mercoledì 23 marzo 2011

oc 22-23 marzo - vasta eco internazionale alla contestazione di berlusconi a Torino



spagna

Los manifestantes corearon lemas contra la intervención imperialista en Libia y contra el mafioso Berlusconi




21 de marzo de 2011




La policía italiana cargó hoy en Turín (norte) contra varios centenares de manifestantes que protestaban contra el primer ministro, Silvio Berlusconi, a pocos metros del hotel donde éste participaba en un acto electoral de su partido.

La carga policial se produjo cuando un grupo de manifestantes comenzó a lanzar petardos y varios objetos contra las fuerzas del orden e intentó acercarse al hotel donde se encontraba Berlusconi.

Un manifestante ha sido detenido, mientras que un agente resultó herido en una ceja y fue trasladado a un hospital cercano y otro policía tuvo que ser atendido debido a una intoxicación por humo, informaron los medios de comunicación italianos.

La manifestación había comenzado de manera pacífica con gritos de "Arrestadlo", "Fuera la mafia del país" o "Dimisión, dimisión" dirigidos contra Berlusconi y con varias consignas contra la intervención militar en Libia.

Durante la rueda de prensa, el cínico Berlusconi comentó los actos de protesta que se estaban sucediendo fuera de la sala y dijo que los insultos de "mafioso" dirigidos contra él son una "negación de la realidad".
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Etiquetas: Anti-imperialismo

martedì 22 marzo 2011

pc 22-23 marzo - LA GUERRA "UMANITARIA" DI LA RUSSA

La Russa: “Non abbiamo scelta. Se rimanessimo con le mani in mano avremmo danni in termini di approvvigionamento energetico e prestigio internazionale”.
Ecco i motivi “umanitari” della guerra contro la Libia.
Il governo Berlusconi non può rimanere al palo di fronte al nuovo intervento imperialista per continuare a garantire gli interessi delle multinazionali sul petrolio, anche attraverso un nuovo regime al posto di Gheddafi che sia più fedele e disciplinato rispetto agli interessi delle potenze imperialiste. E, come in ogni guerra, chi partecipa ha una parte del bottino, può avere il suo “posto al sole”.
Ma c’è un altro e più attuale motivo che risponde anche alle obiezioni di Bossi: “Noi siamo già in Libia. Che ci frega di fare la guerra per conquistare posizioni, come i francesi?...”. Ma perchè l’Italia deve riconquistare un posto riconosciuto a livello internazionale in una fase in cui il suo peso è pericolosamente compromesso causa Berlusconi. Il “prestigio internazionale” era precipitato in basso, con evidenti imbarazzi anche negli incontri internazionali; la guerra, in questa situazione, giunge, quindi, a proposito!

E la guerra in Libia val più di qualsiasi festeggiamento di “Unità d’Italia”: da Napolitano a Bersani a Di Pietro, tutti uniti, tutti più guerrafondai dei guerrafondai.

