sabato 14 marzo 2020

pc 14 marzo - Rivolta nelle carceri, la solidarietà internazionalista


DA BARCELLONA
Oggi, 12 marzo, è stato convocato un picchetto davanti al consolato italiano nella città di Barcellona per mostrare la nostra rabbia e solidarietà verso coloro che dal 7 marzo sono insorti in diverse carceri dello stato italiano contro le restrizioni imposte dallo stato d’emergenza.
Circa 50 compagni abbiamo alzato la voce, tagliato le strade e distribuito controinformazione, perché non possano mettere a tacere le voci che provengono dall'interno, rendere visibile che siamo consapevoli di ciò che sta accadendo nelle carceri italiane, delle rivolte che hanno già fatto 15 morti. Sappiamo che queste misure di controllo sociale vengono applicate in altri territori d'Europa e raggiungeranno le prigioni dello Stato spagnolo e quando ciò accadrà non ci troveranno in silenzio.

La nostra posizione é chiara, contro le misure imposte dagli Stati e sempre insieme chi si ribella, chi decide lottare per la libertà e contro i meccanismi che ci opprimono!
ABBATTERE I MURI E BRUCIARE I PRIGIONI!

Contro l'isolamento, fuoco a tutte le prigioni!

pc 14 marzo - ABB SACE DI DALMINE: procedure padronali con controllo della temperature agli operai PER CONTINUARE LA PRODUZIONE A TUTTI I COSTI

NELLA MATTINATA DI VENERDI'  BUONA ACCOGLIENZA DEGLI OPERAI CHE PRENDONO IL GIORNALE PROLETARI COMUNISTI VOGLIONO ANDARE A FONDO E CAPIRE COSA CI STA DIETRO QUESTA STORIA...
IL VIRUS NON SI FERMA AI  CANCELLI DELLE FABBRICHE!!!

MENTRE IN UN CLIMA DA GUERRA BATTERIOLOGICA CON GLI OPERAI CHE ENTRANO AL LAVORO CON LE MASCHERINE, LA TEMPERATURA SI ALZA E NON MANCA CHI ENTRANDO DENUNCIA AD ALTA VOCE CHE I DELEGATI QUI DENTRO NON SI MUOVONO PER CONTRASTARE L'AZIENDA,
MA LA RISPOSTA RESTA ED E' LA RIBELLIONE OPERAIA E NON CERTO I LAMENTI DEI BUROCRATI SINDACALI CHE LASCIANO FARE I PADRONI...

pc 14 marzo - Morto Tonino Guerra, il partigiano della Brigata Garibaldi. Il ragazzo "scaltro" al fianco del comandante Pesce "VISONE"

Al tempo del coronavirus non potremo dargli un ultimo saluto. Ci resta il suo fulgido esempio e le sue parole, utili in questa fase
 
"Tonino Guerra, uno dei ragazzi di Giovanni Pesce, capo nucleo della 106 Brigata Garibaldi 'Venanzio Buzzi' di Rho. All'indomani del 14 settembre 1944 Giovanni Pesce, scampato alla trappola tesagli da un infiltrato nella 3a Gap, in piazza Argentina, viene trasferito da Milano in Valle Olona. Due giorni prima, il 12 settembre, al posto di Giovanni Pesce si era recata in piazza Argentina Nori Brambilla che fu catturata dai fascisti, rinchiusa e torturata nel carcere di Monza, trasferita a San Vittore e infine nel campo di concentramento di Bolzano-Gries".
Scalabrino e Visone organizzarono la lotta gappista nella Valle Olona, un territorio assai vasto comprendente Rho, Lainate, Nerviano, Pero, Garbagnate. E' Giovanni Pesce a dare l'impronta alla 106a Brigata Garibaldi trascinandola con la sua esuberanza e la sua grinta combattiva. Tonino, nome di battaglia "Scalabrino" che significa scaltro, furbo era al suo fianco”, ricorda Cenati.
Nella ricorrenza del 60° anniversario della Liberazione Tonino ricordava: "Combattevamo, facevamo sabotaggi, trasportavamo armi. In quei momenti ci immaginavamo come sarebbe stato bello gustare il sapore della libertà, del discutere di politica senza temere di essere arrestati, del poter circolare per le strade senza dover temere i rastrellamenti, gli agguati, i pestaggi. Pensavamo al nostro futuro ma soprattutto a coloro che dopo di noi avrebbero tutelato gelosamente quel bene".

pc 14 marzo - Coronavirus in Tunisia: emerge una risposta popolare all’insufficienza dei decreti del governo Fakhfakh

su

Anche nel piccolo paese nord africano sono stati rilevati i primi casi di contagio e ieri si è ammessa l’esistenza di un focolaio tunisino.
Il primissimo caso era stato rilevato nella città centro-occidentale di Gafsa (a sud-est di Kasserine), un tunisino proveniente dall’Italia, i successivi 4 casi erano stati segnalati invece nei governatorati settentrionali di Bizerte, Grande Tunisi e Mahdia. Oggi sono stati annunciati 15 casi di contagio in totale, ma è probabile che i casi reali siano superiori considerati gli scarsi mezzi del paese nella rilevazione.
Il capo del governo neo-eletto in carica dal 27 febbraio, ieri sera ha annunciato nuove misure

pc 14 marzo - TENARIS DALMINE/CORONAVIRUS: LA SICUREZZA VIENE PRIMA DELLA PRODUZIONE, IRRESPONSABILI SONO I PADRONI NON GLI SCIOPERI OPERAI

NEL COMUNE DI DALMINE SECONDO LE NOTIZIE "UFFICIALI" SI PARLA DI PIU' DI 40 CASI POSITIVI AL CORONAVIRUS. VISTA LA DIFFUSIONE NELLA FABBRICA SUL TERRITORIO NON SI PUO' CERTO ESCLUDERE LA POSSIBILITA' CHE' CI SIANO FAMIGLIARI CHE LAVORANO A DALMINE. 
ALL'INTERNO DEGLI STABILIMENTI SONO CONTINUATI A ENTRARE E USCIRE FORNITORI PER CONSEGNE, AUTISTI PER CARICO DEI TUBI, ETC.  PER NON PARLARE ANCHE DELLE NUMEROSE IMPRESE CHE LAVORANO QUOTIDIANAMENTE NEL SIDERURGICO.
ORA ESCONO VOCI DI DECINE DI CASI DI POSITIVI, MENTRE NEI GIORNI SCORSI I RAPPRESENTANTI SINDACALI NON SAPEVANO NULLA, PERO' HANNO CONDIVISO PROCEDURE CON L'AZIENDA NEL CASO DI PERSONE POSITIVE PER RISALIRE ALLE PERSONE CHE SONO STATE A CONTATTO PER LAVORO NEI GIORNI PRECEDENTI.

PERCHE' SOLO ORA STANNO USCENDO NOTIZIE CHE ALL'INTERNO DELLA FABBRICA CI SONO STATI CASI DI LAVORATORI INFETTATI DAL VIRUS? 
CHI SAPEVA PERCHE' LI HA TENUTI NASCOSTI?

pc 14 marzo - TENARIS DALMINE/CORONAVIRUS primo commento: LA PRODUZIONE PER I PADRONI NON E' MAI SOCIALE

NEL SISTEMA CAPITALISTA TUTTO E' SUBORDINATO SOLO AL PROFITTO,
COSI' I PADRONI SPECULANO PURE SULL'EMERGENZA SANITARIA PER CONTINUARE A PRODURRE, FACENDO LEVA ANCHE SULLO STATO EMOTIVO DEGLI OPERAI PER ILLUDERLI DI FARE UNA COSA UTILE ALLA COMUNITA', 
MA LA REALTA' E' UN'ALTRA, 

DA UN LATO GLI OPERAI DEVONO CONTINUARE A LAVORARE A RISCHIO GRAZIE AD UNA PROCEDURA DI EMERGENZA NEI REPARTI PER RISCHIO PATOGENI (CONCORDATA DAGLI INIZI DI MARZO CON LA RSU-RLS FIOMFIMUILM), 

DALL'ALTRO FINO A IERI SI E' CONTINUATO A PRODURRE BOMBOLE CHE  DEVONO ESSERE CONSEGNATE TRA 6 MESI, FREGANDOSENE DELL'EMERGENZA OSSIGENO DELLA LOMBARDIA, CHE IMPONEVA DI PASSARE SUBITO ALLA PRODUZIONE  DI QUEL PRODOTTO 1 MESE FA E DI PREDISPORRE GIA' DA SETTIMANE TUTTO QUELLO CHE SERVIVA A MONTE NEI VARI REPARTI DELLA DALMINE, ACCIAIERIA, LAMINATOIO, ETC..... 

MA UNA PRODUZIONE SOCIALE SI PUO' IMPORRE SOLO CON IL POTERE NELLE MANI DEGLI OPERAI, CON UN GOVERNO OPERAIO CHE METTE AL PRIMO POSTO IL BENE COMUNE DELLA POPOLAZIONE, CHE DALL'OGGI AL DOMANI E QUANDO SERVE IMPONE ALLE FABBRICHE DI CONVERTIRE LA PRODUZIONE E FINALIZZARLA AD UN SERVIZIO  PUBBLICO ESSENZIALE.

PERTANTO LE DICHIARAZIONI DEI DELEGATI TRA CUI QUELLI FIOM SONO UN'OFFESA AGLI OPERAI CHE VOGLIONO RAGIONARE CON LA PROPRIA TESTA E CHE HANNO UN MINIMO DI COSCIENZA DI CLASSE E SI UNISCONO ALLA SPECULAZIONE CHE L'AZIENDA STA FACENDO IN QUESTO PERIODO CONTINUANDO A FAR LAVORARE GLI OPERAI, DOVE I DIRIGENTI (CHE AL 99% LAVORANO ON-LINE), VENGONO A DIRE AGLI OPERAI DEI REPARTI CHE LORO SI SENTONO PIU' SICURI DENTRO I CANCELLI DI TENARIS DOVE TUTTO E' SOTTO CONTROLLO, RISPETTO A  FUORI DOVE CI SONO COMPORTAMENTI INDIVIDUALI IRRESPONSABILI, 

GLI STESSI DIRIGENTI CHE SI ALIMENTANO DEL FASCISMO DI PADRON ROCCA E DELLA SUA FAMIGLIA E CHE DICHIARANO: "NON FERMAMMO NEMMENO PER LA II GUERRA MONDIALE (DOVE CONTINUARONO A FAR LAVORARE GLI OPERAI SOTTO I BOMBARDAMENTI CAUSANDO MORTI E FERITI), QUINDI FIGURIAMOCI SE FERMIAMO ORA..."


