sabato 16 ottobre 2021

Lotta di classe - Produzione e vaccini: l'ideologia dei padroni e la coscienza di classe degli operai


“Produzione e vaccini: ecco la riscossa di Bergamo”, questo è il provocatorio ed esplicativo titolo scelto dal giornale della Confindustria “il sole 24 ore” per la giornata che ha visto l’assembramento di circa 1000 padroni alla inaugurazione della nuova sede dove si è svolta l’assemblea di Confindustria Bergamo, non a caso proprio il giorno dell'obbligo Green-pass nelle aziende. 
Era presente anche il presidente Bonomi che è tornato sul Patto per l’Italia, della vocazione del dovere degli industriali per l'Italia, e dove si è parlato dal punto di vista di vista di classe del padrone di bene collettivo, responsabilità sociale, libertà riconquistate, aumento della produzione, riforme economiche e politiche e plauso al governo Draghi e dove si è osato pure fare un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del covid. 

Ma andiamo in ordine partendo da questo ultimo dato e dal fatto che non si può tacere sulla dichiarazione vergognosa del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che all’inizio del suo intervento ha avuto il coraggio di rendere omaggio «alle tante famiglie di questa città che hanno vissuto il dolore per la perdita dei loro cari. A loro voglio che arrivi il mio abbraccio e quello dell’intera Confindustria», quando proprio i killer di “Bergamo is running” da Confindustria Bergamo a fine febbraio 2020 diffondeva sui suoi canali un video-messaggio per rassicurare i partner internazionali sul “basso tasso di contagio” dell’epidemia, e sul fatto che le attività industriali sarebbero continuate al ritmo di sempre per evitare che la fitta rete di attività industriali subisse un rallentamento a causa dell’epidemia. Chissà se tra i presenti c’era anche Marco Bonometti, leader degli industriali lombardi, che durante i primi giorni di marzo sulla possibile chiusura dei comuni in provincia di Bergamo, aveva dichiarato che “non si potevano fare zone rosse e “non si poteva fermare la produzione”.

Non dimentichiamo che l’epicentro del contagio covid non è avvenuto a caso proprio nelle zone a più

Linea politica - I compiti dei comunisti oggi

 "...i proletari e le masse popolari devono, in tutte le forme possibili, in ogni paese e su scala mondiale, esprimere il massimo impegno per intensificare la lotta di classe, rafforzare i loro strumenti di resistenza e difesa, i sindacati di classe – scuole di guerra e di comunismo, le lotte operaie nelle fabbriche, nei settori del massimo sfruttamento, nelle nuove realtà del lavoro salariato, Amazon, riders, call center.

Rafforzare e sostenere le grandi masse contadine che oggi con l’assedio del potere indiano del fascista Modi danno un’indicazione a tutte le masse contadine dei paesi oppressi del mondo.

Sviluppare il movimento popolare delle donne secondo le linee, le idee, la prassi del femminismo proletario rivoluzionario, che dice No alle discriminazioni e alle disuguaglianze, ai femminicidi/stupri e alla negazione del diritto d’aborto, No alla doppia oppressione da moderno medioevo e da servitù feudale.

Sviluppare il fronte unito sforzandosi di unire diverse correnti di lotta, costruire e rafforzare fronti antifascisti, antimperialisti, anti borghesia burocratico compradora, antifeudale, di proletari, masse contadine, studenti, migranti, settori oppressi di vecchia e nuova povertà.

Intensificare la lotta militante contro fascismo e razzismo.

Trasformare la ribellione delle masse giovanili in organizzazione di prima fila, rivoluzionaria contro lo Stato borghese.

Unire le forze per la liberazione dei prigionieri politici e di tutti i nostri fratelli di classe rinchiusi nelle galere dell’imperialismo e della reazione.

Dare nuova linfa e nuovo sviluppo nei paesi oppressi dall’imperialismo alla lotta di liberazione nazionale per cacciare le truppe imperialiste dai loro paesi, combattere le forze reazionarie al loro servizio.

Utilizziamo efficacemente questa condizione favorevole per superare la difficile situazione del movimento rivoluzionario e portarlo avanti.

Quest’immenso lavoro di massa ha bisogno della guida dei comunisti, dei comunisti di oggi, marxisti leninisti maoisti, che costruiscano nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse, ripartendo dal basso per costruire dall’alto, i partiti della rivoluzione di Nuova democrazia e socialista, secondo le condizioni dei diversi paesi nel mondo.

Partiti che organizzano le avanguardie reali della classe operaia, formati dalla teoria rivoluzionaria, scientifica di Marx, temprati dall’acciaio degli insegnamenti di Lenin, al servizio del popolo come ci indica Mao.

Partiti capaci di fare la critica e l’autocritica, di fare un bilancio delle vittorie e delle sconfitte del proletariato all’interno di ciascun paese e nel movimento comunista internazionale.

Partiti che si liberino dalla scimmia addosso del revisionismo, dell’opportunismo, dell’economicismo, del parlamentarismo, del pacifismo, ma che non cadano in forme settarie, dogmatiche e di estremismo piccolo borghese, arretrato e perdente.

Senza classe e masse non c’è Partito, non c’è rivoluzione, non c’è internazionalismo.

Questi Partiti sono in grado di far avanzare le guerre popolari dove esse sono in corso, in primis nell’enorme continente indiano, e iniziare il sentiero tortuoso ma luminoso della guerra di classe, della guerra rivoluzionaria, della guerra di popolo di lunga durata sfociante nell’insurrezione vincente.

