pc 14 febbraio - Come in Gran Bretagna - lotta su tutti i piani per mettere fine alle persecuzioni contro il movimento di solidarietà con la Palestina

 L’Alta Corte britannica ha dichiarato illegali i divieti contro Palestine Action

La giustizia britannica sta mettendo un freno all’accanimento che il governo ha riservato negli ultimi mesi al movimento solidale con la Palestina. L’Alta Corte del Regno Unito ha infatti dichiarato illegale la messa al bando di Palestine Action, la sigla che nel giugno 2025 era stata inserita tra le organizzazioni terroristiche dalla ministra dell’Interno Yvette Cooper. La sentenza ribalta la linea dettata dal governo. Quest’ultimo aveva deciso di criminalizzare le proteste politiche che denunciavano le complicità di Londra verso la condotta genocidiaria di Israele. Con la messa al bando, i membri o i semplici sostenitori di Palestine Action rischiavano fino a 14 anni di carcere, il che ha comportato migliaia di arresti e processi negli ultimi mesi. Il governo ha già dichiarato che farà appello alla sentenza dell’Alta Corte.

Sembrerebbe a un punto di svolta la battaglia legale tra Palestine Action e il governo britannico. L’Alta Corte del Regno Unito ha dichiarato l’illegalità di una stretta che sin dall’inizio era apparsa sproporzionata alle tutele dei diritti umani, reprimendo la sigla nata nel 2020 con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica circa i crimini israeliani in Palestina. Palestine Action si è rafforzata negli ultimi due anni, organizzando nel Regno Unito dibattiti, sit-in, cortei e boicottaggi. Nel giugno 2025, ha fatto parlare di sé per un’azione di sabotaggio condotta all’interno della base

pc 14 febbraio - Pagliacci della storia...

"Pagliaccio serio" che non prende più la storia per una commedia, ma la propria commedia per storia universale" 

(Marx: "18 Brumaio")

pc 14 febbraio - Dal blog femminismorivoluzionario gli articoli principali da inizio anno ad oggi

 

pc 14 febbraio - GENITORI CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE: DUE ESEMPI DA GENERALIZZARE CHE CONDIVIDIAMO-DIFFONDIAMO

 da 

Train to be cool…il progetto della PolFer e del MIM per diffondere la cultura della sicurezza: denuncia dei genitori

In quanto genitori «Non si ha però nessuna informazione sul merito del suddetto progetto, né è riportato nella comunicazione del calendario, né il docente coordinatore ci ha saputo dare ragguagli. In particolare non sono comunicate le finalità, le modalità dell’incontro e da quali figure professionali ed esperienziali sono svolte».
E poi: 
«Il tema della sicurezza ferroviaria, che a nostro avviso attiene molto di più a questioni di organizzazione dei trasporti, della manutenzione delle infrastrutture e dei convogli e, non ultimo, alle condizioni di lavoro e contrattuali degli operatori del settore»E, quindi, perché viene affidato alle forze di polizia? La scuola ha risposto semplicemente rinviando al link della Polizia di Stato. Insomma, l’ennesima delega di questioni educative da parte della scuola e del corpo docente. Che non è sfuggita alla famiglia, la quale infatti risponde come segue. Gentile docente coordinatore, gentile Dirigente scolastico, Vi ringrazio per la risposta, che però ci (Vi scrivo a nome di tutta la famiglia) lascia insoddisfatti sotto vari aspetti. Da una parte siamo piuttosto amareggiati poiché, la scuola, che come primo compito ha quello di sviluppare spirito critico e far conoscere il mondo reale, si presti alla derubricazione della sicurezza ferroviaria ad un problema comportamentale dei giovani (o degli utenti in genere) quando, questa, come già scritto in precedenza, è caso mai ascrivibile ad altre questioni fondamentali in ambito ferroviario come la gestione della logistica, la manutenzione delle infrastrutture e dei convogli e, non ultimo, le condizioni di lavoro e contrattuali degli operatori del settore. Purtroppo sono fin troppo frequenti gli incidenti e i disastri ferroviari dovuti ad una sottovalutazione colposa, dettata da un sistema aziendalizzato teso esclusivamente al profitto. È questa piuttosto la realtà di questo settore su cui si dovrebbe affrontare una riflessione educante. Per altro verso, come genitori e quindi educatori, riteniamo svilente che la questione comportamentale, che dovrebbe essere appannaggio degli educatori, genitori ed insegnanti (e quando necessario di analisti e/o terapeuti), sia affidata ad altre professionalità a cui non appartiene questo ruolo. In ultima analisi, riteniamo che affidare l’educazione civica alle iniziative delle forze armate e alle forze di polizia che protocollo dopo protocollo entrano sempre più nelle scuole italiane sia un problema democratico. Le dichiarazione di ministri e sottosegretari coinvolti rendono evidente che lo scopo è funzionale sia a diffondere un’immagine positiva delle Forze Armate e delle forze di Polizia, ma anche a consolidare un vero e proprio ecosistema comunicativo, in cui media, accademia e industria convergono nel rafforzare la narrazione strategica del governo. Queste istituzioni che, finché rimangono nel solco della Costituzione , dovrebbero servire a difendere in extrema ratio la società dalla violenza e dall’arbitrio, avvalendosi esse stesse di violenza, repressione e arbitrio, si reggono sull’obbedienza, sulla capacità di eseguire ordini senza discuterli. Al contrario, la scuola se non è libera viene meno alla sua ragione di essere: la promozione dello spirito critico, la comprensione e l’accoglienza, anche nel tentativo di includere comportamenti devianti. La Costituzione riconosce questo principio all’articolo 33; inoltre la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza al preambolo afferma: «In considerazione del fatto che occorre preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati nella Carta delle Nazioni Unite, in particolare in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà»; e all’art. 29: «Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità: b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite». Concludiamo citando Hannah Arendt«Nessuno ha il diritto di Obbedire», e Lorenzo Milani«L’obbedienza non è più una virtù», parole che sembravano un tempo recepite e che oggi non dobbiamo dimenticare.