DAI DELEGATI RSU:
Cari colleghi, essere riusciti a far capire a questa azienda di chiudere una settimana per tutelare la salute di noi tutti non è stato uno sforzo semplice. Qualcuno di voi non ha apprezzato e forse Magari avrebbe preferito fare 15 giorni di sciopero sicuramente senza salario.... il nostro intendo è stato mirato sia soprattutto alla salvaguardia della salute di tutti noi ma anche a provare a non perdere salario perché tutti abbiamo le famiglie da mantenere... sono certo è convinto che da parte del sindacato Tenaris Dalmine è stato fatto la cosa giusta. Un augurio da parte mia a tutti voi e a tutti i vostri cari In bocca al lupo e incrociamo le dita.

Vi informo che per FTM LAM se non avranno problemi di presenze sul terzo turno, abbiamo contrattato con Longhi la fine anticapata di laminazione a domani sul primo turno con squadretta di volontari. Questo nasce dal fatto che le persone si sono messe una mano sul cuore sapendo che l ultimo calibro montato alle ore 14:30 di oggi prevede la laminazione di un grosso ordine di prodotto bombole richiesto per l'approvvigionamento della Lombardia di bombole di ossigeno per l' emergenza in atto nei nostri ospedali.  Abbiamo accettato solo per il valore Sociale ad esso collegato e perché sentiamo di poter dare un contributo alla nostra gente anche se sappiamo che le successive lavorazioni a valle non saranno scontate... Abbiamo ottenuto per chi non se la sente di venire la possibilità di mettere le ferie per la giornata di domani... Da sabato poi tutto fermo per quanto riguarda il reparto a caldo in attesa di capire la strategia di Della Briotta... Concludo dicendo che l' azienda non avrebbe meritato questo sforzo da parte nostra ulteriore, però l' obbiettivo finale rimane un punto che ha unito nella difficoltà tutti i lavoratori coinvolti...

Partorito.... per il momento fermiamo tutto per una settimana... martedì ci sarà un incontro per decidere gli ammortizzatori sociali

pc 14 marzo - Dalle fabbriche e magazzini - sostenere ogni sciopero!

info - nel  settore logistico scioperi nel piacentino e grandi ditte della distribuzione (TNT, SDA, GLS, ma anche GEODIS, XPO e tante altre), 
Ecco dunque un bollettino operaio:

Un importante ruolo di innesco ha avuto giorni fa il blocco alla FCA di Pomigliano che ha portato alla chiusura e al blocco delle attività degli stabilimenti di Pomigliano, Melfi e Cassino. Poi tra l'11 marzo e oggi sono partiti scioperi e attivazione in serie. Fincantieri: sciopero di due ore ieri a Marghera e di 8 a La Spezia, oggi sciopera 8 ore Ancona. ThyssenKrupp Terni: ieri sono entrati solo i "comandati", tutti gli altri hanno scioperato, idem nell'indotto. Acciai Speciali Terni (AST): da domani sciopero a oltranza di 8 ore su tutti i turni. GKN Firenze:ieri sciopero di 8 ore. Piaggio: dopo agitazioni chiusi dall'azienda per tre giorni per adeguamento sanitario gli stabilimenti di Pontedera (PI), Mandello del Lario (LC) e Scorzé (VI). Ceva Pisa: agitazioni anche qui. Whirlpool (Varese): l'11 marzo sciopero durato tutto il giorno. Leonardo (Grottaglie-Taranto): forte stato di agitazione probabili blocchi spontanei. . Brescia distretto: scioperi alla Pasotti e in altri 4/5 casi. Riparazioni navali di Genova: ieri 8 ore di sciopero. Electrolux di Susegana (TV) e Irca-Zoppas (Veneto) oggi 8 ore di sciopero. Piemonte (nelle province di Asti, Vercelli e Cuneo): scioperi alla MTM, IKK, Dierre, Valeo e Trivium. Bonfiglioli Riduttori (Calderara di Reno): 2 ore di sciopero ieri. Gardner Denver (Bologna): ieri sciopero. Dieci (Montecchio-Reggio Emilia): sciopero non partito dopo tesissimo colloquio con l'azienda. Toyota (Bologna-850 operai): decisione condivisa (ieri) tra le parti di astenersi dal lavoro per due giorni (ven-sab), poi lunedì si vedrà.  Anche nel settore tessile-chimico-plastica i confederali hanno indetto scioperi per oggi (come a Brescia, dopo che nei giorni scorsi ci sono state agitazioni in tutta la provincia, o alla Corneliani di Mantova, dove da ieri fino a lunedì sciopero su tutti i turni). A Modena segnaliamo scioperi alla Trasmec e ad Emiliana serbatoi, dove c’è stato anche un tentativo di forzare il picchetto....

pc 14 marzo - Sciacallaggio repressivo di stato contro gli operai - Bastardi!

Carpi. Operai protestano per compagno di lavoro morto. Denunciati dalla polizia per “assembramento”


Sono stati denunciati dalla polizia per violazione del decreto otto operai che a Carpi si erano radunati per protestare dopo la morte di un collega di lavoro rimasto incastrato in un macchinario martedì sera,.
La polizia, dopo aver proceduto all’identificazione dei lavoratori, ha proceduto alla denuncia degli stessi all’Autorità Giudiziaria, in quanto inottemperanti alle misure urgenti in materia di gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 contenute nel DPCM del 8 marzo 2020.
Gli otto operai denunciati appartengono al ‘Si-Cobas’. Il fatto è accaduto nello stabilimento di macellazione carni ‘Opas’ dove martedì sera è morto un operaio di 41 anni.
Una situazione analoga si è verificata anche alla Emiliana Serbatoi di Campogalliano in provincia di Modena. In questo caso la Digos è intervenuta in quanto un gruppo di manifestanti appartenenti ai Si-Cobas stava protestando contro la proprietà attuando il blocco dei mezzi in entrata e uscita dallo stabilimento.


pc 14 marzo - DAL FRONTE CALDO DELLA MALASANITA' DI MILANO - Da lavoratori dello Slai cobas per il sindacato di classe - E UNA LETTERA DI UNA INFERMIERA DALLA TOSCANA

I lavoratori della sanità sono stanchi, spossati, confusi, ma sono anche molto incazzati, da un lato perchè sono coscienti che da più di vent'anni sono costretti a lavorare senza tutele, in primis salute e sicurezza, ed ora non si sentono tutelati, anzi si sentono agnelli sacrificabili; dall'altro perchè si dice che assumono, ma non arriva nessuno, anzi cominciano precettare da altri reparti (faccio l'esempio del Sacco, dove visto che non stanno dando il cambio a chi lavora nel reparto covid, impongono di saltare il riposo a chi lavora negli altri reparti per non fermare l'assistenza "normale"). 
Dicono che stanno spostando pazienti non infetti in altre regioni, vero, ma un giorno dicono che utilizzeranno gli spazi della ex fiera e il giorno dopo dicono che non si può fare perchè lo dice la protezione civile.
Quindi, non garantiscono affatto assunzioni in sanità, non costruiscono ospedali, gli anziani sono abbandonati visto che i numeri per comunicare, avere chiarimenti sono intasati e non rispondono. Ci dicono di fare la spesa online e poi l'Esselunga ti comunica che ti verrà consegnata tra dieci giorni

Inoltre la sanità non è fatta dei soli medici e infermieri ma anche di tutte le altre figure (oss-elettricisti-pulizie-ristorazione-ecc) senza le quali non vi sarebbe neanche l'ombra della sanità. 
Sulla situazione di questi lavoratori nessuno, tranne noi, denunciamo il fatto che quelli dell'appalto
delle pulizie sono costretti a portarsi a lavare a casa la divisa da lavoro. Per cui girano commenti tra i lavoratori "ma io mi metto in malattia perché così ci ammazzano". Comprendo benissimo questi pensieri ma cerco di spiegare ai lavoratori che comunque non sarebbe la soluzione e che invece dobbiamo unirci, come hanno iniziato a fare gli operai, per ribellarci, chiedere, per scioperare.

Un dato numerico che salta all’occhio è l’elevato numero di medici di famiglia (che già dall’inizio

pc 14 marzo - Il fascismo SI TAV disturba anche la Lega ambiente

Legambiente Piemonte: “Inaccettabili denunce per aver chiesto chiarezza sulla TAV”

TORRAZZA – Riceviamo e pubblichiamo da Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta.
“Qualcosa è cambiato?” Era questo il titolo del volantino con cui un gruppo di cittadini attenti all’ambiente chiedeva conto dell’inversione di marcia del sindaco di Torrazza, storicamente contrario alla presenza di un sito di stoccaggio dello smarino proveniente dai cantieri TAV valsusini. 
Chiedevano i dettagli del progetto, che tipo di materiale sarebbe potuto arrivare nel sito, data la presenza di filoni amiantiferi nelle montagne valsusine. Chiedevano tutela per un territorio che, nell’arco di pochi chilometri già ospita depositi di scorie nucleari e altre discariche di rifiuti (anche speciali). Sei di loro si sono visti denunciare per “procurato allarme” e la Curia, proprietaria del salone parrocchiale in cui si sarebbe dovuto svolgere l’incontro, ha ritirato l’autorizzazione all’utilizzo dello stesso. 
“E’ paradossale. Sembra che certi argomenti non si possano toccare – dice Giorgio Prino Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – Appena si parla di TAV e indotto scattano meccanismi repressivi che non hanno ragion d’essere. I cittadini (fra cui un nostro associato) hanno chiesto chiarezza ed hanno rimediato una denuncia. Siamo e saremo al fianco dei nostri Circoli locali nel chiedere trasparenza. Sottolineiamo come sui progetti pubblici, e a maggior ragione su quelli che impattano su ambiente e che potrebbero impattare sulla salute umana, la chiarezza debba essere sempre totale”.

pc 14 marzo - dalle fabbriche

quadro parziale scioperi 12/13 marzo
 nel bresciano Pasotti e diverse altre grandi fabbriche; ad Asti, Vercelli e Cuneo la Mtm, la Ikk, la Dierre, la Trivium; in provincia di Mantova la Corneliani, la Iveco, la Relevi; in provincia di Varese la Whirlpool, a Terni le grandi acciaierie Ast, a Cormano nel milanese la Briton, in provincia di Treviso la Electrolux, a Marghera e in Liguria la Fincantieri; In Liguria sono scesi in sciopero anche i camalli, i portuali, i lavoratori delle riparazioni navali; sono in sciopero i lavoratori delle telecomunicazioni (System House Srl, System Data Center e Out Spa), così come i Riders che rischiano il contagio con le consegne a domicilio; in Toscana scioperi in corso alla Piaggio di Pontedera, alla Gkn di Firenze, all’Hitachi di Pistoia, all’Esselunga (dove è stato proclamato uno sciopero nazionale); sono in sciopero prolungato le lavoratrici di Almaviva 

Coronavirus, evacuate tre aziende in Piemonte: Teksid, M4U e Denso
A Carmagnola, Busano e Poirino lavoratori a casa e stop momentaneo della produzione

La Way Assauto, controllata da una multinazionale cinese, ha intanto chiuso lo stabilimento fino al 3 aprile e nei prossimi giorni presenterà richiesta di cassa integrazione.

alla Gate, del gruppo Johnson Electric sul mercato borsistico di Hong Kong: il 75% degli impiegati è a casa mentre il 10% lavora in smart working.