Partiti e organizzazioni impegnati con serietà e determinazione su questa strada hanno bisogno e devono oggi unirsi, socializzare le loro esperienze, unire le loro forze per unire le lotte proletarie e le lotte di liberazione antimperialiste dei popoli oppressi.

Contro l’internazionale dei padroni del mondo e dei loro servi serve la lotta internazionale di tutti i lavoratori contro lo sfruttamento mondiale capitalista perché sono la stessa classe in tutti i paesi, al di là delle differenze di nazionalità, religione, idee politiche, razze e sesso.

L’internazionalismo proletario ci chiama oggi a realizzare una Conferenza Internazionale Unificata di tutti i patiti e organizzazioni marxiste-leniniste-maoiste per fare un secondo passo - dopo quello iniziale del glorioso e poi fallito Movimento rivoluzionario internazionalista - verso i 100 passi che ci portino alla nuova Internazionale Comunista.

Affermiamo con coraggio e fermezza che gli imperialisti e i reazionari di ogni genere alla fine crolleranno e i popoli oppressi del mondo conquisteranno la vittoria finale della rivoluzione di nuova democrazia e della rivoluzione proletaria su scala mondiale per la vittoria del socialismo e del comunismo...".

proletari comunisti

pcro.red@gmail.com

Dalla dichiarazione internazionale 1 maggio 2021

internazionalismo - Brasile - le truppe del regime Bolsonaro preparano un nuovo massacro a Rondonia/resistenciacamponesa

La Polizia Militare di RONDÔNIA e la Forza Nazionale preparano nuovi massacri, intensificano l'assedio e minacciano di sgomberare le aree di Campin dos Santos e Ademar Ferreira

Noi contadini delle zone Tiago Campin dos Santos e Ademar Ferreira, situati nel distretto di Nova Mutum a Porto Velho-RO, ci rivolgiamo alla società per denunciare l'assedio criminale e illegale che la Forza Nazionale di Bolsonaro e la Polizia Militare di Marcos Rocha stanno preparando per i prossimi giorni contro le oltre 600 famiglie che possiedono i loro appezzamenti su queste terre.

Nell'ultima settimana si sono intensificati i preparativi del governo di Rondônia, insieme al personale della Forza Nazionale e della Polizia Federale, proveniente dal Ministero della Giustizia e della Pubblica Sicurezza di Bolsonaro e del suo governo di generali, per cercare di effettuare un

venerdì 15 ottobre 2021

Critica proletaria - Trieste: una denuncia documentata

Le concezioni novax mascherate da no greenpass, non ci stancheremo mai di ripeterlo (il giorno dello sciopero generale abbiamo pubblicato un articolo-denuncia sull'alleanza e connivenza esplicita carabinieri novax a Trieste), sono reazionarie e funzionali ai fascisti. Trieste è un esempio di questo. Con la copertura di un sindacato autonomo agiscono contro l'unità proletaria costruita con lo sciopero dell'11 ottobre. La denuncia che ha fatto Marco Santopadre con un post su fb documenta la matrice politica apertamente fascista di alcuni di questi sindacati autonomi che hanno lanciato l'appello allo "sciopero ad oltranza" contro il green pass, la stessa dei dirigenti dei portuali di Trieste. 

Il Solcobas, tra i sindacati di base, li definisce addirittura "un grande faro nella notte green pass" e altre sigle sindacali come Al-Cobas e Soa li sostengono. Nulla da spartire con le lotte proletarie e di massa contro padroni e governo, molto, invece, da condividere con il terreno di coltura del fascismo. 

In un comunicato Casapound Trieste spiega di aver partecipato senza problemi alla manifestazione. In mattinata il consigliere comunale fascista Fabio Tuiach (che d'altronde ha lavorato a lungo nel porto di Trieste) aveva dato mostra di sé cercando di impedire che alcuni dipendenti del porto entrassero per iniziare il proprio turno.

Qui due video sulla sua performance: https://www.youtube.com/watch?v=a5OCrdgmNFc

https://www.youtube.com/watch?v=8-nqDPf_Ckw

Il Coordinamento dei Lavoratori Portuali di Trieste, che due anni fa ha rotto il patto federativo siglato nel 2015 con l'Unione Sindacale di Base, non avendo titolo per proclamare lo sciopero si è affidato inizialmente alla Fisi, la Federazione italiana sindacati intercategoriali, con sede a Eboli (Salerno) e alla Confsafi. Si tratta di due sigle sconosciute dietro le quale si nasconde il nulla, dal punto di vista sindacale. Tra i leader della Fisi ci sono il noto medico no vax Dario Giacomini, di Aviano, candidato nelle liste di Casapound alle politiche del 2013 nel Veneto, e Pasquale Bacco, in passato candidato alle elezioni politiche con CasaPound e sindaco a Bitonto con la Fiamma Tricolore. Nell'autunno scorso

Sindacato di classe - Questa mattina alle portinerie di Acciaierie d'Italia e ditte dell'appalto - dal blog tarantocontro


Alle Ditte dell'appalto ex Ilva - lunga fila


"VACCINAZIONE OBBLIGATORIA" - Questo è ciò che dice e vuole la maggioranza degli operai ad Acciaierie d'Italia e all'appalto. Lo Stato si deve assumere la responsabilità, non scaricarla sui lavoratori con la questione del green pass.