Monza, Istituto comprensivo Salvo d’Acquisto, progetto legalità o progetto Forze Armate?

Abbiamo ricevuto il calendario del “Progetto Legalità” dell’Istituto Comprensivo Salvo d’Acquisto che comprende alcuni plessi scolastici di scuola  primaria e scuola secondaria di primo grado tra Monza e Vedano al Lambro. Il calendario si articola su 13 incontri su vari temi che vanno dalla sicurezza e benessere digitale, al bullismo, al ricordo delle vittime  di mafia fino addirittura alla simulazione di un processo. A leggere bene però i nomi dei relatori  ci si accorge che la quasi totalità di essi afferisce alle forze di polizia, con addirittura tre momenti autocelebrativi denominati Open Day delle forza dell’ordine. Temi importanti come i rischi della “dipendenza da schermo” e L'”uso consapevole degli schermi” vengono trattati da una tenente dei Carabinieri piuttosto che da educatori o esperti del settore. Non un cenno all’utilizzo della rete e delle tecnologie in senso positivo e stimolante, non un tentativo di formare utenti liberi in quanto consapevoli delle tecnologie, non una critica alla struttura della rete ma un semplice parallelismo securitario dove la nostra relazione con la rete è protetta e mediata dalle forze dell’ordine. Chissà se anche in questo caso assisteremo a raccapriccianti  siparietti in cui militari o poliziotti insegnano ai bambini a usare armi o a disperdere  i manifestanti come tante volte abbiamo visto succedere in tutta Italia e di cui si trova ampia documentazione sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Come genitori e insegnanti crediamo che  soprattutto in un momento di grave crisi sociale e politica sia nazionale che  internazionale ridurre il concetto di legalità al solo aspetto repressivo non  faccia che creare paura e distacco rispetto ai temi della coesione e della  giustizia sociale, della pace e della solidarietà che dovrebbero essere invece promossi e trasmessi. Crediamo che un così grande sforzo nell’organizzazione di attività extracurriculari sia uno spreco rispetto a un impegno su tematiche dal più alto valore educativo e ci aspettiamo un maggior coinvolgimento nelle programmazioni future. Alcun* genitori e insegnanti di Monza e Brianza


pc 14 febbraio - Conferenza stampa per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi in Italia – Caso Hannoun

COMUNICATO STAMPA

IL Comitato Nazionale per Mohammed Hannoun, segretario dell’Associazione Palestinesi in Italia, arrestato a Genova e detenuto nel carcere di massima sicurezza di Terni, indice una conferenza stampa a ROMA, Piazza Capranica, lunedì 16 febbraio, alle 12.00, alla quale sono invitati gli organi di informazione.

Per la liberazione di Hannoun e di altri palestinesi arrestati e per la fine della persecuzione dei sostenitori dei diritti palestinesi, si è costituito un Comitato Nazionale. Nei primi giorni della diffusione di un comunicato-appello, sono già state raggiunte centinaia di firme e adesioni, aperte da quelle del Prof. Angelo D’Orsi e di Moni Ovadia, oltre che di numerosi esponenti della professione giuridica, della cultura, del giornalismo, della politica.

Mohammed Hannoun, architetto, da decenni residente in Italia. Si è adoperato in questi anni dell’occupazione dei territori palestinesi e poi della guerra israeliana a Gaza per raccogliere e consegnare ai sopravvissuti palestinesi soccorsi umanitari.

Questo viene interpretato in Israele come “azione di sostegno al terrorismo”. Indicazioni in tal senso

venerdì 13 febbraio 2026

pc 13 febbraio - Il governo delle mani sulla magistratura. Al referendum votiamo NO!

da ORE12 /Controinformazione rossoperaia  del 12.02.26

La riforma sulla giustizia fortemente evoluta dal governo Meloni è un'iniziativa che sta tutta dentro la marcia del moderno fascismo. Mettere le mani sulla magistratura, averne il controllo per non essere intralciati quando si fanno leggi liberticide o sempre più repressive o si agisce direttamente contro le leggi esistenti, non incappare nella giustizia (sia pur borghese) sono i veri obiettivi del governo Meloni e per questo bisogna votare NO al prossimo referendum.

Il tentativo del governo non è nemmeno tanto nascosto, visto che Nordio lo ha detto più volte in più occasioni: limitare l'eccessiva autonomia dei giudici. Così anche la Meloni, che vuole, così come ha detto, liberare la magistratura da tutti i possibili condizionamenti politici, perché di fatto l'unico condizionamento politico deve essere quello suo e quello del suo governo, e limitare le ingerenze della magistratura nella politica.

