretari Siri e Rixi?
Bene. L’operazione antimafia di stanotte va a colpire un ingorgo di interessi affaristici e mafiosi che hanno proprio nella Lega – come prima in Forza Italia, prima ancora della Democrazia Cristiana e alleati vari, e anteguerra nel regime fascista – il referente politico primario.
Come riferiscono le agenzie, l’arresto di Arata e figlio è stato disposto dal gip di Palermo Guglielmo Nicastro su richiesta della Dda guidata da Francesco Lo Voi (il magistrato candidato alla carica di capo della Procura di Roma contro cui si erano mosse le “longa manus” di Renzi, Luca Lotti e Cosimo Ferri, nel recentissimo “caso Palamara”).
Gli Arata sono indagati da mesi per un giro di mazzette alla Regione siciliana che coinvolge anche Nicastri, tornato in cella già ad aprile perché dai domiciliari continuava a fare affari illegali.
In questo business c’erano anche gli Arata che, secondo i pm, di Nicastri sarebbero soci. Oltre che nei confronti dei due Arata il giudice ha disposto l’arresto per Nicastri, la cui la misura è stata notificata in carcere in quanto già detenuto, e per il figlio Manlio, indagati pure loro per corruzione, auto riciclaggio e intestazione fittizia. Ai domiciliari è finito invece l’ex funzionario regionale dell’Assessorato all’Energia Alberto Tinnirello, accusato di corruzione.
Una tranche dell’inchiesta nei mesi scorsi finì a Roma perché alcune intercettazioni avrebbero svelato il pagamento di una mazzetta, da parte di Arata, all’ex sottosegretario alle Infrastrutture leghista Armando Siri. In cambio del denaro Siri avrebbe presentato un emendamento al Def, poi mai approvato, sugli incentivi connessi al mini-eolico, settore in cui l’ex consulente del Carroccio aveva investito.
Un vero ircocervo di tipo nuovo, la Lega di Salvini. Da un lato il manganello della polizia, dall’altra la “frequentazione” con interessi palesemente mafiosi, intermediati da un “responsabile energia” del partito, dunque un dirigente su base fiduciaria elevatissima, non uno che passava di lì per caso.

pc 13 giugno - Sudan. Basta con il massacro. Manifestazione a Montecitorio

Associazione dei Cittadini Sudanesi in Italia


L’Associazione dei Cittadini Sudanesi in Italia sta manifestando davanti a Montecitorio.
Con una lettera da consegnare al Presidente della Camera, desidera presentare il secondo appello urgente riguardo alle gravi e flagranti violazioni dei diritti umani in corso perpetrate dal Consiglio Militare Transitorio (CMT) in Sudan.

Nella lettera è scritto che: “Il nostro obiettivo è sollecitare la comunità internazionale a intraprendere azioni immediate per porre fine alle continue pratiche aberranti di uccisione dei civili sudanesi che resistono ormai dal 19 dicembre 2018 contro la dittatura militare nel paese. Vi esortiamo, a sostenere le richieste del popolo sudanese per la libertà, la pace e la giustizia, cessando ogni forma di sostegno

pc 13 giugno - Un utile dossier contro l'imperialismo e la guerra

mercoledì 12 giugno 2019

pc 12 giugno - Montello: se la legge si ferma davanti ai cancelli delle fabbriche, unica risposta la solidarietà e la lotta dei lavoratori

pc 12 giugno - Salari da fame per gli operai tessili e enormi profitti per i padroni dei grandi marchi dell'abbigliamento

Ma è perfettamente inutile fare appello ai padroni perchè come afferma Marx: “la tendenza generale della produzione capitalista non è di elevare il salario medio ma di ridurlo” ("da Salario, prezzo, profitto"). 



