sabato 6 novembre 2010

pc quotidiano 6-7-8 novembre - Milano, gli immigrati sulla torretta: "Dateci la sanatoria sui permessi"

da repubblica
La protesta al Maciachini center. A Brescia un'analoga protesta va avanti da una settimana


Nove immigrati sono saliti nel tardo pomeriggio sulla ex torretta "Carlo Erba" del Maciachini center, in via Maciachini a Milano, per chiedere la sanatoria sui permessi di soggiorno. Una clamorosa protesta del tutto simile a quella in corso a Brescia, dove da una settimana sei immigrati sono arrampicati in cima a una gru a 35 metri di altezza contro quella che chiamano "sanatoria truffa".

Gli immigrati sono saliti dopo un presidio di una cinquantina di persone organizzato dal Comitato immigrati in Italia in segno di solidarietà alla protesta in corso a Brescia. Dove il prefetto Livia Narcisa Brassesco Pace ha formalmente diffidato il rappresentante dell'associazione "Diritti per tutti" dal proseguire la clamorosa protesta.
Il prefetto ha spiegato d'aver rivolto al rappresentante un invito formale da trasmettere agli occupanti abusivi della gru "circa la necessità che scendano dallo stesso per tutelare la loro incolumità e per non arrecare altri pregiudizi alle posizione giuridiche degli stessi". Sempre il prefetto ha spiegato di essere passato attraverso gli organizzatori della manifestazione non autorizzata di sabato scorso, perché "è stato durante quella che sono stati occupati il cantiere e la gru".

venerdì 5 novembre 2010

pc quotidiano 5 novembre - sulla gru, con gli immigrati in lotta - 6 novembre manifestazione a brescia

SULLA GRU
Sabato 30 ottobre la Questura, la Prefettura e soprattutto il Comune di Brescia hanno tentato di imporre con la
forza militare la fine della lotta dei migranti che vogliono liberarsi dalla clandestinità. Prima hanno vietato
una pacificamanifestazione dimigranti e antirazzisti, usando come pretesto la concomitanza con l’adunata degli
alpini che in realtà si svolgeva in tutt’altra zona del centro storico. Poi hanno ordinato a polizia e carabinieri di
manganellare in via San Faustino gli oltre mille manifestanti che si erano radunati nonostante numerosi reparti
delle forze dell’ordine da ore stessero ostacolando o impedendo, soprattutto ai migranti, l’accesso al luogo di
ritrovo per il corteo. La violenza di polizia in via San Faustino è costata forti contusioni a numerosi manifestanti,
uno dei quali è stato addirittura arrestato. Contemporaneamente, approfittando delle cariche di polizia in corso
nel centro storico, il vicesindaco Rolfi ha inviato le ruspe a distruggere le strutture del presidio permanente per i
permessi di soggiorno, in quel momento incustodito, nei pressi della Prefettura in via lupi di Toscana. Il presidio
era in corso da più di un mese senza che fosse ancora stata data una risposta.
E’ in conseguenza di tutto questo – della chiusura totale, dell’arroganza, della violenza e dall’incapacità di dare
risposte vere ad un grave problema sociale da parte del Comune e delle altre autorità - che dal pomeriggio dello
stesso sabato 30 ottobre alcuni immigrati resistono in condizioni difficilissime in cima alla gru del cantiere della
metropolitana in via San Faustino – p.zza Cesare Battisti. Un’azione forte, estrema e disperata perché sia
finalmente ascoltata la richiesta di uscire dalla clandestinità fatta da tanti immigrati che da anni vivono e
lavorano a Brescia senza aver commesso alcun reato.
Sono i migranti la cui domanda di regolarizzazione presentata con la sanatoria del 2009 è stata respinta per
colpa delle truffe fatte ai loro danni da datori di lavoro senza scrupoli e anche, di fatto, dal governo, che prima ha
raccolto le domande (che sono costate migliaia di € a ciascun richiedente) e poi ha cambiato le condizioni
necessarie per l’ottenimento del permesso di soggiorno.
E’ questo il problema che Paroli e Rolfi, insieme al prefetto e al questore, hanno tentato di eliminare con la
violenza pur di non affrontarlo. Ora la protesta risulta più grande ed evidente di prima, con i migranti ancora più
numerosi e determinati nel chiedere nient’altro che la regolarizzazione, indispensabile per avere dignità e
giustizia. Ma ancora una volta, nonostante le sollecitazioni della stessa Chiesa bresciana, le autorità politiche
non propongono ne’ accettano soluzioni reali e concrete, che sarebbero a portata di mano e che
permetterebbero finalmente ai ragazzi di scendere da quella gru. Preferiscono spacciare per aperture false
concessioni e prese in giro, in modo da poter poi minacciare e giustificare nuova repressione.
Sta diventando del tutto chiaro cosa intendono Paroli, Rolfi e i loro complici quando parlano della “sicurezza”
che avevano promesso a tutta la città. Intendono il lavoro garantito negli uffici comunali per i loro parenti. Il
poter magnare a più non posso a spese della collettività grazie alle carte di credito da assessore. Il poter
svendere beni pubblici ai loro amici, o il realizzare “grandi opere” e grandi speculazioni ad impatto ambientale
devastante come a San Polo. E intendono anche il continuare a garantire le proprie carriere politiche e i
propri privilegi assicurando clandestinità e sfruttamento agli immigrati; odio verso gli immigrati e nient’altro ai
cittadini e lavoratori italiani. Una ricetta perfetta per creare rabbia e tensioni sociali destinate ad esplodere.
Con i lavoratori, gli studenti e i cittadini di Brescia, in particolare nel quartiere del Carmine, ci scusiamo
per i disagi che può arrecare la protesta sulla gru e nei dintorni. Ma vi invitiamo a pensare anche a questo:
- La colpa di questa situazione molto difficile è degli amministratori politici che non sanno e non vogliono
dare risposta ai gravi problemi che già conoscono ma che continuano ad ignorare.
- Sono quindi questi amministratori e il Ministro degli interni, non certo i cittadini bresciani, che devono
pagare gli eventuali costi aggiuntivi causati dal blocco del cantiere dellametropolitana (costi aggiuntivi
che peraltro sarebbero una frazione assolutamente minima del costo stratosferico di questa grande
opera, lievitato negli anni non certo per colpa degli immigrati!)
- La libertà di espressione attraverso un presidio o una manifestazione oggi è messa a rischio per i
migranti, ma se non la difendiamo tutti insieme domani può essere negata anche a chiunque altro.
- Non solo per i migranti i diritti, le condizioni di vita e lavoro sono sotto attacco. E’ così anche per le
donne e gli uomini italiani, con i licenziamenti, gli sfratti, i tagli a servizi e beni comuni come la scuola e
gli ospedali: la precarietà crescente rende migranti anche il reddito e il lavoro degli italiani.
In realtà appesi ad una gru ci sono anche le vite e i diritti della grande maggioranza degli italiani.
Con queste motivazioni chiamiamo tutti e tutte sabato 6 novembre - ore 15 piazza della loggia - alla
MANIFESTAZIONE
per i permessi di soggiorno, contro la clandestinità e lo sfruttamento. Per i diritti e la libertà di tutte e
tutti, italiani e immigrati. Contro la precarietà e la miseria, perché la crisi devono pagarsela i banchieri,
gli speculatori e gli industriali.
Presidio sopra e sotto la gru di via San Faustino – P.zza Cesare Battisti

pc quotidiano 5 novembre - lo speciale fiat e il blog proletari comunisti a termini imerese

Ieri, 3 novembre, al cambio turno 13,30/14,30 davanti allo stabilimento Fiat di
Termini Imerese i compagni di proletari comunisti hanno diffuso l’opuscolo
speciale fiat e il foglio/blogquotidiano.

Davanti a due pannelli di presentazione dello speciale, con la scritta “Senza
Marchionne gli operai stanno meglio” e la parola d’ordine “sciopero generale”
sono stati fatti dei comizi agli operai, che hanno fatto capannelli attorno ai
pannelli, anche se purtroppo erano davvero pochi, in questo periodo di continua
cassa integrazione, in entrata e in uscita dalla fabbrica.

È stato denunciato ancora una volta l’atteggiamento da fascismo padronale di
Marchionne che tra l’altro non ha nemmeno fatto partire ancora il progetto
Pomigliano, nonostante l’accordo/truffa firmato con i venduti Fim e Uilm, anzi
ha chiesto altri 8 mesi di cassa integrazione in deroga!

Gli operai si sono particolarmente soffermati sul fatto che fino ad ora non si
sa niente di “cosa succederà alla fine del 2011” quando la Fiat se ne andrà,
cosa che viene data per scontata.
Alcuni operai hanno lamentato il fatto che diversi avendo un’età vicina alla
pensione non si mobilitano ma aspettano ormai la scadenza per la mobilità e
avviarsi alla pensione, altri invece hanno fatto domanda per andare a lavorare
fuori.

Abbiamo ribadito che troppo presto si è data per persa questa battaglia,
soprattutto perché non la si è combattuta nel modo giusto, con la continua
delega al governo locale e nazionale vedi la Regione di Lombardo e le “sue”
soluzioni alternative che ogni volta esce dal cilindro ma che ad oggi non hanno
portato a nulla di concreto; che possiamo contare solo sulle nostre forze, vedi
la grande manifestazione del 16 ottobre a Roma e la contestazione ad Epifani;
che se Marchionne dice che tre soli operai riescono a bloccare tutto figurarsi
se entriamo in scena tutti gli operai con una lotta giusta…; che occorre
riorganizzarsi e sviluppare forme autorganizzate di mobilitazione che, come
abbiamo scritto sul foglio “ utilizzino anche le attuali strutture sindacali,
in primis quelle Fiom, per fare quello che si deve fare, per contribuire allo
sviluppo di un autentico sciopero generale”...

Gli operai abbastanza interessati hanno chiesto prima se lo sciopero
riguardava solo la Fiat e poi “quando lo facciamo questo sciopero generale”!
Qualche operaio ha chiesto che cos’è questa nuova bandiera! Abbiamo avuto l’
impressione di una accoglienza di proletari comunisti, a differenza di altre
volte: sono state venduti dodici opuscoli speciali e venti fogli.

proletari comunisti palermo

pc quotidiano 5 novembre - dal processo fiat sata

MELFI - 3.11.10

Al Tribunale di Melfi per l'udienza del processo di appello per i tre licenziati, questa volta vi erano poche decine di operai, operaie e delegati sia della Fiat Sata che di altre fabbriche, come la Magneti Marelli.
Abbiamo avuto modo di parlare più lungamente con i licenziati Fiat e con il segretario della Fiom Basilicata.
Riportiamo una sintesi delle questioni più importanti di cui si è parlato.

A proposito del mancato rientro dei 3 operai in fabbrica il segretario Fiom diceva che ci vorrebbe almeno una norma come in Francia, per cui l'azienda deve pagare una sanzione per ogni giorno di mancato rientro, in cui non viene applicata la sentenza.
Da parte nostra abbiamo segnalato come il mancato rientro è una violazione anche contrattuale, perchè la Fiat viene meno al contratto con gli operai che prevede chiaramente l'attività lavorativa da svolgere, non semplicemente il rapporto di lavoro; quando è il lavoratore ad assentarsi senza motivo si parla di assenza dal lavoro ingiustificata e non può essere superiore a 5 giorni pena il licenziamento; in questo caso possiamo parlare di “assenza di lavoro” ingiustificata, a cui deve corrispondere un obbligo per l'azienda.

Il segretario Fiom e poi gli altri operai ci hanno raccontato dell'assemblea fatta alla Sata prima della manifestazione del 16 solo dalla Fiom, con la partecipazione anche della Failms. L'assemblea è andata molto bene, vi è stata una larga partecipazione, con una enorme differenza da quella fatta qualche giorno prima da Fim, Uilm Fismic, Ugl, che ha visto una bassa partecipazione.
Gli operai all'assemblea sono stati attentissimi. E' in atto l'estensione del piano Marchionne di Pomigliano anche alla Sata; nell'assemblea infatti la rabbia e la preoccupazione principale è stata rispetto alla riduzione delle pause che Marchionne ha annunciato dal prossimo anno. Si tratta dell'applicazione del sistema Ergo Wass, per cui tra l'altro a diminuzione pause corrisponde un aumento delle contestazioni disciplinari.

L'introduzione del sistema Ergo Wass in termini di effetti sulle condizioni di lavoro e salute degli operai vuol dire arrivare ad una saturazione del 99%. Già oggi i tempi dei movimenti sono ridotti e provocano danni fisici agli operai, con l'EW tutto questo verrà portato al massimo.
Sulle pause l'azienda ha anche un atteggiamento arrogante che dimostra la volontà di usare questa riduzione non solo per la produttività ma anche per schiavizzare gli operai. Noi – diceva uno dei delegati Fiom - come è successo in passato, potremmo anche essere disponibili ad una diversa organizzazione delle pause, a scorrimento invece che collettive; in questa maniera l'azienda avrebbe addirittura un vantaggio produttivo; invece scegliere di ridurre le pause collettive è dimostrazione non di una logica economica ma di volontà di attaccare i diritti dei lavoratori. Anche la Cig viene utilizzata come ricatto per attaccare gli operai e far passare il piano Marchionne.

