sabato 8 marzo 2014

pc 8 marzo - A TARANTO LE DONNE PROLETARIE HANNO TRASFORMATO UN 8 MARZO GRIGIO, ISTITUZIONALE, COMMERCIALE IN UN 8 MARZO ROSSO E DI LOTTA





Decine di disoccupate, lavoratrici precarie, compagne del Mfpr, questa mattina hanno fatto sentire in tutta la città la loro forza, i loro slogan, i loro canti, la loro voce combattiva, vivace, allegra ma determinata e carica della ribellione delle donne che stanno peggio.
Dopo essere andate stamattina presto a due scuole in prevalenza femminili: Vittorino e il Cabrini, per incontrarsi con le studentesse e chiamare all'unità nella lotta contro chi uccide il nostro futuro - un incontro bello, allegro, salutato da uno slogan: "E' sempre più bella chi si ribella!"...,
il presidio itinerante con il rosso delle bandiere e del colore della lotta e il giallo delle mimose, è partito da p.zza Ramellini e ha attraversato tutte le strade del centro, fino a p.zza Castello

"NON SIAMO "VITTIME" MA DONNE IN LOTTA!"
Due striscioni dicevano:
"Senza lavoro nè futuro, la nostra lotta sarà sempre più dura!"
"Scateniamo la nostra ribellione!"
Poi tanti pannelli sì di denuncia su tutta la condizione delle donne ma che soprattutto mostravano con foto, scritte, le forti lotte, con blocchi, occupazioni dei Palazzi che già le disoccupate e le lavoratrici stanno facendo a Taranto. Ma anche foto contro i femminicidi e violenza sessuale, legando le due cose.
Era un colpo d'occhio di donne ribelli, in una città in cui l'8 marzo passa come al massimo un giorno di festa.
La piazza iniziale si è subito trasformata, i canti hanno via via coinvolto tutte le persone presenti, con un episodio simpatico: un ambulante con i mazzetti di mimosa destinati alla vendita, ad un certo punto ha donato tutti i mazzetti alle disoccupate e lavoratrici ed è andato via...
Ma anche durante tutto il percorso alle parole d'ordine, ai brevi comizi, si univano i canti di "Bella ciao", "ma che ti lamenti..."; lo slogan più gridato/cantato è stato "A casa non ci torneremo, più forte lotteremo!"; poi, "violenza sul lavoro, violenza familiare questo sistema dobbiamo rovesciare", "è ora è ora di lottare la furia delle donne si deve scatenare", e tanti altri.

Appena partito da p.zza Ramellini il presidio ha invaso il vicino grande mercato rionale - con grande piacevole sorpresa della gente che stava al mercato - chiamando le donne ad unirsi alla lotta, e gridando: "Noi la crisi non la paghiamo le doppie catene unite spezziamo", "donne venite a lottare, tutta la vita deve cambiare", "la precarietà ci stronca la vita con questo sistema facciamola finita", ecc.

Durante il percorso uno stupido stronzetto maschilista che aveva tentato di fare un gesto offensivo verso le donne, si è trovato investito dalla rabbia delle donne e ha dovuto penosamente ripiegare.

Un altro momento bello è stato l'incontro in via D'Aquino con le studentesse, cammellate dagli insegnanti, che venivano da un convegno "ingessato" sui diritti delle donne. Qui si è assistito al fatto che mentre buona parte delle studentesse volevano unirsi a noi, le insegnanti (donne) non glielo hanno permesso; ma ugualmente sono rimaste per più di un quarto d'ora a sentire quello che dicevamo al megafono, unendosi alle nostre canzoni.

Sul ponte girevole un altro momento di sosta... mentre il traffico veniva rallentato dal volantinaggio abbiamo affisso alla ringhiera due striscioni, che sono tuttora lì..

In tutto il percorso la digos ha cercato di intimidire le donne, minacciando denunce per il fatto che andavamo in corteo da un presidio all'altro; ma poi si è dovuta rassegnare di fronte alla nostra determinazione.

A piazza Castello vi è stato un altro momento di tentativo di contenimento, quando l'incontro da noi richiesto con un'assessora, per pretendere fatti e non parole da parte del comune su lavoro, reddito, case, servizi sanitari, diritto d'aborto delle donne, si voleva risolvere con un brevissimo approccio nella stessa piazza.
Abbiamo detto NO e quindi tutte siamo salite al Comune, dove vi è stato un incontro interlocutorio con l'assessora, in cui tutte le donne hanno parlato denunciando vari aspetti di vita, di mancanza di lavoro, di reddito, di oppressione e violenze familiari, ma soprattutto denunciando le false e miserrime risposte del Comune su questo e denunciando l'atteggiamento dello Stato, della polizia che di fatto protegge gli uomini violenti e non le donne che li denunciano. Queste denunce di oppressione/violenza familiare, "un fiume in piena", hanno mostrato anche che è soprattutto la lotta che le donne stanno facendo che le dà coraggio e che ora può e deve trasformare un problema individuale in un problema da affrontare insieme, anche con la durezza necessaria; e dimostrano come per le donne sempre in ogni lotta, anche per il lavoro, reddito, ecc., si intreccino le ragioni di classe e le ragioni di genere.
La stessa assessora ha dovuto capire che si trovava di fronte non a  "povere donne vittime", da trattare al massimo caso per caso, ma a donne che già lottano unite e lotteranno sempre di più, pretendendo risposte per tutte le donne. Questo ha fatto cambiare un pò il suo atteggiamento ed è stato fissato un altro incontro per mercoledì 12 marzo alle 10 all'assessorato ai servizi sociali.

QUINDI UN NUOVO, BELLO, ROSSO E RIBELLE 8 MARZO
CHE COME LOTTA PROSEGUIRA' GIA' DALLA PROSSIMA SETTIMANA!

Le disoccupate, le lavoratrici del MFPR - TARANTO


pc 8 marzo - Dallo sciopero delle donne, alla ripresa del nostro 8 MARZO rosso, alla lotta delle donne su ogni aspetto della condizione di vita.!

Con lo "sciopero delle donne" del 25 novembre "contro femminicidi stupri, violenze sessuali e l'intera condizione delle donne" abbiamo acceso tanti fuochi dal nord al sud. E' stato un fatto storico, nuovo, che ci riempie di forza e di orgoglio. Con questo sentimento abbiamo chiuso un bruttissimo anno per le centinaia di femminicidi/stupri, per gli attacchi del governo e dei padroni alle nostre condizioni di vita, di lavoro, per il clima di oppressione generale; e con questo sentimento e ancora più determinate che abbiamo aperto il 2014 che è cominciato altrettanto male con nuovi femminicidi.
 Lo "sciopero delle donne", che ha dato vita a momenti di lotta, di gioia, di rabbia, di ribellione contro questa società che è la madre di tutte le violenze sessuali, non è stato che "l'assaggio" e rappresenta una tappa di un percorso lungo, tortuoso, ma luminoso di lotta e forti azioni da parte delle donne per ciò che desideriamo e meritiamo... per spezzare le doppie catene che questa barbara società capitalista ci ha imposto, per scatenare la furia delle donne come forza poderosa della rivoluzione contro questo sistema da moderno medioevo! Lo sciopero delle donne ha posto un punto di non ritorno: le donne non vogliono più solo denunciare, lamentarsi, ma si ribellano e lottano. E quindi diciamo: "mai più come prima!", agli uomini che odiano le donne, ai padroni, al governo, allo Stato che odia le donne; "tutta la vita deve cambiare!". Oggi ci sentiamo più forti anche perchè lo sciopero delle donne ha posto una linea di demarcazione tra una lotta vera che vede protagoniste le donne più sfruttate, più oppresse, le ragazze ribelli, e il femminismo da ceto politico/parlamentare, paraistituzionale. Sono state le operaie delle fabbriche, le lavoratrici, precarie di tantissimi posti di lavoro la realtà maggioritaria di questo "sciopero delle donne", le lavoratrici si sono prese in mano lo "sciopero" dando un segno preciso di classe alla battaglia generale di tutte le donne.A loro si sono unite le ragazze, le studentesse, che hanno portato nello sciopero, nei cortei tutto il vento fresco delle loro bella ribellione gridando "non ci avrete mai come volete voi!". L'intreccio di classe e di genere che porta lo sciopero delle donne è stata ed è l'arma giusta, "un pericolo" contro padroni, governo, Stato, uomini che odiano le donne.*Una "mistura" che ora deve estendersi, e da tanti piccoli fuochi deve diventare un grosso incendio. *
Per questo l*'8 MARZO QUEST'ANNO E'  ANCORA PIU' ROSSO, DI LOTTA E PROLETARIO!*
*Un 8 marzo di manifestazioni, iniziative di lotta in tante città, da sud al nord, da Palermo, a Taranto, a Milano, a Bologna, a Roma, ecc.*Un 8 marzo che unisce tutte le battaglie delle donne, contro la guerra di bassa intensità che ci uccide e contro l'insieme della nostra condizione di vita, contro tutte le oppressioni, contro il moderno medioevo che ci  impongono i governi e lo Stato dei padroni.
 Un 8 marzo che unisce in una stessa lotta le donne italiane e le immigrate umiliate, offese, e anche affogate, come a Lampedusa
Un 8 marzo che sarà un "ponte" verso le donne, operaie, lavoratrici che lottano negli altri paesi, dal Bangladesh, alla Cina, al Pakistan, ecc.,verso le compagne rivoluzionarie, comuniste che sono in prima linea nelle guerre popolari, dall'India, alle Filippine, alla Turchia... per cambiare la terra e il cielo!
 Un 8 marzo che dice basta con il moderno fascismo, basta con il  riformismo, vogliamo fare la rivoluzione!! Se vogliamo che tutta la nostra vita cambi, tutta la società deve essere rovesciata, rivoltata!
 Un 8 marzo che, con il grido delle donne in lotta, respinge e affossa l'ipocrita campagna massmediatica-istituzionale, delle rappresentanti della politica borghese che vuole soffocare la furia delle donne come forzapoderosa della rivoluzione!

