sabato 18 dicembre 2010

pc quotidiano 18 dicembre - L'MFPR DI TARANTO AVVIA LO STUDIO DE "L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA, DELLA PROPRIETA' PRIVATA E DELLO STATO".

Ieri le lavoratrici, disoccupate del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario di Taranto hanno iniziato lo studio collettivo del testo di Engels "L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato".
Lo scopo di questo studio è principalmente formativo, per rafforzare la teoria, le basi storico materialistiche della condizione delle donne, dell'intreccio classe/genere, come indispensabile arma di lotta della battaglia su tutti i campi, pratico e ideologico, delle donne che hanno una doppia rivoluzione da portare avanti.
Ma appunto perchè lo studio per noi è un arma di lotta esso ha lo scopo anche di criticare altre teorie o idealiste o parziali, che o vedono la lotta contro la condizione di doppio sfruttamento e oppressione delle donne principalmente e a partire dal campo delle idee, e quindi, in ultima analisi lasciano alle intellettuali il ruolo principale; o vedono l'albero e non la foresta di cui l'albero è parte e prodotto, l'effetto e non le cause, il maschilismo e non il sistema sociale che lo produce, che vedono il genere e non la classe - come altre concezioni e politiche vedono la classe e non il genere.
Teorie che in ultima analisi portano ad una stessa conseguenza: il riformismo, che nel campo del movimento delle donne è ancora più criminale.

Nella lettura collettiva del 1° capitolo del testo di Engels alcune discussioni delle compagne si sono concentrate: sulla critica al determinismo (che può sfociare in ultima analisi in una visione religiosa) che porta ad oscurare il ruolo sempre trasformante, dirompente dell'umanità liberata dalle catene della borghesia; sul rapporto/scontro tra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione, e sull'enorme potenzialità di sviluppo delle forze produttive, una volta rotti gli attuali rapporti di produzione capitalistici.

Nella riunione abbiamo ripreso anche l'opuscolo "Spunti di dibattito per un movimento femminista proletario rivoluzionario" che riporta il seminario del 1995 e che riguardava proprio la concezione storico materialistico dialettica della condizione delle donne.
Di esso riportiamo due parti (l'opuscolo può essere inviato a chiunque ce lo richieda):
"... la questione femminile viene posta in genere in modo totalmente rovesciato: prima ci deve essere il pensiero e poi questo pensiero deve produrre una pratica. Il problema è che la stessa ideologia, le concezioni... non provengono dal cielo o da fatti individuali o sono innate, ma sono legate ad un processo storico, a una condizione di classe...";
"... rapporto tra lotta delle donne e comunismo. Nei collettivi femministi non è tanto scontato parlare di comunismo. Ma insieme alla classe proletaria, che storicamente, materialisticamente è la classe più conseguente con la prospettiva comunista, sono le donne quelle che più di ogni altro hanno a che fare con il comunismo, perchè la lotta delle donne non è una lotta parziale, settoriale, ma una lotta che mette tutto in discussione anche i rapporti tra le persone, donne e uomini. E' generale, nel senso che riguarda non solo la struttura o il tipo di governo, ma va alla radice delle questioni... ha a che fare con l'insieme della concezione della vita... In questo senso se qualche lotta deve essere comunista, in termini di una società in cui i rapporti tra le persone non sono più guidati e basati sulla proprietà privata (anche della donna) e sul profitto, questa è la lotta delle donne...".

pc quotidiano 18 dicembre - FIAT TORINO: MA QUALE "LIBERTA' DI ESPRESSIONE"!

“La manifestazione pro Marchionne – dice il responsabile nazionale auto della Fiom, Giorgio Airaudo – sarebbe la storia che si ripete in farsa, una riedizione in sedicesimo della marcia dei 40 mila. Noi siamo per la libertà di espressione e manifestazione e se ci sarà un'iniziativa, come si dice in questi giorni in fabbrica, vediamo chi avrà portato più persone...”.

Così questa mattina con un presidio che chiede lavoro e libertà alla porta 5 di Mirafiori, ingresso della palazzina uffici, Airaudo ha pensato di rispondere alla manifestazione a favore dell'accordo proposto da Marchionne ai sindacati.
Quindi, in nome della “libertà di espressione e manifestazione”, la manifestazione pro Marchionne se veramente si farà, non troverà nessun effettivo ostacolo.
A fronte del fascismo padronale, la Fiom oppone solo un confronto impotente di numeri.

La realtà è che la marcia dei 40 mila segnò la fine di una grande lotta, dei 35 giorni, e l'inizio di un attacco pesantissimo alla difesa dei posti di lavoro, ai diritti degli operai, alla forza di lotta di un'avanguardia che oggettivamente rappresentava gli operai di tutte le fabbriche; segnò la sconfitta non solo degli operai Fiat ma di tutti gli operai; e il suo peso si vide subito con più di 200 operai suicidati, e si è visto nei decenni seguenti fino al piano Marchionne.
La stessa marcia più recente a Pomigliano di giugno, con capi, impiegati, familiari, benedetta da Chiesa e politici, per il sì all'accordo, ha segnato un clima pesante di ricatto che ha sicuramente influito anche sul risultato numerico del voto, ma soprattutto su un diverso sviluppo della lotta.

A fronte del fascismo padronale, gli operai della Fiat e i lavoratori tutti non devono essere affatto per la “libertà di espressione e manifestazione”! La “libertà” dei sostenitori del piano Marchionne è la sconfitta degli operai, e va contrastata in tutti i modi!

Questa linea della Fiom, che a livello nazionale è il rinvio sine die dello sciopero generale – e questo nonostante i numeri del 16 ottobre – è quindi per il movimento operaio il concreto e principale ostacolo ad una vera lotta e opposizione all'avanzata dell'attacco di Marchionne, della Confindustria e del governo.

pc quotidiano 18 dicembre - Roma video verità

A proposito di Roma un pò di documenti video



VIDEO VERITA' SU ROMA


Altro che infiltrati, tutta Piazza del Popolo urla e fronteggia la polizia
http://www.youtube.com/watch?v=oCOiPpWDmTg&feature=player_embedded

La carica dei compagni: video completo dell’assalto alla guardia di finanza
http://video.corriere.it/assalto-camionetta-finanza/ab235e48-0891-11e0-b759-00144f02aabc


La vigliaccheria della Digos
http://www.liquida.it/video/32e54d4d/scontri-a-roma-videoshock-forze-dell-ordine/





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pc quotidiano 18 dicembre - roma 14 dicembre ... e la ritrovata fiducia in noi stessi

Grecia, Francia, Inghilterra, Spagna… Italia. La tempesta sociale che attraversa l’Europa della crisi ha finalmente scavalcato le Alpi e ha incendiato la capitale. Qualche piccolo fuoco aveva già iniziato a scaldarci durante queste settimane di mobilitazione studentesca, eppure nessuno se l’aspettava.

Doveva essere il solito corteo nazionale pieno di innocua indignazione.
La grande manifestazione dei “berlusconi pezzo di merda!” su cui La Repubblica aspettava di scrivere un bel articolo per portare un po di acqua al mulino del PD. Il solito corteo da cui si torna frustrati pensando “eravamo così tanti e… porcodio non abbiamo fatto nulla”. La solita giornata da cui il massimo che ci si può aspettare è qualche azione simbolica e mediatica a uso e consumo di telecamere e giornalisti.

A migliaia invece, abbiamo imposto il nostro protagonismo. Abbiamo rifiutato un copione già scritto che ci voleva relegare a pure comparse in una battaglia tutta istituzionale da giocare all’interno delle aule parlamentari e decide quale sarà il prossimo governo a sfruttare e
reprimere.

“Solo stati i Black block”, “erano tutti infiltrati”, “i soliti provocatori”. Tv e stampa fanno il loro mestiere: distorcere la realtà.
Troppo fastidioso ammettere che ad attaccare banche e negozi di lusso e a scontrarsi con i reparti antisommossa sono stati migliaia tra studenti, precari, giovani e giovanissimi. Nessuna regia, nessuna premeditazione. Una rivolta spontanea che ha colto di sorpresa anche i rivoltosi. Un moto di dignità di una generazione fino ad ora abituata a subire che non aspettava che esplodere.

Mentre al Senato il parlamento otteneva la fiducia, noi eravamo in piazza a ritrovare la fiducia nelle nostre forze e a sperimere la forza della nostra determinazione. Roma è stata una grande rivincita morale di tutti i movimenti che in questi giorni, mesi, anni hanno assaggiato la violenza delle merde in divisa e dei loro manganelli. L’ordine delle cose per dei momenti si è finalmente ribaltato. Le camionette in fiamme, i poliziotti che scappano e i loro volti (non più sghignazzanti ma impauriti) ci hanno insegnato che difendersi e rispondere alla violenza di stato è possibile.

Quello di Roma è stato un gran giorno perchè abbiamo fatto paura, e non solo ai celerini schierati in piazza. Roma fa paura, perchè rimbomba come un monito nelle teste di governanti e padroni: il sogno post-moderno del cittadino docile sempre disponibile a calare le braghe potrebbero terminare.

Noi, la generazione di chi deve avere paura del proprio futuro. Noi che ogni giorno dobbiamo aver paura del professore e del suo giudizio, del 5 in condotta, del limite di assenze. Noi che ogni giorno dobbiamo aver paura di essere reputati merce difettata nelle fabbriche di precari che vanno sotto il nome di scuole ed università e scartati dalla selezione.
Noi che dobbiamo aver paura di dire “A!” sul posto di lavoro perchè potrebbe costarci il licenziamento, noi che dobbiamo aver paura di non aver sorriso abbastanza e non aver fatto finta di essere abbastanza docili al colloquio di lavoro. Noi che dobbiamo aver paura del palazzinaio a cui se non paghiamo l’affitto ci fa sfrattare. Noi che dobbiamo aver paura ogni volta che la sera incrociamo una pattuglia, consapevoli che chiunque potrebbe essere il prossimo Cucchi o Aldrovandi. Noi che ogni volta che ci ribelliamo dobbiamo aver paura delle conseguenze fisiche e penali.

Noi, martedì, non abbiamo avuto paura.

Noi, martedì, abbiamo fatto paura. E continueremo a farla.

Noi, la generazione che i padroni volevano rassegnata a questo presente, isolata in un social-network, sorda con un i-pad nelle orecchie. Noi, la generazione a cui hanno raccontato che i tempi delle lotte sono finite, che le hanno fatte già i nostri genitori e meglio di noi. Ad Atene, Parigi, Madrid Londra, Roma, una nuova generazione di oppressi ha fatto irruzione in una storia da troppo tempo determinata solo dai padroni.

Roma si lascia alle spalle questa cesura irreversibile. Il campo delle possibilità da ora è aperto.

E la rivolta, si è visto, è contagiosa.

da firenze

pc quotidiano 18 dicembre - processo Tyssen verso la conclusione

PROCESSO THYSSENKRUPP: UDIENZA DEL 17 DICEMBRE

Dopo che nella scorsa seduta si è conclusa la requisitoria del pm con le richieste sanzionatorie, riprende oggi - venerdì 17 dicembre - la sfilata delle parti civili, dopo che la volta scorsa c'è stato giusto il tempo di ascoltare l'avvocato Maggiore in rappresentanza della Regione.
Il primo a prendere la parola è l'avvocato Bittone della provincia di Torino, il quale richiede il risarcimento per danni morali - per la lesione delle proprie prerogative in materia di lavoro ed ambiente - nella misura di 1.500 mila, con una provvisionale immediatamente esecutiva di Euro 500 mila.
Subito dopo tocca alla legale della città di Torino, la quale richiede il risarcimento danni morali e non patrimoniali nella stessa misura e con la medesima provvisionale della Provincia, mentre per quanto concerne il danno patrimoniale chiede una valutazione equitativa da parte della Corte.
A seguire, dopo una pausa di 45 minuti, la parola passa ai legali delle tre organizzazioni sindacali confederali di categoria - Lamacchia, Fim-Cisl; Poli, Fiom-Cgil; Bonino, Uilm - i quali richiedono di condannare gli imputati, per i gravissimi danni subiti a causa del loro criminale comportamento, chiedendo, ognuno per suo conto, risarcimenti pari ad almeno 150 mila Euro, con provvisionali da determinare in via equitativa, ma che non possono essere inferiori a Euro 75 mila; va precisato che tale somma va intesa per ogni sindacato.
La prossima udienza, esaurite quelle previste per il 2010, avrà luogo il giorno venerdì 14 gennaio 2011.

Torino, 17 dicembre 2010




Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino

venerdì 17 dicembre 2010

pc quotidiano 18 dicembre - la bergamo nera ricca,putrefatta, leghista, razzista violenta minorenni ?