Intanto mentre la Fiat pretende l'aumento della produttività, anche alla Sata va avanti la Cigo e a dicembre si prevede una sospensione più lunga anche di 3 o 4 settimane.
E' però evidente una contraddizione: benchè vi sia un surplus di produzione e si lamenta crisi dei mercati dell'auto, la Fiat con l'applicazione del piano Ergo Wass impone un aumento della produttività.

L'accordo di Pomigliano si estenderà a tutti gli stabilimenti; noi temiamo che anche alla Sata tra un po' si applichi il piano Newco di Pomigliano, che anche alla Sata l'azienda nel prossimo anno possa cambiare denominazione e poi chissà, proprietà.

La buona partecipazione all'assemblea dimostra che gli operai sono attenti, ma c'è paura. I lavoratori attendono la soluzione definitiva della battaglia legale per il nostro rientro in fabbrica, perchè questo ridarebbe fiducia e forza, ma proprio per questo c'è il timore che la Fiat farà di tutto per non farli rientrare.
E' difficile però ora – dicevano i delegati licenziati - pensare ad un rientro “forzoso”, anche perchè legalmente con l'impugnazione della sentenza da parte della Fiat occorre aspettare l'esito del processo in appello.
Ma è probabile che l'applicazione anche qui alla Sata del piano Marchionne faccia tornare viva la situazione in fabbrica.

Sulla necessità della risposta e di quale risposta vi è stata la discussione più importante.

Quello che sta andando avanti – abbiamo detto noi - è un fascismo padronale. Questo pone davanti una situazione diversa, in cui il padronato unisce una linea di aumento dello sfruttamento e attacco ai diritti dei lavoratori per salvaguardare, aumentare i profitti nella crisi, che diremmo “normale” dal punto di vista degli interessi capitalisti, ad una linea, volontà, azione e clima volto a schiacciare gli operai, a imporre una dittatura padronale di cui componente essenziale è tentare di piegare gli operai, azzerando diritti fondamentali.

L'esempio lampante è proprio l'accanimento della Fiat contro i 3 operai della Sata licenziati. L'azienda attraverso i suoi servi sindacali che dicono anche falsità (come le testimonianze false, contraddittorie, reticenti, dei 3 delegati Rsu Uilm, fim, Fismic fatte al processo del 3 novembre hanno dimostrato) cerca di dimostrare nelle aule giudiziarie che i tre licenziati stavano a tot distanza dal carrello, stavano in questa posizione e quindi bloccavano, ecc. ecc., apparentemente usando discorsi tecnici; in realtà quello che la Fiat vuol mettere sul banco degli accusati è il diritto di sciopero; non a caso alla Sevel sta facendo un'azione di risarcimento per danno alla produzione contro i lavoratori che hanno scioperato. Ma siccome uno sciopero deve portare un blocco alla produzione, deve portare un danno alle tasche del padrone, altrimenti non sarebbe uno sciopero,ciò che la Fiat di Marchionne vuole affossare è appunto il diritto di sciopero, stravolgendo la stessa Costituzione.

E' quindi a questo fascismo padronale che gli operai devono rispondere, un fascismo che va come un carroarmato non rispettando e andando ora oltre anche il suo stesso accordo separato sottoscritto a Pomigliano - come è dimostrato dal cambiamento da cassintegrazione straordinaria a cassintegrazione in deroga per passare poi agli esuberi/selettivi.

Su questo tra i lavoratori c'è coscienza della partita in gioco, ma ancora non un'adeguata comprensione del fatto che il padronato con in testa la Fiat sta portando avanti una guerra di classe. Ed è alla guerra di classe che bisogna rispondere e attrezzarsi.
In questa “guerra”, come abbiamo detto parlando con i licenziati di Melfi, i 'buoni e giusti argomenti', le ragionevoli ragioni, le regole democratiche e legali, non hanno più effetto. Servono a raccogliere consenso intorno agli operai in lotta e alle loro avanguardie, ma non servono a creare rapporti di forza a favore degli operai; perchè tu opponi ragioni e il padronato oppone la forza degli accordi illegali e della sua azione concreta in fabbrica, la volontà di schiacciare i diritti, la dignità degli operai.
Occorre opporre alla guerra della Fiat la forza di lotta della classe operaia, occorre che il padronato e i suoi servi abbiano paura, temano la lotta degli operai.
Questo riguarda anche la questione dell'unità degli operai, che nella fase di moderno fascismo padronale deve essere costruita alla luce di come ci si schiera; l'operaio che tu conosci da anni e di cui ti fidi, può voltarti da un giorno all'altro le spalle.
A Melfi un operaio delegato della uilm ha fatto il 3 novembre al processo una testimonianza brutta che di fatto è andata ad avallare la tesi aziendale; un'operaia molto arrabbiata fuori dal Tribunale ha detto che da lui non se le sarebbe aspettate quelle dichiarazioni ma proprio per questo ora al rientro in fabbrica gli avrebbe sputato in faccia.
Una risposta di attacco alla linea della Fiat sembra oggi difficile, c'è tra gli operai, a Melfi come altrove, paura; ma è solo questa linea, e pratica conseguente che può far indietreggiare il piano Marchionne . Altre lotte (Terzigno, ecc.), altre realtà stanno dimostrando che questo è vero, e che invece una lotta di difesa è impotente.

Questo oggi sembra difficile (perchè nella fabbrica oltre la repressione vi è il peso dei licenziamenti) ma è anche vero che almeno bisogna cominciare a dirlo; questo già sarebbe un passo avanti per far avanzare tra gli operai la coscienza del livello di scontro. Per opporre un altro discorso a quelli che abbiamo sentito da alcuni operai poi davanti ai cancelli della Sata, che univano al timore la sfiducia, l'idea che la Fiat di Marchionne è troppo potente, che non c'è niente da fare contro i suoi piani.

Ma l'altra chiarezza da fare soprattutto tra gli operai iscritti o che guardano alla Fiom è che i problemi per avanzare vengono dalla Cgil e anche dalla stessa Fiom
Chiaramente sulla nuova segretaria, Camusso, tutti gli operai con cui abbiamo parlato a Melfi sono molto scettici, l'opinione più buona è che è una molto moderata.
Ma ci sono altri fatti che sono di ostacolo ad una risposta vera di lotta ai piani padronali:
una grande manifestazione come quella del 16 ottobre a cui non segue da parte della direzione della Cgil l'indizione dello sciopero generale, richiesto dagli operai; sciopero che con la Camusso c'è il rischio concreto di un vero e proprio affossamento;
un non ritorno nelle fabbriche, sui posti di lavoro della volontà di lotta espressa nella manifestazione di Roma;
la politica della Fiom che mentre alla Fiat non firma gli accordi, in altre realtà come all'Ilva di Taranto su questioni spesso simili, invece li firma.

Su tutto questo nelle discussioni del 3 novembre vi è stata attenzione. C'è nuova volontà di capire e di trovare la strada.

pc quotidiano 5 novembre - SUSANNA CAMUSSO, MA QUALE PROTAGONISTA DELLE LOTTE DELLE DONNE!

Nel battage pubblicitario sui giornali e rivista settimanali borghesi sulla Camusso, nuova dirigente della Cgil, ci potevano perlomeno risparmiare il suo elogio come rappresentante della battaglia delle donne e addirittura il paragone con grandi donne, compagne rivoluzionarie dirigenti comuniste come Teresa Noce, di altra classe, di altra battaglia, di altra tempra e ideologia contro i padroni e i loro comitati d'affari, rispetto alla ultrariformista carrierista Camusso, che non ha e non può avere nulla a che fare rispetto ai bisogni e alle lotte delle donne proletarie .
Ma purtroppo Bianca Beccalli, scrittrice e sociologa, non ce lo ha risparmiato e il 4novembre dedica alla Camusso un lungo articolo sul Corriere della Sera, facendo questo improprio e inaccettabile paragone.

Anche la rappresentazione entusiasta del periodo "femminista" della Camusso è falsa.
Ci soffermiamo brevemente su questo.

Nel 2006 la Camusso si mette alla testa dell'organizzazione del movimento “Usciamo dal silenzio”, sorta all'inizio come spinta spontanea a fronte del nuovo attacco al diritto d'aborto di Chiesa e governo, ma che vedeva protagoniste principali donne della piccola/media borghesia, del femminismo filo istituzionale. La breve “fortuna” di “Usciamo dal silenzio” fu l'incontro con la necessità di una mobilitazione forte, grossa contro il clerico fascismo e questo produsse una grande manifestazione nel gennaio 2006 a Milano di più di 200 mila donne.
Questa grossa mobilitazione poteva e doveva avere miglior sorte. Ma la Camusso, con alcune sue “compagne”, pensò bene di adoperarsi per deviare subito questa esigenza di lotta a fini istituzionali/elettorali. Una penosa lettera ai candidati e candidate alle elezioni politiche del 2006 fu la sua risposta a un movimento delle donne che oggettivamente, e in alcuni aspetti anche soggettivamente, era antistituzionale. Giustamente l'organizzazione “Usciamo dal silenzio” fece una penosa fine.

Ma la Camusso ci ritenta per l'8 marzo del 2008, in cui ancora una volta questa signora prende carta e penna facendo appello alle donne, al movimento femminista – che nei giorni precedenti aveva organizzato una grande assemblea nazionale e si preparavano ad un 8 marzo di lotta – a mobilitarsi per l'8 marzo sotto le bandiere di cgil, cisl, uil, per cercare di mettere un cappello sulla lotta e l'autodeterminazione del nuovo movimento delle donne, attraverso una riaffermazione della delega ai sindacati confederali, alla via della trattativa, delle leggi, delle (contro)riforme, contrapposte alla lotta, alla ribellione e al protagonismo delle lavoratrici e delle donne in genere; le elezioni politiche si stavano nuovamente avvicinando e quindi la parola della “Uscita dal silenzio” doveva passare ai sindacati confederali, ai partiti parlamentari.

Con il movimento delle donne la Camusso non ha avuto fortuna ed giustamente “tornata nel silenzio”.

Movimento femminista Proletario Rivoluzionario

27.6.10

pc quotidiano 5 novembre - SUSANNA CAMUSSO, LA DIRIGENTE GIUSTA DELLA CGIL, PER I PADRONI

Tratto dal numero 5 in uscita della rivista marxista-leninista-maoista "La Nuova Bandiera:

