venerdì 30 gennaio 2015

pc 30 gennaio - Dall'INDIA all'Italia gli operai non hanno nazione… internazionalismo, rivoluzione

Oggi è stato portato tra i lavoratori il messaggio di speranza della lotta degli operai e del popolo dell'India, in mattinata nel corso della vertenza contro i licenziamenti di natura.com, per protestare contro la Direzione del lavoro che non effettua approfondite ispezioni sul trasferimento del lavoro, gli operai, tutti indiani, hanno convenuto che dall'India all'Italia i padroni sono uniti per attaccare i lavoratori attraverso i loro governi Modi=Renzi=JOB ACTS.
La lotta degli operai della Maruti-Suzuki, non è stata solo una lotta per migliori condizioni di lavoro, ma ha messo al centro la questione del comando di fabbrica, dove al centro ci sta lo sfruttamento dei lavoratori per il profitto, su cui si basa l'intero sistema capitalista.
Gli operai sono una classe internazionale e rappresentano l'unica forza in grado di trasformare il mondo, per questo hanno un unico obbiettivo, farla finita con il sistema dei padroni.
Al cambio turno una delegazione di lavoratori ha partecipato al sit-in con spikeraggio agli operai siderurgici della Tenaris Dalmine, multinazionale, che proprio in questo periodo sta utilizzando strumentalmente il calo del petrolio (generato dal fatto che un sistema assurdo prevede di continuare a mettere sul mercato il greggio anche quando non serve….), per riorganizzare la produzione nei suoi stabilimenti e attaccare i lavoratori, la crisi viene spiegata come un evento soprannaturale, quando invece è parte ciclica del capitale, sono i grandi padroni da Arcelor-Mittal a Rocca che generano e utilizzano le crisi per ritagliarsi nuovi mercati e fare sempre più profitti.
Gli operai non devono farsi la guerra tra loro, come vorrebbero i padroni e i sindacati confederali complici, gli operai non hanno niente da guadagnare se non spezzare le loro catene della schiavitù del lavoro salariato, devono osare alzare la testa e  guardare il mondo dal loro punto di vista…..i padroni costretti per mantenere i profitti a conquistare nuovi mercati per vendere i loro prodotti, hanno creato milioni di operai che li seppelliranno.
segue parte del dossier presentato agli operai:

INDIA: IL PAESE DOVE “GLI OPERAI BRUCIANO I PADRONI”
La lotta per i diritti dei lavoratori e dei popoli, la lotta per il lavoro, i salari, le condizioni di vita; la lotta per la libertà, per la democrazia; la lotta per rovesciare il potere dei padroni e per il potere nelle mani dei lavoratori e delle masse popolari,
è una lotta internazionale che ci unisce in ogni angolo del mondo.
L'esempio della lotta degli operai alla Suzuki,
una rivolta contro il sistema dei padroni.
Lo Slai COBAS per il sindacato di classe lancia dal 29 gennaio, all'interno della 3 giorni internazionale di azione promossa dal comitato di sostegno alla guerra popolare in India, guidata dai maoisti - una campagna nazionale che prevede una delegazione in India.
per contatti e materiale: slaicobasta@gmail.com - csgpindia@gmail.com

all'interno articolo di Le Monde Diplomatique
INDIA: GIOVANI OPERAI SFIDANO LA MARUTI SUZUKI
 Appello degli operai MARUTI SUZUKI WORKERS UNION

giovedì 29 gennaio 2015

pc 29 gennaio - La prima delle tre Giornate Internazionali di Azione a Roma, Università la Sapienza

Un'iniziativa di agitazione all'Università la Sapienza ha aperto le tre giornate internazionali di azione a sostegno della guerra popolare in India.
Una squadra di attivisti del Comitato Internazionale ha affisso i manifesti della campagna all'ingresso delle diverse facoltà, lungo i viali della cittadella universitaria nel quartiere circostante di S. Lorenzo.
E' stato anche diffuso il volantino che riportiamo sotto.
La giornata è proseguita con alcuni incontri con organizzazioni di lavoratori e della solidarietà, che hanno espresso l'accordo con i temi della campagna e preso l'impegno a costruire una più ampia e approfondita giornata di informazione e approfondimento da tenersi nelle prossime settimane.    
 





pc 29 gennaio - Nella 3 giorni a sostegno della guerra popolare in India a Palermo la solidarietà con le lotte operaie

tra gli operai della Fincantieri





nell'area industriale di Carini



in città


assemblea di lavoratrici e lavoratori in sede
Slai Cobas s.c.


pc 29 gennaio - Nella tre giorni internazionale India, lanciata dal Comitato di sostegno alla guerra popolare in India, il nuovo dossier del Mfpr "...la rivoluzione nella rivoluzione delle donne"

pc 29 gennaio - FORMAZIONE OPERAIA: TORNIAMO SUL PROCESSO DI SCAMBIO - A PREMESSA UNA RISPOSTA AD UNA LAVORATRICE


Una lavoratrice scrive: 
"Nonostante gli sforzi vostri e capacità di spiegare concetti complessi, il Capitale di Marx non è facile. Ho provato e riprovato, tante sono le cose che non ho capito, ma come dice Marx non bisogna arrendersi. Il Capitale è un'arma che deve impugnare il proletariato perchè i capitalisti non hanno più motivo di esistere; il capitalista è colui che vuole sfruttare al massimo la "merce" forza-lavoro per trarre i suoi profitti (ricchezza). 
Chiedo dei chiarimenti. La merce è un oggetto esterno che a secondo le sue qualità soddisfa bisogni umani sia essi primari che secondari. Il valore della merce è data dall'uso che se ne fa? Lo scambio della merce è in base al suo valore e non alla quantità?" 

RISPOSTA.

La merce ha un duplice valore: il valore d'uso, cioè la sua utilità per chi la utilizza - e questa è data dal corpo della merce e dalla sua quantità; il valore di scambio, cioè la proporzione nella quale i valori d'uso di un tipo  sono scambiati con valori d'uso di tutt'altro tipo.

