giovedì 20 marzo 2014

pc 20 marzo - il ministro degli Interni Alfano a Taranto dopo la strage di mafia... troverà chi lo aspetta!



Lavoro non polizia .. 

 è questa la vera politica contro la "criminalità", e lo diremo ad ALFANO Venerdì piazza castello ore 10.30 e sabato ore 9,00 ai Tamburi piazza Gesù divin lavoratore






TARANTO - I disoccupati organizzati slai Cobas al blocco di circa 4 ore del ponte girevole di Taranto,  del 18 marzo annunciano contestualmente che la mobilitazione proseguirà in altre forme anche nei prossimi giorni fino a quando non otterranno segnali concreti da parte delle istituzioni.

pc 20 marzo - il carcere che ammala e uccide



Carceri, in cella contraggono malattie il 60-80% dei detenuti

Lo hanno ribadito gli esperti durante il convegno della Simpse, la Società italiana di medicina penitenziaria. I tossicodipendenti sono il 32%, il 27% ha un problema psichiatrico, il 17% ha malattie osteoarticolari, il 16% cardiovascolari e circa il 10% problemi metabolici e dermatologici. Tra le malattie infettive è l'epatite C la più frequente (32,8%), seguita da Tbc (21,8%), Epatite B (5,3%), Hiv (3,8%) e sifilide (2,3%)
ROMA - Non c'è solo la libertà personale tra i diritti che si perdono quando si finisce in carcere, tra le pene accessorie, in qualche modo "occulte", c'è anche la perdita del diritto alla salute, con una situazione che è stata addirittura peggiorata quando la responsabilità è passata dal carcere alle Asl. Lo hanno ribadito gli esperti durante il convegno della Simpse, la Società italiana di medicina penitenziaria, durante il quale è emerso che il 60-80% dei detenuti ha qualche malattia.

La "classifica" delle malattie pù frequenti. A trasformare le prigioni in veri e propri lazzaretti sono la presenza di soggetti a rischio, come i tossicodipendenti, che sono il 32% del totale, ma anche il sovraffollamento, che favorisce i contagi e l'assenza di controlli sistematici, per cui anche le dimensioni esatte del fenomeno non sono conosciuti. "Questi numeri derivano da nostre stime - spiega il presidente della Simpse Sergio Babudieri - non esiste infatti un Osservatorio Epidemiologico Nazionale, che noi chiediamo e solo due Regioni hanno attivato quello regionale. Il risultato è che probabilmente i dati sono sottostimati, anche perché molti dei detenuti non sanno di avere una malattia o non vogliono saperlo per non apparire indeboliti". Secondo le stime presentate, oltre i tossicodipendenti che sono, appunto il 32%, il 27% ha un problema psichiatrico, il 17% ha malattie osteoarticolari, il 16% cardiovascolari e circa il 10% problemi metabolici e dermatologici. Tra le malattie infettive è l'epatite C la più frequente (32,8%), seguita da Tbc (21,8%), Epatite B (5,3%), Hiv (3,8%) e sifilide (2,3%).

pc 20 marzo - vittoria degli operai in tribunale contro la repressione antioperaia

Giustizia è fatta _ I poteri forti hanno perso

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IL GIORNO, 19 marzo 2014
LA REAZIONE GLI OPERAI IN LOTTA DA 3 ANNI HANNO FESTEGGIATO INSIEME
«Giustizia è fatta: i poteri forti hanno perso»
— ARESE —

«QUESTA VOLTA i poteri forti hanno perso. Giustizia al popolo». È un commento liberatorio quello di Renato Parimbelli, ex operaio Innova Service di Arese, delegato sindacale dello Slai Cobas, finito sul banco degli imputati con l’accusa di violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale. L’assoluzione di ieri pomeriggio è una nuova vittoria per chi da trentotto mesi sta lottando per avere il posto di lavoro. Con lui sul banco degli imputati c’erano Corrado Delle Donne e Vincenzo Lilliù, rappresentati del sindacato di base e il collega Carmelo D’Arpa. In aula, ad ascoltare la requisitoria del Pm e degli avvocati, c’erano tutti gli ex operai dell’Innova Service: «Siamo contentissimi, non abbiamo commesso alcun reato, stavamo protestando contro il licenziamento – dichiara Delle Donne -. Ora andremo avanti con la nostra battaglia fino a quando gli operai licenziati ingiustamente non verranno reintegrati nell’area». Subito dopo la lettura del dispositivo gli operai hanno fatto un’assemblea davanti al Tribunale. Questa mattina decideranno le prossime iniziative di lotta.
LA DENUNCIA era stata presentata dalle proprietà dell’area industriale e da alcune aziende che lavorano dove una volta c’erano i capannoni Fiat. Secondo l’accusa le aziende avevano subito danni economici a causa dei ripetuti blocchi dei camion organizzati dal sindacato e dagli operai per protestare contro il licenziamento. Nel fascicolo dell’inchiesta erano finiti anche alcuni tafferugli tra lavoratori e forze dell’ordine avvenuti durante lo sgombero della portineria. «Volevano fermare la nostra lotta, ma non ci sono riusciti», commentano.
Roberta Rampini

pc 20 marzo - congresso CGIL... le dimensioni dell'opposizione interna e la conferma dell'irriformabilità del sindacato della collaborazione di classe

COMUNICATO DEL COORDINAMENTO NAZIONALE DEL DOCUMENTO “IL SINDACATO È UN'ALTRA COSA”

Ottimo risultato per il documento 2 che prende 42.000 voti essendo presente in circa 1/5 della platea congressuale. I dati ufficiosi della partecipazione al voto non hanno riscontro con quanto da noi verificato empiricamente: oltre 650.000 voti non hanno giustificazione. Per questo non certificheremo i risultati finali.
Visto che – incredibilmente - a congressi provinciali già conclusi, in tutta Italia, mancano ancora i risultati nazionali, diamo noi i nostri risultati elaborati da dati ufficiali che rappresentano oltre il 97% del corpo elettorale della CGIL.
Dai dati delle commissioni di garanzia territoriali e regionali emerge che la partecipazione segnerebbe soltanto una leggera flessione rispetto al precedente congresso, mentre noi abbiamo registrato, quasi ovunque siamo stati presenti, una forte caduta rispetto al 2010: secondo i nostri calcoli ci sono almeno 650.000 voti non giustificati e non giustificabili.
Per queste ragioni i nostri rappresentanti nelle commissioni di garanzia congressuali ai vari livelli hanno deciso, salvo eccezioni, di non certificare i risultati congressuali e per questo, se non vi saranno novità positive, non verranno certificati neppure da noi a livello nazionale.
Questo sarà il primo congresso della CGIL con una certificazione dei risultati decisa a maggioranza.

