venerdì 13 aprile 2018

pc 13 aprile - Molino Cordero di Fossano responsabile della morte di 5 operai

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a cinque anni di carcere per Aldo Cordero ex amministratore delegato della Molino Cordero, per omicidio plurimo colposo.

Si chiude così, definitivamente, dopo 11 anni, la vicenda giudiziaria legata a una delle più pesanti tragedie sul lavoro d’Italia. Il 16 luglio 2007, a Fossano, esplosero i silo del mulino industriale: un operaio morì immediatamente e altri 4 operai nei giorni successivi per le gravi ustioni.
Se si ammazzavano 5 cani la pena sarebbe stata più grave
Tra meno di 1 anno l’ad del Molino Cordero  sarà libeo
Operai ricordiamocelo
da operaicontro

pc 13 aprile - Ex indotto Fiat Termini Imerese, ora Blutec: fallisce la Bienne Sud, 63 operai licenziati,


Il 3 aprile scorso, come riportano i mezzi di informazione, il tribunale fallimentare di Termini Imerese ha dichiarato fallita la Bienne Sud, azienda dell’indotto Fiat che si occupava della verniciatura di parti della Ypsilon prodotta in Fiat. I 63 operai sono stati licenziati. “. Quelli della Bienne Sud sono gli ultimi lavoratori a vedere sfumare il sogno del recupero dell’impiego nell’ottica del piano industriale presentato da Blutec.” (GdS 7(4/18) Non potendo più accedere alla cassa integrazione “poiché si sono esauriti i termini concessi all’impesa per la concessione del trattamento d’integrazione salariale straordinaria alle unità di personale non più impegnate nello stabilimento … riceveranno l’assegno Naspi per un biennio, poi saranno definitivamente licenziati.”
Operai bienne sud hanno occupato per protesta l'aula consiliare di Termini Imerese

Il segretario regionale della Fiom Roberto Mastrosimone, e cioè uno dei responsabili dell’attuale situazione, fa il pesce in barile, scarica le responsabilità su aziende e politici, gli stessi cui ha fatto fare le passerelle a fini elettorali a Termini Imerese, compreso Renzi, ha il coraggio di dire che “gli ex lavoratori Bienne Sud sono ‘figli di un piano di reindustrializzazione che ancora oggi, dopo sei anni e mezzo non ha prodotto risultati. Da quando la Fiat ha abbandonato il polo termitano non sono stati mantenuti gli impegni assunti dai governi che si sono succeduti.’ Nello stesso tempo – aggiunge il sindacalista -, i lavoratori che oggi non hanno un’occupazione sono quelli che stanno pagando il conto più salato”.


Gli operai sanno da tempo con chi devono prendersela per l’attuale situazione e devono solo decidere quando cominciare.

pc 13 aprile - In arrivo la prossima crisi dell’economia mondiale! Altro che ripresa…


Lo dice apertamente, e non è il solo, uno dei massimi rappresentanti dei gestori di capitale finanziari (1.750 miliardi!), Joachim Fels, consulente della Pimco, in una intervista al Sole 24 Ore del 12 aprile.
Riportiamo alcune frasi dell’intervista perché individua elementi che mostrano la crisi infinita del Capitale, nella fase dell’Imperialismo (quella che viene definita come globalizzazione da economisti, giornalisti e padroni vari).

“La crescita economica globale sta arrivando al suo picco massimo, già si vedono i primi segnali prospettici di rallentamento in Cina, Europa e per alcuni aspetti anche negli Stati Uniti. Non penso che quest’anno ci possa essere una recessione, perché l’economia resta forte, ma tra il 2019 e il 2020 i rischi sono concreti”.

“Sentirlo parlare di recessione – dice il giornalista - anche se nel medio termine, in questi tempi di grande ottimismo generale, fa un certo effetto. Soprattutto perché l’Europa (e l’Italia in prima fila) non è preparata per una nuova crisi globale.” “Ma Fels è convinto che accadrà.” continua sconsolato. “Impossibile dire quando con precisione – spiega al Sole 24 Ore – ma succederà. E, proprio per questo, Pimco sta iniziando ad adeguare i suoi investimenti a questo scenario nuovo dopo 10 anni di crescita” perché “E’ buona norma attrezzarsi per i momenti bui quando ancora c’è il sole – osserva. La situazione è ancora buona per l’economica globale, per cui la maggior parte degli investitori approfitta di ogni calo della Borsa per comprare. Noi facciamo il contrario: approfittiamo di ogni rally per vendere. Per ridimensionare il portafoglio. La situazione d’oggi è simile a quella del 2006”.

Cioè a prima dello scoppio della peggiore crisi del Capitale dal 1929!

Tra i motivi principali che porteranno alla prossima recessione elencati da Fels ci sono: la crisi commerciale scatenata da Trump con i dazi e la fine del “soldi facili” stampati dalle grandi banche centrali, soprattutto degli Stati Uniti e dell’Europa, che sostengono artificialmente l’economia mondiale. Ma qui è l’esperto che diventa ottimista, perché le banche continueranno con le loro “politiche fiscali” ancora per molto.

