sabato 4 aprile 2015

pc 4 Aprile - OGGI OLTRE 2000 PERSONE ALLA MANIFESTAZIONE NO MUOS A NISCEMI

Una nostra delegazione è stata presente oggi a Niscemi per la manifestazione nazionale contro il Muos. Tra le migliaia di manifestanti, presenti realtà politiche e sociali provenienti da tutta la Sicilia e non solo, tra i numerosi pullman anche uno proveniente da Cosenza oltre a manifestanti provenienti da alcune città del nord del paese. Un' altra giornata di lotta in cui la popolazione di Niscemi e del resto della Sicilia, con in prima linea le "mamme No Muos" e i loro figli che aprivano il corteo, ha ribadito che la presenza militare statunitense non è gradita e che la  lotta continua fino a quando la base della marina militare statunitense non verrà smantellata del tutto.



di seguito il volantino che abbiamo diffuso in centinaia di copie:

CONTRO IL MUOS, STRUMENTO DI GUERRA IMPERIALISTA, CONTRO I GOVERNI GUERRAFONDAI OBAMA-RENZI!

Ancora una volta siamo qui a Niscemi per ribadire la nostra ferma opposizione al Muos che, come ormai sappiamo bene, è uno strumento di guerra dell’esercito statunitense al servizio dei progetti imperialisti di dominio mondiale dell’imperialismo USA in primis ma anche delle altre potenze ad esso alleate come l’Italia che concede l’utilizzo del proprio territorio. Ormai da anni la popolazione di Niscemi, della Sicilia e non solo, gli anti-imperialisti, il movimento rivoluzionario e contro la guerra si oppongono strenuamente a tale strumento  nonostante la repressione dello Stato italiano per mezzo di multe, denunce e fogli di via abbia lo scopo intimidatorio di far arretrare il movimento No Muos. NON CI SONO RIUSCITI, la manifestazione di oggi sta a qui a dimostrarlo, ma oggi più di ieri è necessario non abbassare la guardia, incassare i risultati positivi come l’ultimo pronunciamento della Procura di Caltagirone che ha disposto il sequestro del Muos, e opporsi ancor più di prima ai piani di guerra, morte e distruzione dei governi guerrafondai Obama-Renzi.
Essi infatti reputano strategica la Sicilia e il Muos, per i loro piani di ridefinizione degli equilibri geopolitici e di sfruttamento delle risorse nel Mediterraneo, in particolare in Nord Africa e nel Medio Oriente. Nei loro piani rientrano nuove operazioni militari dirette in Libia, paese che è stato destabilizzato da un precedente intervento militare imperialista, ed aumentare la presenza economico-militare in Tunisia in combutta con il governo locale antipopolare e servo dell’imperialismo, agitando lo spauracchio del terrorismo islamico, foraggiato, utilizzato e agitato dall’imperialismo stesso in maniera differente in base alla necessità contestuale ma sempre con il fine di giustificare un intervento contro i popoli del mondo. Allo stesso tempo i popoli in fuga dalle guerre causate dalle grandi potenze vengono criminalizzati e attaccati con politiche razziste e demagogia populista con l’obiettivo di contrapporre proletari italiani e dei paesi imperialisti in generale a proletari immigrati in un gioco della guerra tra poveri dove solo i padroni e i governi che li rappresentano ne giovano.
Contro tutto ciò è nostro dovere intralciare i piani del “nostro” governo in primis, fedele alleato USA, puntando alla sua caduta e a quella di tutti i governi dei padroni. Serve uno sciopero generale dal basso che unisca le rivendicazioni sociali come lavoro, casa e diritti sociali più in generale, alle rivendicazioni politiche contro la guerra, per l’accoglienza dei migranti contro le politiche razziste e contro le politiche repressive che colpiscono i soggetti politici e sociali che lottano per ottenere tutto ciò. Uno sciopero al di fuori e oltre le logiche “rituali” da passerella/sfilata e/o gita da fine settimana a Roma dei sindacati confederali e filo-padronali. Uno sciopero che abbia l’obiettivo di colpire gli interessi di padroni e governo.

NO AL MUOS E ALLA GUERRA IMPERIALISTA!

CONTRO NUOVE AGGRESSIONI MILITARI IN LIBIA, 
YEMEN E MEDIO ORIENTE!

CONTRO IL GOVERNO GUERRAFONDAIO E 
ANTI-POPOLARE RENZI!

SCIOPERO GENERALE DAL BASSO, RIBELLARSI E’ GIUSTO!

pc 4 aprile - Continua la repressione e la caccia alle streghe contro il movimento NOTAV

Trivella di Venaria, il tribunale condanna i No Tav


Questa mattina il Tribunale di Torino ha emesso condanna di 3 mesi di carcere
 più risarcimento delle spese processuali per 25 dei 27 imputati No Tav accusati
di violenza privata.
Stiamo parlando dell’inverno 2010, stagione di sondaggi in Valle e nella
 cintura torinese che, come ricorderete, mise in difficoltà la controporte
 che riuscì a portare a termine solo una piccola parte dei sondaggi, molti
dei quali in maniera non corretta.
Durante quell’inverno il movimento No Tav si organizzò in maniera
dinamica e ogni qualvolta arrivava la segnalazione di una trivella e di
uno spostamento massiccio di polizia ecco che centinaia di persone
accorrevano sul luogo, a qualsiasi ora del giorno e della notte.
I fatti in questione riguardano il presidio permanente di Venaria che
durò diversi giorni, che costrinse gli operai a smontare in fretta e furia
il cantiere i cui lavori vennero rallentati per tutta la durata da una grande
 partecipazione di No Tav e abitanti di Venaria.
Il presidio ci permise di informare la popolazione di questa periferia
cittadina rispetto le conseguenze del passaggio dell’Alta Velocità tra le
 loro case e scoprimmo in tale occasione quanto poco era stato comunicato
da chi in questi casi avrebbe dovuto informare la popolazione interessata
al progetto.
Il processo ha giudicato per la precisione i fatti del 26 gennaio, un blocco
 fatto da centinaia di persone dopo un’assemblea in mezzo al prato ancora
coperto dalla neve.
Nonostante si perpetui il tentativo da parte della procura e del tribunale di
riscrivere la storia, noi quei giorni ce li ricordiamo ricchi di assemblee,
 incontri, cene e momenti di socialità.
Una stagione di lotta che mise molto in difficoltà la controparte e che ci
vide lottare senza fare mai un passo indietro.
Solidarietà ai condannati No Tav!
da notav.info

pc 4 aprile - Oggi manifestazione NO MUOS a Niscemi

  • Al Presidio No Muos in Contrada Ulmo a Niscemi 
  • alle ore 14:00
muos 24 aprile
L'ennesima conferma della legittimità
 che muove la lotta (ammesso che la
volontà popolare non sia sufficiente
 per qualcuno) è arrivata il 13 Febbraio
quando il Tar (Tribunale amministrativo Regionale) ha emesso una sentenza
che dichiara l'illegittimità del Muos,
ribadendo la nocività procurata dalle
 emissioni delle antenne per la salute
degli abitanti e per l' intero territorio
sottoposto a vincolo ambientale, e
dichiarando non valida la “revoca della
revoca” di Crocetta. Una sentenza che, ovviamente, non ha trovato un'effettiva esecuzione all'interno della base: dopo
la notifica della sentenza da parte
dell'ufficiale giudiziario presentatosi
davanti i cancelli di Contrada Ulmo in data
1 Aprile, l''impianto continua a funzionare come se nulla fosse successo; il Ministero

pc 4 aprile - Ricordiamo tutti Mario Salvi



Roma. Ricordiamo Mario SalviMartedì 7 aprile 2015 ricorderemo Mario nella piazza che per gli abitanti del quartiere porta il suo nome.

