pc 5 ottobre - A Caivano operaio 61enne muore lavorando in nero. “Abbandonato come un cane in fin di vita"

Salvatore Calignano è stato portato in ospedale ma non ce l'ha fatta. Chi ha chiamato i soccorritori poi se n'è andato. Dagli accertamenti spunta un'assunzione datata il giorno prima della morte. L'avvocato della moglie: "Seri dubbi"

Stava lavorando in nero sul tetto di un capannone, a Caivano, in provincia di Napoli, quando è caduto provocandosi gravi ferite da politrauma: è morto in ospedale. La dinamica dell’incidente è ancora da chiarire. Salvatore Calignano, 61 anni, è stato trovato dai soccorritori del 118, ferito e svenuto, in via Fossa del Lupo, una zona isolata di Caivano, verso le 15 di venerdì 2 ottobre. Non è chiaro chi abbia effettuato la chiamata ai soccorsi dato che i sanitari avrebbero trovato l’uomo da solo: prima di perdere conoscenza, ha riferito soltanto di essersi fatto male cadendo da una scala. Secondo quanto emerso dagli accertamenti dei carabinieri di Giugliano in Campania, che stanno indagando coordinati dalla Procura di Napoli Nord, l’uomo era stato assunto regolarmente il primo ottobre, cioè il giorno prima dell’incidente. “Circostanza quanto meno strana”, commenta l’avvocato della moglie, Francesco

pc 5 ottobre - La crisi/ristrutturazione della Stellantis Melfi, scaricata quotidianamente sugli operai

 info stampa aziendale

Stellantis Melfi, ottobre a turni alternati mentre si attende la ripresa dei volumi

Ad ottobre 2026 lo stabilimento Stellantis di Melfi lavorerà con una rotazione di due settimane sul primo turno e due sul secondo

Lo stabilimento Stellantis di Melfi si prepara a vivere un mese di ottobre ancora segnato dalla fase di transizione industriale. La programmazione prevede due settimane consecutive sul primo turno, seguite da altre due sul secondo. Un’organizzazione che accompagna la fase di trasformazione del polo lucano, dove il rinnovamento industriale deve ancora tradursi in una piena ripresa dell’attività. Per i lavoratori, il calendario conferma quindi un assetto legato alle esigenze produttive del momento.

La produzione prosegue con turni a rotazione, ma l’attenzione di lavoratori, sindacati e appassionati è già rivolta soprattutto ai modelli che dovranno rilanciare il sito lucano nei prossimi anni.

Le linee stanno lavorando sui nuovi veicoli basati sulla piattaforma STLA Medium, un’architettura pensata per ospitare modelli elettrici e multienergia destinati a diversi marchi del gruppo. Il primo protagonista è la nuova Jeep Compass, modello strategico per il mercato europeo e già importante per i volumi dello stabilimento. Accanto a Compass, Melfi produce anche i nuovi modelli DS Automobiles, tra cui DS N°8 e DS N°7, oltre alla nuova Lancia Gamma.

A Melfi arriverà anche il nuovo SUV Alfa Romeo

La vera novità attesa nei prossimi anni riguarda però Alfa Romeo. Il marchio del Biscione porterà a

pc 5 ottobre - La lotta per la casa in Spagna in un contributo ricevuto

Questo non è che l’inizio: le proteste in Spagna

3 Ott , 2026

Questo non è che l’inizio: le proteste in Spagna

Arrivato all’ottavo giorno di protesta l’accampamento in Plaza del Sol a Madrid conta intorno alle 1250 tende, alle quali si somma una moltitudine di persone e associazioni che prestano supporto mettendo a disposizione materiale, cibo e persino locali dove riposare o andare in bagno: la vita in comune. 

L’organizzazione è guidata dal Sindacato delle inquiline e degli inquilini di Madrid che è anche il portavoce ufficiale della protesta.

La situazione degli affitti in Spagna sta velocemente degenerando, con un ritmo di 40 sfratti al giorno, nonostante la proposta di moratoria presentata dal secondo governo Sánchez nel marzo 2020 a causa della situazione insostenibile generata dalla pandemia. 