Rai 3, Bergamo scioccata
A «Chi l’ha visto?» racconti horror: «Sesso in villa con bambine»

17 dicembre 2010 Giornale di Bergamo

Una villa in provincia di Bergamo dove uomini adulti avrebbero rapporti sessuali con ragazzine di 12-13 anni, ma anche un gruppo di delinquenti che a Zingonia si "divertirebbe" a molestare e violentare minorenni. E’ stata una puntata choc quella del programma «Chi l’ha visto?», andata in onda mercoledì sera su Raitre; una puntata durante la quale, nel corso del servizio sulla scomparsa di Yara Gambirasio, la 13enne sparita da Brembate Sopra lo scorso 26 novembre, è stato descritto un luogo di "incontri" che richiamerebbe il film «Eyes wide shut» di Stanley Kubrick, non fosse che ad avere rapporti tra di loro sarebbero delle persone adulte, anche molto mature, e delle minorenni ancora giovanissime, che verrebbero adescate dentro o all’esterno di palestre e piscine. Ed è proprio fuori da una palestra, quella del centro sportivo di Brembate Sopra, che Yara si è come volatilizzata, forse mentre tornava a casa sua in via Rampinelli, a soli 700 metri di distanza.
«Il fatto di cui sto per parlare mi è accaduto nei primi dieci giorni di novembre, quando lavoravo in un centro massaggi di Milano», ha raccontato una donna, col volto oscurato e la voce camuffata, a un’inviata di della trasmissione Rai, che si occupa di persone scomparse. «Non ricordo il giorno preciso, ma posso dire con certezza che verso le 15.30 circa arrivò una telefonata: un uomo chiedeva un trattamento. Gli risposi che c’era disponibilità e lui disse che sarebbe arrivato verso le 19.30». Il signore che si presentò quella sera al centro «era una persona tranquilla, con una voce forte, molto autorevole come timbro, però abbastanza distinta ed elegante. Durante il trattamento mi disse che a lui piaceva dominare le donne, però quelle piccole, di 12-13 anni. Le chiamava ragazzine, non bambine. Gli chiesi come le "trovasse". Lui, con molta disinvoltura e tranquillità, mi rispose: "Il metodo è semplice. Ci sono tante piscine e palestre e lì ce ne sono tante. Avvicinarle non è difficile: basta che ci sia una figura femminile che le agganci o comunque parli con loro. Una volta che la ragazzina si tranquillizza il gioco è fatto". Io sono rimasta un po’ sconcertata. Lui parlava in maniera molto realistica, come fosse abituato, come se raccontasse qualcosa di sè o di qualcosa che aveva fatto, anche molte volte».
Il racconto della testimone, però, è andato oltre. Perché, una volta adescate le ragazzine, l’uomo le avrebbe raccontato «che la fase successiva è quella di portarle in un posto dove ci sono altri uomini. Non mi ha detto il luogo preciso, mi ha solo parlato di una villa molto isolata e molto grande nella zona della Bergamasca, dove lui partecipava a questi "incontri". Immagino ci sia un giro di soldi che ruota intorno a tutto questo. Gli ho chiesto che mestiere facesse. Mi ha detto che era nel campo dell’ediizia e mi ha dato l’impressione di essere un uomo facoltoso e benestante; sicuramente lo era per come si è presentato. L’aspetto fisico? Era abbastanza robusto, non molto alto - circa un metro e 70 -, aveva un po’ di pancetta e poteva avere sui 55-60 anni. Mi ha detto che era di fuori Milano: io credo venisse proprio dalla Bergamasca».
Una testimonianza quanto meno choccante quella fatta sentire da «Chi l’ha visto?», anche se la conduttrice Federica Sciarelli ci ha tenuto a precisare che, naturalmente, non è detto che la vicenda (a patto che sia vera) abbia qualcosa a che fare con Yara. E, d’altra parte, dal comando provinciale dei carabinieri di Bergamo, che insieme alla Polizia sta indagando sulla scomprsa della 13enne di Brembate Sopra, fanno laconicamente sapere che «non sono mai arrivate segnalazione di ville in cui si violentano bambine in Bergamasca. Se ce ne saranno di attendibili le verificheremo».
Durante la puntata di mercoledì sera, ad ogni modo, il programma non si è limitato alla testimonianza choc sulla «villa del sesso». In precedenza, infatti, era stata letta una lettera (non firmata) di una sedicente ragazza residente a Zingonia, che denunciava la presenza, nell’area, di «un gruppo composto da alcuni delinquenti pericolosi che si divertono a molestare ragazzine (l’ho sperimentato sulla mia pelle). Lo stesso gruppo, oltre a un furgone bianco sparito da quando è successo il caso di Yara, possiede un’utilitaria bordeaux». Tra l’altro la maggior parte di questi delinquenti lavorerebbe «nei cantieri della Bergamasca: cercate informazioni lì! Non è stato mai fatto nulla per fermarli e questi continuano a fare a modo loro con risse, molestie e violenze su noi innocenti ragazze, minacciandoci in più modi». La lettera si conclude con un’esortazione: «Indagate e fermateli!». Da noi interpellato sulla questione, il capitano della compagnia di Treviglio Antonio Berardi ha categoricamente smentito il fatto che i carabinieri abbiano mai ricevuto segnalazioni relative a un gruppo di molestatori o violentatori, tanto meno muniti di un furgone bianco, «nella zona di Zingonia o altrove». Né avrebbero a che fare con questo fantomatico gruppo i due marocchini arrestati proprio mercoledì a Zingonia con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una ragazza.
Che le segnalazioni fatte «Chi l’ha visto» siano vere o meno una cosa, comunque, è certa: il caso di Brembate Sopra sta facendo sentire i suoi effetti in tutta la Bergamasca (e in tutta Italia).

pc quotidiano 17 dicembre - repressione in marocco contro il movimento studentesco di ispirazione maoista



in francese in via di traduzione

"Les enlèvements et arrestations se poursuivent à Marrakech ………Après ILHAM ELHASSNOUNI et YOUSSEF ELHAMDIA, ABDERRAHIM MOUHANE , c’est le tour d’ABDELHAKIM ESSNABLA qui est un des détenus politique des luttes du mouvement des étudiants et de la voie démocratique basiste à Marrakech en 2005 il a été condamné à deux ans mais suite à géant mouvement de lutte elle a été changé à quelques mois de sursis, et MOHMED LMODEN qui était le seul témoin dans le dossier de camarade ZAHRA BOUDKOUR et qui a été détenu lui aussi pour ce motif et a passé quelques mois de prison.

Ces deux camarades ont été enlevé encore une fois et leur accusation n’est que être toujours au cotés des masses populaires

pc quotidiano 17 dicembre - Nepal .. - dagli studenti della ANNISU-R

Nepal .. quando si abbandona la via della rivoluzione, ci si trasforma in governanti borghesi -
gli studenti dell'ANNISU- R l'organizzazione studentesca nazionale che fa capo ai maoisti, denunciano la leadership del partito e la sua degenerazione sul fronte della scuola

12 dicembre

Gli Student iscritti alla All Nepal National Independent Students Union Revolutionary (ANNISU-R), organizzazione studentesca del CPN-U (Maoist), hanno duramente criticato quei dirigenti del partito che hanno iscritto i propri figli a costose scuole private.

La maggior parte degli studenti intervenuti alla sessione riservata della convention nazionale dell'organizzazione, tuttora in corfso, hanno lamentato che l'abitudine dei dirigenti del partito di iscrivere i figli a costose scuole private rende per loro difficile la mobilitazione contro di esse.

Accusando i dirigenti del partito di riprodurre differenze di classe in seno allo stesso partito e di praticare una doppia morale, i capi degli studenti esigono che i dirigenti di partito ritirino i loro figli dalle scuole private a pagamento per iscriverli alle scuole pubbliche.

L'organizzazione studentesca maoista sta lottando contro la mercificazione dell'educazione e aveva lanciato diverse iniziative per porre un freno alle rette delle scuole private

nepalnews.com

pc quotidiano 17 dicembre - la grecia brucia ...ottavo sciopero generale






La Grecia brucia: ottavo sciopero generale

Il giorno dopo i gravi incidenti repressivi e la resistenza popolare avvenuti ad Atene durante lo sciopero generale di 24 ore, la Grecia continua a essere segnata dalle proteste dei lavoratori contro le misure di austerità solo per i poveri. oggi è il turno del trasporto pubblico e i treni, domani sciopero di giornalisti e i medici.

Per il quarto giorno dopo domenica scorsa, giovedì Atene è nuovamente rimasta senza trasporti pubblici e tutto il paese senza treni. Una nuova manifestazione percorre il centro di Atene, con gli stessi slogan di ieri.

A loro volta, anche i voli sono stati interrotti per 24 ore mercoledì, come pure i traghetti verso le isole e l'Italia, che sono ripresi solo oggi con grandi ritardi e molte soppressioni.

Le ferrovie hanno cancellato oggi centinaia di servizi interni e per l'estero. I turisti dovuto pagarsi taxi per raggiungere l'aeroporto di Atene a dato che nè la metropolitana nè i treni locali funzionavano.

Lo sciopero di 24 ore indetto per oggi dai lavoratori del trasporto pubblico e delle ferrovie risponde al malcontento contro le misure antipopolari previste dal governo, che includono ribassi dei salari, tagli del personale e cambiamenti nelle relazioni sindacali.

Secondo stime ufficiali, la repressione ha provocato 28 feriti tra i manifestanti, e la resistenza 23 poliziotti feriti , uno dei quali "grave" (per una bomba incendiaria), negli gli scontri durante la grande manifestazione di Atene che ha accompagnati lo sciopero generale e paralizzato il paese.

Si ha anche notizia di almeno 23 arresti, 10 dei quali con accuse penali a carico. dall'altra parte, testimoni hanno denunciato oggi ai mezzi di informazione greci decine di casi di aggressione da parte della polizia.

Nel frattempo, i medici del Servizio Sanitario Nazionale proseguono per il secondo giorno lo sciopero e per domani è annunciato lo sciopero dei medici degli ospedali pubblici, che grantiranno solo le urgenze.

Dopo il blackcout informativo di ieri, i giornalisti greci si asterranno dal lavoro venerdì e sabato, per protesta contro l'ondata di livenziamenti e riduzione degli stipendi..

Aggiornamento delle 00.30:

http://valladolorentodaspartes.blogspot.com/



Decine di migliaia di persone si sono unite alla manifestazione per lo sciopero generale di oggi, alcune stime parlano di 100.000 persone. gli scontri con polizia sono iniziati già nel pomeriggio ad Atene e Salonicco, con lancio di bottiglie molotov contro la polizia di fronte al Parlamento in piazza Syntagma, ad Atenas, un bus della polizia antisommossa è stato bruciato vicino al Parlamento, un governativo e grandi alberghi sono stati attaccati con bottiglie incendiarie.

-15:35 - Circa de 1.500 persone sono fuori il comando di polizia si Salonicco, dove sono detenute 28 persone. Un testimone riferisce di aver visto a Salonicco una camionetta irrompere nella manifestazione e sequestrare tre persone. Non si hanno ulteriori notizie su questo episodio.

-La maggior parte dei dispacci più recenti riferiscono che intorno alle 14:30 la polizia è riuscita a dividere e disperdere la manifestazione davanti la GSEE (sindacato nazionale filo-governativo); ci sono poi stati scontri davanti il Polytechnio. Alcuni sono tornati verso la sede della GSEE, ma lì hanno trovato ancora più polizia, che li ha dispersi con lacrimogeni e cariche. Fonti non confermate dicono che la massa si è mossa verso il Polytechnio, Exarkhia.... Si ha notizia di scontri nei dintorni di Exarkhia e che il quartiere è blindato.

- Confermata la notizia di un bus delle squadre antisommossa della polizia incendiato intorno 13:30 proprio di fronte i giardini del Parlamento.

-Di fronte al Polytechnio si notizia confermata di una squadra Delta di 7 agenti motociclisti è stata attaccata dai manifestanti. I 7 sono hanno dovuto abbandonare le loro moto, che sono state distrutte.

-L'ingresso del Ministero dell'Economia è stato incendiato da un attacco con molotov all'inizio della manifestazione. Da qui la maggior parte della manifestazione si diretta al parlamento dopo che la polizia è riuscita a spezzare il corteo.

-La polizia ha nuovamente diviso la manifestazione al Parlamento con gas lacrimogeni e cariche. ciononostante, la massa è tornata verso il Parlamento e in ogni caso si è raggruppata, allora il bus della polizia antisommossa è stato bruciato.

-Fonti affermano che tutte le auto di fronte l'ambasciata britannica e l'hotel San Giorgio di fronte al Parlamento sono stati bruciati nelle ultime ore. si ha anche notizia che i manifestanti hanno attaccato col fuoco gli ingressi degli hotel, e che ci sno danni agli edifici. Sono gli alberghi più lussuosi della capitale.

-Confermata la notizia che l'ex ministro del Partito Nuova Democrazia è stato colpito dai manifestanti ed è ferito alla testa.

Non si conosce il numeri degli arresti in Atene. Un manifestante in piazza Syntagma è stato ferito, investito da una una motocicleta della policía ed è ricoverato. fonti parlano di enorme quantità di lacrimogeni sparati a Syntagma dalla polizia.

Ad Atene la manifestazione dello sciopero generale è iniziata alle 11 con un concentramento al museo archeologico.


Sul corte di Atene

alle 16:00 ad Atene i manifestanti si scontravano con la policía antisommossa di fronte il Politecnico, mentre sulla via Patision e intorno a Exarkhia si costruivano barriate. migliaia di persone rifiutano di abbandonare le strade e le piazze della città. dopo il corteo, oltre 100.000 personas se raccolgono in tutto il centro e si scontrano per ore con la polizia. In tutto il centro ci sono odore di gas lacrimogeno e i cassonetti in fiamme.

In precedenza gli scioperanti avevano attaccato il Ministero delle Finanze, mentre duri scontri infuriavano di fronte al Parlamento in piazza Syntagma, dove intorno alle 13:30 le linee della polizia sono state disperse da una pioggia di molotov. La polizia ha lanciato lacrimogeni contro il pezzo principale del corteo che però e proseguito rumorosamente, altri attacchi della polizia di fronte l'Università di Atene a a San Sina.

