sabato 12 marzo 2016

pc 12 marzo - L'OPERAZIONE BCE: UN GIRO DI SOLDI PER SOSTENERE I PROFITTI DEL CAPITALE - MA LE CONTRADDIZIONI DEI PAESI IMPERIALISTI EUROPEI NON FANNO CHE ACUTIZZARSI

Quali sono le operazioni principali fatte da Draghi?
La Bce ha abbassato il tasso che si applica sulle principali operazioni di rifinanziamento delle banche a zero (da 0,05%) e quello sui depositi che le banche usano per parcheggiare liquidità a breve termine di un decimale, a -0,4%, questo aumento dei tassi negativi sui fondi che le banche lasciano inutilizzati presso la Bce avrebbe lo scopo di spingere le banche a utilizzare i soldi, prestandoli. 
La Bce comprerà molti più titoli privati e pubblici di prima, allargando anche a titoli emessi dalle aziende, comprando le obbligazioni delle più grandi e stimolando i prestiti alle medie e piccole; viene esteso, quindi, da aprile il cosiddetto “Quantitative easing” dagli attuali 60 a 80 miliardi di euro al mese. per immettere più liquidità nel sistema. L’intervento complessivo vale 2.200 miliardi. 
Inoltre, la Bce farà partire da giugno, per quattro trimestri, una nuova mega operazione di finanziamento alle banche, dalla durata di quattro anni. Su questi prestiti verrà applicato il tasso negativo dello 0,4%. Se prenderanno i soldi dall’Eurotower, le banche saranno addirittura pagate, anche se solo dopo un periodo di prova, se dimostreranno di aver concesso prestiti ad aziende e famiglie, insomma di aver “girato” liquidità all’economia reale.

«Il quadro è cambiato molto», ha spiegato Draghi «soprattutto a causa dall’indebolimento significativo delle prospettive di crescita globali ». Avevano previsto una maggiora inflazione (l’inflazione dell’eurozona sarà appena dello 0,1%, contro l’1% previsto a dicembre) che avrebbe avvantaggiato le imprese nelle esportazioni; e si sono trovati invece in piena deflazione. 

Queste operazioni, quindi, consistono nel dare soldi alle banche perché diano, a loro volta, soldi/prestiti alle imprese, perchè investano. UN GIRO DI SOLDI PER SOSTENERE I PROFITTI DEL CAPITALE, UNA EFFIMERA RIPRESA DALLA CRISI.

"Perché funzioni, però - si dice - questa politica monetaria ultraccomodante deve indebolire l'euro per rilanciare l'export, incentivare gli investimenti e fermare la deflazione, che ha comportato un abbassamento dei prezzi, e per le aziende degli incassi. Ora, serve alle aziende "pò d'inflazione".

Quindi, un'operazione sfacciatamente al servizio del capitale e contro le masse popolari, che sull'immediato vedranno un nuovo rialzo dei prezzi.

Si dice: più vendite all'estero e più investimenti dovrebbero avere effetti benefici sull'occupazione e, in prospettiva, anche sugli andamenti salariali.
Ma questi investimenti potranno essere fatti anche all'estero, inoltre le aziende non si arrischieranno certo a realizzare un'occupazione stabile visto che comunque si tratta di boccate di ossigeno momentanee; per quanto riguarda gli andamenti salariali, ammesso, e niente affatto concesso, una loro tenuta, questa verrebbe rimangiata dall'inflazione. 

Infine, questa operazione di Draghi, che vorrebbe essere un tentativo di rappresentare un punto di vista generale dei paesi imperialisti europei, alimenta di fatto le contraddizioni tra i vari paesi, tra quelli che ci guadagnerebbero sull'immediato di più, i paesi più deboli come l'Italia, e paesi come soprattutto la Germania che invece ha fortemente criticato la decisione di Draghi dicendo che - come esplicitamente ha detto qualcuno - serve solo a "salvare banche zombie e Stati fallimentari".

Quindi queste misure acutizzano anche le contraddizioni interimperialiste. Di questo la classe operaia deve approfittarne per intensificare la lotta all'interno di ciascun paese. 

pc 12 marzo - Regione Lombardia - cacciare la Giunta del malaffare - scendere in piazza il 18 nello sciopero in tutto il settore sanità

MARONI-FORMIGONI: vivere male e morire peggio in Lombardia

Ogni volta che in Regione Lombardia viene scoperto uno scandalo da parte della magistratura, i politici che governano, siano essi i Formigoni o i Maroni, cercano di farlo apparire come un caso saltuario ed isolato manipolando la realtà e sono facilitati nel loro intento dall'ignavia e dall'incapacità delle forze politiche dell'opposizione (Partito Democratico in testa).
COSI' NON E': non si tratta di una mela marcia come si vuol far credere, ma di un sistema complesso ed articolato che tende a perpetuarsi nel tempo. Occorre intervenire subito e radicalmente sui meccanismi delle nomine e di organizzazione complessiva della sanità e questo sarà possibile solo se si riesce a cacciare Maroni, la sua giunta e la cricca formigonian-ciellina operando una pressione popolare costante anche sui nuovi governanti.
Il sistema basato prevalentemente sulle convenzioni con il privato è un sistema marcio che penalizza

pc 12 marzo - Bologna 11 marzo - per Francesco Lorusso in 1.000 a sventolare le stesse bandiere rosse di 39 anni fa

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Corteo Lorusso - © Michele Lapini

Centinaia e centinaia di persone hanno partecipato nella serata di oggi al corteo “per Francesco e le lotte di oggi”, nel giorno del 39esimo annivarsario dell’uccisione diFrancesco Lorusso per mano dei Carabinieri,promosso dal Cua con la partecipazione di altre realtà cittadine. In piazza, tra i gruppi pià numerosi, anche i facchini protagonisti delle lotte nella logistica degli ultimi anni e glioccupanti che in città lottano in prima persona per  il diritto all’abitare. Partito da piazza Verdi, il corteo è sfilato lungo via de’ Castagnoli e poi in via Mascarella, dov’è stato deposto un mazzo di rose rosse sotto la lapide che ricorda il punto in cui Lorusso morì... l

pc 12 marzo - Commedia degli inganni e giochi delle parti all'Ilva - padroni assassini da una parte e governo/sindacati confederali stringono in una morsa operai e masse popolari, che non trovano ancora la strada della rivolta che 'li seppellirà'

Ilva, i Riva scrivono al Mise e all'Europa: "Mai violata la normativa sull'ambiente" e lamentano "un esproprio di fatto ingiustamente subito".

