venerdì 7 novembre 2014

pc 7 novembre - Tutto ciò che è fascista è identico - leghisti- fratelli d'Italia -fiammatricolore... tutti alla fine nell'orbita e al servizio del gran capo Berlusconi, dove stanno i soldi

Tra Padania e Arcore. I fascisti in cerca di sponda politica

L'ex leader del Fonte Veneto Skinhead Piero Puschiavo, adesso transitato in Fiamma tricolore e presidente di "Progetto Nazionale", nei giorni scorsi si è recato a Milano per una serie di incontri politici. Il suo movimento - Progetto nazionale - il 18 ottobre era in piazza a Milano insieme alla Lega Nord nella manifestazione "contro l'invasione" straniera. Puschiavo, nel suo giro milanese, è stato accompagnato da un altro capo storico del neofascismo lombardo: Roberto Jonghi Lavarini. Puschiavo ha avuto incontri politici riservati con i "massimi vertici nazionali del centro-destra" scrive Jonghi Lavarini  in una nota. Tradotto, significa che il fascistissimo Puschiavo ha avuto incontri nella villa di Arcore (residenza di Berlusconi), in Via Bellerio (sede nazionale della Lega) e alla Regione Lombardia (amministrata da Maroni). Pare che in questi incontri Puschiavo abbia ribadito l'autonomia e la trasversalità del suo movimento Progetto Nazionale, il pieno sostegno al sindaco di Verona Flavio Tosi, la collaborazione con la nuova Lega dei Popoli di Matteo Salvini e gli ottimi rapporti con Forza Italia. Insomma una interlocuzione a tutto campo con tutti i soggetti della destra italiana. Successivamente, Puschiavo ha incontrato altri noti esponenti della "destra milanese" come Lino Guaglianone e l'Avv. Piero Porciani, un gruppo di giornalisti ed i dirigenti locali di Progetto Nazionale, coordinati dal conte Alessandro Romei Longhena e da Mario Mazzocchi Palmieri (una leadership di lignaggio aristrocratico dunque).
Si conferma così il processo di avvicinamento di molte anime e gruppi neofascisti italiani alla nuova Lega di Matteo Salvini. Secondo Saverio Ferrari "L’elemento di forte novità con­si­ste nell’ultima muta­zione della Lega Nord che nei fatti sta sosti­tuendo le altre destre (da Forza Ita­lia a Fra­telli d’Italia) nello sto­rico ruolo di garanti per la galas­sia neo­fa­sci­sta nei ter­mini di coper­ture isti­tu­zio­nali, sdo­ga­na­menti e alleanze elet­to­rali". Aveva cominciato Casa Pound sostenendo la candidatura di Borghezio alle elezioni europee. C'era poi stata una diaspora da Forza Nuova verso la Lega, soprattutto in Lombardia dove se n'e andato insieme ad altri, Marco Mantovani, storico dirigente milanese del gruppo neofascista, poi era stata la volta di Forza Nuova Bergamo dove altri fascisti se ne sono usciti guardando alla Lega. La svolta "italianista" della Lega e l'ammorbidimento delle evocazioni secessioniste padane, si sta dunque rivelando utile a questa egemonia leghista sul neofascismo italiano. Con qualche gaffe, come quella degli striscioni con contenuti in aperto contrasto - alcuni invocavano la secessione, altri l'unità della nazione - che si sono visti alla manifestazione nazileghista del 18 ottobre a Milano.

pc 7 novembre - LA UE CONTESTA GLI AIUTI DI STATO ALL'ILVA - COME VIOLAZIONE DELLE "REGOLE" TRA PADRONI SULLA CONCORRENZA

I punti del documento della Direzione generale per la concorrenza della Commissione europea indirizzati al governo italiano, riportati in questo articolo della Gazzetta del Mezzogiorno, sono significativi per vari aspetti.

Tanto per cominciare, dimostrano quello da noi subito denunciato appena era uscita la notizia dello sblocco, a favore di Ilva-Gnudi, da parte del Tribunale di Milano del milione e 200mila euro sequestrati ai Riva:
Primo, le espressione di soddisfazione fatte da varie parti erano fuori luogo, non peraltro perchè l'utilizzo effettivo di questa somma aveva davanti ancora vari ostacoli legali-burocratici, ora anche economici-politici; secondo, questi soldi erano di fatto un'aiuto all'Ilva (di cui comunque i Riva sono ancora proprietari), e nulla garantiva e garantisce che non venissero utilizzati da Gnudi per dare una boccata d'ossigeno alla normale attività produttiva dell'Ilva, ai suoi debiti, e non per risanare la fabbrica.

Inoltre il documento della Commissione dimostra che tutti i decreti fatti dai vari governi per l'Ilva sono stati, fino a quello dell'agosto scorso, solo un aiuto alla proprietà dell'Ilva, alla situazione produttiva aziendale e non certo un aiuto alla difesa della salute e del lavoro - anche questo noi come altre forze lo abbiamo denunciato più volte.
Lo Stato dando e gestendo i soldi sia quelli sequestrati, sia quelli del "prestito ponte" diventa di fatto un'azionista dell'Ilva, si sostituisce a padron Riva, invece di pretendere che "chi inquina, paghi".
Questo riguarda anche le bonifiche ambientali. Queste invece che coi soldi dei Riva, come sarebbe giusto, vengono finanziate dallo Stato che da un lato così favorisce i padroni, dall'altro avendo impiegato pochi fondi, non fa ancora le bonifiche previste e, quando sarà, le farà male.

La Commissione europea, poi, scopre ora potremmo dire "l'acqua calda", ciò che da tempo viene denunciato, vale a dire che l'Ilva, i governi con i loro commissari straordinari (prima Bondi, poi Gnudi) nulla hanno fatto per il risanamento degli impianti inquinanti e del territorio.

Detto questo, attenzione! Non è che ora la Commissione europea è improvvisamente dalla parte dei lavoratori, degli abitanti dei quartieri che chiedono il principio elementare: "chi inquina, paghi"...
La commissione europea parla in nome degli altri padroni europei dell'acciaio, e attacca lo Stato italiano perchè aiutando l'Ilva scombina le regole della concorrenza del sistema del capitale, droga la situazione dell'Ilva mettendo, quindi, in difficoltà gli altri padroni.

Infine. Che può comportare questo intervento della Ue per i lavoratori e gli abitanti di Taranto? Nulla di buono, se non ancora passi indietro, ritardi, rischi sulla difesa del lavoro e dei salari e sui tempi e modi delle bonifiche.
La sorte degli operai e della popolazione come non può essere difesa dallo Stato, nuovi padroni, e governo italiano; così non può trovare giustizia dalla Commissione europea. Nessuno può e deve alimentare illusioni.


Ilva, entro 15 giorni 5 risposte alla UE

di Mimmo Mazza

TARANTO - L’ultimatum scadrà il 20 novembre... le otto pagine inviate dalla direzione generale per la concorrenza della Commissione europea al Governo italiano lasciano intravedere foschi scenari per l’Ilva di Taranto...

(La commissione) mette in serio dubbio tutta la successione di decreti e provvedimenti che i governi Monti-Letta-Renzi hanno varato negli ultimi due anni per cercare di dare una prospettiva allo stabilimento siderurgico di Taranto, ai suoi 20mila addetti, al settore manifatturiero italiano, pur al cospetto di una perizia che ha definito quell’acciaieria fonte di malattie e morte per operai e cittadini.

Sono cinque i quesiti ai quali la Commissione Europea pretende risposte. Il primo riguarda la situazione finanziaria dell’Ilva. Il Governo Renzi aveva già scritto alla commissione, sostenendo che l’Ilva non poteva essere considerata come una impresa in difficoltà, ma da Bruxelles scrivono che i dati forniti a sostegno di tale tesi sono insufficienti e per dunque si sollecita la consegna di bilanci e documenti riguardanti gli anni 2012-2013-2014. Poi c’è il capitolo della responsabilità ambientale, sul quale la Commissione addirittura chiede una lista dettagliata di tutti i provvedimenti autorizzativi in materia ambientale violati dall’Ilva dal 1996 a oggi, alla luce del principio «chi inquina paga». La commissione chiede atti, sentenze, rinvi a giudizio e tutta la documentazione giudiziaria riguardante lo stabilimento di Taranto, chiedendo inoltre di quale connessione ci sia tra l’inquinamento contestato con sentenza della Cassazione nel 2005 e l’inquinamento attuale. Viene, poi, sollecitata copia del piano industriale dell’Ilva dopo la nomina del commissario Piero Gnudi - piano industriale in realtà ancora non redatto - e una relazione su tutte le azioni prese.

