martedì 21 luglio 2026

Bologna e ancora Bologna: alle cariche e alla repressione i giovani hanno opposto la giusta resitenza

Le migliaia di giovani si sono ribellati alla "sicurezza" del vostro ordine borghese, alla repressione, al modello meloniano dell'ICE, al vostro razzismo perbenista!



A Bologna ieri non ci sono state due piazze (no, sindaco Lepore), la resistenza, il coraggio e la fermezza che hanno opposto i giovani alla violenza poliziesca, agli idranti e ai lacrimogeni, è tutto giusto, la violenza dello Stato non può passare, la resistenza rivendica la giustizia contro una morte di Stato, razzista, per mano degli sbirri assassini e vigliacchi, è contro un governo fascista e contro i suoi decreti, l'impunità per la violenza poliziesca, il modello ICE trumpiano che chi governa oggi in Italia ne condivide il metodo, è contro le menzogne dei media, contro il razzismo montante alimentato da questo governo, contro la militarizzazione dei quartieri proletari e popolari


Fakir, la protesta si sposta all'Interporto: "Blocchiamo le merci"


il comunicato del Si Cobas nazionale

UN SCIOPERO OPERAIO HA BLOCCATO L’INTERO INTERPORTO DI BOLOGNA!

21-07-2026

L’assassinio di Fakir Abderrahim da parte della polizia ha avuto un forte eco tra i lavoratori dei vari magazzini dell’interporto bolognese.

Una massa umana si è addensata davanti all’entrata di questa area dimostrando cosi ai padroni e allo Stato che l’uccisione di un loro compagno non resterà impunità.

I mandanti di quei poliziotti che hanno ucciso con una violenza repressiva disumana pagano cosi un prezzo altissimo.

Migliaia di camion fermi altre miglia dirottati su Milano. Nelle due settimane precedenti 5 giornate di sciopero contro Sda, Brt e Gls avevano “dissanguato” la fonte dei profitti di quelle aziende e oggi hanno subito una batosta memorabile.

Ogni uomo, proletario, ha ricordato ai padroni che la repressione non passerà senza conseguenza verso la loro sete di potere, hanno pagato( ancora poco) delle gesta degli sbirri assassini del compagno Fakir.

Uno striscione con scritto ” Con te Fakir Abderrahim non hanno ucciso la nostra lotta. Tremate padroni noi continueremo a lottare” ,significando cosi con 24 ore di sciopero che la memoria operaia è viva in onore di ogni sfruttato che il sistema capitalistico ogni giorno uccide per mano della polizia o nei luoghi di lavoro dove lo sfruttamento si realizza.

Uno sciopero di questo genere dimostra che la classe esiste non solo per vivere del proprio salario ma che ciò non basta, aspira si ad avere il pane ma anche le rose.

Una battaglia vinta in giornate di lutto per un loro compagno caduto per la repressione assassina degli uomini al servizio dello stato borghese.

SI COBAS Nazionale


da bolognatoday

Blocchi e rallentamenti dalle 22 di lunedì. Il Si Cobas ferma le aziende della logistica dove lavorava il 43enne morto al Pilastro: "Facciamo un danno economico"

Dopo il presidio e i disordini in centro per la morte di Abderrahim Fakir, durante un intervento della polizia al Pilastro, si prosegue con la mobilitazione sindacale. Nella notte tra lunedì e martedì è iniziato lo sciopero nelle aziende dell'Interporto di Bologna, con ripercussioni sulla circolazione nell'area, Fakir lavorava infatti in una ditta di facchinaggio. 

“Alle ore 22, bloccheremo con uno sciopero tutte le aziende dell'Interporto di Bologna”, aveva fatto sapere Si.Cobas, quindi nella serata di ieri, 20 luglio, si sono verificati blocchi e rallentamenti lungo via Santa Maria in Duno, la Rotonda Segnatello e la Trasversale di Pianura, disagi alla viabilità potrebbero proseguire anche nella mattinata di oggi, 21 luglio. Il blocco sarebbe terminato, mentre lo sciopero si concluderà alle 22 di oggi. 

Anche la Cgil aveva proclamato un pacchetto di due ore di sciopero "per favorire la massima partecipazione" alla manifestazione in programma in piazza Nettuno. "Scendiamo in piazza e rispondiamo alla chiamata del sindaco di Bologna Matteo Lepore a tutte le forze democratiche della città. Invitiamo tutti ad esserci, vogliamo verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir", avevano dichiarato Anna Cocchi, presidente dell'Anpi di Bologna, Rossella Vigneri, presidente Arci Bologna, e Michele Bulgarelli, segretario della Cgil di Bologna.