Ma quale esproprio?! Renzi, Padroni, sindacati confederali lavorano per una svendita, ristrutturazione che riconsegna l'ILVA ad altri padroni e/o ai Riva travestiti da altra azienda

Ilva, i Riva scrivono al Mise e all'Europa:   
GENOVA - Due lettere, datate 8 marzo, sono state inviate da Riva Fire, ex azionista di Ilva, al Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi e al capo della Direzione Ue alla Concorrenza, Margarethe Vestager, contestando "una ricostruzione" della vicenda Ilva fatta dai Commissari straordinari "gravemente erronea" e "in aperto contrasto con precise risultanze documentali".
In particolare, secondo quanto riporta l'Ansa, Riva Fire ribadisce di non aver mai violato le norme ambientali previste dall'Aia come invece affermano i Commissari Straordinari nella Relazione sulle cause dello stato di insolvenza pubblicata sul sito dall'Ilva. Gli ex azionisti di Ilva chiedono quindi al Ministro Guidi, cui compete la sorveglianza sulla procedura amministrativa straordinaria di Ilva, "di ingiungere ai Commissari Straordinari di procedere all'immediata rettifica" e di togliere "ogni riferimento alle presunte - e in realtà insussistenti - violazioni dell'Aia". In mancanza Riva Fire riterrà "direttamente responsabile il Ministero" in ogni sede "anche sovranazionale".
Per quanto riguarda il rispetto della normativa ambientale AIA, gli ex azionisti di Ilva contestano il comportamento dei Commissari Straordinari, che "da ricorrenti notizie di stampa" accrediterebbero "anche in sede giudiziaria una ricostruzione degli eventi palesemente smentita da ampia e concordante documentazione in loro mani"."Anche di tale comportamento gravemente lesivo del nostro diritto di difesa - scrive Riva Fire nelle due lettere datate 8 marzo - riterremo direttamente responsabile il Ministero dello Sviluppo Economico".
Da tempo i Riva lamentano "un esproprio di fatto ingiustamente subito". Nella documentazione fornita da Riva Fire a sostegno delle sue affermazioni, vengono citate le affermazioni dei periti nominati dal Gip di Taranto, quelle del Ministero dell'Ambiente e del Garante dell'Autorizzazione Integrata Ambientale per l'Ilva di Taranto. Quest'ultima autorità - si legge nelle due lettere - "nel giugno del 2013, proprio alla vigilia dell'ammissione di Ilva Spa alla procedura di commissariamento, ha espressamente riconosciuto l'assenza dell'Aia, da parte di Ilva Spa, che potessero giustificare una richiesta di commissariamento.

pc 12 marzo - Storie di ordinario razzismo a Ventimiglia

Attenti al profugo nascosto tra i podisti: alla corsa ammessi atleti solo con documenti in vista

La partenza della corsa in una delle passate edizioni

Ventimiglia - Tra Ventimiglia e Montecarlo si corre domenica la Tre Nazioni, gara podistica di 24 chilometri che attraversa i lungomare di Italia, Francia e Principato di Monaco. Per non consentire ad alcun profugo di infiltrarsi e varcare la frontiera, ognuno dei 1.482 partecipanti dovrà avere un documento di identità inserito nella pettorina. Ai controlli penserà un lettore di microchip piazzato all’altezza di ponte San Ludovico.

Unica nel suo genere per la suggestione degli scorci panoramici e il lignaggio degli organizzatori - il presidente della Federazione di atletica monegasca è il principe Alberto - la Tre Nazioni seppellisce definitivamente il mito di Pierre de Coubertin. I siriani, gli etiopi, i curdi, i sub-sahariani che l’estate scorsa si sono allenati per settimane lungo il medesimo percorso, con le “ripetute” imposte dai bravissimi coach della gendarmerie nationale, non potranno partecipare: né alla gara, né alla vita sazia dell’Occidente. Non li consolerà sapere che va peggio ai migranti della sezione nuoto.

pc 12 marzo - I fasci preparano un salto di qualità nell'azione violenta - servirà una reazione giusta e necessaria - nessuna fiducia nello Stato borghese, nelle sue forze dell'ordine, la sua magistratura, lesue leggi! proletari comunisti/PCm-Italia

Doppio blitz dei neofascisti a Sturla e a Caricamento

L’ufficio postale multietnico in piazza Cavour

Genova - Doppio blitz dei militanti di Forza Nuova l’altra notte a Genova. I neofascisti hanno impiccato un manichino davanti all’ingresso di una scuola in via Era a Sturla, dove i docenti avevano invitato un profugo a raccontare agli alunni la sua testimonianza di vita.
L’altra incursione è avvenuta in Piazza Cavour davanti alle prime Poste italiane multirazziali: in questo caso sono stati affissi manifesti, che esprimono la contrarietà del movimento a qualsiasi ipotesi di integrazione con l’unica via possibile l’immediato rimpatrio di tutti gli immigrati.

pc 12 marzo - IL LIBRO "ILVA LA TEMPESTA PERFETTA" ENTRA NELLA CONTRADDIZIONE STORICA DIALETTICA TRA UOMO E NATURA

UN INTERVENTO CHE HA A CHE FARE CON IL CONCETTO SINTETICO ESPRESSO DA QUESTO LIBRO: "Nocivo è il capitale non la fabbrica"

(Nelle prossime settimane e in particolare in aprile, vi saranno altre presentazioni nazionali della nuovfva edizione de "Ilva la tempesta perfetta") 
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"Una lettura non materialistico storico dialettica del rapporto uomo/natura, che mette l'accento sulla natura, non solo non colloca questo rapporto nel sistema capitalista, precludendosi una analisi reale, per cui vede gli effetti ma non la causa, vede l'albero ma non la foresta, vede la fabbrica che distrugge l'ambiente ma non il sistema del capitale che impone per il suo profitto quella organizzazione, produzione del lavoro, quell'uso delle macchine, ecc.; ma più in generale esprime una visione statica, immobile di questo rapporto, perchè ne nega la dinamicità e la dialettica. E andando al cuore di questa visione, essa nega l'uomo storico, l'umanità reale, per affermare l'idea di "Uomo" (mai apparso nella storia reale), l'idea di una presunta immutabile natura umana, l'uomo astratto.
A questa visione, si oppone l'uomo concreto, che è il reale attore della storia nell'usare a suo vantaggio lo sviluppo delle forze produttive e della tecnica portata avanti dal capitalismo; che volge alla propria liberazione i limiti irrisolvibili in cui il capitale ha portato le sue stesse contraddizioni. Il limite del capitale, riaffermiamolo, è il capitale stesso ed è quindi questo che va "negato".
Questo "uomo" è il proletariato, la classe operaia.
Il proletariato è frutto e nodo centrale della contraddizione del sistema del capitale tra massimo sviluppo delle forze produttive, potremmo dire massima potenzialità di un uso "umano" della natura, e loro massimo uso distruttivo, strette come sono nel loro utilizzo, capitalistico, "contro-natura" e "contro umano" potremmo dire, al solo fine del massimo profitto.
Il proletariato come "becchino" del capitale apre la strada a una realizzabile "riconciliazione" dell'uomo con la natura.
Chi nega il proletariato, la sua funzione storica, nega questa "riconciliazione" e contrasta l'unica forza che può volgere a favore dello sviluppo dell'umanità la contraddizione "distruttiva" a cui è giunto il sistema del capitale.

Cercando di esprimere il concetto con maggior efficacia si potrebbe sottolineare come la massima appropriazione della natura da parte dell'uomo, raggiunta grazie alla grande industria nel sistema capitalistico, capace di porre al servizio della produzione le leggi e la scienza della natura, il punto più elevato, quindi, nel quale la natura è umanizzata e l'uomo è naturalizzato, sia, allo stesso tempo e proprio per ciò, il momento in cui il rapporto di oggettivazione umana per mezzo del lavoro raggiunge il massimo grado di estraneazione, rendendo netta come non mai la separazione tra i due poli, pur nel loro collegamento inscindibile. In tale orizzonte l'uomo viene separato dalla natura proprio per assicurare la più profonda appropriazione della stessa al lavoro sociale determinato dal capitale.

I differenti elementi di progresso o di regresso nel sistema del capitale non sono elementi distinguibili, non sono effetti collaterali reciproci giustapposti l'uno all'altro, ma dialettici. Come tutto quello che riguarda il capitale, anche la disamina dei concetti di macchine e grande industria non può che far emergere con forza questa essenza dialetticamente contraddittoria del processo che porta all'identificazione totale degli aspetti positivi e negativi. 

