Coordinamento Grottaglie per la Palestina
Slai cobas sc Taranto
Quindi alla fine c'è un messo tra queste due cose. Ma prima che venga fuori ci sarà parecchia “carne a cuocere”.
Noi abbiamo cominciato a parlare delle risposte da dare alle dichiarazioni fatta a Taranto dall'ammiraglio Cavo Dragone, e abbiamo deciso comunque di muoverci; perché la gravità di queste dichiarazioni non sta nel fatto, che sappiamo da tempo, che Taranto è una delle più grandi Basi navali della Marina italiana completamente a disposizione della Nato, e sappiamo già da tempo che questa Base è il teatro di addestramenti militari, manovre militari - già nella guerra del Golfo partirono da qui navi -, e oggi si parla che partiranno le navi e soldati nel caso si allarghi l'intervento nel Mar Rosso secondo gli orientamenti che emergono dalla situazione generale internazionale.
Quindi sotto questo punto di vista, non è questa la grande novità; ma quanto il fatto che sia venuto a dirlo Cavo Dragone che è stato quattro giorni a Taranto e ha dato per deciso, come futuro effettivo della città, la prospettiva che viene dal comando Nato, e ha utilizzato il discorso del comando Nato con tutte le sue implicazioni per toccare tutti i problemi.
Ha detto che il comando Nato porterà "più sicurezza" perché la città sarà sempre più importante sul piano strategico e sul piano militare e quindi dovrà essere più sicura - con tutto ciò che significa “sicurezza” per i comandi Nato…; ha detto che i soldi non è che verranno tolti alla sanità, ai servizi ma che in realtà creeranno una situazione generale per cui tutti i problemi della città potranno essere affrontati a un livello più alto. Nello stesso tempo ha sottolineato che il ruolo di Tarato è multiplo ed è già in atto e non riguarda solo l'aspetto militare ma anche l'aspetto addestrativo e urbanistico, perché la Base navale, che già era la più grande nel Mediterraneo verrà ulteriormente allargata, strappando ulteriori pezzi del territorio alla città, per renderla una città nella città.
Noi avevamo già l'Ilva che era una città nella città, fra poco avremo la Nato una città nella città. D’altra parte con l'Ilva a rischio avremo una trasformazione della città tutta in città militare.
Il problema della partecipazione italiana alle guerre, al controllo del Mediterraneo, del Nord Africa, del Golfo Persico viene accellerata; nello stesso tempo c’è la conferma del ruolo che l'Italia vuole svolgere nel Mediterraneo e l'utilizzazione di Taranto come Base di tutto questo.
Quindi per questo dobbiamo necessariamente mobilitarci.
Quando diciamo mobilitarci, noi intendiamo l'azione di piazza, l'azione di controinformazione, ma anche la prospettiva di ostacolare nel concreto, attraverso forme creative ed iniziative, il fatto che questa città venga trasformata in una gigantesca Base militare.
In questo senso abbiamo parecchio lavoro da svolgere e una prima iniziativa ci sarà subito, perché a dichiarazione si risponde con dichiarazione e azione. Ci sarà tempo per fare i documenti e i dossier, ora ci deve essere un segnale forte e chiaro che c'è una parte della città che non ci sta; e questa parte deve essere rappresentata anche dai lavoratori classisti organizzati non solo da noi.

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