Violenza sessuale: devi urlare NO altrimenti è sempre SI
L'emendamento apportato dalla Bongiorno della Lega per eliminare dal testo la parola “consenso” all’atto sessuale e configurare il reato solo quando vi sia un dissenso manifestato chiaro e forte, rappresenta una violazione gravissima dei diritti delle donne e soprattutto alimenta la cultura dello stupro e della sopraffazione nei confronti della donna e vuole scoraggiare le denunce.
Non è accettabile sostituire il principio del consenso libero, esplicito e revocabile con l’obbligo di esprimere un dissenso, per di più destinato a essere valutato “in base al contesto”.
Questo significa alimentare la cultura dello stupro e costruire un immaginario colpevolizzante, che scoraggia le richieste di aiuto e rafforza una domanda già tristemente nota: “perché non hai detto
no?”.Significa anche fingere di ignorare che la maggior parte delle violenze sessuali avviene da parte di ex fidanzati, di conoscenti, o all’interno delle famiglie, in contesti di maltrattamento sistematico, dove manifestare un dissenso chiaro può essere estremamente pericoloso.
Questa riforma rafforza un impianto che colpevolizza ulteriormente chi subisce violenza, costringendola a dimostrare come, quando e con quanta forza abbia detto no.
Il silenzio non è un sì. L’assenza di resistenza non è un sì.
Il punto è questo: il consenso non è una sfumatura giuridica. È il confine tra scelta e violenza. Il consenso è un obbligo. Allora perché fa così paura scriverlo chiaramente in una legge?
In realtà tutto è amaramente coerente, questa riforma risponde alla stessa logica antifemminista e maschilista in linea con la politica repressiva del governo.
QUESTA RIFORMA INFATTI, COME ALTRE RECENTI LEGGI: SUL FEMMINICIDIO, SULL’EDUCAZIONE SESSUALE NELLE SCUOLE, VOGLIONO APPARIRE A TUTELA DELLE DONNE, MA IN REALTA’ DIVENTANO ULTERIORI CATENE OPPRESSIVE REPRESSIONE VERSO LE DONNE CHE NON RIENTRANO NELLE LORO LEGGI, FINO ALLA REPRESSIONE POLIZIESCA LI’ DOVE LE DONNE LOTTANO CONTRO (pensiamo alla azione violenta della polizia a Roma al presidio di compagne contro la legge Bongiorno).
Uno Stato che prova a smantellare il diritto di autodeterminazione delle donne è uno Stato che legittima ed ispira stupratori e femminicidi, e noi continueremo ad urlarlo con forza visto che vogliono un dissenso riconoscibile. Solo sì è sì. Senza consenso è stupro.
Ma tutto questo dimostra anche in maniera eclatante che il PD/Schlein i suoi appelli alla Meloni a lavorare insieme su questa materia sono misere illusioni, compromessi politici che contribuiscono a dar credito ad un governo fascista che vuole solo peggiorare la condizione delle donne e le concezioni maschiliste su di esse.
L'unica soluzione lottare contro questo governo!
MFPR
A Taranto un'anticipazione di quello che succederà sempre se
passa questo Ddl: sotto processo vanno le donne e non gli uomini
stupratori
Assolti tutti e 8 autisti Amat processati per violenza e molestie sessuali - Una sentenza inaccettabile, da respingere!
Il tribunale ha assolto gli 8 autisti Amat accusati di ripetute violenze sessuali verso una ragazza affermando addirittura che "il fatto non sussiste". Questo nonostante il PM aveva chiesto condanne fino a 6 anni, dicendo giustamente che lo stato di fragilità mentale della ragazza era un'aggravante.
Ora, invece, la fragilità mentale della ragazza, la sua confusione viene ritenuto una prova che le dichiarazioni della ragazza non contano...
Un'assoluzione piena che è una doppia violenza per la ragazza.
Questa sentenza di fatto è un vergognoso messaggio anche verso altre ragazze e donne: non denunciate!
La ragazza che aveva avuto il coraggio di denunciare gli autisti, ora passa lei per bugiarda; lei che doveva portare le "prove". Il processo invece che giustizia, diventa accusa alle donne che osano denunciare.
I sindacati dell'Amat, in particolare la Cisl, si congratulano con gli autisti assolti - ma dimostrano solo che sono stati dall'inizio conniventi.
Per noi, del movimento femminista proletario rivoluzionario di Taranto, la cosa non può e non deve finire qui. Noi, che abbiamo seguito il processo, ora mettiamo a disposizione della ragazza il nostro sportello donna, la nostra avvocata per andare avanti.
Non accettiamo che questa violenza finisca senza verità e giustizia.
MFPR Taranto


Nessun commento:
Posta un commento