Gli attacchi quotidiani alla magistratura da parte di tutti i membri di questo governo, dalla Meloni a Nordio a Salvini, ai loro più luridi scagnozzi vanno, di fatto in questa direzione. Non si tratta quindi di una riforma costituzionale come blatera Nordio o la Meloni per cercare di ingannare la cosiddetta opinione pubblica, ma si tratta di un vero e proprio stravolgimento della Costituzione, attraverso cui ci si vuole vendicare di fatto di quei giudici che non sono allineati al governo e si mira a volere trasformare questa società capitalista di cui il governo Meloni oggi è al servizio, rappresentando l'ala più reazionaria della borghesia al potere, trasformare questa società in una società dove i potenti, i padroni, i politici devono praticamente farla sempre franca e quindi anche per questo bisogna votare NO al prossimo referendum.

Le ragioni del NO sono abbastanza chiare, mentre sarebbe davvero una perdita di tempo quella di cercare di smascherare i vuoti e ingannevoli argomenti del si, però qualcosa bisogna pur dirla.

Innanzitutto non c'entrano niente le chiacchiere che ci sono a destra e manca, dalla Meloni a Nordio a

pc 13 febbraio - Giù le mani da Francesca Albanese!

Respingiamo subito la campagna avviata dalla Francia, e appoggiata da vari paesi imperialisti, in prima fila l'Italia col governo Meloni, che non vedono l'ora di zittire la sua voce, la sua attività di denuncia del genocidio di Israele in Palestina e delle complicità dei governi imperialisti.

Nessuno tocchi Francesca Albanese!


Il discorso sotto accusa di Albanese

"Il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l'abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, copertura politica, sostegno economico e finanziario è una sfida". 

Questo uno dei passaggi dell'intervento della relatrice speciale dell'Onu sui territori palestinesi al Forum di Al-Jazeera del 7 febbraio scorso. "Il fatto che la maggior parte dei media nel mondo occidentale abbia amplificato la narrazione pro-apartheid e pro-genocidio è una sfida - prosegue il discorso - Allo stesso tempo qui risiede anche l'opportunità. Perché se il diritto internazionale è stato colpito al cuore, è anche vero che mai prima d'ora la comunità globale si era accorta delle sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune".  

Albanese, poi, in un post su X del 9 febbraio, ha chiarito il suo pensiero, spiegando che "il nemico comune dell'umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina, incluso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile". 

Nel corso del suo discorso la relatrice Onu ha inoltre affermato che negli ultimi due anni tutti hanno potuto vedere "la pianificazione e la realizzazione di un genocidio, e il genocidio non è finito", ma è anzi "ora pienamente evidente". Oggi "il rispetto delle libertà fondamentali è l'ultima via pacifica, l'ultimo strumento pacifico che abbiamo per riconquistare la nostra libertà", ha proseguito ancora, lanciando un appello alle più varie categorie della società a "cambiare le nostre abitudini: da ciò che scegliamo di comprare, consumare, leggere, a come ci poniamo di fronte al potere". Albanese ha quindi concluso dicendo di credere "fermamente che la Palestina sarà libera. Ma dobbiamo agire e il momento è adesso" in un "2026 di pieno impegno verso la responsabilità e la giustizia". 

pc 13 febbraio - La resistenza non è reato, la solidarietà è un'arma, non un reato. Presidi a Melfi e a Terni in solidarietà ad Anan, Hannoun e a tutti i prigionieri palestinesi

 

LA SOLIDARIETA’ NON SI ARRESTA - MOHAMMAD HANNOUN LIBERO!

DOMENICA 1 MARZO ORE 14,30 PRESIDIO NAZIONALE AL CARCERE DI TERNI

La detenzione di Mohammad Hannoun, il presidente dell'API l'associazione Palestinesi d'Italia nel carcere a Terni dopo l'arresto avvenuto a fine dicembre con

pc 13 febbraio - I fascisti di CasaPound condannati giustamente a Bari sono protetti dal governo Meloni/da Fratelli d'Italia, dal Ministro Piantedosi

Ieri il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti di CasaPound per riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista. Pene fino a 2 anni e 6 mesi, più la privazione dei diritti politici per 5 anni.

È la PRIMA VOLTA in Italia che viene riconosciuto questo reato per attivisti di CasaPound. 

I fatti risalgono al settembre 2018: un'aggressione squadrista con sfollagente, manganelli telescopici e manubri da palestra contro manifestanti antifascisti che tornavano da un corteo. Tra le vittime l'europarlamentare Eleonora Forenza.

Sette anni per arrivare a questa sentenza. Ma oggi si ribadisce un fatto chiaro: il fascismo NON è un'opinione. È un crimine. E oggi la giustizia lo conferma.

Per fortuna che c'è la Costituzione, che all'articolo XII delle disposizioni transitorie vieta la riorganizzazione del partito fascista "sotto qualsiasi forma". Una norma antifascista nata dalla Resistenza che ancora oggi ci difende.

pc 13 febbraio - Dichiarazioni di Khaled Mashaal Hamas - proletari comunisti appoggia queste dichiarazioni nel contesto tattico e strategico in cui si trova la Resistenza palestinere ora

“Nel contesto in cui il nostro popolo è ancora sotto occupazione, parlare di disarmo è un tentativo di trasformare il nostro popolo in una vittima facile da eliminare e facilmente sterminata da Israele, che è armato con tutto l’armamento internazionale”, ha dichiarato il leader politico di Hamas all’estero, Khaled Mashaal, al Forum della rete televisiva qatariota Al Jazeera a Doha.