pc 13 Aprile - Verso il 25 Aprile. Sulla continuità dell' apparato repressivo dello Stato dal fascismo alla Repubblica, un libro interessante presentato dagli antifascisti a Ravenna







giovedì 12 aprile 2018

pc 12 aprile - campagna in Francia per far conoscere Anuradha Ghandy




A partire dal 12 aprile riferiremo le iniziative che sostengano e lo sviluppo e la forza del femninismo proletario e delle organizzazioni rivoluzionarie che lo affermano.
La scelta di questa data non è casuale. Commemora i dieci dalla morte della compagna Anuradha Ghandy. Una grande rivoluzionaria comunista e proletaria che fu una delle principali dirigenti della lotta delle donne in India per la liberazione. Cadde come martire, morendo per una malattia letale contratta mentre era al servizio delle donne e della loro rivoluzione. I suoi scritti e le sue azioni incarnano la sintesi e l'essenza de significato del femminismo proletario.
Raccogliamo anche l'appello del Comitato del Internazionale di Sostegno alla Guerra in India per lo "Spring Thunder Tour", un insieme di iniziative di solidarietà internazionalista, anti-imperialista e rivoluzionaria con la Guerra Popolare in India.
Viva la lotte delle proletarie per la loro liberazione!
Onore alla compagna Anuradha Ghandy!
Aventi nello sviluppo del movimento femminista proletario in tutto il mondo! 

campagneanughandy@protonmail.com

In Italia, a cura del MFPR sarà edito prossimemente una raccolta di scritti della compagna Anuradha Ghandy

pc 12 aprile - UNA CULTURA DI CLASSE CONTRO LE STRAGI SUL LAVORO. .....

Intervento di M. Spezia all'Assemblea di Medicina Democratica di Livorno:

“Per fermare la strage dei lavoratori occorre rendersi conto, prima di tutto, che quella in atto non è solo lotta di classe, ma una vera e propria guerra di classe, tra chi muore sul lavoro e chi si arricchisce del lavoro (cioè del plusvalore) e della vita altrui”.

UNA CULTURA DI CLASSE CONTRO LE STRAGI SUL LAVORO
Innanzitutto invito tutti a non parlare di infortuni mortali sul lavoro (come fanno invece i media e i social), solo quando l’infortunio provoca “morti multiple” oppure è “spettacolare” (esplosioni, incendi, spazi confinati, ecc.) e quindi fa “audience”.
Purtroppo occorre parlarne e indignarsi tutti i giorni, poiché tutti i giorni, in media, muoiono 4 lavoratori di infortunio sul lavoro. A tale proposito invito a visitare la pagina internet dell’Osservatorio indipendente sui morti sul lavoro di Bologna, curato da Carlo Soricelli, in cui

pc 12 aprile - Guerra in Siria - la valutazione di proletari comunisti del 2012

I venti di guerra che portano ad una nuova aggressione imperialista nei confronti della Siria hanno preso a soffiare forte dopo il reciproco sconfinamento militare e abbattimento dell'aereo turco. La Turchia ha assunto ora il ruolo di prima fila in questa nuova aggressione, spinta dagli USA e dalla Nato, ma a sua volta trainante USA e la Nato, perchè trasformare un incidente sia pur grave in una richiesta di attuazione dell'accordo Nato che prevede che quando uno dei paesi membri è fatto segno di un'azione militare tutta la Nato della reagire è evidentemente una forzatura che si spiega solo con la determinazione e la volontà di arrivare all'aggressione anti Siria. La Nato, quindi, viene a riunirsi in seduta straordinaria per fare un atto dovuto.
All'interno della Nato, però, diversi pesi imperialisti, tra cui l'Italia, non sembrano avere molta voglia di imbarcarsi in una nuova avventura militare del tipo Libia, tenendo conto anche dei gravi problemi che attraversano USA, Nato, Italia in Afghanistan. 
Nella storia e negli ultimi tempi si è visto molto spesso come alcuni fatti si producano al di là della stessa volontà dei contendenti per il complesso di azioni e reazioni e per lo stato incandescente della situazione in Siria e di tutta l'area. Su due punti però occorre avere una posizione chiara: 
la Siria non è la Libia e il legame Siria/Russia è ben più consistente di quello con la Libia. Chi interviene in Siria scherza col fuoco e può trasformare questo focolaio in un incendio dispiegato. Per questo il comunicato congiunto dei maoisti franco italiani ha segnalato l'importanza delle contraddizioni interimperialiste. 
Noi siamo contro l'aggressione imperialista alla Siria e contro il ruolo che il nostro paese può avere in essa come membro della Nato e come potenza imperialista allineata a chi oggi ancora domina la Nato, l'imperialismo USA. Il governo di Monti come i governo che lo hanno preceduto può trascinarci in una nuova avventura militare scaricandone i costi sui proletari e le masse popolari già vessate dallo scaricamento della crisi.
Essere contro l'aggressione imperialista e combatterla non può voler dire, come insistono sezioni comuniste ml antimperialiste, essere dalla parte del regime siriano nella contesa interna, e considerare la rivolta popolare in atto in questo paese da diversi mesi come manovra dell'imperialismo. Il regime siriano non è un regime antimperialista, è un regime reazionario socialfascista, legata da sempre al socialimperialismo sovietico prima e con l'imperialismo russo oggi.
Noi marxisti leninisti maoisti ci battiamo affinchè i proletari e le masse popolari siriane si liberino di questo regime, autonomamente, e costruiscano una Repubblica di Nuova Democrazia realmente antimperialista e realmente dalla parte dei proletari e delle masse arabe in tutta l'area.
Certo, la mancanza di forze autenticamente comuniste e antimperialiste autonome dal regime siriano pesa nell'orientamento della rivolta in corso in Siria e facilita il ruolo dell'imperialismo nell'intervenirvi e cercare di utilizzare la rivolta a fini dell'aggressione alla Siria. Questo rende quanto mai complessa e difficile la situazione. 
Ma una cosa è la situazione difficile in cui orientarsi per fare la cosa giusta di fase in fase in questa vicenda, altra cosa è il revisionismo che è la sostanza delle posizioni che appoggiano il regime siriano anche all'interno del paese. 