Presidio ore 16:00 in piazza Mario Salvi (già p. Clemente XI) a Primavalle.
——————————————-
Sulla storia di Mario Salvi, “Gufo” … :
http://bellaciao.org/it/spip.php?article13138

pc 4 aprile - Nucleo d'acciaio 2 - da Pillole comuniste

Il cuore del problema che i compagni hanno davanti e che devono decidere qui e ora di sciogliere, se vogliamo andare avanti

Il gruppo dirigente si forgia nella lotta e con la lotta ma nella sua fase iniziale il numero ristretto di esso e il legame esistente tra i compagni deve comunque realizzare un nucleo d'acciaio teorico, ideologico, politico e pratico

da Pillole comuniste - 2 
2-2-14

venerdì 3 aprile 2015

pc 3 aprile - Anche a Bari il solito copione... fascisti liberi di scorazzare, antifascisti in galera, massima solidarietà ai compagni arrestati

Bari, arrestati 3 antifascisti per irruzione in sede Forza Nuova

Nelle prime ore di questa mattina la digos di Bari ha emesso un'ordinanza
di custodia cautelare (arresti domiciliari) per 3 giovani antifascisti baresi.
 L'accusa è quella di aver partecipato all'irruzione all'interno della
sede di Forza Nuova nell'ottobre scorso, contestandogli i reati di lesioni
personali aggravate e porto abusivo di oggetti atti ad offendere.
 Il Tribunale di Bari ha inoltre disposto per i tre giovani il divieto
 assoluto di comunicare con l'esterno, segno di una volontà
 nell'infliggere una punizione esemplare.
Le criticità da sollevare rispetto questo provvedimento però sono
diverse: nessuna testata giornalistica fin ora ha mai evidenziato
come Forza Nuova (oggi lo chiamano “movimento”) non sia altro
 che un gruppo di estrema destra famoso a Bari come nel resto
 d'Italia per pestaggi (con mazze e tirapugni) su chiunque non
si trovasse conforme al loro stile di vita cameratesco, quindi gay,
migranti, ragazzi e ragazze riconosciuti da loro “di sinistra”.
Ricordiamo il caso più eclatante quando nel 2003 a Bari, un manipolo di
 seguaci di Forza Nuova mandarono in coma un ragazzo a colpi di crick
in testa; ricordiamo anche come nel 2010 sia stata emessa dal Tribunale di Bari
una condanna nei confronti di esponenti di estrema destra, per essersi riuniti e
aver costituito una associazione a delinquere allo scopo di compiere
 una serie di azioni squadristiche, spedizioni punitive, danneggiamenti
materiali e aggressioni verbali ai danni di organismi politici e sociali
 collegati all’area ideologica della sinistra. Le condanne irrisorie nei
confronti di personaggetti di questo calibro si scontrano all'oggi con
gli arresti di questa mattina, a dimostrazione che seppur la giustizia non
 passa sicuramente dai banchi di un Tribunale o dal giudice di turno,
sappiamo altrettanto bene come questa vada a senso unico.
L'accanimento mediatico tipico in casi come questo, sembrerebbe ora
ridefinire con un nuovo volto la brutalità del gruppo fascista, facendo
passare i suoi componenti come vittime e condannando a gamba tesa
3 ragazzi riconosciuti dalla Procura come autori del blitz alla sede di
Forza Nuova. Ancora una volta, la colpa più grande secondo i Tribunali
è essere antifascisti, sempre a tutela di chi invece promuove una cultura
 razzista e xenofoba.

pc 3 aprile - Nucleo d'acciaio 1 - da Pillole comuniste

Questa  'pillola' dà il senso della lotta ideologica necessaria oggi perchè si possa avanzare.
Il numero dei compagni e la collaborazione di tutti è necessaria... ma il nucleo di Partito non può nè deve essere formato da coloro che si ostinano a non lavorare come quadri di Partito per il Partito, nè a coloro che quadri di Partito non lo vogliono diventare con entusiasmo, sacrificio, abnegazione e l'indispensabile spirito maoista di 'servire il popolo con tutto il cuore '

Il nucleo del Partito deve essere di acciaio, è la chiave per forgiare i compagni.
L'acciaio è solido materiale e indistruttibile, 
per iniziare è decisivo

da Pillole comuniste -2
21-12-2013

pc 3 aprile - Contro la campagna di criminalizzazione della manifestazioni NO EXPO del 1° maggio





“Ecco svelato il calendario delle manifestazioni antagoniste che, nei timori di Viminale e questura, rischieranno di infiammare l’avvio dell’Esposizione universale di Milano. Un pericolo rilanciato di continuo nelle relazioni dell’intelligence di questi ultimi mesi e contro il quale è stato predisposto l’impiego di oltre 5 mila agenti” (Corriere della Sera)
“I Servizi segreti confermano la propria preoccupazione: il 1° maggio, con l’inizio di un evento di portata internazionale come Expo, potrebbe diventare l’occasione per catalizzare le frange più violente dei movimenti di protesta” (La Repubblica)
“È alta l'attenzione dei Servizi riguardo la mobilitazione contro l'Expo a Milano, in particolare per la protesta che l'area antagonista sta organizzando per la giornata inaugurale della fiera il primo maggio 2015. La relazione del Dis (Dipartimento delle informazione per la sicurezza) al Parlamento sottolinea come la giornata è destinata a «richiamare nel capoluogo lombardo attivisti da tutto il territorio nazionale”. (Il Giorno)