Qualche migliaio di scioperanti hanno tentato di occupare la sede dei sindacati nazionali (GSEE), controllati dal partito di governo PASOK e che in pratica ne appoggiano il piano e non rappresentano i lavoratori. Forti cordoni di polizia proteggevano gli uffici del GSEE dagli scioperanti. Dopo gli scontri, gli scioperanti si sono diretti verso Omonia.

pc quotidiano 17 dicembre - Bologna..per paura di contestazioni salta l'inaugurazione

Bologna, annunciano contestazioni
salta inaugurazione dell'anno accademico
Il rettore Ivano Dionigi ha deciso di sospendere la celebrazione in Santa Lucia per timore delle proteste del collettivi "No-Gelmini"di ALESSANDRO CORI


"Le mobilitazioni che a Bologna e in tutta Italia hanno scosso la società non possono finire certo con la grande giornata romana del 14 dicembre". Insomma, la protesta di studenti e precari va avanti, e dopo quello che è successo nella Capitale rischia di diventare sempre più "calda". Così scrivono i ragazzi del Cua, il Collettivo universitario autonomo, sulle decine di manifesti affissi in piazza Verdi ed è lo stesso pensiero degli attivisti di Bartleby, che per domani avevano già lanciato una nuova giornata di mobilitazione in vista dell'apertura dell'anno accademico. L'intenzione, è quella di bloccare la cerimonia di inaugurazione. E proprio quando la decisione è diventata di pubblico dominio è arrivato l'annuncio del rettore Ivano Dionigi: "Sospesa la celebrazione".


Gli studenti. "Dopo la rivolta di Roma - fanno sapere con una nota gli studenti del collettivo di via San Petronio Vecchio - in questo clima a Bologna si vorrebbe festeggiare l'inaugurazione dell'anno accademico". E la cosa non piace a chi da mesi scende in piazza per contestare il governo e il sistema scolastico. Nel mirino delle proteste dei "No-Gelmini" finisce anche il rettore Ivano Dionigi perché: "Si è detto più volte in buona sostanza favorevole alla riforma - spiega uno dei portavoce di Bartleby - . Ma se non la pensa così allora dovrebbe dimettersi". Poi, sempre nella nota, si legge. "Dopo la sfiducia della piazza, dopo la rabbia delle decine di migliaia di persone che erano a Roma, è ora di porre dei punti fermi: chi è favorevole alla riforma è un avversario politico". Per gli studenti, la durissima contestazione romana rappresenta una svolta dopo mesi di cortei e proteste. Ed è per questo che gli attivisti di Bartleby hanno lanciato per oggi un incontro, dal titolo "Oltre l'evento del 14 dicembre", che si terrà nello spazio di via San Petronio Vecchio (parteciperanno due scrittori del gruppo Wu Ming). Alla facoltà di Lettere, invece, il Cua ha organizzato un appuntamento simile: "Qué se vayan todos, oltre il 14 dicembre".

Inaugurazione sospesa. Il rettore Ivano Dionigi, esprimendo "rammarico e anche disagio", ha annunciato la sospensione dell'inaugurazione dell'anno accademico, prevista domani alle 10 nell'aula Santa Lucia. "Non ho voluto che un momento di riflessione di dialogo e di confronto plurale - spiega Dionigi - rischiasse di trasformarsi in un'occasione di incomprensioni e di reazioni imprevedibili che potessero compromettere un evento così significativo e disorientare gli ospiti tutti. Infatti, in queste ultime ore - prosegue - ho potuto verificare che, al momento attuale, anche a seguito dei preoccupanti episodi di Roma, sono venute meno quelle condizioni di serenità e di libero scambio di idee che ritengo indispensabili per una scadenza significativa come l'inaugurazione dell'Anno Accademico". Il Rettore chiede inoltre scusa alla città per una scelta "tanto sofferta quanto responsabile, dettata unicamente dal rispetto del bene comune". Domani alla 10 il rettore sarà comunque nell'aula magna di Santa Lucia per incontrare tutti coloro - studenti, docenti, personale tutto e cittadinanza- che vorranno "dialogare" perchè "la decisione presa non è un ripiego nè tanto meno una chiusura, ma un'occasione vera e concreta di crescita e consapevolezza per tutta la comunità accademica e cittadina. Mi auguro che quello di domani diventi un momento di approfondimento e confronto e anche di collaborazione futura".

pc quotidiano 17 dicembre - BASTA ESPULSIONI, BASTA CIE! Presidio a Malpensa il 18 dicembre

Varese, 15/12/2010
Dall’aeroporto di Malpensa partono aerei con persone, imbarcate contro la loro volontà per essere espulse. Spesso vivono in Italia da anni, con figli nati in Italia; hanno perso il posto di lavoro e di conseguenza anche il permesso di soggiorno e per questo vengono reclusi nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione).

Quotidianamente si verificano rastrellamenti di immigrati in strada, perquisizioni porta a porta, retate su...gli autobus, sui treni e negli esercizi pubblici.


Questo tipo di controllo razziale sovente culmina con la reclusione nei CIE: veri e propri lager (gestiti con la complicità della Croce Rossa Italiana) dove vengono rinchiuse in condizioni disumane persone la cui unica colpa è quella di non avere un documento in regola e di aver cercato una vita migliore nel nostro paese, in fuga da guerre e povertà.



Il passaggio successivo è quello della deportazione, spesso con gli aerei di linea da Malpensa, così come è accaduto ad alcuni immigrati che hanno lottato contro la sanatoria truffa.



Gli immigrati sono vittime due volte: vittime nel nostro paese dello sfruttamento e dell’oppressione più bestiale, vittime nel loro paese delle multinazionali occidentali (per es. ENI in Nigeria, Benetton in Argentina) che alla ricerca di nuovi mercati e braccia da sfruttare, hanno disgregato comunità rurali, patrocinato guerre e scontri tribali, depredato ricchezze naturali, costringendo le popolazioni locali impoverite a cercare rifugio e sopravvivenza in Occidente e in Italia.


Eppure sono gli immigrati che arricchiscono i padroni delle imprese edili, delle cooperative della logistica e dei servizi, delle fabbriche malsane, delle imprese agricole con i loro caporali, del racket della prostituzione e della tratta delle donne e tutti quelli che con qualche euro possono utilizzare una manodopera ricattabile, utile altresì come strumento di concorrenza per sfruttare meglio e di più anche i lavoratori italiani.


Questo è il vero motivo delle leggi razziste e discriminatorie. Per lo Stato e per i padroni l’immigrato non dovrebbe esistere al di fuori dello sfruttamento lavorativo.



Noi che viviamo in questo territorio non possiamo essere spettatori passivi di persecuzioni e deportazioni.



CONTRO IL RAZZISMO, PER CHIUDERE I CIE E FERMARE LE ESPULSIONI
PRESIDIO A MALPENSA
SABATO 18 DICEMBRE dalle 14.30
Ritrovo stazione Malpensa Express Terminal Uno


Antirazzisti della provincia di Varese ....

pc quotidiano 17 dicembre - vogliamo liberi e prosciolti tutti

Vi giriamo un appello per libertà e il proscioglimento degli studenti sotto processo dopo le manifestazioni del 14 dicembre. Abbiamo aperto casella di posta ad hoc per le adesioni: tutti.liberi@yahoo.it

A breve faremo una pagina facebook sempre che non ce la chiudano come stanno facendo con molte pagine di solidarietà con gli studenti.

Ieri sono stati rilasciati quasi tutti (tranne uno) ma saranno tutti processati con pesanti accuse tra il 23 dicembre e l'anno prossimo! Per questo è importante non abbassare la guardia.

IL PROBLEMA PRINCIPALE SARA' I GIORNI DEI PROCESSI, IN PRIMIS IL 23 DICEMBRE (i primi 5 ragazzi convocati in Tribunale)



Vi chiediamo di aderire e far circolare



LIBERI TUTTI

NO ALLA CRIMINALIZZAZIONE

DEL MOVIMENTO STUDENTESCO



Come lavoratrici e lavoratori, pur appartenenti a differenti percorsi politici e sindacali, abbiamo partecipato alla mobilitazione del 14 dicembre e abbiamo condiviso le rivendicazioni che la piazza ha espresso a gran voce in un coro formato da studenti e precari, insegnanti e ricercatori, lavoratori del pubblico e del privato, immigrati e disoccupati.

La piazza del 14 dicembre ha dimostrato che le mille vertenze contro i licenziamenti e le chiusure aziendali, per la difesa del salario e per un accesso al reddito si possono e si devono saldare con le lotte per la sopravvivenza della Scuola Pubblica e dell’università, per lo sviluppo di Scienza e Ricerca autonomamente dalle logiche aziendalistiche, per la salvaguardia dei territori dalle devastazioni ambientali, per il diritto a una casa per tutti.

Voci differenti che, per una volta, si sono sentite unite nella lotta per il nostro futuro e dignità che ora Governo e Confindustria ci vogliono negare. Un’opposizione corale contro le politiche basate sulla prevalenza della logica del profitto per pochi a scapito dell’interesse di molti.

Non pensiamo che con queste manifestazioni siano risolti i problemi dei rapporti di forza che in questo paese sono da anni sfavorevoli ai settori sociali subalterni, così come non pensiamo che si sia ancora battuta l’egemonia reazionaria che fa leva sulle paure della crisi che fomenta continuamente una guerra tra poveri contro i più deboli.



Però un segnale di vera opposizione sociale alla crisi e alle politiche di austerity è stato dato e lo dobbiamo rivendicare fino in fondo.



Per questi motivi in questo momento dobbiamo condannare fermamente la repressione indiscriminata e ogni tentativo di criminalizzazione che sta colpendo decine di giovani e giovanissimi che insieme a decine di migliaia di persone hanno cinto d’assedio quei palazzi di un potere corrotto e irresponsabile, delegittimato al di là degli inciuci e degli scambi di poltrone e totalmente incapace di programmare un futuro dignitoso per la stragrande maggioranza dei lavoratori, dei giovani precari e delle donne senza futuro.



Per gli stessi motivi esprimiamo tutta la nostra vicinanza ai giovani arrestati e portati in Tribunali che si dimostrano celeri nel “giudicare” sommariamente questi ragazzi, mentre sono sempre lenti e permissivi verso i rappresentanti del parlamento indagati e verso gli omicidi sul lavoro come quello alla Thyssen-Krupp.



Ora sono stati quasi tutti rilasciati tranne uno. Tutti però subiranno a brevissimo un processo con accuse gravissime. Non abbasseremo quindi il livello di attenzione e chiediamo sin da subito il pieno proscioglimento.



RIBELLARSI E’ GIUSTO! Oggi non è una frase fatta, ma un qualcosa che rende il senso preciso della situazione.



L’opposizione parlamentare è paralizzata e se non lo facciamo noi non lo farà nessuno al posto nostro: che se ne vada Berlusconi e tutte le cricche parlamentari che vogliono sostenere le politiche confindustriali di tagli, licenziamenti e zero diritti.



Noi siamo con la ribellione di questa generazione, al di là di incidenti che possono essere evitati solo dalla fine delle zone rosse e da una politica alternativa a quella attuale.





Giù le mani dai diritti

Riprendiamoci il nostro futuro

No alla criminalizzazione del conflitto sociale

No allo nuovo patto sociale

Per uno sciopero generale vero e unitario



LIBERI TUTTI!



METTIAMOCI LA FACCIA – METTIAMOCI LA FIRMA

pc quotidiano 17 dicembre - ancora..una Lettera di uno studente che risponde a Saviano


.pubblicata da Collettivo Universitario Autonomo - Torino il giorno giovedì 16 dicembre 2010 alle ore 11.41.Caro Roberto,

a scriverti è un ragazzo di ventisei anni, uscito da pochi mesi dall'università. Non ho scritto Gomorra, non scrivo su Repubblica, non ho fatto trasmissioni. Ma non è solo al passato che posso parlare: non scriverò un libro di successo, non scriverò su un grande giornale, non dominerò l'auditel in una trasmissione Rai.

Ti scrivo per la stima che il tuo libro mi ha portato ad avere nei tuoi confronti e per la disillusione che questa tua lettera ha causato in me.

Vorrei essere franco e parlare al di fuori delle parole d'ordine che un movimento (qualsiasi movimento) impone per essere schietto e provare a fare un passo oltre il 14 dicembre, altrimenti si guarda sempre al passato e non è il passato a preoccuparmi adesso.

E' proprio dalle parole d'ordine che vorrei iniziare. Scrivi che le nostre parole sono nuove, che non ci sono più le vecchie direttive: grazie. Non sai quanto possa essere grande questo complimento, proprio da te, che sei diventato una figura di riferimento rompendo un ordine costituito di parole. Le cose che scrivevi in Gomorra c'erano da tempo, andava trovato un modo per dirlo e tu l'hai fatto. Non è poco.

D'altro canto vedo in te il peccato originale da cui ci metti in guardia. Vedo nella tua lettera l'utilizzo di quelle parole d'ordine, di quelle direttive che sono vecchie che sono scollegate dal mondo.

Cos'è questo continuo richiamo agli autonomi del '77 che si legge in molti articoli e anche nel tuo? E' il dogma con cui si finisce per sdoganare ogni protesta. Ma non li vedi i movimenti in Francia, a Londra ad Atene? Non ci pensa mai nessuno che sono molto più vicine a noi quelle cose, piuttosto che le immagini in bianco e nero di quarant'anni fa?

Io non sono nessuno per spiegarti cose che sai meglio di me, però guarda le foto: guarda quanta gente c'è in Piazza del Popolo? quanta gente ha resistito agli scontri? E non sotto l'impulso di una rabbia improvvisa, la gente è in piazza c'è rimasta per due ore, tutto il tempo per fare sbollire un'emozione e, se voleva, andarsene. Succede che i cortei si distacchino da azioni che non condividono, l'altro giorno non è successo.

