sabato 2 giugno 2012

pc 2 giugno .. i nuovi regimi arabi continuano la politica dei vecchi con altri mezzi per cancellare le rivolte arabe .. Tunisia il governo dice ai manifestanti ' useremo armi da fuoco'

Sono stati duri i toni dell’ultima dichiarazione rilasciata dal ministro dell’Interno, Ali Laareyedh, secondo alcuni addirittura “minacciosi”, in merito alla nuova ondata di proteste sociali che da martedì sta paralizzando diversi settori di attività. “Finora nessuno è stato colpito da colpi d’arma da fuoco, ma, se necessario, non esiteremo ad attuare la legge del 1969 che autorizza il ricorso progressivo all’uso della forza in casi difficili quali raduni e manifestazioni” ha detto Laareyedh, deplorando “la banalizzazione di attacchi ai danni di forze dell’ordine e posti di polizia”. Lo scorso fine settimana uffici della polizia ma anche alcuni negozi sono stati incendiati da gruppi radicali a Jendouba e Ghardimaou (nord-ovest). In Tunisia lo stato di emergenza, in vigore dalle proteste della primavera araba che nel gennaio 2011 hanno portato alla caduta del regime di Ben Ali, è stato prorogato fino alla fine di luglio.

Nel suo intervento il ministro dell’Interno si è anche soffermato sulle “principali sfide e minacce” alle quali il paese del Maghreb deve far fronte: criminalità organizzata, traffici di vario genere, scontri tribali e violenze con il pretesto di rivendicazioni sociali. Un contesto che, secondo Laareyedh, giustificherebbe la “mano dura” delle autorità, anche se “il governo non aveva minimamente l’intenzione di privare i tunisini di respirare una libertà conquistata a caro prezzo”.
Dopo la destituzione di 82 magistrati sospettati di corruzione durante il regime di Ben Ali, da martedì i giudici hanno cominciato uno sciopero nazionale, bloccando le attività in tutti i tribunali del paese. Secondo loro si tratta di una decisione “contraria ai principi della giustizia tradizionale che deve essere revocata” ha sottolineato Raoudha Laabidi, presidente del Sindacato dei magistrati tunisini (Smt). Impiegati nel settore della giustizia, insegnanti e medici degli ospedali universitari sono invece scesi in piazza a partire da mercoledì per chiedere migliori condizioni salariali, migliori strumenti di lavoro e più sicurezza nello svolgimento della propria attività. Allo sciopero, secondo le principali sigle sindacali di categoria, hanno aderito l’85% degli insegnanti. Serrati negoziati sono in corso da settimane tra governo e difensori dei diritti dei lavoratori.
(Fonte: Misna)

pc 2 giugno - la posizione della organizzazione comunista di Grecia KOE sulla situazione attuale

riprendiamo da contropiano

Un articolo dal giornale del Koe (Organizzazione Comunista di Grecia) che dà una lettura decisamente "interna" degli sviluppi del conflitto sociale e politico in Grecia.

Articolo a cura di Rudi Rinaldi * (pubblicato sul settimanale "Dromos", numero Nr 117, 26 maggio 2012)
Non è solo il timore dell'effetto domino che potrebbe preoccupare i vari centri internazionali e dei paesi potenti. Non è semplicemente una questione di turbolenze economiche o di shock a nutrire l'interesse mondiale. Il nostro Paese è stata l'epicentro delle rivalità internazionali e dei processi. Sarebbe quindi un errore pensare che un processo autonomo stia guidando l'evolversi della situazione, senza considerare l'interferenza in termini di strategie, tattiche dei giocatori, trappole, riarrangiamenti, le nuove alleanze, sfide e giochi doppie.
Oggettivamente, il risultato delle elezioni del 6 maggio ha creato un nuovo ambiente. Il fallimento della governance in Grecia è un duro colpo per il progetto politico europeo sotto il 'Merkelismo'. La Grecia non è l'Ungheria (il centro geografico d'Europa), ma è al centro della griglia di contraddizioni centrali del sistema internazionale. È il punto di incontro e di aggancio di queste contraddizioni. Il controllo di questa situazione è di particolare importanza per la manipolazione degli sviluppi politici. La Grecia non è solo una cavia per le politiche che, dopo che saranno state stati testati su di essa, verranno esportate anche in altri paesi dell'UE. Ha inoltre una fondamentale importanza come sito per l'equilibrio delle relazioni internazionali. Pertanto, il ruolo di governare in Grecia è fondamentale per i piani geostrategici realizzati sia per l'Europa e il Mediterraneo orientale.
Forza popolare e di equilibri politici
L'elemento più recente e la nuova (e forse inaspettata per molti) è l'emergere del 'fattore popolare' che, selezionando Syriza come la sua espressione nella scena politica centrale, ha creato una situazione nuova e sta costringendo adeguamenti su tutti gli scenari già instabili. Stando così le cose, è utile guardare dietro la retorica per vedere quali sono gli obiettivi reali. Gli Stati Uniti vogliono il rafforzamento di un'Europa 'tedesca'? Qual è l'impatto sul rimpasto delle alleanze (nel più vasto Medio Oriente e Mediterraneo sud-orientale), sulle politiche di Stati Uniti, Russia, Israele e le potenze europee? Fino a che punto i "mercati" (ed i loro effetti sproporzionati), sono influenzati dagli obiettivi strategici dei vari protagonisti?
Allora, perché tutti questi attori sono uniti contro Syriza? E che cosa significa questa nuova coalizione ostile? Quali sono i loro obiettivi in relazione alla Grecia, e in particolare contro il movimento popolare e la sinistra? In quali scenari avrebbero dovuto indirizzare i loro sforzi verso l'annientamento del movimento popolare? Hanno molte leve e meccanismi per sostenere le loro politiche, e non solo il ricatto economico. Sarebbe ingenuo pensare che tutto dipenderà dall'uso di leve finanziarie. L'elemento politico, il controllo politico, compresa la neutralizzazione della sinistra e di un eventuale governo di sinistra, fa parte dei piani del nemico e degli scenari di svolgimento dell'attuale psico-guerra. Lo sbarramento coordinato di attacchi e pressioni esercitate su Syriza (visto come probabile vincitore delle prossime elezioni) è il preludio agli scenari che si svolgeranno nel prossimo futuro.
Syriza minaccia l'equilibrio politico interno delle forze che era stato raggiunti dalle potenze occidentali in Grecia. Ad esempio, i tremori della zona euro, la riorganizzazione politica in Europa, l'approfondimento della crisi, lo stallo del G8, il dispiegarsi della concorrenza americano-tedesca, e le ambizioni di Russia e Cina, sono tutti collegati alla perdita di controllo politico in Grecia, in un momento critico. Arrestare Syriza a tutti i costi è un obiettivo fondamentale, come testimoniano le trappole segrete, della guerra in stile propaganda, pressioni e ricatti che sono stati impiegati. Il loro primo obiettivo è di non far vincere le elezioni a Syriza, in modo che possano riproporre le politiche del 'memorandum' con FMI-UE-BCE troika. Ciò faciliterà il proseguimento delll'equilibrio politico che esisteva negli ultimi due anni.
Se questo piano di gioco non funziona, allora la pressione sarà applicata su Syriza per costringerla a muoversi entro i confini della politica dei
memorandum con alcune correzioni molto leggere. E se questo non può essere fatto, allora si faranno esplodere nelle mani di un governo di sinistra tutte le bombe "politiche"; come il fallimento aperto, l'espulsione dalla zona euro, l'uscita dall'euro, ecc. Il tutto, con l'obiettivo della rimozione rapida di quella governo, e quindi la distruzione della sinistra in Grecia.
Conflitto acuto
L'obiettivo di ristabilire l'equilibrio politico in Grecia e l'accettazione di un nuovo set-up politico sarà realizzato attraverso l'aspro conflitto tra i campi pro- e anti-memorandum. Un riposizionamento delle forze internazionali si baserà sui risultati di questo conflitto e lo shock che provoca in Europa (in particolare nel Mediterraneo orientale e dei Balcani). A questo punto, le considerazioni politiche romantiche/ingenue o il rigido dogmatismo non sono costruttivi.
L'attuale potenza del campo popolare anti-memorandum è fondato sullo slancio e la dinamica che possiede. Vale a dire, l'esperienza maturata in due anni di lotta reale nel nostro paese e la sua trasformazione in un centro politico di interessi. Questo processo è centrato attorno a Syriza, così come intorno alla persona di Alexis Tsipras.
Allo stesso tempo, il campo pro-memorandum si sta trovando frammentato e de-legittimato. I suoi sostenitori all'interno della borghesia greca sono divisi e senza serie politiche di riserva. Il dinamismo del movimento del popolo, la gravità dei problemi attuali, e il prossimo processo elettorale, creano una reale possibilità per il movimento popolare di superare in pratica, qualsiasi debole preparazione (attraverso il suo dinamismo) e qualsiasi debolezza finanziario/economica del paese (attraverso un non uniforme potere politico maggiore). Per mettere in pratica, a beneficio del movimento popolare, la politica di rottura (che è una precondizione necessaria e una fonte rivitalizzante) dovrebbe essere basata su una valutazione dell'equilibrio politico delle forze piuttosto che su un volontarismo semplicistico.
La gravità del momento (e la posta in gioco associata al risultato elettorale) richiede una presa di coscienza della dimensione internazionale di questo conflitto. Cioè, comprendere la grande importanza che comporta e che le forze esterne non potranno semplicemente "far nulla". Saranno direttamente coinvolte - ma certamente non a fianco o a sostegno del movimento popolare.
Sentiamo nuovamente il messaggio
Il Memorandum è stata una politica di conquista da parte di una Germinia in stile europeo. Tuttavia, la distruzione della zona euro è ora più vicina che mai. Da qui in poi è una questione aperta se rimanere di quel qualcosa conosciuto come "Europa" o anche su quante "Europe" avremo (il Nord, il Sud, ecc.). Ci sono tutti i segni di piani di fase di per questi scenari. Chi trarrà beneficio da questi sviluppi, è anch'essa una questione aperta. Quali forze politiche saranno rafforzate o potranno emergere? La "particolarità greca" riguarda in primo luogo l'emergere di un movimento popolare che conquista caratteristiche politiche: Un movimento che è collegato con la sinistra e costituisce un cuneo rosso nel "ventre molle" dell'Europa. Tutte le politiche e tutte le pratiche dovrebbero portare al rafforzamento e alla maturazione di questo blocco sociale progressivo. Lo slogan "Per una Grecia diversa, in un'Europa diversa" deve essere riempito di sostanza in termini di programmazione, sul piano politico, economico e sociale. Solo in questo modo è possibile fornire una via d'uscita per la Grecia e la sua gente.
Un anno dopo il “movimento delle Piazze", ascoltiamo il suo messaggio: “vera democrazia, indipendenza nazionale, emancipazione sociale - Prendete il vostro Memorandum e uscite di qui!” Il nuovo giorno porta un altro punto di vista, e permette alla speranze sollevarsi. Per rendere giustizia a queste speranze abbiamo bisogno di guardare il mondo, essere aperti nel nostro pensiero, e realisticamente valutare le contraddizioni che stanno diffondendosi in questo angolo d'Europa ormai odiato dagli esperti di marketing: Un angolo d'Europa chiamato Grecia.

