sabato 21 marzo 2015

pc 21 marzo - Lupi dimesso - ma e' anche Renzi che se ne deve andare!

Il sistema di corruzione delle grandi opere, venuto alla luce con la recente inchiesta di Firenze, era già' sommariamente conosciuto e in parte denunciato. Ma come al solito non era successo niente. Anzi su di esso si basano le fortune economiche e politiche di esponenti divenuti ministri.
Ma la ragnatela corruttiva e' molto più vasta e se i magistrati continueranno ciò emergerà chiaro.
Per stare a quello già emerso, e' impossibile che Renzi non ne fosse a conoscenza.
Oggi la stampa parla dei legami Perotti industriale con Lotti. Per chi non lo sapesse Lotti e' uomo di Renzi, anzi e' una sorta di interfaccia di Renzi. Lo e' stato finora nel legame con Verdini.
La coppia Lotti-Verdini ha gestito praticamente tutti i giorni il cosiddetto "patto del nazareno".
Per questo Lupi può essere considerato una sorta di agnello sacrificale per salvare dallo scandalo Renzi e il governo. Ma bisogna incalzare.
E' il governo Renzi che se ne deve andare!

venerdì 20 marzo 2015

pc 20 marzo - IL GOVERNO RENZI E LA SUA MINISTRA CI PORTANO LA GUERRA IN CASA

Min.Pinotti: "Con l'aggravarsi della minaccia terroristica di drammatica evidenza per gli eventi in Tunisia, si è reso necessario un potenziamento del dispositivo aeronavale italiano in Mediterraneo. Le forze armate stanno dispiegando in aggiunta a quanto ordinariamente fatto ulteriori unità navali, team di protezione marittima, aeromobili ad ala fissa e rotante, velivoli a pilotaggio remoto e da ricognizione elettronica, tanto per la protezione delle linee di comunicazione, dei natanti commerciali e delle piattaforme off-shore nazionali, quanto per la sorveglianza delle formazioni jihadiste".

CHI DOBBIAMO TEMERE DI PIU'?
Più l'imperialismo prepara la guerra, più la guerra torna a casa.

pc 20 marzo - "LA RESPONSABILITA' DELLA NASCITA DELL'ISIS E' DEGLI USA/NATO", MA ANCHE DELL'ITALIA

(Da Manlio Dinucci) L’attacco ter­ro­ri­stico in Tuni­sia, che ha mie­tuto anche vit­time ita liane, è stret­ta­mente col­le­gato alla cao­tica situa­zione della Libia, sot­to­li­neano ambienti gover­na­tivi e media. Mer­co­ledì sera per­fino Obama ha rico­no­sciuto che la respon­sa­bi­lità della nascita dell’Is è degli Usa per la guerra all’Iraq — pre­si­dente era George W. Bush. Dimen­ti­cando però che anche il caos in Libia, e sotto la sua pre­si­denza, è stato pro­vo­cato dalla guerra della Nato che, esat­ta­mente quat­tro anni fa, ha demo­lito lo Stato libico.

Il 19 marzo 2011 ini­ziava infatti il bom­bar­da­mento aero­na­vale della Libia: in 7 mesi, l’aviazione Usa/Nato effet­tuava 10mila mis­sioni di attacco, con oltre 40mila bombe e mis­sili; veni­vano finan­ziati e armati i set­tori tri­bali ostili al governo di Tri­poli e gruppi isla­mici fino a pochi mesi prima defi­niti ter­ro­ri­sti; veni­vano infil­trate in Libia anche forze spe­ciali, tra cui migliaia di com­man­dos qata­riani. A que­sta guerra, sotto comando Usa tra­mite la Nato, par­te­ci­pava l’Italia con basi e forze mili­tari. Mol­te­plici fat­tori ren­de­vano la Libia impor­tante per gli inte­ressi sta­tu­ni­tensi ed euro­pei. Le riserve petro­li­fere – le mag­giori dell’Africa, pre­ziose per l’alta qua­lità e il basso costo di estra­zione – e quelle di gas natu­rale, che rima­ne­vano sotto il con­trollo dello Stato libico che con­ce­deva alle com­pa­gnie stra­niere ristretti mar­gini di gua­da­gno; i fondi sovrani, ammon­tanti a circa 200 miliardi di dol­lari (spa­riti dopo la con­fi­sca), che lo Stato libico aveva inve­stito all’estero e che in Africa ave­vano per­messo di creare i primi orga­ni­smi finan­ziari auto­nomi dell’Unione afri­cana. E la posi­zione della Libia, all’intersezione tra Medi­ter­ra­neo, Africa e Medio Oriente.

Sono stati dun­que gli Usa e i mag­giori alleati Nato — la Fran­cia in pri­mis — a finan­ziare, armare e adde­strare in Libia nel 2011 gruppi isla­mici fino a poco prima defi­niti ter­ro­ri­sti, tra cui i primi nuclei del futuro Is; a rifor­nirli di armi con una rete orga­niz­zata dalla Cia (docu­men­tata da un’inchiesta del New York Times) quando, dopo aver con­tri­buito a rove­sciare Ghed­dafi, sono pas­sati in Siria per rove­sciare Assad — ora ritor­nato «inter­lo­cu­tore» degli Usa come se nulla fosse; sono stati sem­pre gli Usa e la Nato ad age­vo­lare l’offensiva dell’Is in Iraq, nel momento in cui il governo al-Maliki si allon­ta­nava da Washing­ton, avvi­ci­nan­dosi a Pechino e a Mosca. L’Is ha svolto di fatto un ruolo ogget­ti­va­mente fun­zio­nale alla stra­te­gia Usa/Nato di demo­li­zione degli Stati con la guerra coperta.

L’attacco ter­ro­ri­stico a Tunisi è avve­nuto il giorno dopo che Aqila Saleh, pre­si­dente del «governo di Tobruk», aveva avver­tito l’Italia che «il Calif­fato può pas­sare dalla Libia al vostro Paese», pre­mendo su Roma per­ché inter­venga in Libia. Il mini­stro Gen­ti­loni ha subito rispo­sto: «Faremo la nostra parte». E il nuovo capo di stato mag­giore dell’esercito, gene­rale Danilo Errico, ha assi­cu­rato che, «se il governo dovesse dare il via» a un inter­vento in Libia, «noi siamo pronti»...

pc 20 Marzo - Sull'attentato islamista nella Tunisia "democratica".



Dopo mesi e mesi in cui si è elogiato il processo di "transizione democratica" (leggi restaurazione del vecchio regime senza Ben Ali e con i Fratelli Musulmani di Ennahdha al governo) infine è successo. La "democratica" e laica Tunisia è stata colpita dall'islamismo militante con un attentato in grande stile. 
La Tunisia oggi in realtà è una questione irrisolta: scossa da una rivolta popolare che reclamava dignità e che è riuscita a cacciare il regime autocratico di Ben Ali, con il cosiddetto processo costituente la rivolta è stata normalizzata, le forze rivoluzionarie proletarie ancora divise non sono riuscite a dare un indirizzo rivoluzionario alla rivolta e nuove contraddizioni sono nate.
La realtà è tutta l'opposto rispetto alla propaganda borghese che afferma tra le altre cose:

- che la nuova costituzione garantirebbe ancor meglio i diritti delle donne; in realtà essi sono messi in pericolo più di prima dall'emergere di forze politiche oscurantiste come Ennahdha e i gruppi salafiti.

- che adesso il paese ha completato con successo il processo di "transizione democratica"; in realtà vige ancora uno stato di polizia che tappa la bocca ai dissidenti e agli oppositori in primis i giovani e la classe operaia protagonisti della rivolta del 2010/2011

- che il partito islamista Ennahdha sia moderato; in realtà settori di esso hanno contatti con il mondo salafita e islamista militante, le stesse aree politiche reazionarie che nel 2013 hanno assassinato alcuni esponenti della sinistra laica e riformista come Chokri Belaid e Mohammed Brahmi.