"Non usate i caschi, siate riconoscibili": belle parole, ma parole d'ordine. Vecchie, stantìe. La gente che in queste settimane è stata denunciata per avere occupato i binari, le strade era riconoscibile. La gente che è venuta a contatto con la polizia perché veniva impedito l'accesso a una zona della città, era riconoscibile. Siamo sempre stati tutti riconoscibili. E siamo stati e saremo denunciati. E siamo stati tutti menati, abbiamo ancora i cerotti. Anche i Book Block, quelli che tu chiami "buoni" hanno i caschi. Caro Roberto, quelli sono manganelli, fanno male. Questo è quello che fa il governo, che fanno le questure. Dici che quando scendiamo in piazza ci troviamo di fronte poliziotti che sono uomini, ebbene perché questo discorso è sempre unilaterale? Anche noi siamo siamo uomini, donne, perché nessuno ci difende?



Quando bisogna difendere le forze dell'ordine si fa a grandi parole, grossi titoli. Quando si devono difendere i manifestanti si fa con piccoli accenni fumosi. Difendeteci, difendete le nostre proteste, questa deve essere la prima cosa. Capite le nostre ragioni, altrimenti, mi dispiace, fra di noi non ci capiremo mai, ci perderemo.

Con questo non voglio dire che il mondo intero deve bruciare. Il mondo deve essere sempre più bello, Piazza del Popolo deve raccogliere feste, le piazze delle singole città devono riempirsi di gioia, ma questo va costruito. E' una posta in palio che si può mettere in piedi tra chi si riconosce, tra chi lotta insieme.



La testa va usata per pensare, lo scrivi tu. Hai perfettamente ragione ed è grazie al ragionamento, al cervello che possiamo capire che ogni momento è diverso dal precedente, ogni momento ha il suo modo di essere vissuto, i contesti sono fluidi, non sono bianchi o neri. La rabbia e i caschi di un giorno possono, diventare l'abbraccio collettivo del giorno dopo, la salita sui tetti. Dobbiamo avere l'intelligenza per farlo, per cambiare noi stessi, essere diversi ogni giorno, lottare con armi ogni giorno diverse, ogni giorno spiazzanti.

Altro dogma: quello dei buoni e cattivi, c'è ovunque sui giornali. Giornalisti che dicono di non aver peli sulla lingua e di dire cose fuori dallo schema che condannano una parte e assolvono l'altra. Ma è proprio questo lo schema. Buoni e cattivi non esistono, ma non lo dico io, lo dici tu, nel tuo libro, quando mostri che nel sistema camorristico ci sta dentro chiunque, anche suo malgrado. Ma non esistono nemmeno in Dostoevskij (quando mai!), in Pirandello, in Melville, in Flaubert, in Stendhal, non esistono nell'Orlando Furioso e nemmeno nella Divina Commedia: Ulisse, che per l'ansia di viaggiare abbandona la famiglia e fa morire i suoi compagni, è buono o cattivo? Quando vediamo il diavolo che piange, proviamo ribrezzo o pietà? Dio, che non fa entrare Virgilio in paradiso, è buono o cattivo? Solo gli ignavi sono beceri, quelli che seguono la bandierina, che seguono le parole già dette, solo loro sono beceri per definizione. Se guardi a chi si è dissociato dai fatti di piazza, ritroverai in loro gli ignavi, si tratta di rappresentanze che contano quanto i cosiddetti traditori del parlamento: non fanno niente, non hanno mai fatto niente, hanno solo promesso e guardato a se stessi. Non mi curo di loro, guardo e passo avanti.

Per il resto la vita è molto più complicata del rapporto bene o male. E molto più variegata. Pensaci un attimo, sono due mesi che la gente scende in piazza e questo movimento non ha ancora un nome, come nei romanzi di Saramago. Siamo sempre "quelli che hanno fatto questo" oppure ci dicono che siamo di un luogo "quelli dell'Aquila, di Terzigno". E' una forza, non credi? Vuol dire che siamo indefinibili: siamo quello che facciamo.



L'altro giorno avevamo i caschi. Domani magari porteremo delle girandole in questura, l'indomani Book Block, il giorno dopo ruberemo in libreria i volumi che ci piacciono e che costano diciotto euro e che non possiamo permetterci (ci difenderai?), parleremo con gente di altre generazioni, staremo con loro, cammineremo. Ci difenderai o ci attaccherai? In ogni caso sappi che saremo sempre le stesse persone.

Altri nemici non ne voglio, caro Roberto, ti ho scritto quello che pensavo, ti ho descritto la situazione reale che c'è stata in Piazza del Popolo, ti ho descritto la situazione quotidiana. Sta a te decidere cosa vuoi leggere nelle proteste. Vuoi leggere un rigurgito del '77? Va bene. Ti diremo che siamo più vicini alle proteste di Londra e Parigi. Vuoi leggere una violenza di gruppi sparuti? Ti diremo che Piazza del Popolo non la riempiono cento persone. Vuoi leggere la violenza solo come un voto in più a Berlusconi? Va bene, leggeremo nelle tue una semplicità di analisi disarmante che si basa su un sistema binario, Zero Uno, Zero Uno. C'è un'infinità di numeri tra cui scegliere e te ne dico un altro: Centomila, sono le persone che l'altro giorno stavano in piazza insieme, al di là di ogni rappresentanza.

pc quotidiano 17 dicembre - Risposta degli studenti a Saviano e alla sua "Lettera ai ragazzi del movimento"


da cau napoli


Considerato che i "ragazzi" cui si rivolge e di cui parla siamo noi, abbiamo deciso di scrivere qualche riga di risposta.

Dici che siamo coetanei (in realtà siamo un bel pò più giovani di te) e quindi d'ora in poi ti daremo del "tu". Non ci piacciono i preamboli pomposi, il "bel dire", per cui entriamo subito nel vivo. La tua lettera pone infatti tanti di quegli elementi da sviscerare che non c'è tempo da perdere. E scusaci in anticipo se i toni saranno a volte un po' accesi, ma la rabbia che ci pervade non riusciamo proprio ad esprimerla con parole gioiose, con canti e balli.

In ogni caso meglio toni accesi piuttosto che continui richiami ai "cattivi maestri" della stampa nazionale, o "consigli" che vorresti dare a noi, poveri sprovveduti, in balia degli eventi, bisognosi di qualche guru che ci indichi la retta via. Perché, a meno che non si vogliano chiudere completamente gli occhi dinanzi alla realtà, le indicazioni che si possono trarre dalla manifestazione di Roma dell'altro giorno sono completamente diverse da quelle che abbiamo ritrovato nella tua lettera. Non siamo né imbelli né "imbecilli". La creazione del "militante immaginario" che ci hai regalato è degna dei migliori (o peggiori) testi di fantascienza. Una figura a metà strada tra il giovane ingenuo e quello voglioso di sfogare la frustrazione accumulata dinanzi ad un videogame mettendo a ferro e fuoco una città. Quelli che descrivi come "anarchici in tuta nera", "quei cinquanta o cento imbecilli", "piagnucoloni" siamo in realtà noi tutti, studenti, lavoratori, disoccupati; insomma, i "dannati della terra" dei nostri giorni, quelli su cui ricade maggiormente la crisi e su cui pesano come macigni le politiche di tagli, di distruzione dei servizi sociali e di restringimento degli spazi di democrazia che le nostre classi dirigenti stanno mettendo in campo. Se non capisci questo, se non capisci che gli attori delle dinamiche che hanno avuto luogo a Via del Corso, a Via del Babuino, in Piazza del Popolo e in tutte le strade e piazze circostanti Montecitorio, vanno ben al di là di sparuti gruppetti di teppisti, di professionisti della guerriglia urbana, vuol dire che la tua percezione della realtà è assolutamente fallace. La verità è che quelli con i caschi (non ti è passato per la testa che non avevamo alcuna voglia di usare i nostri corpi a mò di "arieti", ma dalle teste rotte del passato abbiamo imparato che una qualche forma di difesa dobbiamo averla?), i "codardi incappucciati" non erano poche decine, ma migliaia. Che l'arretramento delle forze dell'ordine era salutato ogni volta con un boato dalla massa di manifestanti arrivata a Roma (ma non eravamo quelli che "terrorizza(va)no gli altri studenti"?). Che anche quelli che non hanno preso parte in prima persona erano in gran parte sulla stessa lunghezza d'onda degli altri.

Per cui la distinzione tra "buoni" e "cattivi", tra il movimento reale e i facinorosi, è quanto di più artificioso possa essere scritto. Ma in questo - non ti preoccupare - sei in buonissima compagnia. Ti basta una carrellata delle pagine dei principali quotidiani per rendertene conto. E' il solito tentativo di dividere i movimenti, vecchio almeno come quello di screditarci additandoci come appartenenti ad un mondo ormai tramontato, attori di un rito privo di sostanza, capace solo di rievocare vecchi slogan e parole d'ordine vetuste.

E poi il solito richiamo alla "complessità delle manifestazioni", a tuo parere inevitabilmente ridotta a semplicità a causa della violenza dei manifestanti. Certo, queste semplificazioni estreme ed errate sarebbero evitabili se si evitasse di essere di una superficialità estrema. Non voler vedere dietro la violenza di piazza nient'altro che la cieca violenza degli "ultras del caos" è una delle mistificazioni cui ti presti (e ci pare pure che tu lo faccia con molto piacere!). Non indagare le cause profonde di un movimento che trascende la lotta contro il ddl 1905 per investire della sua critica tutto l'esistente è un'operazione scorretta, fuorviante e per certi versi molto pericolosa. Sì, hai letto bene: pericolosa. Perchè quando si afferma che "questi incappucciati sono i primi nemici da isolare" si apre la strada alla repressione, si additano gli "idioti" che erano in piazza il 14 dicembre come cancro da debellare. Guarda caso sono gli stessi discorsi che sentiamo fare agli esponenti del blocco più reazionario della società, quello che attualmente detiene il governo. Stessi discorsi perchè il progetto delle classi dirigenti ha forti elementi di comunanza, sia che venga portato avanti dai banchi del centrodestra che da quelli del centrosinistra (di cui ormai sei un'icona). Un progetto che finora ha prodotto la rabbia di cui parli. Quella rabbia che dici dovremmo canalizzare in "cose serie, scelte importanti": ci faresti la cortesia di chiarire quello che vuoi dire con un'espressione tanto vaga? Forse non sono scelte importanti quelle praticate a Roma l'altro giorno? Forse non sono cose serie quelle in cui ci impegniamo quotidianamente, al di là della luce con cui i riflettori dei mass media decidono di illuminare la protesta? "Lanciare un uovo sulla porta del Parlamento [non] muta le cose", siamo d'accordo. Noi che l'altro giorno c'eravamo infatti non ci fermiamo al lato estetico dei fenomeni; procediamo oltre, con la voglia e la determinazione di costruire un blocco sociale di opposizione alle politiche che vengono portate avanti qui come in tutto il resto d'Europa.

pc quotidiano 17 dicembre - appuntamento 19 dicembre sotto il CIE di modena

Vi invitiamo ad ascoltare le interviste raccolte da Radio Onda d’Urto
di Brescia a Noureddine e Andresh – due immigrati braccati e rinchiusi
nel Cie dopo la lotta sopra e sotto la gru di Brescia – e a Juad, che
qualche giorno fa ha ingoiato dei pezzi di ferro per opporsi alla
deportazione.

Che il Cie di Modena sia un lager di massima sicurezza lo diciamo da
tempo. Per questo proprio lì ci stanno portando gli immigrati che a
Brescia hanno lottato contro la sanatoria-truffa; per questo ci hanno
portato anche Abdel, prima della sua espulsione-lampo, una volta sceso
dalla Torre di via Imbonati a Milano.

Non possiamo stare a guardare!

APPUNTAMENTO DOMENICA 19 DICEMBRE SOTTO AL CIE DI MODENA

Questa l’indizione del presidio, che vi chiediamo di inoltrare ai
vostri contatti:

Modena – Presidio al Cie – Domenica 19 dicembre dalle ore 14 e 30
Presidio di solidarietà con tutti i reclusi e le recluse.
Da Brescia sono stati portati nel Cie di Modena due immigrati che
avevano sostenuto i compagni sulla gru.
Una caccia all’uomo con pedinamenti e catture sotto casa per dare il
segnale che la solidarietà si paga a caro prezzo. Ma non fermeranno né
le lotte dentro quelle mura né il sostegno e le lotte fuori.
Le notizie che arrivano dal Cie di Modena sono come sempre terribili.
Parlano di intimidazioni, umiliazioni, omissioni di soccorso e pestaggi.
Parlano di sberle mollate in faccia a chi chiede di essere portato in
ospedale dopo aver ingerito un ferro che gli si è bloccato in gola. Ma i
reclusi non demordono e noi con loro.
Intanto saremo là, sotto le mura del Cie di Modena, domenica 19
dicembre dalle 14.30.
Solidali

Per raggiungere il Cie di via La Marmora: dall’uscita Modena nord
prendere la tangenziale, uscita 11 direzione casa circondariale. Il Cie
è accanto al carcere, dietro al distributore di benzina.

giovedì 16 dicembre 2010

pc quotidiano 16 dicembre - palermo studenti in lotta ..verso il 22 dicembre

Nuova ondata di istituti occupati Torna l'occupazione ai licei scientifici Cannizzaro e Croce e al classico Umberto I. Oggi decideranno il da farsi gli studenti del Garibaldi. Annunciata una grande manifestazione per il 22 dicembre, giorno in cui è prevista l'approvazione della riforma Gelminidi DARIO PRESTIGIACOMO


Non si fermano le proteste degli studenti, che ieri, all'indomani della mobilitazione contro il governo Berlusconi, sono tornati a occupare tre licei della città, il classico Umberto I e gli scientifici Cannizzaro e Croce. E lo stesso potrebbe avvenire già da oggi in altri istituti, dal momento che tanto la Rete degli studenti medi quanto il Coordinamento degli studenti medi, le due principali anime del movimento, hanno annunciato "una nuova ondata di occupazioni" in vista della prossima manifestazione, fissata per il 22 dicembre.

