giovedì 15 marzo 2012

pc 15 marzo - INDIA: Prima conferenza Fronte democratico Rivoluzionario


Prima Conferenza - Fronte Democratico Rivoluzionario 22-23 Aprile 2012

Fronte Democratico Rivoluzionario (RDF)

Amici,
La prima Conferenza del Fronte Democratico Rivoluzionario (FDR) si tiene in un momento in cui le forze imperialiste e i loro puntelli sulla scena - le classi dominanti dei vari paesi coloniali e semi-coloniali – stanno attraversando una depressione economica senza precedenti in tutto il mondo con una conseguente crisi economica: una condizione creata da loro stessi. Le classi dominanti reazionarie indiane, in quanto agenti dell'imperialismo, hanno scaricato il peso della crisi economica mondiale sul popolo di questo paese: le masse popolari che sono già alle prese con lo sfruttamento acuto, la povertà, la disoccupazione e la deprivazione delle necessità fondamentali della vita. Il loro potere d'acquisto è sceso drasticamente. È stato loro negato il proprio diritto alle risorse idriche, forestali e terra (jal-Jangal-Zameen) e ad altre risorse. Tali condizioni hanno generato malcontento tra vasti settori di popolo del subcontinente che si manifestano come una moltitudine di lotte di popoli.

Nonostante tutti gli sforzi dello stato indiano di nascondere la gravità della crisi in cui si trova, l'economia indiana è stata gravemente scossa dalla crisi economica mondiale a causa della sua crescente dipendenza dall'economia imperialista.
Le classi dominanti sfruttatrici, che non si stancano mai di fare grandi affermazioni sull’eccezionale 'crescita' e 'sviluppo' che viaggiano sulle fortune di un’economia export-oriented aiutata dalla globalizzazione imperialista, hanno perso il sonno sulla crisi attuale. Coloro che erano soliti incensare eloquentemente lo “sviluppo” citando la crescita speculativa nei settori dell’information technology, dell’outsourcing, dell’immobiliare, ecc. sono ora messi sul banco degli imputati. A causa della dominazione e della dipendenza imperialista prevalente nell'economia dell’India, centinaia di migliaia di lavoratori sono adesso disoccupati e sono stati gettati fuori dalla sfera della produzione. I lavoratori a centinaia di migliaia stanno subendo licenziamenti e tagli ai salari a causa della chiusura di un grande numero di imprese nel settore immobiliare, dell’export, tessile, industria dell’ottone, gioielli e industria metallurgica, industria mineraria, e così via.
Ora, l'introduzione nel commercio al dettaglio degli Investimenti Diretti Esteri farà più di 500.000 disoccupati portando Wal-Mart e altri attori imperialisti nelle attività al dettaglio. Gli studenti, in particolare dei corsi professionali come l'ingegneria stanno trovando solo piccole strade verso l'occupazione anche attraverso agenzie di collocamento. Allo stesso tempo, tuttavia, forze imperialiste come gli investitori istituzionali esteri si appropriano della ricchezza del popolo lavoratore con il commercio speculativo sul mercato delle azioni che sono completamente al di fuori dell'economia reale.

L'impatto della crisi economica è evidente in ogni settore dell'economia indiana. La peggiore depressione economica mai verificatasi dopo la Grande Depressione del 1930 ha ulteriormente approfondito la crisi agraria. Poiché la richiesta “terra ai contadini” rimane ancora una grande promessa che la classe dominante non ha alcuna volontà politica di mantenere, l'impatto della crisi economica sui lavoratori che lavorano in agricoltura è stato molto grave. La crescente dipendenza delle masse rurali dal settore agricolo ha rafforzato i proprietari terrieri e gli usurai nelle campagne, e ha dato loro l'opportunità di continuare il loro sfruttamento e oppressione.
Questo sfruttamento e questa oppressione prendono la forma concreta di atrocità e violenze di casta, il cui numero è in crescita in tutto il paese.
I fatti di Khairlanji, Lathor, e Mirchpur forniscono la prova lampante di questo. Più di 250.000 contadini e lavoratori agricoli sono stati costretti a suicidarsi negli ultimi quindici anni a causa delle politiche contro i contadini dello stato indiano. A dispetto di questa devastazione, la stretta mortale imperialista sull’agricoltura indiana viene ulteriormente rafforzata in nome delle Riforme di Seconda Generazione e della Seconda Rivoluzione Verde.
Il percorso di sviluppo indipendente e indigeno dell'industria nel paese è stato bloccato dalla dipendenza imperialista. In nome delle Zone Economiche Speciali (ZES), vengono costituite enclave imperialiste in tutto il paese in cui nessuna delle leggi del paese sarà applicabile. Le risorse naturali dell'India che appartengono al popolo del paese vengono consegnate alle imprese multinazionali e ai grandi capitalisti indiani che lavorano come agenti locali delle multinazionali. Miniere, mega dighe e industrie estrattive che funzionano come i conduttori di questo saccheggio delle risorse si stanno imponendo spostando con la forza i contadini - in particolare adivasi - dalla loro terra, dalle foreste, colline e mezzi di sostentamento. L'ultimo tentativo del governo dello Jharkhand di modificare la legge sugli affitti (Chota Nagpur Tenancy Act - CNT) è l'ennesimo disperato tentativo di strappare la terra e le risorse agli Adivasi dello Jharkhand garantite dalla costituzione dell’India. Il popolo di questo paese si è sollevato per resistere a questa distruzione in nome dello “sviluppo”, sia in Nandigram, Jagatsinghpur, Kathikund, Lohandiguda che Sompeta, Kakaralapalli e ad altri progetti del corridoio costiero dell’Andhra e ad altri movimenti. Oltre al suo controllo sull'economia, l'imperialismo che si è allineato al sistema feudale - nei suoi sforzi disperati per mantenere l’estrazione di surplus al livello attuale, senza ulteriore calo - ha anche cercato costantemente di plasmare le sfere ideologiche e culturali. Esso propaga ideologie individualiste e consumistiche, compreso la diffusione di oscenità e valori patriarcali attraverso cui si trasformano le donne in merci. I problemi di crimini odiosi come le molestie sessuali e la violenza sulle donne di questo paese, che sono state incatenate per secoli da norme sociali e relazioni feudali, sono in aumento. Il sistema di educazione prevalente le ha segregate dal loro ruolo sociale, la responsabilità di servire il popolo, la difesa dei valori democratici e le aspirazioni per la trasformazione sociale. Il settore dell’educazione che è stato fondamentalmente antidemocratico nel contenuto così come nei rapporti studenti-insegnanti in primo luogo con la promozione di valori feudali viene adesso mercificato e trasformato in un potente strumento al servizio di società estere e del grande capitale compradore indiano. Gli studenti in difficoltà e i giovani del paese stanno diventando sempre più attivi nell'arena politica associandosi alla lotta per il cambiamento sociale e politico.

La lotta per la trasformazione socio-politica continua ad andare avanti contro lo sfruttamento e l’oppressione feudale-imperialista. La scintilla di Naxalbari che ha innescato il movimento per la trasformazione rivoluzionaria della società nel 1967 è diventata un incendio di tutta la prateria, spiegando le sue ali dal Telangana, Andhra, Chhattisgarh, Maharashtra, Odisha, Jharkhand, Bihar, Bengala, Vidarbha, Uttar Pradesh a molte altre regioni. La lotta per stabilire una Nuova India Democratica libera da ogni forma di sfruttamento e oppressione sta marciando a passi rapidi e sta sperimentando la via della trasformazione rivoluzionaria. In contrasto con il sistema parlamentare - che è diventato lo strumento delle classi dominanti sfruttatrici per promulgare draconiane leggi anti-popolari e politiche di sfruttamento – le Janatana Sarkars hanno preso forma nel corso della lotta rivoluzionaria come nuovi centri di potere democratico dei popoli in forma embrionale. Sotto questi governi popolari, vengono condotti nuovi esperimenti come parte di attività di sviluppo nel settore agricolo. Metodi collettivi di lavoro vengono incoraggiati in tutte le attività compresa la produzione, insieme allo sviluppo di un livello superiore di coscienza politica tra le masse. Una nuova giusta società sta prendendo forma tra le masse in combattimento, con una nuova cultura popolare. Allo stesso tempo, la lotta per garantire il diritto del popolo su jal-Jangal-Zameen è stata intensificata attraverso la costruzione di movimenti di massa militanti. La lotta per la terra in Narayanpatna, il movimento contro la SEZ proposta a Nandigram, la lotta contro la violenza di casta a Khairilanji, la lotta contro la repressione dello Stato a Lalgarh e il movimento degli adivasi del Bastar per il loro diritto sulle terre e foreste mostrano chiaramente che la gente di questo paese sta decisamente scavando la fossa all’attuale sistema di sfruttamento e sta rafforzando la lotta per instaurare un nuovo stato democratico al suo posto. In questo contesto, il popolo del Bastar e di altre regioni sta andando avanti stabilendo un modello popolare di sviluppo alternativo con tutti i poteri ai Consigli Rivoluzionari nel processo di costruzione dell'economia di autosostentamento del popolo.