LA PARTECIPAZIONE AL VOTO
La CGIL ha oltre 5.700.000 iscritti e iscritte, ma di questi oltre 1 milione non è stato raggiunto dal congresso. Sottolineiamo la gravità di questo fatto, come se in intere regioni del paese alle elezioni politiche non fossero stati neppure aperti i seggi.
La platea formalmente coinvolta è di circa 4.680.000 iscritti, tra questi cioè si è svolto formalmente il congresso. Attualmente i votanti registrati sono 1.555.700, potrebbero alla fine essere oltre 1.600.000.
I congressi si sono svolti in molti casi senza permettere alla minoranza di esercitare i suoi diritti, in diversi casi si sono rilevate sopraffazioni e violazioni che sono state denunciate e che le commissioni di garanzia quasi sempre hanno respinto con assurde motivazioni procedurali; a volte, addirittura, senza neanche motivare. Ci sono casi scandalosi che non intendiamo lasciar cadere. Per questo stiamo raccogliendo un dossier che cresce e che renderemo pubblico nella sua versione completa al congresso nazionale della CGIL.
Oltre le diffuse violazioni rilevate, emerge però un dato di grande importanza e che colpisce l’intera attendibilità dei risultati: la differenza enorme di partecipazione al voto tra i congressi dove entrambi i relatori dei due documenti erano presente e quelli dove era presente soltanto la maggioranza.
Dai dati che abbiamo raccolto, i relatori del documento 2 hanno partecipato a circa il 15% delle assemblee di base, per una platea congressuale di riferimento di circa 1.053.000 iscritti, pari al 22,5% della platea complessiva. In queste assemblee la media dei votanti è stata pari al 19,3% degli aventi diritto per un totale di circa 203.300 iscritti. Tra questi ci sono anche quelli con procedure che noi abbiamo subìto, con numerosissimi seggi in cui si è votato nelle 48 ore successive allo svolgimento delle assemblee.
Invece nel restante 85% dei congressi di base, quelli dove non abbiamo partecipato, il tasso di partecipazione al voto quasi si raddoppia. Infatti - secondo i dati ufficializzati dalle commissioni di garanzia territoriali e regionali - in queste assemblee, dove sono stati coinvolti oltre 3.629.000 iscritti, avrebbero votato 1.352.354 iscritti, più del 37% degli aventi diritto. Questo raddoppio della partecipazione media al voto non ha nessuna giustificazione di categoria, di condizione o di territorio, ma ha come unico punto unificante il fatto che si verifica laddove non c'è la presenza e il controllo della minoranza nello svolgimento congressuale. L'aumento ingiustificato e ingiustificabile dei votanti dove noi non ci siamo avviene, certo, in misura molto diversa a seconda della categoria e del territorio, ma avviene ovunque e dà appunto come risultato medio quel raddoppio dei votanti che emerge come dato assurdo. Anche perché come minoranza, non avendo potuto o essendoci stato impedito di partecipare a tutti i congressi, abbiamo scelto di concentrare le nostre forze nelle realtà meglio organizzate e più sindacalizzate.
Paradossalmente dalla fotografia dei dati ufficiali emerge un ribaltamento della geografia politica normalmente usata in CGIL: le categorie più precarie, che lamentano più dispersione e difficoltà, i territori più deboli hanno un più alto tasso di votanti delle realtà tradizionalmente più forti!
Cosa sarebbe successo se nei congressi dove non siamo stati presenti avesse votato la stessa percentuale degli altri congressi? Avrebbero votato 700.400 iscritti invece degli oltre 1.352.700. Questo significa che, al netto di tutte le altre nostre contestazioni, ci sono circa 652.000 votanti che non hanno spiegazione e giustificazione statisticamente significativa.
Va detto che abbiamo chiesto di verificare questa non attendibilità dei dati in tutte le sedi e che ovunque questa verifica ci è stata negata a maggioranza dalle commissioni di garanzia, che si sono perfino rifiutate di ufficializzare il dato della differenza di partecipazione al voto tra i congressi dove eravamo presenti e quelli dove eravamo assenti, dato chiaramente riscontrabile dai verbali congressuali. Nessuna verifica dei verbali è stata possibile laddove abbiamo denunciato il rigonfiamento enorme dei voti.

I CONSENSI VERI ALLE DUE MOZIONI
Il nostro documento ha finora raggiunto quasi 42.000 voti, raccolti e certificati uno per uno. Ma quanti sono i voti al documento della maggioranza? Secondo i dati ufficiosi sarebbero oltre 1.500.000. Sulla base di questi dati la percentuale finale del documento “Il sindacato è un’altra cosa” sarebbe del 2,7%.
Tuttavia, se scomponiamo i voti tra quelli dei congressi dove siamo stati presenti e quelli dove siamo stati assenti, emerge che la quasi totalità dei voti del documento 2 è stata raccolta dove era effettivamente presente un nostro relatore, circa 40.000 su 42.000 voti!
Come abbiamo visto in questi congressi hanno votato poco più di 200.000 iscritti, quindi, tenendo conto di bianche e nulle, la percentuale del nostro documento è circa del 19,6%. Ricordiamo che in molti congressi di grandi e significative realtà il nostro documento è risultato maggioritario come, soltanto per fare alcuni esempi, alla Same, alla Piaggio, al Corriere della Sera, negli stabilimenti Fiat di Atessa e di Termoli, alle Meccaniche di Mirafiori, all’ospedale S.Orsola di Bologna, in Tiscali a Cagliari, in Fincantieri a Napoli, ai musei di Venezia.
Sugli altri 1.352.000 votanti nei congressi senza controllo, abbiamo preso poco meno di 2.000 voti, pari allo 0,15%!
Certo è singolare questo dato schizofrenico: da un lato percentuali di consenso sorprendenti, dall'altro, guarda caso nelle assemblee in cui nessun rappresentante del documento 2 era presente, percentuali da prefisso telefonico.
Basta però estendere a tutti i votanti la percentuale di partecipazione da noi effettivamente riscontrata nei congressi cui abbiamo partecipato e le cose cambiano. Se infatti ci fosse stata ovunque quella stessa percentuale media di partecipazione, pari al 19,3%, che, lo ripetiamo, tiene già conto delle differenze di categoria e territoriali, i votanti complessivi sarebbero stati circa 903.700, sui quali la nostra percentuale, pur tenendo conto dell'assurdità dei neanche 2.000 voti raccolti nella grande maggioranza dei congressi dove non siamo stati, sarebbe stata del 4,6%

GLI EMENDAMENTI
Allo stato attuale non esiste alcun dato nazionale riassuntivo del voto agli emendamenti all'interno del documento di maggioranza e neppure un riscontro sulla partecipazione al voto di essi tra gli iscritti. Sappiamo che sono stati votati, ma non sappiamo dove e quanto.