"Onestamente, ci eravamo dati un giorno di tempo per decidere il da farsi, ma l'entusiasmo dei nostri compagni dopo la manifestazione di martedì ci ha spinto a rimetterci subito in moto", dice Sara Jaralla, leader degli studenti dell'Umberto I, che ieri mattina hanno ripreso l'occupazione interrotta appena pochi giorni fa. Anche gli alunni del Cannizzaro hanno deciso di riprendere le chiavi della loro scuola a due settimane dal ritorno alle lezioni.

"Abbiamo fatto un'assemblea per programmare le nuove iniziative - dice Francesco Landino, rappresentante degli studenti - e la maggioranza ha votato per l'occupazione. Eravamo in tanti, a dimostrazione della voglia di continuare nella protesta". Una voglia che è stata manifestata anche dagli studenti di altri istituti della città, a partire da quelli del liceo classico Garibaldi, che oggi potrebbero tornare a occupare. "Il fatto che il governo non sia caduto non ci ha demoralizzato - dice Antonio Sciarrino del Garibaldi - In queste settimane, tra gli studenti c'è stata una crescente presa di coscienza nei confronti di un disegno politico che intende mettere a repentaglio il nostro futuro. Non ci battiamo solo per la scuola pubblica, ma anche contro la privatizzazione dell'università e il precariato".

Non a caso, il giorno scelto per la prossima manifestazione è il 22 dicembre, quando il Senato dovrebbe approvare in via definitiva la riforma degli atenei. "Torneremo a bloccare la città - annuncia Fabiana Caserta, alunna del Regina Margherita, una delle scuole ancora occupate - E non è escluso che prima di allora daremo vita a nuove azioni simboliche".

pc quotidiano 16 dicembre - la rivolta non si processa ..

Scarcerati 11 dei 23 fermati
Alemanno: "Un'ingiustizia"Il Tribunale ha convalidato gli arresti. Poi, valutando caso per caso, ha rilasciato alcuni degli imputati. Per un giovane arresti domiciliari. I processi fissati per il 23 dicembre e il 13 giugno.
Il sindaco: "Protesto a nome di Roma. I danni e la gravità degli scontri avrebbero richiesto ben altra fermezza"
ROMA - Scarcerati molti dei 23 fermati, seppur con gli arresti convalidati, durante gli scontri avvenuti martedì nel centro storico di Roma 1 mentre si votava la fiducia al governo. I collegi della V e II sezione penale del Tribunale capitolino hanno confermato gli arresti dispondendo i domiciliari per Mario Miliucci (secondo l'accusa trovato con due sassi addosso), la scarcerazione per i genovesi Dario C., Emanuele G. e Fabrizio R. (per loro ha stabilito il divieto di tornare a Roma), la libertà senza misure per il cittadino francese Charlie P., così come per Edoardo Z., mentre per Patrizio D. A. ha imposto l'obbligo di firma. Il processo è stato fissato per il 23 dicembre. La I sezione penale ha confermato gli arresti stabilendo l'obbligo di firma per Matteo S. e Alessandro Z. mentre non ha stabilito alcuna misura nei confronti di Michele L., Matteo A. e Leo F., tutti accusati di resistenza aggravata e danneggiamento aggravato. Per loro il processo è stato fissato per il 13 giugno prossimo. Una decisione che ha provocato la reazione sdegnata del indaco di
Roma, Gianni Alemanno: "Sono costretto a protestare a nome della città di Roma contro le decisioni assunte dalle sezioni II e V del Tribunale di Roma di rimettere in libertà in attesa di giudizio quasi tutti gli imputati degli incidenti di martedì scorso".

pc quotidiano 16 dicembre - Saviano ha perso l'occasione per stare zitto

Saviano, stavolta vaffanculo!
Perché Saviano deve fare il Catone di questo paese? perché può parlare di tutto e su tutto, anche di quello che non conosce?
Caro Roberto, ho letto con piacere il tuo libro Gomorra anche se mi sono piaciuti di più romanzi di Izzo. Disprezzo come te i mafiosi e i camorristi ed anche i politici che li sostengono e spesso comandano, ma non amo le forze dell'ordine, sempre a difesa dei potenti, dei ricchi e spesso violente e razziste con i più deboli, come con il mio amico Stefano Cucchi a Roma o con Federico Aldrovandi a Ferrara.
Mi è piaciuta la tua trasmissione con Fazio in TV anche se la TV non ce l'ho e non pago il canone RAI.
Sei un bravo principiante, appassionato e intelligente ma non sei ancora un grande, un pò di umiltà ti farebbe bene.

Oggi, 16 dicembre, due giorni dopo gli scontri a Roma, ho letto il tuo articolo su Repubblica e mi ha preso una grande rabbia.
Tu non sei un uomo del movimento (parola tra l'altro abusata in italia, come se fosse la panacea di tutti i mali, la perenne giovinezza di un paese invecchiato) e nemmeno un uomo di sinistra. L'hai detto più volte e tanti te l'hanno dimostrato. Non è grave, è giusto e lecito prendere la propria strada, sono consapevole che anche a destra e fuori dal mio mondo (in basso e a sinistra) ci siano persone intelligenti e oneste, ma la loro scelta e la loro vita non è la mia. Siamo su fronti opposti. Una volta si chiamava lotta di classe, e per me il termine va ancora bene. Non sempre è violenta mentre invece il potere è sempre violento, e tu lo sai, sia quello che sta nei palazzi che quello criminale. La plebe che si è ribellata è comune, è umana ed è nel giusto. Nessuna dietrologia, nessun complottismo e neanche il disprezzo che tu provi a riversargli addosso potrà fermarla.

Altro che bandiere e sfilate colorate, caro Roberto questo paese ha bisogno di una rivoluzione o almeno di una rivolta vera.

Una rivolta che ha tra i suoi nemici anche i poteri mafiosi e criminali che tu denunci e che vuoi combattere. Ma non è soltanto con la galera e la polizia che si sconfigge la mafia, ma riscattando il senso di uguaglianza e di giustizia di un popolo, la sua dignità. E per farlo a volte è necessario alzare la testa e combattere. Prima della Piazza del Popolo sono state tante piazze e rotonde anonime, in Val Susa, a Terzigno, nelle periferie devastate dalla speculazione. Sai quante botte abbiamo già preso? Sai quante denunce costa difendere l'ambiente ed il lavoro da strozzini e speculatori? non bastano le bandiere ed i colori.
Sarà una rivolta pacifica e civile se i padroni del nostro presente lasceranno benevolmente il passo, ma non è mai successo nella storia e non mi pare che ci siano segnali di questo tipo. Per le anime belle come te, anche Ghandi sarebbe stato un violento, figuriamoci Mazzini o Garibaldi, o per non adare lontano Antonio Gramsci o Errico Malatesta...

E dunque in Italia dovrà volare qualche altro sasso. Con buona pace dei tuoi amici carabinieri, che mi spiace, non sono mai stati i nostri amici.

un autonomo

pc quotidiano 16 dicembre -- rivolta studentesca Napoli

dall'Istituto orientale napoli


IL VOTO FINALE SUL DDL GELMINI E' PREVISTO PER MERCOLEDI 22 DICEMBRE!

Ci aspetta un Natale di fuoco... Il futuro continuerà ad assediarvi...

Processo per direttissima dei 23 manifestanti arrestati di ieri a Roma

al momento gli aggiornamenti sono i seguenti:
- I processati sono divisi in 3 aule
- 1 agli arresti domiciliari con restrizioni
- 3 hanno ricevuto il foglio di via
- 1 a piede libero con denuncia
- 2 obbligo di firma

Tafferugli all'esterno del Tribunale

Giovedi 16 - palazzo giusso

ore 11:30> appuntamento per la rassegna stampa a Palazzo Giusso

ore 14:00> assemblea pubblica per rilanciare la mobilitazione e iniziativa di solidarietà per i manifestanti arrestati a Roma il 14

ore 18:30> Claudio Santamaria all'Università (Giusso) per ascoltare e dialogare con gli studenti in mobilitazione! [on facebook]

Proietteremo video e foto della mobilitazione contro la Riforma Gellmini e li commenteremo assieme

pc quotidiano 16 dicembre - Viareggio - 38 imputati compreso l'amministratore delegato Moretti

Nella tarda mattinata è arrivata la notizia: i nomi ed il numero degli indagati.
Un primo risultato è stato ottenuto: che tra gli indagati vi sia l'Ad del Gruppo ferrovie e gli Ad delle società (ferroviarie) e non coinvolte nella strage.
Questo risultato mostra che la Procura, ad oggi, non ha fatto sconti a nessuno e che la mobilitazione dei familiari delle vittime, dei lavoratori, dei giovani, dei cittadini ha "contato" per questo risultato. La partecipazione, la solidarietà, la lotta sono ingredienti utili e necessari per strappare buoni risultati. Diversamente prevale l'indifferenza, lo scoraggiamento, l'isolamento, l'immobilismo ... utili e necessari a chi vorrebbe insabbiare tutto quello che deve (e dovrà) venire fuori. Questa è la realtà !
Ma noi non siamo mai contenti. Primo perché siamo di fronte ad una strage: 32 vittime, feriti gravissimi, superstiti, sopravvissuti, una zona distrutta, unacittà ferita (e non c'è da essere contenti). Secondo perché siamo appena agli inizi di un iter processuale che sarà lungo, complesso e difficile. Noi ci batteremo, come abbiamo fatto fino ad ora, fino in fondo affinché siano accertate le responsabilità e sia garantita la verità.
Molto dipenderà dalla partecipazione e dalla mobilitazione.
"E' leggero il compito, quando molti si dividono la fatica".

Segue la lista dei 38 indagati nell'inchiesta della Procura di Lucca sul disastro ferroviario di Viareggio. Manager e dipendenti del Gruppo Ferrovie dello Stato, Rfi (Rete ferroviaria italiana), Trenitalia, Fs Logistica, Cargo, Cima Riparazioni, la tedesca GATX Rail Germania e l'austriaca GATX Rail Austria.

1) KRIEBEL Uwe
2) SCHROTER Andreas
3)LEHAMANN Joachim
4) GOBBI FRATTINI Daniele
5) PIZZADINI Paolo
6) VIGHINI Massimo
7) CARLSSON Andreas
8) MORETTI Mauro
9) ELIA Michele Mario
10) DI MARCO Giorgio
11) COSTA Giovanni
12) MARZILLI Enzo
13) MARGARITA Giulio
14) PEZZATI Angelo
15) DI VENUTA Calogero
16) ROSSI Stefano
17) FARNETI Giuseppe
18) TESTA Mario
19) BARTH Andreas
20) KOENNECKE Uwe
21) KOGELHEIDE Rainer
22) LINOWSKI Peter
23) SCHULZ Peter
24) FAVO Francesco
25) FUMI Alvaro
26) SOPRANO Vincenzo
27) ANDRONICO Salvatore
28) MAESTRINI Emilio
29) MANSBART Johannes
30) MAYER Roman
31) CASTALDO Mario
32) GALLONI Gilberto
33) DE VISINTINI Edoardo
34) SCHWAYER Gemot
35) FEINDERT Joahann
36) BARTH Matthias
37) FRIESS JOahannes
38) PACCHIONI Giuseppe

pc quotidiano 16 dicembre - atene in fiamme ...STROPICCIATO PER BENINO

STROPICCIATO PER BENINO

L'immagine più bella delle proteste sociali di questi giorni in Europa non arriva dall'Italia - nonostante se ne siano viste di ottime anche qui ed in Inghilterra - ma dalla Grecia, dove ieri si è tenuto il settimo sciopero generale dell'anno 2010 per protestare contro le politiche fasciste di macelleria sociale imposte dall'Unione europea al Pasok, il partito sedicente socialista operaio ellenico attualmente al governo.
Solo che, per sfortuna dei politicanti - ladri e corrotti quanto quelli italiani - che siedono al parlamento ateniese lì i giovani hanno un'altra esperienza di lotta e spesso riescono dove gli italiani falliscono.
L'ex ministro dei trasporti - l'esponente della destra radicale Kostis Atzidakis - se l'è vista proprio brutta: uscendo dal parlamento, infatti, è stato inseguito e 'stropicciato' da alcuni giovani, i quali sono riusciti a spaccargli l'arcata sopracigliare destra, a provocargli emorragie dal setto nasale e dalla bocca; la cosa è durata qualche minuto, poi l'intervento di alcuni esponenti delle 'forze dell'ordine' l'ha tratto fuori da una gragnuola di bastonate.
Naturalmente l'ex ministro ha subito ricevuto la solidarietà dei suoi colleghi che si sono affannati a criticare in coro la 'cieca violenza giovanile': ma i politicanti devono sapere che, se partecipano attivamente al varo di leggi di macelleria sociale, possono trovare qualcuno - non disposto a subire in silenzio - che cerca di rimettere il suo 'rappresentante' in riga.
Nessun politicante è stato eletto per 'spezzare le reni al proprio popolo; quanto è successo mercoledì 15 dicembre dovrebbe suonare come un campanello d'allarme per chi sostiene le leggi peggiori senza alcuna vergogna: quanto accaduto rappresenta un bel precedente, che non è detto non si ripeta altrove.
Insomma: per usare due termini greci, si potrebbe dire che devono convivere con Phobos (paura) e Deimos (terrore).

pc quotidiano 16 dicembre - COME PESCI NELL'ACQUA

Studenti, giovani, ragazzi e ragazze, tantissimi, in tutt'Italia, ma anche precari, lavoratori, il 14 dicembre hanno fatto a Roma e in tante altre città una grande battaglia di classe contro il governo Berlusconi, il potere del capitale e lo Stato di polizia. Avevano fatto cortei, blocchi, occupazioni, attacchi ai Palazzi del potere politico ed economico anche nei giorni precedenti. E si preparano anche per i prossimi giorni.

