In una intervista ad un iraniano riportata oggi dal
quotidiano Il manifesto si fa l’elenco dei pretesti usati dal nazimperialismo USA
e di Israele per scatenare la guerra contro quel paese e dove poi sono andati
realmente a parare:
«… prima
Netanyahu e Trump dicevano di voler liberare gli iraniani dalla tirannia, poi
si è tirato fuori il nucleare che secondo Trump era già stato “obliterato” a
giugno, poi Israele voleva lo smantellamento del nostro arsenale missilistico,
poi si è parlato di missili capaci di colpire gli Usa e l’Europa. E ancora,
prima si voleva il regime change, poi la resa totale dell’Iran, poi è emersa
l’idea di coinvolgere le milizie curde contro Teheran. E infine sono stati
bombardati i serbatoi di petrolio, con le piogge e l’aria inquinata…” e,
infatti, tutti questi pretesti finiscono in “… un atto rivolto non contro il
regime ma contro la gente, che muore o finisce in ospedale, e che ora subisce
le conseguenze di una catastrofe terribile. E allora la gente ha cominciato a
pensare che tra tutte queste azioni una sola cosa era certa: al di là di tanti
pretesti, si vuole un Iran distrutto nelle sue strutture di base, indebolito
per quanto possibile, se non disintegrato».
“Disintegrato” è esattamente l’obiettivo dell’entità sionista di Israele, mentre non ci sono dubbi che da parte dell’imperialismo Usa, si punti almeno ad un forte indebolimento e certamente a un “cambio di regime” non solo per avere il controllo dell’area dal punto di vista politico e militare, ma anche per il controllo del petrolio, così come fatto con il Venezuela, e soprattutto per tagliare le forniture alla Cina, definito dagli Usa il loro principale nemico.
È questa la “logica” che l’iraniano intervistato “non riesce a trovare in questo conflitto” soprattutto
“Dopo le distruzioni dei primi dieci giorni di guerra, le prime 1.300 vittime civili, gli attacchi alle infrastrutture, il rogo dei serbatoi di petrolio di Teheran, i danni ai gioielli storici dell’architettura come Palazzo Golestan e il Chehel Sotoun nella splendida Isfahan.”Ma che l’obbiettivo del nazimperialista Trump, quello in
particolare di colpire la Cina, sia difficile da portare a compimento ce lo
ricorda lo stesso ministro della guerra italiano Crosetto attivissimo in questi
momenti, come scrive lui stesso su X, e come riporta il Sole 24 ore: “…con i
colleghi del Gruppo E5 Difesa (Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito),
abbiamo fatto il punto sulla delicata situazione [è così che Crosetto definisce
l’assurda guerra in corso con morti, feriti e distruzione!!!, ndr] in Iran e
nel Medio Oriente, e valutato possibili iniziative comuni, soprattutto a
livello diplomatico, per tentare di riportare stabilità nella regione…” e con
la solita coerenza guerrafondaia si passa dal “diplomatico” alla guerra, perché
bisogna “affrontare insieme l’impatto di questa grave crisi, non solo sul piano
della sicurezza ma anche su quello economico ed energetico, assicurando - al
contempo – continuità al nostro sostegno
all’Ucraina”.
Ma Crosetto, non contento di continuare a finanziare la
guerra attraverso il sostegno a Zelenscky, tira più volte in ballo anche la
Cina, consapevole di quanto questo sia un argomento sensibile per gli USA. Dice
che la chiusura dello stretto di Hormuz, dove transita un quarto del petrolio e
del gas mondiale, “non è un minaccia solo per l’Italia, ma mette in pericolo
tutti, Cina inclusa” e ancora, tanta
è la preoccupazione che non arrivi più petrolio: “Il passaggio di Hormuz diventa
essenziale per il transito dell’energia e delle navi che passano lì, non solo
per l’Italia, non solo per l’Europa ma per tutto il mondo, in primis per la Cina”.
Ma qui Crosetto, e con lui il nazista Trump, casca male,
perché sempre il Sole 24 Ore di oggi ci ricorda che “… se non altro da due anni
Pechino ha comprato tutto il petrolio in eccesso e accumulato quasi un miliardo
e mezzo di scorte, più altri volumi imprecisati e nascosti, che le lasciano
ampio spazio per compensare a lungo l’ammanco dei circa 6 milioni di
importazioni che passavano per Hormuz.”
Questo fatto dà sicuramente fiato e più spazio di manovra al
socialimperialismo cinese, ma proprio questa dimostrazione di forza non farà
che rafforzare la necessità di risposta degli Usa alla profondissima crisi, che
può portare tutti a passare dalla “guerra mondiale a pezzi” semplicemente alla
guerra mondiale.

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