giovedì 19 settembre 2013

pc 19 settembre - Berlusconi apre la campagna elettorale con un video moderno-fascista, ma continua ad usare il governo Letta e la regia anticostituzionale di Napolitano



VOGLIAMO BERLUSCONI 
FUORI DA TUTTO E IN GALERA!
ma deve andare 

VIA anche il governo antipopolare 
Letta-Berlusconi voluto da Napolitano!

proletari comunisti - PCm Italia
19 settembre 2013
Videomessaggio Berlusconi: “Con voi decaduto o no. Forza Italia vince sull’odio”

Il rilancio di Forza Italia c’è, con toni a metà tra il comizio e la telepromozione: “Diventa anche tu un missionario di Forza Italia”.. Un video prolisso: 16 minuti trasmessi integralmente da SkyTg24 e dai tg Mediaset, per stralci sulle reti Rai e perfino alla Vita in diretta. Seduto dietro a una scrivania del suo studio di Arcore, indossa il doppiopetto scuro che pare quello di 19 anni fa. Scenografia minimalista: nessun simbolo politico, alle spalle una libreria bianca e due foto familiari: in una ha accanto i suoi figli, l’altra è con due nipotini. Nessuna traccia di Francesca Pascale né di Dudù.. Le stesse fonti riferiscono che vicino all’ex presidente del Consiglio sono rimasti Fedele Confalonieri, Marina Berlusconi e Gianni Letta, mentre al momento risulterebbe sconfitta la linea dell’epico scontro finale di Denis Verdini e Daniela Santanchè. Ma alla fine il risultato, nel video messaggio, è una mezza ammissione che, sì, decaduto o meno, potrà continuare a fare politica: non è necessario essere in Parlamento. Ridimensionando, così, il futuro voto del Senato che quasi certamente lo farà decadere. E dall’altra parte rassicurando i suoi elettori che lui ci sarà, ci sarà sempre, qualsiasi cosa succeda. Insomma, un video da campagna elettorale senza la campagna elettorale.
 “Forza Italia eviterà la catastrofe e vincerà sull’odio”Quello di Berlusconi è un appello a ribellarsi: “Dico a tutti voi agli italiani onesti e di buon senso: reagite, protestate, fatevi sentire. Avete il dovere di fare qualcosa di forte, grande per uscire dalla situazione nella quale ci hanno precipitato”.
“Forza Italia, Forza Italia, Forza Italia!”: Berlusconi quasi grida, mentre conclude il suo messaggio con il nome del suo ex partito che diventerà il suo futuro partito. “Dobbiamo liberarci dall’oppressione giudiziaria, fiscale e burocratica – dice come fosse lo zio Sam, con l’indice puntato alla telecamera – Per questo vi dico scendete in campo anche voi, scendi in campo anche tu con Forza Italia” perché è quello che, se uno “prende la bandiera” può portare alla “vittoria dell’amore sull’invidia e sull’odio”.
“Diventa un missionario di libertà pronto a impegnarsi alle prossime elezioni nei seggi elettorali per evitare che ci vengano sottratti voti come è sempre successo”. Poi il consueto rammarico di non aver mai avuto una maggioranza schiacciante per fare tutto ciò che avrebbe voluto: “Devo ricordare – ha scandito – che gli elettori purtroppo non ci hanno mai consegnato una maggioranza vera, abbiamo sempre dovuto fare i conti con i piccoli partiti della nostra coalizione che, per i loro interessi particolari, ci hanno sempre impedito di realizzare le riforme indispensabili per modernizzare il Paese, prima tra tutte quella della giustizia”
I giudici politicizzati e la via giudiziaria al socialismo
Siamo una democrazia dimezzata, dice Berlusconi. E non per una legge elettorale a detta di tutti pessima o per un governo di larghe intese che nessuno, alle elezioni politiche, ha potuto scegliere. No: “Siamo una democrazia dimezzata, alla mercè di una certa magistratura politicizzata che, unica fra Paesi civili, gode di una totale irresponsabilità e immunità”. L’ex capo del governo spiega che “siamo diventati un Paese in cui non vi è più la certezza del diritto” e racconta di nuovo che “subito dopo la mia discesa in campo i pm – ha detto il Cavaliere – di Magistratura Democratica si sono scatenati contro di me. Certi magistrati hanno frugato ignobilmente e morbosamente nel mio privato”. A dimostrazione di tutto ciò il fatto che la magistratura ha riconosciuto a “un noto, molto noto sostenitore della sinistra, una somma cinque volte superiore alle mie quote”. Secondo il capo del Popolo della Libertà i giudici si sono trasformati da ordine dello Stato, costituito da impiegati pubblici non eletti, in un contropotere in grado di condizionare il potere legislativo ed il potere esecutivo e si è data come missione quella, è una loro dichiarazione, di realizzare la via giudiziaria al socialismo“.
“Sono innocente, si illudono di eliminarmi dalla politica”
Berlusconi naturalmente dichiara la sua innocenza a reti unificate: “Io non ho commesso alcun reato, io non sono colpevole di alcunché, io sono innocente, io sono assolutamente innocente”.
“Sinistra dell’invidia e dell’odio, mai diventata socialdemocratica”
Berlusconi si dice convinto di pagare “un prezzo altissimo”, ma con “l’orgoglio di aver impedito la conquista definitiva del potere a questa sinistra. Sono orgoglioso, molto orgoglioso di questo risultato”. Infatti con la sinistra ci sta governando da 5 mesi. Eppure attacca a testa bassa: è la sinistra “dell’invidia e dell’odio” che non è “mai riuscita a diventare socialdemocratica”.

Sedici minuti, sei bugie

Il video-messaggio di Berlusconi non è solo un concentrato di dolori personali e di rancori collettivi. Come sempre, i suoi sedici minuti di "discorso alla nazione" racchiudono anche una micidiale sequenza di falsità. Dalla ricostruzione delle sue vicende politiche alla "narrazione" delle sue vicissitudini giudiziarie, la menzogna domina la scena e scandisce il plot della fiction berlusconiana. La menzogna, ancora una volta, è "instrumentum regni" del Cavaliere, utile a sovvertire il senso e a generare il consenso.

Nel triste, solitario e finale comizio televisivo, registrato come nel 1994 nella location di Villa San Martino, si possono contare almeno sei bugie, che vanno dal bilancio della crisi economica al rilancio della "moderata" Forza Italia. Omissioni della realtà, manomissioni della verità: vale la pena di ripercorrerle una per una, con una esegesi testuale e contro-fattuale, per capire ancora una volta i meccanismi che fanno funzionare la "macchina" del potere berlusconiano.

1) La crisi economica senza precedenti
Dice il Cavaliere agli italiani: "Siete certamente consapevoli che siamo precipitati in una crisi economica senza precedenti, in una depressione che uccide le aziende, che toglie lavoro ai giovani, che angoscia i genitori, che minaccia il nostro benessere... Il peso dello Stato, delle tasse, della spesa pubblica è eccessivo: occorre imboccare la strada maestra del liberalismo...".
Berlusconi parla come un passante, non come il presidente del Consiglio che solo dal 2001 ad oggi ha governato il Paese per ben otto anni. I risultati economici dei suoi due governi sono stati rovinosi. Lo dice Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia, nelle Considerazioni finali del maggio 2012 (il governo Berlusconi è caduto nel novembre 2011): "Le condizioni economiche si deteriorano da un anno. La produuzione industriale, che aveva a stento recuperato nel secondo trimestre dello scorso anno,... è da allora caduta del 5%. Il Pil è diminuito dalla scorsa estate per tre trimestri consecutivi, con una perdita complessiva di 1,5 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione è salito, da luglio, da poco più dell'8 a quasi il 10%, fra i giovani con meno di 25 anni dal 28 al 36%". Quanto alle tasse, la pressione fiscale è sempre aumentata durante i governi del Cavaliere: dal 40,6 al 41,4% tra il 1994 e il 1996, dal 40,5 al 41,7% tra il 2001 e il 2006 e dal 42,7 al 44,8% tra il 2008 e il 2011.

2) La magistratura "contropotere irresponsabile"
L'attacco più veemente, come al solito, è contro le toghe: "Siamo diventati un Paese in cui non vi è più la certezza del diritto, siamo diventati una democrazia dimezzata alla mercè di una magistratura politicizzata che, unica tra le magistrature dei Paesi civili, gode di una totale irresponsabilità... si è trasformata da Ordine dello Stato in un Contropotere in grado di condizionare il potere legislativo e il potere esecutivo e si è data come missione quella di realizzare la via giudiziaria al socialismo".
A quali "fonti" abbia attinto il Cavaliere è un vero mistero. La Costituzione prevede che "i giudici rispondono soltanto alla legge" (articolo 101), che spettano al Csm "secondo le norme dell'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati (articolo 105), ma che "il ministro della Giustizia ha facoltà di promuovere l'azione disciplinare" e che il pm "gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario" (articolo 107). Com'è evidente, la magistratura è un "organo dello Stato", che gode di autonomia secondo il principio della separazione dei poteri, ma non della "totale irresponsabilità" lamentata dallo Statista di Arcore: risponde alle leggi, come avviene in tutti i "Paesi civili". Quanto al "Contropotere" che condiziona "il potere legislativo e il potere esecutivo", il Ventennio berlusconiano dimostra l'esatto contrario: con 18 leggi ad personam sulla giustizia su un totale di 37 fatte approvare a forza dal Parlamento, è stato Berlusconi a usare il potere esecutivo per imporre al legislativo un vincolo al giudiziario. Infine, la "missione di realizzare la via giudiziaria al socialismo" è un inedito assoluto del Cavaliere: qualche solerte azzeccagarbugli deve avergli spacciato come documento di Magistratura Democratica un vecchio dispaccio di Andrej Vishinsky, procuratore dell'Unione Sovietica degli anni '30.