Perché gli operatori sanitari non sono intervenuti durante l'arreso mortale di Abderrahim Fakir: "Hanno seguito il protocollo"

Il Si Cobas rivendica lo sciopero in corso nel settore della logistica, dove lavorava Fakir, spiegando che la mobilitazione "risponde all'omicidio avvenuto" e sostenendo che "ci sarà ancora necessità di continuare la mobilitazione a fianco della famiglia".

“Blocchiamo le merci, facciamo un danno economico”

“Abderrahim chiedeva aiuto e che gli hanno dato era un ginocchio sul collo, lo spray urticante e la morte come se fosse una bestia”, dice al megafono un sindacalista Si. Cobas all'Interporto. “Se vogliamo davvero giustizia è importante che ci sia una lotta nei tribunali, ma la vera lotta di classe, di chi viene sfruttato tutti i giorni e non vuole fare la stessa fine di Abderrahim".

“Gli scioperi hanno il merito di dimostrare che se c'è un problema in questo paese, sono i salari, sono le condizioni di vita, sono la m… che si vive tutti i giorni nei quartieri popolari”. Quindi, contro Vannacci “che cerca di convincerci che il problema sono gli immigrati, quando la classe operaia immigrata è uno dei pochi motivi di vanto che abbiamo in questo paese, perché le migliori lotte negli ultimi anni, le avete fatte voi anche in questo interporto, avete strappato diritti che prima non esistevano. Ci avete insegnato, ci avete fatto ricordare che cos'era la lotta di classe. Tutti noi viviamo le condizioni che hanno portato Abderrahim a morire come un cane". 

“Continuiamo con lo sciopero tutta la notte - annunciano - blocchiamo le merci, facciamo un danno economico perché ricordiamoci Abderrahim è morto nel giorno in cui non lavorava, mentre tutta la settimana la passava a spaccarsi la schiena per ingrassare il portafogli di un padrone che magari poi andava in giro, andava in televisione, andava a dire che il problema di questo paese sono gli immigrati. Chi tocca uno tocca tutti."

"Bologna ha un lungo debito col Pilastro"

Nel documento del sindacato si legge inoltre che "Bologna ha un lungo debito col Pilastro, l'uccisione di Fakir allunga la lista. Questo debito non può essere curato con la retorica, può essere pagato solo ridando dignità, servizi e serenità ai quartieri popolari: la vera sicurezza è quella sociale". Il comunicato si conclude con la richiesta di "verità e giustizia per Abderrahim Fakir".

Secondo la Cub, quanto accaduto “si inserisce in una successione sempre più preoccupante di episodi caratterizzati da un uso sproporzionato della forza” e annuncia il sostegno "allo stato di agitazione proclamato nella provincia di Bologna e allo sciopero indetto per lunedì 20 luglio, dalle ore 22, in tutte le aziende dell'Interporto di Bologna", invitando lavoratrici e lavoratori a partecipare alla mobilitazione.



Bologna, con una grande e determinata manifestazione, rivendica giustizia per Abderrahim Fakir, ucciso dalla polizia e dal razzismo/fascismo di questo governo che vuole lo scudo penale per i criminali in divisa


 prime info e foto


Il presidio spontaneo il giorno stesso dell'omicidio nello stesso quartiere dov'è avvenuto per mano della polizia  ha subito detto che non devono passare nè menzogne nè false verità su questo assassinio di Stato, e quel presidio aveva lanciato la manifestazione del 20 in piazza del Nettuno fatta propria dal sindaco Lepore. Per quella stessa giornata è stato indetto lo sciopero a partire dalle ore 22 all'Interporto indetto dal SiCobas, con l'appello che fosse uno sciopero generale da estendere in tante realtà anche fuori Bologna.

Grande è stata la partecipazione in Piazza del Nettuno.




All'apertura della manifestazione la nipote di Fakir in piazza ha ringraziato tutte le persone che erano state vicine alla famiglia e che continuavano a esserlo, suo zio non era un caso di cronaca, non era un soggetto da titoli di giornali, ma era una persona e come tale andava rispettata, come tale pretendeva rispetto e giustizia, rispetto e giustizia contro cui tutta la fogna mediatica delle forze dell'ordine, dei giornalisti servi, del governo e dei politicanti fascio-razzisti hanno gettato fango, a far quadrato a difesa degli sbirri assassini che si spolveravano le mani dicendo "è andato" e del personale sanitario lì presente. Riporta Radio Onda d'urto che anziché nel “registro degli indagati”, il fascicolo è stato aperto con il “modello 45 bis”, quindi i nomi dei due poliziotti e i quattro sanitari sono nel percorso accelerato che entro trenta giorni - prorogabili a 120 perché ci saranno le richieste di perizie tecniche- potrebbe portare all’archiviazione del caso..

dalla piazza migliaia di persone sono partite in un corteo spontaneo verso la Prefettura blindata da reparti celere contro cui sono partiti numerosi cori e slogan. 

