sabato 9 febbraio 2019

pc 9 febbraio - ANCHE IL GARANTE DELLA PRIVACY DICE CHE IL REDDITO DI CITTADINANZA ATTUA UN CONTROLLO ILLEGALE

Ma chi dovrebbe fare reale opposizione a questo provvedimento e al governo parla di "controllo" dell'attuazione del Reddito - Gli oppositori sono più indietro dei democratici istituzionali?

Reddito di cittadinanza, il Garante Privacy boccia: il monitoraggio delle spese, sito e banche date
...il reddito di cittadinanza, presenta “rilevanti criticità” dal punto di vista della privacy dei cittadini. Lo scrive Antonello Soro, il Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, nella memoria che ha depositato presso la Commissione permanente XI (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato della Repubblica. Il Garante ha utilizzato questa modalità perché non è stato audito, come previsto invece dal GDPR, sul disegno di legge di conversione del decreto che introduce il reddito di cittadinanza.
Sono ben 5 gli aspetti della disciplina del reddito di cittadinanza bocciati, sostanzialmente, dal Garante Privacy.

    Il monitoraggio delle spese è un Grande Fratello
“Alle attività di monitoraggio centralizzato e sistematico degli acquisti effettuati tramite la carta – suscettibili di comportare l’acquisizione anche di dati particolarmente sensibili – si aggiungono, quindi, i controlli puntuali sulle scelte di consumo individuali, condotti dagli operatori dei centri per l’impiego e dei servizi comunali, in assenza di procedure ben definite e di criteri normativamente individuati”. Tutto questo per Soro non è altro che “una sorveglianza su larga scala, continua e capillare sugli utilizzatori della carta, determinando così un’intrusione sproporzionata e ingiustificata su ogni aspetto della vita privata degli interessati”.

Altro che “nessun rischio privacy sul sito governativo”, come sostiene il ministero del Lavoro. Anche il sito del reddito di cittadinanza, “rivela alcune carenze”, si legge ancora nella memoria del Garante, in particolare, “nell’informativa sul trattamento dei dati e nelle modalità tecniche della sua implementazione (che, ad oggi, comportano un’indebita e non trasparente trasmissione a terzi dei dati di navigazione, quali indirizzi IP e orario di connessione, da parte dei visitatori del medesimo sito”).

    Massivo flusso di dati tra molti database, senza adeguate misure di protezione
Per la verifica dei requisiti dei beneficiari, il decreto-legge prevede l’accesso agli archivi dell’Inps, ma non solo anche dell’Anagrafe tributaria, il PRA e delle altre amministrazioni pubbliche detentrici dei dati. Parallelamente, i comuni verificano i requisiti di residenza e di domicilio e ne comunicano i risultati alle due nascenti piattaforme digitali presso l’Anpal e il Ministero del lavoro. Secondo il Garante Privacy per tutto questo flusso di informazioni non sono state previste adeguate misure di sicurezza dei dati di milioni di cittadini che faranno domanda e quelli che beneficeranno del reddito di cittadinanza.

pc 9 febbraio - In Tunisia - masse proletarie e popolari in lotta - mentre si rafforza l'intervento militare dell'imperialismo italiano

 Il governo annuncia aumento dei salari

Tunisia. Dopo due scioperi generali che hanno paralizzato il paese, il governo cede: accordo con il sindacato Ugtt e battuta d'arresto per le riforme di austerity imposte dal Fondo monetario internazionale
Lo sciopero generale dello scorso novembre a TunisiDue scioperi generali con 700mila persone in piazza e il sindacato tunisino Ugtt ha vinto: il governo ha ceduto e, riporta la stampa locale, ha siglato un accordo per aumentare gli stipendi dei 670mila dipendenti pubblici. Tunisi è corsa ai ripari per evitare altri due scioperi, in programma il 20 e il 21 febbraio, che come i precedenti avrebbero paralizzato il paese con scuole, uffici pubblici, trasporti, ospedali e agenzie stampa pubbliche bloccati.
Dati sugli aumenti ancora non ce ne sono. Non ne sarà affatto contento il Fondo monetario internazionale, longa manus dietro l’austerity tunisina. Secondo l’Fmi, che due anni fa ha accordato 2,8 miliardi di dollari di prestito al paese, era necessario tagliare gli stipendi pubblici per portarli al 12,5% del Pil (dall’attuale 15,5%) entro il 2020. La solita «cura», abbinata a tagli dei sussidi ai poveri, riduzione dei servizi pubblici e congelamento delle assunzioni, che in Tunisia, come nel resto dell’Africa, ricade solo sulle classi medio-basse.

Difesa: Marina militare, conclusa l'esercitazione italo-tunisina Oasis 2019

Roma, 09 feb 10:05 - (Agenzia Nova) - È terminata ieri l’esercitazione bilaterale italo-tunisina Oasis iniziata lo scorso 4 febbraio nella sede di Taranto. L’esercitazione, appuntamento che si rinnova ogni anno, si colloca nell’ambito di una serie di attività di collaborazione che la Marina italiana svolge con le omologhe forze dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che contribuiscono ad accrescere e consolidare la capacità di cooperazione tra le stesse. L’edizione di quest’anno, a guida italiana, è stata pianificata e coordinata dal Centro addestramento aeronavale della Marina militare di Taranto (Maricentadd). Durante l’esercitazione, riferisce un comunicato, le forze navali italiane e tunisine si sono addestrate insieme nel campo della Ricerca e soccorso marittimo (Sar), sorveglianza e controllo del traffico marittimo, contrasto alle attività illecite via mare, ricerca e rimozione di ordigni rinvenuti sul fondale marino, controllo del danno e difesa passiva (antincendio e antifalla). La novità è rappresentata dalla creazione del Combined maritime operational centre (C-Moc), una centrale operativa costituita da personale italiano e tunisino che ha controllato, da Maricentadd, le operazioni in mare dei rispettivi assetti, condividendo le informazioni necessarie ad ottenere una precisa e puntuale Maritime situational awareness (Msa).

La Marina militare ha partecipato all’esercitazione con il pattugliatore d’altura Comandante Cigala Fulgosi, un elicottero SH-212 imbarcato, un team ispettivo della Brigata Marina San Marco e un team di subacquei del Comando Subacquei e Incursori (Comsubin) appartenenti al nucleo Sminamento difesa antimezzi insidiosi (Sdai) di Taranto. La Marina tunisina era presente con il pattugliatore Jugurtha, un team ispettivo, un team di subacquei e un elicottero H60M proveniente dall’aeroporto militare di Tunisi e rischierato per l’occasione presso la Stazione aeromobili della Marina militare di Grottaglie. Le esercitazioni della serie Oasis si inseriscono in una dimensione più ampia di partnership che ha lo scopo di rafforzare la cooperazione internazionale, in un contesto di sicurezza condivisa e in risposta alle rinnovate sfide che interessano lo scacchiere strategico del Mediterraneo.

pc 9 febbraio - 4 - Assemblea nazionale del 2 febbraio - intervento di una compagna del SI Cobas e un commento del MFPR

