da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 04.05.26
Questo Primo Maggio a livello internazionale è stato importante perché in tanti paesi del mondo, in tante capitali, sia dei paesi imperialisti, sia dei paesi oppressi dell'imperialismo, in particolare in questi ultimi, vi sono state grandi manifestazioni dei lavoratori. Questo ha reso onore al Primo Maggio che è, appunto, la giornata internazionale dei lavoratori.
Essa fu creata proprio per unire i lavoratori di tutto il mondo in unica giornata in cui si riconoscessero come un'unica classe sfruttata e oppressa dal capitalismo, dall'imperialismo e dichiarassero la loro volontà di lottare uniti per rovesciare i governi e il sistema capitalista/imperialista che era ed è la causa di tutti i loro mali, dallo sfruttamento in fabbrica, alle morti sul lavoro, all'oppressione che si ha su tutti i campi della vita dei lavoratori.
Questo Primo Maggio ha visto in tanti paesi del mondo lavoratori che hanno sostanzialmente espresso questo tipo di posizione, per questo noi, in questa giornata siamo stati soprattutto internazionalisti, ci siamo impegnati come proletari e comunisti, come attivisti dello Slai Cobas sc, per fare un messaggio comune con altri compagni come noi che ci sono nelle diverse parti nel mondo e in particolare in zone importanti del mondo, dall'America Latina all'India, dall'Asia ad alcune realtà dei paesi europei, compresi gli Stati Uniti d'America.
Perché una Dichiarazione comune doveva servire a tracciare una visione comune da portare poi in tutte
le manifestazioni del mondo.Questo messaggio internazionale che abbiamo fatto è stato un grande risultato perché abbiamo garantito che in tanti paesi del mondo i proletari, i lavoratori, i compagni parlassero con una voce unita.
In questo messaggio internazionale, oltre che dire cose che ci sono anche nei messaggi, nei comunicati di tante altre forze: che questo sistema ci sta portando alla guerra, questo sistema ci sfrutta in ogni paese, che fronteggiamo il capo di questo sistema o la figura più appariscente, Trump, che ne sta facendo di tutti i colori, e a cui si oppongono non solo i lavoratori ma in generale i popoli nei paesi oppressi dall'imperialismo, intere nazioni. Questo sistema oggi ha il suo cuore nella questione palestinese e nella aggressione imperialista all'Iran, nella guerra in Ucraina, etc.
Insieme a queste cose che dicono tutti, la Dichiarazione internazionale dice anche che avanza il fascismo, cioè la dittatura aperta e Trump è un esempio, e gli altri governi dei paesi imperialisti, comunque si chiamino i loro capi o i loro partiti, tendono a muoversi nell’ottica di Stati fascisti, Stati di dittatura, proprio perché sanno che stanno facendo davvero guai: guerra, sfruttamento, Stati di polizia, povertà, genocidi e quindi temono la ribellione dei popoli e si attrezzano per soffocarla.
Nello stesso tempo però abbiamo detto che ci sono le rivolte, le lotte proletarie e in tanti paesi del mondo i proletari, le masse popolari hanno preso le armi per respingere questi attacchi e per avanzare nella loro lotta di liberazione nazionale e sociale.
Ma tutto questo - scrivono i compagni che hanno realizzato la Dichiarazione, compresi noi - non è sufficiente, è il sintomo che il mondo e innanzitutto i proletari e gli sfruttati vogliono cambiare e non ne possono più, ma i proletari e gli sfruttati per vincere hanno bisogno di una strategia, di una tattica e di un'organizzazione capace di farli vincere. Questa organizzazione è il Partito della rivoluzione, senza Partito della rivoluzione non ci possono essere le rivoluzioni e le rivolte, le lotte, le ribellioni non possono trasformarsi in rivoluzione e quindi non si può fermare la guerra, il fascismo, non si possono realizzare le aspirazioni dei proletari e dei popoli.
Insieme al Partito è necessario un Fronte Unito perché non è solo il Partito che può fare la rivoluzione. Il partito è capace di organizzare l'avanguardia operaia, di unire un fronte in ogni paese, che è diverso perché sono diversi i paesi; innanzitutto i paesi imperialisti e capitalisti sono diversi dai paesi oppressi dall'imperialismo, così come all'interno i paesi imperialisti sono diversi, così come nei paesi oppressi dall'imperialismo vi sono i paesi che stanno diventando delle mini potenze dentro lo scenario mondiale, come l'India, la Turchia, il Brasile, e i paesi realmente messi alla fame in Asia Africa e America Latina; così come paesi che sono continuamente sotto il tallone delle guerre o delle dittature militari, e paesi dove fronteggiano un vero e proprio genocidio come l'odierna Palestina, la madre di tutte le oppressioni e cartina di tornasole di ogni processo di liberazione per tutti i popoli del mondo.
Ci siamo impegnati per fare questo messaggio internazionale per unirci a partiti, organizzazioni grandi o ancora piccole. In questo senso questo messaggio è un grande atto di internazionalismo ed era la prima cosa giusta da fare in questo Primo Maggio.
Chiaramente poi la partita si gioca in ogni paese e in ogni paese ha avuto forme diverse la grande mobilitazione delle masse. Ricordiamo fra tutti i paesi la Turchia, dove vi è stata una battaglia per fare il Primo Maggio contro il regime fascista di Erdogan sostenuto dall'imperialismo, una battaglia che i proletari e le masse hanno condotto nelle piazze, ci sono stati oltre 500 arresti ma l'idea di Erdogan di non far tenere manifestazioni in una piazza simbolica come quella di piazza Taksim, è saltata completamente grazie alla ribellione dei proletari e allo sforzo delle organizzazioni che li hanno organizzati, tra cui anche partiti che hanno firmato con noi la Dichiarazione. Quindi noi eravamo presenti in questa battaglia in Turchia attraverso questa Dichiarazione.