“Mashal ha anche sottolineato che il movimento della Resistenza palestinese ha offerto una tregua a lungo termine, di 7 o 10 anni, con i paesi mediatori come garanti che queste armi non saranno usate, ma “Israele” l’ha rifiutata.

“Il funzionario palestinese ha affermato che il problema è l’occupazione israeliana, non le armi della

pc 13 febbraio - A che serve la mobilitazione Stellantis a Torino di sabato 14? E' davvero quello che serve per riprendere la lotta? Noi pensiamo di no

Stellantis, il presidio Fiom davanti ai cancelli di Mirafiori: sabato la manifestazione in centro

Tre giorni di presidio davanti al cancello 2, sabato la mobilitazione nel centro di Torino

Stellantis, il presidio Fiom davanti ai cancelli di Mirafiori: sabato la manifestazione in centro

È iniziato questa mattina davanti alla porta 2 dello stabilimento di Mirafiori il presidio della Fiom, che proseguirà per tre giorni in vista della manifestazione cittadina in programma sabato 14 febbraio nel centro di Torino. L’iniziativa coinvolge le sigle Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr, che hanno scelto di organizzare un momento unitario in una fase particolarmente delicata per il comparto automotive. Il presidio ai cancelli dello storico impianto torinese rappresenta un primo passaggio di mobilitazione, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla situazione produttiva e sulle prospettive industriali del gruppo Stellantis in Italia.

pc 13 febbraio - Sciopero in Tunisia contro la repressione antisindacale - info

Tunisie : Grève à Mecachrome contre la répression syndicale

Du 9 au 13 février, les travailleurs de Mecachrome en Tunisie organisent une grève et se mobilisent pour défendre leurs droits et dénoncer la criminalisation de l’action syndicale par la direction. En effet, cette mobilisation s’inscrit dans un contexte de répression croissante depuis mi-janvier : refus de reconnaître la section syndicale créée le 1er novembre, licenciement de 12 travailleurs début 2026 et convocations policières de syndicalistes. Malgré ces pressions, les travailleurs ont maintenu leur mobilisation et préparé une grève début janvier, tandis que la solidarité s’est étendue au-delà des frontières, avec le soutien de la CGT Mecachrome Toulouse et différentes organisations

pc 13 febbraio - Gaza, l’inchiesta di Al Jazeera: “Migliaia di palestinesi ‘evaporati’ a causa dell’utilizzo di bombe termobariche”

La barbarie, senza fine e che ha uguagliato l'orrore nazista, dei criminali genocidi Trump/Netanyahu condivisa, coperta, occultata da tutti i paesi imperialisti e in particolare dal governo moderno fascista Meloni

diRedazione Esteri

Le armi di produzione statunitense hanno disintegrato 2842 palestinesi, cancellando ogni traccia dei loro corpi

Disintegrati. Cancellati senza che siano rimaste tracce: né un corpo da seppellire, né una salma da piangere. Le squadre della Protezione Civile della Striscia di Gaza hanno accertato l’uccisione di 2842 palestinesi “evaporati” a causa dell’utilizzo da parte di Israele di armi termiche e termobariche. Si tratta di una parte delle oltre 72mila vittime dei raid di Tel Aviv dal 7 ottobre 2023. Lo racconta un’approfondita inchiesta di Al Jazeera Arabic intitolata The Rest of the Story, che ha documentato il ricorso delle cosiddette bombe a vuoto o aerosol. I giornalisti hanno inoltre consultato analisti ed esperti per capirne il funzionamento, il paese di produzione e raccolto le testimonianze di soccorritori e famiglie di Gaza che hanno avuto un proprio caro “sparito” dopo un raid.

Il portavoce della Protezione Civile di Gaza, Mahmoud Basal ha spiegato ai cronisti dell’emittente del Qatar come sono arrivati alla cifra di 2842. Un numero preciso, non una stima. “Entriamo in un’abitazione dove c’è stato un attacco e confrontiamo il numero noto di occupanti con i corpi recuperati”, ha detto Basal. “Se una famiglia ci dice che all’interno c’erano cinque persone e noi recuperiamo solo tre corpi intatti, consideriamo i restanti due come ‘evaporati‘ solo dopo che una ricerca approfondita non ha prodotto altro che tracce biologiche: schizzi di sangue sui muri o piccoli frammenti come scalpi”, ha aggiunto.

Tra i racconti c’è quello di una donna di Gaza City, Yasmin Mahani. La mattina del 10 agosto 2024 è alla ricerca di suo figlio Saad tra le macerie della scuola al-Rabin. Trova suo marito disperato che urla, ma non il figlio. Per giorni cerca ovunque: ospedali, obitori. “Non abbiamo trovato nulla di Saad. Nemmeno un corpo da seppellire. Quella è stata la parte più difficile” dice. Suo figlio non esiste più. Secondo l’inchiesta, la causa è nell’utilizzo sistematico da parte dell’Idf delle bombe termiche o termobariche di fabbricazione Usa. Sono armi vietate dal diritto internazionale, in grado di generare temperature superiori a 3500 gradi Celsius. “A differenza degli esplosivi convenzionali, queste armi disperdono una nube di combustibile che si infiamma creando un’enorme palla di fuoco e un effetto vuoto”. Una potenza che riduce la materia in cenere in pochi secondi.


pc 13 febbraio - A 25 anni dal G8, la lettera aperta di Haidi Giuliani: “Quando il dissenso diventa un reato servono nuovi spazi collettivi di partecipazione”

Genova. Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta ai movimenti scritta da Haidi Gaggio, mamma di Carlo Giuliani, ucciso in piazza Alimonda 25 anni fa, duranti i giorni del G8 di Genova.