Le merci hanno valori d'uso differenti, perchè soddisfano bisogni differenti (la merce abito soddisfa il bisogno di coprirsi, la merce automobile soddisfa il bisogno di muoversi, ecc.). MA intanto si possono scambiare merci così differenti perchè hanno "al loro interno" un valore di scambio comune a tutte le merci, quella di essere prodotti del lavoro umano. Come misurare la grandezza di questo lavoro? Mediante la quantità del lavoro nella merce contenuta, che a sua volta si misura con il tempo di lavoro necessario in media per produrla.
Quindi, intanto si possono scambiare una determinata quantità di abiti con una determinata quantità di automobili perchè si possono confrontare le quantità di tempo di lavoro socialmente necessario per produrle.
Per il compratore la merce vale in quanto valore d'uso. Per il produttore la merce vale NON in quanto valore d'uso, ma in quanto condensato di valore, di prodotto del lavoro umano.   

Come valori d'uso le merci sono soprattutto di qualità differente, come valori di scambio possono essere soltanto di quantità differente. 

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TORNIAMO ANCORA SUL PROCESSO DI SCAMBIO
Il capitolo 2 de "il Capitale" è importante perché spiega cosa succede nel processo di scambio, come nasce e cos’è il denaro e come anche nella crisi odierna del capitale gli economisti, politici, capi di stato piccolo borghesi e finti rivoluzionari si aggirano intorno a false soluzioni.
Marx comincia questo capitolo con una affermazione semplice: “Le merci non possono andarsene da sole al mercato e non possono scambiarsi da sole.” E cioè, ancora una volta, viene ribadito che sono gli uomini che producono e scambiano queste merci che non sono

pc 29 gennaio - il partito rivoluzionario - da Pillole comuniste

Il partito rivoluzionario del proletariato si afferma essenzialmente  attraverso la sua azione. 
La teoria rivoluzionaria comprende l'affermazione di questa concezione. 
Senza teoria rivoluzionaria niente partito,
senza concezione del partito che si afferma
con l'azione, niente teoria realmente rivoluzionaria

da Pillole comuniste - 2 - 
28 -12 - 2013

pc 29 gennaio - a Taranto i comunisti maoisti e i sindacalisti ' rossi' uniscono internazionalismo-classe el otta di classe

giovedì 29 gennaio 2015


Oggi giornata internazionalista a Taranto - all'interno della 3 giorni internazionale di azione promossa dal comitato di sostegno alla guerra popolare in india, guidata dai maoisti

Intervento verso gli operai Ilva Taranto:

- cosa è la Mittal, la multinazionale Indiana dei padroni dell'acciaio che vuole rilevare l'Ilva, ristrutturata dal decreto Renzi

- Quali sono le condizioni degli operai indiani che fanno fare grandi profitti ai padroni indiani, tali da potersi permettere di acquisire l'Ilva all'ombra dell'alleanza MODI-RENZI

- Perchè bisogna sostenere la lotta degli operai indiani e la guerra di popolo delle masse indiane guidate dai maoisti

Ore 18 sede slai cobas

Serata proletaria di denuncia dell'operazione Green Hunt e di sostegno alla guerra popolare

nel contesto della situazione mondiale e dell'azione dell'imperialismo contro i popoli, sotto le false bandiere della "lotta al terrorismo".

pc 29 gennaio - UNA PUBBLICAZIONE INDISPENSABILE: "QUADERNI DI FORMAZIONE OPERAIA"

Qualche settimana fa è uscito, a cura di proletari comunisti-Partito Comunista maoista Italia, un opuscolo - che riprende quanto in precedenza inserito sul blog sullo stesso argomento - intitolato “Quaderni di formazione operaia”.
Non si tratta certamente di un testo di facile lettura: i contenuti, infatti, sono principalmente le leggi economiche che regolano la vita dei proletari, così come esposte da Karl Marx, arricchite dalle osservazioni degli ideatori dello scritto.
Pur non essendo affatto un testo da leggere con la stessa facilità con la quale si affronta un romanzo, i meriti di questa pubblicazione sono indubbi.
Con una estrema chiarezza, e utilizzando un linguaggio assolutamente comprensibile al pubblico operaio al quale essenzialmente si rivolge - gli stessi autori ne fanno menzione all’inizio della seconda parte del capitolo dedicato a “Marx e la crisi”, quando scrivono: "Vogliamo sottolineare che, da vari riscontri, risulta che effettivamente questo corso on line viene seguito soprattutto dagli operai" - riescono a rendere bene quali sono le leggi che reggono l’economia capitalista, che sono essenzialmente quelle che il filosofo di Treviri aveva analizzato più di un secolo e mezzo fa nei suoi scritti.
Si tratta pertanto di una pubblicazione che chi scrive ritiene assolutamente indispensabile per tutti coloro che, da sinceri comunisti, non vogliono limitarsi alla semplice osservazione della realtà esistente, ma desiderano conoscerne le leggi che la regolano, e tutti i loro risvolti negativi per la classe operaia, nell’ottica del rovesciamento del sistema capitalista attualmente vigente.
Bosio (Al), 29 gennaio 2015

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
http://pennatagliente.wordpress.com

mercoledì 28 gennaio 2015

pc 28 gennaio - Maruti Suzuki gli operai indiani in lotta - lo Slai cobas per il sindacato di classe lancia dal 29 gennaio - all'interno della 3 giorni internazionale di azione promossa dal comitato di sostegno alla guerra popolare in india, guidata dai maoisti - una campagna nazionale che prevede una delegazione in India - chi fosse interessato contatti slaicobasta@gmail.com - csgpindia@gmail.com

