martedì 13 ottobre 2026

pc 13 ottobre - INDIA: 50MILA in corteo nella capitale militarizzata, New Delhi, e migliaia in tante altre città contro il governo fascista Modi

Un manifestante durante la marcia a New Delhi – foto Ap/Manish Swarup

Proteste contro il governo Modi: a New Delhi 50mila persone in corteo

La marcia La capitale indiana militarizzata per il terzo giorno consecutivo. Un fronte unito a difesa della Costituzione, con l’obiettivo di far cadere il governo

Lunedì 12 ottobre, per il terzo giorno consecutivo, il centro di New Delhi ha visto sfilare decine di migliaia di persone che si oppongono al governo presieduto da Narendra Modi. E per il terzo giorno consecutivo, in una nuova normalità che sconcerta l’opinione pubblica nazionale, il centro di New Delhi è stato sottoposto a una militarizzazione inedita per la capitale della più grande democrazia del mondo, fatta di chiusure della metropolitana, sospensione di internet, transenne, barricate e posti di blocco.

QUESTA VOLTA le decine di migliaia di agenti in divisa hanno avuto «solo» il compito di incutere terrore al corteo unitario dei deputati e delle deputate delle opposizioni diretto verso la sede della Corte suprema, il più alto tribunale della repubblica federale indiana. A guidare la marcia, Rahul Gandhi e Priyanka Vadra Gandhi, fratello e sorella, i leader più in vista dell’Indian national congress (Inc). Al loro fianco, tra oltre 300 parlamentari, hanno sfilato gli alti rappresentanti di tutti i partiti della coalizione di opposizione INDIA e, significativamente, anche Neha Bora, la nemmeno trentenne leader della All India students’ association (Aisa), tra le sigle universitarie di sinistra più note e capillari del panorama nazionale.

Arrivati in serata davanti alla Corte suprema, Rahul Gandhi ha depositato una petizione di richiesta di dimissioni di Gyanesh Kumar, il capo della Election commission accusato di brogli elettorali a favore

della maggioranza di destra hindu al governo ininterrottamente dal 2014.

Per tutto il giorno gli agenti hanno preso di mira le persone comuni che hanno ingrossato le fila del corteo, malmenando e arrestando a casaccio i cittadini e le cittadine senza un cognome o una carica istituzionale tale da destare scalpore. Complessivamente, secondo l’Inc, ieri a New Delhi hanno sfilato 50mila persone, a cui è necessario aggiungere le decine di migliaia di manifestanti che dal 10 ottobre nelle principali metropoli indiane hanno dato vita a una protesta collettiva diffusa ed eterogenea che ormai trascende le malefatte burocratiche della Election commission, a partire dai 130 milioni di nominativi esclusi dai registri elettorali. Il dissenso punta alto, punta direttamente a Narendra Modi.

È INDUBBIO che il movimento della Gen Z apartitica degli «scarafaggi» sia il propulsore principale di questa stagione di proteste anti-governative. Ma l’elemento politicamente più significativo lo ha colto ieri Rahul Gandhi, quando a chi gli chiedeva conto della moltitudine di manifestazioni apparentemente slegate tra loro, ha risposto che le proteste sono «parte di un unico movimento, non ci sono proteste parallele. Non ci interessa chi tu sia…se stai proteggendo la Costituzione come noi, noi siamo con te, ti sosterremo».

Domenica 11 ottobre, dopo 24 ore di detenzione (per la polizia di Delhi, «arresto preventivo»), oltre ai giornalisti e allo youtuber Dhruv Rathee, anche il fondatore del Cockroach janata party (Cjp) Abhijeet Dipke e i due portavoce Ashutosh Ranka e Gaurav Das sono stati liberati su cauzione. Le autorità dicono che potranno stare fuori dal carcere a patto che per un anno non «disturbino la quiete pubblica», ma i tre hanno negato di aver firmato alcun accordo di sorta. E ieri hanno rilanciato, chiedendo ufficialmente alla polizia di New Delhi di fissare una data per una nuova protesta pacifica. Se entro stasera le autorità non risponderanno, gli «scarafaggi» faranno da soli, chiamando a raccolta i propri sostenitori.

L’OBIETTIVO PRIMARIO rimangono le dimissioni di Kumar, ma di ora in ora le dichiarazioni dei protagonisti e delle protagoniste di questo movimento diffuso lasciano intendere che mettere fuori gioco il capo della commissione elettorale sia un risultato propedeutico al raggiungimento del vero traguardo condiviso da partiti di opposizione, collettivi studenteschi e gli «scarafaggi»: si scrive «difendere la Costituzione», si legge «far cadere il governo della destra hindu».

Se la Gen Z esplicita l’obiettivo finale oscillando tra sfottò, meme e slogan sempre più evocativi (se ne contano diversi del tenore di «chi segue le orme di Hitler, farà la fine di Hitler»), è Rahul Gandhi a essersi sobbarcato in questa fase il compito di tenere insieme la rabbia della piazza con la salvaguardia delle istituzioni. Marciando tra le strade di Delhi ma, contestualmente, appellandosi alla Corte suprema perché intervenga contro Kumar a «difesa della Costituzione», vanzando accuse gravi e circostanziate dai banchi del parlamento e andando a colloquio con la presidente della repubblica Droupadi Murmu per fare il punto della situazione.

IL TUTTO, PUNZECCHIANDO Modi nel tentativo di farlo uscire dal silenzio totale di questi giorni. «Ci sono duecento funzionari del governo in contatto con noi che ci stanno passando informazioni» ha detto ieri Gandhi. Per poi ribadire l’invito a Kumar a consegnarsi e diventare collaboratore di giustizia. Per fare i nomi e i cognomi dei mandanti dei brogli di cui è accusato.

dal quotidiano il manifesto di oggi

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