*DALL'8 MARZO A TUTTI GLI ALTRI GIORNI*

Nello sciopero delle donne abbiamo costruito una piattaforma unendo i bi/sogni espressi dalle donne in lotta. *Sviluppiamo su ogni punto di essa lotte concrete, campagne di organizzazione e di iniziative, anche vertenze, per conquistare risultati* che aiutino la nostra lotta generale e ci mettano in posizione di maggior forza, e diano fiducia, che si può e si deve lottare.
 Sviluppiamo lotte nelle città, nei quartieri per il lavoro alle donne, per un salario garantito alle donne che garantisca l'indipendenza economica,contro il lavoro ultraprecario, ma anche contro il doppio lavoro, ecc.
 Nelle fabbriche organizziamo la mobilitazione contro le discriminazioni,gli attacchi ai diritti delle lavoratrici, sulla maternità, per condizioni di lavoro e orari/turni che non penalizzino le donne, contro le provocazioni e molestie sessuali, ecc., contro il clima maschilista presente nei sindacati e anche tra i lavoratori, con piattaforme e iniziative nuove, rompendo gli schemi.
 *Uniamo poi le varie battaglie per costruire insieme una mobilitazionenazionale contro il governo, lo Stato dei padroni, con assedio ai Palazzi del potere padronale e istituzionale e alle donne del potere borghese.*Nelle scuole apriamo anche la lotta sul fronte culturale, ideologico, contro una cultura falsa, sessista, che viene usata per opprimere, per uccidere il sapere critico, una vera conoscenza, per far accettare la realtà delle donne, dei ruoli in questa società come immutabili, ecc. Noi vogliamo invece Rivoluzione su tutto!
*Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario - Italia*
*mfpr.naz@gmail.com <mfpr.naz@gmail.com>* - blog: femminismorivoluzionario

pc 8 marzo - altre iniziative di lotta Napoli - Padova - Firenze

Altro che mimose e cioccolatini... questo è un 8 marzo di lotta!

NAPOLIPresidio presso il Mc Donald's di Piazza Municipio.
È ormai un mese che i lavoratori e le lavoratrici dei nove punti vendita situati tra Napoli e provincia di Mc Donald’s/Napoli Futura lottano per il diritto al lavoro e per condizioni di impiego più eque. Dopo i 40 licenziamenti di dieci giorni fa la situazione si è fatta ancora più dura, è stato proclamato lo sciopero ad oltranza e il punto vendita di Piazza Municipio, nonostante i tentativi dell’azienda, è rimasto chiuso per protesta.
In una giornata, quella dell’8 marzo, dove abbonda – nei giornali, in tv, nei discorsi dei politici – la retorica su quando è bello essere donne e su quanto le donne vadano protette e tutelate, noi siamo qui a protestare e a denunciare, a partire dal caso esemplare ma non isolato delle lavoratrici del Mc Donald’s, quanto, in questo paese, la condizione femminile, i ritmi di vita e di lavoro imposti alle donne, sia dura e ingiusta.
Il mancato rispetto dei turni e delle griglie orarie dei lavoratori, i ritmi di lavoro sempre più serrati (determinati anche dal taglio netto del numero di dipendenti), l’imposizione della mobilità interesercizio (del doversi prestare cioè a lavorare di volta in volta in punti vendita diversi, anche molto distanti l’uno dall’altro come Pompei, Napoli centro o Afragola, anche solo per coprire turni di poche ore), sono condizioni proibitive per tutti, lavoratori e lavoratrici, ma lo sono doppiamente per le donne che spesso, al lavoro, devono sommare la fatica e le difficoltà della gestione della famiglia e dei figli.
Mc Donald’s è un’azienda che ha sempre voluto dare un’immagine “pulita” di sé, quello che ha dimostrato è invece di ipersfruttare i suoi lavoratori e, in particolare, di discriminare le lavoratrici contestando loro il diritto – sancito per legge – alla “maternità” e ai permessi per l’”accompagnamento” di parenti e figli affetti da problemi di salute.
…Altro che mimose e cioccolatini: questo 8 marzo le lavoratrici di Mc Donald’s hanno avuto licenziamenti e sfruttamento!
SABATO 8 MARZO  ORE 10:30
PRESIDIO A PIAZZA MUNICIPIO (NA)

Lavoratrici e lavoratori di Mc Donald’s/Napoli Futura

All’Università Orientale già campeggia uno striscione di solidarietà, e molte studentesse verranno a portare il loro supporto. Anche le studentesse di alcuni istituti superiori di Napoli sosterranno la giornata calando degli striscioni e partecipando al presidio.

PADOVA – dopo la straordinaria giornata di lotta del Primo Marzo, e dopo tre settimane di presidio permanente, continua la lotta delle lavoratrici socio-sanitarie della Santa Tecla d’Este. Domani, dalle 9 alle 23, le lavoratrici vi aspettando al presidio! Come scrivono nel volantino, dobbiamo “ricordare la vera essenza della Festa della DONNA. Donne lavoratrici, donne che si occupano di cura da decenni, che si occupano di non autosufficenti, cinicamente licenziate senza scrupolo dalla Curia che scrive belle parole e compie gesti orribili. Durante la mattinata distribuzione della "mimosa" di lotta per le strade del centro di Este, al pomeriggio punto di ascolto per lavoratori e lavoratrici in crisi, per connettere le lotte… la sera musica a sorpresa perché la lotta della donna è tenace e potente, inarrestabile come acqua del mare”.

FIRENZE – L’8 marzo sarà sciopero all’ipermercato Panorama nel Centro Commerciale “i Gigli”, con un presidio a partire dalle ore 12. I lavoratori scioperano perché da un lato l’azienda aumenta ritmi e tempo di lavoro (apertura domenicale), dall’altro mette in cassa integrazione e si rifiuta di incontrare i rappresentanti dei lavoratori organizzati dall’USB. Questa situazione grava pesantemente sulle donne. Come sottolinea il comunicato dell’USB, “le lavoratrici del commercio nella giornata internazionale della donna si ritrovano di nuovo a dover denunciare tutte le problematiche che gravano doppiamente sulle loro spalle: in un settore dove l’80% degli occupati sono di sesso femminile, dove si impone il lavoro domenicale e festivo,  dove è difficilissimo conciliare i tempi di vita e di lavoro, dove regnano precarietà e part time obbligato. Tutto questo in Paese senza welfare, in cui sono ancora le donne a farsi carico della famiglia, dei figli, ma anche di parenti anziani e malati”.
Vale anche la pena di sottolineare che questi lavoratori del Centro Commerciale Panorama, che hanno capito l'importanza dell’unità delle lotte e di “ricostruire le filiere produttive” sono andati a cercare i lavoratori di Mondo Convenienza e li hanno invitati al loro presidio, al fine di riuscire a organizzarsi e bloccare effettivamente il ciclo del profitto!

pc 8 marzo - legge sulla tortura? certo come la vogliono i torturatori!

da infoaut

Il Senato approva la legge sulla tortura… che piace ai torturatori

no-torturaIl Senato ha approvato una legge sulla tortura. Detta così verrebbe da sospirare: finalmente. E invece siamo di fronte a una legge profondamente sbagliata se la sua finalità dev’essere – come dev’essere – la prevenzione di ulteriori abusi rispetto a quelli – troppi – commessi e documentati neggli ultimi anni.
Il Senato ha approvato una legge sulla tortura ma il testo la definisce come reato generico e non come reato specifico del pubblico ufficiale. E’ una differenza non da poco. Gli agenti devono sapere che l’abuso sui detenuti o su persone momentaneamente private delle libertà è un reato odioso e insopportabile per chi veste una divisa e rappresenta lo stato. Non un reato qualunque con una semplice aggravante se commesso da un agente. Il testo originario del senatore Luigi Manconi è stato pressoché manomesso definendo tortura solo se ci sono “più atti di violenza o minaccia” proprio come da anni chiedeva la Lega che, su questo, riuscì a bloccare il parlamento nella scorsa legislatura. Miracoli delle larghe intese col silenzio-assenso di Sel e 5 Stelle.
Secondo l’Osservatorio repressione il testo passato in Senato è frutto di precise pressioni esercitate in questi anni dai vertici delle forze dell’ordine, che hanno sempre considerato l’eventualità di una legge ad hoc sulla tortura come un’offesa, quasi un atto d’accusa. Più o meno come l’introduzione del codice alfanumerico per chi opera mascherato e irriconoscibile in ordine pubblico. Ma la formazione del personale nel senso di un rapporto corretto con le persone e la Costituzione non è mai stata in cima alle preoccupazioni di un dipartimento, quello della Polizia di Stato, indifferente e spesso complice con gli scandali di malapolizia che riguardano tutti i livelli della scala gerarchica: per fare un esempio, da chi guidava le volanti a via Ippodromo fino al numero due del Viminale Izzo o al capo del Ros Ganzer passando per i sindacati e i sindacatini che li coprono.
L’Italia, secondo l’Osservatorio repressione, conferma di avere seri problemi quando si tratta di garantire i diritti fondamentali delle persone. Anche l’Unione delle camere penali (gli avvocati penalisti) dice che la legge è sbagliata perché non rispetta le indicazioni dell’Onu e crea confusione rispetto a reati già previsti dal codice penale. In teoria la legge potrebbe essere corretta dalla Camera ma questo Parlamento è lo stesso che tortura diritti e violenta la Costituzione in gran parte dei suoi atti.
Secondo Lorenzo Guadagnucci, del Comitato Verità e Giustizia per Genova, il testo passato al Senato pecca soprattutto in un punto, laddove definisce la tortura come reato generico e non come reato specifico del pubblico ufficiale. E’ una differenza sostanziale, perché svuota l’effetto deterrente che una legge del genere deve avere. Gli agenti devono sapere che l’abuso sui detenuti o su persone momentaneamente provate delle libertà è un reato odioso e insopportabile per chi veste una divisa e rappresenta lo stato. Non un reato qualunque con una semplice aggravante se commesso da un agente.
Altro elemento inaccettabile, la correzione introdotta rispetto al testo originario del senatore Luigi Manconi, con l’indicazione che si parla di tortura solo quando si riscontrino “più atti di violenza o minaccia” eccetera. Una formulazione che ricalca l’emendamento leghista che alcuni anni fa fece scandalo e condusse il parlamento ad accantonare la legge. Oggi questo dettaglio, cioè il fatto che in caso di violenza o minaccia singola non si possa parlare di tortura, passa inosservato. Miracolo delle larghe intese (che in questo caso si estende a Sel e 5 Stelle visto il loro assenso e il loro silenzio).
Il brutto testo approvato ieri è frutto di precise pressioni esercitate in questi anni dai vertici delle forze dell’ordine, che hanno sempre considerato l’eventualità di una legge ad hoc sulla tortura come un’offesa, quasi un atto d’accusa. Quando è vero l’esatto contrario: una legge severa e intelligente può essere un ottimo strumento di formazione, persuasione e correzione.
Le forze politiche hanno ceduto a queste pressioni e hanno anche evitato di prevedere l’esclusione della prescrizione, allontanando così il nostro paese dagli standard europei. L’Italia conferma di avere seri problemi quando si tratta di garantire i diritti fondamentali delle persone.
Ora c’è da chiedersi seriamente se valga davvero la pena introdurre una legge così nell’ordinamento. L’Unione delle camere penali (cioè gli avvocati penalisti) dice che la legge è sbagliata perché non rispetta le indicazioni dell’Onu e crea confusione rispetto a reati già previsti dal codice penale. Qualcuno, compreso Manconi, spera che la Camera corregga gli errori più gravi, ma il dibattito che si è sviluppato al Senato fa capire che non ci sono le condizioni politiche per andare nella direzione giusta. Il parlamento ha dimostrato d’essere incapace di recepire ciò che matura nella parte più viva  della società.
QUI SOTTO IL COMUNICATO DEL COMITATO VERITÀ E GIUSTIZIA PER GENOVA
TORTURA, UNA LEGGE INADEGUATA
La legge sulla tortura approvata al Senato è molto più che deludente. Diciamo pure inadeguata. L’Italia, come confermano ormai molti episodi e molti processi degli ultimi anni, è un paese nel quale appartenenti alle forze dell’ordine hanno praticato varie forme di tortura. Approvare una legge che non qualifica la tortura come reato specifico delle forze dell’ordine significa rinunciare a quell’effetto deterrente che una legge del genere dovrebbe avere. Significa fingere di vivere in un altro paese. Nella pratica è un cedimento della politica ai desiderata – in questo caso poco responsabili – dei vertici delle forze dell’ordine, che altrimenti si sarebbero sentiti messi sotto accusa, mentre è ben chiaro che una seria legge sulla tortura (che preveda anche la non prescrizione del reato) è nell’interesse di forze dell’ordine a loro pieno agio all’interno di un sistema autenticamente democratico.

