Antonio Mazzeo | ilmanifesto.it
01/04/2026
Ciò che la Difesa non dice. Il ruolo chiave assunto dalla base siciliana, ma non solo, per le operazioni militari in Iran
Nessun'altra notte di Sigonella. Quel che è accaduto la notte di tre giorni fa sui cieli siciliani non ha niente a che vedere con il confronto armato tra avieri italiani e marines Usa, il 10 ottobre 1985, all'interno della stazione aeronavale in Sicilia, dopo il dirottamento dell'aereo in cui viaggiavano gli autori del sequestro dell'Achille Lauro. Il mondo era diverso, c'era ancora la Guerra fredda e l'Italia, nonostante la partnership con Washington, interpretava un ruolo di mediazione nello scenario mediorientale, riconosciuto dalle parti.
Il divieto all'atterraggio a Sigonella di velivoli diretti in Iran che la Difesa italiana avrebbe imposto all'Aeronautica militare degli Stati uniti non condurrà di certo a una crisi nelle relazioni del governo Meloni con l'amministrazione Trump. Troppo stretti sono i legami con Washington e soprattutto mai è stato fatto mancare in queste settimane il sostegno diretto e indiretto alle operazioni di guerra Usa-israeliani. Ancora top secret il numero e la tipologia dei velivoli che si voleva far transitare da Sigonella. Gli analisti hanno tracciato il volo di 4 cacciabombardieri F-35 del marines sullo spazio aereo della Sicilia orientale, sabato 28 marzo; lasciato il Regno Unito i velivoli hanno raggiunto il Medio Oriente dopo essere stati riforniti dagli aerei cisterna. Erano quelli non autorizzati dalla Difesa?
Da Sigonella sono transitati comunque alcuni dei Boeing Kc-135 "Stratotanker" di Us Air Force per il rifornimento in volo dei bombardieri strategici diretti dagli Usa e il nord Europa verso il Medio Oriente. Gli ultimi due sono atterrati rispettivamente il 19 e il 26 marzo scorso. Giorno 21, secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5s, sulla base siciliana sono atterrati alcuni cacciabombardieri F-15 "Strike Eagle" «in configurazione tattica, ovvero di combattimento con armi e bombe montate». Gli aerei, partiti da Sigonella qualche ora dopo, si sarebbero diretti verso il teatro di guerra.
Ciò che la Difesa non dice. Il ruolo chiave assunto dalla base siciliana, ma non solo, per le operazioni militari in Iran
Nessun'altra notte di Sigonella. Quel che è accaduto la notte di tre giorni fa sui cieli siciliani non ha niente a che vedere con il confronto armato tra avieri italiani e marines Usa, il 10 ottobre 1985, all'interno della stazione aeronavale in Sicilia, dopo il dirottamento dell'aereo in cui viaggiavano gli autori del sequestro dell'Achille Lauro. Il mondo era diverso, c'era ancora la Guerra fredda e l'Italia, nonostante la partnership con Washington, interpretava un ruolo di mediazione nello scenario mediorientale, riconosciuto dalle parti.
Il divieto all'atterraggio a Sigonella di velivoli diretti in Iran che la Difesa italiana avrebbe imposto all'Aeronautica militare degli Stati uniti non condurrà di certo a una crisi nelle relazioni del governo Meloni con l'amministrazione Trump. Troppo stretti sono i legami con Washington e soprattutto mai è stato fatto mancare in queste settimane il sostegno diretto e indiretto alle operazioni di guerra Usa-israeliani. Ancora top secret il numero e la tipologia dei velivoli che si voleva far transitare da Sigonella. Gli analisti hanno tracciato il volo di 4 cacciabombardieri F-35 del marines sullo spazio aereo della Sicilia orientale, sabato 28 marzo; lasciato il Regno Unito i velivoli hanno raggiunto il Medio Oriente dopo essere stati riforniti dagli aerei cisterna. Erano quelli non autorizzati dalla Difesa?
Da Sigonella sono transitati comunque alcuni dei Boeing Kc-135 "Stratotanker" di Us Air Force per il rifornimento in volo dei bombardieri strategici diretti dagli Usa e il nord Europa verso il Medio Oriente. Gli ultimi due sono atterrati rispettivamente il 19 e il 26 marzo scorso. Giorno 21, secondo quanto denunciato dai parlamentari di M5s, sulla base siciliana sono atterrati alcuni cacciabombardieri F-15 "Strike Eagle" «in configurazione tattica, ovvero di combattimento con armi e bombe montate». Gli aerei, partiti da Sigonella qualche ora dopo, si sarebbero diretti verso il teatro di guerra.
Ciò che tuttavia la Difesa non dice è il ruolo chiave assunto dalla
base, da prima del 28 febbraio, per le operazioni di intelligence,
sorveglianza e riconoscimento dei potenziali obiettivi da colpire in
Iran. Periodicamente da Sigonella decollano aerei con e senza pilota di
Us Navy. L'attacco del 14 marzo contro le infrastrutture militari
nell'isola di Kharg da cui viene esportato l'80% del petrolio iraniano, è
stato preceduto da una missione-spia di un drone Mq-4C "Triton". Senza
il preventivo monitoraggio dell'area e l'individuazione dei potenziali
target, non sarebbe stato possibile effettuare con successo i
bombardamenti su Kharg.