Le macchine e il sistema della grande industria risultano incarnare dialetticamente il punto di maggiore sviluppo del capitale e il punto di maggiore messa in crisi dello stesso; il punto nel quale esso spinge all'estremo se stesso proprio nell'ineliminabile scontro con i suoi propri invalicabili (per il capitale che ne è l'incarnazione) limiti.

Solo superando il capitale stesso, è possibile realizzare le potenzialità rese storicamente reali dal capitale".

pc 12 marzo - COMPILATE IL QUESTIONARIO ON LINE SULLA FORMAZIONE OPERAIA

Il questionario, con brevi domande, sulla Formazione operaia, compilabile on line, che avevamo annunciato il 2 febbraio scorso, è pronto è disponibile al link:


Si tratta di una breve inchiesta sulla Formazione Operaia on line che dopo il primi 4 cicli su Marx e in particolare su Il Capitale, sta portando avanti quest'anno il nuovo ciclo su "L'Imperialismo" di Lenin.

Con questo questionario chiediamo a chi segue questa FO (anche a coloro che la seguono ogni tanto) e in particolare ai lavoratori, alle donne, ai giovani, a cui essa è esplicitamente rivolta, cosa ne pensa, se vi sono suggerimenti, ecc.; questo al fine di migliorarla, integrarla, fare dei cambiamenti, ecc. per renderla sempre più non un "arido" studio ma un'arma, di parte/di classe, di analisi, comprensione della realtà, di combattimento di idee e di prassi antiproletarie e anti rivoluzionarie.

Il questionario comprende semplici domande, a cui per rispondere basta solo mettere una X in una delle casella. 
Ma, chiaramente, saremo felici se qualcuno vorrà anche scrivere pareri, commenti (sia positivi che negativi), consigli, ecc. 

Intanto segnaliamo i 4 dossier già usciti dei primi 4 cicli - che si possono richiedere sia cartacei, sia in pdf on line a: pcro.red@gmail.com o a 3475301704


venerdì 11 marzo 2016

pc 11 marzo - DRAGHI LO SPACCIATORE - DROGA L'ECONOMIA RIEMPENDO DI SOLDI LE BANCHE

Leggere la Formazione Operaia di giovedì 10 marzo su questo blog,
che tratta proprio delle Banche e della loro funzione nell'epoca dell'imperialismo. 

pc 11 marzo - JOBS ACT: MA QUALE OCCUPAZIONE... LAVORI PRECARI E SALARI AL RIBASSO

"È una ripresa occupazionale effimera quella che ci consegna in dote l’anno «degli incentivi e del Jobs Act» in termini sia quantitativi sia qualitativi...

...notevole aumento della domanda di lavoro in somministrazione (+12,9%) in un anno, mentre i posti vacanti delle imprese rimangono fermi ai livelli di un anno fa.
Intanto, il lavoro che avanza è sempre più part-time, in aumento sia per il lavoro «permanente» sia per quello a termine, con tassi di crescita annuali rispettivamente del 2,8 e 5,4 per cento, a fronte di una crescita ben più contenuta del lavoro a tempo pieno per entrambe le tipologie contrattuali...

...le donne rappresentano solo il 4% dei nuovi occupati e in nessun caso fanno parte dei nuovi occupati con contratti «stabilmente precari», quelli a tempo indeterminato. Le donne tornano a rifugiarsi nell’inattività, determinando l’aumento annuale del numero di inattivi.

Dal punto di vista anagrafico, si conferma la tendenza di un aumento dell’occupazione over 50, con un aumento annuale 238 mila lavoratori, a fronte di una riduzione degli occupati tra i 35 e i 49 anni (-84 mila). Infine, emerge un aumento piuttosto limitato degli occupati tra i 15 e i 34 anni pari a 29 mila unità.
La ripartizione dell’occupazione tra settori produttivi chiarisce la debolezza della ripresa in atto.
Nel settore manifatturiero, sono andati distrutti 40 mila posti di lavoro dipendente e 6 mila indipendente, mentre aumentano i lavoratori dipendenti nei servizi (+268 mila)...
Ancora più coerente se si considera l’arretramento pluridecennale della capacità produttiva italiana, non accompagnato né sostituto da uno sviluppo del settore dei servizi ad alto contenuto tecnologico. Non a caso, il tasso di occupazione cresce in un anno soprattutto per i lavoratori con basso titolo di studio, cioè la licenza media, dello 0.6% contro lo 0.3% dei laureati...

...le retribuzioni di fatto (salari, stipendi e competenze accessorie in denaro, al lordo delle trattenute fiscali e previdenziali) diminuiscono, soprattutto nei settori delle professioni tecniche e scientifiche, così come nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli, nelle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione e infine, nei servizi di informazione e comunicazione...
...il livello minimo salariale in Italia sta inesorabilmente crollando e con esso le tutele...
(Da Il Manifesto)

pc 11 marzo - ROMA, LO SCIOPERO DELLE DONNE NELLE MANI DELLE LAVORATRICI PRECARIE - DA UNA CORRISPONDENZA DI UNA COMPAGNA DEL MFPR

Ore 12: piazza Montecitorio, al presidio interregionale indetto dall’USB, incontro con le lavoratrici in appalto impegnate nelle pulizie e nel decoro della scuola.
Quando mi sono presentata erano molto entusiaste del sostegno delle donne del mfpr e dell’opportunità che lo "Sciopero delle donne" offriva anche alla loro vertenza.
Molte di loro sono costrette a ritmi di lavoro inconciliabili, sia per le loro forze e la qualità del lavoro prestato, sia per la loro vita, le loro relazioni, il loro scarno salario.

Da 20 anni attendono di essere stabilizzate. Erano state assunte come collaboratrici scolastiche, lavorando per 7 ore al giorno e dovevano subentrare nelle graduatorie provinciali per avere un posto di lavoro stabile. Ma ciò non è accaduto grazie anche ai sindacati confederali, accusano. Sono quindi subentrate nelle cooperative e si sono viste tagliare drasticamente il numero delle ore di lavoro.
Ora lavorano 2 ore - un’ora e mezza al giorno e devono fare a volte anche 70 - 80 km per raggiungere il posto di lavoro. G. si sfoga e dice: “pretendono che gli puliamo 2000 m² di scuola in un’ora e mezza o 2 ore e il sabato e la domenica lavoriamo anche 10 ore alla manutenzione, a ridipingere le aule, a riparare i guasti” perché un idraulico, un pittore o un elettricista gli costerebbe di più. “Dopo aver lavorato tanto e fatto centinaia di chilometri, torniamo non a casa, ma a letto, per ricominciare il giorno dopo”. “Per cercare di tirare su un salario da sopravvivenza, dobbiamo accettare di lavorare anche per un’ora e mezza in posti diversi anche molto distanti tra loro, così non abbiamo più tempo e forza per curare i nostri figli, la nostra famiglia, i nostri affetti”. Aggiunge un’altra, “li dobbiamo dimenticare per farli mangiare, per sopravvivere!”
Raffaela viene da Napoli, famiglia monoreddito, con marito disoccupato, figli e suoceri a carico. Mi dice “le donne danno, non sono un danno. Io devo mantenere la mia famiglia e quella di mio marito, che sarebbe venuto anche lui se non doveva badare ai suoceri, i nostri figli per fortuna sono grandi”
Chiedo loro un contatto e-mail, ma tutte mi dicono che non ce l’hanno, che loro non viaggiano su internet, ma sulla strada e dentro le mura delle scuole dove lavorano.


