mercoledì 9 settembre 2020

pc 9 settembre - MA COSA E' IL PATTO DI FABBRICA?

Nel ritorno dei tavoli OO.SS/Confindustria, a partire dalle decine e decine di contratti scaduti da anni - di cui parliamo in altro post - si torna a parlare del "Patto di fabbrica". Esso è stato siglato nel gennaio 2019 tra l'allora presidente della Confindustria Boccia e i segretari di Cgil, Cisl, Uil.
MA RICORDIAMO DI CHE SCHIFEZZA SI TRATTA...

Come a suo tempo l'aveva definito la Furlan della Cisl si tratta di "nuovo sistema di relazioni industriali incentrato sulla partecipazione, sulla maggiore produttività e sulla qualità di ciò che le imprese realizzano... Un nuovo modello di relazioni industriali partecipative e stabili per alzare la produttività, con più salari (per una ristretta fascia di aristocrazia operai e invece meno salari per tutti - ndr), più formazione, più competenze per i lavoratori».

Il "patto di fabbrica" codifica il pesante attacco al salario della stragrande maggioranza dei lavoratori (oggi ancora più reclamato dai padroni con la giustificazione della crisi pandemica); il salario verrà ridotto per tutti a "salario minimo" (ma oggi Bonomi chiede che sia meno del salario minimo), a cui si potranno eventualmente aggiungere forme di welfare che di fatto sono soldi sottratti al salario dei lavoratori;
Questo Patto opera una divisione tra lavoratori che neanche ai tempi delle "gabbie salariali" era così rilevante, dato che non solo ogni territorio avrà il suo salario rapportato allo stato economico delle aziende, ma ogni azienda darà un salario diverso - fino, con la questione della produttività anche individuale, a  dare a stessi lavoratori che lavorano in una stessa fabbrica o posto di lavoro un salario differente.
Ciò che c'è di certo e, questo sì, unificante è l'aumento dello sfruttamento (nascosto dietro il nome "incremento della produttività").
E' chiaro che perchè tutto questo passi senza ostacoli, questo "patto" doveva mettere e mette il "catenaccio" alle rappresentanze sindacali, leggi sindacati di base, di classe (in particolare a quelli che non hanno accettato il TU sulla rappresentanza già firmato il 10 gennaio 2014). I mass media fanno passare questo punto dell'accordo soprattutto come "certificazione della rappresentanza datoriale"; ma in realtà mentre questa certificazione è solo fumo, rinviata sine die, ciò che è certa e agisce da subito è il nuovo pensante attacco al sindacalismo di classe, ai diritti sindacali dei lavoratori.

Boccia, presidente della Confindustria, siglando l'intesa sul "patto di fabbrica" disse: "L'intesa è un esempio di come si possa passare dalla stagione del conflitto a quella del confronto...", affermando la centralità del capitale, dei suoi interessi, le sue line-guida.
Allora Tiziano Treu, attuale presidente del Cnel, dichiarò: "L'accordo riconosce la possibilità e l’utilità di diverse sperimentazioni... a questo proposito i contratti di categoria hanno autonomia di individuare i percorsi più adatti... l’accordo prevede che le parti considerano «una opportunità la valorizzazione di forme di partecipazione nei processi di definizione degli indirizzi strategici dell’impresa».
Cioè, sulla pelle dei lavoratori, delle lavoratrici, azienda e OO.SS. faranno "sperimentazioni", con un sindacato che parteciperà in prima persona agli "indirizzi strategici dell'impresa".
Questo si chiama "CORPORATIVISMO", che non solo subordina ancora più strettamente le condizioni dei lavoratori agli interessi del profitto padronale, ma chiama una parte di essi a farsi agenti, pratici, politici, ideologici, tra la massa dei lavoratori di tali interessi.

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