Una parte del corteo è rimasta davanti alla Prefettura mentre un'altra ha voluto continuarlo per le vie della città. Quando sono partite le cariche e gli idranti da parte della polizia il corteo che si era allontanato dalla Prefettura è ritornato indietro ed è diventato uno solo, a confermare il suo carattere di assedio di massa popolare unitario.

La polizia ha usato idranti e lacrimogeni per fare indietreggiare i manifestanti fino in via Ugo Bassi, in via Rizzoli, ma il corteo è rimasto lì, fino a tarda notte, con la polizia che ha inseguito le persone per le vie di Bologna ed effettuato diversi fermi. Non è ancora chiaro quante persone sono state fermate, se e quanti sono gli arresti, né il numero delle persone ferite dalle manganellate della polizia.

Noi aggiungiamo che lacrimogeni sono stati sparati anche dal tetto della sala Borsa in piazza e un giornalista de l'Espresso è stato manganellato da un poliziotto. La caccia all'uomo è continuata con i rastrellamenti nei condomini con arresti.

Alle 22 è iniziato lo sciopero e i blocchi di 24 ore all’Interporto di Bologna convocato da Si Cobas, nel luogo dove Abderrahim lavorava.




davanti alla Prefettura blindata da camionette e celerini con caschi e scudi




















Bologna la protesta e le sue voci

 

Diffondiamo la parola di chi ha immediatamente avuto la forza e la capacità di reagire come i familiari di Fakir e la comunità del quartiere Pilastro che, ieri sera, è scesa in strada in migliaia e gli appuntamenti di mobilitazione di quest’oggi a partire dallo sciopero della logistica chiamato dai Si Cobas.

da Acta Media il video dell’omicidio di Fakir – segue richiesta di inviare testimonianze alla pagina

Acta media ha raccontato la determinazione e la lucidità della piazza di ieri sera e dei familiari dell’uomo.

A Bologna è stato chiamato un doppio appuntamento per oggi: alle 19 in Piazza del Nettuno e alle 22 all’interporto per lo sciopero della logistica.

Video e intervento del Comitato di quartiere Pilastro

Grazie

 Grazie per questo, importante e commovente lavoro che state facendo per i prigionieri PALESTINESI in Italia ... vorrei essere con voi, ma età e salute non me lo permettono fisicamente, ma è PRESENTE il MIO CUORE di attivista per la PALESTINA da oltre 50 Anni !
Mi chiamo Maria.

lunedì 20 luglio 2026

Di Faki ucciso non si deve parlare... INTANTO UNA GRANDE MANIFESTAZIONE E' IN CORSO A BOLOGNA

Mentre dell'assassino gioielliere stampa e telegiornali parlano prima di tutte le notizie, prima delle guerra, dei bombardamenti/massacri che continuano a Gaza e nel Medio Oriente, sull'uccisione di Faki, un lavoratore deve invece calare il silenzio, per proteggere i poliziotti assassini; intanto il governo vuole utilizzare il decreto sicurezza che ha previsto lo "scudo penale" per le forze dell'ordine che uccidono. 

Ma vi illudete, bastardi! Tantissima gente è oggi scesa in piazza per denunciare, protestare contro questo assassinio di Stato!

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Comunicato di denuncia dei giornalisti Rai e della Federazione Nazionale della Stampa Italiana - segue la dichiarazione di un avvocato: “Non è bastato Aldrovandi, non è bastato Magherini. Quella posizione uccide”: parla l’avvocato Fabio Anselmo | Radio Popolare

Morto a Bologna durante intervento di Polizia, il Tg regionale non trasmette il servizio. Il Comitato di Redazione, insieme a Usigrai, ASER e FNSI contesta la scelta della direzione

Nell’edizione serale della Tgr Emilia-Romagna il servizio dedicato ad Abderrahim Fakir non è stato trasmesso per decisione del direttore della testata. A realizzare il servizio era stato inviato un redattore esperto della redazione di Bologna

Il montaggio mostrava le immagini e la voce dell’uomo immobilizzato e colpito dagli agenti mentre chiedeva ripetutamente aiuto, immagini che da ore circolavano sul web e sulle principali testate e che oggi sono l’apertura di tutti i principali quotidiani. Come di consueto, il collega ha inviato il servizio in visione al responsabile di line di turno che gli ha chiesto – su indicazione della direzione – di rimuovere parte del video in cui si vedeva Fakir ormai senza vita e soprattutto cancellare l’espressione “intervento violento”. Una modifica non condivisa dal redattore, che ha chiarito di voler ritirare la firma come previsto dal contratto.