Poi vengono i nodi economici, assai complicati da sciogliere. La Commissione europea, che scrive qualche giorno prima il gip di Milano disponga il trasferimento di un miliardo e 200 milioni di euro sequestrati ai fratelli Riva per frode fiscale nel capitale sociale dell’azienda, contesta la disposizione normativa che lo permette, arrivando a sostenere che «a seguito del trasferimento delle somme, lo Stato italiano diventerà azionista di Ilva»: e quel diventerà, appunto, è stato scritto a trasferimento non ancora autorizzato. A tal proposito, Bruxelles pone due domande a dir poco imbarazzanti: «per quale motivo somme depositate presso un fondo statale e amministrate da un soggetto pubblico (Equitalia giustizia, ndr) non rappresentino risorse statali? E perché il loro trasferimento ad Ilva in ottemperanza ad un atto normativo (il decreto legge Ilva-Terra dei fuochi dell’agosto 2014, ndr) non sia imputabile allo Stato?»

Quindi c’è la questione riguardante il prestito ponte, in due tranche da 125 milioni di euro l’una, contratto dal commissario Gnudi con un pool di banche per garantire il pagamento degli stipendi e dei fornitori. La Commissione europea ritiene infatti che avendo considerato quel prestito prededucibile (ovvero a pagamento prioritario in caso di insolvenza) sia da considerare aiuto di Stato per il rischio che lo Stato ha in termine di potenziale riduzione della possibilità di soddisfacimento di eventuali crediti nei confronti dell’Ilva in caso di fallimento. E a dimostrare il coinvolgimento dello Stato nella pratica del prestito ponte, la Commissione europea cita riunioni svoltesi al ministero dello Sviluppo Economico con gli enti locali per stabilire la priorietà da dare ai pagamenti dei debiti Ilva dopo l’ottenimento dei prestiti ponte.

L’ultimo quesito riguarda l’ambiente. La Commissione europea alla luce del protocollo sottoscritto nell’estate del 2012 tra Governo e enti locali per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione, contesta il fatto che tale interventi, fatti per riparare i danni provocati dall’inquinamento prodotto dall’Ilva, siano finanziati dallo Stato. «La Commissione è dell’avviso - si legge nella lettera - che gli interventi di bonifica previsti dal protocollo, sebbene non effettuati sull’area dove insiste lo stabilimento dell’Ilva, sono intesi a bonificare aree adiacenti che risultano altamente inquinate direttamente a causa di Ilva».

pc 7 novembre - Renzi a Milano preso a uova dagli operai... subito dopo va alla cena dei ricchi

All'Alcatel in Brianza Lancio di uova contro le auto, l’arrivo del premier alla nuova sede è stato accolto anche con fischi ed insulti. La ristrutturazione ha comportato esuberi per un ammontare di 586 addetti

di Redazione Milano online

(foto Paolo Salmoirago)  

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, arrivato giovedì pomeriggio a Vimercate per visitare la nuova sede di Alcatel-Lucent, è stato accolto dalla contestazione degli. Il premier è passato da un’entrata laterale, mentre le auto del suo staff, arrivate davanti quello principale, sono state fatte oggetto di un lancio di uova da parte dei manifestanti in attesa. L’arrivo delle auto blu davanti all’ingresso della multinazionale delle telecomunicazioni, è stato accolto anche con fischi ed insulti. Davanti alla sede si sono radunanti circa 500 lavoratori . La ristrutturazione di Alcatel Lucent ha comportato esuberi per un ammontare di 586 addetti, la metà circa riallocati con la cessione di un ramo d’azienda e i rimanenti circa 200 posti in cassa integrazione straordinaria fino al prossimo mese di maggio.

Alla cena di Renzi risotto scotto e sbadigli

A Milano professionisti e imprenditori. Hanno pagato 1000 euro per sostenere il Pd


La foto del premier Matteo Renzi alla cena per il finanziamento pubblicata dal suo portavoce Filippo Sensi

ANSA
Lo spazio si chiama The mall e sta sotto il nuovo quartiere residenziale Porta Nuova a Milano. Il padrone di casa, Manfredi Catella, ad di Hines Italia, sembra soddisfatto che il Pd glielo abbia chiesto: «Finalmente la sinistra si rivolge a mondi diversi da quelli tradizionali». A guardarsi attorno, durante la prima cena di finanziamento del partito di Matteo Renzi, pare di stare più al Rotary che a una tradizionale riunione democratica.

In attesa del discorso del premier una signora lo dice chiaro e tondo: «Sembra la vecchia Dc». In effetti, i giovani sono pochi e le donne pochissime. Avanza il finanziere Guido Roberto Vitale, accompagnato dall’esperta di moda Albertina Marzotto: «Seguo Renzi dalla cena che fece a Milano con Davide Serra e lo sostengo. Per il resto continuo a occuparmi di affari e contribuisco al sito Linkiesta, che verrà presto rilanciato con un nuovo direttore». C’è il presidente di Unipol, Pierluigi Stefanini, bolognese cui non soltanto per il nome vien da domandare: ma lei non stava con Bersani? «Siamo conterranei e amici di vecchia data, ma Renzi è il capo del governo». Allora è renziano? «Sono curioso». Gli altri sono una marea di piccoli e medi imprenditori semisconosciuti: «E’ il popolo del nuovo Pd, ma facciamo ancora fatica a portare i grandi nomi», ammette uno degli organizzatori.

Tra i politici, i ministri Martina e Boschi, il sottosegretario Luca Lotti, Ermete Realacci, Piero Fassino che arriva due ore dopo con la moglie Anna Maria Serafini e Stefano Boeri. Coppia glamour della serata, Carlo Capasa, ad di Costume national, con l’attrice Stefania Rocca: «Ho accompagnato lui, quello su Renzi sarebbe un discorso lungo…». Invitati non paganti, Beatrice Trussardi: «Sono qui per curiosità, non mi esprimo» e Raffaele Jerusalmi, ad di Borsa italiana: «Un’esperienza che non aggiunge molto».

pc 7 novembre - I grillini a Genova confluiscono nei sindacati autonomi di destra e tirano a destra la lotta nell'azienda trasporti - una corrispondenza

Lunedì tre novembre sera: a Genova - a partire dalle ore 21:00, presso la sala Chiamata del porto di piazzale San Benigno - si tiene un'assemblea plenaria dei lavoratori dell'Azienda Mobilità e Trasporti.
La motivazione di questa adunata è quella di concordare azioni per ben contrastare la decisione dei vertici dell'azienda - e dell'amministrazione comunale, proprietario della maggioranza assoluta delle sue azioni - di disdire unilateralmente il contratto integrativo aziendale.
Visto che dalla cancellazione del secondo livello contrattuale deriva, per tutti i lavoratori, una perdita secca di alcune centinaia - si parla di cifre tra i trecento ed i settecento - di Euro ci si aspetterebbe una riunione infuocata che porti ad azioni estreme: magari a qualcosa di simile alle cinque giornate di sciopero vissute nel novembre 2013.
Invece - viene occupata una stanzetta della direzione di via Montaldo 2, e si dichiara che si è disposti a rimanere lì fino al prossimo febbraio, in assenza di proposte di dialogo da parte della controparte.a dirigere .. una proposta modesta e conciliatoria che non raccoglie i bisogni dei lavoratori
I grillini genovesi - tutti confluiti nell'Organizzazione dei Sindacati Autonomi, con la conseguenza di renderla niente di più che una loro succursale - si distinguono; loro sì, faranno questo sciopero: ma, "per non creare t problemi ai cittadini", lo terranno domenica sedici novembre....si vuole danneggiare l'azienda, o piuttosto spaccare il fronte dei lavoratori per meglio fare gli interessi della borghesia e dei padroni?
Genova, 07 novembre 2014

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

pc 7 novembre - L'Ottobre che verrà

La rivoluzione nella società capitalista è un fiume sotterraneo di cui non si avverte quotidianamente la presenza ma che appena trova delle fessure le allarga ed erompe come una marea

da Pillole comuniste - 2 -
7 novembre 2013

pc 7 Novembre - CASO CUCCHI: L'UNICA GIUSTIZIA E' QUELLA PROLETARIA!

