mercoledì 24 aprile 2013
pc 24aprile - i proprietari dei laboratori avevano ignorato un'allerta: in Bangladesh crolla palazzo di fabbriche: almeno 80 morti
nonostante l'allerta e evidenti segni di cedimenti strutturali i proprietari dei laboratori avevano ignorato il divieto di accesso nella struttura
Bangladesh, crolla palazzo: oltre 80 morti.
Testimone: "Sembrava un terremoto"
All'interno del Rana Plaza c'erano un mercato, fabbriche tessili e la succursale di una banca. I feriti sono almeno 700. Gran parte delle esportazioni del settore abbigliamento (l'80% di tutto l'export) è destinata ai mercati dell'Occidente e gli incidenti legati alla poca sicurezza sono sempre più numerosi
DACCA - Almeno 87 persone hanno perso la vita e 700 sono rimaste ferite nel crollo di un edificio nel villaggio di Savar, a 24 chilometri da Dacca, la capitale del Bangladesh. Lo ha riferito Hiralal Roy, medico dell'ospedale Enam. Il bilancio delle vittime sembra destinato ad aggravarsi: sotto le macerie potrebbe esserci ancora qualcuno. All'interno del Rana Plaza, c'erano un mercato, varie fabbriche tessili e la filiale di una banca. Il palazzo è crollato di colpo, di giorno, in un momento in cui all'interno c'erano centinaia di persone. Degli otto piani è rimasto intatto solo quello più basso.
L'edificio è collassato "per un difetto strutturale", ha detto il ministro degli Interni Muhiuddin Khan Alamgir, che ha annunciato l'apertura di un'inchiesta.
Dopo il crollo, nel sobborgo di Dacca sono accorse ambulanze, vigili del fuoco, esercito e migliaia di persone in cerca dei propri familiari. Il ministro della Salute, A.F.M. Ruhal Haque, ha reso noto che 600 persone sono state salvate. "Abbiamo inviato due soccorritori all'interno dell'edificio e abbiamo estratto almeno 20 sopravvissuti. Ci hanno anche detto che tra 100 e 150 altri sono feriti, mentre una cinquantina di persone è morta sotto i detriti", ha dichiarato Mohammad Humayun, supervisore di una delle aziende che avevano sede nell'edificio.
Secondo il capo della polizia locale, Mohammad Asaduzzaman, i proprietari dei laboratori avevano ignorato un'allerta che ieri intimava loro di non consentire l'accesso degli operai perché era stato avvertito un cedimento nella struttura ed erano state notate larghe crepe sulla facciata dell'edificio.
"Sembrava un terremoto", ha raccontato un testimone, lavoratore di una delle fabbriche di abbigliamento che si trovano all'interno. "Ero al lavoro al terzo piano, poi improvvisamente ho sentito un boato assordante, ma non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Sono stato colpito alla testa", ha aggiunto.
Non è prima tragedia di questo tipo a Dacca. Cinque mesi fa un incendio in una fabbrica (FOTO) aveva provocato 112 vittime, quasi tutte ragazze. Cinquecento lavoratori sono morti in cinque anni per incidenti negli impianti industriali del Bangladesh. Gran parte delle esportazioni del settore abbigliamento (che rappresenta l'80 per cento di tutto l'export) è destinata ai mercati dell'Occidente e gli incidenti legati alla poca sicurezza sono sempre più numerosi.
A febbraio invece un violento incendio aveva distrutto un centinaio di baracche di una bidonville alla periferia di Dacca. I vigili del fuoco avevano ingaggiato una dura lotta con le fiamme, che erano state riportate sotto controllo soltanto dopo alcune ore (VIDEO).
Un anno fa ci sono state drammatiche proteste contro i salari bassi e le condizioni di lavoro in oltre 300 delle 4.500 fabbriche di capi di vestiario del Paese. Gli scioperi finirono dopo la minaccia dei rappresentanti di 19 marche del mercato mondiale tra cui Wal-Mart, H&M, Gap, Carrefour e Marks & Spencer, di spostare le produzioni altrove. "I continui disordini – scrissero in una nota al governo - ostacolano la produzione e questo causa ritardi nella consegna degli ordini".
pc 24 aprile - DIVIETO DI FECONDAZIONE ETEROLOGA, DA FIRENZE RICORSO ALLA CONSULTA
Legge 40, una legge odiosa
sotto tutti gli aspetti. Una legge che va cancellata.
Scrivevamo all' epoca
della sua approvazione e, poi, dei referendum: "....Siamo per l'abolizione della legge sulla "procreazione assistita" perchè essa vuole limitare, restringere,
regolamentare in senso costrittivo e repressivo la scelta di maternità delle
donne e la possibilità di avere figli delle coppie.
Dal primo all'ultimo articolo questa legge considerando già "persona" l'embrione, considera le donne "non persone" ma delle mere incubatrici che non hanno alcun diritto di decidere della propria vita, del proprio corpo, di quando e come avere figli; la legge limitando ad un massimo di 3 embrioni l'intervento di fecondazione mette a rischio la salute e perfino la vita delle donne, che in caso di insuccesso del primo impianto si devono sottoporre a nuovi rischiosi interventi; vietando poi l'analisi preimpianto dell'embrione, mette a rischio anche la salute e la vita del futuro bambino..." (stralci dall'opuscolo del MFPR Contro la legge sulla fecondazione assistita "Un governo che considera la vita delle donne meno di un embrione non ha diritto di esistere").
Divieto
di fecondazione eterologa
Il tribunale toscano aveva già sollevato la questione di legittimità costituzionale ma la Corte aveva rinviato il caso a Firenze, alla luce di una sentenza della Corte Europea. Secondo il giudice Paparo il divieto di pma eterologa comporta “una evidente violazione del principio di ragionevolezza inteso come corollario del principio di uguaglianza”.
Dal primo all'ultimo articolo questa legge considerando già "persona" l'embrione, considera le donne "non persone" ma delle mere incubatrici che non hanno alcun diritto di decidere della propria vita, del proprio corpo, di quando e come avere figli; la legge limitando ad un massimo di 3 embrioni l'intervento di fecondazione mette a rischio la salute e perfino la vita delle donne, che in caso di insuccesso del primo impianto si devono sottoporre a nuovi rischiosi interventi; vietando poi l'analisi preimpianto dell'embrione, mette a rischio anche la salute e la vita del futuro bambino..." (stralci dall'opuscolo del MFPR Contro la legge sulla fecondazione assistita "Un governo che considera la vita delle donne meno di un embrione non ha diritto di esistere").
Divieto
di fecondazione eterologa
da Firenze ricorso alla Consulta
Il tribunale ha sollevato la questione di legittimità per contrasto con l'articolo 3 della Carta, quello che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini
di MICHELE BOCCI"Il tribunale di Firenze ha rimandato alla Corte Costituzionale la decisione sul divieto di eterologa imposto dalla legge 40. Il giudice ha sollevato la questione di legittimità costituzionale per contrasto all'articolo 3 della carta, quello che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
Il tribunale toscano aveva già sollevato la questione di legittimità costituzionale ma la Corte aveva rinviato il caso a Firenze, alla luce di una sentenza della Corte Europea. Secondo il giudice Paparo il divieto di pma eterologa comporta “una evidente violazione del principio di ragionevolezza inteso come corollario del principio di uguaglianza”.
"Ricordiamo
che lo scorso 22 maggio i giudici della Corte Costituzionale hanno ordinato la
restituzione degli atti relativi al medesimo procedimento al giudice affinché
questi procedesse ad un rinnovato esame dei termini della questione, poichè
all’ordinanza di rimessione del settembre 2011 era sopravvenuta una
modificazione della norma della Decisione della Corte Edu invocata come
parametro di giudizio alle norme costituzionali", spiegano gli avvocati Gianni
Baldini e Filomena Gallo che assistono la coppia che chiede di poter fare
l'eterologa: "Dunque un messaggio forte e chiaro il cui punto centrale è il
rilievo circa il contrasto tra il divieto di eterologa sancito dalla legge 40 e
il fondamentale precetto costituzionale
di cui all’art. 3 che in forza del principio di uguaglianza postula che un
medesimo problema (sterilità) può essere oggetto di trattamento differenziato
solo ove sussista oggettiva giustificazione. A questo punto non ci resta che
auspicare che la Corte Costituzionale prosegua nel già avviato processo di
armonizzazione della legge 40/04 alla Costituzione (nazionale ed
europea)".