Nell'assemblea di Bologna del 2 febbraio una compagna del Si.cobas delle poste di Milano, facente parte anche del Mfpr - facendo riferimento alla battaglia che ha già iniziato dal coordinamento nazionale di dicembre all’interno del Si Cobas, poi continuata con riunioni con alcune lavoratrici anche di altre città, l’ultima sull'8 marzo l’avevano avuta il pomeriggio/sera precedente il 2 febbraio - è intervenuta per sottolineare l'importanza dell'appuntamento dell'8 marzo, che non è un appuntamento come gli altri, perchè le donne, e in particolare le donne del Si.Cobas, finalmente decise, in quanto donne proletarie vogliono trovare le loro ragioni per liberarsi delle catene, anche interne; ha spiegato come sia urgente ribellarsi e capire in fretta che bisogna agire perché questo governo, con le sue parole d'ordine "Dio Patria Famiglia" ci vuole sempre più oppresse, e il decreto Pillon e il decreto sicurezza sono strumenti da respingere senza esitazione. 
Le lavoratrici nell'assemblea hanno molto apprezzato l'intervento e capito perché che questo governo è soprattutto contro le donne, oltre che contro gli immigrati.

UN COMMENTO/VALUTAZIONE DEL MFPR nazionale

Alcune compagne del Si Cobas di Milano hanno proposto alle compagne del Mfpr iniziative comuni. 
Una compagna ha posto la necessità non solo di organizzare le lavoratrici, in particolare quelle delle ditte di pulizie, ma anche di portare avanti la lotta al sessismo all’interno del sindacato e l'importanza della costruzione di un collettivo mfpr.

L’esempio della compagna di Milano che ha aperto questo importante fronte delle donne all'interno della organizzazione e lotta sindacale, sta chiarendo via via e incoraggiando sempre più le lavoratrici della necessità e determinazione a prendere nelle proprie mani questa battaglia. 

In questo è importante il ruolo del Mfpr, che dal primo sciopero delle donne, del 2013, e nelle lotte concrete delle lavoratrici nelle realtà in cui è presente e a livello nazionale, lavora per organizzare il "fronte" proletario, combattivo delle donne, come protagoniste d'avanguardia su tutti i terreni anche nel movimento sindacale e dei lavoratori; così come le compagne del Mfpr sono impegnate nel portare con coerenza la battaglia di classe nel movimento Nudm, in cui sono prevalenti le realtà, le concezioni, le posizioni della piccola borghesia.

pc 9 febbraio - Forte resistenza dei compagni di Asilo Occupato a Torino - Libertà per i compagni arrestati

Il resoconto criminalizzante della Stampa rende ancora più evidente l'importanza della lotta dei compagni dell’Asilo occupato e della necessità di esprimere la massima solidarietà

Guerriglia ad Aurora

Cassonetti rovesciati e un bidone in fiamme, gli antagonisti resistono asserragliati sul tetto
L’effetto sorpresa non ha funzionato: un gruppo di anarchici è riuscito a salire sul tetto e ad evitare così lo sfratto In serata sono iniziate le proteste in strada, con un corteo partito da Porta Palazzo e arrivato fino in corso Regina Margherita, tra lanci di bottiglie, bombe carta e cariche della polizia.

«Sapevamo che c’erano molti sbirri in un hotel di Avigliana e che c’era qualcosa in ballo». Così, dalle onde di Radio Black out, emittente anarchica, si è cercato ieri di spiegare perché lo sgombero a sorpresa dell’ex Asilo occupato di via Alessandria non è riuscito al primo colpo.
30 ore di resistenza 
L'accusa. lotta contro i CIE e la solidarietà con i migranti
Il bilancio, ieri sera, era di sei persone fermate per vari episodi di violenza. Le accuse vanno dalla resistenza a lesioni a pubblico ufficiale. Proprio di fronte all’ex Asilo occupato, nel pomeriggio,

pc 9 febbraio - Il criminale sgombero di Asilo Occupato a Torino - Massimo sostegno alla resistenza dei compagni


Attacco al centro sociale Asilo Occupato nel quartiere Aurora. Polizia e carabinieri si sono presentate in forze per sgomberare lo spazio occupato e alcuni degli occupanti si sono asserragliati dentro per cercare di respingere il blitz . Gli apparati di polizia si sono presentati nella notte, per dare esecuzione ad alcune provvedimenti restrittivi emessi dalla magistratura e approfittare dell’occasione per cercare di sgomberare lo stabile occupato dal 1995. 
Due militanti anarchici, secondo Radio Black Out, sono stati fermati in corso Giulio Cesare. La radio ha lanciato un appello, per chiamare a raccolta gli attivisti. “Hanno accerchiato l’Asilo, venite numerosi”. L’appello alla mobilitazione è stato raccolto e una ventina di attivisti solidali hanno bloccato il traffico in corso Brescia, all’angolo con corso Giulio Cesare. E’ stato srotolato uno striscione con su scritto “Basta sgomberi! Via la polizia dal quartiere”.
La destra torinese ha colto la balla al balzo per gioire dello sgombero dell’Asilo Occupato. Il dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, Maurizio Marrone la parlamentare Augusta Montaruli e la consigliera di circoscrizione Patrizia Alessi, hanno dichiarato che “Adesso tocca al centro sociale Askatasuna”, da anni motivo di odio dichiarato da parte dei vecchi e nuovi fascisti. Ma anche la sindaca Appendino (M5S) ci ha messo del suo dichiarando che lo sgombero dell’Asilo Occupato è “Un intervento più volte richiesto nel corso degli anni e lungamente atteso da città e residenti di Aurora. Un quartiere che chiede semplicemente un po’ di normalità”.


pc 9 febbraio - PER UNO SCIOPERO DELLE DONNE VERO L'8 MARZO - La piattaforma/manifesto delle donne proletarie del MFPR - Il comunicato stampa di NUDM


Un nuovo grande sciopero delle donne per l’8 marzo 2019, ! Questo sciopero è stato già preceduto nel mondo da gigantesche lotte delle donne, lavoratrici, in India-Kerala un muro di 5 milioni, in Bangladesh le operaie tessili supersfruttate per conto dei grandi marchi dei paesi imperialisti occidentali, dalla continuità delle lotte per la difesa del diritto d’aborto là dove è minacciato da governi clerico-fascisti, in Europa in particolare, e dalla grande manifestazione del 24 novembre a Roma.

E' necessario uno sciopero vero! Per questo le operaie e lavoratrici, spesso immigrate, che già lottano sui propri posti di lavoro, devono essere le protagoniste di questa nuova giornata, quanto mai necessaria a tutta la classe operaia per essere più forte contro gli attacchi di padroni e governo.
A questo deve contribuire l'indizione dello sciopero da parte di vari sindacati di base, in primis come altri anni lo Slai cobas sc, ma soprattutto un'attività sui posti di lavoro perchè lo sciopero sia effettivo ed esteso. 