Questa della "vaccinazione obbligatoria per tutti" è l'indicazione principale portata questa mattina dallo Slai cobas per il sindacato di classe alle portinerie A e D e alle ditte dell'appalto.

La situazione stamattina era varia. Alle portinerie di Acciaierie d'Italia l'azienda aveva predisposto una vigilanza-controllo dei green pass, per cui chi lo aveva e l'aveva già potuto segnalare in azienda entrava normalmente; gli altri che pur lo avevano, o per essersi vaccinati o per aver fatto il tampone, ma non erano registrati dall'azienda (per esempio operai fino a stamattina in cassintegrazione) dovevano mostrare green pass e tesserino aziendale alla vigilanza e poi entravano normalmente. 

Da quanto abbiamo visto nessuno non era proprio in possesso del green pass e ha dovuto tornarsene a casa.

Questa verifica non ha creato grossi problemi, solo alla port. D si è formata una fila di diverse decina di operai. Tenendo conto che circa 400 lavoratori sono in cassintegrazione.

Diverso invece alla portineria ditte, in cui al mattino entra il 90% dei 3800 operai, divisi in varie ditte. 

Qui c'è stato il problema che se la ditta appaltatrice non ha segnalato ad Accieierie d'Italia l'elenco degli operai con green pass, i lavoratori stamattina non potevano passare se non prima aver mostrato green pass e tesserino d'ingresso alla vigilanza. Per cui, soprattutto per responsabilità delle ditte che non avevano ancora fatto la segnalazione anche se i lavoratori avevano consegnato il green pass, verso le 6,30 si è formata una lunga e lenta fila di operai che non sapevano se potevano entrare direttamente o passare prima dal controllo della vigilanza. .   

Quindi questa mattina ha dimostrato da un lato che la maggiorparte degli operai si è vaccinata o non è affatto contraria a vaccinarsi, dall'altra che governo e aziende con questo uso vessatorio del green pass, scaricato tutto sui singoli lavoratori, stanno creando una situazione assurda e inaccettabile, in cui gli operai non solo devono andare a lavorare ma in tanti possono entrare tardi sul lavoro, col rischio di vedersi detrarre il tempo perso nella fila. 
Questo al momento non ha creato proteste, in generale è stato preso con pazienza, "filosofia" e anche ironia dagli operai. Non c'erano le forze dell'ordine annunciate dai mass media locali.
Ma così non può andare avanti.
Lo stessa decisione di Accierie d'Italia di far fare gratuitamente i tamponi diventa altrettanto vessatoria. L'azienda ha fatto una convenzione solo con una farmacia dei Tamburi, per cui anche operai che abitano in provincia ogni due giorni dovrebbero venire a Taranto, fuori dall'orario di lavoro, per farsi il tampone. Quando, anche volendo accettare la questione tamponi (su cui lo Slai cobas è però critico), il modo più normale per non scaricare tutto sui singoli lavoratori sarebbe quello di mettere nell'area industriale una postazione della farmacia o della Asl. 
 
Ma, ripetiamo, la maggioranza degli operai è d'accordo che la strada giusta sarebbe quella della vaccinazione obbligatoria. Tra i lavoratori si contano come le mosche bianche chi è contrario per principio alla vaccinazione. 
Sulla vaccinazione obbligatoria la denuncia del governo Draghi è unanime. Non vuole farla per non assumersi responsabilità e impiego dei soldi necessari, ma soprattutto, come denunciava il volantino dello Slai cobas sc, per tenere insieme da Salvini a Letta, la grande ammucchiata. 
Su questo rivendicazione, dicevano alcuni operai, si può fare anche uno sciopero.

PS. I sindacati confederali e Usb anche in questa occasione hanno mostrato la loro inutilità anche a livello di informazione agli operai, a parte un delegato della Fiom. O non c'erano o se c'erano non erano affatto impegnati o in grado di limitare i danni. L'Usb sì era presente, ma sembrava soprattutto per farsi autopropaganda, con tanto di cappellino e maglietta.

La posizione dello Slai cobas portata questa mattina tra gli operai

 Sulla questione green pass all'ex Ilva/Acciaierie d’Italia
posizione aziendale/del governo e posizione di classe di Slai cobas

"...Da parte dei padroni, in primis ArcelorMittal (che durante la fase alta della pandemia non ha mai chiuso, mettendo a rischio i lavoratori), vogliono il green pass per produrre a pieno ritmo, rifarsi subito dei profitti ridotti nel lockdown e non avere problemi di fermate per contagi. I padroni se ne fregano altamente della salute dei lavoratori, non è certo per la difesa della salute che vogliono il green pass - mai come in questo periodo stanno riprendendo infortuni mortali sul lavoro, e anche ad Acciaierie d'Italia tornano incidenti e infortuni, con in più che se ti infortuni puoi essere licenziato!
Da parte del governo il green pass è una misura per correre ai ripari ipocritamente, e che soprattutto scarica la responsabilità/la scelta sulle singole persone, invece di assumersi la responsabilità e l'onere di una vaccinazione obbligatoria, come fu nei decenni passati per la vaccinazione per la poliomelite, o ancora prima per il vaiolo, o per altri vaccini, ecc.
Da parte del governo il green pass è soprattutto per tornare alla "normalità"; ma è una loro "normalità" che per i lavoratori, le lavoratrici è fatta di miseria, condizioni di vita, di salute sempre peggiori.
Il governo Draghi non vuole fare la vaccinazione per tutti obbligatoria, sia per un problema di fondi da investire, sia soprattutto per la tenuta del governo, per continuare a tenere insieme destra e falsa sinistra. Quindi fa conciliazione con Salvini-Meloni sull'applicazione del green pass; così di fatto favorendo la protesta fascista NOVAX, con la polizia che lascia campo libero allo squadrismo fascista - come è stato sabato a Roma con l'attacco squadrista alla sede CGIL, un attacco che in realtà è antisindacale, antioperaio e antipopolare.