Qui di seguito il comunicato dei No Expo

C’è un’attività che non passa mai di moda: infangare i movimenti per spaventare le persone e tenerle lontane dalle piazze. E nel frattempo costruire la figura del nemico pubblico che legittimi ogni possibile intervento repressivo. Una tecnica collaudata da decenni e che vede uniti nel copincolla servizi segreti, prefetti, questure, giudici, giornalisti. Se poi l’evento è “grande” e la figura di merda alle porte “universale”… allora vale tutto, anche copincollare la stessa velina di giornale in giornale.
Gli schizzi di fango lanciati in questi giorni contro i No Expo farebbero sorridere se non fossero così disgraziatamente mistificatori e violenti. Il tentativo di utilizzare la memoria di Genova, falsificando gli eventi e restituendo una versione delle responsabilità politiche che, se non fosse così dolorosa, sarebbe, nuovamente, ridicola, si qualifica da sé: Carlo è stato ucciso da una violenza squadrista; è una nostra storia, e non abbiamo nulla da giustificare.
Abbiamo letto esempi di giornalismo di protoinchiesta, il cui succo consisteva in una diffamazione operata sistematicamente su singoli, identificati personalmente quali “nemico pubblico” al fine di costruire una storia che attiri i palati pruriginosi di alcuni lettori.
Siamo qui a rispedire tutto al mittente: noi partiamo e torniamo insieme, non esistono “buoni e cattivi”, esiste un percorso chiaro, deciso e aperto ed esiste da 8 anni.
Expo non nutre il pianeta: è macchina generatrice di debito, cemento, precarietà, corruzione, devastazione e saccheggio dei territori; modello ben presto esportato in tutto il paese, anticipatore (in senso peggiorativo) delle norme contenute nel Job’s Act, nello Sblocca Italia, nel Piano Casa. Opporsi ad Expo è opporsi a tutto questo: niente opportunità, niente futuro, niente occasioni dentro quel paradigma. La Rete Attitudine No Expo e la sua ricca composizione invece sono portatori di un modello antitetico di città, territori, vita sociale collettiva.
Migliaia di persone attraverseranno le strade di Milano dal 30 aprile al 2 maggio: nessuna macchina della paura e del fango può impedirlo e che ciò accada nelle forme più imprevedibili da parte degli strateghi della criminalizzazione preventiva.
Rete attitudine No Expo

pc 3 aprile - CHI HA SCRITTO GLI ARTICOLI DEL DECRETO 'SBLOCCA ITALIA"?


(Da Altreconomia)


"Chi è intervenuto sulle bozze del testo, andando ad aggiungere commi o a allargare il perimetro delle "Grandi Opere" da far ripartire per far ripartire l'Italia?

Alcune risposte a queste domande si trovano in un documento del 18 novembre 2014, quello con cui i pubblici ministeri di Firenze che hanno condotto l'inchiesta "Sistema" chiedono l'applicazione della misura di custodia cautelare in carcere nei confronti di 5 persone. Quattro di questi soggetti, e cioè Ercole Incalza (già alto funzionario del ministro delle Infrastrutture), Stefano Perotti (ingegnere, titolare dell'azienda Som Consulting,) Francesco Cavallo (presidente di Centostazioni spa, società del gruppo Ferrovie dello Stato) e Sandro Pacella (collaboratore di Incalza) saranno effettivamente arrestati a metà marzo.

L'Alta velocità Brescia-Verona
Scorrendo le 664 pagine, si trova un primo riferimento allo Sblocca-Italia (il decreto legge, approvato il 29 agosto dal governo, viene convertito in legge il 5 novembre 2014) in relazione ai cantieri per

giovedì 2 aprile 2015

pc 2 Aprile - UNIVERSITA' DI PALERMO: SOSTEGNO AI PRIGIONIERI POLITICI MAOISTI IN MAROCCO IN SCIOPERO DELLA FAME

Centinaia di copie del comunicato dei prigionieri politici maoisti marocchini, sono state distribuite ieri all'università di Palermo suscitando interesse e sostegno tra gli studenti universitari, affisse anche locandine a sostegno dei compagni.




Di seguito il comunicato dei compagni:

Comunicato all’opinione pubblica nazionale e internazionale,
Continuiamo la nostra lotta nelle prigioni locali di Boulmharez e Oudaia Marrakech contro le realtà catastrofiche nelle quali viviamo e affrontiamo il sistematico rifiuto dell’amministrazione carceraria di accogliere le nostre richieste, e nonostante abbiamo portato avanti molti scioperi della fame.

Noi denunciamo anche le molestie e le minacce quotidiane che affrontiamo ogni giorno dentro le nostre prigioni, siano esse in forma di insulti, bullismo, attacchi fisici da parte delle guardie, degli ufficiali, direttori e presidenti delle nostre prigioni.

Noi prigionieri politici maoisti abbiamo deciso di intraprendere un nuovo stadio di resistenza conducendo un nuovo e indefinito sciopero della fame per il gruppo di Aziz Elkhalfawi e un altro rinnovabile per tre giorni per il gruppo di Aziz Elbour se necessario. 
Con questi scioperi iniziati lunedì 23 Marzo 2015 in memoria della gloriosa sollevazione del 23 Marzo 1965cerchiamo di imporre le nostre giuste e legittime richieste all’interno della prigione. 

Le nostre richieste sono:
Il nostro rilascio e quello di tutti i prigionieri politici senza condizioni.
Il ritiro delle accuse e dei procedimenti montati dal nulla contro di noi
La caduta delle accuse contro i nostri compagni senza condizioni.
La fine della militarizzazione dell'Università e il completo ritiro della circolare Tripartita.
L’autorizzazione di accesso per le nostre famiglie, per gli studenti e per tutti quelli che vogliono visitarci durante la settimana.
Miglioramento del cibo, il diritto e l’accesso alla cura, alla salute e all’igiene.
La fornitura di libri e il libero accesso a libri di riferimento, giornali e tutto quello che contribuisce allo studio,
Autorizzazione a iscriversi ai corsi di laurea ordinari, specialistici e alla licenza vocazionale.
Autorizzazione al libero utilizzo del telefono per comunicare con l’esterno.
Autorizzazione per passeggiate in un tempo adeguato.
Collocazione dei prigionieri politici in una stessa prigione e nelle stesse celle.
La fine delle molestie e di tutte le misure concernenti gli abusi che affrontiamo ogni giorno.
Infine, riportiamo all’opinione pubblica nazionale e internazionale la nostra piena solidarietà: con tutte le lotte del popolo marocchino in tutte le sue componenti (lavoratori, contadini, studenti, bambini, disoccupati…).
Con tutti i prigionieri politici nel paese e all’estero.
Condanniamo fortemente: la repressione e l'isolamento inflitto alle nostre famiglie, all’Unione Nazionale degli Studenti del Marocco, agli attivisti del movimento 20 Febbraio e a tutti gli attivisti democratici, gli abusi e restrizioni inflitte alle libertà politiche e sindacali in Marocco.
Infine, dichiariamo la nostra determinazione a continuare la lotta dentro la prigione con tutti i mezzi a nostra disposizione per raggiungere le nostre richieste vere e precise e ci assumiamo la piena responsabilità per quello che potrebbe succederci in stato di prigionia e regime reazionario.

puoi sradicare tutti i fiori, ma non sarai mai in grado di fermare l’avanzata della primavera”

Viva la lotta del movimento studentesco!
Viva la rivoluzione marocchina!
Viva la Rivoluzione Proletaria Mondiale!
Viva Marxismo-Leninismo-Maoismo!

