sabato 20 ottobre 2012

pc 20 ottobre - ILVA - GLI OPERAI: IL SILENZIO E LE GRIDA

Il capitale, il suo sistema economico, politico, è come una piovra che con la sua voracità per difendere il profitto, intensifica ogni aspetto dello sfruttamento operaio, e travolge ogni cosa che ostacoli questa strada, compresa la salute, la sicurezza degli operai, la salute delle masse popolari che vivono intorno alla fabbrica, spesso famiglie di quegli stessi operai.
Questa è la natura, la legge stessa del capitale, è solo il tipo di produzione che rende più o meno intense e pesanti le conseguenze sulla sicurezza e sulla salute: una fabbrica siderurgica metterà a rischio la vita, la salute degli operai, inquinerà l’ambiente sicuramente di più di una fabbrica di cioccolatini, ma, appunto, solo di più; nessuna fabbrica, fermo restando il sistema di produzione capitalista, e quindi il lavoro salariato, lo sfruttamento degli operai, la riduzione al massimo dei costi “superflui” per il capitalista, potrà oggi garantire la eco compatibilità della sua produzione; e nello stesso tempo in ogni settore - considerato stupidamente “alternativo” - da quello dell’agricoltura, al turismo, ecc., vigono le stesse leggi di sfruttamento e/o distruzione anche di terra, aria, mare, ecc. del capitale
I “figli” di questo sistema capitalista, la media borghesia, i settori più benestanti della piccola borghesia, i borghesi “ecologisti”, che non vogliono mettere in discussione questo sistema, che anzi difendono come “naturale” la proprietà (appropriazione) privata capitalista di una produzione che è sociale, si accorgono delle brutture del capitalismo (ma loro parlano di brutture della fabbrica) solo e quando tocca loro.

Questo sta accadendo in maniera quasi esemplare nella vicenda Ilva di Taranto.
Quando i morti per infortuni, per amianto, per altri tumori toccavano - e toccano - gli operai, nessun ambientalista ha alzato alte grida, nessuno ha organizzato manifestazioni, nessuno è andato in televisione a denunciare; eppure i morti sono stati tantissimi in tutti questi decenni… le stesse famiglie degli operai dei Tamburi si ammalavano e tanti morivano.
Ma quando l’”orrore” dell’Ilva ha lambito anche la vivibilità di settori della borghesia, ecco che le alte grida si alzano, si fanno manifestazioni, si pone con veemenza l’improrogabile necessità di fermare questo “genocidio” portato avanti dall’Ilva. Ma come? Chiudendo la fabbrica! E privando del lavoro quasi 15 mila operai e le loro famiglie!
In tutto questo clamore, su come era ed è tuttora la condizione, la vita, la salute degli operai invece c’è silenzio.
Ma, cari signori ambientalisti, si tratta di quegli operai che ogni giorno entrano nell’”inferno” dell’Ilva, che ogni giorno respirano, ingoiano il pulviscolo di minerale che riempie l’aria, che respirano i fumi tossici; si tratta degli operai che devono fare anche 16 ore di lavoro – lo sanno gli ambientalisti doc che significa lavorare 16 ore, in una fabbrica siderurgica in cui se ti distrai puoi anche perdere la vita?
Però si tratta anche degli stessi operai che hanno fatto grandi scioperi, grandi lotte per la sicurezza, la salute, per mettere in sicurezza la fabbrica, quando tutti gli altri avevano la faccia voltata dall'altra parte e gli occhi chiusi e le orecchie tappate; sono gli stessi operai, che oggi bene che vada sono considerati "vittime" o "colpevoli" anch'essi, che invece hanno mostrato come si fa, e si può fare, a fermare un mega impianto e a mettere in ginocchio la produzione, e lo hanno fatto in passato, prendendosi repressione in fabbrica e fuori, visibili per l'azienda ma invisibili per la città; sono gli stessi operai che col loro lavoro sostengono l’economia della città, che fanno “mangiare” dal commerciante al ristoratore, ecc.

Ma avviene in questo periodo anche un capovolgimento: mentre gli “amici del popolo non inquinato” non parlano degli operai, del loro futuro, o ne parlano in maniera fastidiosamente stupida; sono i padroni che parlano degli operai, sono Riva e Ferrante che dicono al governo, alla Procura, alle Istituzioni: guardate che ci sono gli operai… che la loro sorte dipende da voi…
Ma perché lo fanno?
I capitalisti hanno sempre in disprezzo gli operai, per loro sono solo delle macchine – anzi, come Marx spesso ci ha ricordato, verso le macchine hanno una maggiore considerazione, cercano di tenerle in buona efficienza, vi fanno manutenzione, se ne liberano solo quando ne sono costretti dall’usura; tutt’altra cosa verso gli operai, di cui alla prima “non efficienza” si liberano, tanto possono essere sostituiti da altri operai – per i capitalisti gli operai sono come tutte le altre merci, diversa dalle altre perché, a differenza delle altre, è l’unica che produce pluslavoro , fonte dei loro profitti.
Per il capitalista, quindi, gli operai non sono persone – se mai lo diventano quando gli operai si ribellano e lottano, ma allora è l’odio il sentimento più genuino dei padroni verso di essi.

Riva è uno dei più degni rappresentanti di questo disprezzo unito al cinismo verso la vita degli operai. Citiamo solo alcuni esempi.
Quando poco dopo essere arrivato a Taranto sequestrò 79 lavoratori che non accettavano i suoi diktat, nel reparto confino della Palazzina Laf, privandoli di tutto, con un trattamento teso ad annullare la loro dignità anche umana e producendo gravi conseguenze psicofiche, con lavoratori che tentarono il suicidio, in uno di questi casi il commento di Emilio Riva fu: “… mandatelo da me che gli insegno io come fare: prende una bella pietra e va sul molo di Taranto… Ma le pare che uno può sbagliare due volte persino di ammazzarsi?”; sulle assunzioni dei figli degli operai: “certo – disse Riva in un intervista - voglio sapere chi assumo e, se posso, do la precedenza al figlio dell’operaio che va in pensione… Dicono che qui si muore al lavoro. Ma se è così, perché il 90 per cento di coloro che lasciano l’Ilva chiedono che i loro figli siano assunti qui?”; sulle morti operaie: “ma l’Ilva è come un paese con 20mila abitanti – spiegò tempo fa seccato, sempre Emilio Riva – anche in un paese capita che una casalinga si tagli mentre sta sbucciando le patate… Non dimentichiamo che questa è pur sempre una fabbrica siderurgica. O vogliono solo prati e oliveti? Tutto il mondo non può essere la California…”; e a proposito dei familiari degli operai morti: dal Giornale ‘Mondo Libero’ finanziato dai Riva: “Amianto… per il decesso del marito la vedova inappagata sessualmente ottiene risarcimento… Il fatto che qualche vedova vanti centinaia di miliardi per desideri sessuali non appagati dal marito defunto la dice lunga sulla persecuzione di cui l’azienda e i suoi titolari sono oggetto…”, ecc. ecc.

Ma sempre in nome della legge del profitto, quest’anno improvvisamente questi operai, considerati da Riva solo usa e getta, sono diventati buona massa da utilizzare per contrapporsi alla magistratura e per non mettere miliardi per la messa a norma di quegli impianti che uccidono, ammalano gli stessi operai e producono morte fuori dalla fabbrica. Nei disegni di Riva gli operai devono diventare dei burattini che lui può tirare dove vuole con i fili, salvo spezzarli, se questo disegno si dovesse rompere.
Ciò che tutti – dagli “ambientalisti” borghesi, ai padroni - non vogliono vedere, ciò che cercano di nascondere anche a sé stessi, è che sono gli operai come classe che tirano i fili della storia e che inevitabilmente saranno gli operai a far sentire alte molto alte le loro grida e a far vedere alte e minacciose le loro mani, perché sono questi operai e solo questi i “becchini” del capitale e del suo sistema di sfruttamento e morte. E la classe operaia saprà liberarsi anche di tutte le “belle anime” che vogliono ostacolare il suo difficile cammino.

pc 20 ottobre - Napoli - Gli operai che volantinano fuori alle scuole... sull'intelligenza e lungimiranza dei compagni dell'irisbus