pc 2 giugno - dopo la manifestazione a roma del 29 maggio i disoccupati e precari bros di napoli continuano le iniziative - i disoccupati di taranto propongono una manifestazione nazionale insieme a tutte le realtà della lotta per il lavoro al sud



Il 29 Maggio i precari Bros hanno invaso Roma con una manifestazione dinanzi al Ministero del Lavoro,dopo una serie di iniziative sul territorio napoletano,  Mo Bast‘: vi metteremo alle corde “ è stato lo slogan della manifestazione nella capitale . Mettere alle corde le Istituzioni locali e nazionali significa che i precari Bros non sono più disposti a subire dinieghi e rinunce da parte della politica locale e nazionale, visti gli impegni presi il 2 Aprile scorso con la convocazione di un Tavolo Interistituzionale dove le parti concordarono la volontà politica di porre le basi per una risoluzione vertenziale della vicenda Bros. Dopo 2 mesi dalla convocazione si nota ancora tentennamenti e fughe da parte delle Istituzioni. Ora basta !!! i precari Bros sono decisi, le beghe devono finire e bisogna rispettare gli impegni, il Ministero del lavoro deve fare la sua parte e deve essere parte integrante di questa vicenda ( visto che è firmatario dell’ intesa Interistituzionale ), la Fornero oltre alle lacrime deve investire le risorse economiche che servono per mettere in campo processi progettuali che le Istituzioni locali devono creare per dare le definitive e legittime risposte occupazionali ai precari Bros.

la lotta per il lavoro al sud è una sola 
deve unirsi e costruire un movimento di carattere nazionale che torni a roma per restarci

disoccupati organizzati slai cobas per il sindacato di classe taranto
2 giugno 2012

pc 2 giugno - grande lotta e grande battaglia tra minatori e polizia nelle asturie

manifestazioni e scontri a madrid

più di 10.000minatori hanno manifestato in corteo a madrid

da quattro giorni in sciopero per denunciare i tagli nel settore minerario che mette in pericolo 25 mila posti di lavoro tra diretti e indiretti. Il corteo  ha attraversato la città fino ad arrivare al ministero dell'industria dovela polizia era schierata in forze. Ma i minatori non si sono fermati e sono scoppiati duri scontri. i manifestanti hanno opposto bombe carta ai colpi della polizia. 14 feriti e due arresti 
 
inoltre vedi video

Batalla campal entre Guardia Civil y mineros en el corte de la carretera A-8 (Asturies) 

Carga policial de la Guardia Civil contra los mineros que cortaron la autopista A-8 en Asturies

 el 30 de mayo de 2012
Sare Info:

http://sareantifaxista.blogspot.com.es/2012/05/lucha-obrera-en-la-cuenca-minera.html

pc 2 giugno - dura protesta degli immigrati a bari

L'urlo dei migranti: "Non siamo bestie"

Sangue e proteste in piazza Prefettura

Un centinaio di cittadini pachistani ha manifestato davanti alla sede della Commissione territoriale per chiedere il rilascio dello status di rifugiati politici

di ILARIA TURLIONE e ANTONELLO CASSANO
Momenti di tensione in piazza Prefettura. Al grido di “Pakistani no refuse” e “We want justice” un centinaio di cittadini pachistani provenienti dal Cara di Bari ha manifestato di fronte al palazzo della Prefettura, in segno di protesta contro il rifiuto dei riconoscimenti dei permessi di soggiorno. Protesta degenerata in spintoni e attimi di confusione quando alcuni dei migranti hanno cominciato a strapparsi le maglie e ferirsi il petto con delle lamette. Nel giro di pochi secondi si sono ricoperti il viso di sangue, gridando "giustizia" contro la sede del palazzo in cui la Commissione territoriale si riunisce ogni giorno per decidere se concedere o meno i permessi di soggiorno.
La tensione è aumentata quando i poliziotti hanno minacciato di caricare. Un avvertimento che è servito a calmare gli animi dei manifestanti, che hanno preferito sedersi e battersi il petto al ritmo di “pachistani liberi”. Il più piccolo dei manifestanti aveva 17 anni. Uno di loro, Alì, 45 anni, ha urlato ai passanti: “Anche noi siamo persone, ma al Cara ci trattano da bestie”. E poi ancora urla, rabbia e tanti svenimenti tra i migranti feriti che non hanno retto la tensione e la stanchezza.La calma è tornata quando una delegazione di quattro manifestanti è stata ricevuta dal viceprefetto dell’ufficio immigrazione, Rosa Maria Padovano. All’uscita i quattro pachistani sono stati accolti dai festeggiamenti e dai sorrisi dei concittadini, mentre i ragazzi feriti venivano medicati dagli infermieri di un ambulanza accorsa sul posto. In Prefettura, riferiscono i ragazzi del Cara, hanno promesso che saranno ripresi in considerazione i permessi che erano stati negati. Ma dall’ufficio immigrazione della Prefettura smentiscono qualsiasi concessione ai richiedenti asilo: "Non abbiamo promesso nulla". La competenza sul rilascio del permessi resta infatti della Commissione territoriale. Anche Chouaib Chitwi, responsabilie sportello immmigrati dell'Usb, conferma: "Le speranze degli immigrati sul rilascio dei permessi sono vane".
(01 giugno 2012)

pc 2 giugno - l'ergastolo a mubarak è una buona notizia, ma i nuovi governanti vogliono cancellare la rivolta e perseguire gli stessi obiettivi di Mubarak con altri mezzi

Mubarak condannato all'ergastolo

Colpevole della strage dei manifestanti

Sentenza di carcere a vita per l'ex Rais accusato di omicidio plurimo e corruzione. Con lui anche i due figli, coimputati. L'accusa aveva chiesto la pena capitale

IL CAIRO - La sentenza tanto attesa è arrivata questa mattina: Hosni Mubarak è stato condannato all'ergastolo. L'accusa aveva chiesto per lui la pena di morte. Una sentenza a suo modo storica, perché l'ex Rais è il primo capo di uno Stato arabo che sia mai stato processato e condannato da un tribunale del suo popolo. Anche l'accusa è fortemente simbolica: complicità nell'uccisione di 850 manifestanti durante la rivolta 1 che, lo scorso anno, lo costrinse alla fine a lasciare il potere 2 e a darsi alla fuga. Era accusato anche di corruzione. L'ex presidente egiziano, sdraiato su una barella, è apparso tranquillo. Occhiali con lenti scure e tuta sportiva beige. Nell'aula ad attenderlo i suoi figli, Alaa e Gamal, nonché Habib al-Hadly, ministro dell'Interno sotto il vecchio regime, e sei suoi stretti collaboratori dell'epoca: tutti sono coimputati.  
Le altre sentenze. Stessa sorte del suo ex presidente è toccata al ministro dell'Interno del regime, Habib al-Hadly, condannato all'ergastolo. Assolti i sei assistenti al ministero.

La sentenza di prescrizione per i reati di corruzione e abuso di potere di Hosni Mubarak e dei suoi due figli ha scatenato violente contestazioni all'interno dell'aula bunker dell'Accademia di Polizia. Gli avvocati dell'accusa sono saliti sui tavoli del tribunale scandendo gli slogan "fuori, fuori" e "il popolo vuole che la magistratura sia ripulita".Fuori dal Tribunale i familiari delle vittime della Rivoluzione del 25 gennaio in Egitto protestano duramente contro al sentenza all'ergastolo emessa per l'ex Rais. "La sentenza del popolo è la morte", recita uno dei cartelli.