“La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa”, scriveva Marx nel Diciotto Brumaio. Ci pensavo guardando le immagini di sabato scorso, a Torino. Sembrava di rivedere, in scala ridotta, quelle del luglio 2001 qui a Genova. La grande presenza unitaria di uomini e donne di tutte le età e di varia provenienza che hanno manifestato lungo il percorso fino alla fine. L’arrivo di chi viene subito nominato come “guastatore. Le forze dell’ordine massicciamente presenti, addobbate per la guerra. I petardi da una parte, i candelotti lacrimogeni dall’altra, le botte date nel mucchio. A Torino per fortuna nessun morto, nemmeno in coma, solo un poliziotto preso a calci. Delle altre persone ferite molti solerti giornalisti non hanno neppure parlato: sembra che sia diventato normale tornare a casa dopo una giornata di legittima protesta con la testa sanguinante e qualche osso rotto, si tratti di cittadinǝ che difendono il proprio territorio, operaǝ che difendono il posto di lavoro, studentǝ davanti a scuole e università.

Eppure la protesta resta un diritto costituzionale, non un favore concesso, ma un elemento essenziale della democrazia. Manifestare significa rendere visibile un conflitto, portarlo nello spazio pubblico, chiedere che venga riconosciuto e discusso. Oggi, invece, il dissenso viene punito a prescindere, svuotato di legittimità politica e riscritto come devianza. Decreto dopo decreto, il perimetro di ciò che è considerato accettabile si restringe. Esporre un dubbio, avanzare una critica, rischia di diventare un

pc 13 febbraio - Propaganda militare nelle scuole tra Piemonte, Molise e Sicilia… perfino a Niscemi

 ...nei giorni in cui Niscemi era, ed è, sull'orlo dell'abisso e la sicurezza della popolazione era bellamente buttata in fondo al dirupo dagli ignobili rappresentanti del governo Meloni, è andata in scena l'unica "soluzione" al diritto allo studio degli studenti: la "sicurezza" armata (come denunciato dall'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università) che va nella direzione di incentivare la militarizzazione delle scuole e, con la scusa di "lotta e prevenzione ai fenomeni del disagio giovanile, bullismo, cyberbullismo e ogni forma di estremismo violento", avanzare con la repressione e lo Stato di polizia, i famigerati DDL sicurezza.

Da l'Osservatorio: "Il caso di Niscemi è una rappresentazione tragicamente plastica di tutte le contraddizioni di un paese che, letteralmente e metaforicamente sull’orlo dell’abisso, è destinatario di un martellante messaggio propagandistico, accortamente elaborato come “cultura della difesa”, i cui obiettivi sono il riarmo e la militarizzazione della società, che non possono prescindere da una strategia economica di disinvestimento dal welfare in direzione del warfare. E mentre la terra, sempre più fragile per l’incuria, l’abbandono, lo sfruttamento selvaggio, si sgretola sotto i nostri piedi, l’unica nozione di “sicurezza” che viene pervasivamente trasmessa all’opinione pubblica è quella che si concretizza nella guerra verso il nemico esterno e la repressione del dissenso sul fronte interno".

Niscemi. I Carabinieri incontrano gli studenti del “Leonardo da Vinci” per promuovere la cultura della legalità

Focus su droghe, bullismo, violenza di genere, sicurezza stradale e orientamento professionale nelle Forze dell’Ordine

4 Febbraio 2026

Nei giorni scorsi, a Niscemi, presso l’Istituto d’Istruzione superiore “Leonardo da Vinci”, il Comandante del Reparto Territoriale Carabinieri di Gela e il Comandante del Nucleo Operativo hanno incontrato gli studenti, con cui sono state affrontate diverse tematiche di grande attualità: dal rispetto delle generali norme che regolano la convivenza civile ai pericoli per la salute, oltre che alle conseguenze giudiziarie, derivanti dall’abuso di sostanze alcooliche e stupefacenti, dal bullismo alla violenza di genere e alla sicurezza stradale.

giovedì 12 febbraio 2026

pc 12 febbraio - La lotta per il salario ora nelle fabbriche e i posti di lavoro è urgente e necessaria. Perché e come farla

da ORE 12 Controinformazione rossoperaia  del 11.02.26

A fronte della situazione effettiva che c'è oggi nelle fabbriche, nelle file dei lavoratori, è importante per le organizzazioni sindacali di base e di classe, così come per le organizzazioni politiche di orientamento comunista - e noi siamo sia l’uno che l'altro nelle file dei lavoratori - fare chiarezza sulla lotta necessaria, sulla lotta possibile e limiti di essa.

Il processo di sviluppo del capitalismo, nella direzione che esso ha nel sistema imperialista, significa peggioramento la classe operaia perché i capitalisti devono difendere i loro profitti e i loro investimenti e vanno dove sono più profittevoli.

Il punto necessario è vedere cosa fanno gli operai a fronte di tutto questo.

