Innanzitutto dobbiamo fare un ragionamento di metodo del lavoro della Formazione che stiamo facendo. Le lezioni del Prof. Di Marco servono a mettere su un piano scientifico le questioni del capitale e del lavoro fondamentalmente. Esse ci danno gli strumenti necessari per costruire la coscienza soggettiva che non è volontaristica ma scientifica del modo come intervenire nella contraddizione tra capitale e lavoro nell'epoca odierna e trasformarla in un movimento reale che abbatte lo stato di cosa esistente.
Perché questa è la definizione che Marx fa del comunismo. Non una società che deve venire dal cielo né tantomeno una società che viene pensata da qualcuno per essere instaurata, ma il movimento reale che abbatte lo stato di cosa esistente. Sulle ragioni dell'abbattimento dello stato di cosa esistente non basta soltanto stare ad ascoltare il professore ma chiaramente collegare ciò che dice Di Marco alla realtà materiale che è sotto gli occhi di tutti.
La contraddizione vera a cui si arriva è che una società se non arriva a determinate condizioni oggettive per il suo superamento non è superabile né con un atto di volontà né tantomeno con l'attesa che si creino queste condizioni. Gli uomini fanno la società e quindi l'intervento soggettivo dell'uomo è una costante nella dinamica di questo processo; ma l'intervento soggettivo dell'uomo non è volontaristico, puramente
soggettivo ma parte innanzitutto dalla corrispondenza di questa visione soggettiva alla realtà oggettiva. Quindi se non conosci la realtà oggettiva non puoi pensare di avere una soggettività che possa trasformarsi in movimento reale che abbatte lo stato di cose esistenti.E l'unico vero modo con cui una società passa da uno stadio ad un altro è la rivoluzione e il concentrato della rivoluzione è la violenza rivoluzionaria. Quindi senza la rivoluzione che ha il suo concentrato nella violenza rivoluzionaria il trapasso da una società a un altra non può esserci e né c'è mai stato.
Il professor Di Marco l'altra volta si è soffermato su questo concetto.
Il modello di produzione capitalistico è stato istituito con un intero processo sociale che però all'inizio è stato attraverso la violenza. Dice Marx: “la violenza è la levatrice di ogni vecchia società gravida di una nuova”.
Se noi consideriamo che l'odierna società è ormai una vecchia società gravida di una nuova, è evidente che il problema è che questo trapasso oggi richiede necessariamente il prendere nelle proprie mani il concetto che la violenza è la levatrice della storia.
Qui il professor Di Marco già l'altra volta faceva una distinzione necessaria. Diceva, attenzione, Marx dice la “levatrice” non la “genitrice”, la differenza tra levatrice e genitrice è ciò che distingue la violenza rivoluzionaria dal terrorismo è ciò che distingue il comunismo dall'anarchismo. La violenza è levatrice come la donna che sta per far nascere il bambino e il parto è l'elemento violento per farlo nascere.
Ogni idea che estrapola la violenza da questo processo diventa un'idea soggettiva e reintroduce l'idea che è la volontà che cambia le cose, e la volontà soggettiva vuol dire l’idea che io ho, quindi è l'idea che cambia la società e non il movimento reale.
Marx dice la “levatrice” che interviene come un chirurgo quando sono mature le condizioni. Quindi, violenza significa rapporto di forza. La violenza interviene quando ci sono tutte le condizioni perché la levatrice possa far nascere il nuovo. Si tratta di un intero processo storico.
Capite che non si può abbattere il sistema capitalista con il volontarismo di una singola azione - altra distinzione fondamentale tra violenza rivoluzionaria che i comunisti riconoscono e il terrorismo; il volontarismo di una singola azione non può cambiare lo stato delle cose, invece l'utilizzo della violenza rivoluzionaria come sistema dell'organizzazione sociale che lotta per il cambiamento è la pratica di massa, nel senso che la massa in questo processo svolge la funzione di “levatrice”, forza materiale che realizza il passaggio, ma ci vuole un'intera organizzazione sociale che durerà molto tempo perché abbiamo a che fare con un intero processo storico che con la violenza è nato e non può essere sostituito con una pacifica metamorfosi ma deve essere necessariamente abbattuto. L’organizzazione è rapporto di forza in senso molto ampio e azione politica alimentata della scienza.
La forma organizzata di questo lavoro si chiama partito. Il partito della rivoluzione non è l'ennesimo gruppo che si presenta alle elezioni ma è l'incarnazione di questo processo storico in cui il processo oggettivo trova la forma soggettiva per realizzarsi e chiaramente il partito della rivoluzione è il partito della violenza.
Senza il concetto di violenza non ci può essere rivoluzione e né ci può essere trasformazione violenta intesa come levatrice. Dietro qualunque lotta c'è un'intera epoca che si tratta di abbattere ma le condizioni del suo abbattimento vanno viste in questa dimensione epocale.