Proletari comunisti-PCm Italia



pc 12 aprile - Il giovane Karl Marx: un film da vedere - una recensione

« il movimento operaio si era sì rafforzato in diversi paesi d’Europa che Marx poté pensare di esaudir un desiderio nutrito da tempo: fondar un’associazione operaia estesa ai paesi più progrediti dell’Europa e dell’America, incarnante il carattere internazionale del movimento socialista sia per gli operai sia per i borghesi e i governi, per dare coraggio e forza agli operai e terrore ai suoi nemici. Una riunione popolare tenuta il 28 settembre 1864 in St. Martin’s Hall a Londra (in favore della Polonia, allora subente una nuova repressione russa) offrì lo spunto di far la proposta, accolta con entusiasmo. L’Associazione internazionale degli operai fu fondata. L’assemblea elesse un Consiglio generale provvisorio con sede a Londra, e Marx fu l’anima di questo e di tutti i seguenti Consigli generali fino al Congresso dell’Aja. Marx scrisse quasi tutti i documenti emanati dal Consiglio generale dell’Internazionale (dall’Indirizzo inaugurale del 1864 fino all’Indirizzo sulla guerra civile in Francia del 1870). »

(Friedrich Engels, Karl Marx)

--------------------


Il giovane Karl Marx

di Raoul Peck

Il giovane Karl Marx è un’opera forse schematica nel suo percorso narrativo, ma dal grande afflato marxista e doverosamente didattica, in un’epoca storica nella quale del filosofo politico ed economico tedesco giunge solo un’immagine distorta. A dirigere il regista haitiano Raoul Peck.



Gli eroi son tutti giovani e belli

Siamo negli anni Quaranta del XIX Secolo. Il giovane Marx e l’amico Friedrich Engels danno vita a un movimento capace di emancipare, anche oltre i confini europei, i lavoratori oppressi di tutto il mondo. Sono anni di fermento: in Germania viene fortemente repressa un’opposizione intellettuale molto attiva, in Francia gli operai del Faubourg Saint-Antoine si sono messi in marcia. Anche in Inghilterra il popolo è sceso in strada. A 26 anni Karl Marx porta la sua donna sulla strada dell’esilio. A Parigi incontra Friedrich Engels, figlio di un grande industriale, che ha studiato le condizioni di lavoro del proletariato inglese. Questi due giovani dalla diversa estrazione sociale, ma entrambi brillanti, appassionati, provocatori e divertenti riusciranno a creare un movimento rivoluzionario unitario… [sinossi]

Chissà se il giovane Karl Marx, quello “vero”, fu in qualche misura illuminato nella sua formazione teorica e politica dall’esperienza rivoluzionaria di Toussaint Louverture, l’eroe creolo che sconfisse le truppe napoleoniche e liberò Haiti dal giogo schiavista europeo. Louverture morì in prigione prima della vittoria della rivoluzione, e il suo compito venne portato a termine da Jean-Jacques Dessalines, che con il nome di Giacomo I tradì l’ideale della rivoluzione. Una storia destinata a ripetersi fin troppe volte nel corso della storia… Nel 2018 si festeggiano i due secoli dalla nascita del filosofo di Treviri e i 170 anni dalla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista, firmato a quattro mani con Friedrich Engels; l’impressione è che agli occhi di molti la figura di Marx arrivi a queste celebrazioni stanca, perfino superata. Nell’epoca del liberismo sfrenato, quando le socialdemocrazie borghesi abbandonano al loro destino le classi proletarie e subalterne, con l’evolversi di una globalizzazione feroce che mette i deboli gli uni contro gli altri, Marx non può che essere posto su uno scranno – magari anche ideale: dopotutto il muro di Berlino è crollato e non c’è più bisogno di sventolarne l’effigie come uno spauracchio – e abbandonato alla polvere del tempo. Anche per questo motivo un titolo come Il giovane Karl Marx (Le jeune Karl Marx nell’originale francese che fu

pc 12 aprile - FORMAZIONE OPERAIA - UN MODO DIVERSO DI STUDIARE IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA - 3° cap. "Letteratura socialista e comunista"

Per ripercorrere a grandi linee Il Manifesto di Marx ed Engels, per focalizzare i passaggi essenziali, in modo anche piacevole, utilizziamo una pubblicazione a fumetti della metà degli anni '70. 

Oggi stralci (14 vignette) della parte che parla del 3° capitolo "Letteratura socialista e comunista". 











pc 12 aprile - la tragedia della studentessa suicida alla Federico II di Napoli - un commento

da infoaut
Perché la lezioncina del prof sulla studentessa suicida è un’offesa

Una studentessa universitaria si è uccisa a Napoli salendo sul tetto della facoltà di ingegneria e gettandosi nel vuoto. Si sarebbe dovuta laureare quel giorno ma non era riuscita a confessare di essere indietro con gli esami. La tragica notizia ha stimolato la penna di un docente di Teramo, Guido Saraceni, un accademico avvezzo a fare l’opinionista su internet. La lettera del docente è stata considerata una “struggente lettera alla studentessa suicida” e pubblicata sul Corriere in tripudio di morale e paternalismo. Ma qualcosa stona. Riportiamo la lettera inviataci da una studentessa.

Salgono in cattedra anche dopo che ti ammazzi.

Questi docenti universatari, tronfi e fieri, non ce la fanno proprio a trattenersi. Ce l'hanno lì e la devono fare, la lezioncina.
La lezioncina di vita, anche.
Loro sì che sanno come si fa.