Gli operai che volantinano fuori alle scuole... sull'intelligenza e lungimiranza dei compagni dell'irisbus


Non demordono e non smettono di far parlare di loro gli operai dell’IRISBUS. Il Comitato di Resistenza Operaia non aspetta i tempi lunghi (e inutili) della politica ufficiale e della svendita sindacale, e continua a presidiare il territorio, a informare la popolazione irpina, a intervenire nel dibattito pubblico.
Ieri i lavoratori hanno preso la parola a un convegno che vedeva la partecipazione del procuratore Antonio Ingroia, commuovendo la platea e riscuotendo applausi e la solidarietà del magistrato.
Ancora una volta hanno dimostrato che nessun personaggio pubblico, nessun potere, nessun rappresentante delle istituzioni può passare per il loro territorio senza fare i conti con la loro vertenza, senza essere incalzato a prendere una posizione. E ancora una volta hanno ricevuto approvazione e visibilità, che da soli non rappresentano certo una vittoria, ma consentono alla propria vertenza di non morire, dando stimoli e fiducia.
Allo stesso tempo le tute blu dell’IRISBUS hanno avuto anche un’altra idea. Un’idea assurda, se si considera la tradizionale impostazione del sindacato di relegare i problemi dei lavoratori dentro il perimetro della fabbrica, senza mai socializzare le ingiustizie che gli operai subiscono con quelle degli altri oppressi. Un’idea assurda anche se si considera la tradizionale diffidenza operaia verso gli studenti, e la reciproca indifferenza degli studenti nei confronti delle questioni del lavoro. Un’idea assurda, visto quanto i nostri governanti fanno da anni per aizzare i giovani contro i vecchi, i figli contro i padri.Un’idea assurda se si pensa che negli ultimi decenni non è stata mai messa in pratica… Ma un’idea estremamente ragionevole, lungimirante e intelligente: andare a volantinare fuori alle scuole, chiedere agli studenti di mobilitarsi con gli operai e i disoccupati, invitare a una “generalizzata ribellione culturale ed intellettuale”.
Lo scopo di questo volantinaggio è allargare la mobilitazione, far diventare la questione operaia il perno di una questione sociale più generale, puntare al livello politico più alto, denunciare l’irrazionalità del capitalismo e invitare a pensare una società diversa, in cui non ci siano speculatori e parassiti, ma il lavoro sia giustamente ripartito e sia degno, e le decisioni vengano prese collettivamente… Ecco il bellissimo volantino diffuso dagli operai dell’IRISBUS. Invitiamo tutti i collettivi, tutti i gruppi e associazioni politiche e studentesche a ripubblicarlo, a manifestare la loro solidarietà e vicinanza a questa lotta, invitiamo tutti i lavoratori delle aziende in crisi a fare come stanno facendo questi compagni… UNITI SI VINCE!
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Cari giovani, cari studenti
è passato più di un anno da quando, in maniera unilaterale la Fiat ha deciso di smantellare anche qui in Irpinia chiudendo lo stabilimento IRISBUS di Valle Ufita. Si tratta di uno stabilimento strategico per l’intero Paese, infatti da qui uscivano gli autobus per il trasporto pubblico dell’intera nazione. In questi mesi di lotta abbiamo tentato tutte le strade, quelle istituzionali, quelle sindacali, quelle parlamentari ma sembra che niente si sia veramente mosso per risolvere la questione.

Noi non possiamo permettere di perdere questa fabbrica non solo per gli operai, che vi lavorano o per l’indotto che ruota intorno ad essa, ma piuttosto non possiamo permettere che venga praticato l’ennesimo scippo al territorio e così sottratta a piccole dosi, apparentemente indolori, anche la speranza per le nuove generazioni di poter costruire qui la propria vita e il proprio futuro. Purtroppo sia il Governo Berlusconi, sia quello Monti nulla hanno fatto per preservare questo presidio strategico, anzi con la scusa dei mercati e della globalizzazione giustificano tutti gli atti disumani del loro amico “capitale”. Tutto ciò che in questa barbara logica non rientra viene macinato e spazzato via.
In nome dello spread e della finanza senza fare nessuna distinzione si chiudono Fabbriche, Presidi Ospedalieri, Tribunali e centri di cultura e di informazione. Per conto delle banche e di una finta modernità si smantella la cultura accessibile a tutti minacciando e distruggendo anche la scuola pubblica. Per tutti questi motivi per combattere contro un precario destino che ci accomuna, vi chiediamo di partecipare con noi ad una generalizzata ribellione culturale ed intellettuale partendo dall’Irpinia.
Noi crediamo che il mondo in cui viviamo e la società che ci circonda o è frutto della nostra immagine o è il risultato del nostro silenzio, per cui dato che né ci riconosciamo nella società che altri hanno costruito né vogliamo dissentire in silenzio, abbiamo deciso di praticare un’altra strada insieme a voi che parta dall’organizzazione collettiva per disegnare nuovi orizzonti.

pc 20 ottobre - ThyssenKrupp Torino - padroni assassini e senza vergogna !

Thyssen, il ricorso dei dirigenti
"Operai imprudenti e fuori posto"

Nelle carte per il processo d'appello, che comincerà a novembre, i legali di uno dei manager italiani condannati in primo grado mettono nel mirino "anche i lavoratori"
 

La dinamica dell'incendio che il 6 dicembre di 5 anni fa alla Thyssenkrupp Torino uccise 7 operai è stata "in modo decisivo condizionata dalle ripetute negligenze ascrivibili ai lavoratori": lo scrivono nel ricorso in appello i legali di un dirigente italiano della multinazionale, Cosimo Cafueri, all'epoca responsabile della sicurezza, condannato per omicidio colposo nel processo di primo grado.Finora sulle responsabilità presunte delle vittime c'erano state da parte dei legali solo allusioni. Il processo d'appello comincerà a novembre.Il procedimento di primo grado si concluse il 15 aprile 2011 con sei condanne. La più alta, sedici anni e sei mesi di carcere, fu per l'amministratore delegato, Herald Espenhahn: nel suo caso - per la prima volta in Italia in una causa per un incidente sul lavoro - venne contestato l'omicidio volontario con dolo eventuale. Le altre, per omicidio colposo, variarono dai 13 anni e mezzo ai dieci anni e dieci mesi. Il pool dei pm (Raffaele Guariniello, Francesca Traverso e Laura Longo) spiegò ai giudici della Corte d'Assise di Torino che le misure di sicurezza venivano trascurate perchè la multinazionale aveva da tempo deciso di trasferire gli impianti di Torino a Terni.Le difese negarono questa impostazione ma, quanto al comportamento degli operai, investiti da una nube di fiamme esplosa durante un incendio che all'inizio
sembrava di modesta entità, si limitarono ad adombrare dei dubbi; uno dei dirigenti, però, adesso ha cambiato avvocati e questi ultimi hanno dedicato quattro pagine del ricorso alle loro "ripetute negligenze".Secondo i legali, gli operai erano impegnati in una conversazione su argomenti sindacali, non erano ai posti assegnati e si sono accorti in ritardo che il macchinario cui erano adibiti non stava funzionando in modo corretto. "Solo dopo 10 minuti e 44 secondi, contemporaneamente e del tutto imprudentemente, si sono precipitati nella zona dell'incendio, quando ormai le fiamme erano troppo alte per essere domate" e nessuno di loro "ha attivato le procedure di emergenza".
 
(19 ottobre 2012)

pc 20 ottobre - Giù le mani dalla Estelle ! Flottilla Italia: "Israele ci attacca"


La Estelle circondata al largo
Flottilla Italia: "Israele ci attacca"

La nave che trasporta aiuti umanitari ed attivisti filo-palestinesi verso Gaza abbordata dalla Marina israeliana. "Persi i contatti con le persone a bordo". C'è anche un italiano, attivata la Farnesina. Ora il veliero diretto verso il porto di Ashdod

ROMA - La Estelle, la nave che trasporta, oltre ad aiuti umanitari, un gruppo di attivisti filo-palestinesi determinati a forzare il blocco navale imposto da Israele, è stata bloccata al largo dalle navi dello Stato ebraico. "Siamo sotto attacco", ha detto all'Ansa uno dei responsabili stampa di Flotilla Italia, spiegando: "abbiamo perso i contatti con le persone a bordo, siamo convinti sia in corso un attacco". Un portavoce militare israeliano ha confermato l'avvenuto abbordaggio del veliero, "in accordo con le leggi internazionali e con le direttive del governo israeliano dopo aver effettuato ogni tentativo di impedire alla nave dal raggiungere la Striscia di Gaza".