vedi articolo

India. Giovani operai sfidano la Maruti Suzuki

 Appello degli operai MARUTI SUZUKI WORKERS UNION

Compagni e amici,
Per portare avanti la nostra lotta ed esigere giustizia per tutti i 147 arrestati, i 2500 lavoratori Maruti licenziati e le nostre famiglie, oggi 5 ottobre abbiamo organizzato una manifestazione a Kaithal, Haryana. Abbiamo portato i nostri slogan in corteo attraverso la città di Kaithal, come parte di una campagna nazionale contro la politica anti-operaia del governo e i padroni, nel cui interesse esso agisce.
Gli interventi al termine della manifestazione hanno sottolineato che, guardando alle prossime elezioni in Haryana, il 15 ottobre, sappiamo già per esperienza che, per quanto abbiamo bussato alla porta di ogni rappresentante eletto, il governo si è sempre schierato dalla parte della proproietà. Non vogliamo un governo sotto il controllo dei capitalisti.
Quando siamo andati in corteo verso la sede del ministero dell’Industria, abbiamo trovato ancora una volta le strade sbarrate. Abbiamo presentato una richiesta al ministro, attraverso il DC Kaithal.
Nella manifestazione di oggi, come nelle tante altre degli ultimi due anni e mezzo, c’erano ad incoraggiarci gli sguardi determinati dei nostri amici e familiari, insieme ai nostri compagni di lavoro. La nostra famiglia, oggi presente in gran numero, sono i lavoratori venuti da tutto l’Haryana, l’UP, il MP, Rajasthan, Bihar e da altrove. Negli ultimi due anni e mezzo hanno sopportato continui abusi e violenze nell'indifferenza, ne migliore dei casi, del governo. Allo stesso tempo, ci hanno mostrato il coraggio e la lotta determinata con cui hanno affrontato difficoltà economiche e pressioni psicologiche per stare dalla parte dei fratelli, figli, padri, amici lavoratori arrestati.
Amici, voi sapete che questa è stata una lotta prolungata dei lavoratori per i loro diritti, guidata dalla Maruti Suzuki Workers Union. E di fronte ai crescenti attacchi contro operai e lavoratori, sotto forma di aumento degli appalti, disoccupazione, riforme delle leggi sul lavoro, ecc., queste lotte sono destinate a intensificarsi nei prossimi giorni. Diamo qui un breve aggiornamento sui processi in corso, e ultime notizie apparse sui media:

Cause penali
Finora a nessuno dei 147 operai arrestati è stata concessa la libertà su cauzione. Le accuse, che vanno dall'omicidio, al tentato omicidio, saccheggio, incendio doloso ecc., sono state ingiustamente formulate in forma del tutto unilaterale. A un solo attivista del comitato di lavoro provvisorio del MSWU, arrestato singolarmente il 24 gennaio 2013 per reprimere la lotta all’esterno, è stata concessa, dopo un anno, la libertà su cauzione.
Altri 66 lavoratori restano, imputati di simili reati, restano detenuti in nome del “pericolo di fuga”, con continui pressioni su questi lavoratori e le loro famiglie.
Negli ultimi due anni i procedimenti di richiesta libertà su cauzione per i lavoratori sono passati per il rigetto del Tribunale di Gurgaon, dell’Alta Corte del Chandigarh e giacciono presso la Corte Suprema. Nella motivazione della sentenza dell’Alta Corte è scritto: “questo è il più sciagurato incidente che ha peggiorato la reputazione dell'India nel mondo. È probabile che gli investimenti esteri vengano a mancare a causa della crescente conflittualità”.
Siamo cioè di fronte a una sentenza motivata politicamente in nome dei capitalisti e a un orientamento anti-operaio della magistratura nel suo insieme, anche di quella del lavoro.
In appello, per disposizione della Corte Suprema, 23 testimoni sono stati chiamati a testimoniare prima della decisione sulla cauzione. Lo hanno fatto, e i testimoni di parte dell’azienda non sono riuscita nemmeno a riconoscere alcuni dei lavoratori che richiedevano la cauzione. ciononostante, il giudice di Gurgaon ha di nuovo respinto tutte le richieste. L’ulteriore ricorso contro questa sentenza è stata ancora una volta respinta dall’Alta Corte il 29 agosto e 15 ottobre 2014,con la motivazione che, se fosse stata concessa la cauzione mentre la maggior parte dei processi sono già in corso, ciò avrebbe significato dare un giudizio sui processi stessi. Ma la stessa cauzione stessa perde il senso a processo concluso. U processo che è comunque gestito contro di noi, in cui si cerca di mettere a tacere le nostre voci con dalla forza del denaro della Maruti Suzuki e della sua influenza sui rappresentanti eletti al governo del Haryana e del Centro.
Nei prossimi giorni l’appello sarà nuovamente sottoposto alla Corte Suprema. Oltre alla lotta sul campo, occorre anche un più ampio sostegno della società civile e di tutte le forze democratiche e della parte dei lavoratori, cui facciamo appelliamo a essere solidali con noi.

Cause di lavoro
Le cause di lavoro, [ai sensi della Sezione 33 (2) B dell’Industrial Disputes Act] per la risoluzione di 423 contratti di lavoratori a tempo indeterminato sta andando avanti. Ci è stato ingiustamente richiesto di starne fuori, senza alcuna inchiesta o altro per dimostrare il nostro coinvolgimento nella vertenza. 1.800 lavoratori precari sono stati buttati fuori senza alcuna formalità. Abbiamo posto la questione come centrale in tutte le nostre agitazioni, richieste e protocolli formali, ma la dirigenza elude ancora la questione.

Caso Kaithal
Nel frattempo vanno avanti i processi per i fatti del 19 maggio 2013 a Kaithal, dove ci fu una brutale carica dalla polizia Haryana di fronte alla determinata resistenza di lavoratori e attivisti, con 111 arresti. A 100 di questi fu subito concessa la libertà su cauzione, a 11 dopo più di 2 mesi. Nel processo contro i primi 100 lavoratori e attivisti, dopo ripetuti rinvii, si è a un punto morto. In quello contro gli altri 11 lavoratori e attivisti, che contempla falsi accuse, dal porto d’armi al tentato omicidio, la polizia non è riuscita a produrre neanche un testimone, e il caso è in fase di archiviazione.