pc 22-23 marzo - UNA DURA DENUNCIA DEI MORTI NEI MANICOMI

BASTA MORTI INVISIBILI E TORTURE: CHIUDIAMO SUBITO GLI OPG!!
a proposito degli internati nell' OPG e di quello che è successo nei giorni scorsi..
Trent'anni dopo la riforma che porta il nome di Franco Basaglia, non tutti i manicomi hanno chiuso i battenti. Vengono chiamati ospedali psichiatrici giudiziari ma sono i manicomi criminali di una volta. Per l’esattezza gli internati sono 1535 (1433 uomini e 102 donne) nei sei ospedali psichiatrici giudiziari italiani (Aversa, Montelupo fiorentino, Napoli Sant’Eframo, Reggio Emilia, Castiglion delle Stiviere e Barcellona Pozzo di Gotto).
Martedì 8 marzo un ragazzo di 29 anni G.D., di origini genovesi, viene ritrovato morto nella sua cella dell’ospedale psichiatrico di Montelupo fiorentino. Il giovane era arrivato nella struttura nell’ottobre del 2010. Il cadavere è stato trovato nel bagno della cella, a scoprirlo sono stati gli agenti. Accanto all’uomo, che era stato internato a causa di episodi di aggressioni in famiglia, è stata trovata una bomboletta di gas in dotazione ai detenuti. Sul caso è stato aperto un fascicolo da
parte della Procura della Repubblica di Firenze. La salma è stata trasferita al reparto di medicina legale di Careggi per essere sottoposta ad autopsia.
Negli opg avvengono anche atti di violenza sessuale. È di giovedì 10 marzo la notizia che due agenti di polizia penitenziaria dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa sono stati arrestati con l’accusa di avere costretto in più occasioni un giovane transessuale, internato nella struttura, ad avere rapporti sessuali. Sempre ad Aversa, dopo che si sono verificate 14 morti in 14 anni, 14 persone sono state iscritte nel registro degli indagati per omicidio colposo, tra cui parte del personale in servizio in reparto: medici, psichiatri e i dirigenti della struttura.
Questi episodi vanno contestualizzati in uno scenario più ampio di abusi, violenze e di condizioni detentive inumane e degradanti che emergono anche dal rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura, organismo del consiglio di Europa, che si è recato in visita ispettiva negli opg italiani.
Gli opg sono inutili luoghi di soprusi, isolamento prolungato, condizioni igieniche indecenti, di contenzione abituale e di trattamenti totalmente lesivi della dignità umana. L'opg è un limbo, un luogo di totale non diritto. In questi luoghi vige l'incertezza della pena e non esiste proporzionalità della pena rispetto al reato. In queste strutture vengono internate persone che, dopo aver commesso un reato, vengono dichiarate tramite una perizia totalmente o parzialmente incapaci di intendere o volere ma che a causa di una presunta pericolosità sociale (definita in riferimento alla norma
vigente che risale al codice Rocco del 1930, nostra pesante eredità fascista) vengono ugualmente rinchiuse e allontanate dalla società.
Per le persone prosciolte per totale incapacità mentale l’opg si presenta nella sua dimensione peggiore, l’ergastolo bianco: l’internamento viene stabilito dal giudice di due, cinque o 10 anni ma
la durata effettiva del provvedimento è ad assoluta discrezionalità del magistrato, che può prorogarlo all'infinito ogni due, cinque o dieci anni...

In questi manicomi le persone continuano a morire così come nelle carceri vere e proprie. Nei primi due mesi del 2011 sono morte 12 persone tra carcere e opg, di cui sei sono “morti da bomboletta”. Le bombolette del gas vengono date in dotazione dal carcere ai detenuti per poter cucinare. La cucina rappresenta l'unico strumento che la persona ristretta ha a disposizione per svolgere un'attività in autonomia, per costruire e vivere piccoli momenti di socialità e condivisione con altri detenuti. Le bombolette vengono anche utilizzate da alcuni come meccanismo di “evasione” per non pensare, in quanto la loro inalazione provoca stordimento simile a quello indotto da assunzione di droghe leggere o di psicofarmaci. La concessione massiccia di psicofarmaci è fortemente appoggiata dall'amministrazione carceraria in un’ottica contenitiva in quanto detenuti chimicamente sedati sono sicuramente più gestibili, meno indotti a creare problemi e più propensi a sopportare l'alienazione della carcerazione.... Con queste “morti da bomboletta” si continuerà così facilmente a giustificare la tragica e insensata fine di altri G.D., altri Ciprian Florin (morto l’8 febbraio 2011 a Genova, anche lui presumibilmente per inalazione di gas), altri Yuri Attinà (morto a Livorno il 5/1/2011), altri Jon R. (morto a Pavia per inalazione di gas l'11/2/2011).
Queste morti provocate o meno da inalazione di butano sono vere e proprie morti di Stato.


Collettivo Antipsichiatrico A.Artaud -Pisa
Zone del silenzio-Pisa

lunedì 21 marzo 2011

pc 21 marzo - grande contestazione di berlusconi a torino - cariche poliziesche

Cariche della polizia e lancio di oggetti e fumogeni dalla folla che manifesta contro il premier. E' degenerata la protesta davanti all'hotel Principi di Piemonte dove Silvio Berlusconi sta presentando ufficialmente la candidatura di Michele Coppola a sindaco per il Pdl, e dove si consuma una cena elettorale alla quale partecipano 250 imprenditori piemontesi che hanno pagato, per partecipare, 500 euro a testa. La carica è arrivata improvvisa, da via Roma, dopo che da una parte della folla in strada era partito il lancio di oggetti e di bottiglie. I tafferugli sono durati pochi minuti, al termine dei quali i manifestanti si sono dispersi nelle vie del quartiere o hanno formato altri raggruppamenti un po' più lontano gridando slogan contro la polizia.