La nave, con bandiera finlandese ma di proprietà svedese, è salpata da Napoli il 6 ottobre 1, dove aveva fatto tappa, con a bordo 20 persone di otto diversi Paesi - fra cui l'italiano Marco Ramazzotti Stockel - con l'intenzione di sfidare, in modo pacifico, il blocco imposto da Israele nei confronti di Gaza, attuato dopo che Hamas ha assunto il controllo della Striscia, nel 2007. L'ambasciata italiana a Tel Aviv si è attivata per seguire la situazione "affinchè venga garantita l'incolumità del nostro connazionale che risulta imbarcato sulla Flotilla", ha fatto sapere il ministero degli Esteri italiano.
"Abbiamo seguito la nave tutta la notte e la navigazione è proceduta serenamente, come da programma, fino a questa mattina", racconta Paola Mandato di Freedom Flottilla Italia. "Alle 10:20, improvvisamente, l'ultima segnalazione: ci stanno arrembando". Il veliero, partito originariamente dalla Svezia tre mesi fa, è stato circondato e abbordato da unità israeliane in acque internazionali, a 17 miglia nautiche a nord della località egiziana di Arish, riferiscono gli attivisti. A bordo ci sono attivisti per i diritti umani e membri dei Parlamenti di diversi Paesi europei. Il veliero era diretto a Gaza in missione di pace, sottolineano da Flottilla, spiegando che la nave è disarmata, in missione umanitaria, con cargo ispezionato più volte, equipaggio con dichiarate intenzioni non violente, in rotta da acque internazionali direttamente in acque territoriali di Gaza. "A bordo ci sono alberi di ulivo, stampelle, sedie a rotelle, palloni da calcio, generi di prima necessità ma anche attrezzature teatrali, libri per bambini, strumenti musicali", spiega ancora Mandato. Ora il veliero viene condotto verso il porto di Ashdod. Secondo un portavoce militare israeliano, l'abbordaggio è avvenuto dopo diversi richiami all'equipaggio che ha ignorato gli appelli a cambiare rotta. I soldati, ha riferito il portavoce, "non hanno avuto bisogno di usare la forza, i passeggeri sono stati accuditi e a loro sono stati offerti cibi e bevande". Dopo l'arrivo nel porto di Ashdod, saranno trasferiti alla custodia della polizia israeliana e delle autorità di immigrazione del ministro dell'interno.
(20 ottobre 2012) © Riproduzione riservata

pc 20 ottobre - Palermo: lavoratori Gesip ancora in piazza, blocchi e tensioni con la polizia


Le ripetute promesse del sindaco Orlando, prima durante e dopo la campagna elettorale delle scorse comunali, non sono bastate a risolvere il problema dei lavoratori Gesip.
Uno dei “problemi” alla soluzione è che il 28 ottobre ci sono le elezioni regionali e altri politici si vogliono giocare la carta dei “benefattori” di questi lavoratori per ottenere voti.

E quindi sia a livello regionale che nazionale si gioca a scaricabarile sulle responsabilità mettendo per esempio in mezzo norme come quella della cassa integrazione in deroga che se applicate alla Sicilia, come riferisce la responsabile della Regione “l’Accordo quadro territoriale esclude dalla concessione di ammortizzatori sociali in deroga gli enti o le società a totale capitale pubblico…”, potrebbero scatenare richieste da altre parti e, infatti, preoccupatissimi, i padroni raccolti nella Cna regionale dicono: “Bisogna evitare di aprire pericolose maglie con enti e società a capitale pubblico: l’uso dei fondi pubblici è destinato al sostegno delle imprese produttive, bisogna attenersi a questo vincolo”.

Orlando, forte del sostegno del ministro degli Interni Cancellieri (che ha rincorso l'altro ieri fino a Bologna!) e delle “rassicurazioni” pubbliche della Fornero chiede l’applicazione della deroga per questi 1.800 lavoratori per prendere tempo e cercare di “sistemarli” attraverso una ristrutturazione di tutte le aziende partecipate. Nelle stesse condizioni ci sono infatti i lavoratori dell’Amia, società per la raccolta dei rifiuti del comune di Palermo che si avvia al fallimento, quelli di Amia Sm ex precari “stabilizzati”, i lavoratori dei trasporti pubblici di Messina e Catania e tante altre…

Mentre i lavoratori protestano ieri l’assessore siciliano Gallo è tornato al ministero per ottenere la firma sul decreto che finanzia 50 milioni che, però, non basteranno, ne servirebbero, secondo gli uffici della regione, altri 99,738 milioni.

In tutto questo, la decina di sindacati tra confederali autonomi e di base presenti tra i lavoratori Gesip, aspettano che Orlando risolva la questione bollente e se non fosse perché ci sono diversi lavoratori che si muovono da soli la “vertenza” sarebbe già morta da tempo...

venerdì 19 ottobre 2012

pc - 19 ottobre - dal presidio a L'Aquila del 18 ottobre

Verso le 14,00 si è conclusa la prima udienza del processo, con rito immediato, per lo stupro di Pizzoli. Unico imputato per violenza sessuale e tentato omicidio: l'ex militare Francesco Tuccia (assente).
Ammessa la costituzione in parte civile del Centro antiviolenza di L'Aquila.
Ascoltati i primi testimoni dell'accusa, che hanno confermato le deposizioni.
L'udienza è stata rinviata al 19 novembre e la sentenza potrebbe esserci nel giro di quattro-cinque udienze.

Fuori dall'aula (l'udienza si svolgeva a porte chiuse) un centinaio di donne, compagne, femministe e lesbiche hanno presidiato l'ingresso del tribunale con striscioni e cartelli contro la violenza sessuale.

"La violenza degli uomini sulle donne ci riguarda tutte", "con o senza divisa guai a chi ci tocca", "per ogni stupratore, con o senza divisa, vita breve e sofferta" c'era scritto sugli striscioni delle donne di L'Aquila e delle compagne provenienti soprattutto da Roma, ma anche da Bologna e da altre parti d'Italia.

"per ogni donna stuprata e offesa - siamo tutte parte lesa", SI=SI - NO=NO", "il mio vestito non è un invito", "tu donna non provar vergogna - l'alibi dello stupratore è solo menzogna!" ...recitavano i cartelli affissi dalle compagne di L'Aquila sulla rete di recinzione del tribunale (ex caserma della guardia di Finanza).

Tra gli striscioni e i cartelli c'erano anche "libere di scegliere" di Rete Rosa, un gruppo di donne di Tivoli e "siamo qui per te e per tutte" del comitato 8 marzo 2012, un'associazione mista nata a Tivoli dopo lo stupro di Pizzoli, che distribuiva rose rosse per "Rosa", lo pseudonimo della ragazza violentata e quasi uccisa dalla bestialità dei militari e dalla complicità/connivenza dello Stato. 

Presenti infine una rappresentanza dell'UDI di Napoli e Abruzzo e del collettivo misto Fuori Genere, che fa riferimento al comitato 3e32 a livello locale, e alla rete dei disobbedienti a livello nazionale, con lo stricione "libere dalla violenza"

La parola però, dentro e fuori dal tribunale, l'hanno presa le donne, le compagne che hanno gridato la loro solidarietà e sorellanza, la loro rabbia contro i femminicidi e chi li commette, contro uno stato di polizia che, dietro l'operazione "strade sicure", approfitta del buio sociale per militarizzare le città, con pattuglie di "rambi" e stupratori, di saccheggiatori legalizzati e sempre più impuniti e protetti dallo stato.

Quello che a L'Aquila ha fatto il terremoto, lo sta facendo a livello nazionale il governo Monti, con le politiche dell'austerity e l'operazione "cieli bui"
A L'Aquila il cielo è buio e le strade pattugliate dai militari, immaginate questo quadretto in tutte le città!... MA DI QUALE SICUREZZA SI PARLA?
Contro questa "sicurezza" abbiamo detto NO
NO a un regime militare, con i suoi privilegi e i suoi saccheggi
NO agli stupri di guerra
NO agli stupri
Forse ripartirà da qui, da una città strangolata dalla militarizzazione e dagli "affari" già prima del terremoto, la risposta delle donne contro questo Stato/Sistema clerico-fascista che stupra le donne, devasta le esistenze, saccheggia i territori
Forse ripartirà dal 18 ottobre 2012, da una mattina nebbiosa come tante, che solo la presenza delle compagne è riuscita a scalfire, una mobilitazione nazionale contro la violenza sulle donne.