Ecco chi sono i grandi marchi della moda che affamano milioni di lavoratori
Raiawadunia

Un nuovo rapporto dimostra come i principali marchi dell’abbigliamento non siano riusciti a mantenere l’impegno del salario vivibile

Nessun grande marchio di abbigliamento intervistato è stato in grado di dimostrare, al di fuori della propria sede centrale, che i lavoratori della sua catena di fornitura siano effettivamente pagati abbastanza per vivere con dignità e sostenere una famiglia.
I marchi di abbigliamento e i distributori stanno violando le norme sui diritti umani riconosciute a livello internazionale e i propri codici di condotta.
Secondo un nuovo rapporto pubblicato oggi dalla Clean Clothes Campaign, nessun grande marchio di abbigliamento è in grado di dimostrare che i lavoratori che producono i loro capi in Asia, Africa,

pc 12 giugno - Storica sentenza, smentito Salvini: gli accordi con la Libia sono fuorilegge e la rivolta degli immigrati è "legittima difesa"


Si sono fatti 10 mesi di galera, ma alla fine il tribunale li ha mandati a casa con assoluzione piena.
Stiamo parlando dei due migranti, un ghanese e un sudanese, accusati di aver fomentato la rivolta a bordo della nave Vos Thalassa che stava tentando di riportarli in Libia. Ma la notizia vera sta tutta nelle motivazioni della sentenza di assoluzione, emessa dal giudice Piero Grillo del tribunale di Trapani: settanta pagine in cui si invoca per i “rivoltosi” il diritto alla legittima difesa, in quanto l’intenzione di riconsegnarli alla Guida Costiera libica e, di conseguenza, alle carceri inumane in cui erano detenuti era una evidente aggressione nei loro confronti e la loro reazione perfettamente legittimata.
Ma c’è di più. La sentenza prende in esame anche il comportamento del comandante della Vos

pc 12 giugno - Partecipiamo alle manifestazioni dei metalmeccanici del 14 con le nostre indicazioni

pc 12 giugno - Genova antifascista condanna “l’ipocrisia dell’antifascismo da salotto” e chiama al corteo del 30 giugno

In un lungo post, che arriva a poche ore dalla scelte di Cgil e Anpi di organizzare il corteo il 28 giugno, vengono ripercorsi i fatti del 23 maggio a Corvetto

Genova. A poche ore dall’ufficializzazione da parte della Cgil di convocare il 28 giugno il corteo e la manifestazione in ricordo del 30 giugno Sessanta, Genova antifascista in un lungo post su Facebook ribadisce la propria posizione rispetto ai fatti del 23 maggio che ha non visto cariche, lacrimogeni, il

pc 12 giugno - Contrastare con tutti i mezzi le storie di ordinario razzismo a Genova come altrove

Genova, voglia di segregazione, un genitore segnala e il Comune chiede alla scuola: "Perchè gli extracomunitari entrano dove ci sono i bambini?"

Il caso alla De Scalzi- Polacco dove si tengono corsi del Ministero per stranieri. Le maestre scrivono alle famiglie: "La nostra storia ha conosciuto le leggi razziali ma ora si applica la Costituzione". L'assessora Fassio: "Polemiche fuori luogo"

Assessori bastardi devono essere rimossi
Di certi genitori razzisti vanno fatti nomi e cognomi e segnalati con esposti pubblici

“C'è chi la chiama intolleranza quest'ombra che avanza” cantava Frankie Hi-Nrg Mc nella sua "Libri di sangue", e sembra proprio essere questo sentimento, mescolato all’ignoranza, la causa di un

pc 12 giugno - Un documento e un dibattito necessario. I ghetti, le lotte autorganizzate e chi se ne appropria...