Il 3 novembre Susanna Camusso è stata nominata nuova segretaria della Cgil.
Non si era mai visto nella Cgil, e né si vede perfino nella cisl e nella uil i cui dirigenti sono espliciti servitori dei padroni quasi a prescindere, che l'investitura del nuovo segretario avvenisse così sfacciatamente all'insegna della sponsorizzazione plebiscitaria dei padroni.
La sponsorizzazione è cominciata in maniera esplicita in piena esplosione del caso Fiat e del piano Marchionne a Pomigliano. E' lì che si è cominciato a dire e scrivere che i padroni puntavano sulla Camusso per ridurre alla ragione la Fiom e riportare al tavolo la Cgil. Se ne ripercorreva l'iter e il percorso storico per dimostrare che era “l'uomo giusto al posto giusto”.
Ci poteva essere chiaramente molto strumentalismo, anche i padroni sanno usare la tattica, ma certamente la Camusso è entrata subito nel ruolo e ha offerto la sponda giusta. E' qui che l'entusiasmo dei padroni è cresciuto, e questa che era fino a qualche mese fa una oscura signora è divenuta gettonatissima su tutti i giornali, anche quelli di costume e di colore, con entrata in campo perfino dei cosiddetti “femminili”.
Questo sarebbe più eloquente di ogni discorso, ma è bene entrare più nel contesto degli argomenti.
Il giorno dei salutari fumogeni a Bonanni, con il cadavere ancora caldo del contratto nazionale ucciso dalla Federmeccanica, Sole 24ore dedica pressoché un'intera pagina alla Camusso. L'obiettivo, volontario o involontario, è di cucire addosso al personaggio il vestito giusto. “Dalla Bovisa alla guida Cgil: una vita fuori dall'ideologia”, questo il ritratto di “una donna leader”.
Si sa che i padroni quando parlano di ideologia non è all'idea che guardano ma alla sostanza. Ideologia è ritenere che la società sia divisa in classi, che ci sia la lotta di classe, e in campo sindacale questo significa che gli interessi dei padroni e degli operai sono contrapposti, decisi di volta in volta dai rapporti di forza. Ma ideologia significa anche avere una prospettiva, che quella dei padroni è l'eternalizzazione del sistema del capitale, quella degli operai è il superamento di questo sistema.
Quindi, è evidente che descrivere il cammino della Camusso come un cammino in questa direzione, è considerare che possa essere la persona giusta ad eliminare dalle fila del sindacato, del movimento dei lavoratori ogni, per così dire, residuo di questa ideologia.
Un burocrate importante, Onorio Rosati, segr. della Camera del Lavoro di Milano dichiara: “Lei è la scelta giusta per migliorare le relazioni industriali nel nostro paese... Con la Camusso sarà possibile un confronto con tutte le parti per avere più contrattazione, formulare un nuovo patto sociale che contempli sia la produttività, sia la difesa dei posti di lavoro”.
Nella definizione che ne fa Rosati come si vede manca sia la parola “diritto” sia la parola “conflitto”, per cui ne viene di conseguenza che c'è un solo modo di intendere questo nuovo patto sociale che “contempli sia la produttività sia la difesa dei posti di lavoro”, il piano Marchionne per Pomigliano.
Ma è altrettanto interessante la descrizione della Camusso che fa un luminare sociologo dirigente della Cisl, Bruno Manghi che la conosce sin dall'inizio, all'Università della Statale nel '75:
“Dopo aver fatto amicizia mi confidò con semplicità che ultimati gli studi in Lettere e Filosofia avrebbe desiderato passare a tempo pieno al sindacato”. Ora, certo il '75 non è il '68 un po' di acqua era passata sotto i ponti, l'Università della Statale non era più quella di una volta, ma trovare chi nel movimento studentesco avesse come massima spirazione di carriera quella di entrare nel sindacato – senza passare né dalla fabbrica e forse neanche dal lavoro – significava essere una burocrate in carriera ante litteram, una vera pioniera del genere.
Manghi le dice a quel punto che non è il caso che venga in quel momento nella Cisl che era in fibrillazione – la Fim lombarda era quel sindacato operaio dell’industria, un po' anomalo nel panorama generale della Cisl, che poi darà vita a quella autonomizzazione/scissione che sarà la Fim lombarda, poi Flmu di Tiboni. Manghi comprende che è altrove che la signorina va indirizzata. E dove se non nella componente socialista, allora craxiana della Cgil Lombardia?
Prosegue il racconto di Manghi: “alla fine dopo alcuni abboccamenti con diverse realtà fu introdotta in pianta stabile nella Fiom nella componente socialista”. Scrive sempre il giornale Sole 24ore: “L'affiliazione socialista ed il pragmatismo lombardo le risparmiano qualunque fascinazione ancora presente in parte della Fiom di matrice comunista verso un'idea di sindacato come palestra per allenare i lavoratori alla lotta di classe”.
Un altro dirigente della Cgil spiega: “Ha una capacità tattica di creare rapporti trasversali. Ha un forte legame con i cattolici di Cisl e Acli. Non è mai stata comunista, né ha mai pensato alla convergenza dell'azione tra attività sindacale e politica”. Naturalmente, decodificando le parole: si chiama “tattica” la capacità di un sindacalismo senza scrupoli, e “nessuna convergenza tra attività sindacale e politica” la risibile formulazione di chi fin dall'inizio è entrata nel sindacato per mano dei politicanti craxiani.
Ma il ruolo avuto dalla Camusso durante il periodo della sua presenza nel gruppo dirigente Fiom nella vertenza Fiat e nel settore auto, è stato il momento nero della sua carriera, non solo la Fiom ma gli operai la cacciano per aperta connivenza con la Fiat. Sembra essere la fine della sua carriera. Ma qui riesce a trovare un nuovo nume tutelare, Cofferati, che la fa diventare segretaria generale della Cgil della Lombardia.
E lì che comincia la nuova irresistibile ascesa della signora, a cui giova anche un’incursione con lo stesso sistema nel movimento delle donne. La fase di “Usciamo dal silenzio” viene dalla Camusso utilizzata con abilità per ritoccare il look della sua carriera, facendosi passare anche per "femminista".
“Oggi – dice il Sole 24ore – tra relazioni nuove e vecchie la Camusso può contare su un ventaglio che va da Pierluigi Bersani, Rosy Bindi, Enrico Letta a Giulio Tremonti, Gianni Letta e Maurizio Sacconi...”.
Il suo riferimento costante è l'economia nazionale, la classe dirigente, il nuovo modello di produttività e competitività, la proposta di un modello sindacale partecipato alla “tedesca”. Rispetto al piano Marchionne, la proposta è quella di “mettere in campo una nuova sfida su che cosa vuol dire oggi produttività, utilizzo dell'impianto, rapporto con l'occupazione, l'innovazione, la formazione”. Affianca, poi, la Confindustria nella lotta all'evasione.
Alla domanda finale: ”Lei sarà la prima donna alla guida della Cgil, esiste uno specifico punto di vista femminile sull'economia e sul lavoro?”. La Camusso risponde: “Tutte le donne hanno due caratteristiche comuni. L'abitudine ad occuparsi di economia di base, a tenere insieme i conti, spesa e risparmio (si tratta dell' “economia domestica” - ndr), e questa è una della grandi forze del nostro paese. La seconda è la capacità di trovare comunque le soluzioni”.
Qui si sposano bene i due lati, del riformismo e della fase cosiddetta “femminista” della Camusso, in cui delle donne è preso proprio il lato che ne fa per la borghesia un pilastro del sistema, il sistema del capitale, dell'eternità della sua gestione, del ruolo subordinato dei lavoratori e dell'eterna oppressione, doppia per le donne, condivisa e partecipata.
Per questo ora bisogna tornare all'assunto iniziale. La Camusso è la persona giusta, la donna giusta per il ruolo che il capitale assegna alla Cgil nella fase del fascismo padronale..."

Questo articolo è parte dello Speciale Fiat "Fiat le armi della critica contro il fascismo padronale", scritto principale del n.5 de La Nuova Bandiera
Per richiedere tutta la rivista: ro.red@libero.it

pc quotidiano 5 novembre - corteo a napoli 6 novembre

il testo di convocazione

Dalle cariche contro le popolazioni di Terzigno che difendono la propria terra dalla devastazione ambientale, agli sgomberi dei nuovi spazi liberati a Milano (Ripa, Fornace ed Edera), ovunque il dissenso viene represso in maniera sempre più dura e immediata.
Le mobilitazioni antifasciste in particolar modo sono oggetto di attenzioni particolari da parte della magistratura. Da più di tre mesi Tonino , compagno anarchico, si trova in carcere per “concorso esterno in tentato omicidio” nell’accoltellamento di un neofascista di CasaPound, gesto per il quale l’autore si è costituito assumendosi fin da subito tutte le responsabilità. Eppure Tonino dopo ben due Riesami si trova ancora in carcere, chiaramente perché è stato in prima linea nelle lotte contro la riapertura della discarica di Pianura a Napoli nel 2008, contro CasaPound e perché anarchico. Anche a Teramo il 12 ottobre sono stati arrestati quattro antifascisti, a Pistoia continua la montatura giudiziaria nei confronti di tre militanti antifa.

La repressione e il controllo sociale si intensificano sempre di più. Piovono ovunque arresti, denunce, misure restrittive, licenziamenti, sanzioni amministrative mentre le condizioni di vita diventano sempre più precarie. Chiunque si permette di alzare la testa viene definito socialmente pericoloso e represso. Socialmente pericoloso è chi lotta contro la devastazione del proprio territorio, contro le politiche razziste e securitarie, contro i licenziamenti politici e lo sfruttamento del lavoro, contro il ricatto della precarietà e la disoccupazione. Socialmente pericoloso è chi con la pratica e le idee contrasta gli strumenti del potere, siano essi l'autoritarismo della democrazia o l'abuso dei metodi che sempre più si avvicinano alle pratiche fasciste, la militarizzazione delle nostre strade e la mercificazione delle nostre vite.

Se lottare significa essere socialmente pericolosi, abbiamo già scelto.

Continueremo a lottare.

Contro la repressione.

Tonino libero, liberi tutti.

.::Sabato 6 novembre::.
corteo nazionale a Napoli, concentramento in piazza Mancini (di fronte alla stazione centrale)
alle ore 16:00.

la posizione di proletari comunisti

proletari comunisti sostiene ma non aderisce al corteo di napoli
lo sostiene perchè condivide pienamente la denuncia dei fatti contenuti nell'appello,
così come ritiene indispensabile la costruzione di una manifestazione nazionale a napoli - teatro di tutte le repressioni sociali e politiche - ma riteniamo che questa non lo sia
nè nella costruzione, nè nella larghezza, nè nelle mobilità di realizzazione
serviva una assemblea nazionale di promozione
serviva assumere la repressione sociale e i soggetti che ne sono vittime e protagoniste come soggetti promotori anche pubblici - sia pure in un fronte largo -
della convocazione
serviva definire l'obiettivo non solo generale ma anche specifico di questa manifestazione che ne tracciasse in forma evidente le modalità
questo non è avvenuto ed è avvenuto solo in parte
la battaglia per una vera manifestazione nazionale e un soccorso rosso proletario e di massa deve continuare e auspichiamo che questa manifestazione lo sostenga nei fatti

proletari comunisti
ro.red@libero.it
5 novembre

pc quotidiano 5 novembre - come un fiume in piena ..nasce in galizia -spagna il comitato di appoggio alla guerra popolare in india


in spagnolo in via di traduzione



Nota de prensa


OS PASADOS DIAS, 1 E 2 DE NOVEMBRO DO 2010, UN GRUPO DE COMPAÑEIRAS E COMPAÑEIROS, DA CORUÑA, DECIDIMOS CONSTIUIR, COMO PARTE DO NOSO
TRABALLO INTERNACIONALISTA UN ORGANISMO DE SOLIDADARIDAD E APOIO Á REVOLUCION NA INDIA.

EXISTEN A NIVEL INTERNACIONAL ORGANISMOS SEMELLANTES COS CALES
TRATAREMOS COORDINAR O NOSO TRABALLO EN GALICIA.

COMO PRINCIPAIS TAREFAS CONSIDERAMOS AS SEGUINTES:


- DIFUNDIR A VERDADEIRA INFORMACIÓN DA GUERRA POPULAR NA INDIA ENTRE AS CLASES POPULARES E ORGANIZACIÓNS PROGRESISTAS NO NOSO PAIS.

- A DENUNCIA PERMANENTE DA REPRESIÓN DO REXEMEN REACCIONARIO DA INDIA E DA CHAMADA "OPERACION GREEN HUNT". (OGH) XENOCIDA CAMPAÑA CONTRA O POBO ORGANIZADA POLOS REACIONARIOS.

- PROMOVER ACCIÓNS DE SOLIDARIEDADE CO PUBLEO INDIO E A SÚA XUSTA LOITA.


ASI MESMO ACORDAMOS PROMOVER A CREACION DUN BLOG NOTICIOSO PARA O CUMPRIMENTO DAS TAREFAS INFORMATIVAS NA REDE.


FACEMOS UN CHAMADO A TODAS AS PERSOAS INTERESADAS A INCORPORASE ÁS TAREFAS DO COMITÉ, QUE TEN UNHA CLARA POSICIÓN INTEGRADORA E PLURAL NAS SÚAS ACTIVIDADES.


VIVA A AMIZADE DOS POBOS HINDU E GALEGO!


VIVA A GUERRA POPULAR NA INDIA!


A Coruña, 1.11.10


COMITE GALEGO DE APOIO A GUERRA POPULAR NA INDIA

pc quotidiano 5 novembre - sicurezza e morti sul lavoro - dal 5 al 11 dicembre giornate di mobilitazione in tutta italia

la rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
indice una settimana di mobilitazione in tutti i posti di lavoro e sul territorio
dal 5 al 11 dicembre
l'appello nazionale e il calendario delle iniziative sarà definito per la fine della prossima settimana
aderire- contattare - scrivere e proporre sin da subito
bastamortesullavoro@g.mail.com

pc quotidiano 5 novembre -Paderno Dugnano - la necessità della guerra di classe

l'esplosione e il ferimento grave di 7 operai- di cui due a rischio
gravissimo di perdere la vita- sono l'ultimo crimine sul fronte della
sicurezza sul lavoro
i padroni sono assassini - le istituzioni complici - il governo intanto
peggiora la situazione
i sindacati confederali tutti al di là del momento del fatto non fanno
nulla - rsu e rls partecipano, tranne rare eccezioni
alla gestione criminale della sicurezza -
precarietà, ricatto occupazionale, leggi sull'immigrazione fanno il resto
la rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro è stato finora
l'unico strumento generale di contrasto di tutto questo dalla Thyssen
all'Ilva, da Palermo a Molfetta, da Roma al porto di ravenna...
ma pochi la hanno utilizzata e molti l'hannno boicottata - in primis nel
nostro campo i sindacati di base - tranne lo slai cobas per il sindacato di
classe -
altri mettono su patetiche e pietistiche,convegnistiche, strumentali e
inutili 'imitazioni per settarismo, mentalità ristretta, incomprensione
politica e di classe della questione
ma la rete resta l'unica reale proposta nazionale per la denuncia, il
contrasto la mobilitazione
fare della rete lo strumento per colpire a livello unitario di massa i
padroni assassini, il governo e i loro complici all'interno e nel percorso
della indispensabile rivoluzione politica e sociale che metta fine
all'orrore senza fine delle morti sul lavoro, per costruire uno stato un
governo basato sul primato della vita operaia e proletaria e non sul
profitto
l'azione immediata in prima persona da subito nelle fabbriche e nei
territori segnati dalla morte per il lavoro
la manifestazione e l'assemblea nazionale in occasione della conlusione del
processo Thyssen
sono le scadenze attuali di questa guerra di classe che porteremo fino in
fondo

rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com
iscriviti alla mailing list
bastamortesullavoro@domeus.it

vedi il link del blog

pc quotidiano 4 novembre - Come in guerra: la vera emergenza sicurezza in Lombardia e non solo

Esplosione nel Milanese, 7 feriti
04 novembre, 19:28 ANSA

La superstrada Milano-Meda chiusa al traffico dopo l'esplosione dell'azienda chimica Eureco Holding Esplosione nel Milanese, 7 feriti 04 novembre, 19:28

MILANO - Ha gravi ustioni su tutto il corpo di secondo e terzo grado uno dei sette operai coinvolti nell'esplosione di una ditta chimica a Paderno Dugnano, nel milanese. L'uomo, ricoverato al Fatebenefratelli in codice rosso, ha circa 30 anni e, riferisce l'ospedale all'ANSA, e' straniero.