Ore 14: a piazza Vidoni, davanti al Ministero Funzione Pubblica, le giovani lavoratrici precarie dei nidi sono arrivate in corteo vivace e combattivo a centinaia, con le loro magliette bianche “determinate all’indeterminatezza”, con i loro fischietti e i loro slogans, ripetendo ritmicamente tra l’uno e l’altro “assunzioni, assunzioni!”. Hanno presto invaso la piazza blindata e iniziato il presidio/assemblea.
In mattinata hanno fatto un flash mob, distribuendo mimose e volantini insieme alle lavoratrici del commercio e nel pomeriggio erano lì, sempre più determinate a non lasciare la piazza a mani vuote e a farsi sentire e vedere.
Durante il presidio ho distribuito i volantini dell’iniziativa serale nella libreria "Metropolis" nella zona Tiburtina, e detto alle lavoratrici che non potevano che essere loro le protagoniste di quella iniziativa, perché loro sono state di fatto le protagoniste autorganizzate dello sciopero delle donne a Roma e ci sarebbe piaciuto che nel quartiere, dove tra l’altro era presente un loro striscione, si sentisse parlare di loro e della loro lotta, direttamente dalla loro voce.

Dopo circa un’ora, tra slogans, interventi al microfono contro la precarietà, la privatizzazione dei nidi, l’aumento dei carichi di lavoro, la minaccia dei licenziamenti a fronte di un vuoto di organico di 800 posti, 2 lavoratrici sono state ricevute dal segretario particolare della ministra Madia.
Come Mfpr sono intervenuta la microfono per portare un saluto alle lavoratrici in lotta, dicendo che fanno bene a battersi autorganizzate, perché i diritti non cadono dal cielo. Ho detto che non sono sole, che ci sono tante altre lavoratrici che stanno scioperando e tante altre, come le immigrate, le braccianti, le operaie e le lavoratrici del privato, che sono doppiamente ricattate se si ribellano e scioperano… ma che comunque non abbiamo alternative se non quella di cambiare, unite, l’intero sistema sociale.
Senz’altro la vertenza delle lavoratrici dei nidi ha fatto grossi passi avanti con lo sciopero delle donne l’8 marzo. Della necessità che questa marcia non si fermi sono consapevoli loro e lo siamo anche noi, che lottiamo non solo per il lavoro, ma per cambiare la terra e il cielo.
E in questa lotta c’è anche bi/sogno di poesia.
Così ci siamo date appuntamento verso sera alla libreria Metropolis.



Ore 17 libreria Metropolis - Non una libreria qualsiasi, ma una libreria militante. Un posto piccolo, ma carico di storia e di poesia, di profumo di libri usati. Con l’attrice Grazia Scuccimarra e l’artista Menestrella femminista abbiamo parlato di “economia del dono”, di matriarcato, di comunismo primitivo e abbiamo fatto una prima lettura della formazione rivoluzionaria delle donne su “l’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato” di Engels.
Ma la vera poesia è arrivata con Nicoletta (Menestrella femminista), che con semplicità, attraverso le sue canzoni, ci ha ridato la consapevolezza della nostra forza di donne, perché “tutt’o munn è uscito r’accà”

(MFPR)

pc 11 marzo - In parlamento - nei locali dei parlamentari si organizza la corruzione - il caso Matteoli- ANAS

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Giustizia & Impunità

Grazie al sistema delle guarentigie parlamentari, nei locali che hanno lo status di ufficio politico di deputati e senatori non possono aver luogo intercettazioni ambientali: per gli inquirenti sono il luogo più sicuro per discutere di affari. Dopo l’operazione dell’ottobre 2015 la principale indagata, Antonella Accroglianò, ha iniziato a raccontare quello che avveniva in cene e riunioni lontane dalle “cimici”. Al centro del sistema la “Fondazione della libertà per il bene comune” presieduta dall’ex ministro Matteoli,

pc 11 marzo - Slai cobas per il sindacato di classe e sciopero del 18 marzo


Lo Slai cobas per il sindacato di classe invita a partecipare allo sciopero del 18 marzo indetto da sicobas - cub - usiait.
La nostra adesione  è totale per quanto riguarda  logistica e sanità per il nord Lombardia, Piemonte, Triveneto, Liguria, Emilia Romagna.
Per quanto riguarda le realtà del sud dove siamo presenti e interveniamo - Campania, Basilicata, Puglia, Sicilia - consideriamo questo sciopero una positiva mobilitazione di settori di lavoratori in opposizione alla guerra imperialista, l’intervento in Libia, questione migranti; 
mentre non condividiamo diversi aspetti dei testi emessi  dagli organizzatori (esaminati in un comunicato a parte) e quindi il nostro appoggio ma non adesione allo sciopero – è limitato a queste tematiche. 
Il che comporta l’organizzazione di presidi, manifestazioni, assemblee dove siamo presenti con le parole d’ordini:
lavoro non guerra!
No hotspot – accoglienza, diritto di asilo per tutti i migranti!
Slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
347-5301704
11 marzo 2016 

CONTRO LE GUERRE E LE POLITICHE DEL GOVERNO, SCIOPERO!

CONTRO la guerra e gli interventi militari all'estero che dietro al pretesto della lotta al terrorismo promuovono piani imperialistici di sfruttamento e oppressione!
CONTRO la politica economica e sociale del governo renzi e dell'unione europea, contro il jobs act, le altre misure per il mercato del lavoro e l'abolizione dell'art. 18!
CONTRO il blocco dei contratti pubblici e privati, l'aziendalizzazione della contrattazione e l'individualizzazione del rapporto di lavoro, contro le privatizzazioni, le grandi opere dannose e la distruzione del territorio!
CONTRO la legislazione che a vario modo favorisce precarizzazione e forme di sfruttamento selvaggio (esternalizzazioni, (sub)appalti, cooperative di comodo) come appurato nel settore della logistica, del cargo e della salute pubblica e privata.
CONTRO la riforma della scuola, per la stabilizzazione del personale!
CONTRO il fiscal compact, il pareggio di bilancio inserito nella costituzione!
CONTRO la riforma del mercato del lavoro, che lascia milioni di disoccupati privi di mezzi di sussistenza e promuove lavoro gratuito senza la garanzia del salari.
PER la redistribuzione del reddito attraverso consistenti aumenti salariali per tutti i lavoratori e pensionati!
PER la rivalutazione delle pensioni, riduzione degli anni per il diritto alla pensione, salute e sicurezza sui posti di lavoro. Diritto all'abitare, contro la precarietà e lavoro  gratuito!
PER il diritto al lavoro, attraverso la riduzione d'orario a parita' di salario, investendo per la bonifica dei siti inquinati, la messa in sicurezza del territorio, il risparmio energetico e le energie alternative.
PER la libertà di circolazione della forza lavoro, la parità di diritti agli immigrati e l'integrale abolizione della legge Bossi Fini!

pc 11 marzo - Sulla alleanza infame Marchionne-Landini contro delegati e operai FCA Sata e altri - un commento di Cremaschi e uno dello Slai cobas per il sindacato di classe

Cremaschi: "Sono stato tanti anni nella FIOM, ho vissuto momenti esaltanti, ma anche dure contrapposizioni che a volte sono sfociate in atti di autoritarismo. Ma mai il Comitato Centrale della FIOM aveva deliberato contro operaie e operai in carne ed ossa. Ora è avvenuto.