Nelle scorse settimane un altro ricorso alla Corte
Costituzionale sullo stesso articolo della legge 40, ma con motivazioni diverse,
era stato fatto dal tribunale di Milano".
pc 24 aprile - Ilaria Cucchi, Lucia Uva, Domenica Ferrulli: la forza delle donne contro "il muro dell'ipocrisia"
da
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/04/23/Morto-durante-arresto-figlia-ucciso-agenti_8602635.html
Morto durante arresto - Domenica Ferrulli: ucciso da agenti. Un teste fu minacciato. In aula anche le sorelle di Cucchi e Uva
23 aprile, 19:33
Tre donne che stanno vivendo la stessa tragedia e si fanno forza per ''abbattere il muro di ipocrisia'' che avvolge i processi in cui sono imputati componenti delle forze dell'ordine e in cui ''la vittima rischia di diventare il vero imputato''.
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, arrestato il 15 ottobre 2009 per droga e morto una settimana dopo in ospedale a Roma e Lucia Uva, sorella di Giuseppe, morto nel 2008 sempre in ospedale dove era in
trattamento sanitario obbligatorio dopo che i carabinieri lo avevano fermato ubriaco per strada hanno voluto esserci oggi in Corte d'assise a Milano: hanno voluto essere accanto a Domenica Ferrulli, figlia di Michele, 51 anni, morto il 30 giugno 2011 a Milano per arresto cardiaco mentre quattro agenti lo stavano arrestando.
Oggi ha deposto la figlia di Giuseppe, Domenica Ferrulli, rispondendo alle domande del pm Gaetano Ruta, ha spiegato che ''mio papa' non stava facendo nulla, rideva e scherzava con gli amici e poi e' stato massacrato di botte con i manganelli'' aggiungendo che una delle persone che era presente quella sera in via Varsavia, alla periferia sud-est di Milano, e' stato ''minacciato e spaventato''.
La moglie di Michele Ferrulli, ha raccontato che ''beveva un po', ma non dava fastidio a nessuno e l'hanno ammazzato''. In aula e' stato mostrato il video che riprese la scena dell'arresto e della morte dell'uomo.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/04/23/Morto-durante-arresto-figlia-ucciso-agenti_8602635.html
Morto durante arresto - Domenica Ferrulli: ucciso da agenti. Un teste fu minacciato. In aula anche le sorelle di Cucchi e Uva
23 aprile, 19:33
Tre donne che stanno vivendo la stessa tragedia e si fanno forza per ''abbattere il muro di ipocrisia'' che avvolge i processi in cui sono imputati componenti delle forze dell'ordine e in cui ''la vittima rischia di diventare il vero imputato''.
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, arrestato il 15 ottobre 2009 per droga e morto una settimana dopo in ospedale a Roma e Lucia Uva, sorella di Giuseppe, morto nel 2008 sempre in ospedale dove era in
trattamento sanitario obbligatorio dopo che i carabinieri lo avevano fermato ubriaco per strada hanno voluto esserci oggi in Corte d'assise a Milano: hanno voluto essere accanto a Domenica Ferrulli, figlia di Michele, 51 anni, morto il 30 giugno 2011 a Milano per arresto cardiaco mentre quattro agenti lo stavano arrestando.
Oggi ha deposto la figlia di Giuseppe, Domenica Ferrulli, rispondendo alle domande del pm Gaetano Ruta, ha spiegato che ''mio papa' non stava facendo nulla, rideva e scherzava con gli amici e poi e' stato massacrato di botte con i manganelli'' aggiungendo che una delle persone che era presente quella sera in via Varsavia, alla periferia sud-est di Milano, e' stato ''minacciato e spaventato''.
La moglie di Michele Ferrulli, ha raccontato che ''beveva un po', ma non dava fastidio a nessuno e l'hanno ammazzato''. In aula e' stato mostrato il video che riprese la scena dell'arresto e della morte dell'uomo.
pc 24 aprile - Un tesoro da 64 milioni: Perché la Cisl pensa come i padroni...
Lo si può capire da questa inchiesta sul suo patrimonio...
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Cisl, spunta un tesoretto da 64,5 milioni
di Stefano Sansonetti
I vorticosi affari della Cisl, tra società lussemburghesi, fiduciarie e partner messicani, non rappresentano “questioni strettamente di attualità sindacale, economica e politica”. Sono le parole utilizzate dallo staff di Raffaele Bonanni, il segretario generale del sindacato di via Po che in questo modo preferisce non rispondere alle domande che avrebbe voluto rivolgergli lanotiziagiornale.it, dopo l’inchiesta dedicata al multiforme business della Cisl. Anche perché il contesto è quello di un periodo in cui in Italia i disoccupati hanno raggiunto quota 3 milioni, ed è come minimo naturale chiedere a un sindacato se sia normale fare affari con l’informatica, le assicurazioni, i viaggi, gli immobili, i fondi comuni d’investimento e via dicendo. L’entourage di Bonanni, però, non può negare che ci troviamo di fronte “ad assetti societari a dir poco confusi, e che risalgono tra l’altro anche a epoche precedenti”. Ma l’impressione è che gli uomini del segretario generale vogliano allontanare il problema da via Po, per scaricarlo su qualcun altro. Non si spiegherebbe altrimenti la richiesta di rivolgersi “ai responsabili legali delle società, totalmente autonome sul piano della gestione”, come se la Cisl non fosse a capo della catena di controllo.
Un tesoretto immobiliare da 64 milioni di euro. Nel frattempo nei meandri degli interessi economici del sindacato spunta fuori anche un corposo pacchetto di immobili. In questo caso la gestione passa per le mani di tre società immobiliari. La prima si chiama Unitas, ed è controllata al 95% dalla sigla oggi guidata da Bonanni. Ebbene, in pancia alla Unitas si trova una cinquantina di sedi provinciali del sindacato, a cui si aggiungono terreni e qualche centro studi sparso per l’Italia. I cespiti in questione, sulla base dell’ultimo bilancio relativo al 2011, valgono 21 milioni di euro. Ma la società vanta anche riserve di utili distribuibili per 7,4 milioni e quote in fondi comuni di investimento per un controvalore di 2,1 milioni. Di più, perché la Unitas detiene anche una partecipazione del 100% nell’Immobiliare Nuova Esperide, ennesimo veicolo che custodisce immobili e terreni per 16,1 milioni. A tutto questo va affiancato il patrimonio immobiliare che fa capo all’Inas, il patronato della Cisl. In questo caso il punto di riferimento è la Inas Immobiliare, che gestisce soprattutto immobili sociali e fabbricati destinati a uffici, per un valore in bilancio di 27,4 milioni. Insomma, se si sommano tutti gli asset in carico alle immobiliari del sindacato viene fuori un tesoretto da 64,5 milioni.
Non c’è che dire, con quelli emersi dall’inchiesta, sono e rimangono numeri degni di una multinazionale. Non certo di un sindacato che dovrebbe mettere la tutela del lavoro in cima alla sua agenda.
Non c’è che dire, con quelli emersi dall’inchiesta, sono e rimangono numeri degni di una multinazionale. Non certo di un sindacato che dovrebbe mettere la tutela del lavoro in cima alla sua agenda.
pc 24 aprile - Modello Sicilia per la Cisl: Il sogno di stare sempre insieme... ai padroni!
Ieri si è tenuto il congresso regionale siciliano della Cisl e il suo attuale segretario ne conferma l'anima tutta padronale anche in questa intervista rilasciata al GdS.
Mentre da un lato fa il terribile elenco di tutti i problemi delle masse popolari siciliane, ai quali hanno contribuito fortemente a creare, dall'altro continua ad esprimere la sostanza della posizione della Cisl, che si è vista lo scorso anno con la “marcia per il lavoro” fatta insieme ai padroni e a Cgil e Uil. È l'idea ripetuta da tutti e tre i sindacati confederali del “patto sociale”; un'idea neo-corporativa che vuol dire voler mettere insieme gli interessi inconciliabili delle diverse classe, dei lavoratori e dei padroni.Dall'intervista infatti viene fuori un interesse quasi esclusivo per il futuro delle aziende per le quali secondo lui si devono subito i soldi!
***
Bernava: «La Sicilia affonda, Crocetta vari le riforme per creare sviluppo»
Il segretario regionale della Cisl, alla vigilia del congresso, rilancia la proposta di un patto sociale per contrastare la crisi e varare le riforme necessarie a creare sviluppo e attrarre investimenti. “La situazione è esplosiva, le società controllate sono una bomba a orologeria che sta portando gli enti locali al fallimento”
di
RICCARDO VESCOVO
PALERMO.