E' penoso come il governo, i partiti, tutti, i sindacati confederali, i mass media cerchino di restringere la battaglia del 14 ad alcuni "black blok isolati dalla gente".
Roma è stata assediata per ore ed ore, da Montecitorio a Palazzo Grazioli, al Colosseo, a Lungotevere, a piazza del Popolo, a via Plebiscito, al Campidoglio, a Palazzo Madama, a C.so Vittorio Emanuele, a via del Corso, ecc., ecc. I parlamentari, tutti, di qualsiasi partito, sono rimasti asserragliati in parlamento.
Se fossero stati “pochi facinorosi”, come mai Roma era tutta blindata, chiuso ogni accesso al centro storico, con decine e decine di camionette, vietato il passaggio della gente nelle vie principali? “Tanto blindata che un'anziana cittadina passeggiando in via del Corso esclama esterefatta: “mi sembra l'occupazione nazista””.
Per non parlare delle altre grandi mobilitazioni, blocchi, iniziative di attacco ai centri del potere in tante città, dal sud al nord: da Palermo (dove contemporaneamente si sono bloccati, areoporto, porto, poi dal porto si andava ad occupare i palazzi istituzionali, la stazione, ecc.), a Milano (dove è stata anche fatta irruzione alla Borsa), a Cagliari, a Genova, a Napoli, a Trento, a Torino, a Catania, a Bari, a Bologna, a Venezia, Vicenza, Padova, a Cosenza, a Siena, a Taranto, a Savona, a Trieste, ecc.

La maggioranza dei lavoratori, dei precari, delle donne, della gente che viene sfruttata, impoverita, cancellata nei suoi diritti vitali, che non può accettare questo pesante humus fascista a tutti i livelli, non solo pratici ma anche di manipolazione dell'informazione, di bassume culturale, di imbonimento ideologico, è d'accordo che contro Berlusconi non servono i giochi parlamentari, neppure le ordinarie regole democratiche, sia perchè questa "democrazia" non c'è più, perchè il parlamento è un mercato di compravendita di una merce andata a male: i parlamentari; sia perchè Berlusconi e il suo sistema di potere può essere rovesciato solo dalle rivolte di piazza, e non solo una.
In questo senso, la necessità di una “rivoluzione”, da tanti, anche moderati, democratici, non è vista ora come cosa strana, lontana, impossibile. Se ne parla, come cosa giusta e possibile, le persone si trasformano.
Berlusconi e il suo sistema di potere, da un lato, e l'inqualificabile agli occhi delle masse popolari contemplazione passiva della cosiddetta "opposizione" parlamentare, PD in testa, dall'altro, stanno riuscendo a convincere anche tanti "pacifisti" ad accettare ,la possibilità di una rivoluzione.

I giornali, le televisioni non hanno parlato di quella gente che a Roma diceva ai giovani: “siamo con voi”, degli applausi dalle finestre, di quei bambini della scuola elementare che hanno urlato “Abbasso la Gelmini” dalle finestre della loro scuola, di quei cittadini che hanno improvvisato cartelli di solidarietà, ecc.

A Roma e nelle altre città si sono mostrate due cose:
certo lo Stato di polizia ha attaccato, ma, anche a differenza di Genova 2001, si è soprattutto dovuto difendere – e solo per questo non vi è stato il morto; si è estesa e rafforzata l'area dei giovani, degli studenti, dei precari che impara ad attaccare, utilizzando cuore, passione, testa, fantasia, capacità, tra masse popolari che li sostengono, solidarizzano, e muovendosi come espressione di tutta una nuova generazione - rispetto a questa grande e giusta battaglia, si è mostrato l'ostacolo inutile, fastidioso, a volte ingombrante, dei partitini e organizzazioni della “sinistra legale” che parlano e si muovono solo per opporre oggi all'esplosione della ribellione dei giovani, le “processioni” disciplinate ed elemosinanti;
Si è mostrato poi la vergogna delle dichiarazioni della segreteria nazionale della Fiom che invece di fare il suo dovere, di proclamare lo sciopero generale per attaccare il fascismo padronale e governativo, ha indirizzato i suoi attacchi contro gli “atti di violenza e di guerriglia urbana” dei giovani. Così la Fiom da un lato separa gli operai, i lavoratori dagli studenti – tutto l'opposto di quello che facciamo noi che abbiamo detto ai lavoratori: Studenti, operai, disoccupati uniti nella lotta! Con gli studenti, ma soprattutto COME gli studenti!; dall'altro frena la lotta di classe in un impotente dissenso e in una “pratica democratica che è l'unico antidoto all'involuzione autoritaria in atto nella società”, lì dove ogni giorno governo, Stato, padroni mostrano invece quanto sia inutile, impotente, e per gli operai e i lavoratori controproducente, questa “pratica democratica”, che finora ha fatto perdere i lavoratori e vincere padroni e governo.

Noi pensiamo che l'aria è buona; che i veri comunisti possono, se lavorano bene nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse, essere come “pesci nell'acqua”. Ma se sono anche pronti a cambiare subito il passo quando serve.
L'anno ancora non è chiuso e il nuovo potrebbe essere migliore.

pc quotidiano 16 dicembre - unità per lo sciopero generale

la battaglia di roma ha inferto un duro colpo al governo e allo stato dei
padroni e aperto la strada a una fase nuova del movimento di lotta
ora è necessario che l'intero movimento di lotta scenda in campo costruendo
uno sciopero generale dal basso che abbia le stesse caratteristiche della
battaglia di roma contro il governo berlusconi e ogni governo dei padroni
ovvero l'assedio dei palazzi del potere,il blocco delle città, la lotta
prolungata sulle rivendicazioni essenziali del movimento studentesco
operaio e popolare,
va detto però con chiarezza che l'ostacolo principale
di un movimento contro padroni e governo di questo tipo è l'attuale
opposizione parlamentare e il gruppo dirigente e buona parte degli apparati
della CGIL
senza tracciare una linea chiara su questo
l'obiettivo dell'accumulazione delle forze necessarie non è raggiungibile

in ogni fabbrica , posto di lavoro, luogo di aggregazione di lotta
prendiamo posizione, organizziamo le nostre forze, mobilitiamoci
con gli studenti, come gli studenti
per lo sciopero generale

slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
16-12-2010

pc quotidiano 16 dicembre - red block a genova apre lo scontro con gli agnoletto di turno e lancia la campagna per un altro decennale del G8

Arriviamo a genova sabato nel tardo pomeriggio, come prima cosa andiamo alla ricerca del centro sociale buridda, chiediamo a degli studenti universitari che volantinavano conoscendo una di loro che ci indica la strada. Breve scambio di opinioni, lei dice che andrà all’assemblea...rispondendo alla nostra domanda su cosa si è discusso nelle precedenti assemblee e se hanno già discusso circa il corteo la sua risposta è stata “purtroppo il corteo ci sarà, noi lavoriamo per una mostra fotografica ed i social forum”.
Giunti al centro sociale veniamo accolti bene dai compagni che ci fanno posare gli zaini, dicono fin da subito che ci ospiteranno per la notte e siamo anche loro ospiti per la cena.
Fino alla cena parliamo con 3 di loro, i più attivi, ci chiedono chi siamo, come mai da palermo per un’assemblea che ci fanno capire essere espressione dell’area pacifista della città a cui non parteciperanno ne giovani ne centri sociali, loro non verranno neanche pur svolgendosi all’interno del centro sociale, hanno solo dato la sala x ospitarla. Spieghiamo chi siamo, che ci interessa costruire la mobilitazione per il decennale di genova, sono d’accordo con noi sull’idea che abbiamo per genova.
In particolare un compagno ci ascolta con interesse e senza pregiudizi, ci dice di non avere una formazione marxista-leninista e gli viene difficile accettare l’idea del partito, ma non è ne disobbediente e ne anarchico. Ascolta con interesse anche le questioni sull’india ecc.
Tutta questa discussione avviene al bar del centro, ogni qualvolta arrivano dei giovani il compagno ci presenta come i compagni di red block di palermo venuti per discutere sull’organizzazione di genova.

L’assemblea.

L’indomani torniamo al centro per l’assemblea. I compagni avevano ragione, età media 40 anni, presenti vittorio agnoletto, arci nazionale, cgil nazionale con portavoce dipartimento internazionale, movimento per l’acqua nazionale, sinistra critica nazionale, giovani comunisti/rifondazione e altre associazioni simili, genitori carlo giuliani.
Dall’introduzione e dai primi interventi si capisce subito il taglio. Si parla solo di come organizzare il social forum, i gruppi tematici, la logistica x ospitare chi verrà da fuori per i social forum, circa le tematiche da trattare e come. Pochi accenni al corteo come cosa secondaria.
Dopo vittorio agnoletto e previsto il mio intervento:

mi presento, siamo venuti da palermo perché per noi è molto importante il decennale di genova che non è una ricorrenza, quelle le facciamo ogni anno.
Genova rappresenta l’istituzionalizzazione dello stato di polizia che avanza a tappe verso il moderno fascismo, non è un problema di governo di destra o di sinistra, non dimentichiamo napoli 2001, per questo ad esempio il 14 noi saremo in piazza per la caduta di Berlusconi e di ogni governo dei padroni ma non per un nuovo governo di sinistra con l’appoggio dei finiani, tutti sappiamo cosa faceva fini durante le giornate del g8. detto questo diciamo che onestamente, pur rispettando il vostro percorso, non siamo d’accordo con nessuno degli interventi precedenti.
Ad esempio all’inizio si diceva che è stata scartata una vignetta per il logo perché troppo incazzata, o poco fa agnoletto diceva che molti di loro non vogliono ripercorrere quelle strade teatro di violenze e sangue, invece noi crediamo che abbiamo tutti i motivi per essere incazzati, genova non è stata solo repressione ma ha fatto nascere anche un’intera generazione che fa politica in maniera radicale, noi vogliamo ripercorrere quelle strade e incazzati, perché i responsabili delle mattenze cilene hanno ricevuto promozioni e sono stati mandati anche ad addestrare la polizia del governo fantoccio iracheno, perché c’è ancora un assassinio che è rimasto impunito. Diceva agnoletto che dopo 10 anni bisogna aggiornare l’analisi mondiale, d’accordissimo. Ma come si fa a pensare dopo 10 anni di riprendere il filo dei social forum facendo finta che intanto la repressione non ci sia che dopo genova la classe dominante avanza nella costruzione di un regime. L’altro mondo possibile non si può costruire con i social forum.

L’intervento com’era prevedibile è stato ignorato, allora tutti e 3 decidiamo di lasciare la sala prima che ci fossero gli ultimi 2 interventi prima della pausa pranzo. Smontiamo il banchetto, l’uscita dalla sala non passa inosservata. Uscendo ci segue un vecchio compagno di aosta, che ci fa i complimenti per l’intervento dicendo che ha spaccato giustamente, e sparando a zero su cgil e rifondazione. Nel mentre una compagna dice che all’interno stanno parlando di noi, e si ascoltano l’intervento dove viene sbeffeggiata la nostra sigla paragonandola a “fantasie”.
Dopo il suo intervento il compagno interrompe l’assemblea dicendo che le uniche fantasie e cazzate le abbiamo ascoltate noi venuti da palermo sentendo parlare di social forum, dopo 10 anni che se ne fanno e che per fortuna nella quasi totalità del paese non se ne fanno più... Intervengono dai posti dicendo che noi siamo stati scorretti ad andare prima della fine e che loro rispettano la nostra visione ma non condividono la questione della violenza e che non vogliono che venga gente a devastare genova.
ribattiamo che noi abbiamo fatto un lungo viaggio e siamo venuti per dare un contributo, abbiamo necessità di andare via ora, qual è il problema? Il problema invece è quello della violenza, a genova abbiamo perso un compagno, e ora si criminalizza chi come carlo scende in piazza in maniera radicale accusando di devastare la città. Seguono scuse formali.
Nel mentre fuori escono altri partecipanti all’assemblea, altri complimenti e prendiamo contatti con queste componenti di un’opposizione silenziosa all’egemonia dell’assemblea rappresentata da agnoletto-cgil-rifondazione-associozionismo pacifista.

Incontro compagni buridda e compagni caos.

Nel pomeriggio ci siamo dati appuntamento con i compagni del buridda che vengono a trovarci nella stanza dove ci hanno ospitato. Sono 2 compagni del buridda (uno dei quali gestisce anche indymedia liguria), è un compagno del caos (collettivo di giovani studenti antifascisti).
Ci chiedono dell’assemblea, facciamo un resoconto e poi gli proponiamo di organizzare un’alternativa, per mobilitare giovani da tutta italia per corteo. Ci chiedono dei nostri contatti e noi gli parliamo delle diverse realtà studentesche, giovanili, proletarie con cui siamo in contatto così con i diversi contatti internazionali, francesi,turchi,spagna,e ecc.
Diciamo che è importante che i compagni genovesi si attivino sul territorio, palesiamo la nostra intenzione di scrivere comunicato/appello appena tornati a palermo percriticare questa assemblea e proporre un percorso alternativo. Diciamo che siamo disposti a tornare a genova per organizzare insieme questo percorso.
La risposta è stata tiepida, gli piace l’idea non la escludono ma contano molto su gente da fuori e poco sul movimento genovese, per questo l’insistenza sui nostri contatti. Finita la riunione ci fanno visitare i locali occupati di indymedia e del caos entrambi appartenenti all’università e adiacenti tra loro. ci scambiamo materiale (riceviamo in cambio un paio di opuscoletti, un paio di cd documentari e una maglietta e adesivo “genova antifascista”.
Ci salutiamo affettuosamente con la promessa di tenerci in contatto.