da osservatoriosullarepressione

pc 8 marzo - la dittatura del nuovo Pinochet egiziano contro i palestinesi per conto di Israele e Imperialismo USA

Gaza. L’Egitto vuole cacciare 14mila palestinesi

altLa stretta dell’Egitto su Gaza non si allenta. Gli strumenti, sempre diversi: dalla chiusura del valico di Rafah all’inchiesta su 13.757 palestinesi a cui le autorità del Cairo stanno pensando di revocare la residenza. E, ultima notizia in ordine di tempo, il blocco di una delegazione internazionale di 58 donne in viaggio verso la Striscia per l’8 marzo.

A monte, la rottura politica tra il Cairo e Gaza con il primo che imputa ad Hamas, governo de facto della Striscia, l’appoggio all’ex regime della Fratellanza Musulmana e l’addestramento militare di gruppi di miliziani islamisti nella Penisola del Sinai. Un’accusa girata anche ai quasi 14mila palestinesi oggi sotto inchiesta da parte dell’intelligence egiziana. Obiettivo, trovare le prove del sostegno fornito al deposto presidente Morsi per poter poi revocarne la cittadinanza egiziana. La decisione giunge dopo una sentenza del tribunale che martedì ha bandito le attività politiche di Hamas dall’Egitto e  chiuso il quartier generale del movimento palestinese.
L’idea del governo egiziano è quella di revocare la cittadinanza a 13.757 palestinesi sotto inchiesta perché accusati di far parte di Hamas e di aver pianificato e organizzato attacchi terroristici in territorio egiziano. I servizi segreti egiziani stanno raccogliendo informazioni su migliaia di palestinesi considerati membri del movimento palestinese, che ricevettero la cittadinanza egiziana sotto il presidente islamista Morsi.
Una simile decisione spetta direttamente al primo ministro che ha il potere di revocare la cittadinanza senza passare per un tribunale, nel caso in cui la persona in questione sia considerata una minaccia all’ordine pubblico. L’inchiesta è partita dopo la sentenza della corte che martedì ha bandito Hamas dal territorio egiziano perché “organizzazione terroristica”, chiudendone uffici e quartier generale e congelandone beni immobili e denaro: “Il giudice egiziano che ha emesso la sentenza non aveva in mano una sola prova che incriminasse Hamas – ha commentato un membro dell’ufficio politico del movimento palestinese – Questa decisione è puramente politica, non giudiziaria, e aiuta l’occupazione israeliana”.
Nelle stesse ore, all’aeroporto del Cairo venivano bloccate 58 donne statunitensi, francesi e belghe (tra loro il Nobel per la Pace Mairead Maguire), parte di una delegazione diretta a Gaza per celebrare l’8 marzo, la giornata mondiale della donna. Martedì le autorità egiziane hanno rifiutato loro l’ingresso nel Paese. Ieri Ann Wright, capo della delegazione, ha fatto sapere che la delegazione avrebbe dovuto prendere un autobus dal Cairo al valico di Rafah, aperto pochissime volte negli ultimi sette mesi e completamente chiuso da oltre 30 giorni.
Alcune attiviste sono tornate a case e almeno tre sono state deportate, tra cui la stessa Maguire. Una delle partecipanti, Medea Benjamin, cofondatrice del gruppo americano Code Pink, ha raccontato di essere stata brutalmente aggredita dalla polizia egiziana che le ha rotto una spalla perché rifiutava di salire sull’aereo diretto in Turchia. Anche l’ambasciata francese è intervenuta per cercare di sedare la protesta delle donne, che avevano cominciato un sit-in all’aeroporto.
Le autorità egiziane hanno commentato l’accaduto attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Badr Abdel-Attie, secondo il quale al gruppo di donne sarebbe stato negato l’ingresso in quanto privo dei necessari documenti per raggiungere la Striscia. Non solo: la Penisola del Sinai sarebbe oggi troppo pericolosa e l’Egitto non avrebbe i mezzi per garantire la sicurezza della delegazione in transito.
Dal 3 luglio ad oggi, il governo egiziano nato dal colpo di Stato militare che ha deposto il presidente islamista Morsi ha avviato una serie di politiche restrittive nei confronti della Striscia di Gaza, una “punizione collettiva” volta a colpire Hamas, braccio palestinese della Fratellanza Musulmana. Restrizioni gravi, dalla distruzione di oltre mille tunnel che garantivano alla popolazione gazawi di alleviare l’embargo posto da Israele, agli attacchi contro le barche di pescatori avvicinatesi alle acque egiziane, fino alla chiusura del valico di Rafah che impedisce a migliaia di gazawi di uscire dalla Striscia per ragioni mediche o educative. A pagarne le spese è la popolazione di Gaza, oggi costretta a vivere in condizioni sempre peggiori, con pochissima elettricità a disposizione, cantieri chiusi per la mancanza di cemento, l’innalzamento del già elevato tasso di disoccupazione.
da Nena News

venerdì 7 marzo 2014

pc 7 marzo - Ilva Taranto - con la Rete nazionale verso il più grande processo ai padroni assassini: ILVA di Padron RIVA Taranto

IL SIGNIFICATO POLITICO DEL PROCESSO ILVA

Nel Convegno della Rete tenutosi  l'11 gennaio a Taranto abbiamo affermato che ci trovavamo di fronte al più grande processo che ci sia mai stato nel nostro paese e riguarda la più grande fabbrica nel nostro paese, tra l'altro una fabbrica ancora in attività, con una classe operaia ancora tutta al lavoro.
Questo processo si fa in una città abbastanza grande, non “morta” ma viva, sede anche della Base Nato nel Mediterraneo e di tante altre fabbriche.
Esso sarà di fatto la “madre” di tutti i processi; somiglia a quelli dell'Eternit, della Thyssen, di Marghera, ma è qualcosa di più.
Si tratterà quindi di una battaglia nazionale, strategica nella guerra di classe contro il capitale, che colpisce al cuore il suo sistema, a partire dalla condizione operaia.
La Rete è il centro di proiezione nazionale di questa battaglia e agisce da fronte di tutte le forze che si possono unire contro il capitalismo che uccide, tramite la Rete possiamo unire esperienze molto importanti. Le energie che vogliamo attivare sono quelle che ci sono sul campo, non contano chi sono ma la funzione che svolgono e che ci troviamo sulla stessa strada.

La sicurezza e la salute del lavoro è l'anello debole del sistema imperialista a livello mondiale, vediamo anche l'esplosione che c'è stata in Giappone, gli scontri in Vietnam in cui 8 operai che lottavano per la sicurezza sono morti, ciò che succede in Bangladesh, in Pakistan, ecc.
E nella crisi le condizioni di sicurezza possono solo peggiorare. Nella fase di crisi è proprio sulla condizione operaia e sulla sicurezza sui posti di lavoro che il capitalismo mostra tutta la sua irriformabilità, e la sicurezza diventa nervo scoperto del sistema capitalista. Il capitalismo che uccide rappresenta il cuore di questo sistema che deve essere abbattuto.