Secondo i residenti a luglio si era gia' verificata un'esplosione nello stabilimento che pero' non aveva provocato vittime.


questa è l'ultima strage annunciata di lavoratori di una guerra che si svolge quotidianamente e che nonostante le campagne mediatiche sfalsate da parte di inail e governo che annunciano la diminuzione degli infortuni, la realtà è un'altra ed è quella che nonostante la crisi e la diminuizione delle ore lavorate, : si intesifica lo sfruttamento e quindi aumentano le morti per mantenere alti i profitti, oltre al, fatto che aumento il ricatto del lavoro in ogni condizione e quindi la sicurezza diventa oltre che secondaria.
in questo link sono segnate tutte le morti dall'inizio dell'anno (http://lombardia.indymedia.org/node/24821) e si dice "aiutateci a tenere alta l'attenzione sulle morti sul lavoro", ma questo non basta assolutamente perchè se si evince da questi dati che è una guerra occorre mettere in campo le armi che servono per combatterla, un movimento permanente contro l'incivilta di un sistema che vede come normale morire sul lavoro e che si occupa della condizione operaia solo quando ci sono stragi eclatanti, cercando addirittura di usare questi eventi per poi spegnere subito i riflettori sulle cause che li producono e li fanno ripetere.

così come servirebbe uno sciopero generale per la sicurezza, ma in questi anni solo la rete nazionale per la sicurezza sui luoghi di lavoro ha cercato di costruire le condizioni per questa battaglia continua contro l'ineluttablità delle morti sul lavoro e di chi le considera incidenti o ancor peggio colpa degli stessi lavoratori.
oppure di volta in volta cerca di trovare delle giustificazioni del tipo quello che è successo al microfono aperto da radio popolare per questultimo caso di paderno dove si dice non cera il sindacato, erano in appalto, non conoscevano le pratiche operative, facendo parlare il predidente dell'amnil che dice che la responsabilita è per il50% dell'operaio e del datore di lavoro e che serve informazione e la cultura della sicurezza, dove parla l'ex operaio della thyssen boccuzzi ora deputato pd e non nomina neanche minimamente che la colpa è del profitto (visto che alla thyssen cerano i sindacati, erano operai e non interinali, gli venivano fatti i corsi), della scelta del padrone di lasciare lavorare gli operai su delle linee e macchine lasciate andare al disfacimento e con costanti incendi che si propagavano......

alleghiamo alcune prese di posizione che danno l'idea di come questi notabili dei padroni stiano a seguire la crescita delle morti operaie (gennaio:QUATTRO INCIDENTI MORTALI IN LOMBARDIA IN MENO DI UN MESE, febbraio:Infortuni sul lavoro, già sei vittime nel 2010) senza fare niente di concreto se non lacrime di coccodrillo...

della cgil che in altro caso di infortunio mortale ad un immigrato si stracciava le vesti sulla tragica esistenza di esseri umani nella clandestinità, quando poi non hanno mai fatto una battaglia concreta con leggi razziste e cpt o come quandosi rivoltano come a brescia non appoggiano le loro forme di lotta e non scendono in piazza per rompere i divieti imposti agli immigrati per manifestare contro questo stato di cose....

per non parlare della cisl che dovrebbe stare zitta sulla sicurezza vista la sua partecipazione doppiamente attiva nel peggiorare le condizioni dei lavoratori con gli attacchi al contratto aziendale e che a brescia non trova di meglio che alimetare la guerra tra i lavoratori immigrati sulla gru e quelli che gli viene impedito di lavorare nel cantiere che sono anche in prevalenza immigrati



dal sito cgil lombardia
QUATTRO INCIDENTI MORTALI IN LOMBARDIA IN MENO DI UN MESE. DICHIARAZIONE DI ORIELLA SAVOLDI DELLA SEGRETERIA DELLA CGIL LOMBARDIA.
Oriella Savoldi, della Segreteria della Cgil Lombardia sottolinea che “è' già pesante il bilancio degli infortuni sul lavoro del 2010, in tempi di rallentamenti e fermi produttivi e di grave crisi occupazionale. Troppi feriti o intossicati, e con l’operaio morto ieri a Desio salgono a quattro le vittime sul lavoro in Lombardia.

Una morte davvero atroce quella del giovane operaio straniero caduto nella tramoggia di una macchina spargisale; ma oltre a questo colpisce, nella registrazione dell'infortunio, alla voce mansione svolta, la specificazione: non classificata. E alla voce rapporto di lavoro: autonomo senza dipendenti.

Impossibile trattenersi dal pensare - dice Savoldi - ai troppi volti che lavorano nel nostro Paese senza che la loro presenza sia riconosciuta e a come, tragicamente, solo la morte in alcuni casi ne riveli l'esistenza.

Anche per questo infortunio si tratterà di accertare le responsabilità, ma da chi dipenda quella di mantenere esseri umani nella clandestinità, a tutto vantaggio di irregolarità e insicurezza per chi lavora è risaputo, e questo ci impegna nell'opera di contrasto e di iniziativa”.

Sesto San Giovanni 28 gennaio 2010




dal sito cisl lombardia
Infortuni sul lavoro, già sei vittime nel 2010
Ieri un operaio ha perso la vita in provincia di Varese



Milano, 9.2.2010

Ennesima tragedia sul lavoro. Ieri, un operaio della Riganti Spa, fonderia di Solbiate Arno, ha perso la vita mentre stava lavorando al maglio di una "berta", un macchinario per lo stampaggio a caldo dell'acciaio. Gaetano Saraceni, 30 anni, stava operando al reparto forge, il cuore dell'azienda del varesotto che produce principalmente per l'industria navale e per i mezzi di movimento terra, quando per motivi ancora in corso d'accertamento, un pezzo di ferro è uscito dallo stampo, colpendolo in pieno petto. Inutile è stato il tentativo dei colleghi di soccorrerlo e l'arrivo di un medico rianimatore. Un’altra vita spezzata nello svolgimento del proprio lavoro. Sono già sei le morti bianche in Lombardia in questo primo scorcio del 2010. "Le parole non bastano più. In questo calvario infinito di morti sul lavoro, ogni volta che accadono, ci si interroga su come sia possibile il ripetersi di incidenti simili", commenta Roberto Benaglia, segretario regionale Cisl Lombardia. "C’è ancora molto da fare affinché il tema della sicurezza sia davvero posto al top delle priorità tra gli imprenditori ed i lavoratori - aggiunge -. Se le imprese continuano a considerare la sicurezza un costo, la vita di molti lavoratori continuerà ad essere a rischio. Bisogna investire in prevenzione, potenziare l’informazione, la formazione e l’addestramento professionale, promuovere una vera cultura della sicurezza per garantire la vita dei lavoratori".



Stranieri
Infortuni sul lavoro, il record in Lombardia

Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Sono queste le regioni dove i lavoratori stranieri sono più frequentemente vittime di infortuni. E insieme nel 2008, secondo il rapporto Inail, hanno totalizzato il 57,3 per cento delle denunce e il 50 delle morti bianche tra i non italiani. Si conferma così «l' andamento a macchia di leopardo degli incidenti sul lavoro nel nostro Paese, strettamente connesso alla diversa densità occupazionale registrata nelle varie zone d' Italia». I dati sono emersi nel corso della mostra convegno «Progetto sicurezza», al Palazzo delle Stelline, in corso Magenta, organizzato da Inail e Aias, le due organizzazioni più importanti sul tema sicurezza sul lavoro. La Lombardia è la più interessata da questo fenomeno: un infortunio ogni 5 denunciati a danno dei lavoratori stranieri si è verificato nelle province lombarde e ha coinvolto soprattutto giovani operai provenienti da Marocco, Romania e Albania. La tendenza si conferma anche per le malattie professionali: nel 2008 il 13% sono state registrate in Lombardia, preceduta da Emilia Romagna (25%) e seguita dal Veneto (11%). RIPRODUZIONE RISERVATA


(4 luglio 2010) - Corriere della Sera

giovedì 4 novembre 2010

pc quotidiano 4 novembre - Same dirigente forza il picchetto: delegato fiom finisce all'ospedale

Nonostante l'azione congiunta fim-cisl e confindustria per isolare la rsu fiom, con tanto di lettere inviate alla segreteria fiom anche da parte dei padroni per cercare di delegittimare i delegati sindacali che hanno giustamente protestato contro la sede della fim-cisl di treviglio, iniziativa respinta dalla segreteria di bergamo che confermava la rsu di fabbrica.
In questi giorni continua la lotta con scioperi improvvisi, cortei interni e picchetti ai cancelli degli operai per riconquistare il tavolo nella trattativa del rinnovo del contratto aziendale che l'azienda si rifiuta di avviare.
Un contratto in cui l'azienda vorrebbe inserire stile Pomigliano attacchi alla malattia non pagando i primi 3 giorni e altri peggioramenti. Ultima trovata aziendale, dopo che la fim aveva fatto la sua parte dichiarando nei giorni scorsi di voler proseguire le trattative in maniera separata "visto il clima di intimidazioni e insulti" della rsu fiom, ora per cercare di spezzare la lotta che va avanti con circa 30 ore di sciopero tenedo conto anche quelli fatti contro le deroghe al contratto, l'azienda aveva annunciato di voler mettere in cassa integrazione 700 dipendenti e tenendo conto che gli impiegati sono 400 anche circa 300 operai. Poi visto che il lavoro sulle linee c'è ha fatto dietrofront dicendo che si è sbagliata e che la cassa riguarda solo gli impiegati o meglio che "la richiesta per 700 dipendenti su 1300 è da intendersi come domanda massima!!!
Mentre continua inesorabile la perdita di tessere e di consenso da parte della fim, questa mattina la fiom ha tenuto picchetti e assemblea ai cancelli all'entrata con la presenza di circa 600 lavoratori, in cui si è verificato uno sfondamento da parte di un dirigente....
La battaglia della fiom same è una battaglia che riguarda anche le altre fabbriche, ma che si sta giocando nell'isolamento da parte delle altre rsu fiom delle grandi fabbriche di bergamo, basti pensare che delle migliaia di email di solidarietà arrivate dopo le contestazioni delle uova solo 3 riguardano delegati fiom di bergamo e che proprio in questi giorni alla tenaris dalmine fim-fiom-uilm stanno presentando ai lavoratori una piattaforma per il rinnovo dell'integrativo aziendale
unitariamente e al servizio del piano di ristrutturazione di padron rocca e che porterà nel giro di qualche anno al taglio di oltre 500 lavoratori nello stabilimento e già oggi ha portato spostamenti nei vari reparti, recuperi produttivi al sabato e massima flessibilità sulla turnistica.

SAME DI TREVIGLIO: DURANTE UN PRESIDIO DEI LAVORATORI UN DIRIGENTE NON SI FERMA E FORZA CON L’AUTO LA PROTESTA. UN DELEGATO FIOM FINISCE AL PRONTO SOCCORSO

Bergamo, giovedì 4 novembre 2010

“Tutti gli altri dirigenti si erano fermati, alcuni avevano parcheggiato fuori, mentre quello ha forzato il presidio”: uno dei delegati FIOM-CGIL descrive così quanto accaduto questa mattina attorno alle 9.15 davanti ad un ingresso laterale della Same di Treviglio, quello di via Isser.
Dalle 6.45 era in corso un presidio di protesta indetto dalla RSU FIOM-CGIL davanti ad uno dei cancelli della storica azienda che produce macchine agricole e che occupa 1300 persone nella provincia di Bergamo.
Una ventina di lavoratori stava di fronte ai cancelli per protestare contro la decisione della Same di interrompere le relazioni sindacali e, di conseguenza, il tavolo della trattativa per il rinnovo del contratto aziendale. Il 15 ottobre Confindustria aveva, infatti, annunciato per iscritto al sindacato che “è da ritenersi sospeso il negoziato sul rinnovo del Premio di Risultato aziendale ed ogni altro confronto sindacale con FIOM”. La lettera conteneva l’invito “a verificare la partecipazione a tali azioni (quelle di Treviglio del 30 settembre scorso, ndr) dei referenti sindacali Same Deutz Fahr Italia spa”.

“Poi, il fatto gravissimo: un dirigente della Same ha di fatto investito ai cancelli un nostro delegato” continua un altro RSU FIOM. “E, ancor peggio, il dirigente non ha prestato soccorso né si è fermato”.