FIRMATARI:
Gruppo Aziz Elkhalfawi: Aziz Elkhalfawi – n° 2375 (Oudaia) Radwan Aladimi – n° 2376 (Ouadhias)
Gruppo Aziz Elbour: Aziz Elbour – n°12679 (prison de Tiznit) Mohammed Almouaddine – n° 21409 (Boulmharez) Hicham Almiskini – n°21 415 (Boulmharez) Abdelhak Atalhaoui – n° 21 853 (Boulmharez) Marrakech, 2015/03/21

pc 2 aprile - Turchia il regime fascista di Erdogan attacca GRUP YORUM nella caccia alle streghe - dopo l'attacco dei rivoluzionari turchi - onore alla compagna ELIF SULTAN KALSEN


La mártir Elif Sultan Kalsen caída durante la acción




Istanbul: nuovi arresti, colpito il Grup Yorum. Media accusati di ‘propaganda terrorista’
Mentre in diversi quartieri popolari di Istanbul e di altre città continuano ormai ininterrotti gli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza, il regime di Erdogan ha scatenato una nuova ondata repressiva... ieri è morta Elif Sultan Kalsen, una militante 28enne del Dhkpc. 
Il Dhkpc ha affermato in un comunicato di rivendicazione dell’attacco di ieri e di alcuni dei mesi scorsi contro obiettivi governativi di voler vendicare Berkin Elvan, il ragazzino morto dopo 269 giorni di coma nel marzo del 2014 a causa delle ferite alla testa di un candelotto lacrimogeno sparato dalla polizia ad altezza d’uomo contro una delle manifestazioni antigovernative del giugno del 2013.
Il Dhkpc ha rivendicato anche i colpi di mitra sparati contro una pattuglia della polizia di guardia davanti ad un ufficio del partito di governo Akp a Sütlüce, nel centralissimo quartiere di Beyoglu ad Istanbul.
Almeno dieci persone sono state arrestate nel quartiere di Okmeydani, ad Istanbul, occupato all’alba da decine di blindati e centinaia di agenti in assetto antisommossa.
In manette nel combattivo quartiere sono finiti anche alcuni componenti della band musicale Grup Yorum, presa di mira più volte negli ultimi anni dalle repressione. Due centri culturali sono stati perquisiti dalla polizia che ieri aveva fatto irruzione nella facoltà di giurisprudenza dell'università di Istanbul, arrestando 26 tra studenti e studentesse, accusandoli di aver esposto su un muro la fotografia di uno dei due militanti del Dhkpc autori del sequestro del giudice. Ieri altre 32 persone erano state arrestate in diverse città del paese con l’accusa di far parte o di sostenere il movimento comunista clandestino.

Oggi un gruppo di estremisti di destra ha assalito la famiglia di Safak Yayla durante i funerali del militante comunista ucciso martedì nel palazzo di giustizia di Istanbul, organizzati a Giresun, nel nord della Turchia. Ieri le forze di sicurezza hanno impedito che nel quartiere di Gazi si tenesse un omaggio alle spoglie di Safak Yayla e di Bahtiyar Doğruyol.

L'ufficio del procuratore capo di Istanbul e il Dipartimento di polizia contro il terrorismo e il crimine organizzato hanno ufficialmente messo sotto inchiesta i quotidiani Hürriyet, Cumhuriyet, Posta e Bugün per "propaganda di organizzazione terroristica".
Ieri i giornalisti di 13 media, tra cui Hürriyet, Radikal, Zaman, Taraf, Bugun, Sozcu e le tv CNN Türk e Kanal D (tutte testate critiche nei confronti del governo) si sono visti negare l'accesso alla conferenza stampa e ai funerali di Kiraz presso la moschea di Eyüp Sultan. E' stato lo stesso premier Ahmet Davutoglu ad annunciare di aver dato istruzioni per negare gli accrediti. "Mentre un gran numero di media hanno condiviso con discrezione il dolore della famiglia Kiraz, alcuni di loro hanno dimostrato scortesia, pubblicando la foto dell'ostaggio. Ho dato io istruzioni sugli accrediti. Sono pronto ad affrontare ogni critica. Ho chiesto loro molte volte di stare attenti, ma non vedo alcuna sensibilità umanitaria quando leggo i giornali" ha affermato Davutoglu, aggiungendo che è pronto a rifarlo.

pc 2 aprile - FORMAZIONE OPERAIA - RISPOSTE A DOMANDE: CON IL SALARIO COSA VIENE PAGATO ALL'OPERAIO? IN CHE MODO IL CAPITALISTA REALIZZA IL PLUSVALORE?

Una lettrice della Formazione operaia ci ha posto queste domande, aggiungendo:
"Io penso che contrariamente a quello che si può pensare, il salario non è esattamente un compenso economico per il lavoro effettuato dall'operaio, ma bensì l'equivalente dell'affitto della forza lavoro deciso esclusivamente dal capitalista.
Il capitalista per produrre un qualsiasi prodotto impiega un dato numero di operai che vengono pagati al prezzo che lo stesso capitalista impone, avendo anzitempo anche deciso il prezzo del prodotto da vendere, quindi, sostanzialmente, la differenza tra il prodotto venduto e il lavoro per produrlo crea il plusvalore.


************

Prima questione. Cos'è il salario? E' il valore della forza-lavoro. Come dice Marx ed Engels la forza-lavoro dell'operaio è una merce come tutte le altre. L'operaio "ha bisogno di una determinata somma di mezzi di sostentamento per la propria esistenza e per la conservazione della propria famiglia, che assicura la continuità della forza-lavoro anche dopo la sua morte. Il tempo di lavoro necessario alla produzione di questi mezzi di sostentamento rappresenta perciò il valore della forza-lavoro".
Quindi, è vero che il salario non è "un compenso economico per il lavoro effettuato dall'operaio", perchè il salario non è una parte del lavoro: cosa ha prodotto, quanto vale il suo lavoro, non è cosa che deve interessare l'operaio; i valori prodotti dagli operai non appartengono agli operai ma al capitalista; l'operaio è stato pagato sulla base dei costi di produzione della sua forza lavoro, del tempo di lavoro, socialmente necessario, per produrre questa merce, forza-lavoro e non ha altro da "pretendere". Se è così, introdurre la parola "esattamente" ("non è esattamente un compenso..."), è sbagliato perchè lascia sempre spazio al concetto che comunque il salario è anche un 'compenso legato al lavoro effettuato'.

