lunedì 7 settembre 2026

La stagione del mitra. Mafia al Sud, è di nuovo emergenza

 Riceviamo e pubblichiamo

La stagione del mitra. Mafia al Sud, è di nuovo emergenza

Il pizzo a Palermo, le sparatorie in centro a Bari, la violenza in Calabria e a Napoli. Le armi pesanti hanno segnato la primavera e l’estate al Sud. Esibite in strada, usate per le estorsioni, innalzate durante le corse clandestine dei cavalli. È una nuova emergenza o il ritorno visibile di un fenomeno mai scomparso? E, soprattutto, come parlare di restanza se alla crisi si aggiunge la violenza mafiosa?

Mafia al Sud

Quattrocento euro per appiccare il fuoco. Al complice ne bastano cento. Duecento, invece, per rubare l’automobile da usare nell’attentato. È il tariffario ricostruito dalle intercettazioni dell’ultima inchiesta della DDA di Palermo: undici presunti mafiosi ed estorsori fermati, due uomini pagati per incendiare il deposito di auto usate della “Sicily by Car” a Villagrazia di Carini.

Prima gli spari contro un ingresso, poi tre incendi in ottanta giorni.  È l’estate del 2026. Nell’ultimo, hanno carbonizzato nove automobili e due furgoni. Il fondatore dell’azienda, Tommaso Dragotto, 88 anni, è adesso sotto scorta. «Non mi sono mai piegato e non inizierò adesso».

Il nuovo pizzo attacca grandi aziende e zone turistiche palermitane

A Sferracavallo, borgata di ristoranti affacciati sul mare palermitano, la paura coincide con il suono del kalashnikov. Nella notte tra il 9 e il 10 aprile un commando ha esploso circa trenta colpi contro un’autorimessa, perforando vetrate e automobili. Il 25 aprile una nuova raffica ha investito il ristorante “Il Brigantino”. Pochi giorni dopo, tre bottiglie con liquido infiammabile sono state lasciate davanti a una pizzeria e a una pasticceria della borgata e a un locale del vicino quartiere “Tommaso Natale”. Nessun ferito, ma un messaggio leggibile da tutti. Gli investigatori lavorano sull’ipotesi di una strategia

intimidatoria legata al racket, mentre commercianti e residenti temono il ritorno al passato.

Commercianti e residenti temono il ritorno al passato

Sferracavallo sta raccolta attorno al piccolo porto, compressa fra Capo Gallo, il mare e l’espansione urbana di Palermo. Barcarello porta verso il tratto naturalistico e balneare. Attorno allo Scalo e alla piazza domina invece la faccia più urbana e commerciale. Il Comune continua a presentarla come borgata di pescatori. Il centro ormai sono i ristoranti, apprezzati sia dai palermitani che dai turisti, che ogni sera sfornano caponate di spada e spaghetti al nero di seppia.

Il pizzo non comincia necessariamente con una busta o una somma. Prima viene la pedagogia della paura: una serranda bucata, un mezzo incendiato, la notte illuminata dalle fiamme. Il messaggio deve essere visto da tutti. Poi arriva la “messa a posto” del negoziante. Che può essere una cifra da pagare, oppure una fonitura di frutti di mare degli “amici” o ancora un servizio di vigilanza.

Terra bruciata. Paura in Calabria

A Rosarno, quel mattino l’odore della terra bruciata impregnava l’aria. Un operaio della Tenuta Badia ha visto il fumo ancora sollevarsi dai filari: il fuoco aveva attraversato le coltivazioni di kiwi e gli ulivi della famiglia di Patrizia Rodi Morabito. Rientrata in Calabria nel 2012 per occuparsi dell’azienda agricola, aveva scelto di tornare, non di fuggire; di investire sui terreni di famiglia, non di venderli.

Da allora ha subito ripetuti danneggiamenti. Nel gennaio scorso erano spariti diversi quintali di arance. Il 7 luglio sono arrivati gli incendi. La Procura di Palmi sta ancora ricostruendo dinamica e movente: la matrice mafiosa, dunque, non è giudiziariamente accertata. «È una ferita aperta, ma andiamo avanti», ha detto l’imprenditrice davanti alle piante annerite. All’inizio di agosto, un nuovo incendio.

Aveva scelto di tornare. Ma è bersagliata dagli attentati

Nel Vibonese si vive misurando distanze brevissime: il paese, la zona industriale, Vibo, la costa. San Gregorio d’Ippona ha poco più di duemila abitanti, case raccolte sulle pendici del monte Poro, famiglie divise tra chi è rimasto e chi torna per le feste estive. Si lavora nei ristoranti, nelle piccole imprese, nei cantieri; ci si riconosce dall’automobile parcheggiata sotto casa. Per questo dieci proiettili sparati contro l’auto di un cameriere di 38 anni non colpiscono soltanto una carrozzeria: entrano nelle cucine, nei bar, nelle conversazioni dette a mezza voce.