Dopo essere stato condotto al Pronto Soccorso di Treviglio per accertamenti sanitari (ha avuto una prognosi di 7 giorni con il rischio di complicazioni ad u a gamba), il lavoratore ha sporto denuncia.
“Quanto accaduto oggi è davvero molto grave, lo condanniamo ed esprimiamo solidarietà al delegato vittima dell’incidente” commenta Eugenio Borella, segretario generale provinciale della FIOM-CGIL di Bergamo. “Chiediamo alla direzione della Same, unendoci alla richiesta della stessa RSU, di prendere urgentemente provvedimenti contro il dirigente responsabile del fatto”.

pc quotidiano 4 novembre - con la gru di brescia - SABATO 6 NOVEMBRE H 15 PIAZZA LOGGIA MANIFESTAZIONE

SULLA GRU


Siamo saliti sulla gru per i nostri diritti, per non essere continuamente sfruttati, per uscire dalla clandestinità. Non vogliamo più essere invisibili, merce di scambio di padroni senza scrupoli. Abbiamo preso la parola e facciamo la nostra parte da protagonisti. Dobbiamo costruire occasioni di incontro, percorsi comuni che ci diano speranza. Sperimentare lotte che spiazzino il razzismo delle istituzioni mettendo al centro la precarietà che viviamo sui luoghi di lavoro e nella società.
Battersi contro le sanatorie truffa, il pacchetto sicurezza, il permesso a punti e chiedere che il permesso di soggiorno non sia più legato a un contratto di lavoro sono gli obiettivi che ci accomunano.
Per questo invitiamo tutti i migranti e gli antirazzisti a partecipare alla manifestazione di Brescia di sabato 6 novembre.
Per questo saremo il 13 novembre alla manifestazione di Bologna insieme ai fratelli che scenderanno in piazza.
Basta truffa !
Basta pagare !
Abbiamo la forza? Sì.
Presidio migranti sopra e sotto la gru – via S. Faustino, Brescia
Associazione Diritti per tutti – Brescia

pc quotidiano 4 novembre - Filippine: Attacchi vittoriosi del Nuovo Esercito del Popolo

Continuano le operazioni vittoriose del Nuovo Esercito del Popolo, guidato dal Partito Comunista delle Filippine

La 41a brigata di fanteria cade in un'imboscata ad Abra, 3 uccisi, altri 3 feriti

Un primo iniziale resoconto dal campo di battaglia ha confermato che un veicolo della 41a IB è caduto in un'imboscata dei guerriglieri del NPA del Commando Begnalen Agustin alle ore 5.30 del 30 ottobre 2010, a Barangay Bonglo-Lengas, Baay-Licuan, Abra. 3 soldati sono stati uccisi e altri 3 sono rimasti feriti. 2 fucili M16, una mitragliatrice M60, altri documenti e strumenti di logistica sono stati portati via dai guerriglieri NPA, che si sono rapidamente ritirati dopo la sparatoria.

Il sito dell’agguato è situato lungo la Strada Abra-Kalinga, a pochi minuti di distanza dalla 503a Brigata HQ a Barbarit, e la Bacooc Patrol Base in Lagangilang, e da Bituen Patrol Base e Advanced Command Post (ACP) del 41 ° IB in Bakiro, Baay-Licuan.

La 41a brigata è stata punita di nuovo dal Nuovo Esercito del Popolo per una serie di violazioni dei diritti umani, da quando ha intensificato le operazioni contro-insurrezionali in linea con il piano di accerchiamento e annientamento del governo definito “Oplan Bantay Laya 2” e il suo attuale programma di estensione sotto il nuovo regime di Noynoy Aquino.

Diverse comunità sono state attaccate, terrorizzate con bombardamenti indiscriminati, raffiche di mitragliatrice, arresti illegali, torture e omicidi. I centri di riunione e le case sono state utilizzate come caserme per i soldati. È stata scatenata una “caccia alle streghe” per limitare i movimenti della popolazione, provocando una riduzione della produzione agricola e mineraria tutto quanto nell’intento di cacciare via dai propri villaggi le popolazioni e avere mano libera nella devastazione ambientale cui approda lo sfruttamento selvaggio delle terre e delle foreste per gli interessi delle multinazionali.

mercoledì 3 novembre 2010

pc quotidiano 3 novembre - Nessuno spazio a fascisti e razzisti!

3 novembre presidio antifascista in piazzale Loreto h 20

contro la grave provocazione alla città Medaglia d'oro della Resistenza dell'associazione Lealtà e azione che il 28 ottobre voleva inaugurare la nuova sede (concessa in affitto dall' aler) -avamposto contro l'immigrazione e gli zingari, nella loro presentazione-in viale Brianza, nelle vicinanze di piazzale Loreto, con una conferenza in onore dell'ex generale belga delle SS Leon Degrelle. Gli Hammer hanno deciso di rimandare l'iniziativa al 3 novembre, per evitare la scomoda concomitanza con l'anniversario della marcia su Roma.
Proletari comunisti - milano


Il 28 ottobre in Piazzale Loreto i compagni e le compagne di Milano
hanno ribadito con un presidio antifascista la loro determinazione ad
impedire lo svolgersi di qualsiasi evento di stampo nazista
all'interno della citta`.

I neo-nazisti che si presentano sotto il nome di "lealta` azione"
avrebbero dovuto tenere nello stesso giorno, all'interno della loro
nuova sede di viale Brianza (concessa dallâ?TALER), una squallida
iniziativa per commemorare il generale ss Leon Degrelle, ma hanno
deciso di rimandare l'incontro a mercoledì 3 novembre per evitare la
"scomoda" data dell'anniversario della marcia su Roma nella speranza di
poter agire indisturbati, contando sull'appoggio e la connivenza delle
istituzioni.

Il 3 novembre saremo ancora in piazza per ribadire la nostra
determinazione ad impedire che qualsiasi evento di stampo nazi-fascista
infanghi il passato di Milano, città medaglia d'oro della Resistenza, e
il suo presente, multietnico e antirazzista.

Per questo vogliamo continuare a mobilitarci e vivere l'antifascismo
nelle strade e nelle piazze della nostra citta`.

MERCOLEDIâ?T 3 NOVEMBRE PRESIDIO ANTIFASCISTA

H.19 PIAZZALE LORETO â?" STELE DEI MARTIRI PARTIGIANI

NESSUNO SPAZIO AI FASCISTI NE` IERI NE` OGGI NE MAI

Centro Occupato Autogestito T28 - via dei transiti 28 -Milano
coa.transiti@inventati.org

assemblea di via dei transiti
viapadoven@gmail.com

pc quotidiano 3 novembre - Basta torture, libertà per i prigionieri palestinesi!



Lo stato di polizia israeliano al servizio della colonizzazione della Palestina
Israele terrorista!

Mentre all'ombra dei negoziati-farsa lo stato d'Israele persegue la sua politica di annessione della terra Palestinese, sono diventate pubbliche le denunce sul trattamento in violazione dei diritti umani degli arrestati palestinesi contenute in un documento redatto dalle due ONG israeliane HaMoked e B’Tselem, l'ennesimo documento successivo alle 265 denunce dal 2001 a oggi presentate al Ministero di Giustizia. Se non è seguito nessun provvedimento da parte dello Stato terrorista israeliano, evidentemente c'è il pieno sostegno agli aguzzini israeliani.
Pochi giorni fa c'è stata la denuncia di due minorenni arrestati a cui gli agenti dei servizi segreti hanno urinato loro addosso e gli hanno costretto a bere l'acqua sporca del cesso.
Le colonie ebraiche nella Cisgiordania occupata “si sono trasformate in centri di detenzione,
d'interrogazione e di tortura”: ha denunciato Isa Qaraqe', ministro degli Affari dei detenuti e degli ex detenuti nel governo di Ramallah.
Nel solo mese di ottobre di quest'anno sono stati 500 i lavoratori palestinesi arrestati da Israele.

Riportiamo un articolo dal sito Nena News sul lager di Petach-Tikva.
DETENUTI ALL’OMBRA DEI SERVIZI SEGRETI
Dal 2001 ad oggi, 265 denunce per maltrattamenti subiti da palestinesi, nel centro detentivo di
Petach-Tikva, in Israele, sono arrivate sui tavoli del Ministero della Giustizia. Nessuna indagine è mai stata aperta per punire i responsabili, gli agenti dei servizi di sicurezza israeliani. Che interrogano seguendo i manuali della CIA degli anni Sessanta.
DI BARBARA ANTONELLI
Gerusalemme 2 Novembre 2010 (foto www.sulekha.org) Nena News – Petach-Tikva, dieci chilometri a est di Tel Aviv, è sede della seconda area industriale più grande in Israele, dopo Haifa. In ebraico, il nome significa “prospettiva di speranza”. Ironicamente è anche il luogo, dove si trova il centro di detenzione usato dagli agenti della ISA (o GSS), i servizi di sicurezza israeliani, noti anche come Shin Bet (abbreviazione del nome ebraico) o Shabak (acronimo), per interrogare e rinchiudere ogni anno centinaia di palestinesi. Detenuti in molti casi, solo perché collegati ad attività politiche all’interno delle università o di altri luoghi della Cisgiordania, o perché membri di organizzazioni quali Hamas o il Fronte Popolare di Liberazione Nazionale. E’ a Petach-Tikva, che è rinchiuso da mesi Ameer Makhoul, cittadino arabo israeliano e leader della ONG Ittijah, accusato di essere una spia per Hezbollah.
A Petach-Tikva, le violazioni dei diritti umani iniziano dal momento dell’arresto e vanno avanti nel corso degli interrogatori e durante tutto il periodo di detenzione. Nel 9% dei casi, si tratta di veri e propri abusi fisici. Una metodologia che è da anni consuetudine e che ha il pieno appoggio dello Stato di Israele: dal 2001 a oggi, 265 denunce sono state presentate al Ministero di Giustizia riguardanti casi di maltrattamenti subiti da palestinesi interrogati dagli agenti ISA; non è mai seguita alcuna indagine.
Un nuovo documento redatto dalle due ONG israeliane HaMoked e B’Tselem, presentato oggi alla stampa, ha raccolto le testimonianze di 121 palestinesi detenuti a Petah-Tikva nel corso del 2009: interviste rilasciate personalmente agli avvocati e ai ricercatori delle due ONG durate e dopo la detenzione. Che documentano ripetute e metodiche violazioni dei diritti umani; anche due attivisti di estrema destra israeliani, recentemente interrogati dai servizi di sicurezza a Petach-Tikva, hanno confermato di essere stati vittime di abusi: si tratta di Haim Perlman, interrogato perché sospettato di aver assassinato, per motivi ideologici, diversi arabi, che ha raccontato di essere rimasto legato per ore ad una sedia, e lo stesso vale per Dand Sitbon, che avrebbe collaborato con Perlman.
L’indagine sui misteri di Petach-Tikva ha inizio il 31 marzo 2009: in seguito ad un incidente avvenuto nel centro, due ufficiali del Ministero della Giustizia esaminano il carcere; entrano laddove nemmeno lo Stato di Israele ha accesso facile; attraverso una visita coordinata con la sicurezza, i due ufficiali visitano il centro, sorvegliati dagli agenti ISA, che nelle conversazioni con i detenuti, fanno anche da interpreti: ne esce furori un rapporto, redatto dal procuratore Naama Feuchtwanger mai reso pubblico, ma fatto arrivare nelle mani della ONG HaMoked. Un rapporto che fa scattare un campanello d’allarme. Da lì iniziano le ricerche dei due gruppi israeliani.
I 121 testimoni ascoltati da HaMoked e B’Tselem vengono tutti dalla Cisgiordania, 117 uomini, 4 donne, e 18 minorenni: rappresentano tutti “una minaccia per la sicurezza nazionale”. Significativa la provenienza geografica, 108 sono residenti in città e villaggi nel nord della Cisgiordania occupata.
Una routine che per quasi tutti è simile. Gli arresti avvengono a notte fonda o all’ alba, trascinati via senza la possibilità di prendere con sé alcun effetto personale né di salutare i propri familiari. Legati e a volto coperto vengono portati a Petach-Tivka: il 30% riferisce di aver subito violenza già durante il trasporto verso il centro, in veicoli militari dove raccontano di essere stati tenuti distesi sul pavimento, piuttosto che sui sedili, in alcuni casi alla presenza di cani. Ammanettati in modo così stretto, che polsi e mani diventano viola dal gonfiore. Nell’aprile del 2010, in seguito alla denuncia presentata dal Comitato pubblico contro la Tortura in Israele (PACTI), lo Stato ha attivato una nuova procedura, attualmente in vigore, per evitare manette dolorose; ma secondo le informazioni raccolte da HaMoked e B’Tselem, nulla è di fatto cambiato.
Ai detenuti vengono date celle anguste, giusto lo spazio per un materasso, senza finestre, con la luce artificiale tenuta accesa anche durante le ore notturne, soffitti bassissimi, materassi e lenzuola luride, condizioni igieniche raccapriccianti. Impianti di ventilazione con aria troppo fredda o troppo calda. Il 35% racconta di essere rimasto senza un cambio di biancheria per lunghi periodi, il 27% senza la possibilità di una doccia, con il risultato che molti detenuti soffrono di infezioni al derma. In alcuni casi, l’unico cambio di biancheria i detenuti lo hanno avuto dopo aver incontrato il rappresentante della Croce Rossa. Qaysar Diq, ventiquattrenne del villaggio di a-Diq, è rimasto con gli stessi pantaloni e la stessa maglietta per 65 giorni. Marwan N’irat arrestato al ponte di Allenby, è stato anche insultato dal suo interrogatore, perché “puzzava”. Il 78% denuncia di essere stato in cella di isolamento, in alcuni casi fino a due mesi.
E si arriva al momento dell’interrogatorio. La stanza dell’interrogatorio al contrario delle celle,
possiede finestre, il detenuto può percepire se è giorno o notte: ma la limitazione del movimento è ancora più ferrea rispetto alle celle. Seduti per ore, su sedie di metallo o plastica ancorate al
pavimento, mani legate allo schienale. Un posizione che provoca dolore a schiena, collo, braccia,
bacino, e causa le emorroidi.
13 detenuti hanno raccontato di essere stati forzatamente privati del sonno, per oltre 24 ore. Il 36% sono stati vittime di insulti verbali, rivolti all’Islam o più spesso ai propri familiari; il 56% di minacce, anche sessuali. Nel 36%, la famiglia è stata usata come mezzo intimidatorio; in un caso una vedova di 63 anni, Rabe’ah Sa’id, è stata arrestata e interrogata nel centro solo perché i suoi figli, Ali e Baqer Sa’id, entrambi detenuti, potessero vederla insultata e degradata; la donna fu rilasciata due giorni dopo, senza alcuna accusa. Molti testimoni raccontano di confessioni estorte in cambio della possibilità di telefonare alle loro famiglie.
Nel 10% si parla di abusi fisici; negli anni ’90 l’uso diretto di violenza fisica da parte degli agenti ISA, era pratica comune; tra i metodi formalmente consentiti c’era lo “shaking” (scosse violente che potevano provocare anche la morte), proibito insieme ad altre pratiche nel 1999 dall’Alta Corte di Giustizia. Nel precedente report del 2007, HaMoked aveva già documentato 6 metodi di violenza fisica, usati negli interrogatori, tre delle quali sono attualmente ancora in uso.
Si tratta di una metodologia sistematica che persegue l’obiettivo di fiaccare, innescando meccanismi di paura e shock, il detenuto, distaccandolo dalle proprie abitudini quotidiane, deprivandolo di qualsiasi stimolo sensoriale, del movimento fisico, del contatto umano. L’indebolimento fisico avviene attraverso la ripetuta privazione del sonno, la riduzione dell’apporto di cibo. Lo scopo è la regressione psicologica del carcerato: che diventa “un niente” nelle mani dell’aguzzino. Metodi che rivelano una logica interna, fa notare HaMoked “simile a quella descritta in due manuali della CIA, rispettivamente del 1963 e del 1983, usati per condurre interrogatori in America Latina.”
Eliminare ogni stimolo sensoriale era l’obiettivo della CIA, ed è anche – scrivono i ricercatori nel documento – “una delle principali componenti dei metodi per condurre un interrogatorio” a
Petach-Tikva. Al detenuto viene negata anche la possibilità di “tenersi occupato”, con attività
semplici, come la lettura. Durante l’interrogatorio non può nemmeno toccare il proprio corpo.
Allontanato da tutto ciò che può ricordargli la propria identità, gli effetti personali, la routine
quotidiana, l’igiene personale, il carcerato perde il contatto con il tempo e lo spazio.
Le denunce riguardanti la condotta degli agenti ISA, vengono presentate attraverso gli avvocati dei detenuti o le associazioni in difesa dei diritti umani ed esaminate in prima istanza da ispettori interni a ISA, le cui note vengono inviate all’Ufficio del Procuratore governativo o alla Procura generale, l’unica in grado di avviare un’indagine criminale. Dal 2001 al 2009 gli ispettori ISA hanno esaminato 645 denunce, nessuna delle quali ha ricevuto alcun seguito. In alcuni casi, e solo dal 2000 al 2005, sono stati presi provvedimenti disciplinari contro gli agenti.
Nel 1999 l’Alta Corte di giustizia ha decretato che gli agenti ISA non sono autorizzati a “oltrepassare” i normali metodi usati dalla polizia israeliana ordinaria, per interrogare i sospettati. Da allora la sicurezza israeliana si è adeguata, ma il principio secondo il quale gli agenti sono o dovrebbero essere soggetti alle stesse regole dei poliziotti ordinari, è rimasto lettera morta. Infine sottolinea HaMoked, “le violazioni e gli abusi sui detenuti palestinesi in Israele devono essere analizzati in stretta relazione con il contesto dell’occupazione e quindi con l’identità nazionale dei detenuti, quella palestinese”. Vale a dire che i maltrattamenti sono possibili e giustificati a livello dell’opinione pubblica isrealiana perché esiste un processo di disumanizzazione dei palestinesi, che consente allo Stato di sospendere qualsiasi giudizio morale, a fronte della sicurezza nazionale e della lotta al terrorismo. Nena News