Il Fronte Democratico Rivoluzionario (FDR) è stato costituito nel maggio 2005 con l'obiettivo di intensificare le lotte anti-feudali e anti-imperialiste per instaurare una nuova società democratica, per coordinare i movimenti di questi popoli e dargli la forma di una lotta organizzata e resistenza unitaria. Il FDR, che è nato come risultato della fusione del “All India Peoples' Resistance Forum” e del “Struggling Forum for Peoples' Resistance”, è impegnato ad instaurare un’India veramente democratica, costruendo e portando avanti lotte anti-imperialiste e anti-feudali. È inoltre impegnato a stare unito con le lotte dei popoli, che hanno questa aspirazione.
Il Fronte Democratico Rivoluzionario si oppone a tutte le politiche di oppressione dei governi reazionari che vengono formulate e messe in atto al fine di schiacciare tutti i movimenti dei popoli, compresi quelli che lottano per la trasformazione sociale rivoluzionaria. Nel corso degli ultimi tre anni il governo centrale ha avviato l’Operazione Green Hunt - una guerra contro i popoli del centro e dell’est dell’India - insieme con i vari governi statali e portata avanti dall'esercito indiano. Dispiegando centinaia di migliaia di paramilitari in Jharkhand, Bihar, Odisha, Chhattisgarh, Maharashtra, Bengala ecc., le classi dominanti stanno cercando di schiacciare il movimento rivoluzionario. Centinaia di persone sono state uccise dalle forze del governo in questa guerra di rapina, mentre centinaia di migliaia di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case. Le donne sono state violentate e mutilate - e la violenza sessuale sulle donne è stata usata come arma di guerra psicologica. Anche i bambini non vengono risparmiati da questi forze mercenarie - le dita sono tagliate e i loro corpi infilzati sulle baionette. Di grave portata è la recente ammissione della presenza di truppe mercenarie degli Stati Uniti nell’Asia meridionale, compreso l'India, apparentemente per aiutare lo stato indiano nella lotta contro il 'terrorismo'.
Recentemente più di 5000 soldati dell'esercito indiano sono stati dispiegati in Bastar con la scusa dell’apertura di un centro di addestramento dell'esercito. Le forze armate del Governo indiano stanno lavorando in tandem con le milizie e le bande private. Nonostante la corte suprema le abbia dichiarate illegali, queste bande di vigilantes sponsorizzate dallo stato stanno sistematicamente attaccando i dirigenti, i membri e sostenitori del movimento rivoluzionario impunemente, sia essa la Salwa Judum del Chhattisgarh, la Shanti Sena di Gadchiroli e dell'Odisha, la Nagarik Suraksha Samiti e Gram Dal Rakhsa nello Jharkhand, il Comitato Gana Pratirodh del PCI(M) e l’Harmad Bahini o Mamata Banerjee Bhairab Bahini nel Bengala.
Che le grandi compagnie compradore siano parte di questa strategia è evidente dal fatto che la FICCI fornisce raccomandazioni allo Stato indiano per continuare a finanziare e proteggere bande di vigilantes come parte della guerra totale non dichiarata contro i più poveri dei poveri nel subcontinente. Il governo centrale e i vari Stati stanno cercando di terrorizzare la masse con la messa al bando dei partiti e delle organizzazioni rivoluzionarie. Scontri orchestrati, la tortura, la morte in custodia, le sparizioni forzate, ecc. sono all'ordine del giorno. Uccidendo i due soldati d'avanguardia della rivoluzione indiana, Azad e Kishenji, in falsi scontri in nome dei colloqui di pace, lo stato indiano ha violato le proprie leggi e la costituzione.
Inoltre, il governo sta cercando di rompere la volontà rivoluzionaria imprigionando migliaia di attivisti politici tra cui Raja Sarkhel, Prasun e Jeetan Marandi del FDR. Nonostante tale brutale repressione, il movimento rivoluzionario procede ed è in crescita. I governanti dell’India - l'entità politica che non è altro che una casa-prigione di nazionalità oppresse - stanno giocando con le aspirazioni dei popoli per la libertà, l'indipendenza e l'autonomia, rispondendo alle loro richieste democratiche di varie nazionalità oppresse con proiettili, e la brutale repressione statale. I combattenti per la libertà e coloro che appartengono alle lotte di liberazione delle nazionalità oppresse di Assam, Kashmir, Nagalim, Manipur, Mizoram, ecc. sono stati uccisi e brutalizzati a centinaia di migliaia. Anche coloro che lottano per stati separati - Telangana, Gorkhaland, Bodoland, Kamtapur - si trovano ad affrontare il peso del terrore di stato.
Le classi dominanti stanno utilizzando anche le organizzazioni di casta e comunaliste-fasciste indù per rompere l'unità delle masse oppresse. Sotto l’attivo patrocinio dello stato indiano, le organizzazioni fasciste indù stanno portando avanti pogrom e attività terroristiche al fine di presentare i musulmani ed i cristiani come nemici. Questo ha lo scopo di legittimare l'ulteriore militarizzazione e politica securitaria dello Stato in nome della “minaccia alla sicurezza nazionale" e anche di far deviare le vere lotte popolari. Il recente tentativo abortito del governo del Congress a livello centrale per formare il NCTC è un passo in tale direzione. Il pogrom del Gujarat contro i musulmani e il genocidio contro i cristiani di Kandhamal sono stati perpetrati con la pianificazione e l'istigazione attiva dei governi.
In questo contesto, il FDR invita tutte le organizzazioni e tutti i democratici ad unirsi e lottare per il rilascio incondizionato di tutti i prigionieri politici, farla finita con le leggi di sedizione e le leggi draconiane come l’UAPA, AFSPA, e anche per combattere contro la formazione di centri anti-terrorismo. Inoltre, i movimenti democratici e rivoluzionari dovrebbero portare avanti il movimento per eliminare la pena di morte dagli statuti.
Sfidando la repressione dello stato indiano, il popolo ha continuato a rimanere fermo sui campi di battaglia. Proprio come a Lalgarh, sta portando avanti le lotte con una nuova e accresciuta coscienza politica combattendo le forme estreme di repressione di stato. La militanza e l'intensità della lotta popolare cresce con l'aggravarsi della crisi dell'economia imperialista in tutto il mondo. La storia testimonia il fatto che durante i periodi di acuta crisi economica nell'ordine mondiale capitalistico, le classi degli oppressi e degli sfruttati hanno combattuto contro l'imperialismo e il capitalismo e preparato la strada per la rivoluzione - sia in Russia o in Cina.
Il FDR, prima della sua prima conferenza, lancia un appello alle masse intere di questo paese, alle forze rivoluzionarie e democratiche così come alle loro organizzazioni a farsi avanti e trasformare questa crisi economica in un crisi rivoluzionaria dando una svolta decisiva ai movimenti dei dannati della terra per una nuova società libera da tutte le forme di oppressione e di sfruttamento. Siamo fiduciosi che questa nuova ondata di movimenti dei popoli saprà spazzare via le classi dominanti sfruttatrici e ci porterà avanti nel percorso di costruzione di una nuova società democratica. Il successo della Prima Conferenza del Fronte Democratico Rivoluzionario (FDR) sta nel rafforzamento dei movimenti di massa militanti contro l'imperialismo e il feudalesimo.