Era l’8 maggio, poche ore dopo una fiaccolata contro la ’ndrangheta. Due notti prima, sempre a San Gregorio, era stata bersagliata l’auto di un piccolo esercente. Alla fine di aprile un uomo con un fucile calibro 12 aveva sparato contro cinque aziende tra Vibo e Jonadi, nonostante le telecamere. Gli investigatori non considerano necessariamente collegati tutti gli episodi: accanto alla pista mafiosa valutano emulazione e vicende personali. È proprio questa incertezza a rendere la paura più invasiva. Non si sa chi comanda, chi imita, chi regola un conto privato usando il linguaggio pubblico delle cosche.

Uno sguardo. La violenza in Puglia

A Bari una guerra tra i clan Capriati e Strisciuglio sarebbe nata, secondo gli inquirenti, anche da una lite in un locale e da uno sguardo rivolto a una ragazza. Il 19 aprile Filippo Scavo è stato ucciso in una discoteca di Bisceglie; pochi giorni dopo, in un ristorante ritenuto vicino alla fazione rivale, i proiettili hanno ammazzato il cameriere Angelo Pizzi, 62 anni. Non era il bersaglio. A Bari Vecchia, durante un altro presunto agguato, è rimasta ferita persino un’anziana di 85 anni che si trovava in casa.

La violenza non risparmia le zone turistiche

Nelle carte dell’inchiesta le nuove leve sono descritte come incapaci di resistere all’ostentazione della propria potenza, soprattutto nei luoghi della movida. La mafia barese non si nasconde più ai margini della città turistica.

A Foggia, il 15 gennaio, Alessandro Moretti, detto “Sassolino”, 34 anni e nipote del boss Rocco Moretti, viaggiava in scooter in via Sant’Antonio quando è stato raggiunto da otto proiettili. Gli investigatori hanno temuto che quell’omicidio potesse riaccendere la faida per il controllo dei traffici. Ma la Società foggiana non è soltanto sangue tra affiliati. È estorsione, controllo dell’economia, capacità di penetrare nella vita ordinaria.

Fucile d’assalto. Il kalashnikov nelle strade di Napoli 

A Napoli, il 29 giugno, una rissa è esplosa a piazzetta Montesanto, tra stazione, bancarelle e passanti. Nei video si vede un uomo che spara in aria con una pistola; un altro,  cammina impugnando un kalashnikov. Il fucile d’assalto, con doppio caricatore rifornito, viene poi nascosto sotto un’automobile. La DDA coordina l’indagine. Il procuratore generale Aldo Policastro aveva già avvertito che stese, ferimenti e omicidi tra giovanissimi non erano mai stati così frequenti: nel 2025 la Procura minorile ha aperto 468 procedimenti per armi e 40 per associazione camorristica.

Corse clandestine, armi e cavalli a Catania 

Infine Catania. Nelle campagne di Palagonia due puledri corrono sull’asfalto trascinando i calessi. Intorno, decine di scooter formano un corteo, i telefoni riprendono, qualcuno spara con le pistole, qualcuno solleva un kalashnikov. Il filmato finisce sui social e permette alla polizia di individuare uno dei cavalli. A giugno l’operazione “Zoccolo duro” entra in diciannove stalle abusive della città: ventitré cavalli e farmaci dopanti sequestrati, sette persone denunciate, animali malnutriti chiusi in locali angusti e senza aria.

Restanza: vivere e investire nei territori delle mafie

Mentre il Sud si sta spopolando, c’è chi dice che bisogna resistere. Non andare via, tornare. Nel bilancio della “restanza” entrano la scarsità di lavoro, i servizi diradati, gli ospedali che chiudono e le classi scolastiche che si accorpano. Nessuno, al momento, ha aggiunto una mafia che riappare ovunque, arrogante e violenta come negli anni ’80.

Roma e i centri del potere non se ne sono ancora accorti. Troppo impegnati a fabbricare finte emergenze a base di xenofobia, a raccontare la favola di un paese onesto e tranquillo rovinato dalle invasioni al confine.

Nel frattempo qualcosa di mostruoso sta nascendo dentro i nostri territori. Il crepitio di un incendio, dieci colpi contro un’auto, il rumore degli zoccoli sull’asfalto e un fucile che si alza verso il cielo. E non è un problema confinato al Meridione. Come già in passato, è solo questione di tempo. Prima o poi riguarderà tutti.

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