La polizia è intervenuta fuori e dentro l'aula per placare le contestazioni nei confronti della Corte che non ha accolto le richieste dell'accusa secondo cui l'ex Rais doveva essere condannato alla pena capitale.

pc 2 giugno - a mira solito razzismo moderno contro i lavoratori immigrati, il sindaco 'grillino' alla prova dei fatti

Bashir, operaio della Sirma, disoccupato dal 2009, con moglie e 2 figli piccoli
Mustapha, operaio delle cooperative di assemblaggio della GGP a Noale, quindi operaio in Fincantieri, disoccupato dal 2010
entrambi residenti a Mira, con moglie e 3 figlie piccole
ad entrambi il Comune con sindaco Carpinetti ha speso per ospitalità ma si è sempre tassativamente rifiutato di assegnare un alloggio
è indetto per domani mattina dalle ore 9,30 alle ore 13,30 di fronte al Municipio di Mira (VE) in Piazza IX Martiri,
un sit-in di solidarietà con i lavoratori disoccupati senza – casa e in particolare con il sig.Bashir Merdassi operaio della Sirma da tempo senza lavoro che con la sua famiglia ha occupato una casa sfitta dell’Ater essendosi trovato in data 31-05-2012 senza più un sostegno abitativo da parte del Comune di Mira.
Da quello che abbiamo ricostruito dei fatti di ieri:
1) l'arrivo dei carabinieri a Dolo a sgombrare dalla "casa del colore" la famiglia di Bashir
2) l'occupazione del comune a Mira da parte di Bashir e di Mustapha, il cui sfratto con la sua famiglia è previsto per il 25 giugno
3) il sindaco di Mira, del "movimento 5 stelle", Alvise Maniero, che declina ogni responsabilità e afferma di non poter fare nulla
4) la occupazione di una casa Ater sfitta a Mira da parte di Bashir e famiglia
Emerge il silenzio del razzismo "moderno"
Noi siamo lavoratori, lavoratrici, spesso disoccupati.
Le case popolari devono esistere.
Per ogni casa Ater che viene venduta altre 2 devono essere assegnate
A noi non interessa proprio nulla dei "prezzi di mercato delle case", anzi, riteniamo gli affitti di oggi un furto di massa legalizzato ai danni dei più poveri
Che cosa ha nel suo programma il "movimento 5 stelle" ?
Domani cercheremo di farcelo spiegare, visto che il Sindaco, non ha ancora convocato il ns.Sindacato, che pur si era fatto vivo subito dopo la sua elezione chiedendo un incontro
1 giugno 2012

pc 2 giugno - soldati israeliani luridi sionisti di stampo nazista e assassini

*Primo giugno, Striscia di Gaza*

Verso le 4.00 di questo mattino, un ragazzo appartenente alla resistenza
palestinese, Ahmed Abu Nasser, 20 anni, si è diretto al confine con Israele
in Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, oltrepassandolo. E' iniziato
uno scontro a fuoco con i soldati israeliani che l'hanno ucciso. Media
israeliani hanno riferito che anche un soldato israeliano è rimasto ucciso.

Successivamente tre ragazzi su un motociclo si sono avvicinati al confine
per andare a prendere il corpo del ragazzo non sapendo se fosse morto o
ferito, mentre si trovavano ad una distanza di più 600 metri dal confine un
drone israeliano ha lanciato un missile ed i tre sono rimasti gravemente
feriti.
Suraqa Qudeeh, 18 anni, è rimasto ferito alla testa, ha perso una gamba ed
ha frammenti di missile nel corpo.
Mohammed Qudeeh, 24 anni, ha perso in parte una gamba.
Najy Qudeeh, 27 anni, ha perso due gambe gambe. Najy non ce l'ha fatta ed è
morto in ospedale questa sera. Era padre di 5 bambini.

Maggiori dettagli sulle condizioni degli altri due li potrò dare domani
quando andrò in ospedale.
Sono andata sul posto questa mattina dopo l'attacco israeliano, il missile
ha provocato un foro profondo nel terreno.
Pezzi di corpi umani sparsi, sangue sulle piante, schizzi di sangue sulle
case, vestiti stracciati nell'esplosione
Ho incontrato la madre di Mohammed, uno dei tre feriti, che non poteva
fermare le lacrime.

La resistenza palestinese risponde alle aggressioni quotidiane dei soldati
israeliani al confine. Ma Israele è feroce e il suo attacco devastante.
Soldati israeliani hanno anche bruciato un campo dove la settimana prossima
avremmo dovuto accompagnare dei contadini a raccogliere il grano.

Cercherò di dormire per quel che posso ed anche se le mani ancora mi tremano

Rosa Schiano
Gaza, 1 giugno 2012

pc 2 giugno - a proposito di festa della famiglia Buonuscite ai preti pedofili. Così la Chiesa "punisce" gli abusi



di Miriam Carraretto
"Buonuscite" da 20 mila dollari, una pensione da 1.250 dollari al mese e l'assicurazione sanitaria fino a quando non avranno trovato un altro lavoro.Secondo il New York Times, è quanto avrebbe pagato la Chiesa cattolica negli Stati Uniti per compensare i preti accusati di pedofilia e favorire il loro ritorno alla vita laica e privata. Insomma, per dare una mano ai religiosi che hanno abusato di minori. Un gioco a carte invertite, in cui il risarcimento se lo piglia chi ha commesso il reato, non la sua vittima.
Ad aver autorizzato i pagamenti sarebbe stato il cardinale Timothy Dolan, dal 2002 al 2009 arcivescovo di Milwaukee e oggi a capo della Conferenza episcopale statunitense, personaggio assai conosciuto negli States e inserito dal Time tra le 100 persone più influenti del mondo. All'epoca dei fatti, Dolan aveva negato tutto: "L'accusa" - si era difeso - "è falsa, pretestuosa e ingiusta".
Ma, oggi, un documento reso pubblico dagli avvocati delle vittime e riferito a una riunione del Consiglio finanziario dell'Arcidiocesi di Milwaukee del 7 marzo 2003 ha confermato la sua firma sulle autorizzazioni alle transazioni. Allora, la situazione degli abusi era così grave e indifendibile che persino la compagnia assicurativa dell'Arcidiocesi si rifiutò di coprire i costi: "La Chiesa è stata negligente", disse il suo responsabile.
Il primo caso analogo a Milwaukee risale al 1983. Il prete in questione, Franklyn Becker, era stato accusato di aver molestato e abusato di almeno 10 minori, sia maschi che femmine. Per lui, ci fu anche una vera e propria diagnosi di pedofilia. Rimosso dall'incarico solo nel 2004, si vide versare 10 mila dollari a titolo di aiuto. "Fu un atto di carità", commentò allora il cardinale Dolan.
Il fatto che la "buonuscita" concessa ai preti pedofili sia una procedura formale all'interno della Chiesa, nota come "laicizzazione", certo non rasserena. Anzi, scandalizza ancora di più. Soprattutto dopo la posizione assunta qualche giorno fa dalla Cei in merito ai casi di pedofilia: i vescovi non hanno l'obbligo di denunciare alle autorità i casi di abusi di cui vengano a conoscenza. La giustificazione data da alcuni esperti in materia, secondo cui "quando un uomo diventa prete, la Chiesa è chiamata a soddisfare i suoi bisogni per tutta la vita", è sin troppo debole.
Solo da noi, negli ultimi 11 anni, i casi accertati di pedofilia all'interno del clero sono stati 135. In America, la Chiesa ha già pagato oltre 16 milioni di dollari per sostenere i processi dei religiosi accusati di violenze su minori. Nel 2011, l'Arcidiocesi di Milwaukee è stata persino costretta a presentare istanza di fallimento.
Nella lettera inviata pochi giorni fa all'attuale Arcivescovo di Milwaukee dall'associazione delle vittime Survivors Network of those Abused by Priests si legge: "In quale altra occupazione, soprattutto che opera con le famiglie, le scuole e i giovani, viene dato un bonus in denaro a un dipendente che abbia molestato e abusato sessualmente su dei bambini?".

pc 2 giugno - INTERVENTO DEL MFPR ALL'INCONTRO NAZIONALE "CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE"

Oggi e domani alcune compagne di Taranto e L'Aquila del MFPR partecipano all'incontro nazionale "Contro la violenza maschile sulle donne" che si tiene a Roma, promosso dal  "Coordinamenta femminista e lesbica di collettivi e singole-Roma". Quanto mai attuale: solo in questi ultimi giorni 3 donne sono state uccise, e sempre dai loro mariti, o ex.
Riportiamo sotto stralci dell'intervento che faremo all'incontro: "NOI ODIAMO GLI UOMINI CHE ODIANO LE DONNE” - violenza sessuale/femminicidi e moderno fascismo/medioevo capitalista camminano insieme"
Noi siamo perchè questo incontro abbia una continuità in un lavoro coordinato e unitario e in una rete di collettivi, organismi, compagne che risponda con una mobilitazione/battaglia, politica, pratica, teorica, ideologica, all'altezza dello scontro necessario rispetto a questa "guerra di bassa intensità contro le donne"; non saremmo invece per un coordinamento-rete che si parli addosso, e per questo è l'unità parole e fatti, il rapporto costante pratica/teoria/pratica è la questione per noi centrale.
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"NOI ODIAMO GLI UOMINI CHE ODIANO LE DONNE”
 violenza sessuale/femminicidi e moderno fascismo/medioevo capitalista camminano insieme"
 
