Note di cronaca
Vietata la detenzione caschi, maschere, mascherine respiratorie, passamontagna, ma anche di fumogeni e materiale esplodente. Il corteo ha raggiunto piazza Castello, dopo aver bruciato le bandiere di Stati Uniti e Israele
Partito ora il secondo corteo della giornata
È partito da piazza Santa Giulia il secondo corteo di giornata, la «street parade» che attraverserà a ritmo di musica le strade del quartiere torinese di Vanchiglia.
Inizia la street parade
L’esibizione della prima band dal palco allestito su un furgone al centro di piazza Santa Giulia dà il via alla street parade. «Finalmente c’è un cambio di registro e musica in questa piazza — spiegano gli attivisti di Askatasuna —. Questo quartiere è un modo di vivere, da quattro mesi è pieno di poliziotti in assetto antisommossa. Tutti i gironi vengono spesi migliaia di euro per fare la guardia a un posto vuoto. Un posto che prima accoglieva persone e momenti di socialità e quattro mesi fa hanno deciso di sgomberarlo. Serate come queste ci ricordano che vogliamo stare insieme in un altro modo e ce ne saranno tante altre nelle prossime settimane per continuare a costruire qualcosa che Askatasuna a la Torino partigiana hanno costruito in tutti questi anni. Ora tocca a noi essere partigiani contro guerra, genocidio e lo schifo che viene fatto nell’altra parte del mondo e in Vanchiglia»
Palazzina militarizzata e blindata
Coperto da fischi e insulti, col megafono in mano all’incrocio tra via Balbo e via Buniva, un dirigente della polizia ha invitato i manifestanti a rispettare il percorso presentato in questura. La street parade si prepara a partire mentre la palazzina sgomberata il 18 dicembre è militarizzata: decine di mezzi e centinaia di uomini delle forze dell’ordine circondano lo stabile, davanti alla porta d’ingresso è posizionato anche l’idrante della polizia.
Il corteo vicino al centro sociale
Il corteo ha raggiunto via Balbo, a pochi metri dalla palazzina sgomberata il 18 dicembre. «Askatasuna vuol dire libertà, mai nessuno ci fermerà», lo slogan intonato durante il percorso, tra quelli contro la premier Meloni e il ministro Piantedosi. Le strade che portano al centro sociale sono blindate, in piazza
Santa Giulia è già pronto un furgone con un maxi impianto audio per la street parade che in serata attraverserà le strade del quartiere.Corteo in direzione del centro sociale
Il corteo ha raggiunto piazza Vittorio Veneto, destinazione concordata della manifestazione partita da piazza Statuto. «La Digos ci ha chiesto di dire che il corteo finisce qua e chi vuole può raggiungere Vanchiglia. Noi rispondiamo che ci andiamo a tutti insieme e alla Digos rispondiamo con un bel “vaffa..." — dicono i manifestanti —. Oggi c’è un altro appuntamento, in Vanchiglia sta iniziando la street parade in un quartiere militarizzato. Ci aspettano settimane calde, il 24 e il 25 aprile saremo in piazza per portare il vero concetto di resistenza, non quello dei partiti». Sulle note di Bella ciao il corteo ha ripreso a marciare verso Askatasuna, la polizia ha rimosso i veicoli che bloccavano il passaggio in piazza Vittorio Veneto.
Corteo in piazza Castello
Il corteo ha raggiunto piazza Castello, dopo aver bruciato le bandiere di Stati Uniti e Israele. «È pieno di persone che devono ascoltare e capire che la guerra è già qui», spiegano i manifestanti. Sui sampietrini, con vernice bianca, è stata impressa la scritta «Torino partigiana», slogan che da mesi accompagna le iniziative di Askatasuna dopo lo sgombero del 18 dicembre.
Strappata bandiera di Israele
Una bandiera israeliana è stata strappata e calpestata davanti alla sede dell’Associazione Italia Israele, in via Pietro Micca nel centro di Torino, durante il corteo pro Palestina che sta attraversando il capoluogo piemontese. La bandiera è stata portata sul posto dagli stessi manifestanti e non era esposta.
Scritte contro Israele
In via Pietro Micca, davanti alla sede dell’Associazione Italia Israele, è stata vergata con vernice bianca la scritta «Israele genocida».
Porta Susa blindata
La stazione di Porta Susa è blindata da mezzi e uomini della polizia per evitare l’avvicinamento da parte del corteo. Il serpentone, alcune centinaia di manifestanti, ha svoltato senza tensioni in via Cernaia, seguendo il percorso concordato. «Noi la guerra non la paghiamo», lo slogan ripetuto a gran voce.
Partito il corteo
È partita da piazza Statuto la manifestazione che apre un lungo sabato di mobilitazione. «Viva la resistenza popolare, Torino partigiana. Free Palesine, free Lebanon, free Iran», recita lo striscione in testa al corteo. «Non siamo tanti ma abbiamo tante cose da dire — spiegano gli attivisti —. Siamo già in guerra, questa è la resistenza popolare che la fermerà. L’unica possibilità che possiamo percorrere è la lotta popolare dal basso. Anche se non siamo in tanti ci prendiamo il centro di questa città. La resistenza è l’unica forma che sta fermando Stati Uniti e Israele nel loro piano di conquista del mondo. Anche i nostri governi sono composti da persone malate che non fanno i loro interessi ma lavorano solo per imporre il loro potere sulle persone e vogliono toglierci la possibilità di decidere sulle vite. La guerra è già in casa nostra: lo vediamo sui display dei benzinai, in parlamento quando si approvano decreti sicurezza e quando viene accostato l’antisionismo all’antisemitismo da parte di chi ha i busti di Mussolini sulla scrivania».