Chiuse le linee con produzione non essenziale, chi supera i 37,4 di febbre resta a casa con giornata retribuita. E' previsto l'utilizzo di mascherine e continue sanificazioni degli ambienti di lavoro.

Praticamente ferma la produzione  alla Blutec, mentre alla Util di Villanova e all'Ocava di Ferrere al momento  prosegue la normale attività. Personale dimezzato nei vari stabilimenti della Dierre di Villanova.


7 giornate di sciopero all’ex Ilva di Novi Ligure: otto ore da oggi! 

 «La salute dei lavoratori per noi viene prima di tutto!». Le rappresentanze sindacali unitarie, dell’ex Ilva di Novi, oggi ArcelorMittal, hanno proclamato 7 giornate di sciopero, La mobilitazione si protrarrà ininterrottamente fino al terzo turno compreso, di venerdì 20 marzo.“Abbiamo chiesto all’azienda di ricorrere agli ammortizzatori sociali - hanno informato i rappresentanti dei lavoratori - ma l’azienda è stata negativa”.

A giustificare la clamorosa forma di protesta è stato il ritardo nel far scattare le misure minime preventive, che erano state concordate dalla direzione dello stabilimento e dai sindacalisti nell’incontro di giovedì pomeriggio: “ Non hanno fatto nemmeno pulizia negli spogliatoi – brontolavano poco fa i lavoratori all’uscita del turno giornaliero di lavoro – con la scusa che anche in fabbrica si è in piena emergenza. Qui non ci sono nemmeno le mascherine”.

La spezia, lavoratori senza protezioni: scatta l'ondata degli scioperi

La Spezia - Il lavoro si ferma davanti al diritto alla salute sui posti di lavoro che non viene garantito. Si ferma oggi sino all'una di notte il porto della Spezia. Nell'azienda Leonardo le Rsu hanno chiesto la sospensione delle attività produttive la prossima settimana e l'utilizzo dei permessi speciali per i primi tre giorni della prossima settimana. Anche l'Arsenale militare manda i dipendenti a casa, attuando il lavoro agile dove possibile. Per i dipendenti di Fincantieri però è il danno e la beffa. Il lavoro si ferma per adeguare il cantiere, sanificando i locali e attuando tutte le misure necessarie per contenere il rischio contagio.

Due settimane di stop, ma senza l'utilizzo della cassa integrazione o degli ammortizzatori sociali. Bensì imponendo ai lavoratori di anticipare le ferie collettive, le due settimane di stop di agosto. Che verrebbero così utilizzate da lunedì 16 marzo a sabato 29. La decisione «unilaterale» di Fincantieri, e che riguarderà anche lo stabilimento del Muggiano, viene definita fa Fiom e Fim «inaccettabile. Non possono essere sempre i lavoratori a pagare le crisi. Tuteliamo il diritto alla salute ma anche la dignità del lavoro».

esiste una black list di aziende spezzine che risultano inadempienti sulle disposizioni di sicurezza sanitaria. Un elenco lunghissimo, che tocca i settori sanità, vigilanza, enti locali, credito, porto, call center, pulizie, trasporto pubblico e molti altri.
Praticamente ovunque mancano mascherine e non vengono rispettate le distanze.  ieri pomeriggio intanto è fermo il porto della Spezia. Hanno incrociato le braccia prima i lavoratori dell'indotto poi anche quelli del terminal Lsct. Le mascherine non ci sono, gli spogliatoi sono chiusi, non c'è vigilanza. E alcune mansioni o lavorazioni non consentono di lavorare in ambienti sicuri, garantendo la distanza di almeno un metro. «Non vogliamo che qualcuno di noi porti a casa un virus letale per noi e i nostri famigliari» hanno detto i lavoratori

pc 14 marzo - Ancora sulle rivolte nelle carceri milanesi

Di respirare la stessa aria… Intorno alle rivolte nelle carceri milanesi


Se sull’intero territorio nazionale viene sospesa la normalità e l’unica logica di governo è la paura, come pensiamo si possa vivere questa situazione nelle carceri, dove tale sospensione e tale logica sono la norma quotidiana?
Domenica 8 marzo 2020 una serie di rivolte ha scosso l’intero sistema penitenziario italiano, con scene che i più hanno visto solo in reperti fotografici in bianco e nero. La dura reazione di Stato, che ha soffocato nel sangue le proteste dei detenuti, è avvolta dal silenzio o dalle false notizie diffuse per screditare le proteste.
In questi giorni concitati sotto le carceri, abbiamo conosciuto alcuni famigliari dei detenuti di Opera, in apprensione per quanto sta accadendo e per il blocco di ogni canale di comunicazione tra dentro e fuori. Ne è nata una bella chiacchierata sulle ragioni della rivolta che hanno radici ben più profonde dell’attuale emergenza sanitaria in corso.




In questo secondo podcast audio, il racconto e le riflessioni a caldo sulla rivolta di San Vittore da parte di un compagno attivo in un collettivo di supporto ai prigionieri.

pc 14 marzo - Gli scioperi operai impongono chiusure e misure d'emergenza in fabbrica... Ma è una lotta di classe contro i padroni votati alla produzione per il profitto e un governo comunque al loro servizio



 Sono partiti scioperi immediati in varie fabbriche. Dall’Electrolux di Susegana, alle Acciaierie di Terni, alla Dkn, in fabbriche come Mtm, Ikk, Dierre, Trivium, alla Corneliani di Mantova, alla Whirlpool di Cassinetta, alla Fincantieri di Muggiano (dove come alla Iveco e alla Piaggio) si registra la conferma del contagio per un operaio.

da corriere della sera

Bergamo e Brescia, il cuore industriale della Lombardia — ma si potrebbe dire dell’Italia — si ferma. La dichiarazione ufficiale di resa davanti all’offensiva senza tregua dell’epidemia è arrivata oggi, con la programmazione della chiusura lunedi delle principali fabbriche del territorio. Da Brembo a Gefran. Da Beretta ad Alfa Acciai. E poi Lonati, Lucchini, Riva Acciaio... La lista potrebbe continuare ancora a lungo. Quanto a Tenaris Dalmine, dopo un incontro con il sindacato, il gruppo ha spiegato di essere pronto a mettere a punto, già dalla prossima settimana, ulteriori misure di prevenzione. Inoltre, accogliendo l’invito contenuto nell’ultimo decreto della Presidenza del Consiglio, ha deciso di predisporre una riduzione della marcia di alcune linee di produzione. Nello stesso tempo, però, «intende continuare a servire con i propri prodotti filiere in questo momento critiche e strategiche per il Paese come medicale, ospedaliero, distribuzione dell’energia».


il commento

Tra i siti produttivi che chiuderanno i cancelli da domani fino a data da destinarsi c’è anche l’acciaieria Feralpi del presidente degli industriali di Brescia, Giuseppe Pasini. «Se c’entrano gli scioperi spontanei degli ultimi giorni? No guardi, non è tanto questo il punto. Semplicemente non si può andare avanti in queste condizioni di prostrazione, con la paura che inquina i reparti, la tensione è troppa - risponde all’altro capo del filo un Pasini affranto -. Sia chiaro, ho condiviso la richiesta che Confindustria ha fatto al governo di non imporre la chiusura delle fabbriche. E’ giusto che ciascuno valuti caso per caso. Ma il fatto è che molti di noi non stanno chiudendo perché non riescono a garantire il metro di distanza o le norme sanitarie. Il punto è che l’emergenza in questo momento ci sovrasta».
Ora il futuro è totalmente incerto. Quando riaprirete? «Non lo sappiamo — risponde Pasini —. Si parla di un picco dell’epidemia che potrebbe arrivare tra due settimane... Sappiamo tutti che potrebbe non essere una chiusura breve. E così alla preoccupazione per i nostri cari si somma quella per il futuro dell’economia. Quando sarà finita l’emergenza sanitaria comincerà l’emergenza economica». In questo contesto fa eccezione la Abb di Dalmine dove — lamenta la Fiom — sarebbe stato condotto un sondaggio informale tra i lavoratori da cui sarebbe risultato che le maestranze vogliono continuare ad andare in reparto. «Difficile dire di no se a fare questa domanda sono capireparto e dirigenti del gruppo», lamenta Mirco Rota del sindacato dei metalmeccanici della Cgil, che senza mezzi termini definisce l’iniziativa «vergognosa».

pc 14 marzo - Coronavirus - fermare i pazzi furiosi al potere, De Luca

Coronavirus, De Luca: “Arresto e quarantena per chi passeggia per strada. Quartieri vanno militarizzati”

Coronavirus, De Luca: “No a cibo da asporto, farò ordinanza. Serve rigore spartano di tutti. Da Insigne disponibilità ad aiuto per ospedali”Durissimo monito del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, contro i campani “irresponsabili” e attacco anche contro il governo Conte per certa timidezza in alcuni punti del decreto varato per l’emergenza del coronavirus.

De Luca è netto e fermo: “Il piano di emergenza che abbiamo preparato in caso di picco di contagi potrà funzionare solo se ci sarà la massima collaborazione dei cittadini. Vi è un’ordinanza che prevede che non si possa circolare liberamente per le strade, se non per motivi di urgenza. Quello che è vietato è passeggiare. Abbiamo avuto una comunicazione estremamente confusa anche da parte di organi del governo nazionale. L’ordinanza nazionale prevede che chi va in

pc 14 marzo - Contagio sociale – Guerra di classe micro-biologica in Cina - seconda parte

Ovviamente, questa diffusione è guidata dai circuiti globali delle merci e dalle migrazioni regolari di manodopera che sono propri della geografia economica capitalista. Il risultato è "una sorta di selezione endemica sempre più intensificata", attraverso cui il virus si insedia con un maggior numero di percorsi evolutivi in un tempo più breve, consentendo alle varianti più adatte di superare le altre.