"La giornata delle lauree celebra la maturazione, la fatica e l'impegno dei nostri studenti. Ha il sapore della speranza nel futuro.
L'Università non è una gara, non serve per dare soddisfazione alle persone che ci circondano, non è una affannosa corsa ad ostacoli verso il lavoro.
Studiare significa seguire la propria intima vocazione.
Il percorso di studi pone lo studente davanti a se stesso."

Queste sono alcune delle frasi del professor Guido Saraceni di Teramo dopo il suicidio di Giada. Queste parole mi risuonano nella testa. Mi sembra che non abbiano più valore delle frasi motivanti ai colloqui di lavoro di qualche impresa che ti offre un posto lavoro finto. Tipo quelli in cui mi hanno offerto di fare la promoter di non-abbiamo-capito-nemmeno-cosa. “Non hai studiato marketing?”.
No, studio storia e non lo sento il delizioso sapore di futuro. Chi lo sentirebbe...

Vorrei dire a questo professore che se noi non ce la facciamo più è anche colpa di questo atteggiamento ipocrita, che i pezzi grossi (e quelli che provano a ingrossarsi) dell'università assumono con nonchalance.
A nessuno di questi dotti davanti alla tragica notizia della morte di Giada è venuto in mente di rispondere "scusate, siamo anche noi parte del problema".
Non lo dicono perché pensano "insegniamogli bene che non è una gara perché non l'hanno capito".
Siamo sempre noi che non capiamo?
O è la gente come lei, PROFESSORE, che non si rende conto che invece l'università ora È una gara, È una corsa ad ostacoli e ci fa venire voglia di appallottolarla e buttarla nel cesso la nostra vocazione. Ed è sopratutto colpa vostra.
Ora sì che sentiamo che sentiamo un sapore familiare. L'amaro in bocca.

Per noi non c'è mai del rispetto. Invece da parte nostra dovremmo averci le scorte nello zaino e distribuirlo generosamente.
La nostra esistenza per voi comincia all'appello prima dell'esame e finisce con "grazie, arrivederci", o se ci va male "torni la prossima volta".
Quando dobbiamo andare a lavoro e non possiamo andare alla lezione obbligatoria, quando dobbiamo prendere il treno e ci serve passare prima per dare un esame, quando dobbiamo chiedere qualcosa noi... ci sembra di dover andare al patibolo perché si sta chiedendo l’impossibile. Solo scherno indietro: il commento umiliante del docente, il risolino dell'assistente, lo sbuffare dei colleghi.

Sei crediti per sei libri, un libro per credito. Perché il vostro esame è più figo e importante degli altri. Ma se pensate di essere al centro del mondo non è perché vi consideriamo dei saggi in grado di restituirci agli autentici valori delle cose, è perché ve lo permettiamo anche noi, perché vi consegniamo quel poco di autorità che vi permette di darci quello che ci serve: quei crediti, quell’idoneità o quel calcio in culo che ci proietta sul prossimo ostacolo. Così ogni volta sempre. La corsa è per arrivare al traguardo. Non ci stiamo ingannando è la vostra gara che ci fa perdere il gusto di andarci all’università...

La nostra vita da studenti non è quasi mai appagante. Faticosa sì.
Ce la mettiamo tutta e non ci torna mai niente in cambio. Nessuna sicurezza o serenità.
In questa situazione, forse una delle poche cose che ci rasserena è invece proprio dare qualche soddisfazione ai nostri genitori che ci pagano le tasse o la casa. Ci incoraggiano ad inziare, a partire, credendo ci faccia bene quello che si crede ci debba far bene. Studiare. Ma questa università non ci fa star bene. E no, non è per colpa nostra che non abbiamo capito. Basta raccontarci balle.

Invece, quando le bugie le diciamo noi, ci costano carissime.
Un prezzo troppo alto. La nostra vita non vale l’ennesimo giudizio, quello che ancora ci ripete che ci siamo ingannati, anche se una ragazza come noi muore.

Professori oggi la lezioncina è per voi: non valete così tanto come credete di valere, non date quasi niente di quello che cerchiamo. Non dico il senso della vita, non dico il senso delle cose ma un po’ di equilibrio tra quello che facciamo e la possibilità di controllarlo anche noi, non solo di subirlo.

Penso alla Francia, ci sono centinaia di studenti che si mobilitano questi giorni in università. Vorrei che succedesse anche qui. Per darvi una lezione.

pc 12 aprile - Foodora: vergognosa sentenza del tribunale di Torino,


Torino, respinto il ricorso dei fattorini contro Foodora: "Sono lavoratori autonomi, non dipendenti"
I lavoratori in bici hanno fatto causa dopo che l'azienda li aveva sospesi dal lavoro per le proteste in piazza contro la paga troppo bassa. Gli avvocati: "Contratti privi di tutela e sotto ricatto". La difesa: "Nessuna violazione della privacy"
Il Tribunale del lavoro di Torino ha respinto il ricorso, primo del genere in Italia, dei sei rider di Foodora che avevano intentato una causa civile contro la società tedesca di food delivery, contestando l'interruzione improvvisa del rapporto di lavoro dopo le mobilitazioni del 2016 per ottenere un giusto trattamento economico e normativo. Il tribunale ha ritenuto che i rider sono collaboratori autonomi non legati da un rapporto di lavoro subordinato con l’azienda pertanto il ricorso non sussite. "Siamo soddisfatti - dice il legale dell'azienda di food delivery Giovanni Realmonte - ora aspettiamo di leggere le motivazioni del giudice". Dopo la lettura della sentenza, i fattorini presenti in aula sono rimasti in silenzio. A parlare è l'avvocato Sergio Bonetto. "Purtroppo oggi non è stata fatta giustizia, questo è il nostro Paese. Quello che colpisce di più è che un'azienda può mandare chiunque a lasciare pacchi senza alcuna tutela". Aggiunge la collega Giulia Druetta: "Forse per cambiare le cose deve scapparci il morto. Sicuramente faremo appello. Questi contratti tolgono dignità ai lavoratori. E' come se tutte le battaglie combattute negli ultimi ottant'anni non contassero più nulla".