"...Serve partire innanzitutto dalla necessità e urgenza, che per noi donne OGGI si pone, di inquadrare il clima politico, ideologico e sociale in cui e per cui tali violenze sessuali e uccisioni avvengono... la violenza contro le donne, le uccisioni stanno assumendo una dimensione da vera e propria “guerra di bassa intensità” contro le donne, la stessa giurisprudenza ha iniziato a parlare di femminicidio.
“Uomini che odiano le donne”, come si saprà, è il titolo di un libro di successo dello scrittore Stieg Larsson che noi abbiamo utilizzato in questi ultimi tempi perché, al di là dei limiti che può avere il titolo di un romanzo, esprime in modo significativo la questione del perché oggi di questo aumento impressionante della violenza contro le donne, del fatto che essa tocca oggi soprattutto realtà di grandi città, di paesi capitalisti più moderni, e quindi del legame che vi è tra la violenza e la fase attuale che viviamo che noi definiamo di moderno fascismo/moderno medioevo, tra il carattere attuale della violenza contro le donne e questa società capitalista.
Il moderno fascismo sta ora edificando a sistema tutto ciò che è reazionario, maschilista, nero, coltivando, in legame con i pesanti attacchi alle condizioni di vita, di lavoro, ai diritti della maggioranza delle donne, un humus di odio, anche preventivo, verso tutto ciò e tutti coloro che non possono accettare questo sistema di oppressione, repressione e che possono fuoriuscire dal “controllo”: dalle donne, ai giovani, agli immigrati. Per le donne soprattutto, questo odio, che al di là di come si esprime è fascista, si carica e alimenta sempre più il maschilismo; un odio tout court verso le donne, in quanto donne che pensano, che agiscono, che decidono.
In questo senso le uccisioni non si potranno fermare, né ci sono interventi di legge, di controllo che possano frenarle… “Gli uomini che odiano le donne” esprime l’immagine del sistema capitalista, nella sua fase di crisi, di putrefazione imperialista, di un sistema che non ha più nulla di costruttivo ma è solo distruzione.
I mass media hanno in questo un ruolo fondamentale... deviando o indirizzando l'opinione pubblica in un certo modo per diffondere idee, giudizi spesso razzisti, di classe che comunque hanno lo scopo di utilizzare i casi di violenza o uccisioni delle donne per perpetuare/rafforzare la politica, l'ideologia "dominante" in questo sistema - rappresentato al massimo grado/degrado dal governo Berlusconi ma che continua nella fase del governo Monti/Fornero in cui, guarda caso, riprendono anche i reazionari attacchi al diritto d’aborto – nascondendo invece le cause sociali della violenza strettamente legata alla condizione della donna in questa realtà sociale.
 
La violenza sulle donne non fa - infatti - che proseguire la discriminazione, l’ingiustizia, il doppio sfruttamento e oppressione di cui siamo vittime in questa società capitalista…
E' sempre più sotto gli occhi di tutti come i padroni, il governo al servizio di essi, agiscono per ricacciare a casa noi donne. Tante sono nel nostro paese in questi mesi le lavoratrici licenziate, le operaie in cassa integrazione, le precarie sempre più precarizzate, le disoccupate alla ricerca di uno straccio di lavoro, le donne super sfruttate come le immigrate fin quasi a condizioni di moderno schiavismo.
Si peggiorano rapidamente le già pesanti e discriminanti condizioni di lavoro e di salario delle donne, si scaricano ancor di più sulle donne i tagli e i peggioramenti ai servizi sociali, la gestione della crisi nella famiglia. Nello stesso tempo, con un discorso tanto ipocrita “sulla parità” quanto effettivo di un primo passo di un attacco generalizzato, da Brunetta alla ministra Fornero oggi, hanno fatto l’innalzamento dell’età pensionabile delle lavoratrici, non riconoscendo l'aspetto “usurante” del doppio lavoro delle donne ai fini dei tempi di lavoro e della pensione... Tutta la "politica di conciliazione" di cui anche la Camusso, le donne del PD, ecc. si riempiono la bocca, vuol dire solo: conciliate tra di voi! Perché il governo comunque deve tagliare! E sono ancora e proprio le donne a pagare i tagli alla sanità e la logica puramente produttivista e utilitarista che vi regna, con il ritorno delle morti per parto.
La Riforma del Lavoro anche per quanto riguarda il lavoro delle e per le donne non solo non contrasta ma cristallizza ed estende l'attuale condizione fatta, se va bene, di soli lavori a tempo determinato, precari. Nelle fabbriche la causale delle “motivazioni economiche” (contenuta nell'attacco all’art. 18) verrà usata per dare legittimità ai licenziamenti delle donne già molto elevati; inoltre la riforma, pur se ipocritamente la Fornero parla delle donne, mantiene tutte le forme esplicite di discriminazioni - sul salario, sulle mansioni, su assunzioni e licenziamenti, ecc. - come le operaie Fiat hanno denunciato.
 
Vi è poi tutta la questione della famiglia, nuovamente posta al centro sia da destra che da “sinistra”, e del ruolo che le donne devono avere in essa in questa società. Noi diciamo “in morte della famiglia”. Ma che cos’è la famiglia?
Dal 30 maggio al 3 giugno di quest'anno si tiene a Milano l'incontro mondiale delle famiglie in cui si discuterà del ruolo della famiglia che, secondo le associazioni cattoliche:"resta, infatti, per comune percezione nel paese, la fondamentale istituzione della società e richiede, specialmente in questo momento di pronunciata crisi economica e sociale, la pianificazione di interventi adeguati e meditati, che ne sostengano la funzione e ne promuovano il ruolo.” Solo da questa premessa si comprende come al centro di questo incontro è il fatto che la famiglia e le donne all'interno di essa ancor più dovranno svolgere un ruolo di ammortizzatore sociale, sia pratico che ideologico, su cui scaricare il peso dei servizi sempre più tagliati, come tutte le tensioni sociali. Sappiamo bene, poi, come questi incontri abbiano risvolti ideologici e pratici contro le donne a partire dalla “difesa della vita sin dal suo concepimento”.
La famiglia è uno dei puntelli fondamentali della marcia verso il moderno fascismo del governo e dello Stato borghese affiancati dalla Chiesa, una famiglia che deve essere funzionale ad essa sia nel senso di essere subordinata alle scelte politiche del governo e dello Stato, sia in termini di sostegno attivo sul piano ideologico di quelle scelte (la difesa della “sicurezza”, dei valori di conservazione, ecc.),
La 'famiglia' poi per la Chiesa sempre più invadente nella vita sociale e politica è la “sacra famiglia”. Volutamente sempre più astratta, non reale, perché essa e il ruolo della donna in essa, devono essere il fondamento che salva “l'ordine sociale esistente - cioè che salva il loro sistema capitalista - in cui le donne devono, come scrive Ratzinger, “lenire le ferite, far zittire chi vuole urlare e lottare...”, per impedire che le contraddizioni di classe, sociali esplodano in ribellione, rivolta, rivoluzione.
Ma questa santificazione non può nascondere una realtà concreta in cui per la maggioranza delle donne non c'è scampo in questa società; in particolare per le proletarie si tratta sempre più di un ritorno ad un moderno medioevo che si lega alla concezione della “proprietà” che in questo caso, a differenza delle famiglie dei borghesi, dei capitalisti, dei ricchi, può essere per i maschi solo quella della moglie e dei figli, alla concezione del ruolo del maschio che a volte schiacciato sul lavoro, frustrato nel suo ruolo, si rivale sempre più spesso in modo maschilista e fascista sulla "propria" donna. Tutto questo trova la sua manifestazione più tragica nei femminicidi fatti da “normali” uomini.
Chi violenta, che uccide trova, quindi, in questa società il clima, l'humus adatto, favorevole sentendosi legittimato, quasi autorizzato, "…un clima politico/sociale sessista-razzista, di reazione alle donne che si vogliono ribellare, che vogliono rompere con i legami oppressivi – il ruolo nella famiglia…
 
... E’ alla luce di tutto ciò che siamo chiamate oggi a rispondere a questa guerra scatenata contro le donne.
Affrontare la questione della violenza sessuale e dei femminicidi esclusivamente con le misure repressive o con il potenziamento dei centri antiviolenza, come le donne, dal governo, al PD, alla Camusso e company fino a settori del femminismo borghese/riformista pongono, non può essere la "soluzione".
Le misure repressive non fanno che alimentare un clima oscurantista, razzista (vedi il pacchetto sicurezza nato dalla strumentalizzazione del governo di allora della violenza di Giovannna Reggiani ad opera di un immigrato), ideale per la coltivazione e diffusione di idee e pratiche fasciste, maschiliste, di sopraffazione che finiscono per favorire la violenza; si creano città sotto controllo, invivibili, si propongono addirittura zone rosa/ghetto per sole donne, in cui siano bandite le normali libertà, la socialità tra i ragazze e ragazzi, tra le persone, l’uso normale delle città.
La logica dei centri antiviolenza è limitata e limitante perché interna a questo sistema sociale, perché tende ad individualizzare i casi di violenza soffocandone invece l'aspetto sociale della questione e la necessità della ribellione e della rivoluzione attraverso la lotta collettiva delle donne.
…Non è possibile lottare contro la violenza sessuale e i femminicidi senza rovesciare questo sistema sociale che li produce e di cui se ne fa puntello. Questa lotta non ha niente da spartire con la politica del femminismo piccolo borghese che vuole “liberarsi dalla famiglia” in una logica però tutta individualista, né può essere ridotta a mera lotta contro gli uomini… ma ha a che fare invece con la concezione/pratica del NOI ODIAMO GLI UOMINI CHE ODIANO LE DONNE, nel senso che ad una violenza che è sistemica la maggioranza delle donne deve rispondere, organizzandosi, con la legittima violenza rivoluzionaria – che deve esprimersi già da oggi, lasciando ad altri i lamenti e le inutili e impotenti richieste, e sviluppando una linea combattiva verso gli stupratori, assassini e le Istituzioni...
Noi odiamo gli uomini che odiano le donne vuol dire lottare contro le radici della violenza sessuale e delle uccisioni contro le donne, lottare contro questo sistema capitalista che deve essere distrutto per liberare le donne dall'oppressione e dal doppio sfruttamento e l'intero proletariato e masse popolari... E le donne hanno doppie ragioni per farlo!..."
2.6.12
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
mfpr@libero.it  

pc 2 giugno: LA REPUBBLICA FONDATA SULL'AFFOSSAMENTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI

Il 31 maggio "l'unità della Repubblica" fondata sullo smantellamento dei diritti dei lavoratori, sull'affossamento delle conquiste proletarie frutto di anni di lotte, sulla beffa della loro stessa democrazia borghese, si è realizzata con una rapida votazione trasversale sulla controriforma del Lavoro, che ha il suo cuore politico/ideologico nell'attacco all'art.18. 