Come si sa, questa è stata una lunga, ostinata e instancabile lotta dei lavoratori licenziati guidata dal comitato di lavoro provvisorio, MSWU. Oggi vediamo che anche l’unità tra i lavoratori in lotta nella zona è cresciuta, tanto che i lavoratori in lotta con la MSWU hanno vinto le elezioni nelle fabbriche di Manesar e Gurgaon contro le liste appoggiate dai padroni. I lavoratori dei quattro stabilimenti Maruti si sono uniti su una piattaforma comune, e quelli che lavorano in fabbrica hanno sfilato insieme ai licenziati: il 1 ° maggio di fronte all’impianto si Manesar, il 18 luglio a Gurgaon e ancora 3 agosto a Rohtak, dandoci ancora più coraggio.
Le lotte dei lavoratori che continuano in tutta la cintura industriale di Gurgaon-Manesar-Dharuhera-Bawal-Bhiwadi traggono forza e influenzano positivamente il nostro movimento.

Facciamo appello a tutte le forze e individui che stanno dalla parte dei lavoratori a dare forza e portare avanti la lotta per ottenere giustizia e mettere fine al regime di sfruttamento e di repressione contro lavoratori e quelli che ci difendono.

Comitato di lavoro provvisorio Maruti Suzuki Workers Union
IMT Manesar, Gurgaon

India. Giovani operai sfidano la Maruti Suzuki

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Per attirare gli investitori in India,

pc 28 gennaio - L'assemblea popolare NO TAV verso nuove decisioni di lotta, dopo la risposta immediata di ieri sera

pc 28 gennaio - Soldati americani dall'Italia ai confini dell'est Europa

I parà della Ederle spediti in Ucraina

I parà della Ederle spediti in Ucraina


Partenza prevista in primavera In arrivo altri 3 mila soldati
I soldati e i carri armati americani ai confini dell'Est Europa. Che succede, torna l'ombra della Guerra Fredda? Torna. Anzi, una guerra vera. Quella combattuta a colpi di razzi e artiglieria pesante dentro l'Europa. E così anche le basi Usa di Vicenza riprendono il loro posto in prima linea: dopo le spedizioni in Iraq, Afghanistan e Africa i paracadutisti della 173esima brigata di Ederle e Dal Din andranno in Ucraina. Vicino alle zone dove da un anno si fronteggiano in quella che è diventata una guerra vera e propria i separatisti filo-russi con l'esercito nazionale.
Insomma appena il tempo di notare che la strategia militare americana in Europa stava cambiando, che sono arrivate le conferme. E direttamente dal comandante delle forze armate Usa in Europa, il generale Ben Hodges. Che ha spiegato senza tanti giri di parole che adesso l'ex confine della Cortina di ferro demolito nel 1989 torna ad essere la zona calda. Dove bisogna «frenare l'aggressione russa, rassicurare gli alleati a est e rinforzare la partnership con le altre forze armate».
da Il Giornale di Vicenza





pc 28 gennaio - La 3 giorni internazionale di mobilitazione - testi e manifesto internazionale di riferimento