I sei rider che hanno presentato il ricorso con i loro legali
Decine di rider hanno affollato l'aula in cui si è celebrato il primo processo in Italia contro Foodora, il colosso tedesco  delle consegne di cibo a domicilio. Ad appoggiare la battaglia legale intentata da sei fattorini tanti colleghi anche di altre società concorrenti e alle prese con i problemi della cosiddetta "gig economy", l'economia dei lavoretti a chiamata che per molti diventa un lavoro non dissimile da uno subordinato, per quanto precario.Proprio su questo punto avevano fatto leva durante il dibattimento gli avvocati Sergio Bonetto e Giulia Druetta, evidenziando condizioni di lavoro "con contratti privi di tutela, sotto ricatto e al di fuori dalle regole previste da qualunque attività lavorativa"."Nella vicenda Foodora c'è stata una discriminazione, un comportamento lesivo della dignità dei lavoratori" - ha proseguito Druetta. I rider, attraverso i loro legali, contestano l'interruzione improvvisa del rapporto di lavoro, giunta dopo le proteste di piazza per le questioni relative alla paga oraria e chiedono il reintegro e l'assunzione, oltre al risarcimento e ai contribuiti previdenziali non goduti.

pc 12 aprile - massimo sostegno alla resistenza palestinese


Raid aereo israeliano: 
ucciso un palestinese
Il ministero della sanità lo ha identificato come Mohammed Jahila, di 30 anni. Secondo alcune fonti era un membro di Hamas. Sale la tensione in vista di domani, quando migliaia di palestinesi parteciperanno al terzo venerdì della Marcia del Ritorno.
Almeno un palestinese è rimasto ucciso la scorsa notte nei raid compiuti dall’aviazione israeliana sulla Striscia di Gaza. Il ministero della sanità lo ha identificato come Mohammed Jahila, di 30 anni, e secondo alcune fonti sarebbe un membro di Hamas. I feriti sono una decina, di cui uno grave.
Israele sostiene di aver colpito dopo che ieri era stata attaccata con un ordigno una ruspa militare sulle linee di demarcazione tra Gaza e Israele. Il portavoce militare aggiunge che la scorsa notte i palestinesi avrebbero aperto il fuoco con una mitragliatrice contro gli aerei, colpendo però una abitazione a Shaar Hanegev senza fare danni alle persone.
La situazione si fa sempre più incandescente in vista di domani quando, in occasione del venerdì islamico, migliaia di palestinesi di Gaza dovrebbero raggiungere di nuovo la fascia di territorio a ridosso di Israele per il terzo appuntamento della Marcia del Ritorno, l’iniziativa organizzata dal “Comitato nazionale per la fine dell’assedio di Gaza” per chiedere la revoca del blocco israeliano della Striscia e per il ritorno dei palestinesi ai loro villaggi d’origine.
Il 30 marzo e il 6 aprile i titatori scelti israeliani hanno aperto il fuoco contro i manifestanti uccidendone almeno 33, tra cui un giornalista, quattro donne e alcuni adolescenti. I feriti secondo le cifre del Ministero della sanità sono oltre 1.200 da proiettili veri, circa 1.500 per inalazione di gas lacrimogeni o colpiti da munizioni rivestite di gomma. La massa di feriti – alcuni saranno disabili a vita – ha ulteriormente appesantito la difficile situazione degli ospedali e delle cliniche di Gaza. Mancano o scarseggiano le protesi per i feriti alle ossa oltre ai medicinali salvavita per le persone con gravi patologie. “I medici gestiscono attentamente le poche risorse che abbiamo a disposizione ma non basta. Operiamo al limite, non possiamo curare in modo efficace decine di feriti gravi, colpiti da pallottole che una volta entrate nel corpo hanno provocato danni enormi”, ha dichiarato Ayman Sahbani, portavoce e direttore del pronto soccorso dell’Ospedale Shifa di Gaza city.
La Marcia del Ritorno, che nelle intenzioni degli organizzatori dovrebbe continuare fino a metà maggio per il 70esimo anniversario della fondazione di Israele e della Nakba (“Catastrofe”) palestinese, è descritta da Israele come una iniziativa del movimento islamista Hamas per compiere violenze e trasformare le linee di demarcazione in una sorta di “zona di attrito” permanente. 
( Fonte: NenaNews )

pc 12 aprile - Brasile: il vecchio Stato condannato per atrocità contro le popolazioni indigene



