pc 14 gennaio - La battaglia di Luzerath - prima info - a breve info da Germania - poi presa di posizione di Proletari Comunisti/PCm Italia

La battaglia di Lützerath contro il carbone. Greta Thunberg con gli attivisti

La battaglia di Lützerath contro il carbone. Greta Thunberg con gli attivisti

Il movimento ambientalista internazionale impegnato a fermare l'allargamento di una miniera di carbone. Prevista per sabato una grande manifestazione internazionale

Nel cuore della Germania occidentale il piccolo villaggio di Lützerath, dove un tempo vivevano duemila anime e oggi abbandonato, è ormai trasformato in un simbolo internazionale della battaglia ambientalista  in difesa del clima e la lotta ai combustibili fossili. Lì, dopo aver ottenuto permessi governativi e ok dai tribunali, il gigante energetico tedesco RWE vuole procedere alla bonifica dei terreni per espandere la vicina miniera di carbone di Garzweiler: lo scopo è estrarre 280 milioni di tonnellate di lignite (carbone) entro il 2030. Questa data è significativa perchè è quella indicata al governo tedesco - nei suoi piani di decarbonizzazione messi nero su bianco negli obiettivi climatici - come limite all'estrazione dei combustibili fossili.

Nel frattempo però ci sono quasi sette anni da sfruttare: quelli che servono - in questo momento di difficoltà energetica per la Germania legata alla crisi del gas e le ripercussioni della guerra in Ucraina - per il proprio fabbisogno. Questa sorta di contraddizione - da una parte aver fissato obiettivi di addio al fossile e dall'altra l'idea di continuare a estrarre carbone espandendo impianti e territori - ha portato a diverse polemiche sfociate poi in azione da parte degli attivisti. Già a dicembre centinaia di giovani (soprattutto di Extinction Rebellion, Fridays for Future, Last Generation e Scientist Rebellion) hanno iniziato ad accamparsi nell'area, vivendo in tende e case sugli alberi e a costruire barricate in attesa del possibile sgombero.

pc 14 gennaio - Il ministro dell’istruzione reazionario Valditara arricchisce il suo nero “curriculum” querelando gli studenti che protestano per i morti sul lavoro

 

Agli studenti che protestavano per i ragazzi mandati a morire per il profitto nelle fabbriche con la scusa dell’alternanza scuola-lavoro, il ministro moderno fascista (ma qui ci starebbe meglio fascista all’antica) non ha resistito alle accuse degli studenti di essere tra i mandanti dei morti sul lavoro insieme a Confindustria e Inail e dà mandato ai suoi avvocati per far partire la querela, come riportato dall’articolo che riproduciamo dell’Avvenire.

Questa meschina querela si aggiunge al “curriculum reazionario” del ministro che mostra anche in altre dichiarazioni quanto non abbia “capito” affatto che ciò che si chiede è l’abolizione dell’alternanza

pc 14 gennaio - Open Arms: all'udienza di Palermo le responsabilità sempre più a nudo del razzista Salvini per il sequestro dei migranti

Responsabilità che vengono fuori ad ogni testimonianza: in questo caso di Conte, Di Maio e la Lamorgese che smentiscono ogni parola di Salvini che da parte sua continua con la meschina, ridicola e razzista propaganda fatta tutta sulla pelle dei migranti dicendo che rischia 15 anni di galera... 

Open Arms, Conte e Di Maio scaricano Salvini

UDIENZA DEL PROCESSO A PALERMO. L’ex premier: «Eravamo alla vigilia della crisi di governo, immigrazione usata per fare propaganda». E Lamorgese: «Le procedure Ue di redistribuzione non erano legate alla concessione del porto sicuro». L’ong denuncia: «Il sottomarino militare Venuti si limitò a riprenderci senza fornire aiuto.

È ripreso ieri a Palermo il processo a Matteo Salvini, accusato di sequestro di persone e rifiuto di atti di ufficio: era il Conte Uno e il leader leghista in qualità di ministro dell’Interno non autorizzò nell’agosto 2019 lo sbarco di 160 migranti a bordo dell’Open arms. L’ong dovette attendere 19 giorni prima di ottenere il Pos, il porto sicuro. Tre i testimoni di peso chiamati dalla procura: l’ex premier Giuseppe Conte, l’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio e Luciana Lamorgese, subentrata al Viminale nel Conte due.