3) La caduta del primo governo del 1994
Per sostenere la tesi del "complotto politico" e della "Guerra dei Vent'anni" dichiarata contro di lui dai giudici rossi, Berlusconi risale ai tempi di Mani Pulite, alla sua discesa in campo e al suo primo trionfo elettorale del '94: "Immediatamente, i Pm e i giudici legati alla sinistra e in particolare quelli di Md si scatenarono contro di me e mi inviarono un avviso di garanzia accusandomi di un reato da cui sarei stato assolto, con formula piena, sette anni dopo".

È la famosa leggenda dell'avviso di garanzia recapitato all'allora premier dal Pool di Milano durante il vertice Onu sulla criminalità a Napoli. Fatto vero, che si verifica il 22 novembre 1994. in relazione all'inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza. Ma il primo governo del Polo non cade affatto per questo: si sfarina a causa della lotta fratricida sulla riforma Dini, che porta la Lega di Bossi a decidere il ribaltone e Berlusconi ad aprire la crisi il 22 dicembre, con un durissimo discorso alla Camera in cui accusa l'ex alleato Senatur di "rapina elettorale". Quanto all'esito di quel processo sulle tangenti alla Guardia di Finanza, non è vero che il Cavaliere viene "assolto, con formula piena, sette anni dopo". Intanto in quel processo, nel 2001, viene condannato Salvatore Sciascia, dirigente Fininvest, che le tangenti le ha pagate. Berlusconi viene assolto su tre capi d'imputazione, ma per un quarto se la cava grazie all'"insufficienza probatoria". Non solo: nella sentenza di condanna definitiva per David Mills la Cassazione accerta che l'avvocato inglese fu corrotto "per testimoniare il falso nel processo sulle tangenti alla Gdf", favorendo così l'assoluzione dell'ex premier.

4) Cinquanta processi, quarantuno assoluzioni
È un classico della vulgata berlusconiana: "Mi sono stati rovesciati addosso 50 processi che hanno infangato la mia immagine... ed ora, dopo 41 processi che si sono conclusi, loro malgrado, senza alcuna condanna, si illudono di estromettermi dalla politica con una sentenza che è politica ed è mostruosa... sottraendomi da ultimo al mio giudice naturale, cioè a una delle sezioni ordinarie della Cassazione che mi avevano già assolto, la seconda e la terza, due volte...".

Il vero numero dei processi di Berlusconi non è 50, come dice ora, né meno che mai 106, come sparò nel novembre 2009. I suoi processi sono finora 18. Quelli conclusi sono 14 (di questi uno è una condanna definitiva per frode fiscale, quello sui diritti tv Mediaset, e solo un altro è un'assoluzione con formula piena; quanto al resto, 2 sono assoluzioni con "formula dubitativa", e 10 sono assoluzioni dovute all'effetto delle leggi ad personam, tra legge Cirielli sulla prescrizione e depenalizzazione del falso in bilancio). Quelli ancora in corso sono 4: due di questi si sono conclusi con una condanna in primo grado (nastri Unipol e Ruby 1) mentre per altri 2 il procedimento è solo agli inizi (Ruby 2 e compravendita dei senatori a Napoli). Quanto alla condanna definitiva sui diritti tv Mediaset, la sentenza non è politica, poiché si riferisce a fatti che precedono la discesa in campo, e non c'è stata alcuna sottrazione al "giudice naturale": l'assegnazione alla "Sezione feriale" della Cassazione, invece che alle sezioni seconda e terza, rientra nella normale applicazione della legge e della prassi. La procedura d'urgenza nella discussione delle cause è prevista dall'articolo 169 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale e dal "decreto organizzativo" varato dalla stessa Corte nel 2012.

5) L'evasione inesistente sui diritti tv
Sulla condanna nel processo Mediaset il Cavaliere si difende così: "Sono riusciti a condannarmi per una presunta ma inesistente evasione dello zero virgola... Io non ho commesso alcun reato, io sono assolutamente innocente...".

L'evasione fiscale, con la quale il gruppo Mediaset ha creato fondi neri necessari al pagamento di tangenti, non è affatto "inesistente". Secondo i giudici, che l'hanno confermato in tre gradi di giudizio, la frode fiscale effettivamente sanzionata si riferisce al biennio 2002/2003, ed ammonta a 7 milioni di euro. Ma quella originariamente contestata era pari a 370 milioni di dollari, perché risaliva indietro fino agli anni '80. Se questa imputazione è caduta è solo grazie, ancora una volta, alle leggi ad personam, che hanno fatto cadere le accuse di appropriazione indebita e di falso in bilancio. Ma la frode fiscale, ormai, è "res iudicata". Se questo è un innocente.

6) Forza Italia partito della tolleranza
Il mesto finale da Caimano attinge all'antico repertorio azzurro: "Forza Italia difende i valori della nostra tradizione cristiana, il valore della vita e della famiglia, della tolleranza verso tutti a cominciare dagli avversari...".

Sul "valore della famiglia" come caposaldo etico-morale dei valori forzisti, la sentenza di condanna in primo grado per prostituzione minorile patita dal Cavaliere per la vicenda di Ruby, la "nipote di Mubarak", sembra raccontare tutt'altra storia. E non si tratta di intrusione nella vita privata, ma del dovere di un uomo pubblico di rendere conto dei propri comportamenti, soprattutto quando questi rivelano l'abuso e la dismisura. Sulla "tolleranza verso gli avversari", a parte la sterminata letteratura sui "comunisti che coltivano l'odio e l'invidia sociale" e i numerosi "editti" emessi per cacciare dalla Rai i vari Biagi, Santoro e Luttazzi, fa fede una frase memorabile che proprio Berlusconi pronunciò il 6 aprile 2006, all'assemblea di Confcommercio: "Non credo che ci siano in giro così tanti coglioni che votano per la sinistra...". Questo perché, oggi come allora, Forza Italia è "il partito dei moderati". L'eterno ritorno. O, forse, l'eterno riposo.
Il video-messaggio di Berlusconi non è solo un concentrato di dolori personali e di rancori collettivi. Come sempre, i suoi sedici minuti di "discorso alla nazione" racchiudono anche una micidiale sequenza di falsità. Dalla ricostruzione delle sue vicende politiche alla "narrazione" delle sue vicissitudini giudiziarie, la menzogna domina la scena e scandisce il plot della fiction berlusconiana. La menzogna, ancora una volta, è "instrumentum regni" del Cavaliere, utile a sovvertire il senso e a generare il consenso.

Nel triste, solitario e finale comizio televisivo, registrato come nel 1994 nella location di Villa San Martino, si possono contare almeno sei bugie, che vanno dal bilancio della crisi economica al rilancio della "moderata" Forza Italia. Omissioni della realtà, manomissioni della verità: vale la pena di ripercorrerle una per una, con una esegesi testuale e contro-fattuale, per capire ancora una volta i meccanismi che fanno funzionare la "macchina" del potere berlusconiano.

mercoledì 18 settembre 2013

pc 18 settembre - Taranto immediata mobilitazione del MFPR in solidarietà a Ilaria - 11 ottobre manifestazione contro il femminicidio a TARANTO

Ieri: solidarietà a Ilaria



Ieri, le compagne del MFPR di Taranto al mattino sono andate a Statte affiggendo nella piazza e strade principali locandine contro l'ennesimo tentativo di femminicidio di Ilaria.
La sera sono andate all'Ospedale SS.Annunziata, dove Ilaria lotta tra la vita e la morte a fare un presidio - volantinaggio, striscioni - per essere vicine alla ragazza, denunciare questa guerra di bassa intensità contro le donne e soprattutto cominciare a parlare dello SCIOPERO DELLE DONNE del 25 novembre.
Per organizzarlo l'11 OTTOBRE MOBILITAZIONE E ASSEMBLEA IN PIAZZA.

per info e contatti: mfpr.naz@gmail.com

pc 18 settembre - proletari comunisti appoggia tutte le mobilitazioni studentesche di ottobre.. ma solo la rivolta li seppellirà !