Invece non è vera la frase successiva: (il salario è) "l'equivalente dell'affitto della forza-lavoro deciso esclusivamente dal capitalista". Per due ragioni: Primo, il capitalista non "affitta" la forza-lavoro, ma l'acquista per una settimana, un mese... e l'operaio di conseguenza la vende, non la dà in affitto; a fronte di questa vendita/acquisto l'operaio per un giorno, una settimana, un mese, un anno, non è più proprietario della sua forza-lavoro, mentre lo è il capitalista. Secondo, quanto paga il padrone all'operaio non è "deciso esclusivamente dal capitalista", non dipende dalla volontà del capitalista, dal fatto se è magnanimo o avaro; altrimenti il, salario dipenderebbe dalla "moralità" dei padroni...
Come quando compra una merce qualsiasi non è chi la compra che ne decide il prezzo, anche quando il capitalista compra la merce forza-lavoro non è lui a deciderne il prezzo, dato che, come abbiamo visto prima, esso è determinato dal costo di produzione dei mezzi di sostentamento necessari all'operaio.
Certo, il capitalista cerca anche di pagare un salario inferiore a quello dovuto, e per questo usa vari mezzi che poi vedremo, ma le oscillazioni del salario, in meno e in più avvengono sempre intorno al costo della merce forza-lavoro socialmente determinato.
Questo concetto sbagliato di volontà, quasi arbitrio del capitalista ritorna nell'altra frase della lettrice: "il capitalista per produrre un qualsiasi prodotto impiega un dato numero di operai che vengono pagati al prezzo che lo stesso capitalista impone" - come ritorna l'altro concetto sbagliato, quello di legare il salario al prezzo della merce: "avendo anzitempo anche deciso il prezzo del prodotto da vendere"; su quest'ultimo aspetto aggiungiamo che neanche il prezzo del prodotto da vendere è deciso dal capitalista, ma dal suo costo di produzione.

Seconda questione
. La lettrice scrive: "la differenza tra il prodotto venduto e il lavoro per produrlo crea il plusvalore".
Il capitalista realizza il plusvalore dal pluslavoro che fa l'operaio. Il plusvalore non avviene con la vendita del prodotto, esso è precedente, esso avviene nella produzione. Tant'è che, soprattutto nei periodi di crisi, la merce può rimanere invenduta, ma non per questo il pluslavoro dell'operaio non ha già aggiunto più valore al prodotto.
Riportiamo, un passo di Engels:
”... che cosa avviene dopo che l’operaio ha venduto al capitalista la sua forza lavoro, cioè dopo che l’ha posta a sua disposizione, per un salario convenuto? Il capitalista conduce l’operaio nella sua officina o fabbrica, dove già si trovano tutti gli oggetti necessari per il lavoro, le materie prime, le materie ausiliarie... gli utensili, le macchine. E qui l’operaio comincia a sgobbare. Supponiamo che... con il suo lavoro di dodici ore l’operaio aggiunga alla materia prima impiegata un nuovo valore di sei marchi, un nuovo valore che il capitalista realizzerà con la vendita del pezzo finito. Di questo importo egli paga all’operaio tre marchi, e gli altri tre se li tiene per sè. Se l’operaio produce in dodici ore un valore di sei marchi, in sei ore produce un valore di tre marchi. Quindi dopo aver lavorato sei ore egli ha già restituito al capitalista l’equivalente di tre marchi, ricevuti come salario. Dopo sei ore di lavoro, tutti e due sono pari; nessuno dei due deve più un soldo all’altro.
“Un momento! - esclama ora il capitalista - io ho noleggiato l’operaio per un giorno intero, per dodici ore. Sei ore non sono che una mezza giornata. Avanti dunque, al lavoro, fino a che anche le altre sei ore siano passate. Solo allora saremo pari!” E in realtà l’operaio deve attenersi al suo contratto “liberamente” concluso, con il quale si impegna a lavorare dodici ore intere, per un prodotto di lavoro che costa sei ore...
...la forza lavoro è una merce, una merce come ogni altra, ma ciò nonostante una merce tutta affatto speciale. Essa ha cioè la proprietà specifica di essere forza produttrice di valore, di essere fonte di valore...".

(I "GIOVEDI' ROSSI" RIPRENDONO IL 16 APRILE)

pc 2 aprile - All'Ilva di Taranto - Preti e ministri dicono messe e promesse mentre in fabbrica si continua a morire e a rischiare la vita ogni giorno!


Per il ministro il principio cardine resta "conciliare l’industria col rispetto dell’ambiente", due valori che "devono andare di pari passo e trovare una convivenza l'uno con l’altro".

Quanto al futuro dell’Ilva, Galletti non ha nascosto che "la situazione è molto difficile" e che per risolverla servono "tanti sacrifici, purtroppo, anche ricorrendo agli ammortizzatori sociali per i lavoratori".Al ministro oggi ha fatto eco l’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, che ha celebrato la messa in Ilva. "Noi abbiamo accolto il desiderio e la disponibilità del ministro dell’Ambiente, Galletti – ha detto – a partecipare alla messa. Io ho dato il mio messaggio. Evidentemente si nota l’interesse del governo. Anch’io però ho detto che alle promesse devono seguire i fatUna messa alla quale hanno partecipato centinaia di lavoratori ai quali era da poco arrivata la notizia dell’ennesimo incidente in fabbrica verificatosi nella tarda serata di ieri.

dal blog tarantocontro.blogspot.com

Ilva un altro grave infortunio al rep. cokerie -  Infortuni e incidenti avvengono ormai a ritmo settimanale. E' la situazione che sta precipitando! La prima bonifica in Ilva è la messa in sicurezza degli operai. Occorre una mobilitazione di tutta la fabbrica

 Un operaio dell'Ilva ha riportato ustioni alla faccia e alle mani cadendo su un piano di carica delle batterie 11 e 12 del reparto Cokerie. Il fatto e' accaduto nella tarda serata di martedi
L'uomo e' stato trasportato prima nell'infermeria dello stabilimento e poi ricoverato in ospedale. La piattaforma in cui e' avvenuto l'incidente, informa il sindacato, ''e' bollente e per questo il lavoratore ha riportato ustioni''. Sono stati alcuni colleghi a dare l'allarme. L'operaio in seguito alla caduta e' svenuto. Sull'episodio stanno svolgendo accertamenti i funzionari dello Spesal".    

Carpenteria Ilva, 110 operai su 269 hanno noduli a tiroide

CHIUDERE SUBITO IL REPARTO E BONIFICARE, SPOSTANDO GLI OPERAI IN ALTRE AREE!

TARANTO – Nel reparto Carpenteria dello stabilimento Ilva di Taranto 110 lavoratori su 269 (media del 43%) hanno uno o più noduli alla tiroide. E’ quanto comunicato alla Fiom Cgil dal dottor Nicola Tota dell’ospedale 'Miullì di Acquaviva delle fonti (Bari), che ha condotto lo screening tiroideo...