22-23 aprile, 2012, Sundarayya Vignana Bhawan, Baghlingampalli Park, Hyderabad, Telangana

Corteo 23 aprile (lunedì), 2012 ore 15:00

Incontro pubblico alle 16:00

Fermare l'Operazione Green Hunt!
Ritirare le forze armate dal Bastar!

Fronte Democratico Rivoluzionario (FDR)

Ravenna NO TAV

pc 15 Marzo - Fiat/Operaie "Niente premi di produzione solo perché siamo donne”

Il fascismo padronale targato Fiat per le operaie unisce agli attacchi generali, forme odiose di attacco ai diritti, di peggioramento delle condizioni di lavoro come donne, discriminazione oggettiva oltre che soggettiva, maggiore oppressione generale.
E' necessario non solo chiedere un intervento ad un governo e a una Ministra Fornero che ben sappiamo essere sostenitori del piano Marchionne, ma costruire una lotta che veda protagoniste le operaie che subiscono questo doppio attacco.

Alla Fiat molte operaie sono state in prima fila a dire no al piano Marchionne - scontrandosi con azienda e capi, ma anche spesso respingendo pressioni di mariti e famiglia affinché non si esponessero - perché anche questa, come hanno detto alcune operaie, è una lotta per la dignità!
Questa lotta, che si può concretizzare in uno sciopero delle donne lavoratrici, parte dalla Fiat ma interessa tutte le lavoratrici che subiscono l'intreccio dell'azione dei padroni e dell'azione del governo (vedi pensioni, estensione della precarizzazione, ecc.), che oggi rischiano di essere le prime ad essere mandate a casa se passa l'eliminazione dell'art.18 e della cigs
(premessa tratta dal foglio a cura delle compagne del movimento femminista proletario rivoluzionario Marzo 2012)

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dal www.ilfattoquotidiano.it

Sono più di mille, lavorano alla Ferrari, alla Maserati e alla Cnh. Sono le operaie e le impiegate modenesi del gruppo Fiat, che da gennaio stanno portando avanti la lotta per il diritto alla maternità. Sì, perché con il contratto separato approvato a fine anno, per ognuna di loro avere un figlio significa anche rischiare di perdere il premio di produttività di 600 euro. “Un accordo che discrimina” è la denuncia della Fiom Modena.Il contratto estende a tutti gli stabilimenti del gruppo torinese il “modello Pomigliano” e prevede che il “premio straordinario 2012”, pari a 600 euro, vada solo a chi, nei primi sei mesi dell’anno, ha lavorato almeno 870 ore. Non una semplice dicitura contrattuale, se si considera che dal conteggio vengono esclusi, tra le altre cose, malattia, pausa pranzo ma, soprattutto, tutti gli impegni legati alla maternità e alla paternità. Detto in altre parole, perdono il diritto a percepire il premio 2012 le lavoratrici, ma anche i lavoratori, che si assentano per il periodo di congedo obbligatorio e quello sotto ispettorato, per il riposo dovuto all’allattamento, per i congedi parentali, per la malattia di un figlio, e per i permessi previsti dalla legge 104 per l’assistenza ai disabili. Una beffa per le madri, che si trovano in un posizione molto più svantaggiosa rispetto a quella dei loro colleghi uomini. “Ciò che è previsto nel contratto – afferma Giordano Fiorani, segretario provinciale della Fiom di Modena – utilizza dei parametri discriminatori”.Per questo a febbraio, dopo una campagna di sensibilizzazione tra le lavoratrici Fiat, grazie alla quale sono state raccolte 205 firme a sostegno della causa, le iscritte alla Fiom si sono armate di carta e penna e hanno inviato una lettera al ministro del Lavoro Elsa Fornero. «Noi donne – si legge – abbiamo una ragione in più per voler cancellare quell’accordo, perché in esso sono contenute norme gravemente discriminatorie, lesive della legislazione vigente e dei principi di parità, sanciti dalla Costituzione Italiana e riaffermati dalle normative europee».Ad alzare la voce sono state anche le lavoratrici di Modena. Nella provincia emiliana il gruppo Fiat infatti vanta una folta rappresentanza: due stabilimenti di Cnh, uno della Maserati e uno della Ferrari, per un totale di oltre 5000 dipendenti, di cui il 20% è donna. Tra le operaie metalmeccaniche (in misura minore) e le impiegate dello stabilimento di Cnh di San Matteo, le lavoratrici degli stabilimenti modenesi del gruppo che oggi si battono per avere uguali diritti sono circa un migliaio. “Non accettiamo questa discriminazione – commenta Paola Gherpelli, ex delegata Fiom alla Cnh San Matteo – perché una donna che vuole diventare madre deve rinunciare a questi 600 euro?”Lo scorso 8 marzo, in occasione della tradizionale festa della donna, le impiegate della Cnh, che fa parte del gruppo Fiat Industrial, hanno deciso di accompagnare alla mimosa un volantino con le ragioni della loro protesta e il parere del ministro. «La risposta alla nostra lettera – va avanti Gherpelli – è stata breve ma è arrivata tempestivamente. Il ministro ha detto di comprende la nostra situazione e ci ha assicurato che avrebbe parlato con chi di dovere della questione. Ora ci aspettiamo che mantenga la parola data”.Intanto, oltre a quello di alcune senatori, tra cui i bolognesi Rita Ghedini e Paolo Nerozzi, le lavoratrici della Fiat hanno incassato la solidarietà del consiglio provinciale di Bologna, che ha dato il via libera a un ordine del giorno che invita la giunta di palazzo Malvezzi ad impegnarsi nella lotta per le pari opportunità.

mercoledì 14 marzo 2012

pc 14 marzo - ancora una ignobile condanna contro i ribelli del 15 ottobre

San Giovanni, scontri del 15 ottobre
studente condannato a quattro anni

E' la pena inflitta dal gup Fattori a Valerio Pascali arrestato durante la manifestazione promossa dagli "indignati". I legali del ragazzo: "Deposistate le motivazioni sarà valutato il ricorso". Fuori piazzale Clodio un presidio pacifico
Gli scontri del 15 ottobre scorso a Roma
Quattro anni con rito abbreviato. Questa la pena inflitta dal gup Anna Maria Fattori nei confronti del giovane studente pugliese Valerio Pascali arrestato per gli scontri avvenuti durante la manifestazione del 15 ottobre scorso. Il giudice ha così di fatto accolto le richieste del pm Roberto Felici.

I legali del ragazzo, gli avvocati Marcello Petrelli e Filippo Morlacchini, si sono limitati a dire: "Quando saranno depositate le motivazioni sarà valutato il ricorso in appello". Resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale il reato contestato al ragazzo inizialmente finito in carcere e a cui poi il tribunale del Riesame ha concesso gli arresti domiciliari. Pascali, 22 anni, diplomato al liceo classico Palmieri, studia all'università a Bologna. Figlio di un funzionario Asl, a suo sostegno fuori dagli uffici di piazzale Clodio si è tenuto un presidio pacifico.

L'ultima condanna per i disordini del 15 ottobre scorso risale all'8 marzo. Due anni e 4 mesi di reclusione è la pena (sospesa) che i giudici della decima sezione hanno inflitto a Ilaria Ciancamerla, 20enne accusata di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. La giovane, cui sono stati revocati gli arresti domiciliari, è stata condannata anche al pagamento di 500 euro ciascuna alle parti civili Comune di Roma, Atac e Ama. Quella della Ciancamerla è la quinta condanna in ordine di tempo per gli incidenti di metà ottobre: la stessa sezione del tribunale ha già condannato Giovanni Caputi (3 anni e 4 mesi) e il romeno Robert Scarlat (2 anni). Pene più pesanti, invece, sono state inflitte dal gup Anna Maria Fattori il 22 febbraio scorso: 5 anni a Giuseppe Ciurleo e 4 anni a Lorenzo Giuliani.

pc 14 marzo - voci contro la susanna camusso SI-TAV


post — 14 marzo 2012 10:10 LA TAV NON E’ UNA PRIORITA’ . COMUNICATO RSU CGIL TELECOM ITALIA PIEMONTE
Pubblichiamo il comunicato degli RSU di SLC CGIL Telecom Italia Piemonte, in netta controtendenza rispetto alle afefrmazione della leader Cgil Susanna Camusso. Ringraziamo i lavoratori e le lavoratrici per voler dissentire con la propria dirigenza sindacale per il bene comune, e inviatiamo gli Rsu Cgil ha inviarci comunicati e prese di posizione

LA TAV NON E’ UNA PRIORITA’

Il progetto TAV, nella tratta transalpina Torino-Lione, e’ stato pensato nel 1990, oltre 20 anni fa. Da allora lo scenario economico nazionale ed internazionale è molto cambiato.

