Provate, solo per un attimo, a immaginare una terra che conoscete da prima di possederla, una terra inscritta nel vostro DNA. Avete imparato da vostro padre in quale punto l’acqua ristagna dopo le scarse piogge, quando una potatura aiuta la pianta e quando la condanna, conoscete i ritmi del clima e dalla stagione in una terra desertica, ma prospera. Sotto quella terra riposano le radici innestate da persone morte molti anni fa, mentre sopra, il lavoro dei vivi, il vostro lavoro, continua una conoscenza che non troverete scritta da nessuna parte, men che mai in un catasto.
Il sapere dell’agricoltore, quella conoscenza pratica e situata che James C. Scott chiamava mētis, una parola che racchiude una scienza appresa osservando le stagioni, correggendo gli errori e ricevendo dai vecchi qualcosa di insostituibile: decenni di esperienza.
Adesso immaginate che un gruppo di uomini arrivi nella vostra azienda agricola. Sono armati di bastoni e portano un cane. Vi colpiscono, lasciano che vi morda, rompono la vostra gamba e il braccio di vostra moglie. In Italia per molto meno metà popolazione ha invocato la pena di morte schierandosi con in gioielliere assassino. Ecco, in Cisgiordania al termine dell’aggressione siete voi a finire in ospedale, e i coloni ladri e aggressori potranno tornare sulla collina dalla quale sono venuti, sapendo che la violenza privata possiede alle proprie spalle un’intera potenza pubblica.
È accaduto stamattina, 1° agosto 2026 a Issam Mahmoud Radwan e a sua moglie Naheel Youssef, nella loro azienda agricola nell’area di ʿAyn al‑Zarqa, presso Beitillu, a nord-ovest di Ramallah.
Le prime fotografie mostrano Issam disteso su un lettino, una gamba interamente fasciata. Naheel ha il braccio immobilizzato e il volto contratto dal dolore. Il presidente del consiglio di villaggio, Nasr
Radwan, ha fornito ad «Al‑Araby al‑Jadeed» una ricostruzione ancora più precisa: i coloni avrebbero usato bastoni e condotto con sé un cane che ha morso entrambi. Issam avrebbe riportato rotture ossee a una gamba; Naheel a una mano, oltre alle contusioni sul resto del corpo. WAFA, Al‑Araby al‑JadeedLe fotografie attestano le conseguenze mediche; da sole, evidentemente, possono documentare soltanto il dopo. Nasr Radwan riferisce che Beitillu subisce aggressioni quotidiane e la pressione sarebbe aumentata dopo l’installazione, circa due mesi fa, di un nuovo avamposto coloniale. Lo scopo, secondo il presidente del villaggio, è conquistare le terre agricole e le sorgenti.
La terra si prende impedendo al proprietario di raggiungerla
Beitillu appartiene a un gruppo di villaggi palestinesi circondati dalle colonie di Nahliel, Talmon e dai loro satelliti. La contesa riguarda in modo particolare le terre coltivate e le sorgenti. ʿAyn al‑Zarqa, il luogo dell’aggressione, è una risorsa agricola e uno spazio frequentato dagli abitanti della zona. Da mesi gruppi di coloni armati vi compiono incursioni. Un filmato diffuso a giugno mostrava un giovane palestinese affrontarli mentre uno degli uomini impugnava un fucile.
Nella stessa parte della Cisgiordania si trova Zayit Ra’anan. Il governo israeliano lo definisce un quartiere di Talmon, sebbene sorga a circa due chilometri e mezzo dalla colonia e risulti più vicino ai villaggi palestinesi di Beitillu e Deir Ammar. Nel 2023 le autorità israeliane hanno approvato un piano per 189 abitazioni su 203 dunam dichiarati «proprietà statale» dopo essere stati classificati come beni abbandonati. Peace Now ha osservato che tale qualifica urbanistica serve a presentare una nuova colonia quale semplice ampliamento di una già esistente. Poco distante, presso Nabi Aner, sorgenti e terreni appartenenti a famiglie palestinesi sono stati trasformati dai coloni in un parco ricreativo. Peace Now
Il procedimento possiede una logica elementare ed è quasi sempre lo stesso. I coloni collocano una roulotte su una collina e si apre una strada sterrata. Un allevamento, anche piccolissimo, permette a poche persone armate di controllare centinaia di ettari, poiché il pascolo richiede estensione. Le minacce allontanano agricoltori e pastori palestinesi; i cani completano spesso il lavoro. Dopo diverse aggressioni, il proprietario comincia a recarsi nel campo più raramente, perde una stagione agricola e vede seccare ciò che aveva piantato. A quel punto l’assenza prodotta con la forza viene riletta dall’amministrazione israeliana come abbandono.
Il colono ha creato il sopruso e Lo Stato provvede a legalizzarlo.