DETTO QUESTO DICIAMO CHIARAMENTE AGLI OPERAI:

Lo Slai cobas per il sindacato di classe è per l'obbligo verso tutti della vaccinazione.
Siamo contro le posizioni e chi rifiuta di vaccinarsi (a parte i casi di impossibilità sanitaria certificati) mettendo a rischio la salute degli altri lavoratori. In una pandemia come questa, che non è affatto finita, non ci può essere “libertà di scelta individuale” che si basi sul rischio collettivo; ma c'è una responsabilità collettiva.

Nella pandemia devono essere per primi gli operai a convincere tutti, a fare appello anche su questo fronte ad una coscienza di classe. 
Non siamo neanche d’accordo per i tamponi gratuiti per tutti. I tamponi devono essere gratuiti per chi non si può vaccinare per problemi sanitari. Perchè non è giusto che i costi dei tamponi governo e padroni poi li scarichino su tutti i lavoratori e le masse.

Ci rivolgiamo agli operai che non vogliono vaccinarsi a farlo, non per l'azienda o per il governo, ma per tutti i loro compagni di lavoro.
15.10.21

SLAI COBAS per il sindacato di classe – Taranto
via L. Andronico, 47 – 3475301704 WA 3519575628 -slaicobastagmail.com

giovedì 14 ottobre 2021

Repressione - Lo Stato borghese, governo e polizia ai fasci e no vax lasciano fare tutto quello che gli pare, agli operai che scioperano repressione!

ULTIM'ORA: DENUNCIATI 8 PROMOTORI DELLA MANIFESTAZIONE DELL'11 OTTOBRE AI CANCELLI AMAZON

LA REPRESSIONE CONTRO LE LOTTE OPERAIE E A DIFESA DEI PROFITTI NON CONOSCE SOSTA.

Abbiamo appreso da poco la notizia, pubblicata su numerosi quotidiani piacentini a seguito di una roboante conferenza-stampa della Questura di Piacenza, che 8 partecipanti alla manifestazione di lunedì scorso fuori ai cancelli Amazon in occasione dello sciopero generale nazionale sono stati denunciati, e che sarebbe in preparazione un'altra ondata di provvedimenti amministrativi e fogli di via....

dal comunicato si cobas piacenza

Politica proletaria - Fascisti e polizia, collusioni e connivenze nelle dichiarazioni del Ministro Lamorgese

Scontri a Roma, la difesa di Castellino e Fiore: "Per il corteo alla Cgil ci fu trattativa con la polizia"

I balbettii della Ministra Lamorgese svelano che i fascisti hanno potuto contare sul via libera e mano leggera della polizia

Chiamata a rispondere durante il question time alla Camera dei Deputati, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha spiegato la decisione presa sabato scorso dagli apparati di sicurezza – prima che il corteo con in testa Forza Nuova assaltasse la sede della Cgil e scatenasse gli scontri nel centro di Roma – ossia di non fermare per tempo il caporione fascista Castellino che dal palco aveva annunciato l’intenzione di marciare verso la sede della Cgil.

“In quel momento” ha affermato la ministra Lamorgese, la scelta di fermarlo “non è stata ritenuta percorribile dai responsabili dei servizi di sicurezza, perché in quel contesto c’era l’evidente rischio di una reazione violenta dei suoi sodali con degenerazione dell’ordine pubblico”.

Un funzionario di polizia intervistato da Il Giornale spiega che “Tecnicamente, i reparti mobili, quelli deputati all’antisommossa, sono reparti inquadrati che si muovono soltanto quando ci sono ordini che

Critica proletaria - La vaccinazione di massa soluzione necessaria, anche se naturalmente non sufficiente

Green Pass, i portuali di  Trieste: "Pronti a discutere se l'obbligo slitta al 30 ottobre"

Fino al 30 ottobre si organizza una vaccinazione straordinaria e di massa direttamente nell'area portuale, allora? 

La redazione di proletari comunisti

Critica proletaria - Lotta aperta sui posti di lavoro ai Novax e quelli travestiti da 'no green pass' - SI alla vaccinazione obbligatoria

Considerazioni di buon senso e condivisibili contenute in un articolo di contropiano a firma Barontini

...La campagna vaccinale lasciata alla “libera scelta” individuale, nel bel mezzo di un caos comunicativo in cui venivano segnalati “effetti avversi gravissimi”, poi quasi scomparsi quando le dosi somministrate sono diventate milioni e miliardi, era l’ideale per portare la contraddizione “in mezzo al popolo”....

...La frazione più miope della popolazione era già lì pronta per l’uso. Gli stessi che erano no mask, no lockdown, no tamponi, no vax, sono naturalmente transitati anche verso il “no green pass”. Erano “contro” misure necessarie – strutturate malissimo, al punto di essere quasi inefficaci, pur di non disturbare le imprese ..