#4 ottobre - mobilitazione studentesca in tutta Italia 

Questo nuovo autunno si aprirà con la giornata di venerdì 4 ottobre, appuntamento che vedrà gli studenti scendere nelle strade e riprendersi le piazze di tutta Italia. Il contesto in cui questa data è stata lanciata la carica di un profondo significato: come già l’anno scorso, infatti, la scintilla delle mobilitazioni arriva dalla Val Susa che rappresenta l’avanguardia di tutte le lotte popolari e di tutti i movimenti in Italia. La giornata è stata indetta in occasione del campeggio studentesco nazionale No Tav a Chiomonte proprio a ridosso di quelle reti che difendono un cantiere simbolo delle profonde contraddizioni, della prepotenza con cui il governo scavalca la volontà popolare, della speculazione e della devastazione sociale di cui il nostro paese si sta macchiando.
La fase politica che stiamo attraversando è caratterizzata da una profonda instabilità, questo governo di larghe intese si è dimostrato interessato solamente a difendere il posto in parlamento e a preservare lo status quo, cercando, con continui compromessi, di mantenere una governabilità politica che però sembra necessariamente destinata a infrangersi. Intanto, mentre nei palazzi i partiti giocano a spartirsi il potere, come sempre a pagare le spese di questo difficile momento economico sono le componenti sociali più deboli del paese, in primis, noi studenti. Cambiano i governi, cambiano i colori che popolano il teatrino del parlamento, ma la strategia con cui vogliono risolvere questa crisi rimane un’austerità che in maniera sempre più inevitabile sta stravolgendo la vita di intere famiglie: misure come la Service Tax che andrà a sostituire l’Imu è un chiarissimo esempio della direzione che Letta e il suo governo hanno deciso di intraprendere; parlano di crescita, di ripresa economica ma guardandoci intorno non vediamo altro che il costo della vita in continuo aumento, una precarietà sempre più dilagante, la sempre più grande difficoltà di far fronte a quelle spese, come il carolibri, il carotrasporti o le tasse scolastiche, che la quotidianità ci impone.
L’anno scolastico è appena ricominciato ma le assurde dichiarazioni dei nostri politici non si fanno attendere: la ministra dell’istruzione, Maria Chiara Carrozza, ha invitato gli studenti e le studentesse di tutta Italia a “essere ribelli e cambiare il mondo”, lanciando contemporaneamente proprio nella data del 4 ottobre una giornata all’insegna del dialogo, della pace e della fratellanza. Di certo non esitiamo a cogliere l’invito della nostra ministra e ci prepariamo ad un autunno all’insegna della lotta, ma se pensa di calmare le acque o di intraprendere la via della mediazione si sbaglia di grosso: non siamo disposti a scendere a compressi con chi da anni si dimostra sordo alle nostre richieste e solo apparentemente si dimostra disponibile, reprimendo ogni forma di dissenso che vada al di là dei canoni di ribellismo architettati dalla ministra e dai suoi predecessori.
La componente studentesca sta vivendo un profondo ricambio generazionale, coloro che hanno vissuto cicli di lotta come quello dell’Onda e del No Gelmini sono ormai universitari o si stanno diplomando. Crediamo quindi che sia importante per il movimento creare percorsi di lotta partendo dall’interno delle scuole per creare una soggettività, una coscienza comune per mezzo di pratiche come la riappropriazione degli spazi di socialità negli istituti, attraverso campagne contro presidi sceriffi che sono muti esecutori delle direttive del governo. Dobbiamo dunque ripartire dall’ambiente di cui meglio conosciamo meccanismi e dinamiche e nel quale spendiamo la maggior parte della nostra vita, ma non dobbiamo commettere l’errore di chiuderci in esso: dobbiamo porci in un’ottica generale che tenga conto dell’intero contesto e di tutte le sue sfaccettature. Viviamo questa crisi sia come studenti sia come componente giovanile di questo paese e questo dato risulta evidente se pensiamo a tutte le difficoltà cui dobbiamo far fronte fuori dalle mura scolastiche, dalla diminuzione del reddito delle nostre famiglie all’assenza di momenti e spazi di svago in una metropoli sempre più alienante.
L’invito per il 4 ottobre è dunque quello di riversarsi nelle strade per dare un segnale chiaro a questo governo, per portare in piazza quelle incoerenze che quotidianamente viviamo e per esprimere tutta la nostra rabbia nei confronti di chi ci condanna a una vita all’insegna della precarietà.
RIPRESA ECONOMICA SOLO A PAROLE
SCENDIAMO NELLE PIAZZE, PRENDIAMOCI LE SCUOLE!
Studaut - rete dei collettivi autorganizzati

pc 18 settembre - legami tra Consolato italiano, ex-poliziotti italiani e Alba dorada in grecia ? -

Patrasso: ex-poliziotto italiano punta la pistola contro gli antifascisti

658epithA Patrasso, durante l'attacco agli uffici di Alba Dorata da parte di un corteo antifascista convocato per vendicare l'omicidio a coltellate di Pavlos - KillahP, un uomo ha preso la pistola e l'ha puntata contro i manifestanti. In seguito l'uomo è stato arrestato dopo l'inseguimento della polizia che si era messa sulle tracce di un'automobile con i numeri di targa italiani. Secondo i media locali la persona è italiana e risulta essere un poliziotto in pensione "i cui contatti con gruppi nazifascisti sono oggetto di indagine". Un altro cittadino italiano era nella macchina insieme all'ex-poliziotto e risulta essere un dipendente del consolato di Patrasso.


Gravi episodi si sono verificati a Patrasso per l’omicidio di Pavlos Fisass a Keratsini. Alcuni sconosciuti hanno tirato molotov contro la sede di Alba Dorata ed hanno danneggiato alcune automobili parcheggiate e un bancomat, mentre un uomo ha puntato una rivoltella contro i manifestanti.
È scioccante il fatto che un uomo, durante la manifestazione, è uscito da un’automobile e in posizione di tiro ha mirato contro i manifestanti. L’uomo è stato arrestato e si trova in una caserma della polizia di Patrasso. Secondo alcune informazioni è un italiano, un poliziotto in pensione che ha contatti con organizzazioni di estrema destra italiane. L’arma trovata in suo possesso è una scacciacani e ha sostenuto di averla utilizzata per spaventare, quando alcuni antiautoritari hanno tirato pietre contro la sede di Alba Dorata. Nell’automobile si trovava anche un impiegato del consolato italiano.
Un collaboratore del sito thebest.gr descrive la scena sconvolgente: “Si trovava sul lato sinistro della strada. Indossava maglietta e pantaloncini neri. Era uscito da una Ford Focus con un baule sul tetto. La portiera sul lato del passeggero è stata colpita da una pietra. L’uomo ha estratto l’arma e in posizione di tiro, tenendo con due mani la pistola e mirando, ha rivolto l’arma contro i manifestanti. Immediatamente le persone che si trovavano in coda al corteo e che, a quanto pare, avevano lanciato la molotov sul balcone della sede di Alba Dorata, hanno iniziato a gridare “un’arma, un’arma…”. E’ scoppiato il pandemonio. L’italiano ha fatto un gesto orizzontale con la mano sulla gola, come a dire “vi sgozzo”. I manifestanti si sono sparpagliati ma alcuni sono tornati subito all’incrocio tra via Gounaris e via Karaiskakis. L’uomo si trovava tra i manifestanti e i MAT. Ha puntato la pistola contro i manifestanti per dieci, quindici secondi che sono sembrati un’eternità. I negozianti sono rientrati nei loro negozi e il marciapiede si è svuotato. Poco dopo l’uomo, di circa 40-45 anni, è salito in macchina e si è diretto verso via Ipsilandou. Tutti coloro che si trovavano sul posto sono rimasti sbalorditi dal suo gesto”.

pc 18 settembre - Gli antifascisti cacciano Forza Nuova dalla Bolognina

Gli antifascisti cacciano Forza Nuova dalla Bolognina

Non è la prima volta che i fascisti di Forza Nuova provano a uscire allo scoperto a Bologna, e come ogni volta, il movimento antifascista bolognese reagisce e difende i nostri quartieri.
È successo ieri sera nel quartiere della Bolognina, uno dei quartieri popolari di Bologna, dove Forza Nuova aveva annunciato un presidio “contro il degrado” nella piazza simbolo del quartiere, Piazza dell’Unità, vissuto un tempo come roccaforte del PCI, oggi animato da giovani immigrati e ragazzini che giocano a pallacanestro.
Dopo una estate in cui i giornali ciclicamente riempiono le pagine parlando di “lotta al degrado” nel quartiere (quartiere dove, guarda caso, è stata aperta la nuova entrata alla stazione TAV di Bologna e dove esiste un progetto di “riqualificazione” mediante costruzione di nuovi interi palazzi), ecco che fanno di nuovo la loro apparizione i giovani fascisti di Forza Nuova. Una provocazione che però il movimento antifascista bolognese non ha mai accettato, non accetta e non accetterà mai. Dopo aver presidiato la piazza al suono di cori partigiani, Xm24 promotore insieme a tutte le realtà antifasciste della città, hanno formato un corteo che ha attraversato il quartiere, dietro allo striscione “Fuori i fascisti dalle città, al bando Casapound e Forza Nuova”.
Alcuni militanti di Forza Nuova sono stati trovati tra le vie del quartiere nonostante il loro presidio in piazza fosse stato negato dalla Questura ed è stato intimato loro di lasciare il quartiere. Nessun compromesso è possibile con i fascisti, e la difesa dei quartieri è una lotta che unisce tutto il movimento.
Dopo qualche minuto la situazione su via della Liberazione è precipitata ed è apparso chiaro lo schieramento a difesa di chi: un cordone di celere, con tanto di blindato, ha sbarrato la strada che conduce dal Piazza dell’Unità a via Staligrado, per proteggere meno di una decina di militanti di Forza Nuova e la loro bandiera.
Gli antifascisti, più di duecento manifestanti, si sono fronteggiati con le forze dell’ordine per qualche minuto, per poi tornare in Piazza dell’Unità dopo un lancio di bottiglie.

Alla fine i forzanuovisti sono stati scortati fuori dal quartiere con le macchine della polizia, e tra loro pare ci sia stato un ferito. C’è da chiedersi quale degrado si voglia combattere alla Bolognina. Se quello culturale di una destra fascista che cavalca parole d’ordine senza senso, o quello di una società multietnica che vive e anima un quartiere da sempre popolare.

pc 18 settembre- Assaltata la sede dei nazisti di Alba Dorata che questa notte hanno ucciso un compagno con la complicità degli sbirri e con la copertura del governo!

Pavlos Fissas, il repper antifascista assassinato dalla feccia nazista

A Patrasso un corteo raggiunge la sede di Alba Dorata, dopo che la polizia aveva tentato di bloccare la manifestazione con un blindato messo di traverso. Dopo qualche minuto il blindato è stato rimosso dalla polizia. In questo momento ci sono scontri sotto la sede di Alba Dorata; alcune molotov hanno raggiunto il balcone dell'edificio. Secondo alcune testimonianze, un individuo in automobile nei pressi della sede di Alba Dorata brandiva un'arma puntandola contro i manifestanti.



