La chiusura dello stretto di Hormuz a causa dell’aggressione all’Iran scatenata da Israele e USA, continua a incidere sul traffico di petrolio e gas e a condizionare l’economia mondiale. La richiesta di Trump agli alleati Nato di inviare navi militari per proteggere i traffici nell’area fin qui non sembra essere stata raccolta, se si esclude la Corea del Sud, una timida apertura del Giappone e non specificati paesi arabi.
In questo contesto una apertura è però arrivata dal ministro della Difesa Crosetto secondo cui “come Italia saremmo molto lieti se ci fosse una missione che mette insieme tutto il mondo per garantire il passaggio dell’energia a Hormuz”.
Crosetto, che probabilmente non si è coordinato con il resto del governo, ha precisato che “Non è invece una cosa fattibile quella di mandare delle navi che potrebbero essere interpretate come navi che partecipano alla guerra e non ad un corridoio di pace. Il modo per crearlo è quello di partire magari da un’organizzazione al di sopra delle parti come le Nazioni Unite”.
In tale scenario, a livello europeo è stata evocata la possibilità di una estensione della missione navale-
militare “Aspides” in corso dal febbraio 2024 nel Mar Rosso a presidio dell’altra “strozzatura”, quella dello Stretto di Bad el Mandeb che consente l’ingresso nel Mar Rosso e poi la navigazione fino allo stretto di Suez per poi sfociare nel Mediterraneo. Questo snodo strategico è stato oggetto negli ultimi due anni degli attacchi alle navi dirette in Israele del movimento Ansarallah dello Yemen (più noti come Houthi) in solidarietà con i palestinesi di Gaza.Ma, al momento, la decisione dei Ministri degli Esteri a Bruxelles è stata negativa su un’ipotetica espansione della missione. “Se questo dovesse succedere, Aspides dovrebbe essere una missione completamente diversa” ha detto la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Lo stesso ministro degli esteri Tajani, per ora, si è detto favorevole al “rafforzamento” della missione Aspides ma ha escluso un suo coinvolgimento nello stretto di Hormuz.
Eppure secondo indiscrezioni pubblicate dall’Ansa, la Francia sarebbe al lavoro per portare sul tavolo del Consiglio europeo la proposta di allargare allo Stretto di Hormuz il raggio d’azione della missione Aspides.
L’operazione Eunavfor Aspides è stata lanciata ufficialmente nel febbraio 2024 come risposta europea agli attacchi degli houthi contro il traffico marittimo nello stretto di Bab el Mandeb, concentrandosi sulla protezione delle navi da droni, missili e imbarcazioni telecomandate. Il mandato attuale della missione è destinato a durare almeno fino a marzo 2027
L’area operativa della missione Aspides in realtà è estremamente ampia e oltre al Mar Rosso, il Golfo di Aden, il Mar Arabico, include anche il Golfo di Oman e il Golfo Persico, malgrado non esista effettivamente un mandato ufficiale che estenda l’operatività allo Stretto di Hormuz.
Se ha Hormuz transita quasi il 30% del petrolio tra Asia ed Europa, attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb passa circa il 10% del petrolio trasportato via mare a livello mondiale., garantendo la continuità della vigilanza in uno dei passaggi più strategici del commercio mondial
La missione Aspides si fonda sugli articoli 42, 43 e 44 del Trattato dell’Unione Europea, che consentono l’uso di mezzi militari per la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale nel rispetto dei principi della Carta Onu. Dall’avvio dell’operazione, secondo i dati Ue, la missione Aspides ha abbattuto una ventina di droni, distrutto due imbarcazioni telecomandate e intercettato quattro missili balistici.
Sulla carta alla missione partecipano diversi stati europei tra cui Italia, Francia, Grecia, Germania, Belgio, Svezia, Lettonia, Estonia, Finlandia e Paesi Bassi con unità navali o personale a bordo. In realtà i paesi attualmente impegnati sono Italia e Grecia.
In pratica una flotta europea, se pur limitata, sarebbe già nel quadrante critico tra Mar Rosso e Golfo Persico, e la tentazione della Ue di ritrovare protagonismo militare in un teatro di crisi è tutt’altro che remota. Visto quello che hanno già combinato sulla guerra in Ucraina, questi è meglio tenerli sotto stretta osservazione.

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