Adesso pensiamo a fare l'appello e farlo circolare in tutta italia, fare incontri assemblee e costruire un ampio fronte per un grande corteo a luglio


red block palermo

mercoledì 15 dicembre 2010

pc quotidiano 16 dicembre - Brescia: rispondiamo alla repressione e allo stato di polizia


Per Elhdy e Noureddine iniziativa pubblica
La morte in circostanze molto sospette di Elhdy Seyou Gadiaga mentre era trattenuto in una caserma dei carabinieri a causa della legge Bossi-Fini e del pacchetto sicurezza, così come la reclusione nel c.ie. di Modena di Noureddine, migrante in prima fila nella lotta per i permessi di soggiorno, sono fatti gravissimi.
GIOVEDì 16 dicembre alle 17.30 APPUNTAMENTO in piazzetta san faustino per una prima iniziativa pubblica di denuncia per le vie della città.
La repressione, le rappresaglie e i rastrellamenti continui contro i migranti di Brescia non possono avvenire nel silenzio e devono finire!

RADIO ONDA D'URTO
Il collegamento in diretta dal Cie di Modena con Noureddine, migrante marocchino deportato dopo la lotta sopra e sotto la gru.

Oggi al Cie di Modena è arrivato anche Andresh, migrante indiano anch'esso protagonista della lotta dei migranti e per questo vittima della rappresaglia della Questura di Brescia.

L'intervista con Noureddine dal Cie di Modena.

L'intervista con Andresh dal Cie di Modena che parla con Arun, uno dei migranti rimasti sulla gru di Brescia per 17 giorni.

interviste su http://www.radiondadurto.org/blog/2010/12/15/cie-modena-intervista-a-nou...

pc quotidiano 15 dicembre - roma ..ma quale infiltrato ...

Il ragazzo con il giaccone beige di cui si vocifera da ieri essere un infiltrato, è uno studente minorenne di roma, conosciuto dai compagni che ci confermano la sua identità.

Non ha nulla a che fare con gli sbirri.

Per cortesia stop alle ricostruzioni: era un manifestante come gli altri.

pc quotidiano 15 dicembre - brescia...questura razzista

BRESCIA: ANCORA REPRESSIONE CONTRO CHI LOTTA, ‘AVVISI ORALI’ PER DUE COMPAGNI.

Brescia, 15 dicembre 2010: altro giorno di repressione.

Ad essere colpiti questa volta due compagni italiani, esponenti di primo piano delle lotte degli studenti e delle battaglie sociali e politiche sopra e sotto la gru.

Parliamo di Michele, liceale del Kollettivo Studenti in Lotta, e di Sauro, compagno di Sinistra Critica e del presidio sotto la gru, entrambi nostri collaboratori.

Oggi i due compagni sono stati convocati negli uffici della Divisione Polizia Anticrimine (sic!) della Questura di Brescia.

Obiettivo: consegnar loro un “verbale di intimidazione di avviso orale”, una sorta di diffida a “tenere una condotta conforme alla legge, pena l’applicazione di una delle misure di prevenzione previste dall’art. 3 della legge nr. 1423″, una normativa approvata dal Parlamento qualcosa come 54 anni fa (il 27 dicembre del 1956, per la precisione).Clicca qui per sapere di chi si tratta.

In sostanza, la Questura di Brescia “avvisa” i compagni italiani più in vista (non potendo, per ora, deportarli in un Cie come i migranti) affinchè si defilino dalla lotta.

pc quotidiano 15 dicembre - LETTERA APERTA DEGLI OPERAI ED OPERAIE DELLA FIAT MIRAFIORI agli studenti in lotta

LETTERA APERTA DEGLI OPERAI ED OPERAIE DELLA FIAT MIRAFIORI

agli studenti e alle studentesse dell'Università e a tutto il mondo della
formazione

Viviamo in un periodo in cui il ceto politico e la classe dominante, anche
attraverso un uso cinico della crisi economica, stanno ulteriormente
peggiorando le condizioni di vita, di studio e di lavoro di tutti i settori più
deboli della società.

Vorremmo farvi partecipi della nostra condizione.

Noi operai della Fiat circa trent'anni fa ambivamo e sceglievamo di entrare a
lavorare in fabbrica con la prospettiva di un, seppur basso ma sicuro, salario
mensile che ci consentisse un futuro dignitoso per noi e per la nostra
famiglia: questa piccola sicurezza ci ha concesso, nel tempo, di poterci
permettere il consumo di beni materiali in cambio del nostro lavoro fisico.

Alle prime autovetture comprate a rate, andava a sommarsi il mutuo della casa
e magari la rata del prestito per sostenere lo studio dei nostri figli, per
assicurargli, illudendoci, un futuro migliore del nostro.

Per anni abbiamo continuato ad ingurgitare e defecare beni materiali,
producendo humus che concimava la pianta del sistema capitalistico. In fabbrica
parlavamo (e magari qualcuno stupidamente investiva) di azioni, di borsa, di
bolle di mercato...ed intanto quotidianamente i lavoratori morivano sui luoghi
di lavoro.

Ora in fabbrica si usa come arma psicologica la cassa integrazione, in questo
modo non guadagni, non spendi e quindi non sei nessuno, non esisti.

Il sistema capitalistico vuole cancellare in un sol colpo il passato (i
diritti e il reddito conquistati con lotte, con sacrifici e morte dai nostri
padri) ed il futuro, cioè la possibilità di studio e di emancipazione per i
nostri figli, in cambio di un presente sempre più improntato ad un consumismo
immediato.

Questa condizione, sempre peggiorata negli ultimi decenni, ci porta a pensare
che non è più possibile lottare individualmente o settorialmente; ci porta a
credere che sia sempre più necessario costruire dei percorsi di unità.

Vogliamo essere UNITI nelle lotte perché noi crediamo che così si possano
migliorare le opportunità di chi studia e di chi lavora.

UNITI, perché il mondo del lavoro e quello scolastico vivono già una
condizione precaria e gli interventi attuali volgono al loro peggioramento.

UNITI, perché gli studenti di oggi, domani entreranno in un mondo del lavoro
precario e noi, come hanno fatto i nostri genitori, dobbiamo far si che la
nostra lotta respinga i provvedimenti di chi vuole fare solo "cassa" sulle vite
dei più deboli.

Oggi studenti e operai insieme possono creare un ponte, dove il mondo della
formazione e la classe operaia e lavoratrice si uniscano per proporre un
dialogo e un'unità per respingere gli attacchi di una società in cui solo una
piccola parte decide per tutti.

Per noi è importante uscire dalla fabbrica.

Siamo convinti che sia necessario che tutte le realtà che oggi sono colpite in
modo trasversale dai governi e dalle classi dominanti, debbano trovare un primo
momento di confronto, di conoscenza, di discussione che porti a rafforzare le
lotte di tutti e a mettere in campo una forza adeguata per poter tornare a
migliorare le nostre condizioni di vita.

PER QUESTO FACCIAMO UN APPELLO PER UN'ASSEMBLEA LAVORATORI-STUDENTI

nei tempi più brevi possibili da concordare insieme subito dopo la giornata
del 14 dicembre.

GLI OPERAI E LE OPERAIE DELLA FIAT MIRAFIORI

(aderiscono lavoratori di Agile-ex Eutelia, di Comdata, lavoratori e precari
della scuola, del settore delle telecomunicazioni, interinali e delle
cooperative sociali)

pc quotidiano 15 dicembre - Palermo...corrispondenza

PALERMO 14/12/2010



Spontaneità, rabbia, coraggio, ecco tre parole per descrivere l'intensa giornata degli studenti palermitani giorno 14/12/2010.

La giornata di lotta inizia con concentramenti in più parti della città: gli studenti medi Palermo al Massimo, la rete dei collettivi studenteschi al Politeama, gli universitari alla cittadella universitaria, l'Accademia di Belle Arti dalla sua sede centrale in pieno centro.

Dai vari concentramenti si sviluppano due grandi cortei che hanno attraversato le vie della città paralizzandola nuovamente, nel frattempo un altro gruppo all'aeroporto si univa allo sciopero degli aeroportuali.

Nel centro città oltre ai blocchi stradali fisici, venivano rovesciati i cassonetti dell'immondizia al centro degli incroci, lanci di oggetti, uova e palloncini ripieni di vernice in alcuni luoghi simbolo come confindustria e la camera del commercio. Il CEPU e la Mondadori assaltati fisicamente.

Piccole provocazioni da parte dei servi del potere che davanti la Mondadori si avvicinarono scortando un'agente della DIGOS che filmava tutto.

La risposta degli studenti non si è fatta attendere ... compatti in due cordoni, faccia a faccia con gli sbirri gli urlavano contro "chiediamo istruzione ci danno polizia è questa la loro democrazia" e "siamo tutti antifascisti" mentre le uova ricominciavano a volare.

Il corteo infine si è sciolto davanti la prefettura con altrettanti cassonetti rovesciati 20 metri prima lanciando un'assemblea pomeridiana organizzativa.

Va valorizzata inoltre la decisione da parte dei disoccupati, del personale ata e delle cooperative sociali organizzati con lo SLAI COBAS per il sindacato di classe che sono scesi in piazza solidarizzando con gli studenti. L'Accademia di Belle Arti in primis seguita da altri studenti ha salutato con gioia tale partecipazione facendo un intervento al megafono e lanciando lo slogan seguito da tutti: "contro la crisi del capitale vogliamo lo sciopero generale! sciopero,sciopero, generale". Successivamente i lavoratori e i disoccupati hanno proseguito il loro corteo occupando il palazzo della provincia di Palermo fino a tardo pomeriggio.



Da questa giornata di lotta possiamo trarre alcune conclusioni:

il movimento studentesco ieri ha dimostrato che gli studenti non hanno paura e vogliono lottare fino in fondo.

A Palermo blocchi come quelli delle ore passate non si vedevano da decenni e soprattutto è interessante notare che non era solo un gruppuscolo a rovesciare cassonetti, lanciare oggetti ecc, ma era un gruppo molto numeroso che aveva l'appoggio di tutto il corteo.

Abbiamo urlato per mesi e mesi, adesso spontaneamente gli studenti hanno capito che non bastano cortei, non basta urlare il proprio dissenso ma bisogna ribellarsi con forza contro uno stato indegno che deve essere rovesciato.



CONTRO IL GOVERNO BERLUSCONI E I GOVERNI DEI PADRONI

ORA E SUBITO SCIOPERO GENERALE DAL BASSO

15/12/2010 Red Block

pc quotidiano 15 dicembre - Ravenna: immigrata muore perchè abbandonata dalle istituzioni

Ravenna: immigrata muore perchè abbandonata dalle istituzioni



Se sei povero ed immigrato sei invisibile pure nel "ricco" nord est amministrato dalle giunte di


centrosinistra.

Un'immigrata nigeriana di 38 anni è morta nel suo appartamento gestito da Acer in via Gulli a


Ravenna. Se, come sembra, sia morta per intossicazione da monossido di carbonio causato da un


braciere, i responsabili sono le istituzioni che l'hanno abbandonata a se stessa, prima di tutto l'Hera


che aveva piombato il contatore del gas perchè l'immigrata non riusciva a pagare le bollette, e poi


anche l'Asp (ex Consorzio dei servizi sociali) che gli ha negato il sostegno economico lasciandola da sola


con 2 bambine di 10 anni. Questa morte pesa sulla coscienza di questa Amministrazione comunale i cui


responsabili devono pagare il massimo della pena per quest'omicidio e farsi carico immediatamente


delle 2 bambine rimaste sole.



Slai cobas per il sindacato di classe- Ravenna

tel. 339/8911853

e mail cobasravenna@libero.it

pc quotidiano 15 dicembre - torino.. corrispondenza

NON E' CHE L'INIZIO!

Era impossibile, la sera di martedì 14 dicembre, non vedere - su qualunque canale televisivo ci si sintonizzasse - la guerriglia scatenata dagli studenti nelle strade di Roma, brutalmente repressa - in perfetto stile cileno - dalle 'forze dell'ordine'; alla fine il bilancio è stato terrificante: centinaia di manifestanti feriti, ed è già andata bene che il finanziere che ha estratto la pistola non l'ha poi utilizzata.
La giornata di mobilitazione ha riguardato tutte le grandi città, compresa Torino; qui almeno settemila studenti sono scesi in piazza - armati di uno striscione molto eloquente: "se non cade il governo scateniamo l'inferno" - per recarsi davanti alla sede forzitaliota di corso Vittorio Emanuele II, con l'evidente intento di avere uno scambio di opinioni con chi si fosse trovato in quel momento all'interno degli uffici.
Come era del tutto prevedibile, hanno trovato un cordone di carabinieri e polizia schierati a difesa degli schifosi politicanti, e quindi si sono dovuti accontentare del lancio di pietre, uova e vernice verso i locali.
Circa mezz'ora dopo, una parte dei manifestanti si è recata alla stazione ferroviaria di Porta Nuova, dove ha bloccato la circolazione dei treni per circa un'ora.
Successivamente è toccato alla sede torinese del Ministero per l'università e la ricerca essere bersaglio di una autentica ovazione (lancio di uova), mentre dal Politecnico un altro gruppo di ragazzi ha raggiunto la palazzina uffici della Fiat Mirafiori.
Occorre salutare con gioia questa radicalizzazione del movimento studentesco, e a chi - Enzo Ghigo, ex presidente forzitaliota della regione Piemonte - si lamenta del "clima insostenibile. Siamo ad un punto di non ritorno. I movimenti isolino i violenti", ricordo che sono proprio il Padrino di Arcore ed i suoi tirapiedi ad aver voluto questo clima.