Sull’omicidio di Pavlos Fissas
settembre 18, 2013

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Pavlos Fissas, un antifascista di 34 anni e cantante hip hop (Killah P), è stato ucciso dai nazisti di Alba Dorata a Keratsini, un quartiere operaio del Pireo.

Dal racconto di un testimone oculare: “intorno alle 24, un gruppo di 15-20 fascisti, che indossavano magliette nere e pantaloni e stivali militari, erano schierati in via Tasaldari. In quel momento, Killah P. stava camminando con la sua ragazza e un’altra coppia, quando è stato riconosciuto dai fascisti, che urlavano ̀cosa stai cercando qui? Lo sai che non c’è posto per te ̀. I fascisti hanno inseguito le due coppie per via Tsaldari verso via Lampraki dove, da un’altra strada, è uscito fuori un gruppo di circa 10 fascisti che ha circondato i ragazzi. In quel momento, da una strada a senso unico è arrivata contromano una macchina, si è fermata, il conducente è uscito fuori e ha accoltellato Killah P, una volta al cuore e una all’addome (la coltellata all’addome aveva la forma di una “L” rovesciata).

Tutta la scena si è svolta in presenza della DIAS, la polizia in moto, che soltanto in seguito e solo quando la maggior parte dei fascisti si era già dispersa, ha arrestato l’assassino (secondo alcune testimonianze, Killah P, mentre era ancora sotto shock, continuava a indicare l’assassino e così i poliziotti lo hanno arrestato – un 55enne che aveva un coltello, descritto da altri testimoni oculari come un noto membro di Alba Dorata). L’ambulanza ha impiegato 35 minuti per arrivare e Plavos è stato dichiarato morto all’ospedale generale di Nikaia”.

Una chiamata per un concentramento sul luogo dell’omicidio è stata lanciata per oggi, mercoledì 18 settembre, alle 18, al 60 di via Tsaldari (da Atene, autobus B18 da Ralli-Salaminas, o G16 da Lampraki; da Pireo bus 824 o 826). Ci sono anche appelli per manifestazioni a Salonicco: h 10 nella manifestazione degli insegnanti, h 16 nel dipartimento di Fisica nel campus universitario AUTH, h 18 manifestazione da “Kamara” su via Egnatia. Sull’isola di Lesbo l’appuntamento è alle 18 in piazza Saffo; a Patrasso, alle 10 in piazza Olga; a Larissa alle 10 nel primo liceo e alle 10:30 alla manifestazione degli insegnanti; anche a Komotini e molte altre città ci saranno manifestazioni dalle 18.

Non sorprende che la polizia greca, ancora una volta, non ha fatto niente per prevenire la violenza nazista di Alba Dorata (Alba Dorata è ampiamente sostenuta dai capitalisti greci, dal governo e dalla chiesa, come un delinquente usato intenzionalmente contro i militanti, i lavoratori e i poveri, e più della metà della polizia ha votato per questo partito apertamente neonazista), se non partecipare attivamente o coprire l’organizzazione di quella che sembra una trappola mortale per un radicale ben noto, membro del sindacato dei metalmeccanici e artista hip-hop antifascista in un quartiere operaio. L’agguato è avvenuto proprio vicino all’incrocio in cui pochi giorni fa anche 8 membri del partito comunista (KKE) erano stati brutalmente assaliti dai nazisti di Alba Dorata.

Non sorprende il silenzio di tutti i mezzi di comunicazione, che vengono mantenuti in vita dai finanziamenti e dai benefici del governo, che hanno deciso di classificare l’omicidio come “una rissa dopo una discussione sul calcio” o di non menzionarlo affatto. Sono gli stessi mezzi di comunicazione che promuovo ogni attività misantropica di Alba Dorata come “opposizione alle falle del sistema” e, ultimamente, rappresentano quel partito come un partner governativo realistico per il futuro. Sono chiaramente la voce dei loro padroni, le stesse famiglie di capitalisti, proprietari di un sacco di navi, banche e hotel che supportano il governo di estrema destra e il suo piccolo alleato per le strade, Alba Dorata, in quella che vedono come un’opportunità “dorata” per sbarazzarsi dei diritti dei lavoratori e trasformare la Grecia in un vero e proprio campo di lavoro sotto la pacchianeria dei nazionalisti e della chiesa.

Vale la pena notare che è un periodo duro per il governo e i suoi equivalenti nazisti, se perfino dopo il loro attacco su vasta scala contro anarchici, occupanti e lotte dei lavoratori, i movimenti sembrano ritrovare di nuovo lo slancio, con l’attuale lotta degli insegnanti, dei lavoratori degli ospedali, etc.
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Alcune testimonianze sull’omicidio di Pavlos Fissas
settembre 18, 2013

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Dal padre di Pavlos: “Gli amici di Pavlos hanno fatto un’osservazione contro Alba Dorata in un caffè, dove stavano guardando una partita di calcio. Qualcuno da un tavolo vicino li ha sentiti e ha telefonato ai membri di Alba Dorata. Le squadracce di Alba Dorata sono arrivate quasi contemporaneamente alla polizia in moto DIAS. Pavlos ha cercato di aiutare i suoi amici a sottrarsi alla situazione, ma è stato attaccato da un’altra squadra di Alba Dorata e circondato. Dopo, un altro membro di Alba Dorata che guidava contromano in una strada a senso unico, si è fermato e ha accoltellato a morte Pavlos, mentre i poliziotti della DIAS non intervenivano. Una ragazzo ha chiesto loro aiuto, ma non hanno fatto niente. Loro si sono solo avvicinati in seguito per arrestare il principale sospetto.

Da giornalisti vicini alla polizia: il 45enne che è stato arrestato dalla polizia, ha ammesso di essere l’assassino di Pavlos e di essere un membro diel partito nazista Alba Dorata.

Dal sindaco di Keratsini: gli aggressori erano neonazisti ben noti, questo è solo uno degli episodi di una serie di violenze, principalmente contro i migranti.

Da altri residenti locali: tutto questo sembra un’imboscata e non una discussione, c’erano dozzine di persone che davano la caccia e circondavano solo uno (Pavlos), le loro facce e uniformi sembravano le stesse di quelli che hanno attaccato i membri del partito comunista (KKE) pochi giorni fa.

Tutti i mezzi di comunicazione, tv, web e radio, continuano a diffondere confusione, ospitando membri di Alba Dorata in un tentativo patetico di rigirare le cose. Uno dei personaggi televisivi più orrendi (chiamati in Grecia “pappagalli” per la loro ripetizione della propaganda del governo), noto per le sue calunnie contro gli scioperanti, i manifestanti e le lotte dei lavoratori, Aris Portosalte ha perfino provato a convincere un parlamentare di Alba Dorata che loro dovrebbero assicurarsi che nessuno accusi il partito! Allo stesso tempo, c’è una pesante presenza di polizia intorno agli uffici di Alba Dorata, ufficialmente per un’ “indagine” (come se gli altri assalitori si nascondessero negli uffici centrali), ma la scena sembra più un cordone protettivo per i teppisti parastatli servi dello stato.
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Il 34enne è stato accoltellato almeno 3 volte, al petto, tra via Tsaldari e Xanthou, nel centro di Amfiali ed è stato portato all’Ospedale Generale di Nikaia dove è stato confermato il decesso.

Un testimone oculare ha dichiarato che l’ambulanza è arrivata con un ritardo di quasi 30 minuti, mentre quasi subito, in 5-10 minuti, erano arrivate sul posto 5-6 volanti della polizia e 12 moto.

La polizia ha fermato un 55enne, che secondo la polizia greca era in possesso di un coltello. Fonti della polizia riportano che è collegato con l’estrema destra. Più tardi è stato annunciato che l’uomo ha confessato. Si ricercano altre persone che hanno partecipato all’agguato.

Sul luogo dell’omicidio si sono concentrate quasi 200 persone del mondo antifascista, mentre è stata già annunciata una manifestazione per oggi, mercoledì 18 settembre, alle 18 in P.Tsaldàri 69.
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martedì 17 settembre 2013

pc 17 settembre - UN ARTICOLO SU ILVA DI G. VIALE, UTILE, MA NON SI VOGLIONO TRARRE LE VERE CONSEGUENZE

Questo articolo dimostra come il capitalismo, il governo al servizio dei padroni si invischia sempre di più nelle contraddizioni che questo stesso sistema produce e non sanno e non possono uscirne, se non nella logica "male, maledetto e subito", affinchè i padroni, come Riva o come altri, continuino a spremere profitti finchè dura sulla pelle e la vita degli operai e la salute delle masse popolari. 
Per la classe operaia non c'è altra strada sull'immediato che la lotta dura, di classe, fuori e contro la linea di servi del padrone e di conciliazione dei sindacati confederali (che vuol dire semplicemente: mettere la difesa della condizione degli operai al servizio della ripresa del capitale), per difendere realmente posti di lavoro e salario, senza mettersi al carro di "trovare le soluzioni", ma pretendendo con l'unità e la forza degli operai anche da parte del governo che dopo tanti decreti (tra poco vi sarà il quarto) per difendere Riva e dargliela sempre vinta, si faccia un "decreto operaio". Ma per la classe operaia, in questo scontro, si tratta soprattutto di prendere coscienza che questo sistema dei padroni, economico e politico, porta sempre più a una condizione per i lavoratori, per le masse popolari invivibile e inaccettabile e che allora gli operai devono organizzarsi in un loro partito comunista di tipo nuovo per rovesciare questo sistema canceroso. 
Rispetto a questo siamo d'accordo con Guido Viale che scrive dell'impossibilità di "salvare l'insalvabile".
E' Guido Viale che non trae le normali conseguenze di quanto da lui stesso detto e inevitabilmente anche lui "ripete l'errore" di essere così l'ultimo che sale sul carro del "trovare le soluzioni" per mantenere di fatto in vita i profitti del capitale. 
Viale termina l'articolo, dopo aver dato la sua "soluzione": "O ci sono altre strade per salvarci dal disastro?". SI' CI SONO ALTRE STRADE, MA SONO DI ALTRA CLASSE...