A febbraio e poi ad aprile di quest’anno si è votato in Parlamento l’emendamento riguardante il divieto di acquisto di immobili a scopo abitativo da parte di fondi di investimento (chiamati “fondos buitre” = avvoltoi) che speculano comprando a bassissimo prezzo e rivendendo a prezzi degni della peggiore gentrificazione.

Il PSOE, partito guidato da Pedro Sánchez, si è astenuto dalla votazione andando incontro a proteste minoritarie.

Lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, si svolge esattamente in questo periodo. 

L’appartamento è stato venduto 6 anni fa a Urbagestión, Società Limitata del settore immobiliare, perché l’inquilina non possedeva il patrimonio necessario all’acquisto. Dopo 4 tentativi di sfratto e 70 anni vissuti in quella stessa casa senza mai smettere di pagare l’affitto, Maricarmen è stata buttata fuori, “accompagnata” sul marciapiede in carrozzina e poi in ospedale in ambulanza. 

Urbagestión si è infine rifiutata di acconsentire a qualsiasi trattativa e ha alzato il canone d’affitto da 500€, secondo il contratto sociale che vigeva, a 2650€, prezzo che secondo loro rispecchiava il mercato. Un mercato, ovviamente, dominato dagli affitti turistici. 

Alla chiamata del Sindacato degli inquilini e delle inquiline hanno risposto centinaia di persone che si

pc 5 ottobre - La polizia spagnola sgombera il più grande campo di migranti di Ceuta

Immagine d'archivio della spiaggia di El Tarajal a Ceuta.

La Polizia nazionale ha avviato domenica l'operazione Trampolín per sgomberare il campo sulla spiaggia di Ceuta,  dove vivevano 3.000 persone. L'intervento arriva a pochi giorni dalla visita dei re di Spagna

Agenti dell'UIP arrivati da Siviglia, Granada, Malaga e altri punti della Spagna hanno dato il via domenica all'operazione "Operación Trampolín" sulla spiaggia di Ceuta. L'obiettivo è rimuovere le tende da quello che è stato l'insediamento con i livelli più alti di insicurezza e tensione durante la crisi. Partecipano anche l'UPR e agenti della sezione Informazione di dell'exclave e di altre città del Paese.

La polizia giustifica l'intervento con le condizioni del luogo. Le acque del Trampolín sono contaminate. Non è possibile garantire la sicurezza ed esiste un chiaro rischio sanitario, cui si aggiunge l'aumento degli incidenti. Per evitare nuovi episodi, gli agenti hanno chiuso tutti gli accessi, impedendo sia le fughe verso la montagna sia gli scontri.

Sono stati impiegati anche veicoli mai visti prima a Ceuta, arrivati dalla Penisola proprio questa settimana, e un drone per il controllo dall'aria. A questi si aggiungono i due blindati BMR e il fuoristrada Vamtac S3 che hanno rafforzato la sicurezza in città, come riferisce "El Faro de Ceuta".

La polizia locale ha annunciato blocchi del traffico dalle 7:30 circa sulle strade tra Benítez e Benzú. Un furgone della Polizia nazionale è stato il primo ad arrivare, poco dopo le sette e mezza, e il dispiegamento è iniziato quasi alle otto.

pc 5 ottobre - Da Sigonella all'Iran, il ruolo dell'Italia

Antonio Mazzeo

Da Sigonella all'Iran, il ruolo dell'Italia - Questa sera a Presa Diretta Rai 3, ore 2030
Una parte dell’inchiesta riguarda la presenza di armi nucleari statunitensi nelle basi di Aviano e Ghedi e raccoglie le valutazioni dell’esperto Hans Kristensen sulla possibile presenza di alcune decine di testate B61, che non è stata confermata pubblicamente dalle autorità italiane o statunitensi. Il reportage segue poi il percorso di materiali destinati a usi civili e militari nei porti italiani. L’attenzione si sposta sulle basi americane di Comiso, Sigonella e Niscemi, per ricostruirne il ruolo nelle operazioni militari statunitensi legate all’Iran. Il programma parla di 518 voli partiti dall’Italia e ricostruisce anche il confronto tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e Donald Trump sul mancato scalo dei bombardieri a Sigonella.