All'assemblea delle donne, sul finire del sit-in, vi è stato infatti un momento di breve discussione sulla mobilitazione per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre. Si è deciso di  convocare un'assemblea su questo a Roma il 28 ottobre, all'indomani del NO MONTI DAY, luogo da decidere.

Oltre all'informazione sulla solidarietà e le altre iniziative in altre città (come Palermo, Taranto, Milano, Bologna, Torino, ecc.), la comunicazione di una donna dell'UDI di Napoli, che ha ricordato che il 19 ottobre (oggi mentre scrivo) è attesa la sentenza per il femminicidio di Fiorinda Di Marino da parte di Valboa,
2 interventi mi preme rilevare, per l'eco internazionale della lotta delle donne contro la violenza sessuale agita soprattutto da militari
Quello mio, per l'mfpr, in sostegno alla lotta delle donne impegnate nella guerra popolare in India, dove secondo un recente sondaggio emerge che almeno un maschio su 4 ha commesso almeno uno stupro nella vita, e molti di questi sono stupri di guerra, compiuti da militari e paramilitari per reprimere ed annichilire la rabbia e la forza delle donne, sempre in prima linea nella doppia rivoluzione.
Quello di una compagna egiziana, giornalista, arrestata per aver scritto un'articolo sugli stupri politici commessi dai militari sulle donne rivoluzionarie arrestate, i cosidetti "test di verginità", su quello che ha subito anche Samira Ibrahim, quando è stata arrestata.
La compagna ha riferito che Samira ha intentato un processo per stupro contro i militari e che l'esercito ha ammesso gli stupri, ma gli stupratori sono in libertà. Lei è diventata un simbolo adesso per la lotta delle donne egiziane, ma questa lotta non finirà fino a quando non ci sarà giustizia.
La donna egiziana, giunta con le compagne di Roma fino al tribunale di L'Aquila, ha detto subito:"Questa situazione mi ricorda i presidi davanti alla corte militare d'Egitto, la stessa divisa che ritroviamo qui è quella dei militari che fanno "test di verginità" sulle ragazze arrestate durante la rivoluzione.

La lotta quindi non finisce qui, neanche a L'Aquila
E sappiano, militari e questurini, complici e conniventi di uno stupro di Stato, che la lotta non finirà fino a quando non ci sarà giustizia 

Qui le foto
ascoltaci su radio black out
Luigia per l'mfpr

pc 19 ottobre - dal presidio di donne, compagne, collettivi femministi...al tribunale di L'Aquila contro lo stupro di Pizzoli

Verso le 14,00 si è conclusa la prima udienza del processo, con rito immediato, per lo stupro di Pizzoli. Unico imputato per violenza sessuale e tentato omicidio: l'ex militare Francesco Tuccia.
Ammessa la costituzione in parte civile del Centro antiviolenza di L'Aquila. L'udienza è stata rinviata al 19 novembre e la sentenza potrebbe esserci nel giro di quattro-cinque udienze. Fuori del Tribunale un centinaio di donne, compagne, collettivi femministi, associazioni sono presenti, anche da altre città; in particolare, una grossa delegazione è venuta da Roma ma anche tante da Bologna; presente anche un gruppo misto da Tivoli che si è costituito subito dopo lo stupro. Vi sono vari striscioni, uno dice "la violenza degli uomini sulle donne ci riguarda tutte"; un altro: "Con o senza divisa guai a chi ci tocca"
Speriamo in giornata di inviare le foto fatte dalle compagne.
La compagna del Mfpr de L'Aquila ha informato sulle altre iniziative che in contemporanea sono in corso a Palermo, Taranto, Milano, Bologna, ecc.
Durante il presidio vi è stato un momento di breve discussione sulla mobilitazione per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre. Si vuole convocare un'assemblea su questo a Roma il 28 ottobre - luogo da decidere.Su questo la compagna del Mfpr ricordando che già l'8 marzo di quest'anno a livello internazionale lo abbiamo dedicato alla lotta delle donne in India, ha detto che noi il 24 e il 25 novembre saremo alla Conferenza Internazionale che si tiene ad Amburgo a sostegno della guerra popolare in India, dove porteremo il sostegno del movimento delle donne italiane alle donne che, tra le maggiori vittime di violenze, stupri, condizioni terribili di sfruttamento, oppressione, repressione, in questo momento sono anche coloro che stanno combattendo in prima fila nella guerra popolare più grande e incisiva oggi nel mondo.
MFPR
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Non sono una giurista, ma "La fissazione del Giudizio Immediato dà la possibilità all’imputato di chiedere il Giudizio Abbreviato (rito premiale) qualora non intenda affrontare il dibattimento che non prevede alcuno sconto di pena nel caso di condanna".
Specifico questo per le compagne presenti al presidio e non per sminuire la portata e il successo dello stesso, perchè la costituzione in parte civile delle donne del centro antiviolenza dell'Aquila è stata accettata.
 

pc 19 ottobre - SOTTO SEQUESTRO OGGI LA DISCARICA DI AMIANTO DI SAN POLO A BRESCIA la lotta delle masse ha contribuito a questo risultato