«La riforma delle Province è vuota, c’è
la bomba delle società partecipate pronta a esplodere, i Comuni sono
al collasso. Crocetta smetta di far politica pensando solo alle
alleanze e inizi a governare coinvolgendo parti sociali e le imprese
in un piano di rilancio della Sicilia». Alla vigilia del congresso
regionale, il segretario della Cisl Sicilia, Maurizio Bernava
rilancia la proposta di un patto sociale per contrastare la crisi e
varare le riforme necessarie a creare sviluppo e attrarre
investimenti. E chiede, non solo un intervento deciso e rapido al
governo regionale guidato da Crocetta, ma anche un segnale forte dal
governo nazionale.
«Sarebbe utile – dice Bernava – istituire una cabina di regina col ministero dell’Economia per guidare i processi di risanamento in Sicilia».
ANCORA UNA VOLTA RILANCIATE LE PROPOSTE AVANZATE IN OCCASIONE DELLA MARCIA PER IL LAVORO CHE SI È TENUTA DEL PRIMO MARZO 2012, OLTRE UN ANNO FA. COSA È CAMBIATO DA ALLORA?
«Sarebbe utile – dice Bernava – istituire una cabina di regina col ministero dell’Economia per guidare i processi di risanamento in Sicilia».
ANCORA UNA VOLTA RILANCIATE LE PROPOSTE AVANZATE IN OCCASIONE DELLA MARCIA PER IL LAVORO CHE SI È TENUTA DEL PRIMO MARZO 2012, OLTRE UN ANNO FA. COSA È CAMBIATO DA ALLORA?
«Purtroppo
la Sicilia resta l’area più travolta dalla recessione economica,
con l’amministrazione locale più disastrata e l’indebitamento
più consistente. La situazione è esplosiva, le società controllate
sono una bomba a orologeria che sta portando gli enti locali al
fallimento. Come se non bastasse c’è una forte rissosità
politica. Son fatti oggettivi a fronte dei quali lanciamo le nostre
proposte, che poi sono quelle della marcia dello scorso anno mai
ascoltate e attuate. Perché la politica da sola non ce la può
fare».
QUALI SONO LE PROPOSTE DELLA CISL?
QUALI SONO LE PROPOSTE DELLA CISL?
«Serve
una strategia complessiva che non può limitarsi agli interventi in
bilancio. Ecco perché dico che Crocetta ha fatto lo stesso errore di
Lombardo. Avrebbe dovuto aprire un confronto vero col mondo del
lavoro e delle imprese. Ma manca ancora a monte una strategia di
sviluppo e di risanamento con progetti pluriennali.
COSA FARE ALLORA?
COSA FARE ALLORA?
«Avremmo
dovuto puntare tutto sugli investimenti, sostenere le imprese private
e sfruttare le risorse disponibili per mettere in moto l’economia e
settori chiave come l’edilizia».
A PROPOSITO DI IMPRESE IN SICILIA RISCHIAMO DI OTTENERE BEN POCO DA ROMA PER PAGARE I DEBITI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ALLE AZIENDE. COME DENUNCIATO DA CONFINDUSTRIA APPENA 12 MILIONI DI EURO SU CINQUE MILIARDI.
A PROPOSITO DI IMPRESE IN SICILIA RISCHIAMO DI OTTENERE BEN POCO DA ROMA PER PAGARE I DEBITI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ALLE AZIENDE. COME DENUNCIATO DA CONFINDUSTRIA APPENA 12 MILIONI DI EURO SU CINQUE MILIARDI.
«Abbiamo
lanciato questo allarme da tempo, in Sicilia siamo nei guai. Per
questo stiamo coordinando le regioni del Mezzogiorno per chiedere a
Roma una modifica del decreto. È chiaro che se la norma vincola il
pagamento dei debiti agli investimenti in conto capitale, mentre in
Sicilia la maggior parte delle somme riguardano servizi, il rischio
concreto è di non avere le risorse. È comunque un quadro che
descrive bene in quale circolo è entrato l’economia
siciliana».
COME GIUDICA L’ACCORDO CON ROMA SULL’APPLICAZIONE DELLO STATUTO SICILIANO?
COME GIUDICA L’ACCORDO CON ROMA SULL’APPLICAZIONE DELLO STATUTO SICILIANO?
«Sul
piano formale è positivo ma sul piano stanziale non è risolutivo,
dal momento che ci è stato spiegato che alla fine i benefici non
sono quelli annunciati. Le scelte devono essere strategiche, non
devono servire per apparire in tv. Ripeto, l’impressione è di
avere visto ad oggi poco governo e troppa politica. Un timore che
avevo già avuto quando ho visto Crocetta lanciare il suo movimento.
Penso anche alla riforma delle Province che non si è capita. Noi
siamo per l’abolizione totale, così come è stata pensata è
invece una riforma vuota».
SULLE POLITICHE CHE HANNO INTERESSATO IL PERSONALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, QUAL È IL VOSTRO GIUDIZIO?
SULLE POLITICHE CHE HANNO INTERESSATO IL PERSONALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, QUAL È IL VOSTRO GIUDIZIO?
«Quando
si parla di settori sovradimensionati come la formazione o i
forestali di parla solo dei lavoratori. È chiaro che bisogna
ridimensionarli, ma non possiamo mandarli tutti a casa, c’è
problema di tenuta sociale, economica. Bisogna capire come renderli
più efficienti e produttivi attraverso il confronto con le parti
sociali. La Cisl ha sempre detto che le rotazioni sono necessarie e
indispensabili, ma non andando in tv e facendo capire che ci sono
dipendenti mafiosi. E ancora non si è aperto alcun confronto su
personale e sulla spending review».
IN QUESTI ULTIMI TEMPI SIETE TORNATI A PARLARE DEL RISCHIO DEFAULT PER LA SICILIA: COME STANNO LE COSE?
IN QUESTI ULTIMI TEMPI SIETE TORNATI A PARLARE DEL RISCHIO DEFAULT PER LA SICILIA: COME STANNO LE COSE?
«I
numeri sono drammatici. Prima della crisi venivamo da un decennio di
crescita zero, con l’area pubblica che si è allargata a dismisura.
La crisi del 2008 ha tolto ulteriori risorse e adesso veniamo da
quattro anni di crollo a picco della produzione, mentre lo scorso
anno i consumo delle famiglie sono calati del 4 per cento e gli
investimenti delle imprese del 12 per cento».
CHE FARE?
CHE FARE?
«Il
mio sogno, come Cisl, è che si definisca tutti insieme, partiti,
sindacati, imprese, un’azione di governo che ci faccia recuperare
credibilità. Sarebbe importante istituire una cabina di regia con il
ministero dell’Economia per guidare i processi di
risanamento».
UNA RICHIESTA CHE SUONA COME UNA SORTA DI COMMISSARIAMENTO PER LA NOSTRA REGIONE.
UNA RICHIESTA CHE SUONA COME UNA SORTA DI COMMISSARIAMENTO PER LA NOSTRA REGIONE.
«Non
si tratta di commissariamento ma è un fatto dovuto. Bisogna
affrontare le cose con concretezza. Penso ad esempio alle società
partecipate, che per legge, entro dicembre, in quasi tutti i casi
andranno messe in liquidazione».
COSA CHIEDE?
COSA CHIEDE?
«Senza
una vera strategia come supereremo questa emergenza? Così
continueremo ad andare avanti alla cieca».
http://www.gds.it/gds/sezioni/editoriali/dettaglio/articolo/gdsid/256191/
martedì 23 aprile 2013
pc 23 aprile - ROGO EURECO, PADRONE CONDANNATO A 5 ANNI
E' stata emessa oggi la sentenza per lo scoppio all' Eureco.
Il giudice Bertoja ha condannato Merlino, proprietario della Eureco, e lo ha riconosciuto colpevole per tutti i capi di imputazione che gli sono stati attribuiti, senza il riconoscimento di attenuanti generiche, lo ha condannato a cinque anni e cinque anni di sospensione dai pubblici uffici, 4 mesi di sospensione dell'attività produttiva, si è riservata di decidere in merito al sequestro del sito, inoltre a una provvisionale per tutte le parti civili e sanzioni.
Entro 90 giorni saranno depositate le motivazioni.
Ricordiamo che Merlino era stato accusato di omicidio colposo plurimo, lesioni, traffico e trattamento illecito di sostanze nocive, frode fiscale, gli era stato accordato il rito abbreviato che comporta automaticamente la riduzione della pena e che Merlino è recidivo.
Il giudice Bertoja ha condannato Merlino, proprietario della Eureco, e lo ha riconosciuto colpevole per tutti i capi di imputazione che gli sono stati attribuiti, senza il riconoscimento di attenuanti generiche, lo ha condannato a cinque anni e cinque anni di sospensione dai pubblici uffici, 4 mesi di sospensione dell'attività produttiva, si è riservata di decidere in merito al sequestro del sito, inoltre a una provvisionale per tutte le parti civili e sanzioni.