PresaDiretta Da Sigonella all'Iran, il ruolo dell'Italia - 04/10/2026

Il 28 febbraio 2026 gli Stati Uniti, insieme a Israele, attaccano l'Iran con l'operazione Epic Fury. A fine marzo il ministro Crosetto nega a due cacciabombardieri americani lo scalo tecnico a Sigonella. Ma per un mese e mezzo, ricostruiscono i giornalisti Antonio Mazzeo e Sergio Scandura, dalla parte americana della stessa base sono decollati ogni giorno droni Triton e aerei spia diretti verso le coste iraniane. Una settimana prima del bombardamento dell'isola di Kharg, il 13 marzo, ne avevano mappato gli obiettivi. 

pc 5 ottobre - l'indegna e truffaldina campagna di glorificazione macabra postuma di Berlusconi

 realizzata dalla immonda sua famiglia con partecipazione attiva del governo di centrodestra - a libro paga da sempre della famiglia - con il beneplacito delle istituzioni 

 

l boss Graviano: “Berlusconi era socio di mio nonno. Investiti 20 mld”

Le accuse. Il capomafia ripete la storia dei rapporti e degli incontri col Cav, mai provati:
 “Non voglio più far rispettare i patti”
Il boss Graviano: “Berlusconi era socio  di  mio nonno.  Investiti 20 mld”

. Partiamo dalla cronaca. “Buongiorno Graviano sono il dottor Gestri della Procura di Firenze, ci vuole raccontare i rapporti di finanziamento che suo nonno avrebbe avuto con Silvio Berlusconi?”

pc 5 ottobre - Corteo a Milano per i palestinesi detenuti: 800 in piazza da p.le Loreto

I manifestanti hanno annunciato cortei e presidi per il 10 ottobre

Un corteo di solidarietà per i palestinesi detenuti in Italia e nelle carceri israeliane ha attraversato le strade di Milano nel pomeriggio di sabato 3 ottobre. La mobilitazione, avviata da piazzale Loreto, ha visto la partecipazione di circa 800 persone secondo i dati forniti dagli organizzatori. 

I promotori e i partecipanti alla manifestazione

L'iniziativa è stata promossa e organizzata, tra gli altri, dall'Api (Associazione palestinesi d'Italia) e dall'Associazione delle donne palestinesi. Al corteo hanno preso parte diverse realtà del panorama antagonista, simpatizzanti, semplici cittadini e militanti  uniti a sostegno dei detenuti.

La richiesta di liberazione e l'attesa per la Cassazione

Al centro della protesta c'è la situazione di Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yasere Elasaly e Ryad Albustanji, arrestati il 27 dicembre 2025 e attualmente reclusi nelle strutture carcerarie di massima sicurezza di Terni, Ferrara, Rossano Calabro (Cosenza) e Sassari. La manifestazione si è svolta a pochi giorni dal 9 ottobre, data in cui la Corte di Cassazione è chiamata a pronunciarsi in merito alla detenzione dei quattro arrestati.

Annunciata una mobilitazione nazionale per il 10 ottobre

I manifestanti hanno, inoltre, annunciato per il giorno successivo alla pronuncia della Suprema Corte, il 10 ottobre, una giornata di mobilitazione nazionale. Sono previsti cortei e manifestazioni in diverse città italiane, organizzati - come dichiarato dai partecipanti - “a tre anni dall'inizio del genocidio di Gaza”.

pc 5 ottobre - I venti di guerra si estendono in tutta l'Asia

Thailandia: due navi militari Usa con oltre 5 mila persone sosteranno a Phuket dal 4 al 9 ottobre

Lo ha annunciato oggi la viceportavoce del governo thailandese Ploytalay Laksmisangchan

Bangkok
30 Settembre 2026

La provincia di Phuket, in Thailandia, si prepara ad accogliere circa 5.120 militari statunitensi a bordo di due navi che effettueranno una sosta dal 4 al 9 ottobre. Lo ha annunciato oggi la viceportavoce del

domenica 4 ottobre 2026

pc 4 ottobre - Formazione rivoluzionaria delle donne - Le donne della Rivoluzione bolscevica - 2° parte