TRIBUNALE DI PALERMO
Un altro giovane figlio del popolo è stato ammazzato nelle patrie galere dai servi dello stato democratico... Dai servi dello stato imperialista che assume la forma di sistema democratico borghese in cui la "democrazia" e la legge è "uguale" per la minoranza che detiene il potere politico e i mezzi di produzione, al contrario per il popolo lavoratore e le masse popolari è dittatura, giustizia che uccide una seconda volta nel caso del giovane Stefano. Oggi 7 Novembre, 97esimo anniversario della Rivoluzione Socialista d'Ottobre da cui nacque il primo stato socialista sovietico, cogliamo l'occasione per dire che: E' ora di cambiare sistema! Fino a quel momento nessuna giustizia verrà dai tribunali borghesi. nessuna fiducia nelle istituzioni, l'unica giustizia è quella proletaria!

pc 7 novembre - Gli antifascisti e antirazzisti a Omegna mettono in ritirata i fascio leghisti

Profughi, due cortei a Omegna e scontri a colpi di slogan

Da un lato  Lega Nord e Fratelli d'Italia contro l'operazione "Mare nostrum", dall'altro il gruppo antifascisti del Vco

Il corteo di Lega Nord e Fratelli d'Italia (questo sarebbe un corteo? ah, ah, ah! n.d.r.)

vincenzo amato
OMEGNA
Manifestazione a colpi di slogan questa sera a Omegna durante il Consiglio comunale nel corso del quale si sarebbe dovuto discutere un ordine del giorno presentato dalla Lega Nord e Fratelli d'Italia in merito alla presenza di un gruppo di stranieri richiedenti asilo in città.
I due partiti hanno organizzato una sfilata dal centro sino al Forum, dove si teneva il Consiglio comunale (in tutto erano una decina), ma ad attenderli c'era un centinaio di giovani di sinistra e del gruppo antifascisti del Vco. con unmponente presenza delle forze dell'ordine dell'ordine a difendere i fascio leghisti
Il Consiglio comunale si è concluso poco dopo le 23 con l'approvazione di un ordine del giorno approvato dalla sola maggioranza e presentato da Alyosha Matella in cui esprime solidarietà alle persone che richiedono asilo politico internazionale.

pc 7 novembre - Iniziativa antimilitarista a Novara contro gli f 35

NO F-35, provocazione in piazza: un monumento al disertore contro le guerre

L’idea di un gruppo di sostenitori del Movimento: «Quest’anno cade il centenario della prima guerra mondiale, un secolo dopo ci sono ancora conflitti ovunque»


Il «monumento al disertore» installato in piazza delle Erbe a Novara

04/11/2014
roberto lodigiani
novara
L’hanno pensato e poi costruito pezzo dopo pezzo con cartone e cartapesta in un’abitazione di Novara: domenica pomeriggio in piazza delle Erbe a Novara è stato svelato e inaugurato il «monumento al disertore». «La realizzazione del monumento intitolato “evviva il disertore!” - dice il coordinatore del movimento NO F-35 del novarese Domenico Argirò - è stata corale con la collaborazione di una decina di sostenitori. Contro tutte le guerre siamo convinti che la disobbedienza e la diserzione siano le migliori risposte».
Un’iniziativa simile è stata portata a termine anche a Torino: «Quest’anno cade il centenario della prima guerra mondiale - dice Argirò -. Un secolo dopo ci ritroviamo in condizioni simili: guerre in Medio Oriente, in Ucraina, in Africa ed in diversi altri luoghi. Ovunque gli interessi economici delle banche e delle grandi industrie producono destabilizzazione a proprio favore: le industrie delle armi per vendere i loro prodotti, le banche per accrescere i profitti derivanti dalle transazioni. Ma anche i governi per acquisire egemonia territoriale, politica ed economica. Di fronte a questa situazione, i lavoratori, i precari, i disoccupati e i pensionati non hanno ovviamente nulla da guadagnare: oltre a pagare i costi della crisi, pagheranno anche con il loro sangue un’eventuale ulteriore estensione dei conflitti in atto».
Il monumento veicola una molteplicità di messaggi: «La figura umana sulla guglia è un generale che tra armi e cannoni manovra come fossero burattini i sottoposti. Più in basso un bambino che rivolge all’ufficiale un gestaccio eloquente. Spazio anche alla poesia con l’incisione dei versi della canzone “Il disertore” di Boris Vian nella versione interpretata da Ivano Fossati». A forza di braccia il monumento domenica è stato portato in corteo nelle vie del centro: «Nelle prossime settimane l’opera d’arte che rende anche omaggio alle migliaia di disertori processati e fucilati negli anni della Prima guerra mondiale - conclude Argirò - inizierà un viaggio nelle principali piazze del Novarese. Sarà presente al convegno del 29 novembre a Venegono Superiore organizzato dal comitato «No M346».

pc 7 novembre - Anniversario della Rivoluzione d'Ottobre... E' ora di cambiare sistema

Proseguendo lo studio di 1917-2014
Principi del leninismo” nell'anniversario della
della rivoluzione d'Ottobre

E' ORA DI CAMBIARE SISTEMA

LA NECESSITÀ OGGI DEL PARTITO

14 novembre ore 20.30
reading-video
viale Marconi,1 Dalmine
c/o sede slai cobas s.c.


Organizza:
proletaricomunisti.blogspot.it

pc 7 novembre - Lo sciopero del 14 tra gli operai immigrati della logistica di Brignano

Venerdì 14 novembre 2014 – SCIOPERO GENERALE NAZIONALE per l'intera giornata
CONTRO IL GOVERNO RENZI/POLETTI - PER I NOSTRI DIRITTI


La lotta per cacciare il governo antioperaio e antipopolare di Renzi è una necessità vitale per tutti i lavoratori. Il JOBS ACT, è un insieme di misure che peggiorano la condizione contrattuale dei lavoratori.
• eliminazione di ciò che rimane dell'art.18 e di buona parte dello Statuto dei lavoratori, operazione chiamata 'contratto a tutele crescenti'
• demansionamento con riduzione di paga, video-controllo/controllo a distanza,
• cancellazione dei contratti nazionali, taglio degli ammortizzatori sociali cig/aspi...
Ora i padroni delle cooperative grazie al loro amico ministro del lavoro Poletti, ex dirigente di Confcooperative) potranno esportare al resto del mondo del lavoro, la situazione che si vive nelle cooperative dove i lavoratori sono: precari e quindi ricattabili a vita ad ogni cambio appalto, licenziati per motivi economici che decide il padrone (LDD) e con 200 euro di disoccupazione (aspi), dopo essere stati spremuti come limoni nei magazzini e spesso non pagati il giusto.
MA FORSE TANTI LAVORATORI DI BRIGNANO SI SONO DIMENTICATI CHE IN QUESTO MAGAZZINO ABBIAMO LOTTATO CONTRO TUTTO QUESTO !!!
I lavoratori della KN di Brignano si sono dovuti scontrare con i manganelli della polizia (come gli operai di Terni) perchè le cooperative non volevano riconoscere il sindacato che avevano scelto: lo Slai Cobas.
Grazie a questa vittoria il sindacato è diventato più forte e i lavoratori hanno mantenuto fino ad oggi il loro lavoro, ma anche diritti e dignità come è dimostrato dai numerosi cambi appalto fatti fino ad ora.
Oggi chi pensa che qui va tutto bene e che questo sciopero non lo riguarda, o peggio pensa che facendo sciopero mette a rischio il posto di lavoro, non solo si sbaglia, ma sta dando forza alla cooperativa e quindi si sta mettendo nelle loro mani.
SE IL SINDACATO E' PIU' DEBOLE, SIAMO TUTTI PIU' DEBOLI!
Noi siamo il sindacato dei lavoratori, che vogliono lottare e unirsi agli altri operai delle cooperative logistiche per essere più forti e cambiare questo sistema di precarietà e sfruttamento, per il lavoro e i diritti per tutti.

SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE via Marconi 1, Dalmine

pc 7 novembre - All'Ilva verso lo sciopero del 14 - massiccio volantinaggio

ILVA Taranto – ora tocca agli operai pretendere un decreto per loro entro Natale, prima che sia troppo tardi, qualunque sia la soluzione che preparano padroni e governo

14 novembre
manifestazione con incontro Prefettura ore 9


SLAI Cobas per il sindacato di classe

OGGETTO: PROCLAMAZIONE DI SCIOPERO GENERALE NAZIONALE DEL 14 NOVEMBRE 2014 contro il jobs act, la cancellazione dell'art. 18, e per Taranto per il DECRETO OPERAIO per i lavoratori dell'Ilva.
Lo Slai Cobas per il sindacato di classe, con la presente, nota comunica a codesta Direzione Ilva Spa che nell'ambito della giornata di sciopero nazionale e generale del 14 NOVEMBRE 2014, viene indetto lo sciopero di 24 ore – per i tre turni + normalisti – dalle ore 7 del 14 novembre alle ore 7 del 15 novembre 2014, per tutti i lavoratori dello stabilimento di Taranto.
Lo sciopero, oltre le motivazioni di carattere nazionale – contro il jobs act e la cancellazione dell'art. 18 - per i lavoratori dell'Ilva ha per oggetto:
la richiesta al governo di emanazione di un “DECRETO OPERAIO” CHE STABILISCA:
-tutti gli operai devono essere impiegati durante la messa a norma degli impianti, 
-nessun  operaio deve andare a casa, 
-
salari e diritti non si toccano, 
-la prima messa a norma è garantire la sicurezza degli operai, 
-istituzione di una postazione ispettiva permanente all'interno della fabbrica,
-in una fabbrica insalubre e nociva come l'Ilva non si può stare e lavorare per tanti anni ma che 25 anni bastano, con estensione, quindi, a tutti dei benefici pensionistici,
-la salute è un diritto intoccabile per operai e cittadini, per cui servono visite mediche mirate, cure sanitarie gratuiti, ospedale e strutture d'emergenza, affidate ad Emergency.

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe, con la presente, è a disposizione per la verifica del minimo di “comandate”, solo ai fini della salvaguardia impianti e sicurezza dei lavoratori.
Si fa presente che ai sensi dell'art. 28 L. 300/70 nessun lavoratore che aderisca allo sciopero deve subire limitazioni o essere oggetto di interventi disciplinari per aver esercitato questo diritto tutelato da leggi e Costituzione.

SLAI COBAS per il sindacato di classe
per com. 74121 Taranto via Rintone, 22 -- slaicobasta@gmail.com - T/F 0994792086 - 347530170
Per i lavoratori che vogliono fare lo sciopero, esso è regolarmente autorizzato, aperto a tutti i lavoratori qualunque sia la tessera sindacale ed è stato comunicato regolarmente all'azienda
con la predetta comunicazione.

ILVA Taranto – ora tocca agli operai pretendere un decreto per loro entro Natale, prima che sia troppo tardi, qualunque sia la soluzione che preparano padroni e governo

pc 7 novembre - Stalin UNA INIZIATIVA 'CULTURALE' INDECENTE - corrispondenze da Genova

Martedì quattro novembre, a Genova, si p tenuta  - presso l’Accademia ligure di Scienze e lettere, la presentazione del libro: “Il mito di Stalin nell’Europa orientale”.
La qualità - si fa per dire - del libro la si può tranquillamente rintracciare guardando chi sono i personaggi che presenziano alla giornata: Andrea Ungari, curatore della spazzatura ideata da tale Aldo Cucchi; Franco Monteverde, politicante locale; Silvio Ferrari, scrittore ed ex politicante.
Vediamo chi sono i due personaggi politici in questione, partendo dal ‘signor’ Franco Monteverde: costui - attualmente assessore alla Cultura del Comune di Voltaggio (Al) - è l’ex assessore al Bilancio del Comune di Genova, della Giunta del  sindaco socialista Fulvio Cerofolini, già destinatario di un avviso di garanzia, da parte del pretore dell’epoca (successivamente sindaco) Adriano Sansa, nell’ambito di un’inchiesta riguardante le allora Unità Sanitarie Locali.
E’ stato presidente della Fondazione Gramsci genovese, ma questo non significa nulla; dallo scioglimento del partito revisionista, tale ente è finito nelle mani del peggio di quello che restava della sua identità: dal Partito Democratico della Sinistra, ai Democratici di Sinistra, all’odierno Partito (sedicente) Democratico.
Silvio Ferrari, invece, è stato esponente - anche istituzionale, sia in qualità di consigliere comunale, sia di consigliere provinciale, sia di assessore comunale alla Cultura - del partito revisionista dal 1964 alla sua fine, per poi continuare la sua carriera politica nel Partito Democratico della Sinistra fino al 1998.
Attualmente è professore universitario in pensione, non ha più incarichi nelle istituzioni, ma non si è certo ritirato a vita privata: è stato, ed è tutt’ora, tra i più importanti sostenitori dell’attuale primo cittadino genovese, il Markese Doria.
Con queste credenziali da parte dei relatori, non c’è certo bisogno di presenziare a certe iniziative per comprendere il carattere schifosamente revisionista ed anticomunista dello scritto.
Genova, 06 novembre 2014

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

Ancora un libro contro Stalin in un quadro di propaganda antirussa non casuale , visto che la Repubblica Italiana stà facendo una guerra di sanzioni alla Russia per non voler dividere l'Ucraina in due, mentre della Yugoslavia si è fatto lo spezzatino(Per me una politica USA di destabilizzazione europea) ,si afferma candidamente alla radio nell'ambito della ricorrenza dell'inizio della Grande Guerra che le donne del battaglione della morte che difendevano nel 17 il Palazzo d'inverno sono state violentate e poi ammazzate tutte dai bolscevichi ,cosa assolutamete falsa, inoltre poco tempo fa è morto vecchissimo il Tenente -generale dell'armata rossa il pluridecorato Kalasnicov, inventore dell'omonimo fucile mitragliatore, figlio di ex contadini ricchi (Kulaki) deportati in siberia e lì agricoltori che il famoso Libro nero del comunismo da tutti per sterminati....noi " non gettiamo Stalin con l'acqua sporca", mentre ne riconosciamo, assieme agli altri compagni  a tutta la classe lavoratrice sovietica il grande merito di aver realizzato un sistema socialista mai visto prima nel mondo, possiamo ben dire che certo errori ne sono stati fatti ,ma il bilancio è nettamente positivo, e le critiche avvelenate a sinistra di chi ha solo fatto errori di connivenza col nemico ci lasciano molto tranquilli, d'altronde la stessa storiografia borghese seria ammette che "ll giudizio storico su Stalin è ancora da dare..."

walter gaggero

pc 7 novembre - Sul definirsi "comunista"

"sono comunista" è una frase che trabocca da molte "pentole"!
Tanti, troppi, sono i gruppi - i movimenti - le persone che se ne riempiono la bocca.
La maggior parte di questi non ha mai messo il naso fuori dalla sua finestra e quando l'ha fatto è stato solo per esternare la sua visione riformista e revisionista della società.
Essere comunisti è tutt'altra cosa!