Entro 90 giorni saranno depositate le motivazioni.
Ricordiamo che Merlino era stato accusato di omicidio colposo plurimo, lesioni, traffico e trattamento illecito di sostanze nocive, frode fiscale, gli era stato accordato il rito abbreviato che comporta automaticamente la riduzione della pena e che Merlino è recidivo.
Milano, 23 aprile 2013
Rete per la sicurezza nei posti di lavoro e territori - milano
LA SENTENZA
Rete per la sicurezza nei posti di lavoro e territori - milano
LA SENTENZA
Rogo alla Eureco di Paderno Dugnano,
il
titolare condannato a cinque anni
Il 4 novembre 2010 vi fu un'esplosione e morirono 4 operai. «Violazioni della normativa sulla sicurezza»
SANZIONI - Il gup di Milano Bertoja ha inoltre disposto
l'interdizione per 5 anni dai pubblici uffici per Giovanni Merlino e condannato
la Eureco, società di smaltimento rifiuti, alla sanzione pecuniaria di 300 quote
da 600 euro ciascuna. Stabilite inoltre provvisionali per le parti civili
comprese tra i 30 mila e i 200 mila euro. In particolare 500 mila euro per
Inail, 20 mila euro per Cgil e 48 mila euro circa per il Comune di Paderno
Dugnano.
VIOLAZIONI - «È una
sentenza soddisfacente, è stata riconosciuta la responsabilità per delle
gravissime e spregiudicate violazioni della normativa sulla sicurezza dei
lavoratori», ha commentato l'avvocato Tomaso Pisapia, legale di due delle parti
civili costituite per Salvatore Catalano (deceduto) e uno dei lavoratori rimasto
ferito. Giovanni Merlino (finito in carcere un anno dopo il rogo, poi ai
domiciliari e ora libero) era accusato di omicidio colposo plurimo aggravato
(dal numero delle vittime e dalla violazione delle normative sulla sicurezza),
lesioni colpose e incendio colposo. Nelle settimane successive allo scoppio
erano morti Harun Zeqiri, 44 anni, e Sergio Scapolan, di 63; il 18 gennaio 2011
era deceduto Salvatore Catalano, di 55, e poi il 4 febbraio Leonard Shepu, 38
anni
pc 23 aprile: Amato e Profumo contestati a Pisa
Contestazioni all'esterno della Scuola Superiore Sant'Anna degli appartenenti ai collettivi autonomi universitari
23 aprile
FIRENZE - Un centinaio di giovani appartenenti ai collettivi autonomi universitari hanno contestato all'esterno della Scuola Superiore Sant'Anna le politiche sul l'istruzione condotte dal ministro Francesco Profumo che sta partecipando, con Giuliano Amato, ad un convegno sul merito all'interno dell'istituto. I contestatori hanno scandito slogan contro il Governo e chiedono a gran voce di essere ricevuti dal "futuro premier Giuliano Amato".
I contestatori hanno scandito slogan contro il Governo. I giovani dei collettivi autonomi universitari hanno cercato di entrare nella struttura in cui si svolge il convegno con Amato e Profumo, tentando di forzare una porta laterale che in linea d'aria è vicina alla sala in cui si svolge il convegno, ma che affaccia su un magazzino. Poco prima c'erano state alcune cariche delle forze dell'ordine che hanno ferito alla testa uno studente.
pc 23 aprile - SEVESO: NESSUN RISARCIMENTO PER MANCATA BONIFICA
La
Cassazione rigetta il ricorso di numerosi cittadini che avevano contestato la
sentenza contraria al risarcimento danni per la mancata bonifica da parte
della Icmesa. "Prescrizione, perché gli effetti sono iniziati nel momento
stesso dell'esplosione"
di rassegna.it
Nessun risarcimento. E' questa la decisione della Cassazione che ha rigettato il ricorso di numerosi cittadini di Seveso. I cittadini avevano contestato la sentenza con cui la Corte d'Appello di Milano aveva negato il
risarcimento danni per la mancata bonifica da parte della società Icmesa. La mancata bonifica riguarda l'area colpita dagli effetti inquinanti del disastro ambientale avvenuto il 10 luglio del 1976, quando il reattore chimico della fabbrica era esploso diffondendo nel territorio circostante un'ingente quantità di diossina.
Il processo aveva preso il via nell'aprile 2005, quando oltre mille abitanti di Seveso avevano convenuto in giudizio davanti al Tribunale di Monza la società Icmesa, la cui "condotta omissiva", in merito alla bonifica della zona, "coniugata con il carattere permanente del danno conseguente al disastro del 1976 aveva senz'altro perpetuato una situazione lesiva delle loro posizioni soggettive, cagionandogli un indiscutibile danno morale conseguente ai continui controlli sanitari cui erano obbligati a sottoporsi".
Il giudice di primo grado, però, respinse la domanda di risarcimento per "intervenuta prescrizione del diritto fatto valere", escludendo che quello inerente la mancata bonifica fosse "autonomo e diverso" rispetto a quello
già risarcito relativo al disastro del 1976.
Dello stesso parere, poi, fu la Corte d'Appello di Milano, che ritenne infondata la tesi dei cittadini secondo cui la prescrizione del diritto andava calcolata tenendo conto del fatto che solo nel 2003, con la pubblicazione di un'"analisi di rischio" si era, a loro parere, acquisita la conoscenza degli effetti dannosi dell'inerzia della Società per la bonifica.
La terza sezione civile della Cassazione, ora, ha rigettato i ricorsi degli abitanti, dichiarando corretta la decisione dei giudici del merito, poiché, "vertendosi in tema di illecito istantaneo con effetti permanenti, la
condotta lesiva si esauriva in un fatto destinato ad esaurirsi in una dimensione unitaria di concreta realizzazione, a prescindere dalla eventuale diacronia dei relativi effetti".
Per questo, la prescrizione del diritto al risarcimento del danno, si legge nella sentenza depositata oggi, "non poteva che iniziare a decorrere dal momento del fatto" e le "lamentate lesioni dell'integrità psichica di un danno morale da patema d'animo non costituivano, pertanto, manifestazione di una lesione nuova ed autonoma rispetto a quella manifestatasi con l'esaurimento dell'azione del responsabile, bens^ un mero sviluppo e un aggravamento del danno già insorto".
di rassegna.it
Nessun risarcimento. E' questa la decisione della Cassazione che ha rigettato il ricorso di numerosi cittadini di Seveso. I cittadini avevano contestato la sentenza con cui la Corte d'Appello di Milano aveva negato il
risarcimento danni per la mancata bonifica da parte della società Icmesa. La mancata bonifica riguarda l'area colpita dagli effetti inquinanti del disastro ambientale avvenuto il 10 luglio del 1976, quando il reattore chimico della fabbrica era esploso diffondendo nel territorio circostante un'ingente quantità di diossina.
Il processo aveva preso il via nell'aprile 2005, quando oltre mille abitanti di Seveso avevano convenuto in giudizio davanti al Tribunale di Monza la società Icmesa, la cui "condotta omissiva", in merito alla bonifica della zona, "coniugata con il carattere permanente del danno conseguente al disastro del 1976 aveva senz'altro perpetuato una situazione lesiva delle loro posizioni soggettive, cagionandogli un indiscutibile danno morale conseguente ai continui controlli sanitari cui erano obbligati a sottoporsi".
Il giudice di primo grado, però, respinse la domanda di risarcimento per "intervenuta prescrizione del diritto fatto valere", escludendo che quello inerente la mancata bonifica fosse "autonomo e diverso" rispetto a quello
già risarcito relativo al disastro del 1976.
Dello stesso parere, poi, fu la Corte d'Appello di Milano, che ritenne infondata la tesi dei cittadini secondo cui la prescrizione del diritto andava calcolata tenendo conto del fatto che solo nel 2003, con la pubblicazione di un'"analisi di rischio" si era, a loro parere, acquisita la conoscenza degli effetti dannosi dell'inerzia della Società per la bonifica.
La terza sezione civile della Cassazione, ora, ha rigettato i ricorsi degli abitanti, dichiarando corretta la decisione dei giudici del merito, poiché, "vertendosi in tema di illecito istantaneo con effetti permanenti, la
condotta lesiva si esauriva in un fatto destinato ad esaurirsi in una dimensione unitaria di concreta realizzazione, a prescindere dalla eventuale diacronia dei relativi effetti".