Nelle conclusioni sull'esito dello screening tiroideo si sottolinea che “pur non essendo il campione di lavoratori esaminati statisticamente rappresentativo, anche considerando che trattasi di popolazione selezionata e non avendo a disposizione un campione di controllo confrontabile, la prevalenza di patologia nodulare tiroidea sembra in linea con i dati della letteratura nazionale ed internazionale”. Nello stesso reparto lavorava Nicola Darcante, l’operaio di 39 anni morto di tumore il 16 maggio 2014.

pc 2 aprile - La catena di morti sul lavoro si intensifica nella crisi, per sfruttamento precarietà inosservanza delle norme da parte dei padroni, sostenuti dalle leggi del governo Renzi - dobbiamo realizzare anche per questo uno sciopero generale dal basso!

Report morti sul lavoro in Italia

MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO NELLE PROVINCE ITALIANE 
(vanno almeno raddoppiati se si aggiungo i morti sulle strade e in itinere)
Sono 117 i morti sui luoghi di lavoro in questi primi tre mesi del 2015. Se si aggiungono i morti sulle strade e in itinere si superano i 240 morti complessivi. Nonostante la nostra mail spedita anche quest'anno, come nel febbraio 2014, si continua a non far niente per gli agricoltori schiacciati dal trattore che sono già 15 dall’inizio dell’anno su 19 complessivi morti in questi primi 3 mesi (16,2% sul totale. Chiedevamo a Renzi, Poletti e soprattutto Martina di fare una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo. Decine di apparizione televisive sull’EXPO di questo pessimo ministro ma mai un attimo di solidarietà e un intervento a favore di questa categoria di lavoratori.
Ricordiamo ancora una volta che dal 28 febbraio del 2014 alla fine dell’anno ne sono morti così atrocemente 142 e 152 in tutto il 2014.
La carneficina continua anche in edilizia che vede il 20% delle morti per infortuni sui luoghi di lavoro sul totale nei primi 3 mesi. Le cadute dall’alto sono sempre la prima causa di morte in questo comparto. Nell’industria i morti sono il 7,6% sul totale. Nell’autotrasporto il 5,9% sul totale. Le altre vittime degli infortuni mortali sono da distribuirsi nei vari servizi artigianali e giardinaggio. Voglio ricordare a chi legge questo report, che per il 2014 sono circolate in rete dei “numeri” veramente stravaganti sulle morti sul lavoro nelle varie province; che non hanno nessuna corrispondenza con la realtà. Il 1° gennaio 2015 l'Osservatorio ha diffuso il reale numero di morti per infortuni sul lavoro nel 2014. In allegato il Report di quella data, altri "numeri" sono fantasiosi. Aspettiamo che l’INAIL diffonda i suoi dati sulle morti per infortuni sul lavoro per il 2014 poi li confronteremo, ben sapendo che questo istituto monitora solo i propri assicurati.  Ma noi dell’Osservatorio Indipendente di Bologna siamo sicuri di quello che scriviamo: i morti sui luoghi di lavoro sono tutti registrati e li monitoriamo anche se dispongono di assicurazioni diverse o che ne sono privi. E sono in tanti. 
Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

31 marzo 2015

pc 2 aprile - Con i rivoluzionari e le masse turche contro il regime di ERDOGAN

PARTiZAN: “Direniş bayrağını dalgalandıran devrimcileri sahiplenelim!

cağlaamn
Dün Çağlayan Adliyesinde iki DHKC militanı devrimcinin gerçekleştirdiği eylemle ilgili bir açıklama yayımlayan Partizan, devrimcilerin cenazelerine sahip çıkma çağrısı yaptı.
Elimize e-posta yoluyla ulaşan açıklamayı güncelliğinden dolayı yayımlıyoruz.
Direniş bayrağını dalgalandıran devrimcileri sahiplenelim!
Coğrafyamız, yine bir katliama ve buna karşı onurlu bir direnişe ev sahipliği yaptı.
Bundan 43 yıl önce Deniz Gezmiş ve yoldaşlarının idam edilmelerini engellemek amacıyla eylem yapan THKP-C ve THKO militanı on devrimci Tokat’ın Almus ilçesine bağlı Kızıldere köyünde,  “Biz buraya dönmeye değil ölmeye geldik” sloganlarıyla son mermisine kadar çatışarak bize, devrimci dayanışma ve siper yoldaşlığı anlamında tarihsel bir miras bırakarak toprağa düştü.
Kızıldere, o günden bu yana, düşman karşısında baş eğmezliğin, cüret ve kararlılığın bir sembolü olarak Türkiye devrimci hareketine ilham vermeye devam ediyor, yol göstermeyi sürdürüyor.
Deniz Gezmiş, Mahir Çayan ve komünist önder İbrahim Kaypakkaya’nın önderliğinde, 71 silahlı devrimci çıkışı ile tarih sahnesindeki yerini alan devrimci hareketimiz, o günden bu güne sayısız direnişe, şanlı ve onurlu kahramanlıklara ev sahipliği yaptı.

Devrim şehitleri ölümsüzdür!
Yaşasın devrimci dayanışma!
PARTİZAN”

pc 2 aprile - Napoli da ex OPG occupato - "Je so' pazzo"

ll 31 marzo è scaduto definitivamente, dopo quattro anni, la proroga per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Le carceri-manicomio dovrebbero lasciare il posto a strutture sanitarie regionali, le Rems.
Eppure, di nuovo in queste strutture rispetto ai vecchi Opg sembra esserci solo il nome, non certamente l'atteggiamento repressivo e coercitivo rivolto ai sofferenti psichici né tantomeno la stessa concezione della malattia mentale che ha legittimato e conservato le diverse istituzioni manicomiali, qualunque forma queste abbiano assunto nel corso degli anni.

Per l'occasione abbiamo organizzato una giornata di iniziative e dibattiti, proiezioni e reading 

pc 2 aprile - MUOS - la procura ordina il sequestro - sabato manifestazione nazionale NOMUOS a Niscemi