Soprattutto, la “libertà di scelta” sulla vaccinazione si è tradotta in larghe minoranze di lavoratori non vaccinati in altri settori chiave della logistica (in alcuni porti). E l’entrata a regime del green pass anche sui luoghi di lavoro – da domani 15 ottobre – ha costretto l’intero corpo dei lavoratori, in alcuni comparti e luoghi molto particolari (nei porti si lavora all’aria aperta, non è al momento necessario neanche l’uso delle mascherine), a compattarsi a difesa di una robusta minoranza di non vaccinati.

...A Trieste viene chiesto il ritiro puro e semplice del decreto sul green pass... Lì, riferiscono diverse fonti, i lavoratori non vaccinati sfiorerebbero il 40%…Sull’insolita percentuale pesa probabilmente molto l’ambiente sociale e territoriale. E non sempre questo è un bene.

In molte aree del Nord e del Nordest le farmacie hanno riempito calendari sterminati di prenotazioni per il tampone, da qui a Natale, ogni 48 ore, da parte di gente disposta a tutto pur di non fare il vaccino ma avere lo stesso il green pass “temporaneo” per andare al lavoro o altrove.

Sono operai, ristoratori, baristi, dirigenti di azienda. Senza distinzioni di classe, ma con redditi molto diversi tra loro. Perché fuori dal rapporto di lavoro – dove si ragiona in base agli interessi,

Internazionalismo - India - il PCI (Maoista) fa appello allo sciopero (Bandh) il 17 ottobre in 4 Stati - Bihar, Jharkhand, North Chhattisgarh and Uttar Pradesh —


Il PCI (maoista) dichiara uno sciopero generale totale (Bandh) per il 17 ottobre in 4 Stati a fermo sostegno dei contadini e dei lavoratori e continuando a sostenere la loro richiesta di un ritiro delle tre controverse leggi agricole introdotte dal governo di Narendra Modi

Distretto di Ranchi, 13 ottobre 2021: Il PCI (maoista) ha condannato l'uccisione di pacifici contadini che protestavano nel distretto di Lakhimpur Kheri nell'Uttar Pradesh usando le parole più forti possibili, invitando le persone in generale a fare proprio e sostenere l’appello per un bandh in quattro stati – Bihar, Jharkhand, Chhattisgarh settentrionale e Uttar Pradesh – il 17 ottobre.

Martedì, il portavoce del Comitato Regionale del CPI (maoista) del Bihar-Jharkhand-North Chhattisgarh e dell'Uttar Pradesh Simant, compagno Manas, ha dichiarato di essere fermamente a sostegno dei contadini e dei lavoratori e continuerà a sostenere la loro richiesta di un ritiro delle tre controverse leggi agricole introdotte dal governo di Narendra Modi.

Femminismo proletario rivoluzionario - Ora la parola alle donne proletarie - assemblea telematica nazionale oggi alle 18 - informate e partecipate!

 Dopo lo sciopero dell'11,

Oggi 14 ottobre alle ore 18 assemblea nazionale telematica di donne/lavoratrici.
il link per l'assemblea è :https://meet.google.com/pyp-tnni-ttj

I femminicidi seriali da parte dei padroni e degli uomini che odiano le donne, le condizioni di lavoro/non lavoro, di sfruttamento e oppressione  nella fase attuale di profonda crisi capitalistica amplificata dalla pandemia che padroni e governo vogliono scaricare ancora più doppiamente sulle nostre spalle, chiamano le lavoratrici, le donne proletarie a rimettere in campo una nuova, forte e generale risposta di lotta avanzando in quel percorso già tracciato nei mesi precedenti cha  si deve rafforzare, deve ricollegare le lotte che si fanno, deve estendersi ad altre realtà di lavoratrici/donne…

La parola alle lavoratrici che hanno fatto lo sciopero dell’11 ottobre, portando in esso il protagonismo della doppia lotta delle donne, così a tutte le altre lavoratrici/donne per fare il punto della situazione che vivono nei posti di lavoro e anche più in generale.
 


Riprendiamo in mano la piattaforma delle donne/lavoratrici alla luce delle lotte che sono continuate o delle nuove lotte che si sono sviluppate in questi mesi ma anche alla luce delle ultime inchieste che si sono fatte tra le operaie, lavoratrici, precarie, di recente.

Lavoratrici slai cobas per il sindacato di classe
info slaicobasta@gmail.com
mfpr.naz@gmail.com

mercoledì 13 ottobre 2021

Editoriale - Lo sciopero dell'11 ottobre nella valutazione dello Slai cobas per il sindacato di classe

Lo sciopero generale dell’11 ottobre indetto da 15 organizzazioni sindacali di base e di classe ha avuto successo e ha costituito un passo in avanti per il movimento sindacale di classe, per la prima unità col movimento degli studenti e alcuni movimenti sociali di lotta, come sulla casa e sul territorio.

I partecipanti agli scioperi sui posti di lavoro sono stati in numero decisamente maggiori dei precedenti scioperi indetti dal sindacalismo di classe – vedi quello del 29 gennaio - e ha cominciato a riempire il vuoto di lotte operaie e popolari creato dalla politica collaborazionista dei sindacati confederali.

Su questo, l’unità del sindacalismo di base e di classe ha dimostrato di essere un’arma utile e necessaria per allargare il fronte di lotta e unirlo. Questa unità nelle lotte si è espressa in forme parziali nelle circa 30 manifestazioni tenutesi nelle città grandi e piccole.