I dati ufficiali di monitoraggio, da parte dell’Osservatorio del Traffico Merci nella Regione Alpina, registrano, da oltre un decennio, una notevole riduzione del traffico merci su ferrovia da 10,1 milioni di tonnellate nel 1997 a 3,9 milioni di tonnellate nel 2010, mentre il traffico merci trasportato su strada è sostanzialmente stabile dalla prima metà degli anni ’90: 11,5 milioni di tonnellate nel 2010 a fronte della media registrata nel quindicennio precedente (12,7 milioni di tonnellate tra 1994 e 2008).



Il piano finanziario per la realizzazione dell’opera non è certo e le previsioni di spesa sono assai approssimative. I finanziamenti della Comunità Europea non sono ancora stati approvati ed esiste il rischio che venga deciso di indirizzare i finanziamenti (a fronte della crisi in atto) sulle tratte ferroviarie nazionali e non più transnazionali. I costi della tratta sono ad intero carico della finanza pubblica in quanto l’investimento, non essendo “profittevole”, non ha attirato alcun capitale privato. La tratta ferroviaria esistente è utilizzata al 25% della sua possibilita’.

L’impatto ambientale sui territori coinvolti è elevato e sarà prolungato: 10-15 anni almeno, così come l’impatto sulla salute dei cittadini visto l’aumento della CO2 e delle polveri dei cantieri.



A fronte di questi fatti crediamo sia lecito domandarsi se impiegare le ingenti risorse economiche previste (almeno 20 mld di euro) e se il disagio causato ad un vasto territorio, così’ importante per la Regione Piemonte, a fronte di una scommessa sull’effettiva utilità dell’opera, sia un’operazione giustificata. Va notato che non esiste nessuna analisi finanziaria dei costi-benifici dell’opera.

E’ anche profondamente cambiata nel Paese, in questi ultimi 20 anni, la sensibilita’ sulle questioni ambientali e c’è attenzione alla ricerca di nuovi modelli di sviluppo eco-sostenibili. E’ cresciuta la consapevolezza della necessità’ di difendere ciò che si intende “bene comune”, sia esso: territorio, conoscenza, salute, ambiente o acqua (come il referendum ha dimostrato).



Tutti gli atti di violenza e di intolleranza vanno condannati ma la ripresa del dialogo è la risposta che una democrazia “matura” deve mettere in atto, alla ricerca di possibili soluzioni condivise. La sensibilità e le lotte per un modello di sviluppo, diverso da quello immaginato dai “tecnici” dell’alta finanza e del sistema bancario (responsabile della crisi in atto), devono trovare una rappresentanza.



In questa fase di crisi economica acuta in cui i lavoratori sono tragicamente colpiti nella riduzione delle pensioni, del welfare, del potere d’acquisto reale, nell’accesso ai servizi assistenziali e dove due giovani su tre sono o alla ricerca di un lavoro introvabile o sono precari, crediamo legittima e condivisibile la richiesta di riaprire la discussione per verificare se le risorse previste per la costruzione della tratta Torino-Lione non possano essere meglio impiegate.



Altre “Grandi Opere”, che generano un alto tasso di lavoro diffuso (nel rapporto tra investimento/attività produttive/servizi resi disponibili) e che possono migliorare la qualità della vita, non sono più procrastinabili, quali: la “cablatura” digitale delle città, il riassetto idrogeologico del territorio, la messa in sicurezza di molte scuole ed edifici pubblici, l’investimento nella “salute” pubblica, nelle energie alternative, nella ricerca e nell’innovazione in nuove tecnologie per rendere settori importanti dell’industria del Paese maggiormente competitivi.



RSU SLC CGIL TELECOM ITALIA PIEMONTE



Torino, 12.03.2012

pc 14 marzo - manifestazione no F35 il 24 marzo


24/3 manifestazione no f35
Si è rotto un silenzio assordante e molte voci hanno ripreso il nostro NO agli F-35. Oggi il Governo Monti annuncia di voler ridurre l’acquisto da 131 a 90 esemplari, ma non rinuncerà alla versione B, abbandonata dalla Gran Bretagna per il costo eccessivo.

Questo non ridurrà in modo sostanziale la nostra spesa che andrà ben oltre i 10 miliardi per l’acquisto e oltre i 30 miliardi per la gestione e manutenzione, senza considerare il lievitare dei costi.

Come è emerso anche nelle audizioni della Commissione Difesa della Camera, nessun posto di lavoro in più sarà creato dalla produzione in Italia degli F-35: i lavoratori saranno semplicemente trasferiti da altri siti produttivi.

Non ci sarà nessuna ricaduta tecnologica e queste risorse saranno sottratte ad altre attività socialmente utili che creerebbero davvero molti posti di lavoro e benefici sociali (energie pulite e rinnovabili, interventi per la bonifica e la tutela dell’ambiente, servizi sociali, istruzione, ricerca, cultura, difesa del territorio, ecc.).



Noi continuiamo a chiedere la cancellazione del programma



non solo per i suoi enormi costi pubblici (intollerabili in questo momento di grave crisi economica e sociale che tocca le tasche e la vita di tutti noi), ma anche perché i cacciabombardieri F-35 sono armi d’attacco e di distruzione di massa e quindi violano l’articolo 11 della Costituzione.

Mentre si tagliano sanità, pensioni, scuola, la spesa complessiva per la difesa militare ammonta per il 2012 a 23 miliardi di euro.

L’assemblaggio dei velivoli è previsto nello stabilimento che Lockheed Martin ed Alenia stanno facendo costruire all’interno dell’aeroporto militare di Cameri, a pochi chilometri da Novara. I lavori della ditta vicentina Maltauro, che ha vinto l’appalto per la costruzione dei capannoni dall’inizio del 2011, sono in una fase avanzata.

Il progetto più costoso della storia accumula difetti, ritardi, aumenti di costi, come ci dicono le relazioni interne al Pentagono. Vi sono rinunce di partner, rinvii, sospensioni e cancellazioni di acquisti in Olanda, Canada, Danimarca, Norvegia, Australia, Turchia, Inghilterra, USA.



Uscire oggi dal progetto non ci costerebbe nessuna penale.

Decidere di restarci è irresponsabile

e contrario agli interessi della vita sociale italiana.



GLI F-35 SONO UNA ENNESIMA GRANDE OPERA INUTILE E NOCIVA

CHE CONSUMA IN ARMI DI DISTRUZIONE I NOSTRI SOLDI


FERMIAMOLA!

MOVIMENTO NO F-35

pc 14 marzo - nella crisi internazionale del capitale - mobilitazione internazionale dei lavoratori

lo slai cobas per il sindacato di classe lavora per l'unità internazionale dei lavoratori a partire dai paesi dove più grande è la classe operaia per numero e combattività - oggi l'india, attraversata il 28 febbraio scorso dal più grande sciopero operaio della nostra epoca con 100 milioni di lavoratori in piazza - alle metropoli imperialiste attraversate dalla crisi scaricata sulla classe operaia e masse popolari grecia,spagna, italia,francia per questo sono in corso contatti e viaggi per realizzare gli opportuni legami che permettano alle componenti classiste di incontrarsi unirsi e lottare insieme.
dalla fine di marzo al 1 maggio saremo in grado di portare all'intero movimento operaio classista e combattivo, lo stato e i risultati di questo lavoro

slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
14 marzo 2012

pc 14 marzo - proletari comunisti fa appello a una mobilitazione immediata sui posti di lavoro per fermare la riforma Fornero

il governo si appresta a cancellare cassaintegrazione straordinaria e in deroga e art.18 - qualunque sia la formula tecnica che si sceglierà, qualunque sia il grado di consenso sindacale che otterrà - CISL e UIL lo lasceranno fare, la CGIL targata Camusso Bersani opporranno in un gioco delle parti obiezioni che non fermeranno il decreto, quindi tocca agli operai e lavorataori far sentire la propria voce, ai sindacati base e alle componenti di classe, presenti nella Fiom, quella di promuovere scioperi e manifestazioni da subito, prima che il decreto sia approvato,
e subito dopo con una mobilitazione prolungata
proletari comunisti chiama le realtà proletarie e comuniste a promuovere assemblee e iniziative politiche in questa direzione
comunque il 24 marzo sabato chiamiamo tutti i proletari avanzati in assemblee cittadine per decidere le nostre iniziative e le nostre

proletari comunisti
14 marzo 2012

martedì 13 marzo 2012

pc 14 marzo - NO TAV: SI' E' VERO, CI SONO I VIOLENTI...