  • (COMUNICATO DEI LEGALI NO MUOS) FINALMENTE IL SEQUESTRO DELLA PROCURA DI CALTAGIRONE

    Il sequestro del MUOS richiesto dalla Procura e disposto dal GIP di Caltagirone, dà atto di quanto stabilito dal TAR di Palermo il 13 febbraio scorso, e cioè che si tratta di un’installazione priva di autorizzazioni e pertanto illegittima ed abusiva. Ma nonostante la sentenza, nei giorni successivi, la US Navy ha proseguito i lavori e utilizzato le parabole. L’associazione antimafie Rita Atria, che aveva già presentato in passato due denunce penali presso la Procura di Caltagirone per abusivismo e mancanza di autorizzazioni, all’indomani della sentenza del TAR ha depositato anche un’istanza di sequestro, che oggi finalmente vediamo realizzato attraverso l’apposizione dei sigilli. Tutta la vicenda del MUOS, sin dal suo inizio, è stata caratterizzata dall’arroganza e dalla prepotenza del governo degli Stati Uniti, supportato da quello italiano. Infatti, il rigetto delle richieste di sospensiva avanzate dal Ministero della Difesa da parte del TAR di Palermo nel luglio del 2013, avrebbe dovuto cautelarmente imporre alla US Navy di fermare i lavori nell’attesa che si definissero i procedimenti pendenti. Invece gli statunitensi hanno accelerato i lavori per completarli e porci davanti un fatto compiuto dal quale pensavano non si potesse più tornare indietro. Ma si sbagliavano, e il sequestro di oggi è l’ennesimo segnale che quell’installazione non può e non deve entrare in funzione. Avverso la sentenza del TAR il Ministero della Difesa italiano ha presentato appello, la cui udienza per la richiesta di sospensiva si terrà il prossimo 15 aprile presso il CGA di Palermo. Come legali del coordinamento dei comitati proseguiremo nella battaglia giudiziaria fino alla fine, a fianco di tutti gli attivisti e i comitati NO MUOS, per difendere il diritto di tutti a vivere in un posto libero da inquinamento, devastazione e guerre.
     
    I legali del coordinamento dei comitati NO MUOS
  • 4 aprile – manifestazione No Muos: come arrivare a Niscemi

    Sono tante le Città di tutta la Sicilia che aderiscono alla Manifestazione e continuano ad aderire, per info: www.nomuos.info

    PULLMAN IN PARTENZA DA:
    CALTANISSETTA
    CATANIA:
    Movimento Albatros - Comitato No Muos/No Sigonella per info: 3803266160
    Collettivo Aleph
    CHIARAMONTE GULFI
    ENNA
    MESSINA
    MODICA
    PALERMO:
    Siamo Tutti NoMuos -
    Centro Sociale Ex Karcere
    RAGUSA  334/7640441-338/3609119  – costo del biglietto 6 euro – partenza ore 13:00 da via Epicarmo
    SCORDIA
    LICODIA EUBEA
    LICATA : https://www.facebook.com/events/817838048252094/
    partenza ore 11 Stazione dei Bus per info e prenotazioni: 3668919728 notrivlicata@gmail.com
    PIAZZA ARMERINA: ore 13.15 Piazza Senatore Marescalchi (stazione)
    per info e prenotazioni: 3336622864 comunica@nomuos.info

mercoledì 1 aprile 2015

pc 1 aprile - E' ancora pena di morte per Mumia Abu Jamal... ma l'america di Obama non ne parla!


Il 30 marzo Johanna Fernandez, fratello maggiore di Mumia Abu Jamal, si è recato a visitare Mumia nel carcere di Frackville, in Pennsylvania. Mumia non c'era: era stato trasferito in un reparto di terapia intensiva per "shock diabetico" in Pottsville Medical Center. La direzione dell'ospedale, sotto pressione delle autorità statunitensi e dell'amministrazione penitenziaria, ha negato l'accesso alla sala rianimazione e qualsiasi informazione a tutta la sua famiglia, prendendo ogni misura per bloccare i sistemi di comunicazione tra Mumia e i famigliari e solidali.
Di qui l'appello della famiglia di Mumia e delle associazioni solidali ad inondare di proteste da tutto il mondo le autorità statunitensi, affinché le condizioni sanitarie di Mumia siano trattate seriamente da medici specializzati indipendenti dall'amministrazione della prigione e per far sì che la famiglia e gli amici lo possano visitare liberamente.

Qui e qui alcuni link per una mobilitazione internazionale

FREEDOM NOW FOR MUMIA ABU JAMAL!

pc 1 aprile - Turchia IL REGIME FASCISTA DI ERDOGAN SCATENA LA REPRESSIONE E LA CACCIA ALLE STREGHE CONTRO LE FORZE RIVOLUZIONARIE E LE MASSE

La polizia ha attaccato giornalisti e attivisti di sinistra che già dal pomeriggio di ieri si erano radunati nei pressi del tribunale di Caglayan. Numerose le cariche e i lacrimogeni sparati; quattro avvocati - Günay Dağ, Süleyman Gökten, Çiğdem Akbulut e Görgün Danacı - una giornalista - Ece Aydın - e numerosi manifestanti sono stati arrestati.
Durante la notte in due quartieri di Istanbul dove forte è il radicamento delle organizzazioni della sinistra rivoluzionaria, centinaia di manifestanti si sono scontrati con le forze di sicurezza. La polizia ha usato i lacrimogeni per disperdere i manifestanti a Okmeydani, il quartiere in cui viveva Berkin Elvan, e anche nel distretto di Gazi le forze dell'ordine hanno utilizzato i blindati e i cannoni ad acqua per disperdere i manifestanti che tentavano di raggiungere un commissariato. Nel corso delle proteste nei due quartieri si sono visti in strada alcuni militanti del Dhkpc armati e con il volto coperto, ai quali si sono aggiunti anche alcuni militanti dell'organizzazione maoista MKP e di quella curda YDG-H. 
Scontri anche in alcune zone di Ankara dove la polizia ha attaccato i manifestanti che celebravano i due militanti uccisi a Istanbul.
L'attesa ondata repressiva del governo contro le forze di sinistra non si è fatta attendere. Questa mattina le forze di sicurezza turche hanno condotto una vasta operazione nei confronti delle organizzazioni dell’estrema sinistra turca accusate di collaborare o di essere contigue al Fronte Rivoluzionario.
Stando ai media turchi finora sono 22 i militanti della sinistra antagonista arrestati nella città di Antalya; l’antiterrorismo li accusa di preparare un blitz simile a quello andato in scena ad Istanbul contro obiettivi del governo turco. Altri dieci arresti sono stati effettuati sempre questa mattina nelle città di Smirne ed Eskisehir.

pc 1 Aprile - "JE SUIS TUNISIE", DOPO PARIGI ANCHE A TUNISI SI FA APPELLO ALL'UNITA' NAZIONALE AL SERVIZIO DELLA CLASSE DOMINANTE