Importante è stato il quadro unitario anche per l’affermazione degli obiettivi espressi dalla piattaforma nazionale, integrata nelle diverse sedi e dalle diverse organizzazioni sindacali, con rivendicazioni aggiuntive che rispondono agli interessi dei lavoratori.

Chi ha scioperato e manifestato l’11 ottobre?

Una risposta, come sempre, classista e combattiva è venuta dagli operai della logistica che hanno dato vita ad una grossa manifestazione all’Amazon di Piacenza e hanno avuto un ruolo attivo in numerose altre manifestazioni. Insieme alla logistica, in questa occasione, sono scesi in campo ampi settori sindacali dei trasporti, dalle ferrovie ai portuali; forte in tutte le manifestazioni è stata la presenza degli studenti e di lavoratori e lavoratrici della scuola e gruppi di altri settori lavorativi.

Il problema degli scioperi del sindacalismo di base rappresentato dalla difficoltà degli scioperi operai delle fabbriche ha registrato dei passi in avanti. Non tanto sul fronte dello sciopero vero e proprio il cui dato resta basso, quanto per l’iniziale partecipazione in tutte le iniziative e manifestazioni di operai delle fabbriche in lotta e di operai anche singoli ma rappresentativi di numerose grandi e piccole fabbriche del nord e del sud.

Certamente importante è stata la presa di posizione e la partecipazione del collettivo degli operai di fabbrica della Gkn, non solo perché si tratta della più grande fabbrica in lotta nel nostro paese in questa fase, quando per il riconoscimento dello sciopero espresso nel loro comunicato di adesione: “non vedremo mai i compagni e le compagne del sindacalismo di base come concorrenti nel tesseramento o peggio come avversari... Lo sciopero dell’11 ottobre è l’unica data di sciopero pianificato e tutti i lavoratori dovrebbero augurarsi la maggiore riuscita possibile della giornata...".

L’estensione dello sciopero ha caratterizzato in generale le manifestazioni sviluppatesi nelle diverse città sia nei numeri che nella rappresentatività.

Nelle manifestazioni è avanzato lo spirito unitario tra i lavoratori, al di là delle sigle, cosa che non era avvenuto nella preparazione di esso. Questo è un segnale che i lavoratori vogliono l’unità di lotta e di classe e mal sopportano in generale le contese e le false unità intersindacali, proposte dai vertici dei sindacati di base

Le manifestazioni hanno messo sotto accusa il governo Draghi e il fronte unico dei padroni. che stanno scaricando la crisi e la pandemia sulla pelle dei lavoratori, che stanno peggiorando la condizione salariale di tutti i proletari e masse popolari e favorendo licenziamenti, precarietà.

Forte è stata la denuncia delle condizioni della scuola e della sanità e non è mancata una precisa opposizione alla repressione delle lotte dei lavoratori. In alcune manifestazioni come Napoli sono stati fortemente presenti i disoccupati organizzati che da mesi lottano anche contro le istituzioni locali. A Palermo Taranto e in qualche altro caso sono stati importanti le delegazioni di lavoratrici organizzate che danno un taglio più avanzato alle stess lotte dei lavoratori

In questo senso lo sciopero generale è stato un segnale forte e chiaro ai lavoratori e alle masse popolari di questo paese per aprire un possibile scontro prolungato che possa via via coinvolgere un numero molto più grande dei lavoratori e contribuire alla modifica dei rapporti di forza.

Certo non sono mancati i lati negativi in questo sciopero. Primo tra tutti, lo ribadiamo, il coinvolgimento delle fabbriche. La classe operaia vive sotto il “tallone di ferro” del comando padronale fuso con le direzioni sindacali, ma vive anche le profonde contraddizioni interne della divisione e frammentazione, dell’arretramento della coscienza di classe e dell’assenza sostanziale di un sindacalismo operaio classista e combattivo nella quasi totalità delle fabbriche grandi e piccole di questo paese

Questo macigno dovrà essere affrontato e rimosso. E qui pesa la scarsa coscienza di questo e di come affrontare questo problema presente nell’ampio settore dei dirigenti del sindacalismo di base.

L’altro dato è che è stata abbastanza debole e fragile la presenza di alcuni settori chiave dello scontro sulla pandemia – vedi lavoratori della sanità.

E’ chiaro che in quasi tutte le manifestazioni vi è stata una discriminante antifascista e in alcune di esse vi è stata una combattivo allontanamento di inquinamenti fascisteggianti che in questa fase sono fusi sostanzialmente coi no vax - anche travestiti da ‘no green pass’. Ma non è stato ovunque così.

Milano ha vissuto una pagina nera nella manifestazione. Così come non sono mancate posizioni ambigue a Napoli e in alcune altre città.

Il sindacalismo di base e di classe se vuole rappresentare l’interesse generale della classe e delle masse ha bisogno di epurare ogni influenza della piccola borghesia inferocita, del sottoproletariato – tinto da no vax - che oggi sono funzionali solo al fascismo e alla reazione e incompatibili con la lotta proletaria.

Quello che conta ora è andare avanti continuando con scioperi e manifestazioni, capitalizzando il anche grande lavoro preparatorio che gli operai e i proletari hanno fatto e può trasformarsi in più lotta, più cobas e collettivi di fabbrica, più coscienza di classe. E tutti comprendiamo quanto l’unità, anche con i suoi limiti, serva a questo avanzamento.