Maurizio Landini ha fatto votare alla sua grande maggioranza la messa al bando dei delegati che lottano in Fiat contro l'autoritarismo e le dure condizioni di lavoro imposte da Marchionne. Questi delegati e militanti della FIOM rischiano ogni giorno provvedimenti disciplinari perché organizzano proteste contro i turni di lavoro e i ritmi massacranti. E naturalmente lo fanno assieme a tutti quei militanti sindacali di altre organizzazioni disposte a lottare. Non possono mica farlo assieme a coloro che stanno con la Fiat.
Tra questi militanti FIOM condannati da Landini ci sono Antonio Lamorte e Marco Pignatelli. Sono due dei tre delegati FIOM , il terzo era Giovanni Barozzino ora senatore di SEL, che la Fiat Sata di Melfi licenziò nell'estate del 2010. Avevano organizzato un sciopero di notte sulle linee di montaggio, per le gravissime condizioni di salute e sicurezza cui erano sottoposti gli operai.
Furono licenziati in tronco e allora salirono sulla porta antica di Melfi per protesta. Là sotto si formò una assemblea permanente di centinaia di operai che solidarizzavano con loro. A quel presidio partecipò tutto il gruppo dirigente di una Fiom molto diversa da quella di oggi e Landini, appena eletto segretario, espresse il sostegno di tutti. Poi il tribunale, grazie all'art 18 ancora in pieno vigore, annullò i licenziamenti.
Ora è il Comitato Centrale della FIOM che dichiara che quei due operai non rappresentano l'organizzazione.  La Fiat ha via libera. Nello stesso giorno in cui in cui il Comitato Centrale cacciava questi operai, sul Corriere della Sera compariva un articolo che raccontava di un convegno ove il segretario della FIOM avrebbe fatto l'elogio di Marchionne.Mi pare che questo atto del Comitato Centrale sia più di un elogio, sia una resa alla Fiat fatta nel più infame dei modi, espellendo dall'organizzazione chi continua a lottare nei reparti di produzione.

Il trasformismo politico e sindacale italiano ci ha abituato a molte giravolte dei leader, ma permettetemi di esprimere un particolare disgusto per questo atto che colpisce persone per bene, limpide e coraggiose, che si sono sacrificate per i diritti dei loro compagni di lavoro. Questa del 7 marzo è una grave macchia per la FIOM e una vergogna particolare per Maurizio Landini e per tutto il suo gruppo dirigente.
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Slai cobas sc: "Lo stupore di Cremaschi non è il nostro, anche se 117 voti favorevoli fanno impressione, contro delegati e lavoratori che non  hanno fatto niente di male e niente purtroppo  di così incisivo da spostare i rapporti di forza nella fabbrica e nel sindacato; anzi secondo noi sin dal primo momento avrebbero dovuto denunciare pubblicamente ciò che avveniva e fare una battaglia, certo difficile, tra operai e lavoratori, e non nel solo nel giro dei delegati fiom cgil  e degli addetti ai lavori, per conquistare ed estendere il consenso alla loro azione e alla lotta.
Il caso Pignatelli e Della morte è davvero scandaloso
Nello stesso giorno in cui in cui il Comitato Centrale cacciava questi operai, sul Corriere della Sera compariva un articolo che raccontava di un convegno ove il segretario della FIOM avrebbe fatto l'elogio di Marchionne’
Questo non è accettabile, nè alla Fca Sata, nè in nessuna fabbrica. Non basta essere solidali con questi operai e delegati, tra cui alcune delegate attive anche sul fronte di lotta delle operaie. E' necessario, e noi siamo disponibili, a una lotta vera contro questa alleanza infame, che raggiunge i livelli del fascismo padronale e sindacalismo neocorporativo già da tempo operante in FCA ad opera di fim-uilm-fismic, che arrivi allo sciopero, alle proteste sotto la sede fiom-cgil, alla occupazione di esse.
Slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale

11-3-2016

pc 11 marzo - Francia: una nuova Legge sul lavoro, legge El Khomri -:Un nuovo attacco contro le lavoratrici e i lavoratori!

Prima che si cominciassero a sviluppare le prime manifestazioni di piazza contro la "nuova" legge sul lavoro, cioè contro le lavoratrici e i lavoratori, i compagni del Pcm-Francia hanno diffuso la loro posizione 


Legge El Khomri: un nuovo attacco contro le lavoratrici e i lavoratori!
2016/02/22

Sappiamo già da molto tempo che il governo PS è completamente asservito agli interessi della borghesia, dal momento che è salito al potere l'offensiva reazionaria della borghesia si è solo intensificata. Dopo l'ANI (accordo nazionale interprofessionale), il patto di "responsabilità" e la legge Macron, l'annuncio del progetto di legge El Khomri suona come un nuovo attacco anche di maggiore entità contro i diritti dei lavoratori. Non per niente il padronato ha reagito direttamente favorevolmente all'annuncio da parte del Ministro della sua proposta di riforma del codice del lavoro.

In poche righe, il disegno di legge El Khomri ad esempio è questo:

• Limite alle indennità versate ai dipendenti che adiscono il tribunale del lavoro in caso di licenziamento ingiustificato. Ciò permette ai padroni di pianificare il costo di un licenziamento e, pertanto, di affrontarlo senza alcun problema, e questo, naturalmente, viene definito ben al di sotto degli importi medi di fine rapporto di oggi.

pc 11 marzo - Padova, libere e liberi 11 compagni e compagne del Comitato di Lotta per la Casa


Saluti solidali alle compagne e ai compagni tornati in libertà.
La repressione non ferma, anzi alimenta la ribellione!
Contro il tentativo di far passare le lotte per "associzione a delinquere", ora e sempre resistenza!

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Padova sono finalmente liberi  11 compagne e compagni del Comitato di lotta per la casa, legato alla Marzolo Occupata e alla webradio RadiAzione.info, finite nell’occhio del ciclone giudiziario e mediatico lo scorso 18 febbraio quando in 4 erano finiti ai domiciliari, due al divieto di dimora in Padova, mentre per i restanti cinque era stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Nel tardo pomeriggio di ieri, mercoledì 9 marzo, sono state tolte le restrizioni alla libertà personale.
Resta invece in piedi il teorema giudiziario, con il pesantissimo reato di “associazione per delinquere finalizzata alla commissione di occupazioni abusive di immobili, resistenza e violenza a pubblici ufficiali, interruzione di pubblico servizio”.
Francesco, Comitato di Lotta per la Casa di Padova.
da infoaut

pc 11 marzo - Ex Fiat Termini Imerese, oggi Blutec, gli operai vanno in “analisi” e gli psicologi scoprono che hanno anche emozioni. Ancora niente firma sulla cassa integrazione

Come ti "formo" l'operaio, dovrebbe essere il titolo di questo articolo.
Dopo i “colloqui” con gli psicologi di cui parla l’articolo gli operai sono attualmente impegnati nei corsi di riqualificazione: 18 ore sulla sicurezza, 8 sull’ambiente, 8 su qualità auto, 24 sulla Lean Production!