Il processo contro l'Ilva per i morti sul lavoro e per il profitto ha come obiettivo la “rivolta”, dimostrare che il Tribunale va attaccato. E questo gli operai e le masse lo vedranno con la loro esperienza: questo processo non darà nulla. Anche altri processi hanno già dimostrato che si può ammazzare e non pagare nulla.
Vogliamo forti sanzioni in questo processo ma per noi la vera sanzione è la rivolta.
Solo la rivoluzione può risolvere il problema. La Rete lo rivendica apertamente e usa anche i processi per dimostrarlo. Vogliamo il processo contro padron Riva non per seminare illusioni, ma per maturare questa consapevolezza attraverso l'esperienza diretta.
In questa società o c'è il primato del padrone o il primato degli operai. Ogni cosa in questo sistema di classe è legato ai rapporti di forza.
Vogliamo impegnarci a fondo nei processi non per illuderci di avere giustizia, ma per dimostrare la legittimità di un'altra giustizia e la necessità della conquista del potere politico per imporla.
Tutti i soggetti e associazioni che si trovano su questa strada diventano interlocutori di questo percorso, e la Rete è lo strumento per unire tutte le forze necessarie in questa battaglia.
Il Convegnodell'11 gennaio è stato un buonissimo segnale: per la partecipazione di forze locali che prima ci hanno osteggiato; perchè ha portato la linea chiara della giustizia e risarcimenti per tutti; perchè ha affermato la strada del “processo popolare” che vive nella forma della costituzione di parte civile, non a recuperare soldi, ma per agire come “giuria popolare in nome del popolo italiano” per una giustizia reale.
La giustizia reale è contraria alla giustizia formale.
Dobbiamo portare un “reparto” selezionato in Tribunale come tipologia dei settori di lavoratori, di masse popolari uccise e ammalate.

Noi non siamo perchè si costituiscano parte civile i sindacato confederali, la Fiom, che da corresponsabili della situazione a cui si è arrivati vorrebbero passare per “vittime”.
Ma riteniamo che anche i sindacati di base, come l'Usb, non abbiamo diritto a costituirsi come parte civile, perchè non c'erano in fabbrica e non hanno svolto negli anni all'Ilva un ruolo di lotta contro l'attacco alla sicurezza e alla salute di padron Riva.

Se noi riusciamo, se faremo questo processo con uno stile di combattimento, il processo Ilva farà epoca e avrà una proiezione anche internazionale. Ma per questo la bandiera rossa del proletariato deve apparire.
Le sedute del processo vedranno calare a Taranto tutte le televisioni, giornali. Ci saranno vari momenti in cui dovremo sfruttare questa situazione per fare iniziative nazionali.
Si tratta di un programma di lavoro dei prossimi 3 anni, perchè la previsione minima che si fa anche in tribunale. Va preparata una campagna politica di spiegazione, di informazione, di organizzazione di forze.

Vi sono state nella storia delle Rete altre vicende esemplari, e anche oggi dobbiamo vedere quali battaglie sostenere, indipendentemente se la Rete è presente in quelle realtà. Alla Thyssen noi non c'eravamo eppure abbiamo costruito una manifestazione tutta organizzata da Taranto e ha contribuito fortemente alla nascita dell'associazione “Legami d'acciaio”. E' chiaro che ci vuole una forza sul territorio, ma è importante l'azione d'avanguardia della Rete.

Sintonizzati col processo di Taranto sono le vicende della Thyssen e dell'Eternit, che abbiamo portato ad esempio, per il tipo di condanna, per la partecipazione, per la linea portata degli operai e familiari, per la presenza dei gruppi rivoluzionari che è bene che ci siano perchè la borghesia deve avere paura - la Rete non è per le brave persone ma per creare nelle situazioni di parte civile una situazione rivoltosa; i processi vanno avanti se i padroni si prendono paura (vedi Thyssen).
Questi due processi hanno influenza sul processo Ilva. Il 24 aprile il verdetto sarà rovesciato sulla Thyssen, sostenendo che la colpa è quasi esclusivamente degli operai. Questo avrà conseguenza sul processo di Taranto. Anche per Eternit si persegue un ridimensionamento tappa dopo tappa.
La Rete sarà presente a Roma il 24 aprile, come in occasione del processo Eternit.

I governi hanno proceduto nella linea di smantellamento dei vincoli di sicurezza nelle fabbriche (vedi, decreto “mille proroghe”, quello sulle “semplificazioni”, ecc.). Quindi la lotta contro il governo resta la nostra parola d'ordine.

In fabbrica la situazione è andata nettamente indietro, degli Rls non si sente parlare più, ma dove vi sono le forze occorre fare battaglie su questo, stabilendo un rapporto tra battaglia locale e nazionale. Quando la Rete affronta un problema in un posto di lavoro, serve per affrontare il problema della sicurezza in quello come nelle grandi fabbriche come l'Ilva, e oggi dobbiamo utilizzare le piccole battaglie locali per parlare dell'Ilva, perchè è sulle battaglie importanti ed emblematiche che vive la Rete.
. Quest'anno la battaglia Ilva è quasi più al processo non ai cancelli. Gli operai dell'Ilva contano qualcosa se entrano nel processo, perchè qui si gioca una parti le sorti dell'Ilva.

RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUI POSTI DI LAVORO E SUI TERRITORI - Taranto

bastamortesullavoro@gmail.com

pc 7 marzo - Ilva Taranto padroni assassini e servi a processo!

Ilva, disastro ambientale chiesto il processo per 53 - padroni e servi nelle istituzioni, negli organi di controllo, dnei partiti parlamentari,negli apparati di stato, nella DIGOS.. mancano però i sindacalisti di CGIL_CISL_UIL fim-uilm-fiom..senza di essi nessuna inchiesta sarà mai completa.. ora la parola non può restare solo a giudici e avvocati ma deve vedere protagonisti gli operai ilva e appalto ILVA, i lavoratori del cimitero, i cittadini di tamburi e di tutti i quartieri inquinati, anche attraverso la partecipazione associata come parti civili al processo - lungo la linea del processo eternit - per ottenere giustizia e risarcimenti .. sempre parziali in questo sistema, perchè l'unica giustizia è quella proletaria, fondata sulla lotta per il potere proletario in questo paese che metta fine all'orrore senza fine del sistema del capitale, che produce padroni assassini!

proletari comunisti -PCm Italia 

TARANTO – La Procura della Repubblica di Taranto ha chiesto all’ufficio del gip il rinvio a giudizio per 50 persone e tre società nell’inchiesta sul disastro ambientale che sarebbe stato causato dall’Ilva. Tra coloro che rischiano il processo, oltre alla famiglia Riva, c'è il governatore della Puglia, Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata.

La richiesta di rinvio a giudizio, firmata dal procuratore, Franco Sebastio, dal procuratore aggiunto, Pietro Argentino, e dai sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano, riguarda tutti i 53 indagati ai quali il 30 ottobre scorso era stato notificato dalla Guardia di finanza di Taranto l'avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Oltre ad Emilio, Fabio e Nicola Riva e a Vendola, la richiesta riguarda vertici vecchi e nuovi dell’Ilva prima del commissariamento, un assessore regionale (Lorenzo Nicastro), un deputato ed ex assessore della Puglia (Nicola Fratoianni), consiglieri regionali, l’ex presidente della Provincia di Taranto Giovanni Florido, il sindaco del capoluogo ionico, Ippazio Stefàno, dirigenti e funzionari ministeriali e della Regione Puglia, un poliziotto, un carabiniere, un sacerdote, nonchè uno stuolo di dirigenti ed ex dirigenti del Siderurgico tarantino. Tra questi figurano i cosiddetti 'fiduciarì, cioè un gruppo di persone non alle dipendenze dirette dell’Ilva che però in fabbrica, secondo l’accusa, avrebbe costituito un 'governo-ombrà che prendeva ordini dalla famiglia Riva.
Ad 11 indagati la Procura contesta il reato di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale e a reati contro la pubblica amministrazione, nonchè l’avvelenamento di acque e sostanze alimentari. Tra le imputazioni, anche quella di omicidio colposo per due 'morti bianchè all’Ilva.

Ecco tutti i nomi degli indagati

TARANTO - Ecco la lista di tutti gli imputati: Emilio Riva (1926), Nicola Riva (1958), Fabio Arturo Riva (1954); Luigi Capogrosso (1955), Marco Andelmi (1971), Angelo Cavallo (1968), Ivan Dimaggio (1969), Salvatore De Felice (1964), Salvatore D'Alò (1959), Girolamo Archinà (1946), Francesco Pervi (1954), Bruno Ferrante (1947), Adolfo Buffo (1956), Antonio Colucci (1959), Cosimo Giovinazzi (1974), Giuseppe Dinoi (1984), Giovanni Raffaelli (1963), Sergio Palmisano (1973), Vincenzo Dimastromatteo (1970), Lanfranco Legnani (1939), Alfredo Cerinani (1944), Giovanni Rebaioli (1948), Agostino Pastorino (1953), Enrico Bessone (1968), Giuseppe Casartelli (1943), Cesare Cotti (1953), Giovanni Florido (1952), Michele Conserva (1960), Vincenzo Specchia (1953), Lorenzo Liberti (1942), Roberto Primerano (1974), Marco Gerardo (1975), Angelo Veste (1938), Giovanni Bardaro (1962), Donato Perrini (1958), Cataldo De Michele (1959), Nicola Vendola (1958), Ippazio Stefàno (1945), Donato Pentassuglia (1967), Antonello Antonicelli (1974), Francesco Manna (1974), Nicola Fratoianni (1972), Davide Filippo Pellegrino (1961), Massimo Blonda (1957), Giorgio Assennato (1948), Lorenzo Nicastro (1955), Luigi Pelaggi (1954), Dario Ticali (1975), Caterina Vittoria Romeo (1951), Pierfrancesco Palmisano (1953), Ilva spa (in persona del commissario straordinario Enrico Bondi), Riva Fire spa (in persona del consigliere delegato e legale rappresentante Angelo Massimo Riva ), Riva Forni Elettrici spa (in persona del presidente legale e rappresentante Cesare Federico Riva).

pc 7 marzo - 8 marzo a Bologna ..in Piazza maggiore..in continuità con il percorso dello Sciopero delle donne...