 e ora VOGLIAMO la moratoria dell'altra discarica di amianto in funzione a Montichiari, e il respingimento di TUTTE le discariche in corso di approvazione in Lombardia!!! (a Montichiari dove Faustini vorrebbe fare la seconda discarica di amianto, bel coraggio!) a TREVIGLIO, CAVA MANARA, FERRERA ERBOGNONE, GAMBOLO. Ricordiamo quanto scritto quasi un anno fa "Da intercettazioni telefoniche ed ambientali degli inquirenti risulta che Nicoli Cristiani, accompagnato da Mauro Papa che è amministratore della Ecoeternit di Montichiari, si sia incontrato con Locatelli e il suo amico Bracci al ristorante Lorenzaccio di Brescia . Nicoli parla anche di Faustini. Quando Nicoli e Papa se ne vanno, Locatelli continua a parlare di Nicoli “lui non è più assessore eh...lì ha tutti sotto li ha fatti crescere tutti lui...” E Bracci risponde: “sì, ma questo … allora parte tra poco diciamo (riferito alla discarica di Papa)”. La Ecoeternit è intestataria di autorizzazione per una discarica di rifiuti con tre lotti dedicati ai rifiuti di amianto a Montichiari (Brescia)... una pratica che si è sbloccata da poco, dopo che per anni l'area è stata sotto sequestro perché si smaltivano illecitamente rifiuti inerti prima di avere l'autorizzazione. Il gruppo Faustini è intestatario tramite la Profacta spa dell'autorizzazione di discarica di amianto a Brescia (oggi sotto sequestro), e tramite Padana Green srl ( il suo amministratore Gabriele Baruzzi è procuratore speciale sia del gruppo Faustini che della Profacta) ha avanzato richiesta di discarica di rifiuti di amianto pericolosi a Montichiari.
Ricordiamo anche che per la discarica di amianto di Cappella Cantone é indagato l'assessore all'ambiente Raimondi, primo degli eletti a Bergamo, di area Comunione e Liberazione, il presidente della Compagnia delle Opere di Bergamo, Breno, che si é dimesso, e il suo ex vice presidente Luigi Brambilla nonché consulente aziendale della Locatelli che già si era dimesso dopo gli arresti di Locatelli, Nicoli Cristiani e Rotondaro.
Scrivevamo quasi un anno fa
PERCHE’ MARCELLO RAIMONDI ( assessore regionale all’ambiente ) fu “contattato” da Luigi Brambilla, consulente aziendale della ditta Locatelli, affinché si attivasse al fine di accelerare l’iter della discarica di Cappella Cantone pur non essendo il suo assessorato direttamente competente per la materia? L’interessamento di Raimondi, che emerge dai verbali della Magistratura, avviene attraverso “interventi” su alcuni dirigenti e funzionari del suo assessorato e tramite una lettera inviata a Tadi, sindaco di Cappella Cantone e al vice-sindaco dello stesso paese che è il vero uomo forte e decisivo del consiglio comunale  
"Su un quotidiano nazionale dei primi di dicembre 2011 si legge una dichiarazione sconcertante del presidente della CdO di Bergamo, Rossano Breno a proposito del suo incontro con Locatelli in cui quest'ultimo chiedeva “ accesso a nuove risorse finanziarie. Soldi e spintarelle” : “ ..abbiamo due grandi compiti non lasciare soli i nostri soci, soprattutto nei momenti di crisi e generare grandi storie di solidarietà e carità...Attraverso le opere delle imprese garantiamo bene per tutti. In questo contesto sta il nostro rapporto con la ditta Locatelli che non solo confermiamo, ma che giudichiamo positivo. In questi anni abbiamo avuto un rapporto positivo sia con l'impresa che con l'imprenditore.”. Il Gruppo Locatelli è proprio “una bella impresa”, infatti i suoi mezzi di trasporto sono stati ripresi insieme a quelli della Serenissima Costruzione (presieduta dal leghista Attilio Scneck) a scaricare di notte ondate di materiale tossico di fonderia sotto le carreggiate del cantiere della Valdastico a sud di Vicenza, che collegherà Vicenza e Rovigo. La situazione è ora al vaglio della direzione distrettuale antimafia di Venezia. Che i cantieri delle autostrade possano essere usati come discariche abusive è un'”opportunità” che le mafie di varia natura conoscono già da anni, ma in Lombardia gli amministratori regionali sostengono che non c'è pericolo di infiltrazione, perché i controlli sarebbero rigorosi.
Breno e Brambilla ora sono accusati di aver preso da Locatelli circa 210 mila euro (25 mila in contanti, il resto per consulente fittizie) come «pagamento delle promesse corruttive» e di aver poi fatto da «mediatori presso i pubblici ufficiali della Regione» favorendo «atti contrari ai doveri d'ufficio».
Comunicato stampa
Cremona, 18 ottobre 2012
Oggetto: E ora vogliamo la moratoria di tutte le discariche di amianto approvate o in corso di approvazione in Lombardia
 Gli ultimi risvolti delle indagini sulla discarica di amianto di Cappella Cantone (le accuse ai vertici della Compagnia delle Opere di Bergamo e il riferimento alla famosa delibera della giunta lombarda del 20 aprile 2011 su proposta dello stesso Formigoni) non ci colgono di sorpresa  perché abbiamo sempre e da subito denunciato l’intreccio tra malaffare e politica nella nostra battaglia contro la discarica in questi cinque anni, lo abbiamo sostenuto nell’esposto che abbiamo presentato alla Procura di Cremona nel 2009, lo abbiamo ribadito agli inquirenti con cui abbiamo collaborato.
La lotta contro il malaffare e l’intreccio politica-n’drangheta per noi non è affatto conclusa e continuerà finché non avremo ottenuto la moratoria degli iter autorizzativi di tutte le discariche di amianto e l’annullamento delle autorizzazioni già concesse. Noi vogliamo che lo smaltimento dell’amianto sia pianificato e programmato insieme ai cittadini delle aree interessate e che non sia più fonte di profitti più o meno leciti. Noi vogliamo che i controlli ambientali non siano più fatti dall’ARPA, che è un’emanazione diretta della giunta della Regione Lombardia, ma da un organismo terzo, indipendente dai partiti.
Abbiamo ribadito le nostre posizioni a Bruxelles con la petizione al Parlamento Europeo supportata da migliaia di firme contro la discarica di amianto di Cappella Cantone (CR) e collaboriamo con deputati della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo sulla questione dello smaltimento dell'amianto e del riciclo del rifiuto amianto.
I nostri comunicati e i nostri volantini, distribuiti a migliaia nei numerosi presidi e banchetti in questi anni, sono stati premonitori delle vicende giudiziarie attuali e vogliamo riproporne alcuni stralci
Aggiungiamo che erroneamente i quotidiani nazionali e locali riportano in questi giorni la notizia che la Provincia di Cremona era contraria alla discarica . Questo non corrisponde al vero. In realtà ha assunto un atteggiamento ambiguo decidendo di non decidere e non ha mai protestato per la delibera regionale del 20 aprile 2011 che in sostanza la estrometteva dalle sue competenze.
A gennaio 2012 scrivevamo così:
Locatelli è un associato storico della Compagnia delle Opere. Su un quotidiano nazionale dei primi di dicembre 2011 si legge una dichiarazione sconcertante del presidente della CdO di Bergamo, Rossano Breno a proposito del suo incontro con Locatelli in cui quest'ultimo chiedeva “ accesso a nuove risorse finanziarie. Soldi e spintarelle” : “ ..abbiamo due grandi compiti non lasciare soli i nostri soci, soprattutto nei momenti di crisi e generare grandi storie di solidarietà e carità...Attraverso le opere delle imprese garantiamo bene per tutti. In questo contesto sta il nostro rapporto con la ditta Locatelli che non solo confermiamo, ma che giudichiamo positivo. In questi anni abbiamo avuto un rapporto positivo sia con l'impresa che con l'imprenditore.”
Il Gruppo Locatelli è proprio “una bella impresa”, infatti i suoi mezzi di trasporto sono stati ripresi insieme a quelli della Serenissima Costruzione (presieduta dal leghista Attilio Scneck) a scaricare di notte ondate di materiale tossico di fonderia sotto le carreggiate del cantiere della Valdastico a sud di Vicenza, che collegherà Vicenza e Rovigo. La situazione è ora al vaglio della direzione distrettuale antimafia di Venezia.
Che i cantieri delle autostrade possano essere usati come discariche abusive è un'”opportunità” che le mafie di varia natura conoscono già da anni, ma in Lombardia gli amministratori regionali sostengono che non c'è pericolo di infiltrazione, perché i controlli sarebbero rigorosi
Il 10 marzo 2012 scrivevamo così:
Corruzione, n'drangheta e discariche di amianto di Cappella Cantone (Cremona) e non solo: intrecci criminosi fra malavita organizzata e politica stanno venendo al pettine. Noi avevamo visto giusto e lo avevamo detto, scritto e denunciato da tempo. QUANDO FORMIGONI?
 Dopo gli arresti di Nicoli Cristiani, ex assessore e vice presidente della Consiglio regionale della Lombardia, di Ponzoni, ex assessore e membro dell'ufficio di presidenza dello stesso Consiglio regionale, entrambi del PdL, e di un dirigente dell'ARPA Lombardia, ente di emanazione della giunta regionale; dopo l'iscrizione nel registro degli indagati del leghista Boni, presidente dello stesso Consiglio regionale e di altri dirigenti della Regione Lombardia, diviene più che mai attuale la riproposizione di alcune questioni al signor Formigoni e alla sua giunta che noi facemmo negli anni scorsi e alle quali non si è mai voluto e potuto rispondere:
 1) il 26 giugno 2011 scrivevamo : “… la Giunta Regionale approva provvedimenti ad personam, anzi “ad cavatorum”, come la delibera n.1594 del 20/11/2011 (la famosa delibera che L'Espresso scopre solo ora e che, pare, non sia mai stata pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione Lombardia). Questo atto, che contiene forti elementi di illegalità, è un supporto su misura per Cavenord (ora di proprietà della Locatelli) che lo ha ripetutamente sollecitato. Con questo provvedimento la Giunta regionale ha di fatto esautorato la provincia sul piano cave, esercitando un atto di indirizzo verso quest’ultima su argomenti di competenza delle singole provincie. Questa deliberazione costituisce una clamorosa forzatura sul piano normativo e legislativo da parte della giunta Formigoni , alla faccia del federalismo tanto propugnato dalla Lega. E’ stata approvata in corso d’opera, pensando di creare un nuovo quadro normativo senza più ostacoli per la realizzazione della discarica, anzi delle discariche, nelle ex-cave. Traducendo: per coprire atti esplicitamente fuori dalle norme, si approvano delibere per annullare la illegalità !"
2) il 30 novembre 2011 scrivevamo: “...La ‘fantasia al potere’. Il caso dell’ARPA di Cremona.
A metà novembre dell’anno scorso tutti noi, quelli contrari alla discarica di amianto di Cappella Cantone, avevamo cantato vittoria. Le misurazioni dell’altezza della falda acquifera fatte dall’ARPA di Cremona avevano stabilito che non venivano rispettati i famosi due metri di altezza fra il fondo della discarica e la falda per cui la Regione Lombardia aveva scritto a Cavenord che se non modificava il suo progetto entro dieci giorni questo sarebbe stato respinto. Evviva! Passano dieci giorni, passa un mese, due mesi. Tutto tace. Si scopre poi, PER CASO, solo perché un sindaco ha sollecitato la Regione, che sono state presentate in tempo utile (?) le modifiche, che queste consistono nell’aggiungere uno strato di m 1,40 di materiale isolante e che l’ARPA prosegue tranquillamente le misurazioni della falda “facendo finta” che esista questo strato aggiuntivo di terreno. Domanda alla giunta: perché non è stato subito reso noto che le modifiche erano state presentate? La normativa sulla trasparenza lo prevede. Che esistano falde affioranti in quella zona lo sanno tutti senza scomodare i tecnici. Basta un semplice temporale per allagare l’ex cava Retorto e i torrenti e le rogge della zona facilmente esondano. Lo abbiamo documentato con foto più di una volta, nel settembre 2007 e nel febbraio 2009. Nel giugno 2010 si è verificato addirittura un ulteriore innalzamento della falda. Infatti dopo circa due mesi di forte siccità, in meno di sei ore di pioggia consecutiva l’area si è quasi completamente allagata. Ma per i tecnici dell’ARPA non è un problema...”
3) il 6 dicembre 2011 abbiamo posto domande dirette a Formigoni, tra cui queste:
- COME POTEVA Nicoli Cristiani, vice presidente del Consiglio regionale, che non fa parte della giunta e quindi non titolato a prendere alcuna decisione, a garantire con certezza che alcuni atti autorizzativi sarebbero stati comunque approvati negli uffici e ambiti competenti? Chi copriva e garantiva Nicoli Cristiani in giunta? Quale era, o meglio, chi era il trait-d’union ?
- COME MAI FORMIGONI e la sua giunta hanno approvato a più riprese delibere tendenti a rendere possibile la realizzazione della discarica, rimuovendo alcuni ostacoli legali, come quello che prevedeva una distanza minima di 5 km tra una discarica e l’altra o i vincoli del piano cave? Ricordiamo che la normativa, in vigore precedentemente, avrebbe impedito che partissero addirittura i primi atti autorizzativi.
- PERCHE’ MARCELLO RAIMONDI ( assessore regionale all’ambiente ) fu “contattato” da Luigi Brambilla, consulente aziendale della ditta Locatelli, affinché si attivasse al fine di accelerare l’iter della discarica di Cappella Cantone pur non essendo il suo assessorato direttamente competente per la materia? L’interessamento di Raimondi, che emerge dai verbali della Magistratura, avviene attraverso “interventi” su alcuni dirigenti e funzionari del suo assessorato e tramite una lettera inviata a Tadi, sindaco di Cappella Cantone e al vice-sindaco dello stesso paese che è il vero uomo forte e decisivo del consiglio comunale.
In sintesi qual è, o meglio, CHI E' il trait d'union fra Nicoli Cristiani e la giunta Formigoni, al cui interno c'è un assessore di Cremona? Infatti come poteva Nicoli Cristiani, non essendo in giunta, garantire a Locatelli che tutte le autorizzazioni sarebbero state concesse con celerità? E' chiaro che quando sarà reso noto questo nome (o questi nomi) molta più chiarezza sarà fatta su tutta la vicenda e finalmente i cittadini saranno informati di uno dei più gravi episodi di corruzione degli ultimi 30 anni, rispetto ai quali tangentopoli rischia di impallidire. Nei prossimi mesi l'inchiesta in corso rischia di smontare poteri forti trasversali ai partiti politici e Compagnia, che hanno condizionato l'economia lombarda, e non solo, in questi ultimi 30 anni.
4) il 13 gennaio 2012 abbiamo ribadito quanto segue: “...Che ci fosse un intreccio pericoloso, esteso e ramificato in Lombardia tra malaffare e politica noi lo sosteniamo fin dall'inizio della vicenda della discarica di Cappella Cantone, e l'abbiamo concretizzato con un esposto alla Magistratura. Oltre a voler autorizzare a tutti i costi discariche di amianto in luoghi non idonei (Brescia e provincia, Ferrera Erbognone (Pavia), Cava Manara (Pavia) ecc...) ci sono state speculazioni illegittime fatte da privati e coperte dalla politica per nascondere progetti di discarica dietro i progetti di cava come a Telgate e altri fatti che sono in stretta connessione con la vicenda specifica di corruzione legati alla discarica di Cappella Cantone...”
Per tutte queste ragioni e per altre argomentazioni contenute nel nostro dossier, consegnato alla Magistratura, noi ribadiamo che, per motivi di igiene politica, Formigoni e la sua giunta se ne devono andare subito. Possibile che il sig. Formigoni non sapesse nulla dell'operato dei suoi più stretti collaboratori? Se così fosse o sarebbe incapace, o sarebbe colpevolmente distratto. In entrambi i casi non è più in grado di svolgere la sua funzione, DEVE ANDARSENE!
In conclusione, la partita che si giocherà d'ora in avanti può diventare ancora più complessa di quella che si è dipanata finora. Per fermare i disonesti, i furbi e quelli che fanno affari sulla nostra pelle occorrerà l'attenzione e la mobilitazione di tutti i cittadini lombardi per impedire la realizzazione di tutte le discariche di amianto, in corso di approvazione o già approvate.
Cittadini contro l'amianto
Cittadini contro l'amianto
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pc 19 ottobre - campagna internazionale per la strage di operai in Pakistan