Riportiamo stralci del paragrafo dell'opuscolo "riforma del lavoro: analisi del Ddl - incertezza e precarietà in engtrata, certezza in uscita" (opuscolo che si può richiedere e ricevere via internet):

 "...alla fine si è creata la ‘Santa alleanza’ dal PD al PdL, con anche il giudizio della Camusso che parla di soddisfazione perché nei licenziamenti per ‘motivi economici’ è stata introdotta la parola “reintegro”.
Al di là che la vera cancellazione dell’art. 18 sta proprio nel permettere i licenziamenti per ‘motivi economici’ – successivamente vedremo quanto vasti e flessibili siano questi ‘motivi economici’ - su questa “vittoria” sul ‘reintegro’ basta sentire Monti per capire che rimarrà solo come ‘specchietto per le allodole”. Monti definisce questa ipotesi: fattispecie non molto rilevante, fattispecie molto estrema e improbabile; così come basta sentire le reazioni isteriche della Marcegaglia e dell’intera Confindustria per capire che mai e poi mai un lavoratore licenziato rientrerà al lavoro (Marchionne insegna). Quindi Monti spiega la filosofia di questa modifica dell'art. 18: “noi vogliamo con questa riforma rafforzare il lavoratore superando l’idea di rapporto proprietario con il suo posto di lavoro, quando la sua azienda non ha più ragioni economiche per esistere”. Se non fosse tragico, sarebbe da ridere: ora è il lavoratore che sarebbe “proprietario” – di cosa? Della sua forza lavoro da sfruttare! Ora è l’azienda che sarebbe vincolata alla volontà del lavoratore - ma non scherziamo!
La formulazione – mediatoria – trovata, poi, dice solo che il giudice “può” stabilire, in caso di “manifesta insussistenza del fatto a base del licenziamento, al posto dell’indennizzo, il reintegro del lavoratore, non dice “deve”; l’insussistenza viene fatta diventare un caso ultra raro, infatti in modo perverso si introduce la paroletta “manifesta”, di cui tecnicamente non ci sarebbe alcun bisogno, e che viene posta quasi come severo avviso (stile mafioso) al giudice. 
Nello stesso tempo questo "può" è un'aberrazione giuridica: su altri contenziosi, se ad una persona è stato tolto un diritto illegalmente, la conseguenza naturale di una sentenza favorevole è che quel diritto torni integro alla persona, non torna un diritto dimezzato; per il licenziamento, invece, pur in caso in cui il lavoratore ha ragione, non è automatico che riabbia il suo diritto al posto di lavoro. 
Ma anche questa modifica che non cambia la sostanza è stata pagata ai padroni, sia con concessioni sulla flessibilità in entrata, sia con soldi veri e propri, riducendo le mensilità indennizzate a 12-24 mesi dalle originarie 15-27.
L’impugnazione del licenziamento per ‘motivi economici’ davanti ad un giudice deve prima passare dal tentativo di conciliazione davanti alla Direzione territoriale del lavoro. Ma questo passaggio invece di essere a favore del lavoratore per evitare le lungaggini processuali, rischia di diventare una forte penalizzazione, perché sarà tenuto in conto dal giudice l’atteggiamento assunto davanti alla DTL, e nel caso fosse stato il lavoratore a “creare ostruzionismi o a dimostrare insofferenza”, sarà ‘punito’, accollando a lui le spese processuali e riducendogli l’indennità risarcitoria.

Ma vediamo nel merito i ‘motivi economici’. Le condizioni per cui può scattare il licenziamento per “motivi economici” sono tante e tanto generiche da far stare tutti gli operai e i lavoratori permanentemente sotto una “spada di Damocle”.
Infatti, il licenziamento può scattare, a parte per crisi aziendale, per:
- soppressione della mansione cui era addetto il lavoratorequesto può non centrare nulla con i problemi economici bensì rientrare nella “normale” legge dei padroni di tagliare il costo del lavoro, per es. accorpando mansioni;
- cancellazione del reparto, della filiale, dell’ufficio in cui lavora il dipendente da licenziare, anche se non viene soppressa la sua mansione bensì viene redistribuita tra gli altri dipendentianche in questo caso la motivazione sta solo in un taglio del costo del lavoro facendo lavorare di più gli operai che restano, quindi si tratta di una riorganizzazione produttiva volta solo ad aumentare i profitti, anche in mancanza di problemi economici;
- introduzione di macchinari che fanno risparmiare sul lavoro umanoquindi altro che “motivi economici”! Ma solo la classica e sempre attuale legge del capitale di aumentare la produttività e i suoi profitti riducendo l’occupazione, facendo, con l’introduzione di macchinari, lavorare un operaio al posto di due/tre attraverso aumento dei carichi, dei tempi di lavoro;
- affidamento di servizi alle imprese esternese non fosse tragico qui ci sarebbe da ridere: sempre più le grandi aziende esternalizzano servizi ma non certo perchè in crisi, ma unicamente per abbattere costi, per avere la stessa produzione senza dover garantire salari, diritti;
- chiusura dell’attività produttivasalvo poi andare a ritrovare all’estero la stessa ditta.
La soppressione della mansione potrà poi essere usata in grandi stabilimenti, come la Fiat, per licenziare tanti operai e operaie con Ridotte Capacità Lavorative, diventati tali proprio per come sono costretti a lavorare in fabbrica, pagando in salute, invalidità; quindi se passa la modifica dell’art. 18 centinaia di operai e operaie già penalizzati, rischiano pure il posto di lavoro.
E non basta. E’ evidente che la formula, volutamente generica, di “motivi economici”, è fatta apposta per mascherare licenziamenti sindacali, licenziamenti politici, dove di “economico” sta solo nel senso di difesa dei profitti aziendali liberandosi della presenza di “teste calde” che “pretendono” di difendere gli interessi operai.
Infine questa sarà la nuova strada utilizzata dal padronato per effettuare licenziamenti collettivi (che comunque devono rispettare una procedura, dei criteri, ecc.) licenziando per ‘motivi economici’ uno ad uno i lavoratori “esuberi”.

Per quanto riguarda gli altri licenziamenti, di fatto gli unici che prevedono il reintegro sono quelli discriminatori. Anche per quelli disciplinari, la riforma stabilisce sia l’indennizzo che il reintegro, e il reintegro solo in tre casi: perché il fatto contestato non sussiste, perché il lavoratore non lo ha commesso, perché il fatto poteva essere punito con una sanzione conservativa. Negli altri casi, anche se il licenziamento disciplinare è illegittimo, c’è solo l’indennizzo.
Ma, nel caso del reintegro, per ricompensare i padroni, il governo ha fatto un taglio a loro favore stabilendo che non devono pagare tutte le mensilità arretrate, ma solo massimo 12. E il taglio non finisce qui, a queste 12 mensilità “andrà sottratto quanto il lavoratore ha percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative”, e (anche) – e in questo c’è tutto un pervicace humus antilavoratore che non ha alcuna base reale – “quanto avrebbe potuto percepire dedicandosi con diligenza alla ricerca di una nuova occupazione”. Cioè il lavoratore, la lavoratrice è stata licenziata illegittimamente, ma nel frattempo doveva cercarsi un altro posto di lavoro… ?!...".


venerdì 1 giugno 2012

pc 1 giugno - una ignobile persecuzione poliziesca che continua

Continua la persecuzione poliziesca contro  il compagno di proletari comunisti Enzo Diano, colpito dal provvedimento poliziesco di avviso orale il questore ha respinto il ricorso del compagno
Ma continuiamo la denuncia e lotta sul piano legale facciamo appello a solidarietà e mobilitazione nazionale

proletari comunisti









 contro l'avviso orale è stato preparato un documento opuscolo che si può richiedere a ravros@libero.it

pc 1 giugno - Nepal un nuovo Esercito Popolare PLA in formazione per iniziativa della frazione rossa del PCUN maoista

NEPAL, IN FORMAZIONE UN NUOVO ESERCITO DI LIBERAZIONE POPOLARE


libera traduzione dal sito del giornale borghese nepalese myrepublica:

Gli ex-combattenti maoisti del distretto di Dang che hanno optato per un ritiro volontario e i giovani allineati alla fazione di Mohan Badya del partito maoista, giovedì hanno minacciato di lanciare una rivolta contro il segretario del Partito Comunista Nepalese Unificato Maoista Pushpa Kamal Dahal e i suoi supporters e hanno anche formato l'Esercito di Liberazione Popolare (PLA), "l'Esercito di Liberazione Popolare è stato dissolto ma lanceremo un' altra rivoluzione ancora una volta" ha dichiarato Tilka Pun il cordinatore del Bureau Volontari del Popolo (PVB) del Comitato di Distretto di Dang.
Ha sollecitato i giovani e gli ex combattenti ad unirsi al PVB e lottare contro Dahal e i suoi supporters, accusandoli di aver fatto arrendere il PLA nel nome del processo di pace. 
Intervenendo alla stessa iniziativa, l'importante membro del PVB ed ex-combattente Nep Babadur Kunwar ha dichiarato che sono stati forzati ad arrendersi. 
"Infatti è stata la dissoluzione della rivoluzione,per questo dovremmo essere preparati a lanciare una rivoluzione" ha dichiarato Kunwar.
L'assemblea ha deciso di formare un comitato di distretto del PVB capeggiato da Pun.
 I partecipanti hanno dichiarato di aver formato un comitato di distretto per la mobilitazione del popolo e creare le condizioni per la rivoluzione. "Comunque si chiami questo gruppo, di fatto è la base sulla quale il PLA sarà formato nei prossimi giorni", ha dichiarato un partecipante.

