pc 15 febbraio - Repressione a Ravenna: 32 denunce per i blocchi a sostegno della Palestina e un reparto dell’ospedale perquisito e sei medici indagati per avere impedito il trasferimento di migranti nei Cpr

Il governo nega il diritto alla salute per i migranti

A Ravenna per i blocchi al Porto a sostegno del popolo palestinese del 28 novembre scorso ci sono 32 denunce, l’ultima è stata notificata oggi al coordinatore dello Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna.

Non basta la sola difesa legale, l’attacco repressivo della questura è in sintonia con il clima politico nazionale del governo Meloni, dei decreti sicurezza contro le lotte, dell'attacco repressivo al sostegno del popolo palestinese, della repressione antimmigrati, dell’attacco ai magistrati e ai giornalisti scomodi per avere indagato sul governo e i suoi ministri e onorevoli.

Ora la repressione a Ravenna ha preso di mira alcuni medici dell’Ospedale per i certificati di inidoneità per il rimpatrio dei migranti. La repressione antimmigrati da parte del governo Meloni/Salvini/Piantedosi non solo ha creato galere fuori dei confini nazionali (vedi centri in Albania), non solo ha appaltato i respingimenti a Libia, Tunisia, non solo sta accelerando le procedure per i rimpatri, non solo ha colpito le ong che si occupano di soccorsi, non solo è responsabile delle disumane condizioni dei migranti dentro i lager di Stato, i Cpr, ora a Ravenna ha colpito i medici che si sono occupati della salute dei migranti mentre questo governo li vuole trasformare in poliziotti al servizio delle sue politiche razziste.

Riportiamo alcune notizie mentre esprimiamo tutta la nostra solidarietà al personale sanitario

pc 15 febbraio – “Registi e artisti” devono “alzarsi in piedi” e denunciare il genocidio in Palestina! Arundhati Roy protesta contro Wim Wenders e diserta il Festival del cinema di Berlino

La scrittrice indiana di fama mondiale, Arundhati Roy, che nel proprio Paese viene minacciata costantemente per aver preso posizione in tante occasioni contro la deriva fascista del governo hindutva di Narendra Modi, ha rinunciato a partecipare al Festival del cinema di Berlino per le posizioni espresse dal celebre regista Wim Wenders, presidente della giuria della Berlinale 2026, sul genocidio in corso a Gaza, dicendo che i registi dovrebbero "stare fuori dalla politica".

Ecco la dichiarazione della scrittrice:

«Questa mattina, come milioni di persone in tutto il mondo ho ascoltato le dichiarazioni inaccettabili dei membri della giuria del Festival del cinema di Berlino quando è stato chiesto loro di commentare il genocidio a Gaza. Sentirli dire che l’arte non dovrebbe essere politica è sbalorditivo. È un modo per chiudere ogni discussione su un crimine contro l’umanità che si sta consumando sotto i nostri occhi in tempo reale, mentre artisti, scrittori e registi dovrebbero fare tutto il possibile per fermarlo. Lo dico chiaramente: ciò che è successo a Gaza, e che continua a succedere, è il genocidio del popolo palestinese da parte dello Stato di Israele sostenuto e finanziato dai governi degli Stati Uniti e della Germania, così come da diversi altri paesi europei, che si rendono complici del crimine. Se i più grandi registi e artisti del nostro tempo non sono in grado di alzarsi in piedi e dirlo, sappiano che la storia li giudicherà. Sono scioccata e disgustata. Con profondo rammarico, devo dire che non parteciperò alla Berlinale». Sono le parole di Arundhati Roy, rese pubbliche ieri in un lungo comunicato. (tratto da il manifesto) 

pc 15 febbraio - DDL BONGIORNO: MOBILITAZIONI TERRITORIALI OGGI IN TANTE CITTA' - Taranto un esempio di ingiustizia e doppia violenza sulle donne - Dal blog femminismorivoluzionario

Violenza sessuale: devi urlare NO altrimenti è sempre SI

L'emendamento apportato dalla Bongiorno della Lega per eliminare dal testo la parola “consenso” all’atto sessuale e configurare il reato solo quando vi sia un dissenso manifestato chiaro e forte, rappresenta una violazione gravissima dei diritti delle donne e soprattutto alimenta la cultura dello stupro e della sopraffazione nei confronti della donna e vuole scoraggiare le denunce.

Non è accettabile sostituire il principio del consenso libero, esplicito e revocabile con l’obbligo di esprimere un dissenso, per di più destinato a essere valutato “in base al contesto”.

Questo significa alimentare la cultura dello stupro e costruire un immaginario colpevolizzante, che scoraggia le richieste di aiuto e rafforza una domanda già tristemente nota: “perché non hai detto