pc 12-13 marzo - Questura Bologna non è mai stanca: dopo gli sbirri rapinatori di immigrati, arrestato un altro per concussione sessuale. E siamo a 5


Bologna, 13 mar. - Un agente della Questura di Bologna, attualmente all'ufficio del personale e nei mesi scorsi in servizio come assistente capo presso l'ufficio immigrazione e' stato arrestato questa mattina dai colleghi della squadra mobile con l'accusa di concussione continuata. Il poliziotto ha utilizzato le informazioni e il controllo nei confronti di donne straniere che avevano in atto pratiche di rinnovo del permesso di soggiorno per costringerle ad avere rapporti sessuali con lui. Conosceva anche gli indirizzi di casa delle donne immigrate e le avrebbe contattate e molestate, ricattandole sulle pratiche di rinnovo che sarebbero rimaste ferme.
I fatti contestati riguardano una decina di episodi, alcuni dei quali risalenti a tre anni fa. L'ultimo episodio contestato è invece di dicembre. Le indagini sono partite a settembre dopo una segnalazione raccolta dal dirigente dell'ufficio immigrazione, il servizio in cui l'agente lavorava da tempo come addetto alle verifiche esterne. All'inizio dell'anno l'agente è stato trasferito all'ufficio del personale ma, stando alle indagini, avrebbe continuato a delinquere.
L'ordinanza di custodia cautelare in carcere e' stata richiesta dal procuratore aggiunto Valter Giovannini e dal pm Lorenzo Gestri ed accolta dal gip di Bologna Pasquale Gianniti.

pc 12-13 marzo - india - prima conferenza del fronte democratico rivoluzionario



a giorni il testo dell'appello e l'adesione del comitato internazionale di sostegno
alla guerra popolare in india
csgpindia@gmail.com

pc 12-13 marzo - accordo per la riforma del lavoro quasi pronto

governo pronto a fare quello che vuole, senza alcuna opposizione sindacale. Lo scoop di Repubblica.

L’indiscrezione, ancora una volta, è troppo precisa e dettagliata per essere inventata. Quando lo stesso Roberto Mania aveva scritto le stesse cose a proposito di un incontro segreto, con tanto di accordo, tra il ministro Elsa Fornero e Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, quest’ultima era insorta smentendo. E Repubblica aveva invece confermato.

Ora siamo ai fatti.

Secondo il giornale l’accordo c’è su tutto, meno che sull’art. 18. Le risorse per finanziare l’indennità di disoccupazione verranno dai "risparmi" garantiti dalla riforma delle pensioni. Si badi bene: da "una parte" di quei risparmi, che sono molto più alti e dolorosi per chi ha subito e soprattutto subirà le conseguenze di quei taglia. Come dire: resta tutto a carico di chi lavora, anche se viene prevista la "restituzione" di una piccola parte del maltolto.

La cifra indicata, oltretutto, è davvero ridicola: due miliardi. Due conti rapidissimi: se in un anno ci fossero due milioni di lavoratori a dover accedere a questo nuovo ammortizzatore, ad ognuno spetterebbero 1.000 euro l’anno. Bisogna infatti ricordare che l’"indennità di disoccupazione" illustrata da Fornero è di tipo universale; andrebbe cioè concessa a tutti coloro che perdono il lavoro - sia "stabili" che precari - fin quando non ne trovano un altro (massimo 12 mesi). Tenendo conto della dinamica occupazionale reale, con i precari che sono frullati via ogni due per tre, la cifra di due milioni di assegni non sembra dunque peregrina. Ma anche se si dovesse trattare di un solo milione l’anno, l’assegno relativo "volerebbe" alla mitica somma di 2.000 euro per dodici mesi.

Confermata anche l’intenzione ferma di abolire la "mobilità", che in molti casi era servita ad "accompagnare" alla pensione quanti - con il licenziamento per crisi aziendale - non erano comunque ancora vicini all’età del ritiro. Da quel che si capisce, anche la cassa integrazione straordinaria viene sostanzialmente ridotta, a i soli casi di ristrutturazione. Tutto è però mandato a regime dal 2017, visto che c’è recessione in corso e la più preoccupata - fin qui - di mantenere gli attuali ammortizzatori sociali è stata proprio... Confindustria.

Il nodo dell’art. 18, nella ricostruzione di Repubblica, verrebbe aggirato in due modi: permettere il licenziamento per generici e autocertificati "motivi economici" (senza dunque la verifica ministeriale di uno "stato di crisi" e conseguente concessione della cig), nonché quelli per "motivi disciplinari". Due "eccezoioni" che svuotano completamente la funzione deterrente dell’art. 18 e lasciano le mani completamente libere all’azienda.

Sul punto, per non mettere in imbarazzo Camusso e il vertice Cgil, il governo procederebbe autonomamente, senza "accordo firmato". Con la garanzia che la Cgil, poi, bofonchierà pubblicamente un po’, ma non prenderà iniziative "vere". Del resto, per fare capire bene da che parte sta, Camusso è arrivata a difendere esplicitamente la Tav, contro cui la Fiom - oltre a un movimento che si va allargando a tutta Italia - si è schierata apertamente.

I giochi sembrano fatti. Passato lo sciopero generale metalmeccanico, il panzer della controriforma che cancella il "modello sociale europeo" si rimette in marcia. E non vuol fare prigionieri.

Il pezzo da Repubblica:

Tesoro trova i soldi per gli ammortizzatori. Due miliardi dai risparmi sulle pensioni Oggi l’incontro tra governo e parti sociali sulla riforma del lavoro. Vicino l’accordo su cassa integrazione, sussidi e contratto di apprendistato. Ma il nodo rimane l’articolo 18: il governo pensa di eliminare il reintegro obbligatorio in caso di licenziamenti per motivi economici di LUISA GRION E ROBERTO MANIA ROMA - Riforma del lavoro: si riparte. Oggi, il vertice fra governo e parti sociali potrebbe portare ai primi risultati, anche perché il tempo stringe (Monti ha confermato l’intenzione di chiudere la partita entro il 25 marzo) e alcuni nodi si vanno sciogliendo.

Quello delle risorse innanzi tutto. Per garantire il nuovo meccanismo di ammortizzatori sociali che entrerà in vigore dal 2017 servono coperture. Il governo le avrebbe trovate (due miliardi circa) attingendo ai risparmi che si otterranno dalla riforma delle pensioni. Il Tesoro, che voleva destinarli solo al risanamento, si sarebbe ora convinto a metterli sul tavolo: "Me li hanno promessi", ha detto il ministro del Lavoro Elsa Fornero.

Il piano dunque si delinea: oltre alla cassa integrazione ordinaria (prevista per difficoltà temporanee) resterà in vigore anche quella straordinaria, ma sarà concessa solo in caso di ristrutturazioni, non più in caso di cessazione aziendale come finora previsto. Dal 2017 scomparirà la mobilità, ma continuerà ad essere versato l’assegno di disoccupazione.

Ma se sul piano degli ammortizzatori la trattativa procede e su quella dei contratti e dell’apprendistato sembra arrivata a buon punto (il governo sarebbe intenzionato a "stringere" oggi stesso), resta da risolvere il nodo dell’articolo 18 e della flessibilità in uscita. Il tema non sarà affrontato nel vertice di questo pomeriggio, ma nei prossimi giorni il ministro Fornero dovrebbe procedere con incontri bilaterali.