Ma questo è un punto facile da chiarire, ed è già presentato comunemente nella stampa tradizionale: il fatto che la "globalizzazione" consente la diffusione di queste malattie in modo più rapido, anche se con un'aggiunta importante, e cioè che lo stesso processo di circolazione stimola anche una mutazione più rapida del virus. La vera questione, tuttavia, viene prima: prima che la circolazione migliori la resilienza di queste malattie, la logica di base del capitale permette di prendere ceppi virali precedentemente isolati o innocui, e posizionarli in ambienti ipercompetitivi, che favoriscono l’emergere dei fattori specifici che causano le epidemie, come la rapidità dei cicli di vita dei virus, la capacità di compiere salti zoonotici tra le specie portatrici e la capacità di far evolvere rapidamente dei nuovi vettori di trasmissione. Questi ceppi tendono a distinguersi proprio per la loro virulenza. In

venerdì 13 marzo 2020

pc 13 marzo - Sciopero della fame e battiture nel carcere di Chieti da parte di tutti i detenuti. Solidarietà dal Soccorso rosso proletario e massimo disprezzo per la FP CGIL Abruzzo Molise, come sempre dalla parte delle guardie

Da una lettera del carcere di Chieti (Abruzzo)

Il carcere di Madonna del Freddo da oggi 9/3/2020 comincerà uno sciopero della fame, tutti i lavoratori detenuti non andranno più a lavoro, tutti i detenuti non faranno la spesa di ogni genere, tutte le spese saranno distrutte, tutte le sere dalle 20.00 alle 21.00 si farà la battitura fino a quando non saranno soddisfatte le nostre richieste:
- tutti i detenuti sotto i termini devono essere mandati immediatamente nelle misure alternative che spettano per legge
- immediata chiusura sintesi comportamentale
- fornitura di mezzi adeguati per sopperire alla sospensione dei colloqui con i famigliari (skype, telefonate giornaliere 7 a settimana)
- fornitura di prodotti igienici disinfettanti per cose e persone
- fornitura di acqua potabile
- chiusura di tutti gli agenti e lavoratori interni al penitenziario per tutta la durata della chiusura dei colloqui, in subordine, accesso dei famigliari alle stesse condizioni degli agenti penitenziari (con mascherine e controlli medici)
- per i detenuti senza contratto, fare una autocertificazione per le chiamate
- non ritorsioni per i lavoranti che partecipano allo sciopero e lavoranti leader 

Continuano i disordini al carcere di Chieti, FP CGIL Abruzzo Molise: ‘Tutta la nostra solidarietà alla Polizia Penitenziaria'

Chieti. “Dopo ardui ed interminabili giorni di rivolte e proteste in tanti Istituti

pc 13 marzo - Coronavirus - Svuotate quelle celle!

Il carcere sta presentando il conto, ma per questa dittatura moderno fascista, la strage di stato, con 16 detenuti assassinati, non è abbastanza. Si invocano misure di 41 bis per i rivoltosi, per i loro famigliari e per tutti i compagni che li sostengono. Il diritto alla salute  e alla libertà dei più deboli (detenuti, in gran parte immigrati e senza tetto), viene stritolato in nome dell'unità nazionale.
Ma quale unità? Quella tra oppressi e oppressori?

Qui sotto potete ascoltare un'importante intervista di Caterina Calia a radioondadurto dopo la rivolta al carcere di Rebibbia, di cui riproponiamo il video. Più giù un articolo di oggi del Corriere della sera.



Ascolta l'intervista di Caterina Calia

L'Articolo del corriere della sera:
Le rivolte sedate nelle carceri italiane, dopo la sospensione delle visite ai detenuti per contenere i rischi di contagio da coronavirus, hanno fatto rientrare l’emergenza di sommosse e devastazione, ma non il sovraffollamento. Né il pericolo che – qualora malauguratamente l’infezione dovesse entrare in qualche

pc 13 marzo - Protesta nel carcere di Catania, massima solidarietà dal Soccorso rosso proletario


Protesta la notte scorsa nel carcere di piazza Lanza a Catania: circa 80 detenuti hanno urlato, fatto rumore e appiccato il fuoco a lenzuola, con le fiamme che si vedevano dall’esterno di una finestra del secondo piano della struttura.
La contestazione, iniziata poco prima di mezzanotte, legata alle restrizioni imposte per il contenimento del Covid-19, è durata alcune ore ed è rientrata dopo una ‘mediazione’ con la direzione e il capo della polizia penitenziaria dell’istituto.
All’esterno del carcere sono stati schierati polizia e carabinieri e bloccate le strade di accesso.

Sulla vicenda è intervenuto il comitato Reddito-casa-lavoro che afferma di avere registrato il grido d’allarme lanciato da un detenuto “non siamo animali, abbiamo bisogno di cure, stiamo morendo…”.
“Il rischio di contagio nelle carceri – aggiunge il comitato – in questo momento è altissimo per via del sovraffollamento e condizioni igienico-sanitarie precarie. Il governo non può continuare a minimizzare, le conseguenze potrebbero essere irreversibili. La salute e la sicurezza devono venire prima di tutto, nei penitenziari così come all’esterno delle carceri. Il governo – chiosa la nota – deve redigere subito un decreto di amnistia o trasformare in domiciliari le pene i reati minori”.

Nei giorni scorsi, analoghe proteste si erano verificate a Palermo, nelle case di reclusione Pagliarelli e Ucciardone – dove erano stati registrati dei tentativi di evasione – , e nei penitenziari di Trapani, dove i detenuti erano saliti sul tetto della struttura e di Siracusa.

“Intorno alle 22:30, i ristretti hanno scardinato le porte delle celle, al primo e al secondo piano della sezione Simeto ; sono anche usciti fuori e hanno provocato

pc 13 marzo - PALERMO: OPERAI FINCANTIERI OGGI IN SCIOPERO PER 8 ORE PER PROTESTA CONTRO LE CONDIZIONI DI LAVORO IMPOSTE DALL’AZIENDA

Dopo giorni in cui i tanti operai dei Cantieri navali, sia diretti che i tantissimi delle ditte esterne, sono stati costretti a lavorare fianco a fianco e senza particolare riguardo alle misure di sicurezza, se non quelle per lavarsi le mani, dopo le ultime notizie sull’andamento del contagio e le decisioni del governo, oggi hanno scioperato per tutta la giornata ma sono rimasti a casa “senza fare nessun presidio e nessun comizio”.

Adesso è arrivata loro la notizia che l’azienda ha deciso di chiudere tutti gli stabilimenti fino al 29 ma con l’utilizzo delle “ferie collettive”, cioè quelle che dovrebbero prendere in agosto, cosa che li ha fatti davvero arrabbiare perché di fatto significa scaricare su di essi la decisione dell’azienda di chiudere.
Sulla decisione di ferie o cassa integrazione gli operai sono in attesa di notizie visto che c’è una riunione in corso tra azienda e sindacati confederali…

pc 13 marzo - La voce degli scioperanti di Modena

"Se stiamo ammassati in fabbrica non c'è problema, ma se usciamo sul piazzale sono botte e denunce".

Stato e padroni stanno usando le ordinanze sull'emergenza sanitaria per reprimere gli scioperi dei lavoratori che chiedono più sicurezza nelle fabbriche, nei magazzini della logistica.
Denunciati a Modena gli operai che protestavano per la morte del lavoratore avvenuta due giorni fa e fermati il coordinatore provinciale e il delegato aziendale del SiCobas.

quotidiano lapressa:
Questa mattina la polizia di Carpi è intervenuto presso lo stabilimento di macellazione carni Opas in via Guastalla, dove 8 lavoratori appartenenti alla sigla sindacale SiCobas stavano protestando a seguito dell’infortunio mortale di due giorni fa.
La polizia, dopo aver proceduto all’identificazione dei manifestanti, li ha denunciati per inottemperanza alle misure urgenti in materia di gestione dell’emergenza epidemiologica da Cooronavirus.

RILASCIATI 8 OPERAI IN STATO DI FERMO E IL COORDINATORE PROVINCIALE
DENUNCIATI I COLLEGHI DI SAMUEL, MORTO AD OPAS – ITALCARNI

AGGIORNAMENTO: Erano 8 gli operai prelevati dalla polizia in stato di fermo per lo sciopero

pc 13 marzo - LE DONNE "AI TEMPI DEL CORONAVIRUS" USINO IL TEMPO PER ARMARSI LA TESTA PERCHE' SI ARMINO LE NOSTRE MANI, I NOSTRI CORPI

Come abbiamo detto l'8 e il 9 marzo, le donne non accettano di starsene a casa ognuna per conto loro, in silenzio, in attesa di dati...
Usiamo anche questo tempo grave e difficile per continuare la nostra battaglia. Usiamo il maggior tempo per studiare, per armarci teoricamente; perchè per le donne, la teoria rivoluzionaria è sempre un'arma per rivolgerla con più forza e prospettiva contro questo sistema borghese, contro Stato, governi, gli "uomini che odiano le donne".