pc 1 giugno - un appello per costruire insieme a milano per il 19 giugno, una iniziativa in solidarietà con i prigionieri politici rivoluzionari

appello proposta per costruire insieme la giornata del 19 giugno

19 GIUGNO
giornata  di solidarietà e lotta con tutti i prigionieri politici e di guerra nelle carceri dell'imperialismo
contro ogni repressione e genocidio dei popoli
a sostegno di tutte le lotte rivoluzionarie  e le guerre popolari nel mondo"
Il 19 giugno 1986 nelle carceri peruviane di Lurigancho, El Fronton  ecc.,300 prigionieri politici comunisti e rivoluzionari del Partito Comunista del Perù, impegnati nella guerra popolare contro l'imperialismo e il regime reazionario di Alan Garcia, furono attaccati dall'esercito con l'ausilio dell'aviazione e opposero una resistenza eroica. furono massacrati a centinaia ma trasformarono le carceri in luminose trincee di combattimento
Da allora il 19 giugno è divenuta simbolo della lotta dei prigionieri rivoluzionari nelle carceri dell'imperialismo:
Ogni anno questa data si riempe dei contenuti di queste lotte perchè l’esistenza e la resistenza dei prigionieri rivoluzionari è una spina nel fianco dell'imperialismo ed è parte delle lotta, della resistenza , delle guerre rivoluzionarie nel mondo.
Bisogna sviluppare la massima solidarietà con i prigionieri politici rinchiusi nelle carceri imperialiste
Bisogna rsostenerne  la difesa delle condizioni di vita  e della loro dentità politica contro persecuzione, isolamento, torture, in particolare in Italia contro l'applicazione ai prigionieri politici del 41 bis
Bisogna lottare contro la repressione che colpisce i giovani, proletari e le masse popolari che si ribellano. dalla Grecia al Canada., dalla Spagna alla Svizzera ecc
Oggi come allora  bisogna affermare in questa giornata che la via rivoluzionaria al comunismo è la sola soluzione per il proletariato e le masse oppresse per uscire dalla crisi del sistema capitalista in putrefazione che per sopravvivere produce sempre più morti, miseria,alienazione e guerre imperialiste. 
Oggi come ieri in Perù, nelle Filippine in India, Turchia i popoli conducono guerre popolari, guidate da partiti
comunisti  maoisti e i regimi asserviti all'imperialismo rispondono con massacri e genocidi, come avviene oggi  in particolare in India con l'operazione Green Hunt caccia verde
In tanti altri paesi del mondo e nei paesi imperialisti  tanti compagni lottano per la costruzione di partiti comunisti rivoluzionari autentici e pagano con il carcere questo loro impegno
Il 19  giugno è la giornata di 10 100 1000 iniziative a loro sostegno
Milano LUNEDI’ 18 GIUGNO DALLE 17.30 PRESIDIO VOLANTINAGGIO C/O METRO ROSSA PASTEUR  H. 21.00 ASSEMBLEA
;per adesioni e info
Proletari comunisti /PCm italia - circolo milano-bergamo -prolcom.mi@tiscali.it
Comitato di appoggio alla Guerra Popolare in India /sede di milano csgpindia@gmail.com

pc 1 giugno - effer di taranto -- avanza la lotta e il sindacalismo di classe

L'ASSEMBLEA DI FIM, FIOM, UILM ALLA EFFER AZIENDA METALMECCANICA DI TARANTO CONFERMA LA BATTAGLIA E L'AVANZATA DELLO SLAI COBAS per il sindacato di classe
Ieri alla Effer fim, fiom, uilm hanno tenuto un'assemblea sulla situazione
della cassintegrazione. Un'assemblea in cui, come ha detto un operaio, non
vi è stata “nessuna presa di posizione” sulla illegittimità della
continuazione della cigs e sulla sua applicazione discriminatoria.
Un'assemblea quindi di mere parole, inutile, a cui ha partecipato solo il
50% degli operai,  fatta unicamente dai sindacati confederali per convincere
gli operai ad accettare lo status quo “altrimenti l'azienda chiude...”, e
soprattutto per rispondere e contrastare l'azione sempre più incisiva dello
slai cobas per il sindacato di classe che nei giorni scorsi ha fatto presidi
alla fabbrica, alla
confindustria e un blocco/fermata di tutti gli operai.
MA L'ASSEMBLEA E LA SITUAZIONE TRA GLI OPERAI, INVECE, HA CONFERMATO
L'AVANZATA DELLA LINEA, PROPOSTE DEL COBAS EFFER E LA SUA CRESCITA
ORGANIZZATIVA.
Anche alcuni delegati, in forte critica verso l'azione passiva filo
aziendale delle loro segreterie, stanno con il cobas Effer, il delegato Rsu
della Uilm ieri in assemblea ha presentato le dimissioni dal suo sindacato.
Altri operai ieri hanno contestato gli interventi dei segretari di fim,
fiom, uilm, e si sono tolti la loro tessera; nello stesso tempo sempre più
operai si avvicinano e si organizzano con lo slai cobas.

Ora la lotta del cobas Effer continua, più forte.
- Per il rientro immediato di tutti gli operai tenuti in modo
discriminatorio da mesi in cigs;
- per la fine di una cassintegrazione non legittima
- mentre con gli operai si stanno mettendo a punto altre questioni: gestione
delle ferie, non riconoscimento di livelli, ecc.
Nello stesso tempo si sta affrontando la questione del rinnovo delle attuali
Rsu, con la presenza della lista slai cobas per il sindacato di classe


COBAS EFFER
SLAI COBAS per il sindacato di classe
3475301704

TA. 1.6.12

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giovedì 31 maggio 2012

pc 31 maggio - INCONTRO MONDIALE FAMIGLIE - "OCCASIONE IDEOLOGICA DI SESSISMO" SECONDO MFPR (Da Prisma News)


DA PRISMA NEWS - TESTATA INDIPENDENTE DI INFORMAZIONE 31.5.12
Non leggerete pertanto né di maggiordomi né di denari ma solo di una riflessione inerente “La Famiglia, il lavoro e la festa”, incontro mondiale delle Famiglie in calendario a Milano dal 30 maggio al 1 giugno e che sarà concluso da Papa Benedetto XVI.
Una vetrina dedicata alle buone pratiche, alle idee nuove, al bene in opera a favore delle famiglie, come idea di fondo della Fiera internazionale della Famiglia, manifestazione in programma nella città meneghina dal 29 maggio fino al 2 giugno 2012.
Sull’evento lombardo ha qualcosa da dire il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario che, da Milano, definisce la manifestazione “Un grande evento che porterà sicuramente qualche introito per i commercianti, ma un grosso esborso di denaro pubblico per sostenere questo incontro (è stato inserito tra i grandi eventi gestiti dalla Protezione Civile e il Comune di Milano ha già deliberato per 3,1 milioni, come anche i Comuni dell'hinterland mobilitati alla "riuscita" dell'evento nonché alla "sponsorizzazione"), e non importa se in un momento così drammatico per donne, giovani, lavoratori, in cui si stenta ad arrivare a fine mese per chi un lavoro ce l'ha e per chi non ce l'ha le prospettive sono nulle”.
Il punto però è un altro: e cioè l’ideologia che - a detta del Movimento - agita occasioni del genere. Per cui, “Non bisogna preoccuparsi perchè incontri come questi preparano la ricetta per la felicità, in cui vengono promossi gli attacchi ideologici e pratici e le concezioni più integraliste per le donne e i giovani”.
”Oltre all'aspetto economico, come donne, come femministe, non possiamo non denunciare il fatto che i patrocini e il sostegno che le Istituzioni a vari livelli offrono a questo evento si traducono, di fatto, in una campagna ideologica in favore della centralità della famiglia e il ruolo in essa delle donne. Non è un caso che proprio in un momento come questo in cui la crisi del sistema capitalistico ne sta evidenziando in maniera chiara le violenze, le brutture, si cerca di spingere verso interessi particolari per meglio asservire; in cui non si vede traccia alcuna di una prospettiva solo lontanamente progressista, moderna, in primis per le donne, con un qualche respiro verso il sociale.
La Chiesa cattolica corre in soccorso al capitale per accompagnare milioni di persone verso un percorso di ‘analisi e di amore’ affinché tutto torni al suo posto, mentre a noi rimane sempre e solo ‘l’amore’”.
Più in generale, ad alimentare la discussione ci ha pensato pochi giorni fa la Cei con il suo documento che fa riferimento ai comportamenti da tenere - da parte dei vescovi - nei casi di abusi sessuali perpetrati da religiosi su minori. Dal documento emerge l’assenza di obbligo di denuncia per i vescovi dei casi di pedofilia per i quali ne siano informati. Testualmente: “Nei casi in cui per gli illeciti siano in atto indagini o sia aperto un procedimento penale… risulterà importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili nell’ambito delle rispettive competenze”. Va aggiunto che per il segretario della Cei monsignor Mariano Crociata "I vescovi hanno sviluppato una cooperazione davvero ordinaria con i magistrati italiani”.
Tornando alle militanti dell’Mpfr, insomma, la crisi la si vuole scaricare - in primis - sulle donne ed ecco che alla grande riprende il sostegno all'ideologia familista.
”Infatti, nel mese di gennaio si è tenuto un convegno organizzato dall'AISES alla Camera dei Deputati dal titolo emblematico: ‘Famiglia antidoto della crisi economica’ in cui si è voluto porre l'accento sul tema più dibattuto in questo anno: la famiglia, vista dalle diverse prospettive sociali, politiche e, sopratutto, economiche. Introducendo i lavori, Maurizio Lupi vicepresidente Pdl della Camera, ha definito la famiglia come il "primo ammortizzatore sociale della crisi economica".
E, ancora, "La famiglia deve diventare non un elemento, ma l'elemento dello sviluppo economico e su questo ci siamo trovati d'accordo sia maggioranza che opposizione".
Ricordando, tra l'altro, l'impegno della politica che, con l'approvazione dell'ultima manovra finanziaria, "per la prima volta porta ad aumentare le esenzioni in relazione al nucleo familiare e al numero dei figli". Donne e femministe, esse ne hanno anche per lo IOR: “Non è mancata la denuncia della diminuzione delle nascite che "... riduce i mercati".
La conseguenza logica diventa l'attacco della 194. Inoltre, visto l'aumento degli anziani, "… bisogna che ci sia in famiglia chi se ne occupi". Sempre in nome dell'amore, vero?”.
Inoltre, ciò che per loro va criticato è pure il Santo Padre, "Che da cardinale scrisse la ‘Lettera ai vescovi sulla collaborazione dell'uomo e della donna’, dove si diceva che <... La collaborazione attiva della donna si concretizza nell'unione sponsale, fondamentale dimensione di tale relazione, in cui la donna ha e deve avere un ruolo ben preciso, quello di moglie e di madre...>".