L’idea sulla quale il governo sta lavorando è quella di estendere l’indennizzo (senza l’obbligo di reintegro sul posto di lavoro) anche ai casi di licenziamento economico (legato a crisi in atto). Una versione più rigida potrebbe prevedere il solo indennizzo, e non la riassunzione, anche in caso di licenziamento per motivi disciplinari (per esempio assentesimo).

Già si sa che se Cisl e Uil sono disposte ad aperture, la Cgil non accetterà mai modifiche di questa portata. I possibili scenari, a quel punto, sarebbero due: la Camusso non firma la parte riguardante l’articolo 18 (ma Cisl e Uil non saranno favorevoli ad assumersi da soli il peso delle nuove regole). Oppure le parti sociali non saranno chiamate a firmare il punto, ma esprimeranno solo il loro parere. D’altra parte il governo ha sempre precisato che, con o senza sindacati, la riforma si farà.

Apprendistato Via alla certificazione per evitare gli abusi E’ il capitolo sul quale sarà più facile trovare l’intesa, visto che sia le imprese che i sindacati già concordano sul fatto che il contratto d’apprendistato debba diventare - per i giovani - la forma d’ingresso prevalente nel mondo del lavoro.

Questo pomeriggio il tema sarà all’ordine del giorno del vertice convocato al Ministero del Lavoro con le parti sociali. Il governo è intenzionato a potenziare questa forma di contratto, purché al lavoratore sia effettivamente data una formazione che gli consenta di maturare professionalmente. Per evitare che l’azienda utilizzi questa formula solo per risparmiare potrebbe essere quindi inserito l’obbligo di certificazione della formazione fornita. Il ministro Fornero ha più volte parlato di "tolleranza zero" verso l’uso improprio dell’apprendistato.

Di fatto l’azienda che assume un apprendista ottiene benefici contributivi e ha la possibilità di inquadrare il dipendente due livelli sotto il grado effettivamente spettante. Se poi l’impresa, alla fine del periodo di apprendistato, assumerà definitivamente il lavoratore potrà godere di ulteriori "sconti". Secondo i dati di Confartigianato oggi gli apprendisti sono oltre 530 mila, nel lavoro dipendente il 19,5 per cento dei giovani già entra in azienda grazie a questo contratto.

Ammortizzatori Sì alla Cig straordinaria per le ristrutturazioni È uno dei capitoli centrali del piano e i punti fermi sono due: la riforma degli ammortizzatori sociali entrerà in vigore solo nel 2017 e per vararla necessita di coperture economiche. La convocazione di oggi nasce proprio dal fatto che il governo avrebbe trovato i fondi: il Tesoro sarebbe disposto a mettere sul tavolo circa di 2 miliardi, finanziati attraverso la riforma delle pensioni.

I risparmi ottenuti grazie alla nuova previdenza sono infatti notevoli: 6 miliardi saranno già disponibili dal 2013, circa 23 entro il 2017. Il governo - su richiesta del ministro Fornero - di sarebbe convinto di stornarne una quota vantaggio degli ammortizzatori. Le aziende e i lavoratori continueranno a versare la loro parte di contributi: per le medie-grandi imprese poco cambierà (anche perché dal 2017 non pagheranno più lo 0,30 per cento sul monte salari a copertura della mobilità), le piccole invece (chiamate ora contributi minimi) dovranno gradualmente versarne di più.

Quanto agli strumenti adottati, oltre alla cassa integrazione ordinaria (utilizzata in caso di difficoltà temporanea) resterà in vigore anche quella straordinaria. Sarà però limitata rispetto al modello attuale: le aziende potranno accedervi solo in caso di ristrutturazione, non più in caso di cessazione. Dal 2017 scomparirà la mobilità e resterà l’assegno di disoccupazione.

Contratti Scoraggiati quelli precari, stop alle finte partite Iva Assieme all’apprendistato, è uno dei punti sui quali il governo intende chiudere in fretta la partita, possibilmente oggi stesso. Parte degli obiettivi è già condivisa: le formule contrattuali sono troppe, va limitato l’uso di quelle improprie e va resa più costosa la flessibilità in entrata.

Nel mirino ci sono soprattutto le false collaborazioni (che spesso nascondono rapporti esclusivi) e le partite Iva fittizie (quando il dipendente, per svolgere l’incarico continuativo, è praticamente costretto ad aprirne una). Si tratta di formule utilizzate soprattutto nel campo dei servizi e sono definite, in questi casi, d’entrata "cattiva", perché non assicura tutele e prospettive occupazionali ai lavoratori che invece ne avrebbero maturato il diritto. Per evitare il ricorso a queste formule "mascherate" si parla di intensificare i controlli nelle aziende e di eliminare la monocommittenza.

Resta però da risolvere il problema dei disincentivi: come rendere più costosa la flessibilità in entrata, "buona" o "cattiva" che sua? Ai sindacati l’idea di un costo aggiuntivo (anche a vantaggio del salario)piace molto, le aziende invece sono contrarie a qualsiasi introduzione di costi-extra. Chiedono semmai di facilitare l’utilizzo della somministrazione, eliminando alcune clausole che ne vincolano il ricorso.

Articolo 18 Obbligo della riassunzione solo nelle discriminazioni Resta il punto più difficile della trattativa, tanto che il vertice di oggi non lo affronterà. Sull’articolo 18 la spaccatura resta, anche se il governo sta lavorando ad un compromesso. Nei prossimi giorni il ministro Fornero approfondirà il tema in confronti bilaterali, ma la soluzione che sta prendendo piede è quella di mantenere la norma dello Statuto dei lavoratori, cambiandola.

In un punto però essenziale: l’intenzione è quella di prevedere l’indennizzo - senza reintegro sul posto di lavoro - anche in caso di licenziamento per motivi economici, ovvero per crisi in atto. Si parla anche di una versione più rigida e di un possibile risarcimento senza riassunzione esteso ai licenziamenti per motivi disciplinari (assenteismo prolungato per esempio). Se così fosse l’articolo 18 e l’obbligo di reintegro da parte dell’impresa resterebbe valido solo per licenziamenti legati ad atti discriminatori.

Le aziende sono chiaramente d’accordo, possibili aperture da Cisl e Uil, chiusura totale della Cgil. Gli scenari possibili diventerebbero due: la Cgil non firma questa parte della riforma, gli altri sindacati sì (ma Cisl e Uil non sarebbero contenti di condividere da soli la parte più ostica della riforma). Oppure il possibile escamotage: le parti sociali non saranno chiamate a firmare, semplicemente esprimeranno un giudizio.

12 Marzo 2012

Claudio Conti ( Contropiano)

pc 12-13 marzo - assemblea a napoli contro l'intervento imperialista in Siria

lunedì 12 marzo 2012

pc 12-13 marzo - lettera dal carcere al movimento NOTAV

Lettera di Luca Cientanni dal carcere
Alla valle che resiste, al movimento NO TAV.

Mi fa sorridere questa “battaglia” mediatica di propaganda istituzionale che cerca di “screditare”, criminalizzare e dividere il movimento NO TAV. Non ci sono riusciti prima, come pensano di riuscirci adesso? Non sanno più ci chiamare in causa per giustificare la più grande opera inutile; ieri era l’Italia, ma le manifestazioni di questi giorni, sparse su tutta la penisola, gli ha suggerito un cambio di strategia… oggi c’è l’Europa ad essere chiamata in causa, ma anche qui abbiamo qualche sostegno. Mi chiedo… domani sarà il mondo intero? In questo senso la propaganda utilizzata tende a cercare attenti SI TAV un po’ ovunque, visto che sul territorio valsusino scarseggiano…

Anche la marcia PRO-TAV è stata annullata, mi pare siano un po’ in difficoltà.

Non so esprimere l’emozione che mi da, nel vedere le continue mobilitazioni del Movimento, le risposte determinate della valle contro le truppe d’occupazione. Sapere del continuo miglioramento di Luca mi permette di affrontare le mie giornate con maggiore tranquillità: spero si rimetta del tutto al più presto.

Sono fiero ed orgoglioso di far parte del Movimento NO TAV, dove le capacità di tutte e tutti vengono messe a disposizione per il bene comune; in valle giovani, meno giovani e anziani sono in prima fila pronti a fronteggiare poliziotti e carabinieri. In valle la paura non è di casa. Questo coraggio, questa determinazione non vedo come possa essere sconfitta.