Durante la giornata sono stati qualche centinaio i manifestanti - ma nel corso della serata hanno superato i cinquecento - che sono riusciti ad arrivare a pochi metri dall'hotel Principi di Piemonte. La folla fuori urlava e fischiava assiepata contro il blocco formato da agenti in tenuta antisommossa e camionette della polizia. Sono scoppiati anche alcuni petardi e i manifestanti sono stati raggiunti da un gruppo che suonava tamburi e fischietti e che ha scandito a lungo il ritmo degli slogan contro il premier: frasi come "arrestatelo", "fuori la mafia dallo stato", "dimissioni, dimissioni". La situazione però si è fatta ogni minuto più tesa. Centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa circondano tuttora l'isolato e con le camionette sono salite sui marciapiedi sotto i portici per bloccare il passaggio di auto e persone.

I contestatori si sono trovati tutti nella piazza Carlo Felice, a qualche centinaio di metri dall'hotel. Si sono divisi in due tronconi e hanno cominciato a muoversi verso l'albergo. Il primo spezzone, dove erano presenti (tra gli altri) i militanti del Popolo Viola e del Movimento 5 Stelle, è sfilato lungo la piazza Carlo Felice e si è portato in via Roma scandendo slogan. Il secondo, quello dei centri sociali e del movimento antagonista, è passato per via XX Settembre e in via Gramsci e ha tentato di svoltare verso via Roma, incontrando il cordone dei poliziotti in assetto antisommossa. Qualche decina di metri più avanti, in via Buozzi, la testa del corteo ha effettuato un secondo tentativo e, dopo essere sbucata in via Roma, ha incontrato un nuovo schieramento di poliziotti, sistemato proprio di fronte alla via che porta verso l'ingresso dell'hotel. A quel punto ci sono stati momenti di tensione e dalle forze dell'ordine sono partite manganellate alle quali ha fatto da contraltare il lancio di oggetti; si è sentito anche lo scoppio di un paio di petardi.

In piazza sono stati lanciati slogan contro l'intervento militare in Libia, alcuni manifestanti hanno mostrato la Costituzione, altri striscioni che recitavano "L'Italia non è una Repubblica fondata sulla prostituzione".

pc 21 marzo - Migranti tunisini e cittadini di Lampedusa contestano il comizio di Forza Nuova sull’isola

Migranti tunisini e cittadini di Lampedusa contestano il comizio di Forza Nuova sull’isola

Circa duecento tra migranti tunisini e cittadini di Lampedusa hanno oggi contestato il comizio di alcuni militanti di Forza Nuova giunti da Palermo.

Obiettivo di Forza Nuova era quello di cavalcare l’onda di esasperazione diffusa tra la popolazione di Lampedusa, completamente abbandonata a sè stessa dal governo italiano, attraverso la rappresentazione di clichè di intolleranza e paventando assurdi scontri tra civiltà.

Alle invettive che provenivano dal palco da parte dei militanti di Forza Nuova i migranti tunisini rispondevano cantando l’inno tunisino e gridando “libertà” e “basta razzismo”.

E la stessa libertà che i tunisini che sono arrivati a Lampedusa chiedono per non rimanere prigionieri di quella che sta diventando di fatto un vero e proprio carcere a cielo aperto.

pc 21 marzo - nuove cariche e 4 arresti contro i disoccupati e precari bros Napoli

massima solidarietà da parte di proletari comunisti

La repressione si abbatte ancora una volta sui disoccupati

una manifestazione al Vomero dei precari Bros è stata duramente caricata per impedirne la partenza. La solita caccia all’uomo ha portato al fermo di sette disoccupati tra cui i compagni Salvatore e Cuono. Sembra quasi certo che per tutti i compagni ci saranno denunce e forse l’arresto. In questo momento i disoccupati sono riuniti a piazza Dante per ricomporre il corteo e spostarsi poi sotto la questura. Cambia il questore ma la musica è sempre la stessa: di fronte alla richiesta di risposte lavorative concrete al bacino dei Precari Bros, istituzioni e questura rispondono con la repressione non potendo nascondere che dietro il tanto decantato successo del piano per il lavoro, nulla di sicuro si profila per i disoccupati di lunga durata in piazza da oltre 10 anni.

da Repubblica 'In via Suarez al Vomero, vicino piazza Medaglie d'oro, i dimostranti hanno reagito alla polizia che intimava loro di sciogliere l'assembramento
Corteo non autorizzato dei precari Bros stamattina al Vomero, concluso con qualche cassonetto rovesciato e quattro arresti. Secondo la Questura, i dimostranti avevano organizzato un corteo privo delle necessarie autorizzazioni.