Durante la cosiddetta "transizione democratica" guidata a fasi alterne prima dagli islamisti e poi da esponenti ripuliti del vecchio regime è stata scritta una bella costituzione liberal-democratica secondo gli standard della democrazia borghese ma non sono stati risolti i problemi reali delle masse popolari che hanno dato vita alla rivolta: la disoccupazione rimane alta, per non parlare di quella giovanile al 30%, i prezzi dei beni di prima necessità sono più elevati a causa dell'inflazione. Molti giovani disillusi prendono la via dell'islamismo militante e attualmente si calcola che dalla Tunisia parta il più grosso numero di foreign fighters per unirsi nelle file dell'ISIS stimati tra i 3000 e i 5000, almeno 500 di essi hanno fatto ritorno in patria e già si iniziano a vedere gli effetti,,,

In questo contesto politico, ieri il quartiere del Bardo ha subito l'ennesimo oltraggio che si aggiunge a quello perenne di ospitare la Camera dei Rappresentanti (dei nemici) del Popolo, un organo della cosiddetta "democrazia tunisina" ovvero quel regime anti-popolare con un governo che rappresenta la fazione della borghesia tunisina "laica" ovvero poliziesca e autocratica filo-Ben Ali unita alla fazione islamista di essa più legata alle petromonarchie del golfo che finanziano l'islamismo militante. I militanti islamisti dell' ISIS forse volevano colpire questo obiettivo legittimo, non importa, la loro ideologia reazionaria neo-medievale e fascio-islamista non gli permette di distinguere gli innocenti dai colpevoli. Nel conflitto a fuoco con le teste di cuoio tunisine entrambe le parti hanno ucciso indiscriminatamente turisti e lavoratori del museo. Il governo reazionario tunisino e i militanti islamisti sono entrambi foraggiati dall'imperialismo, sono entrambe forze antipopolari sono in ultima analisi due facce della stessa medaglia. Intanto il presidente della repubblica Essebsi, uomo dell'ancient regime, non ha perso tempo ad annunciare il dispiegamento dell'esercito nelle principali città come da tradizione della Tunisia autocratica di Bourguiba e Ben Ali.
Per questo come già detto per Charlie Hebdo, se "Je suis Bardo" significa farsi strumentalizzare dal governo Essid, Je ne suis pas Bardo. Nessuna lacrima per i due islamisti e lo sbirro morto, profondo dispiacere per gli innocenti. 
Je suis le peuple tunisienne, Je suis le mineur de Gafsa, Je suis la femme proletarienne tunisienne, Je suis le proletariat tunisienne en lutte pour la revolution reel et proletarienne en Tunisie.

pc 20 marzo - Torino antifascista - si prepara per salvini il 28 marzo

altDi seguito il comunicato 
 degli studenti antifa:
Ieri mattina gli studenti
che intendevano andare
a lezione al Campus e
alla palazzina Einaudi
sono stati accolti all’
ingresso da un ingente
numero di forze dell’ordine. 
 Ancora una volta il motivo
era proteggere e far
volantinare il Fuan
(il gruppo studentesco di Fratelli d'Italia, ex Alleanza Nazionale).

pc 20 marzo - Il caso Parma e la necessità di parlarne

 Riflessioni sulle notizie da Parma


  •  come compagne e compagni sul tema aperto dagli articoli apparsi sulla cronaca parmense degli ultimi giorni è tanto delicato quanto doveroso. Lo è sia nella misura della solidarietà e della vicinanza con la ragazza che ha subito la violenza, se questa è data per certa, sia per ragionare sulle questioni che tale episodio apre in chiave mediatica e materiale. Lo facciamo ribadendo innanzitutto che spetta a lei, senza interventi esterni, stabilire se si sia trattato di stupro e partiamo nella riflessione dall'atteggiamento della cronaca dei giornali, degli inquirenti e delle realtà di movimento. Questa riflessione parte dalla consapevolezza che se dev’essere la donna a stabilire il "regime di verità", la reazione da avere deve essere invece collettiva e portata da tutti.
  • Le notizie raccontano di una violenza sessuale di gruppo avvenuta nel 2010 presso uno spazio sociale di Parma (utilizzato da un'eterogeneità di gruppi e collettivi), dove lo stupro

    pc 20 marzo - Collettivo autorganizzato universitario Napoli - la festa del papà

    "Oggi è la festa del papà. A noi sembra giusto dedicarla a Karl Marx, padre di tutti i rivoluzionari, che con le sue idee ancora oggi continua a dare forza e direzione a quel bisogno di giustizia ed uguaglianza che muove milioni di compagni a combattere questo mondo di merda! 

"Che le classi dominanti tremino al pensiero di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi altro che le proprie catene. Da guadagnare hanno un mondo""Oggi è la festa del papà. A noi sembra giusto dedicarla a Karl Marx, padre di tutti i rivoluzionari, che con le sue idee ancora oggi continua a dare forza e direzione a quel bisogno di giustizia ed uguaglianza che muove milioni di compagni a combattere questo mondo di merda! 

    "Che le classi dominanti tremino al pensiero di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi altro che le proprie catene. Da guadagnare hanno un mondo".

    pc 20 marzo - INTERVISTA ALL'AVV. SERGIO BONETTO SUI PROCESSI ETERNIT, THYSSEN, ILVA

    Le recenti sentenze della Cassazione su ThyssenKrup ed Eternit hanno rovesciato i verdetti di primo grado. Questo perchè? Per debolezza dei processi stessi o per altro?

    Bisogna contestualizzare. Le due sentenze sono state sentenze profondamente innovative. Il caso ThyssenKrup è partito come omicidio volontario, con dolo eventuale, riconosciuto in primo grado, già in appello era stato derubricato in omicidio colposo con colpa cosciente. Ed era comunque una sentenza che in materia di infortunio sul lavoro aveva stabilito il massimo della pena. Non c'è mai stata una sentenza di questo tipo in Italia e una pena simile.
    In Cassazione per la Thyssen vi erano 2 questioni, una quella sollevata dalla Procura, l'altra dal difensore della Thyssen che affermava che la pena “colpa cosciente” era esagerata.
    La Cassazione a sessioni unite ha detto che l'omicidio volontario non ci stava. C'è da dire che non è frequente che la Cassazione faccia sentenze a “sessioni unite”, lo fa quando la questione è stata decisa in modo diverso da altre sezioni, ma in questo caso non vi era stato contrasto in Cassazione, lo hanno fatto per la rilevanza della questione.
    Si tratta di una sentenza che diventa vademecum di questo tipo di processi, in questa materia di infortuni, nei reati di lavoro non ci sarà mai l'omicidio volontario. Questo risultato era scontato prima della sentenza Thyssen, la sentenza di primi grado lo aveva messo in discussione, la Cassazione, invece, lo ha riaffermato. Mentre non ha toccato la pena, rimandandola alla Corte d'appello.
    E' una sentenza che pone un muro molto forte al fatto che sia riconosciuto l'omicidio volontario. Fino alla Thyssen nel nostro paese non ci sono mai condanne alte per morti per infortunio.
    Questo muro è stato sfondato, ma l'altro no. Fino a 4 anni non si va in galera; è un sistema che dà le pene a scopo solo di ammonizione.

    L'Eternit è stata un tentativo di fare un'operazione innovativa. Di considerare come unico fenomeno quello dei danni prodotti all'ambiente e alle persone da produzioni industriali.
    Ci sono stati processi per disastri ambientali, ma quello di tenere assieme tutto, lavoratori, abitanti e ambiente, con l'art. 434 del codice penale, è stata un'operazione innovativa che è andata a sollevare un problema storicamente sotto la polvere, cioè gli effetti a lungo termine delle produzioni industriali. L'Eternit ha cessato la produzione nel 1986 e la gente continua a morire per quelle produzioni.
    Il primo grado di giudizio ha riconosciuto che questa operazione si poteva fare, e anche la Corte d'appello. La Cassazione in modo ancora più violento della sentenza Thyssen, ha detto NO: dovevate fare i processi caso per caso per i singoli morti, perchè tenere assieme quanto accadde nel 1986 con oggi non è previsto dal codice penale, visto come articolo che esauriva le possibilità di punire nel momento in cui cessavano i comportamenti fattivi dei responsabili. Quindi è dal 1986 che comincia a determinarsi la prescrizione. Il fatto che la gente continui a morire non si tratta di “disastro” ma di singoli omicidi che bisogna perseguire uno per uno.
    Questa interpretazione è secondo me forzata. La lettera della norma è degli anni '30, in quegli anni non vi erano disastri per l'utilizzo dei cancerogeni, in mente, allora, avevano l'idea di un disastro semi istantaneo, il cancerogeno invece non è mai istantaneo, ci impiega almeno 10 anni per far emergere i primi effetti, per l'amianto, almeno 30 anni dall'esposizione. Quindi, secondo la Cassazione per i cancerogeni non ci possono essere disastri. La Cassazione ha ideato il “disastro perfetto”, che c'è ma non è punibile.

    Questa è una visione reazionaria: c'è un problema si cerca di affrontarlo per quello che è in maniera unitaria, loro invece dicono no: la lettera della norma dice che si devono vedere i singoli casi.
    In Corte d'appello abbiamo detto che la produzione industriale produce merci e morti in serie, le patologie sono un effetto della produzione industriale, le patologia di amianto non esisteva prima della sua produzione industriale, Il capitalismo produce merci e morti con la stessa intensità.
    Non accorgersi di questo è grave, quando se ne erano accorte le vedove dei lavoratori che appendevano i manifesti funebri sui muri della fabbrica. Se ne sono accorte loro negli anni '80..., ma la Cassazione ha detto: se ne dovevano accorgere prima...