Il servizio è stato inviato alle 19.13, quindi 24 minuti prima della messa in onda del tg la cui sigla parte alle 19.37.

Nel corso del telegiornale il servizio, che era stato annunciato dal primo titolo, è stato fatto slittare sempre più in basso, comunicando man mano alla line di turno che “erano in corso trattative per la

G8 di Genova - un testo del compagno Emilio Quadrelli - un contributo utile e interessante tuttora valido

Apparso originariamente in due parti su Carmillaonline 

La tradizione degli oppressi ci insegna che lo “stato di eccezione” in cui viviamo è la regola. Dobbiamo giungere a un concetto di storia che corrisponda a questo fatto. (Walter Benjamin, Tesi di filosofia della storia)

Futuro anteriore

Uno, due, tre viva Pinochet
Quattro, cinque, sei a morte gli ebrei
Sette, otto, nove il negretto non commuove!

Questo il ritornello intonato a squarcia gola dalle forze dell’ordine mentre lasciavano Genova pochi giorni dopo aver “normalizzato” la città e aver garantito il buon esito e funzionamento del vertice dei grandi. Su quanto accadute in quelle giornate esiste una pubblicistica corposa e sembra pertanto inutile tornarvi sopra per l’ennesima volta. Ciò su cui vale invece la pena di focalizzare l’attenzione sono alcuni aspetti rispetto ai quali, per lo più, le narrazioni costruite intorno agli eventi di “Genova 2001” si sono mostrate per lo meno lacunose e fortemente addomesticate. In primis l’attribuzione delle reali responsabilità di quanto accaduto. Come tutti ricorderanno il Governo in carica nel luglio 2001 era un Governo di centro – destra a guida Berlusconi che si era insediato da poco tempo avendo vinto le elezioni il 13 maggio entrando in carica l’11 giugno. Al momento dei fatti la destra governava da 38 giorni senza, nel frattempo, aver modificato di una sola virgola gli assetti burocratici e militari ereditati dal governo di centro – sinistra. In altre parole l’intera catena di comando politico – militare addetta alla gestione del Vertice era per intero legata al governo precedente. A conti fatti, nonostante il maccheronico decisionismo di cui Berlusconi ama ammantarsi, la decisione della quale il premier in carica e il suo Governo riuscirono a farsi interamente carico non andò oltre il posizionamento di un certo numero di fioriere al fine di rendere esteticamente più piacevoli alcune piazze della città destinate al passeggio dei “grandi della terra”, oltre all’imperativo decreto che vietava agli abitanti delle zone interessate agli eventi dei “grandi” di stendere i panni alle finestre. Infine, dato un breve sguardo ai palazzi della città, constatato che alcuni di questi si presentavano in maniera malconcia e poco decorosa Berlusconi ordinava, sicuramente con piglio ducesco, di recuperare in fretta e furia un certo numero di “teloni artistici” con i quali ricoprire le meste mura dei palazzi. Con ciò il centro storico di Genova non sarebbe diventata proprio il remake di Versailles ma per un paio di giorni il gioco, come in effetti accadde, avrebbe potuto funzionare. Questo, a conti fatti, ciò di cui si occupò concretamente il Governo di destra mentre l’intera macchina poliziesca e la pianificazione della gestione del Vertice è stata per intero farina del sacco fuoriuscito dal Governo della sinistra. Vale forse la pena di ricordare, al proposito, che il la al G8 genovese è stato dato dal Governo di D’Alema il quale, in non poche occasioni, tendeva a pavoneggiarsi mostrando il suo non secondario feeling con Condoleezza Rice feeling che, attraverso il gioco del detto e non detto, il nostro faceva intendere essere non solo di natura diplomatica e politica.

Gossip a parte resta il fatto che la macchina del G8 ha preso le mosse sin dal 1999 e dal quel momento è

UN ALTRO PROLETARIO E FRATELLO UCCISO! - UN ALTRO ASSASSINIO DI STATO!

In questi giorni, giorni in cui si ricorda Carlo Giuliani, un altro compagno morto per mano della violenza assassina repressiva padronale e statale durante le giornate di lotta di Genova 2001 Questo video, dimostra l'efferratezza della polizia italiana nei confronti di un operaio a Bologna. Come a Genova 25 anni fa e negli Stati Uniti di questi tempi gli sbirri, senza alcun pietà hanno ammazzato FAKIR ABDERRAHIM un nostro ex iscritto.

La cosa ancora più aberrante, oltre alla disumanità e alla violenza di classe e di Stato, è l’atteggiamento del personale sanitario che si rende complice dell’omicidio, inerme volutamente connivente, silenzioso come nelle peggiori realtà dittatoriali e mafiose.