Qui dobbiamo fare riferimento a Marx perché senza fare chiaro riferimento a Marx in realtà gli operai si muovono come gattini ciechi e le organizzazioni dei lavoratori sia sindacali che politiche dicono sciocchezze ai lavoratori e quindi non sono la soluzione ma diventano parte del problema della lotta, per cui non si lotta e non si lotta in maniera corretta nelle file dei lavoratori.

Dice Marx: “Quando la bilancia pende sempre più a favore del capitalista contro l'operaio, e che per conseguenza la tendenza generale della produzione capitalista non è all'aumento del livello medio dei salari ma la diminuzione di esso, cioè a spingere il valore del lavoro su per giù a suo limite più basso. Se tale è in questo sistema è la tendenza delle cose, significa forse che la classe operaia deve rinunciare alla sua resistenza contro gli attacchi del Capitale e deve abbandonare i suoi sforzi per strappare dalle occasioni che le si presentano tutto ciò che può servire a migliorare temporaneamente la sua situazione?
Se essa lo facesse - dice Marx - essa si ridurrebbe a livello di una massa amorfa di affamati e di disperati a cui non si potrebbe più dare nessun aiuto”.

Quindi è questo il punto: se gli operai non lottano e se non lottano decisamente per il salario, se si accontentano di una situazione in cui il salario arriva solo per via indiretta e a titolo individuale e

pc 12 febbraio - Da Grottaglie a Torino: i lavoratori Leonardo contro il genocidio a Gaza

Dopo Grottaglie, anche i lavoratori dello stabilimento torinese di Leonardo si mobilitano contro i rapporti con Israele. "Gaza grava sulla nostra coscienza".

È con un richiamo esplicito all’esortazione di Vittorio Arrigoni, quel suo “restiamo umani” spesso invocato nei due anni di genocidio a Gaza, che si apre il comunicato di un gruppo di lavoratori di Leonardo Torino. Una presa di posizione pubblica che si somma a quella già manifestata dai loro colleghi dello stabilimento di Grottaglie e che, ancora una volta, esprime aperto disagio – si legge nella dichiarazione – per l’«implicita connivenza tra l’industria tecnologica in cui lavorano e una politica globale fattasi sempre più sbilanciata dalla parte israeliana», e anche una profonda preoccupazione legata ai rischi per la loro stessa sicurezza.

Nella nota stampa si fa anche un riferimento esplicito al piano statunitense per Gaza che «non ha fermato il genocidio dei gazauiti e le dinamiche oppressive e colonialiste e nei territori della Cisgiordania». Il prossimo 19 febbraio, secondo quanto rivelato dal sito Axios, il Board of Peace presieduto dallo stesso Trump si riunirà a Washington per accelerare l’attuazione della seconda fase del cosiddetto accordo di cessate il fuoco a Gaza e raccogliere fondi per la ricostruzione. Ma, mentre il presidente Donald Trump ha dichiarato lo scorso ottobre che la guerra a Gaza era finita, Israele ha continuato a violare l’accordo oltre 1.500 volte, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa indipendente Drop Site News, causando ancora centinaia di morti.

Leonardo è tra le aziende coinvolte nel massacro dei palestinesi, secondo quanto scritto dalla Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese nel suo rapporto “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”. Come scritto in precedenza su Kritica.it, il colosso italiano, che si posiziona tra i dieci leader globali nel settore aerospaziale e della difesa, è indicato come fornitore di tecnologie e supporto all’apparato militare israeliano, contribuendo così alle violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione palestinese. 

Così, dopo i lavoratori dello stabilimento Leonardo di Grottaglie, anche una compagine di dipendenti torinesi del Gruppo ha deciso di levare la propria voce per chiedere di affrontare il tema collettivamente nelle assemblee sindacali e promuovere soluzioni durature che pongano fine alla complicità del colosso nel genocidio del popolo palestinese, in primis. Ma anche per riabilitare la reputazione della multinazionale italiana agli occhi della società civile. 

Kritica li ha intervistati.

Come già avvenuto a Grottaglie, anche voi contestate la narrazione aziendale che richiama la

pc 12 febbraio - ROMPERE IL SILENZIO SUL GENOCIDIO IN PALESTINA. RILANCIARE LA MOBILITAZIONE E LA SOLIDARIETA' CONTRO LA REPRESSIONE COMPLICE DEL GOVERNO FASCISTA MELONI!