 Pubblichiamo un altro capitolo del libro: "Le donne della rivoluzione bolscevica". Per richiederlo: mfpr.naz@gmail.com o WA 3475301704

3.1 Immediati effetti della rivoluzione sulla condizione delle donne 

(Questo fu un periodo di grandi cambiamenti per le donne, che ruppero "da un giorno all'altro" precedenti terribili condizioni di oppressione, quasi schiavitù per le donne; ma fu un periodo anche non facile, pieno di contraddizioni, di forti resistenze a questi cambiamenti, soprattutto, chiaramente, da parte degli uomini, anche all'interno dei comunisti. 
Lo stesso Lenin, nel suo famoso discorso con Clara Zetkin diceva ad un certo punto parlando della sottovalutazione da parte dei compagni della donna e del suo lavoro: "Disgraziatamente si può ancora dire di molti compagni: "Gratta un comunista e troverai un filisteo. Evidentemente do­vete grattare il punto sensibile: la loro concezione della donna".)
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Dal libro: 

pc 4 ottobre - Dall'appalto ex Ilva di Taranto alle fabbriche delle morti sul lavoro: lotta operaia autorganizzata e prolungata, sciopero generale contro padroni e governo!


All'appalto Ilva c’è stata una giornata di lotta guidata dallo Slai Cobas che ha portato a risultati concreti e ha incoraggiato i lavoratori dell'appalto in questa azienda a continuare questa lotta su tutte le questioni, a garanzia del lavoro, del salario, contro licenziamenti, le mandate a casa, sfruttamento, precarietà, utilizzando anche le contraddizioni in seno ai lavoratori e al collaborazionismo sindacale.

Alla Castiglia, una delle aziende dell'appalto operanti al porto, l'azienda ha comunicato tramite Whatsapp che i lavoratori, il giorno dopo, non avrebbero dovuto presentarsi al lavoro come previsto, ma restare a casa in ferie forzate dal 1 al 31 ottobre.

In questa azienda c’è lo Slai Cobas da tempo, e contro di esso è stata scatenata una pesante campagna per espellerlo, ricattando i lavoratori, dicendo che non avrebbe più incontrato lo Slai Cobas e ponendo tramite i responsabili aziendali e i loro galoppini sindacali un ricatto: o vi cancellate dallo Slai Cobas oppure l'azienda vi terrà nel mirino sia sulle questioni piccole che in occasione dei processi di licenziamento e cassa integrazione; un ricatto che inizialmente aveva pagato e portato la rappresentanza dello Slai Cobas ai minimi termini.

Ma lo Slai Cobas ha tenuto duro, il suo rappresentante ha continuato a sostenere l'importanza dell'autorganizzazione e di non accodarsi all'azienda e ai sindacati collaborazionisti, tra cui vi è anche l'USB.

Subito dopo la decisione dell'azienda di porre in ferie forzate i lavoratori per tutto il mese di ottobre, lo Slai Cobas ha dichiarato la sua assoluta contrarietà e la richiesta immediata di revoca di questo provvedimento e di incontro per trovare soluzioni che garantissero il reddito e il lavoro. Dopo questa dichiarazione, il rappresentante Slai cobas ha comunicato che la massa dei lavoratori di questa azienda, pur iscritta agli altri sindacati, voleva un immediato incontro con lo Slai Cobas.

L'incontro si è realizzato nello stesso pomeriggio con una partecipazione massiccia alla sede del sindacato, dove i lavoratori hanno espresso tutta la loro convinzione che lo Slai Cobas in questo momento era l'unico sindacato che si opponeva alla dichiarazione aziendale e che era coerente con la battaglia che aveva fatto sin da quando è presente in essa, che ci "metteva la faccia".

Nello stesso tempo i lavoratori in assemblea hanno ribadito che non intendevano accettare la soluzione aziendale di scarico sui lavoratori della crisi gravissima che attraversa l'Acciaieria e il suo appalto a rischio chiusura, e nello stesso tempo la necessità di passare subito alla lotta.