Il Movimento femminista proletario rivoluzionario, che ha introdotto nel nostro paese questa forma di lotta, è impegnato quest’anno soprattutto nel diffondere tra le lavoratrici, la classe operaia, le masse popolari una piattaforma generale che abbracci la condizione delle donne sui posti di lavoro nei

pc 9 febbraio - 3 - Sull'assemblea nazionale del SI cobas 2 febbraio Bologna

La buona partecipazione all'assemblea nazionale del 2 febbraio promossa dal SI COBAS ne conferma l'importanza nella fase attuale, che ha originato la nostra adesione e partecipazione con una delegazione rappresentativa. Certo avremmo preferito una maggiore partecipazione dell'intero quadro attivo delle lotte del Si COBAS  - che invece ha tenuto una assemblea nazionale dei delegati prima - dell'assemblea nazionale convocata- sottraendo in parte di conseguenza numerosi delegati al dibattito della stessa. ma la discussione e gli interventi sviluppatisi nell'assemblea sono stati comunque importanti e hanno permesso di convogliare il dibattito e le decisioni nella direzione fondamentalmente giusta che auspichiamo

La denuncia del Decreto sicurezza, la necessità dell’ampliamento della lotta contro di esso su basi di classe, è andata avanti così come la denuncia della repressione antioperaia e antipopolare nei confronti dei lavoratori in lotta della Logistica, dei dirigenti sindacali del Si.Cobas, della repressione contro Margherita Calderazzi, del movimento NoTav, degli studenti del ‘Virgilio’, ecc. e della conseguente necessità di unire tutte le forze sindacali e politiche nella solidarietà di classe e nel fare cadere gli attacchi, le montature giudiziarie e ogni repressione delle lotte e delle forme di organizzazione.

C'è una forte condivisione della necessità della lotta anticapitalistica contro del governo Di Maio/Salvini, anche se a nostro giudizio il carattere specifico fascio-populista di questo governo e il suo inserirsi nella tendenza moderno fascista, antioperaia e antipopolare in cui questo passaggio governativo si inserisce.

La proposta di una campagna per il boicottaggio attivo alle elezioni va condivisa e praticata, ma deve essere nutrita riflettendo sui limiti dell’astensionismo in questa fase e sulla necessità di combattere su tutti i fronti le forze fascio-populista e la falsa opposizione parlamentare, così come vanno raccolte intorno all’azione e alla posizione proletaria una parte delle realtà antifasciste, antirazziste, autenticamente democratiche sia nella lotta che nella battaglia di boicottaggio

L’Assemblea ha ribadito la linea dell’8 marzo come sciopero vero, che è da sempre la nostra, portata nelle fabbriche e posti di lavoro già da tempo e che è presente nella lotta e nel dibattito di tutto il movimento delle donne.

L’Assemblea promuove il 1° Maggio anticapitalista e internazionalista che quest’anno è il necessario sbocco per la concentrazione e la raccolta degli operai, lavoratori, precari, disoccupati, che lottano realmente e che stanno maturando nella lotta una coscienza politica più avanzata, contro il sindacalismo collaborazionista e la sinistra opportunista ed elettoralista.

Sosteniamo quindi all’insegna dell’unità/critica/lotta comune le decisioni e le scadenze dell'assemblea.

proletari comunisti/PCmItalia
9 febbraio 2019

pc 9 febbraio - SICILIA: ALTRI DUE MORTI SUL LAVORO...

Questi altri morti sulla coscienza dei padroni si aggiungono alla lunga scia di quelli del 2018 e a quelli che già nel 2019 sono tanti... L'anno è cominciato davvero male per i lavoratori e le loro famiglie. Bisogna rilanciare con forza la lotta contro queste morti premeditate e per la sicurezza sui posti di lavoro!

**
Incidenti sul lavoro, giornata tragica: due vittime in provincia di Palermo
08 Febbraio 2019
Due incidenti mortali sul lavoro oggi a Palermo. Il primo a Corleone, dove un operaio di 26 anni ha perso la vita durante un intervento sulla rete elettrica. L'incidente è avvenuto oggi pomeriggio. La vittima, Francesco Paolo Agrusa, di Balestrate, stava lavorando per conto della società E-Distribuzione di Enel. L'incidente è avvenuto in contrada Sammarco. Il giovane, mentre insieme ad alcuni colleghi stava smontando l’impalcatura su un palo, è stato colpito in testa da un attrezzo. Scattati i soccorsi, per lui non c'è stato nulla da fare. Sul posto sono intervenuti i carabinieri. La procura ha disposto l’autopsia.
Altro incidente mortale a Carini, dove un operaio, Nicola Vitto, di 48 anni, è morto mentre stava lavorando in un industria dolciaria a bordo di un elevatore che si è ribaltato. I colleghi e il datore di lavoro lo hanno portato in auto all'ospedale Cervello del capoluogo dove i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

dal Giornale di Sicilia online

pc 9 febbraio - Treviso - al razzismo dei padroni gli operai rispondono con lo sciopero

Treviso, capo urla «Negro di m...» a un dipendente. I lavoratori: sciopero immediato

Il fatto è successo alla Gls Enterprise di Ponzano Veneto, i dipendenti sono quelli di un’azienda in appalto per cui sono impiegati i facchini. «Pronta la denuncia penale»


Corrieri della Gls 
TREVISO Agli insulti razzisti del responsabile del magazzino tutti i lavoratori reagiscono uscendo e proclamando uno sciopero immediato. È successo pochi giorni fa alla Gls Enterprise di Ponzano Veneto (Treviso). A denunciarlo il sindacato di base Adl Cobas. «Un episodio gravissimo — dice Sergio Zulian —. Il responsabile della società aziendale in appalto per cui lavorano i facchini (New Mastercourier), per futili motivi ha iniziato a urlare insultando un lavoratore con epiteti irripetibili e poi, non contento dell’umiliazione, è sbottato con l’insulto razzista “Negro di m...”.

Adl Cobas
A questo episodio erano presenti almeno dieci lavoratori, anche perché il responsabile urlava, ed è così è scaturita, spontanea, l’indignazione. I lavoratori presenti si sono subito fermati ed hanno indetto un’assemblea con i delegati di Adl Cobas». «Hanno proclamato lo sciopero immediato per difendere il collega, lasciando il capo solo con i suoi pacchi da scaricare — continua Zulian —. In un mondo in cui i razzisti sono al governo, in cui si tenta di contrapporre i poveri e i lavoratori ad altri poveri e lavoratori, riteniamo questo un episodio di grande dignità e valore. Stiamo predisponendo la denuncia penale nei confronti del razzista, e, come Adl Cobas, abbiamo già chiesto che sia allontanato»

pc 9 febbraio - Revisionismo storico e Foibe: Cara Anpi ti scrivo. Lettera aperta ai compagni e alle compagne dell’ANPI. Claudia Cernigoi. Una lettera che condividiamo...