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L'orrore di tutto questo è quasi inimmaginabile.
Più di 300 lavoratori bruciati e soffocati a morte nei loro luoghi di lavoro, una fabbrica di abbigliamento e una fabbrica di scarpe.
Alcuni sono morti mentre tentavano di saltare dalle finestre per salvarsi.
Non c'erano uscite di emergenza, né vie di fuga.
Non nell'Inghilterra vittoriana nel 19° secolo. Non a New York un secolo fa.
Ma questa settimana, nel secondo decennio del ventunesimo secolo.
Sono morti a Karachi e Lahore, mentre fabbricavano gli indumenti e le scarpe che forse indossi in questo momento.
Onoriamo la memoria di quelle vite stroncate prematuramente chiedendo giustizia -
un'indagine imparziale su quanto accaduto - e sanzioni per i colpevoli;
risarcimento per le famiglie delle vittime e dei feriti;
e un'indagine sulle mancanze delle autorità pubbliche che avrebbero dovuto garantire la sicurezza dei lavoratori.
I sindacati in Pakistan chiedono a tutti noi di dedicare un minuto per inviare i nostri messaggi di protesta al Primo Ministro.
Fai clic qui per farlo adess:  http://www.labourstartcampaigns.net/show_campaign.cgi?c=1584
Grazie.

Eric Lee
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pc 19 ottobre - Prove "tecniche"di fascismo: Il ministro Severino elogia il Codice Rocco


Il ministro della Giustizia Paola Severino, in occasione del dibattito al Senato sulla legge  sulla corruzione ha elogiato il Codice Rocco, norma approvata durante il regime fascista,  per il suo valore insuperato.

Il ministro, ha spiegato il suo elogio ad Alfredo Rocco dicendo che anch'esso era un "tecnico". Dimenticando, volutamente di dire che Alfredo Rocco, guardiasigilli del fascismo, fu il teorico dello stato etico e il suo Codice fu il fondamento teorico del fascismo e della dittatura. Era per Mussolini, quello che la Severino è per Monti.
Per rinfrescare la memoria è doveroso ricordare, grazie al Codice Rocco, è stato possibile condannare i dieci manifestanti del G8 2001 a dieci anni di galera solo per aver rotto una vetrina,  oppure condannare 7 antifascisti a Isernia per aver cantato Bella Ciao in un presidio contro Casapound.
Per Cesare Antetomaso, presidente dei Giuristi democratici del Lazio che «Occorre particolare prudenza quando si maneggia la tecnica. Perché essa di rado è neutra. Se è vero che l'impianto del codice Rocco è tuttora valido, è altrettanto vero che la parte speciale è indubitabilmente figlia della cultura giuridica dell'estensore, teorico e propugnatore dello Stato etico e tra le massime figure intellettuali del regime fascista. Ce n'è abbastanza per pretendere le dimissioni della Ministra Severino e invocare la rapida approvazione della bozza Pisapia di riforma del codice penale».