ILVA, l’errore si ripete – L'idea malsana di salvare l'insalvabile - di Guido Viale (il manifesto)  

Letta ha annunciato che il prossimo impegno del governo, se resterà in piedi, sarà un grande programma di privatizzazioni, cioè di svendita di quote di aziende statali e di misure per costringere i Comuni a disfarsi del loro residuo controllo sui beni comuni e sui servizi pubblici locali... Ma per capire dove portano le privatizzazioni già largamente praticate dai precedenti governi di centrosinistra guardate l’Ilva: un gioiello tecnologico (di 50 anni fa) creato dall’industria di Stato e ispirato alla cultura allora imperante del gigantismo industriale; poi svenduto, una ventina di anni fa – a una famiglia già compromessa che aveva fatto i soldi con i rottami di ferro... La motivazione di quel passaggio di mano era che le cattive performance del settore (peraltro in crisi, da allora, in tutta Europa) erano dovute ai condizionamenti della “politica”, ormai insediatasi nel management dell’azienda; e che solo una gestione privata l’avrebbe salvato da quelle interferenze. La validità di quella tesi può essere verificata dal fatto (tra gli altri) che i Riva sono oggi i principali azionisti privati di Alitalia, cioè di quella cordata fallimentare messa su da Berlusconi per gestire in nome dell’italianità della “nostra” compagnia aerea la sua campagna elettorale del 2006: le interferenze della politica funzionano tanto con la proprietà pubblica che con quella privata. In cambio di quell’operazione senza alcun senso economico i Riva si erano però garantiti mano libera nella prosecuzione di una gestione scellerata dell’azienda. Nonostante due condanne penali in cui il capostipite della dinastia era già incorso. Tra i risultati di quello scambio di favori c’è stata un’autorizzazione integrata ambientale (Aia) confezionata su misura dell’Ilva dalla ministra Prestigiacomo e da un uomo per tutte le stagioni, vero “dominus” del Ministero dell’Ambiente, Corrado Clini. Così i Riva hanno gestito gli impianti dell’Ilva “a esaurimento”: investendo cioè solo l’indispensabile per tenerli in funzione e fare profitti da imboscare all’estero, fottendosene dell’impatto ambientale, della salute, della sicurezza e della vita di maestranze e cittadinanza; contando sul fatto che gli impianti sarebbero andati a rottamazione più o meno nel momento in cui il mercato globale avrebbe reso insostenibile la gestione di uno stabilimento di quelle dimensioni. Per questo l’idea di risanarlo e ammodernarlo (che è cosa differente dal mettere in sicurezza maestranze e città fin che continuerà a funzionare) è un po’ peregrina. Non c’era, dietro la gestione Riva, alcuna strategia che non fosse quella di spremere uomini, impianti e territorio fin che fosse possibile. Come non c’è altra strategia dietro la gestione dell’odierno commissario e del suo vice. In più, all’Ilva c’era – ed è rimasta operativa anche dopo la nomina di Bondi – una conduzione criminale del personale e delle lavorazioni, affidata a una struttura parallela e illegale di “fiduciari”: cioè di persone non incluse nell’organico dell’azienda, che comandano in fabbrica al posto dei capi – imponendo quelle operazioni pericolose che sono all’origine dei morti, degli infortuni e di gran parte dell’inquinamento della città – ma che non rispondono mai del loro operato, perché ufficialmente «non esistono»; una struttura che dipendeva direttamente dai Riva e che ora – verosimilmente – risponde al presidente Ferrante: un altro uomo per tutte le stagioni: già Prefetto, candidato del centrosinistra a sindaco di Milano, presidente di Impregilo sotto accusa per i disastri dei rifiuti in Campania e dell’alta velocità nel Mugello. Sono stato un solo giorno a Taranto, nell’agosto dell’anno scorso, invitato dal Comitato dei cittadini e lavoratori liberi e pensanti, e in un giorno solo sono venuto a sapere tutto di quella struttura illegale. Tutti sapevano che c’era e che cos’era, con nomi e cognomi. Ma per mesi e per anni nessuno, a quanto mi consta – né sindacati, né partiti, né amministrazioni locali, né curia, né Regione, né governo, né tantomeno il nuovo presidente, il commissario o il suo vice – ha sentito il bisogno di denunciare una pratica del genere. E’ dovuta intervenire la magistratura...
Ora che i Riva hanno fermato per ritorsione tutti gli altri impianti italiani, Letta deve decidere che cosa fare. Ma non può fare niente, perché sia lui che i suoi predecessori si sono legati le mani con leggi e accordi di cui si sono fatti garanti e con cui hanno legato una pietra al collo del paese per mandarlo definitivamente a fondo. Il governo non può ridare l’Ilva ai Riva, per lo meno fino a che non avranno restituito almeno gli otto miliardi che hanno rubato. Non può cercare un compratore estero, perché questi userebbe l’impianto per mettere piede in Italia e poi dismetterlo il più in fretta possibile, come hanno fatto tutti gli altri cosiddetti «investitori esteri», non solo con la Lucchini nel siderurgico; ma con Alcoa, Siemens, Telecom, Alstom, Parmalat e tante altre. Non può nazionalizzare l’Ilva o gli altri stabilimenti dei Riva sotto sequestro perché l’Europa «non lo consente»; e perché “i soldi” per l’esproprio aumenterebbero deficit e debito; e non si può fare. Ma la nazionalizzazione – dell’Ilva, o del Gruppo Riva, o degli stabilimenti Fiat condannati alla cassa integrazione perpetua, o di qualsiasi altra fabbrica in crisi – è per ora impraticabile anche per chi fosse eventualmente propenso a “passar sopra” a quei vincoli (e per ora nessuno di coloro che hanno voce in capitolo lo è). Perché manca la struttura per gestire aziende del genere. Una volta c’era l’Iri: una robusta struttura pubblica, che era anche una scuola di management di livello internazionale, quali che ne fossero le pecche politiche, che certo non mancavano. Adesso invece c’è solo più Bondi: un arzillo ottuagenario pronto a tutto, che si è lasciato dietro le spalle una intera carriera di aziende scomparse o distrutte: Montedison, Lucchini, Telecom, Ligresti e Parmalat... Così, se Landini ha promesso che la Fiom non permetterà più la chiusura di altre fabbriche, anche a costo di promuoverne l’occupazione da parte delle maestranze – e ha fatto bene – resta da definire che cosa fare poi di quelle aziende, che sono ogni giorno di più, una volta che i lavoratori le abbiano occupate: restituirle al padrone che le vuole chiudere? Cercare un nuovo padrone perché a chiuderle sia lui, dopo aver portato via macchinari, brevetti e marchio, come hanno già fatto in tanti? Affidare anche quelle a Bondi? Nazionalizzarle, anche se il management per gestirle non c’è? In realtà quello che c’è da fare, e subito, è raccogliere e costruire, con un appello al paese, un nuovo management: ...una gestione che, accanto alle maestranze, coinvolga anche le comunità locali, le loro associazioni, le amministrazioni dei comuni e degli altri enti locali del territorio, le università (cioè i docenti e le organizzazioni degli studenti disponibili) la schiera crescente di ex manager messi sul lastrico, l’esercito di coloro che hanno fatto apprendistato di responsabilità gestionali nel terzo settore. E’ l’unico modo per mettere insieme, e mettere alla prova in un confronto serrato con situazioni concrete, una nuova classe dirigente... O ci sono altre strade per salvarci dal disastro?