......questo il convegno da cui si è dissociata la Nespoli
 
Sono una militante antifascista dai tempi delle scuole medie (all’epoca ci si politicizzava presto erano gli anni in cui i fascisti mettevano le bombe nelle piazze e sui treni, nelle banche e, a Trieste, persino nelle scuole elementari della minoranza slovena - e qui fortunatamente senza vittime). Ho sempre visto la Resistenza ed i militanti di essa come dei modelli cui tendere, per il coraggio e la forza che avevano dimostrato schierandosi dalla parte “sbagliata” per chi stava loro intorno ma “giusta” in senso assoluto. Uno dei primi libri a segnare la mia crescita politica nell’adolescenza è stato “Senza tregua” di Giovanni Pesce, la cui colonna sonora erano “Un biglietto del tram degli Stormy six”, e “la Gap” di Dario Fo, che ne condividevano le vicende e i contenuti.
A Trieste la Resistenza era anche internazionalista, partigiani italiani e sloveni che avevano combattuto assieme, e la memoria di questa epopea è stata trasmessa negli anni dalle canzoni del Coro Partigiano Triestino Pinko Tomažič. In più di quarant’anni di lotta politiche i punti fermi che mai mi hanno abbandonato sono stati la contrarietà alle guerre, la solidarietà internazionale, l’antifascismo ed il rispetto della memoria della Resistenza. 

A metà degli anni ‘90, dopo la “caduta” del muro di Berlino e la dissoluzione della Jugoslavia scattò l’offensiva contro la Resistenza, offensiva che (prima di scagliarsi contro la Resistenza italiana, vedi i libri di Pansa) iniziò con un attacco ai militanti che operarono al confine orientale, con la montatura del “processo per le foibe”, partito da denunce di una sorta di task-force che comprendeva leghisti con un passato nel neofascismo filogolpista come il sedicente ricercatore storico Marco Pirina, indicato come consulente dall’avvocato piduista Augusto Sinagra che si attivò, assieme ad esponenti delle associazioni degli esuli e dell’ormai disciolto MSI per denunciare una serie di comandanti partigiani (italiani sloveni e croati), accusati in base a prove inesistenti di avere commesso una serie di nefandezze ed addirittura un “genocidio” (come pretese il PM che condusse l’inchiesta, il simpatizzante di Alleanza Nazionale Giuseppe Pititto). Fu in quel momento che decisi di mettermi a studiare le “foibe”, perché trovavo inaccettabile che compagni partigiani, ormai di una certa età, dovessero finire sotto giudizio (ma soprattutto trattati come

pc 9 febbraio - Giornalismo e TAV 2: Il Sole 24 ore la spara grossa: fake news sulla rinuncia al TAV. Ovvero informazione embedded

La oramai famosa Analisi Costi Benefici non è ancora pubblica ma è già partita l’operazione “terrorismo” da parte di politici, portavoce europei non meglio qualificati e giornalisti pappagalli che copiano e incollano ogni considerazione del primo speaker di turno. Sarebbe bello vedere così tanto impegno e dibattito su tutti i temi che comportano spese pubbliche, su analisi costi benefici da sempre taroccate, su il sistema di appalti che fin’ora ha ingrassato costruttori e amici politici, ma non vi abbiamo mai assistito. Stiamo assistendo a tanti goffi tentativi che se non fossero così pericolosi e scorretti perchè hanno potenze comunicative di massa, ci sarebbe da ridere e definirli solo grandi arrampicate sugli specchi. Invece ci tocca rispondere e puntualizzare perchè da quando il movimento notav esiste si è sempre basato su documenti ufficiali e fonti qualificate, respingendo la semplice

pc 9 febbraio - Giornalismo e TAV 1: Giornalismo, la corte d'Appello di Torino condanna Davide Falcioni a quattro mesi per aver raccontato una protesta No Tav. Il legale: "Un attacco alla libertà di stampa". Chi fa informazione è sotto attacco

La corte d’Appello di Torino ha confermato la sentenza di primo grado per il giornalista di Fanpage.it Davide Falcioni: quattro mesi di reclusione, per aver raccontto una protesta dei No Tav nel 2012. Il 9 aprile scorso era stato condannato con l’accusa di “concorso in violazione di domicilio”. Anche l’accusa aveva chiesto l’assoluzione. Una sentenza persecutoria che trasforma in reato l'esercizio del diritto di cronaca. Da quando raccontare le lotte popolari è diventato reato?
La sentenza ha sorpreso anche il reporter 35enne marchigiano, dal momento che la stessa accusa

venerdì 8 febbraio 2019

pc 8 febbraio - GRANDE SCIOPERO OPERAIO NELLE FABBRICHE DEL MESSICO AL CONFINE CON GLI USA

Lo “storico” sciopero di 45.000 operai alla frontiera nord del Messico che scuote l’industria automobilistica del Nordamerica
06 FEBBRAIO 2019
Lavoratori della General Motors a Lake Orion, Michigan, USA

Gli impresari del settore manifatturiero riportano perdite per quasi 2 milioni di dollari al giorno, ad una settimana dall’inizio dello sciopero del lavoro.
Manuel Hernández Borbolla
Uno sciopero operaio senza precedenti alla frontiera nord del Messico ha generato perdite milionarie nell’industria automobilistica dell’America del Nord. E gli impresari temono che la ribellione dei lavoratori possa estendersi ad altre regioni del paese dopo l’aumento decretato dal Governo del presidente Andrés Manuel López Obrador.
Si tratta di quasi 45.000 lavoratori di 45 imprese maquiladoras (stabilimenti di assemblaggio) -nella loro maggioranza di autoricambi-, situate nella città di frontiera di Matamoros, Tamaulipas. Gli operai sono scoppiati in sciopero chiedendo un aumento salariale del 20% e il pagamento di un premio annuale che è aumentato in modo sostanzioso dopo il decreto licenziato da López Obrador per aumentare il salario minimo in tutto il paese, ma con un maggiore importo nella frontiera nord del

pc 8 febbraio - BLUTEC, ex Fiat Termini Imerese, operai in lotta contro le mancate promesse di DI MAIO...


Dalla Pernigotti alla  Bekaert, dalla Teofran alla Fca di Pomigliano per non parlare dell’ex Ilva di Taranto e dell’ex Fiat di Termini Imerese…, Di Maio l’ingannapopolo in cerca di pubblicità passa da una fabbrica all’altra… e le condizioni peggiorano o addirittura le fabbriche chiudono!

***

Blutec, secondo giorno di proteste a Termini. L'azienda: "Continuiamo a lavorare con il massimo impegno"
Gli operai: "Restiamo fin quando il governo non ci dà risposte sulla cassa integrazione che è scaduta il 31 dicembre per 700 lavoratori"
08 febbraio 2019
Secondo giorno di occupazione del municipio di Termini Imerese da parte degli operai della Blutec e sciopero di due ore nell'ex stabilimento Fiat. "Restiamo fin quando il governo non ci dà risposte sulla cassa integrazione che è scaduta il 31 dicembre per 700 lavoratori. Di Maio ci aveva detto di stare tranquilli ad ottobre, ma al momento non ci arrivano notizie da Roma", dicono. Gli operai hanno occupato ieri e dopo aver sospeso la protesta nella notte, sono ritornati in Comune, appoggiati anche dal sindaco Francesco Giunta e da altri amministratori del comprensorio.

pc 8 febbraio - Pomigliano - e ora 10/100 contestazioni a Di Maio - come con Salvini e prima ancora con Renzi


A Pomigliano operai, studenti e disoccupati contestanto il ministro del lavoro Di Maio, che ancora deve dare risposta della mancata realizzazione delle tante promesse fatte sia in campagna elettorale per arraffare voti (specialmente al Sud), sia in qualità di ministro (come il famoso tavolo sul lavoro).
Ennesimo episodio della pesante repressione di stato delle lotte nel Paese, interviene in massa e aggressivamente la polizia, addirittura arrivando a rinchiudere in un cordone di agenti armati in assetto anti-sommossa gli studenti: ovviamente allontana il presidio dalla scuola, la stessa dove il dirigente scolastico ha promesso punizioni esemplari proprio agli studenti che avrebbero protestato.