Per questo, la prescrizione del diritto al risarcimento del danno, si legge nella sentenza depositata oggi, "non poteva che iniziare a decorrere dal momento del fatto" e le "lamentate lesioni dell'integrità psichica di un danno morale da patema d'animo non costituivano, pertanto, manifestazione di una lesione nuova ed autonoma rispetto a quella manifestatasi con l'esaurimento dell'azione del responsabile, bens^ un mero sviluppo e un aggravamento del danno già insorto".
pc 23 aprile - STRAGE DI VIAREGGIO, GLI AVVOCATI DELLE FF.SS CI RIPROVANO...
(da Assemblea 29 giugno)
Lunedì 29 aprile alle ore 9.30 al Polo fieristico di Lucca riprende l'udienza preliminare per la strage ferroviaria di Viareggio.
Dopo il fallimento degli avvocati di Ferrovie e Gatx sulle costituzioni di parte civile (117 ammesse su 120), l'avvocato di Moretti e del Gruppo ferrovie dello Stato italiane, A. D'Apote, prosegue nella sua offensiva giudiziaria e mediatica. Ora punta il dito sul fatto che il processo subisca l'effetto mediatico, si basi su accuse artificiose ed esagerazioni e (udite udite) sia oggetto di " ...istanze che giungono dall'esterno ...".
Come si suol dire, la migliore difesa è l'attacco. L'avvocato ci riprova. Dopo quanto aveva detto e fatto nell'incidente probatorio (a Viareggio non c'è il clima per questo processo ... c'è chi strumentalizza ... è ipotizzabile la richiesta dello spostamento ...).
L'avvocato ancora non ha capito cosa è accaduto il 29 giugno 2009 a Viareggio e non ne vuole sapere; i suoi pensieri sono diretti in altra... direzione. Continua a ripetere che i suoi assistiti (Moretti e ferrovie) non hanno alcuna responsabilità.
Negando la realtà sul 29 giugno si uccidono una seconda volta le Vittime.
Se fosse vero quanto sostiene l'avvocato (" ... istanze che giungono dall'esterno"), questa dichiarazione appare come un invito a proseguire la battaglia per la sicurezza, la verità, la giustizia con maggiore forza e determinazione. Con questa uscita ha pensato bene di condizionare i giudici, ma il risultato potrebbe (e dovrebbe) essere, invece, di stimolare familiari, ferrovieri, cittadini e la città di Viareggio a mobilitarsi maggiormente rispetto a quanto avvenuto fino ad ora.
Sull'affermazione dell'avvocato di Moretti che "l'Ad delle ferrovie è il vero obiettivo di questo processo ...", ricordiamo che a Viareggio sono state raccolte 10.000 firme per le dimissioni di Moretti. E come ogni cosa seria e responsabile, questa raccolta popolare è stata cestinata da coloro ai quali furono consegnate: presidenti di Camera e Senato (Fini e Schifano) e ministro delle Infrastrutture (Matteoli).
Anzi, da questa pletora istituzionale, l'Ad è stato nominato cavaliere del lavoro (Napolitano), inserito a pieno titolo nella giunta di Confindustria (Squinzi), rinnovata la carica di Ad delle ferrovie, di presidente delle ferrovie europee, insignito di onorificenze, premi e attestati. Solo al pensiero che è imputato per una strage ferroviaria che ha provocato 32 Vittime e numerosi feriti, c'è da rabbrividire.
Lunedì 29 aprile alle ore 9.30 al Polo fieristico di Lucca riprende l'udienza preliminare per la strage ferroviaria di Viareggio.
Dopo il fallimento degli avvocati di Ferrovie e Gatx sulle costituzioni di parte civile (117 ammesse su 120), l'avvocato di Moretti e del Gruppo ferrovie dello Stato italiane, A. D'Apote, prosegue nella sua offensiva giudiziaria e mediatica. Ora punta il dito sul fatto che il processo subisca l'effetto mediatico, si basi su accuse artificiose ed esagerazioni e (udite udite) sia oggetto di " ...istanze che giungono dall'esterno ...".
Come si suol dire, la migliore difesa è l'attacco. L'avvocato ci riprova. Dopo quanto aveva detto e fatto nell'incidente probatorio (a Viareggio non c'è il clima per questo processo ... c'è chi strumentalizza ... è ipotizzabile la richiesta dello spostamento ...).
L'avvocato ancora non ha capito cosa è accaduto il 29 giugno 2009 a Viareggio e non ne vuole sapere; i suoi pensieri sono diretti in altra... direzione. Continua a ripetere che i suoi assistiti (Moretti e ferrovie) non hanno alcuna responsabilità.
Negando la realtà sul 29 giugno si uccidono una seconda volta le Vittime.
Se fosse vero quanto sostiene l'avvocato (" ... istanze che giungono dall'esterno"), questa dichiarazione appare come un invito a proseguire la battaglia per la sicurezza, la verità, la giustizia con maggiore forza e determinazione. Con questa uscita ha pensato bene di condizionare i giudici, ma il risultato potrebbe (e dovrebbe) essere, invece, di stimolare familiari, ferrovieri, cittadini e la città di Viareggio a mobilitarsi maggiormente rispetto a quanto avvenuto fino ad ora.
Sull'affermazione dell'avvocato di Moretti che "l'Ad delle ferrovie è il vero obiettivo di questo processo ...", ricordiamo che a Viareggio sono state raccolte 10.000 firme per le dimissioni di Moretti. E come ogni cosa seria e responsabile, questa raccolta popolare è stata cestinata da coloro ai quali furono consegnate: presidenti di Camera e Senato (Fini e Schifano) e ministro delle Infrastrutture (Matteoli).
Anzi, da questa pletora istituzionale, l'Ad è stato nominato cavaliere del lavoro (Napolitano), inserito a pieno titolo nella giunta di Confindustria (Squinzi), rinnovata la carica di Ad delle ferrovie, di presidente delle ferrovie europee, insignito di onorificenze, premi e attestati. Solo al pensiero che è imputato per una strage ferroviaria che ha provocato 32 Vittime e numerosi feriti, c'è da rabbrividire.
pc 23 aprile - gli studenti di napoli in lotta ottengono un primo risultato
La BRAU riapre: la lotta paga!
La notizia arriva dopo mesi e mesi di mobilitazione, di lotte, presidi e visite fatte al rettore stesso e culminati oggi con l’occupazione della biblioteca della Federico II dopo che è stata decretata la chiusura fino al 4 giugno con l’assurda quanto discutibile motivazione di “volumi scomparsi”. Anche queste di dubbia veridicità.
Questa prima vittoria, però, non ci fermerà: continueremo ad essere presenti in biblioteca, a vigilare sulla situazione della stessa, che la dirigenza dell’università rispetti quanto detto oggi e che non venga più leso il diritto allo studio di nessuno. Per oggi ci possiamo accontentare ma non ci basta e non ci fermeremo qui. Solo la lotta paga!
pc 23 aprile - operai in lotta a Shenzen - Cina - duri scontri con la polizia
Circa 1000 operai hanno bloccato le strade per protesta il 18 aprile, quando l'azienda , nella provincia di Guangdong nel sud della Cina, non è stata in grado di pagare i salari.
La ShawanDianJiElectrical nel distretto di Longgang di Shenzen City ha dichiarato bancarotta e quindi i salari sono ricaduti nel fallimento, a questo punto gli operai sono scesi in manifestazioni di strada.
Centinaia di poliziotti in assetto antisommossa sono giunti e hanno circondato le strade bloccate dagli operai. Altri poliziotti si sono aggiunti da altri dipartimenti. Il scontro tra operai e polizia è durato oltre tre ore con molti operai feriti e arrestati.
pc 23 aprile - politici delinquenti e tossici a Genova
Qualche
tempo fa - durante una riunione del coordinamento regionale ligure del Popolo
della Libertà, tenutosi all'albergo Bristol di via XX Settembre a Genova - l'ex
ministro a sua insaputa, Claudio Scajola, aveva minacciato i suoi avversari: "so
tutto di voi, vi ho in pugno".
Sembrava quasi una fanfaronata degna della peggiore tradizione democristiana (una specie di versione moderna del monito del Don Camillo di Guareschi "E ricordatevi: dio vi vede, Stalin no"), invece - a seguito della perquisizione effettuata dalla Guardia di Finanza in questi giorni di aprile a casa sua e nei suoi uffici - si è rivelato tutto vero.
Gli uomini delle Fiamme Gialle hanno trovato di tutto e di più, spulciando gli archivi: dossiers dei servizi segreti, incartamenti su nomine al Comune di Imperia, carteggi su inchieste della procura romana a carico del Delinquente di Arcore.