Il SI cobas proclama subito uno stato di agitazione per la provincia di Bologna e domani sera 20 Luglio, alle ore 22 bloccheremo con uno sciopero tutte le aziende dell'interporto di Bologna.

Chiediamo a tutti i compagni anche degli altri luoghi di lavoro fuori di Bologna di partecipare, affinché sia più ampia la denuncia contro l'uccisione di questo nostro compagno!!

Basta omicidi di Stato e capitale!

A fianco dei famigliari, degli amici e compagni di Fakir!

Solo la lotta è l’unica risposta!

Mobilitiamoci subito!!

Tocca uno, tocca Tuttə!

SÌ COBAS

Vertenza Acca, Sudd Cobas apre un nuovo picchetto - info solidale Slai cobas per il sindacato di classe

 “Ecco dove si è spostata l’attività di logistica”

continua la sua battaglia contro i 95 licenziamenti annunciati dalla società. L'accusa: "Il lavoro c'è, è un caso di chiudi e riapri"

Nuovo capitolo nella vertenza Acca che proprio oggi, sabato 18 luglio, taglia il traguardo di un mese di picchetto ai cancelli del magazzino in via Copernico a Seano. Sudd Cobas, che protesta contro i 95 licenziamenti annunciati dall’azienda di logistica, ha iniziato in queste ore un nuovo presidio in via Leonardo da Vinci, zona produttiva di Campi Bisenzio a ridosso del confine con Prato. È qui, secondo il sindacato, che è stata spostata una parte dell’attività di Acca: “Qui – viene spiegato – è stato portato il lavoro che Acca svolgeva nella sede di via Valdagno a Prato, il primo a essere svuotato della merce prima dell’inizio dello sciopero. La merce dei pronto moda ora è qui”. Per Sudd Cobas questa sarebbe la conferma dell’operazione ‘chiudi e riapri’ di Acca. “I pronto moda provano a depistare l’attenzione sulle scatole ferme in via Copernico – dice il sindacato riferendosi alla guerra giudiziaria ingaggiata dagli imprenditori per recuperare la loro merce bloccata dallo sciopero – mentre bisogna rimettere i riflettori sull’intera operazione che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti. Il Tavolo istituzionale prenda atto di quello che succede nella realtà. Obiettivo del sistema è liberarsi anche dei lavoratori regolarizzati che hanno conquistato diritti e tutele dopo la vertenza sindacale”. 

Tre i picchetti nell’ambito della vertenza Acca: via Copernico a Seano, via Leonardo da Vinci a Campi Bisenzio, via Settola a Pisoia, sede di un’azienda di grucce. accompagnata alla morte assistita tramite una probabile liquidazione giudiziaria o concordato preventivo, i titolari di fatto dell’azienda e della multinazionale Xinsitong stanno già continuando il lavoro a Prato sotto altre ragioni sociali ed altri magazzini.

No, Israele non ha “il diritto di esistere”. Anzi, tutt’altro - un contributo

A differenza dell’affermazione sionista secondo cui “Israele ha il diritto di esistere”, la mia asserzione si fonda sul diritto internazionale. Naturalmente, data la propensione di Israele a violare tali leggi, non sorprende che continuino a rivendicare un diritto privo di fondamento nella realtà.

La notizia che, nel pieno del genocidio in Palestina, il parlamento tedesco stesse portando avanti questa settimana una legge che criminalizzerebbe, con pene fino a cinque anni di reclusione, chi nega a Israele il “diritto di esistere”, non ha sorpreso praticamente nessuno.

Dopotutto, questa è la stessa Germania che ha perpetrato un genocidio prima in Namibia e poi in Europa , e che ora partecipa attivamente ed entusiasticamente al genocidio in corso in Palestina, reprimendo brutalmente chiunque osi opporsi all’interno del proprio territorio.

In effetti, insieme a Israele e agli Stati Uniti, lo Stato tedesco oggi ha la dubbia distinzione di essere tra

domenica 19 luglio 2026

Sbirri assassini a Bologna - Il filmato di cinque minuti: «Aiuto, basta, basta!» e la morte

Bologna, al Pilastro muore 43enne: il video dell'intervento della polizia che finisce in tragedia. La sorella: «Lo hanno ammazzato»

di Mauro Giordano

Abderrahim Fakir di 43 anni è morto al Pilastro, periferia di Bologna, Gli agenti sul posto perché allertati da altri residenti della zona preoccupati perché stava andando in escandescenza. Un filmato di cinque minuti mostra l'intervento, l'uomo a terra e le richieste d'aiuto. La famiglia: «Giustizia»