Il Movimento di Lotta – Disoccupati 7 novembre chiede dove è finita la promessa di un tavolo per il lavoro a Napoli, fatta a novembre, che avrebbe affrontato la loro vertenza ancora senza risposta dalle istituzioni.
I disoccupati autorganizzati hanno studiato per bene cosa sarà il “reddito di cittadinanza” e i suoi vincoli: un dispositivo classista, contro i lavoratori in generale e i disoccupati in particolare.


pc 8 febbraio - 1 - Assemblea nazionale di Bologna del 2 febbraio - info/report

PREPARIAMO LA CONTROFFENSIVA DI CLASSE AI PIANI DEI PADRONI E AL GOVERNO SALVINI-DI MAIO

Sabato scorso, su indizione del SI Cobas, si è svolta la terza assemblea nazionale delle realtà di lotta interessate alla costruzione di un fronte anticapitalista.
Più di 200 tra attivisti, militanti sindacali e politici hanno preso parte al dibattito nella sede di via Saffi a Bologna.
Gli oltre 30 interventi nell’arco di oltre 5 ore di assemblea sono la prova più evidente della volontà di partecipazione e di confronto emersa nel corso dell’assemblea, superiore alle precedenti assemblee e segno tangibile di come i temi e i nodi politici posti all’ordine del giorno nel testo di indizione siano avvertiti come prioritari in larga parte del movimento che si oppone alle politiche borghesi del governo nel nostro paese.

Al di la dei numeri, è stata la qualità e la pluralità delle realtà intervenute a definire i contorni reali dell’iniziativa: dai lavoratori e le lavoratrici della logistica ai militanti SI Cobas attivi nelle varie vertenze e in particolare nella lotta in ItalPizza, dai disoccupati napoletani del movimento 7 Novembre ai compagni del CSOA Askatasuna attivi nel movimento No-Tav, da Non Una di Meno al CSOA Vittoria (da anni attivo in prima fila nelle lotte dei facchini a Milano e duramente colpito insieme ai compagni del SI Cobas dalla repressione in occasione del recente processo per gli scioperi alla DHL); dai militanti del Crash a quelli della Mensa Occupata e degli studenti della Federico II di

pc 8 febbraio - Corteo a Modena 9/2 per la libertà di lottare, contro la repressione - Massimo sostegno


Sabato 9 febbraio, ore 14:30, piazza Sant’Agostino, MODENA
CORTEO
per la libertà di lottare, contro la repressione
Italpizza, Alcar 1, GM, ceramica:
Modena, provincia tra le più industriali d’Italia, e tra quelle con la più alta percentuale di immigrati, vede un importante movimento di lotta organizzato con il SI Cobas, contro lo sfruttamento, per la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, per il rispetto dei contratti, per un salario decente, per la salute sul lavoro.
Questo movimento di lavoratori – soprattutto immigrati – che finalmente alzano la testa e scioperano, scuote il consolidato sistema di potere economico, politico e sociale di Modena e di

giovedì 7 febbraio 2019

pc 7 febbraio - Taranto - Arcelor Mittal Un lavoratore investito da getto d'acqua bollente nell'area dell'Altoforno1.

Poco dopo negli impianti della Cco2 precipitato coperchio di una visiera

Non è il primo incidente!
Si è registrato quest’oggi il primo incidente nell’ex Ilva di Taranto, oggi ArcelorMittal Italia. Un operaio di 43 anni infatti, ha riportato ustioni di primo e secondo grado agli arti inferiori e ai genitali dopo essere stato investito da un getto d’acqua bollente mentre staccava tubi di raffreddamento da una valvola nell’area dell’Altoforno1. L’operaio, soccorso da personale dell’infermeria dello stabilimento, è stato trasportato all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto. Dall’Azienda sanitaria locale si apprende che è prossimo il trasferimento del paziente in un Centro

pc 7 febbraio - Francia 5 febbraio - notizie dai compagni de 'La cause du peuple

Sur les grèves du 5 février

0 Comments


A l’appel de syndicats de la CGT, de nombreux lieux de travail seront en grève le 5 février. Cette grève générale a été rejointe par de nombreux Gilets Jaunes, la poussant plus loin au mot d’ordre de grève générale illimitée.
Il est clair que cette forme est juste, et que si elle prend et qu’elle dure dans le temps, elle peut permettre au mouvement des Gilets Jaunes de bloquer la production, et donc les profits, et de par conséquent créer une ligne de démarcation de classe claire et nette entre l’Etat bourgeois qui n’a absolument pas envie d’une telle situation et la classe ouvrière.

Nous, à la Cause du Peuple, nous soutenons tous les appels à la grève, à rejoindre les luttes que nous avons déjà chroniqué ici, comme à Geodis à Gennevilliers, à Paprec, dans les lycées et partout où des blocages, des occupations et des piquets sont tenus.

Gilets Jaunes : à Lyon, les fascistes ne sont pas les bienvenus

0 Comments


Par C.H.
Depuis le début du mouvement des gilets jaunes, des militants fascistes ont tenté de récupérer le mouvement à Lyon. Les militants de Génération Identitaire, du Bastion Social et de l’Action Française sont venus presque tous les samedis, systématiquement dans le but de chasser des manifestations les mots d’ordres progressistes et celles et ceux qui les portent. Cela s’est traduit par

pc 7 febbraio - info Francia 5 febbraio

Suivi dans l’article

MyAlt
17:26Les derniers cortèges syndicaux arrivent place de la Concorde. Beaucoup de monde présent ce mardi dans les rues de Paris avec un bon dynamisme.
17:13Après une forme de reflux des manifestant.e.s vers la rue de Rivoli, la CGT du livre est entrée avec son camion. Plusieurs cortèges emboitent le pas et rejoignent les manifestant.e.s sur la place. Le SO syndical forme une ligne pour avancer jusqu'à Concorde.
17:03Camions à eau et de nombreux renforts de CRS côté pont de la Concorde et quais de Seine. Un autre camion à eau approche par la rue Cambon. A Concorde, malgré tout, bonne ambiance et fanfare. L'entrée de la place est en partie bouclée. La CGT dissuade les manifestant.es de continuer vers Concorde.
16:52Grosse offensive policière à Concorde. Tirs de lacrymos sur le SO syndical. Le canon à eau est sur la place. Du monde continue de remonter les cortèges syndicaux rue de Rivoli.
16:19Premiers gaz sur la place de la Concorde. C'était calme et le carré syndical venait de s'y engager.
Qui appelle à la grève ?
  • Au niveau national, la CGT et Solidaires appellent à la grève. En Ile-de-France, c’est une intersyndicale plus large CGT-FO-FSU-Solidaires qui appelle. Vous trouverez tous les communiqués syndicaux sur Démosphère.
  • La CNT-SO propose un appel un peu plus offensif qui pourra être diffusé.
  • Les organisations lycéennes et étudiantes seront également de la partie.
  • Les gilets jaunes, notamment dans l’appel de Commercy, appellent à rejoindre la grève et les cortèges.