Il 2 ottobre lavoratori e lo Slai Cobas si sono presentati in massa alla sede della direzione aziendale, pretendendo di essere immediatamente ricevuti per incontrare l'amministratore delegato e gli uomini dell'azienda, allo scopo di revocare questa decisione.

Mentre si attendeva, di fronte all'azienda che ha fatto trovare i cancelli chiusi, i lavoratori passavano intanto in massa allo Slai Cobas in larga parte. Finalmente, dopo circa un'ora di pressione l'azienda ha aperto il cancello e ha incontrato nel piazzale della direzione tutti i lavoratori e lo Slai Cobas.

Lo Slai Cobas ha ribadito che la richiesta era il ritiro della decisione di messa in ferie forzate e la collocazione dei lavoratori comunque in altre attività possibili, e in ogni caso pagare le giornate di mancato lavoro, perché non c'era nessuna possibilità che i lavoratori accettassero l'uso delle ferie per un mese, che sicuramente già non avevano, ma che comunque non potevano essere consumate in questa maniera, perchè le ferie sono un diritto dei lavoratori.

L'azienda ha ribadito che la mandata a casa in massa era dipesa da un diktat di Acciaierie che aveva imposto all'azienda di sospendere il lavoro nel quadro di una analoga decisione che Acciaierie sta prendendo verso tante altre ditte, in attesa della sentenza della Cassazione  e della pre-sentenza di questi giorni della Corte di appello di Milano, in merito al blocco dell'area caldo che comporterebbe la caduta di attività della maggior parte delle ditte dell'appalto.

Ma i lavoratori hanno ribadito con forza la rivendicazione della loro assoluta decisione di difendere il lavoro e il reddito.

Dopo un'ora di contrasti, che in certi momenti ha visto anche la possibilità di uno scontro fisico, l'azienda ha annunciato che i primi giorni di questa "mandata a casa" li pagherà comunque senza utilizzo delle ferie e che nei prossimi giorni incontrerà lo Slai Cobas e gli altri sindacati tuttora presenti per trovare una soluzione per l'intero mese.

In questa assemblea sono emerse tutte le questioni relative alla crisi che attraversa l'Ilva e alla effettiva minaccia di massicci licenziamenti nelle ditte dell'appalto di oltre 4 mila lavoratori e, nello stesso tempo, della messa in cassa integrazione della quasi totalità degli operai diretti delle Acciaierie.

Torneremo chiaramente nei prossimi giorni su tutta la vicenda a Ilva. Quello che è certo però è che è stato dimostrato che la lotta auto organizzata, possibile solo in questa grande concentrazione industriale con lo Slai Cobas, è in grado di fermare i piani aziendali, di ottenere risultati concreti e di far tornare i lavoratori, con la loro lotta, protagonisti della battaglia generale che si muove intorno alla Piattaforma Operaia presentata dallo Slai Cobas che per l'Appalto prevede il blocco dei licenziamenti, la tutela rigida delle condizioni dei salari con il contratto unico metalmeccanico con clausola sociale che possa garantire a questi lavoratori parità di condizione, parità che va raggiunta anche in caso di cassa integrazione con la richiesta per tutti i lavoratori, sia diretti che dell'appalto, di integrazione della indennità di cassa integrazione per ridurre l'impatto sul salario di essa.

La lotta paga, ma non la lotta generica. Anche i sindacati confederali hanno promosso nei giorni scorsi uno sciopero generale che ha visto momenti di forte combattività dei lavoratori, dal blocco della strada intorno alla zona delle ditte dell'appalto e nei pressi della direzione, all'invasione della città col blocco del ponte che a Taranto è lo snodo stradale principale.
Come con quella giornata di lotta si sono fermati, assolutamente in forma temporanea, i licenziamenti di massa, ma è rimasta aperta la questione della soluzione che tuteli lavoro, reddito e condizioni di sicurezza, salute della fabbrica e del territorio; così la lotta promossa dallo Slai Cobas nelle ditte dell’appalto dimostra che con essa i lavoratori possono rovesciare i piani dei padroni, forti anche per il collaborazionismo sindacale, di scaricare sui lavoratori i costi della crisi dell'Acciaieria creando una gravissima crisi occupazionale che si aggiungerebbe alla crisi ambientale che tutti conosciamo, producendo un disastro sociale e politico ricadente sui lavoratori e le masse popolari.