Sigonella ha svolto un ruolo chiave anche durante i bombardamenti israeliani contro l'Iran nel giugno 2025. Poche ore dopo l'attacco ai siti nucleari di Fordow, Natanz e Esfahan, la notte del solstizio d'estate, un drone Mq-4C "Triton" ha effettuato una lunga missione nello spazio aereo del Golfo Persico, probabilmente per monitorare le reazioni iraniane ai raid dei bombardieri B-2.
Ma non c'è solo la Sicilia in prima linea. Dalla base aerea nucleare di Aviano (Pn), il 17 febbraio sono decollati dodici cacciabombardieri Lockheed Martin F-16 "Fighting Falcon" in dotazione al 31st Fighter wing della Us Air Force. I velivoli da guerra hanno attraversato tutto il Mediterraneo per poi dirigersi in una delle basi che gli Stati uniti controllano in Medio Oriente, forse in Giordania o negli Emirati Arabi. Essi partecipano oggi agli strike lanciati contro l'Iran. Da Aviano decollano inoltre i grandi aerei cisterna Boeing Kc-135 e con sempre più frequenza i cargo Lockheed C-5 "Galaxy" impiegati per trasferire ai teatri operativi personale militare, armi e munizioni.
«Washington non ci ha mai chiesto di poter utilizzare le basi italiane per le operazioni in Iran», è il ritornello ripetuto dal governo. Che autorizzazioni dovrebbero chiedere del resto per alcune delle installazioni strategiche che gli Usa utilizzano nel nostro territorio in modalità del tutto esclusiva? A Napoli Capodichino sorge il Comando di Naveur-Navaf (le forze navali Usa per l'Europa e l'Africa). Da qui vengono pianificate le operazioni delle unità navali, dei sottomarini e dei velivoli aerei di Us Navy in navigazione nelle acque del Mediterraneo. Naveur-Navaf coordina e ordina le attività navali in tempi di pace e in quelli di guerra. A ridosso delle coste di Israele, Siria e Libano ci sono portaerei, fregate e sommergibili impegnati in combattimento. Ricevono da Napoli Capodichino gli ordini di fuoco?
E che dire poi del terminale terrestre del sistema satellitare Muos ai Niscemi (Cl), da cui transitano le informazioni di intelligence, le foto e i video degli obiettivi e gli ordini operativi per i reparti di guerra delle forze armate Usa? Inutile far finta di non vedere e non sapere. L'Italia è in guerra, con buona pace di Crosetto & C.
Sigonella ha svolto un ruolo chiave anche durante i bombardamenti israeliani contro l'Iran nel giugno 2025. Poche ore dopo l'attacco ai siti nucleari di Fordow, Natanz e Esfahan, la notte del solstizio d'estate, un drone Mq-4C "Triton" ha effettuato una lunga missione nello spazio aereo del Golfo Persico, probabilmente per monitorare le reazioni iraniane ai raid dei bombardieri B-2.
Ma non c'è solo la Sicilia in prima linea. Dalla base aerea nucleare di Aviano (Pn), il 17 febbraio sono decollati dodici cacciabombardieri Lockheed Martin F-16 "Fighting Falcon" in dotazione al 31st Fighter wing della Us Air Force. I velivoli da guerra hanno attraversato tutto il Mediterraneo per poi dirigersi in una delle basi che gli Stati uniti controllano in Medio Oriente, forse in Giordania o negli Emirati Arabi. Essi partecipano oggi agli strike lanciati contro l'Iran. Da Aviano decollano inoltre i grandi aerei cisterna Boeing Kc-135 e con sempre più frequenza i cargo Lockheed C-5 "Galaxy" impiegati per trasferire ai teatri operativi personale militare, armi e munizioni.
«Washington non ci ha mai chiesto di poter utilizzare le basi italiane per le operazioni in Iran», è il ritornello ripetuto dal governo. Che autorizzazioni dovrebbero chiedere del resto per alcune delle installazioni strategiche che gli Usa utilizzano nel nostro territorio in modalità del tutto esclusiva? A Napoli Capodichino sorge il Comando di Naveur-Navaf (le forze navali Usa per l'Europa e l'Africa). Da qui vengono pianificate le operazioni delle unità navali, dei sottomarini e dei velivoli aerei di Us Navy in navigazione nelle acque del Mediterraneo. Naveur-Navaf coordina e ordina le attività navali in tempi di pace e in quelli di guerra. A ridosso delle coste di Israele, Siria e Libano ci sono portaerei, fregate e sommergibili impegnati in combattimento. Ricevono da Napoli Capodichino gli ordini di fuoco?
E che dire poi del terminale terrestre del sistema satellitare Muos ai Niscemi (Cl), da cui transitano le informazioni di intelligence, le foto e i video degli obiettivi e gli ordini operativi per i reparti di guerra delle forze armate Usa? Inutile far finta di non vedere e non sapere. L'Italia è in guerra, con buona pace di Crosetto & C.
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