MENTRE SALVINI via social rilanciava la sua propaganda («Rischio fino a 15 anni di carcere per aver difeso l’Italia»), nell’aula bunker dell’Ucciardone Conte scaricava il suo vice

pc 14 gennaio - Ieri sit-in al Tribunale di Palermo: per Alfredo Cospito, contro la tortura del 41/bis, contro la repressione di questo Stato borghese

Ieri pomeriggio nel piazzale antistante il Tribunale di Palermo, in collegamento con tutte le iniziative solidali che si stanno facendo in altre città, davanti le carceri, i tribunali si è svolto  un nuovo sit-in che ha visto la partecipazione di compagni e compagne di diverse realtà politiche, sindacali e di lotta sociale 


Diversi interventi al microfono intervallati da canzoni di lotta che hanno ribadito la piena solidarietà ad Alfredo Cospito all'85° giorno di sciopero della fame contro il regime/tortura carcerario in 41 bis,  la denuncia della repressione che questo Stato borghese scaglia a 360 gradi, dall'accanimento contro i prigionieri politici, alle condizioni dure e barbare in cui vivono migliaia di detenuti, a tutti coloro che subiscono repressione perchè lottano contro  lo sfruttamento e ogni forma di oppressione scaturita da questo sistema sociale, la necessità da un lato di continuare le iniziative solidali e di lotta in ogni forma possibile, la lotta di Alfredo riguarda tutte e tutti, dall'altro la necessità di lottare contro la repressione, se anche ci sono differenze occorre collegarsi/fare rete... 





Alfredo Cospito non è solo! Al fianco dei prigionieri politici, rivoluzionari dall'Italia al mondo intero

La testimonianza/denuncia di un ex detenuto 

venerdì 13 gennaio 2023

pc 13 gennaio - Speciale Brasile - 4 - Chi ha finanziato il tentativo fascio/golpista - da A Nova democracia

 

Accampamento fascista davanti al quartier generale dell'esercito reazionario a Brasilia.

Le indagini e le testimonianze dei detenuti dopo la “bolsonarata” dell'8 gennaio, a Brasilia, rivelano che l'azione è stata finanziata da proprietari terrieri, politici e uomini d'affari. Autobus e cibo per oltre 4.000 “galline verdi” sono stati pagati da almeno 100 aziende, secondo le indagini in corso. Ad oggi, è trapelata l'informazione che tra i principali finanziatori ci sono proprietari terrieri dell'agrobusiness, uomini d'affari e proprietari di poligoni di tiro.

I messaggi sparati a migliaia di partecipanti ai gruppi di telegram promettevano "tutto pagato: acqua, caffè, pranzo e cena". Questo, combinato con la costosa struttura dell’accampamento di Brasilia, che aveva fino a quattro tende per nutrirsi con bistecche di qualità.

Nei messaggi sparati, le “galline verdi” chiamavano principalmente forze armate di riserva della polizia e militari e CAC (cacciatori, cecchini e collezionisti di armi). I golpisti, strutturati in modo militare, avevano la necessità di persone con esperienza di combattimento per "affrontare le forze di sicurezza".

Il candidato alla vicepresidenza federale, Ramiro dos Caminhoneiros (PL), indicato come organizzatore, ha dichiarato in un audio diffuso durante i preparativi del tentativo golpista: "Il 'popolo dell'agro' mi ha chiamato e mi ha già noleggiato 3mila autobus da diverse zone del Brasile’". E ha aggiunto: "Non è una ‘piccola manifestazione’, fare un selfie, sventolare una bandiera e gridare parole d'ordine, prenderemo il potere. Ora mostriamo cosa sono le brave persone quando decidono di essere cattive". I messaggi mostravano armi e aggiungevano che sarebbe stato "un giorno di guerra".

Esplicitamente, l’orda di estrema destra affermava che il piano era quello di prendere i palazzi dei “tre poteri”, accampandosi all'interno degli edifici, e bloccare le raffinerie di carburante in tutto il paese, causando instabilità istituzionale che avrebbe portato all'intervento militare.


 

Messaggi inviati dai fascisti nei gruppi Telegram. Foto: Reproduction/Telegram.

Attraverso post sui social network, realizzati dagli stessi fascisti, sono già stati identificati come partecipanti della “bolsonarata” il colonnello della riserva Adriano Camargo Testoni; Silvério Santos, un ufficiale della polizia militare di Goiás che ha pubblicato foto invitando gli utenti di Internet a prendere parte all'azione; così come politici professionisti come l'ex vicesindaco di Pancas (ES), Marcos Alexandre Mataveli de Morais, e un consigliere di Inhumas (GO), Ruy Garcia.

L'uomo d'affari arrestato nel tentativo golpista ha ricevuto 24 milioni di Reais in contratti con il governo

Tra i golpisti arrestati domenica (8) e lunedì (9), a Brasilia (DF), c'è l'uomo d'affari Jamildo Bomfim de Jesus, 60 anni, proprietario dell’agenzia interinale Edithal Locação de Mão de Obras Eireli, che, dal 2014, ha ricevuto 24 milioni di reais in contratti con il governo di Bolsonaro e dei generali.

Il quotidiano Brasil de Fato ha individuato 37 contratti firmati dalla società con diversi organi esecutivi centrali. Gli accordi con la società hanno iniziato a essere firmati nel 2014 e da allora ammontano a 15,9 milioni di R$. Circa 8,3 milioni di R$ ricevuti da Edithal non sono associati ai contratti resi disponibili sulla piattaforma per la trasparenza del governo.