Contro il governo Draghi, padroni, lo Stato del capitale intensifichiamo la lotta di classe!

Avanti verso l’unità del sindacalismo di classe e del fronte unico proletario e popolare

Per una vera opposizione politica e sociale anticapitalista e antimperialista finalizzata alla lotta potere dei lavoratori!

SLAI COBAS per il sindacato di classe

Coordinamento nazionale

13 ottobre 2021

Sindacato di classe - Lo sciopero dell'11 ottobre a Bologna

OLTRE 5 MILA LAVORATRICI E LAVORATORI OGGI A BOLOGNA SONO SCESI IN PIAZZA CHIAMATI DAL SINDACALISMO DI BASE CONTRO LICENZIAMENTI, CONFINDUSTRIA E GOVERNO DRAGHI.

In piazza oggi erano presenti migliaia di lavoratori e lavoratrici, tra cui quelli delle aziende che sono state chiuse nel territorio Bolognese e che si aggiungono agli oltre 900 mila licenziamenti avviati nel corso di questi ultimi mesi.

Un corteo determinato che ha messo al centro dello sciopero non soltanto la lotta contro i licenziamenti ma anche la necessità di continuare una battaglia contro il perdurare della crisi pandemica e sull’impatto sociale che questa ha prodotto sulle condizioni di vita generale dei lavoratori e sul versante sanitario.

Allo sciopero e alla manifestazione hanno partecipato lavoratori di tutte le categorie, fra le quali : logistica, produzione, scuola, cooperative , pubblico impiego, trasporti, sanità oltre a precari, disoccupati e militanti dei movimenti sociali.

La giornata è stata importante non solo per la riuscita dello sciopero ma perché ha dimostrato che l’unità del sindacalismo conflittuale può essere non soltanto importante per l’oggi ma anche per le prospettive future e diventare un punto di riferimento per quei lavoratori e quelle lavoratrici che in questo momento hanno necessità di riprendere il conflitto nei luoghi di lavoro.
Le migliaia di bandiere delle singole organizzazioni che s’intrecciavano tra di loro non è soltanto un fatto di scenografia da concedere agli scatti degli smartphone ma ci indicano un percorso che seppure tra mille difficoltà va coltivato e proseguito.

La necessità di costruire un blocco di opposizione sociale e anticapitalista, contro i padroni, contro il Governo Draghi che con la complicità di CGIL, CISL e UIL stanno portando avanti i piani di una ristrutturazione capitalista che ha già lasciato sul campo centinaia e centinaia di licenziamenti, deve essere una prospettiva che ci deve vedere tutti impegnati, nei luoghi di lavoro e nelle piazze.

Bologna 11 ottobre 2021

Adl Cobas
Confederazione Cobas
Si Cobas
SGB Sindacato Generale di Base
USB
USI-CIT

Sindacato di classe - Lo sciopero dell'11 ottobre a Genova

A GENOVA PIÙ DI 3000 LAVORATORI SCENDONO IN PIAZZA E BLOCCANO PER ORE LA CITTÀ!

Sono state migliaia i lavoratori e le lavoratrici che dalle 9 si sono concentrate presso il Terminal Traghetti di Genova, dando vita a un corteo che con determinazione ha prima cacciato dalla manifestazione i fascisti (e chi pensava di poter strumentalizzare questa importante giornata di lotta) e ha poi occupato la Sopraelevata, una delle arterie principali della città, bloccando il traffico per ore soprattutto a Ponente, distretto INDUSTRIALE metropolitano.

Tantissimi gli interventi di lavoratori e compagni che hanno ricordato le ragioni dello sciopero, mettendo in evidenza le tante lotte e le tante vertenze aperte oggi sul territorio: a partire dai lavoratori Conad, sotto ricatto di chiusura del magazzino, ai lavoratori BRT in battaglia per la difesa di salario e salute, arrivando agli autisti TIE in lotta contro gli accordi a perdere di CGIL-CISL-UIL che tagliono il salario e aumentano l'orario di lavoro!

Scesi in piazza insieme a loro anche lavoratori e lavoratrici di tanti altri settori pubblici e privati: alberghi, sanità, scuola, igiene ambientale, commercio!

Il corteo sceso dalla Sopraelevata si è poi concluso sotto la sede di Confindustria dove i lavoratori e le lavoratrici hanno espresso la loro rabbia contro le politiche padronali avvallate in tutto e per tutto dal governo Draghi.

Dopo la grande giornata di lotta odierna, si ritorna sui posti di lavoro e sul territorio rilanciando con ancora più forza la necessità di articolare e unire le lotte contro le politiche anti operaie che padroni e Governo stanno articolando.

PER LA COSTRUZIONE DI UN FRONTE UNICO ANTICAPITALISTA

Sindacato di classe - Lo sciopero dell'11 ottobre a Piacenza - cronaca e immagini

Gli iscritti del SiCobas si radunano a Milano intorno alle nove e mezza. Ci sono sette pullman, tutti da magazzini diversi della provincia: i lavoratori hanno scelto di recarsi insieme ai cancelli del più grande hub di Amazon in Italia, a Castel San Giovanni in provincia di Piacenza, e di non confluire al presidio fuori l’Assolombarda con gli altri sindacati di base. «Dare voce a Bonomi – dicono – non ci interessa. Oggi è sciopero del lavoro, preferiamo attaccare direttamente le tasche del colosso per eccellenza dello sfruttamento internazionale».