 Dal circolo proletari comunisti Milano

Oggi parliamo di Palestina perché è necessario rompere la cortina fumogena scatenata, attraverso stampa/media, dei cosiddetti accordi di pace, “Board of peace” del nazi/sionista Trump e della sua servetta Meloni, per silenziare le coscienze e coprire la continuazione del genocidio-espulsione-espropri di terra-arresti-violenze inaudite da Gaza alla Cisgiordania.
Una narrazione tossica, che da un lato cerca di criminalizzare la solidarietà e dall'altro contenere le enormi mobilitazioni dello scorso autunno, che hanno visto scendere in campo una nuova generazione di giovani, studenti in primis, lavoratori, sinceri democratici. Una mobilitazione “oceanica” che non si vedeva in questo paese da decenni e che ha messo paura al governo.
Parliamo di Palestina nel giorno in cui Netanyahu va dal suo padrino Trump per pianificare i piani per Gaza, ma anche il prossimo attacco all'Iran e in “apparente” disaccordo sul progetto di annessione della Cisgiordania. Apparente, perché conosciamo bene l'appoggio pieno di Trump alla linea sionista della grande Israele.
Come scrive InfoPal nel 854 giorno di genocidio vi sono 10.000 morti sotto le macerie e 5.000 scomparsi. Dall’entrata in vigore dell’accordo di cessate il fuoco, le forze israeliane hanno ucciso 576 palestinesi, tra cui 179 bambini e 69 donne, e ne hanno feriti altri 1.526 in ripetute violazioni. Ma è la descrizione dei fatti ha mostrare l'orrore della barbarie sionista: Il direttore del Complesso Medico Al-Shifa di Gaza ha confermato che Israele ha consegnato 66 scatole contenenti solo teschi, oltre ai corpi di donne il cui luogo di rapimento è sconosciuto. Alcuni dei corpi restituiti erano mutilati, tra cui cadaveri con mani mozzate e altri con l’addome aperto e ricucito rozzamente. Ha anche accusato Israele di aver rubato gli organi dei martiri, aggiungendo che Israele conosce l’identità dei corpi restituiti ma si rifiuta di rivelare qualsiasi informazione. 
L’Ufficio Governativo per i Media (GMO) parla di 1.520 violazioni israeliane del cessate il fuoco a Gaza in 115 giorni. Israele ha violato il cessate il fuoco a Gaza più di 1.520 volte in 115 giorni, uccidendo centinaia di civili e bloccando l’ingresso di aiuti tanto necessari. Israele ha ucciso più di 556 palestinesi da quando il “cessate il fuoco” è entrato in vigore quasi quattro mesi fa, tra cui 288 bambini, donne e anziani. Almeno 71.803 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani dall’inizio della guerra il 7 ottobre 2023. Queste violazioni hanno causato 559 vittime palestinesi e 1.500 feriti, nell’ambito di violazioni sistematiche dei termini del cessate il fuoco e del diritto internazionale umanitario.
Secondo il comunicato, tali violazioni hanno incluso 522 episodi di colpi d’arma da fuoco, 73 incursioni di veicoli militari in aree residenziali, 704 raid aerei e attacchi mirati, e 221 demolizioni di abitazioni e di vari edifici. Tra i 1.500 feriti, oltre 900 erano bambini, donne e anziani, molti dei quali sono stati colpiti all’interno di quartieri residenziali e lontano da qualsiasi linea del fronte, portando il tasso di feriti civili al 99,2%. Il comunicato ha inoltre riportato l’arresto di 50 palestinesi durante questo periodo, tutti provenienti da aree residenziali e al di fuori delle linee designate del cessate il fuoco. 
Il GMO ha affermato che solo 29.603 camion di aiuti, commercio e carburante sono entrati a Gaza, su un totale previsto di 69.000, con un tasso di conformità di appena il 43%. I camion di carburante hanno rappresentato solo il 14% del volume concordato. Ha inoltre osservato che Israele non ha rispettato gli obblighi del protocollo umanitario, inclusi l’ingresso di tende, rifugi e case mobili, macchinari pesanti per la rimozione delle macerie e il recupero delle vittime, forniture mediche, la riapertura del valico di Rafah e il funzionamento della centrale elettrica di Gaza. Ha inoltre condannato le violazioni in corso lungo la linea gialla (la zona cuscinetto). Il GMO ha anche avvertito che le continue violazioni minano pericolosamente il cessate il fuoco, aggravando la catastrofe umanitaria a Gaza. Ha ritenuto Israele pienamente responsabile del deterioramento delle condizioni e delle morti civili.
La situazione in Cisgiordania: come documentato dal Centro d'informazione palestinese “Ma'ta” (organizzazione per i diritti umani indipendente), le violazioni dell'Idf e coloni sono state 6.785. Le forze sioniste hanno condotto 1.344 raid quotidiani provocando una distruzione diffusa delle abitazioni; l'arresto di 779 palestinesi; demolito 273 strutture incluse 32 abitazioni. Dall'inizio del genocidio le violenze di Idf e coloni ha prodotto 1.100 palestinesi uccisi; 11.000 feriti e 21.000 arresti. E nelle ultime ore, mentre il governo legittima il “diritto” dei coloni ad occupare tutta la Cisgiordania, mentre le forze di occupazione israeliane portano avanti un violento raid di due giorni nella città di Al-Mughayir, a nord di Ramallah, in tutta la Cisgiordania occupata si registra una nuova escalation repressiva. Oltre 20 palestinesi sono stati arrestati, tra cui due bambini e due donne. Detenzioni sono segnalate non solo nell’area di Ramallah, ma anche a Nablus, Hebron e Jenin.