E' chiaro l'intendo, di tutti i governi che si sono succeduti dal dopoguerra in poi, di non abrogare il Codice Rocco ma di mantenerlo in vigore  come una precisa volontà politica al fine di utilizzare gli aspetti più repressivi, soprattutto contro le lotte sociali.

giovedì 18 ottobre 2012

pc 18 ottobre - chi stà preparando la conferenza internazionale di Amburgo a sostegno della guerra popolare in India ?

verso la conferenza internazionale di sostegno alla  guerra popolare in
India
amburgo 24 novembre
campagna di iniziative e informazione a cura del comitato di sostegno in
Italia
per partecipare
csgpindia@gmail.com

15 ottobre - per i prigionieri politici e di guerra nelle carceri indiane -
16 ottobre - la repressione del movimento studentesco maoista in India
17 ottobre - 10..cento iniziative a sosstegno della gp in india
18 ottobre -chi stà preparando la conferenza internazionale di Amburgo ?
leggi diffondi fai circolare
per materiali e iniziative locali
csgpindia@gmail.com


18 ottobre - chi stà preparando la conferenza internazionale di Amburgo ?

 VERSO LA CONFERENZA INTERNAZIONALE DI AMBURGO
Importanti avanzamenti realizzati nella partecipazione di diverse
organizzazioni in Germania, non solo di Amburgo ma da tutta la
Germania,adesione delle organizzazioni giovanili e partiti di orientamento
MLM di Turchia presenti in Europa. Le attività degli organizzatori in
Germania ha permesso di ottenere l'adesione di due organizzazioni
dall'Austria, dalla Svizzera, così come interesse dall'area, presente in
diversi paesi, dei Soccorso Rosso Internazionale. Certa la partecipazione da
Svezia e Norvegia.
Nei paesi europei è partita l'organizzazione di iniziative per ottenere la
partecipazione di folte delegazioni . Nello Stato Spagnolo, sono state
invitate tutte le forze che sostengono la guerra popolare, dalla Galizia vi
sarà una delegazione proletaria: Dall'Olanda, parteciperà una delegazione di
organizzazioni giovanili.
In Francia,si è tenuta una assemblea preparatoria aperta a tutte le realtà
nazionali e internazionali presenti nel paese e ci sarà  una buona
partecipazione alla Conferenza Internazionale. Si segnala inoltre
l'importante di due blog molto seguiti quali "Servir le Peuple" e
"Feudeprairie".
In Italia, la delegazione si presenta folta, appelli sono rivolti  ancheai
sindacati di base, a forze comuniste e antimperialiste che guardano con
interesse alla guerra popolare - in particolar a forze sostenitrici delle
guerre rivoluzionarie e solidali coi prigionieri politici e infine a
organismi di solidarietà internazionalista.
In Asia, il Comitato ha invitato  compagni di India, Nepal, Afghanistan.
Nel mondo arabo, sono state invitate organizzazioni Tunisine e una
delegazione dal Marocco.
 Si sono avviati sforzi per una partecipazione dall'Inghilterra, dove pure
esistono l'ICAWPI e altre forze e attività che denunciano la Operazione
Green Hunt e appoggiano il Fronte Rivoluzionario Democratico.
Dal Canada, i compagni hanno segnalato che dopo la brillante campagna del
gennaio 2010, si faranno tutti gli sforzi necessari per propagandare la
conferenza, e inviare una delegazione.
Circa l'America Latina, sono stati invitati compagni da Brasile, Ecuador,
Colombia, Bolivia, Messico e Argentina.
Questo evidenzia la grande potenzialità della campagna per la partecipazione
alla Conferenza che mostra come la Conferenza sia potenzialmente un grande
successo per fare un salto di qualità nel movimento di sostegno.
La Conferenza internazionale è un duro colpo contro l'imperialismo e il
regime indiano.
Il programma della conferenza durerà dalle 11 alle 22. esso prevede due
relazioni di ca 20 minuti l'una, delle due organizzazioni promotrici. Per
favorire il maggior numero di interventi, essi non potranno superare la
durata i 5 minuti.
Gli obiettivi della conferenza, i risultati di essa e le nuove indicazioni
per il futuro saranno sintetizzati in una risoluzione approvata alla fine
della conferenza.

Comitato Internazionale di sostegno alla guerra popolare in India
csgpindia@gmail.com

pc 18 ottobre - Ad Atene la polizia ha ucciso un operaio durante gli scontri a piazza Syntagma


Allo sciopero generale in corso da ieri il governo greco ha risposto con l'invio della polizia in tenuta anti sommossa che ha alzato un cordone per impedire ai manifestanti di arrivare davanti al Parlamento.
L’operaio, che secondo una prima ricostruzione, è morto di infarto dopo un fitto lancio di lacrimogeni, era un lavoratore marittimo iscritto al Pame, il sindacato vicino al Partito comunista di Grecia (Kke).
Dopo che la notizia al corteo sono arrivati diversi lanci di pietre e bottiglie incendiarie verso la polizia che ha risposto con gas lacrimogeni.



pc 18 ottobre - Via il governo guerrafondaio! Vogliamo lavoro, scuola e sanità per tutti, NO agli F35


 il manifesto
 Eleonora Martini
Vola il prezzo degli F-35


Decollano verticalmente i prezzi dei cacciabombardieri che l'Italia ha programmato di acquistare. Per pagare, si risparmia sulla scuola pubblica. Il segretario generale del ministero ammette: «Ci costeranno il doppio»

Debertolis rettifica i dati ufficiali del governo presentati alla Camera nel febbraio scorso La notizia ora è ufficiale: i 90 cacciabombardieri Lockheed Martin F-35 che l'Italia ha deciso di comperare costeranno più del doppio di quanto dichiarato dal ministero della Difesa in un'audizione ufficiale alla Camera nello scorso febbraio. Lo ha ammesso con nonchalance lo stesso segretario generale del ministero della Difesa e direttore nazionale degli Armamenti, il generale Claudio Debertolis, raccontando in un'intervista pubblicata dal magazine Analisi Difesa i dettagli del nuovo programma italiano di acquisto del Joint Strike Fighter, dopo il taglio di 41 unità deciso a febbraio dal governo Monti.

Debertolis chiarisce che il prezzo di 80 milioni di dollari per ciascuno dei primi tre F-35 di tipologia A, quelli a decollo convenzionale (previste 60 unità), si riferiva «a una pianificazione ormai superata dalle vicende del programma e verteva sul solo aereo "nudo". Aggiornando i prezzi e aggiungendo tutte le altre voci di spesa - riferisce Debertolis nell'intervista - il costo di questi primi Jsf italiani in realtà sarà più del doppio». Non solo: Debertolis ha anche ammesso che «l'impianto Faco sulla base aerea novarese (Cameri, ndr) partirà a regime ridotto con inevitabili aggravi di costo cui si aggiunge per il governo italiano, che li ha spesi, l'onere di recuperare i circa 800 milioni di euro investiti per realizzare la struttura». Chi ci guadagna, invece, rivela ancora il generale, è Finmeccanica che, insieme alle altre aziende che partecipano al programma, ha una prospettiva di «ritorno industriale complessivo entro il 2026 di circa 13 miliardi di dollari, pari al 77% del nostro impegno finanziario globale nel programma».

«Le bugie volano basse», è il commento della Rete italiana per il Disarmo che dà grande risalto alla notizia e rivendica giustamente di sostenere «da sempre una forte e sospetta sottostima dei costi dichiarati dal nostro governo per l'acquisto di questi aerei». Per la campagna «Taglia le ali alle armi» contro l'acquisto degli F-35, la Rete per il Disarmo aveva raccolto le firme di 77 mila cittadini, 660 associazioni e il sostegno di oltre 50 enti locali, tra regioni, province e comuni. Eppure il ministero della Difesa, e l'Aereonautica in particolare, avevano sempre «cercato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche e delle richieste di chiarimento provenienti in particolare dalla nostra Campagna», come ricorda Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo.