Riportiamo stralci della introduzione del seminario teorico che abbiamo fatto quest'estate e proponiamo tre opuscoli, da leggere in questo periodo - gli opuscoli si possono richiedere scrivendo a mfpr.naz@gmail.com
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 "...A volte, anche tra le nostre stesse compagne, in maggioranza proletarie, quando si parla di teoria sembra una cosa difficile, perché alcune non sono abituate a leggere testi, libri. Però qui ci sono due questioni.
Primo. Noi pensiamo che sul fronte teorico, il rapporto è pratica-teoria-nuova pratica. Che vuol dire? Che la teoria non è che viene dal cielo o viene dalle nostre teste, viene da lavoro che facciamo, e su quel lavoro, abbiamo il dovere anche di riflettere, di trarre le lezioni positive e negative, di elaborare, per ritornare alla pratica ma con una maggiore coscienza, maggiore convinzione, quindi per farla meglio. La teoria rivoluzionaria nasce prima di tutto dal lavoro, dalla pratica di lotta Ma se rimanesse solo la pratica avremmo fatto solo un terzo di quello che necessario, invece dobbiamo fare gli altri due terzi.
Secondo. L’altra fonte della nostra teoria sono le “maestre” del movimento delle donne, le maestre storiche che il movimento, la storia ci ha consegnato, Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, Alexandra Kollontaj, Chang Ching, altre, in Italia Teresa Noce, ecc. Anche queste “maestre” erano fin in fondo fuse con l’attività rivoluzionaria, esse hanno consegnato a tutte le donne di tutti i paesi una teoria interna alla più generale teoria scientifica del proletariato elaborata da Marx Engels, Lenin, Mao.
Chi più di noi donne ha bisogno della teoria?! Perché qui ci vogliono fregare tutti, ci vogliono fregare dal M5S alla “sinistra” di Palazzo, ai mass media/social, all’ultima intellettuale borghesuccia “femminista”. E ci fregano non solo con la pratica, ci fregano soprattutto con le parole, le teorie. Allora noi non possiamo essere disarmate, pensare che solo la nostra buona volontà e la nostra pratica conta, dobbiamo essere altrettanto teoriche. Però la nostra teoria non è appunto astratta, è un’arma, è come se avessimo un fucile che quando è necessario dobbiamo usarlo - e verrà il momento in cui sarà necessario… le partigiane lo hanno insegnato.
Quindi ci tocca, ci tocca “armarci” di teoria. Ma questo è entusiasmante: leggere un documento, leggere un libro, leggere anche i testi dei nostri maestri, ecc, è come se si aprisse una finestra anche per noi, riusciamo a vedere molto di più e soprattutto a capire...
Alcune teorie sono grossolane, cioè sono facili da smontare, ad esempio quelle apertamente fasciste, clerico-integraliste sulla concezione delle donne, sul loro ruolo; altre invece sono sottili, sono sofisticate, e bisogna anche noi attrezzarci...
Le donne proletarie devono dare forza alla loro condizione, la loro condizione è una forza di ribellione, ma deve essere una forza anche teorica. Noi dobbiamo costruire il nostro “esercito” proletario, ma su tutti i fronti. Questo esisteva negli anni 70 nelle fabbriche, la capacità di formazione, e da quella poi c’è stato un movimento forte, forte anche nel campo della teoria su cui gli stessi operai, operaie portavano la loro egemonia di classe. Questo ora manca e manca in particolare nelle donne, ed invece appunto questo che noi ora dobbiamo fare...
...dobbiamo liberarci da due tendenze: quella praticista - movimentista che lo sottovaluta, per cui il movimento è tutto, quella che vede la teoria in sè, e non invece la teoria come combattente, come arma, per fare la lotta, per fare la rivoluzione...

pc 13 marzo - Dal blog tarantocontro - ArcelorMittal non tutela la salute - sciopero

ArcelorMittal non rispetta le misure di tutela di salute in fabbrica e non è in grado di osservare le misure di prevenzione sanitaria indicate dal governo.
 lo Slai cobas per il sindacato di classe invita i lavoratori a scioperare e a pretendere ogni azione di tutela. In merito alla congrua riduzione del personale all'interno della fabbrica, lo Slai cobas chiede, e lo devono pretendere anche tutti i sindacati, che tali giornate di assenza vengono retribuite al 100%, anche per evitare che AM usi questa emergenza per mettere più lavoratori in cig e non farli rientrare una volta finita l'emergenza.
Noi non siamo per dichiarare scioperi a tempo indeterminato per due motivi:
uno perchè vogliamo ottenere dagli scioperi dei risultati concreti - E LI VOGLIAMO SUBITO! senza dare alibi all'azienda;
secondo, perchè si trasformano i lavoratori in gente che sta a casa e non in gente che sta in lotta.
In ossequio alle libertà sindacali e di sciopero, inviolabili, anche in tempo di coronavirus, Slai cobas per il sindacato di classe sarà alle portinerie di AM nella giornata di lunedì.
PS. Non condividiamo l'attesismo di Fiom e Uilm che invece di rivolgersi all'azienda si rivolgono alla Prefettura e alle Istituzioni

Dalle dichiarazioni di Usb e Fim, dalla stampa: "...L’azienda continua in maniera irresponsabile ed unilaterale a non considerare la congrua riduzione della presenza del personale all’interno dello stabilimento, in subordine sia alla mancanza di dispositivi di protezione individuale (come le mascherine), sia alle carenze di adeguate contromisure organizzative (autobus, refettori, mense e spogliatoi) finalizzate al contenimento di diffusione del Covid 19. Crediamo che in una fase altamente drammatica come quella che il paese sta attraversando, non si possa attendere rispetto alla salute dei lavoratori che rappresentiamo, lasciandola nelle mani di imprese irresponsabili». Fim e Usb per questo hanno proclamato uno sciopero, esteso all'appalto e all'indotto, a partire dalle 7 di domani fino alle 23 del prossimo 22 marzo..."

L'azienda risponde respingendo soltanto:  «Riteniamo, tramite le misure adottate, di avere creato le condizioni per consentire lo svolgimento della attività lavorativa sia da parte dei nostri dipendenti sia da parte dei dipendenti e dei collaboratori delle aziende nostre fornitrici e le nostre appaltatrici, in modo conforme alle disposizioni di legge. Di conseguenza respingiamo fermamente tutte le accuse ed i rilievi mossi al riguardo nei confronti della nostra società». Lo scrive Arturo Ferrucci, direttore delle Risorse Umane di ArcelorMittal Italia.

Lo Slai cobas per il sindacato di classe a fronte della gravissima situazione posta dall'emergenza

pc 13 marzo - Che succederà negli stabilimenti FCA da lunedi?

Dopo gli scioperi di Pomigliano la Fca ha fermato la fabbrica a Pomigliano, Melfi, Cassino e alla Sevel e ha ridotto l'attività in altri stabilimenti, comunicando che lo faceva per sanificare l'ambiente, quindi si intende che da lunedì si riapre tutto e si lavora...

Ma si parla di primi casi positivi degli operai al tampone... /ci auguriamo che sia una FAKENEWS

Quello che è necessario è ora massima vigilanza e scioperare a fronte di qualsiasi notizia di questo tipo o di inosservanza - pressocchè sicura in fabbriche come queste - delle norme di tutela e prevenzione.