    In risposta a queste due sentenze sono state purtroppo deboli. La stampa ha dedicato solo alcuni articoli, e non c'è stata un'adeguata reazione di forze sindacali, ambientaliste, politiche.

    Il presidente della Repubblica che più volte si è pronunciato per la tutela dei lavoratori, questa volta ha taciuto su Eternit e questo ha un significato. C'è da dire che Eternit non era solo un riconoscimento della questione unitaria, la sentenza di secondo grado aveva aggravato la pena (18 anni di carcere ad un multimiliardario svizzero, che è tra il più importante “benefattore” della Svizzera, organizza corsi di formazione in Vaticano sullo sviluppo sostenibile). La Cassazione si è trovata di fronte ad un soggetto grosso. Non ho le prove delle telefonate del padrone Eternit ai suoi “amici”, ma...
    Rispetto alla politica, Renzi in primis ha deviato l'interesse sul problema, Renzi ha detto che bisognava allungare la prescrizione, ma il problema è invece da quando decorre la prescrizione non quanta è lunga.
    Per l'Eternit la seconda sentenza aveva detto che non c'era prescrizione perchè il disastro è in atto e rientrerà solo quando i morti rientreranno nella media.
    Altri hanno detto: approvare norme nuove, ma queste si applicheranno ai disastri nuovi. Quindi dovremo aspettare altri 30 anni per i disastri nuovi. Vi sono stati articoli stampa che hanno scritto: la fregatura che hanno preso le vittime almeno sta portando al cambiamento delle norme. Ma che facciamo? Chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto...
    In questo senso una certa timidezza c'è stata per chi dovrebbe occuparsi di certe cose. Per le organizzazioni sindacali la loro timidezza è data dal fatto che ci sono altri processi simili, vedi Ilva, dove c'è una famiglia di un certo peso e una attività in corso. Quindi prendere una posizione drastica, “che i reati vanno sempre puniti”, rischiava di sbilanciarsi.

    E' stato un segnale

    La sentenza Eternit è reazionaria, nel senso reale della parola; dice: torniamo indietro di 50 anni.

    Ma siccome questi due processi riprendono, cosa c'è da aspettarsi?

    Dalla Thyssen solo un aggiustamento minimo della pena comminata. Il processo Eternit è più complicato, perchè mette assieme 260 casi di morti nel corso degli anni, in parte lavoratori in parte abitanti, unificati dal dato di essere molto documentati - perchè nel disastro puoi affrontare il fenomeno anche genericamente rispetto al singolo episodio, in questo caso invece devi dimostrare il singolo episodio.
    Terzo elemento: fare un unico processo per così tanti casi implica tempi lunghissimi, solo un udienza per ogni caso già sarebbero 260 udienze. Il tutto perchè la Cassazione ha impedito la trattazione unitaria della questione.

    Il processo Ilva può essere considerato una sorta di maxi processo che raccoglie tutti gli elementi che erano stati indicati negli altri processi.

    Si tratta in effetti di un maxi processo, per il numero degli imputati, ma anche le contestazioni, non solo il disastro doloso, ma viene anche contestata tutta la struttura organizzativa che operava attorno all'Ilva in modo collusivo e l'inchiesta evidenzia uno stretto legame tra gli atteggiamenti collusivi e gli effetti ambientali.
    Questo non è mai stato fatto con un'impresa in attività, a livello mondiale.

    Anche qui esiste l'elemento del disastro ambientale contestato.

    Qui la questione della prescrizione non c'è perchè l'attività continua e non possono dire che ha smesso di inquinare.

    E' una obiettiva diversità rispetto all'Eternit, che deve incoraggiare.

    Diversità che mette al riparo dalle obiezioni fatte al processo Eternit.

    Questo processo è appena cominciato e già il numero di udienze del Gup fa capire che sarà un processo lungo che ha sempre il rischio della prescrizione.

    Non sul disastro, sui reati amministrativi corruttivi è possibile.

    La sentenza Eternit ha detto che non si può parlare di disastro ma di casi singoli.

    Ma perchè il “disastro” era prescritto, loro dicono che prima che cominciasse il processo era già tutto prescritto.

    All'Ilva però sembrano venir fuori altre insidie.

    Il numero degli imputati e il numero dei reati contestati

    Circa il numero degli imputati, secondo il giudizio popolare non sono troppi ma pochi rispetto al sistema corruttivo, collusivo esistente intorno all'Ilva.

    Il fenomeno di consenso intorno all'Ilva è assimilabile a quello che aveva l'Eternit a Casalmonferrato, in cui è arrivata a regalare anche le auto alla stazione dei carabinieri...

    Era impossibile non inserire nel processo questo “sistema”, quindi il fatto che siano molti imputati è inevitabile.

    Negli atti c'è la prova che l'Ilva procedeva per esempio a finanziamenti a strutture religiose in cambio di favori, e non è da escludere che lo facesse anche nei confronti di altri soggetti

    Dall'inizio del processo è sembrato che ci siano stati due messaggi, uno positivo, l'accoglimento delle parti civili, l'altro negativo, l'esclusione delle 3 società.

    L'esclusione dell'Ilva, determinata dal Decreto del governo Renzi e dalla sua dichiarazione di insolvenza, nonché delle altre due società, sarà recuperabile nella fase dibattimentale, con la chiamata come responsabile civile dell'Amministrazione straordinaria e di tutte le società del gruppo Ilva sopravvissute.

    A questo processo sono parti civili operai Ilva, lavoratori del cimitero, cittadini dei Tamburi e di Paolo VI, principali quartieri inquinati, occorre evidenziare questo dato perchè in generale la via scelta dalle parti civili è stata di presentarsi come associazioni, mentre i soggetti colpiti assistono da spettatori

    Si sono costituiti parti civili gruppi di lavoratori, si tratta di gruppi ristretti di persone a cui va dato atto del coraggio perchè non vi è stato nessun genere di appoggio ad una costituzione significativa di cittadini e di lavoratori; si sa che nell'Ilva non è “apprezzato” che i lavoratori si costituiscano parte civile nei confronti della società. E' indispensabile la presenza delle persone fisiche, non si può delegare alle associazioni un processo che giudica che negli anni una città è stata travolta da un'impresa, in cui ambiente di lavoro e di vita sono stati e sono compromessi da un impresa che continua ad operare. Quindi è ragionevole che chi è colpito si faccia vivo nel processo. Non è una questione di associazioni che devono affermare un principio generale, ma di persone che devono affermare la questione del pericolo in cui vivono. E devono farlo in prima persona. Se avremo aule vuote rischiamo di avere sentenze brutte, se invece vengono e si parla di cosa succede nelle aule è possibile che le sentenza fotografano quello che è effettivamente accaduto.

    È chiaro che i processi risentono non solo dell'aspetto che trattano ma del clima politico sociale generale, e questo fa sì che giustizia, risarcimenti, deterrenza verso l'azione dei responsabili e del capitale, possano o meno essere messi in discussione dal clima politico e sociale in generale. Tu pensi che processi di questo genere possano incidere positivamente.

    Soprattutto questo processo può fare molto di più sia in bene che in male. Le leggi, la Costituzione impediscono lo scambio salute-lavoro e impediscono lo scambio lavoro-ambiente. Sul piano sociale si sta affacciando la messa all'ordine del giorno che questa rigidità è un po' eccessiva e che per il lavoro si può fare qualche sacrificio. Quante volte abbiamo sentito i mass media che i lavoratori e i cittadini di Taranto sono posti nella drammatica scelta? E chi la fa questa scelta?
    Qui c'è il rischio che se il processo va male viene affermato il principio che lo scambio fa parte delle condizioni di progresso della società. A Torino c'è un monumento grande per i lavoratori caduti del Frejus, e sono “eroi caduti per il progresso”. Rischiamo di andare in questa direzione anche a Taranto: “monumento agli eroici caduti”...

    pc 20 marzo - LO SCIOPERO DAL BASSO ALLA DALMINE BERGAMO RIESCE E VA AVANTI - GLI OPERAI IN ASSEMBLEA NOMINANO I "DELEGATI DELLO SCIOPERO"