Per leggere il documento

completo:http://www.btselem.org/English/Publications/Summaries/201010_Kept_in_the_Dark.asp




pc quotidiano 3 novembre - Barak Obama in India - sciopero generale l'8 novembre



Il Partido Comunista dell' India ( Maoísta ) dichiara Bharat bandh ( sciopero ) per protestare contro la visita di Barak Obama




I maoísti hanno dichiarato uno sciopero di 24 ore per l'8 novembre

" El Comité Central maoísta declara una Bharat bandh de 24 horas el día 8 de noviembre", dijo Kishenji maoísta miembro del Comité Central por teléfono desde un lugar no revelado.

El Primer Ministro Manmohan Singh y Presidente del Congreso Sonia Gandhi han vendido el país al imperialismo estadounidense y la visita de Obama al país es sólo otro paso en el proceso, dijo Kishenji.

El líder maoísta también dijo que el PCI (Maoísta) hace llamado a sumarse a programa de protestas por la visita de Obama en la misma fecha.

También tuvo palabras muy duras contra los revisionistas: "PCI-Marxista y todos los demás supuestos partidos comunistas en el país se han convertido en parte integrante de la cultura capitalista para explotar a la gente", afirmó.

info a cura del comitato di sostegno alla guerra popolare in India

pc quotidiano 3 novembre - catanzaro -TENTATO OMICIDIO AI DANNI DI UN COMPAGNO

la massima solidarietà di proletari comunisti

TENTATO OMICIDIO AI DANNI DI UN COMPAGNO

Il Collettivo Riscossa intende ricostruire e fare chiarezza su quanto accaduto lo scorso sabato 30 ottobre nelle adiacenze della nostra sede, luogo in cui si sono verificate due vili aggressioni fasciste con il conseguente tentato omicidio di un nostro compagno.

Era in corso un’iniziativa pubblica per la presentazione di una rivista di controinformazione. Intorno alle 21.30 abbiamo notato dalla finestra un gruppetto di fascisti che ha iniziato a provocarci con cori, insulti e minacce. Alle nostre rimostranze verbali il gruppetto fascista ha iniziato ad avvicinarsi, scagliando un mattone verso una finestra, dietro la quale si trovavano due ragazze facilmente visibili dall’esterno, rompendone pericolosamente i vetri. L’aggressione è continuata con il tentativo, fallito, di assaltare i locali della nostra sede. Nonostante l’accaduto, una volta dileguatisi i fascisti, si è deciso di portare a termine l’iniziativa prevista.

Trascorse circa un paio d’ore però, abbiamo notato che nuovamente, il gruppo di fascisti, questa volta più numeroso, si stava avvicinando minacciosamente all’ingresso della nostra sede. Siamo usciti dicendo loro di allontanarsi anche per non arrecare ulteriore disturbo alle famiglie del vicinato. Al che è seguita una nuova aggressione nel corso della quale uno dei componenti del gruppo ha estratto dalla tasca un coltello e con estrema lucidità e determinazione ha colpito il nostro compagno con due fendenti alla schiena. Quanto verificatosi è stato tanto repentino quanto premeditato, tant’è che subito dopo il vile gesto, il gruppo, ricompattatosi, ha iniziato immediatamente ad allontanarsi. Abbiamo subito portato il nostro compagno al pronto soccorso. Una volta giunti li siamo stati tempestati dalle domande da parte di agenti della polizia, che anziché identificare gli aggressori, ha identificato gli aggrediti! Dopodiché, la stessa polizia, ha deciso di perquisire la nostra sede alla ricerca di “armi ed esplosivi”, perquisizione che si è conclusa con il sequestro di una vecchia piccola falce ormai arrugginita, da noi conservata in quanto simbolo della tradizione e delle lotte del movimento operaio e contadino. E anche in questo caso, anziché ricercare altrove la lama che aveva ferito il nostro compagno, la loro attenzione si è concentrata su quel vecchio attrezzo agricolo, per il quale siamo stati denunciati per “detenzione illegale di arma bianca”. La perquisizione è durata circa due ore. Subito dopo siamo stati forzatamente trasferiti in questura per un “interrogatorio”, o meglio per rendere sommarie informazioni, durato quasi fino alle 8 del mattino.

Il nostro compagno accoltellato è stato operato d’urgenza per le gravi ferite riportate, ferite che, solo per un fortuito caso, non hanno avuto conseguenze irreversibili.

Non è più ammissibile che simili episodi possano essere considerati semplici risse del sabato sera o guerre fra bande. Ricordiamo che i fascisti in città hanno già provocato numerose aggressioni nel corso degli ultimi anni, sfociate in episodi di violenza e intolleranza razziale e politica, rimasti a tutt’oggi impuniti anche per il silenzio delle istituzioni.

Invitiamo pertanto la cittadinanza tutta a vigilare e a mobilitarsi per impedire che simili spregevoli e gravi fatti non abbiano più a ripetersi.

COLLETTIVO RISCOSSA CATANZARO

pc quotidiano 3 novembre - solidarietà a arundhati Roy - con il comitato di sostegno alla rivoluzione indiana

verso una conferenza internazionale





Dall'India la nuova speranza dei senza speranza
a sostegno della guerra popolare in India


Le masse indiane dirette dal
Partito Comunista dell'India
maoista, stanno scrivendo
una pagina storica nello
scontro di classe nel mondo,
che vede da un lato
l'imperialismo e le borghesie
reazionarie, dall'altro il
proletariato e i popoli del
mondo

Contro questa guerra
popolare da mesi lo Stato
Indiano, con l'appoggio
dell'imperialismo, ha
scatenato una gigantesca
operazione repressiva
chiamata "Green hunt", con
ampio impiego di truppe
superarmate, che punta a
seminare terrore e genocidio
nei villaggi


solidarietà ad Arundhati Roy, scrittrice e saggista da sempre
impegnata a sostegno delle masse povere dell'India,
criminalizzata per il suo impegno per la verità sulla lotta del
popolo indiano e la repressione statale

L'avanzamento della rivoluzione in India mette in discussione i
rapporti di forza dell'intero sistema impeL'avanzamento della rivoluzione in
India mette in discussione i
rapporti di forza dell'intero sistema imperialista mondiale.
Perquesto è interesse degli operai, delle masse popolari, sostenerla.


Comitato Internazionale di sostegno
alla guerra popolare in India
email: csgpindia@gmail.com


Da Il Fatto Quotidiano

1 novembre 2010

Parla del Kashmir e diventa nemico pubblico di Delhi

La colpa di Arundhati Roy, scrittrice indiana famosa in tutto il mondo, è di aver sostenuto pubblicamente che la regione nel nord dell'India ha diritto all’autonomia

Quanto può essere ritenuto pericoloso un intellettuale nel momento in cui esprime opinioni politiche controcorrente? Accade in India, patria della scrittrice Arundhati Roy, nota in Italia per il romanzo “Il Dio delle piccole cose” (Guanda 1997), vincitore del Booker Prize, uno dei maggiori riconoscimenti mondiali per la letteratura. La sua colpa è quella di aver sostenuto apertamente che la regione del Kashmir, nel nord del Paese, ha diritto all’autonomia.


Indiana, 48 anni, originaria del Kerala, la Roy viene ormai considerata un nemico pubblico dalle autorità, alla stregua di un terrorista qualsiasi, e bersagliata dai nazionalisti hindu proprio a causa della posizione sostenuta a proposito della regione contesa.


In India, che controlla il Kashmir con poteri speciali assegnati all’esercito fin dal 1990, un’affermazione del genere rappresenta un’eresia. Alle parole della Roy, non nuova al sostegno di cause umanitarie o legate alla difesa dell’ambiente, è seguita una presa di posizione ufficiale del governo di Delhi. Le autorità federali hanno minacciato di aprire un procedimento giudiziario con l’accusa di sedizione.


Alle minacce legali sono seguiti fatti piuttosto inquietanti. L’abitazione privata della Roy nella capitale Delhi è stata presa d’assedio dai militanti del BJP, il partito nazionalista hindu, da sempre avverso all’autonomia del Kashmir. Circa 150 donne hanno manifestato arrivando fino al giardino di casa, scandendo slogan come: “Ripensaci, oppure vattene dall’India”.

Arundhati Roy ha usato Internet per comunicare con i suoi sostenitori, descrivendo in questo modo la situazione: “Una folla mi è piombata davanti casa verso le 11 di mattina (di domenica scorsa, ndr). Hanno sfondato il cancello e danneggiato la proprietà. Hanno urlato slogan contro di me e minacciato di darmi una lezione”.


Il Kashmir, incuneato all’estremo nord del subcontinente indiano, è una regione che i britannici spartirono convenzionalmente in tre nel 1947, assegnandone una parte al Pakistan, una parte alla Cina, e il restante terzo a Delhi. Mentre gli indiani lo considerano da sempre parte integrante del loro territorio, i kashmiri combattono da anni una guerra silenziosa contro le autorità federali, mescolando rivendicazioni separatiste e estremismo islamico, sostenuto neppure troppo velatamente dal governo di Karachi. Il loro leader storico è il carismatico Syed Ali Shah Geelani, definito “il piccolo ayatollah”. Ha trascorso anni in prigione e forse anche per questo esercita un grande fascino sui sostenitori della causa indipendentista.