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Ex Fiat “sul lettino” prima del ritorno in fabbrica
Gli psicologi e gli ex della Fiat

Accanto ai 700 operai ex Fiat di Termini, che ormai da quattro anni attendono di tornare al lavoro, scendono in campo gli psicologi del lavoro. “Ci hanno sottoposto a test anche di 60,70 domande sugli argomenti più diversi – spiegano gli operai – ma anche una specie di giochino con le cannucce di plastica, quelle delle bibite. E poi un colloquio finale”. Non si tratta di terapia ma solo della prima fase del programma di reinserimento al lavoro da parte della Blutec, la società che non senza ritardi e difficoltà, ha preso il posto di Fca e a Termini produrrà componenti per auto e poi vetture ibride.
Dallo scorso agosto il team di psicologi ed esperti della società torinese “Città del lavoro” ha passato ai raggi X i 700 operai per costruire una mappa dettagliata dello loro competenze, capacità e motivazioni. “Abbiamo concluso la prima fase – spiega la psicologa del lavoro Elena Foddai -  e consegnato i risultati della mappatura con tutte le capacità e attitudini dei dipendenti. Poi ci sarà la fase di counseling, di consulenza per il rientro vero e proprio all’attività che sarà comunque diversa da quella precedente”. Gli psicologi hanno sondato capacità mentali, pratiche, di leadership, di lavoro in gruppo e di “negoziazione”.

pc 11 marzo - Migranti: perfino le Nazioni Unite accusano l’Unione Europea di illegalità

L’unione Europa, e all’interno di questa l’Italia, si macchia ogni giorno di una infamia terribile nei confronti di migliaia di migliaia di migranti violando le Convenzioni internazionali e i propri Trattati. Sul Sole24Ore di ieri, 10 marzo, nell’analizzare il pre-accodo tra Unione Europea e Turchia che ha chiesto altri 3 miliardi di euro, si fa un chiaro elenco di queste violazioni. E si sottolinea ancora una volta, non con la stessa forza però, visto che con la Turchia si fanno affari (ci sono più di mille aziende italiane), quanto questo paese non sia “pienamente democratico” (ma non abbiamo visto nessun cartello in giro per l’Europa con la scritta Je suis Zaman, il quotidiano dell’opposizione sgomberato dai legittimi giornalisti e occupato militarmente dal governo!)
Di fatto la Turchia di Erdogan è un paese fascista e genocida. Questo articolo che riportiamo viene dal quotidiano dei padroni italiani e quindi anche la “denuncia” risente degli interessi dell’imperialismo italiano, in questo caso, in parte in contrasto con la Germania della Merkel che di fatto vuole imporre l’accordo con la Turchia, a prescindere da qualsiasi “diritto umano”!


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Il pre-accordo tra Ue e Turchia. Il compromesso sul trasferimento dei migranti non mostra soltanto chiari segni di illegittimità rispetto al diritto internazionale
Un tradimento dei valori fondanti dell’Unione

L’intesa di massima raggiunta tra Unione europea e Turchia non solo mostra chiari segni di illegittimità rispetto alle regole internazionali in materia di asilo, ma seppellisce i valori fondanti dell’Unione. L’accordo, infatti, non si limita a mettere in primo piano la lotta contro i trafficanti di esseri umani e l’esigenza di spezzare il legame “tra la traversata in mare e l’insediamento in Europa”, tralasciando le esigenze di solidarietà verso i migranti, ma dà vita a un sistema automatico che porta i migranti che approdano in uno Stato Ue direttamente in Turchia ignorando, così, gli stessi obblighi fissati in ambito europeo. Primo tra tutti il regolamento di Dublino e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea divenuta vincolante con il Trattato di Lisbona. Altro che solidarietà e diritti umani. Obiettivo primario dell’accordo è, infatti, bloccare l’approdo di migranti che arrivano dalle coste turche in Grecia e che poi attraverso la rotta balcanica, giungono in Germania e nel Nord Europa.
Il primo, evidente elemento di contrasto con le regole internazionali, dalla Convezione di Ginevra relativo allo status di rifugiati del 1951, incluso il Protocollo di New York del 1967, alla convenzione europea dei diritti dell’uomo, è l’automaticità del trasferimento dei cittadini siriani dalla Grecia alla Turchia, Paese che per di più mantiene ancora la riserva geografica all’applicazione della convenzione di Ginevra. In pratica, come si legge nella dichiarazione die capi di Stato o di Governo dell’Ue dell’8marzo, la Turchia ammetterà un siriano proveniente dalle isole greche e un altro siriano sarà reinsediato dalla Turchia negli Stati membri Ue, non solo. Nel rafforzare l’accordo in materia di riammissione, Ankara accetterà il ritorno di “tutti i migranti non bisognosi di protezione internazionale” che dalla Turchia arrivano in Grecia. Il passaggio è così automatico, un salto nel buio, senza un accertamento effettivo della situazione personale degli individui. Una sorta di respingimento mascherato che ha già messo in allarme l’Ufficio della Nazioni Unite per i rifugiati. Il diritto internazionale parla chiaro: il ritorno di un richiedente asilo in un Paese terzo è possibile solo se la sua richiesta sarà debitamente trattata dallo Stato terzo e solo se ci sono adeguate garanzie di non refoulement.

pc 11 marzo - Gela, disastro ambientale: a processo 22 tecnici del petrolchimico


Non sono bastate le odiose minacce dell'Eni a fermare i giudici che stanno indagando da anni sugli effetti dell'inquinamento in tutto il comprensorio di Gela, minacce di abbandono del sito in caso di condanna! E non sono bastate nemmeno le ipocrite parole di "fiducia" nella magistratura, e quelle che osano negare la responsabilità dell'inquinamento.
Nell'attesa che il processo vada avanti, e che lo farà in modo difficile è scontato, a rischio serio oltre alla salute dei gelesi ci sono i tanti posti di lavoro, anche questi messi sotto ricatto. L'Eni, infatti, metterà sul piatto ancora una volta la trasformazione dell'impianto in Bioraffineria (che comunque non potrebbe garantire tutti i posti di lavoro) in cambio dell'annullamento degli effetti della eventuale sentenza di condanna. 
Ma qui come all'Ilva di Taranto la battaglia da fare ha tante facce: contro l'Eni, innanzi tutto, che dopo aver sfruttato e fatto ammalare operai e famiglie, se ne vorrebbe lavare le mani; per il mantenimento dei posti di lavoro; per il disinquinamento contro tutti coloro che in nome dell'ambiente e della "vocazione" dell'area, che qui sarebbe l'agricoltura! vorrebbero la chiusura dell'azienda.


Riportiamo pezzi dell'articolo di Repubblica online
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Gela, disastro ambientale: il pm chiede il processo per 22 tecnici del petrolchimico
Chiusa la maxi inchiesta su dieci anni di inquinamento, tra gli imputati la società Eni "Raffineria di Gela". Ultimo atto in città del procuratore Lucia Lotti, trasferita a Roma. L'Eni: "Nessun inquinamento, fiducia nei magistrati".
10 marzo 2016
GELA (CALTANISSETTA) -  Con la richiesta di rinvio a giudizio, per disastro colposo innominato, di 22 tra direttori e tecnici della Raffineria di Gela e dell'Enimed, la procura della Repubblica, diretta da Lucia Lotti, ha chiuso la maxi inchiesta sull'inquinamento ambientale causato nell'ultimo decennio dalle emissioni del petrolchimico dell'Eni, dalla ricerca e dallo sfruttamento dei pozzi petroliferi. Magistrati, forze dell'ordine, capitaneria di porto e consulenti tecnici (Ctu) hanno svolto anni di indagini, acquisito migliaia di documenti, effettuati decine di incidenti probatori, accertando nel territorio gelese presunte contaminazioni atmosferiche, del suolo e del sottosuolo, con grave inquinamento delle falde acquifere.
Tra gli imputati (che rischiano da 3 a 12 anni di reclusione) c'è anche la società "Raffineria di Gela". Tutti dovranno rispondere anche delle omesse bonifiche, di getto pericoloso di cose e di violazione dei codici ambientali. Lotti, come previsto dalla legge, ha informato i ministeri dell'ambiente, della salute e delle politiche agricole, che potranno costituirsi parte civile già nella prossima fase dell'udienza preliminare (ancora da fissare), per le gravi ricadute che l'inquinamento ambientale avrebbe avuto sull'ecosistema, sulla catena alimentare e sulle persone.

pc 11 marzo - Il Muos, strumento di guerra e morte, è abusivo, la Cassazione conferma il sequestro. Dirigenti regionali sotto processo...