«In 11 anni - afferma ancora Debertolis nell'intervista rilasciata ad Analisi Difesa - il costo del programma Jsf è aumentato a una media giornaliera di 40 milioni di dollari». L'Italia, spiega il generale di Squadra aerea, comincerà ad acquistare i 30 esemplari di F-35B, i cacciabombardieri a decollo corto e atterraggio verticale, «il cui contratto d'acquisto è previsto nel 2015» - e per il quale, è il caso ora di ribadirlo, non esistono penali in caso di rescissione del contratto - «quando, secondo le previsioni del bilancio della Difesa 2013 dalla Casa Bianca, il costo medio dell'aereo "nudo" sarà di 137,1 milioni di dollari (106,7 milioni di euro, ndr), per scendere poi a 125,1 nel 2016 e a 118.8 nel 2017». Mentre per gli F-35A, i cui primi tre esemplari usciranno dalla catena di montaggio di Cameri nei primi mesi del 2015, «per la sola configurazione standard (quindi con tutta una serie di elementi ancora da aggiungere) - puntualizza la Rete per il Disarmo - si parla di un costo tra i 100 e i 107 milioni di euro, cioè oltre il 25% in più di quanto dichiarato a febbraio 2012 dagli stessi esponenti della Difesa».

Purtroppo, è un vecchio vizio italiano che ha contagiato anche il governo dei super-tecnici votati al rigore (degli altri), quello di veder crescere costantemente i costi dichiarati ufficialmente al Parlamento italiano per giustificare la decisione: «È già avvenuto nel passato per altri aerei, come a suo tempo il Tornado e poi l'Eurofighter», ricorda Maurizio Simoncelli dell'Archivio Disarmo che chiede ora al governo di riferire con urgenza al Parlamento e di «mostrare senso di responsabilità almeno nei confronti dei cittadini italiani costretti a forti sacrifici, terminando questa serie di dati parziali e rivendendo la propria decisione». Anche perché, come spiega sempre il segretario della Difesa Debertolis, «il Pentagono è preoccupato fra l'altro per le difficoltà di sviluppo del software dell'aereo, la non corretta pianificazione dei collaudi, la vulnerabilità ai cyberattack del sistema logistico integrato, e da ultimo, dopo la distruzione in Afghanistan di 8 Harrier schierati su una base avanzata da parte di una pattuglia appiedata di Talebani, per le prospettive operative della versione Stovl (F-35B, ndr)».

Insomma, «aumenta proprio tutto, pure gli F-35», è la reazione ironica di Nichi Vendola che su twitter si chiede: «Quante altre scuole occorrerà chiudere? Di quanti docenti dovrà fare a meno l'istruzione pubblica e l'università?». Dello stesso tono anche il presidente vicario dei deputati dell'Idv Fabio Evangelisti, che definisce «inutile e dannoso» il programma d'acquisto «che ci costa circa 15 miliardi di euro». Mentre il Consiglio regionale della Toscana ha approvato all'unanimità una risoluzione per chiedere al governo di rivalutare il programma, «anche in considerazione di quanto queste risorse potrebbero essere utili per la difesa dello stato sociale, dei cittadini più deboli, per la ricerca, l'istruzione, l'innovazione ecologica».

Tornano però alla mente le parole del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola quando, nel dicembre scorso, ai giornalisti che gli chiedevano se non fosse il caso di fare cassa tagliando le spese militari rispondeva: «Non credo proprio». E probabilmente non ha cambiato idea.

pc 18 ottobre - "Produttività": Cgil-Cil-Uil nella corsa finale... alla svendita totale dei diritti dei lavoratori


Dopo l’accordo con i padroni del 28 giugno (Accordo interconfederale tra Confindustria e Cgil-Cil-Uil- 28 giugno 2011) sancito dall’art. 8 della manovra economica dello scorso anno con cui il peso della “contrattazione” si sposta dal piano nazionale a quello aziendale con possibilità di deroga al contratto nazionale e libertà di licenziamento per “motivi economici” e di fatto impossibilità di sciopero, siamo al rush finale per la produttività.

Con coerenza quindi i sindacati confederali stanno perfezionando l’abolizione dello Statuto dei lavoratori e la svendita di quei diritti che secondo i loro stessi statuti dovrebbero difendere.

In un confronto durato 7 ore, riportano i quotidiani, “i tecnici di Cgil, Cisl e Uil hanno continuato a lavorare fino a tardi, per limare gli ultimi dettagli ed hanno spiegato l'intesa ad un rappresentante di Confindustria, che oggi ne riferirà nella riunione delle organizzazioni imprenditoriali, fissata alle 8.30 in viale dell'Astronomia”.

Si va di fretta perché il governo come abbiamo detto deve avere il documento pronto per l’incontro di oggi pomeriggio con i vertici europei, e forse ce la fanno… anche perché nella sostanza il ministro Passera ha fatto capire che se non si arriva in tempo si mettono in discussione i soldi previsti (1 miliardo e 600 milioni) per le aziende produttività, insomma uno scambio di favori…

E i sindacati fanno la loro parte fino in fondo come dice bene questo articolo del sole 24 ore di oggi che riportiamo per esteso perché è molto chiaro anche nei dettagli su ciò che si “contratta” al tavolo della produttività.

E nella massima ipocrisia e con l’intento di ingannare le masse la Cgil giorno 20 ottobre sarà in piazza con una manifestazione pubblica con la parola d’ordine “Il lavoro prima di tutto”! e per “cambiare l’agenda del governo Monti”!!

***
Più salario variabile, accordo nel sindacato

ROMA - Sulla produttività del lavoro il sindacato si ricompatta. Ieri sera al tavolo tecnico tra i sindacati si è registrata una posizione «sostanzialmente comune» e dopo una giornata di confronto nella sede della Uil di via Lucullo, l'eventualità di un accordo separato, senza la firma della Cgil, sembra definitivamente sfumata, a meno di colpi di scena dell'ultim'ora.

La posizione comune è stata illustrata in tarda serata dai segretari confederali, Fabrizio Solari (Cgil), Giorgio Santini (Cisl) e Paolo Pirani (Uil) ad un rappresentante delle imprese - il direttore delle relazioni industriali di Confindustria, Pierangelo Albini - in vista della riunione di questa mattina tra le associazioni datoriali, con l'obiettivo di raggiungere un accordo complessivo tra le parti sociali da portare a Palazzo Chigi. Per ridurre lo spread di produttività, i sindacati hanno ragionato di come dare più peso alla parte variabile della retribuzione, riequilibrando il rapporto tra i due livelli di contrattazione, considerando che su 100 euro di aumento in media 88 euro vengono distribuiti nella contrattazione nazionale, contro i 12 della contrattazione aziendale, che è legata all'andamento della produttività e beneficia della cedolare secca al 10%. A questo proposito i sindacati convergono sulla proposta di lasciare ai contratti nazionali la destinazione di una parte degli aumenti alla contrattazione aziendale.

La Cisl che sin dal principio ha spinto per un'intesa con il Governo, ieri per voce del suo leader, Raffaele Bonanni, commentava: «Sarebbe davvero strano che le parti sociali si sottraessero alla possibilità di regolare bene le vicende della produttività, sapendo che la posta è il ripristino della detassazione dei premi, che il Governo, grazie alle nostre pressioni, ha rimesso in pista». Ma per il via libera all'accordo la leader della Cgil, Susanna Camusso, ha spiegato di considerare «una discriminante» la tutela da parte del contratto nazionale di lavoro del potere di acquisto dei salari: «Se non lo si fa – ha detto – si è deciso di derubricare il potere d'acquisto e ridurlo».

Fino a tarda notte il sindacato ha continuato a lavorare per affinare la proposta, per cercare di sciogliere alcuni nodi come la rappresentanza nelle Rsu (la Cgil è per il proporzionale puro, senza assegnare un terzo dei seggi ai sindacati firmatari di contratto), che si lega all'esigibilità degli accordi aziendali quando hanno la maggioranza dei consensi tra i sindacati, o il demansionamento proposto soprattutto dalle piccole imprese (si ragiona se trasferirlo nel perimetro dei contratti nazionali).