Lo scontro, mai sopito, in Kashmir, ha fatto più di un centinaio di vittime solo negli ultimi 4 mesi. Lo scorso giugno, un ragazzo di 17 anni è stato ucciso dopo una sassaiola per le strade di Srinagar, la capitale. Da questo episodio è partita una catena di violenza tra i separatisti da un lato, esercito e polizia indiani dall’altro. A settembre, la regione si è infiammata ulteriormente con il pretesto del rogo dimostrativo del Corano negli Usa da parte del reverendo Terry Jones.

Anche in seguito agli ultimi episodi, Delhi continua ad avere i nervi tesi. L’argomento Kashmir deve rimanere fuori persino dal dibattito pubblico.

martedì 2 novembre 2010

pc quotidiano 2 novembre - gelmini e guerre stellari

Un miliardo e cento milioni di euro per un progetto da “guerre stellari”

“C’è un’eccellenza italiana da seguire come modello”. Cosi Mariastella Gelmini parla dell’investimento miliardario che vede protagonista MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca), Ministero della Difesa e Finmeccanica, attraverso le consorziate Thales Alenia Space, selex Galileo e Telespazio.

Si tratta del “Cosmo Skymed”, programma spaziale dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), che giunge con questo lancio al quarto satellite spia nello spazio. La base militare dalla quale sarà inviato è quella di Vanderberg, in California, con un vettore realizzato dalla Boeing.

A che servirà questo satellite ce lo spiega da Santa Barbara (California) Vincenzo Camporini, Capo di Stato Maggiore della Difesa italiana. Dalle pagine de “La Stampa” del 31 ottobre Camporini ci afferma che “Cosmo Skymed…..ha straordinarie potenzialità militari. A volte si dà per scontato che noi si conosciamo il mondo come conosciamo il cortile di casa nostra…Non avete idea di come sia difficile mettere insieme delle mappe dell’Afghanistan affidabili”.

In un articolo di spalla del quotidiano torinese un altro giornalista si diletta a descrivere quello che gli statunitensi vedono come un piccolo “complesso militare-industriale” all’italiana, composto dal sottosegretario alla Difesa Guido Corsetto, i dirigenti di Finmeccanica e il presidente dell’ASI Enrico Maggese, accorsi in California ad assistere al lancio.

Viaggio andato di nuovo a vuoto come ci dice un dispaccio ANSA delle 07.21 del 02 novembre: “Il conto alla rovescia ….e' stato bloccato per motivi di sicurezza … quando mancavano due minuti al lancio a causa di un problema di fuoriuscita di azoto dalla struttura di terra

Inutile parlare degli ulteriori costi economici causati da questo secondo rinvio. Sciocchezze di fronte all’investimento complessivo: un miliardo e cento milioni di euro, sborsati da noi contribuenti attraverso una sinergia tra Ministero dell’Istruzione, della Difesa ed Unione Europea

Il progetto “Cosmo Skymed”, insieme ai programmi che introducono nella scuola forme d’addestramento militare - parliamo del protocollo Gelmini/La Russa per la Mini-naja e “Allenati per la vita”, finanziato con i residui di bilancio degli istituti scolastici - ci dicono quanto questo Ministero sia proiettato verso una stretta integrazione dell’Istruzione pubblica con il sistema di guerra tricolore, indubbiamente una “eccellenza” a livello internazionale, grazie al colosso Finmeccanica, che da decenni produce e smercia sofisticati di sistemi d’arma per guerre e regimi militari ai quattro angoli della terra.

Così, mentre l’Italia è in clamoroso ritardo nella spesa dei fondi UE 2007 – 2013, mentre centinaia di migliaia di precari della scuola e dell’Università stanno per essere gettati in mezzo ad una strada, Mariastella Gelmini si vanta dalle pagine del Sole24Ore di sostenere un progetto “motivo d’orgoglio in un paese in cui si parla spesso in termini negativi della capacità di fare ricerca”.

Ci auspichiamo che questo Ministro - auspicabilmente insieme ad un esecutivo che fa rimpiangere il regno del terzo imperatore romano di Roma Gaio Cesare, meglio noto come Caligola - venga al più presto spazzato via dal movimento di lotta per la difesa dell’istruzione pubblica, che progressivamente va assumendo le parole d’ordine del No alla guerra ed alle spese militari, come dimostrano le mobilitazioni di questi giorni a Milano con “Make School Not War, Si alla Scuola No alla Guerra!” ed in tutto il paese contro le parate del 4 novembre.

La Rete nazionale Disarmiamoli!
www.disarmiamoli.org info@disarmiamoli.org
3381028120 3384014989

pc quotidiano 2 novembre - torino- processo thyssen- i padroni vogliono allungare i tempi

PROCESSO THYSSENKRUPP: UDIENZA DEL 2 NOVEMBRE

L'udienza odierna, che si apre alle ore 9:40 in un'aula semi deserta - la zona riservata al pubblico è occupata, all'inzio della seduta, da quattro persone contate che diventeranno un massimo di nove nel corso della mattinata - è composta dalla quarta parte della requisitoria del pm, questa volta affidata a turno sia al procuratore Raffaele Guariniello sia alle sue due sostitute, Laura Longo e Francesca Traverso.
L'esposizione odierna concerne le norme giuridiche e tecniche legate al processo, e risulta piuttosto noiosa pur essendo indubbiamente utile alla giuria popolare - anche per i tanti esempi citati di sentenze emanate dalla Corte di Casssazione che vanno nella direzione giusta - per comprendere al meglio il genere di reati contestati agli imputati.
Essi sono: omissione dolosa di cautele antinfortunistiche - reato di pericolo presunto, punito ai sensi dell'articolo 437 del c.p., che si configura indipendentemente dal fatto che si realizzi o meno effettivamente l'infortunio, cosa che costituisce soltanto un'aggravante, secondo quanto dispone il secondo comma del suddetto articolo - incendio doloso, omicidio volontario con dolo eventuale, omicidio con colpa cosciente.
Va ricordato che il dolo viene contestato all'ad Harald Hespenhan perché costui si è rappresentato la possibilità che l'evento incendio, e conseguente omicidio, si potesse realizzare, ne ha accettato il rischio, e non ha fatto nulla per evitarlo; viceversa l'omicidio con colpa cosciente, di cui devono rispondere gli altri imputati, viene loro contestato perché negligentemente hanno confidato nel fatto che l'evento non sarebbe accaduto.
La prossima udienza è fissata per il giorno martedì 9 novembre: durante questa seduta si assisterà alla quinta parte della requisitoria del pm; inoltre la difesa fa presente che, in quella circostanza, depositerà una richiesta di rinvio dell'udienza del 19 novembre, poiché ben cinque componenti del collegio saranno impegnati in altri procedimenti.

Torino, 02 novembre 2010



Stefano Ghio - Proletari Comunisti Torino

pc quotidiano 2 novembre - anche alla Ducati di Bologna aumento dello sfruttamento e mimacce di licenziamenti

La crisi si fa sentire anche a Bologna. Non soltanto per le migliaia di casse integrazioni e la difficoltà di trovare lavoro per chi non ce l'ha. E' la logica del ricatto, secondo cui nella crisi bisogna ridurre i diritti, esplosa questa estate a Pomigliano, che si fa sentire anche in Emilia Romagna. Quello che sta accadendo alla Ducati, marchio noto in tutto il mondo, è esemplare. Pochi giorni fa, gli operai della Ducati Motor hanno scioperato contro l'aumento dell'orario lavorativo di dieci minuti, che l'azienda ha imposto attraverso la cancellazione di due pause di 5 minuti. Ieri, un presidio ha visto insieme operai e delegati di Ducati Motor e Ducati Energia, per protestare contro la minaccia di licenziamento di due operai e due impiegati alla Ducati Energia (foto).



Questi lavoratori sono sotto minaccia di licenziamento e l'azienda vorrebbe rivalerso contro di loro per un supposto danno subito. Sono segnali di come il modello Pomigliano, ben lontano dall'essere uno scandaloso "caso isolato", stia cambiando le relazioni di lavoro nelle aziende del nostro paese. Pubblichiamo su questo un'intervista con Luca, operaio della Ducati Motor e delegato FIOM-CGIL


Ciao Luca, iniziamo dalla vostra situazione alla Ducati Motor, che cosa sta succedendo?
Succede che ci hanno tolto i dieci minuti di pausa, 5 al mattino 5 al pomerigio, che ci servivano come pausa fisiologica e “saponetta”, per lavarci le mani eccetera. Quello che i giornali non hanno detto è che sono stati guadagnati: i lavoratori di linea mantenevano la produzione di 8 ore, così che togliendoci 10 minuti aumentano la produzione in nome della competizione. Secondo loro aumenterebbe del 2%, ma tutto questo succede in un periodo di cassa integrazione per la Ducati, loro recuperano le moto con la cassa integrazione. Le tre organizzazioni sindacali hanno proclamato uno sciopero che in questo momento è stato sospeso perché avremo un altro incontro al ritorno dalla cassa integrazione per definire competitività ed efficienza a livello aziendale. Se loro a livello unilaterale continuano a dire che vogliono quei 10 minuti per la produzione, continueremo a fare 15 minuti di sciopero al giorno.



E alla Ducati Energia?
E' il modello Pomigliano, che Guidi ha dichiarato che deve essere esteso a livello nazionale. Quello che sta facendo con i 4 licenziati vorrebbe che diventasse un modello per Bologna. I delegati stanno rispondendo forte, tre giorni di sciopero, ieri blocco del traffico in Via Emilia, noi della Ducati motor domani appoggeremo lo sciopero, ma il fatto è che nel momento di crisi quello che vogliono fare è toglierci i diritti che abbiamo conquistato. Dovremmo chiamarlo Modello Marchionne/Pomigliano/Guidi.

Questo dei ricatti è diventato un tema ricorrente, dalla reazione degli operai di Pomigliano alla manifestazione del 16 ottobre. A Bologna è in preparazione una manifestazione regionale per il 13 novembre, che in parte richiama questi temi. La Fiom di Bologna ha aderito alla manifestazione del 13 novembre, voi come RSU-FIOM della Ducati Motor avete partecipato allo sciopero del lavoro migrante 1 marzo. Credi che se questa del 13 possa essere un’occasione per dire no al ricatto dei padroni a partire dai migranti?

Il 13 è una grande occasione per farci vedere tutti uniti contro i ricatti e certe situazioni che si stanno creando, una certa ignoranza culturale che si dà in Italia oggi. Il discorso è che l’affiancamento di Fiom, migranti e tutti quelli che parteciperanno a questa manifestazione dovrà essere forte come è forte il problema di quello che sta accadendo a livello nazionale. La Fiom è accanto ai problemi dei migranti e parlerà ad alta voce di tutti quei problemi che si stanno dando a livello culturale. Come RSU Ducati saremo in piazza e porteremo lo striscione come abbiamo fatto il primo marzo.

A proposito del 16, qual'è il tuo giudizio sulla manifestazione: c’erano migranti in piazza, ci può essere un legame col 13?
Sì, c’erano tanti migranti in piazza. La manifestazione del 16 con tutte le dichiarazioni di Maroni che annunciava problemi e tafferugli si è dimostrata una grandissima manifestazione, di sabato, quando tutti i lavoratori hanno aderito per dire che in Italia ci sono dei grandissimi problemi e che bisogna provare a cambiare la mentalità che c’è in questo momento in questo paese. A partire dalla manifestazione del 16 si deve allargare la lotta a quelle problematiche che emergono dagli ambiti lavorativi. Il legame con il 13 c'è, perché quello dei migranti è un punto fondamentale del nostro lavoro a livello nazionale e bisogna tutelarli.

pc quotidiano 2 novembre - Vietnam arresti e processi di operai appartenenti a sindacato indipendente

notizie in spagnolo

El régimen de Vietnam, un estado revisionista en la orbita de China, ha condenado a tres sindicalistas independientes para 7-9 años en la cárcel por organizar protestas laborales.

Las autoridades de Vietnam han condenado a tres jóvenes sindicalistas disidentes a penas de nueve y siete años de cárcel por poner en peligro la seguridad nacional al organizar protestas laborales, informa hoy la prensa local.


Nguyen Hoang Quoc Hung fue sentenciado a nueve años de prisión, mientras que Doan Huy Chuong y Do Thi Minh Hanh lo fueron cada uno a siete años, en una vista celebrada ayer en un tribunal de Tra Vinh, al sur del país.

Human Rights Watch indicó que los tres sindicalistas veinteañeros fueron detenidos en febrero pasado por repartir panfletos en contra del Gobierno e instar a los trabajadores a declarar la huelga para conseguir subidas salariales.

Chuong había sido también arrestado en 2006 tras participar en la fundación de la Organización de Trabajadores y Campesinos Unidos, ilegalizada por las autoridades vietnamitas.

En los últimos meses, miles de trabajadores vietnamitas han declarado paros para pedir mayores salarios en empresas extranjeras, la mayoría del sector textil.

Sin embargo, el Gobierno vietnamita mantiene a los sindicatos bajo un estricto control y prohíbe cualquier organización independiente.

En los últimos años, el régimen vietnamita ha condenado a decenas de disidentes, periodistas y blogueros por "poner en peligro la seguridad nacional", aunque oficialmente insiste en que no persigue a nadie por sus creencias políticas o religiosas, sino a quienes violan la ley.