Domenica scorsa in una Tunisi blindata si è svolta la manifestazione "contro il terrorismo", fonti del ministero dell'interno parlano di 70.000 persone scese in piazza in un corteo partito da Bab (porta n.d.a) Sadoun e arrivato al quartiere del Bardo. 
Spontanei ed immediati sono i parallelismi con la manifestazione svoltasi a Parigi all'indomani dell'attentato di Charlie Hebdo in cui il primo ministro francese Hollande chiamò a raccolta "contro il terrorismo" il popolo francese e i leader mondiali.
Anche domenica scorsa a Tunisi la scena si è ripetuta da copione anche se bisogna tenere in considerazione il differente contesto politico che differenzia la Tunisia dalla Francia.
Il principale è la natura differente dei due paesi: la Francia è uno stato imperialista, che muove guerre di aggressione contro altri popoli e stati per mantenere il proprio rango di potenza mondiale, che obbliga altri paesi a rapporti economici iniqui e a proprio favore in particolare con le ex colonie (è il caso della Tunisia ad esempio. 
La Tunisia all'opposto è un paese oppresso dall'imperialismo, la classe dirigente al potere è una borghesia compradora che vive delle briciole dell'imperialismo derivanti dal proprio ruolo di "intermediario" nella svendita delle risorse e forza lavoro del paese alle potenze straniere come la Francia.
Questo è il quadro generale  in cui è scoppiata la rivolta popolare che ha cacciato il regime di Ben Ali, autocratico e servo dell'imperialismo francese e americano in primis, ma che non essendo trasformatisi in rivoluzione ha lasciato al potere l'identico sistema sociale dove i rappresentati della borghesia compradora tunisina sono in parte cambiati in seguito agli eventi politici di cui sopra, e sono appartenenti principalmente a due partiti politici: Nidaa Tounes (che rappresenta l'ancient regime) ed Ennahdha (islamisti affiliati internazionalmente ai Fratelli Musulmani). Quest'ultimi hanno legami più o meno indiretti con la composita galassia jihadista internazionale, quando Ennahdha ha guidato una coalizione di governo, all'indomani delle elezioni dell'Assemblea Costituente, è stata molto tollerante verso il gruppo salafita di Ansar al-Sharia permettendogli di scorazzare in lungo e in largo per il paese, di attraversare facilmente le frontiere e infine di assassinare, restando impuniti, esponenti della sinistra laica e riformista come Chokri Belaid e Mohammed Brahmi nel 2013. Nonostante Nidaa Tounes  è portatore di un laicismo imposto dall'alto in spregio delle libertà religiose mascherato da anti-islamismo come la tradizione Bourguibista e di Ben Ali in seguito insegna, è al governo con Ennahdha. 
Questo governo anti-popolare che si autodefinisce di "unità nazionale" (potremmo dire dei settori più reazionari della borghesia quelli "laici" e islamisti che si sono per l'appunto uniti contro gli interessi popolari) ha chiamato il popolo all'unità nazionale contro il terrorismo.
Le masse popolari che disdegnano profondamente la deriva oscurantista e islamista della società sono scese in piazza a migliaia facendosi strumentalizzare da un governo che come dicevamo ha al proprio interno il partito islamista di Ennahdha.
Nidaa Tounes di contro ha la possibilità di "aggiornare" le misure securitarie e da stato di polizia tipiche dei due precedenti regimi, da un lato accogliendo gli "islamisti moderati" nel governo come vengono chiamati dai media, dall'altro utilizzando lo spauracchio del terrorismo islamico per reprimere qualsiasi forma di dissenso. Già all'indomani dall'attentato del Bardo hanno avuto luogo arresti a tappeto e non solo nei cosiddetti ambienti "islamisti" ma anche contro militanti e oppositori laici. Inoltre il Presidente della Repubblica Essebsi (già uomo forte sotto Bourguiba e Ben Ali) ha colto la palla al balzo per annunciare un possibile dispiegamento dell'esercito in tutte le principali città del paese agitando lo stato d'emergenza che giustificherebbe il restringimento dei margini della libertà di espressione e di organizzazione.
Come a Parigi i leader politici accorsi da tutto il mondo hanno marciato separati dal popolo, e questo al di la delle critiche scandalizzate da parte dei settori democratici e piccolo-borghesi non è che la conferma che i capi di stato e di governo non  hanno niente a che spartire col popolo e questo elemento potrebbe essere utile per evitare future strumentalizzazioni simili.
Quegli stessi capi di governo che muovono guerra a nazioni sovrane e che finanziano, com'è risaputo, l'islamismo militante per destabilizzare paesi del medio e dell'estremo oriente per i propri fini, a Parigi come a Tunisi organizzano manifestazioni contro il "terrorismo" in una sagra dell'ipocrisia senza fine.
Come già il fascismo e il nazismo, gli oppressori nell'opprimere le masse popolari allo stesso tempo cercano di mobilitarle per ottenerne un appoggio contro i loro stessi interessi utilizzando la demagogia e agitando spauracchi (in questo caso il terrorismo).
Le potenze imperialiste, così come il governo tunisino, pigliano anch'esse la palla al balzo per esprimere pieno "sostegno e supporto alla democrazia tunisina" come espresso dal primo ministro italiano Renzi, dai ministri Gentiloni e Pinotti e dal presidente della camera Boldrini.
L'imperialismo italiano non perde quindi tempo per reclamare la propria fetta di torta nell'area e già dopo l'attentato del Bardo e nei giorni seguenti, il governo italiano ha più volte sottolineato che esso dovrebbe spingere "le democrazie" a risolvere la situazione libica (da loro stessi creata) evidentemente tramite un intervento militare e prendendo come esempio positivo l'interventismo unilaterale del dittatore neo-mubarakiano al-Sisi presidente dell'Egitto (altro paese in cui la rivolta abortita ha dato luogo ad un nuovo regime autocratico come il precedente pre-rivolta).
L'imperialismo è la reale causa del "terrorismo", lo fomenta e lo utilizza per i propri fini di dominio, le masse popolari devono impugnare questa consapevolezza e non farsi strumentalizzare nè a Parigi nè a Tunisi nè in nessun luogo. Solo rovesciando questo sistema è possibile sradicare qualsiasi forma di oppressione e oscurantismo sia essa di matrice "laica" o religiosa ma in ultima analisi contro gli interessi del popolo.

pc 1 aprile - La lotta nelle Logistiche ha già smascherato lo sfruttamento schiavistico, criminale e mafioso del duo Poletti/Renzi



Non solo Ischia. Tav, Molfetta e Mafia Capitale: tutti i guai delle coop rosse
Non c'è solo l'inchiesta sul gas a Ischia: negli ultimi anni le cooperative emiliane, vanto e marchio storico della sinistra, sono state al centro di diverse indagini della magistratura: da quella sul passante dell'Alta Velocità di Firenze fino allo scandalo sugli appalti che ha portato al commissariamento del Pd capitolino
di David Marceddu | 31 marzo 2015
Non c’è inchiesta penale sulle grandi opere dal nord al sud dell’Italia che non veda coinvolta a vario titolo qualche grande cooperativa rossa emiliana. Ben prima dell’inchiesta sul gas a Ischia che ha portato in carcere il numero uno della Cpl Concordia, Roberto Casari, già da qualche anno le aziende, vanto e marchio storico della sinistra, assieme ai loro fatturati hanno infatti visto crescere il numero degli indagati nei consigli di amministrazione. Qui di seguito eccone solo alcune tra le più importanti vicende di questi anni.
 L’inchiesta sul passante Tav di Firenze. Nell’autunno 2013 la procura della Repubblica di Firenze