Durante il governo Bolsonaro sono stati firmati almeno 11 contratti, tutti tra il 2020 e il 2021, per un totale di circa 2 milioni di R$. Due di loro sono stati firmati con il Ministero della Salute e gli altri 11 con il Ministero della Giustizia e della Pubblica Sicurezza (MJSP). Fondata nell'agosto 2009 e con un capitale sociale di 400.000 reais, Edithal ha sede a Cruzeiro Velho, una regione amministrativa di Brasilia.

Accampamento o spa?

L’accampamento bolsonarista di Brasilia, base di estrema destra di fronte al quartier generale dell'esercito reazionario, dove è stata organizzata la “bolsonarata” di giorno 8, aveva sistemazioni confortevoli per coloro che vi si concentravano. Secondo un rapporto pubblicato dai monopolisti della stampa reazionaria G1, che ha esposto in dettaglio il giorno per giorno di oltre due mesi di accampamento, è stato riferito che nell’accampamento c'erano generatori, serbatoi d’acqua e bagni chimici, e che arrivò ad avere persino fino a quattro tende solo per il cibo, in una delle quali, la più "lussuosa", si servivano bistecche di qualità.

Secondo un calcolo, nell’accampamento di Brasilia veniva servita una colazione con bevande calde e frutta per la colazione del mattino; riso, fagioli, verdure, carne alla stroganof, pasta, carne in umido, pollo e carne alla griglia a pranzo, appena fatti, con pezzi interi di bovini che arrivavano ogni giorno al centro golpista.

Rivelando tutta la loro morale e il loro coraggio, i bolsonaristi detenuti all'Accademia Federale di Polizia di Brasilia sono stati ripresi in video che piangevano mentre venivano istruiti dagli avvocati sui potenziali crimini dei quali avrebbero potuto rispondere. Per cercare di calmare i nervi dei golpisti, un avvocato diceva: "Rimarrai a Papuda. È un'area speciale, un'area di custodia chiamata quarantena, che è per coloro che avranno ancora un'udienza prima del processo. È un piccolo hotel con una porta chiusa. Non è un'ala pericolosa". Nemmeno così gli "eroi" golpisti sono stati calmati.

I proprietari terrieri sostengono che le denunce sono "fuori luogo". Davvero?

In una dichiarazione, l'Associazione brasiliana dei produttori di soia (Aprosoja), del Mato Grosso, ha negato la partecipazione dell'"agroalimentare" al tentativo golpista di Brasilia. Ma, il rapporto della polizia civile del distretto federale inviato alla Corte Suprema Federale (STF) ha sottolineato che dei 116 camion che hanno partecipato agli atti golpisti a novembre, a Brasilia, dopo il secondo turno della farsa elettorale, soprattutto nelle vicinanze del quartier generale dell'esercito brasiliano, 50 veicoli provenivano dal Mato Grosso.

I camion sono registrati nel CNPJ delle società che sono tra le 43 entità legali e fisiche che hanno avuto i loro conti bloccati dal ministro Alexandre de Moraes, dalla Corte Suprema, con l'accusa di finanziare e organizzare le proteste a Brasilia e nello stato. C'erano almeno 28 società del Mato Grosso elencate. Tra queste, cinque hanno fatto donazioni alla campagna per la rielezione di Jair Bolsonaro (PL).

Inoltre, negli stessi blocchi nella MT, un delegato supplente dell'Associazione dei produttori di soia e mais del Mato Grosso (Aprosoja), Vilso Gabriel Brancalione, è stato arrestato per aver rubato pneumatici per incendiare tratti della BR-163, a Nova Mutum, a 269 km da Cuiabá, e per scambio di colpi con la PM. La stessa Aprosoja-MT è stata oggetto di perquisizione e sequestro da parte della polizia federale il 6 settembre 2021, sospettata di finanziare le manifestazioni che volevano un colpo di stato militare il 7 settembre a Brasilia.

Gli "squali" hanno incoraggiato il colpo di stato e la guerra civile da parte del regime militare

L'anno scorso, sono state segnalate conversazioni in gruppi Whatsapp che hanno riunito grandi golpisti borghesi e bolsonaristi. Le conversazioni propagandavano il colpo di stato militare fascista, oltre a discutere del coordinamento tra la grande borghesia per realizzarlo, parlando persino di comprare voti per Bolsonaro.

Luciano Hang, proprietario di Havan, è stato incluso nel gruppo; Afrânio Barreira, del Gruppo Coco Bambu; José Isaac Peres, proprietario del gigante dello shopping Multiplan; José Koury, proprietario di Barra World Shopping a Rio de Janeiro; Ivan Wrobel, impresa di costruzioni W3 Engenharia; e Marco Aurelio Raymundo, il Morongo, proprietario del marchio di abbigliamento Mormaii.

Il 4 giugno di quell'anno, Hang condivise un messaggio nel gruppo, scrivendo: "Sei pronto per la guerra? In pochi minuti, capisci il pericolo in cui si trova il nostro Brasile. Chiedo di osservare e assistere", firmato dal "Presidente Jair Bolsonaro". Lo stesso messaggio è stato inviato al gruppo dall'appaltatore Meyer Nigri di Tecnisa. Il testo era accompagnato da un video del canale "Mondo Polarizzato", con un discorso tenuto da Bolsonaro il 3 giugno. All'epoca, Bolsonaro disse che "se necessario, andremo in guerra". Dopo aver condiviso il messaggio sul video, Hang ha commentato nel gruppo che le posizioni di Bolsonaro erano "fantastiche" e "perfette".