Senza il partito, senza vivere per costruirlo giorno per giorno, pezzo per pezzo, non è giusto definirsi comunisti
e meno che mai comunisti rivoluzionari.

da Pillole comuniste 1 -  21/07/2013



giovedì 6 novembre 2014

pc 6 novembre - per l'autonomia ideologica, politica del proletariato

E' difficile in fasi in cui la borghesia e l'opportunismo hanno un pieno dominio ideologico, politico e organizzativo e le masse popolari appaiono accettarlo o si rivolgono ai demagoghi e ciarlatani, tenere ferma e solida la posizione ideologica e politica dei comunisti e battersi coerentemente per l'autonomia ideologica, politica del proletariato.
Ma solo essa è garanzia di tenuta e di un futuro possibile e quindi solo essa va preservata con orgoglio e forza.

pillole comuniste 4.5.2013

pc 6 novembre- ....e grossa manifestazione in Belgio contro il governo Michel-De Wever, un governo senza legittimità ... se non per servire gli azionisti e i ricchi. Scontri con la polizia in assetto antisommossa che ha sparato gas lacrimogeni e idranti




In piazza grandi delegazioni di operai delle grandi aziende del paese: Audi, NLMK, Van Hool, DAF, Delhaize ... Ma ci sono stati anche molti lavoratori delle imprese più piccole e il settore pubblico, gli insegnanti, gli studenti e i lavoratori dei trasporti pubblici.




Più di 120.000 lavoratori, fiamminghi, valloni e di Bruxelles, dipendenti di aziende pubbliche e private, ma anche giovani, studenti, attori e attivisti della cultura associativa o destinatari di assistenza sociale hanno marciato insieme per le strade di Bruxelles per dire di no al contro la riforma del lavoro proposta dal governo del premier belga Charles Michel, del Movimento Riformatore. Le misure di austerità, che prevedono l’estensione dell’età pensionabile, il congelamento del legame automatico fra stipendi e inflazione e un taglio ai servizi pubblici, sono necessarie secondo il governo per mantenere il deficit di bilancio entro i parametri previsti dall’Ue. La marcia, partita dalla Gare du Nord, apre una campagna di un mese contro la coalizione di governo che avrà il suo apice il 15 dicembre con uno sciopero generale.

«120.000 persone sono i portavoce di centinaia di migliaia di altre persone che esprimono la loro opposizione al governo. Si tratta di un’ondata di tutti i settori della società che si rifiutano il Society Project del Team Michael-De Wever». E’ il più grande evento sindacale e civico da quasi 20 anni. «Un giorno storico per il mondo del lavoro», ha detto il presidente del Ptb, Peter Mertens chiedendo il ritiro del piano De Wever. Altrimenti si provocherà un dramma sociale. Il Belgio ha mai prodotto tanta ricchezza di oggi. Lo scandalo dei #LuxLeaks dimostra come i ricchi traggano benefici dalla generosità del sistema fiscale.


pc 6 novembre - Scontri tra anticapitalisti e polizia a Londra...

Marcia di Anonymous, scontri a Londra

Anticapitalisti in piazza nel giorno dedicato a Guy Fawkes

 Scontri tra polizia e migliaia di manifestanti anticapitalisti in protesta al grido "rivoluzione" sono scoppiati ieri sera nel centro di Londra, vicino Buckingham Palace. I manifestanti facevano parte della 'Marcia di milioni di maschere' organizzata in diverse città del mondo da parte di Anonymous. La manifestazione ha avuto luogo nel Guy Fawkes day, in memoria del ribelle cattolico che voleva far saltare in aria il Parlamento di re Giacomo I nel 1605, citato anche nel film 'V per vendetta'.

pc 6 novembre - Il sindacato che piace a Beppe Grillo è quello di polizia

Altro che opposizione, ormai in Parlamento tutti fanno a gara a chi è il più fascista


—  Giuliano Santoro, il manifesto 4.11.2014

Movimento 5 Stelle. Di Maio e gli altri grillini ribadiscono la linea: «Gli uomini in divisa hanno avuto e avranno sempre il nostro sostegno». Suscitando, si suppone, l’imbarazzo di deputati come Marco Scibona, che funge nei piani grillini da ufficiale di collegamento tra i 5 Stelle e i No Tav della Val Susa


Beppe Grillo dimostra diffidenza verso le organizzazioni dei lavoratori ma non nasconde sensibilità per le ragioni dei sindacatini di polizia più corporativi. È successo ancora due giorni fa, quando dal blog Bep​pe​grillo​.it ha trovato il modo di affrontare le botte ai lavoratori dell’Ast di Terni prendendosela coi metalmeccanici e alludendo al fatto che la Fiom avrebbe contrapposto artificiosamente cittadini in divisa e cittadini in tuta blu allo scopo di gettare benzina sul fuoco della “guerra tra poveri”. «Chi ha organizzato il corteo non poteva non sapere che la deviazione del percorso non era consentita», premette una nota redazionale che introduce l’intervista a Igor Gelarda, della segreteria nazionale del sindacato di polizia Consap. «I sindacalisti della Fiom dovrebbero ben sapere che se cerchi di uscire dalla zona che ti è stata data entrerai in contatto con la polizia», tuona Gelarda dalla gettonatissima tribuna digitale del Movimento 5 stelle. Poche ore prima, un ipotetico stress test sul rapporto tra opinione pubblica e forze dell’ordine avrebbe segnato un altro punto di crisi: le agenzie battono la notizia delle assoluzioni in appello per la morte di Stefano Cucchi.

Il M5S non manca di solidarizzare con le forze di polizia: sui profili Fb dei parlamentari del cerchio magico si manifesta «rispetto» per la «sentenza Cucchi» e per il «dolore della famiglia». Tuttavia, pur esprimendo imbarazzo per le prese di posizione di «alcuni sindacalisti» Di Maio e gli altri grillini ribadiscono la linea: «Gli uomini in divisa hanno avuto e avranno sempre il nostro sostegno». Suscitando, si suppone, l’imbarazzo di deputati come Marco Scibona, che funge nei piani grillini da ufficiale di collegamento tra i 5 Stelle e i No Tav della Val Susa e che ha depositato un progetto di legge per il codice identificativo obbligatorio sulla divisa.

Qualche settimana prima, esponenti di sindacati di polizia sono la fonte primaria cui Grillo e i suoi si appigliano per diffondere e amplificare il supposto «allarme Ebola» causato dagli sbarchi dei migranti. In precedenza, i consiglieri municipali M5S di Roma votano un odg per chiedere che alle grandi manifestazioni venga impedito di passare per il centro della città. E in pochi sanno che quando Napolitano viene rieletto al Quirinale e Grillo chiama gli italiania protestare davanti alla Camera, decide di spegnere la piazza sul nascere quando gli uomini della Digos spiegano ai suoi ragazzi che rischiano di non trovarsi davanti la platea di uno spettacolo di cabaret. «Non si preoccupi, li teniamo buoni noi», dice ai dirigenti di piazza Vito Crimi, calandosi il cappello da pompiere.

Il fatto è che i cortei servono anche e soprattutto a segnare un confine simbolico e materiale tra il «noi» e il «loro». Quel confine rompe lo schema principale della retorica pentastellata che vorrebbe i cittadini tutti, al di là di classi e blocchi sociali, uniti contro i «politici». È un’immagine impossibile da fagocitare dall’idrovora-Grillo. Già due anni or sono, quando i book-bloc degli studenti vengono pestati dalla polizia a Roma, Grillo invita all’unità i giovani precari e i robocop col manganello. Successivamente, non manca di dare spazio a esponenti del Sap (il sindacato di polizia che ha insultato la memoria di Cucchi). Un anno più tardi, a Torino, si verifica l’evento che marca l’identità di quello che la stampa chiama «movimento dei forconi».

È una scena che viene evocata per inverare l’insorgere di una comunità nazionale, interclassista e post-ideologica: le forze dell’ordine si tolgono i caschi tra gli applausi dei manifestanti. Soldati e poliziotti diventano, nell’inconscio profondo del paese che condivide slogan e filmati nei social network, l’alleato indispensabile contro la Casta che affama «gli italiani». Addirittura, uno dei leader della protesta chiede che il governo venga sostituito da una giunta militare. Grillo si accoda con disinvolta enfasi e scrive ai vertici di polizia, carabinieri ed esercito: «Gli italiani sono dalla vostra parte, unitevi a loro».

pc 6 novembre - FORMAZIONE OPERAIA - IL CAPITALE PER SALVARSI DISTRUGGE

FORMAZIONE OPERAIA - IL CAPITALE PER SUPERARE LA CRISI DISTRUGGE FORZE PRODUTTIVE - MERCI...