Questa tecnica territoriale ha assunto proporzioni immense. Secondo Peace Now, nel solo 2025 sono comparsi 86 nuovi avamposti, 58 dei quali costituiti da aziende agricole. Nello stesso anno il governo ha riconosciuto 54 nuove colonie; 26 erano avamposti legalizzati in seguito. Al 1° luglio 2026, 33 avamposti risultavano già regolarizzati e almeno altri 48 avevano una pratica in corso. In seguito agli scontri mortali avvenuti a Tal il 24 luglio, Benjamin Netanyahu ha ordinato di accelerare la legalizzazione delle fattorie coloniali già presenti e di crearne altre. La promessa governativa è arrivata dopo che i coloni avevano assalito il villaggio. Peace Now, CBS News
Occorre capire bene il significato della parola «legalizzazione», infatti gli avamposti sorgono senza autorizzazione e risultano illegali persino secondo l’ordinamento israeliano, ma si crea un escamotage, infatti una decisione governativa può regolarizzarli sul piano interno. Il diritto internazionale considera illegali anche le colonie ufficialmente autorizzate da Israele, per questo si parla di “territori occupati”. La trasformazione dell’avamposto in insediamento riconosciuto dal governo sana il rapporto fra il colono e l’amministrazione che lo sostiene, questo tuttavia lascia intatto il carattere illecito dell’occupazione rispetto alla popolazione sottoposta.
È una legge che perdona il furto dopo averne acquisito il prodotto.
Il colonialismo agricolo, dati recenti
Nella sola settimana precedente l’aggressione a Issam e Naheel, l’ONU ha contato più di quaranta attacchi con persone colpite o beni distrutti. Almeno venti famiglie sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni. Luglio ha eguagliato marzo come mese più letale per i palestinesi coinvolti in assalti dei coloni dal 7 ottobre 2023. OCHA, 31 luglio 2026
Chiamarli episodi di estremismo sarebbe eufemistico. Un estremista isolato può senz’altro commettere un delitto, ma migliaia di aggressioni che vanno avanti da decenni e che producono spopolamento, perdita delle terre e successiva espansione coloniale descrivono ciò che descriviamo come colonialismo. Affinché vi sia colonialismo c’è bisogno di impunità, l’impunità deve costituirne la condizione materiale. Yesh Din, organizzazione israeliana per i diritti umani, ha esaminato i fascicoli relativi ai reati ideologici commessi da israeliani contro palestinesi fra il 2005 e il 2025: il 93,6 per cento delle indagini monitorate si è concluso senza incriminazione. Yesh Din
Provate ancora a immaginare
Tornate per un momento alla vostra terra. Vi alzate al mattino per lavorarla e trovate uomini che sostengono di aver ricevuto da dio ciò che la vostra famiglia coltiva da generazioni. Vi picchiano e vi fanno mordere dal cane. Quando cercate aiuto, l’esercito protegge l’insediamento dal quale provengono. Se reagite, siete voi a entrare negli atti militari come minaccia alla sicurezza e finite in carcere, e finire in carcere significa: violenza, stupri, anni passati senza ricevere assistenza.
Poi passano alcuni mesi. L’avamposto riceve l’elettricità e una strada, sterrata, lo collega alla colonia vicina e un ministro annuncia che verrà regolarizzato. La vostra assenza dal campo, causata dalle aggressioni, o talvolta dalle incarcerazioni, viene utilizzata per contestare il vostro rapporto con quel terreno. Il furto della vostra terra verrà chiamato “pianificazione statale”.
Un giornale occidentale, infine, descriverà questo fatto una «contesa fra coloni e palestinesi». O magari qualcuno chiamerà “escur-sionisti” gli aggressori coloni.
La Corte internazionale di giustizia avrebbe già eliminato qualsiasi alibi giuridico. Nel parere del 19 luglio 2024 ha stabilito che la presenza israeliana nei territori palestinesi occupati è illegale, che la confisca estesa delle terre e la privazione dell’accesso alle risorse naturali sottraggono alla popolazione locale i mezzi della propria esistenza. Israele deve interrompere la colonizzazione e smantellare gli insediamenti. Corte internazionale di giustizia
Israele ha respinto quelle conclusioni. Sul terreno, intanto, il rapporto fra bastone e atto amministrativo continua a funzionare con straordinaria efficienza.
Le fotografie di Issam e Naheel ci raccontano
precisamente questo passaggio. Due persone condotte in ospedale mentre
la loro azienda rimane esposta a chi le ha aggredite. La benda sulla
gamba di lui e il gesso sul braccio di lei appartengono alla politica
fondiaria della Cisgiordania esattamente quanto una delibera
ministeriale, fanno parte dello stesso processo di appropriazione con la
forza. Il colonialismo, da sempre, deposita le proprie decisioni prima
sui corpi del colonizzato e poi le trascrive sulle carte.



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