Proprio mentre cominciano i ridicoli controlli delle emissioni delle antenne per verificarne gli effetti sulla popolazione la Cassazione  emette le sue motivazioni e conferma il sequestro. E insieme al sequestro arriva anche l’apertura del processo a sette dirigenti della Regione e capitalisti vari.

Ma non fidarsi è meglio… e questo è nella coscienza di tutti coloro che hanno lottato in questi anni contro le antenne/killer e la costruzione di questo strumento di morte, e tutti quanti continueremo a lottare fino allo smantellamento definitivo del Muos


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Muos, la Cassazione: "E' abuso edilizio, rimane sequestrato"


Le motivazioni della conferma sigilli al sistema radar Usa in Sicilia. Sette a processo a Caltagirone: il 20 maggio prima udienza

10 marzo 2016

E' "certamente sussistente quantomeno per la prosecuzione dei lavori in epoca successiva all'annullamento del provvedimento di revoca delle revoche" la consumazione a livello indiziario del reato di abuso edilizio nella realizzazione di infrastrutture militari costituenti il sistema radar Usa Muos in Sicilia. Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni depositate oggi di conferma del sequestro dell'impianto che, rileva il verdetto, è stato disposto con finalità di salvaguardia dell'ambiente e della salute degli abitanti. Una notizia che arriva all'indomani del giorno delle proteste di cittadini e associazioni per la messa in funzione del sistema di telecomunicazioni acceso per rilevare le emissioni.

pc 10 marzo - 8 marzo di lotta a Roma - info MFPR scioperodelledonne

Otto marzo di lotta per il coordinament­o contro la precarietà per dare più lavo­ro alle donne. 


Oggi centinaia di lavoratrici precarie d­ei nidi di Roma sono scese in sciopero p­er ricordare alla capitale ed al governo­ il loro imminente licenziamento.
Una delegazione è stata ricevuta dal se­gretario particolare del ministro Madia.
A lui sono stati rappresentanti i conte­nuti della vertenza: la richiesta forte ­di un piano assunzionale a copertura deg­li oltre 800 vuoti di organico, inserime­nto delle precarie giornaliere in una gr­aduatoria permanente e un maggiore inves­timento sui nidi pubblici. A Roma in par­ticolare l'incombente pericolo di una pr­ivatizzazione massiccia è rinvenibile ne­l DUP e senza ambiguità traccia un piano­ di privatizzazioni sui servizi all'infa­nzia. Il coordinamento contro la precari­età incontrerà il ministro Madia giovedì­ 10 marzo ed invita tutte le educatrici ­a presidiare l'incontro a partire dalle ­ore 17.

pc 10 marzo - Torino - una buona iniziativa di lotta - I "No sfratto" davanti a sei banche contro la legge sui pignoramenti

I "No sfratto" manifestano davanti a sei banche contro la legge sui pignoramenti

Azione nelle banche di Porta Palazzo contro pignoramenti e sfratti da parte del movimento per la casa di Torino. Gli occupanti dello "Spazio popolare Neruda" di via Ciriè hanno occupato poco dopo mezzogiorno sei istituti bancari tra cui quella in corso Brescia all'angolo con largo Vitale. Sono tutte filiali delle banche San Paolo e Unicredit prese di mira per contestare il nuovo decreto firmato dal premier Matteo Renzi e dal ministro Maria Elena Boschi: "Una legge che dà potere alle banche di poter pignorare le case senza alcuna autorizzazione di un giudice dopo 18 ritardi, anche non consecutivi, nel pagamento del mutuo. Le famiglie, supportate dai militanti del centro sociale Askatasuna, hanno distribuito volantini e affisso striscioni all'ingresso delle banche: "Sopra la casa la banca campa, sopra la banca la casa crepa", è lo slogan lanciato durante l'azione.

pc 10 marzo - Un'altro cimitero di migranti nel mare del sud Africa, tra la poverissima isola dell'arcipelago delle Comore e Mayotte il 101esimo dipartimento francese dal 2011 (territorio Ue). Annegati dai 10 mila ai 50 mila comoriani in 20 anni. Nel 2015 le autorità francesi hanno espulso 20 mila immigrati comoriani

La Strage di migranti continua anche in posti nascosti del mondo, dove non si conosce l'esistenza. Ogni anno molti migranti tentano di attraversare i 70 chilometri che distanziano l'isola di Comore alla colonia francese di Mayotte. Ma il 40% dei fortunati che arrivano sono dichiarati irregolari e fatti tornare indietro. Solo nel 2015 in 20 mila sono stati espulsi dal governo francese. Una strage che avviene dal 1995 e che dal 2011 il governo francese con l'unione europea sono complici e colpevoli di altri morti in mare di cui non si conosce l'esistenza.

Un gruppo di migranti su un kwasa-kwasa, le barchette che usano per affrontare il mare

Di seguito riportiamo l'articolo de La Stampa

Nel mare delle Comore l’altro cimitero di migranti

In 20 anni dai 10 mila ai 50 mila comoriani sono morti annegati nel tentativo di raggiungere Mayotte, isola dipartimento francese e quindi a tutti gli effetti Ue
GIORDANO STABILE
INVIATO A BEIRUT
C’è un altro cimitero di migranti sotto il mare. Si trova in acque “europee”, anche se a ottomila chilometri di distanza dall’Italia, e dalla Francia. E’ il tratto di Oceano indiano fra l’arcipelago delle Comore, uno degli Stati più poveri al mondo, e Mayotte, 101esimo dipartimento francese dal 2011, e quindi territorio a tutti gli effetti dell’Unione europea. Intrappolati nelle barchette affondate dei trafficanti di uomini, conosciute come kwasa-kwasa, ci sono sul fondale dai 10 mila ai 50 mila cadaveri. Una strage silenziosa che dura dal 1995

L’arcipelago delle Comore si trova fra la costa orientale dell’Africa e il Madagascar. Quasi ottocentomila abitanti stipati su poco più di duemila chilometri quadrati, con un reddito di 300 dollari all’anno e il 169esimo posto, su 195, nella classifica dello sviluppo umano

pc 10 marzo - Dichiarazione del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

DALL'8 MARZO DELLO SCIOPERO DELLE DONNE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DELLE DONNE IN AUTUNNO!


Quest’8 marzo, questa volta tante lavoratrici e precarie hanno scioperato!
Contro lo sfruttamento nei posti di lavoro, le condizioni di lavoro disumane e schiavizzanti in molti settori della produzione capitalistica, ma anche contro l’intero sistema dominante, fatto di violenza e femminicidi, sia in famiglia che da parte delle istituzioni totali dello Stato.

Uno “sciopero delle donne” che ha fatto riprendere nelle mani di tante donne proletarie, lavoratrici, più sfruttate e oppresse la bandiera dell'8 marzo, infangata dalla borghesia, dai loro mass media.
Uno “sciopero delle donne” in cui si è sentita importante l'unità delle donne dei vari posti di lavoro e città, la potenziale forza dirompente di questa unità delle lavoratrici e disoccupate, se si estende in tutti i posti di lavoro, nelle fabbriche più importanti, in tutte le realtà.
Uno “sciopero delle donne” che ieri ha rinnovato il “ponte” internazionale con le donne schiavizzate, doppiamente sfruttate, oppresse, stuprate, torturate, uccise, da Stati, governi, eserciti, uomini fascisti e patriarcali, ma soprattutto con le donne rivoluzionarie combattenti, dall'India, impegnate nella guerra popolare e la “rivoluzione nella rivoluzione”, al Kurdistan, alla Turchia, ecc.