1 la lotta della classe operaia e dei lavoratori indiani 

Nei primi 10 anni del secolo, l’economia indiana ha registrato tassi di crescita senza precedenti nella sua storia. Questo “spettacolare sviluppo” è stato modellato secondo i diktat delle istituzioni internazionali imperialiste (BM, FMI, WTO ecc.), subordinato agli interessi della borghesia burocratica compra dora e dei latifondisti indiani in collusione con le multinazionali e i grandi investitori internazionali, che hanno imposto, fin dagli anni 90, politiche economiche di liberalizzazione, privatizzazione e globalizzazione applicate da tutti i governi, a livello centrale e dei diversi stati, quale che ne fosse il colore, dai nazionalisti hindu di Modi, al partito del Congresso e i suoi alleati, fino alla “sinistra” del PCI(Marxista). Uno “sviluppo” che non ha prodotto alcun significativo miglioramento nelle condizioni di vita delle sterminate masse povere dell’India, di cui l’80% continuano a sopravvivere con meno di un euro al giorno.
Quelle che si sono effettivamente sviluppate e cresciute “spettacolarmente” sono tutte le disuguaglianze: reddito, patrimonio, casta, regione, stato. Poche decine di magnati hanno accumulato ricchezze favolose. I grandi gruppi indiani di cui sono a capo, Jindal Mittal e Tata in testa, sono cresciuti al punto da conquistare mercati, proprietà e quote di produzione negli stessi paesi imperialisti, in particolare nel settore dell’acciaio, cove in diversi paesi i gruppi indiani sono divenuti i primi produttori.
Dall’altro lato, la nuova forza lavoro cresciuta in India negli ultimi due decenni è in massima parte legata all’economia informale e agli appalti, dove per i lavoratori i salari sono estremamente bassi, non c’è protezione sociale, nessuna sicurezza di lavoro, nessun diritto di contrattazione collettiva. A fronte dell’enorme transizione demografica versi le città, la mancata creazione di occupazione stabile ha significato una vita miserabile per le masse urbane e una sempre più numerosa classe operaia precaria, giovane, insicura, privata di ogni controllo sulla propria vita e mezzi di sussistenza. Questa stessa nuova classe operaia, precaria, giovane, insicura, in numerose occasioni e con una tendenza su scala nazionale, a differenti livelli, ha però trovato il coraggio di unirsi al di là delle differenze e ricatti imposti dai padroni e di ribellarsi contro la schiavitù del lavoro salariato con durissime lotte, scioperi, occupazioni, fino ad attaccare e colpire fisicamente i dirigenti. Contro di loro si scatenata la più dura repressione statale e padronale, con migliaia di licenziamenti, migliaia di poliziotti schierati militarmente ad affiancare le guardie dei padroni contro i lavoratori in lotta e a difesa degli stabilimenti, centinaia di lavoratori arrestati e imprigionati per anni senza processo.
L’effetto combinato della crisi economica e finanziaria mondiale e dell’impennata dei prezzi delle materie prime minerarie di cui l’India è ricchissima ha indicato alla grande borghesia burocratica compradora e ai loro padroni imperialisti la strada per continuare ad appropriarsi di enormi profitti: incorporare le ingenti risorse naturali dell’india nei circuiti del capitale mondiale. Ma questi giganti hanno trovato lungo la loro strada la resistenza delle popolazioni che rifiutavano di trasferirsi, abbandonare la propria terra, rinunciare ai loro diritti su fiumi e foreste ed erano pronti a prendere le armi, se necessario, per difendere le loro vite e i loro mezzi di sussistenza. Così nel 2008-2009 gli investimenti diminuivano drasticamente e il tasso di crescita dell’economia è rallentato in modo significativo. Inizia allora da una parte, sotto il nome di Operazione Green la guerra che lo stato indiano ha scatenato conto il popolo che resisteva, dall’altra la ricerca di un uomo forte che potesse sistemare le cose a favore dei padroni indiani e degli imperialisti.
Alla fine lo hanno trovato in Narendra Modi. Con un ritmo ed efficienza senza precedenti, in pochi giorni il suo governo ha approvato centinaia di progetti minerari, industriali, di Zone Economiche Speciali, rimuovendo ogni freno che veniva dalla valutazione del devastazione ambientali che questi provocheranno. Ha sistematicamente aperto all’imperialismo tutti i settori dell’economia indiana : dalla difesa alle assicurazioni alle risorse naturali - tutto è in vendita. E questa svendita all’ingrosso è, ancora una volta presentata come “sviluppo”, come processo che fa dell’India un paese forte, e chiunque vi si opponga è nemico dell’India.
A coronamento di tutto questo, e sempre a tempo di record, il governo Modi ha approvato la sua riforma del lavoro, che rende parola morta i diritti sul lavoro straordinario e salario aggiuntivo consentendo ai padroni di far lavorare gli operai anche per 12 ore invece, rende legale i turni di notte per le donne, consente ai padroni di fabbriche che impiegano fino a 300 lavoratori di ridurre il personale o chiudere la fabbrica senza passare attraverso alcuna procedura, favorisce i padroni in tutte le vertenze relative al lavoro, porta a 50 il numero di dipendenti al di sotto del quale non si applicano non si applicano neppure le tenui disposizioni di tutela previste dalla legge. Libera da ogni vincolo di responsabilità il datore di lavoro principale per qualsiasi violazione di legge verso dipendenti dell’appalto, concede ai lavoratori hanno la facoltà di formare un sindacato solo se hanno il consenso del 30% dei lavoratori. Molto sangue è stato versato per conquistare questi diritti, nelle lotte dei lavoratori in tutto il mondo e nelle rivoluzioni per mettere fine allo sfruttamento del lavoro e all'oppressione del proletariato e di tutte le masse lavoratrici. Ora le riforme del governo Modi vogliono portare indietro l’orologio della storia.
In questa situazione, mentre l’India entra prepotentemente nello scenario mondiale dell'imperialismo con le sue multinazionali che guadagnano posizioni e un ruolo attivo, imponendo il nuovo regime fascista indù di Modi, mentre si consolidano nei paesi imperialisti i legami tra le multinazionali indiane e i padroni locali in un rapporto di collusione, alleanza – pur sempre all'interno della contesa e concorrenza sul mercato mondiale attraversato dalla crisi economica e finanziaria, da un lato: le multinazionali indiane diventano per il proletariato dei paesi imperialisti anche un nemico interno, dall’altro lato, le multinazionali dei paesi imperialisti partecipano pienamente al supersfruttamento del proletariato indiano e alla rapina del popolo indiano.
I proletari indiani e del mondo stanno sperimentano sulla propria pelle che i padroni, dall’Italia all’India, sono uniti nel portare avanti i loro profitti di sangue sulla pelle dei proletari e delle masse. Questo legame sul piano economico si traduce in una nuova sintonia politica tra il governo fascista Indù di Modi e i governo di stampo moderno fasciste delle potenze imperialiste. Questi governi vogliono camminare mano nella mano e Il governo indiano chiede ai governi di fermare il sostegno alla guerra popolare e alle lotte del popolo indiano. Ma gli operai sono una sola classe a livello internazionale e devono stringere in maniera forte i loro legami di solidarietà e di lotta.
Per questo il 29 gennaio è una giornata internazionale di azioni alle fabbriche delle multinazionali indiane, Jindal Mittal e Tata in particolare, che porti forte questo messaggio, tanto agli operai quanto ai padroni, indiani e del mondo.


È disponibile una ampia gamma di materiali di agitazione e propaganda e una mappatura degli obiettivi di possibili mobilitazione. Richiedeteli a csgpindia@gmail.com
contro il regime del fascismo indu di MODI contro l'operazione Green Hunt 3a fase