da campagne in lotta

Cronistoria di fatti e misfatti dell’USB

1. Tutto comincia in Basilicata: l’USB come meteora

Nel luglio 2015, a Venosa (PZ) apre uno ‘sportello migranti’ gestito da USB insieme alla Chiesa Evangelica Metodista. Nel corso del 2015 diverse compagne della rete Campagne in Lotta incontrano più volte Aboubakar Soumahoro, membro dell'esecutivo nazionale di USB e promotore dell'iniziativa a Venosa, per cercare un confronto. Aboubakar era un membro della mailing list che inizialmente faceva capo alla rete Campagne in Lotta, prima che, nel 2014, si verificasse una rottura riguardo all’accettabilità politica dei campi di lavoro progettati dalla Regione Puglia per la provincia di

pc 12 giugno - Alle manifestazioni dei metalmeccanici del 14 giugno

pc 12 giugno - 19 giugno a Ravenna


pc 12 giugno - La guerra fredda in preparazione di guerra calda dell'imperialismo Usa contro la Corea del nord con spie e infiltrazioni

    ORA LO AMMETTONO ANCHE LORO: ERA SOLO UNA SPIA

Sono passati circa due anni dall'uccisione, avvenuta all'aeroporto di Kuala Lumpur, Malaysia, di Kim Jong Nam, fratellastro del leader rispettato della Repubblica Popolare Democratica di Corea, il maresciallo Kim Jong Un.
L'omicidio, ad opera di due donne che gli spruzzarono del gas nervino in faccia, è stato subito addebitato, dagli spioni statunitensi e dai loro lacché sud coreani. al "folle" regime di Pyong Yang, e utilizzato come "prova" della pericolosità dello stesso.
Leggendo i quotidiani borghesi italiani, in questo caso particolare Il Secolo XIX, di martedì undici giugno, veniamo a conoscenza del fatto che un giornale usamericano - il Wall Street Journal - ha svelato un retroscena interessante.
Kim Jong Nam era un informatore della Central Inteligence Agency: in pratica lavorava per il nemico; stanti così le cose, amche volendo credere alla continua dis-informazione occidentale su ciò che avviene nella parte nord della penisola coreana, la prospettiva dalla quale va vista la vicenda deve necessariamente cambiare.
Ora è l'imperialismo statunitense stesso ad ammettere che questo "signore" non era affatto quello che sembrava: di conseguenza, era doveroso, da parte del controspionaggio nord coreano prendere provvedimenti a difesa della l'indipendenza e il socialismo in Nord korea

Bosio (Al), 12 giuno 2019      

pc 12 giugno - Ora e sempre libertà per i prigionieri politici attivisti/intellettuali in India - 19 giugno una dedica e una battaglia

L'immagine può contenere: 8 persone, persone che sorridono

martedì 11 giugno 2019

pc 11 giugno - Verso il 19 giugno, giornata nazionale di lotta al fianco dei prigionieri politici (info: srpitalia@gmil.com) - I prigionieri politici attualmente detenuti in Italia

Pubblichiamo, di seguito, un importante intervento dell'Avvocata Caterina Calia (da Osservatorio repressione)

Il 41 bis e la detenzione politica


“Ergastolo, 41 bis e  diritto penale del nemico” temi più che mai vivi ed attuali  sia  per il numero in esponenziale aumento   di persone  condannate alla pena di morte viva e sottoposte alla tortura del 41 bis O.P. sia perché il “diritto penale del nemico”,   vero e proprio sistema punitivo  parallelo  (che oggi opera  in gran parte   per via amministrativa)  si  va   pericolosamente estendendo  ad ampi strati sociali attraverso  misure di prevenzione  sempre più   capillari e di massa (Daspo urbani, fogli di via, costruzione di “zone rosse” ecc).