pc 31 maggio - LETTERA AL COMITATO MOGLI OPERAI POMIGLIANO, DISOCCUPATE E LAVORATRICI - UN SALUTO "BLU"/ROSSO E UNA PROPOSTA DA TARANTO E PALERMO


AL COMITATO MOGLI OPERAI POMIGLIANO, DISOCCUPATE E LAVORATRICI

alle mogli degli operai dei Cantieri Navali, della Fincantieri e dell'Avis di Castellammare, dei Cantieri Navali di Trapani, della ex Parmalat di Atella (PZ), e a tutte

Vogliamo farvi arrivare tutto il nostro sostegno e la nostra unità con la giusta battaglia che state portando avanti, come mogli di operai, o come voi stesse operaie, precarie, disoccupate.
Questa campagna è un segnale e un campanello di sveglia importante verso le donne proletarie e anche verso gli operai, per affermare l'unità e la solidarietà di classe, perchè le mogli non stiano in casa, non restino in attesa delegando, ma lottino in prima persona, portino in piazza la loro ribellione e le loro ragioni di lottare per i propri compagni, per la propria famiglia e la propria vita.
Noi stiamo facendo circolare le vostre lettere, appelli in tutte le realtà di donne/lavoratrici sia nei nostri territori che a livello nazionale.
Non bisogna solo lamentarsi, o illudersi che altri facciano per noi, o perdere mesi, anni della nostra vita andando dietro alle squallide e false proposte dei politici e sindacati filo padronali.
Noi siamo lavoratrici di varie realtà di lavoro, disoccupate, precarie che ogni giorno lottiamo, duramente, con scioperi, presidi, blocchi, occupazioni di sedi istituzionali, scontri con la polizia, e anche da noi, in queste lotte sono sempre le donne ad essere le più ribelli e determinate come è giusto che sia, perchè come ha detto una di voi noi siamo “Operaie e mogli di operai e ci toccano entrambe le cose”, per noi sono doppi gli attacchi e sono doppie le catene di cui dobbiamo liberarci
Noi siamo colpite quando lavoriamo, quando i padroni ci cacciano dal lavoro, quando non troviamo lavoro, quando i padroni chiudono le fabbriche o licenziano i nostri mariti, compagni, figli, ma anche quando il governo scarica su di noi i costi dei tagli ai servizi sociali, del carovita, della famiglia che l’hanno fatta diventare il più grande “ammortizzatore sociale”.
La Fiat con il piano Marchionne è l’esempio più lampante e drammatico di questa condizione.
La Riforma del Lavoro peggiora enormemente la nostra condizione – a Taranto vi sono operaie delle pulizie che lavorano per 1 ora e 50 minuti e prendono 200 euro al mese! – e con l’attacco all’art. 18 dà il piatto servito alle grandi aziende per fare centinaia di licenziamenti.

Noi non ci stiamo! Se questo sistema sociale, questi padroni e governo Monti moderno fascista, considerano le donne “l’ultimo chiodo della carrozza”. E’ l’ora che facciamo vedere che i “chiodi” non si lascino arrugginire, ma si affilino e si mettano tutti insieme per formare un immenso tappeto… dove far “saltare a piedi nudi”, governo, padroni, politici e sindacati collaborazionisti.
Noi vogliamo organizzare uno SCIOPERO DELLE DONNE contro il lavoro sfruttato e oppressivo, contro il lavoro doppiamente negato alle donne e contro il doppio lavoro, contro chi vuole distruggere le nostre famiglie e il futuro dei nostri figli, per la DIGNITA'. Questo “sciopero delle donne” deve essere un segnale di unità/arricchimento della lotta di classe, di stimolo anche verso i nostri compagni operai, perchè come dite voi “i nostri uomini da soli non possono farcela... ora tocca a noi entrarci”.
In questo percorso proponiamo una MANIFESTAZIONE DI MOGLI, LAVORATRICI, DISOCCUPATE, PRECARIE che assedi a Roma il Ministero del Lavoro, la Fornero che “chiagne e fotte”.
Siamo disposte a venire a Napoli in occasione di una delle vostra iniziative, per incontrarci e discutere insieme.
Un saluto “blu”/rosso!

Le lavoratrici e disoccupate Slai Cobas per il sindacato di classe – TARANTO - PALERMO
cobasta@libero.it
31.5.12

pc 31 maggio - A CasaPound la gestione dei campi per gli sfollati?


In attesa di riscontri pubblichiamo questa notizia che circola in Rete.
Ancora una volta lo Stato si avvale delle merde naziste per rafforzare la militarizzazione delle zone colpite dal terremoto!


Dopo Mirandola avrebbero preso la gestione di due campi nel ferrarese (due frazioni del comune di Bondeno, Scortichino e Pilastri) i nazi della Salamandra, il "gruppo di Protezione civile" di CasaPound Italia.


pc 31 maggio -Terremoto, da Bologna: “moratoria urgente sui permessi di soggiorno”. Intanto i padroni sciacalli, Fiat in testa, approfittano del terremoto per trasferire i macchinari




La chiede il Coordinamento migranti. Ieri a Crevalcore intesa sindacati-Fiat su trasferimento macchinari, ma oggi ci prova un’altra azienda. Case popolari evacuate in via Libia. Ingegneri: “Capannoni costruiti per resistere a vento, non a scosse”.

31 maggio 2012 - 16:54
“Il terremoto che in questi giorni ha colpito molti comuni emiliani non ha apparentemente fatto differenze. In realtà, come dimostrano le morti sul lavoro di tanti operai, sono stati colpiti soprattutto i lavoratori, senza distinzione”. Lo scrive il Coordinamento migranti di Bologna e provincia sottolineando che “in questa situazione i migranti pagano un prezzo ancora più alto a causa delle leggi che regolano la loro permanenza in Italia. Nelle misure d’urgenza prese dal Governo non c’è nessuna attenzione per la particolare condizione che i migranti vivono in Italia a causa delle norme delle legge Bossi-Fini”. Il Coordinamento chiede dunque che “sia garantito il rinnovo del permesso di soggiorno e della carta di soggiorno, anche se nei prossimi due anni non saranno in grado di soddisfare i criteri di lavoro, reddito, abitazione previsti dal testo unico sull´immigrazione. Sia cancellata per i prossimi due anni la tassa di rinnovo del permesso; sia garantita un uguale trattamento nei soccorsi e nell´assistenza, indipendentemente dal possesso di un permesso di soggiorno”. Per il Coordinamento, “senza una moratoria urgente sui permessi di soggiorno le lavoratrici e i lavoratori migranti rischiano di essere uguali a quelli italiani solo quando sacrificano la loro vita”.

A dimostrazione che anche nell’emergenza sono spesso le fasce più deboli della popolazione a pagare di più, c’è l’evacuazione che si è resa necessaria ieri in via Libia: a dover lasciare i propri alloggi, infatti, sono state le 11 famiglie che vivono nelle case popolari di un edificio di proprietà comunale ma gestito da Acer. A causa del terremoto, in particolare, si sono lesionate le scale. Le famiglie sono state trasferite in altri alloggi o temporaneamente in albergo.

Nella serata di ieri, intanti, si è raggiunta un’intesa tra sindacati e gruppo Fiat sulle linee produttive che stavano per essere trasferite dallo stabilimento Magneti Marelli di Crevalcore, in provincia di Bologna, a quello di Bari. ma l’azienda ha detto chiaro e tondo che “se arriva un’altra scossa di terremoto, impacchettano di nuovo i macchinari e li portano a Bari. Naturalmente speriamo che cio’ non avvenga, ma in quel caso saremo di nuovo davanti ai cancelli per bloccare il trasferimento”, dicono dalla Fiom.

Oggi, però, la stessa situazione si è ripresentata in un’azienda del settore legno a San Giovanni in Persiceto: approfittando delle conseguenze del terremoto, la proprietà ha iniziato a smontare i macchinari con l’intenzione (già manifestata in passato) di trasferire la produzione in Romania. Anche in questo caso è partito un presidio dei lavoratori davanti ai cancelli.

Infine, si segnalano le dichiarazioni dell’Ordine degli ingegneri di Modena sui capannoni crollati a causa delle scosse: “La normativa fino a pochi anni fa permetteva la costruzione di capannoni fatti cosi’, con incastri di prefabbricati. Un sistema pensato per resistere al vento, non a un terremoto. Ora bisognera’ rivedere tutto”.

pc 31 maggio - l'attacco all'art. 18 passa in parlamento a botta di fiducia

costruiamo un movimento reale per abolire questo stato di cose presente

Carogne
È iniziata, nell'Aula del Senato, la terza chiama per il voto di fiducia sul ddl di riforma del mercato del lavoro.
In mattinata dopo il quarto e ultimo voto di fiducia si terranno, in diretta tv, le dichiarazioni di voto e il voto finale di Palazzo Madama sul provvedimento, che poi passerà all'esame della Camera.
Ricordatevi sempre di chi voterà questa "legge" che reintroduce lo schiavismo sui luoghi di lavoro, riduce quasi a zero gli ammortizzatori sociali, cementifica la condizione dei precari a vita, allargandola - "per equità" a tutto il mondo del lavoro.