pc 7 febbraio - Sullo sciopero generale in Francia del 5 febbraio - notizie

...la CGT afferma che hanno partecipato alle mobilitazioni, svoltesi in circa 200 città, 300.000 persone.
A Parigi sarebbero state 30.000 le persone che hanno partecipato secondo gli organizzatori, 18.000 per le forze dell’ordine.
Le manifestazioni  hanno visto sfilare insieme “giacche gialle” e “giacche rosse”, ...
... è stata la “marea gialla” ad ingrossare i cortei delle giacche rosse del sindacato; spesso insieme a studenti delle medie superiori, che hanno bloccato i loro istituti, ed universitari che hanno fatto altrettanto nelle loro facoltà.
... chi aveva propugnato lo sciopero generale a tempo indeterminato – come Eric Drouet –: “Sarà le giacche gialle e le giacche rosse. In verità, non ci importa del colore della giacca, bisogna superare il passato […] c’è un interesse superiore verso cui convergere, quello di riprendere il potere in questo paese che serva l’interesse generale”.
Per la prima volta dall’inizio della mobilitazione, parte dei gilets gialli hanno deciso di unirsi ad uno sciopero annunciato dai sindacati il 5 febbraio 2019.

***
Lo sciopero è partito alla mezzanotte con un’azione congiunta di militanti della CGT e dei GJ che hanno bloccato le quattro entrate ed uscite del più grande hub logistico agro-alimentare del continente a Rungis, a sud-est di Parigi. Questa iniziativa, insieme al blocco dell’aereo-porto a Nantes, al pedaggio autostradale a Tolosa e al sottopasso all’altezza della Joliette a Marsiglia, sono state alcune delle azioni più impattanti – a parte ovviamente i picchetti di sciopero di fronte alle aziende bloccate. Numerose università sono state bloccate all’alba (scienze politiche a Tolosa, Bordeaux 3 Montaigne, Paris 8, Saint-Charles a Marsiglia, il campus di Grenoble…),
Dai 1.500 ai 2.000 manifestanti a Limoges – ha stimato “France 3 Regions” – e per la prima volta hanno sfilato insieme CGT e GJ; c’è stata una manifestazione anche a La Souterraine (simbolo dell’abbandono dei servizi pubblici, con

pc 7 febbraio - Libia - prosegue la guerra fra bande per conto dei diversi imperialismi in lotta per il controllo del petrolio

Le forze dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar hanno preso il controllo del sito dell’impianto petrolifero di al Sharara, nel sud della Libia. Lo ha annunciato oggi il portavoce dell'Lna, Ahmed al Mismari. Il sito si trova nel distretto di Murzuq, dove da giorni le forze di Haftar combattono contro i ribelli ciadiani. Al Mismari ha anche pubblicato su Facebook le foto dell’arrivo dei militari nel sito, mentre poche ore prima gli stessi militari erano entrati nella città di Ubari, sempre nel Fezzan. Il portavoce dell’Lna ha aggiunto che i suoi uomini controllano completamente l’impianto e stanno lavorando per la sua messa in sicurezza. La notizia arriva a poche ore dall’annuncio del capo della regione militare occidentale che fa capo al governo di Accordo nazionale libico di Tripoli, Osama Jweili, all’emittente “Libya Panorama” dell’invio delle forze della Guardia petrolifera verso al Sharara. 

pc 7 febbraio - Iraq - L'imperialismo italiano prosegue alacre nella sua partecipazione alle guerre di aggressione

Iraq-Italia: Conte conferma a Baghdad ed Erbil il sostegno di Roma per la stabilizzazione

Baghdad, 06 feb 19:30 - (Agenzia Nova) - Con la vittoria militare sullo Stato islamico e la sostituzione di tutti i vertici istituzionali, l’Iraq si è avviato verso una nuova stagione della sua storia recente, ma continua a dover affrontare una serie di difficili ostacoli politici, economici, sociali e di sicurezza. L’Italia, che ha già offerto il proprio contributo “nel momento più difficile”, è pronta a sostenere le autorità irachene anche in questa nuova fase del percorso di stabilizzazione. Questo il messaggio che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha consegnato oggi ai propri interlocutori a Baghdad in occasione della sua prima visita in Iraq. Quella che si è appena conclusa a Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata un’intensa giornata di colloqui che sarà replicata domani in Libano, terza e ultima tappa del breve tour regionale del capo di Palazzo Chigi.

I carabinieri  difendono il patrimonio culturale?
A Baghdad Conte è stato accolto in aeroporto dal ministro della Cultura iracheno, Abdul Amir al Hamdani, con il quale ha avuto successivamente un colloquio bilaterale. Il presidente del Consiglio ne ha fatto riferimento più tardi, in occasione del punto stampa congiunto con l’omologo Adel Abdul Mahdi, quando ha sottolineato il ruolo “strategico” della cooperazione culturale nelle relazioni

pc 7 febbraio - FORMAZIONE OPERAIA - PROSEGUONO I GRUPPI DI STUDIO SU "Le lotte di classe di Francia" - RAVENNA

A Ravenna la formazione operaia ha avuto almeno 3 momenti in cui si è dibattuto sugli scritti storici di Marx, in particolare quello sulle “Lotte di classe in Francia-dal '48 al '50”.
..della sua necessità siamo consapevoli come arma della critica che prepara il terreno alla critica militante.
Quindi su questo terreno ha insistito il compagno di vecchia data incontrando l'interesse di  compagni operai, giovani antifascista, con cui si è deciso di dare sistematicità, ritmo, a questo lavoro, portare Marx tra le masse in funzione della lotta militante dei comunisti oggi.
Purtroppo non c'è stata la stessa convinzione tra i compagni del vecchio circolo sull'importanza della teoria.
...siamo partiti dalla lettura collettiva degli articoli dei “Giovedì rossi” apparsi sul blog proletaricomunisti sulle “Lotte di classe in Francia” per poi studiare direttamente il testo con una lettura collettiva (siamo arrivati quasi al termine del II° capitolo).
Osservazioni sparse suggerite dal testo di Marx  Le lotte di classe in Francia.
La concezione materialistico-dialettica della storia è fondamentale non solo per analizzare gli

pc 7 febbraio - Il decreto dignità Di Maio/Salvini? - Jobs act 2

w.resistenze.org - p
Quando la dignità è precaria: note sul Jobs Act 2.0


05/02/2019

Nel bel mezzo dell'estenuante iter di predisposizione della Legge di bilancio, quasi sotto traccia il 1° novembre scorso sono entrate a tutti gli effetti in vigore le modifiche in tema di contratti di lavoro a termine e di licenziamenti illegittimi previste dal famigerato "Decreto Dignità" (D.L. n 87/2018, convertito in L. n 96/2018), di fatto il primo provvedimento di marca grillino-leghista.