 A NOva Democracia - Anno XVI, nº 207 - quindicina di aprile 2018

La Corte interamericana dei diritti umani (CIDU) ha condannato il vecchio Stato brasiliano per aver violato il diritto al territorio degli indigeni del popolo Xukuru di Ororubá. Nella sentenza, emessa il 12 marzo a Città del Guatemala, in Guatemala, il vecchio Stato è stato condannato a portare a termine la demarcazione del territorio tradizionale, situato nel comune di Pesqueira, a Pernambuco, e ad indennizzare gli indiani per 1 milione di dollari che sarà destinato a un fondo gestito dai Xukuru.
Per la prima volta, il vecchio Stato è stato condannato a livello internazionale per violazioni dei diritti delle popolazioni indigene. Se la decisione della CIDU, l'organo supremo dell'Organizzazione degli Stati americani (OSA), non viene applicata entro 18 mesi, il paese può ricevere sanzioni.
Per i Xukuru, la decisione della Corte interamericana è lontana dal significare il riconoscimento di fatto del loro diritto alla terra storicamente rivendicato a Pesqueira, avendo ben presente il fallimento della politica di demarcazione nella gestione di Michel Temer/PMDB.
"Se il territorio dei Xukuru è già stato identificato, delimitato, demarcato ed è nella fase della cacciata degli invasori, non è merito dello Stato brasiliano, ma del popolo Xukuru che ha fatto la propria demarcazione del proprio territorio. Abbiamo rimosso la maggior parte degli occupanti non indigeni per conto nostro, costringendo lo stato brasiliano ad accelerare il processo di demarcazione e indennizzo della terra", ha detto il capo Marcos Xukuru in un'intervista a Ponte Jornalismo. Il padre dell'attuale cacicco ha guidato il suo popolo nel processo di riconquista delle terre tradizionali negli anni '80, ed è stato assassinato dai latifondisti.
Il processo di demarcazione della Terra indigena Xukuru si trascina dal 1989. In questo periodo, i latifondisti hanno invaso le terre e ucciso gli indigeni. Questa terra indigena ospita una popolazione di oltre 11.000 persone, che lottano per difendere il loro territorio tradizionale e mantenere il loro stile di vita.

mercoledì 11 aprile 2018

pc 11 aprile - L'Aquila, ripreso il processo contro 3 compagne - report del mfpr AQ

E' ripresa questa mattina, davanti al giudice Giuseppe Romano Garganella, l'udienza per diffamazione aggravata nei confronti dell'avv. Antonio Valentini. Il querelante non era presente in aula, mentre erano presenti le donne imputate, di cui una del MFPR, e decine di donne e compagne solidali, che hanno sfoggiato le loro cravatte rosa, insieme all'articolo di Ilaria Boiano sul Manifesto di oggi.

L'avvocata Marzia Lombardo, rappresentante di A. Valentini, ha chiesto, oltre al reato di calunnia, un risarcimento per il "povero" avvocato, di soli 250.000 euro + 50. 5 volte di più della provvisionale cui il Tribunale condannò Tuccia per i danni subiti da Rosa, circa il triplo dei risarcimenti previsti dallo Stato per ciascun parente delle vittime del terremoto dell'Aquila dopo la sentenza di primo grado della Commissione Grandi Rischi.

La richiesta per ora non è stata accolta perché presentata preliminarmente al processo penale.

L'avvocata Lombardo ha poi presentato, per l'ammissione alle prove, un elenco di link ai blog, dove la lettera incriminata sarebbe stata pubblicata, anche se dopo la chiusura delle indagini preliminari e il rinvio a giudizio, per dimostrane la diffusività.
 

Si è quindi passate alla presentazione della documentazione e alla proposta dei rispettivi testi. 

In particolare, l'avvocato delle 2 compagne romane ha depositato una corposa memoria difensiva, che il giudice non ha preso molto in considerazione.
 
Il giudice Garganella, che dopo 4 mesi di carcere con Parolisi mandò Tuccia ai domiciliari, ha inoltre ricusato diversi testi, ammettendo solo quelli necessari ad un processo "tecnico".

Ma noi sappiamo che ogni processo è un processo politico e anche le decisioni dei giudici lo sono, anche se spacciate per tecniche o formali.

Per questo siamo rimaste tutte in aula a vigilare sull'andamento dell'udienza e uscendo abbiamo gridato uno slogan che è risuonato nel tribunale: "Antonio Valentini sei messo proprio male se per campare ci devi denunciare"
L'udienza è stata rinviata al 13 giugno alle ore 12, quando verranno escussi i testi dell'accusa ed invitiamo sin da ora tutte le donne e le compagne femministe e solidali ad essere presenti

Non abbiamo nulla da cui difenderci!
Noi non dimentichiamo e continueremo a denunciare le atrocità commesse sul corpo di Rosa dal militare Tuccia.
Noi continueremo a mettere sotto "processo" le complicità e coperture dello Stato verso chi stupra e uccide le donne!
Noi continueremo la lotta contro la guerra di bassa intensità verso le donne e questo sistema borghese che la produce!

______________________________________________

Leggi il report della giornata sul blog dedicato ci riguarda tutte
Ascolta le corrispondenze su Radiondarossa
Guarda il tg regionale (edizione h 14)
Leggi l'articolo di Ilaria Boiano sul Manifesto

pc 11 aprile - Contro la giustizia dei padroni: Solidarietà a Samantha Comizzoli, l'attivista a sostegno della causa palestinese, condannata dal Tribunale di Ravenna a 5 mesi di reclusione e 10 mila euro per avere denunciato i profitti della cooperativa CMC in Palestina e la sua partecipazione alla costruzione del muro




A Ravenna il 13 ottobre del 2012 si svolse un corteo con la coalizione Dalla parte della Terra contro la nota cooperativa CMC. Fu in quell’occasione che Samantha Comizzoli lungo il corteo ricordò che tra le aziende che avevano contribuito alla costruzione del muro dell’apartheid, quello dentro alla prigione a cielo aperto che è la Palestina, c’era anche la ravennate CMC, ed è dall’allora presidente Massimo Matteucci che è partita la querela per diffamazione.

pc 11 aprile - NO ALL'AGGRESSIONE IMPERIALISTA USA ALLA SIRIA!