L' MFPR partecipa al presidio nella piazza delle donne l' 8 Marzo con la presentazione e un banchetto con il dossier sullo sciopero delle donne e una mostra fotografica con pannelli informativi  sulle lotte delle donne rivoluzionarie in India e Kurdistan intitolate: " perché la libertà non rimanga solo un sogno" e " non avevo altra scelta, se non quella di unirmi alla rivoluzione"

ALZIAMO IN ALTO E STRINGIAMO LE NOSTRE MANI ALLE DONNE CHE LOTTANO IN TUTTO IL MONDO!!!
 layla
 
Diamo appuntamento a tutte le donne e le lesbiche in Piazza Maggiore dalle 15 alle 20 per una giornata di lotta e di festa in compagnia delle associazioni femministe dei collettivi e delle singole e di tante artiste per ribadire la libertà e l'autonomia delle donne.

In continuità con il percorso dello Sciopero delle Donne ci riapproprieremo ancora una volta dello spazio pubblico in occasione dell'8 marzo Giornata Internazionale delle Donne.

Lottiamo per i diritti di tutte le donne, per la laicità, per l'...autodeterminazione, per autonomia economica, in difesa della effettiva applicazione della legge sull'aborto, contro la violenza maschile, contro l'uso del corpo delle donne come bottino di guerra o campo di battaglia nei conflitti armati e unite alle donne migranti contro il razzismo sociale e istituzionale.

E' questo che tentiamo di fare ogni volta che portiamo avanti un progetto condiviso, gli ultimi sono stati lo “Sciopero delle donne” e la mobilitazione in solidarietà con le donne spagnole “IO DECIDO” e “One Billion Rising”.
Per questo vi invitiamo a partecipare in modo condiviso in piazza Maggiore con la vostra presenza, i vostri contenuti le vostre pratiche.

Passate parola dobbiamo essere in tante!

Sciopero delle Donne Bologna, Donne in Nero, Associazione Lesbica Fuoricampo, Quelle che non ci stanno, Associazione Donne di Mondo, Associazione Armonie, Associazione Orlando, Associazione Cristina da Pizzano, UDI - Unione Donne in Italia, RosaRosae, Figliefemmine Bologna, Gruppo '98 Poesie Bologna, Associazione Comunicattive, Associazione Sirena Project, Casa delle donne per non subire violenza, SOS Donne Bologna, Gruppo donne Cgil Bologna, Le Vocianti.

pc 7 marzo - 8 marzo a Milano - presidio davanti alla Regione ore 11

8 MARZO DI LOTTA

MILANO
PRESIDIO DAVANTI ALLA REGIONE – LATO PIAZZA DUCA D’AOSTA
H.11
LE LAVORATRICI, PRECARIE, LE DONNE IMPEGNATE NELLA LOTTA PER IL DIRITTO ALLA CASA CHE HANNO PROMOSSO E ANIMATO LO SCIOPERO DELLE DONNE DEL 25 NOVEMBRE CONTRO STUPRI E FEMMINICIDI, MA CONTRO L’INSIEME DEGLI ATTACCHI IDEOLOGICI, PRATICI ALLA CONDIZIONE DI VITA E DI LAVORO DELLE DONNE PROMUOVONO UN 8 MARZO DI LOTTA. Noi non vogliamo frasi ipocrite una volta all'anno dai rappresentanti istituzionali, vogliamo conquistare risultati concreti.
La Regione Lombardia, negli anni delle giunte Formigoni, si è particolarmente distinta per gli attacchi ideologici, pratici contro le donne: ricordiamo, qui: il seppellimento dei feti abortiti, il permesso di ingresso del CAV negli ospedali, le moderne ruote degli esposti, il tentativo di ridisegnare la legislazione nazionale in tema di IVG. Contribuendo a spandere a piene mani un humus maschilista, pregno di concezioni reazionarie verso le donne. Oggi la "tradizione" continua. Nei giorni scorsi i giornali titolavano: “La Regione taglia sui parti indolore” e “Mamme straniere a loro troppi fondi”.Il riferimento è alle scelte in materia di sanità finanziata sulla base dei “risultati”raggiunti e ai fondi per il “sostegno alla maternità”, i fondi Nasko, puro strumento ideologico al servizio della centralità della famiglia, del ruolo in essa delle donne e per di più, oggi, apertamente razzista verso le immigrate; ma il “diritto alla vita” delle donne non conta, la condizione reale fatta di precarietà, non lavoro, peggioramento delle condizioni di lavoro…
 
Contro la trasformazione dei Consultori in “Centri di supporto alle famiglie”, che privano le donne di strutture pubbliche: un attacco ideologico e pratico contro le donne, che pone al centro la famiglia con il ruolo subordinato in essa delle donne e le priva di una delle poche strutture di riferimento per l’autodeterminazione in tema di maternità: Nei giorni scorsi il Sigo denunciava:” il 42% delle under 25 italiane non utilizza alcun metodo contraccettivo alla prima esperienza sessuale. Di fatto, a fronte di ciò, il 20% delle gravidanze risulta indesiderato. “Negli ultimi anni il tasso di gravidanza nelle under 18 è cresciuto in modo sensibile", ha spiegato il presidente, "perché le giovani non trovano le necessarie fonti d’informazione nei servizi territoriali, la cui rete è deficitaria. In Lombardia, ad esempio, c’è un consultorio ogni 60mila abitanti, laddove ce ne dovrebbe essere per legge uno ogni 20mila”. Non possiamo, inoltre, dimenticare l’aumento crescente dei medici obiettori di coscienza che limita sempre più il diritto d’aborto e quindi la libera scelta delle donne in tema di maternità.
Contro la campagna ideologica, promossa, tra gli altri, dalla Lega, per la riapertura delle case chiuse e l’abrogazione della Legge Merlin e, ora, anche a livello nazionale in maniera “trasversale”
Contro i tagli regionali, provinciali e comunali ai servizi di assistenza per gli anziani che chiaramente scaricheranno sempre più sulle donne il lavoro di cura e assistenza, contribuendo a ricacciarle a casa, in un ruolo di mera badante che deve supplire ai tagli  di servizi pubblici a favore dei privati, aggravando una già pesante condizione di prolungata permanenza sul lavoro, data dalla riforma Fornero e peggiorando pesantemente le condizioni di lavoro nella sanità
Le precarie, lavoratrici, disoccupate del movimento femminista proletario rivoluzionario Milano Per info e
contatti: mfpr.mi1@gmail.com

pc 7 marzo - 8 marzo a Torino delle donne NOTAV..Noi il nostro futuro lo vogliamo vivere in valle.LIBERE/I TUTTI !

Anche quest'anno le donne No Tav parteciperanno attivamente alla giornata  dell'8 marzo; a Torino l'appuntamento per la manifestazione è alle 14.30 in  piazza Vittorio: seguite le bandiere No Tav!

Anche quest'anno portiamo il nostro contributo alla giornata dell'otto  marzo, storica data che ci ricorda il prezzo che le donne pagano  quando diventano protagoniste della loro vita e attive nelle lotte sociali.

In quell'otto marzo degli inizi del novecento, un centinaio di operaie  bruciarono all'interno di una fabbrica occupata: chiedevano migliori condizioni di lavoro, diritti.

A più di cento anni di storia molte cose abbiamo cambiato provando ad uscire dallo schema madre-sposa e conquistandoci sempre più spazi, in quanto persone con una propria testa e propri desideri.

Riteniamo inaccettabili il tentativo di modificare la legge 194 che regolamenta l'aborto, la mafia degli obiettori, la difficoltà di accesso alla procreazione assistita.

Così come consideriamo un attacco all'autodeterminazione delle donne anche la mancanza assoluta di sostegno economico e servizi a quelle che scelgono di avere figli, la mercificazione della sessualità , l'impossibilità di scegliere la propria sessualità fuori dai modelli culturali imposti , il femminicidio.

Tutto questo è la conseguenza di un sistema che si impone con l'autoritarismo e la violenza.

La nostra ventennale lotta al progetto-rapina del Tav ci ha portato ad avere maggiore consapevolezza dell'importanza del nostro impegno sociale. Una responsabilità verso noi stesse, ma anche verso le generazioni future alle quali non vogliamo lasciare né debiti né scempi.

Siamo state molto colpite dalle testimonianze di altre donne come noi che vivono il loro impegno per la difesa del territorio, ma che oggi sono costrette a raccontare dei loro tumori al seno o all'utero, dei bambini che
si ammalano di leucemie e di una terra una volta fertile che ormai produce solo più veleno.

Noi ci siamo mobilitate, perché questo non si verifichi in futuro in Valsusa.

Decenni di cantieri, polveri sottili e falde acquifere inquinate farebbero della nostra bella valle un deserto costringendo intere generazioni ad un esodo forzato. Verso dove? Verso la città, dove le fabbriche chiudono, le famiglie diventano morose, perché scelgono di sfamarsi prima di pagare l'affitto, dove il lavoro non c'è, e quando c'è è precario, malpagato, sempre più femminilizzato, cioè ridotto a puro sfruttamento?

Le donne sono le prime a pagare i costi sociali delle scelte economiche. Se i soldi vengono usati per la malaopera non ci saranno per  i nostri ospedali, per le scuole, per i servizi sociali. Noi , le donne, saremo
chiamate a sostituirli, gratuitamente, molto  più di quanto ampiamente già facciamo.

La violenza della cultura patriarcale verso le donne l'abbiamo sperimentata in Valsusa in molti modi: attraverso l'arroganza dei politici e dell'informazione dominante nei confronti delle cittadine, considerate ignoranti e retrograde  se vogliono conservare e difendere la terra, ma anche nella violenza fisica
e verbale delle forze dell'ordine, su mandato dei diversi governi.