Koury affermò: "Preferisco il colpo di stato che il ritorno del PT. Un milione di volte. E sicuramente nessuno smetterà di fare affari con il Brasile. Come fanno con molte dittature in tutto il mondo", questo ha postato.

Il 17 maggio, Morongo di Mormaii è andato oltre distillando il suo odio antipopolare: "La specie umana è stata sempre [in maiuscolo] molto violenta. I 'buoni' sono sempre stati dominati... È un'utopia pensare che le cose si risolvano sempre 'nel bene', ha concluso il nostro genio.

L'imprenditore Meyer Nigri, fondatore di Tecnisa e uno dei grandi borghesi più influenti insieme a Bolsonaro, ha trasmesso un testo l'8 agosto con diversi attacchi alla Corte Suprema. "Lettura obbligatoria", diceva il messaggio, che non era stato scritto da lui. "La Corte Suprema sarà responsabile di una guerra civile in Brasile", affermava uno degli estratti del messaggio.

pc 13 gennaio - Ieri 4 morti sul lavoro. Il governo Meloni /Calderone fa chiacchiere e vanno avanti proposte peggiorative al servizio dei padroni !

Ieri sono morti 4 operai nel napoletano, a Brescia a Novara e a Palermo! 

dal manifesto di oggi

Sicurezza sul lavoro: il primo tavolo è una parata senza risposte

Incontro governo-parti sociali mentre un 22enne moriva a Caivano schiacciato da dei prosciutti. Cinque ministri e 40 sigle per non decidere alcunché. Ma si fa strada la deregulation

Un controllo dopo un incidente sul lavoro - Foto LaPresse

Il primo tavolo governo-parti sociali non parte sotto i migliori auspici. Davanti alla sede di via Flavia del ministero del Lavoro, dove Marina Calderone parte con discorsi pindarici su un fantomatico «patto sociale sulla sicurezza del lavoro», gli studenti protestano contro l’alternanza scuola-lavoro. Nelle stesse ore a duecento chilometri di distanza un ragazzo di soli 22 anni muore schiacciato da un bancale di insaccati.

Nell’area industriale di Caivano (Napoli), Antonio Golino lavorava con la madre e il fratello che lo

pc 13 gennaio - Speciale Brasile - 3 - Alti comandi militari dietro l'attacco fascio/golpista - da A Nova democracia



L'offensiva golpista dell'estrema destra, gestita da un comando centralizzato, con un fitto sistema di finanziamento e che mobilita più di cento autobus da varie parti del paese, è anche responsabilità dell'Alto Comando delle Forze Armate, e non solo di Bolsonaro.

È chiaro che la strategia dell'estrema destra, da quando Bolsonaro è entrato in carica nel 2018, è quella di approfittare delle crisi istituzionali e sociali – o fomentarle, considerando la grave crisi economica locale e globale dell'imperialismo – per spingere l'Alto Comando militare a un intervento militare, presumibilmente sostenuto dall'articolo 142 della Costituzione, per garantire la legge e l'ordine, installando una riedizione del regime militare fascista. La domanda è: su quali opinioni dell'Alto Comando militare si basa questa strategia che riprende fiato?

Il 24 marzo 2016, l'allora comandante dell'esercito, Eduardo Villas-Bôas annuncia, in un'intervista al canale dell'esercito, che la forza di terra reazionaria sarebbe stata guidata da quel momento in poi secondo le parole d’ordine "stabilità, legalità, legittimità" nel corso della crisi politica che si stava aprendo con l'impeachment di Dilma Rousseff e il culmine del "Lava Jato". E si propose di spiegare, dando indicazioni sull'uso dell'articolo 142 – che regola l'uso della "Garanzia di ordine pubblico" (GLO) e il tanto proposto "intervento militare": "La prima è la stabilità, contribuire al mantenimento della stabilità, poiché è condizione essenziale per le istituzioni a nome della società trovare le vie che ci permettano di uscire da questa grave crisi che stiamo vivendo. Secondo la legalità, qualsiasi nostro atteggiamento sarà assolutamente supportato da ciò che le disposizioni legali stabiliscono. Dalla costituzione alle leggi complementari come ho accennato, e sempre condizionato all'attivazione di uno dei poteri della Repubblica secondo quanto determina l'articolo 142 della costituzione. Il terzo aspetto è la legittimità che ci viene fornita dalla credibilità che la società brasiliana ci attribuisce, come indicano i sondaggi".

Nel marzo 2017, in una loggia massonica, Villas-Bôas va oltre nella sua spiegazione del piano golpista militare "graduale, lento e sicuro": "La nostra proposta è che le Forze Armate siano protagonisti silenziosi, ma che la società identifichi sempre come garanzia che i problemi non supereranno certi limiti in modo che il paese abbia garantito la sicurezza della popolazione e garantito l'avanzamento affinché,  prima o poi, risolviamo questi problemi e ritroviamo la strada dello sviluppo" (grassetto nostro).