Alle dieci sono in tanti a rispondere all’appello: i lavoratori del magazzino di Unes, sospesi dall’azienda e senza retribuzione da oltre un mese, definiti “criminali” per aver condotto scioperi a oltranza in difesa del posto di lavoro; alcuni dei lavoratori di Zara, che lamentano trasferimenti motivati dalla chiusura di uno dei due reparti del magazzino, e che sono preoccupati dal rischio di chiusura totale del sito; i lavoratori della Spreafico di Lecco, la cui azienda da pochi giorni è al centro di un’indagine per caporalato e frode fiscale per oltre tre milioni di euro sequestrati dalla Guardia di finanza; gruppi di srilankesi della Number1 Logistic Group, una trentina dei quali sono entrati da poco in contatto con il sindacato, nel tentativo di riprendersi i mesi di permessi e di ferie accumulati in anni di lavoro e rifiutati dall’azienda; ancora, alcuni lavoratori della DHL, che con i solidali della SDA e di Bartolini già

Sindacato di classe - Lo sciopero dell'11 ottobre a Napoli - cronaca da Napolimonitor

Comincia intorno alle otto del mattino lo sciopero indetto anche a Napoli dai sindacati di base, con il blocco improvviso – la questura non ne sapeva nulla – dell’ingresso autostradale all’altezza del porto. Sulla rampa che conduce al bivio tra l’A1 e la Salerno-Reggio Calabria si arrampicano circa duecento persone, restandoci per un po’, fino a che qualche camion incomincia a risalire contromano il percorso. Il corteo a quel punto avanza, raggiungendo il varco Bausan e bloccando le vie di fuga, mentre la coda di macchine si snoda ininterrotta per i tre chilometri tra San Giovanni e calata Porta di Massa, e per quasi una decina all’ingresso in città da Caserta. In presidio, davanti al varco, i manifestanti ci resteranno per quasi un’ora. Il gruppo più consistente è quello degli operai del SiCobas, ma ci sono anche i disoccupati organizzati della sigla “7 Novembre”, i lavoratori dell’Unione Sindacale di Base, i militanti dei collettivi Iskra e della Mensa Occupata.

Intorno alle dieci il gruppo di manifestanti fuori controllo, scortato da qualche camionetta della guardia di finanza, si muove verso la stazione. Attraversano corso Lucci e arrivano a piazza Garibaldi, dove ad

Internazionalismo - 12 ottobre: ¡Nada que celebrar! ¡Acabar con el colonialismo! / Pronunciamiento conjunto

 in via di traduzione

solrojo e zapatisti

Se cumplen 529 del arribo de los colonialistas españoles a nuestro continente y con esto, el inicio de uno de los más grandes genocidios de la historia. A partir de ello Nuestra América ha sido sometida a las más bestiales formas de opresión, primero con la imposición de una feroz campaña de despojo y exterminio llevada a cabo por las monarquías europeas en contra de los pueblos originarios desde

entonces oprimidos, después con la imposición de regímenes feudales que trajeron consigo la barbarie, el oscurantismo, la evangelización, la persecución, la tortura y la muerte contra nuestros antepasados.

Valientemente las y los hijos de Nuestra América se alzaron en armas una y otra vez, rechazando el colonialismo feudal, enarbolando la defensa de sus tierras y territorios, de sus culturas y cosmovisiones, de su derecho a vivir en paz con libertad. Poco a poco la América fue clarificando su proceso emancipatorio con importantes gestas de liberación nacional en un momento histórico en que el

Critica proletaria - L'alleanza e connivenza esplicita carabinieri novax a Trieste

 11 ottobre 2021

Trieste, manifestazione No Green Pass: i carabinieri si tolgono casco

Durante la manifestazione contro il Green Pass, a Trieste, i carabinieri si tolgono il casco per qualche secondo come gesto di distensione. Fino a quando un superiore ordina: "Mettete su". Il corteo di Trieste è stato il più numeroso: secondo la questura erano 15 mila - tra loro No Vax, portuali, tassisti, varie organizzazioni - a protestare contro l'obbligo del certificato verde. 

Lotta di classe - NO VAX UGUALE REAZIONE

I gruppi no vax travestiti da no green pass sono gruppi rossobruni che operano per contribuire alla semina anche nel nostro campo di posizioni reazionarie.

Per questo devono essere denunciati e combattuti in tutte le forme necessarie.

Il cosiddetto sciopero dei portuali di Trieste è dentro una realtà reazionaria di Trieste con attiva partecipazione di fascio leghisti, travestiti da 'sindacalisti'.

Le cosiddette "proteste NO VAX" anche nel nostro campo sono del genere Reggio Calabria anni '70, ed è compito dei comunisti rivoluzionari e sindacalismo di classe denunciarle e combatterle.

Gli attacchi alla Cgil nel contesto del movimento novax non sono il '77' ma appunto 'Reggio Calabria'

Per noi questo è un giudizio discriminante

proletari comunisti

Sciopero generale - DAL CORTEO DELL'11 OTTOBRE A TARANTO

Video di interventi operai - Foto e un'intervista allo Slai cobas sc di Radio Onda Rossa che danno il senso della importante, significativa, ricca, unitaria manifestazione

Cemitaly - ex Cementir
Tessitura Albini Mottola
 
Natuzzi

 
 























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