pc 17 settembre - in grecia tornano scioperi e cariche poliziesche

Grecia: ‘tsunami’ di scioperi, la polizia picchia le lavoratrici

Grecia: ‘tsunami’ di scioperi, la polizia picchia le lavoratrici

Nuova ondata di scioperi in Grecia a partire da oggi, in particolare contro il massiccio taglio di posti di lavoro ordinato dalla troika nel settore pubblico.
In contemporanea con l’arrivo ad Atene dei rappresentanti di Fmi, Bce e UE, il governo di Antonis Samaras ha deciso di premere l’acceleratore sulle cosiddette riforme chieste proprio dalla troika per continuare a concedere all’esecutivo ulteriori tranche di cosiddetti aiuti economici.
E come sempre è accaduto negli ultimi anni, ogni qualvolta i lavoratori scendono in piazza in maniera determinata contro il massacro sociale - i cui risultati disastrosi ormai sono sotto gli occhi di tutti - il governo di turno manda la polizia a reprimere e picchiare. E' successo anche questa mattina, quando i MAT - i corpi speciali - in assetto antisommossa hanno deciso di disperdere con i lacrimogeni i dipendenti non docenti delle scuole pubbliche che protestavano davanti alla sede del Ministero per la Riforma Amministrativa e che erano riusciti ad entrare all'interno del cortile interno della sede governativa: due donne sono rimaste intossicate e sono state trasportate in ospedale perchè avevano difficoltà di respirazione. Non contenti i celerini hanno spintonato o trascinato via i lavoratori che nonostante l'aria irrespirabile si ostinavano a mantenere l'occupazione simbolica del ministero.
Il sindacato del settore pubblico, l’ADEDY, ha invitato i lavoratori ad aderire a quello che ha ribattezzato uno ‘tsunami’ di scioperi contro la distruzione del settore pubblico. Prima della fine di settembre 12500 dipendenti pubblici – e altrettanti entro Natale – saranno cacciati dal loro posto di lavoro per essere messi al 75% del loro stipendio per otto mesi. E poi andranno a ingrossare le statistiche sulla disoccupazione, che nel paese ha raggiunto l’astronomica quota del 26-27%. Non basta: altri 4000 impiegati pubblici verranno direttamente licenziati prima della fine di dicembre, ed altri 11 mila nel 2014, senza passare neanche per la mobilità. E il ministro della Riforma Amministrativa Kiriakos Mitsotakis ha annunciato l’eliminazione dei sei giorni liberi annuali finora concessi ai dipendenti pubblici impegnati in mansioni che prevedono l’uso assiduo dei computer.
I docenti delle scuole superiori e i lavoratori del settore amministrativo delle università hanno proclamato cinque giorni consecutivi di sciopero, essendo insieme ai poliziotti municipali e alle guardie scolastiche i settori della pubblica amministrazione maggiormente presi di mira dai tagli di Samaras. Insieme ai professori del settore pubblico sciopereranno per 48 ore i docenti delle scuole superiori private, per protestare contro la fine del controllo ministeriali sui centri di insegnamento privati, il che porterà sicuramente ad un aumento dell’orario e del carico di lavoro e a una diminuzione dei salari.

Cinque giorni di sciopero anche per i lavoratori degli Enti statali che si occupano di lavoro e sicurezza sociale: 600 dipendenti di questi due enti verranno espulsi entro la fine dell’anno. A partire da domani entrano in sciopero per tre giorni i medici in servizio negli ospedali pubblici per protestare contro la messa in mobilità di 1.835 lavoratori amministrativi e paramedici. Inoltre i medici protestano anche contro la chiusura di ben 8 ospedali sole nelle due regioni dell’Attica e di Salonicco, le più popolose della Grecia, e la chiusura di altre 50 piccole cliniche nei centri più piccoli, l’aumento da 5 a 25 euro del ticket per i ricoveri ospedalieri, la penuria cronica di materiale sanitario.

pc 17 settembre - la crisi capitalistica fa più ricchi i più ricchi e più poveri i più poveri

Secondo il mensile, nel 2013 l'ammontare dei conti correnti dei 400 uomini più facoltosi d'America ha superato quota 2mila miliardi, 300 in più rispetto al 2012. Il fondatore di Microsoft mantiene la laedership per il 20esimo anno di fila con 72 miliardi di dollari, davanti a Warren Buffett e Larry Ellison di Oracle.


NEW YORK - I super ricchi degli Stati Uniti non erano mai stati così facoltosi. A cinque anni dall'esplosione della crisi finanziaria, i miliardari americani vedono crescere la loro fortuna fino a livelli mai registrati prima. E' il resoconto della stima elaborata dal mensile Forbes, che annualmente censisce il patrimonio dei 400 uomini più abbienti degli Stati Uniti. Nel 2013 l'ammontare dei 400 conti correnti vale oltre 2mila miliardi di dollari, 300 in più rispetto ai 1700 del 2012, una cifra che supera di poco l'economia di tutta la Russia. L'uomo più ricco d'America, per il 20esimo anno di fila, è Bill Gates con un patrimonio di 72 miliardi di dollari. Il fondatore della Microsoft, quest'anno, ha visto aumentare le sue ricchezze (nel 2012 si era fermato a 66 miliardi) riuscendo a superare anche Carlos Slim, il magnate messicano delle telecomunicazioni, togliendogli il titolo di uomo più ricco del mondo. Al secondo posto figura Warren Buffett con 58,5 miliardi di dollari. Chiude il podio l'amministratore di Oracle, Larry Ellison, con 41 miliardi.

Solo nove nomi under 40 nella lista e solo 30 super ricchi su 400 si sono ritrovati più poveri rispetto allo scorso anno. Scorrendo la lista al 20esimo posto si trova il miliardario più giovane, Mark Zuckerberg con 19 miliardi. Mentre al 18esimo posto troviamo David Duffield, co-fondatore di Workday, un'industria specializzata nella vendita di software, che è risultato essere l'imprenditore che ha visto aumentare di più il proprio patrimonio: triplicato dai 6,4 miliardi del 2012 ai 20,3 di quest'anno. Si piazza al 30esimo posto il magnate dei media Rupert Murdoch con 13,4 miliardi di dollari.

Secondo uno studio dell'Internal Revenue Service, l'1% degli statunitensi più ricchi deteneva il 19,3% del reddito delle famiglie nel 2012. Si tratta della più grande forbice da almeno un secolo. La diseguaglianza è cresciuta costantemente negli Stati Uniti negli ultimi tre decenni.
(16 settembre 2013) © Riproduzione riservata

pc 17 settembre - parlamentari, partiti, ecc. all'ombra del governo Napolitano-Letta tutti impegnati per salvare Berlusconi


ROMA - Enrico Buemi, il senatore socialista che durante i lavori della Giunta per le elezioni e le immunità si è polemicamente opposto ai "diktat" del Pd, getta sul tavolo della questione Berlusconi una proposta destinata inevitabilmente a far discutere, ma che indica una concreta via d'uscita dalle sabbie mobili in cui la vita politica italiana si è infilata nel giudizio sulla decadenza da senatore del Cav. E dichiara: "La mia proposta, oltre ad avere dei supporti giuridici inconfutabili, ha anche un obiettivo politico. Le sentenze vanno eseguite, rispettando la legge".Buemi propone, in sintesi, che Berlusconi sia dichiarato decaduto dalla giunta perché interdetto dai pubblici uffici con una sentenza passata in giudicato e non per le norme contenute nella legge Severino, avversata dal Pdl che la ritiene inconstituzionale perché retroattiva, che potrebbe essere impugnata...... Con la  differenza che l'effetto dell'operatività della decisione della Giunta rimarrebbe sospeso fino a quando la Corte d'Appello di Milano, rideterminando gli anni di interdizione, così come richiesto dalla Cassazione, comporterà come conseguenza la comunicazione al Senato della cancellazione di Silvio Berlusconi dalle liste elettorali. In pratica, Berlusconi sarebbe dichiarato di fatto decaduto, ma resterebbe in carica fino alla  conclusione della procedura legata al rinvio della Cassazione alla Corte d'Appello di Milano per la ridefinizione della durata dell'interdizione dai pubblici uffici del leader del Pdl.
 
C'è chi dice no

Casson: "Il presidente Stefano ha detto no a lodo Buemi". Il presidente della Giunta per le elezioni del Senato, Dario Stefàno, ha "dichiarato non accoglibile perché infondata" la proposta del senatore del Psi Enrico Buemi". Lo ha riferito il senatore del Pd Felice Casson, a margine dei lavori della giunta, confermando che i tempi (voto domani sera) saranno rispettati, come conferma lo stesso Stefàno.
Dal M5S intanto giungono le parole di Riccardo Nuti, su Sky Tg24, a ribadire: "E' assurdo stare appesi a un delinquente. Il governo dovrebbe dire: siamo noi che non trattiamo con un delinquente e per il bene del Paese stacchiamo noi la spina". Lo stesso Nuti ha poi richiamato la tesi di Grillo, che vorrebbe il "pdmenoelle" muovere nell'ombra per correre in aiuto del Cav. "Ci potrebbero essere franchi tiratori del Pd pronti a salvare Berlusconi".



altra ancora di salvataggio dal PD
Sul fronte dem, Roberto Speranza, intervenendo ad Agorà Estate, su Rai Tre, offre la sua visione della diatriba "voto palese o voto segreto". "Innanzitutto deciderà il Senato e non noi. Personalmente sono per il rispetto rigoroso delle leggi e delle procedure. Il fatto che il voto riguardi Berlusconi non può determinare uno stravolgimento delle norme. La legge è uguale per tutti e, se nel regolamento del Senato è previsto il voto segreto, sono per non cambiare la regole a poche ore dal voto". 

pc 17 settembre - il circolo di proletari comunisti di taranto verso una nuova fase di lotta e avanzamento