Gli animi dei dimostranti si sono surriscaldati quando le forze dell'ordine hanno comunicato ai Bros che la manifestazione non poteva avere luogo.
Per protesta un gruppo di manifestanti, in via Eduardo Suarez, nei pressi di piazza Medaglie d'Oro, ha iniziato a rovesciare i cassonetti dei rifiuti e sono stati bloccati dai poliziotti. Quattro dimostranti sono stati portati in Questura e poi arrestati.'

Facciamo appello a tutti i movimenti, a tutti i compagni, a supportare la lotta dei Precari Bros e a raggiungerli sotto la questura per chiedere l’immediato rilascio dei disoccupati.

Il Movimento unitario dei Precari Bros

pc 21 marzo - mobilitazione permanente contro la guerra a Milano

CONTINUANO LE MOBILITAZIONI CONTRO I BOMBARDAMENTI "UMANITARI" MARTEDI 22 ORE 18.00 largo DONEGANI MILANO
Indymedia Lombardia , 20.03.2011 18:03




Continua la mobilitazione contro l'aggressione "umanitaria" dopo il corteo di Sabato 19 e la risposta immediata ai bombardamenti di domenica 20 con un presidio che si è trasformato in corteo che ha atrraversato piazza Duomo.

Martedi 22 ore 18.00 appuntamento in largo Donegani davanti i consolati statunitense e francese, per denunciare i raid e l'attacco missilistico che stanno devastando la popolazione e territorio libico.

Mercoledi 23 riunione cittadina in via Pichi 1 per decidere le prossime mobilitazioni contro la guerra, per denunciare la coalizione e la complicità del centro destra e centro sinistra.

Sostengno alle lotte popolari
no ai bombardamenti umanitari

TUTTI E TUTTE IN PIAZZA CONTRO LE AGGRESSIONI IMPERIALISTE

movimento permanente contro la guerra

pc 21 marzo - Liberare Oscar

Oscar, il compagno arrestato sabato pomeriggio durante il corteo a Saronno, si trova nel carcere di Busto Arsizio. L'arresto è stato confermato dalla pm Roberta Colangelo del tribunale di Busto. Né l'avvocato, in attesa della conferma della nomina, né i familiari che chiederanno domani l'autorizzazione ai colloqui, l'hanno ancora potuto vedere. Perciò non è ancora ufficialmente confermato il luogo di detenzione né è stato possibile consegnare il primo pacco, perché secondo le nuove normative carcerarie lo può fare solo chi è autorizzato ai colloqui. Nel frattempo consigliamo lo stesso di scrivergli all'indirizzo che riportiamo sotto. Vi terremo informati sugli sviluppi della vicenda e su eventuali iniziative. Manca uno di noi! solidarietà ad Oscar e ai suoi familiari! Oscar Lorenzo Olasagarre Azurmendi casa circondariale di Busto Arsizio Via per Cassano Magnago 102 21052 (VA)

Compagne e compagni della provincia di Varese

il corteo di saronno

Penso circa 400-500 manifestanti.
Molti cori e alcuni interventi.
Striscioni contro la repressione e contro il nucleare.
Tanti cartelloni.

Durante il percorso varie azioni di comunicazione: scritte, stancils, attacchinaggio di manifesti, murale sulla vecchia occupazione sgomberata di Via Concordia.
Imbrattata qualche banca e agenzia di lavoro interinale, oscurata qualche telecamera.
Verso metà del percorso ha cominciato a piovere di brutto, ma il corteo è andato avanti ancora più determinato e rumoroso.

Dopo una deviazione dal percorso "non prevista dalla questura" (centro-zona pedonale), gli sbirri si sono fatti pressanti in fondo al corteo, finchè hanno attaccato i cordoni di chiusura con una prima e poi una seconda carica.

Qualcuno si è fatto male. Pare nessun fermo, almeno non dei conosciuti.