Más información en esta pagina:
http://revolutionaryfrontlines.wordpress.com/2010/11/01/vietnam-sentences-independent-unionists-to-7-9-years-in-prison/
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Etiquetas: CHINA, LUCHA CONTRA EL REFORMISMO Y EL REVISIONISMO

pc quotidiano 2 novembre - la rivolta prosegue a Giugliano

GIUGLIANO (2 novembre) - Alcuni manifestanti hanno tentato di bloccare i camion che avevano da poco sversato i rifiuti all'uscita del sito di Taverna del Re nei pressi di Giugliano.

Ritorna la pasionara che si diede fuoco. Lucia De Cicco, la pasionaria che già due anni fa si diede fuoco in un'analoga protesta contro lo sversamento della spazzatura, ha messo la sua auto di traverso lungo la strada. La vettura è stata spostata di peso da alcuni uomini delle forze dell'ordine. Dall'alba di oggi sono entrati nel sito una ventina di automezzi. Dopo gli incidenti di ieri le colonne di auto-compattatori si spostano sotto la scorta di polizia e carabinieri.

Raccolta straordinaria a Giugliano: 220 tonnellate. Nel corso della notte - intanto - a Giugliano è stata avviata nella notte una raccolta straordinaria di rifiuti nel comune di Giugliano. Secondo quanto si apprende da fonti del Comune sono state raccolte oltre 220 tonnellate di rifiuti soprattutto lungo le strade del centro storico, per eliminare i cumuli che si sono formati nei giorni scorsi. Alcuni automezzi hanno scaricato all'interno del sito di Taverna del re, presidiato da circa una settimana da numerosi manifestanti che ne chiedono l'immediata chiusura. Il sito, come ormai noto, già accoglie oltre 6 milioni di tonnellate di spazzatura ed è stato riaperto con un'ordinanza del presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro.

Il punto sulla situazione. Duemilatrecento sono le tonnellate di rifiuti presenti nelle strade di Napoli. Questo il dato fornito oggi dall'assessore comunale all'Igiene urbana Giacomelli, a margine delle celebrazioni per i defunti. Secondo quanto riferito dall'assessore, stamattina i camion stanno sversando a Chiaiano, così come a Taverna del Re dove «al momento - ha detto l'assessore - non ci sono incidenti». Secondo i dati forniti stanno scaricando circa 20 mezzi. «Continuando così - ha detto Giacomelli - sono fiducioso che nella giornata di oggi riusciremo a sversare la nostra capacità massima che si aggira fra le 1600 e 1650 tonnellate al giorno». Per quanto riguarda la giornata di ieri, Giacomelli ha riferito che hanno scaricato circa 80 mezzi a Chiaiano, mentre nel pomeriggio a Taverna del Re le operazioni sono state interrotte a causa delle manifestazioni.

Fiaccolata a Giugliano per Taverna del Re. E una fiaccolata di protesta contro la riapertura del sito di Taverna del Re si terrà questa sera nel centro storico di Giugliano. La manifestazione è stata organizzata dai comitati di protesta che condannano ogni episodio di violenza e che non vogliono creare disagi alla cittadinanza. «Vogliamo solo sollecitare tutti e sensibilizzarli - dicono - perchè ci sentiamo presi in giro. C'era un impegno preciso che questo sito non sarebbe stato mai riaperto. E invece, siamo alle solite, alle solite promesse disattese».

pc quotidiano 2 novembre - 1 - ritornando sulle due manifestazioni di napoli del 30 ottobre



Le mamme vulcaniche

Sono ben determinate ad andare avanti nella lotta le “mamme vulcaniche” che abbiamo incontrato alla manifestazione NOdiscariche del 30 ottobre che ha visto 4 grandi cortei dispiegarsi da Terzigno, da Boscoreale, da Torre Annunziata, da Boscotrecase, paesino quest’ultimo da dove anche noi abbiamo partecipato alla manifestazione.

Donne giovani e meno giovani con le loro magliettine nere con su scritto in bianco “giù le mani dal parco nazionale vesuviano” insie me ai loro figli armati di cartelli, donne che non si vogliono fermare, “Bertolaso non ci freghi” è una degli slogan detto insieme a tutti gli altri abitanti dei comitati.

Raffaella, Elena, e le altre presenti ci dicono al concentramento “Siamo un bel gruppo, dislocato tra i vari paesini, in lotta… state certe noi non ci accontentiamo della chiusura di Cava Vitiello, è sicuramente un risultato importante che abbiamo ottenuto, ma solo e solo con la lotta, ma non basta! Vogliamo la certezza anche della chiusura immediata della discarica Sari e la sua bonifica, perché le nostre famiglie, i nostri bambini sono illegalmente avvelena ti da anni… Bertolaso, Berlusconi parlano di nuove analisi, ma non fanno altro che prendere tempo perché le "analisi" già sono state fatte e i loro risultati non lasciano dubbi in fatto di inquinamento, se vedete come crescono ad esempio i limoni che raccogliamo in queste terre vengono i brividi, sono tutti raggrinziti, è questo che dobbiamo dare ai nostri figli???”

Donne normali, come si definiscono, mamme normali che però non hanno potuto fare a meno di scendere in lotta “per difendere la nostra vita, quella dei nostri figli! Contro chi, lo Stato, vorrebbe lasciare che le donne d i questi paesi, come è già successo in diversi casi, abortiscano naturalmente al quinto mese di gravidanza o siano costrette a ricorrervi per gravi anomali riscontrate ai feti, per non mettere al mondo figli malati… e il governo che fa? Reprime la gente in lotta! Abbiamo visto poliziotti picchiare senza pietà donne che non stavano facendo nulla se non manifestare giustamente per un diritto sacrosanto, la salvaguardia della propria salute e di quella delle nostre terre… nessuna pietà! La polizia ha picchiato selvaggiamente pure le donne anziane che alzavano le mani tenendo il rosario! Guardate i video che circolano e vi renderete conto di quanto è successo qui…”

“Siamo state contente di essere ricevute al governo e di avere ottenuto lo stop su Vitiello… certo anche tra di noi ci sono state delle posizioni diverse di pensiero, alcune di noi hanno pensato che potevamo ritenerci soddisfatte, ma in realtà in generale pensiamo che non possiamo né dobbiamo fermarci nella lotta…Perché non ci danno la possibilità di andare a vedere direttamente con i nostri occhi nella cava Sari? Perché non smilitarizzano il territorio e ci fanno entrare??? No! non ci ingannano né Bertolaso né il governo!...”

Le mamme vulcaniche non demordono e così è il clima generale che si respira qui a Boscoreale mentre il corteo sta per partire aperto da un grande striscione con su scritto “Contro l’ecocidio di stato, no discariche, no inceneritori”.

Ci abbracciamo allora con le mamme in una solidarietà reciproca molto spontanea che ci fa sentire vicine nonostante ci siamo appena conosciute, portando loro “i saluti di lotta” delle donne lavoratrici, precarie, disoccupate da Paler mo, Taranto, Perugia, Milano, città dove viviamo e lottiamo tutti i giorni…

do237


ancora dal corteo delle discariche



Arrivati intorno alla 17,30 al paesino Boscotrecase da dove partiva uno dei
>quattro cortei previsti, un corteo con una composizione meno istituzionale
e più aut organizzata di comitati cittadini.
Un migliaio in questo corteo all’inizio che via via si è un po’ ingrossato.
>Abbiamo sfilato con lo striscione dietro lo spezzone Cau e Coordinamento II
>policlinico, uno spezzone vivace e determinato, facendo insieme diversi
slogan >tra i più combattivi contro la repressione, lo stato di polizia, il
>governo/Bertolaso:
>
>Acerra, Terzigno, Giugliano e Serre, giù le mani dalle nostre terre
>Ci sfruttano, ci sfrattano, ci danno polizia, è questa la loro democrazia
>Ma quale civile, ma quale protezione, Bertolaso sei servo del padrone
>Bertolaso a testa in giù!
>Monnezza, eroina e polizia, dai nostri quartieri vi cacceremo via
>Il proletariato non ha nazione, internazionalismo rivoluzione
>Fuori i compagni dalle galere, dentro la digos e le camice nere
>Sciopero generale!Sciopero generale!
>
>Al concentramento e lungo il corteo diffuso il foglio speciale di proletari comunisti, richiesto >anche da alcuni abitanti che erano incuriositi dal quotidiano Web, e tra >i giovani
>
>Siamo stati intervistati da alcuni mass media locali, con diverse foto allo striscione,

>Giunti alla piazza dove sono confluiti i quattro cortei, più di 5000,
abbiamo
>diffuso altri fogli speciali blog, >
>Purtroppo il palco era lontano e gli interventi non si sentivano bene e era
>quasi impossibile raggiungerlo perchè si rimaneva per così dire intasati,
>abbiamo appeso lo striscione in piazza e lo abbiamo lasciato....

una valutazione
>
>
nonostante l'accordo del giorno prima (Berlusconi/non apertura cava Vitiello),
buona partecipazione degli abitanti alle manifestazioni contro le discariche

che una parte sia determinata a non fermarsi nella lotta nonostante il passo
indietro del governo, ottenuto con la lotte dure di questi giorni, lo abbiamo
potuto constatare direttamente sia nella partecipazione, sia dalle paole degli
stessi abitanti compreso alcune mamme vulcaniche "noi non ci fermiamo",
"Bertolaso non ci freghi!".

il corteo è stato accompagnato anche da una partecipazione popolare di chi
stava sui marciapiedi, affacciato dai balconi con striscioni e lenzuola appese
con scritte
il nostro striscione con la parola "Sciopero generale" è stata
percepita, almeno lì dove siamo stati presenti e con chi abbiamo parlato, come
una positiva novità



il corteo dei precari

Info 30 ottobre



Al concentramento del corteo precari scuola a partire dalle ore 14,00: presente
striscione Slai Cobas per il sindacato di classe ben visibile e fotografato,
unico striscione con la parola d’ordine “sciopero generale” apprezzata, diversi
scambi sia con i precari che con gli studenti sul 16 ottobre, fischi ad Epifani
e necessità in questa fase dello sciopero generale che unisca tutti i settori,
scandita poi al megafono in alcuni slogan dagli studenti.

Buona diffusione dei 100 volantini coordinamento lotta precari/disoccupati “21
maggio” (bene accolta la questione salario minimo di esistenza) e altrettanti
specifico scuola come slai cobas per il sindacato di classe, foglio speciale
blog proletari comunisti con contributo soprattutto tra i giovani, foglio mfpr a precarie scuola e giovani.

Un corteo di circa 5000 manifestanti con alla testa tutti i coordinamenti dei
precari, Napoli e città campane in primis, poi delegazioni da Palermo, Catania,
Foggia, Roma, Frosinone, Pistoia …, precari Eutelia Napoli, precari dello
spettacolo, dietro gli studenti medi e universitari molti da Napoli e dintorni
e Roma, (Uds, Udu, LinK, collettivi scuole e vari sciolti), da Palermo
Anomalia/ex Karcere, il Cau presente con il coordinamento univers. Policlinico
II con un volantinaggio al concentramento, a seguire gli spezzoni Cgil scuola e
un folto spezzone di immigrati sempre Cgil, partiti (rifondazione, pcl,
sinistra critica) ma poca roba! a chiudere una delegazione Fiom di Pomigliano,
praticamente alcuni dirigenti. non presenti i disoccupati di Napoli.


la manifestazione della scuola è stata meno grossa rispetto ad altre, visto il
carattere che veniva dato di manifestazione nazionale

c'erano sì presenti delegazioni di precari da diverse città di Italia ma non
c' è stato il pienone che avevano annunciato gli stessi comitati organizzatori
di Napoli,le parole d'ordine non abbastanza forti e incisive vista la fase di
attacco che viviamo,lo striscione di apertura dei napoletani era "Diritto alla
Scuola, Diritto al lavoro"

una passeggiata pomeridiana di sabato che nei fatti non scalfisce più di tanto
il governo, la discussione avuta con diversi precari ha messo in luce una parte
di loro malumore per questo tipo di manifestazioni "bisogna fare come in
francia", "così non otteniamo granchè, a parte la denuncia", "meno male che il
16 ottobre ci sono stati i fischi a Roma ad epifani", "la cgil oggi è qui in
piazza, ma se siamo a questo punto è anche per la sua azione, e ora con la
Camusso!!!", "bravi a terzigno" quando hanno saputo che saremmo andati lì nel
pomeriggio e leggevano il titolo dell'articolo sul foglio!

la manifestazione è stata preceduta da una spaccatura tra i comitati precari
che gravitano intorno all'area cgil e quelli area cobas. il cobas scuola Napoli
ha boicottato questa manifestazione perchè "la cgil l'ha strumentalizzata",
abbiamo avuto uno scambio con loro alla manifestazione contro discariche, ma
dalle loro parole è emersa chiaro come anche loro alla stessa maniera vogliono
metterci il cappello sulla lotta dei precari e le difficoltà interne che
hanno perchè ad esempio i precari in lotta di palermo/cobas hanno invece
partecipato a napoli, abbiamo criticato la loro visuale ristretta circoscritta
solo agli obiettivi parziali da raggiungere, la via pacifica per
raggiungerli, loro posizione su elezioni in caso di caduta del governo quando
dicevano "se non si va a votare si fa il gioco di Berlusconi"





dai resoconti di nostri compagni presenti