Una serie di partiti e organizzazioni comuniste a livello internazionale hanno “scoperto” il movimento dei giovani in Francia, in Italia, in Europa e in altri paesi, come l’India, e vogliono capirne di più per un orientamento di lettura anche nelle loro realtà rispetto a questo movimento.
Quindi, questo movimento sta già cambiando alcune prospettive anche di forze che non dovrebbero poi tanto sorprendersi. Il problema è che a volte si è abbandonata un'analisi reale, concreta della realtà, un'analisi orientata dal marxismo, dagli strumenti della scienza del proletariato che permettono di cogliere le novità, di capire le dinamiche.
Ma è questa la funzione nostra, dei comunisti, cioè capire in un certo senso un attimo prima le avvisaglie delle rivolte per essere là dove esplodono, al momento giusto, stando “nel fuoco alla lotta di classe in stretto legame con le masse”.
Questa parola d’ordine noi la stiamo portando anche a livello internazionale; essa dice anche come i comunisti devono unirsi, come devono rapportarsi alla realtà della lotta di classe, delle masse.
I movimenti che stanno esplodendo sono per i comunisti un'opportunità. E noi possiamo stare bene in questa opportunità. E questo si è visto anche nelle cose, pur piccole però significative, che abbiamo fatto, soprattutto il 24, il 30. Per esempio, i comizi volanti sono stati una maniera giusta per esserci, intervenire, per portare un contributo ed essere riconosciuti, non come un corpo estraneo, non come un gruppetto che va nel movimento – perché agire con una logica gruppettara, anche se sei un sindacato di base è quantomeno stupido. Tu devi stare, poi se sei in grado di dire la parola giusta, allora dai un contributo (vedi in fondo altra considerazione*).
Altra questione. Oggi non è ancora il tempo che gli studenti vadano dagli operai, ma sono gli operai più coscienti, gli operai avanzati che devono andare dagli studenti e devono appoggiarli, opporsi alla
polizia, alla repressione, dare voce ai giovani nei loro posti di lavoro.Oggi, quindi, è il tempo che siano gli operai e i lavoratori che vanno, poi, come è successo nel ‘68, ci sarà il tempo in cui gli studenti vanno alle fabbriche. Ma oggi se vanno alle fabbriche, per esempio, se vanno alla Stellantis, non sanno neanche se li trovano gli operai, perché un giorno sì, un giorno no, li mandano a casa; ma soprattutto non sono ancora in lotta.
E la lotta è fondamentale. Noi l'abbiamo vista a Taranto all’ex Ilva. In una situazione che sembra di “calma piatta”, la lotta ha cambiato la realtà. Migliaia di operai hanno fatto cinque giorni di blocco delle vie statali più importanti, hanno bloccato l'uscita dei camion dell'Eni, mettendo in ginocchio i distributori di carburante e tutte le attività che avevano bisogno del carburante... e le cose cambiavano. Da un giorno all'altro, noi che parliamo con gli operai quando non lottano, sentire poi gli stessi operai durante i blocchi era tutt’altra cosa. Ma è durato poco.
In generale, purtroppo, per tutte le ragioni che in parte sappiamo, gli operai soprattutto quelli delle grandi fabbriche non sono in lotta, e il clima è pesante tra gli operai.
Il problema è che la massa dei proletari nei posti di lavoro si deve “scuotere” per poter incontrarsi con il movimento degli studenti, altrimenti può diventare controproducente che gli studenti vadano dai lavoratori, e i lavoratori hanno un atteggiamento sbagliato che alimenta una certa sfiducia e non incoraggia ad andare avanti.
Il problema dei lavoratori è un problema nostro. Noi dobbiamo portare alle fabbriche la grandezza di queste manifestazioni che bisogna continuare, perché hanno affrontato giustamente la questione del carovita; queste giornate hanno mobilitato tantissimi studenti, gioventù proletaria. Ora tocca a noi.
Gli studenti nel 69/70, nell’autunno caldo, andavano alle fabbriche, ma esse erano in sciopero, occupate, e andavano a imparare.
Ora, invece, è tempo che gli operai avanzati sostengano il movimento degli studenti, dei giovani proletari, dei giovani di seconda, terza generazione immigrati e andando anche imparino dai giovani, da come stanno facendo le lotte.
Altra questione, la Formazione marxista. Nei giorni dei blocchi operai Ilva a Taranto l’abbiamo fatta; poteva sembrare come “un cavolo a merenda”, ma non era così. In questa Formazione si parlava della giornata lavorativa, della riduzione dell'orario di lavoro, una risposta contro la soluzione di mandare a casa migliaia di operai. Quindi parlare della giornata lavorativa era impossessarci delle armi marxiste per stare e dare un contributo alla lotta.
Marx dice che non dobbiamo fare un altro movimento, noi dobbiamo stare nel movimento che c’è e dare la parola giusta al momento giusto, non ci dobbiamo inventare o fare un nostro movimento. Ecco, la Formazione marxista è l'arma che ci serve per stare in questo movimento.
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Questo atteggiamento è stato anche del movimento Palestina: fare uno spezzone che comunque non interloquiva, non stava a sentire la voce di questi giovani, che comunque la bandiera della Palestina ce l'avevano.
E' un atteggiamento controproducente; voler intervenire in questo modo è andare controcorrente rispetto a questo movimento dei giovani.
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