Personalmente la mia idea è che volessero assicurarsi che ci togliessimo dalle palle dal centro pedonale in breve tempo. La deviazione era stata "comunicata" ai funzionari della questura, che non hanno avuto da ridire, nè si sono opposti.
La carica è avvenuta infatti alle spalle del corteo, dopo che la deviazione era stata già intrapresa da un po' e senza che ci fosse stata nessuna provocazione da parte del corteo

da oggi è soppressa la parola quotidiano nei pezzi messi nel blog

pc quotidiano 21 marzo - anche negli USA di Obama .. no all'intervento imperilista in libia

LIBIA. Como Estados Unidos otra vez está participando
en ataques militares contra otro país más, pregúntese:
En el mundo, ¿cuál país, desde su formación hasta
la actualidad, tiene la historia más sanguinaria de
genocidio, esclavitud, invasiones, golpes de estado, la
instauración y apuntalamiento de regímenes brutales,
bombardeos, masacres y destrucción en masa, incluido
el uso de armas nucleares? Y ¿cuál gobierno mete a la
cárcel a las personas y en particular a las minorías en
su propio territorio al mayor ritmo en todo el mundo?
Ninguna clase de intervención imperialista
estadounidense nunca podría tener nada de bueno.

Partido Comunista Revolucionario, Estados Unidos

pc quotidiano 21 marzo - l'intervento umanitario dell'imperialismo -italiani compresi in Libia

pc quotidiano 21 marzo - il PC delle Filippine contro l'intervento imperialista in Libia



in spagnolo in via di traduzione

COMUNICADO DE PRENSA
Oficina de Información
Partido Comunista de las Filipinas
20 de marzo 2011

El Partido Comunista de Filipinas (PCF) denunció hoy la coalición de las fuerzas imperialistas liderada por Estados Unidos para el lanzamiento de ataques con misiles contra el pueblo y el gobierno de Libia, que calificó de "un acto descarado de intervención armada contra un país soberano."

A raíz de una resolución del Consejo de Seguridad de la ONU para imponer una "zona de no vuelo" sobre el espacio aéreo de Libia, los países imperialistas, con el Reino Unido, Francia y EE.UU. a la cabeza lanzaron misiles contra Libia con el objetivo de paralizar la fuerza militar del gobierno libio de Mohamar Gadaffi. Los ataques se llevaron a cabo contra el gobierno de Libia, en un esfuerzo para ayudar a los rebeldes armados apoyados por Estados Unidos, que puso en marcha levantamientos armados en las últimas semanas de febrero.

"Los imperialistas son arrogantes imponiendo su voluntad contra un gobierno que se ha destacado por la defensa del derecho de su pueblo a la libre determinación", dijo el PCF.

"El gobierno de Gaddafi ha sido un blanco de los ataques de EE.UU. desde la década de 1980", señaló el PCF. En 1982, los EE.UU. impuso un embargo económico contra Libia, en un esfuerzo para forzar el derrocamiento del gobierno. Esto fue seguido por un ataque asesinato contra Gaddafi en 1984 y el bombardeo aéreo de las ciudades de Trípoli y Bengasi en 1986. Las sanciones económicas se impusieron por la ONU en 1992 y se han suavizado sólo alrededor de 2004 después de que Libia cumpliera con las condiciones de la ONU sobre control de armamentos y la entrega de los sospechosos en el atentado de 1997 a un avión comercial en Escocia.

"Los imperialistas de EE.UU. desde hace mucho tiempo querían derrocar al gobierno de Gaddafi, ya que llevó a cabo la nacionalización de los bancos y la industria petrolera", dijo el PCF. "El gobierno de Gaddafi firmemente se opuso a la política imperialista de la globalización neoliberal y llevo a cabo políticas populistas para garantizar el bienestar del pueblo libio".

El PCF denuncia la "hipocresía" del presidente Obama de EE.UU. que lanza ahora una guerra a gran escala contra Libia después de meras declaraciones contra sus otros aliados Egipto y Tunez. Sin embargo, Obama y su camarilla imperialista nunca movieron un dedo en enero, incluso después de su títere egipcio Mubarak atacara a manifestantes pacíficos con matones armados y el personal de la policía estatal. "

"Los ataques armados contra Libia están obligados a explotar en la cara de las fuerzas imperialistas, lideradas por Estados Unidos", dijo el PCF. "El bombardeo estadounidense a Libia sólo puede tener éxito en inflamar las aspiraciones patrióticas del pueblo libio y en unirse para defender el derecho de su país a la libre determinación."