Un saluto a quanti sono rimasti feriti dalla violenza delle forze dell’ordine, un saluto alla Valle ed a tutto il Movimento NO TAV.

Non un passo indietro! NO TAV!

pc 12-13 marzo - La Rete per la sicurezza sul lavoro di Ravenna rilancia la mobilitazione

Troppi infortuni, troppe morti sul lavoro, dilagano precarietà, moderno schiavismo per i lavoratori immigrati, nocività per i lavoratori e inquinamento per i cittadini, amianto, biodigestori, diossina nel latte materno.
Una guerra quotidiana a cui bisogna rispondere unendo tutte le energie presenti in questa città.
Noi della Rete per la sicurezza sul lavoro pensiamo che non sia un problema di regole ma del primato del profitto. I controlli nei luoghi di lavoro sono diminuiti o addomesticati con la complicità di tutti i governi (oggi ci sta pensando Monti con l'art. 14 del DL 5/2012, decreto "semplificazioni") mentre si allunga l'orario di lavoro, aumentano i ritmi, viene frazionato tutto il processo produttivo con la catena di appalti e subappalti al massimo ribasso, vengono estesi sempre più i contratti precari che aumentano l'insicurezza sul lavoro.
E poi parlano di cultura della sicurezza!
Il giudice Riverso ha mosso delle critiche alla politica locale che, invece di interessarsi dei parcheggiatori abusivi, che si occupi di sicurezza per i lavoratori (e della difesa dell'art. 18). Una denuncia che, come Rete, condividiamo in pieno ma che è necessario estendere anche alle responsabilità delle istituzioni e dei sindacati confederali, facenti tutti parte di un sistema con al centro il profitto, dove la sicurezza dei lavoratori è agitata solo dopo i fatti tragici.
Dopo l'impressionante catena di infortuni che portano Ravenna tra i primi posti delle città dove si muore di lavoro, invece che interventi per migliorare la situazione, ci troviamo davanti la solita arroganza del potere politico, in particolare del vicesindaco Mingozzi, sempre attento alle questioni legate ai profitti dei padroni del Porto, che afferma: “un giudizio sprezzante e parziale che la politica ravennate e le istituzioni non meritano". E quali sarebbero i fatti che dovrebbero farci cambiare opinione?
Del resto, coerentemente, il suo stesso partito, il PRI al governo dell'amministrazione locale, si è astenuto persino su un ordine del giorno al consiglio comunale per chiedere a sindaco e giunta la costituzione di un osservatorio sulle politiche del lavoro!
Siamo stanchi di vuote commemorazioni di istituzioni e confederali che agitano la strage della Mecnavi solo per fini propagandistici, per distogliere l'attenzione dall'emergenza sicurezza al Porto e negli altri luoghi di lavoro.
La concertazione al Porto, con il "protocollo sicurezza", non ha fermato gli infortuni. Quali sono i "positivi risultati" del lavoro del Rlst (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza del sito) previsto dal "protocollo sicurezza" se si verificano lo stesso molti infortuni?
Chi vigila sull'applicazione del "protocollo" se i sindacalisti sono allo stesso tempo quadri tecnici/caporali e se al Porto non è stata ancora eliminata la vergogna dell'agenzia interinale Intempo che ha mandato a morire Luca Vertullo?
La Rete di Ravenna rilancia la mobilitazione su questi temi.
Per adesioni:

Rete per la sicurezza sul lavoro-Ravenna

tel. 339/8911853
e mail: cobasravenna@libero.it

bastamortesullavoro@domeus.it
visita il blog: bastamortesullavoro.blogspot.com

domenica 11 marzo 2012

pc 11 marzo - La Camusso dice SI alla TAV. No allo sciopero generale. la risposta della CGIL alla manifestazione FIOM di ieri

una intervista quella della Camusso, che conferma come la CGIL sia un puntello decisivo del governo Monti su tutta la linea

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso (Ansa)
ROMA - Susanna Camusso, la Fiom chiama lo sciopero generale se verrà toccato l'articolo 18. Cosa risponde il segretario della Cgil?
«Ho impressione che qualcuno abbia già messo in conto un nostro sciopero generale: una fiammata e via. Ma non può essere così: si aprirà una fase non breve di lotta».
A cosa si riferisce?
«A tante cose: scioperi articolati, proteste mirate, durature, più dolorose».

Non teme che il suo messaggio venga frainteso e alimenti tensioni incontrollabili?
«So che ci sono preoccupazioni, ce le abbiamo anche noi. Ecco perché vanno date risposte».

Cosa pensa della presenza dei No Tav nella manifestazione della Fiom?
«Nessuna forma d'iniziativa legittima può prevaricare la vita degli altri e sconfinare nella violenza. Penso che la Cgil debba avere un giudizio netto. Del resto la nostra posizione favorevole alla Tav l'abbiamo espressa al congresso: il Paese ha un disperato bisogno di investimenti. Dopodiché sarebbe meglio avere regole su come si decide. E comunque va ricostruito il dialogo: è impensabile fare i lavori per anni con la valle contro».

La trattativa sul mercato del lavoro riprende domani. C'è possibilità che si arrivi a un accordo?
«Cominciamo col dire che una riforma, anche una buona riforma, non creerà occupazione: è sbagliato illudere la gente. Serve altro».

Ad esempio?
«Investimenti, politiche industriali che ancora non vedo. La "fase due" della crescita mi sembra lontana: la delega fiscale si sta traducendo in aumento dell'Iva anziché nella riduzione della pressione fiscale sul lavoro».

Questo governo l'ha delusa?
«L'esecutivo Monti ha scelto di avere il piglio di chi vuole fare riforme strutturali, ha usato termini ambiziosi, come "cambiare la mentalità degli italiani". Ma poi questa intenzione si è tradotta nella continuità di politiche che penalizzano il lavoro».

Nel merito della riforma, ci sono punti di contatto sul tema dei contratti?
«Non c'è ancora una sintesi ma le proposte del ministro di far costare di più la flessibilità, eliminando quella cattiva, vanno nella giusta direzione».

C'è qualche novità sulla stabilizzazione dei precari?
«Al momento non ci sono risposte. Non si è mai nemmeno parlato di pubblico impiego dove la precarietà dilaga. Nè mi è piaciuto lo spettacolo del blocco dell'assunzione di 10 mila insegnanti».

Sugli ammortizzatori sociali lei dice che servono 15 miliardi. Può spiegare meglio?
«Attualmente ci sono 8,5 miliardi, tra contributi di imprese e di lavoratori, con l'estensione della contribuzione si potrebbe arrivare a 11. Mancano ancora 4 miliardi per avviare gradualmente la riforma».

Sui due pilastri voluti da Fornero? Cassa ordinaria e indennità di disoccupazione?
«No, non si può fare a meno della cassa straordinaria per le riconversioni che saranno tante dopo la crisi. E l'indennità va estesa a tutti, compreso chi vive il lavoro con discontinuità».

Veniamo all'articolo 18.
«Espungerlo dal tavolo sarebbe un atto di saggezza, limitiamoci a velocizzare i processi sul lavoro».

Ma se invece si procedesse, che farà la Cgil?
«Quando si porrà il problema ci penseremo. Vedo in giro qualche proposta di chi cerca solo uno scalpo. E poi c'è quella della Cisl, che estende le procedure dei licenziamenti collettivi a quelli individuali. Ma i licenziamenti individuali si possono già fare se non sono discriminatori».

Prenda il caso del lavoratore che, messosi in malattia, è andato a tirare il petardo al segretario della Cisl, Bonanni, ed è stato reintegrato sul posto di lavoro.
«Se il lavoratore ha violato la norma contrattuale ha ragione l'impresa, se non l'ha violata, è giusto il reintegro. Non tutte le malattie prevedono di stare a casa 24 ore su 24. Le norme ci sono: basta farle rispettare. Ad esempio, io mi chiedo perché non si impone mai al dirigente pubblico di controllare chi timbra e chi no».

Marcegaglia ha accusato il sindacato di difendere i fannulloni.
«Marcegaglia è stata presa da tentazione perché era all'assemblea di Federmeccanica... Ma non è che per evitare i problemi vadano cancellate le tutele».