CONCLUSIONI
Ci sono circa 652.000 voti privi di alcuna giustificazione che, se verrà confermato il rifiuto della maggioranza di procedere a qualsiasi verifica, non possiamo che considerare falsi.
Il nostro documento senza questi voti sfiora il 5% su tutta la CGIL, ma raggiunge il quasi il 20 % nei congressi dove abbiamo potuto essere presenti e controllare il voto. Se si considera che questi congressi sono meno di un quarto della platea totale, si intuiscono le potenzialità che il documento esprime e quale sarebbe stato l'esito del congresso se ovunque ci fossero state democrazia, trasparenza e parità di condizioni.
L'assenza di queste tre condizioni nel percorso congressuale ci porta quindi a non riconoscere i risultati del voto con la certificazione e a considerare ancora una volta decisiva la lotta per la riforma democratica della CGIL e di tutto il sindacato.
È ovvio che alla luce di questa esperienza la consultazione decisa dal direttivo nazionale sul Testo Unico sulla rappresentanza, che ha ancora minori regole di trasparenza e democrazia del congresso, per noi non ha alcuna credibilità e validità.
Il coordinamento nazionale de Il sindacato è un'altra cosa

TABELLE RIASSUNTIVE (voti non ancora completi)
Iscritti CGIL: 5.712.642 (relativi al 2012)
Platea coinvolta: 4.682.705
Votanti ufficiosi: 1.555.700.
A - Votanti dove è presente il documento 2: 203.346 - Percentuale sulla platea pari al 19,3%
B - Votanti dove è assente Il documento 2: 1.352.354 - Percentuale sulla platea pari al 37,3%
Votanti in più dove il documento 2 è assente: 651.938 - Percentuale su 1.352.724 pari al 48,2%, su 3.629.096 pari al 17,9%
Percentuale di presenza del documento 2 alle assemblee sul totale degli iscritti coinvolti: 22,5%
Voti raccolti dal documento 2: 41.345. Percentuale sui voti ufficiosi pari al 2,7%
Voti raccolti dal documento 2 dove è stato presente: 39.980. Percentuale sui voti, al netto di bianche e nulle, pari al 19,6%
Voti raccolti dal documento 2 dove è assente: 1.365. Percentuale sui voti pari allo 0,15%
Percentuale del documento 2 se B partecipa come A (cioè se la partecipazione fosse stata ovunque come quella che abbiamo constatato dove siamo stati presenti): 4,6%

mercoledì 19 marzo 2014

pc 19 marzo - in Parlamento c'è la feccia del paese- per cui ci può essere una lurida fascista come la Mussolini, con marito puttaniere e parapedofilo, e che cerca di farsi passare per difensora delle donne.. la solidarietà dei parlamentari e parlamentari PD-PDL mostra che in quel parlamento davvero sono tutti e sopratutto tutte uguali

Lo sfogo di Mussolini: «Non caccio di casa il padre dei miei figli»

La senatrice di Forza Italia martedì è tornata in Aula dove ha trovato la solidarietà bipartisan dei colleghi. Domenica scorsa la prima uscita pubblica dopo lo scandalo

di Fabrizio Caccia

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ROMA — Dopo dieci giorni di autentico blackout, dovuto alle vicende tristemente note di suo marito, la senatrice di Forza Italia, Alessandra Mussolini, è tornata ieri mattina al proprio posto sui banchi di Palazzo Madama. Alle 11 in punto ha fatto il suo ingresso, «elegantissima», accolta dalla solidarietà bipartisan dei colleghi. All’ordine del giorno c’erano le quote rosa per le candidature alle prossime Europee. Per questo motivo, soprattutto, Alessandra ha trovato la forza di tornare.
Il suo vicino di scranno, Antonio Razzi, l’ha baciata su una guancia: «Ti sono vicino, Alessandra, non ti preoccupare». E lei: «Grazie Antonio, credo nella tua amicizia». Così, la nipote del Duce e di Sofia Loren ha provato a ricominciare a vivere la sua vita normale, grazie alle amiche e agli amici più stretti, il parroco di Sant’Ippolito, il parrucchiere di via Tolmino, dimenticando per un attimo l’inchiesta che coinvolge Mauro Floriani, il marito, accusato dalla Procura di Roma di essere stato uno dei 50 e più clienti delle baby prostitute dei Parioli.
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La coppia Floriani e Mussolini, dalle nozze a Predappio al caso Parioli...

Negli ultimi giorni, però, dopo la disperazione iniziale, la Mussolini sembra aver riacquistato un po’ di coraggio e anche il rapporto con il consorte non sembra più definitivamente compromesso.  sul settimanale «Chi», diretto da Alfonso Signorini, rende chiaro per la prima volta il suo pensiero: «Mauro resta pur sempre il padre dei miei figli e non è vero che l’ho cacciato di casa...». La Cerasoli, che conosce la Mussolini da anni e l’ha intervistata per tutte le sue battaglie (diritti dell’infanzia, lotta contro la pedofilia e la violenza sulle donne) è convinta — e lo scrive pure — che «per adesso, mamma e moglie tradita, pensa ai figli e a non destabilizzarli troppo, in attesa che la situazione si chiarisca. Poi, quando sarà il momento, penserà a se stessa e a che cosa sarà meglio decidere per lei e per la sua coscienza». La cronista, che è mamma anch’essa, esprime «solidarietà» alla Mussolini e non sa dire se la coppia arriverà davvero a tagliare il traguardo delle nozze d’argento, il prossimo 28 ottobre, «magari — chiosa — tra due mesi, quando la vicenda sarà finita, lascerà suo marito per sempre». Le foto di «Chi» mostrano una coppia che prova almeno a ricucire lo strappo. Camminano insieme per strada, lui sorridente, quasi gioviale, lei più tirata dietro agli occhiali da sole.

pc 19 marzo - contro i NOTAV sempre e solo repressione e processi

No Tav, Perino sotto processo per vilipendio delle Forze Armate

No Tav, Perino sotto processo  per vilipendio delle Forze Armate
E' accusato di aver paragonato i militari in Val Susa a "truppe di occupazione nazifascista". Ma lui nega: "Non l'ho mai detto, sono stato equivocato"

E' iniziato questa mattina un nuovo processo contro Alberto Perino, leader del movimento No Tav, per il reato di vilipendio delle Forze armate. L'accusa si riferisce a una frase che gli era stata attribuita su un quotidiano, in cui Perino avrebbe detto che in Valsusa c'erano "truppe di occupazione nazifascista". I fatti si riferiscono al luglio 2011, poco dopo lo sgombero del maxipresidio No Tav alla Maddalena di Chiomonte, nei pressi del cantiere Tav. "Di sicuro non ho mai detto quella frase - ha detto oggi Perino rispondendo in aula alle domande della pm Manuela Pedrotta - perché non lo penso. Ho riferito quello che dicevano gli anziani e cioè che nemmeno ai tempi dell'occupazione nazifascista si erano visti controlli di quel genere, che è diverso". Per procedere contro Perino, il procuratore aveva chiesto e ottenuto l'autorizzazione dal Ministero della Difesa.

"Nonostante sia proprietario di un terreno e io abbia chiesto il permesso per accedervi, nessuno mi ha mai permesso di andarci" ha dichiarato Perino, interrogato dal pm Emanuela Pedrotta. "Il 10 luglio - ha spiegato - un gruppo di persone era andato in Clarea. Un altro gruppo, tra cui me, era andato al cancello della centrale. Abbiamo chiesto di poter accedere ai nostri terreni (che sono inglobati nell'area del cantiere, ndr) ci hanno risposto di no. Non ci hanno mai dato il pass, nonostante li avessimo chiesti al Comune". "E' un'ingiustizia questa?" Ha domandato il pm. "Io lo considero un sopruso - ha risposto Perino - non esiste una zona rossa intorno al cantiere ma solo ordinanze che di tanto in tanto hanno vietato il passaggio. Ma se io guado il fiume posso andare sul mio terreno. Ci ho provato, ma c'erano i poliziotti che non mi hanno lasciato passare".