Violenza che abbiamo subito coi nostri corpi malmenati, le nostre carcerazioni, con gli insulti malcelati delle guardie - ma non solo delle guardie - che si chiedono perché tutte queste donne non se stiano a casa.
Ricordiamo per tutte/i Marta, picchiata e molestata dai poliziotti nel corso del suo fermo..

Più di seicento indagati, la condanna ad una multa di 215.000? da pagare ad Lft, ed ora Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia sono in carcere dall'inizio di dicembre 2013 con un'accusa assurda e pesantissima come quella di terrorismo.

Chiediamo a tutte/ì di avere la curiosità di capire con la propria testa, di non accontentarsi dell'informazione che viene dai media, di venirci a trovare in Valsusa ed incontrarci per capire le ragioni di questa lotta
ventennale per la autodeterminazione nelle scelte politiche ed economiche che riguardano i territori e i beni comuni.

Noi il nostro futuro lo vogliamo vivere in valle.

CHIARA, CLAUDIO, MATTIA, NICCOLO' LIBERI !  Questo 8 marzo lo dedichiamo a
voi.

LIBERE/I TUTTI !

Le donne NoTav dalla Valle

pc 7 marzo - 8 marzo corteo a Palermo - DALLA SCINTILLA DELLO SCIOPERO DELLE DONNE...AD UN 8 MARZO DI LOTTA!


DALLA SCINTILLA DELLO SCIOPERO DELLE DONNE
AD UN 8 MARZO DI LOTTA


Presentazione del Dossier molto ricco e vivo 
sullo storico sciopero delle donne 

VENERDI’ 7 MARZO ORE 16,30 
VIA G. DEL DUCA 4 PALERMO 
Presso la sede dello Slai Cobas s.c. (vicino ai Cantieri Culturali alla Zisa) 

Per info—contatti: mfprpa@libero.it—cobas_slai_palermo@libero.it


Sono arrivati alcuni splendidi dati 'ufficiali' dello sciopero delle donne nelle scuole del 25 novembre! Andiamo avanti nella lotta... dal 25 novembre al nostro 8 marzo di lotta e oltre
Ci sono arrivati i dati sullo sciopero del 25 novembre delle lavoratrici nelle scuole in tutt'Italia. Non c'è una regione, nè una provincia in cui le lavoratrici non abbiano fatto lo "sciopero delle donne"!! In totale sono 12.663 che hanno scioperato. Pensiamo che sia un risultato eccezionale, considerando che è stato il primo "sciopero delle donne", che lo sciopero è stato fatto in mezzo a tante altre iniziative sul 25 che potevano deviare dal mettere al centro lo sciopero;uno "sciopero delle donne" poi boicottato dai sindacati confederali e, a parte Usi, Slai cobas per il sindacato di classe e Sisa, non appoggiato formalmente a livello nazionale neanche dagli altri sindacati di base, uno sciopero per cui le iscritte e delegate anche alla cgil che lo hanno fatto si sono trovate non sostenute, e anche peggio. Questo ed altro rende il risultato ancora più significativo.
Anche le notizie dirette che abbiamo avuto degli scioperi nelle fabbriche, nei servizi, ecc. rappresentano un importante risultato "storico". Siamo contente, e pensiamo che questo ci debba incoraggiare a, come abbiamo detto, far diventare i tanti fuochi del 25 novembre un vero incendio che illumina la nostra difficile battaglia.


Nello sciopero delle donne abbiamo costruito una piattaforma unendo i bi/sogni (per il lavoro, per servizi sociali, sanitari pubblici attivi, non non vogliamo più essere le supplenti dello Stato!,  contro la violenza e le uccisioni delle donne, per la libertà di scelta in tema di maternità…) espressi dalle donne in lotta, una piattaforma che si è arricchita e articolata via via, che portiamo quotidianamente nelle lotte contro l'oppressione di classe e di genere, che porteremo in piazza l'8 marzo e oltre...

340/8429376

DALLA SCINTILLA DELLO SCIOPERO DELLE DONNE, LAVORATRICI, PRECARIE, DISOCCUPATE, GIOVANI, STUDENTESSE…
AD UN 8 MARZO DI LOTTA


SIT-IN - CORTEO A PALERMO
SABATO 8 MARZO ORE 16,00 DA PIAZZA POLITEAMA


Dopo lo “sciopero delle donne”,  non possiamo permettere che ci infanghino ancora l'8 marzo!

Vogliamo e dobbiamo far sì che quest'anno l'8 marzo sia tutt'altra cosa, SIA NOSTRO E DI LOTTA!
Un 8 marzo che colpisca anche con azioni di protesta esemplare l'offesa consumistica di questa giornata di lotta della borghesia
Un 8 marzo che unisca tutte le battaglie delle donne, contro la guerra di bassa intensità che ci uccide, contro l'insieme della nostra condizione di vita. Nello sciopero delle donne abbiamo costruito una piattaforma unendo i bi/sogni espressi dalle donne in lotta (contro le uccisioni delle donne e la violenza, per la libertà di scelta in tema di maternità, per il lavoro e contro la mancanza di lavoro , per servizi sociali, sanitari pubblici e attivi, non vogliamo più essere le supplenti dello Stato! ammortizzatori sociali viventi, ) una piattaforma che si è arricchita e articolata via via e che quotidianamente  con la lotta contro governo, padroni, Stato deve divenatre viva e concreta.
Un 8 marzo che unisca in una stessa lotta le donne italiane e le immigrate.
Un 8 marzo che sia “ponte” verso le donne, operaie,  lavoratrici… che lottano negli altri paesi Cina, Bangladesh...verso le donne, compagne che  sono in prima linea nelle guerre popolari dall'India, alle Filippine, alla Turchia, ecc., Un 8 marzo che dica basta con il riformismo perché tutta la nostra vita DEVE DAVVERO CAMBIARE! vogliamo fare la rivoluzione! e per questo la nostra lotta deve essere indirizzata contro il sistema sociale in cui viviamo causa del doppio sfruttamento e doppia oppressione che deve essere rovesciato!
Un 8 marzo che, con il grido delle donne in lotta, respinga e affossi l'ipocrita campagna mass mediatica-istituzionale, delle rappresentanti della politica borghese che ancora una volta verrà fuori per soffocare la furia delle donne come forza poderosa della rivoluzione!

Le operaie, le lavoratrici, le precarie, le disoccupate, le casalinghe, le giovani, le studentesse prendano nelle loro mani questo 8 marzo, per ridare dignità storica, verità di classe, perchè l'8 marzo non è di tutte, non è interclassista, ma è delle donne più sfruttate e oppresse che sono la maggioranza, come delle ragazze che vogliono lottare per un altro futuro. 

movimento femminista proletario rivoluzionario


pc 7 marzo - 8 marzo a Roma al carcere femminile Rebibbia con le donne detenute...la vostra legalità è violenza!

8 MARZO 2014

con chi è privata della libertà…

sabato alle ore 11.00 sotto Rebibbia Femminile,

al pratone in fondo a via Bartolo Longo.

Siamo rinchiuse in una gabbia a cielo aperto, fatta di parole corrotte e segnali stravolti, fatta di quotidiane espropriazioni di pezzi della nostra vita e della nostra immaginazione , una gabbia che hanno costruito per noi e che hanno chiamato “normalità”.

La nostra “normalità” è così l’esecuzione automatica, inconscia, di gesti quotidiani che sono programmati da qualcun altro. Le nostre giornate sono piegate alle esigenze di un sistema produttivo che succhia costantemente le nostre risorse e non dà indietro nulla, ad eccezione delle macerie.
Siamo costrette/i in doveri e divieti sempre più capillari che aspirano a regolare ogni nostro comportamento, dal più privato al più pubblico.  Vorrebbero farci correre sulla ruota come i criceti, con l’illusione di arrivare da qualche parte e, se non ci adeguiamo a questo circo di sfruttamento ci pensa l'apparato repressivo a metterci in regola.
Questo presente fatto di galere con le sue quotidiane violenze, assordanti anche quando sono silenziose, viene spacciato come il migliore, oppure come il meno peggio, in ogni caso come unico esistente, costruendo in questo modo l'ultima delle gabbie: la rassegnazione.
 In questa operazione programmata svolgono un ruolo importante la socialdemocrazia e il riformismo, comprese le componenti femminili, che nelle reti della comunicazione quotidiana fanno la guerra alla memoria e all’identità del movimento femminista, manipolandone la storia, strumentalizzando l’oppressione di genere, di razza, i diritti umani….falsificando la lettura della società e tentando di farne dimenticare la struttura e la divisione in classi. Creano, così, una società che fa dell’antirazzismo-razzista, dell’antisessismo-sessista e della strumentalizzazione dei diritti umani il grimaldello per addomesticare le coscienze.
Vorrebbero addomesticare anche le nostre lotte, e se il tentativo fallisce arrestarle attraverso il braccio della legge. Vorrebbero poi farci fare processioni per chiedere qualche grazia che una volta elargita sarebbe comunque un atto di potere e come tale, con lo stesso atto, potrebbe essere tolta.
Contro questo misero presente lottiamo fino all'ultimo respiro,  opponiamo pratiche di conflitto su tutti i terreni dello scontro: riappropriandoci di ciò che ci spetta, ma anche di una visione del mondo diversa e incompatibile con quella attuale, ci riappropriamo anche delle parole e dell'immaginario.
La misura della nostra forza è, come la Val di Susa ci insegna, la capacità di pensare e praticare un modo diverso di vivere, percorrere strade di liberazione che passano anche dai legami solidali che intrecciamo.
La nostra legittimità nasce dal basso, mentre la loro legalità è violenza!
Per questo siamo state nel nostro percorso verso l’8 marzo
- il 15 febbraio a Ponte Galeria per “Spezzare la normalità dei Cie” perchè nessuna/o dica non sapevo, non pensavo, non credevo….perchè la detenzione per condizione e non per reato apre scenari  impensabili di controllo sociale…quello che tocca ora alle migranti e ai migranti irregolari, può capitare a chiunqu* non sia gradit* al sistema…..
-tra il 17 e il 23 febbraio Femministe No Tav perchè una Valle deve poter decidere del proprio destino, perchè l’autodeterminazione della Val di Susa è  la nostra autodeterminazione, perchè è proprio questo che è inaccettabile per questo sistema capitalista e patriarcale, nessuna/o deve poter decidere della propria vita….
-il 23 febbraio davanti a Rebibbia Femminile a salutare Chiara e tutte le detenute là dentro perchè la legalità di questo Stato è violenza e si esplica contro tutt* quell* che osano anche solo pensare di poter decidere del proprio destino……
-il 1 marzo al Fronte del Porto a confrontarci sulla necessità di ribadire la natura strutturale dell’oppressione di genere e sulla necessità del separatismo……
E’ per tutto questo che il nostro 8 marzo vuole
spezzare la “normalità”, cercare…scoprire….trovare….creare….crepe….fessure….squarci….nell’esistente che ci permettano di aprire scenari  e immaginari oltre la ragionevolezza, oltre la possibilità…..
E’ per questo che gridiamo a gran voce che

la vostra legalità è violenza!