"La mayoría del pueblo estadounidense no aceptará otra guerra intervencionista", dijo el PCF. "Al igual que sus guerras contra Irak y Afganistán, los imperialistas, liderados por Estados Unidos están arriesgando su participación en otra guerra prolongada de intervención que nunca pueden ganar".

pc quotidiano 21 marzo - mobilitazione antifascista a palermo

domenica 20 marzo 2011

pc quotidiano 20 marzo - migranti e abitanti di Lampedusa contro i fascisti di Forza Nuova

Sosteniamo la giusta protesta dei migranti insieme ad abitanti di Lampedusa

Nessuna parola ai ratti fascisti

da indymedia Napoli

Migranti tunisini e cittadini di Lampedusa contestano il comizio di Forza Nuova sull’isola - 20 marzo 2011

Circa duecento tra migranti tunisini e cittadini di Lampedusa hanno oggi contestato il comizio di alcuni militanti di Forza Nuova giunti da Palermo.

Obiettivo di Forza Nuova era quello di cavalcare l’onda di esasperazione diffusa tra la popolazione di Lampedusa, completamente abbandonata a sè stessa dal governo italiano, attraverso la rappresentazione di clichè di intolleranza e paventando assurdi scontri tra civiltà.

Alle invettive che provenivano dal palco da parte dei militanti di Forza Nuova i migranti tunisini rispondevano cantando l’inno tunisino e gridando “libertà” e “basta razzismo”.

E la stessa libertà che i tunisini che sono arrivati a Lampedusa chiedono per non rimanere prigionieri di quella che sta diventando di fatto un vero e proprio carcere a cielo aperto.

http://napoli.indymedia.org/2011/03/20/migranti-tunisini-e-cittadini-di-lampedusa-contestano-il-comizio-di-forza-nuova-sullisola/

pc quotidiano 20 marzo - i fascisti celebrano l'unità d'Italia con Moratti e La Russa

Il moderno fascismo del governo Berlusconi, i suoi ministri e i suoi sindaci è il centro di raccolta dei vecchi fascisti, in parlamento e nel paese.
Antifascismo militante vuol dire oggi attaccare e rovesciare questo governo e questo regime in formazione

proletari comunisti
20 marzo 2011

Le insegne della Decima Mas in piazza Scala durante l'InnoLe insegne della brigata fascista presenti al convegno organizzato per i 150 anni dell'Unità d'Italia cui hanno partecipato il sindaco Moratti e il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Svetta il labaro della Flottiglia Decima Mas in piazza della Scala durante l'esecuzione dell'inno di Mameli. I rappresentanti dell'unità speciale hanno partecipato con la loro insegna al convegno organizzato oggi a Palazzo Marino dal consigliere comunale del Pdl, Stefano Di Martino, sul tema "150esimo dell'Unità d'Italia dal Risorgimento alle Missioni di pace".

Uniformi e simboli fascisti in piazza Scala
All'incontro, a cui hanno preso parte anche tutte le altre associazioni di combattenti, sono intervenuti il sindaco, Letizia Moratti, e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Al primo cittadino è stato consegnato lo storico tricolore rinvenuto nel 1942 durante la campagna di Russia e riportato da un combattente in Italia l'anno successivo, oltre a una targa dell'associazione degli artiglieri.
Sottolineando la necessità di una pacificazione nazionale, il ministro La Russa nel corso del convegno ha citato una massima di Giorgio Almirante, lo storico segretario dell' Msi: "Quando vedi la tua verità fiorire sulle labbra del tuo nemico, devi gioire, perché questo è il segno della vittoria", citazione che è stata accolta da un grande applauso della platea.
Decisamente critica la posizione del centrosinistra che parla di una grave ferita provocata alla città a poche settimane dalla ricorrenza del 25 aprile. Il numero due del Pd in consiglio provinciale Caputo dichiara : "Il sindaco di Milano, città medaglia d'oro della Resistenza che tanti martiri ha donato per la liberazione del nostro Paese dalla dominazione nazi-fascista, prima tace e non si oppone alla decisione del Consiglio di Zona 8 di dedicare una lapide all'attrice del ventennio Ferida, coinvolta nelle agghiaccianti vicende di Villa Triste, e oggi partecipa ad un convegno a Palazzo Marino in cui sono rappresentati i reduci della Decima Mas e della Repubblica Sociale Italiana.". Proteste anche dall'Anpi, l'associazione nazionale partigiani che nei giorni scorsi aveva preso pubblicamente posizione in particolare contro l'ipotesi di dedicare una lapide alla Ferida.