Il processo riprenderà il 30 aprile.

pc 19 marzo - importanti pubblicazioni su fascismo padronale targato fiat - e riedizione dei principi del leninismo - con opuscolo di commento

campagna di assemblee e incontri nelle città fiat per il prossimo trimestre a partire da Termini Imerese

   

gruppi di studio in tutti i circoli di
proletari comunisti
massima disponibilità a organizzare gruppi di studio e discussione anche in città in cui non siamo presenti
info
pcro.red@gmail.com


pc 19 marzo - verso l'uscita della nuova serie di proletari comunisti - voce e organo del PCm Italia - preparare una massiccia diffusione nelle fabbriche , nelle lotte proletarie e popolari, nelle manifestazioni politiche di opposizione al Governo Renzi, allo stato del capitale, al moderno fascismo, alla guerra imperialista!


pc 19 marzo - Il regime indiano e l'imperialismo cercano in tutti i modi di fermare la guerra popolare in India - ma essa resiste, si allarga e si estende - come si allarga il sostegno internazionale verso nuove importanti inziative a sostegno della più grande lotta antimperialista del mondo!

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6000 paramilitari aggiunti vengono inviati dal regime indiano negli stati in cui domina ed è in sviluppo la Guerra Popolare guidata dal PCI maoista.
Essi si aggiungono ai 90.000 militari delle truppe speciali impegnati dalle truppe speciali in 9 stati — Chhattisgarh, Jharkhand, Bihar, Odisha, West Bengal, Maharashtra, Andhra Pradesh, Madhya Pradesh e Uttar Pradesh. Lo stato indiano identifica 33 distretti dove si estende la guerra popolare  e in  particolare dove si sviluppa il boicottaggio elettorale.

Nei prossimi giorni saranno resi pubblici importanti documenti del PCIm e un testo preparato dal Comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India sugli attuali sviluppi della guerra popolare e sulle prossime straordinarie iniziative che si svilupperanno in tanti paesi del mondo.
info
csgpindia@gmail.com
icspwi.wordpress.com

pc 19 marzo - proletari comunisti - PCm Italia aderisce alla manifestazione nazionale del 12 aprile


manif_12aLe giornate del 18 e del 19 Ottobre 2013 hanno rappresentato un importante punto di partenza di un percorso che ha notevolmente rafforzato le lotte nei territori. La volontà di rilanciare, proprio a partire dalla grande ricchezza dei conflitti prodotti, un'agenda indipendente e viva, ha trovato nell'assemblea di oggi il consenso di tutti e tutte. In particolare, le differenti esperienze sociali e lotte che hanno prodotto la sollevazione autunnale vogliono misurarsi, assumendosi fino in fondo tutte le responsabilità del caso, con la costruzione di uno spazio comune di conflitto in grado di andare nuovamente allo scontro con le politiche di austerity dettate dall'Unione Europea ed alla Troika ed eseguite dai governi nazionali.
da assemblea Lza sapienza Roma


pc 19 marzo - TARANTO: SLAI COBAS SULLA STRAGE MAFIOSA - CHI PERSEGUONO LE FORZE DELL'ORDINE?


(Comunicato dello Slai cobas per il sindacato di classe - Taranto) - Anche noi quando avvengono episodi di criminalità malavitosa che coinvolgono persone che non centrano nulla, e portano perfino alla morte di bambini, come il bambino di 3 anni due giorni fa, siamo profondamente addolorati. Ma siamo anche arrabbiati, perchè sembrano quasi stragi annunciate; è da tempo che andiamo denunciando il precipitare della situazione a Taranto sotto tutti i punti di vista, la ripresa "inevitabile", lo spazio "inevitabile" che la malavita si riprende in questa situazione, e che crisi, mancanza di lavoro, di futuro è la condizione peggiore anche per un legame perverso tra ripresa di potere, estensione della malavita, dei suoi mortali traffici e la grave situazione sociale, per tanti disperata.
Ma queste denunce, che dovrebbero essere sotto gli occhi di tutti, non sembrano toccare le Istituzioni.
E oggi l'unica cosa che sa fare il governo, il Ministro Alfano è mandare altre 60 unità di Forze dell'ordine, solo per dare la "caccia" agli assassini. Ma poi tutti i problemi della gente in questa città restano come e peggio di prima.
Ma questa cecità, anche delle Istituzioni locali, della Prefettura, della Questura, è indirizzata da una precisa visione e atteggiamento.
Noi ogni volta che ci sono lotte dei lavoratori, dei disoccupati, dei giovani, siamo non solo indignati ma anche scandalizzati della presenza massiccia, totalmente sproporzionata in queste iniziative delle forze dell'ordine, di ogni genere e tipo (polizia, carabinieri, digos, guardia di finanza, ecc.); a volte per poche decine di lavoratori, disoccupati in un qualsiasi presidio, vi sono 2/3 camionette della polizia, più altre macchine, decine di uomini della Digos, e recentemente quasi onnipresente il vicequestore; nessuno poi può dimenticare come nei giorni caldi della mobilitazione all'Ilva, nel 2012, lo stabilimento è stato presidiato, anche all'interno, e per giorni e giorni, da decine di carabinieri, digos, guardia di finanza, che oggettivamente fungevano da "guardia privata a difesa dell'Ilva".
A parte chi paga - sempre i cittadini - questo spreco di forze dell'ordine, ma... è possibile che con i gravi problemi di criminalità a Taranto, le forze dell'ordine, anche nei massimi livelli (venerdì scorso è stato direttamente il questore ad andare in Prefettura dove i Disoccupati Organizzati slai cobas stavano chiedendo solo per l'ennesima volta un incontro col Prefetto) siano presenti massicciamente e "perdano il loro tempo" per reprimere lotte legittime, per fare sgomberi di luoghi abbandonati e rimessi in vita dai giovani, per oggettivamente intimidire lavoratori, giovani, donne, disoccupati che reclamano diritti e un futuro dignitoso, pulito, compreso il fatto di non voler essere, per i disoccupati, terreno facile di braccia per la criminalità locale?
Se queste forze dell'ordine invece di presentarsi alle iniziative di lotta perseguissero la criminalità tarantina, non ci sarebbe certo bisogno del rinforzo mandato da Alfano.

Nel 2007, un prefetto, Alecci, durante la rivolta delle lavoratrici e lavoratori delle pulizie che non una volta ma per settimane, mesi e per varie volte bloccarono il ponte e mezza città per difendere il lavoro e il salario, disse alla coordinatrice dello Slai cobas che lui non avrebbe mai mandato la polizia contro chi lottava per diritti sacrosanti e che le forze dell'ordine dovevano andare dove stava la criminalità e perseguire i veri delinquenti, e, questo Prefetto, convocava tavoli in prefettura dove si trovavano alcune soluzioni per il lavoro, il reddito, ecc. Sarà per questo che poco tempo dopo questo Prefetto fu rimosso da Taranto... E oggi i prefetti più fanno solo riunioni di "comitati d'ordine", più la malavita riprende la scena di questa città.

martedì 18 marzo 2014

pc 18 marzo: "COME E' STRANO MORIRE DI MARZO" - sono passati 36 anni MA NOI NON DIMENTICHIAMO