Il tempo, diceva il filosofo Aristotele, è la misura del movimento e il movimento Marx lo misura nell'epoca, ma non nel senso che dobbiamo aspettare chissà quanto tempo, anzi è da fare adesso. Diceva Di Marco l'altra volta, leggere il ritmo dell'epoca complessa dentro l'elemento semplice è una cosa che non si può fare individualmente. Questo è il punto.
Ogni idea che la formazione serva alla persona, al compagno perché debba capire qualcosa è un'idea sbagliata. Persona, compagno inteso come organismo collettivo.
Quindi senza Partito non c'è coscienza individuale, senza organizzazione partitica la coscienza individuale è alla mercè della dinamica spontanea.
E’ il Partito della rivoluzione fondato sulla scienza e trasformato in soggetto politico agente lo scopo di questa formazione, non è l'educazione astratta al marxismo o l'arricchimento culturale. Ma è il contributo alla costruzione del soggetto collettivo capace di interpretare il movimento storico, riconoscere la situazione oggettiva e trasformarla in azione collettiva.
Lo vedremo quando parleremo della giornata lavorativa, quando gli operai solamente uniti possono fare la giornata lavorativa normale.
I lavoratori dentro il processo di svolgimento della giornata lavorativa vivono l'estrazione quotidiana del pluvalore che produce più ricchezza e profitto per il padrone, più miseria e sfruttamento per i lavoratori. L'aumento delle forze produttive e la complessificazione del processo lavorativo fanno sì che la giornata lavorativa è uno sfruttamento integrale dell'operaio.
Per esempio il sistema WCM all'interno di una fabbrica automobilistica, come la Stellantis, è stato concepito per l'intensificazione dello sfruttamento; con il lavoro ripetitivo della catena di montaggio via via si è arrivati a una comprensione scientifica da parte del padrone che tutto il corpo poteva essere coinvolto nella catena di montaggio, il padrone dice: ma se questo operaio muove ripetutamente una mano, l'altra mano perché non fa niente? E quindi studia la conformazione della catena di montaggio in maniera che l'operaio possa muovere anche l'altra mano contemporaneamente, e poi i piedi, ecc. Vale a dire una trasformazione del lavoro per sfruttare al massimo l’operaio, trasformando la giornata lavorativa in un inferno da cui non sai se torni vivo a casa o torni storpiato, invalido o torni morto.
Questa giornata lavorativa è il punto d'arrivo per il capitale. L'insostenibilità di questa giornata lavorativa richiede sul piano sindacale l'aggressione della giornata lavorativa per ridurre l'orario di lavoro per ridurre lo sfruttamento, e nello stesso tempo la comprensione che questa giornata lavorativa è la manifestazione in fabbrica che rende insopportabile continuare con una forma sociale che porta alla distruzione fisica, e mentale, dell’operaio.
Nella lotta dei lavoratori che deve esplodere contro la giornata lavorativa e la condizione lavorativa c'è l'embrione del fatto che tutta la società deve essere rovesciata e che questa società non può essere rovesciata con l'attesa pacifica ma richiede in contemporanea la formazione della forza che la possa rovesciare. Questa forza la può rovesciare solo con la rivoluzione e il concentrato della rivoluzione è la violenza rivoluzionaria e quindi la violenza rivoluzionaria è elemento scientifico necessario per la trasformazione sociale, per cambiare la vita, perché non ci siano più le Amazon, perché non ci siano più le Stellantis, di questo stiamo parlando.
Diceva Marx i sindacati fanno un ottimo lavoro - purtroppo, dobbiamo dire: facevano un ottimo lavoro - ma anche il miglior sindacato resta sempre all'interno della contraddizione capitale/lavoro e quindi non può essere il sindacato la forma per cambiare la società ma un anello della lotta dei lavoratori per cambiare la società.
Ci vuole il partito della rivoluzione, senza il partito della rivoluzione tutto il resto sono chiacchiere, sia pure fatte a buon fine, fatte da brave persone; ma le brave persone possono andare in paradiso ma sono le cattive che comprendendo pienamente lo stato delle cose, il modo di produzione capitalista della società, lo Stato borghese e le sue conseguenze nella vita quotidiana degli esseri umani, partono da qui per agire diciamo di conseguenza.
Chi si vuole impegnare nella lotta di classe, cioè il comunista marxista deve sapersi giocare questa dimensione epocale- E’ un lavoro complesso che richiede prima di tutto organizzazione, unità; l'organizzazione serve a essere il lievito di un processo di unità della classe che la riporta alle sue vere ragioni.
Ci serve tutto questo casino, ci serve a comprendere le condizioni necessarie entro cui l'azione politica è possibile, perché lo stesso sviluppo storico crea le condizioni necessarie per un passaggio a una forma superiore di società in cui le condizioni sono prodotte già dalla società presente. D'altra parte, aggiunge Marx sempre per voce del professor Di Marco nell'altra lezione, se non ci fossero nella società presente tutte le condizioni per il suo superamento tutti gli sforzi di cambiarla sarebbero sforzi impotenti.
Quindi capiamo bene che la formazione marxista che stiamo facendo serve a costruire le condizioni soggettive scientifiche, il fattore soggettivo necessario di trasformazione dello stato di cose esistenti.
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