La logica politica dell’amico/nemico è alla base di tutte le deroghe allo stato sociale di diritto, ma  di deroga in deroga, di emergenza in emergenza (vere o presunte)   ci stiamo avvicinando   allo stato d’eccezione permanente e alla

pc 11 giugno - L'insopportabile corporativismo della FIOM genovese ILVA - oggi ArcelorMittal è un grande favore ai piani complessivi del padrone

A fronte della nuova cassintegrazione di ArcelorMittal a Taranto

Manganaro (Fiom): "Se avessero proposto cassa a Genova avremmo reagito diversamente"

Genova. Nessuna svolta al termine della riunione periodica che si è tenuta oggi a Roma presso la sede del Mise tra i sindacati e i vertici di Arcelor Mittal dopo l’annuncio del colosso mondiale di aprire la procedura di cassa integrazione per 1400 lavoratori a Taranto. “Noi non siamo interessati direttamente – ricorda il segretario della Fiom genovese Bruno Manganaro al termine dell’incontro durato quattro ore – ma è ovvio che se questo succedesse a Genova avremmo reagito diversamente perché a Genova c’è un accordo di programma che va rispettato”. Manganaro contesta alche il metodo, vale a dire il fatto che Mittal ha diramato la comunicazione della cassa attraverso una nota stampa a pochi giorni dall’incontro con i sindacati “mandando un messaggio pericoloso a chi da tempo vuole affossare l’Ilva”.
Il quadro economico che ha presentato l’azienda “è drammatico, con la questione dei dazi americani e l’impossibilità di andare su mercati asiatici, e non pensiamo che sia tutto finto ma resta il fatto che secondo noi il primo gruppo mondiale dell’acciaio dovrebbe trovare altre soluzioni”.

pc 11 giugno - Genova - la battaglia contro il passaggio delle navi da guerra più aperta che mai

Navi della guerra, il 17 giugno la gemella della Yambu imbarcherà i generatori sospetti: giovedì assemblea pubblica al Cap

Discussione pubblica per individuare eventuali nuove forme di mobilitazione
Genova. Non è finita la battaglia contro le navi delle armi di passaggio a Genova. Dopo la protesta che il 20 maggio scorso ha impedito di caricare sulla Bahri Yambu due generatori ritenuti sospetti, un’altra nave della compagnia “Bahri”, la Jazan, é in arrivo a Genova.
Inizialmente prevista per il 23 giugno, pare abbia anticipato lo scalo genovese al 17.
“Proviene dal Nordamerica ed è diretta in Arabia Saudita – spiega il collettivo autonomo lavoratori portuali sulla sua pagina facebook – proprio come la Bahri Yanbu. Porterà nuove micidiali armi per permettere il massacro in Yemen? I generatori rimasti a Genova dopo la mobilitazione del 20 maggio, funzionali alla guerra con Droni, tenteranno di imbarcarli sulla Jazan?”
Per questo il Calp, che già aveva promosso la protesta del 20 maggio, ha indetto un’assemblea pubblica per giovedì sera, dalle 21, al C.a.p. “Non è un problema solo dei portuali ma di tutti. Ognuno faccia la sua parte” scrive il Camp invitando alla partecipazione all’assemblea in cui interverrà tra gli altri Carlo Tombola della rete Disarmo.               

pc 11 giugno - Sulle miserie circolanti nel nostro mondo - il caso dei Carc/(n)Pci

Non c'è bisogno di tirare in ballo servizi segreti e teorie complottarde - a cui tassativamente non crediamo. La linea e l'azione dei Carc-(n)Pci è sempre e comunque al servizio dell'attuale governo dei padroni - il fasciopopulismo M5Stelle /Salvini - si tratta quindi di un gruppo falso comunista degenerato per presunzione, insipienza e sbracato elettoralismo che va isolato dal movimento proletario e comunista.
Per noi marxisti-leninisti-maoisti italiani è poi l'ennesima sciagura di gruppi che si rifanno all'ideologia per noi giusta e corretta del marxismo-leninismo-maoismo e poi ne danno una interpretazione prima non rivoluzionaria e poi degenerano nell'opportunismo di destra e nel ridicolo, risultando assolutamente inoffensivi per la borghesia imperialista italiana e il revisionismo e dannosi per la ricostruzione nel nostro paese del Partito Comunista

proletari comunisti/PCm Italia
11 giugno 2019

-------- Messaggio Inoltrato --------
Oggetto: [npci_informa] Avviso ai naviganti 89 - Contro i calunniatori e disgregatori
Data: Tue, 11 Jun 2019 08:16:49 -0700
Mittente: nuovopci@riseup.net
Rispondi-a: nuovo_pci_aggiorna@lists.riseup.net, nuovopci@riseup.net
A: Nuovo_pci Aggiorna