Il circolo di proletari comunisti di Taranto riprende la sua attività dalla Scuola Quadri estiva, sviluppando
-la lotta ideologica attiva per far crescere e unire le compagne e i compagni, la formazione teorica da applicare sul campo, l'agitazione e le campagne politiche contro la guerra imperialista in Siria e l'uso di Taranto base di guerra; per la cacciata di Berlusconi dal Parlamento, la caduta del governo Letta e le dimissioni dell'anticostituzionale Napolitano;
autofinanziamento, l'impegno nelle lotte proletarie e sociali verso lo sciopero generale del 18 ottobre e la manifestazione a ROMA
Il circolo sollecita e organizza lo studio sui libri da parte dei compagni verso la riorganizzazione di gruppi di studio marxisti-leninisti-maoisti aperti. Non basta però lo studio, bisogna far tesoro dei gruppi di studio, a partire dall'uso dell'opuscolo che contiene il resoconto sintesi dei gruppi di studio fatti a Taranto e a Palermo.
I gruppi di studio sono utili e positivi come disciplina organizzativa del lavoro del circolo, per superare la fase della sola lotta pratica quotidiana e da una formazione tutta sindacale; con i gruppi di studio si opera una selezione e si maturato un senso di appartenenza alla lotta rivoluzionaria per il comunismo.
Il circolo al suo interno come organismo vivo e in crescita sviluppa la lotta sulle concezioni presenti tra le compagne e i compagni a Taranto, che possano essere da freno e controproducenti rispetto a gli obiettivi del circolo, sviluppando la critica e l'autocritica.
I compagni del circolo sono essenzialmente provenienti dalle lotte di disoccupati e precari e in una certa misura è inevitabile che risentano delle influenze ideologiche provenienti da questi settori; ci sono inoltre influenze di correnti esterne presenti in città verso cui bisogna intensificare la lotta ideologica, teorica, politica e pratica .
Dobbiamo tener presente che vi sono state delle novità in città – una rappresentata dall'ingresso sulla scena di nuove tendenzequali USB – Liberi e pensanti, (questo è anche una cosa positiva perchè permette una lotta teorico, politico, organizzativa più elevata del passato nella nostra città che ha sempre vissuto caso mai il danno di una situazione di assenza di altre forze politiche). Nella lotta e formazione va tenuto presente l'ingresso dei nuovi strumenti di comunicazione e il ruolo obiettivamente spesso fuorviante di facebook. E' sul piano delle del progetto del partito, delle forme della lotta politica e sindacale, che dobbiamo risolvere questi problemi. Siamo agli inizi di un percorso lungo per affrontarlo e venirne a capo. Un altro aspetto che bisogna correggere è l'attitudine interna non sempre unitaria, in cui a volte anche critiche giuste sono riempite di polemica personalista, controproducenti.
Il circolo di proletari comunisti organizza e punta a organizzare avanguardie proletarie e che avanguardia significa coscienza più avanzata, capacità di guidare altri compagni, influenzare e “avere dietro” altri proletari. Per fare questo
ogni presenza del settarismo è nociva e controproducente.
Sul settarismo abbiamo la possibilità di intervenire subito con il piano di lavoro politico del partito e con la possibilità di una verifica pratica, semplice e lineare. L'attività del circolo, però, deve puntare decisamente a guardare oltre i compagni esistenti, creare condizioni e sfruttare opportunità per attrarre al circolo nuove energie la cui importanza è chiaramente legata prioritariamente all'azione verso la classe operaia, alla lotta e polemica politica contro le altre tendenze presenti in città e a ripresa del movimento studentesco.


Circolo proletari comunisti Taranto
settembre 2013

pc 17 settembre - UN PASSO STRAPPATO CON LA LOTTA DAI PRECARI COOP. SOCIALI PALERMO

La lotta dei precari slai cobas s.c.SBLOCCA IN PARTE! ma non finisce qui! le risorse devono essere trovate per l'intero anno e nessun posto di lavoro deve essere perduto! domani si continua!

http://100passi.globalist.it/Detail_News_Display?ID=86495&typeb=0

Solo la costante lotta dei precari ottiene un primo sblocco. Secondo notizie stampa il commissario straordinario, dopo la forte protesta dei precari a Palazzo Comitini, occupato e con le Dirgenti alle politiche sociali accerchiate,  ha emesso un comunicato nel primo pomeriggio che annuncia l'inizio del servizio, per adesso solo per il mese di ottobre, "tenendo conto delle richieste ricevute dalle scuole".
Le risorse dunque da ieri che non esistevano completamente oggi iniziano a spuntare! 400.000 euro per il mese di ottobre e si stanno ora cercando quelle per coprire il periodo da novembre a dicembre.
Ma circolano voci di diminuizione di posti da 177 assistenti a 146!

TROVARE URGENTEMENTE LE RISORSE PER IL SERVIZO PER TUTTO L'ANNO! uscitele dalle vostre tasche, a cominciare dal Presidente Crocetta, straricche a più non posso!  
BASTA CONE LE VOSTRE POLITICHE DI SANGUE  E LACRIME DI TAGLI SU TAGLI PER NOI LAVORATORI E DI PRIVILEGI PER VOI!

Secondo BASTA IMBROGLI DELLA PROVINCIA, BASTA CON LE CARTE TRUCCATE! E meno male che adesso c'è il Comm.rio Straordinario! La figura dell'autonomia NON ESISTE, non è normata a livello specifico, e questa è una battaglia che conduciamo da qualche anno; dietro questa illegalità c'è di sicuro la volontà di assumere amici o amici degli amici!

Altro che diritto allo studio e categorie protette! 
NON CI FERMIAMO... DOMANI CONTINUAMO!

Precarie e Precari Coop Sociali Slai Cobas per il s.c. - Palermo

I precari occupano la Provincia di Palermo

RETE 100 PASSI

di Gilda Sciortino

Comincia proprio bene la scuola per i precari delle cooperative sociali che si occupano di assistenza agli studenti disabili. Stanchi di non sapere quale sarà il loro futuro, nel quale quasi sicuramente potrebbero ritrovarsi senza più posto di lavoro, i lavoratori hanno dato sfogo a tutta la loro rabbia occupando Palazzo Comitini, sede della Giunta provinciale di Palermo.
"I delegati hanno incontrato Domenico Tucci, il nuovo commissario straordinario della provincia regionale, e il consulente esterno, l'avvocato Stefano Polizzotto - si legge nel comunicato del "Comitato Precarie e Precari Coop Sociali Slai Cobas" - che hanno confermato l'invio di una lettera al Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, per un incontro. Sembra anche che potremmo confrontarci con l'assessore alla Famiglia, Ester Bonafede, che in questo momento è l'unico che si dice disponibile a discutere per cercare di trovare una soluzione al grave problema".
Purtroppo, però, le notizie negative non finiscono qui perchè Tucci, su richiesta urgente dei delegati, ha chiamato le responsabili del settore attività sociali, le dottoresse Volpe e Fernandez, per sapere, nel caso i servizi dovessero alla fine ripartire, se le risorse ci sono, se tutte le carte sono a posto, se cioè il numero degli alunni aventi diritto e il corrispondente numero degli operatori soddisfano le esigenze dell'una e dell'altra parte.
"La novità - scrivono ancora i lavoratori precari - sta nel fatto che questi uffici hanno preparato una lista di operatori igienico-personali inferiore rispetto allo scorso anno (136 invece di 177), mentre ne hanno un'altra stranamente lunga di addetti all'autonomia (236), la fantomatica figura che non è certificata per legge".
Una situazione che sta facendo partire un anno scolastico di fuoco. I lavoratori precari ribadiscono che non vogliono più parole, ma fatti concreti e verità. E chiedono di avere confermata o smentita una volta e per tutte la notizia che, nelle scuole superiori, l'anno scolastico per loro potrebbe non riprendere del tutto perchè, da parte della Regione e della Provincia, non ci sono e non si vogliono trovare le risorse necessarie (2.150.000 euro per assistenza igienico-personale, trasporto e sostegno alla comunicazione).
Una situazione veramente grave e preoccupante, anche in virtù del fatto che è quella che vivranno tanti ragazzi disabili che, senza servizio di assistenza, potrebbero restare esclusi dalla frequenza.
"I precari dello Slai Cobas hanno denunciato tutto l'agire illegitttimo della Regione e della Provincia - aggiungono - che, fino ad oggi, hanno continuato nei vari meandri degli assessorati a giocare al rimpallo delle responsabilità e delle competenze, non trovando nessuna soluzione. Nel frattempo, il presidente Crocetta risulta sempre "impegnato" in riunioni sul rimpasto delle poltrone del potere".
Un silenzio che cozza anche con quanto annunciato dallo stesso presidente, che ha ricominciato a pubblicare "i pizzini" per riprendere, dice lui, il dialogo con la gente.
PA: ESPLODE LA RABBIA DEI PRECARI COOP SOCIALI A A PALAZZO COMITINI!


Palermo, 16/10/2013
Primo giorno di scuola e il servizio per gli studenti disabili non parte! La vostre vergogna e scelleratezza è senza fine.
La Regione di Crocetta, la provincia se ne sono fregate altamente!

I precari hanno occupato Palazzo Comitini sede della Provincia

In questo momento i precari delle coop sociali stanno occupando il palazzo della Provincia in Via Maqueda  per protestare contro il mancato avvio dell'anno scolastico per gli studenti disabili nelle scuole superiori e di conseguenza contro la perdita del posto di lavoro.
A seguito della protesta il Commissario straordinario Tucci e  l'Avv.to Polizzotto, consulente esterno, hhanno convocato subito i dellegati dello Slai Cobas per il s.c. ai quali hanno confermato l'invio di una lettera al Presidente Crocetta per un incontro e ha confermato anche un incontro per domani con l'assessore alla famiglia che in questo momento è l'unico che si dice disponibile a discutere per cercare di trovare una soluzione al grave problema.
Purtroppo le "novità" negative non finiscono qui, perché il Commissario Tucci, su richiesta urgente dei delegati, vista l'esperienza dell'anno scoroso!, ha chiamato le responsabili del settore attività sociali, Dott.ssa Volpe e Dott.ssa Fernandez per sapere, nel caso i servizio dovessero alla fine partire, se si trovano le risorse, se tutte le carte sono a posto, e cioè il numero degli alunni aventi diritto e il corrispondente numero degli operatori: ebbene la novità sta nel fatto che questi uffici hanno preparato una lista inferiore rispetto allo scorso anno di operatori igienico-personali (146 invece di 177 - nuovi tagli ai posti di lavoro!) e una lista stranamente lunga di addetti all'autonomia (236)l la fantomatica figura che non è certificata per legge! e ancora una volta come l'anno scorso parametri utente/operatore non legittimi!
E'esplosa la protesta dei delegati Slai Cobas sopra e dei precari giu' in tutto l'atrio!
LA PROTESTA CONTINUA!