Lo “sviluppo” portato all’India da oltre vent’anni di politiche neoliberiste applicate da tutti i governi e tutti i partiti a vantaggio delle classi dominanti indiane, i loro padroni imperialisti e le loro multinazionali e a scapito del popolo, della democrazia e indipendenza nazionale e del territorio ed ecosistema del subcontinente, non ha prodotto significativi miglioramenti negli standard di vita della gran massa del popolo dell’India, nelle foreste come nelle campagne e nelle città.
Non solo, questo “sviluppo” non ha portato neppure alcun progresso nei rapporti sociali e culturali, sulla condizione di emarginazione e oppressione delle masse di contadini e braccianti senza terra nelle campagne e degli intoccabili, delle minoranze religiose e nazionali, delle donne, nelle città e in tutto il paese, Anzi, al contrario la loro situazione è in realtà perfino peggiorata.
I meccanismi di espropriazione delle terre e del surplus agricolo anche dei contadini medi si sono fatti più sofisticati e spietati, grazie ad un combinato di credito ad alti tassi, alti prezzi di vendita dei fattori di produzione e bassi prezzi di acquisto dei raccolti. Il sistema di delle caste si è rafforzato. L’occupazione militare di Kashmir, Manipur e altre regioni contro i movimenti di liberazione nazionale è continuata e si è ancora inasprita. I pogrom contro le minoranze religiose e culturali, in particolare i musulmani, si sono ripetuti. Gli orribili episodi di stupri e assassinii di donne sono diventati fatto quotidiano. L’intolleranza, disprezzo e criminalizzazione di intellettuali democratici giovani critici e ogni voce di dissenso si sono fatti sistema. Dopo la salita al potere di Modi con una maggioranza parlamentare inattaccabile, l’edificazione di un nuovo regime braminico fascista indù marcia a ritmo forzato.
Come sempre e ovunque, grande oppressione e sfruttamento generano forti lotte e ampie resistenze e in tutti questi anni il subcontinente è stato attraversato da poderosi movimenti di lotta di lavoratori, contadini, popolazioni tribali, intellettuali e democratici.
Così, nel 2009 le classi dominanti indiane spalleggiate dall’imperialismo hanno lanciato e da allora portano avanti la Operazione Green Hunt, un’autentica guerra contro il loro stesso popolo, che mira a cancellare la resistenza delle popolazioni adivasi contro la loro deportazione dalle loro terre ancestrali per far posto ai grandi progetti minerari, idroelettrici ed industriali delle grandi multinazionali, ma soprattutto a decapitare e annientare il movimento rivoluzionario maoista che ha guadagnato forza e terreno, estendendosi in nuove aree.
Una sporca guerra, condotta con impiego di mezzi enormi in termini di truppe, armamenti e tecnologie in nome della difesa della “più grande democrazia del mondo” e del suo “sviluppo”. Si applica la già nota strategia di “guerra a bassa intensità”, ma di altissima intensità sono i crimini efferati quotidianamente perpetrati contro popolazioni inermi, attivisti politici e sociali, intellettuali del dissenso, senza però riuscire a cancellarne la resistenza né la guerriglia diretta dal PCI (maoista) nelle regioni in cui è attiva.
Oltre alle centinaia di combattenti e dirigenti politici e rivoluzionari massacrati e assassinati nei famigerati “falsi scontri”, dal 2009 a oggi sono decine di migliaia gli adivasi, contadini, operai, donne, studenti, giovani musulmani, intellettuali, attivisti dei diritti umani e delle nazionalità oppresse che sono stati arrestati e restano incarcerati senza processo, tutti invariabilmente marchiati come “maoisti” o “terroristi”. Green Hunt ha trasformato l’intero subcontinente della “più grande democrazia del mondo” in una “prigione dei movimenti popolari”.
La salita al potere di Modi, ha impresso anche alla Operazione Green Hunt un salto, spingendola verso la cosiddetta 3° Fase.
Green Hunt 3° Fase significa intensificazione della guerra al popolo. Ulteriori migliaia di paramilitari, agenti di polizie e milizie private sguinzagliati contro le popolazioni tribali delle aree interessate dai grandi progetti delle multinazionali indiane e imperialiste. A questi si affianca la mobilitazione reazionaria delle organizzazioni di massa “zafferano” (il colore dei nazionalisti indù), con normalizzazione e “zafferanizzazione” dell’educazione e della cultura, dalla riscrittura dei testi di storia fino all’istituzione di una sorta di “polizia morale” che vigila sulla purezza indù di ogni costume e forma culturale. Il tutto risulta in nuove e vaste campagne di repressione di stato, intolleranza religiosa, criminalizzazione del dissenso.
Green Hunt 3° Fase significa anche estensione della guerra al popolo. Ogni giorni di più l’intero subcontinente, non solo i territori del “corridoio rosso” in cui agiscono e combattono i rivoluzionari maoisti, ma l’intero subcontinente, diventa terreno di azione delle forze statali e della loro violenza protetta da impunità, comprese e le città, le zone industriali attraversate da lotte e rivolte operaie, e, per finire, la vasta regione dei gath occidentali, una catena montuosa in cui risiedono l’80% dei bacini idrici di tutta l’India e un patrimonio unico di biodiversità, che il governo Modi si è precipitati ad aprire alla penetrazione degli investimenti e sfruttamento imperialista, calpestando i diritti di chi ci abita e condannado il territorio alla devastazione e disastro ambientale.
In ultima istanza Green Hunt 3° Fase significa generalizzazione della guerra al popolo. Il bersaglio non sono più solo i “maoisti”, “terroristi” e le masse tribali da questi “strumentalizzate”, ma ogni opposizione organizzata, ogni singola voce che si opponga allo “sviluppo” dell’India come nuova potenza internazionale. E questi sono colpiti apertamente, in quanto “nemici” della nazione contro i quali l’uso della violenza di Stato è legittimo e necessario, senza più neppure lo scrupolo di mascherare gli attacchi come difesa della “democrazia” che rispettavano i governi precedenti.
Sempre più, nella sua 3° Fase, Green Hunt si proietta a livello internazionale, con rinnovate pressioni ai governi occidentali perché fermino e colpiscano la solidarietà che a livello mondiale è cresciuta contro Green Hunt e a sostegno della guerra popolare, mobilitandosi in azioni in decine di paesi in tutto il mondo.
Per tutte queste ragioni nella Giornata Internazionale di Solidarietà si sviluppano le azioni presso ambasciate, consolati e altre istituzioni governative indiane, con presidi, proteste e conferenze stampa che chiedano a gran voce la fine della “guerra al popolo”, per opporre una 3° Fase della solidarietà internazionale, smascherare e ribattere le menzogne e l’arroganza del regime braminico fascista indù di modi e i suoi padrini imperialisti.

Anche su questo sono a disposizione molti materiali di informazione, agitazione e propaganda utili nella preparazione e svolgimento delle iniziative.