18 marzo 1978: Fausto e Iaio
Sabato 18 marzo 1978, ore 21.10,Milano, via Mancinelli, tre killer sparano e uccidono Fausto Tinelli e LorenzoIannucci, entrambi di 19 anni e attivi all'interno del centro sociale Leoncavallo.
Fausto e Iaio sono due compagni noti nel quartiere Casoretto peressere attivi nel centro sociale ed in quel particolare periodo perchè sistanno occupando, assieme ad altri, di redigere il cosiddetto "librobianco sullo spaccio", un'inchiesta che cerca di dare una fotografiacompleta dello spaccio soprattutto di eroina e cocaina ed i suoi collegamenticon i neofascisti.
I due giovani si stanno recando a casa Tinelli, come ognisabato sera: all'altezza dell'Anderson School di via Mancinelli ci sono tre personeinfagottate in trench bianchi. Una testimone racconterà: «Tre ragazzi sono in piedi sul marciapiede, a 5-6 metri da me. Contemporaneamente un altrogiovane è leggermente piegato e si comprime lo stomaco con entrambe le mani.Odo tre colpi attutiti che lì per lì sembrano petardi. I tre giovani sulmarciapiede scappano velocemente mentre quello che è piegato su se stesso cadea terra. Mi avvicino al giovane caduto... Noto che il giovane conl'impermeabile ha un sacchetto che sembra di cellophane bianco in mano».
Dalla testimonianza si deduce che gli assassini sono professionisti:agiscono rapidamente e addirittura raccolgonoi bossoli nel sacchetto di plastica.
L'indomani la versione della questura sarà quantomenoinverosimile: si parla di "una faida tra gruppi della nuova sinistra, oinerente al traffico di stupefacenti».
Nei giorni successivi al delitto arrivano numeroserivendicazione a nome di molti gruppuscoli dell'estrema destra milanese, ma lapiù verosimile è quella che porta la firma dei Nar.
Ad oggi i nomi degli esecutori edei mandanti dell'omicidio restano ignoti, ma le testimonianze di alcunipentiti, e le molte inchieste ad opera delle famiglie e dei compagni di Faustoe Iaio hanno dimostrato il coinvolgimento dell'ala milanese dei Nar, inparticolare di Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi.
Questo omicidio politico, avvenutoappena due giorni dopo il sequestro Moro, apre di fatto un nuovo fronte duro espietato della repressione dello Stato, che inizia ad utilizzare la manovalanzadei gruppi organizzati di estrema destra.
Nei giorni successivi all'omicidio,più di centomila persone scenderanno in piazza in tutta Italia e numerosissimisaranno gli attacchi alle sedi dei neofascisti.
L'inchiesta aperta in seguito alla vicenda porterà nel 1999 aduna archiviazione per insufficienza di prove a carico di tutti gli indagati.
Alcuni mesi fa, in un'intervista a Radio 24, la mamma di Fausto ha accusato esplicitamente i servizi segreti diessere i mandanti dell'omicidio dei due ragazzi, uccisi perché abitavano in viaMontenevoso, a pochi metri da quello che verrà scoperto essere il covo delleBR, e nello stesso palazzo da cui i servizi segreti, che avevano occupato unappartamento all'ultimo piano, gestivano le indagini: "Nessuno mi ha mai interrogata.Fausto e Iaio sono come un segreto di Stato... un depistaggio. Hanno scelto miofiglio perché abitava in via Monte Nevoso dove era in corso un'operazionecoperta dei servizi, qualcosa che non doveva emergere."


pc 18 marzo - a taranto la grande malavita spara nelle strade.. ma lo stato, il governo, le istituzioni locali, la polizia è massicciamente schierata contro la lotta dei disoccupati organizzati slai cobas con i fermi preventivi

il giusto e sacrosanto blocco del ponte di ieri sulla stampa


In queste ore bloccati i Disoccupati Organizzati per  una sorta di 'fermi preventivi'

Comune, prefetto, questore invece di rispondere alle richieste di un confronto costruttivo sull'emergenza lavoro, in queste ore in piazza Garibaldi stanno chiedendo a decine di disoccupati slai cobas i documenti, con il chiaro intento di intimorire e reprimere la sacrosanta protesta per il lavoro.
 
Invece di trovare soluzioni, trovano la "soluzione facile" delle denunce; ma in questa maniera "chi semina vento raccoglie tempesta".
I Disoccupati organizzati chiedono unicamente che bonifiche, raccolta differenziata, lavoro in città siano fonte di lavoro per i disoccupati, i lavoratori senza armortizzatori sociali, e quindi siano una risorsa economica per la città.
Di fronte ci troviamo o l'assoluta indifferenza, vedi Prefetto l'altra settimana (quello che doveva stare sempre a contatto con la gente) o le bugie, i mezzucci per scaricare solo su regione e governo e non fare nulla di proprio - vedi tutta la vicenda di ieri, in cui un tavolo convocato da una settimana con sindaco, giunta, gruppi di maggioranza è saltato per la seconda volta poche ore prima; vedi le varie "promesse" generiche che ieri cambiavano ad ogni ora: prima era il sindaco che doveva andare a Bari il 20, poi era il 19 ma solo Scasciamacchia ma per vertenza "isola verde", poi Caroli doveva venire in settimana a Taranto, poi vi doveva essere l'incontro con i disoccupati il prossimo giovedì, poi ancora ma sempre in forse l'incontro può essere venerdì ma sempre se e dopo che Caroli viene a Taranto....
Questo ieri ha portato i Disoccupati Organizzati alla protesta sul ponte. 
Ma chi è responsabile di "accendere il clima" è chi non vuole fare passi costruttivi, non vuole assumersi la responsabilità di una situazione che sta precipitando giorno per giorno.
AL LAVORO SI RISPONDE CON GLI IMPEGNI CONCRETI NON CON LA REPRESSIONE!!
QUESTA SERA ASSEMBLEA DEI DISOCCUPATI ORGANIZZATI ALLE 18 IN VIA RINTONE 22
SI A APPELLO A TUTTE LE REALTA' A ESPRIMERE SOLIDARIETA' AI DISOCCUPATI ORGANIZZATI IN LOTTA E A VENIRE SABATO AI TAMBURI
DISOCCUPATI ORGANIZZATI SLAI COBAS per il sindacato di classe

lunedì 17 marzo 2014

ponte bloccato dai disoccupati organizzati dello slai cobas - ancora una volta fatto saltare il tavolo per il lavoro

questa mattina c'era un tavolo per il lavoro con sindaco e giunta - è stato fatto saltare ancora una volta
la reazione non poteva essere che una
esplosione della protesta e blocco del ponte girevole - non certo per danneggiare i cittadini , ma per spingere tutti a trovare le soluzioni che tutta la città vuole 

LAVORO- LAVORO_ ANCORA LAVORO!

eppure l'avevamo detto

I disoccupati organizzati slai cobas lunedì 17 alle ore 12 saranno al Tavolo
convocato dal sindaco stefano con giunta e rappresentanti dei partiti di maggioranza - durante l'incontro massiccia presenza dei disoccupati a palazzo di città.
Non si azzardassero a far saltare il Tavolo, perchè la risposta dei
disoccupati sarebbe dura!
Lavoro subito - corsi di formazione - raccolta differenziata e bonifiche -
salario sociale!
 

pc 18 marzo - non vogliamo nè F35, nè Eurofighter!