terza parte

In tali condizioni di massiccio disinvestimento pubblico dal sistema sanitario, non sorprende che il COVID-19 abbia preso piede così facilmente. In combinazione con il fatto che nuove malattie trasmissibili emergono in Cina al ritmo di una ogni 1-2 anni, sembrano sussistere le condizioni affinché tali epidemie continuino. Come nel caso dell'influenza spagnola, le condizioni generalmente degradate della sanità pubblica per la popolazione proletaria hanno permesso che il virus prendesse piede e, da lì, si diffondesse rapidamente. Ma, ancora una volta, non è solo una questione di distribuzione. Dobbiamo anche capire come il virus stesso sia stato prodotto.
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Non c'è più una natura selvaggia
Nel caso dell'epidemia in corso, la storia è meno semplice dei casi di influenza suina o aviaria, che sono così chiaramente associati al cuore del sistema agroindustriale. Da un lato, le origini esatte del virus non sono ancora del tutto chiare. È possibile che provenga da suini, che sono uno dei tanti animali domestici e selvatici commerciati nel mercato di Wuhan, che sembra essere l'epicentro dell'epidemia, nel qual caso la causa potrebbe essere più simile ai casi di cui sopra di quanto non appaia. Più probabile, tuttavia, sembra essere l'origine del virus dai pipistrelli o forse dai serpenti, gli uni e gli altri solitamente prelevati in natura. Anche in questo caso esiste tuttavia una qualche relazione con il sistema agro-industriale, dal momento che il declino della disponibilità e della sicurezza della carne di maiale a causa dell'epidemia di peste suina africana ha fatto sì che l'aumento della domanda di carne sia spesso soddisfatto dalla vendita di carne di selvaggina "selvatica" in questi mercati del pesce. Ma si può davvero affermare, anche senza che esista un legame diretto con l'agricoltura industriale, che gli stessi processi economici sono in qualche modo complici di questa epidemia?
La risposta è sì, ma in modo diverso. Ancora una volta, Wallace indica non una, ma due vie principali attraverso le quali il capitalismo contribuisce a sviluppare e scatenare epidemie sempre più mortali. La prima, delineata sopra, è quella direttamente legata all'industria, in cui i virus vengono gestiti all'interno di ambienti industriali che sono stati pienamente inclusi nella logica capitalistica. La seconda è indiretta, e si sviluppa attraverso l'espansione e l'estrazione capitalista nell'entroterra, dove virus precedentemente sconosciuti vengono essenzialmente raccolti dalle popolazioni selvatiche [animali] e poi distribuiti lungo i circuiti dei capitali globali. Le due vie non sono del tutto separate, è ovvio, ma il secondo caso sembra essere quello che descrive meglio l'emergere dell'attuale epidemia [ix]. In questo caso, la crescente domanda di corpi di animali selvatici per consumo, per uso medico o (come nel caso dei cammelli e della MERS) per una varietà di funzioni culturalmente significative, costruisce nuove catene di merci globali costituite da beni "selvaggi". In altri casi le catene di valore agro-ecologiche preesistenti si estendono semplicemente in sfere precedentemente "selvagge", cambiando le ecologie locali e modificando l'interfaccia tra l'umano e il non umano.
Wallace stesso è chiaro su questo punto, spiegando diverse dinamiche che creano malattie più gravi nonostante i virus stessi già esistano in ambienti "naturali". L'espansione della stessa produzione industriale "potrebbe spingere gli alimenti selvatici sempre più capitalizzati in profondità provenienti dall'ultimo dei  paesaggi primari [ancora non toccati], andando a pescare una più ampia varietà di agenti patogeni potenzialmente protopandemici". In altre parole, man mano che l'accumulazione di capitale si estende a nuovi territori, gli animali vengono spinti in aree meno accessibili dove entreranno in contatto con ceppi di malattie precedentemente isolati - il tutto mentre questi stessi animali stanno diventando merci vendibili, dal momento che "anche le specie di sussistenza più selvagge vengono inserite in catene del valore agricole". Allo stesso modo, questa espansione avvicina gli esseri umani a questi animali e questi ambienti, e ciò "può aumentare l'interfaccia e lo spillover tra le popolazioni selvatiche non umane e la nuova ruralità urbanizzata". Ciò dà al virus maggiori opportunità e risorse per mutare in un modo che gli consente di infettare l'uomo, aumentando la probabilità di spillover biologico. La stessa geografia dell'industria non è ad ogni modo mai così nettamente urbana o rurale, proprio come l'agricoltura industriale monopolistica fa uso di fattorie sia su larga scala che su piccola scala: “in una fattoria [azienda agricola] di un imprenditore ai margini della foresta, un animale da cibo può catturare un agente patogeno prima di essere spedito in un impianto di lavorazione carni situato nell'anello esterno di una grande città. "
Il fatto è che la sfera "naturale" è già sussunta da un sistema capitalistico completamente globale che è riuscito a cambiare le condizioni climatiche di base e a devastare gli ecosistemi pre-capitalisti [x] sino al punto che quelli ancora intatti non funzionano più come avrebbero potuto fare in passato. Anche qui ci si trova di fronte a un ulteriore fattore causale, poiché, secondo Wallace, tutti questi processi di devastazione ecologica riducono "il tipo di complessità ambientale con cui la foresta interrompe le catene di trasmissione". In realtà, quindi, è erroneo pensare a tali aree come alla naturale "periferia" di un sistema capitalista. Il capitalismo è già globale e già totalizzante. Non c'è più un limite o un confine al di là del quale c'è qualche sfera rimasta allo stato naturale, non capitalista; né esiste una grande catena di sviluppo in cui i paesi "arretrati" seguono quelli che li precedono nel loro cammino lungo la catena del valore; né c'è un qualche spazio autenticamente selvaggio in grado di essere preservato in una sorta di condizione pura, incontaminata. Al contrario, il capitale non ha che un retroterra ad esso subordinato e completamente inserito nelle catene del valore globali. I sistemi sociali che da ciò derivano – dal presunto "tribalismo" fino alla rinascita delle religioni fondamentaliste in senso anti-moderna – sono prodotti interamente contemporanei e sono di fatto quasi sempre collegati, spesso in maniera abbastanza diretta, ai mercati globali. Lo stesso si può dire dei sistemi biologici ed ecologici che ne risultano, poiché le aree "selvagge" sono in realtà immanenti a questa economia globale, sia in un senso astratto in quanto dipendono dal clima e dagli ecosistemi correlati, sia nel senso diretto di essere collegati a quelle stesse catene del valore globali.
Questo fatto produce le condizioni necessarie per la trasformazione di ceppi virali "selvaggi" in pandemie globali. Ma il COVID-19 non è certo il peggiore di questi. Un'illustrazione ideale del principio di base – e del pericolo globale – si riscontra invece nel caso dell'ebola. Il virus ebola [xi] è un chiaro caso di un serbatoio virale esistente che si riversa nella popolazione umana. Le prove attuali suggeriscono che i suoi ospiti originari sono diverse specie di pipistrelli nativi dell'Africa occidentale e centrale, che agiscono come vettori ma non sono essi stessi colpiti dal virus. Questo invece non è vero per gli altri mammiferi selvatici, come primati e duiker [l'antilope africana], che contraggono periodicamente il virus e soffrono di focolai rapidi e ad alto tasso di mortalità. L'ebola ha un ciclo di vita particolarmente aggressivo al di fuori delle specie che ne sono portatrici sane. Attraverso il contatto con uno di questi ospiti selvaggi, anche gli esseri umani possono essere infettati, con risultati  devastanti. Si sono verificate diverse importanti epidemie e il tasso di mortalità nella maggior parte dei casi è stato estremamente elevato, quasi sempre superiore al 50%. Il più grande focolaio registratopiù grande focolaio registrato, che è continuato sporadicamente dal 2013 al 2016 in diversi paesi dell'Africa occidentale, ha provocato 11.000 morti. Il tasso di mortalità per i pazienti ospedalizzati durante il focolaio era compreso tra il 57 e il 59%, ed è stato  molto più elevato per tutti coloro che sono rimasti senza accesso agli ospedali. Negli ultimi anni, diversi vaccini sono stati sviluppati da società private, ma meccanismi di approvazione lenti e severe limitazioni legate ai diritti di proprietà intellettuale si sono combinati con la diffusa mancanza di un'infrastruttura sanitaria nel produrre una situazione in cui i vaccini hanno fatto poco per fermare la più recente – e al momento la più lunga – epidemia di questo tipo, concentrata nella Repubblica Democratica del Congo (RDC).
La malattia viene spesso presentata come se si trattasse di qualcosa di analogo a un disastro naturale – nella migliore delle ipotesi casuale, nella peggiore imputata alle pratiche culturali "poco igieniche" dei poveri che vivono nelle foreste. Ma il contesto temporale entro il quale si sono sviluppate le due grandi epidemie menzionate (2013-2016 in Africa occidentale e 2018-presente nella RDC) non è casuale. Entrambe si sono verificate proprio quando l'espansione delle industrie primarie ha spostato ulteriormente le popolazioni che vivono nelle foreste e sconvolto gli ecosistemi locali. In effetti, questo sembra essere vero per la maggioranza dei casi più recenti, poiché, come spiega Wallace, "ogni epidemia di ebola sembra connessaconnessa a cambiamenti nell'uso del suolo di natura capitalista, a partire dal primo scoppio a Nzara, in Sudan nel 1976, dove una fabbrica finanziata dagli inglesi filava e tesseva cotone locale". Allo stesso modo, le epidemie del 2013 in Guinea si sono verificate subito dopo che un nuovo governo aveva iniziato ad aprire il paese ai mercati globali e vendere grandi estensioni di terra a conglomerati agroalimentari internazionali. L'industria dell'olio di palma – nota per il suo ruolo nella deforestazione e nella distruzione ecologica in tutto il mondo – sembra essere stata particolarmente colpevole, poiché le sue monocolture da un lato devastano le barriere ecologiche che aiutano a interrompere le catene di trasmissione; dall'altro attraggono le specie di pipistrelli che servono come serbatoio naturale per il virus. [xii]
Nel frattempo, la vendita di grandi appezzamenti di terra a società commerciali agroforestali comporta sia l'espropriazione delle popolazioni che abitano le foreste, sia l'interruzione delle loro forme locali di produzione e di raccolto dipendenti dall'ecosistema. Questo spesso costringe i poveri delle zone rurali a spingersi più all'interno nella foresta, mentre le loro relazioni tradizionali con quell'ecosistema vengono distrutte. Il risultato è che la loro sopravvivenza dipende sempre più dalla caccia alla selvaggina o dalla raccolta di flora e legname locali per la vendita sui mercati globali. Tali popolazioni diventano quindi i bersagli contro i quali sono indirizzate le ire delle organizzazioni ambientaliste globali, le quali le denigrano bollandole alla stregua di "bracconieri" e "taglialegna illegali", indicandole come responsabili della deforestazione e della distruzione ecologica, cause che sono invece all'origine della loro necessità a intrattenere questo tipo di commercio. Spesso, il processo prende una svolta molto più oscura, come in Guatemala, dove dopo la fine della guerra civile i paramilitari anticomunisti sono stati trasformati in forze di sicurezza "verdi", con il compito di "proteggere" la foresta dal disboscamento illegale, dalla caccia e dal narcotraffico, ovvero gli unici mestieri disponibili per i residenti indigeni, che erano stati spinti a tali attività proprio a causa della repressione violenta che avevano dovuto affrontare da parte di quegli stessi paramilitari durante la guerra. [xiii] Da allora tale modello è stato riprodotto in tutto il mondo, applaudito su post dei social media nei paesi ad alto reddito che celebrano l'esecuzione di "bracconieri" (spesso catturata dalla telecamera) da parte di presunte forze di sicurezza "verdi". [xiv]
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Il contenimento come espressione dell'arte di governo
Il COVID-19 ha attirato l'attenzione globale con una forza senza precedenti. L'ebola, l'influenza aviaria e la SARS, ovviamente, hanno avuto tutte la loro quota di frenesia mediatica. Ma questa nuova epidemia ha generato un diverso tipo di capacità di resistenza. In parte, ciò è quasi certamente dovuto alla scala spettacolare della risposta del governo cinese, che si traduce in immagini altrettanto spettacolari di megalopoli vuote che sono in netto contrasto con la normale immagine mediatica della Cina come sovraffollata e super-inquinata. Questa risposta è stata anche una fonte golosa per l'abituale speculazione sull'imminente crollo politico o economico del Paese, anche in forza dell'ulteriore impulso in tale direzione dato dalle continue tensioni determinate dallo stadio iniziale della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Questa situazione, combinata con la rapida diffusione del virus, gli dà il carattere di una minaccia immediatamente globale, nonostante il suo basso tasso di mortalità. [xv]
A un livello più profondo, tuttavia, ciò che sembra più affascinante della risposta dello stato cinese è il modo in cui questa risposta è stata rappresentata nei media, come una sorta di prova generale melodrammatica della mobilitazione totale nella contro-insurrezione interna. Questo ci dice realmente qualcosa sulla capacità repressiva dello stato cinese, ma sottolinea anche la più profonda incapacità di quello stato, rivelata dalla sua necessità di fare un così pesante affidamento su una combinazione tra le misure di propaganda totale implementate attraverso ogni aspetto dei media e le mobilitazioni della buona volontà  della popolazione locale che, altrimenti, non avrebbe alcun obbligo materiale da prendere in carico. Sia la propaganda cinese che quella occidentale hanno sottolineato la reale capacità repressiva della quarantena; la prima la racconta come un caso di efficace intervento del governo davanti ad un'emergenza; la seconda come l'ennesima espressione di tendenze totalitarie da parte della Cina in quanto stato distopico. La verità non detta, tuttavia, è che l'aggressività stessa della repressione indica un'incapacità più profonda dello stato cinese, che a sua volta è ancora in costruzione.
Questo stesso fatto ci dà un'idea della natura della Cina, mostrando come essa stia sviluppando nuove e innovative tecniche di controllo sociale e di risposta alle crisi, che possono essere implementate anche in condizioni in cui i meccanismi statuali siano scarsi o inesistenti. Tali condizioni, nel frattempo, offrono un quadro ancora più interessante di come la classe dirigente di un determinato paese potrebbe rispondere nel caso in cui delle crisi generalizzate e l'insurrezione attiva causassero malfunzionamenti di analoga natura, e questo anche in stati più strutturati. L'epidemia virale è stata favorita sotto tutti gli aspetti da scarse connessioni tra i diversi livelli del governo: la repressione dei medici "informatori" da parte di funzionari locali a discapito degli interessi del governo centrale, meccanismi di segnalazione ospedaliera inefficaci e fornitura estremamente scarsa di assistenza sanitaria di base sono solo alcuni esempi. Nel frattempo, diversi governi locali sono tornati – pur a ritmi diversi – alla normalità, quasi completamente al di fuori del controllo dello stato centrale (tranne nello Hubei, l'epicentro). Al momento della stesura del presente documento [26 febbraio 2020], sembra quasi del tutto casuale quali porti siano operativi e quali località abbiano riavviato la produzione. Ma questa quarantena-bricolage ha fatto sì che le reti logistiche interurbane da città a città fossero interrotte, dal momento che qualsiasi governo locale sembra apparentemente in grado di impedire ai treni o ai camion merci di passare attraverso i suoi confini. E questa incapacità di livello base del governo cinese lo ha costretto a gestire il virus come se fosse un'insurrezione, giocando alla guerra civile contro un nemico invisibile.
L'apparato dello stato nazionale ha iniziato a mettersi concretamente in moto il 22 gennaio, quando le autorità hanno esteso le misure di risposta alle emergenze in tutta la provincia di Hubei e hanno dichiarato al pubblicopubblico di avere l'autorità legale per istituire strutture di quarantena, oltre a "procurarsi" tutto il personale, i veicoli e le strutture necessarie al contenimento della malattia, o alla creazione di blocchi e al controllo del traffico (conferendo le forme dell'ufficialità a delle pratiche che  in ogni caso erano già allora in atto). In altre parole, il pieno dispiegamento delle risorse statali è iniziato in realtà con una richiesta di sforzi volontari da parte della popolazione locale. Da un lato, un disastro di tale gravità metterebbe a dura prova la potenza di qualsiasi stato (vedi, ad esempio, la risposta agli uragani negli Stati Uniti). Ma, dall'altro, ciò ripete un modello comune nell'arte di governo tipica della Cina, in base al quale lo stato centrale, privo di strutture di comando formali ed esecutive efficienti che si estendono fino al livello locale, deve invece per un verso fare affidamento su una combinazione di appelli alla mobilitazione ampiamente pubblicizzati rivolti ai funzionari e ai cittadini locali, mentre per un altro deve ricorrere alla somministrazione di dure punizioni ex post a coloro che hanno risposto in maniera inadeguata (il tutto all'insegna di misure anticorruzione). L'unica risposta veramente efficace si è verificata in aree specifiche in cui lo stato centrale concentra la maggior parte del suo potere e della sua attenzione, in questo caso, Hubei in generale e Wuhan in particolare. Entro la mattina del 24 gennaio, la città era già in un vero e proprio blocco completo, senza treni in entrata o in uscita quasi un mese dopo che il nuovo ceppo del coronavirus era stato rilevato per la prima volta. I responsabili della sanità nazionale hanno dichiarato che le autorità sanitarie avrebbero avuto la possibilità di esaminare e mettere in quarantena chiunque a propria discrezione. Oltre alle principali città di Hubei, dozzinedozzine di altre città in tutta la Cina, tra cui Pechino, Guangzhou, Nanchino e Shanghai, hanno indetto blocchi di varia entità sui movimenti di persone e merci in entrata e in uscita dai loro confini.
In risposta all'appello alla mobilitazione da parte dello stato centrale, alcune località hanno preso le loro strane e severe iniziative. Le più spaventose si sono registrate in quattro città della provincia di Zhejiang, dove sono stati rilasciati passaporti locali a trenta milioni di persone, permettendo a un solo individuo per famiglia di uscire di casa una volta ogni due giorni. Città come Shenzhen e Chengdu hanno ordinatoordinato la chiusura di ogni quartiere e disposto che interi condomini fossero soggetti alla quarantena per 14 giorni se si fosse individuato al loro interno un singolo caso confermato del virus. Nel frattempo, centinaia di persone sono state arrestate o multate per avere "diffuso voci infondate" sulla malattia, e alcuni di coloro che sono fuggiti dalla quarantena sono stati arrestati e condannati a un lungo periodo di prigione – e le carceri stesse stanno vivendo un grave focolaio, a causa dell'incapacità dei funzionari di isolare le persone malate anche in un ambiente che è stato progettato per un facile isolamento. Questo tipo di misure disperate e aggressive rispecchia le misure prese in casi estremi di contro-insurrezione, richiamando chiaramente le azioni dell'occupazione militare-coloniale in luoghi come l'Algeria o, più recentemente, la Palestina. Mai prima d'ora erano state prese su questa scala, né in megalopoli di questo tipo, che ospitano gran parte della popolazione mondiale. La condotta attuata con queste misure repressive offre quindi una strana sorta di lezione per coloro che hanno in mente la rivoluzione mondiale, dal momento che si tratta essenzialmente di una prova per le reazioni che in una tale circostanza lo stato metterebbe in atto.
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L'immagine di un checkpoint di quarantena locale che stava girando sui social media cinesi
Incapacità