La gestazione del Decreto Dignità è stata accompagnata da un acceso dibattito e da un ampio ventaglio di polemiche. Da un lato, le roboanti dichiarazioni del Ministro Di Maio, secondo cui il Decreto Dignità metterebbe, una volta per tutte, la parola fine alla precarietà del lavoro in Italia e al Jobs Act di renziana memoria. Dall'altro, il codazzo liberista formato da esponenti dell'opposizione (PD in prima linea con la buona compagnia dei compagni di merende di Confindustria), dall'Inps di Tito Boeri, e dalla stampa padronale, secondo cui il decreto è in realtà lesivo per i lavoratori, in quanto generatore di disoccupazione, licenziamenti e di una riduzione dell'attività produttiva, fino ad arrivare a posizione ondivaghe ed ambigue da parte dei sindacati confederali.

Ebbene, per comprendere se ci troviamo di fronte ad una pur blanda riconfigurazione dell'assetto degli attuali rapporti di forza tra imprese e lavoratori, può essere utile evidenziare le implicazioni

pc 7 febbraio - Nuova maturità, studenti all'attacco

Proposta una giornata di lotta 
«il 22 febbraio scendiamo in piazza»


Simon Vial e Pietro Mazzucco * | senzatregua.it

03/02/2019

Era già diventata legge nel 2017 con il governo Gentiloni, figlia della Buona Scuola di Renzi. Oggi il governo del cambiamento dà attuazione alla nuova Maturità 2019, una riforma che sta facendo molto discutere gli studenti e gli insegnanti, preoccupati per i risvolti sulla didattica. In queste settimane le voci di critica si stanno trasformando in una protesta organizzata, che chiede il ritiro della nuova modalità d'esame e denuncia il progetto sotto diversi profili.

Requisiti d'ammissione, prova orale, crediti e valutazione. Vediamo nel dettaglio cosa cambia:

Cambiano le griglie di assegnazione dei crediti scolastici, che continueranno a essere attribuiti in base alla media dei voti conseguiti negli ultimi tre anni di scuola superiore. Fino a oggi i crediti

pc 7 febbraio - In Arabia Saudita record di esecuzioni capitali e orrende condizioni di lavoro

02/02/2019

Una donna filippina di 39 anni è stata giustiziata all'inizio di questa settimana con l'accusa di aver ucciso il suo datore di lavoro. Le organizzazioni per la tutela dei diritti hanno a lungo criticato le orribili condizioni in cui sono costretti a operare i lavoratori domestici in Arabia Saudita, con le donne che subiscono abusi e stupri

L'Arabia Saudita ha giustiziato martedì scorso una domestica filippina che era stata riconosciuta colpevole di omicidio, ha riferito Al Jazeera. La donna, di 39 anni, è stata condannata a morte dall'Alto consiglio giudiziario saudita e giustiziata dopo che la corte aveva escluso la possibilità che il suo caso potesse beneficiare dell'accordo "denaro contro sangue", noto come "diya" e previsto dal diritto islamico (Sharia). La diya è un metodo di compensazione monetaria dall'imputato ai parenti della vittima uccisa, in sostituzione della pena capitale. La famiglia della lavoratrice domestica è stata informata della sua esecuzione solo il giorno successivo.

Il fatto ha portato in primo piano la questione delle orribili condizioni sopportate dai lavoratori domestici nei paesi del Golfo e lo spaventoso record dell'Arabia Saudita relativo alla pena capitale.

Più di 10 milioni di lavoratori filippini si recano all'estero per cercare impiego e opportunità economiche migliori. Di questi, circa 2,3 milioni lavorano nei paesi del Golfo del Medio Oriente e in Nord Africa, di cui 1 milione nella sola Arabia Saudita. Migrante, un gruppo che sostiene i diritti dei lavoratori filippini d'oltremare (OFW), ha dichiarato che la lavoratrice giustiziata martedì è stata

mercoledì 6 febbraio 2019

pc 6 febbraio - La crisi economica dell’Italia confermata dal rallentamento della produzione industriale

Al contrario dell’ottimismo incartapecorito ad ogni costo dell’ingannapoplo Di Maio ogni comunicazione statistica sull’economia conferma che la recessione è iniziata, e si conferma la crisi del sistema.
Anche la produzione industriale, come si vede dal grafico pubblicato da La Repubblica, scende, sia in Italia che in Germania, i due paesi più industrializzati dell’Europa.
Da questa crisi le masse popolari avranno solo un ulteriore peggioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro, perché il governo fasciopopulista sicuramente per affrontare questa ennesima “emergenza” farà ricorso alla manovra-bis, e cioè altri tagli alle spese sociali in generale.

pc 6 febbraio - L'USB PRIMA FIRMA - L'ACCORDO ILVA/ARCELORMITTAL - E POI SI LAMENTA... MA ANCHE GLI OPERAI CHE SI LAMENTANO A POSTERIORI NON CI PIACCIONO

L'USB cerca di far dimenticare che, insieme agli altri sindacati, ha firmato l'Accordo del 6 febbraio, anzi ne è stato il più convinto sostenitore (chi vuole andasse a leggersi alcuni articoli su questo blog dell'epoca - per esempio: https://tarantocontro.blogspot.com/2018/09/accordo-ilva-e-usb-non-chiamatelo-piu.html)
L'Usb anche ora continua ad imbrogliare gli operai, perchè l'ArcelorMittal nelle assunzioni ha violato la LEGGE non l'accordo che gli consentiva eccome questa scelta unilaterale e sui criteri prioritari stabiliti da AM.
Lo Slai cobas sc in uno dei passaggi della denuncia dell'accordo, presentata insieme a rappresentanti del Comitato lavoratori Ilva AS in cigs, in Procura il 30 gennaio (che riportiamo sotto) lo scrive chiaramente - invitiamo, con pazienza a leggerlo.
L'Usb bleffa. Se veramente AM sta violando l'accordo, perchè non ritira la firma? Invece la firma e quindi l'accordo illegittimo resta in tutta la sua validità, l'Usb come gli altri sindacati continua a partecipare ai Tavoli a Roma in cui è il rappresentante dell'ArcelorMittal ha fare scena; e poi strumentalizza le lamentele degli operai Ilva AS.

Ma anche a proposito di alcuni operai Ilva o ex Ilva, come Lorenzo Sabatino, vogliamo dire una cosa.  
Ogni tanto gli operai dovrebbero trarre lezione dai fallimenti. Non si può rivendicare, come fa Lorenzo nella lettera, di essere stato sempre rispettoso: "...Dopo 18 anni di duro lavoro nel siderurgico tarantino, durante il quale ho sempre effettuato il mio dovere di “Lavoratore” rispettando sempre i colleghi ed i miei superiori...", che vuol dire in Ilva aver piegato sempre la testa verso capi, direzione, e poi meravigliarsi che i padroni e i loro capi ti mollano come uno straccio inutile. Diceva una canzone di Modugno: Di che ti lamenti!? Prendi il bastone e tira fuori i denti!".
E purtroppo questo atteggiamento da parte di alcuni operai continua anche ora: invece di lottare per il rientro in fabbrica ArcelorMittal, contro l'Accordo illegittimo, mollano ancora una volta...
Questi operai che si lamentano solo e a posteriori non ci piacciono, non servono, sono di fatto come li vuole il padrone.