Per rispondere alla crisi vi sono continue iniezioni di credito da parte del governo e da parte di banche alle imprese; i livelli del ricorso al credito continuano a crescere da una recessione all'altra e da un ciclo economico all'altro. Questo aumenta ancora di più il peso del capitale finanziario rispetto al capitale industriale; ma, come abbiamo visto nelle parti precedenti, la finanziarizzazione non è la "malattia", ma il sintomo della malattia (la crisi del capitale) e al tempo stesso la droga che permette di non avvertirla e momentaneamente superarla... Ma inevitabilmente tutto questo porta ad una crisi ancora peggiore e più vasta.



APPUNTI DI STUDIO SU MARX E LA CRISI
stralci da “il capitalismo e la crisi”. Scritti scelti (di Marx)
a cura di Vladimiro Giacchè.

(I pezzi in corsivo segnalati da (ndr) sono brevi note 
di Proletari comunisti)
4° parte

Il credito accelera le crisi

Il credito “spinge la produzione capitalistica al di là dei suoi limiti” anche nel senso di porre a disposizione della produzione “tutto il capitale disponibile e anche potenziale della società”... E' precisamente per questi motivi, osserva Marx, che il credito appare come la causa della sovrapproduzione: ”se il credito appare come la leva principale della sovrapproduzione e dell'iperattività e della sovraspeculazione nel commercio, ciò accade soltanto perchè il processo di riproduzione, che per sua natura è elastico, viene qui forzato fino al suo estremo limite, e vi viene forzato proprio perchè una gran parte del capitale sociale viene impiegata da coloro che non ne sono proprietari, che quindi rischiano in misura ben diversa dal proprietario...”. in quanto la finanza (banche) utilizza il denaro di altri.
Ma per Marx tutto questo non (è) una patologia ma una caratteristica di fondo del sistema creditizio.

Però, proprio per il fatto di accelerare “lo sviluppo delle forze produttive e la creazione del mercato mondiale” (Marx), il sistema creditizio al tempo stesso “accelera le crisi, le violente eruzioni di questa contraddizione e quindi gli elementi di dissoluzione del vecchio modo di produzione” (Marx).
Grazie al credito si può ben spingere la produzione oltre i limiti del consumo (ossia dell'effettiva domanda pagante), ma alla fine il processo si inceppa e la crisi si incarica di dimostrarci che quel limite e invalicabile. Le merci restano invendute, cominciano i ritardi nei pagamenti, la circolazione si arresta in più punti, e tutto il meccanismo entra in stallo.
Ecco come Marx descrive la situazione: “Fino a che il processo di riproduzione fluisce normalmente (...) questo credito si mantiene e si amplia, e questo ampliamento è fondato sull'ampliamento del processo stesso di riproduzione. Non appena subentra un ristagno provocato da ritardi dei rientri, da saturazione dei mercati, da caduta dei prezzi, la sovrabbondanza di capitale industriale persiste sempre, ma in una forma che non gli permette di adempiere alla sua funzione. Massa di capitale-merce, ma invendibile. Massa di capitale-fisso, ma in gran parte inattivo a causa del ristagno della riproduzione”.
A questo punto il credito si contrae: la restrizione del credito e la richiesta di pagamenti in contanti contribuiscono a conferire alla crisi la sua apparenza di crisi creditizia e monetaria.
(Ma) dietro la crisi “creditizia e monetaria” (oggi si direbbe finanziaria) oltre al fallimento di speculazioni nate nel momento di massima espansione del credito, c'è insomma una crisi di sovrapproduzione e di realizzazione del capitale.
(Anche oggi) la crisi (è) una classica crisi di sovrapproduzione, (essa) è precedente lo scoppio della bolla creditizia. La bolla creditizia l'ha prima mascherata e poi, esplodendo, ha creato l'illusione di esserne la causa...
Nella crisi, puntualmente, si è interrotto il ciclo di trasformazione della merce in denaro e si è prodotta quella caratteristica “carestia di denaro” che trasforma il denaro stesso, da semplice mezzo di circolazione del capitale, in “merce assoluta”, in “forma autonoma del valore” superiore e contrapposta alle singole merci: “in periodi di depressione, quando il credito si restringe oppure cessa del tutto, il denaro improvvisamente si contrappone in assoluto a tutte le merci quale unico mezzo di pagamento e autentica forma di esistenza del valore” (Marx).

Crisi e distruzione di capitale

... La crisi odierna iniziata nel 2007 ha assunto col passare dei mesi le caratteristiche di una vera e propria crisi generale. Attraverso di essa si è verificata una enorme distruzione di capitale su scala mondiale. 
La distruzione di capitale che si verifica nelle crisi non è per Marx un accidente, ma una condizione necessaria al fine di ripristinare condizioni più elevate di redditività del capitale investito.

Questa distruzione è di due tipi.
1) la distruzione di “capitale reale”, “in quanto il processo di riproduzione si arresta, il processo lavorativo viene limitato o talvolta interamente arrestato, viene distrutto capitale reale. Il macchinario che non viene usato non è capitale. Il lavoro che non viene sfruttato equivale a produzione perduta. materia prima che giace inutilizzata non è capitale. Costruzioni che restano in utilizzate (altrettanto quanto nuovo macchinario costruito) o restano incompiute, merci che marciscono nel magazzino, tutto ciò è distruzione di capitale” (Marx).
Questo aspetto della crisi “si risolve in una diminuzione reale della produzione, del lavoro vivo – allo scopo di ristabilire al giusta proporzione tra lavoro necessario e pluslavoro, su cui in ultima analisi tutto si fonda” (Marx).
Tale proporzione può può essere ristabilita in quanto la crisi comporta licenziamenti di massa e la creazione di un esercito industriale di riserva: da questo discende una diminuzione del potere contrattuale dei lavoratori, e pertanto un aumento della quota del lavoro non pagato e del saggio del plusvalore.

(ndr) Quindi si ritorna alle condizioni originarie del rapporto di produzione, del rapporto tra capitale e lavoro salariato. Durante la crisi e per superare la crisi chi ci perde sono solo i lavoratori e le masse popolari, con aumento dei prezzi (a causa della distruzione di merci, quelle restanti aumentano di prezzo - a questo segue un abbassamento dei prezzi per il deprezzamento delle merci ma contemporaneamente vi è il "deprezzamento" dei salari e pertanto i lavoratori non ne ricavano alcun beneficio;, indebitamento e strozzamento da parte di usurai legali (banche) e illegali, ma soprattutto con licenziamenti e abbassamento dei salari.
Gli analisti, economisti, borghesi, il parlamento e il governo quali comitato di affari della borghesia, i loro commentatori e scribacchini, e, soprattutto, per gli effetti diretti che hanno nella mancanza di difesa nella crisi dei lavoratori, i sindacalisti dei sindacati istituzionali, ecc., soprattutto nella crisi diffondono a piene mani tra la gente, utilizzando tutti i mezzi, la favola che padroni e lavoratori stanno tutti “nella stessa barca”, che entrambi nella crisi fanno sacrifici” e che insieme dovrebbero superare la crisi.
A parte che la realtà, le misure adottate dal governo e dalle aziende, gli accordi dei sindacati di regime smentiscono subito questa favola, e mostrano che i sacrifici sono, e non possono che essere, a senso unico; ciò che è più osceno è che tentano di nascondere il fatto che la crisi è provocata dallo stesso capitale, che il capitale per salvare le sue sorti e tornare a fare i profitti dallo sfruttamento del lavoro salariato non esita a distruggere mezzi di produzione, merci, anche di prima necessità, fino alle stesse forze vive; il capitale per la sua vita non può che portare la “morte”.
Da questo ne viene che gli operai, i lavoratori tutti, le masse popolari per la loro vita, per impedire la distruzione di mezzi, merci, ecc. devono non volere l'uscita dalla crisi dei capitalisti, ma la loro “morte”, la fine del sistema di produzione capitalistico; e quindi i proletari devono passare da una condizione oggettiva, descritta da Marx, di “becchini” della borghesia, a una situazione soggettiva per esserlo realmente e porre effettivamente la parola fine alle crisi.