e sabato alle ore 11.00 saremo a Rebibbia Femminile, al pratone in fondo a via Bartolo Longo per un 8 marzo con chi è privata della libertà.
Coordinamenta femminista e lesbica-Roma coordinamenta.noblogs.org/coordinamenta@autistiche.org

pc 7 marzo - 8 MARZO INTERNAZIONALE: ALZIAMO IN ALTO E STRINGIAMO INSIEME LE NOSTRE MANI DI DONNE COMBATTENTI PER LA DOPPIA RIVOLUZIONE

Nella giornata dell'8 marzo ancora di più deve sentirsi forte il legame, l'unità a livello internazionale tra tutte le donne che lottano, che portano avanti rivoluzioni, le guerre popolari. Come abbiamo scritto: "l'8 marzo che sia “ponte” verso le donne, operaie, lavoratrici che lottano negli altri paesi, dalla Cina al Bangladesh, verso le compagne rivoluzionarie che sono in prima linea nelle guerre popolari, dall'India, alle  Filippine, alla Turchia... ".

OGGI SOPRATTUTTO VOGLIAMO ALZARE IN ALTO E STRINGERE INSIEME LE MANI CON LE NOSTRE SORELLE INDIANE!

L'India sta diventando il simbolo della violenza di sistema contro le donne, in tutti i suoi aspetti. L'India, chiamata dalla stampa borghese “la più grande democrazia del mondo”, è il paese dove ci sono più stupri, più uccisioni delle donne.
In questo paese si uniscono le vecchie tradizioni feudali, il tribalismo familiare, l'integralismo religioso nelle vastissime zone dell'India fuori dalle mega città; la ferocia di branco, il nuovo bullismo delle grandi città dove l'imperialismo alle vecchie aggiunge le nuove aberrazioni, creando anche sbandati, frustrati. Ma soprattutto in questo paese le violenze sessuali e gli assassini delle donne vengono perpetrati direttamente da parte dello Stato indiano, soprattutto nelle zone dove è in corso la guerra popolare; gli stupri di contadine, di donne "fuori casta" da parte della polizia, delle forze militari sono una normalità; gli stupri accompagnano sempre le torture quando le compagne maoiste vengono arrestate, e sono l'arma costante della sporca e feroce guerra dello Stato indiano.

Ma l'India è anche il più grande paese in cui moltissime donne, compagne hanno fatto della violenza, degli stupri subiti, delle condizioni brutali di vita, della repressione dell'esercito la leva per ribellarsi, e oggi costituiscono più del 50% dei combattenti e quindi una parte fondamentale della guerra rivoluzionaria del popolo guidata dal Partito Comunista maoista.
Il governo, lo Stato indiano fascista e reazionario teme la numerosa presenza delle donne nella guerra popolare e cerca di contrastarne con ogni mezzo violento l'adesione e partecipazione.
Oggi nelle carceri tra i prigionieri politici, in lotta anche con un vastissimo sciopero della fame molte sono donne.

Molte donne oggi hanno ruoli di dirigenti nella guerra popolare e nel Partito Comunista Indiano maoista in cui come scrive la stessa scrittrice Arundathy Roy lottano anche al suo interno "non solo per affermare i loro diritti ma anche per convincere il partito che l'uguaglianza tra uomini e donne è al centro di un ideale di società giusta". 

Le donne in lotta nella guerra popolare sono un forte esempio per la lotta del movimento delle donne in ogni parte del mondo.

La natura dell'oppressione di classe e sessuale delle donne è di lunga durata, ecco perchè la guerra popolare di lunga durata è il metodo usato dalla parte più oppressa della società per combattere contro le forze di Stato più forti; mentre conducono questa lotta le donne mettono in atto sul campo una trasformazione continua delle idee, della cultura, del sistema familiare, di ogni aspetto della società.

giovedì 6 marzo 2014

pc 6 marzo - a Cuneo assoluzioni e condanne per manifestanti NOTAV- basta con questa caccia alle streghe!

Automobilista aggredita: 4 “No Tav” assolti dall’accusa di rapina

Condannati per il blocco dell’auto: fu violenza privata
Sostenitori dei No Tav a processo a Cuneo, oggi, davanti al tribunale
Tutti e quattro assolti con formula piena dall’accusa di rapina. Sono i manifestanti No Tav a processo per l’aggressione a una cuneese durante una manifestazione non autorizzata davanti alla Stazione di Cuneo.

I milanesi Paolo Arosio e Francesco Parisio e il bovesano Franco Pellegrino, sono stati condannati a un anno e 3 mesi per violenza privata. Per lo stesso reato, ma a un anno e 9 mesi, Ruggero Cigola, anche lui di Milano.

Oggi, il tribunale ha stabilito che non furono loro a rapinare l’automobilista di portafoglio e abiti la sera del 14 giugno 2012.
Le condanne derivano dal fatto che gli imputati fecero il blocco stradale e, con due persone (tra cui Pellegrino) sedute sul cofano, impedirono all’auto di muoversi.

Molti i sostenitori degli imputati presenti in aula: fuori, in piazza Galimberti, c’era un presidio con striscioni.

pc 6 marzo - gravi provvedimenti repressivi a Bologna contro attivisti sociali - la solidarietà di 'proletari comunisti-PCm Italia -

BOLOGNA: NUOVA ONDATA REPRESSIVA AI DANNI DELLE LOTTE SOCIALI SOLIDARIETÀ E SOSTEGNO DALLA CONFEDERAZIONE USB


Roma – giovedì, 06 marzo 2014
Una serie di provvedimenti cautelari, nello specifico divieti di dimora a Bologna, sono stati consegnati oggi, 6 marzo, a 12 attivisti dei movimenti sociali bolognesi.
I fatti riguardano le manifestazioni di maggio 2013 in zona universitaria. Tra le persone colpite dal provvedimento cautelare vi è Pietro Simbola, per tutti “Giorgio”, dirigente sindacale dell’A.SI.A./USB impegnato da anni nelle lotte in difesa del diritto alla casa, al reddito, ai diritti dei migranti e richiedenti asilo, al fianco di tutte le lotte per i diritti sociali.
Si ricorda che nella città di Bologna l’A.SI.A./USB è protagonista di tre occupazioni abitative, con decine di famiglie coinvolte, ed è parte attiva della Carovana Bruxelles 2014, insieme ai migranti e richiedenti asilo.
La Confederazione Nazionale USB esprime la massima solidarietà a Pietro Simbola e agli attivisti colpiti da questo ennesimo atto repressivo, che mira a confinare lontano dalla città chi continua a lottare contro una crisi alla quale le istituzioni non sanno dare risposta.
Questo pomeriggio, alle ore 17.00 è stato un presidio con conferenza stampa sotto la Prefettura di Bologna, in  piazza Roosvelt 1, contro i provvedimenti repressivi e per il rilancio delle lotte sociali.
USB Unione Sindacale di Base

pc 6 marzo- E' caduta la montatura repressiva contro il movimento di lotta per la casa arrestati a Roma: scarcerati gli attivisti

Il tribunale del riesame di Roma ha scarcerato gli attisti del movimento per la casa arrestati e costretti ai "domiciliari" - o sottoposti ad altre misure "cautelari" - per la manifestazione e i tafferugli del 31 ottobre.

Tra loro, naturalmente, Paolo Di Vetta, Luca Fagiano, Ivano, Giovannino, Nicola, Mattia e Federico.

Furoi del tribunale, da stamattina era attivo un folto presidio di attivisti e famiglie occupanti vari stabili nel comune di Roma. Ad un certo punto tutti i "cautelati" erano stati rispediti a casa in attesa della sentenza. Poi, nel pomeriggio, i carabinieri sono andati nelle loro abitazioni per notificare la decisione del tribunale.

Nel dispositivo si legge che è caduta l'assurda accusa di "rapina" - l'unica che giustificasse gli arresti - e quindi per i sette ai domiciliari è scatta la liberazione con obbligo di firma, mentre per gli altri 10 - che erano appunto in quest'ultima condizione - è stata disposta la libertà senza altre restrizioni.

Il dispositivo:


pc 6 marzo - Il piano Fiat/Marchionne per gli stabilimenti in Italia: molto fumo… e sempre migliaia di operai in cassa integrazione!

Ieri e oggi i quotidiani riportano con enfasi ciò che hanno detto Marchionne, Elkann e i loro collaboratori in occasione del salone di Ginevra, ma fino a questo momento si tratta di frasi che non cambiano veramente la sostanza di ciò che già si sapeva, dato che viene confermato che il piano 2014-2017 della nuova Fiat Chrysler Automobiles, probabilmente quello vero, sarà presentato il 6 maggio prossimo a Detroit.
Ma già così ci si può fare un'idea, e quando Marchionne decide di parlare non lo fa a caso, in questa occasione ci tiene a far sapere che ha bisogno ancora di un sacco di soldi e per questo ha un sogno, quello di poter quotare l'azienda in borsa a Wall Street, la più grande del mondo: «il nostro sogno è di farcela per il 1° ottobre». Dice poi che il finanziamento di Melfi a cominciare da quello per la piccola Jeep è stato possibile grazie all'azienda Usa, e questo è un rimprovero implicito per il governo italiano.