Ecco il testo in votazione.
pdfprimo-maxiemendamento.pdf3.63 MB (articolo 18 e contratti)
pdfsecondo-maxiemendamento.pdf2.82 MB (ammortizzatori sociali)
terzo-maxiemendamento.pdf(fondo di solidarietà e integrazioni salariali)
quarto-maxiemendamento.pdf(maternità e servizi per l'impiego)




Che di abolizione dell'articolo 18 si debba parlare non lo diciamo soltanto noi, anche se il segretario fallimentare della Cgil Susanna Camusso, continua  a negarlo come un bambino con dita sporche di marmellata. Se non credetea noi, "comunisti cattivi", potete leggervi la sintesi fatta da Il Sole 24 Ore, organo di Confindustria, già ieri sera.

pc 31 maggio - provocazione fascista contro un presidio di lavoratori della sanità a cadice spagna

Estado español: Un fascista ataca una concentración de trabajadores de la salud en Cadíz.


correovermello-noticias
Madrid, 30.05.12
Hoy se produjo un atentado contra una concentración de trabajadores y trabajadoras del Hospital de Puerto Real (Cadíz).
Según medios informativos fue sobre el medio día, cuando un individuo que posteriormente fue arrestado por la GC y cuyo nombre no fue divulgado, embistió con su vehículo, un Skoda, color blanco, de alta gama, una concentración contra los recortes en la Sanidad Publica a la entrada del recinto hospitalario.

El fascista increpo a los trabajadores y trabajadoras para a continuación embestir a once personas que han resultado heridas de diversa consideración.
La gerencia del Hospital Universitario de Puerto Real, que ha calificado de "repugnante los hechos", a informado que presentara una denuncia contra el agresor. Diversos organismos oficiales han condenado los hechos así como los sindicatos CCOO, CSIF y UGT han afirmado que denunciaran al agresor y "rechazan y condenan este tipo de comportamientos que atentan contra la integridad de las personas que libremente han elegido participar en una protesta o movilización".
Según fuentes del sindicato de enfermería el individuo ataco a los trabajadores y se dio a la fuga aunque posteriormente fue detenido por efectivos de la Guardia Civil, encontrándose en la actualidad en los calabozos de la Comandancia a la espera a parar al juzgado.

Es inaudito que no se conozca el nombre de este terrorista que es capaz de embestir a un grupo de trabajadoras y trabajadores que defiende el derecho de todos a la Sanidad Publica.

pc 31 maggio - manifestazione a madrid in solidarietà con i lavoratori e lavoratrici baschi in lotta

Concentración en Madrid en solidariad con los trabajadores y trabajadoras de la administración pública vasca.





Solidaridad con Euskadi


 La Coordinadora Sindical de Madrid, participamos en la convocatoria de la plataforma Hay Que Pararles Los Pies, en una concentración ante la delegación del gobierno Vasco en Madrid en la calle Cedaceros Nº 10 a las 11 horas del próximo jueves 31-5-2012.

El objetivo de esta convocatoria consiste en apoyar a los trabajadores en huelga de la administración pública en Euskadi, que luchan por el empleo y por sus condiciones laborales y salariales.
En definitiva, su lucha es por las mismas causas por las que hoy millones de trabajadores y trabajadoras lo hacen. La agresión capitalista que llevan a cavo los gobiernos de la U E y en España  el encabezado por el del reaccionario del partido popular, está llevando a la clase obrera a múltiples protestas que nosotros saludamos y apoyamos.
La solidaridad entre los trabajadores, ya sean del sector de la producción  que sean, el sistema capitalista quiere erradicarla de la faz de la tierra, en tanto que nosotros como sindicato de clase estamos empeñados en desarrollarla cada vez más.

Por eso convocamos el próximo jueves, para solidarizarnos con la lucha de los trabajadores de la administración pública en Euskadi.        

¡ ACUDE !

pc 31 maggio - Giornalisti, Protezione Civile e la “gestione” del sisma in Emilia Romagna



mercoledì, maggio 30, 2012


Le violente scosse, prevalentemente quelle del 20 e del 29 maggio, continuano a mietere vittime, spesso sui posti di lavoro. Già quasi un trentina i morti, centinaia di feriti e migliaia di sfollati.

Effettuando alcuni giri nelle zone maggiormente colpite, ossia le provincie di Ferrara di Modena, ci si imbatte in scene di desolazione, rabbia ed abbandono. Nonostante questo, le operazioni di “gestione della crisi” sono già a pieno regime. Molte tendopoli e campi allestiti dalla Protezione Civile.

Lo sciacallaggio televisivo, scortato in forze da sbirri vari, è massicciamente invasivo in tutti i luoghi colpiti. Ovviamente, nessuna vergogna nello sfruttare il dolore e nel rubare scatti per fare odience. La spettacolarizzazione della sofferenza elevata a sistema, le vittime diventano protagonisti di uno show grottesco e senza pietà.

Il copione è quello già visto a L’Aquila.

Un esempio è il campo di Medolla, provincia di Modena.

Nei pressi del campo sportivo, la Protezione Civile ha allestito un campo per “accogliere” centinaia di persone.

Il campo è recintato lungo tutto il suo perimetro con un unico ingresso presidiato da Protezione Civile e Associazione Nazionale Carabinieri. Nei pressi dell’unico varco d’entrata sono presenti in forze giornalisti di diversi programmi tv nazionali. In corrispondenza dell’ingresso e delle prime tende sono state posizionate telecamere in postazione fissa che assicurano la diretta sull’emergenza 24 h su 24. All’esterno della recinzione è altresì presente una vera e propria sala-montaggio mobile, dove il viavai di sciacalli è incessante.

Il regolamento del campo è esposto sulla rete, in modo che chiunque voglia/possa entrare lo tenga ben presente. Vengono vietati rumore, alcol e tabacco all’interno di tutto il perimetro del campo. Vietato l’accesso agli ospiti (il campo è esclusivamente per i residenti di Medolla), chiunque entra ed esca deve consegnare i documenti agli addetti della Protezione Civile e firmare i passaggi. E’ vietato giocare a pallone e mangiare al di fuori della tenda-ristorante allestita all’interno della tendopoli.

Chi viola una di queste regole sarà obbligato a lasciare il campo.

Nei pressi del centro del campo è posteggiato un mezzo della Protezione Civile con installata una telecamera a 360° in grado di monitorare l’intera tendopoli. I servizi igienici non sono attrezzati per i disabili, sia bagni che docce sono sopraelevati per mezzo di scalini.

Numerosi gli anziani all’interno del campo, stipati nelle prime tende. Nonostante l’ingente presenza di ambulanze e personale sanitario, l’impressione è quella di un grande abbandono. Numerose le persone di una certa età lasciate in balia di se stesse, in totale abbandono e solitudine. L’assistenza, da parte del personale, è svolta con svogliatezza e senza un minimo di calore e di comprensione umana. Nella serata del 29 maggio è stato, inoltre, riconosciuto il medico di Medolla dispensare a più non posso gocce (presumibilmente tranquillanti) nelle bottigliette d’acqua di numerose persone.

 Stesse scene al campo di Mirandola, presidiato anche dal VII Reparto Mobile (celere di Bologna) della Polizia. Anche qui le regole sono le stesse.

 A San Carlo, frazione del Comune di Sant’Agostino nel ferrarese, il campo più “libero”: nel campo sportivo che ospita le tendopoli sono permesse le sigarette e sono presenti animatori per i bambini. Vi è uno spazio per la musica e per la tv. L’ingresso agli esterni è però sempre vietato, un volontario della Protezione Civile spiega che ciò è dovuto alle esigenze di tutelare la tranquillità emotiva degli “ospiti”, che vanno preservati dal momento in cui chiedono aiuto.

A Sant’Agostino il campo è ricavato all’interno del Palareno. La militarizzazione è massiccia, con mezzi dell’esercito, della digos ferrarese e dei carabinieri, in borghese ed antisommmossa, a presidiarne il perimetro. La gestione del campo è affidata alla Croce Rossa Italiana, congiuntamente all’onnipresente Protezione Civile. Non è possibile alcun contatto con gli sfollati, il passaggio è filtrato in più punti da militari e crocerossini. Gli abitanti del posto appaiono come molto “frastornati”.

 A Bondeno, sempre nel ferrarese, i campi usuifruiscono dei locali della bocciofila e del centro sportivo. Notevole il viavai di carabinieri del Reparto Mobile, del Genio dell’esercito e della Guardia di Finanza. Mentre il comando operativo della Protezione Civile è ospitato nella caserma dei vigili del fuoco, il campo ricavato nella bocciofila permette l’ingresso libero nello spiazzo adiacente. Poche persone sostano fuori, timorose del contatto con estranei rimandano subito ai responsabili del campo per qualsiasi domanda. Da notare la presenza stabile degli assistenti dei servizi sociali.

Tutte le zone colpite dal sisma sono massicciamente militarizzate. Ovunque mezzi e agenti dei vari corpi di polizia, a volte pure l’esercito. La sensazione è quella di uno scenario di guerra: dolore, rabbia, edifici distrutti e mezzi blindati in ogni dove.

 La speranza è che le persone, già duramente colpite e provate dal terremoto, passata l’onda emotiva si rendano conto del livello di irregimentazione in atto e che cerchino di sviluppare piani di autogestione e di mutuo appoggio all’infuori dei canali istituzionali di “gestione delle crisi”


da http://anarchiciferraresi.noblogs.org/