Bologna uomo morto polizia

Abderrahim Fakir, 43 anni e il luogo dove è morto a Bologna

Un uomo di 43 anni, Abderrahim Fakir, 43 anni, di origine marocchina è morto, in tarda mattinata al Pilastro a Bologna, tra le vie Panzini e Svevo. In base a quanto si apprende, era in corso un controllo di polizia in via Svevo: a chiamare il 113 sono stati alcuni residenti dopo che l'uomo, nello spazio dei garage, aveva dato in escandescenze

Un uomo di 43 anni muore durante un intervento della polizia

Una volante è arrivata sul posto e - in base alle prima informazioni - anche il 118. L'uomo avrebbe dato dei colpi alla volante della polizia; gli agenti, alla presenza anche dei sanitari, avrebbero poi spruzzato all'uomo spray urticante e lo avrebbero messo in sicurezza con le fascette ai polsi. Il 42enne, secondo le prime informazioni, avrebbe poi accusato un malore ed è deceduto. 

Chi era la vittima: titolare di una ditta di facchinaggio e sposato

L'uomo era titolare di una ditta di facchinaggio: era sposato e viveva a Borgonuovo di Sasso Marconi, nel Bolognese. Era in Italia da diversi anni, a quanto si apprende era in via Svevo per fare visita ad alcuni parenti.

In un video la colluttazione tra gli agenti e la vittima

In un video che circolerebbe tra i residenti del quartiere Pilastro di Bologna sarebbe stata immortalata la colluttazione tra l'uomo morto dopo essere stato fermato e gli agenti di polizia. Pare che l'uomo avesse alcuni precedenti di polizia. I parenti del 43enne, fratello e sorella, riferiscono che aveva anche problemi di salute. L'autorità giudiziaria disporrà l'autopsia per chiarire le cause della morte. Il corpo è stato portato via alle 16.30.

Uomo morto bologna

Un frame del video

Il filmato di cinque minuti: «Aiuto, basta, basta!» e la morte

Sulla presentazione del libro sul G8 di Genova 2001 scritto da Turi Palidda a Palermo il 3 luglio - un dibattito interessante

Il 3 luglio scorso a Palermo è stato presentato su iniziativa dell’Agenzia di stampa internazionale Pressenza il libro di Turi Palidda sul G8 dal titolo: “A 25 anni dal G8: continuità militaresca della sicurezza e delle polizie dal 1860”. Erano presenti una trentina di compagne e compagni riuniti nel locale dell’associazione di promozione sociale Stardust”.

Naturalmente questo che presentiamo qui è un resoconto nostro, che riporta le considerazioni espresse durante l’incontro dall’autore e dai presenti e che aggiunge considerazioni e valutazioni proprie.

Il libro in sé già presenta molti spunti per analisi, commenti e osservazioni, così come gli interventi che si sono succeduti, in questa occasione ci occupiamo soltanto di quello che riguarda il filo conduttore, la tesi del libro, e della relazione di Palidda. Le sottolineature sono nostre.

L’introduzione è stata fatta dal compagno di Pressenza, che ha dapprima presentato Palidda come sociologo che si è formato in Francia e insegnato all’Università di Genova, e poi, ha detto Abbinanti, con questo libro che cade proprio nel Venticinquesimo anniversario dei fatti di Genova, Turi ci propone un excursus di quella che è stata storicamente l'utilizzo delle forze di polizia nella storia del nostro paese come strumento repressivo, come strumento per il controllo da parte delle classi dominanti delle classi subalterne. C'è una lettura dei fatti di Genova, accaduti 25 anni fa, aggiunge il compagno, secondo la quale è stato sì, da un certo punto di vista, un evento eccezionale, brutale e tremendo, quello che si è manifestato, la macelleria messicana della Diaz, oltre ai fatti avvenuti durante le manifestazioni con la morte tra l'altro di Carlo Giuliani, ma lui (Palidda) traccia un percorso storico attraverso il quale vuole dimostrare che in qualche modo c'è in realtà un continuo, una sorta di filo rosso, anzi filo nero in questo caso, che lega l'elemento repressivo che è tipico del sistema, che si è affermato attraverso il dominio capitalistico, già a partire, con un excursus storico che inizia dal 1860, che all'inizio era un'attività repressiva nei confronti del brigantaggio, nei confronti di tutto quello che era avvenuto in quel periodo, passando anche attraverso le fasi finali del diciannovesimo secolo e dei primi del 900, quando c'erano le repressioni alla Bava Beccaris, e che continua in maniera molto forte e significativa col fascismo e che ha trovato una sua continuità anche nel fatto che dopo la Resistenza e l'affermazione dello Stato repubblicano non c'è stato poi un vero e proprio cambiamento nelle strutture di controllo della società, le strutture di polizia.