Questa particolare repressione beneficia del suo apparente carattere umanitario, con lo stato cinese in grado di mobilitare una grande quantità di gente del posto nell’aiuto a quella che è, essenzialmente, la nobile causa di frenare la diffusione del virus. Ma, come c’è da aspettarsi, questo tipo di repressione può ritorcersi contro i suoi fautori. La controinsurrezione è, dopotutto, una sorta di guerra disperata portata avanti solo quando più solide forme di conquista, la pace sociale e l'integrazione economica sono diventate impossibili. È un’azione costosa, inefficiente e retrograda, che svela la più profonda incapacità di qualsivoglia potere sia incaricato di dispiegarla – siano essi gli interessi coloniali francesi, il decadente impero americano, o altri poteri. Il risultato della repressione è quasi sempre una seconda insurrezione, ferita dal contraccolpo della prima e fattasi ancora più disperata. Qui, la quarantena difficilmente potrà mostrarsi per quello che realmente è: guerra civile e controinsurrezione. Ad ogni modo, la repressione si è, a modo suo, ritorta contro sé stessa. Con gran parte dello sforzo dello stato concentrato sul controllo delle informazioni e sulla incessante propaganda dispiegata attraverso ogni possibile apparato mediatico, le turbolenze si sono espresse in gran parte all'interno di quelle stesse piattaforme.
La morte del Dr. Li Wenliang, uno dei primi che ha denunciato i pericoli del virus, il 7 febbraio scosse i cittadini rinchiusi nelle loro case in tutto il paese. Li era uno degli otto medici vittime della retata della polizia per aver diffuso "informazioni false" all'inizio di gennaio, prima di contrarre lui stesso il virus. La sua morte ha scatenato la rabbia degli internauti e una dichiarazione di rammaricoda parte del governo di Wuhan. La gente sta iniziando a percepire che lo stato è composto da funzionari e burocrati maldestri, che non hanno idea di cosa fare ma che conservano ancora la faccia tosta per farlo. [xvi] Questo fatto è stato inequivocabilmente dimostrato quando il sindaco di Wuhan, Zhou Xianwang, è stato costretto ad ammettere alla televisione di stato che il suo governo aveva ritardato il rilascio di informazioni critiche sul virus dopo che si era verificato un focolaio. La stessa tensione causata dall'epidemia, unita a quella indotta dalla mobilitazione totale dello stato, ha iniziato a rivelare alla popolazione le profonde fessure che si celano dietro l’autoritratto che il governo dipinge di sè. In altre parole, in circostanze come queste, le incapacità strutturali dello stato cinese sono state rese evidenti a un numero crescente di persone che in precedenza avrebbero preso la propaganda del governo per oro colato.