Richiedeteli a csgpindia@gmail.com

3 - la ribellione 'naxalita', la guerra popolare, il Partito Comunista dell'India (MAOISTA)

Nel Marzo 1967, con la rivolta contadina armata del piccolo villaggio di Naxalbari, è iniziata un’epopea di liberazione del popolo indiano dal giogo delle tre montagne che lo schiacciano: la condizione di semicolonia, le relazioni di dipendenza dall’imperialismo che la formale indipendenza del paese dall’impero britannico del 1947 non ha sostanzialmente intaccato; le relazioni semifeudali, indissolubilmente legate al sistema delle caste che sopravvive e anzi oggi si rafforza, a dispetto della retorica dello “sviluppo” che tutti i governi ripetono, e condanna la stragrande maggioranza del popolo al disprezzo ed emarginazione; il capitalismo burocratico compratore cresciuto in combutta con i capitali imperialisti fino a scalare posizioni in diversi settori e su scala internazionale, ma pur sempre fondato sul supersfruttamento della forza lavoro e la svendita delle risorse naturali del paese, che invece che “sviluppo” e progresso civile portano nuove forme di oppressione ancora più spietate e imbarbarite.
Tre montagne che si sostengono e alimentano a vicenda. Contro di esse si è sviluppata tumultuosa la guerra popolare diretta dagli eredi del glorioso inizio di Naxalbari, i maoisti da 10 anni uniti nel PCI (maoista).
Una guerra popolare che ha dimostrato la potenza delle masse armate dirette da un partito comunista maoista. Grazie alla direzione di questo partito, la guerra popolare si è estesa in tutto il paese e ha costruito le sue basi in circa un terzo del suo territorio. Una guerra popolare che è divenuta così la principale minaccia interna per il regime indiano e per l’imperialismo in una regione cruciale del mondo. Una guerra popolare che ha irradiato il suo messaggio e la sua forza tra le masse oppresse di tutto il mondo.
Contro questa minaccia il regime indiano, supportato dall’imperialismo, ha scatenato la più feroce delle repressioni contro il popolo in lotta. La “Operazione Green Hunt” è una vera e propria guerra contro il popolo. Il cuore di questa repressione è colpire il PCI (maoista), i suoi quadri, i suoi dirigenti, i suoi militanti, i suoi sostenitori, non solo nelle zone in rivolta ma anche all'interno delle città, delle università e in tutte le classi e settori sociali che sostengono o simpatizzano con la guerra popolare, la ribellione maoista, la ribellione armata delle masse popolari.
In uno scenario mondiale di crisi da cui il sistema imperialista non riesce a uscire, la guerra popolare in India è messaggio e ragione di speranza non solo per le masse oppresse del paese ma per i proletari e i popoli di tutto il mondo. È un’esperienza da far conoscere alle grandi masse di tutto il mondo, per trarre non solo fiducia dalla forza delle azioni dell’Esercito Popolare, ma anche lezioni dalla natura e sviluppo dei movimenti popolari che il partito dirige e che la guerra popolare raccoglie e anima, perché l’avanzamento della guerra popolare in India mette in discussione i rapporti di forza non solo nel sud Asia ma in tutto l’assetto del sistema imperialista mondiale.
Per questo, il 31 gennaio 2015, per la terza delle Giornate Internazionali di azione e solidarietà con la guerra popolare in India, si tengono iniziative di informazione  approfondimento e propaganda, sulla realtà straordinaria di questa lotta, le sue conquiste, le grandi difficoltà che ha superato e quelle che ha ancora di fronte, il ruolo in essa, delle masse, movimenti, classi, settori sociali e, cosa più decisiva, della direzione dei maoisti.

Materiali, documenti, video, pubblicazioni per preparare e tenere queste iniziative vanno chiesti a: csgpindia@gmail.com

pc 28 gennaio - Manlio Dinucci: Il ruolo dell’Italia nella Nato


«Amore per il popolo italiano»: lo dichiara il presidente Obama nel febbraio 2013, ricevendo alla Casa Bianca il presidente Napolitano. Perché tanto amore? Il popolo italiano «accoglie e ospita le nostre truppe sul proprio suolo». Accoglienza molto apprezzata dal Pentagono, che possiede in Italia (secondo i dati ufficiali 2014) 1428 edifici, con una superficie di oltre un milione di metri quadri, cui se ne aggiungono oltre 800 in affitto o concessione. Sono distribuiti in oltre 30 siti principali (basi e altre strutture militari) e una ventina minori. Nel giro di un anno, i militari Usa di stanza in Italia sono aumentati di oltre 1500, superando i 10mila. Compresi i dipendenti civili, il personale del Pentagono in Italia ammonta a circa 14mila unità. 
Alle strutture militari Usa si aggiungono quelle Nato, sempre sotto comando

pc 28 gennaio - Ribelli della Montagna - verso le iniziative contro i raduni fascisti di Lovere e Rovetta a maggio

Collaborando con le basi dell’ANPI, si pensava di Interpellare anche le varie sezioni di Brescia...

I Ribelli della Montagna
L'assemblea dei Ribelli della Montagna si è riunita l'8 gennaio c.a. per programmare le iniziative contro i raduni fascisti di Rovetta e Lovere. La prossima convocazione è fissata per l'inizio di febbraio, per allora contiamo di sentire persone e realtà interessate alla costruzione di iniziative di avvicinamento e controraduno.

Per il momento si è pensato a due incontri, uno a Lovere e uno a Rovetta, indicativamente il 18 aprile e il 16 maggio, con la presentazione del libro sulla Tagliamento di Sonia Residori.

Per il controraduno si valuteranno le iniziative in base ai numeri su cui potremo effettivamente contare. Impedire la commemorazione fascista a Lovere sarebbe già un buon passo (considereremo la possibilità di chiusura o controllo del cimitero).

Se anche stanotte durasse cent'anni staremo svegli abbracciandoci al buio, il nemico è alle porte della nostra città.
Se anche stanotte durasse cent'anni staremo in piedi abbracciati ad un sogno che ha una scritta sul volto: "Da qui non si passerà!"
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Se anche stanotte durasse cent'anni resiste il sogno di un giorno di sole, gloria riempi le strade della nostra città!
Se anche stanotte durasse cent'anni sorrideremo inchiodati alla croce, morte fatti da parte che passa la libertà!

pc 28 gennaio - La lotta sindacale... da Pillole comuniste

Nella lotta sindacale fondamentali sono la direzione e la partecipazione convinta dei lavoratori, in mancanza di uno di due fattori essa non può essere vincente e formativa 

da Pillole comuniste -2 -
29-10 -2013

pc 28 gennaio - All'Ilva appalto la lotta continua, ma... - seconda parte

seconda parte 

All'incontro romano non vi è stata nessuna soluzione per gli operai dell'indotto ILVA
Gli operai restano senza salario o senza parte del salario per alcuni e senza prospettive certe di lavoro.