Chiaramente l'Ilva è considerata la fabbrica dell'inquinamento e delle morti sul lavoro, a buona ragione - e di questo abbiamo parlato numerose volte - ma quella delle morti sul lavoro è ormai un'emergenza nazionale che tocca cantieri, fabbriche piccole come grandi realtà produttive e che ha visto proprio nei giorni scorsi nel cuore di uno dei complessi industriali più importanti, la Fincantieri, la morte di un operaio, il ferimento di altri e la vita a rischio per molti altri lavoratori.

Quest'ennesima morte sul lavoro, così come quella di un giovane lavoratore al Colosseo, che ha fatto molto scalpore, hanno riportato al centro dell'attenzione la gravità della condizione operaia e della strage sul lavoro e da lavoro e da inquinamento che tocca ormai l'intero mondo del lavoro con alcuni epicentri che conosciamo benissimo.

Ma qui, al momento in cui si reagisce con lo sciopero dei lavoratori, al momento in cui tutti, in maniera ipocrita, si schierano contro le morti sul lavoro, dobbiamo assistere alle prediche, alle litanie di Mattarella, all'ipocrisia del governo che invece in tutti questi mesi ha operato esattamente al contrario, con provvedimenti, sia generali che particolari in materia di sicurezza, che in nessuna maniera servono alla riduzione delle morti sul lavoro e alla condizione di insicurezza sui posti di lavoro legata alla precarietà, all'utilizzo dello schiavismo operaio, etc., bensì servono unicamente a cercare di ridurre il danno non per i lavoratori, ma per le aziende.

Anche su questo è necessario che i lavoratori abbiano coscienza che è solo la via dello scontro prolungato la nostra arma. Ripartiamo da una delle tante vicende che vedono operai morire barbaramente e in maniera spesso orribile sul posto di lavoro. In queste morti ci sono tanti giovani operai, tantissimi operai migranti, insieme a lavoratori anziani utilizzati ancora in lavori estremamente pericolosi. Sono morti che poi nei processi diventano una tragedia aggiuntiva per i processi lunghi e spesso inconcludenti che non rendono né giustizia né risarcimento né incidono per frenare la continuità della strage sul lavoro.

La strage sul lavoro dipende dal capitalismo, dalle sue leggi che nella crisi riduce ancora di più i costi per tutelare la vita dei lavoratori, perché tutto viene indirizzato al profitto, al massimo sfruttamento, in particolare nella giungla degli appalti e dei subappalti. 

Anche su questo la lotta è l'unica strada, ma non come viene fatta ora dai sindacati confederali, ma una lotta prolungata che tocchi per diversi giorni tutto il territorio nazionale e che assuma il carattere di un braccio di ferro tra la classe operaia, le masse lavoratrici, e padroni e governo, fino a risultati concreti; con manifestazioni che siano veramente grandi e coinvolgenti, che facciano sì che quando si dice “mai più”, questa frase abbia un minimo di credibilità, sia pure in un sistema capitalistico che solo il suo rovesciamento può garantire, può porre le condizioni per quel “mai più”.

Le morti sul lavoro avvengono in un quadro di crisi industriali pesantissime che riguardano i grandi gruppi industriali, dalla grande questione Ilva a tutto ciò che sta avvenendo nel gruppo Stellantis, a quello che avviene all'Electrolux e in tante altre fabbriche che giorno dopo giorno annunciano licenziamenti, chiusure, con tutti gli annessi e connessi. Fabbriche che rispondono, alcune, certo con la lotta, ma dentro canali già stabiliti che le trasformano in vertenze al MIMIT che spesso si prolungano negli anni, mentre i lavoratori restano con la prospettiva del licenziamento e con forme di cassa integrazione permanente che riducono al minimo il salario dei lavoratori già attaccato dal carovita.