Si discute degli F35 ma aumentano le spese per gli Eurofighter

  • Stefano Porcari
  • 74
Mettere a fuoco le spese militari effettive nel nostro paese non è un affare facile. Soprattutto quando sulle forniture e le tecnologie agisce una crescente competizione tra le multinazionali europee e quelle statunitensi. Orientare una commessa sulle prime o le seconde, significa affari per miliardi di euro e/o di dollari per i rispettivi complessi militari-industriali. Mentre si discute dei costi degli F-35, stimati in 12 miliardi di euro, si scopre che il preventivo di spesa per i caccia “europei” Eurofighter destinati all’Italia, ha superato ogni record: il documento ufficiale indica in 21,1 miliardi di euro la spesa per questi aerei. Il costo risulta aumentato di ben 3 miliardi rispetto alla previsione formulata lo scorso anno, che si fermava a 18,1 miliardi. Nel corso del 2013 soltanto per comprare gli Eurofighter il ministero Sviluppo Economico ha previsto 1.1 miliardi di euro.
L'Eurofighter Typhoon, in sigla EFA (European Fighter Aircraft), è un velivolo multiruolo  con ruolo primario di caccia da superiorità aerea e intercettore. È stato progettato e costruito da un consorzio di aziende e Stati  europei costituitosi nel 1983 e comprendente anche l'Italia. Le quote rispettive erano all’inizio il 33% per la British Aerospace, 33% per la DaimlerChrysler Aerospace (DASA) tedesca, 21% per Alenia Aeronautica e 13% per la CASA spagnola. Tuttavia al momento della firma dell'ultimo contratto, le quote furono ridistribuite con 37%, 29%, 20% e 14% rispettivamente. A febbraio il governo tedesco ha comunicato la volontà di ridurre gli ordini futuri del caccia europeo EFA da 180 a 143 velivoli. “Dovremmo comprarne ancora di meno”, ha dichiarato Hans-Peter Bartels, responsabile della Commissione Difesa del Bundestag: “Sarebbe opportuno limitare la flotta di Eurofighter a 108 mezzi, quanto basta alle nostre necessità”. Gianluca De Feo sul settimanale L’Espresso sottolinea che “Oggi il caccia europeo viene offerto sui mercati internazionali, soprattutto quelli arabi e asiatici, in competizione con velivoli americani e francesi. Ma ha un limite: è un jet perfetto per il combattimento aria-aria, manca invece di sistemi avanzati per l'attacco al suolo”. Le modifiche per rendere l’EFA anche capace di combattimento aria-terra e attacco al suolo hanno un costo che per ora i governi europei impegnati nel progetto non intendono assumersi. Il costo di ogni velivolo è salito, e dai 50 milioni di dollari del 1998 ai quasi 80 milioni di dollari e oltre (ad esempio, l'Austria, cliente export, ha pagato i suoi Eurofighter oltre 110 milioni di euro l'uno, pari a oltre 140 milioni di dollari).
 I primi velivoli di questo tipo sono entrati in servizio, nell'Aeronautica Militare, presso la base aerea di Grosseto, tra le file del 4º Stormo caccia, solo il 20 febbraio 2004. Gli Eurofighter italiani sono stati utilizzati nei bombardamenti contro la Libia nel 2011, insieme ai Tornado.


pc 18 marzo - gli scioperi in india nel contesto dello sviluppo e avanzamento della guerra popolare guidata dai maoisti

India. Toyota chiude e partono gli scioperi
se ne vuoi sapere di più visita il blog del comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in india in inglese

csiwpi.wordpress.com

India. Toyota scioperi

Scioperi e proteste dei lavoratori dei lavoratori da una parte, che vanno avanti da tempo e che si sono accentuati negli ultimi 25 giorni. Sindacati da 10 mesi in trattativa serrata, che cercano di sottoscrivere un nuovo contratto ma senza risultati. Anzi. Il padrone, e che padrone visto che parliamo di Toyota Kirloskar Motor India (Tkm), sussidiaria della casa automobilistica nipponica, domenica ha annunciato la chiusura dei due stabilimenti nello stato del Karnataka, vicino Bangalore. Ma andiamo con ordine. Un accordo non raggiunto, dunque, nonostante sette incontri tenuti presso il Dipartimento del lavoro dello stato del Karnataka e una situazione che diventa sempre più tesa, con gli operai che chiedono la riduzione dei carichi di lavoro e rivendicano aumenti salariali e che - “istigati dal sindacato”, accusa Toyota India - hanno anche bloccato la catena di montaggio e di conseguenza la produzione.
Così domenica, giorno non lavorativo, il gigante automobilistico ha preso la decisione e ha annunciato ufficialmente che, per motivi di “sicurezza” chiuderà i due stabilimenti indiani, che danno lavoro a circa 6.400 persone e producono circa 310.000 unità l’anno (soprattutto per il mercato interno).
"La società non ha avuto altra scelta che dichiarare una chiusura dei locali per garantire la sicurezza dei lavoratori e del personale", si legge nella nota ufficiale riportata dai quotidiani locali, nel quale Toyota Kirloskar parla anche di “intimidazioni e minacce verso i quadri dell'azienda».
Un “blocco illegale”, quello di Toyota denuncia il sindacato dei lavoratori – che comunque non interromperò le trattative - perché è stato deciso unilateralmente e senza il preavviso obbligatorio di 14 giorni.
Il blocco dell’attività in India arriva a distanza di una settimana dall’aumento di stipendio che Toyota Motor ha dovuto elargire ai suoi lavoratori giapponesi – l’aumento di stipendio più grande in 21 anni - e due mesi dopo che le proteste in Thailandia lo avevano portato a dire che potrebbero ripensare gli investimenti.

pc 18 marzo - il governo Renzi vuole licenziare 85.000 statali ?

"Il grande imbroglio di Renzi si finanzia tagliando 85.000 dipendenti pubblici" 

  • Redazione Contropiano
  • 203
"Il grande imbroglio di Renzi si finanzia tagliando 85.000 dipendenti pubblici"
“Entra nel dettaglio il piano del Commissario straordinario alla spending review, Carlo Cottarelli, da cui emerge con chiarezza quanto stiamo denunciando ormai da tempo”, esordisce Daniela Mencarelli dell’Esecutivo Nazionale USB Pubblico Impiego.
“Mentre Renzi incassa il plauso dell’Europa sulle riforme annunciate,  l’Italia si appresta ad una svolta epocale nel campo dei servizi pubblici. Un vero e proprio bagno di lacrime e sangue – denuncia Mencarelli  - pagato da lavoratori e cittadini in cambio, forse,  di una manciata di euro provenienti dalla riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti al di sotto della soglia di 25.000 Euro di reddito annuo”.
“Sono 85.000 gli esuberi previsti nel Pubblico Impiego – sottolinea la dirigente USB Mencarelli - e Cottarelli parla di una stima solo preliminare. Questo significa concretamente centinaia di migliaia di posti di lavoro in meno, collocamento in disponibilità del personale in esubero, con riduzione dello stipendio, e porte aperte ai licenziamenti. Questo significa altrettanto concretamente tagli e peggioramento dei servizi,  ulteriore restringimento del perimetro pubblico, porte spalancate al profitto privato nel campo di servizi essenziali”.
“Gli interventi annunciati dimostrano in maniera inequivocabile che anche Renzi, come i suoi predecessori, si muove ossequioso nel solco tracciato dai diktat della troika. Il 14 marzo scorso l’USB ha già dato una prima, consistente risposta al pacchetto Renzi, con una manifestazione a Roma che da palazzo Vidoni ha portato fino al Parlamento la protesta di migliaia di lavoratori del pubblico impiego, delle partecipate, dei vigili del fuoco, degli ex LSU ATA, contro il grande imbroglio del pifferaio di turno.  Continueremo su questa strada - conclude Mencarelli- fino ad arrivare, se necessario, alla proclamazione dello sciopero generale”.