In questo contesto l'altro lato del problema è il ruolo complice/repressivo del governo fascista Meloni, che da un lato è complice del genocidio e delle mani sporche del sangue di Netanyahu con la fornitura di armi e dall'altro è ad uso interno, sia per difendere gli interessi imperialisti nostrani nell'ottica di capitalizzare la spartizione degli espropri ai danni del popolo palestinese, sia per reprimere/pacificare la solidarietà ma anche ogni dissenso contro uno stato di polizia e dittatura aperta. 
Anche la legittimazione che in questi giorni viene fatta con le Olimpiadi invernali, Milano-Cortina), per cui invece il CIO (comitato olimpico internazionale aveva sancito: “gli atleti che sostengono attivamente la guerra non potranno competere”. Questo è stato applicato a Russia e Bielorussia anche per il non rispetto “della tregua olimpica", ma non è valido per Israele che è stata ammessa senza alcuna condizione (in tutto 10 atleti che hanno partecipato e manifestato sostegno al massacro di Gaza). 
Da Redazione LaViaLibera: Come enfatizzato dalla stampa sionista, in particolare della squadra di bob, sono stati chiamati dopo il 7 ottobre 2023 a prestare servizio militare durante l'offensiva a Gaza. Ma sono i post di questi atleti/criminali che mostrano la loro vera natura. Su Instagram, 13 ottobre 2023, Ward Fawarsy ha scritto “dobbiamo ricordarci che ciò che definisce Israele non è la tragedia, ma la nostra forza. E uno dei più cazzuti che stanno prestando servizio in prima linea in questo momento è Ward Fawaarsy: "mandategli un messaggio di sostegno”. Il capitano del bob, Adam AJ Edelman primo ebreo ultraortodosso che si definisce sui social “sionista fino al midollo”, scriveva su X nel maggio scorso: “quella di Gaza è la guerra più moralmente giusta nei suoi obiettivi e più umana nella sua esecuzione della storia”. In altri post recenti recenti, nell'ottica di Giustificare” le uccisioni di giornalisti e operatori sanitari da parte dell'IDF scrive: “Gaza è l'unico posto sulla terra dove puoi nascondere ostaggi e “identificarti come giornalista” o sparare razzi da un ospedale e “identificarti come un dottore” e ancora “Gaza è diventata la guerra più mortale per i giornalisti la cui storia più importante è stata facilitare attivamente violenze sessuali sui minori a un festival musicale”. 
In questo contesto si inseriscono prima il monito del ministro dello sport a Ghali che doveva cantare l'inno di Mameli, che non gli sarebbero state consentite “esternazioni” (il riferimento è a Stop Genocidio dal palco di Sanremo) e poi teleMeloni ha fatto il resto oscurando la lettura di una poesia di G. Rodari per la pace e il parlato in arabo, che fa il pari con gli strilli della Meloni “chi ha manifestato contro le Olimpiadi è contro l'Italia”, svelando il volto fascio/razzista/islamofobo di questo governo. Ma il cuore della repressione marcia su diversi piani: 
1) quello della montatura poliziesca/giudiziaria contro Hannoun-Dawoud-Yaser-Albustanji e in particolare contro Hannoun a cui è stata vietata una video/chiamata coi familiari (anche loro indagati) a differenza degli altri arrestati, nell'ottica di dividere tra buoni e cattivi, che mostra, come ha detto l'avvocatessa A. Ricci, l'israelizzazione della giustizia che fa proprie le veline sioniste e attacca l'ordinamento giuridico che non si allinea applicando il teorema “solidarietà = terrorismo” rinchiudendoli in carceri ad alta sorveglianza; 
2) la condanna di Anan, sempre su richiesta sionista, per essere un militante della Resistenza palestinese e senza aver commesso nessun reato nel nostro paese. Che da un lato è un attacco alla giusta causa del popolo palestinese, e di tutti i popoli oppressi, a lottare con ogni mezzo necessario per la propria liberazione, legittimando così il vero terrorismo “il colonialismo sionista” e, dall'altro lato, procedere nell'attacco ulteriore alla nostra Gloriosa Resistenza Partigiana; 
3) la canea mass mediatica contro F. Albanese “rea” di aver denunciato non solo il genocidio ma soprattutto la collaborazione militare/inteligens/economica con Israele; 
4) la repressione in particolare degli studenti che in autunno sono scesi in piazza; 
5) le miglia di multe che colpiscono da nord a sud per i blocchi stradali-stazioni-porti-davanti alle fabbriche di morte-i lavoratori e le loro organizzazione che hanno scioperato in solidarietà col popolo palestinese; 
6) impedire a studenti e docenti di parlare di Palestina e Genocidio nelle scuole e Università; 
7) il DDL Gasparri/Del Rio che equipara antisionismo ad antisemitismo, che mostra anche la condivisione della cosiddetta opposizione parlamentare, al genocidio e attacco ai diritti del popolo palestinese.
Questa repressione, un DDL al giorno, attacca pesantemente ma non ferma, ma alimenta la ribellione e la determinazione, che richiede la continuazione di una risposta collettiva che guardi al suo aspetto generale (da Askatasuna al diritto di sciopero; ai decreti sicurezza, ai migranti alla difesa dei territori; ecc.) nell'ottica di cacciare questo governo con le parole d'ordine “guerra, genocidio, fascismo, Stato di polizia, tutti insieme vi spazzeremo via”.
Riteniamo che questa unità necessariamente debba procedere nella chiarezza, non solo espellendo dalle mobilitazioni chi o si è dissociato dal conoscere Hannoun o porti le istanze dei traditori dell'ANP dei "due stati" o chi sparge l'idiozia che vi sono imperialismi buoni (riferimento Russia e Cina che non hanno contrastato i piani del nazista Trump e vogliono partecipare alla spartizione di Gaza), ma soprattutto contrastando chi vuol intestarsi le grandiose mobilitazioni di settembre e ottobre per incanalarle in falsa e illusoria alternativa filo parlamentarista.
Come hanno detto, e noi tra loro, i palestinesi in tante manifestazioni “i popoli vogliono la libertà, serve la rivoluzione”, e noi diciamo che anche in questo paese serve una Nuova Resistenza.