2) Un secondo aspetto della distruzione di capitale è rappresentato dalla “caduta rovinosa dei prezzi delle merci”. In questo caso “non viene distrutto nessun valore d'uso. Ciò che perde l'uno, guadagna l'altro. Alle masse di valore operanti come capitale viene impedito di rinnovarsi come capitale nella stessa mano. I vecchi capitalisti fanno bancarotta” (Marx), in quanto non solo non riescono a valorizzare il capitale anticipato per produrre quelle merci, ma le devono vendere al di sotto del loro valore. Allo stesso modo, nella crisi “una gran parte del capitale nominale della società, cioè del valore di scambio del capitale esistente, è distrutta una volta per tutte, benchè proprio quella distruzione poiché essa non tocca il valore d'uso, possa favorire molto la nuova riproduzione” (Marx). 

(continua giovedì prossimo)

pc 6 novembre - I NOSTRI DIRITTI NON SI TOCCANO! CONTRO LA VIOLENZA DI QUESTO STATO DI POLIZIA NOI OPPORREMO LA VIOLENZA PROLETARIA! LE LOTTE NON SI ARRESTERRANNO MAI


Cortei e manifestazioni, al Viminale si studiano nuove regole
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Al Ministero dell'Interno starebbero studiando, per l'ennesima volta, nuove regole di ingaggio per cortei e manifestazioni al fine di limitare scontri e violenze.

Non è la prima volta: è dal 2001, dalla "macelleria messicana" della Diaz e dal lager di Bolzaneto che si parla di "nuove regole" per cortei e manifestazioni: la teoria, la linea politica, che va per la maggiore in questo senso è sempre stata quella di porre un limite al numero di manifestazioni e di allontanarle dai centri cittadini per ridurre al minimo il rischio scontri.
Ma la questione è un'altra: posto il diritto costituzionale a manifestare il proprio sacrosanto dissenso e posto il dovere costituzionale di andare al lavoro ogni giorno, spostare le manifestazioni dal centro e limitarne le autorizzazioni altro effetto non avrebbe che spostare altrove il problema.
Dal 12 aprile scorso, giorno di scontri a Roma durante le manifestazioni per il diritto all'abitare, ma già dall'autunno precedente, il clima sociale nel Belpaese è critico: una società fratturata in due parti, una spaccatura che aumenta sempre di più con l'aumentare del divario economico e sociale in un Italia divisa in due.
E così da anni al Viminale tentano di trovare una soluzione: ogni volta sembra la volta buona ma poi, stringi stringi, tempo pochi mesi e ci si ritrova di nuovo con qualche manganellata, qualche bottiglia rotta, qualche testa suturata. Il mestiere di ordine pubblico e il sacrosanto diritto al dissenso non sono mai stati tanto in contrapposizione, nell'Italia della seconda Repubblica: sembra quasi, per certi versi, di essere tornati agli anni '70. Il Governo e gli esperti dell'Antiterrorismo temono molto il conflitto sociale e soprattutto quella che Il Messaggero definisce "la possibilità di una saldatura stabile tra le varie componenti della protesta: i metalmeccanici, i precari, gli studenti, i migranti."
Al Viminale starebbero studiando soluzioni per ridurre al minimo il rischio di scontri nei cortei: pensavano di avere trovato il bandolo della matassa dopo il 12 aprile producendo qualche foglia di fico (telecamere sulle divise degli agenti ma nessun numero di identificazione, servizio d'ordine degli organizzatori ma dietro l'autorizzazione del Prefetto ed altre mostruosità -inutili- legislative) ma di recente le difficoltà di gestione dell'ordine pubblico sono nuovamente emerse in tutta la loro violenza.
"Caricate!"
Bisognerebbe, forse, cominciare da qui: da quel "caricate" proferito aprioristicamente (almeno così sembra dalle immagini di Gazebo) da un funzionario della Polizia ai suoi uomini, che fremevano nelle tensioni contro gli operai ternani delle acciaierie Ast.

Le nuove regole per i cortei e l'ordine pubblico



Secondo le notizie che escono dai corridoi del Viminale il principio attorno al quale si starebbero fissando nuove "regole d'ingaggio" è chiaro: il contatto fisico tra Polizia e manifestanti deve essere l’extrema ratio. In tal senso i tecnici del ministero starebbero pensando ad una sorta di "zona di rispetto", un vero e proprio cuscinetto tra gli uomini delle forze dell'ordine ed i manifestanti, con i primi che dovranno tenersi ad una precisa distanza dai dimostranti proprio per evitare che le tensioni possano sfociare in violenze.
Lacrimogeni, cariche e manganelli dovranno essere limitati ai casi di assoluta necessità e nessun mezzo e nessun agente dovrà presenziare in servizio ai lati dei cortei di manifestanti (cosa che già non avviene per ovvi motivi di sicurezza delle forze di Polizia, ma forse al Viminale non lo sanno), ma gli uomini delle forze dell'ordine avranno in dotazione i medesimi strumenti di oggi: dagli idranti (il forte getto d'acqua contiene una sostanza leggermente urticante, lo abbiamo visto in Turchia durante Gezi Park) ai manganelli e agli sfollagente (questi ultimi, il cui nome è Tonfa e il cui uso sarebbe proibito, sarebbero da usare però solo nei casi di estrema concitazione).
E le pistole elettriche Taser? Quelle, rassicurano dal Viminale, nelle manifestazioni non dovranno nemmeno esserci (saranno in dotazione alle pattuglie): ai cortei ci saranno invece (forse) gli spray urticanti al peperoncino Capsicum (che si usano a uno-due metri di distanza, quindi dentro la "zona cuscinetto" di cui sopra).
Questi strumenti (idranti, spray, sfollagente) vengono chiamati "dissuasori".
Le telecamere montate sulla divisa che i poliziotti hanno chiesto e ottenuto proprio per poter documentare gli scontri resteranno perchè sono considerate un valido strumento di sicurezza (o di repressione?), ma guai a parlare di numeri identificativi sulle divise.
Il problema sulle telecamere è uno solo ed è emerso in tutta la sua prepotenza proprio la scorsa settimana: negli scontri romani dei giorni scorsi infatti le telecamere erano indossate da dieci agenti ma erano spente: quando è arrivato l'ordine di accenderle, è stato inutile perché il putiferio era scoppiato e l'ordine di caricare era stato precedente.
Secondo una fonte che a Blogo ha chiesto espressamente di rimanere anonima si starebbe pensando anche ad un ampliamento di poteri per le forze dell'ordine, sull'onda di quanto già sperimentato in Germania: lo stato di emergenza per il livello di allerta dovuto a questa o quella manifestazione "a rischio" potrebbe infatti convincere ad erogare alla Polizia poteri speciali, in linea con quanto vi abbiamo raccontato lo scorso inverno sulla Gefahrengebiet ad Amburgo. Solo voci, non confermate, che però connotano il clima nel quale i tecnici ministeriali si stanno muovendo.
A fianco dei poliziotti che riconoscono di avere qualche problema ci saranno, poi, anche degli psicologi ma non è chiaro se questo aspetto sarà operativo o meno (quindi se i medici dovranno andare in manifestazione con la Celere o no).
Per le bugie proferite in Parlamento invece ancora nessuna novità: un ministro dell'interno che mente sapendo di mentire di fronte all'intero Paese sulla gestione dell'ordine pubblico e sulle violenze di uomini che in piazza rispondono anche a lui non vedrà in alcun modo messa a rischio la sua poltrona, anche se domani sarà il tempo per una mozione di sfiducia contro Angelino Alfano.
Il quale, ne siamo certi, porterà a casa la pellaccia di ministro.