Insomma: un vasto campionario di documenti, teoricamente riservati, che non avrebbero dovuto trovarsi nella disponibilità del politicante forzitaliota; ora lo stesso sarà, si spera, indagato anche per ricettazione.
Ma la notizia del giorno è un'altra: sempre grazie alla 'curiosità' della Guardia di Finanza si è venuti a scoprire che - stando ad un'informativa riservata, datata 12 gennaio 1998, dell'allora maresciallo Mauro Bostico - l'allora presidente regionale di Alleanza Nazionale, oggi vicecoordinatore regionale del Popolo della Libertà, Eugenio Minasso, è un tossicodipendente "consumatore abituale di cocaina".
Questo fatto avrebbe dovuto comportare, secondo la prassi comunemente seguita dalla Magistratura, la sospensione dei diritti civili di elettorato attivo e passivo, ma non risulta che tale misura sia mai stata né richiesta né tanto meno adottata.
Ma la Legge è uguale per tutti, o i politicanti - specialmente coloro che non passa giorno senza che si dicano "perseguitati dai giudici comunisti" - sono più eguali degli altri?
Sembrava quasi una fanfaronata degna della peggiore tradizione democristiana (una specie di versione moderna del monito del Don Camillo di Guareschi "E ricordatevi: dio vi vede, Stalin no"), invece - a seguito della perquisizione effettuata dalla Guardia di Finanza in questi giorni di aprile a casa sua e nei suoi uffici - si è rivelato tutto vero.
Gli uomini delle Fiamme Gialle hanno trovato di tutto e di più, spulciando gli archivi: dossiers dei servizi segreti, incartamenti su nomine al Comune di Imperia, carteggi su inchieste della procura romana a carico del Delinquente di Arcore.
Insomma: un vasto campionario di documenti, teoricamente riservati, che non avrebbero dovuto trovarsi nella disponibilità del politicante forzitaliota; ora lo stesso sarà, si spera, indagato anche per ricettazione.
Ma la notizia del giorno è un'altra: sempre grazie alla 'curiosità' della Guardia di Finanza si è venuti a scoprire che - stando ad un'informativa riservata, datata 12 gennaio 1998, dell'allora maresciallo Mauro Bostico - l'allora presidente regionale di Alleanza Nazionale, oggi vicecoordinatore regionale del Popolo della Libertà, Eugenio Minasso, è un tossicodipendente "consumatore abituale di cocaina".
Questo fatto avrebbe dovuto comportare, secondo la prassi comunemente seguita dalla Magistratura, la sospensione dei diritti civili di elettorato attivo e passivo, ma non risulta che tale misura sia mai stata né richiesta né tanto meno adottata.
Ma la Legge è uguale per tutti, o i politicanti - specialmente coloro che non passa giorno senza che si dicano "perseguitati dai giudici comunisti" - sono più eguali degli altri?
Genova,
22 aprile 2013
Stefano
Ghio - Proletari Comunisti Genova
pc 23 aprile - Modello Sicilia: Crocetta e Berlusconi, larghe risate per larghe intese...
Crocetta deve approvare il bilancio regionale che prevede tagli e tasse e ha bisogno di un sostegno della destra...
***
Crocetta: quelle risate con Berlusconi alla Camera
Il presidente della Regione spiega così l’incontro con il leader del Pdl che ha suscitato qualche polemica: “Dovevo evitarlo? Mi ha detto che gli causo problemi per il mio rapporto con i grillini”
PALERMO. "Dopo
avere votato per l'elezione del capo dello Stato in aula mi sono
trovato faccia a faccia con Berlusconi che dovevo fare, evitarlo? E'
stato un incontro pubblico. E lui è stato molto gentile",
racconta il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta,
protagonista di un siparietto ripreso dalle telecamere.
"Che ci siamo detti? - spiega - Berlusconi mi ha bacchettato sorridendo dicendomi 'presidente le mi procura guai' e io ho risposto 'per via della mia elezione? No ha ribattuto il Cavaliere: 'a causa del suo rapporto in aula di collaborazione con i grillini. Gli ho risposto che sono stati loro, quelli del Pdl, a mettermi nei guai, non appoggiando i miei provvedimenti".
"Poi a Berlusconi ho fatto notare che, - aggiunge Crocetta - i parlamentari del movimento cinque stelle hanno anche votato a favore della legge sulla doppia preferenza di genere. 'Meno male una l'hanno indovinata', mi ha risposto l'ex premier".
"Che ci siamo detti? - spiega - Berlusconi mi ha bacchettato sorridendo dicendomi 'presidente le mi procura guai' e io ho risposto 'per via della mia elezione? No ha ribattuto il Cavaliere: 'a causa del suo rapporto in aula di collaborazione con i grillini. Gli ho risposto che sono stati loro, quelli del Pdl, a mettermi nei guai, non appoggiando i miei provvedimenti".
"Poi a Berlusconi ho fatto notare che, - aggiunge Crocetta - i parlamentari del movimento cinque stelle hanno anche votato a favore della legge sulla doppia preferenza di genere. 'Meno male una l'hanno indovinata', mi ha risposto l'ex premier".
http://www.gds.it/gds/sezioni/politica/dettaglio/articolo/gdsid/256183/
pc 23 aprile - Modello Sicilia: la borghesia parassitaria è immondizia e fallimento...
Palermo,
l'emergenza rifiuti si aggrava
l'Amia dichiarata fallita dal
Tribunale
La scorsa notte i vigili del fuoco hanno effettuato 47 interventi per domare gli incendi appiccati ai cumuli di immondizie che invadono le strade, dal centro alla periferia. Interrogativi sul futuro dell'azienda
PALERMO
- LA sezione fallimentare del Tribunale di Palermo ha dichiarato il
fallimento di Amia, l'azienda di igiene ambientale del Comune
travolta da una crisi senza precedenti. La sentenza è stata
emessa stamattina dal collegio composto dal presidente Antonio Novara
e dai giudici Giacomo Maria Nonno e Clelia Maltese. Dopo la
bocciatura del concordato preventivo il 5 aprile scorso, la decisione
era nell'aria ed era trapelata da alcune indiscrezioni all'interno
dell'azienda. Per Amia i curatori fallimentari sono Paolo
Bastia, bolognese, Andrea Gemma, romano, Mario Serio, palermitano,
nominati dai giudici. Per Amia Essemme, c'è invece il professore
romano Francesco Macario. I curatori si sono subito recati a
piazzetta Cairoli per incontrare i funzionari dell'azienda e per
stabilire il da farsi.
Il
tribunale ha concesso l'esercizio provvisorio per due mesi, fino al
15 giugno. Un periodo in cui i curatori assicureranno la
regolare attività dell'azienda. Scaduto questo termine,
potrebbero decidere varie prospettive, tra cui anche l'affitto del
ramo d'azienda mentre per la requisizione da parte del Comune
ci vorrebbe il nulla osta della prefettura che finora non ha sciolto
tutte le riserve. Nel corso degli ultimi giorni, lo scontro tra
il sindaco Leoluca Orlando e commissari straordinari Sebastiano
Sorbello, Francesco Foti e Paolo Lupi, ora dimissionari, non ha
consentito l'adozione di un nuovo concordato, come era auspicato
anche dai sindacati dei lavoratori. "L'azienda è di fatto
fallita - aveva dichiarato alla bocciatura del concordato il sindaco
- manca solo l'atto ufficiale". Mentre il
Comune ha fatto tutto quanto di sua competenza, i commissari
non hanno depositato tutta la documentazione indispensabile, non
hanno dato al Tribunale elementi sufficienti perché fosse chiara
l'effettiva situazione dell'azienda. Hanno presentato dati negativi e
non aggiornati tali da escludere la salvezza dell'azienda".
...
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/04/22/news/palermo_l_emergenza_rifiuti_si_aggrava_l_amia_dichiarata_fallita_dal_tribunale-57221653/
pc 23 aprile - I guerrafondai della "Difesa" dicono che il MUOS è necessario
Sicuramente ringalluzziti dalle parole di guerra di Napolitano espresse fortemente e fortemente applaudite da un parlamento di guerra durante il discorso di insediamento, i responsabili del ministero della Difesa "se ne fregano" dell'opposizione ferma degli abitanti di Niscemi e dintorni! La lotta deve continuare...
***
Muos: Difesa, impianti Niscemi necessari
'Servono per operazioni Nato e quindi per sicurezza nazionale'
22 aprile, 19:11
Guarda la foto1 di 1
lunedì 22 aprile 2013
pc 22 aprile: Con viva e vibrante soddisfazione, di chi?
Lagarde del Fondo Monetario Internazionale:“Napolitano è un patrimonio eccezionale per l’Italia”
Barroso dell’Unione Europea: “continuera' a dare un contributo decisivo al nostro ideale comune europeo''.
