domenica 15 febbraio 2026

pc 15 febbraio - Repressione a Ravenna: 32 denunce per i blocchi a sostegno della Palestina e un reparto dell’ospedale perquisito e sei medici indagati per avere impedito il trasferimento di migranti nei Cpr

Il governo nega il diritto alla salute per i migranti

A Ravenna per i blocchi al Porto a sostegno del popolo palestinese del 28 novembre scorso ci sono 32 denunce, l’ultima è stata notificata oggi al coordinatore dello Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna.

Non basta la sola difesa legale, l’attacco repressivo della questura è in sintonia con il clima politico nazionale del governo Meloni, dei decreti sicurezza contro le lotte, dell'attacco repressivo al sostegno del popolo palestinese, della repressione antimmigrati, dell’attacco ai magistrati e ai giornalisti scomodi per avere indagato sul governo e i suoi ministri e onorevoli.

Ora la repressione a Ravenna ha preso di mira alcuni medici dell’Ospedale per i certificati di inidoneità per il rimpatrio dei migranti. La repressione antimmigrati da parte del governo Meloni/Salvini/Piantedosi non solo ha creato galere fuori dei confini nazionali (vedi centri in Albania), non solo ha appaltato i respingimenti a Libia, Tunisia, non solo sta accelerando le procedure per i rimpatri, non solo ha colpito le ong che si occupano di soccorsi, non solo è responsabile delle disumane condizioni dei migranti dentro i lager di Stato, i Cpr, ora a Ravenna ha colpito i medici che si sono occupati della salute dei migranti mentre questo governo li vuole trasformare in poliziotti al servizio delle sue politiche razziste.

Riportiamo alcune notizie mentre esprimiamo tutta la nostra solidarietà al personale sanitario colpito e ci prepariamo ad organizzarci in piazza.

 “La polizia ha effettuato perquisizioni nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna nell’ambito di un’indagine su presunte irregolarità nei certificati medici che dichiarano l’inidoneità al rimpatrio di migranti irregolari. La notizia è riportata con ulteriori dettagli dal Resto del Carlino in edicola oggi, 13 febbraio.

Almeno sei medici risulterebbero indagati: si sospetta che in diversi casi i certificati siano stati incompleti o arbitrari, impedendo il trasferimento dei migranti nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) e quindi il loro rimpatrio. Gli investigatori hanno sequestrato dispositivi e comunicazioni utili all’inchiesta.

Secondo l’ipotesi investigativa, alcuni certificati avrebbero attestato condizioni sanitarie incompatibili con il trattenimento o il volo, senza adeguati riscontri clinici. L’indagine è nata da vari casi di mancato accompagnamento al Cpr per motivi di salute”

Da Ravennatoday: “Le perquisizioni non si sono limitate all'ospedale, ma hanno riguardato anche le abitazioni e le auto dei medici coinvolti. Gli investigatori avrebbero cercato documentazione e materiali informativi riconducibili alla Simm, la Società italiana di medicina delle migrazioni, tra cui volantini e vademecum che, sempre secondo l’accusa, potrebbero essere collegati alle scelte dei medici in materia di pareri clinici su idoneità ai Cpr”.

 la Simm -, dopo la diffusione della notizia delle indagini in corso, percepite da molti nel mondo sanitario come un attacco alla libertà professionale, venerdì ha lanciato una petizione sulla piattaforma online Change.org intitolata “Appello urgente: la cura non è un reato”. L'appello si rivolge in primo luogo ai presidenti degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri e al Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.

“I fatti accaduti all'ospedale di Ravenna segnano un punto di rottura inaccettabile tra l'esercizio della medicina e le logiche di pubblica sicurezza - si legge nella petizione promossa da Nicola Cocco, medico specialista in malattie infettive e membro del Simm -. Il medico ha il dovere etico e giuridico di agire in scienza e coscienza, con l'unico obiettivo della tutela della vita e della salute (art. 4 del Codice Deontologico). Sindacare una valutazione clinica di inidoneità al trasferimento in un Cpr (richiesta espressamente dall’art. 3 della Direttiva del Ministero dell’Interno del 19/05/2022) attraverso strumenti repressivi significa trasformare un atto medico in un atto burocratico di polizia. Ribadiamo che la decisione clinica non può essere subordinata a esigenze di ordine pubblico o di gestione migratoria.

"Le inidoneità certificate dai colleghi non sono "arbitrarie", ma si fondano su dati clinici nonché sull'evidenza scientifica della natura intrinsecamente patogena dei Cpr - prosegue l'appello -. Come attestato dal Policy Brief della World Health Organization (Who) di gennaio 2026, la detenzione amministrativa delle persone migranti è un driver diretto di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi. In tali contesti, il medico che certifica l'inidoneità agisce per prevenire un danno certo alla salute, in pieno adempimento del principio di non maleficenza. Ribadiamo che l’articolo 32 del Codice di deontologia medica (Doveri del medico nei confronti dei soggetti fragili) afferma che ‘il medico tutela il minore, la vittima di qualsiasi abuso o violenza e la persona in condizioni di vulnerabilità o fragilità psico-fisica, sociale o civile in particolare quando ritiene che l’ambiente in cui vive non sia idoneo a proteggere la sua salute, la dignità e la qualità di vita’".

Non solo: il Simm denuncia “fermamente le modalità della perquisizione a Ravenna, condotta con uno spiegamento di forze tipico delle operazioni contro organizzazioni criminali. Questo approccio, volto palesemente a ottenere clamore mediatico, umilia il personale sanitario, distoglie risorse dalla cura dei pazienti e crea un clima di intimidazione che mina la serenità necessaria all'esercizio della professione. Inoltre tale condotta si configura concretamente come interruzione di un pubblico servizio (art. 340 c.p.), mettendo a rischio la continuità assistenziale per tutti i pazienti ricoverati e in attesa di cure. L'articolo 32 della Costituzione definisce la salute come 'fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività'. Questo diritto non decade con lo status giuridico di una persona. L'autonomia del giudizio medico dalle procedure di polizia è l'unica garanzia per il mantenimento di un sistema sanitario universalistico e umano”.

"Stupiscono le modalità con cui sono stati condotti gli accertamenti, assimilabili a quelle adottate per reati violenti o contro la persona, ancor più sconcertanti poiché avvenute in un luogo di cura e assistenza: l’acquisizione di documenti e supporti informatici è avvenuta con un’irruzione all’alba in un reparto di degenza, contesto complesso dove le lavoratrici e i lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale operano nell’esclusivo interesse della salute delle persone assistite, accertamenti che sarebbero potuti avvenire in modalità diverse seppur con tutte le garanzie del caso", affermano Fp e Cgil.

"Appaiono altrettanto gravi e inaccettabili le dichiarazioni del ministro Salvini, rilasciate sulla stampa locale - aggiungono le sigle sindacali - che ad indagine appena avviata ritiene suo diritto trarre delle conclusioni, e invocare licenziamento, radiazione e arresto nel merito di una vicenda appena entrata al vaglio degli inquirenti".

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