Il fascio/imperialista/guerrafondaio Trump, sostenuto da Francia e GB, da Israele e dalle petromonarchie reazionarie saudite, minaccia nuovamente l'intervento militare in Siria

Lottare contro il governo Gentiloni e contro il nuovo governo italiano in fase di formazione, espressione dei settori più reazionari della borghesia imperialista, razzista e populista, che perseguirà la stessa politica imperialista dei precedenti che hanno messo a disposizione dell'imperialismo americano le basi militari presenti nel proprio territorio, che hanno appoggiato e armato i cosiddetti "ribelli" mercenari al servizio dell'imperialismo e che hanno aumento le spese militari 


Stati uniti a un passo dall’attacco in Siria. Assad: sì a inchiesta

11 apr 2018

Trump annuncia intervento in solitaria, con o senza voto dell’Onu: il cacciatorpediniere Cook verso la costa di Tartus, sede della principale base militare russa nel paese. Damasco invita a Ghouta l’Opac. Che risponde: «Andremo presto». Macron e May si schierano con Washington: si ripete il modello iracheno e libico


di Chiara Cruciati   il Manifesto

Roma, 11 aprile 2018, Nena News – Aerei da guerra russi sorvolano un cacciatorpediniere statunitense lungo la costa siriana, il presidente statunitense cancella il viaggio a Lima per il vertice delle Americhe per darsi il tempo di decidere che fare di Damasco, i vertici iraniani minacciano di rappresaglia Israele dopo il raid sulla base siriana T4 a Homs. Gli ingredienti per lo scoppio – o meglio, la devastante escalation – del conflitto globale siriano ci sono tutti.

Le prossime ore ne definiranno i contorni: la Casa bianca interverrà contro il presidente siriano Assad, da capire c’è solo la misura. Un attacco «simbolico», come quello di un anno fa alla base di Shayrat (dove comunque morirono 16 persone, 9 civili) o qualcosa di più, in grado di scatenare uno scontro vis-à-vis con la Russia.

Un intervento diretto, perché «indiretto» è in piedi fin dal 2011 tramite i programmi di Cia e Pentagono di finanziamento e armamento delle opposizioni e la creazione ex novo di milizie anti-Assad.

Il cacciatorpediniere Usa Donald Cook ieri si è avvicinato alle coste siriane, all’altezza di Tartus, sede della principale base russa nel paese. A bordo, dicono fonti del Pentagono, 60 missili Tomahawk (un anno fa ne furono lanciati 59). A bassa quota, sopra la Cook, sarebbero volati caccia russi, azione di disturbo che il Pentagono ha smentito.


pc 11 aprile - Libertà per l'attivista No Tap arrestato

Tap: tafferugli, arrestato attivista

Preteste davanti alla Questura di Lecce, bloccato traffico

 © ANSA
(ANSA) - LECCE, 11 APR - Per i tafferugli di questa notte avvenuti nell'area del cantiere di Melendugno, nel Salento, dove sono in corso i lavori del gasdotto Tap e nel corso dei quali quattro poliziotti sono rimasti leggermente feriti, è stato arrestato dagli agenti di polizia un attivista del movimento 'No Tap' colto in flagranza mentre incendiava un cassonetto di rifiuti. Si chiama Saverio Pellegrino, di 52 anni, di Andrano (Lecce), già destinatario di un foglio di via emesso dal Questore di Lecce con divieto di ritorno a Melendugno. Deve rispondere, di incendio aggravato e resistenza a pubblico ufficiale. Proteste, urla, slogan e striscioni, sono intanto in corso da parte di una cinquantina di attivisti 'No Tap' davanti alla Questura di Lecce dove si trova ancora Savino Pellegrino. Gli attivisti hanno bloccato il traffico in viale Otranto, davanti alla questura. Pellegrino è il primo attivista arrestato da quando è cominciata nel Salento la vicenda Tap.

pc 11 aprile - Sanità lombarda in salsa leghista: tangenti al potere


Milano, tangenti nella sanità. Domino, il 'sistema' per fare soldi
Ai domiciliari Calori, luminare del pubblico, e Romanò, big del privato
di ANNA GIORGI e GIULIA BONEZZI
Pubblicato il 11 aprile 2018





Giorgio Maria Calori, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia ortopedica
Milano, 11 aprile 2018 - C'è il luminare dell’ospedale pubblico, Giorgio Maria Calori, direttore della divisione di Chirurgia ortopedica riparativa (Cor) all’Asst Gaetano Pini-Cto, specializzato in chirurgia della mano e microchirurgia negli Usa, fondatore della società europea Estrot, un sito internet dove si presenta con tanto di video e annuncia che c’è speranza per «fratture che non guariscono, risoluzione di infezioni gravi, recupero della mobilità anche in casi che non trovano risposte da anni». E c’è il big dell’ospedale privato accreditato: Carlo Luca Romanò, 54 anni, direttore del Centro di chirurgia delle infezioni osteo-articolari al Galeazzi, considerato un mago della guerra ai batteri che minacciano le protesi ortopediche in coppia con Lorenzo Drago, 55 anni, direttore del dipartimento di Microbiologia e professore alla Statale. In coppia, ieri, sono finiti ai domiciliari, insieme al terzetto del Gaetano Pini-Cto: Calori, Carmine Cucciniello, 61 anni, che dirige l’Ortopedia correttiva, e Paola Navone, che li dirige entrambi, perché è il direttore sanitario dell’Asst ortopedica. Cinquantanove anni, carriera iniziata negli anni ’80 al San Raffaele ancora di don Verzè, poi in Asl dov’è stata anche a capo del Noc, nucleo operativo di controllo; al Gaetano Pini da dieci anni. In quota Forza Italia, partito nel quale s’è candidata alle comunali nel 2016, prendendo 29 preferenze.