pc 20 marzo - il governo fa di Napoli il quartier generale dell'attacco alla Libia- facciamo di Napoli il quartier gener.dell'opposizione alla guerra

Berlusconi: "Partirà da Napoli
il coordinamento delle operazioni"La conferma da Parigi. Il premier ha annunciato che l'Italia mette a disposizione sette basi aeree e che il coordinamento partirà dalla base Nato partenopea La pista di Capodichino
Il coordinamento delle operazioni per fronteggiare la crisi libica "credo sarà fissato a Napoli". Lo ha detto il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, dopo il vertice di Parigi.

pc quotidiano 20 marzo - Marco Biagi .. capostipite dei tecnici al servizio del fascismo padronale

padroni, governo e loro servi ricordano Marco Biagi
"Da lui una lezione morale"
quale morale sancire per legge precarietà e strapotere padronale ?
quale morale provocare con le sue leggi più sfruttamento, attacco ai diritti, alla dignità al futuro dei lavoratori

Il ministro Roberto Maroni ricorda "con grande partecipazione la sua capacità di modernizzare, la sua voglia di innovare, in qualunque settore". "Quindi fare le riforme- aggiunge- perché non ci sono totem intoccabili. Come lo statuto dei lavoratori, di cui Biagi aveva previsto una revisione in positivo, attualizzandola con l'evoluzione del mercato del lavoro nello statuto dei lavori. Ecco, questo metodo è il lascito più importante di Marco Biagi".

il biagi capostitipe dell'attacco allo statuto dei lavoratori ha scritto una pagina nera nella storia del nostro paese

Sacconi: "Mirafiori e Pomigliano nel suo solco". Presente anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che al termine della cerimonia si è fermato a parlare a lungo proprio con Lorenzo. "Marco è certamente vivo, perchè eventi recenti sono nel suo segno - aveva commentato in mattinata a Modena Sacconi -Egli aveva una visione delle relazioni sindacali molto naturale, rifiutava il sovraccarico ideologico che si era prodotto, chiedeva collaborazione tra le parti sociali, non il conflitto quasi ideologicamente teorizzato", e "accordi come Pomigliano e Mirafiori si muovono nel suo segno". La lezione del professor Biagi, aggiunge Sacconi, è quella di uno "scambio naturale che si libera dell'ideologia che voleva il controllo sociale sulla produzione, mortificando sia produttività che salari".

Noi non riteniamo che la morte di un Biagi cambi la storia, non crediamo che colpendo i singoli autori di leggi infami si rafforzi la lotta di classe.
Dopo i Biagi vengono gli Ichino, i Sacconi ecc., servi e mostri al servizio del capitale.
Ma la rivoluzione proletaria è basta sulla guerra della classe e delle masse per rovesciare l'intero sistema capitalistico.

proletari comunisti
20 marzo 2011

pc quotidiano 20 marzo - continua la strage nelle carceri italiane

.Pescara, detenuto suicida
nel carcere di San Donato
Con la morte del detenuto di Lanciano salgono a 32 i decessi avvenuti nelle carceri italiane dall'inizio dell'anno, di cui 13 suicidi
PESCARA. Questa mattina un detenuto del carcere di Pescara si e' suicidato. Si tratta di un italiano di 35 anni. Il magistrato di turno, Silvia Santoro, ha disposto l'autopsia.

Il detenuto, M.D.F., di Lanciano (Chieti), si è impiccato legando un lenzuolo alle sbarre mentre gli altri carcerati erano fuori dalle celle per l'ora d'aria. L'uomo era rinchiuso nella casa circondariale di Pescara dai primi giorni dell'anno a seguito di un aggravamento della misura cautelare. Prima, dal mese di ottobre, era agli arresti domiciliari.

