Dopo un processo protrattosi per quasi un anno, il 16 gennaio è stata emessa la sentenza di condanna per il partigiano palestinese Anan Yaeesh: 5 anni e 6 mesi, assolti Ali Irar e Mansour Dogmosh per non aver commesso il fatto.

Ma quale fatto? Lo ha ammesso lo stesso Anan, più volte nel corso di questo processo farsa: “Sono nato in Palestina e questa non è stata una mia scelta. Resistere, invece, è stata la scelta migliore della mia vita”.

È questa scelta che la giustizia italiana vuole punire. L’equiparazione della resistenza al terrorismo, con questa sentenza, parla chiaro: chiunque dissenta e lotti contro un sistema di oppressione e morte è terrorista. Oggi tocca ai palestinesi e ai solidali con la Palestina, domani toccherà a tutti.

La recente criminalizzazione del movimento sceso in piazza contro guerra e genocidio sta a dimostrarlo, e l’imminente approvazione dell’ennesimo pacchetto sicurezza, così come del DDL che equipara anti-sionismo e anti-semitismo mostrano chiaramente che si va verso una dittatura aperta e che