Sulle lotte vere si fonda buona parte delle speranze di una controffensiva degli operai e dei lavoratori nei confronti dei padroni e del governo, e non solo sul terreno delle condizioni di vita e di lavoro, ma su tutto sull'insieme della situazione che vive questo paese e in generale tanti altri paesi: i piani di guerra, il genocidio in Palestina, il riarmo, il razzismo, le leggi razziste e discriminatorie, le leggi repressive, sono parte di tutta questa politica dei governi dei padroni e, nel nostro caso, di un governo tendente al moderno fascismo. Una politica che richiede una risposta generale fondata innanzitutto sull’ampia mobilitazione degli operai e dei lavoratori, come base concreta per lo sviluppo di un movimento che esca dai confini sindacali attuali e vada in direzione di scioperi generali, che possano realmente non solo ottenere risultati concreti, ma contribuire al rovesciamento dei governi dei padroni.

pc 4 ottobre - Dalla Francia per la giornata di solidarietà e lotta in sostegno del PCI (maoista)

 

Immagine del profilo di unitecommuniste
Pour la journée internationale de solidarité et de lutte en soutien au PCI(maoïste) Death to operation Kagaar ! Long live the struggle of CPI(Maoist) ! 🚩

pc 4 ottobre - John Reed, Louise Bryant e la Rivoluzione d'Ottobre: I dieci giorni che sconvolsero il mondo

Da La città futura

Per la rubrica Samovar, un viaggio tra le mura del Cremlino dove riposa John Reed. Insieme a Louise Bryant raccontò la Rivoluzione del 1917: due sguardi diversi tra la grande Storia e la vita quotidiana, un amore travolgente e una memoria rimasta incisa nella pietra.

John Reed, Louise Bryant e la Rivoluzione d'Ottobre: i dieci giorni che sconvolsero il mondo

C’è una prospettiva particolare dalla quale la storia smette di essere sequenza cronologica e si fa materia solida. Accade nei pomeriggi in cui la luce di Mosca si affila sulle mura rosse della Piazza Rossa, poco lontano dalle cupole dorate della Cattedrale dell’Assunzione.  Lì, lungo la spina di pietra che delimita la necropoli del Cremlino, il tempo sovietico ha riposto i suoi architetti, i suoi eroi e i suoi martiri della Rivoluzione. Ed è proprio lì che si trova una targa incastonata nella muraglia che stona con il resto del Cremlino. Imbattersi in quel nome produce una sorta di corto circuito. Un nome che appartiene a un’altra terra, a un’altra lingua, a un altro destino: John Reed. 

Cosa ci fa un giovane americano, nato nel 1887 a Portland, Oregon, laureato ad Harvard, figlio dell’agiata borghesia americana, poeta e cronista irrequieto, custodito nel cuore più sacro dell’iconografia bolscevica? È la domanda, semplice e quasi infantile, che spalanca la ragione d’essere di questa rubrica: la rubrica Samovar vive anche dell’intreccio sottile tra l'alterità sovietica e lo sguardo di chi ha attraversato il confine per raccontarla. La storia dell'URSS è infatti anche una complessa grammatica dei suoi morti: il corpo, il nome e la memoria trasformati in archivio, in un messaggio politico lanciato ai vivi. Deponendo un americano ai piedi del Cremlino, il nuovo Stato sovietico non celebrava soltanto un uomo, dichiarava al mondo che la Rivoluzione parlava una lingua universale. L’America del capitale aveva prodotto Reed; la tempesta d’Ottobre lo aveva adottato, dandogli una nuova identità e restituendolo all’eternità sotto forma di simbolo. 

Prima di diventare un nome scolpito nella pietra, John Reed era un reporter sul campo. Insieme alla compagna Louise Bryant, incarnava la boho-intelligentsia più viva di Greenwich Village. Appartenevano a quella generazione di intellettuali statunitensi che univa con disinvoltura l'avanguardia artistica e l'impegno sociale, l'amore per i versi e la passione per le barricate. Quando nell’autunno del