Obama: “Ammiro la sua decisione… La sua continua gestione della relazione transatlantica ci consentira' di muoverci in avanti insieme affrontando le sfide del nostro tempo"
Conferenza Episcopale italiana: "Le siamo vicini con la nostra preghiera, confermando il leale e generoso contributo della Chiesa che vive nell'amata Italia''.
Il Ministro dell’economia Grilli felice brinda negli USA all’elezione di Napolitano e dice “la bussola dovrà essere l’Agenda Monti”
Dal Governatore della Banca d’Italia Visco, gli “auguri più vivi”.
Così salutano la sua rielezione gli imperialisti, la grande finanza, il Vaticano.
Per i proletari rafforza il processo reazionario della borghesia italiana che cerca la via d'uscita alla crisi del suo sistema marcio e corrotto! La sua elezione apre la strada al presidenzialismo. Napolitano è un nemico di classe.
pc 22 aprile: La tigre di carta USA teme le proteste al Dal Molin e annulla l’Open Day
Dal Molin, l’esercito Usa costretto ad annullare la provocazione del 4 maggio
Annullato l’appuntamento da parte degli Usa per timori di contestazioni. La manifestazione del 4 maggio del Presidio No Dal Molin non viene annullata ma si trasforma in appuntamento cittadino, invitando le realtà che in tutta Italia avevano aderito alla manifestazione a essere invece presenti in estate quando l’esercito statunitense vorrà inaugurare ufficialmente la nuova base.
La scelta dei militari Usa di annullare l’appuntamento del 4 maggio, l’Open Day rivolto ai vicentini, è la conferma che questa è una città tutt’altro che pacificata e ridotta alla rassegnazione, a differenza di quello che i generali americani continuano a sostenere. Viene evocato il rischio violenza da chi, in giro per il mondo, produce guerre e distruzioni, da chi ha imposto con arroganza questa base di morte ad un territorio e ad una comunità, da chi ha calpestato la democrazia, contorcendola a proprio uso e consumo, da chi non ha avuto scrupolo nel devastare l’ambiente, nel mettere a rischio le falde acquifere. Questa è la vera violenza che si è consumata fino ad oggi contro migliaia di donne e uomini che, con forza e dignità, si sono battuti contro la base al Dal Molin.
Vogliamo pubblicamente ringraziare tutti coloro che, da tutta Italia, avevano già deciso di essere quel giorno al nostro fianco, nella mobilitazione contro la base. Associazioni, gruppi, centri sociali, singoli cittadini che, ancora una volta, hanno dimostrato quanto sia forte e potente la solidarietà e la capacità di affrontare collettivamente le sfide che troviamo lungo i nostri percorsi.
Gli americani hanno sbagliato completamente i loro calcoli. Pensavano ad una comunità ridotta al silenzio, inerte, incapace di mobilitarsi. Nella loro arroganza non hanno tenuto conto di ciò che invece è successo in questa città, dalle oceaniche manifestazioni alle mobilitazioni degli ultimi mesi.
Hanno dimenticato di essere stati costretti alla retromarcia nei loro progetti sulla base Pluto, hanno dimenticato le incursioni, i tagli delle reti, i blocchi e le contestazioni. Non erano marziani quelli che, rischiando personalmente, hanno messo in crisi i loro apparati di sicurezza. Erano cittadini, uomini e donne che non hanno rinunciato a lottare contro la guerra e i suoi strumenti di morte.
Quegli stessi cittadini che, già da tempo, li avevano costretti a modificare radicalmente i loro progetti sul Dal Molin, strappando alla militarizzazione gran parte di quell’area che, in un primo momento, doveva essere interamente occupata dalla base. Solo grazie alla mobilitazione generosa e straordinaria di migliaia di donne e uomini ha impedito che venisse fatto un nuovo aeroporto militare a servizio dell’esercito Usa, riducendo quella base ad una inutile cattedrale nel deserto. Quell’area conquistata, che oggi diventa uno spazio verde per la città, così come avevamo già evocato nel settembre del 2007, durante il primo festival NoDalMolin, con la posa degli alberi in quello che fin da allora ribattezzammo Parco della Pace. Un’area di migliaia di metri quadri, prima inaccessibile ai cittadini di Vicenza, che è stata letteralmente strappata all’ingordigia dell’esercito Usa e ai cementificatori nostrani. Un Parco della Pace che non è però sinonimo di pacificazione, anzi. A ricordarci di quanto sia costato è il fatto che, proprio in questi giorni, decine di vicentini, di attivisti del Presidio No Dal Molin, stanno ricevendo i rinvii a giudizio per l’occupazione del parco del 25 aprile di tre anni fa.
Per l’ennesima volta si tenta di piegare un enorme problema politico a semplice questione di ordine pubblico, cercando di intimorire chi ha lottato (e continua a farlo) contro la guerra e l’arroganza. Così come si è tentato di farlo con il processo nei confronti di decine di attivisti che occuparono la prefettura il 16 gennaio 2008 e che, guarda caso, vedrà il suo epilogo il 3 maggio, un giorno prima dell’appuntamento ormai annullato dall’esercito statunitense.
La lotta che abbiamo fatto alla luce del sole e su cui lo stato vuole ancora una volta imbastire un processo, ci consegna invece un dato materiale, la conquista del Parco, e una suggestione potente, che per noi diventa una bussola nel nostro percorso di mobilitazione permanente contro le basi. Le lotte, le mobilitazioni, quando sono capaci di allargarsi, di radicarsi, diventano vincenti, e questa in particolare ci indica una direzione ben precisa, che noi vogliamo intraprendere con forza e convinzione, verso la completa riconversione ad usi civili delle installazioni militari. Un obbiettivo reale, concreto e praticabile.
Il pensiero di una città che non sia costretta ad ospitare il Dal Molin, la Ederle, la Pluto e tutte le altre strutture militari disseminate dappertutto, è una molla straordinaria, che ci carica di entusiasmo e di determinazione.
Sicuramente siamo soddisfatti che la farsa del 4 maggio sia stata annullata, ma ovviamente questo non ci basta, non ci appaga. Il lungo cammino dell’indignazione e della dignità, sostenuto dalla solidarietà attiva di tante e tanti amici sparsi in tutta Italia, non si ferma certo adesso. Un appuntamento è stato cancellato perché si è capito che la città non ha cancellato la propria storia, e migliaia di donne e uomini erano pronti a portare la propria contrarietà alla guerra fin dentro le loro basi.
Quel giorno non staremo nelle nostre case. Abbiamo deciso di trasformare l’appuntamento del 4 maggio in una iniziativa cittadina, e invitiamo tutte e tutti le/i vicentine/i a manifestare con noi, con le forme che decideremo collettivamente martedì prossimo all’assemblea del Presidio No Dal Molin, perché il percorso non si interrompe, perché la nostra indignazione non si placa.
In estate gli statunitensi vogliono inaugurare ufficialmente il Dal Molin con fanfare e ospiti proni e devoti.
A tutti coloro che, da tutta Italia, avevano già programmato di essere a Vicenza il prossimo 4 maggio, chiediamo di continuare a stare al nostro fianco contro questa ennesima provocazione che l’esercito Usa vuole progettare contro la città. I generali a stelle e strisce sappiano fin d’ora che fuori da quelle mura, quel giorno, saremo in migliaia a contestare quella parata, ennesimo affronto a questa città e a chi vi abita.
Presidio No Dal Molin
pc 22 aprile: No Muos, blitz nella base Usa. Chiudere il cantiere!
Niscemi, in quattro sono saliti su un traliccio di un'antenna contro la costruzione del sistema di comunicazione satellitare della Marina militare Usa
Niscemi, la protesta contro il MuosMuos, il nuovo sistema satellitare da guerra della Difesa americana che "minaccia" la SiciliaMuos, "l'elettrosmog causa tumori"Muos, il medico del Wwf: "Uno scempio ambientale che provoca tumori e leucemie"Muos, la relazione sui possibili rischiMuos, protocollo d'intesa con la Regione SiciliaNrtf N8, la relazione dell'Arpa
15:37 - Un gruppo di 10 attivisti "No Muos" ha compiuto un blitz nella base americana di contrada Ulmo, a Niscemi (Caltanissetta), e 4 di loro si sono arrampicati sul traliccio di una delle 46 antenne in esercizio da anni. Protestano per impedire la costruzione del sistema di comunicazione satellitare della Marina militare Usa, ritenuto pericoloso per la salute e per l'ecosistema. La polizia è intervenuta per far uscire i dimostranti dal presidio militare.