Lo “sciopero delle donne' comincia a diventare un'arma pratica, per tradurre nei fatti il protagonismo delle proletarie, operaie, lavoratrici, disoccupate, immigrate, per unire le loro lotte e resistenze singole e far diventare egemone e un punto di vista generale le doppie ragioni delle donne, l'intreccio tra le ragioni di classe e di genere e perchè prendano nella loro mani la lotta per il loro destino e una vera liberazione, per essere un riferimento di tutte le donne oppresse, assumendone tutti i bi/sogni.

Questo sciopero ha contrastato e di fatto strappato dalle mani del femminismo borghese e del riformismo, politico e sindacale, il loro uso ipocrita dell'8 marzo volto ad impedire l'8 marzo delle donne proletarie, per mantenere incatenata la questione della maggioranza delle donne in un illusorio miglioramento di questo marcio sistema capitalista.
Il femminismo borghese quest'anno o ha taciuto, o si è rinchiuso in grigi conciliaboli, autosoddisfacenti. Il riformismo ha visto nella sua espressione più pura e organizzata, il sindacato della Cgil, della Camusso, usare anche l'8 marzo per propagandare la sua “carta dei diritti”, mentre ogni giorno questo sindacato porta avanti una linea, un'azione, che permette gli attacchi ai diritti, con pesanti conseguenze soprattutto per le lavoratrici, le precarie, le senza lavoro.

PER NOI INVECE ORA E SEMPRE LA NOSTRA BATTAGLIA E':
“SCATENARE LA RIBELLIONE DELLE DONNE COME FORZA PODEROSA DELLA RIVOLUZIONE!”


Questo “Sciopero delle donne” ha cominciato anche ad egemonizzare, a far spostare settori lavorativi e non, delle donne della piccola borghesia, anch'essi colpiti pesantemente dal governo e dal sistema padronale, dalla parte, ad unirsi alle donne più sfruttate e oppresse, a riconoscere il loro ruolo d'avanguardia che esse possono svolgere nel portare insieme le ragioni di classe e le ragioni di genere (spesso nella lotta sono proprio le proletarie le più “femministe”), e noi lavoriamo perchè si esprima e si visibilizzi la marcia in più nella lotta che portano le donne proletarie.

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L'8 marzo ha visto a livello nazionale, scendere in sciopero soprattutto le lavoratrici precarie, delle pulizie, degli asili, dei servizi, delle tante cooperative sociali. E' l'immenso mondo del precariato, dal nord al sud - che col governo Renzi, con il suo job act, si è esteso e peggiorato, che vive il rischio di continuo di licenziamenti, con bassi salari, ricatti, discriminazioni - che è stata l'immagine più ampia dello “sciopero delle donne” di ieri.
A queste lavoratrici si sono unite tante lavoratrici della scuola già nei mesi passati in lotta – si può dire che non c'è stata una città in cui in grandi o piccoli numeri non abbiano scioperato, e chi non l'ha potuto fare ha trasformato una mattinata di lezione normale in una occasione per parlare del'8 marzo e della piattaforma dello sciopero delle donne.


Vi sono state soprattutto al sud contingenti di donne disoccupate che hanno portato nelle iniziative la loro carica di forte ribellione.



Al centro Italia, hanno scioperato - chiamate anche da diverse organizzazioni sindacali di base - le lavoratrici del commercio, dei grandi supermercati, tartassate con orari, turni, ma che devono essere sempre disponibili, sorridenti, e sempre a rischio licenziamenti per maternità.
Lo “sciopero delle donne” ha dato anche voce e ampiezza a scioperi già in corso delle immigrate, delle operaie dello Yook, alle lavoratrici schiavizzate del Veneto, alle immigrate in lotta per la casa di Milano.


Ci vogliono un pò di giorni per raccogliere tutte le capillari e frammentarie notizie e dati da dove si è scioperato o almeno si aderito in diverse forme allo “sciopero delle donne” - come era già stato in occasione del primo sciopero delle donne del 25 novembre 2013.
Questa volta siamo state come MFPR un pò sole ne lanciarlo. L'area del femminismo medio e piccolo borghese organizzato, intellettuale, una parte dell' area della Cgil che nel 2013 parlò dello “sciopero delle donne” (spesso solo per snaturarlo, farlo diventare unicamente virtuale, da internet, o di “massimo mezz'ora”), questa volta è scomparso. Ma ciò non ne ha impedito la sua riuscita ed estensione

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Nello stesso tempo dobbiamo dire che dobbiamo e c'è per tutte ancora da fare molto lavoro soprattutto perchè lo “sciopero delle donne” veda realmente e numericamente in campo le operaie e i settori delle lavoratrici più sfruttate e oppresse. Il carattere di “lunga marcia” di questo secondo sciopero deve servirci, darci tempo per far maturare sempre più le condizioni a livello di massa.

Ad esempio alla Fca Sata Melfi – una fabbrica simbolo di una realtà in cui il sistema più avanzato del capitale provoca una condizione soprattutto per le operaie da moderno medioevo – per l'8 marzo abbiamo portato una piattaforma specifica, espressione delle denunce e iniziative delle operaie, ma all'interno della fabbrica nessuna realtà sindacale ha preso alcuna iniziativa. C'è un vuoto sindacale a cui proprio in questi giorni si unisce una inqualificabile iniziativa del vertice Fiom di espulsione dei delegati e operai più attivi, tra cui alcune operaie attive sulla contestazione alle 'tute bianche'.
Ma in questa fabbrica, la FCA di Marchionne non si ferma nell'attacco e, prima o poi, la situazione può e deve esplodere, e come abbiamo detto, le donne operaie possono essere il “tallone d'achille” del sistema Marchionne.
Anche in tante altre fabbriche la situazione sta diventando inaccettabile per le donne, sfruttate, penalizzate e poi le prime ad essere licenziate, discriminate, ecc.


La lotta delle donne in queste fabbriche interessa tutte le lavoratrici, perchè se le donne vincono qui vincono dovunque, se perdono perdono d'ovunque.

Nel mondo schiavizzato delle braccianti, abbiamo appena cominciato, dopo una estate in cui vi sono state braccianti morte, e qui più che altrove si uniscono in maniera brutale e schifosa condizioni disumane di lavoro e ricatti e violenze sessuali.
E' una condizione simile a quella delle immigrate, anche se tra le immigrate soprattutto in alcune realtà del nord le lotte sindacali ci sono, ma è lo “sciopero delle donne” che le può unire e farle diventare un'arma dirompente.

Ora riprende e va avanti la lunga marcia.
Ora il suo obiettivo è unaMANIFESTAZIONE NAZIONALE DELLE LAVORATRICI, PRECARIE, DISOCCUPATE, DI TUTTE LE DONNE SFRUTTATE E OPPRESSE, A ROMA IN AUTUNNO
preceduta da un'assemblea nazionale in estate.

VIVA L'8 MARZO!
VIVA LO SCIOPERO DELLE DONNE!
LE DONNE HANNO UNA MARCIA IN PIU' E LA DOBBIAMO USARE!
SIAMO S/CATENATE!


Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
marzo 2016