Visita il sito del (n)PCI Vai al Blog del (n)PCI Leggi e diffondi La Voce n. 61 del (n)PCI
Avviso ai naviganti 89
11 giugno 2019

A ogni persona che ha capito che per porre fine al corso catastrofico delle cose che la borghesia imperialista impone alle masse popolari del nostro paese e al mondo, occorre instaurare il socialismo!
A ogni persona che ha a cuore la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato!
A ogni comunista che ha a cuore l’unità dei comunisti!
Nessuna tolleranza per calunniatori e infiltrati!
Combattere energicamente i seminatori di calunnie!
Esigere da ogni persona che lancia voci infamanti, come quella di essere pagati dai Servizi Segreti della Repubblica Pontificia o di altro Stato borghese, che indichi chiaramente e pubblicamente su cosa basa la sua accusa o la ritiri pubblicamente e faccia autocritica per aver fatto ricorso alla denigrazione invece di affrontare in modo chiaro e costruttivo le divergenze nel bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria (1917-1976), nell’analisi del corso delle cose o nella linea da seguire.
Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato il Comunicato rapido che riportiamo qui appresso. L’autore si ostina a non ritirare la sua calunnia. Il Partito Comunista di Marco Rizzo, per conto del quale Roberto Pano è stato candidato nel collegio uninominale del Senato di Termoli (Molise) per le elezioni del 4 marzo 2018, non interviene a smentire il suo esponente. Chiediamo quindi a ogni compagno di prendere apertamente posizione contro individui e organismi che usano la denigrazione e la calunnia invece di affrontare apertamente le divergenze nel bilancio e nell’analisi delle situazione che ostacolano la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato. Il nostro Partito ha esposto più volte, in particolare nel suo Manifesto Programma e nell’opuscolo I quattro temi principali da discutere nel movimento comunista internazionale e in generale nella rivista La Voce, le lezioni che abbiamo tratto dalle grandi vittorie e dalla sconfitta subita nel secolo scorso.

pc 11 giugno - I crimini di guerra dell'Italia imperialista che vende armi all'Arabia Saudita per uccidere donne e bambini in Yemen

Da lInchiesta.it

IL GRANDE SILENZIO
11 giugno 2019
L’Italia vende armi ai sauditi per massacrare gli yemeniti. E il Governo tace
Nelle prossime settimane arriveranno in Italia altre navi-cargo saudite, col rischio che si carichino di armamenti diretti in Arabia. Malgrado le proteste di organizzazioni e attivisti, però, il governo tace. Conte aveva dichiarato di essere contrario. Nel solo 2018 esportazioni per 108 milioni.

FAYEZ NURELDINE / AFP
L’allarme è di quelli preoccupanti: nelle prossime settimane arriveranno in Italia altre navi-cargo saudite, col rischio fondato che si carichino nei porti nostrani armamenti diretti in Arabia. La stessa Arabia impegnata ormai da quattro anni in una guerra criminale in Yemen che finora ha causato oltre 60mila morti a causa di bombe, buona parte delle quali fabbricate in Italia dalla Rwm, e milioni di sfollati. Basta d’altronde pensare a quanto capitato solo poche settimane fa prima a Genova e poi a Cagliari con l’approdo della compagnia Bahri Yanbu, la più grande flotta della monarchia saudita composta da sei navi-cargo. Se nel primo caso, grazie alle proteste e alla mobilitazione delle associazioni e dei camalli, il carico incriminato è rimasto a terra (almeno per ora), nel secondo con un blitz tanto inaspettato quanto inquietante sono stati caricati 44