Dunque, continua l’introduzione, Genova nel 2001 è sì, un forte punto di rottura rispetto ai poteri internazionali che volevano in qualche modo mettere la museruola ai movimenti no Global che si andavano affermando in quel periodo, ma allo stesso tempo un punto d'arrivo e un punto di partenza di questo excursus storico e che arriva dopo una serie di eventi storici che sono quelli che in qualche modo sono stati brevemente riepilogati. E che davanti a sé ne porta degli altri, perché di fatto non è che non è importante che noi in qualche modo ricordiamo ciò che è avvenuto a Genova 25 anni fa, ma è anche altrettanto vero che da 25 anni a questa parte di episodi di questo tipo ne sono successi, magari in maniera meno concentrata, possiamo dire, rispetto a quello che è accaduto a Genova, ma in maniera più diffusa rispetto a fenomeni repressivi, quelli che avvengono in questo ultimo periodo con quella tendenza alla criminalizzazione del dissenso che si è un po' determinata da quando c'è tutta la questione relativa alla formazione del potere di Trump in America, di Netanyahu in Israele e dei movimenti per la difesa del popolo palestinese che ha subito la repressione non solo in Italia, per la verità, ma anche in altri paesi europei e non solo. Quindi il concetto fondamentale che Palidda vuole esprimere è che c’è una costante che si era già realizzata prima e che continua in qualche modo a realizzarsi.

Infine, ha detto, bisogna vedere se è un’idea che può essere condivisa oppure no e si vedrà dagli altri interventi, aggiungendo che dal testo si evince anche che tra le tante forme di contrasto alla repressione come costante nel nostro Paese, si possono annoverare alcuni processi di democratizzazione delle forze di polizia che in alcuni periodi della nostra storia sono stati avviati e che poi magari non hanno avuto gli esiti che avrebbero dovuto. Uno per tutti, per esempio, ha aggiunto il compagno, anche se è arrivato dopo tanti anni dai fatti di Genova, è l'introduzione nel sistema penale del reato di tortura, qualcosa che è stata fortemente osteggiata dagli stessi operatori del settore che hanno resistito a questo e che solo di fronte alle azioni della Corte europea poi hanno dovuto in qualche modo accettare l'introduzione del reato.

È così passata la parola agli altri interventi programmati.

Ketty Giannilivigni di Pressenza ha letto alcuni brani del libro per sottolineare l’importanza dell’elenco

Dal presidio per Anan al carcere di Melfi - nella giornata nazionale a sostegno dei prigionieri politici palestinesi - Interventi e immagini dal presidio

Si è tenuto sabato il presidio di solidarietà per Anan davanti al carcere di Melfi. Essa è parte della giornata di mobilitazione nazionale “Colpevoli di Palestina”, in cui centinaia di attivisti in tutta Italia si sono mobilitati e hanno fatto presidi in tutti i diversi carceri in cui sono detenuti i prigionieri politici palestinesi, in particolare a Melfi ma non solo, anche a Terni, a Roma, a Rossano Calabro, a Sassari, ovunque si è fatta sentire la solidarietà.

A Melfi vi è stata una positiva partecipazione, eravamo una cinquantina di compagni e compagne che si sono ritrovati davanti al carcere. Il presidio è iniziato con la lettura di una poesia che ha scritto Anan in questi giorni in carcere, e di una sua lettera indirizzata a noi partecipanti al presidio, e a tutti i solidali delle Flotille, in cui Anan ancora una volta si è dimostrato un combattente, un resistente che appoggia tutte le resistenze, anche quelle dei movimenti di lotta che si sviluppano in questo paese. Anan ha ripetuto ancora una volta che ovunque lo abbiano rinchiuso ha sempre trovato reti solidali che non lo hanno mai fatto sentire solo, e per questo anche lui non farà mai mancare il suo appoggio alle lotte di resistenza che si sviluppano in Italia.

Ci sono stati poi gli interventi degli altri presenti al presidio, della Rete per la Palestina di Calabria, di lavoratori di sindacati di base, di altri singoli; quindi collegamenti con gli altri presidi che si stavano tenendo in contemporanea.

Da fuori Regione c'era la delegazione di Taranto, dello Slai cobas per il sindacato di classe, del Comitato #iostoconlapalestina, che è intervenuta rimettendo l'accento sulla necessità di continuare la resistenza, di continuare a radicare sui territori la solidarietà con Anan che deve vivere oltre questa giornata nelle prossime iniziative – dalla tre giorni in Val d’Agri, alla mobilitazione per la chiusura del consolato israeliano a Bari, alla lotta contro i progetti di colonizzazione del Salento con resort di lusso destinati alle comunità ultra ortodosso ebraiche in vacanza. L'intervento di Taranto si è concluso con la proposta di ritornare in piazza a ottobre e di rivederci a metà settembre con un'assemblea interregionale.