Lo Slai cobas sc, a differenza degli altri sindacati firmatari, compresa l'Usb, che "accarezzano" le lamentele purtroppo inutili degli operai, dice agli operai che un atteggiamento come quello di Lorenzo non va bene! E sta lavorando per un'altra strada: PER ALZARE LA TESTA! PER ORGANIZZARSI E LOTTARE! PER LA DIGNITA' DEGLI OPERAI!

*****

L'USB rende nota la lettera di un ex-Ilva che la lasciato il lavoro nonostante moglie e 4 figli
Dal Corriere di Taranto
L’USB lancia un’altra denuncia nei confronti di ArcelorMittal. Il motivo è dettato da una lettera di un lavoratore ex Ilva che è stato costretto a licenziarsi “dopo aver subito le ingiustizie causate da una selezione aziendale che non rispetta gli accordi tra privato e sindacato”, scrive il sindacato in una nota. “Questa la la prova che la nostra denuncia nei confronti di ArcelorMittal, in merito all’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, è giusta e sacrosanta, e attende giustizia nelle aule di un Tribunale. Il 19 febbraio prossimo presso il Tribunale di Taranto”, aggiunge rendendo nota anche la lettera-denuncia del lavoratore.
“Mi chiamo Lorenzo Sabatino nato a Taranto, dove vivo con mia moglie Maria Russo insieme ai

pc 6 febbraio - LA TOMBA DI MARX VANDALIZZATA! MALEDETTI!


La Tomba del filosofo tedesco Karl Marx a Londra è stata vandalizzata. I danni alla tomba sono stati scoperti lunedì dai responsabili del cimitero, che hanno parlato di un attacco deliberato. Ian Dungavell, capo esecutivo di Friends of Highgate Cemetery Trust, l’istituzione che gestisce il cimitero dove si trova la tomba, ha detto ad AFP che la lapide in marmo con i nomi di Marx e della sua famiglia è stata ripetutamente colpita con uno strumento metallico e che il nome di Karl Marx è stato parzialmente cancellato. Diversi segni sono visibili anche attorno alla data di morte della moglie, Jenny von Westphalen, e al nome del nipote di Marx, Harry Longuet, morto a soli quattro anni. La tomba è classificata tra i monumenti più importanti del Regno Unito.

pc 6 febbraio - La leggenda nera dei castelli di scabbia. Oms sbugiarda i razzisti. Denunciare le fake news dei fascio/razzisti Salvini-Di Maio

I migranti non portano malattie, anzi sono loro che si ammalano
I migranti ci portano malattie”. Adesso è ufficiale: è solo una leggenda. Dall’Oms il primo studio sulla salute dei rifugiati e migranti in Europa
I migranti non portano malattie: la conferma arriva dal primo Rapporto sulla salute dei rifugiati e migranti in Europa pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e redatto con la collaborazione dell’Istituto nazionale per la salute, migrazione e povertà (Inmp). La conclusione dei ricercatori è chiara su questo punto: “Esiste un rischio molto basso che rifugiati e migranti trasmettano malattie alla popolazione del paese ospitante”. E la questione da affrontare, semmai, è tutta da ribaltare. Come spiega Zsuzsanna Jakab, direttore dell’Oms per il nostro Continente: “Poiché i migranti e i rifugiati diventano più vulnerabili della popolazione ospitante al rischio di sviluppare malattie, è necessario che ricevano un accesso tempestivo a servizi sanitari di

pc 6 febbraio - Per il dibattito sul teatro di parte: Ulderico Pesce: il mio teatro, dall’azione scenica alla reazione sociale

Teatro-verità per denunciare le devastazioni del capitalismo. Intervista con Ulderico Pesce, autore, tra l’altro di Petrolio e di A come Amianto
di Giorgio Coluccia
«Le persone comuni sentono il teatro come qualcosa di obsoleto e vecchio ed hanno perfettamente ragione perché è un teatro morto che fa ricerca su stesso e si parla addosso. Penso che il teatro “ufficiale” italiano sia quantomeno moribondo: è frequentato soprattutto da abbonati, pubblico specializzato e persone che si ammantano della sapienza di critici teatrali e/o che si parlano su se stessi. Un teatro chiuso su se stesso che si autocelebra. Le persone comuni, le ragazze ed i ragazzi delle scuole non vanno più a teatro». Intervistiamo Ulderico Pesce dopo aver assistito al suo “Petrolio” per approfondire la conoscenza su teatro-verità e teatro-inchiesta.
Non hai pensato di lavorare nel mondo del teatro classico?
E’ un teatro che a me non piace e non è mai piaciuto; è lontano dalle persone e produce un’estetica morta. Io vivo lontano dal quel modo di intendere il teatro e tutte le nostre produzioni non hanno nulla a che fare con quel teatro. Il nostro teatro prende contenuti e forme dalla verità cioè dalla realtà

pc 6 febbraio - Preti contro, concetti chiari e netti: L'attacco del parroco di Ospitaletto al governo: "quella dei migranti è una strage di Stato"

Don Marco Bedin, noto per le sue posizioni anti salviniane, ha scritto un articolo sul bollettino parrocchiale: "ci siamo illusi che il fascismo fosse durato solo vent'anni"
 Don Marco Bedin, parroco di Ospedaletto in provincia di Vicenza, ha pubblicato un articolo sull'ultimo bollettino dal titolo "Strage di Stato", in cui afferma che "Nel Mar Mediterraneo in questi mesi, per responsabilità diretta del nostro attuale governo, si sta consumando una vera e propria strage: quella dei migranti". L'articolo è stato condiviso sulla pagina Facebook del Comitato Pro Bolzano Vicentino, accusando il sacerdote di "fare politica", e ne dà notizia oggi il Giornale di Vicenza.
"Ad aggravare il quadro della politica migratoria - prosegue il sacerdote - è la spocchia machista, triste riedizione di un ventennio fascista che ci siamo illusi potesse durare solo 20 anni. Il caso Diciotti, per chi lo ha seguito, è tragicamente chiaro. Infatti Salvini non vuole essere processato, dando segno evidente di una coscienza sporca". E ancora: "La colpa non diventa minore perché si è in tanti a commettere un reato: anzi, semmai ha l'aggravante della complicità. E mai come oggi l'ignoranza è colpevole, visto che tutti possiamo sapere". Non è la prima volta che don Marco Prende posizioni 'pesanti' su vicende pubbliche: nel novembre 2017 scrisse una lettera aperta a Gianni Zonin, ex presidente di Banca Popolare di Vicenza, invitandolo a restituire "un po' dei suoi soldi a chi ne ha persi tanti per colpa sua".