Il video qui sopra, girato da un abitante di Wuhan e condiviso con Internet occidentale via Twitter a Hong Kong, è il simbolo adatto ad esprimere il carattere fondamentale delle misure prese dallo stato. [xvii] Le riprese  mostrano, in sostanza, un certo numero di persone – che sembrano essere dottori o soccorritori – mentre, indossando l’equipaggiamento protettivo completo, si scattano una foto con la bandiera cinese. La persona che gira il video spiega che costoro frequentano la zona esterna a quell’edificio ogni giorno per varie operazioni fotografiche. Il video segue poi gli uomini che si tolgono l'equipaggiamento protettivo e si fermano a chiacchierare e fumare, e addirittura usano una delle tute per pulire l'auto. Prima di andarsene, uno degli uomini getta senza tante cerimonie la tuta protettiva in un vicino bidone della spazzatura, senza nemmeno preoccuparsi di infilarlo fino in fondo per non farlo vedere. Video come questo si sono diffusi rapidamente prima di essere censurati: piccoli colpi di scena nella rappresentazione esibita dallo stato.
A un livello più fondamentale, la quarantena ha anche iniziato a mostrare le prime ripercussioni economiche nella vita privata delle persone. L'aspetto macroeconomico di questo processo è stato ampiamente reso noto, con una forte riduzione della crescita cinese che rischia di causare una nuova recessione globale, specialmente se abbinata alla continua stagnazione in Europa e al recente calo di uno dei principali indici di salute economica degli Stati Uniti che mostra l’improvviso declino delle attività commerciali. In tutto il mondo, le aziende cinesi e quelle strutturalmente dipendenti dalle reti di produzione cinesi stanno ora prendendo in considerazione le loro clausole di "forza maggiore", che consentono di ritardare o annullare le responsabilità di entrambe le parti coinvolte in un contratto commerciale quando tale contratto diventa "impossibile" da eseguire. Sebbene al momento sia improbabile, la semplice possibilità che questo accada ha causato una cascata di richieste di ripristino della produzione in tutto il paese. L'attività economica, tuttavia, si è rimessa in moto in maniera frammentaria: tutto ha ripreso a funzionare senza intoppi in alcune aree, mentre è ancora indefinitamente sospeso in altre. Stando alle ultime disposizioni promulgate dalle autorità centrali, il 1° marzo è la data entro la quale tutte le aree esterne all'epicentro dell'epidemia dovrebbero tornare al lavoro.
Altri effetti sono stati meno visibili, anche se, probabilmente, sono molto più importanti. Molti lavoratori immigrati, compresi quelli che erano rimasti nelle loro città di lavoro per la Festa di Primavera o che avevano intenzione di rientrare prima della messa in atto dei vari blocchi, ora sono costretti a restare in un pericoloso limbo. A Shenzhen, dove la stragrande maggioranza della popolazione è immigrata, la gente del posto riferisce che il numero dei senzatetto ha iniziato a salire. Ma le nuove persone che compaiono per le strade non sono senzatetto a lungo termine: la percezione è quella che siano state letteralmente scaricate lì e che non abbiano nessun altro posto dove andare. Indossano ancora abiti relativamente buoni, ma non sanno dove dormire all'aria aperta o dove trovare del cibo. Vari edifici della città hanno visto un aumento dei piccoli furti, principalmente di cibo (quello consegnato e depositato di fronte alla porta di casa dei residenti in quarantena). A livello generale, dal momento che la produzione è ferma, i lavoratori stanno perdendo i loro salari. Nel caso delle interruzioni del lavoro, gli scenari migliori che si prospettano sono i dormitori-quarantene come quello imposto nello stabilimento Foxconn di Shenzhen, dove i nuovi “rientrati” sono confinati nei loro alloggi per una settimana o due, venendo pagati un terzo del loro normale salario e sono in seguito autorizzati a tornare sulla loro postazione di lavoro. Le imprese più piccole non hanno tale possibilità e persino il tentativo del governo di dare loro piccoli crediti probabilmente a basso costo, a lungo andare non servirà a gran che. In alcuni casi sembra che il virus stia semplicemente accelerando la tendenza preesistente a delocalizzare le fabbriche, tant’è vero che aziende come Foxconn stanno espandendo la loro produzione in Vietnam, India e Messico per compensare l’attuale rallentamento produttivo.
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La guerra surreale
Nel frattempo, la maldestra risposta precoce al virus, la scelta dello stato di affidarsi a misure particolarmente punitive e repressive per controllarlo e l'incapacità del governo centrale di coordinarsi in modo efficace con i territori decentrati per il mantenimento di un equilibrio tra produzione e quarantena, sono altrettanti indicatori della radicale incapacità della macchina statale. Se, come sostiene il nostro amico Lao Xiecome sostiene il nostro amico Lao Xie, l'enfasi dell'amministrazione Xi è stata sulla "costruzione dello stato", sembra che resti ancora molto da fare al riguardo. Allo stesso tempo, se la campagna contro COVID-19 può anche essere letta come una battaglia corpo-a-corpo contro l'insurrezione, va notato che il governo centrale ha dimostrato di essere capace di fornire un coordinamento efficace solo nell'epicentro dello Hubei, mentre i provvedimenti presi per altre province – anche in località ricche e rinomate come Hangzhou – rimangono in gran parte scoordinati e inefficaci. Possiamo interpretare tutto ciò in due modi: in primo luogo, come lezione sulla debolezza nascosta sotto all’apparente solidità del potere statale; in secondo luogo, come una messa in guardia dalla minaccia rappresentata dai provvedimenti delle autorità locali. Infatti, quando il meccanismo dello stato centrale è sopraffatto, il mancato coordinamento può portare a risposte scoordinate e irrazionali.
Queste sono lezioni importanti per un'epoca in cui la distruzione provocata dall'accumulazione incessante [di capitale] ha esteso i propri tentacoli sia verso l'alto, nell’atmosfera, sia verso il basso, nel substrato microbiologico della vita sulla terra. Tali crisi diventeranno sempre più comuni. Man mano che la secolare crisi del capitalismo va assumendo un carattere apparentemente non economico, nuove epidemie, carestie, inondazioni e altri disastri "naturali" verranno usati per giustificare l'estensione del controllo statale. E tale risposta alla crisi da parte degli stati rappresenterà una grandiosa opportunità per sperimentare modalità nuove, ancora non testate, di controinsurrezione. Una politica comunista coerente deve cogliere entrambi questi fatti insieme. A livello teorico, questo significa comprendere che la critica del capitalismo si impoverisce ogni volta che viene separata dalle  cosiddette scienze dure. A livello pratico, questo significa che l'unico possibile progetto politico è quello capace di orientarsi su un terreno caratterizzato dalla diffusione del disastro ecologico e microbiologico, e capace di agire in questo perpetuo stato di crisi e di isolamento sociale.
Nella Cina in quarantena iniziamo a intravvedere, abbozzato, un simile scenario: le strade vuote di fine inverno spolverate di neve non calpestata, le facce illuminate dal telefono che scrutano fuori dalle finestre, casuali barricate con un piccolo numero di infermiere al lavoro o di poliziotti o di volontari o semplicemente di attori, pagati per issare bandiere e dirti di indossare la mascherina e tornare a casa. Il contagio è sociale. Quindi, non dovrebbe sorprendere che l'unico modo per combatterlo in una fase così avanzata sia quello di scatenare una sorta di guerra surrealista contro la società stessa. Non riunitevi, non provocate il caos. Ma il caos si può provocare anche in una situazione di isolamento. Mentre i forni di tutte le fonderie si raffreddano cedendo il posto, prima, a braci leggermente scoppiettanti, poi, a ceneri fredde come la neve, non si può impedire a queste tante isolate disperazioni  di uscire dalla quarantena per dare forma, insieme, ad un caos ancora più grande che potrebbe un giorno risultare difficile da contenere, come questo contagio sociale.
NOTE
 [i] Gran parte di ciò che spiegheremo in questa sezione è semplicemente un riassunto conciso delle argomentazioni di Wallace, rivolte ad un pubblico più ampio, senza la necessità di "presentare il caso" ad altri biologi attraverso l'esposizione di argomentazioni rigorose e prove approfondite. Per coloro che vorrebbero contestare le prove di base, ci riferiamo in tutto il testo al lavoro di Wallace e dei suoi compatrioti.
[ii] Robert G Wallace, Big Farms Make Big Flu: Dispatches on Infectious Disease, Agribusiness, and the Nature of Science, Monthly Review Press, 2016. p. 52.
[iii] Ibid, p. 56.
[iv] Ibid, pp. 56-57.
[v] Ibid, p. 57.
[vi] Questo non vuol dire che il confronto degli Stati Uniti con la Cina di oggi non fornisca informazioni. Dal momento che gli Stati Uniti hanno un proprio enorme settore agroindustriale, esso stesso contribuisce in modo esorbitante alla produzione di nuovi virus pericolosi, per non parlare delle infezioni batteriche resistenti agli antibiotici.
[vii] Si veda: Brundage JF, Shanks GD, “What really happened during the 1918 influenza pandemic? The importance of bacterial secondary infections”. The Journal of Infectious Diseases. Vol. 196, No. 11, December 2007. pp. 1717–1718, author reply 1718–1719;  Morens DM, Fauci AS, “The 1918 influenza pandemic: Insights for the 21st century”. The Journal of Infectious Diseases. Vol. 195, No. 7, April 2007. pp. 1018–1028.
[viii] Cfr. “Picking Quarrels” nel n° 2 della nostra rivista: http://chuangcn.org/journal/two/picking-quarrels/http://chuangcn.org/journal/two/picking-quarrels/
[ix] A modo loro, queste due vie di produzione della pandemia rispecchiano ciò che Marx chiama sussunzione "reale" e "formale" nella sfera della produzione vera e propria. Nella sussunzione reale, il processo di produzione stesso viene modificato attraverso l'introduzione di nuove tecnologie in grado di intensificare il ritmo e l'entità della produzione, in modo simile a quello con cui l'ambiente industriale ha cambiato le condizioni di base dell'evoluzione virale così che le nuove mutazioni sono prodotte ad un ritmo accelerato e con maggiore aggressività. Nella sussunzione formale, che precede la sussunzione reale, queste nuove tecnologie non sono ancora implementate. Le forme di produzione preesistenti vengono semplicemente riunite in nuove sedi che hanno rapporti con il mercato globale, come nel caso degli operai tessili che lavorano con il telaio a mano, collocati in una fabbrica che vende i prodotti del loro lavoro per fare profitti. Questo processo è simile al modo in cui i virus prodotti in contesti "naturali" vengono spostati dalle popolazioni animali selvatiche e introdotti nelle popolazioni animali domestiche attraverso il mercato globale.

[x] Tuttavia è un errore equiparare questi ecosistemi a quelli "pre-umani". La Cina ne è un esempio perfetto, dal momento che molti dei suoi paesaggi naturali apparentemente "incontaminati" erano, in effetti, il prodotto di periodi molto più antichi di espansione umana che spazzarono via specie precedentemente diffuse nell'est asiatico continentale, come gli elefanti.
[xi] Nel linguaggio tecnico questo è un termine generico per 5 o più virus distinti, il più micidiale dei quali è a sua volta semplicemente chiamato virus Ebola (precedentemente virus Zaire).
[xii] Per il caso specifico dell’Africa occidentale, cfr.: RG Wallace, R Kock, L Bergmann, M Gilbert, L Hogerwerf, C Pittiglio, Mattioli R and R Wallace, “Did Neoliberalizing West African Forests Produce a New Niche for Ebola,” International Journal of Health Services, Vol. 46, No. 1, 2016; per una visione più ampia della connessione tra le condizioni economiche e il virus Ebola in quanto tale, cfr. Robert G Wallace and Rodrick Wallace (Eds), Neoliberal Ebola: Modelling Disease Emergence from Finance to Forest and Farm, Springer, 2016; per dichiarazioni più schiette e meno accademiche, cfr. l'articolo di Wallace, al link sopra: “Neoliberal Ebola: the Agroeconomic Origins of the Ebola Outbreak,” Counterpunch, 29 July 2015.
[xiii] Cfr. Megan Ybarra, Green Wars: Conservation and Decolonization in the Maya Forest, University of California Press, 2017.
[xiv] È certamente errato affermare che tutto il bracconaggio sia condotto dalla popolazione povera rurale locale o che tutte le guardie forestali nelle foreste nazionali dei diversi paesi operino allo stesso modo degli ex paramilitari anticomunisti, ma gli scontri più violenti e i casi più aggressivi di militarizzazione delle foreste sembrano essenzialmente seguire questo schema. Per una panoramica ad ampio raggio del fenomeno, cfr. Il numero speciale di Geoforum (69/2016) dedicato all'argomento. La prefazione può essere trovata qui: Alice B. Kelly and Megan Ybarra, “Introduction to themed issue: ‘Green security in protected areas’”, Geoforum, Vol. 69, 2016. pp.171-175.
http://gawsmith.ucdavis.edu/uploads/2/0/1/6/20161677/kelly_ybarra_2016_green_security_and_pas.pdf>

[xv] Di gran lunga la meno pericolosa di tutte le malattie menzionate qui, l’alto bilancio delle vittime da essa causato è stato in gran parte il risultato della sua rapida diffusione a un gran numero di ospiti umani. In termini assoluti ha provocato un elevato numero di morti ma in termini relativi risulta fatale solo in pochi casi.
[xvi] In un'intervista podcast, Au Loong Yu, riportando i pareri di amici che vivono nell’area continentale, afferma che il governo di Wuhan è effettivamente paralizzato dall'epidemia. Au suggerisce che la crisi non stia solo lacerando il tessuto sociale, ma anche la macchina burocratica del PCC, e questo processo si intensificherà quando il virus si diffonderà a tal punto da mettere in crisi le autorità governative locali di tutto il paese. L'intervista è di Daniel Denvir di The Dig, pubblicata il 7 febbraio: https://www.thedigradio.com/podcast/hong-kong-with-au-loong-yu/
[xvii] Il video è autentico, ma bisogna notare che Hong Kong è stata un focolaio particolare di atteggiamenti razzisti e di teorie cospirative dirette contro gli abitanti della Cina continentale e contro il PCC, per cui ciò che viene condiviso sul virus sui social media da parte della gente di Hong Kong dovrebbe essere attentamente controllato.