Nel settembre dello stesso anno, sempre nella loggia massonica, Hamilton Mourão, allora generale in attività dell'Alto Comando, va ancora oltre nella sua predicazione golpista: "Dal mio punto di vista, che coincide con la visione dei miei compagni dell'Alto Comando dell'Esercito, siamo nella situazione di ciò che potremmo assimilare al tabellone dei logaritmi, approcci successivi, fino al momento in cui o le istituzioni risolvono il problema politico,  con l'appello della magistratura, rimuovendo dalla vita pubblica questi elementi coinvolti in ogni cosa illecita" – si riferisce qui ai casi indagati o processati dal "Lava Jato" di Sérgio Moro – "altrimenti dovremo imporlo. I poteri dovranno cercare una soluzione, se non ci riescono, verrà il momento in cui dovremo imporre una soluzione e questa imposizione non sarà facile, porterà problemi".

Queste dichiarazioni, oltre a ferire a morte tutte le norme militari e la stessa costituzione che dicono difendere e sorvegliare, sono servite oggettivamente come propaganda che ha alimentato l'estrema destra, che si era lentamente unificata attorno alla candidatura, nel 2018, di Jair Bolsonaro, e infuriata per il declino e il fallimento prefigurato dell'operazione "Lava Jato".

Accusato di predicare un colpo di Stato se le istituzioni non avessero seguito i loro ordini sulla politica nazionale – ordini che in seguito sono diventati pubblici in modo più sistematizzato come il "Progetto Nazione", presentato dall'Istituto Villas-Bôas – l'allora comandante dell'esercito, in un'intervista a Rete Globo, ha fatto la difesa della sua interpretazione dell'articolo 142:  "Se si ricorre a ciò che è nella Costituzione, nell'articolo 142, come assegnazione delle Forze Armate, vi si dice che le Forze possono essere impiegate nella garanzia della legge e dell'ordine su iniziativa di uno dei poteri. Questo è accaduto su base ricorrente a Espírito Santo, a Brasilia. Il testo dice che l'esercito è destinato alla difesa della patria e delle istituzioni. Questa difesa può avvenire su iniziativa di uno dei poteri, o sull'imminenza del caos. Le forze armate hanno il mandato di farlo", ha detto. "Questo problema dell'intervento militare si verifica in modo permanente", ha aggiunto. Secondo il punto di vista dell'Alto Comando, quindi, decidono se il paese è sulla "imminenza del caos" e qual è questo "limite" e quindi decidono se e quando possono fare un colpo di Stato. Intorno a questo, viene agitata la “bolsonarata”.

Anche il generale di brigata Luiz Eduardo Rocha Paiva (ex comandante della Scuola di comando e di stato maggiore dell'esercito e collaboratore del Centro di studi strategici dell'esercito), che lavora permanentemente alla stesura di articoli sulla politica nazionale, si è dedicato a spiegare in quale contesto e come si verificherebbe il cosiddetto "intervento militare": "L'intervento militare sarà legittimo e giustificabile,  anche senza sostegno giuridico, se l'aggravarsi della crisi politica, economica, sociale e morale si traduce nel fallimento dei poteri dell'Unione, seguito da una grave instabilità istituzionale con rischio di guerra civile, rottura dell'unità politica, rottura del dominio democratico e perdita di sovranità da parte dello Stato ... In questo contesto di anomia, le Forze Armate prenderanno l'iniziativa di riconquistare la stabilità nel paese, neutralizzando le forze avverse, pacificando la società, assicurando la sopravvivenza della nazione, preservando la democrazia e ripristinando l'autorità dello Stato" (articolo pubblicato su Estadão, "Intervento, legalità, legittimità e stabilità"). L'azione dell'estrema destra non mira esattamente a creare questo quadro oscuro, dipinto da Rocha Paiva?

L'estrema destra ha divergenze con l'Alto Comando: quest'ultimo cerca di guidare le istituzioni e il paese, attraverso il ricatto e la coercizione (il "protagonista silenzioso"), per mettere in atto il loro ultra-reazionario "Progetto Nazione", e considerano nefasti gli effetti che possano culminare in un colpo di stato militare adesso; ma è innegabile che l'estrema destra cresce man mano che avanza il golpismo dell'Alto Comando. In una certa misura, l'Alto Comando è interessato a questa rumorosa estrema destra: non a caso ospitava, davanti alle installazioni militari, gli accampamenti golpisti, che servissero come minaccia golpista per il Paese. Pertanto, è necessario denunciarlo.

giovedì 12 gennaio 2023

pc 12 gennaio: L'Aquila. In occasione del processo a 31 compagni, sit in di Soccorso Rosso Proletario per Alfredo Cospito contro il 41bis

(dal blog Soccorso rosso proletario)

L’Aquila, presidio in solidarietà con Alfredo Cospito

Oggi al Tribunale dell’Aquila, si è tenuta l’udienza nei confronti di 31 attivisti raggiunti dal decreto penale di condanna, per aver manifestato, il 24 novembre 2017, contro la tortura del 41 bis e l’accanimento vessatorio dell’amministrazione penitenziaria nei confronti della prigioniera politica Nadia Lioce.
Quel giorno infatti si teneva la terza udienza di un processo alla detenuta, accusata di aver turbato la quiete di un carcere che l’ha sepolta viva, attraverso una serie di “battiture” delle sbarre con una bottiglietta di plastica.
Nadia fu assolta perché l’isolamento estremo in 41 bis non consentiva né a lei, né alle altre detenute sottoposte a questo regime di avere percezione di tale “disturbo”, cosicché lo stesso reato per cui veniva perseguita si configurava come un reato impossibile.