pc 18 marzo - Svezia, 10 mila persone contro il nazismo: kämpa Malmö, kämpa Showan!

malmoIeri nella città di Malmö, dove la scorsa settimana sono stati accoltellati 4 antinazisti, tra cui Showan che si trova tuttora in ospedale, un corteo di 10 mila persone ha percorso le vie del centro.La determinazione della città dopo il grave fatto dello scorso weekend non cala, anzi, la manifestazione di ieri è un assoluto successo che dimostra la ferma volontà di lottare contro le intimidazioni di gruppi neonazisti e razzisti.
A Malmö il 40% della popolazione di 300 mila abitanti sono immigranti di prima o seconda generazione, dunque si tratta di una città multietnica, dove convivono persone di moltissime nazionalità ed etnie. Evidentemente i gruppi di estrema destra come Partito Svedese non riescono a darsi pace per questa convivenza che “mina la purezza della razza”(sic!) e perciò tentano in tutti i modi di intimidire i migranti e le persone che difendono la multi-etnicità. Gli attacchi, i ricatti e le minacce messi in campo dai gruppi di estrema destra sono molteplici: a gennaio una ragazza di 16 anni dell'organizzazione socialdemocratica della gioventù è stata avvicinata da due uomini, i quali le hanno intimato di non diffondere le sue idee altrimenti essi sarebbero tornati a farle visita. Due anni fa un uomo è stato condannato per omicidio di 2 stranieri e tentato omicidio di altri 3; l'uomo non ha mai nascosto la motivazione prettamente “razziale” di queste esecuzioni.
La giornata di ieri ha ribadito ancora una volta che Malmö è e rimarrà una città multietnica, dove il dialogo e la tolleranza sono due pilastri fondanti della comunità. In mattinata i medici dell'ospedale dove si trova Showan hanno fatto sapere che ci sono segni di un lento ma continuo miglioramento, dunque la vita del giovane è fuori pericolo. Ieri in tutta la città risuonava il coro “Kämpa Malmö,  kämpa Showan!” (Lotta Malmö, lotta Showan!), facendo intendere in modo chiaro che non ci sarà nessun spazio d'azione per i gruppi nazisti e xenofobi perché Malmö è antinazista.

pc 18 marzo - NOTAV "Sorvegliarci è impossibile! Le lotte non si fermano" - corrispondenza da genova


1600982_281065245385128_1936002435_n lunedì 17 marzo, su richiesta del procuratore Vincenzo Scolastico, della Digos e carabinieri di Genova, si è tenuta l'udienza presso il Tribunale di sorveglianza per il provvedimento di sorveglianza speciale (articolo 1) a carico di un compagno e una compagna genovesi.
La richiesta sottolinea la necessità di applicazione anche dell'obbligo di dimora a Genova per tre anni, in aggiunta alle "normali" restrizioni della libertà già previste dall'articolo.

Mentre il collegio si è riservato di decidere, fuori dal tribunale si è radunata una presenza solidale ai due compagni, particolarmente attivi nelle lotte di opposizione all'Alta Velocità e al Terzo Valico.
"Sorvegliarci è impossibile! Le lotte non si fermano" è quanto recitava lo striscione del presidio.
Nel frattempo, approfittando della pausa pranzo degli operai del neo cantiere di Trasta, in Val Polcevera (nel terreno espropriato solo la settimana scorsa), decine di metri di recinzione sono stati divelti. 

Le lotte non si fermano, appunto!
Solidarietà a Mattia e Sofia
GENOVA,  NO ALLA SORVEGLIANZA SPECIALE

Lunedì a Genova - davanti a Palazzo di Giustizia, sito in via V Dicembre - un presidio, convocato da un gruppo di appartenenti all'area antagonista che fa riferimento allo Spazio di documentazione Il Grimaldello, in solidarietà con due appartenti al movimento NO TAV per i quali "il Tribunale di Genova deciderà se accettare la richiesta avanzata dalla Procura di applicare la sorveglianza speciale".
I partecipanti, che espongono uno striscione - con la scritta "Sorvegliarci è impossibile! Le lotte non si fermano" - sotto i portici di fronte al Tribunale, nello spazio adiacente la piazzetta che ospita la statua dell'eroe indipendentista cittadino Giambattista Perasso detto Balilla, famoso per aver dato l'avvio (con il lancio di una pietra al grido di "Che l'inse?", traducibile con "Chi comincia?") alla rivolta che portò alla cacciata degli occupanti austriaci il 5 dicembre 1746, sono una cinquantina,

Genova, 18 marzo 2014

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

lunedì 17 marzo 2014

pc 17 marzo: UNA INDECENZA DA DENUNCIARE E CONTRASTARE......

.... DOPO CHE PER DECENNI HANNO FORAGGIATO LA SANITA' PRIVATA E TOGLIENDO LE RISORSE A QUELLA PUBBLICA; DOPO CHE HANNO CHIUSO TUTTI E DUE GLI OCCHI E NON HANNO CONTROLLATO COSA AVVENISSE NELLE CLINICHE PRIVATE; OGGI REGIONE LOMBARDIA-ASL E ORDINE DEI MEDICI HANNO L'ARDIRE DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE NEL PROCESSO SUGLI ORRORI DELLA SANTA RITA E CHIEDERE OLTRE 21 MILIONI PER DANNI D'IMMAGINE. MA QUESTO MALSANO SISTEMA NON SI E' MAI INTERROTTO E OGGI ABBIAMO LO SCANDALO DEGLI ESAMI FALSATI CHE COINVOLGE CIRCA 21MILA PAZIENTI