    Giovedì sera, con grande adesione, è iniziato lo sciopero in acciaieria contro il piano di ristrutturazione aziendale, che prevede tra i primi interventi, la riduzione dei turni a 15 in
    acciaieria ed un esubero di 40 operai dal reparto. Ma che avrà un impatto sull'occupazione e sulle condizioni di lavoro per tutto lo stabilimento con i 406 licenziamenti.
    L'assemblea degli operai in sciopero ha deciso di continuare la mobilitazione anche nei prosimi giorni in reparto, con gli scioperi che saranno ancora indetti dallo SlaiCobas sc e dalla Flmu/Cub bg, e di fare un appello a tutta la fabbrica per unirsi e rafforzare
    la lotta.
    Tenendo conto che il 25 marzo inizia la fermata per l'acciaieria di 18 giorni, che dovrebbe dare il via al piano di ristrutturazione, l'assemblea degli operai in sciopero: ribadisce che serve un incontro sindacale urgentissimo, quello di lunedì tende a mettere gli operai dell'acciaieria fuori gioco, vista la fermata.
    • Decide pertanto di mantenere 2 ore di sciopero per turno in acciaieria, con le stesse modalità, (20/22 per 2t; 22/24 per 3t; 12/14 per 1t; 15.30/17.30 per giornata) fino a quando
    l'azienda non convoca l'incontro per rivedere il piano di ristrutturazione della fabbrica.
    • Decide di nominare dei 'delegati dello sciopero' che devono partecipare agli incontri.
    • Decide che, senza novità positive, di allargare la mobilitazione alla fabbrica a partire da lunedì 23 marzo 2015, iniziando con uno sciopero dalle 14.00 alle 16.00, con
    assemblee alle portinerie e manifestazione.

    pc 20 Marzo - Oggi manifestazione contro la repressione a Palermo

    LOTTARE NON E’ REATO
    UNICI DELINQUENTI GOVERNO E QUESTO STATO!
    Lo scorsa settimana la polizia ha notificato a 17 militanti dei centri sociali Anomalia ed ExKarcere una grave restrizione della libertà personale ovvero l’obbligo di firma ma è la motivazione che è ancor più grave: i 17 sono accusati di aver formato un’ associazione a delinquere.
    In cosa consiste la militanza quotidiana di questi compagni che sono principalmente studenti, lavoratori precari e disoccupati? Nei due centri sociali ubicati in quartieri popolari dimenticati da questo stato si organizzano attività sportive, cineforum, concerti e così via, i giovani sono attivi nella difesa delle famiglie senza casa oggetto di sgombero coatto nonostante questo diritto sia garantito formalmente anche dalla costituzione di questo stato borghese.
    Il governo Renzi  è la principale causa della diseguaglianza e ingiustizia sociale e dello sfruttamento di lavoratori, proletari e masse popolari mentre i padroni e i loro rappresentanti in parlamento sono una massa di criminali corrotti, puttanieri con un governo formato da questo tipo di personaggi e veline e mezze calzette; ma restano impuniti! La giustizia borghese utilizza quindi due pesi e due misure, questo tipo di legge non è uguale per tutti ma viene applicata solo contro la povera gente e contro chi lotta per cambiare questo sistema basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
    Il teorema che vuol far passare questo tipo di militanza politica fuori e contro le istituzioni come attività delinquenziale è molto grave e senza precedenti. In questo senso la magistratura si inserisce pienamente nel solco del cammino verso il moderno fascismo che questo stato ha intrapreso per tappe forzate a partire dalla mattanza del G8 di Genova 2001.
    È necessario dare una risposta dal basso e organizzata agli attacchi perpetuati da parte degli apparati repressivi dello stato partendo dall’unione pratica e organizzativa di tutti quei settori sociali colpiti: lavoratori, disoccupati, senza casa, migranti, attivisti politici e così via.
    Questa unione dovrebbe strutturarsi con un respiro nazionale con il compito di organizzare campagne di denuncia e lotta, inchieste e contro-informazioni sugli abusi dei servi dello stato e degli apparati repressivi, iniziative nazionali ecc, da noi individuata con la sigla di Soccorso Rosso Proletario, può assumere anche un altro nome ma la sostanza è che vi è la necessità di un tale organismo pena una risposta inadeguata, spontaneista e localista contro la repressione. Ad esempio la manifestazione di oggi è una prima risposta necessaria all’infame procedimento della magistratura ma il salto di qualità che punta a non riconoscere politicamente l’avversario ma a delegittimarlo sminuendolo al rango di “delinquente” rappresenta un pericoloso precedente che non riguarda solo “la città di Palermo” ma la reazionarizzazione di tutto il paese e quindi di una risposta nazionale da parte di tutte le realtà politico e sociali in lotta.

    Libertà immediata per i 17 compagni!
    Lottare per i propri diritti coerentemente non è reato!
    Contro il moderno fascismo che avanza e lo stato di polizia, 
    ribellarsi è giusto!
    Organizzarsi è necessario!

    SOCCORSO ROSSO PROLETARIO
    srpitalia@gmail.com; 3498113576                 

    pc 20 marzo - Leggere, sostenere, partecipare alla diffusione del nuovo numero di proletari comunisti - a chi rivolgersi

     indirizzo nazionale
    indirizzo postale
    Francesco Lomagistro
    CP 2290 TA/5 74100 TARANTO
     
    info e contatti
    Puglia-Basilicata-Campania
    Roma-Emilia Romagna
    Milano
     Sicilia
    Bergamo-Brescia-Torino


    pc 20 marzo - Proposta per una dichiarazione comune per il 1° Maggio - rispondere a pcro.red@gmail.com

    Questo primo maggio è importante che diverse organizzazioni comuniste e rivoluzionarie esprimano una posizione comune in questa data importante per il proletariato di tutto il mondo.

    Le condizioni del proletariato e delle masse oppressse necessitano di una chiara e ben definita posizione che dia il senso della condizione oggettiva e soggetttiva oggi e indichi la via d'uscita da questa stessa condizione secondo gli insegnamneti che negli anni l'esperienza di tutto il proletariato ha accumulato.

    A milioni oggi i proletari si ribellano in tutto il mondo, e tra questi tanti cercano di organizzarsi per dare una risposta ad una condizione che si fa ogni giorno peggiore.
    Come ci insegnava Marx a classe operaia “possiede un elemento di successo: il numero; ma il numero non pesa sulla bilancia se non quando è unito in collettività ed è guidato dalla conoscenza”.
    Sappiamo tutti, dunque, che senza un proletariato organizzato, e nella sua massima espressione nel partito della rivoluzione, non solo non è possibile per le masse cambiare la propria condizione, ma si lascia spazio alle forze più reazionarie della borghesia, alle forze apertamente fasciste che si mettono a disposizione della borghesia per continuare a garantire i propri interessi e un sistema incancrenito che distrugge quotidianamente uomini e cose.

    Prendiamo una posizione chiara e ferma contro il capitalismo, l'imperialismo e la reazione, lo stato borghese e il governo Renzi e facciamo appello alle avanguardie ad organizzarsi sempre più e meglio contro l'opportunismo, il dogmatismo e il rivoluzionarismo piccolo borghese incoraggiamo le masse, le uniche che fanno la storia, a ribellarsi fino in fondo e farla finita con questo sistema.
    Esprimete  una volontà di costruire questa dichiarazione comune, mentre cominciamo a lavorare a un testo.
    pcro.red@gmail.com - 347-1102638

    proletari comunisti-PCmItalia
    15 marzo 2015

    pc 20 marzo - Risposta del circolo proletari comunisti Milano a un invito per il 25 aprile

    Abbiamo ricevuto l'invito a partecipare ad un'assemblea per un 25 aprile antisionista.
    La nostra risposta:

    Compagni,   Noi crediamo che il 25 aprile debba essere caratterizzato per riaffermare i valori e  gli insegnamenti della Resistenza che, quest’anno, 70° della Liberazione, vede a Milano sempre più i neonazi sfilare per le vie della città Medaglia d’Oro della Resistenza, aggredire gli studenti, partecipare a iniziative in sedi istituzionali, organizzare iniziative a cui i mass media danno visibilità anche a fronte di  numeri risibili, contribuendo ad

    pc 20 marzo - il progetto per l'Ucraina antifascista presentato a Genova

    Il tredici marzo a Genova,  presso il Centro sociale autogestito intitolato a Giuseppe Pinelli - gli attivisti del Collettivo City Strike, aderente alla rete nazionale 'Noi Saremo Tutto', hanno presentato il progetto "Con il Donbass che resiste. Non un passo indietro".