Non paghiamo la loro guerra”, la mobilitazione pro-Gaza a Torino
“Non paghiamo la loro guerra”. Nuova giornata di mobilitazioni a Torino nella giornata di sabato, 18 aprile: una manifestazione contro USA e Israele, al fianco della Palestina e per la “resistenza dei popoli liberi”. Una nuova chiamata in piazza da parte del coordinamento Torino per Gaza a distanza di una settimana dall'ultima mobilitazione, il 10 aprile scorso, che aveva portato in piazza Castello e poi per il centro della città, in corteo spontaneo, centinaia di persone contro l'approvazione della legge che introduce la pena di morte per terrorismo in Israele.
“Viva la resistenza popolare. Torino è partigiana”, la cronaca del corteo
Aggiornamento delle 21.30 | Lacrimogeni e idranti, contatti tra manifestanti e forze dell'ordine – Dopo aver sfilato per le strade del quartiere, accompagnati dalla musica, un gruppo di manifestanti si è diretto in via Buniva, dove oltre le grate di trovano schierati i reparti delle forze dell'ordine, in tenuta antisommossa: “Andatevene via, in Vanchiglia non vi vogliamo”, tra i cori scanditi. Tra i manifestanti e le forze dell'ordine è stato registrato un contatto, seguito da lanci di oggetti, tre cariche di alleggerimento e azionamento dell'idrante per disperdere la folla. Dopo una decina di minuti di tensione e il lancio di lacrimogeni, la street parade è ripresa per le vie del quartiere.
Aggiornamento delle 20.15 - Ha avuto inizio la street parade
annunciata per il quartiere di Vanchiglia, con corteo e musica
itinerante per le vie “contro la militarizzazione”.
Aggiornamento
delle 19 - Il corteo, dopo aver raggiunto piazza Castello, è proseguito
fino a piazza Vittorio, dove avrebbe dovuto concludersi. Rilanciati al
microfono i futuri appuntamenti: “Il 24 e il 25 aprile saremo in piazza,
con uno spezzone sociale alla fiaccolata del 24 e presenti il 25 aprile
in più cortei per la città, per portare il vero concetto di resistenza —
dichiarano —. Non quello dei partiti, ma quello dei palestinesi, dei
partigiani e dei popoli in rivolta”. Il corteo è però poi ripreso verso
il quartiere Vanchiglia, per prendere parte a iniziative diffuse
organizzate dal Comitato Vanchiglia Insieme: “Questo quartiere è
militarizzato da mesi, con la polizia pagata per presidiare uno stabile
vuoto. Il nostro corteo non finisce qua”. Sfilato per via Vanchiglia, al
grido “Que viva Askatasuna”, il corteo organizzato da Torino per Gaza
ha raggiunto e si è concluso tra via Balbo e via Buniva dove un
dirigente della polizia, tra gli insulti e i fischi dei manifestanti, ha
invitato a rispettare il percorso previsto. Sciolto il corteo, i
manifestanti si sono riversati in piazza Santa Giulia per un momento di
festa con musica live: “Questo quartiere è sempre stato vivo e così lo
vogliamo, per stare insieme in un altro modo, lontano dalla guerra.
Askatasuna vuol dire libertà".
Aggiornamento delle 17.30 - “Israele genocida”. Il corteo ha raggiunto via Pietro Micca, all’incrocio con via Bertola, dove attivisti con in mano rulli e barattoli di vernice bianca hanno realizzato una grande scritta sull’asfalto, nel cuore della città: “Israele genocida”. Un gesto accolto con applausi e cori, soprattutto “noi la guerra non la vogliamo”. Portata al centro della carreggiata anche una bandiera di Israele alla quale, inizialmente, è stato cercato di dare fuoco. Infine, strappata. Bruciati fogli sopra i quali erano state disegnate le bandiere degli Stati Uniti e di Israele. La stessa azione è stata compiuta in piazza Castello dove, sull'asfalto, è stato scritto “Torino è partigiana”.

Ore 16.30 - Circa duecento persone si sono ritrovate sabato pomeriggio, 18 aprile, in piazza Statuto, per prendere parte alla manifestazione cittadina organizzata dal coordinamento Torino per Gaza contro USA e Israele, a sostegno dei “popolo liberi che resistono”, della Palestina, dell’Iran e del Libano. “Viva la resistenza popolare. Torino partigiana. Free Palestine. Free Lebanon. Free Iran”, si legge sullo striscione in capo al corteo.
“Oggi vediamo poche persone e la cosa ci deve da un lato preoccupare, dall’altro restituire la responsabilità e l’urgenza di coinvolgere sempre più persone in una resistenza popolare e irriducibile contro la guerra — dichiarano al microfono —. Siamo già in guerra, e se le persone non se ne rendono conto è un problema, vuol dire che la pagheremo sempre più cara. Ma è importante continuare a calpestare queste strade, perché giorno dopo giorno costruiremo la resistenza popolare che fermerà questo genocidio. Questa resistenza è l’unica forma organizzata di politica che sta riuscendo a ostacolare Stati Uniti e Israele nel loro piano di conquista del Medio Oriente e del mondo intero”. Numerosi i cartelli tenuti in mano dai manifestanti che raffigurano volti di partigiani, accompagnate dalla scritta “partigiani/e”, e fotografie della guerra e di Trump, accompagnate dalla scritta “contro il sionismo”. C’è anche chi mostra una fotografia dell’immobile di corso Regina Margherita 47 recante la scritta “Partigiani/e. Contro il nulla che avanza”. Presenti in piazza le bandiere di Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista, Potere al Popolo e bandiere della Palestina.

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