Orrori alla clinica Santa Rita: Regione, Asl e Ordine dei medici chiedono 21 milioni
Si tratta di una richiesta per danni d'immagine e patrimoniali. L'ex primario di Chirurgia toracica della clinica Pier Paolo Brega Massone è stato definito un "criminale seriale e malvagio".
Milano, 17 marzo 2014 - Hanno avanzato richieste per 20,8 milioni di euro la Regione, l'Asl e l'Ordine provinciale dei medici costituitisi parte civile accanto ai pazienti o ai loro familiari nel processo bis sulla cosiddetta "clinica degli orrori" in cui l'ex primario di Chirurgia toracica della clinica Santa Rita Pier Paolo Brega Massone, definito un "criminale seriale e malvagio" da uno dei legali, e i suoi vice Marco Pansera e Pietro Fabio Presicci sono accusati a vario titolo di truffa aggravata, falso, appropriazione indebita e soprattutto di un totale di 45 casi di lesioni dolose e di 4 omicidi aggravati dalla crudeltà e dall'aver commesso il fatto per assicurarsi un profitto per i casi in cui i pazienti, operati non per curarli ma per ottenere i rimborsi dal sistema sanitario nazionale, sono morti. Per Brega Massone, anche accusato di truffa e di una quarantina di casi di lesioni, così come per il suo ex aiuto Fabio Presicci, i pm di Milano Tiziana Siciliano e Grazia Pradella nella scorsa udienza hanno chiesto la condanna all’ergastolo. Oggi nell’udienza dedicata all’intervento delle parti civili, la Regione Lombardia, rappresentata dall’avvocato Antonella Forloni, ha chiesto che Brega e gli altri medici (tra cui anche Marco Pansera, per lui i pm hanno chiesto 18 anni di carcere) versino un totale di circa 6 milioni di euro come danni all’immagine. Dalla Asl di Milano e dall’Ordine dei medici, invece, e’ arrivata una richiesta danni per altri 15 milioni di euro: la Asl, in particolare, attraverso il suo legale, ha chiesto quasi tre milioni di euro di danni patrimoniali e circa 6 milioni di euro di danni all’immagine, come ‘’lesione’’ anche del diritto alla salute dei cittadini. L’Ordine dei medici, poi, con l’avvocato Enrico Pennasilico ha chiesto, invece, oltre 6 milioni di euro di risarcimento per ‘’danni patrimoniali e non’’. I medici, ha spiegato il legale Pennasilico, ‘’si sono sentiti dire in questi anni dai loro pazienti ‘Dottore non e’ che lei e’ come Brega?’’’. Oggi proseguono gli interventi delle parti civili, tra cui i legali dei pazienti vittime di lesioni. Poi parleranno anche i legali dei familiari dei pazienti morti.

 Esami falsati, 21mila pazienti coinvolti a Milano: per molti necessario ripetere il test
La stima parla di 18mila al San Raffaele, 1.900 all'Humanitas di Rozzano e un migliaio al Fatebenefratelli. L'azienda che fornisce il kit per dosare la concentrazione di paratormone nel sangue ha segnalato un'anomalia: i risultati dal febbraio 2013 al febbraio 2014 potrebbero essere sovrastimati fino al 40 per cento
Solo a Milano sono almeno 21 mila, soltanto considerando i tre principali ospedali coinvolti, i pazienti interessati dal caso dei test falsati per la rilevazione del paratormone, un regolatore dei livelli di calcio nel sangue. Dopo l'allarme lanciato nei giorni scorsi dall'ospedale Maggiore di Crema (ha segnalato circa 2.500 pazienti per i quali bisogna valutare la necessità di rifare l'esame), le stime sulle persone sottoposte alle analisi nell'ultimo anno (periodo in cui sono stati impiegati i kit poi ritirati dalla Abbott, la multinazionale americana produttrice) sono ancora in via di definizione, ma le cifre appaiono ben superiori a quelle circolate nelle ultime ore.

Soltanto in Lombardia, secondo le informazioni disponibili al momento, i test venivano utilizzati in cinque aziende ospedaliere pubbliche (gli ospedali di Montichiari ed Esine in provincia di Brescia, l'ospedale di Sondrio e il Fatebenefratelli di Milano), più una dozzina di altri centri fra i quali due grossi Irccs privati milanesi: il San Raffaele e l'Humanitas. I pazienti sottoposti all'analisi inattendibile all'Humanitas di Rozzano sono circa 1.900, al San Raffaele 18 mila e al Fatebenefratelli circa 1.100. Almeno una parte di loro dovrà sicuramente ripetere l'esame. Dalle strutture contattate si spiega che il numero dei pazienti sottoposti in un anno al test difettoso è molto variabile da un ospedale all'altro, anche di grandezza confrontabile, perchè il problema ha riguardato soltanto alcuni lotti del kit diagnostico e non tutti i centri hanno iniziato a utilizzarlo un anno fa. Chi prima ha cominciato, dunque, più pazienti ha sottoposto all'esame inattendibile.

Dal Pirellone ribadiscono che la Regione sta costantemente monitorando la situazione, anche per definire l'entità economica del danno di cui rivalersi. Ma Lombardia a parte, resta ancora da capire la dimensione del caso a livello nazionale. Per far luce su questo punto, Cinzia Fontana del gruppo Pd alla Camera ha depositato nei giorni scorsi un'interrogazione al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Anche il Codacons evidenzia la necessità di completare al più presto la lista degli ospedali che hanno usato il kit, e invita il ministro a inviare in tutte queste strutture ispettori e Nas.

Nel frattempo, gli ospedali milanesi coinvolti stanno diffondendo informazioni per tranquillizzare i cittadini sulla vicenda. Sul sito dell'Irccs Humanitas di Rozzano, per esempio, si precisa che "non appena avuta la notizia Humanitas ha immediatamente sospeso l'utilizzo del kit e lo ha sostituito con un altro test diagnostico. L'ospedale ha inoltre avviato la verifica dei database dei pazienti sottoposti al test, e sta contattando i medici che li avevano prescritti per attivarli nella comunicazione ai loro pazienti. A tutti è offerta la possibilità di ripetere il test con un altro kit diagnostico. Humanitas specifica inoltre che il test oggetto di richiamo non è comunque mai determinante di per sè per la diagnosi e terapia,
che viene sempre associata ad altri parametri clinici e diagnostici". Anche dal Fatebenefratelli fanno sapere che, dal momento in cui Abbott ha comunicato il problema, a tutti i pazienti per i quali si sospettavano risultati falsati è stato offerto un nuovo test del paratormone.
© Riproduzione riservata 17 marzo 2014


pc 17 marzo: GIUNTA PISAPIA - SEMPRE PIU' SGOMBERI E DIFESA DEI POTERI FORTI E DEGLI AMICI

Via Livigno, sgomberata Officina dei Beni comuni
Lo stabile, occupato circa sei mesi fa, sembra che da tempo fosse destinato a una serie di associazioni cittadine. Usb: "Questa giunta si allontana sempre più dai problemi reali di Milano e della sua gente"


Milano, 17 marzo 2014 - E' stato sgomberato stamani in via Livigno lo spazio occupato ‘Officina dei Beni comuni’. Lo stabile, occupato circa sei mesi fa in seguito alle minacce di sgombero da parte del proprietario dell’edificio precedentemente occupato in via Arbe, sembra che da tempo fosse destinato a una serie di associazioni cittadine.

In un comunicato dell’Usb si legge: “L’obbiettivo era chiaro e annunciato da tempo, onorare le promesse elettorali della Giunta tutta manganello di Milano e così ancora una volta si mette nella strada una delle realtà milanesi per dare uno spazio alla solita associazione amica a cui è stato costruito un bando comunale ad hoc. Non avevamo dubbi che in questi giorni avvenisse lo sgombero dopo l’impegno di tutti i consiglieri di zona 37 su 37 che hanno votato una mozione che ne chiedeva lo sgombero, nessuna differenza tra destra e sinistra quando si parla di spartizioni e magna magna”. Il sindacato di base aggiunge: “Questa giunta si allontana sempre più dai problemi reali di Milano e della sua gente, perchè il vero grande affare che mette tutti in sintonia destra e sinistra è Expo 2015”. Usb infine annuncia una grigliata in via Livigno e un’assemblea pubblica per martedì sera.