Torino, 15 dicembre 2010

pc quotidiano 15 dicembre - Vento dell'Ovest: da Londra

La Battaglia in Piazza del Parlamento

Il 9 dicembre la piazza del Parlamento di Londra è stata teatro di un’intensa lotta. Da una parte gli studenti medi universitari vigorosamente in lotta per il loro diritto all’istruzione e per quella delle future generazioni. Dall’altra 650 membri del parlamento protetti dalla brutale violenza della polizia, pronti a triplicare tasse e rette fino a 9000 sterline (quasi 11000 euro) all’anno.

Decine di migliaia di studenti e ragazzi di Londra hanno disertato le aule per partecipare a una grande manifestazione lungo il centro di Londra funo alla Piazza del Parlamento.

Si sono concentrati in Malet Street, di fronte alla Union of London University (ULU) e sono avanzati tra un caloroso sostegno espresso loro dai passanti. Le intenzioni provocatorie della polizia sono apparse chiari fin dall'inizio. Mentre il corteo attraversava Trafalgar Square, Whitehall, la via principale che porta a Piazza del Parlamento, è stata bloccata da una linea di polizia in modo che gli studenti non potessero passare presso la residenza del primo ministro a Downing Street. I manifestanti sono stati costretti attraversare St James Park dove sono stati nuovamente bloccati.

Ma la polizia non ha potuto resistere alla enorme massa di manifestanti ed è stata costretta a ritirarsi, metro dopo metro. Alla fine in manifestanti sono riuscito a irrompere nella piazza del Parlamento. Appena gruppi di studenti hanno iniziato a fronteggiare la polizia, questa non ha esitato a rispondere con la massima brutalità. Mentre la polizia picchiava, altri giovani nella piazza si sono presi per mano e hanno iniziato a danzare senza paura, mantenendo alto e combattivo lo spirito della protesta.

Poco dopo le 3 del pomeriggio la polizia subiva la prima umiliazione. Il furgone di testa il cordone antisommossa davanti al furgone e tutti i loro scudi antisommossa venivano coperti di vernice.

Nonostante le assicurazioni che la manifestazione non sarebbe stata fermata, la polizia ha iniziato a chiudere tutte le strade di accesso alla piazza del Parlamento per impedire che ancora più gente si unisse corteo e circondare la piazza, chiudendo in trappola quelli che già si trovavano là. Ai genitori in ansia e telespettatori che seguivano la diretta TV è stato detto che i ragazzi erano liberi di lasciare la piazza, una bugia.

Ancora alle 5 a nessun manifestante era stato permesso di allontanarsi e anzi il cerchio intorno a loro si faceva sempre stretto e serrato. Un accerchiamento, "kettling", già impiegato contro le manifestazioni anti-G20 del 2009 e da allora la tattica preferita dalla polizia del Regno Unito, che ha scatenato la rabbia degli studenti.

Alle 5 e 40 è stato annunciato il risultato del voto in Parlamento. Per molti studenti è stata la prova che il Parlamento stava vergognosamente ignorando la volontà popolare e hanno intensificato la battaglia con la polizia. Quando i poliziotti hanno alzato i manganelli più in alto per colpire più forte, i manifestanti infuriato hanno lottato e attaccato l'ufficio del Tesoro e la Corte Reale di Giustizia. Hanno cercato strappare la Union Jack (la bandiera inglese). Anche la statua di Winston Churchill, l’uomo forte dell’impero e il sacrario di guerra sono stati presi di mira.

La battaglia tra manifestanti e polizia si è fatta ancora più dura con lancio delle transenne da una parte e dall’altra. La polizia ha continuato a picchiare gli studenti, attaccandoli indiscriminatamente con truppe a cavallo.

Per dare un esempio di come ci si sente ad essere “kettled”, citiamo dalla stampa:

“Gabriel Lukes, 14 anni, ha lasciato da solo la scuola Dunraven, nel sud di Londra, per unirsi al corteo. È rimasto intrappolato nella piazza del Parlamento per essere scortato al Westminster Bridge poco dopo le 9 pm, dove è rimasto isolato per due ore prima di essere autorizzato ad allontanarsi, verso le 11. Suo padre lo stava aspettando”… “Faceva freddo, stavamo stretti, ci tenevano stretti in non più di mezzo metro – ha detto - . “è stato terribile”. '"(Guardian, 10 dicembre 2010)

A molti feriti dalla polizia sono stato rifiutato i soccorsi medici e sono state trattenuti in stato di detenzione temporanea”.

Si cercava di sfuggire dal cerchio. Qualcuno ci è riuscito e alcuni manifestanti hanno attaccato l’auto con a bordo il principe Carlo e sua moglie.

Testimoni oculari raccontano che quando uno dei poliziotti a cavallo che caricava la folla è caduto a ed è stato calpestato dal suo stesso cavallo, la polizia si è fatta ancora più aggressivo picchiando e insultando.

Uno studente di filosofia di 20 anni, Aflie Meadow, è stato lasciato a terra incosciente dopo colpo di manganello alla testa ricevuto da un agente di mentre stava cercando di lasciare la piazza del Parlamento. Ha subito una intervento di tre ore per emorragia cerebrale. Un’intera area scelta per concentrare i feriti è stata letteralmente coperta di corpi accasciati, per la naggiora parte ragazzi di meno di 18 anni. I resoconti di stampa parlano di circa 40 manifestanti stati portati in ospedale, ma la cifra sembra troppo bassa. Certamente un gran numero di feriti si sono allontanati a piedi. E anche confermato che la polizia ha cercato di impedire che il personale ospedaliero curasse i civili feriti, tra cui lo stesso Meadow, trasferito da ospedale a ospedale in attesa di essere ricoverato.

I video messi in rete quella stessa notte mostrano la polizia che trascina per strada un giovane disabile dopo averlo scaraventato giù dalla sedia a rotelle.

Un altro video mostra almeno un ufficiale che aveva rimosso il suo cartellino di identificazione. Cosa considerata grave infrazione delle norme di polizia da quando lo scorso anno degli agenti senza identificativo uccisero un passante che avevano scambiato per un manifestante durante le manifestazioni anti-G20.

Il kettling è continuato tutta la sera, come misura punitiva. Poi, dopo il 9, la polizia ha spinto tutte le diverse migliaia di manifestanti sul Westminster Bridge. Sono stati tenuti intrappolati lì fino alle 11.30, quando gli è stato permesso di andare, uno a uno, solo dopo essere stati costretti a mostrare i loro volti a essere filmati.

Molti giovani sono stati picchiati e / o arrestati. Scotland Yard ha confermato 26 arresti quella notte. Altri nove sono stati arrestati in seguito e la polizia sta facendo circolare foto di un’altra una dozzina di i giovani ricercati.

Migliaia di manifestanti hanno sfilato anche attraverso la città di Leeds, la circoscrizione di Nick Clegg, vice primo ministro e leader del partito liberal-democratico, che fa parte di un governo di coalizione capeggiato dal partito conservatore. Si ha notizia di cortei di protesta studenteschi e altre azioni in anche molte altre città.

Come si è arrivati all’esplosione

Per un mese opposizione alla proposta di aumento di tasse e rette scolastiche si è estesa fino ad esplodere.

La prima manifestazione del 10 novembre ha visto più di 50.000 studenti in corteo nel centro di Londra verso Millbank Tower, la sede del Partito Conservatore. Studenti arrabbiati hanno attaccato l'edificio e rotto il cordone di polizia, aprendosi la strada per entrare. Hanno occupato l’edificio, il tetto e il cortile. A fine giornata, 35 studenti sono stati arrestati e 14 ricoverati in ospedale.

Il 24 e il 30 novembre, la campagna nazionale contro tasse e tagli (NCAFC) ha organizzate diversa manifestazioni e due di lotta in tutto il Regno Unito. La più grossa manifestazione si è svolta nel centro di Londra ma, secondo la BBC, decine di migliaia di studenti universitari e alunni delle scuole secondarie hanno tenuto cortei, occupazioni e altre azioni a Manchester, Birmingham, Cambridge, Nottingham, Oxford, Sheffield, Leeds, Brighton e altre città.

Dopo la debacle a Millbank, la polizia ha vietato che la manifestazione del 30 novembre a Londra raggiungesse la sua meta, anche se era stata autorizzata.

Evitando lo scontro frontale, che sembrava essere proprio ciò che le autorità volevano, i manifestanti divisi in piccoli gruppi, per poi convergere in Trafalgar Square, dove la polizia li ha bloccati. A fine giornata, oltre 150 studenti sono stati arrestati.

Università e college sono ancora occupati a Londra e in tutta l'Inghilterra.

Molti studenti credono che il voto parlamentare favorevole agli aumenti non ha chiuso il problema e vogliono continuare la lotta.

Perché aumentare le tasse

La nuova coalizione di governo di conservatori e liberal-democratici ha introdotto un piano per risparmiare oltre 9 miliardi di sterline l'anno attraverso drastici tagli della spesa pubblica. I bilanci di università e istruzione sono stati tagliati. A ciò è seguito dal piano di aumento del tetto delle tasse universitarie fino a 9000 sterline l’anno. Il governo sembrava fiducioso di poter realizzare questo piano senza una grande opposizione, ma le proteste studentesche hanno messo fine a questo sogno

Anche se il 9 dicembre il partito laburista ha votato contro il piano, in realtà i laburisti sono stati i primi ad introdurre forti aumenti delle tasse scolastiche quando erano al potere, e sono stati loro a prevedere la revisione dei conti che ha portato all’attuale aumento. Ma il governo di coalizione di nuovo a guida conservatrice ha accelerato il processo con una velocità che ha spiazzato tutti. Il Lib-Dem Clegg aveva sottoscritto l’impegno a non aumentare le tasse quando il suo partito era in campagna elettorale. Poi, diventato Vice premier, disse che quell’impegno era stato un “errore” e che gli aumenti proposti erano “una soluzione equa e progressiva a una situazione molto difficile”.

Questa arrogante malafede ha fatto infuriare molte persone, che i Lib-Dem si sono venduti per condividere il potere con i Tories. Cosa non del tutto vera. Infatti, se tutte e tre i partiti si erano impegnato a respingere aumenti, anche minimi delle tasse scolastiche in aggiunta a quelli già adottate, nessuno di essi si è dichiarato contrario in linea di principio. Anche il disaccordo e l'opposizione del Partito laburista, la velocità con cui applicare gli aumenti, che ritengono rischi di produrre troppo malcontento, e non il disegno globale.

L'accordo tra i partiti della classe dominate è legato alla crisi finanziaria che colpisce tutti i paesi imperialisti, tra cui il Regno Unito. Da quando la crisi è scoppiata, sono stati stanziati miliardi di sterline per salvare le grandi banche e imprese e aiutarle a diventare più efficienti e vincenti nella competizione con le istituzioni finanziarie dei paesi imperialisti rivali. Il costo di questi sforzi è scaricato sul popolo. Per molti ciò significato rinunciare al tipo di vita che credevano fosse loro garantito.

Il bilancio dell’istruzione nel Regno Unito sono è stato ridotto di miliardi di sterline negli ultimi anni. Ciò ha già danneggiato il sistema educativo e drasticamente abbassato il livello di qualità. Il Regno Unito è già sceso dal terzo al decimo posto nella classifica mondiale dell’educazione. I precedenti aumenti delle tasse e tagli avevano già reso molto più difficile per gli strati inferiori della società acquisire un’istruzione superiore. L’accessibilità a tutti dell’istruzione, che una volta era proclamato un diritto, ha da tempo smesso di essere ufficialmente un obiettivo.

Il governo difende gli aumenti di tasse scolastiche, dicendo che gli studenti possono ottenere prestiti. Anche se e quando è così, devono iniziare a pagare i debiti alla fine degli studi o quando trovano un lavoro. Ciò significa che gli studenti inizierebbero la loro vita post-universitaria con un debito di 30.000-40.000 sterline da ripagare in 25 anni. Pagare per avere una formazione è la logica del capitalismo. L'istruzione è di essere privatizzata e tutti gli investimenti subordinati alla loro redditività immediata.

L'idea alla base di questo piano, o per lo meno il pretesto, è che comprando l’istruzione - come si compra un vestito - gli studenti possono aumentare i loro guadagni potenziali. Ma se anche questo “funzionasse” per qualcuno, non farebbe che aumentare la disuguaglianza sociale. Tale approccio significa un ulteriore passo in avanti nella riduzione delle persone a inanimate personificazioni del denaro in competizione tra loro, depriva gli individui del loro potenziale umano impoverisce la società intellettualmente e culturalmente. Non c’è chiedersi perché tanti giovani rifiutano questa visione del futuro.

Chi sono i teppisti?

Le violente proteste mostrano la rabbia e la frustrazione di studenti, insegnanti, docenti e genitori. Stanno combattendo non solo per se stessi ma per l'educazione delle generazioni future che è ora sotto attacco da parte dei teppisti che stanno cercando di vandalizzare l'intero sistema educativo. Eppure il governo e alcuni media hanno lanciato una campagna per rappresentare gli studenti come hooligans. Hanno lanciato una caccia alle streghe per criminalizzare questi giovani, che sono in realtà la speranza del futuro.
Le grandi e determinate proteste e mostrano che le classi dominanti inglesi e i loro cani da guardia possono incontrare molte difficoltà nell’applicazione con del loro programma di misure di “austerità”. Molti raffrontano le proteste di oggi a quelle contro la poll tax, che vent'anni fa spezzò la schiena del governo di Margaret Thatcher. Se è ancora impossibile prevedere dove andrà il movimento degli studenti, si può certamente dire che l'imperialismo britannico è oggi in una situazione molto più debole, instabile e più in crisi di 20 anni fa.