Lei ha chiesto a Fornero di rivedere la riforma delle pensioni. Pensa ce ne siano i margini?
«Devono esserci. Non dispero di convincere il ministro che, con riferimento alle pensioni, non tutti i lavori sono uguali. Sul punto c'è una sensibilità fortissima e suggerirei sommessamente di tenerne conto...».

Intanto la Cgil è stata fischiata alla manifestazione della Fiom.
«Mi dicono che i fischi non erano dei lavoratori metalmeccanici. Dopodiché so che c'è una parte di movimento che ha un'idea antagonista. Ma il sindacato non è antagonista: costruisce accordi. Anche il segretario Fiom, Landini, ha detto che è per l'accordo, purché non si tocchi l'articolo 18. Che è quello che penso anch'io».

Veltroni, attaccando l'articolo 18, vi ha chiamati indirettamente «santuari del no».
«Io sento quello che dice il segretario Bersani: non mi sembra che voglia cambiare l'articolo 18. Gli altri si pongano il problema di pensare cosa proporre loro, piuttosto che dirci quello che dobbiamo fare noi».

Antonella Baccaro
11 marzo 2012 | 10:01

CORRIERE.IT

pc 11 marzo - Afghanistan - soldati USA come bestie assassine fanno strage di donne e bambini


Morte all'imperialismo USA, via le truppe imperialiste dall'Afghanistan !
Obama boia.. ritira le tue truppe di invasori, massacratori, torturatori !
L'imperialismo italiano e le sue truppe complici e cogestori di massacri e torture !
Via i soldati italiani dall'afghanistan !

AFGHANISTAN
Militare Usa fa strage di civili
15 morti e cinque feritiUn militare statunitense ha aperto il fuoco all'impazzata, nella provincia di Kandahar, dopo essere uscito dalla sua base. Almeno una decina le persone uccise e 5 i feriti. Si è consegnato da solo ai suoi superiori. (afp)
E' salito ad almeno 15 morti il bilancio della strage provocata da un militare americano in due località della provincia di Kandahar, in Afghanistan. Lo scrive il New York Times online citando fonti locali. Tra le vittime, anche donne e bambini. Il soldato, forse in preda a un crollo nervoso, è uscito dalla sua base e ha cominciato a sparare all'impazzata nei villaggi di Alokozai and Garrambai, nel distretto di Panjwayi, entrando in alcune case. Secondo la Bbc online, il soldato si è poi consegnato alle autorità militari. Un comunicato militare Usa si limita ad affermare che un soldato è stato arrestato dopo "un incidente particolarmente spiacevole".

Il distretto in questione, a sud-ovest di Kandahar City, è stato uno dei campi di battaglia più duri della guerra in Afghanistan, in quanto luogo di nascita del movimento dei Talebani. La strage odierna si è verificata poche settimane dopo la vicenda dei corani bruciati da militari Usa, 1proprio quando l'ondata di protesta, con diversi morti tra cui anche soldati americani, iniziava a calmarsi.

Nel distretto di Panjwai sono scoppiate delle proteste

pc 11 marzo - India .le compagne arrestate torturate


....Entrambe le compagne arrestate, Vijaya e Suman, da tempo stavano ricevendo cure mediche e perciò si trovavano in rifugi fuori delle zone di lotta. In particolare la compagna Vijaya soffriva di seri problemi cardiaci....Le forze di polizie, famigerate per crudeltà di ogni genere, hanno torturato mentalmente e fisicamente queste compagne mentre erano in custodia. .

pc 11 marzo - GENOVA, DOMENICA 11 MARZO: CORTEO E PRESIDIO PER GABRIELE LIBERO

GENOVA, DOMENICA 11 MARZO: CORTEO E PRESIDIO PER GABRIELE LIBERO

Domenica calda a Genova, quella dell'undici marzo: non certo per la temperatura, tira un forte vento gelido, ma per ciò che accadrà nel quartiere di Marassi; qui sorgono due edifici che oggi saranno sorvegliati speciali da parte delle 'forze dell'ordine'.
Il primo è lo stadio Luigi Ferraris, dove - a partire dalle ore 15:00 - saranno di scena due squadre le cui tifoserie sono da sempre acerrime nemiche: il Genoa e la squadra di Torino che non porta il nome della città, quella conosciuta con il nomignolo di Goeuba; il problema nasce dal fatto che l'ufficio preposto al contrasto della violenza negli stadi ha dato il via libera alla trasferta dei 'pigiami' (come li definisce Massimo Gramellini della Stampa, noto tifoso granata) e pertanto potrebbero verificarsi scontri anche pesanti.
Ben più importante, perché tiene viva una questione che pare finita nel dimenticatoio, è il corteo che i NO TAV genovesi organizzano - la partenza è prevista per le ore 19:00 da piazza De Ferrari - per chiedere, attraverso un presidio al carcere (come già fecero domenica dodici febbraio in centinaia), ancora una volta la liberazione di Gabriele Filippi, il 26enne barista di Santa Margerita Ligure detenuto da un mese e mezzo su ordine del tristemente noto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino, Gian Carlo Caselli, titolare dell'inchiesta sugli scontri avvenuti in Val di Susa nei mesi scorsi.
Gabriele libero!
Giù le mani dalla Valsusa!
Sarà dura!

Genova, 11 marzo 2012




Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova

pc 11 marzo - Entusiasmante incontro delle donne a Palermo


In un clima bello e combattivo, con tantissime lavoratrici, precarie, disoccupate e ragazze, si è tenuto a Palermo l'incontro nazionale delle lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe con le compagne del Mfpr.
Vi è stato l'eco, l'entusiasmo, la forza del corteo di circa 150 donne fatta due giorni prima, a Palermo, che si erano anche scontrate, vincendo, contro la stupida repressione della polizia; la più importante manifestazione a livello nazionale di donne proletarie tenutasi nell'8 marzo e in cui per la prima volta, dopo anni, hanno manifestato insieme lavoratrici, precarie, e ragazze, studentesse.
All'assemblea erano presenti delegazioni da altre città del nord e del sud, in particolare una rappresentanza delle disoccupate e lavoratrici di Taranto, unite, sia pur a distanza, spesso nella stessa lotta.
Erano arrivati, e sono stati letti in assemblea, tanti messaggi da chi avrebbe voluto ma non ha potuto essere presente: in particolare dalle operaie dell'Omsa, da Attrice contro che ha mandato un saluto da radio città aperta.
Tanti sono stati gli interventi di lavoratrici, disoccupate, di giovani in lotta ogni giorno, prima e dopo l'8 marzo; dalle loro denunce, dai lori coinvolgenti racconti delle lotte dure che stanno facendo contro istituzioni, aziende, polizia, ma anche contro discriminazioni, pressioni sessuali, humus maschilista dentro e fuori i posti di lavoro, viene fuori chiaro il doppio fronte di lotta delle donne: quello di classe e quello di genere, e che la lotta delle donne porta una necessità di rivoluzione che nessuna ipocrita politica di "conciliazione" può fermare.
L'assemblea è stata dedicata a livello nazionale alle donne proletarie dell'India, che impegnate in prima fila nella guerra popolare hanno portato avanti recentemente un grandioso sciopero di milioni di donne, sfidando la triplice oppressione e indicando una strada a tutte le donne. Dall'assemblea è emerso la proposta di organizzare nei prossimi mesi un incontro in Italia con una rappresentanza delle donne indiane.
Nell'assemblea, come nelle iniziative dell'8 marzo, abbiamo mandato un caldo saluto alle donne del movimento No Tav, che stanno portando avanti una sorta di guerra di popolo di lunga durata.
L'assemblea si è conclusa lanciando da Palermo l'appello a tutte le lavoratrici, le disoccupate a tutte le donne in lotta PER UNO SCIOPERO DELLE DONNE L'8 MARZO DEL 2013. Lavoreremo in tutto questo anno per costruire una rete tra le realtà in lotta organizzando anche incontri diretti.
Al termine dell'assemblea, un entusiasmante video delle battaglie del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario e una cena autorganizzata, musica, discussioni collettive, in un clima unitario, festoso e combattivo.

VIVA L'8 MARZO!
VIVA LO SCIOPERO DELLE DONNE!