Rispetto agli investimenti per le "missioni  produttive" nei vari stabilimenti del paese, comunque, è sempre tutto in alto mare, nonostante i toni ottimistici su Mirafiori: «Il polo del lusso è chiaro: Mirafiori e Grugliasco sono ormai abbinati», ha detto Marchionne. La produzione del Levante, il Suv destinato ad ampliare la gamma Maserati dovrebbe arrivare all'obiettivo delle 50mila unità l'anno. Ma attualmente la produzione a Grugliasco delle berline Quattroporte e Ghibli impiega circa duemila persone, di cui metà circa arrivano da Mirafiori. E che fine faranno gli altri 3000 operai?

A Melfi, invece, dice Marchionne: "La Jeep Renegade, una piccola fuoristrada che viene già prodotta in pre-serie nello stabilimento di Melfi, è la prima Jeep prodotta in Europa e dovrebbe saturare - insieme alla 500X che verrà costruita sulla stessa piattaforma - lo stabilimento... La produzione della Renegade partirà il 14 luglio seguita «entro sei mesi» dalla 500X. Con queste due vetture, continua l'articolo, «io spero di poter utilizzare tutti i nostri dipendenti di Melfi e magari anche di farne lavorare anche qualcuno di Pomigliano» ha detto Marchionne."
"Dovrebbe…", "io spero…" Che bella certezza per gli operai! e infatti: "Il riferimento a Pomigliano non è casuale, proprio nel giorno in cui Fiat Chrylser fa sapere di aver avviato la procedura per un altro anno di cassa integrazione per gli addetti dello stabilimento campano; secondo quanto comunicato dai vertici aziendali a sindacati ed Inps, la misura - che riguarda 1.200 addetti su 4500 - è imposta dal persistere delle condizioni di crisi del settore: Fiat ha venduto l'anno scorso 150mila Panda in Europa contro le 250mila che era l'obiettivo per Pomigliano." E sulle condizioni di crisi Marchionne è chiarissimo, smentendo tutto l'ottimismo di Renzi e dei suoi ministri, dice infatti: «La crisi è ancora qui, anche se c'è un certo miglioramento» ha detto Marchionne. La ripresa nel nostro Paese «non ci sarà nel 2014 e non ho la minima idea se sarà nel 2015 o 2016; il vero problema è la mancanza di capacità di spesa dei clienti finali».

Ecco qual è il vero problema! I "clienti finali" sono gli operai innanzi tutto, oramai ridotti ad un salario da sussistenza e per le masse popolari in generale che non possono più spendere! Mentre, invece, Fiat Chrysler ha chiuso l'esercizio con ricavi in crescita del 2,8%,  l'utile è salito da 896 milioni del 2012 a 1,95 miliardi nel 2013!

E infine i due della Fiat si sono lasciati andare anche a valutazioni sul cambio di governo in Italia (nel frattempo si sa che il governo canadese, che forse conosce meglio il suo pollo, in questo momento non si è piegato al ricatto di Marchionne sugli investimenti per i quali aveva chiesto 700 milioni). «Noi siamo filogovernativi in maniera assoluta» ha detto Marchionne, ed Elkann si è augurato che «ci sia la stabilità necessaria, e che produca risultati positivi». Tanto positivi da decidersi a regalare altri incentivi, e tanto per dare un ulteriore segnale la Fiat ha lanciato in anticipo una propria campagna sugli "incentivi" all'acquisto di auto in Italia che ancora non ci sono ma che ci dovranno essere.

Altre manovre come il taglio del cuneo fiscale e cioè un altro regalo ai padroni, «erano dovute da parecchio tempo», mentre sul Jobs Act di Renzi Marchionne non poteva essere più chiaro! Non sa che farsene dato che ha già fatto l'accodo con i sindacati. Dice infatti: "La cosa importante da riconoscere è che la Fiat ha preso una serie di accordi con i sindacati, che hanno creato una base su cui portare avanti il nostro progetto industriale in Italia. L'impegno nostro è invariato anche senza il jobs act».


L'ultima notizia di una certa importanza, per adesso, è che "In Canada verrà prodotto dal 2016 anche il primo modello ibrido plug-in (con batterie ricaricabili dalla rete) del gruppo Fiat Chrysler."

pc 6 marzo - Venezuela..l'imperialismo USA cerca di rovesciare il governo chavista e noi siamo contro l'imperialismo, ma non pensiamo che il governo chavista sia coerente antimperialista e dalla parte dei proletari e del popolo .. serve una vera rivoluzione di nuova democrazia verso il socialismo

pubblichiamo comunque - in via di traduzione -

Comunicado del 27 Febrero escrito por: Coordinadora Simón Bolívar



Al Pueblo de Venezuela
 
Al Gobierno Revolucionario de Nuestro Presidente Nicolás Madura
 
A los Pueblos y Gobiernos del Mundo
 
A los Medios de Comunicaciones Nacionales e Internacionales
 
A 25 años de la rebelión popular que el pueblo libró en contra de las políticas hambreadoras de la dictadura partidista de los gobiernos puntofijistas, y fiel a nuestra convicciones revolucionarias, firmes ante el ataque de las fuerzas burguesas, tanto nacionales como extranjeras, en pie de lucha contra el imperialismo y el terrorismo, nos dirigimos a usted, con disciplina y humildad, esa que nos otorga el ser hijos del pueblo sufrido, sometido y explotado por más de 520 años a mano de nuestros enemigos de clase, como lo es, y ha sido siempre, la burguesía; y también como hijos de Bolívar, quién soñó con una Latinoamérica unida, y de nuestro eterno Camarada Chávez, quién nos mostró el camino para ser definitivamente libres y soberanos.
 
Y en esta ocasión lo hacemos para, con el valor que nos otorga el jamás habernos rendido, resistiendo y combatiendo permanentemente para lograr la Patria bonita que todos merecemos, llena de paz, justicia social, respeto, amor, trabajo, honradez y solidaridad entre los hermanos de buen corazón, exigirle a usted, el utilizar el poder político que nosotros, el pueblo pobre de Venezuela, le hemos transferido, en la aplicación de la Constitución y las Leyes, y en la administración de la fuerza pública, para, de manera contundente, y siempre apegado a las leyes de la Nación, sea aplicada en contra de los pequeños grupos violentos de la burguesía, grupos que pretenden ejecutar un golpe de Estado en contra de nuestro gobierno, electo democráticamente por mayoría; causando, no sólo la destrucción de bienes de la Nación, sino que han asesinado a hermanos venezolanos, para crear las condiciones idóneas para una intervención de las fuerzas militares estadounidenses.
 
Los enemigos del Pueblo, deberán ser juzgados por terroristas, asesinos y traidores a la Patria., Que no haya más impunidad para esos grupos que, desde el 2002, vienen actuando abierta y libremente en contra de los más vulnerables de nuestra sociedad. No debe usted darle beligerancia política a quienes a través de la violencia, los actos terroristas y la promoción de la injerencia extranjera intentan romper el hilo democrático del Estado. Con ellos ya el dialogo es insuficiente. Aplíqueles la Ley y la Justicia.
 
Señor Presidente, Nicolás Maduro, siempre con el ánimo de robustecer las alianzas entre las fuerzas revolucionarias, nacionales e internacionales, y fortalecer el carácter revolucionario del gobierno que usted preside, como última orden de nuestro Comandante Supremo, Hugo Rafael Chávez Frías, y electo por el pueblo pobre de Venezuela; en esta guerra de clases que se libra en Venezuela, le decimos que es con este mismo pueblo pobre y sufrido, con sus bases, con sus grupos y organizaciones sociales que han demostrado coherencia y apego a los ideales revolucionarios, con quien usted debe reunirse para dialogar, concertar y concretar las nuevas leyes revolucionarias, socialistas y profundamente democráticas, de carácter popular, antiimperialista y solidarias que deben regir a nuestra Nación; debiendo ser refrendadas por todo el pueblo, dando el golpe de timón, sin miedo, con determinación, hacia la izquierda; profundizando y radicalizando el proceso revolucionario.
 
Recuerde que todo el pueblo revolucionario es hijo de Bolívar y de Chávez, que entre nosotros no debe existir privilegios ni elites poderosas, sino que todos debemos gozar de iguales derechos. Es por ello que deben terminarse ya esas castas privilegiadas dentro del gobierno, quienes detrás de la burocracia y las instituciones se enriquecen traicionando el legado de Chávez.
 
Las revoluciones las forjan los pueblos, los pobres, los obreros, los indígenas, los estudiantes, siempre y cuando tengan profundo amor patrio.
 
Jamás la harán la burguesía ni desde un ministerio. Se construye desde y con los barrios, los campos, los humildes, los esperanzados, los más necesitados; para que el resultado sea de justicia social, paz y amor. Con ellos, con su poder de decisión, es que se debe construir la agenda revolucionaria del país que queremos, no con la burguesía.
 
Señor Presidente, en medio de esta guerra de clases, entre el Pueblo y la Burguesía, lo elegimos a usted para que esté a favor de nuestra causa, que es la causa de Guaicaipuro, la de Bolívar y la de Chávez.
 
Desde Venezuela, Tierra de Libertadores, a 522 años del inicio de la Resistencia antiimperialista en América, y a 204 años del inicio de Nuestra Independencia,
 
 
Ni un Dólar más para la oligarquía
 
 
El dialogo es con el Pueblo no con la oligarquía
 
 
Con Guaicaipuro, Bolívar y Chávez decimos a la carga
Coordinadora Simón Bolívar
 
 
Revolucionaria, Solidaria, Internacionalista, Indigenista, Popular y Socialista.
 
 
Coordinadora Simón Bolívar