L'Ilva e i suoi commissari fanno parziale retromarcia sulla cassintegrazione, mantenendo i contratti di solidarietà per gli operai Ilva diretti, ma non sui numeri dei lavoratori interessati 5000 - questi numeri prefigurano i potenziali esuberi nel piano previsto dal decreto. 
Inoltre vengono date assicurazioni sul pagamento degli stipendi di gennaio per gli operai Ilva.

La venuta odierna a Taranto dei commissari senza Gnudi e i loro incontri sono di pura cortesia, senza nessuna novità in merito
Ma sia a Roma, sia a Taranto viene ribadito che sulle ditte dell'appalto non c'è una soluzione soddisfacente.
Si afferma che continuano ad avere esecuzioni i lavori con le ditte attuali che vengono invitate a riprendere il lavoro, ma  si ribadisce che i loro crediti fino al 20 gennaio  finiranno nella massa passiva, cioè sono difficilmente esigibili a breve, cosi come i salari arretrati degli operai dell'indotto.
Se si riprende il lavoro ci saranno i salari dei lavori futuri, ma secondo un percorso per il quale ci vogliono ancora settimane o mesi prima che gli operai abbiano tutti i loro salari o le aziende i loro crediti e il pagamento dei nuovi salari lo si lega agli emendamenti al decreto per lo sblocco Fintecna dei soldi. Un decreto che ancora non è approvato e che ci vogliono ancora diverse settimane per approvarlo.
Questa situazione non e' accettabile ma i sindacati confederali hanno mollato i blocchi stradali, lasciando i lavoratori senza armi di pressione a sostare davanti alla portineria delle imprese o ad aspettare 'notizie' sotto il Comune. Tutte cose che non fanno cambiare nulla nella sostanza.
Non solo. Si invitano i lavoratori delle varie ditte a fare pressione sui loro padroni perchè paghino i salari, spezzettando la lotta, che può pesare solo se gli operai resteranno compatti.
Noi siamo per la ripresa dei blocchi delle strade, senza di essa gli operai sono deboli e non c'è l'emergenza necessaria perchè una soluzione a breve e collettiva venga trovata.
Noi siamo per lo sciopero generale fatto da tutti i sindacati che permetta di fermare l'Ilva - quello della sola USB di oggi è stato assai debole, ha riguardato attivisti e una piccola parte dei loro iscritti - e altre fabbriche della città che hanno gravi problemi occupazionali, vedi Cementir, ecc e e investire la citta,
La citta' è paralizzata, danneggiata, vilipesa dalle decisioni del governo e non certo dai blocchi dei lavoratori - come invece sostengono i Liberi 'benpensanti'

Siamo in emergenza salario e lavoro e serve un'azione decisa d'emergenza, chi dice il contrario inganna i lavoratori.
Vogliamo un decreto operaio che possa andare incontro alle esigenze dei lavoratori e dei cittadini e questo si può ottenere solo se si blocca fabbrica e città

Tutti i posti di lavoro devono essere salvaguardati; salari e diritti non si toccano; durante la messa a norma degli impianti gli operai dei reparti Ilva e delle ditte non devono essere mandati a casa ma impiegati nei lavori di risanamento; in una fabbrica insalubre e nociva come l'Ilva non si può stare e lavorare per tanti anni ma 25 anni bastano con estensione a tutti dei benefici pensionistici; la prima messa a norma è garantire la sicurezza e la vita degli operai in fabbrica; istituzione di una postazione ispettiva permanente all'interno della fabbrica per controlli su sicurezza e salute; ; la salute è un diritto intoccabile per operai e cittadini, servono visite mediche mirate, cure sanitarie gratuite, strutture sanitarie d'emergenza.
Slai cobas per il sindacato di classe Taranto
via rintone 22 taranto - slaicobasta@gmail.com - 3475301704

La proposta dello Slai cobas per il sindacato di classe Taranto

A fronte della grave crisi all'ilva e appalto ilva - a fronte della lotta in corso dei lavoratori dell'appalto - a fronte delle crisi industriali gravi esistenti in città e provincia vedi Cementir, ecc.
è urgente e necessario che tutte le organizzazioni sindacali dichiarino uno SCIOPERO GENERALE di tutti posti di lavoro e di tutte le attività produttive e commerciali della città;

occorre insediare un COMITATO DI EMERGENZA CITTADINO PRESSO LA PREFETTURA E COMUNE con la partecipazione libera di tutte le organizzazioni sindacali - SLAI COBAS TARANTO compreso - che richieda a governo, confindustria, enti locali un
decreto ilva che contenga anche alcuni punti qualificanti con le  risorse e le modifiche normative in deroga necessarie

Tutti i posti di lavoro devono essere salvaguardati; salari e diritti non si toccano; durante la messa a norma degli impianti gli operai dei reparti Ilva e delle ditte non devono essere mandati a casa ma impiegati nei lavori di risanamento; la prima messa a norma è garantire la sicurezza e la vita degli operai in fabbrica; istituzione di una postazione ispettiva permanente all'interno della fabbrica per controlli su sicurezza e salute; in una fabbrica insalubre e nociva come l'Ilva non si può stare e lavorare per tanti anni ma 25 anni bastano con estensione a tutti dei benefici pensionistici; la salute è un diritto intoccabile per operai e cittadini, servono visite mediche mirate, cure sanitarie gratuite, strutture sanitarie d'emergenza.

Taranto 25 gennaio 2015

Chi vuole il "decreto salva operai" come i Liberi e pensanti e non dicono che si può ottenere solo bloccando fabbrica e città è un parolaio in cerca di interviste televisive a buon mercato.

Slai Cobas per il sindacato di classe