Già domenica mezzi diretti al cantiere Muos, scortati dalla polizia, avevano tentato di forzare il blocco. Secondo il coordinamento regionale dei comitati No Muos un ingente schieramento di forze di polizia cingeva d'assedio tutta l'area intorno alla base Nrtf della Marina militare americana, impedendo ai cittadini italiani di muoversi liberamente nella zona e bloccando tutte le strade che conducono alla base, transitabili solo a piedi e previa identificazione dei passanti. "Lo scopo evidente e dichiarato - viene spiegato - è di consentire il transito di un convoglio composto da diversi mezzi che trasportano operai, tecnici e materiali diretti al cantiere Muos, in barba alla revoca delle autorizzazioni".
«Vogliamo la chiusura del cantiere, subito: c'è stata una revoca dell' autorizzazione dei lavori da parte del governo regionale che deve essere rispettata, e a quanto pare non lo e». Così Desy, una dei quattro attivisti No Muos saliti due due tralicci dell'antenne radio della base militare Usa, dal telefonino spiega i motivi della protesta. Lei è su un traliccio con «Nicola e Simona», mentre, spiega, su un altro si trova «Turi» (Vaccaro, ndr). «Noi chiediamo - aggiunge Desy prima che la linea cada e il numero diventi irraggiungibile - che vengano smontate le antenne e sia disattivato questo sistema che noi non vogliamo e chiudere immediatamente il cantiere Muos».
La risposta del ministero della Difesa: ''da tempo autorizzati e operanti, situati nell'area adiacente a quella del Muos sono indispensabili per le operazioni della Nato nel Mediterraneo e quindi per la sicurezza nazionale''.
PC 22 aprile: Kerry interventista, dalla Siria alla Turchia. E l'Italia imperialista, al vertice dei nemici del popolo siriano ad Istambul, lo appoggia
Il segretario di Stato USA promette 250 milioni di dollari alle opposizioni siriane. Poi chiama Erdogan: "Cancella la visita a Gaza e fai affari con Israele".
lunedì 22 aprile 2013
Roma, 22 aprile 2013, Nena News - Un Kerry senza freni quello impegnato sul fronte mediorientale. Dopo la visita di dieci giorni tra Israele, Territori Palestinesi, Giordania e Turchia, il segretario di Stato americano prosegue con la sua personale road map per il mondo arabo.
Prima di tutto, la Siria. L'appoggio alle opposizioni al regime di Bashar al-Assad si fa sempre più concreto: dopo addestramenti militari (che secondo fonti dell'intelligence giordana sarebbero forniti dai contractor statunitensi ai "ribelli") e finanziamenti a pioggia, Kerry promette altro denaro. Ieri, dopo l'incontro del gruppo "Amici della Siria" a Istanbul, Washington ha annunciato l'invio di 250 milioni di dollari, oltre alla fornitura di equipaggiamento non letale ai gruppi armati di opposizione a Damasco.
Ovvero, niente armamenti o forniture militari che potrebbero paventare la possibilità di un intervento armato diretto occidentale, ma denaro e mezzi che saranno utilizzati "per allargare il sostegno ai ribelli": cibo, medicine e "altri tipi di strumenti non letali", quali veicoli blindati, giubbotti anti-proiettile e visori notturni. Dall'inizio della guerra civile siriana, gli Stati Uniti hanno investito nei "ribelli" 385 milioni di dollari in aiuti umanitari, attraverso organizzazioni internazionali, e 117 in forniture dirette ai gruppi armati e politici. In realtà, i 250 milioni messi sul tavolo da Kerry ieri comprendono anche i 117 già promessi a febbraio ma non ancora consegnati.
"La posta in gioco in Siria non potrebbe essere più alta: armi chimiche, massacro di persone con missili balistici e altre armi di distruzione di massa - ha detto Kerry - Questo bagno di sangue deve finire". Al meeting degli "Amici di Siria" - a cui hanno partecipato altri undici Paesi, sia arabi che europei - il segretario di Stato americano ha chiesto al capo del Consiglio Supremo Militare dei ribelli, il generale Salim Idriss, di indicare ulteriori necessità delle opposizioni. Una richiesta da parte dei leader della Coalizione Siriana era giunta il giorno prima: creazione di una no-fly zone per fermare i missili dell'aviazione governativa. Ma gli undici ministri degli Esteri presenti hanno rigettato la proposta.
Kerry interventista anche sul versante turco, dopo la "vittoria" strappata da Obama a fine marzo, nell'ultimo giorno di visita in Israele, quando convinse il premier israeliano Netanyahu a presentare scuse ufficiali ad Ankara per l'assalto alla Mavi Marmara. Obiettivo statunitense è riavvicinare definitivamente Israele e Turchia, attraverso la ripresa dei rapporti diplomatici e quindi delle relazioni commerciali.
Per questo ieri Kerry ha approfittato per fare appello al premier turco Erdogan, invitandolo a rinviare nuovamente il viaggio nella Striscia di Gaza, previsto per fine maggio. Evitare di incontrare Hamas, per riallacciare i legami con Tel Aviv in un periodo, secondo Kerry, delicato nel percorso verso la ripresa del processo di pace. Ovvero, riconoscere legittimità ad Hamas significherebbe toglierne al presidente Abbas e all'Autorità Palestinese.
L'obiettivo dichiarato di Erdogan - da tempo impegnato a mostrarsi come indefesso alleato del popolo palestinese, accusando più volte Israele di "terrorismo di Stato" - è avviare una campagna politica per costringere Tel Aviv a alleggerire il blocco navale della Striscia. Nena News
pc 22 aprile - un milione di famiglie senza redditi da lavoro: oltre il doppio rispetto al 2007
Proprio mentre il "nuovo" presidente della Repubblica (il miglior presidente della borghesia italiana degli ultimi anni) Napolitano fa il suo discorso di insediamento arrivano i tragici dati, sempre ufficiali e quindi molto al ribasso, della povertà e disoccupazione... cresciuta oltre il doppio dal 2007... proprio nei suoi sette anni di presidenza!
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Crisi, un milione di famiglie senza redditi da lavoro: oltre il doppio rispetto al 2007
A livello territoriale più della metà (51,8%), 495 mila, si trova nel Mezzogiorno, seguono il Nord (303 mila) e il Centro (157 mila). Tutti i componenti 'attivi' che partecipano al mercato lavorativo sono disoccupati. E' quanto emerge da dati Istat sul 2012
Quasi
un milione di famiglie è senza reddito da lavoro. Tutti i componenti
'attivi' che partecipano al mercato del lavoro sono disoccupati. E'
quanto emerge da dati Istat sul 2012. Nel dettaglio sono 955 mila le
famiglie con tutti i membri appartenenti alle forze lavoro in cerca
di occupazione, in rialzo del 32,3% sul 2011.
In
un solo anno le famiglie 'senza lavoro' sono aumentate di 233 mila.
Ed ecco come sono ripartite: 234 mila single, 183 mila monogenitore,
74 mila coppie senza figli e 419 mila coppie con 'prole' a cui se ne
aggiungono 45 mila che l'Istat definisce di "altre tipologie".
A livello territoriale oltre la metà (51,8%), 495 mila, si trova nel
Mezzogiorno, seguono il Nord (303 mila) e il Centro (157 mila).
In
generale si tratta di famiglie con seri problemi di disoccupazione e
quindi di disagio economico. Case dove non c'è alcun reddito, o ci
sono entrate che però non arrivano dal lavoro dipendente o autonomo,
come possono essere le rendite da pensione. In altre parole nuclei
dove regna la disoccupazione assoluta, tutti sono a caccia di un
posto, o dove alla disoccupazione magari si associa la pensione o
un'altra rendita ad esempio può essere il caso di una famiglia dove
il padre è pensionato, la madre casalinga con uno o più figli
disoccupati; o dove uno o entrambi i genitori sono alla ricerca di un
impiego e i figli ancora piccoli vanno a scuola; o ancora tutti i
membri soffrono la mancanza di un posto.
Non
si esclude ci possa essere qualche caso più fortunato di chi
può permettersi di vivere senza lavorare, contando su rendite
immobiliari o da capitale, i cosiddetti rentier. Ma con tutta
probabilità, non è la condizione che associa questo milione di
case. Un numero lievitato durante gli anni di crisi. Basti pensare
che nel 2007 le famiglie che corrispondevano all'identikit di nuclei
con tutte le forze lavoro in cerca di occupazione erano solo 466
mila. Ecco che in cinque anni la loro cifra è più che raddoppiata
(+104,9%)
http://www.repubblica.it/economia/2013/04/21/news/lavoro_famiglie_crisi-57156396/
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