Massima solidarietà ai compagni e alle compagne di Lecco e Bergamo
Il 5 ottobre le realtà di lotta di Lecco, che avevano convocato una piazza per il 7 ottobre 2026 con la parola d'ordine della mobilitazione nazionale "La fine del genocidio è la fine del sionismo", hanno ricevuto dalla questora Stefania Marrazzo un provvedimento che nega la manifestazione in ogni sua forma. Una decisione dichiaratamente politica, motivata dalla questura con il timore che l'"attuale contesto politico internazionale" possa "provocare reazioni provenienti da posizioni ideologicamente contrapposte", elevando "l'indice di criticità per l'ordine e la sicurezza pubblica".
Non si tratta di un caso isolato, perché anche a Bergamo il questore Vincenzo Nicolì ha prescritto e vietato la manifestazione, adducendo le stesse identiche motivazioni. Due questure che parlano con una sola voce per impedire la piazza per la Palestina.
A pagare il prezzo della tensione non è chi la provoca ma chi manifesta, e si vieta la piazza a chi si schiera contro il genocidio invece di garantire il diritto di parola e di manifestazione, lasciando di fatto campo libero ai sostenitori del sionismo. Ancora una volta la "sicurezza pubblica" diventa il pretesto per reprimere il dissenso e silenziare la solidarietà con il popolo palestinese.
Non ci stupiamo, ma non ci pieghiamo. Esprimiamo la nostra totale solidarietà e vicinanza ai compagni e alle compagne di Lecco e di Bergamo, perché siamo con voi oggi e nelle piazze che verranno. Nessun divieto potrà fermare chi sta dalla parte giusta della storia.
La Resistenza del popolo palestinese ha piena legittimità di esprimersi con le modalità che la avvicinano alla liberazione, e la fine del genocidio e dell'occupazione arriverà solo con la fine del sionismo e dell'entità coloniale che l'ha prodotto.
LA SOLIDARIETÀ NON SI ARRESTA
VIVA LA RESISTENZA PALESTINESE
Non si tratta di un caso isolato, perché anche a Bergamo il questore Vincenzo Nicolì ha prescritto e vietato la manifestazione, adducendo le stesse identiche motivazioni. Due questure che parlano con una sola voce per impedire la piazza per la Palestina.
A pagare il prezzo della tensione non è chi la provoca ma chi manifesta, e si vieta la piazza a chi si schiera contro il genocidio invece di garantire il diritto di parola e di manifestazione, lasciando di fatto campo libero ai sostenitori del sionismo. Ancora una volta la "sicurezza pubblica" diventa il pretesto per reprimere il dissenso e silenziare la solidarietà con il popolo palestinese.
Non ci stupiamo, ma non ci pieghiamo. Esprimiamo la nostra totale solidarietà e vicinanza ai compagni e alle compagne di Lecco e di Bergamo, perché siamo con voi oggi e nelle piazze che verranno. Nessun divieto potrà fermare chi sta dalla parte giusta della storia.
La Resistenza del popolo palestinese ha piena legittimità di esprimersi con le modalità che la avvicinano alla liberazione, e la fine del genocidio e dell'occupazione arriverà solo con la fine del sionismo e dell'entità coloniale che l'ha prodotto.
LA SOLIDARIETÀ NON SI ARRESTA
VIVA LA RESISTENZA PALESTINESE
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