    La relazione è stata  affidata alle parole di Giacomo del Collettivo che ha fatto un breve excursus di ciò che è accaduto in Ucraina a seguito del colpo di Stato effettuato da coloro che ora sono al potere, utilizzando la manovalanza neonazista in funzione antirussa, ed avvaledosi dell'aperto appoggio del Paese degli yanqui e dell'Unione Europea.
    Poi è stato illustrato il progetto: in sostanza si tratta di dare un seguito alla Carovana antifascista, promossa dal gruppo musicale Banda Bassotti, che nel corso del 2014 ha portato aiuti umanitari alle repubbliche della Nova Rossija.
    Quest'anno, dal cinque al nove maggio, verrà ripetuta l'esperienza, e come già nell'occasione precedente alcuni attivisti della rete Noi Saremo Tutto parteciperanno alla spedizione, in modo da continuare nell'opera di controinformazione  rispetto a quanto viene riportato dalla stampa borghese: lo faranno con partenze in due diversi momenti delle prossime settimane.
    Va segnalata anche l'uscita di una raccolta di scritti - a cura della rete nel suo complesso, e dei collettivi che la compongono - concentrati nel libro "Ucraina. Golpe, guerra, resistenza", edito dalla Red Star Press.
    Genova, 18 marzo 2015
    Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

    pc 20 marzo - Pieno appoggio alla mobilitazione nazionale contro gli OPG

    Raccogliamo e rilanciamo l'appello della Rete Antipsichiatrica per la mobilitazione nazionale contro gli OPG che si svolgerà il 28 marzo a Reggio Emilia.

    Corteo nazionale a Reggio Emilia il 28 marzo
    concentramento in Piazza San Prospero (Piazza dei Leoni) ore 14:30

    Mobilitarsi contro gli OPG sta a dimostrare, oltre alla solidarietà con i detenuti, la consapevolezza del fatto che la sostituzione di queste strutture con le REMS e i reparti psichiatrici in carcere altro non è che una rimodulazione del sistema carcerario improntata all'esternalizzazione ed alla privatizzazione che comporta, nella pratica, una crescita del ruolo della psichiatria nel carcere e sul territorio

    L' "emergenza chiusura OPG" altro non fa che legittimare queste trasformazioni.
    Gli OPG e l'uso della psichiatria detentiva fanno parte a tutti gli effetti del complesso repressivo. Ricostruire e riconoscere le forme che lo stato è in grado di attuare nei confronti dei comportamenti incompatibili che si sviluppano nelle contraddizioni della società in cui siamo costretti a vivere ci serve a collocare la lotta contro la repressione su un piano che riesca a cogliere la dialettica con il fuori trasformandoci da soggetti passivi in soggetti consapevoli delle trasformazioni in atto.

    CORTEO SABATO 28 MARZO A REGGIO EMILIA
    CHIUDIAMO TUTTI I MANICOMI!
    LIBERIAMOCI DALLA PSICHIATRIA!
    NO OPG, NO REMS, NO PSICHIATRIA!

    Esistono muri, a volte invisibili, che dividono la normalità dalla “follia”. Sono costruiti dal potere e rafforzati dal deserto che si trova al loro esterno.La presunta, prorogata ormai da 4 anni, chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) lascerà spazio all’istituzione delle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS). Cambia il nome, gli internati sono deportati, gli appalti assegnati e lo slancio riformista soddisfatto. Ma le nuove strutture conservano la medesima attitudine repressiva e il concetto stesso di manicomialità, perpetuandone lo stigma. Lungi dal rappresentare un indebolimento della detenzione senza fine e della psichiatria, ne sono la continuazione aggiornata, calibrata su modelli detentivi improntati a esternalizzazione e privatizzazione, come avvenuto per i CIE. (Centri di Identificazine ed Espulsione)
    Da questa prospettiva, si intravede un sistema detentivo sempre più articolato in cui i concetti arbitrari di “malattia mentale” e “pericolosità sociale” acquistano maggior rilievo, avallati da perizie mediche incontrastabili. È importante e urgente riconoscere il ruolo centrale che ricopre la psichiatria nella nostra società, come uno dei mezzi più violenti, invisibili, versatili e repressivi in mano al potere
    A Reggio Emilia sono concentrati i principali organi repressivi e di detenzione quali: tribunale di Sorveglianza, Carcere, Opg, le Strutture ad Alta Sorveglianza Psichiatrica e sono già in costruzione le future Rems.
    Le mura possono essere di cemento o chimiche, possono essere utilizzate per punire o per prevenire. Non esistono compromessi: i corpi e le menti non si rinchiudono.
    Distruggiamo i manicomi, liberiamoci dalla psichiatria: perché i nostri pensieri siano sempre più pericolosi per chi li vorrebbe incatenati.

    RETE ANTIPSICHIATRICA
    violazione@autistici.org     

    giovedì 19 marzo 2015

    pc 19 marzo - FORMAZIONE OPERAIA - CRITICA ALLE TEORIE BORGHESI (CONTINUA)

    CONTRO LE TEORIE DEGLI ECONOMISTI AL SERVIZIO DEI PADRONI - 2° parte

    Dal “Trattato di economia politica” di Xu He – scritto collettivamente dai professori di economia politica di istituti superiori di Pechino negli anni '60 e volto alla esemplificazione dei principi fondamentali dell'economia politica marxista
    Gli economisti borghesi contrastano il giusto principio del lavoro che determina il valore. Cercando in tutti i modi di eliminare i rapporti tra lavoro e valore, con lo scopo di patrocinare la causa del sistema capitalistico, esse fabbricano le più svariate teorie antiscientifiche del valore"
    L'altro giovedì - 5 marzo - abbiamo analizzato la “teoria dell'offerta e la domanda”.

    Oggi affrontiamo in sintesi due altre teorie. 

    La teoria dei "costi di produzione" -  Secondo questa teoria il valore delle merci è il frutto della comune collaborazione tra il lavoro, il capitale e le forze naturali. Nell'utilizzazione del lavoro, del capitale e delle forze naturali, si pagherebbero separatamente il salario, l'interesse e la rendita, che costituirebbero i costi di produzione. Il valore delle merci sarebbe determinato quindi dai costi di produzione.
    Ma l'interesse e la rendita sono solo il reddito di sfruttamento del capitalista e del detentore della terra e non un costo della produzione. La teoria dei costi di produzione non riesce assolutamente a spiegare come si crea tale reddito nè come si determina la loro ampiezza.  

    La teoria nominale del denaro - Questa teoria separa nettamente il denaro e la merce e ritiene che il denaro non abbia un valore interno, che sia un puro segno del valore, mentre il suo potere d'acquisto è fissato dallo Stato.
    L'errore dei seguaci di questa teoria consiste in ciò: 1) non comprendono la fonte del denaro, troncano il legame tra il denaro e le merci e considerano il denaro un prodotto della volontà e della legge umana. In realtà anche il denaro è un tipo di merce. 2) Confondono nello stesso discorso la misura del valore e la scala dei prezzi, ritengono erroneamente che fissare la scala del prezzo del denaro sia appunto fissare il prezzo del denaro e con ciò negano il valore interno del denaro. Ma sebbene lo Stato possa fissare il nome del denaro, per esempio cambiare alla moneta la denominazione originaria di 1 euro in 5 euro, non può però fissare il potere d'acquisto del denaro, poichè dipende dal valore interno di esso. 3) questi economisti si accorgono solo della funzione di mezzo di circolazione e di mezzo di pagamento del denaro, sottovalutando quelle di misura del valore e di mezzo di tesaurizzazione. Essi vedono quindi nel denaro solo un segno del valore e considerano la cartamoneta vero denaro, il che naturalmente è sbagliato. In realtà la carta moneta come mezzo di circolazione è solo il rappresentante del denaro metallico, nella circolazione cartacea il vero denaro è sempre l'oro. Nella società capitalista questa è la base teorica della borghesia che utilizza l'apparato statale per condurre una politica inflazionistica allo scopo di intensificare lo sfruttamento e la rapina della classe operaia e delle masse dei lavoratori. 

    pc 19 marzo - Del RIO uomo di fiducia di RENZI - la nuova forma di moderno fascista in doppio petto - Vattene!



    Foibe, medaglia al merito a fascista: “Governo la ritiri. 