In occasione dell’udienza, rinviata al 1° marzo, soccorso rosso proletario ha promosso un presidio/conferenza stampa in solidarietà con Alfredo Cospito, contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo.





41 bis. Protesta davanti al tribuale: “Stop a tortura e accanimento”
di Marianna Gianforte | 13 Gennaio 2023 @ 06:09 | ATTUALITA'
no 41 bis

L’AQUILA – Sit in di protesta ieri mattina davanti al tribunale dell’Aquila in concomitanza con l’udienza nei confronti di 31 attivisti di tutta Italia raggiunti dal decreto penale di condanna per aver manifestato, il 24 novembre 2017, contro “la tortura del 41 bis e l’accanimento vessatorio dell’amministrazione penitenziaria” nei confronti della brigatista Nadia Lioce, condannata all’ergastolo e rinchiusa nel carcere ‘Le Costarelle’ a Preturo, nel Comune dell’Aquila. Gli attivisti vennero raggiunti dal decreto penale di condanna con una ammenda di 1.200 euro. A promuovere il presidio (il secondo in pochi mesi) sono state associazioni che si battono contro il 41 bis, tra le quali quella “per il Soccorso rosso proletario” rappresentato da Luigia Di Biase. Al processo di ieri si è giunti in seguito all’apposizione dei manifestanti al decreto penale. L’udienza è stata rinviata al primo marzo per difetto di notifica.

La mobilitazione del 2017 si è tenuta in occasione della terza udienza del processo nei confronti della Lioce, “accusata – spiega l’attivista Di Biase – di aver turbato la quiete di un carcere che l’ha sepolta viva, attraverso una serie di ‘battiture’ delle sbarre con una bottiglietta di plastica. Nadia fu assolta perché l’isolamento estremo in 41 bis non consentiva né a lei, né alle altre detenute sottoposte a questo regime di avere percezione di tale ‘disturbo’, cosicché lo stesso reato per cui veniva perseguita si configurava come un reato impossibile. L’isolamento carcerario previsto da tale regime é internazionalmente riconosciuto come una forma di tortura. Un regime che nega l’uso della parola, lo studio, la lettura, la scrittura, la socialità, l’affettività, non può che definirsi un regime di tortura, lenta, continua, sistematica, fino all’annientamento psico-fisico, alla morte o alla resa – continua Di Biase -. E’ quello che stanno facendo al compagno anarchico Alfredo Cospito, in carcere da circa dieci anni, è quello che hanno fatto a Diana Blefari Melazzi, suicidata dallo Stato, ed è quello che fanno da oltre 17 anni agli altri militanti delle Br-Pcc Nadia Lioce, Roberto Morandi e Marco Mezzasalma, che rivendicano la propria identità e difendono la causa rivoluzionaria per cui si ritrovano in carcere”.



Alfredo Cospito è all’85° giorno di sciopero della fame contro il regime di 41 bis in cui lo hanno sepolto per criminalizzare le sue idee e annichilire la sua dignità. Con l’art. 285 c.p. gli è stato comminato l’ergastolo ostativo per un attentato dimostrativo che non ha, e non poteva causare, né morti né feriti, una strage senza strage attribuita senza prove.
L’ergastolo ostativo, oltre ad essere incostituzionale, non è stato applicato neanche nella strage di Capaci, e tanto meno nelle stragi fasciste/di Stato, che hanno provocato centinaia di morti e feriti.
Per non parlare delle stragi sul lavoro, sull’alternaza scuola-lavoro, le morti in mare, gli assassinii di donne, le violenze fascio-razziste, i massacri nelle carceri, i pestaggi nelle piazze, che rimangono sostanzialmente impuniti.
Anche l’articolo 41 bis non è una novità per i prigionieri rivoluzionari. Sono oltre 17 anni che i militanti delle BR-PCC Nadia Lioce, Roberto Morandi e Marco Mezzasalma, sono sottoposti a questo trattamento perché difendono la propria identità politica e coscienza rivoluzionaria. Diana Blefari Melazzi è stata uccisa da questo regime, e Alfredo sta mettendo in gioco la sua vita per tutti i prigionieri politici, per la causa rivoluzionaria.
La condanna a morte di Alfredo da parte di questo stato borghese è quindi di chiaro stampo terroristico e rivolto a tutto il movimento di classe, a tutte le realtà che si ribellano e lottano contro questo sistema capitalista, patriarcalista e imperialista che produce guerra, sfruttamento, discriminazioni, repressione, devastazione umana ed ambientale.
Per tutto questo oggi abbiamo voluto riprendere la parola contro questo regime di tortura anche a L’Aquila, dove c’è un carcere di massima sicurezza con il più alto numero di detenuti in 41 bis, tra cui la prigioniera politica Nadia Lioce. Perché la lotta di Alfredo è una lotta fino all’ultimo respiro contro questi abomini repressivi, contro questa profonda e feroce ingiustizia di classe. Una lotta che riguarda tutti e tutte, rivoluzionari e sinceri democratici, perché questa barbarie repressiva può colpire ognuno di noi, perché di fronte ad essa il silenzio è complice.
LIBERTA’ PER ALFREDO E PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI
NO ALL’ERGASTOLO OSTATIVO – NO AL 41-BIS