In altri paesi vi sono state oceaniche manifestazioni, scontri con la polizia, e comunque in tutto il mondo vi sono state manifestazioni.
In Europa non è andata benissimo. Eravamo abituati a grandi manifestazioni soprattutto a Berlino, a Parigi che pure ci sono state ma non hanno avuto quell'impatto, quella forza che in altri anni ci sono state.
Quando arriviamo all'Italia dovremmo dire: stendiamo un velo pietoso, perché nonostante tutte le parole che si dicono, e che diciamo anche noi: "Primo Maggio di lotta", "Internazionalismo", la realtà è molto diversa. Da anni al Primo Maggio non succede niente in questo paese, certo, noi andiamo sempre in piazza e sosteniamo tutti quelli che vanno in piazza, a però dire che il Primo Maggio in Italia sia stato importante quest'anno non è vero.
Il Primo Maggio abbiamo visto il Decreto anti-lavoratori fatto dalla Meloni che è andata a mangiarsi la pizza e a fare demagogia a PizzAut dove non l'hanno insultata, ma l'hanno accolta "tutti giulivi cantanti" e questa è una vergogna, così come è stata una vergogna il concerto di Roma... ma stendiamo qui più che un velo pietoso.
E i tre sindacati confederali con che faccia si sono presentati ai lavoratori?
La Fumarola è la serva dei servi, una sorta di cameriera della Meloni, che a sua volta è cameriera - come sappiamo - di chi. Bombardieri non può dire una sola cosa su cui i lavoratori hanno vinto o hanno più salari, più lavoro, hanno più diritti, o muoiono meno sui posti di lavoro. E poi il grande parolaio, Landini. Spesso le parole di Landini noi le condividiamo, l'abbiamo preso perfino sul serio quando ha sparato “la rivolta sociale” e poi tutto si è risolto in fuffa, però Landini, il suo sindacato, la CGIL, è una cinghia di trasmissione della sinistra d'opposizione e non vede l'ora di essere parte di questa, anche personalmente.
Quindi con che faccia questi hanno lanciato i loro proclami?
Bombardieri: “reato l’omicidio sul lavoro”, cosa che dicono i compagni lavoratori o i compagni attivisti dei sindacati di base da molto tempo, e poi tutta la demagogia sulla precarietà, sui diritti, ecc. ecc. Landini si è distinto perché ha detto No al decreto sul lavoro che CISL e UIL, Fumarola e Bombardieri sostengono.
I compagni hanno cercato di fare manifestazioni, come a Milano con una fetta di lavoratori combattivi, insieme ai giovani palestinesi, noi eravamo lì; in altre città, come a Bari, c'è stato un corteo che è finito sotto il consolato onorario di Israele con bandiere israeliana e Usa bruciate; a Roma qualcosa altro c'è stato. Però francamente a noi quella che è piaciuta di più, perfino delle manifestazioni a cui abbiamo partecipato, sono gli scontri di Torino, perché a Torino è vissuto l'antagonismo, lo scontro, cioè è stata fatta un'azione concreta rispetto ai piani del governo di cancellare l’opposizione, le forze più ribelli, di cancellare anche simbolicamente gli “antagonisti”, di definirli terroristi, di chiudere i centri sociali, di cercare di metterli in galera, di fare una montagna di decreti. Ma a Torino i giovani hanno cercato di riprendersi il centro sociale, i giovani e gli antagonisti - che non sono tutti giovani e questo è un merito e non certo un difetto - hanno ingaggiato una nuova battaglia con la polizia ed è stato giusto perché a Torino la battaglia con la polizia è una grande battaglia di libertà e di vera opposizione, la grande manifestazione del 31 gennaio è stato il colpo più duro, insieme al referendum sul piano elettorale, inferto a questo governo, perché sul resto purtroppo non siamo avanzati, non abbiamo ottenuto risultati, nessuno, noi compresi.
Noi abbiamo fatto il Primo Maggio anche nei giorni precedenti, perché, siccome gli operai e i lavoratori in questo paese da tempo non partecipano più alle manifestazioni del Primo Maggio se non in piccoli drappelli, è evidente che noi non possiamo che andare alle fabbriche i giorni prima per parlare con i lavoratori. Lo abbiamo fatto, e vi diciamo che chi lo fa in qualche maniera è più vicino alla realtà di alcuni di coloro che gridano nelle manifestazioni.
Questo è il nostro lavoro fatto come piccolo gruppo ma che non ragiona come un piccolo gruppo, che guarda al grande movimento degli operai e dei lavoratori, e si guadagna il pane tutti i giorni per costruire i legami con le avanguardie di questi lavoratori, per favorire crescita della coscienza, organizzazione e lotta.
E il volantino che abbiamo diffuso dice forte e chiaro, non ne abbiamo letti altri: scioperiamo, costruiamo un nuovo sciopero generale dal basso, ricominciamo, perché non è che ci sia stato un vero sciopero generale, vi è stata un'enorme manifestazione il 4 ottobre per la Palestina che è stata la migliore manifestazione degli ultimi anni, però un vero sciopero generale che paralizzi il Paese è ancora lontano, dobbiamo ancora arrivarci. Quindi il 29 maggio che è sciopero - lo abbiamo detto al Primo Maggio - facciamolo, serve a mettere una prima pietra alla marcia verso un nuovo autunno caldo e, questo sì, sarebbe il vero significato del Primo Maggio.
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