giovedì 22 ottobre 2026

pc 22 ottobre – Spesa sociale o spesa per armi: fra una manovra economica e l’altra il Fondo Monetario Internazionale non ha dubbi su quale deve essere la scelta dei paesi imperialisti

 

La scelta tra “Spesa per armi o spesa sociale” il governo italiano della fascista Meloni l’ha già fatta da tempo visto che “nel 2026 la spesa militare del nostro Paese sarà di 48,3 miliardi”. (La Repubblica 15/10).

Praticamente la spesa per armi da sola vale il doppio della manovra di bilancio di quest’anno! E tutte le chiacchiere sulla “coperta corta” vanno a farsi benedire!

Questa “scelta” imposta ai paesi imperialisti proviene direttamente dal Fondo Monetario Internazionale che ha presentato l’ultimo rapporto, Fiscal Monitor, a Bangkok: “I paesi ad alto debito pubblico, soprattutto le principali economie avanzate” e cioè i paesi imperialisti come l’Italia, “devono rimettere i conti in ordine al più presto”.

L’attuale governo, soprattutto attraverso il suo ministro dell’economia, il leghista Giorgetti, si vanta da 4 anni di aver “rimesso a posto i conti”! E cosa significa effettivamente lo hanno capito, anche se non hanno studiato economia politica, le masse popolari impoverite e i giovani ribelli che scendono in piazza.

“In Europa, inoltre” - insiste il quotidiano dei padroni Il Sole 24 Ore del 15/10 - “le nuove esigenze di

riarmo legate ai conflitti imporranno scelte difficili: prima o poi le altre voci, compresa la spesa sociale, dovranno essere ridotte”.

Questi pennivendoli fanno finta di non accorgersi che la spesa sociale è già stata tagliata! Quindi, vogliono solo dire che si deve tagliare ancora di più! Proprio come afferma senza peli sulla lingua il FMI: «La spesa per la difesa sarà persistente, non sarà possibile finanziarla all’infinito con il debito», e quindi, se non si può fare debito si devono trovare altri soldi con altre “entrate”! cioè altri tagli al sociale e altre tasse sotto qualsiasi nome.

E la vicedirettrice del FMI “Dabla-Norris ha aggiunto che i Governi chiamati a far fronte a maggiori spese nella difesa dovranno spiegare all’opinione pubblica che «ci saranno scelte difficili da fare».

E i governi proprio questo stanno spiegando all’“opinione pubblica” a colpi di manganello!

“Per l’Italia la dimensione del problema è già misurabile. Secondo le stime Nato riportate dalla Camera, nel 2026 la spesa militare del nostro Paese sarà di 48,3 miliardi, il 2,1% del Pil. Portarla al 3,5%, obiettivo concordato per il 2025, equivarrebbe a circa 80,5 miliardi: oltre 32 miliardi aggiuntivi ogni anno.” Ma ancora non basta perché “a quel 3,5% si affianca fino a un altro 1,5% del Pil per infrastrutture, reti e resilienza civile”.

E insieme all’Italia ci sono anche gli altri paesi, dalla Francia agli Stati Uniti, soprattutto a causa dell’enorme debito statale per il quale si pagano ogni anno sempre più interessi ai padroni che dominano il capitale finanziario. E per pagare questi interessi, per ingrassare ancora di più i ricchi, bisogna “trovare” altri soldi. E qual è secondo il FMI uno dei “problemi” della società borghese? Ma quello delle pensioni!

I ragionieri del capitalismo-imperialismo, al soldo del Fondo Monetario Internazionale, non vedono via d’uscita a tutto questo e sospirando affermano che «È arrivato il momento - ha affermato Valdes - purtroppo è come la legge di gravità. Non c’è via d’uscita da queste dinamiche di bilancio».

Nessuna illusione, quindi, per i proletari e le masse popolari, che ci possa essere un cambiamento nella politica economica dei governi imperialisti e del governo Meloni, nessun inganno sulla manovra finanziaria in corso di approvazione farcita di paroline che vorrebbero indorare la pillola, proprio NO, nessuna illusione nei confronti di chi dice che aggiustando qualche posta di bilancio si risolve un qualsiasi problema: la manovra è tutta per le armi…

E come suggerisce la vicedirettrice del FMI, la feroce borghesia dei paesi imperialisti tutto questo lo sta spiegando, sì, ma a modo proprio, come di consueto, con la repressione delle lotte davanti alla quale anche i proletari e le masse sono davanti a “scelte difficili da fare” perché “non c’è via d’uscita da queste dinamiche”: la scelta della lotta per abbattere ogni governo dei padroni.

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