Oltre al medico del carcere è intervenuto anche il 118, ma l'uomo era già morto. Con la morte di M.D.F. salgono a 32 i decessi avvenuti nelle carceri italiane dall'inizio dell'anno, di cui 13 suicidi.

pc quotidiano 20 marzo - Gino Strada denuncia Don verzè... ma Vendola lo sponsorizza in Puglia con il sindaco Stefano per nuova struttura a Taranto

Gino Strada contro
don Verzè: l'ospedale a
Taranto? Una schifezza

Applausi. Tanti. Spontanei, fragorosi. Come quando Strada si scaglia contro don Verzè e il progetto di Taranto dell’ospedale San Raffaele del Mediterraneo: «È una schifezza, una inutile macchina mangia soldi».



BITRITTO - Gino Strada, il chirurgo fondatore di Emergency approda a Bitritto, nel Palatour zeppo come se ci fosse una rockstar internazionale, il tour nazionale per presentare il programma «Il mondo che vogliamo» e il nuovo mensile «E», curato da Gianni Mura e Maso Notarianni. La Puglia di Emergency è una piccola isola felice: undici i gruppi impegnati nella Regione, 30mila gli euro raccolti per l’associazione nell’ultimo anno, un centinaio gli iscritti. Ma per ascoltare il verbo del guru, contro la crisi dei partiti tradizionali, della rappresentanza e della politica democratica, sono arrivati anche in pullman.

E Gino Strada non ha deluso le aspettative. Ha parlato di quello che definisce «un programma politico», ma ha toccato gli argomenti di cronaca più attuali, dalla crisi libica all’emergenza nucleare, senza dimenticare la sanità, in una regione scossa da scandali e buchi neri. La premessa è che viviamo in un mondo ingiusto, da cambiare ricorrendo ai diritti umani. «Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra come strumenti per risolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli Stati. Vogliamo un mondo basato sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo, su un'equa distribuzione delle risorse».
Il papà di Emergency ha le idee chiare sul nucleare: «C’è stato un referendum il cui risultato va rispettato. L’atomo è un giocattolo troppo pericoloso che non sappiamo controllare tecnologicamente». Il chirurgo-pensatore condanna qualsiasi «guerra umanitaria» e sulla Libia dice: « L’unica verità della guerra è la sofferenza umana. Speriamo in un rapido cessate il fuoco. Mi vergogno di essere cittadino di un Paese che continua a calpestare il principio costituzionale del ripudio della guerra».

pc quotidiano 20 marzo- Perù: massacri del regime impuniti - Sostegno alla guerra popolare




Il 2 aprile elezioni farsa del regime in Perù
Campagna di boicottaggio della guerra popolare
(testo già pubblicato nel blog)

testo che segue in spagnolo facilmente comprensibile
Un'orgnaizzazione di difesa dei diritti umani venerdì ha criticato le sentenze di pena sospesa a due generali della polizia e a uno dell'esercito che nel 2009 avevano diretto le operazioni di repressione di una protesta indigena nella selva conclusesi 33 morti.
I generali di polizia, Luis Muguruza e Luis Uribe e il generale dell'esercito, Raúl Silva sono stati condannati della magistratura militare a pene tra i 12 e 36 mesi di carcere, con sospensione della pena, cosa che prodotto profonda indignazione tra i familiari degli indigeni.
"Una preoccupante, che potrà essere usata per evitare che i tutti i responsabili dei ferimenti e uccisioni commessi il 5 giugno 2009 siano puniti" ha dichiarato in conferenza stampa l'avvocato Juan Quispe, difensore di parte civile.
Rocío Silva Santisteban, segretaria esecutiva della Coordinadora Nacional de Derechos Humanos (CNDDHH), ha dichiarato che la stessa non celebrazione del processo in un tribunale comune dimostra "una spudorata ricerca di impunità".
Jhon Estela, che ha perso una gamba per le conseguenze delle ferite provocate dai proiettili sparati dalla polizia, ha dichiarato che molte persone come lui, ferite durante gli scontri "hanno paura di una possibile repressione politica"
I fatti sono avvenuti nella città di Bagua, quando la polizia tentò sgomberare una strada bloccata da migliaia di nativi amazzonici che protestavano contro i decreti che facilitavano la vendita dei loro territori ancestrali per favorire imprese minerarie e petrolifere.
L'azione della polizia scatenò la reazione degli indigene, provocando scontri violentissimi che provocarono la morte di 23 poliziotti, più un disperso, e 10 vittime tra i civili.
I fatti di Bagua sono l'episodio di violenza tra polizia e civili con i maggiori costi sociali della storia recente del Perú.