Precarie e Precari Coop Sociali Slai Cobas per il s.c. - Palermo
 

lunedì 16 settembre 2013

pc 16 settembre- Chiudere i covi nazifascisti!

Milano, antifascisti attaccano sede di Forza Nuova contro il raduno di Cantù



Il 13 settembre, mentre era in pieno svolgimento il raduno nazifascista Boreal a Cantù, gli/le antifascisti/e di Milano hanno colpito una sede di Forza Nuova, gruppo organizzatore del raduno. Si tratta di una sede aperta all'interno di un quartiere popolare. Alla chiusura simbolica di questa nuova sede è seguito un volantinaggio per le vie del quartiere. Di seguito il testo distribuito da Milano antifascista. tratto da http://www.infoaut.org

FUORI I FASCISTI DAL MIO QUARTIERE

In Via Palmieri 1 da poco è arrivato un gruppo di codardi che non ha nemmeno il coraggio di presentarsi con il proprio nome. Si presentano come “Uniti per il quartiere”, ma sono i fascisti di Forza Nuova.
Che cosa ci sono venuti a fare in Stadera?
Quello che fanno ovunque e da sempre i fascisti: difendere gli interessi dei padroni. Fascisti e razzisti sono utili ai potenti di questa città. Non hai la casa? Non hai lavoro? La colpa è degli immigrati. Ripetono questa storia da anni, solo per metterci uno contro l’altro. Al mondo ci sono sfruttati e sfruttatori. Noi siamo gli sfruttati, come i nostri fratelli immigrati. La nostra rabbia, la nostra lotta, la indirizziamo contro chi ci sfrutta. Sono gli sfruttatori quelli che ci tolgono il lavoro, lo rendono sempre più precario e sottopagato, cancellano i diritti fondamentali e ci tolgono le case. Lo fanno per speculare e per arricchirsi alle nostre spalle. Gli sfruttatori hanno i loro cani da guardia. Sono i fascisti, da sempre amici dei potenti. Fascisti, razzisti, xenofobi, sono utili ai potenti perché alimentano la guerra tra poveri. Sono un’arma di distrazione di massa. E per questo sono ricompensati dai potenti.
Chi ha dato la sede di Via Palmieri 1 ai fascisti di Forza Nuova?
L’ALER!!! La stessa ALER che ci sgombera, anche in presenza di bambini e anziani. La stessa ALER che ha i vertici in affari con la ‘ndrangheta. La stessa ALER corrotta e marcia fino al midollo, implicata un giorno sì e l’altro pure in un’inchiesta per corruzione. La stessa ALER che lascia metà Stadera in stato di abbandono con le case che cadono a pezzi, ma un posticino per i loro amici fascisti lo trova sempre, così come è già successo in passato quando regalò sei locali in comodato d’uso gratuito a Prosperini.

Noi siamo antifascisti e antirazzisti, come lo sono stati i tanti partigiani dello Stadera che hanno combattuto contro il nazifascismo. Ce lo ricordano ogni giorno le lapidi dei caduti di Via Palmieri, Barrili e Neera.
Essere antifascisti e antirazzisti significa schierarsi al fianco degli sfruttati, indipendentemente dal colore della loro pelle.
Per questo oggi abbiamo chiuso simbolicamente la loro sede.

Fuori i fascisti dal mio quartiere!
Chiudere i covi nazifascisti!

Antifascisti Milano




pc 15 settembre- I veri terroristi che commettono crimini contro l'umanità sono gli imperialisti e i sionisti! Allo stato nazisionista isreliano, questo cane da guardia degli interessi dell'imperialismo, questo stato terrorista puntello USA nella guerra alla Siria e genocida delle masse palestinesi, nessun organismo internazionale contesta il suo arsenale atomico e le sue armi di distruzione di massa!

 Israele: armi chimiche dal 1983

di Emma Mancini

Betlemme. Mentre il mondo guarda alla Siria e Washington si arrampica sugli specchi per dimostrare l'utilizzo di armi chimiche da parte del regime di Bashar al-Assad, spuntano nuove rivelazioni sugli arsenali in mano israeliana. In un reportage di Foreign Policy, pubblicato due giorni fa, compaiono documenti della CIA secondo la quale nel 1983 Tel Aviv ha avviato un vasto programma per rifornirsi di armi chimiche.

Per molti una notizia che fa poco scalpore: tra il 2008 e il 2009 la Striscia di Gaza subì un attacco senza precedenti, oltre 1.400 vittime. Durante Piombo Fuso, l'aviazione e l'esercito israeliano utilizzarono fosforo bianco contro la popolazione civile, un'accusa che Israele ha sempre rigettato ma che troverebbe conferma nelle prove raccolte da medici e infermieri, improvvisamente trovatisi di fronte a ustioni e ferite mai viste prima.

Secondo le rivelazioni di Foreign Policy, l'intelligence statunitense ritiene che Israele ha immagazzinato armi chimiche e biologiche già da trent'anni, al fine di completare il proprio arsenale nucleare. A dimostrarlo, una serie di documenti risalenti al 1983, chiusi negli archivi della CIA.

L'anno prima, nel 1982, satelliti spia americani individuarono "un probabile centro di produzione di gas nervino a Dimona, nel deserto del Negev", luogo che da anni viene identificato come magazzino nucleare israeliano. "Non possiamo confermare se Israele possiede agenti chimici letali, ma molti indicatori ci portano a ritenere che ha a disposizione sia gas nervino persistente e non persistente - si legge in uno dei documenti CIA - Si ritiene che esistano anche altre produzioni chimiche all'interno della ben sviluppata industria israeliana". Tra queste il famigerato sarin, gas che secondo Washington sarebbe stato utilizzato dal regime di Damasco a Ghouta, Damasco, il 21 agosto scorso.

Per ora Israele non commenta: l'ambasciata di Tel Aviv a Washington non ha rilasciato dichiarazioni in merito al reportage. Israele è uno dei quattro Paesi possessori di armi nucleari non riconosciuti come tali nell'ambito del Trattato di Non-proliferazione Nucleare. Tel Aviv non ha mai rilasciato dichiarazioni in merito, ma si ritiene che abbia avviato il proprio programma nucleare subito dopo la fine della Guerra dei Sei Giorni, nel giugno 1967. E sebbene non esistano dati certi, si stima che Israele possieda dalle 70 alle 400 armi nucleari.

Appare comunque stravagante l'attività di indagine della CIA sull'arsenale chimico israeliano: i servizi segreti americani hanno avviato la produzione e la sperimentazione di agenti chimici in casa israeliana, a partire dagli anni '70. Forse, quello che la CIA non sapeva era il proseguimento dell'attività nucleare e chimica israeliana, tenuta nascosta, ma che per molti altro non è che un segreto di Pulcinella.

Fonte: Nena News


Lunedì, 16 Settembre 2013
Israele, 80 testate e la possibilita' di multiplicarle

Israele non conferma neppure rifiuta mai il possesso delle armi nucleari, pero' a secondo del nuovo rapporto degli esperti USA, il regime possiede almeno 80 armi nucleari operative e ha pure abbastanza materiali per produrrne altri 190.

In base al resoconto pubblicato dal "Atomic Scientists", gli esperti della proliferazione nucleare, Robert S. Norris e Hans M. Kristensen ritengono che Israele abbia fermato la produzione di armi atomiche in 2004 dopo aver ottenuto 80 munizioni.

Comunque, il regime sionista oltre a possedere abbastanza "materiale" a produrre 115 bombe atomiche, puo' multiplicare facilmente il numero delle sue testate. Lo rivelano le stesse fonti.

"Israele sta dotando alcuni dei suoi sottomarini di missili da crociera con capacita' nucleare" dice Il rapporto, riecheggiando la ricerca annuale del  2013 del "Stockholm International Peas Research Institute" su armamenti e la sicurezza internazionale che ha anche suggerito che Israele potrebbe avere i sottomarini con capacita' nucleare per lanciare i missili da crociera.

I sospetti vennero alimentati dal fatto che la Germania forni' Israele con cinque sottomarini di Dolphin-class, presumibilmente in grado di lanciare missili nucleari, nonche' stipulo' un contratto a produrre il sesto.

Tutto cio' non si sa quanto testate nucleari in totale potrebbero essere schierate, mentre Israele continua a mantenere la sua politica di lunga data, sulla opacita' nucleare. Nel Dec.2012 Israele ancora una volta, ha respinto l'ultima richiesta da parte dei membri del trattato di Non-proliferazione delle armi nucleari a proposito di aderire ad accordo.

Tutto sommato, arsenali israeliani per le armi di distruzione di massa sono sotto controllo insolito, per quando richiede il piano Usa- Russia per la distruzione delle armi chimiche nella Siria, il che e' visto come un passo significativo verso una regione priva di WMD .

Documenti recentemente declassificati della CIA, suggeriscono che, decenni anni fa,Israele abbia segretamente costruito la sua propria riserva di armi chimiche e biologiche. Tale ipotesi ha aggiunto piu' carburante alla denuncia persistente che costantemente accusa Israele di possedere armi nucleari. Il regime d'occupazione rimane uno dei soli sette paesi che non ha mai ratificato neppure la Convenzione sulle armi chimiche.

Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, domenica, nel suo discorso ha affermato che " In ogni caso, Israele deve essere pronto a difendersi da sola contro ogni minaccia e questa capacita' e prontezza sono piu' importanti che mai."