domenica 20 settembre 2026

pc 20 settembre - Contro la scuola di Valditara/Meloni, lotta di massa di tutto il mondo della scuola

Manichino di Valditara appeso fuori dal liceo a Bologna

Con l’inizio della scuola in questa settimana la macchina della propaganda ministeriale non ha perso un colpo con la nuova lettera d'inizio anno firmata dal Ministro dell'Istruzione e del Merito, Valditara, indirizzata a studenti, famiglie e lavoratori della scuola.

Una lettera patinata, intrisa di parole solenni, che vorrebbero essere rassicuranti: rispetto, comunità, impegno, futuro. Valditara parla di una "scuola costituzionale" che metterebbe al centro la persona, ma la falsa retorica di uno tra i ministri più reazionari del governo Meloni emerge chiaramente a fronte della realtà materiale che si vive ogni giorno in questo paese e nello specifico nel mondo della scuola.

Come documentano cronache di quotidiani, vedi un articolo del Fatto Quotidiano e comunicati di studenti organizzati come il collettivo OSA, neanche il tempo di varcare i cancelli che gli studenti sono già scesi in piazza con presidi, flash mob e con azioni simboliche, come al liceo Minghetti di Bologna dove è stato  appeso alla finestra un manichino con le sembianze del Ministro per bollarlo come il vero nemico di studenti e lavoratori.

Dal Sud alle isole, con termometri che segnano ancora alte temperature studenti, docenti e personale Ata si ritrovano in aule-forno. A Milazzo, in Sicilia, al liceo Impallomeni, gli studenti denunciano di aver passato mesi in aule prive persino della porta, con il cartone per attutire i rumori, affrontando un'emergenza caldo in edifici fatiscenti nonostante i proclami quotidiani del ministro sui fondi del Pnrr.

Di fronte a tutto questo, il governo Meloni/Valditara, di fatto negazionista sulla questione del cambiamento climatico, ha risposto da un lato con il ridicolo provvedimento di stanziare 20 milioni di euro per l’acquisto di dispositivi di raffrescamento - che se non fosse un problema serio ci sarebbe da ridere, una sonora beffa, calcolando che la cifra permette di coprire a malapena un istituto su dieci o una manciata di aule per edificio, di fronte a decine di migliaia di plessi scolastici italiani alle prese con l'emergenza del caldo settembrino; dall’altro con la morale pelosa di una letterina preconfezionata in cui

si riafferma  peraltro uno dei dogmi intoccabili del ministro Valditara e di questo governo: il merito.

Come hanno ripreso a denunciare gli studenti dalle piazze quanto ha annunciato Valditara sul proposito di ribattezzare come "licei" i vecchi istituti tecnici serve solo a mascherare un progetto di scuola sempre più classista, pensato unicamente per trasformare l'istruzione in una filiera subalterna alle esigenze dei padroni  e del sistema capitalista. La meritocrazia, la competizione così tanto sbandierate dal Ministero è l'alibi perfetto per legittimare la disuguaglianza sociale e le differenze di classe. "È la scuola del merito, che sa valorizzare i talenti di ognuno, chiedendo a ciascuno di dare il meglio di sé. Questa è la scuola che vogliamo", scrive il ministro nella lettera di inizio anno, serve a dire chiaramente ancora una volta a chi è parte della classe del proletariato "se non ce l'hai fatta è perché non vali tu ", assolvendo di fatto questo Stato borghese.

Una logica di classe che  viaggia a braccetto anche con la stretta repressiva che all’insegna del moderno fascismo deve sempre più essere imposta anche al mondo della scuola. Lo dimostrano la riforma del voto in condotta, concepita per zittire il dissenso, come la repressione sistematica contro le mobilitazioni studentesche. Come si legge nell’articolo citato prima del Fatto Quotidiano in merito alle prime proteste degli studenti,  una studentessa Lucia da Ascoli Piceno denuncia che persino in classe c'è il timore di accennare a temi di politica o attualità per via di un clima intimidatorio. E a Padova, Alice del Liceo Tito Livio denuncia come la scuola stia diventando una macchina per trattare i ragazzi come semplici numeri, dove l'educazione civica è ridotta a sbrigare il programma…. Vogliono la scuola-caserma.»