    Emilia Romagna

    Prima un ordine del giorno approvato dal consiglio comunale di Reggio Emilia per chiedere a Roma un passo indietro, poi Andrea Capelli, capogruppo Pd, ha telefonato direttamente al sottosegretario Graziano Delrio per domandare "spiegazioni immediate sull'onorificenza"



    “Il governo ritiri immediatamente la medaglia al merito consegnata ai figli di Paride Mori”. Prima un ordine del giorno approvato dal consiglio comunale di Reggio Emilia per chiedere a Roma un passo indietro, poi Andrea Capelli, capogruppo Pd, ha telefonato direttamente al sottosegretario Graziano Delrio per domandare “spiegazioni immediate sull’onorificenza”. Al centro della polemica, il riconoscimento conferito, il 10 febbraio scorso, Giornata del ricordo, all’ufficiale parmense del Battaglione Bersaglieri volontari Benito Mussolini, ucciso il 18 febbraio 1944 dai partigiani, proprio dall’ex sindaco del capoluogo di provincia emiliano romagnolo, su proposta di una commissione istituita presso la presidenza del Consiglio.
    “Quel riconoscimento mal si concilia con una città come Reggio Emilia, medaglia d’oro per la Resistenza e patria dei fratelli Cervi, di cui peraltro Delrio è stato sindaco – sottolinea Andrea Capelli, capogruppo Pd in consiglio comunale a Reggio – quindi lo abbiamo contattato immediatamente, e ci è stata data conferma che il sottosegretario riesaminerà l’istruttoria, e che, se ci saranno i presupposti, nei prossimi giorni quel riconoscimento verrà ritirato”. Forse già il 23 marzo, appena qualche settimana dopo la Giornata del ricordo, quando la commissione esaminatrice dovrebbe riunirsi per riesaminare l’istruttoria.
    Venuta a conoscenza della consegna della medaglia ai figli di Mori, infatti, l’amministrazione reggiana aveva approvato un ordine del giorno per chiedere al sottosegretario “immediate spiegazioni” rispetto alla decisione di attribuire al “fascista repubblichino” tale riconoscimento. E nemmeno il tweet di Delrio era bastato a placare le polemiche: “Se la commissione che ha vagliato centinaia di domande ha valutato erroneamente – cinguettava l’ex sindaco di Reggio Emilia, poi volato a Roma con il premier Matteo Renzi, a notizia sui giornali – il riconoscimento dovrà essere revocato”. Solo il dietrofront comunicato via telefono dallo staff del sottosegretario ai consiglieri reggiani ha momentaneamente calmato le acque, “ma ora quella medaglia al valore va ritirata”, precisa l’amministrazione.
    Una richiesta condivisa da quasi tutti i partiti eletti in consiglio comunale a Reggio. Se, infatti, per Forza Italia un eventuale passo indietro “sarebbe da valutare, perché la vicenda va vista nella sua complessità”, come spiega al fattoquotidiano.it il capogruppo Claudio Bassi, il centrosinistra al timone della città vorrebbe invece che il governo si riprendesse l’onorificenza immediatamente.
    “Mori – recita la mozione presentata dalla consigliera comunale reggiana Lucia Lusenti di Sel, poi approvata dalla maggioranza – l’8 settembre del 1943 scelse il fascismo invece di accettare i termini dell’armistizio firmato dall’Italia, aderì alla Repubblica di Salò, fu repubblichino e ufficiale parmense del Battaglione Bersaglieri volontari Benito Mussolini, e combatté al fianco della Waffen SS contro i partigiani, che lo uccisero in uno scontro il 18 febbraio del 1944. La nostra città, invece, ha forte in sé il radicamento antifascista ed è insignita dell’onorificenza di medaglia d’oro per la Resistenza per aver combattuto e sacrificato vite umane alla lotta contro il fascismo e alla liberazione dell’Italia. Dal governo ci aspettiamo delle scuse ufficiali”.

    pc 19 marzo - Parma/Riprendiamo questo grave episodio da 'Il fatto quotidiano', ma vogliamo saperne molto di più - proletari comunisti-PCm Italia

    Stupro di gruppo a Parma, 3 arresti: “Ragazza usata come oggetto inanimato”


    Emilia Romagna


    L'episodio, filmato da un video, è avvenuto nel 2010 nella sede della Rete Antifascista in via Testi. Il tribunale del Riesame di Bologna ha disposto gli arresti domiciliari per tre dei cinque giovani accusati. Il pm aveva chiesto la misura cautelare, ma il gip l'aveva negata



    Il tribunale del Riesame di Bologna ha disposto gli arresti domiciliari per tre dei cinque giovani accusati di violenza di gruppo nei confronti di una ragazza appena maggiorenne. L’episodio era avvenuto nel 2010 a Parma, nell’allora sede della Rete Antifascista in via Testi, ma è emerso solo nei giorni scorsi dopo una lunga attività di indagine del Nucleo investigativo dei carabinieri coordinati dalla Procura di Parma. Vittima una giovane residente nel mantovano che cinque anni fa in occasione di una festa organizzata dal collettivo sarebbe stata aggredita da alcuni ragazzi. La violenza di gruppo era stata filmata da uno dei partecipanti.
    Il pm Giuseppe Amara, titolare dell’indagine che vede coinvolti cinque giovani dai 24 ai 29 anni, aveva chiesto per tutti l’arresto, ma il gip aveva negato la misura cautelare valutando che fosse passato già molto tempo tra l’epoca a cui risalgono i fatti e la chiusura dell’indagine. La Procura aveva fatto appello al Riesame di Bologna per il rischio di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato, e la richiesta è stata in parte accolta. Per tre dei presunti aguzzini, che secondo le ricostruzioni avrebbero abusato della giovane a turno, i giudici hanno disposto i domiciliari. A incastrarli ci sarebbe proprio il filmato girato da uno dei partecipanti all’aggressione, in cui i tre sarebbero riconoscibili tra gli autori dello stupro. I file video sono stati acquisiti come atti di indagine e confermano che la violenza collettiva sarebbe stata compiuta approfittando dello stato di incoscienza della ragazza, che in questi anni non ha mai sporto denuncia sull’episodio, emerso quasi per caso durante altre indagini degli inquirenti.Come scrivono i giudici del Riesame, nel filmato si nota che “il corpo della ragazza veniva usato come un oggetto inanimato” su cui infierire, tanto che la vittima “appare del tutto inerme”. La giovane sarebbe stata stuprata dal branco mentre era incosciente sotto l’effetto dell’alcol e forse anche di qualche droga. Agli indagati infatti viene anche contestata l’offerta di sostanze stupefacenti. I giudici sottolineano inoltre che l’azione è priva di qualsiasi connotazione politica, nonostante lo stupro sia avvenuto nei locali della Rete Antifascista, ma che si denota invece come un atto cruento e di violenza. Per i tre giovani la misura cautelare non scatterà subito, ma rimarranno in libertà fino a quando non saranno scaduti i termini per la presentazione di un eventuale ricorso in Cassazione. Solo decorso questo lasso di tempo e se la Suprema Corte confermerà la decisione del tribunale del Riesame, per i tre finiranno ai domiciliari.

    pc 19 marzo - 15 ottobre 2011: Carlo è libero! - noi vogliamo liberi tutti quelli del 15 ottobre - vogliamo nessuna condanna per i ribelli del 14 dicembre - vogliamo liberi tutti!