Altre proposte sono state quelle di sollecitare parlamentari, amministrazioni locali a schierarsi per Anan, in particolare in vista della scadenza di metà settembre in cui la Cassazione dovrà pronunciarsi sulla richiesta di sospensione definitiva della protezione internazionale per Anan che, se qualora fosse accettata, porrebbe Anan a rischio di espulsione.

Altri interventi hanno ribadito l'importanza della solidarietà, l'importanza di continuare a livello locale e regionale la presenza e il costante sostegno anche nelle faccende quotidiane di Anan. È stato ad esempio ricordato come le autorità carcerarie continuino a vessare Anan, a negargli spesso le cure mediche e dentistiche di cui ha bisogno o addirittura a impedirgli di socializzare con altri detenuti non musulmani.

Ma è stato ricordato che Anan ha sempre opposto a questo una ferma resistenza, ha denunciato il DAP, subendo anche delle misure disciplinari per questo. Ha sempre mantenuto uno spirito di lotta, come dicono i versi della poesia che ha scritto e che è stata letta fuori dal carcere perché: chi è coraggioso può morire un giorno, il vigliacco muore mille volte tutti i giorni.


Vogliamo sottolineare l'accoglienza che ci è stata riservata dai compagni della Basilicata al nostro arrivo, molto calorosa, molto fraterna, con frasi del tipo «siete eroici, non mancate mai». E’ stata positivamente accolta distribuzione di ORE 12 Controinformazione rossoperaia, che analizza, denuncia il recente Vertice Nato. 
E’ stato negativo che eravamo l'unica realtà presente da fuori Regione. 


Letture di poesia e lettera di Anan dal carcere

Intervento lavoratore Melfi
 
 
Intervento Slai cobas sc - #iostoconlapalestina Taranto 


dagli altri presidii




«Muoiono al posto nostro»

di Carlo Soricelli (*)

Gentile Natalia Aspesi,

ho letto la sua riflessione nell’ultimo numero de Il Venerdì di Repubblica e vorrei rispondere alla sua domanda su cosa temono davvero quegli italiani. Spesso si teme l’immigrato per via di una narrazione distorta legata alla delinquenza, ma la realtà dei fatti e dei numeri ci racconta una storia completamente diversa, eppure drammaticamente invisibile. Sì, anche tra di loro ci sono alcuni delinquenti, come tra gli italiani. E allora? Vediamo la realtà.

Ci conosciamo ormai da anni: lei stessa ha pubblicato più volte all’interno della sua rubrica le mie considerazioni sui morti sul lavoro, e ospita periodicamente i report e le situazioni che racconto attraverso la mia attività di monitoraggio.

Proprio per questo, da Bologna, continuo a portare avanti da diciannove anni questo osservatorio indipendente: registro ogni singola vittima, giorno dopo giorno. Se in questi giorni si sfogliano i registri dei morti sul lavoroi, si incontra un’infinità di nomi marocchini, tunisini, albanesi, rumeni. Sono soprattutto ragazzi arabi e dell’Est Europa, giovanissimi, mandati allo sbaraglio senza alcuna

Chi tocca la proprietà muore...

Ieri terminavamo l'articolo sulla campagna scatenata dal governo sull'arresto del gioielliere (https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/07/la-vicenda-del-gioielliere-bassa.html), scrivendo:

"Non si tratta di posizioni, ma di un altro, "provvidenziale", passo verso un sistema securitario, che è di classe, in cui le "brave persone" sono i proprietari di negozi, i piccoli e medi borghesi autorizzati a detenere le armi, sono chi spara e uccide per difendere la sua proprietà; mentre le "persone cattive", che si possono anche eliminare, sono i ladruncoli, gli immigrati, i poveri..." .

Oggi, dal governo, con la Meloni in testa, da Salvini, e dai vari ministri e sottobosco, insieme al nuovo/vecchio fascismo militarista di Vannacci questo viene chiaramente e a gran voce proclamato, rivendicato, auspicando un sistema che permetta ad ogni proprietario, di esercizi, ditte, casa di sparare e uccidere chi osa anche solo entrare. La "norma" borghese per cui la proprietà è sacra e la vita di una persona NO, ora viene apertamente rivendicata e si cerca di trasformarla in un nuovo decreto legge.

Viene rivendicato che non basta più la "legittima difesa" (per costoro: troppo "generica" e interclassista...), ma serve una norma sulla "legittima VENDETTA a difesa della proprietà privata,