L’abbiamo scritto nel dossier che abbiamo prodotto nel mese
di giugno scorso, in occasione della firma del Partneriato strategico siglato
dal duo Melodi, e cioè la fascista Meloni e il fascista indù Modi: “L’India
‘esporta’ forza lavoro in quantità industriale, per fare una battuta: 9 milioni
nel Golfo Persico…”, 9 mila infermieri arriveranno in Italia, ecc..
Ma per il quotidiano dei padroni italiani, Il Sole 24 Ore,
non è una battuta, perché in un articolo di ieri (Così la manodopera indiana
conquista la leadership globale) scrive proprio nei termini di “esportazione
di manodopera” a proposito dell’India: “C’è chi esporta petrolio. C’è chi
esporta tecnologia. E c’è chi esporta manodopera qualificata.”
L’articolo, che non fa un’analisi corretta dell’attuale posizione
economica dell’India nel mondo, si sofferma sul problema del calo demografico e
quanto l’India si stia “specializzando nel fornire capitale umano a Paesi
avviati su una traiettoria demografica opposta alla propria”. Insomma, secondo “le
previsioni dell’International Labour Organization (Ilo) e del Boston Consulting
Group (BCG), il fenomeno del pensionamento dei baby boomer e della loro
solo parziale sostituzione da parte delle coorti successive sta creando le condizioni
perché nei Paesi ad alto reddito [e cioè nei paesi imperialisti, ndr] si vada
creando un vuoto che potrà essere colmato solo in parte mediante i
processi di automazione e l’adozione dei sistemi di intelligenza artificiale.”
Addirittura “Il gap tra domanda e offerta potrebbe arrivare a 50 milioni di posizioni entro il 2030 per poi triplicare nel decennio successivo interessando non solo i cosiddetti ‘lavori che nessuno vuole più fare’, ma per quasi un terzo anche quelli svolti dai cosiddetti colletti bianchi … nei Paesi ricchi, specie
in quelli che non si sono arresi alla decrescita portata dall’inverno demografico, non c’è solo bisogno di infermiere dal Kerala, ma anche di ingegneri dal Telangana.”Già adesso l’India, secondo questo articolo, “si è
confermata il principale esportatore netto di talenti al mondo, con circa
357mila professionisti qualificati in uscita contro 132mila in entrata.”
E per rafforzare questa tendenza il fascista indù Modi “sta
cercando da tempo di stringere accordi a livello internazionale per far ‘sposare’ gli squilibri demografici
dei Paesi sviluppati con i propri, anche a costo di incentivare quel brain
drain che ha portato ai vertici alcune delle principali banche e società
tecnologiche globali talenti in fuga dall’India.”
Per meglio dare corso a questa svendita “lo scorso luglio il
ministero degli Esteri indiano ha organizzato il primo Human Resource Mobility Forum
e ha siglato dei Migration and Mobility Partnership Agreement con 26 Paesi.” E qui
entra in ballo anche l’Unione Europea che nell’accordo di libero scambio
firmato il 27 gennaio scorso ha elaborato una “cornice normativa per regolare,
oltre a quello delle merci, anche il
movimento delle persone.”
E siccome “Secondo le stime della Global Access to Talent
from India Foundation, un think tank, entro
il 2030 l’India potrebbe più che raddoppiare il suo export di capitale umano da
700mila a 1,5 milioni di persone”, i paesi imperialisti, a cominciare da
quelli raccolti nell’Unione Europea accentueranno
la repressione contro gli immigrati che non siano già “formati” come quelli
che esporta l’India!
Con queste operazioni il governo fascista indiano pensa di
prendere due piccioni con una fava, visto che non solo “gli indiani che vivono all’estero
inviano a casa rimesse di denaro per 125
miliardi di dollari, circa il 3% del Pil”, ma riduce di fatto, anche se di
poco, i poveri del Paese, dato che “si stima che nei Paesi a basso reddito un aumento del 10% della popolazione emigrata
si traduca in un calo del 2,1% di coloro che vivono con meno di un dollaro al
giorno.”
Mentre rimandiamo alla lettura del dossier non solo per
analizzare questo fenomeno ma anche per avere un quadro generale dell’Accordo, questo
articolo conferma quanto da questo punto di vista l’India, che è il pase con “una delle popolazioni più giovani del
pianeta” si propone come serbatoio
di forza lavoro per tutti i paesi imperialisti, continuando a privatizzare
e a svendere quindi non solo le risorse di ogni tipo alle multinazionali
straniere e interne, ma anche a svendere direttamente il proprio popolo.

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