Di seguito una prima rassegna stampa:

https://www.rainews.it/tgr/abruzzo/articoli/2023/01/contro-il-41-bis-solidali-con-cospito-0cec1614-1544-495c-bbd2-4b358f77b0cc.html

https://www.ansa.it/abruzzo/notizie/2023/01/12/protesta-a-laquila-contro-41-bis-tortura-e-accanimento_f6dbd03c-217b-4478-bc88-11996f78a871.html

https://news-town.it/cronaca/42173-a-l-aquila-oggi-un-presidio-durante-l-udienza-ai-31-attivisti-contro-il-41bis.html

Il servizio di l’aqtv, con la precisazione però che il soccorso rosso proletario non è un “collettivo anarchico”, ma uno strumento unitario per la lotta e la solidarietà prolungata contro repressione e Stato e in sostegno a tutti i prigionieri politici, anarchici, comunisti, rivoluzionari:

https://www.aqbox.tv/notizie.php?view=21391&fbclid=IwAR0fjhkantO3vOUbjwowaChXwN80LAXXyZvKQJILwUUXa-AMiGcOAdOxZlo

Il servizio del TG Regionale su Alfredo Cospito:

Il servizio del Giornale Radio Abruzzo:

Audio Player

Volantino di Soccorso rosso proletario

pc 12 gennaio - Il governo razzista Meloni rinnova la crociata anti-migranti e afferma gli interessi italiani nel Mediterraneo ed in Tunisia in particolare

 

Il ministro dell’interno Piantedosi in visita ad Agrigento, partecipando alla riunione del “comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica” avente all’ordine del giorno lo “stop agli sbarchi” è ritornato a chiarire la linea razzista del governo in merito alla propria politica migratoria.

Il governo Meloni continua infatti a trattare il fenomeno migratorio con un approccio securitario ed emergenziale, in piena continuità con tutti i governi succedutisi negli ultimi 30 anni del resto, ma nel contesto attuale in cui il Mediterraneo è diventato teatro di manovre navali nel contesto della guerra, la politica migtatoria diventa ancor più funzionale al controllo di quest’area geografica.

Il ministro ha innanzitutto presentato dei numeri che dovrebbero “far colpo” in sede di conferenza stampa parlando di 1.250 “ospitati” nella “sola provincia di Agrigento”. Adesso se consideriamo la popolazione totale di mezzo milione ce costituisce tale provincia, i migranti non rappresentano che lo 0,25% della popolazione! Piantedosi invece ha definito la Sicilia come un “campo profughi” europeo! Da ciò deriverebbe la scelta di assegnazione di Ancona a “porto sicuro” dove far sbarcare i migranti salvati dalla nave ong Ocean Viking…

Ovviamente il ministro non ha neanche lontanamente ricordato che le braccia di gran parte di questi “ospiti” sono funzionali all’agricoltura locale e che ancora oggi sono impiegate tramite il caporalato

pc 12 gennaio - Perù - Si sviluppa la lotta contro il governo di stampo golpista insediatosi dopo l'arresto di Castillo

Una valutazione per il dibattito del Movimento Popular Perù - in via di traduzione
Seguirà nei prossimi giorni ulteriore informazione e una valutazione di Proletari Comunisti/PCm Italia

PERÚ: MPP: Condenamos la represión genocida del gobierno reaccionario de Dina Boluarte

MPP: Condenamos la represión genocida del gobierno reaccionario de Dina Boluarte

 Proletarios de todos los países, uníos!