Milano tangenti sanità. Il medico alla moglie: "La Vuitton costa troppo? È un regalo"
In una intercettazione ambientale descrive in modo chiarissimo "la scarsa trasparenza e legalità nelle pubbliche forniture dell’Istituto Ortopedico Cto-Gaetano Pini" 
di ANNA GIORGI
Pubblicato il 11 aprile 2018 ore 07:09 


Milano, 11 aprile 2018 - «Il Pini è l’ospedale più facile del mondo (...) perché non ci sono gare, se sei amico di un chirurgo è fatta, usi i prodotti che vuole, cioè è tutto libero, tutto libero!».  C’è un mondo nella frase pronunciata al telefono con entusiasmo dall’imprenditore dell’Eon medica, Tommaso Brenicci. In una intercettazione ambientale descrive in modo chiarissimo «la scarsa trasparenza e legalità nelle pubbliche forniture dell’Istituto Ortopedico Cto-Gaetano Pini». 

pc 11 aprile - Cagliari: mobilitazioni per la Palestina e contro l'ingerenza militare in Università


Gli studenti e le studentesse dell'Università di Cagliari sono in mobilitazione per denunciare la collusione del proprio Ateneo con la produzione degli ordigni che quotidianamente servono a creare morte e distruzione a partire dall'altra sponda del Mar Mediterraneo. Dopo aver rivendicato la creazione di un Centro Studi che sia diametralmente opposto alla mercantilizzazione del sapere che si propina in ambito accademico (vedi link), a partire da ieri sono state intraprese azioni di denuncia contro la collaborazione dell' Università con lo Stato Israele, che in queste settimane più che mai massacra il popolo palestinese con l' appoggio mediatico dei paesi della NATO.  Già lo scorso sabato la città solidale si era data appuntamento con un presidio in Piazza Garibaldi lanciato dalla rete Sardegna Palestina e dalla comunità palestinese in Sardegna. Dal sit-in di lunedì, degli studenti contro il Technion (vedi video in fondo all'articolo), le azioni proseguiranno con un presidio convocato per domani sotto il Rettorato della Università di Cagliari per contrastare l'ingerenza degli apparati militari all'interno del corpo accademico. Qui di seguito riportiamo l'appello della rete A FORAS - Contra a s'ocupatzione militare de sa Sardigna:

NO AGLI ACCORDI UNIVERSITA' MILITARI. 11 APRILE PRESIDIO RETTORATO CAGLIARI

pc 11 aprile - Il regime di Al Sarrai tortura, violenta, uccide, in nome e per conto dell'imperialismo italiano


Libia “esecuzioni e torture sui detenuti”: l’Onu accusa ministero Interno di Sarraj. Che ferma i migranti per conto dell’Italia
Al dicastero fanno capo due milizie - la 'Central Security/Abu Salim' e la 'Special Deterrence Force' - accusate dalla missione Unsmil di commettere violazioni dei diritti umani nelle sue strutture di detenzione. Dallo stesso ministero dipende il 'Dipartimento per la lotta alla migrazione illegale' che gestisce diversi centri nei quali viene rinchiuso chi viene fermato nel Mediterraneo in base all'accordo firmato da Gentiloni e Al Sarraj
di Marco Pasciuti | 10 aprile 2018
Un uomo sui 50 anni. Una milizia controllata dal ministero dell’Interno lo aveva sottoposto a interrogatorio. Nel giugno 2017, quattro giorni dopo il fermo, i familiari erano stati informati della sua morte. Un rapporto visionato dalla Human Rights, Transitional Justice, and Rule of Law Division della missione Unsmil certificava che l’uomo era stato “sottoposto a pestaggi e torture”. Il suo è uno dei 37 corpi portati senza vita negli ospedali di Tripoli lo scorso anno con inequivocabili segni di tortura addosso. E’ la punta di un iceberg gigantesco fotografato nell’ultimo report dell’Office of the United Nations High Commissioner for Human Rightsfatto di “orribili abusi, detenzioni illegali e violazioni dei diritti umani” che avvengono almeno dal 2015 nelle prigioni gestite dalle milizie alleate del governo di unità nazionale patrocinato dall’Occidente e guidato da Fayez Al Sarraj. Cui l’Italia ha affidato il compito di fermare i barconi carichi di migranti diretti verso la Sicilia. Il ministero dell’Interno è controllato dagli uomini di Al Sarraj. E’ il dicastero cui fa riferimento una delle due “Guardie costiere” di Tripoli che, in base al memorandum firmato da Sarraj e Paolo Gentiloni il 2 febbraio 2017, hanno il compito di fermare in mare i migranti diretti verso l’Italia. “La detenzione di migranti, richiedenti asilo e rifugiati non è l’oggetto di questo report”, si legge, ma dal ministero guidato da febbraio dal generale di brigata Abdul Salam Ashour dipende anche il Dipartimento per la lotta alla migrazione illegale che gestisce diversi centri di detenzione nei quali viene rinchiuso chi viene fermato nel Mediterraneo, definiti il 14 novembre 2017 dalle Nazioni Unite “un oltraggio alla coscienza dell’umanità.