    • (da infoaut)
    altQuella che state per leggere è una storia come tante. Prendetevi 5 minuti e leggetela con attenzione poiché pur essendo una storia come tante esemplifica al meglio l’operato di guardie e giudici.
    La storia di Carlo è la storia di uno dei tanti compagni che il 15 Ottobre si è ribellato alla violenza dello polizia e che oggi continua a subire la persecuzione giudiziaria dello Stato. Da lunedì 9 marzo il compagno Carlo Seppia è finalmente libero.
    Dopo una lunga battaglia giudiziaria e una lunga detenzione, è stato assolto dalla Corte di Appello perché il fatto non sussiste sia dal reato di resistenza aggravata a pubblico ufficiale che dal reato di devastazione.
    A darne notizia è stata l’avvocata Silvia Davini di Pisa che fin dall’inizio aveva sostenuto l’estraneità del giovane ai fatti che gli erano stati contestati.
    Carlo era stato arrestato il 27 Ottobre del 2011, dodici giorni dopo la manifestazione del 15 ottobre 2011 svoltasi a Roma e da allora è stato in custodia cautelare, carcere e arresti domiciliari.
    Il riconoscimento di Carlo era avvenuto grazie ad una foto pubblicata dall’edizione on line de Il Giornale. Dopo aver visto lo scatto che immortala un ragazzo vicino alla camionetta blu, un solerte carabiniere, lettore toscano del quotidiano, identificò Carlo e chiamò i suoi colleghi che poi si presentarono a casa di Carlo, mostrando la foto che lo ritrae appunto mentre getta liquido, incendiario secondo gli inquirenti, di una bevanda secondo Carlo, all’interno della camionetta dei Carabinieri data alle fiamme in Piazza San Giovanni.
    Per i carabinieri, Carlo era corresponsabile dell’incendio al blindato e fu accusato anche di resistenza a pubblico ufficiale, ossia al carabiniere Fabio Tartaglione che era alla guida del mezzo e che è stato lasciato uscire dal mezzo senza problemi. Carlo avrebbe ammesso di essere lui quello nella foto, ma nello stesso tempo ha sottolineato che il liquido in questione era una semplice bevanda. Nessun liquido infiammabile.
    Il 10 dicembre 2011, dopo aver scontato 1 mese e mezzo di carcere preventivo Carlo viene messo ai domiciliari. Il 23 marzo 2012 il Tribunale di Roma autorizza Carlo ad allontanarsi dall’abitazione pur restando in custodia cautelare in attesa di processo ai domiciliari
    Il 4 Ottobre 2012, Carlo viene condannato a 5 anni. Non viene citato il liquido infiammabile poiché nessuno lo aveva analizzato: era stato definito così da una supposizione dei Carabinieri.
    Il 20 Giugno del 2013 con l’accusa di aver violato i domiciliari viene riportato in carcere. Carlo non aveva evaso i domiciliari: semplicemente, vivendo in campagna, era uscito a recuperare i suoi cani fuggiti nel bosco ed era poi tornato a casa, avvisando lui stesso i carabinieri di essere uscito temporaneamente.
    Il 10 Ottobre del 2013 viene confermata la condanna a 5 anni in Appello.
    Il 31 gennaio 2014 il Tribunale del Riesame di Roma accoglie l’appello dell’avvocata di Carlo e dispone il ripristino degli arresti domiciliari con divieto di incontro e di colloquio.
    Il 6 maggio 2014 la Cassazione annulla con rinvio la sentenza d’appello. Il 15 maggio 2014 la stessa Corte d’Appello ripristina la custodia in carcere in quanto è stato violato il divieto di incontro pur essendo Carlo presso la propria abitazione. La Corte d’Appello di Roma ha quindi disposto il suo ritorno in carcere al Don Bosco di Pisa.
    In realtà la Cassazione il 6 Maggio 2014 ha annullato la sentenza della III Sezione della Corte di Appello di Roma e Carlo dovrebbe essere già libero da mesi e mesi. Ma in attesa dell’uscita delle motivazioni della sentenza affinché la sua avvocata possa presentare istanza di scarcerazione lo stato si è preso di nuovo la sua meschina vendetta e con una scusa banale ha riportato Carlo in carcere per la terza volta.
    L’avvocata ha dichiarato che «Il mio cliente è rimasto per oltre tre anni sottoposto a misura di custodia, gran parte di questo tempo è rimasto in carcere, senza che ci fossero le prove del reato. L’esito era prevedibile dopo che la Cassazione nel maggio scorso aveva annullato la sentenza di Appello rinviando ad un’altra sezione della Corte per difetto ed incongruità della motivazione della sentenza di condanna. Oggi c’è una grande soddisfazione ma rimane l’amarezza per questi tre anni di detenzione cautelare assolutamente ingiusti. Nel processo non c’erano pubblici ufficiali feriti e non sono mai stati riconosciuti danni materiali riconducibili alla condotta dell’imputato, condotta che è stata oggi riconosciuta, conformemente a quanto già la Cassazione aveva rilevato, penalmente irrilevante».
    L’avvocata Silvia Davini ha aggiunto anche che ora Carlo chiederà i danni allo Stato per l’ingiusta detenzione. Ma ci teniamo a sottolineare che sono 3 anni di vita che lo stato ha rubato a Carlo e che nessun risarcimento potrà restituirgli, così come a tutte le persone internate nelle carceri, con o senza aver commesso reati.
    In attesa della sentenza del processone contro 18 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio e tentato omicidio, sempre per la resistenza del 15 ottobre, brindiamo alla ritrovata libertà di Carlo e gridiamo più che mai: Tutte libere! Tutti liberi!
    da Rete Evasioni

    pc 19 marzo - Masse e partito - da Pillole comuniste

    Il Partito Comunista e i suoi militanti vivono in sintonia con le masse, ma mantenendo sempre una visione di esse che va oltre l'immediato

    da Pillole comuniste - 2 
    17-1-14

    mercoledì 18 marzo 2015

    pc 18 marzo - L'omicidio del governo Modi









    L'inchiesta afferma che, il fuoco della polizia che ha ucciso 17 abitanti del Villaggio di Chhattisgarh era immotivato 

    Le dichiarazioni dei testimoni oculari, suggeriscono alla commissione di inchiesta sullo scontro tra forze di sicurezza e i tribali nel distretto di Chhattisgarh Bijapur, avvenuto tre anni fa e che ha provocato la morte di 17 abitanti del villaggio, che la polizia ha sparato senza alcuna provocazione.
    Tali testimonianze, sostengono le ragioni degli abitanti del villaggio che erano in riunione per pianificare una festa di semina tribale ed erano disarmati, e smentiscono invece la versione della polizia secondo la quale gli abitanti del villaggio erano guerriglieri maoisti che hanno aperto il fuoco contro di loro.

    “Durante la riunione la polizia è arrivata ed ha iniziato a sparare da tutte le direzioni gridando: “catturateli e sparate”...abbiamo gridato che eravamo abitanti del villaggio, ma questo non li ha fermati”
    Questo ha affermato Sarke Pulayya, ventiduenne residente nel villaggio di Sarkeguda nella sua testimonianza raccolta dalla commissione di inchiesta.

    L'attacco è avvenuto nella notte in un campo al centro di tre villaggi.
    Il mattino ha portato alla luce i corpi insanguinati dei giovani sdraiati su di un telone. Tre dei morti erano adolescenti. La polizia non ha registrato vittime tra le proprie fila.
    Molti abitanti del villaggio sono rimasti feriti durante l'agguato, mentre le testimonianze sollevano molti dubbi sulla veridicità delle lesioni subite dai poliziotti.

    pc 18 marzo - La vittoria di Netanyahu dimostra che in Israele il sionismo razzista di tipo nazista è dominante e che non ci può essere autodeterminazione nazionale e sociale per il popolo palestinese senza distruggere lo stato di Israele - Proletari Comunisti - PCm Italia

    Un primo commento su Forum Palestina
    di Michele Giorgio

    Il Likud ha conquistato 29 seggi, mentre il rivale Campo Sionista, guidato dal laburista Yitzhak Herzog, solo 24. Lista Araba Unita a 14 seggi. Governo entro due-settimane.
    Benyamin Netanyahu non ha vinto, ha stravinto le elezioni legislative israeliane. Il suo partito, il Likud, ha conquistato 29 seggi (potrebbero salire a 30 con la conta dei voti dei soldati), mentre Campo Sionista del suo rivale, il laburista Yitzhak Herzog, solo 24.
    A questo punto, secondo i media e contro gli exit-poll che ieri sera alla chiusura delle urne avevano dato i due partiti avversari alla pari, Netanyahu è in grado di formare una maggioranza solida con i suoi partner della destra estrema. Il partito centrista Yesh Atid, forte di 11 seggi, peraltro non esclude di entrare nella nuova maggioranza guidata dal Likud e altrettanto potrebbe fare Kalanu (10 seggi), il partito guidato da Moshe Kahlon, rappresentante della cosiddetta destra sociale, al quale qualche giorno fa Netanyahu aveva offerto il ministero delle finanze.
    “Sono fiero per la grandezza di Israele, Ora dovremo formare subito un governo nazionalista forte e stabile”, ha detto Netanyahu escludendo definitivamente l’ipotesi di esecutivo di unità nazionale che si era affacciata ieri sera su proposta del capo dello stato Reuven Rivlin. Il vincitore ha già preso contatto con i leader della destra con i quali intende dare vita alla nuova coalizione. Netanyahu potrà contare anche su Yisrael Beitenu, il partito antiarabo del ministro degli esteri Avigdor Lieberman che, dato dai sondaggi fuori dalla Knesset, ha conquistato invece sei seggi. “Per noi è una vittoria”, ha commentato Lieberman “nonostante il tentativo di grandi forze di annientarci. Nessun altro partito sarebbe sopravvissuto a questa battaglia. Non è stata solo una lotta politica, siamo stati di fronte ad un annientamento mirato di un intero gruppo politico. Ci siamo confrontati contro grandi forze. Molti, anche nei media, hanno fatto fronte comune per eleminarci, ma non ci sono riusciti”.
    Il terzo gruppo parlamentare alla Knesset sarà la Lista Araba Unita, con ben 14 seggi. Un risultato mai raggiunto che offre alle formazioni politiche che rappresentano la minoranza palestinese (20% della popolazione) in Israele la possibilità di mettere in piedi una opposizione forte all’offensiva, anche legislativa, della destra guidata da Netanyahu contro i cittadini arabi.
    Tacciono in queste ore Herzog e l’alleata Tzipi Livni, passati dall’illusione della vittoria all’amarezza di una sconfitta quasi umiliante. Forte delusione anche per il Meretz, la sinistra sionista, che con grande fatica ha superato la soglia di sbarramento conquistando il minimo: quattro seggi. La leader Zahava Galon ha annunciato la sua rinuncia al seggio per permettere l’ingresso nella Knesset a Tamar Zandberg, quinta sulla lista presentata alle elezioni e astro nascente del partitino.
    Israele si conferma un Paese di destra, sempre più estrema. I dirigenti dell’Autorità nazionale palestinese, pur senza proclamarlo pubblicamente, avevano sperato nella sconfitta di Netanyahu. Si annunciano ora nuovi scontri diplomatici, subito, a partire dal Primo aprile quando la Palestina entrerà a far parte della Corte Penale Internazionale e potrà chiedere una indagine per crimini di guerra contro Israele. Tra molti palestinesi in ogni caso si riteneva inutile e persino dannosa la vittoria del centrosinistra che, a loro dire, non avrebbe cambiato la situazione sul terreno, ma avrebbe comunque garantito a Herzog e Livni il sostegno dei governi occidentali.
    Senza dubbio non brinda alla vittoria di Netanyahu neanche il presidente americano Barack Obama che mantienre rapporti personali molto difficili con il leader israeliano. Noto è lo scontro tra i due riguardo al possibile accordo internazionale sul programma nucleare iraniano. Comunque Obama in questi anni non ha mai fatto mancare a Israele l’appoggio decisivo degli Stati Uniti in diverse importanti circostanze alle Nazioni Unite e in altri ambiti internazionali contro i diritti dei palestinesi. 