Il ministro Valditara non ha fatto mai mistero della sua ideologia e ogni azione messa in campo è pregna di essa in un mix di nazionalismo reazionario, di sovranismo identitario, con la scuola che deve diventare l’ambito e lo strumento per una "rivoluzione culturale", come piace dire al ministro, fondata sul culto della patria, sulla sacralità dei confini e sulla difesa di quell'imperialismo occidentale che deve essere difeso ad ogni costo. E tutto questo si traduce concretamente nei nuovi indirizzi di studio e nelle indicazioni per i licei attraverso cui il pensiero critico deve essere sistematicamente ridimensionato con la scure ideologica che si è abbattuta ad esempio sui programmi di filosofia con la messa all’angolo di Spinoza e di Marx. Che gli studenti possano comprendere le dinamiche, le contraddizioni reali della società in cui viviamo, deve essere impedito e soffocato.

Al centro della narrazione di questo governo c'è un'ossessione reazionaria, quella della "difesa dell'Occidente". Nei testi e nei proclami anche di questi giorni del Ministro Valditara, l'Occidente è quella fortezza assediata, quella identità culturale da difendere contro ogni nemico esterno, vedi i migranti ma non solo,  agitando lo spettro dello scontro di civiltà, in una logica nazionalista, fascista, razzista mirata all’indottrinamento identitario degli studenti. La storia deve essere narrata in questa logica per giustificare le politiche imperialiste, guerrafondaie, razziste a cui conformare le menti dei giovani che si devono preparare, prima nella testa e poi praticamente, a difendere la propria patria, vedi l’incentivazione dei  programmi scolastici di progetti iniziative in collaborazione con esercito, polizia…  La scuola, secondo Valditara deve impedire che gli studenti si formino come  persone capaci di mettere in discussione la società odierna , capitalista ed imperialista, ma essa deve agire per trasformare gli studenti in sudditi devoti ad un potere occidentale, quello della borghesia al potere,  che giustifica lo sfruttamento capitalista, le guerre imperialiste, i genocidi, l’oppressione sociale, le uccisioni dei migranti, i femminicidi… in nome della propria superiorità culturale.

Il governo Meloni si riempie la bocca di slogan sulla centralità della cultura. Ma la realtà nuda e cruda parla anche per quanto concerne  la condizione dei lavoratori della scuola con almeno 200mila precari storici che retano strutturali, mentre gli stipendi di docenti e personale Ata restano bassi e diventano ancora più bassi davanti al carovita e aumento dei prezzi.

E di fronte a questo qual è stata la risposta di Valditara e del governo Meloni? La tanto sbandierata in questi giorni polizza sanitaria integrativa per i dipendenti, una vera e propria operazione di propaganda elettorale e un nuovo regalo per l’arricchimento di privati, assicurazioni private e banche.

I costi di questa polizza vengono finanziati direttamente sottraendo risorse preziose ai fondi di funzionamento ordinario degli istituti. si rubano i soldi destinati all'acquisto perfino della carta igienica, ai laboratori e alla didattica delle scuole, per dirottarli nelle tasche di compagnie assicurative private. Un altro tassello per smantellare la sanità pubblica e attaccare la scuola pubblica. Una misura che si inserisce perfettamente nel solco della strategia già vista nella sanità pubblica: affamare il sistema pubblico (tagliando posti letto, bloccando le assunzioni di medici e infermieri, allungando le liste d'attesa a mesi o anni) per poi spingere i lavoratori e i cittadini verso i circuiti assicurativi privati, secondo il modello di garantire gli interessi dei padroni, quindi del Capitale, di cui questo governo è pienamente al servizio.

La becera propaganda ministeriale tenta, con l’avallo di sindacati che vanno ormai strettamente a braccetto con il governo, come la Cisl, di spacciare questa polizza come una grande conquista per il personale della scuola.  La realtà è che si tratta di un contentino miserabile di fronte all'inflazione galoppante e alla perdita del potere d’acquisto dei salari, inserita nell’ideologia che è alla base di questo governo che deve rappresentare e fare gli interessi del Capitale

Davanti a tutto questo, le prime proteste di questi giorni, soprattutto da parte degli studenti, i presidi davanti ai cancelli, i manichini appesi ai licei e la mobilitazione nazionale già annunciata dagli studenti e dalle organizzazioni giovanili per il 17 novembre, indicano una positiva volontà di non piegarsi alla narrazione ideologica e all’agire politico del MIM e del ministro Valditara, e più in generale del governo Meloni.

Che a questa volontà e conseguente azione di lotta degli studenti auspichiamo che si possa unire quella dei lavoratori e lavoratrici della scuola e che si inserisca nell’ambito di una lotta più generale e comune contro il governo Meloni in tutti i suoi aspetti. lotta assolutamente oggi necessaria.

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