 Condenamos la represión genocida del gobierno reaccionario de Dina Boluarte

El Movimiento Popular Perú, el organismo generado por el Partido Comunista del Perú (PCP) para el trabajo partidario en el extranjero, se dirige al proletariado y pueblo peruano y al proletariado y pueblos del mundo, para expresar su posición sobre los últimos acontecimientos ocurridos en el Perú:

Con profundo odio de clase condenamos, rechazamos y marcamos a fuego la represión genocida desatada por el nuevo gobierno reaccionario encabezado por la oportunista contrarrevolucionaria Dina Boluarte, desde que assume la presidencia del viejo Estado terrateniente-burocrático, al servicio del imperialismo, principalmente yanqui, en remplazo del gobierno reaccionario del oportunista contrarrevolucionario Pedro Castillo Terrones. Represión genocida ordenada por el gobierno de Dina Boluarte y ejecutada por las fuerzas armadas y policiales, que ha causado cerca de 50 muertos, cientos

pc 12 gennaio - Speciale Brasile - 2 - Dichiarazione di Proletari Comunisti/PCm Italia

Proletari comunisti-PCm Italia esprime in questi giorni la sua solidarietà militante, proletaria, comunista, rivoluzionaria e internazionalista alle masse proletarie e popolari brasiliane che scendono in piazza contro l’infame mobilitazione reazionaria fascio/golpista che ha preso come obiettivo la piazza dei Tre Poteri e le Istituzioni brasiliane allo scopo chiaro ed esplicito di provocare l’intervento diretto delle forze armate in un golpe militare che riportasse al potere Bolsonaro, sconfitto dalle elezioni e ripudiato sia dalla massa che ha votato contro di lui, sia dalle masse che hanno rigettato oltre che il governo, anche l'alternativa LULA, non avendo fiducia che il governo di Lula possa rispondere agli interessi, esigenze dei proletari, delle masse contadine, della gioventù, delle donne, dell’insieme delle masse popolari sfruttate e oppresse dalla borghesia e dai latifondisti legati all’imperialismo principalmente americano.

E’ chiaro che il nostro partito appoggia e sostiene la massima repressione verso i reazionari guidati dalle forze bolsonariste e sostenuti esplicitamente o tacitamente da settori della borghesia, dei latifondisti, delle Forze armate e di alcuni suoi massimi esponenti.

Ci uniamo a tutti quei compagni, in primo luogo i compagni marxisti-leninisti-maoisti, le organizzazioni operaie e contadine, le forze rivoluzionarie e democratiche che denunciano e si mobilitano contro la mobilitazione reazionaria, ma denunciano anche come il governo formato da Lula, i ministri da lui nominati, il programma da lui presentato, sia un anello debole pieno di forze che hanno sempre avuto rapporti con il regime di Bolsonaro e sono espressione di parte dei settori della borghesia e di classe media che finora aveva sostenuto il regime di Bolsonaro.

Per questo oggi proletari comunisti-PCm Italia sostiene con forza la necessità che il movimento proletario e popolare, dalle città alle campagne, dalle fabbriche alle scuole, rivendichi e sviluppi una controffensiva antifascista e antimperialista, e si armi dell’organizzazione e degli strumenti per sbarrare la strada all’azione reazionaria e golpista, senza fiducia che la via elettorale e l’attuale governo siano realmente in grado di colpire le cause e le classi sociali che vogliono rovesciare l’attuale governo, o almeno condizionarne ulteriormente composizione, programma e azione per renderlo compatibile in un quadro di unità nazionale con le classi dominanti e con l’imperialismo.

Dentro questa mobilitazione proletaria e popolare deve avanzare la costruzione del partito comunista autentico, del fronte unito operaio e contadino, delle forze combattenti in grado di opporre alla reazione, alla borghesia e all’imperialismo la via della guerra popolare.

Proletari comunisti-PCm Italia denuncia l’ipocrisia dell’imperialismo americano che ha al suo interno una componente della classe dominante, quella trumpiana, repubblicana che apertamente ha sostenuto e sostiene il fascio golpismo di Bolsonaro e oggi ospita, anche sotto al presidenza Biden, il caporione reazionario nel proprio paese.

Così come è evidente che gli interessi che guidano i governi imperialisti europei sono quelli di mantenere strettamente legati lo Stato e il governo, l’economia di questo grande paese nel solco di relazioni economiche, politiche e militari ad essi favorevoli, in una fase di acutizzazione della crisi economica mondiale e della contesa inter-imperialista che può sfociare in una guerra mondiale.

Proletari comunisti-PCm Italia considera il governo italiano il miglior amico di Bolsonaro. La carogna Salvini non ha esitato a farsene sponsor nel nostro paese e l’ideologia della compagine politico governativa della Meloni è in molti aspetti la stessa di Bolsonaro; tanto che Bolsonaro ha potuto largamente lasciar trapelare l’idea di rifugiarsi in Italia e perfino di chiedere la cittadinanza italiana ove fosse costretto a sfuggire alla giusta e sacrosanta punizione del governo e dello Stato brasiliano.

Tutti coloro che nel nostro paese si schierano contro il minacciato golpe e parlano di democrazia da salvaguardare, il modo migliore per essere coerenti con ciò che dichiarano, è innanzitutto dissociarsi nel nostro paese dal governo Meloni-Salvini. Noi non abbiamo dubbi  che se avessero perso le elezioni avrebbero seguito anche in Italia la strada reazionaria, fascista e golpista di Bolsonaro.

Con le masse brasiliane in lotta in piazza

Contro il fascio golpismo e l'imperialismo

Esprimiamo in tutte le forme solidarietà e mobilitazione

Proletari Comunisti /PCm Italia

12 gennaio 2023