    pc 18 marzo - Attacco ISIS a Tunisi - Il governo tunisino scatena le teste di cuoio ed è massacro.


    pc 18 marzo - La Camusso in campo contro Landini per conto del PD e del governo Renzi

    Noi non appoggiamo l'iniziativa confusa, ed elettoralista di fatto, di Landini - nè ci saremo alla manifestazione di Roma; non è la strada, non è la via per cacciare Renzi.
    Noi siamo per lo sciopero generale

    Ma gli attacchi e la dissociazione della Camusso che nega l'evidenza sono attacchi antioperai.
    Sono la difesa del sindacato della conciliazione e della collaborazione.
    Sono un sostegno politico diretto o indiretto a Renzi e vogliono tenere i lavoratori dentro il recinto del PD.
    Vanno fortemente denunciati ai lavoratori e alle masse popolari.

    proletari comunisti-PCm Italia
    18 marzo 2015

    pc 18 marzo - Manifestazione a Palermo contro la repressione il 20 marzo

    • Adesso un teorema afferma che per quei cortei e quelle assemblee ci fosse un'associazione a delinquere per turbativa dell'ordine pubblico":l'accusa pare essere non quella relativa alla radicalità della politica bensì quella di una associazione a delinquere "classicamente" intesa come "criminale". la traduzione di questo teorema della procura e' essere accusatfestato ripetutamente come studenti, precari, lavoratori, disoccupati per la rivendicazione di diritti sociali nella nostra citta. Un gravissimo precedente nella storia cittadina delle lotte sociali a Palermo. Infatti tutti i protagonisti destinatari di questi provvedimenti sono da 10 anni in prima fila nelle lotte sociali per il diritto allo studio,alla casa , al lavoro , per i diritti civili e contro la guerra.'. Ci riconosciamo, e sempre lo faremo, nel diritto, di cui finora ci siamo avvalsi, di poterci organizzare in maniera collettiva per creare nella città in cui abitiamo e nei luoghi che

    pc 18 marzo - La guerra contro i senza casa di Renzi-Lupi prosegue anche a Palermo con sgomberi

    Palermo: sgomberate le case di via Oberdan. 
    altLa Questura di Palermo ha rimarcato questa volontà, sgomberando le 15 famiglie dell'ex-istituto religioso di Via Oberdan, occupato l'anno scorso proprio a marzo. Ricordiamo, inoltre, che gran parte degli edifici abbandonati di Palermo sono di proprietà di istituzioni ecclesiastiche. Alle 7 di questa mattina, diverse camionette delle forze dell'ordine sono giunte sotto l'edificio, facendo irruzione al suo interno. Subito si è sparsa la voce e, in poco tempo, decine di solidali sono giunti sotto l'ormai ex-occupazione, per stare vicino alle 15 famiglie sgomberate.

    Il numero di solidali è andato ingrossandosi durante la mattinata e, intorno alle 10, si è mosso in corteo tra le vie della Zisa, storico quartiere del centro di Palermo, al grido di “Case Subito” e “Case, lavoro e servizi sociali, nei quartieri popolari”. Finito il corteo, il presidio è continuato per tutto il resto della mattina.

    pc 18 marzo - L'assedio alla BCE di Francoforte ci rappresenta tutti!


    Blockupy Francoforte, assedio alla Bce e scontri
    19.15 - Si sta concludendo il corteo che ha attraversato questo pomeriggio le strade del centro di Francoforte diretto alla sede della Deutsche Bank - la Banca Centrale Tedesca, nucleo dominante della Bce - e che ha visto la partecipazione di più di 20 mila manifestanti, per la maggior parte tedeschi ma anche provenienti da vari paesi europei. Nel corso del pomeriggio non sono stati segnalati scontri come invece era accaduto dall'alba fino all'inizio delle manifestazioni della mattinata. Per ora non è stato ancora diffuso un bilancio ufficiale definitivo degli arresti, che dovrebbero comunque essere alcune decine.
    Tra i manifestanti oltre agli attivisti dei movimenti sociali e dei gruppi politici anche alcune centinaia di lavoratori precari - in particolare della multinazionale Amazon - e sindacalisti della Ig Metal, realtà che ha manifestato nel primo pomeriggio. Anche se la mobilitazione di Blockupy non è riuscita a impedire la cerimonia di inaugurazione dell'Eurotower al quale ha presenziato Mario Draghi, i movimenti sono comunque riusciti a bloccare la città - molti gli uffici e le scuole rimasti chiusi, consegna della posta sospesa, trasporto pubblico bloccato in alcuni quartieri - e a 'rovinare la festa' alla Troika
    16.30 - Si è concluso il presidio di massa - migliaia i partecipanti - realizzato dalle 14.30  nella piazza di Roemerberg.os.
    14.40 - Sono stati tutti liberati i manifestanti italiani che erano stati bloccati per ore in strada dalla polizia tedesca in assetto antisommossa,
    11.15 - Il corteo che sta attraversando il centro di Francoforte, formato da cinque diversi manifestanti che in parte sono riusciti a confluire in un unico spezzone partendo in mattinata da diversi punti della città, ha raggiunto il blocco blu chiedendo l'immediata liberazione dei manifestanti bloccati dalla polizia.
    10.35 - Sette auto della polizia date alle fiamme, otto poliziotti feriti - tra i quali alcuni ufficiali - e circa 350 persone arrestate o fermate: è il bilancio, provvisorio, fornito dalle autorità cittadine degli scontri avvenuti finora nel corso delle manifestazioni organizzate da Blockupy in diversi punti di Francoforte in contemporanea con l'inaugurazione della nuova sede della Bce, blindata da barricate e filo spinato e protetta da alcune migliaia di agenti in tenuta antisommossa
    10.25 - Un parte del 'blocco blu', formata soprattutto da manifestanti tedeschi, è riuscita a uscire dall'assedio e a raggiungere alcuni dei punti dove la protesta è autorizzata a ridosso della zona rossa. La parte italiana del 'blocco blu' è invece ancora circondata dalla polizia che pretende di identificare tutti i manifestanti.
    10.00 - Un folto gruppo di manifestanti - denominato 'blocco blu' - è stato completamente circondato dagli agenti in assetto antisommossa e da alcuni idranti, la polizia è riuscita a dividere il corteo in vari spezzoni. Quando i manifestanti hanno tentato di uscire dall'assedio contro di loro la polizia ha utilizzato gli spray urticanti al peperoncino e sono volate alcune manganellate.
    9.10 - Sarebbero 4 e non 2 le autopattuglie della polizia date alle fiamme durante la notte da un gruppo di manifestanti. Durante gli scontri tra agenti e attivisti incappucciati avvenuti all'alba a poca distanza dalla nuova sede della Bce questi ultimi hanno incendiato pneumatici e cassonetti per ritardare l'intervento delle forze dell'ordine. La polizia ha già usato in mattinata i gas lacrimogeni per disperdere una folla di manifestanti che si era avvicinata 'troppo' all'area interdetta, protetta da filo spinato e transenne, mentre un'altra parte in attesa del corteo di metà mattinata sta manifestando a una distanza maggiore. Si segnalano già alcuni feriti lievi.
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    L’Eurotower, la nuova sede della Banca centrale europea alta 185 metri con due torri realizzata nel quartiere del Grossmarkthalle, i vecchi mercati generali della città e costata 1,3 miliardi di euro, è protetta dal filo spinato per impedire il possibile avvicinamento dei manifestanti. Per i contestatori la nuova sede, oltre a simboleggiare “uno spreco di denaro” in un momento di crisi economica, rappresenta la distanza “tra le élite politiche e finanziarie e il popolo”.