Vista la situazione interveniamo per denunciare ad alta voce quello che sta accadendo e la loro reazione è di circondarci e chiedere documenti con relativa minaccia di essere portati in questura.
Nel frattempo la situazione ha concentrato l’attenzione della stampa presente e via via delle persone che passavano per la via, con alcune che sono intervenute, giovani e meno giovani, contro l’operato della polizia e a sostegno della nostra denuncia come si vede nei vari video.
Quindi ribaltando la minaccia ‘documenti’ con la denuncia dei rastrellamenti e dei metodi intimidatori della polizia per costruire il giovane/manifestante/ribelle/criminale, foto al muro con il
passamontagna e intercalato dalla denuncia della situazione più generale, ha messo in difficoltà la polizia che non si aspettava che qualcuno si mettesse in mezzo, visto che hanno cercato di spiegare e giustificare il loro operato fornendo una loro ricostruzione ai media.Questo dimostra ancora una volta che non possiamo stare in silenzio perché quello che sta succedendo non può diventare normalità e inoltre ci spiega che se si risponde in maniera determinata e adeguata, mettendo al centro le ragioni collettive che legittimano la protesta si ottiene la reazione e il sostegno della maggioranza del popolo, che siamo moralmente superiori e che loro non sono imbattibili.
Intanto si andava formando quello che poi diventerà un grosso corteo, con la determinazione di chi è andato in piazza e via via con il passaparola ha ingrossato il concentramento sfidando e reagendo alla militarizzazione delle vie milanesi, ai rastrellamenti, ai fermi preventivi.
Un primo concentramento di almeno un migliaio di manifestanti, è stato bloccato a Lanza da uno schieramento misto di carabinieri polizia guardia di finanza, che ne impediva l’avanzata verso il centro.
Dopo un lungo fronteggiamento la manifestazione ha cambiato direzione ed ha allargato il giro sfilando verso piazza Repubblica, Bastioni di Porta Venezia…, per finire al Politecnico. Un corteo composto in prevalenza da giovani, nessuna realtà ‘di movimento’, in prevalenza slogan antifascisti, contro Meloni, Meloni/Vannacci, Salvini/Lega, la polizia, il carovita, le condizioni della scuola, per la Palestina visibile anche con le bandiere.
Nel corteo anche bandiere tricolori con scritta siamo antifascisti.
Anche questa volta molti cartelli artigianali diretti e creativi, per fissare la decisione e le parole d’ordine di una mobilitazione ribelle.
Due striscioni della Lega verticali appesi ai lampioni, con un po di sforzo ma sostenuto dalla gran parte del corteo fermo sotto fino ad operazione terminata, sono stati strappati dai pali e bruciati.
Un corteo lungo, compatto, inevitabilmente con al suo interno contraddizioni, posizioni e intenzioni differenti, come diversi elementi ma che agivano con evidenza in gruppo per orientare, anche con lo slogan ‘Italia unita contro il carovita’ il senso della manifestazione e distaccarla da quelle del 17/18 ottobre da cui era partita. Diversi interventi fatti gridando ai giovani vicini che quello slogan non ci rappresenta, noi non siamo l’Italia, quella del governo, dei padroni, dell’idea fascista di nazione, ma la gioventù ribelle studentesca e proletaria, dei lavoratori, la parte che nella lotta allo sfruttamento si rivolta e si unisce… hanno provocato, consenso, applausi, questo ripetuto diverse volte, fino alla fine in piazza e dentro l’assemblea finale, ma sempre con forti reazioni di consenso.
Un’ assemblea finale, che si è formata spontaneamente sotto la scalinata del Politecnico, attenta, che ha seguito gli interventi pur fatti con scarsi mezzi, ma sempre reattiva, riprendendo gli slogan in massa di un’attivista per la Palestina, di solidarietà con la Resistenza, contro Meloni governo complice del genocidio, per la libertà dei prigionieri politici; sostenendo gli interventi, dei giovani, i nostri, che per un’ora almeno si sono alterati, rivendicando la volontà di continuare a lottare, con le testimonianze sulla repressione subita, la crudeltà per essere stati feriti e isolati senza assistenza medica; la repressione, i rastrellamenti, fermi preventivi ‘fascismo, guerra, stato di polizia, tutti assieme vi spazzeremo via’; che hanno portato le ragioni della ribellione studentesca e proletaria in quella piazza, la piazza giusta a differenza di chi sabato 24 non c’è venuto ed ha voltato così le spalle alla rivolta, di sabato e domenica 17/18;
Un’assemblea che ha zittito chi ha provato a dire: prima dobbiamo guardare agli interessi degli italiani, coperto da ‘siamo tutti maranza’.
E’ stato denunciato l’arresto di Youssef, una nuova montatura per criminalizzare chi lotta, ed ancora in massa la risposta è stata Youssef libero, liberi tutti;
contro il governo ‘ro-ve-scia-mo Meloni, governo dei padroni’, governo dei mostri Nordio/Crosetto/Valditara/Salvini/Meloni, del carcere repressione, guerra, carovita e condizioni di vita sempre più misere e di una scuola militarizzata per piegare i giovani al servizio di questa prospettiva di sfruttamento e barbarie.
























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