mercoledì 15 aprile 2026

pc 15 aprile - «Fuori l’industria bellica dalla ricerca». La protesta dei fisici quantistici - Protesta a Napoli

Da Il manifesto

Riarmo Contestato il ruolo di Leonardo e gli accordi Nato

Proteste ieri al congresso italiano della fisica quantistica: ricercatori e studenti hanno chiesto la demilitarizzazione dell’università e della ricerca. Napoli, la Città della Scienza, terzo congresso dell’Istituto nazionale di scienza e tecnologia quantistiche (Nqsti).

L’istituto è stato fondato nel 2022 dal ministero dell’università con l’obiettivo di raccogliere atenei e istituti di ricerca pubblici attivi nel settore quantum, assieme a Leonardo spa e Thales Aerospace (gruppo Leonardo). È stata proprio questa presenza e gli accordi firmati dalla Federico II con la Nato a scatenare la contestazione ai cancelli del congresso, ottenendo di intervenire all’apertura dei lavori: «Non solo la presenza delle più grandi aziende produttrici di armi italiane ma anche il recente accordo sono l’ennesima conferma di un’università sempre più integrata e asservita agli interessi della grande industria bellica e delle sue evoluzioni», ha dichiarato Francesco del collettivo autorganizzato universitario.

Un gruppo di spettatori dalla platea ha urlato «Fuori Leonardo da Nqsti» per poi chiedere la parola: «Siamo attivi nella comunità del quantum, vediamo un progressivo ed esponenziale aumento dei progetti di ricerca finanziati, o in collaborazione, con il settore militare. L’Nqsti gestisce una quota

rilevante, il 51%, dei fondi ministeriali destinati alla ricerca quantistica. Non è accettabile che risorse pubbliche vengano utilizzate, direttamente o indirettamente, per alimentare logiche di riarmo. Non vogliamo che le nostre ricerche siano finalizzate all’applicazione militare: vogliamo una scienza a scopo sociale, per il popolo».

Secondo i contestatori, l’obiettivo del Mur, nella creazione di Nqsti, è la costruzione di un contesto di dibattito e di ricerca di frontiera, nonché erogatore di finanziamenti, in cui la fabbrica produttrice di armi italiana ha una posizione privilegiata che, nell’atto pratico, ha come ricaduta l’indirizzamento dei temi su cui stanziare i finanziamenti: «La scienza viene raccontata come qualcosa di neutrale, quando invece casi come questi ci dimostrano che in realtà viene utilizzata come strumento di profitto per alimentare logiche guerrafondaie» riporta Floriana del movimento scientifico autorganizzato.

A gennaio si è diffuso nella comunità della scienza quantistica un manifesto, firmato da più di 350 accademici, dal titolo «Quantum scientists for disarmament» (Scienziati quantistici per il disarmo) che, oltre ad affermare una posizione ideologica e morale, chiede più trasparenza tramite la creazione di «una banca dati pubblica che elenchi tutti i progetti di ricerca condotti presso istituzioni pubbliche che ricevono finanziamenti militari o hanno finalità militari».

Le guerre, come purtroppo dimostra il genocidio in Palestina e gli attacchi mirati in Libano e Iran, si vincono non solo attraverso il dominio sul campo ma anche, e soprattutto, grazie alla capacità di sfruttare per primi le nuove scoperte scientifiche a scopo militare. Una tendenza confermata proprio dalla massiccia presenza delle aziende del settore bellico nel mondo della ricerca a riprova della sempre maggiore vocazione militare che sta caratterizzando la nostra epoca alle prese con una spaventosa crisi economica che qualcuno sta provando a superare muovendo guerre che pagano sempre e soltanto i popoli.

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