pc 6 novembre - PER I PADRONI SIAMO SOLO MANODOPERA DA SFRUTTARE PER I LORO SPORCHI PROFITTI, ZOMBI DI CUI CURARSI SOLO QUANDO ALZANO LA TESTA "PER SPUTARE NEL PIATTO IN CUI MANGIANO". MA GLI OPERAI E TUTTI I LAVORATORI DEVONO INVECE SPUTARE IN FACCIA AI PADRONI. UNITI SIAMO FORTI E FACCIAMO PAURA!


reportmorti
DA L’OSSERVATORIO INDIPENDENTE DI BOLOGNA MORTI SUL LAVORO 

Nei primi 10 mesi del 2014 sono morti sui luoghi di lavoro 554 lavoratori, tutti documentati, e oltre 1100 se si aggiungono i morti sulle strade e in itinere.
L’aumento dei morti sui luoghi di lavoro rispetto al 31 ottobre del 2013 è del 11,2%, il 31 ottobre del 2008 i morti sui luoghi di lavoro erano 551 e questo nonostante si siano persi milioni di posti di lavoro.
VOGLIAMO ANCORA UNA VOLTA RIBADIRE CON FERMEZZA CHE SECONDO I NOSTRI DATI IN QUESTI SEI ANNI NON SI REGISTRA NESSUN CALO DEI DECESSI SE SI PRENDONO IN CONSIDERAZIONE NON SOLO QUELLI MONITORATI DAL’INAIL.
CON DATI ALLA MANO POSSIAMO AFFERMARE CHE IN QUESTI ANNI DI MONITORAGGIO I MORTI SUL LAVORO NON SONO MAI CALATI NONOSTANTE I MASS MEDIA E LA POLITICA SPESSO AFFERMINO IL CONTRARIO.SONO CALATI I MORTI TRA GLI ASSICURATI INAIL, MA SONO AUMENTATI IN MODO ESPONENZIALE TRA I PRECARI, LE PARTITE IVA INDIVIDUALI E I LAVORATORI IN NERO; PRATICAMENTE LE CATEGORIE NON PROTETTE DALL’ARTICOLO 18 CHE QUESTO GOVERNO STA CERCANDO DI FATTO DI ELIMINARE.

Ad oggi l’AGRICOLTURAcon il 38,3% del totale dei decessi registra un picco drammatico delle morti. In questo comparto il 69% dei decessi avviene per lo schiacciamento provocato dal trattore.
Dall’inizio dell’anno sono 141 gli agricoltori morti schiacciati dal trattore e ben 131 da quando il 28 febbraio scorsoabbiamo inviato una mail a Renzi, Martina e Poletti avvertendoli dell’imminente strage che di lì a pochi giorni sarebbe ricominciata col ribaltamento di questi mezzi.Potevamo affermarlo perchè dai nostri dati questo era il trend di tutti gli anni precedenti. Chiedevamo loro di fare una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo e di proporre una legge sulla messa in sicurezza delle cabine. Non abbiamo mai avuto risposta, troppo impegnati a fare selfie, cinguettii e mangiare gelati.
Dati preoccupanti anche dal settore dell’EDILIZIA dove i morti sui luoghi di lavoro sono il 19,3 % sul totale; tra le cause più frequenti annoveriamo le“solite” cadute dall’alto.
Altre percentuali da segnalare sono 10,3% dell’INDUSTRIAil (compresi i comparti artigianali) e8,1% nell’AUTOTRASPORTO. Poi ci sono tutti i lavoratori morti nei vari servizi alle imprese.
Percentualmente le morti sul lavoro sono distribuite in eguale misura in tutte le fasce d’età,agricoltura a parte dove le vittime hanno un’età mediamente più alta.
Gli STRANIERI morti sui luoghi di lavoro sono il 9,2% sul totale e i romeni sono sempre i più numerosi. Le altre morti sono da ricercarsi principalmente nel terziario.
MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO NELLE PROVINCE ITALIANE (vanno almeno raddoppiati se si aggiungo i morti sulle strade e in itinere)
Valle d'Aosta (1 morto) Aosta 1,Piemonte (43 morti) Torino 18, Alessandria 9, Asti 2, Biella 0, Cuneo 10, Novara 3, Verbano-Cusio-Ossola 1, Vercelli. Liguria (9 morti)Genova 6, Imperia 0, La Spezia 1, Savona 2.Lombardia (62 morti) Milano 7, Bergamo 5, Brescia 11, Como 1, Cremona 7, Lecco 0, Lodi 2, Mantova 11, Monza 3, Brianza 1, Pavia 8, Sondrio 3, Varese 4.Trentino-Alto Adige (18 morti)Trento 6, Bolzano 12,Veneto (52 morti)Venezia 9, Belluno 4, Padova 5, Rovigo 4, Treviso 7, Verona 13, Vicenza 7. Friuli-Venezia Giulia (8 morti) Trieste 1, Gorizia 0, Pordenone 3, Udine 4. Emilia-Romagna (47 morti)Bologna 4. Forlì-Cesena 7, Ferrara 6, Modena 6, Parma 7, Piacenza 5, Ravenna 8, Reggio Emilia 2, Rimini 2.Toscana (24 morti) Firenze 2, Arezzo 7, Grosseto 2, Livorno 1, Lucca 3, Massa Carrara 1, Pisa 6, Pistoia 1, Prato 0, Siena 0.Umbria (13 morti)Perugia 8, Terni 5.Marche (19 morti)Ancona 1, Ascoli Piceno 6(compresi i 4 piloti del Tornado), Fermo 3, Macerata 5, Pesaro-Urbino 4.Lazio (38 morti)Roma 15, Frosinone 3, Latina 4, Rieti 7, Viterbo 9.Abruzzo (24 morti)L'Aquila 8, Chieti 8, Pescara 1, Teramo 7.Molise (8 morti)Campobasso 4, Isernia 4,Campania (36 morti) Napoli 11, Avellino 7, Benevento 5, Caserta 4, Salerno 9,Puglia (34 morti)Bari 13, BAT 2, Brindisi 2, Foggia 3, Lecce 8, Taranto 6.Basilicata (7 morti)Potenza 6, Matera 1. Calabria (16 morti) Catanzaro 3, Cosenza 5, Crotone 1, Reggio Calabria 1, Vibo Valentia 6.Sicilia(46 morti) Palermo 13, Agrigento 5, Caltanissetta 5, Catania 3, Enna 2, Messina 5, Ragusa 3, Siracusa 4, Trapani 6.Sardegna (14 morti) Cagliari 4, Carbonia-Iglesias 2, Medio Campidano 1, Nuoro 3, Ogliastra 1, Olbia-Tempio 0, Oristano 3, Sassari 0.
Nel leggere questa terribile sequenza ricordatevi sempre che se si aggiungono anche i morti sulle strade e in itinere i morti sul lavoro sono almeno il doppio e tante vittime sulle strade muoiono per stanchezza accumulata causa turni stancanti e orari prolungati e per lunghi percorsi per andare e tornare dal lavoro.
NON SONO SEGNALATI A CARICO DELLE PROVINCE GLI AUTOTRASPORTATORI MORTI SULLE AUTOSTRADE.
DALLE ANALISI DEI DATI RACCOLTI RISULTA EVIDENTE CHE A MORIRE SONO SOPRATTUTTO LAVORATORI PRECARI, IN NERO, PARTITE IVA INDIVIDUALI ECC….E CHE L’ABOLIZIONE DELL’ARTICOLO 18 PROVOCHERÀ UN AUMENTO DELLE VITTIME.
SONO POCHISSIMI I LAVORATORI CHE MUOIONO NELL’INDUSTRIA DOV’È PRESENTE IL SINDACATO. NEI SETTORI DOVE NON È PRESENTE È IMPOSSIBILE RIFIUTARSI DI FARE UN LAVORO PERICOLOSO PENA IL LICENZIAMENTO.
SALVATE IL MONDO DEL LAVORO DALLE BARBARIE E PRESERVATE QUESTO ARTICOLO DI CIVILTA’.

Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro