sabato 13 settembre 2014

pc 13 settembre - La toccata e fuga di Renzi da Taranto - Buffone... Via da Taranto

vedi video
Matteo Renzi contestato a Taranto: http://youtu.be/TqKCJXkEFxg
Matteo Renzi via da Taranto via da Taranto: http://youtu.be/6o9kfIwrVaM

Renzi "il coraggioso" ci ha provato..., ha tenuto nascosto fino all'ultimo che in occasione della sua venuta a Bari per la Fiera delle Levante avrebbe fatto una scappatina a Taranto.
Il signorino sapeva bene che se la sua visita fosse stata debitamente annunciata e programmata sarebbe stata accolta da una grande manifestazione di operai e masse popolari e forse da qualcosa di più come noi di proletari comunisti fortemente auspicavamo.
Invece il furbetto fiorentino, si è preparato il terreno con il prestito ponte all'Ilva varato che garantiva in extremis lo stipendio agli operai, ed è quindi venuto. Fino a ieri sera non lo sapeva nessuno di chi era intenzionato a protestare - invece erano preavvertiti sindacati confederali, FIM-FIOM-UILM e in maniera un po' provocatoria, con un SMS, il sindaco e la confindustria locale che da qualche settimana strilla, Vendola non è venuto dato che l'avrebbe visto a Bari e pochi altri.
Ma il tam tam ha funzionato lo stesso e questa mattina 100, in alcuni momenti circa 200, ci siamo ritrovati, noi, ambientalisti, pediatri in lotta sulla questione del tumore ai bambini, folto gruppo di operai Ilva Liberi e pensanti, dell'USB - che però hanno girato una ambigua parte a sè su cui varrà la pena tornare -, rappresentanti operai dello Slai cobas Ilva, e altri; e all'arrivo l'accoglienza è stata rumorosa, molto ma molto incazzata e combattiva, come i video disponibili, pur carenti, mostrano. Polizia, carabinieri, finanza hanno fatto fatica quando è arrivato, ma sopratutto dopo, quando una parte dei manifestanti ha cercato di forzare il blocco e noi con loro naturalmente..
Intanto Renzi mostrava tutta la sua pochezza anche al tavolo in prefettura, niente da dire che non si trovasse sui giornali del mattino, ha addirittura usato il ritardo (sospetto) del pagamento degli stipendi dell'Ilva per legare il loro sblocco alla sua venuta; fino alla grottesca, scadente e offensiva buffonata...: "mentre andavo in bagno ho visto dalla finestra... che bella città che è Taranto" - dato che andava al bagno,è ciò che si dice una figura di m...
Giù intanto il sole picchiava forte e l'attesa si è fatta stancante, ma non tanto da non riaccendersi in numero minore all'uscita di Renzi in corsa verso Bari... macchina inseguita, qualcosa lanciata, a rappresentare quello che si dice una fuga precipitosa...
Non gli è andata bene, ma gli doveva andare molto peggio... ci penserà molto prima di tornare a vedere "la bella città". Ha promesso che torna a fine anno dopo Natale... Speriamo... ci manca un Capodanno con botti veri e il tipo è proprio la persona che serve.

circolo proletari comunisti Taranto
13 settembre 2014


pc 13 settembre - Capo Frasca, migliaia protestano davanti al poligono militare

Sulla manifestazione di oggi a Capo Frasca in Sardegna contro le esercitazioni militari, in particolare quelle delle forze armate dello Stato sionista di Israele autore del recente stermino di massa del popolo palestinese di vero e proprio stampo neonazista, i mass media nazionali hanno taciuto o detto molto poco, servi del governo Renzi, attivo complice del massacro di  Israele e della sua politica genocida collaborando e cooperando sia sul piano commerciale che militare fornendo  armamenti e concedendo alle truppe assassine israeliane la piena libertà di esercitarsi all'interno del paese, in Sardegna appunto,  in cui vasti territori  sottratti alla popolazione sono stati utilizzati nel corso degli anni per ampi insediamenti militari.

La Sardegna così come la Sicilia in questo senso diventano sempre più centri/nodi di importante rilevanza per gli interessi e le manovre guerrafondaie imperialiste, con le basi militari di cui la Sicilia è “invasa” da Sigonella, a Birgi, da Augusta a Niscemi con l'antenna/ MUOS-tro, e i grandi insediamenti militari in Sardegna che ospita il 61 per cento delle servitù militari italiane e i tre più grandi poligoni d'Europa, il tutto imposto alle masse popolari dai governi borghesi come "giusto e necessario per la sicurezza nazionale e internazionale", "per supportare gli aiuti umanitari alle donne, bambini….", donne e bambini che non contano più nulla quando si concede invece ai sionisti assassini di esercitarsi militarmente nel nostro paese!

Le iniziative di piazza che questa estate hanno attraversato il paese a sostegno della resistenza del popolo palestinese contro Israele sostenuto dall'imperialismo Usa, Europa, Italia, la manifestazione contro l'installazione di strumenti di guerra come il Muos a Niscemi del 9 agosto, quella di oggi in Sardegna, sono passi importanti collegati da un unico filo, quello contro la guerra imperialista nei sui diversi aspetti, lotta in cui un versante principale è quello contro il governo italiano Renzi/Mogherini, un governo che sulla questione della guerra imperialista, come sollecito servo dell'imperialismo Usa di Obama, vuole fare la propria parte per conquistarsi un posto nello scacchiere di guerra, vedi in questi mesi  la questione Ucraina, il vertice Nato in Galles, la presa di posizione del ministro della difesaPinotti circa un potenziamento del supporto agli USA contro gli jihadisti del Califfato Islamico "visto che gli aiuti umanitari e la fornitura di armi ai curdi non bastano…", la continuazione imperterrita nel sostegno attivo e criminale a  Israele.
Contro un  governo  che  toglie risorse e diritti basilari alla vita alle masse popolari a beneficio  della guerra e delle spese militari al servizio del Capitale.

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Capo Frasca, migliaia protestano davanti al poligono militare

Oristano. Migliaia di persone, giunte da tutta l'isola, si sono date appuntamento davanti all'ingresso del poligono di Capo Frasca per protestare contro le servitù militari che vincolano larghe parti della Sardegna. Una protesta pacifica promossa da movimenti indipendentisti e antimilitaristi alla queal hanno aderito molte associazioni e partiti politici. (http://lanuovasardegna.gelocal.it/)

 





pc 13 Settembre - STRAGE SULLA SPIAGGIA DI GAZA, I PALESTINESI NON DIMENTICANO IL SANGUE VERSATO DEI FIGLI DEL POPOLO - VERSO LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 27 SETTEMBRE A ROMA

La strage sulla spiaggia di Gaza ricordata con bambini sopravvissuti



Giovani parenti dei quattro bambini uccisi dai bombardamenti israeliani mentre giocava a calcio su una spiaggia nel mese di luglio giocare il loro gioco che è stato violentemente interrotta, il 7 settembre (Joe Catron) 
Domenica sera, appena il sole era scivolato dietro il Mar Mediterraneo, i membri della famiglia Bakr, un clan tentacolare di pescatori del campo profughi di Gaza City beach, si sono  raccolti con centinaia di sostenitori sulla spiaggia accanto al porto di Gaza.
La loro azione commemorava la vita di  Ismail Muhammadm Subhi Bakr, nove anni, Ahed Atef Ahed Bakr, dieci anni, Zakariya Ahed Subhi Bakr, dieci anni e  Muhammad Ramez Ezzat Bakr, undici anni.
Tutti e quattro sono stati uccisi in attacchi israeliani mentre giocavano a calcio sulla spiaggia il 16 luglio. La prima esplosione ha ucciso Ismail mentre correva per recuperare una palla. Ahed, Zakariya e Muhammad sono morti nella seconda esplosione.
I proiettili israeliani che terminavano la loro vita hanno colpito la spiaggia direttamente dietro una fila di alberghi che, a metà luglio, ospitava molti dei giornalisti stranieri allora presenti a Gaza.
Insieme con dichiarazioni di membri della loro famiglia e la pittura di murales colorati sul sito dell’omicidio dei ragazzi, l’evento comprendeva anche una partita di calcio, destinata a completare quella interrotta da esplosioni letali quasi due mesi fa.
“Non era mai finita,” Bayan al-Zumaili del Gruppo Safadi, l’organizzazione giovanile che ha lavorato con la famiglia Bakr per organizzare l’evento, ha detto a The Electronic Intifada. “Così abbiamo deciso di completarla con i superstiti del massacro.”
Al-Zumaili, un medico che si è laureato presso l’Università islamica di scuola medica di Gaza due mesi fa, volontario nel reparto di chirurgia dell’ospedale al-Shifa durante l’offensiva di 51 giorni di Israele contro la Striscia di Gaza, che si è conclusa in un cessate il fuoco a tempo indeterminato il 26 agosto .

Assistito dai giornalisti
Fino  al 25 agosto, gli attacchi israeliani avevano ucciso almeno almeno 2.168 palestinesi nella Striscia di Gaza, tra cui 521 bambini, secondo al-Mezan Center di Gaza per i diritti umani.
Il numero di decessi di bambini è salito ad almeno 523, con la morte di Ziyad al-Reefi, di nove anni, il 1 ° settembre, e Rahfat Abu Jame, cinque anni, il martedì. Entrambi morti successivamente a lesioni dovute ad  attacchi israeliani.
La uccisione dei ragazzi Bakr nel mese di luglio ha attirato un’ampia attenzione non solo perché un solo incidente ha causato la morte di quattro giovani della stessa famiglia – uno scenario ripetuto numerose volte durante l’assalto – ma anche perché hanno avuto luogo così vicino a dove tanti giornalisti alloggiavano.
Testimonianze del massacro da giornalisti come Sara Hussein di AFP, Peter Beaumont del The Guardian, Tyler Hicks, e William Booth del The Washington Post hanno raggiunto un pubblico molto più grande rispetto a resoconti di prima mano di uccisioni di massa simili fatte altrove.
NBC ha velocemente ritirato dalla Striscia di Gaza il suo corrispondente Ayman Mohyeldin, che ha twittato: “Minuti prima che venissero uccisi a un passo dal nostro hotel, tiravo calci a una palla con loro”  la rimozione della NBC del loro corrispondente straniero è stato attribuito da molti  alla sua copertura schietta sui morti palestinesi sui social media ed è stato ampiamente criticato da altri giornalisti.
Mentre molti giornalisti hanno assistito agli omicidi, alcuni hanno anche aiutato ad evacuare tre sopravvissuti dalla spiaggia e hanno dato loro il primo soccorso all’interno dell’hotel al-Deira.
“Ci hanno presi di mira sapendo che eravamo bambini, mentre giocavamo una partita di calcio sulla spiaggia, ha detto un sopravvissuto agli attacchi missilistici di Israele, di undici anni, Motasem Bakr, domenica. “La resistenza era sulle frontiere a combatterli, non qui a giocare a calcio.”
“A un ufficiale israeliano non piaceva l’idea dei bambini che giocano”, ha aggiunto.

Al posto dei martiri
Secondo Defence for Children International – Palestine, Ismail, Ahed, Zakariya e Mohammed sono stati dichiarati morti al loro arrivo all’ospedale al-Shifa.
“Le forze israeliane continuano a colpire e uccidere bambini e civili su una base quotidiana, rendendo le dichiarazioni militari israeliane, che sostengono che queste morti sono errori tragici, semplicemente senza senso,” Il direttore esecutivo del DCI-Palestine  Rifat Kassis ha detto in una dichiarazione il giorno successivo: “Il bilancio delle vittime tra i bambini è ora giunto al suo punto più alto in cinque anni.”
Insieme ad altri due sopravvissuti all’attacco, Motasem si è unito ad altri tre ragazzi della famiglia Bakr e sei altri del quartiere devastato di Shujaiya, sul bordo orientale di Gaza City, per continuare la partita di calcio che non avevano mai finito il 16 luglio.
“Al posti dei martiri che non hanno potuto partecipare, abbiamo portato dei sopravvissuti al massacro di Shujaiya per completare la partita al posto loro”, ha detto al-Zumaili.
Decine di palestinesi sono morti nel corso dei giorni di bombardamenti israeliani, degli attacchi aerei e delle sparatorie a Shujaiya a metà luglio. I bombardamenti hanno ridotto gran parte del quartiere in macerie.
Dal momento del cessate il fuoco del 26 agosto, le aree duramente colpite come Shujaiya, Beit Hanoun e Khuzaa  a volte sembravano accampamenti militari; le loro strade principali con le tende erette a  lutto delle famiglie per ospitare persone in lutto e quelli che offrono le loro condoglianze.
Mentre le famiglie piangono le loro perdite, e i palestinesi feriti soccombono alle loro ferite, il continuo processo di Gaza di lutto collettivo continuerà, a volte nella riflessione cupa di tende a lutto, a volte nella semplice gioia di una partita di calcio serale sulla spiaggia.

pc 13 settembre - Napoli - Basta omicidi di stato, basta assassini polizieschi, giustizia per Davide - grande partecipazione al funerale a Rione Traiano - è giusto aprire una riflessione e una discussione che serva all'azione - pubblichiamo interventi apparsi su Infoaut

Di nuovo sui fatti di Traiano

traianoPubblichiamo di seguito nuove prese di posizione sulla tragica vicenda dell'assassinio di Davide Bifolco. Il primo è un commento interessato e puntuale di Alfonso De Vito, un compagno dei movimenti napoletani che, prendendo spunto dal precedente articolo con cui si contestualizzavano le dinamiche che hanno attraversato il territorio a seguito dell'uccisione per mano poliziesca di Davide, approfondisce e integra con ulteriori elementi di critica e riflessione che preludono ad una ipotesi di lavoro diretto e al contempo disincantato sulle contraddizioni e le potenzialità del quartiere. 
Il secondo è invece opera dei compagni di Zero81 di Napoli, che oltre a ricostruire in maniera puntuale gli avvenimenti accaduti (facendo luce sulle tante zone d'ombra e falsità che hanno circondato la vicenda), sottolineano la complessità e le particolarità di un contesto come quello napoletano, nonchè le narrazioni denigratorie e stereotipate che riproducendosi nei media e nelle reti sociali altro che non fanno che assolvere e sollevare dalle proprie responsabilità chi ha portato via Davide alla sua comunità.

La tesi è condivisibile, ma secondo me va contestualizzata e integrata. Che il Sistema, la criminalità economica organizzata, preferisca la cogestione e il compromesso allo scontro con gli apparati dello Stato è sicuro. Del resto fin dall'800 una caratteristica degli apparati statuali nel sud è stata quella di sussumere i poteri informali per rimediare all'inefficenza degli apparati statuali (e a volte anche di sussumere le forme e le pratiche sociali dell'informale all'interno delle forme della governance, cosa che di conseguenza richiede sempre di contestualizzare il concetto di "illegalità di massa" nel processo di soggettivazione sociale in cui di volta in volta si inserisce).
Però non sono certo onnipotenti. Se i camorristi o i narcos potessero garantire da soli e sempre l'ordine pubblico nei quartieri popolari, non si spiegherebbero i veri e propri riot che ci sono stati ad esempio contro le megadiscariche e gli inceneritori anche in territori dove esistono clan radicati e aggressivi, come Pianura, Acerra, la stessa Terzigno, Chiaiano. Rivolte che quasi sempre contrastavano l'interesse primario della camorra non solo per l'effetto di militarizzare a oltranza il territorio, ma anche per il coinvolgimento diretto dei clan nell'affare delle discariche. In molti di questi casi il Sistema è stato costretto ad abbozzare, aspettare e lasciar fare alla repressione statale o adeguarsi e riposizionare i propri interessi (vedi oggi la possibilità di infiltrare i finanziamenti per le bonifiche). Perciò ci sono secondo me altri elementi di contesto che vanno inserirti per cercare una spiegazione del contenimento della rabbia sociale. A partire da quel che abbiamo visto in questi giorni al rione Traiano.
Anzitutto la composizione sociale che si è mobilitata. Sabato in piazza, a parte un circuito di compagni, c'erano, in massa, gli ultimi. Neppure i penultimi e i terz'ultimi... Un paio di migliaia di giovani e giovanissimi sottoproletari del quartiere e un pò di compagni di scuola, con i parenti di Davide e qualche altro adulto del rione.
Una manifestazione abbastanza isolata sia dal punto di vista della composizione sociale che della rappresentanza (nell'immediato non ci ha messo la faccia nemmeno un consigliere di municipalità, un prete, un associazione, una sigla sindacale qualunque...).
La chimica sociale che ha innescato, dato forza e legittimato socialmente le rivolte antidiscarica era indiscutibilmente più complessa, saldando la rabbia sociale degli ultimi a un discorso pubblico forte e a un coinvolgimento sociale molto più largo che aveva svariate forme di organizzazione/autorganizzazione.
Eppure per quanto riguarda il rione Traiano non stiamo parlando di un ghetto isolato della periferia, Traiano è un rione socialmente chiuso ma urbanisticamente abbastanza centrale, a poche centinaia di metri dal più importante polo universitario cittadino. Un rione che fino alla metà degli anni '80 vedeva importanti presidi anche della sinistra radicale.
Questo isolamento nasce perciò, secondo me, dalla potenza di due discorsi:
da un lato l'egemonia del discorso securitario, delle politiche della paura che in generale è uno straordinario scudo difensivo per le violenze commesse in divisa (e del resto quante rivolte ricordiamo per i tanti omicidi commessi dalle forze dell'ordine in questi anni in Italia!?). Dall'altro la potenza degli stereotipi, i processi culturali di razzializzazione del sottoproletariato urbano meridionale che agiscono non solo nell'opinone pubblica del nord, ma anche nei corpi sociali della città e perfino in chi ne è oggetto. Nella narrazione largamente egemone sui mass media e non solo, Davide è una vittima del ghetto, del contesto "incivile" di cui farebbe parte, in ultima istanza vittima anche di se stesso. Mezza italia oggi conosce i microclan che si contendono "Traiano di sotto e Traiano di sopra", presume di conoscere vita morte e miracoli di Davide e degli altri che erano con lui sul motorino, e perfino della famiglia di Davide fino alla terza generazione, mentre niente si conosce, neppure l'identità, dell'uomo in divisa che l'ha realmente ammazzato (e uno degli elementi di rivendicazione di Ferguson è stata proprio l'identità degli assassini). Come se fosse il coprotagonista "accidentale" di un dramma già scritto. Una percezione amplificata dalla torsione "gomorrista" della cultura antimafia, con tutto il suo portato antropologico ed essenzialista che però piuttosto che attribuire a un libro interessante e ad una buona crime-story mi pare addebitabile al contesto culturale in cui sono state calate e in cui hanno finito per giocare un certo ruolo.
Così per tornare alle scene del rione Traiano nemmeno il Sistema ha usato metodi arroganti per arginare la rabbia sociale (cosa che potrebbe avvenire quando i residui di insubordinazione sociale diverranno numericamente esigui) ma si è ipocritamente servito degli stessi dispositivi di autocontenimento culturale che in maniera più convinta ha adottato anche la parrocchia e perfino qualche insegnante di scuola. "Dobbiamo dimostrare che siamo civili, altrimenti diranno che avevano ragione i carabinieri", sottintendendo l'immagine di feccia urbana cui gli abitanti dei rioni più popolari si sentono incatenati. Erano questi gli inviti che venivano rivolti alle anime più infuocate e sconvolte dall'accaduto, spesso giovanissimi amici della vittima. Una sorta di moral suasion che però non so quanto avrebbe funzionato se l'iniziale corteo di duemila persone, che sembrava attraversato da autentiche scariche elettriche di rabbia fluida e disordinata, fosse arrivato compatto alla caserma dei carabinieri a cui si dirigeva con passo di carica, invece di essere scompaginato dal diluvio.
Sono questi dispositivi del razzismo e della subalternità sociale ad avvicinare, molto più del topos della rivolta, questa vicenda al parallelo suggestivo con Ferguson. Con la differenza, come ha rilevato Bascetta, che qui non c'è un processo di soggettivazione sociale e di conflitto come c'è a Ferguson intorno alla linea del colore che sappia rompere questi meccanismi sociali e culturali di contenimento.. Non c'è un'elaborazione del razzismo e della razzializzazione dei meridionali come si è strutturata nella costruzione materiale di questo paese, anche se qualcosa negli ultimi anni riemerge sui social network, negli stili degli ambienti ultras, nella ricerca di collettivi ed esperienze di base.
Tornando all'isolamento sociale del corteo di sabato non potevano romperlo da soli neppure i compagni presenti, trattandosi per altro di uno dei rioni in cui c'è meno presenza (e anzi questo dramma è stata occasione di recupero di relazioni sociali).
Volevo rimarcare questi aspetti perchè credo ne vengano delle indicazioni su come lavorare, sia rispetto alla necessità di creare dei riferimenti autorganizzati nel quartiere, sia rispetto al contrasto di certe retoriche oggi egemoni a Napoli e in Italia.
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Non è un paese per poveri: #DavideBifolco e il #Razzismo di classe in #Italia
Partiamo dall’inizio, per chiarire le cose: noi, come tanti altri, nel Rione Traiano sabato 6 settembre c’eravamo.
In realtà eravamo lì già il giorno prima, quando ci ha travolto la notizia che un carabiniere avesse ucciso un ragazzino di 16 anni.
Scusateci, ma non siamo proprio capaci di guardare quello che accade attorno a noi senza averne conoscenza diretta e abbiamo sentito dal primo momento il bisogno di stare accanto alla famiglia di Davide che perdeva un figlio e un fratello per mano di “un uomo dello Stato” proprio in quel quartiere già devastato dall’abbandono e dalla criminalità organizzata.
Abbiamo voluto esserci per loro e per Davide: troppo giovane per poter portare sulle spalle anche le responsabilità della sua stessa morte. Una responsabilità che dal giorno dopo, con lurida freddezza, hanno provato ad addossargli carabinieri, poliziotti, istituzioni, intellettuali progressisti e quel gigantesco ventre molle razzista e classista che abita questo paese.
Abbiamo fatto una scelta di parte, quella che ci è sempre appartenuta: affiancarci agli ultimi di questa società e di questa città, coloro che non riescono ad arrivare a fine mese, che vivono di piccoli lavoretti a nero, che sopravvivono nel centro e nelle periferie senza aver mai conosciuto nessuna forma di welfare; chi vive in questi quartieri dormitorio e campa di lavori sottopagati in altre parti della città, o a quelli che vivono di illegalità perché di possibilità di scelta non ne hanno mai avute, a quelli che la gente chiama “La Camorra” ma che della Camorra sono le prime vittime, manovalanza di un mercato del lavoro criminale spietato quasi come quello legale, ma decisamente più accessibile.
Ci siamo stupiti che grande parte della città non ci fosse, mentre la ritrovavamo sui social media, comodamente seduta dietro le proprie scrivanie, a pontificare su quello che non ha mai visto e a pensare di poter dare lezioni di vita.
Abbiamo creduto che un evento tragico come quello della notte del 5 settembre avesse la forza di scuotere anche le coscienze più perbeniste.
Anche la razzistissima America ha avuto un briciolo di comprensione per la rabbia di Ferguson, mentre l’Italia razzista e bigotta, e pezzi consistenti della classe dirigente di questa città, hanno guardato l’ennesimo spettacolo da “gomorra”, non riuscendo a “perdonare” a Davide Bifolco, napoletano, di essere morto ammazzato per mano di un carabiniere.
Quel ventre molle, razzista e classista, è il terreno fertile di un’opinione pubblica e il mercato di una stampa che dal giorno dopo ha scelto di ignorare i fatti accaduti nel corso di quella notte (e confermati dalle testimonianze dei giorni seguenti) per darsi a un’imbarazzante litania sociologica sulle “colpe” di Davide, dei suoi amici, del suo quartiere e della sua città.
Di certo ci aspettavamo le cazzate del Salvini e del Saviano di turno, e le evocazioni legalitarie del fascista più inappropriato e odioso della situazione: a questo giro il premio l’ha vinto Bobbio, ex sindaco di Castellamare di Stabia e membro del partito con il più alto tasso di collusione mafiosa della regione.
Quello che non ci aspettavamo, invece, è la foga di alcuni editoriali e di numerosi profili Facebook e Twitter che hanno messo in luce quanto questo paese e questa città covino un odio viscerale nei confronti dei poveri, degli ultimi della società, i fanoniani “dannati della terra” o una lombrosiana “razza maledetta”.
Scrive Paolo Macry sul Corriere della Sera dell’8 settembre: “A Napoli esistono i ghetti. Ciò che nella Parigi di Victor Hugo o nella Londra di Charles Dickens era il confine di classe e che nelle città americane è stato lungamente (e in parte è tuttora) il confine di razza, a Napoli è il confine della legalità. Scampia, Forcella, il Rione Berlingieri, il Rione Luzzatti, eccetera, costituiscono aree economicamente degradate e urbanisticamente fatiscenti, ma sono anche il luogo di una contrapposizione dei cittadini allo Stato che appare intensa, diffusa e, a quanto sembra, introiettata. È qui che si nascondono i latitanti, che la gente cerca di resistere con la forza agli arresti della polizia, che i conflitti tra interessi vengono risolti da una giustizia privata e cruenta e le guerre tra bande armate avvengono alla luce del sole. Mentre un miscuglio inestricabile di paura, collusione e omertà suggerisce il silenzio ai testimoni. Sono insomma ghetti perché riflettono un contesto infernale ma anche perché, in qualche modo, si sentono essi stessi ghetti. Ovvero territori separati dal resto del tessuto urbano, soggetti a codici speciali, abituati a proprie gerarchie di potere, fidelizzati con ricompense di varia natura dalle organizzazioni criminali”
Il “quartiere illegale” è l’espressione sublime della razzializzazione di questo popolo. È il ghetto all’italiana nel suo odiato, utile e imbarazzante Sud. È lo spazio dove esiste un peccato originale e oggettivo, per il quale non esiste sociologia che tenga.
È uno shock culturale e discorsivo che annienta tutte le altre categorie del discorso.
È (scusateci l’astrazione che abbandoniamo immediatamente) ciò che consente di superare, con un battito di ciglia, tutte le questioni di diritto che la storia di quella notte pone.
In primo luogo: il diritto di un carabiniere di sparare al petto un uomo. Ragazzino o non ragazzino, di spalle o di faccia, in fuga o inerte.
In secondo luogo: il diritto di un carabiniere di sparare al petto un ragazzino in fuga, senza alcun rischio di offesa. Che abbia ignorato o meno un posto di blocco con il suo motorino, che girasse da solo o evidentemente in barba al codice della strada (ma solo al codice della strada!!) a due, a tre, o quattro senza casco.
Questa discussione non esiste. Esistono invece tutte quegli argomenti che servono a giustificare l’omicidio di un ragazzino a opera di un carabiniere, che si esprimono nel trovarsi in un quartiere dormitorio con un alto tasso di criminalità organizzata, con altissima disoccupazione e dispersione scolastica, con servizi zero, prospettive nulle. Esiste, dunque, la colpa di essere povero.
In un quartiere ghetto, costruito, come tanti altri ghetti nostrani, da quello stesso Stato e dai poteri forti che evocano legalità mentre continuano ad affamare, avvelenare e impoverire le nostre terre. E mentre sparano, senza alcun diritto, rivendicano legalità.
Il giorno dopo raccontano al mondo il ghetto. Mentre continuano ad avvelenarlo di miseria, mentre continuano a intossicarlo di disoccupazione e dispersione scolastica. Domani sarà di nuovo il ghetto “dimenticato”, perché in questo paese non si vede luce in fondo al tunnel della disoccupazione e della precarietà, allo smantellamento della scuola e dei servizi.
Quello che vediamo davanti a noi è un razziale odio di classe da romanzo dell’800, ma terribilmente vivo nelle attuali testate nazionali e nell’opinione pubblica nostrana.
Un odio di classe necessario: l’odio figlio della paura che quella moltitudine di corpi esca dal corpo, rabbiosa, per rivendicare un briciolo di dignità. La paura che quella moltitudine fuoriesca dal ghetto.
La Napoli bene, che ha trascorso l’inverno a scimmiottare le frasi più cult di “gomorra”, ha tremato dinanzi all’ipotesi che quella gente arrivasse fuori alle proprie case, ha tremato all’idea che lo stato di cose presenti venisse messo in discussione.
Su queste paure, coscienti o meno, mette basi il falso assioma classista che vuole nella povertà e nell’illegalità la causa della prevaricazione e la nascita delle mafie. Lo stesso assioma che vuole tutti i poveri camorristi e, fuori dalla città, tutti i napoletani camorristi. Sulla base di questo assioma trova perfino giustificazione l’omicidio di un ragazzino di 16 anni per mano di un carabiniere.
Noi oggi non vogliamo raccontare la storia di quella notte, lo sta facendo benissimo la gente del rione Traiano che con forza dirompente esplode di narrazioni, testimonianze, video, interviste, che scende in piazza ogni giorno e parla linguaggi diversi. Che ha la forza di parlare con noi, reagendo anche alle svariate operazioni delle grandi testate giornalistiche e dei miseri poliziotti di quartiere che dal primo giorno hanno avuto l’ansia di raccontarci in piazza come corpo estraneo, “portatori d’odio”, violenti e pericolosi, che dal primo giorno si sono occupati di diffamare la nostra solidarietà.
Testate e poliziotti che non aspettano altro che completare l’assioma povertà=illegalità=camorra mettendoci dentro anche coloro che come noi dal primo giorno hanno scelto di non abbandonare Davide e i suoi amici (un primo imbarazzante comico assaggio sul Corriere del Mezzogiorno del 10 settembre traccia con aria massonica trame di connessione tra antagonisti e dei virgolettati “amici di Davide”, inserendo con un colpo di magia tra le prime quindici parole anche i mitici “black block”).
Testate e poliziotti che non aspettano altro che creare altri ghetti nel ghetto, per rimettere ogni cosa al suo posto e tornare a dialogare serenamente con i galoppini delle piazze di spaccio della zona, quelli che portano valanghe di voti ai politici di turno a ogni appuntamento elettorale.
Questo ve lo possiamo raccontare: in piazza, sabato, c’erano loro a mantenere calma la manifestazione.
Per nostra fortuna erano la minoranza di un quartiere vivo e solidale che piangeva, urlava, cantava e pregava. Gente semplice.
Noi stiamo con queste persone, voi scegliete da che parte stare.
Il silenzio, sicuramente,  sarebbe più dignitoso.
Noi vogliamo ringraziare questi ragazzi perché è solo grazie alla loro scelta di stare in piazza ogni giorno da sabato che forse la ricerca di verità e giustizia non sarà vana.
E vogliamo ringraziare l’associazione ACAD che ha tempestivamente offerto supporto legale, gestendo anche in parte efficientemente la comunicazione nei giorni successivi.
A tutti i perbenisti da tastiera facciamo l’invito a un po’ di silenzio e ad una rapida ricerca su Google per scoprire che la metà delle proprie convinzioni è falsa. Se proprio non ci riescono, gliene forniamo qualcuna.
1) “A Napoli si scende in piazza solo quando un carabiniere ammazza un ragazzo e mai quando uccide la camorra!”
Falso. A Napoli si scende in piazza sempre contro gli abusi dell”una e dell’altra faccia del capitalismo, basta guardare la fiaccolata dopo la morte di Pasquale Romano (novembre 2013), vittima innocente di una guerra di camorra.

2) “Dopo la morte di Davide Bifolco sono state incendiate 6 auto della polizia.”
Falso. La questura stessa in un comunicato ufficiale smentisce la notizia.

3) “Bisogna tutelare la privacy del carabiniere e non diffondere le sue generalità per la presunzione d’innocenza.”
Noi chiediamo a gran voce che le generalità del carabiniere siano diffuse perché siamo convinti che questo sia un atto di tutela nei confronti dell’intera cittadinanza. Vogliamo essere sicuri che sia lui e solo lui a pagare per ciò che ha fatto, senza la possibilità di insabbiare e depistare le indagini o inquinare le prove come già è stato fatto sul luogo del delitto. Vogliamo che sia lui a non tornare mai più al suo posto di lavoro, per la tutela dell’intera comunità, pretendiamo le sue generalità per una questione di trasparenze e tutela dal basso della cittadinanza. Al contrario, dettagli della vita della famiglia di Davide sono stati passati al setaccio dai giornali per costruire l’immagine di un ragazzo-delinquente.

4) Per quale motivo nessun giornale ha posto l’attenzione sul fatto che l’indagine sia stata affidata agli stessi carabinieri, dunque colleghi dell’omicida? Non sarebbe stato un gesto di buon senso e di trasparenza affidarle a un altro organo dello Stato?

5) “Il colpo che ha ucciso Davide è accidentale”
Da quando in Italia esiste la legge Reale, 1975, sono più di 1000 i casi di morti “accidentali”, grazie all’art. 14 che recita: “estendendo la previsione normativa dell’art. 53 c.p., consente alle forze dell’ordine di usare legittimamente le armi non solo in presenza di violenza o di resistenza, ma comunque quando si tratti di «impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona”. Gli agenti colpevoli di omicidio l’hanno sempre fatta franca. È arrivato il momento di abolire questa infame legge che tutela gli omicidi di Stato.

6) “ Il carabiniere che ha ucciso Davide Bifolco NON È sottoposto a custodia cautelare”
Questo risulta davvero incomprensibile, visto che è stato già appurato che l’agente dell’Arma abbia di proposito inquinato la scena del delitto e le relative prove, spostando il cadavere e nascondendo il bossolo. Cosa fa credere al PM che non possa farlo di nuovo? Questa eventualità è resa possibile dal fatto che sono gli stessi appartenenti all’Arma a condurre le indagini sul caso.

7) “Se vai a 3 sul motorino senza casco e assicurazione sei colpevole quanto il carabiniere”.
Sembra assurdo, ma va ricordato a tutti i paladini della giustizia che le mancate osservanze del codice della strada prevedono una sanzione amministrativa che, per quanto cruenta, non ha ancora raggiunto la pena di morte. La Corte di Cassazione, inoltre, ha in passato definito l’infrazione di un posto di blocco non un reato penale. L’omicidio in Italia prevede una pena non inferiore ai 21 anni di reclusione.

8 ) “Il carabiniere era sotto pressione, succede quando si fa servizio in quartieri difficili”
Falso! Se il carabiniere subisce cosi tanto la pressione può scegliere tranquillamente un altro mestiere: viviamo tutti i giorni di stenti e lavori precari e non per questo ammazziamo la gente. Ripetiamo, inoltre e fuor di retorica, che nei quartieri difficili le forze dell’ordine hanno dei rapporti di convivenza, politici ed economici, con la criminalità organizzata che permette loro di stare tranquilli. La maggior parte delle caserme o dei commissariati della periferia sorgono nei pressi di piazze di spaccio (vedi Secondigliano, Scampia, o lo stesso Rione Traiano) e non ci sembra che vengano assaltate quotidianamente.

9 )“I cortei sono gestiti dalla camorra, come durante l’emergenza rifiuti”
Niente di più falso! Basterebbe farsi un giro e non fermarsi alle apparenze, per capire che i primi a non volere troppa visibilità e caos nelle strade sono gli stessi appartenenti alle organizzazioni criminali. La stessa magistratura ha poi confermato negli anni che l’interesse dei clan è sempre stato rivolto al ciclo dei rifiuti, legale e illegale, e che esistevano delle connessioni tra i capitali che provenivano dai clan e la costruzione delle discariche e degli inceneritori. Ne deriva che la Camorra e lo Stato si sono alleate contro i cittadini perché il ciclo dei rifiuti fosse quello progettato dalle istituzioni. (Ancora oggi un nuovo ciclo virtuoso dei rifiuti in Campania non si vede. Impianti di riciclaggio e compostaggio non vengono costruiti!)

10) “Il carabiniere non aveva altra scelta, era una situazione difficile e doveva impugnare la pistola per sicurezza”
Quello che è imperdonabile all’infame che ha ucciso Davide Bifolco è proprio questo: sorvolando sull’inusuale accanimento con il quale di principio si è appassionato all’inseguimento di questi pericolosi criminali, la gazzella dei carabinieri aveva già speronato e fatto cadere i tre ragazzi, i carabinieri avevano ormai il motorino e sarebbero potuti risalire al proprietario; avevano inoltre tratto in arresto già uno dei tre. Esistevano insomma tutti gli elementi per risalire agli altri due presenti sul mezzo (non vi raccontiamo quali strumenti vengono quotidianamente utilizzati nelle caserme napoletane per portare a buon fine gli interrogatori!): non c’era nessun motivo per sparare, non c’era nessun motivo per togliere gli anni migliori a un ragazzino innocente.ì 08 Settembre 2014 17:27

Traiano non è Ferguson

cortexdavideNel raccontare e analizzare i fatti di Traiano, alcuni "illustri" commentatori (Saviano in testa, seguito da altri giornalisti mainstream) si sono lanciati in facili analogie con Ferguson, che ci sembrano però alquanto forzate. Ci potranno sicuramente essere analogie sulla gestione della marginalità e della povertà, analogie sul come agisce la polizia in certi quartieri.
Quartieri che vedono militari che si sentono di agire in uno stato di guerra e che vengono sistematicamente addestrati per muoversi in questo modo. Non è un caso che molti di questi "ragazzini in divisa" mandati in nei quartieri popolari sono reduci da missioni di guerra. Militari sottoposti ad una formazione razzista e sterotipata che fanno del disprezzo della povertà un punto fermo, per  cui la vita di un ragazzino di quartiere non ha nessun valore.
Ma del resto che quartieri costruiti per ospitare la povertà e la marginalità conoscano il controllo poliziesco come unica faccia del potere statale non ci sembra assolutamente una novità. E anche qui, le differenze rispetto a Ferguson, non sono poche: in quei quartieri parliamo di una polizia militarizzata e di un controllo che possiamo definire "scientifico", quindi qualcosa di sicuramente diverso rispetto a quanto vediamo a Traiano e nel resto della periferia napoletana. Crediamo, però,  sia molto più interessante guardare ed analizzare le analogie che assolutamente non ci sono, e, ahinoi, a non esserci, è sicuramente la rivolta.
Esplosione che abbiamo sperato, ma che purtroppo non si è data. Molte delle risposte del perchè questa rabbia non sia esplosa non sono difficili da individuare. Se l'unica faccia del potere statale in quei territorio è la polizia, c'è un altro potere ben più invasivo e radicato che condiziona le dinamiche sociali di questi luoghi.
Ed è il potere economico e militare del "sistema". Perchè è questo il volto reale dello sfruttamento capitalista su questi territori.Soccavo è una delle principali piazze di spaccio, e si sa, neanche questa è una novità, alle piazze di spaccio il casino e l'esposizione mediatica non piacciano assolutamente. "La camorra ci protegge, lo Stato ci uccide". Una frase che i pennivendoli si sono affrettati a sbattere in prima pagina nel tentativo di buttare discredito sulla morte di Davide e su un intero quartiere.
Non dubitiamo che possa essere stata detta, e del resto quando l'unico volto statale che conosci è la divisa, non è difficile illudersi che questa infame menzogna sia vera. Ma la verità è che il "sistema" non ha figli da proteggere. Al "sistema" non interessa la dignità di un quartiere e di una città, non interessa la morte di un bambino. L'unica cosa che interessa sono i profitti. Quindi the show must go on. Le basi devono tornare a lavorare a pieno regime e nel più breve tempo possibile.
Ed è così che Stato e Camorra tornano ad essere un solo volto. Il volto di un potere pervasivo, violento e parassitario, che non esita a proteggersi a vicenda, tornando ad essere un solo esercito. Del resto il "sistema", con il suo carattero parissatario, anche da tragedie come queste può trarre benefici: "qua non si muove nulla, nessuna rivolta, ma per un po' noi facciamo i cazzi nostri senza sbirri tra i piedi." E la vita di un ragazzino finisce ad essere svenduta per i profitti del "sistema".
E allora va bene il corteo, perchè questi ragazzini che si sono visti ammazzare un coetaneo, un amico, un ragazzo del quartiere, dovranno pur sfogarsi in qualche modo, l'importante è che duri poco e resti perimetrato dentro certi paletti. E così che quanti alla fine del corteo, non troppi a dire la verità, provano ad alzare qualche barricata, se non indietreggiano davanti ai lacrimogeni della polizia, sono costretti a indietreggiare davanti all'ordine del "sistema".
Ma bisogna dirsi la verità fino in fondo. Se non fosse stato per la capacità delle realtà di base del quartiere e di quelle cittadine nel trovare le giuste connessioni e i giusti modi, probabilmente non avremmo assistito nemmeno a quel corteo, a quell'unico, timido, momento di rabbia. Del resto è quello che si poteva percepire fin dalle prime ore. Ma noi per primi, siamo finiti vittime delle nostre stesse enfatizzazioni e speranze. Perchè la verità è che quelle auto della polizia distrutte e il quartiere in rivolta subito dopo l'uccisione di Davide, quando la mano del "sistema" ancora non aveva tirato il freno, non sono altro che una enfatizzazione giornalistica e di chi come noi ha creduto e sperato in una possibile esplosione di rabbia.
Certo, quella che ha attraversato e animato il corteo è stata una composizione estremamente giovanile, ma che probabilmente prima ancora di essere trascinata dalla rabbia, vive una situazione di confusione e smarrimento. Quello con cui bisogna fare i conti è che si tratta di una generazione stretta tra l'incudine e il martello; tra il nulla di quartieri ghetto, fatti di palazzoni disposti in file regolari e attraversati da enormi vialoni che rendono ancora più difficile la socialità, che vedono nell'asfissiante militarizzazione una costante, e l'ancor più pervasivo potere e controllo del "sistema".
Insomma, una rabbia e una rivolta ancora lontane dall'esplodere, ma sicuramente tante contraddizioni con cui fare i conti ed agire. Una di queste è sicuramente quella per cui al "sistema" la vita e la giustizia per chi vive i quartieri non interessa assolutamente.

pc 13 settembre - Proletari Comunisti alla manifestazione di Piacenza SABATO 13 SETTEMBRE ORE 16,00 CORTEO

LICENZIAMENTI POLITICI E REPRESSIONE NON FERMANO MA 
ALIMENTANO LA LOTTA CONTRO LO SCHIAVISMO NELLE LOGISTICHE!

PROLETARI COMUNISTI, i cui compagni a Bergamo, a Milano, sono già impegnati nelle lotte della logistica, esprime il proprio totale appoggio a tutte le lotte degli operai della logistica, da chiunque organizzate.
Questa lotta è importante per vari motivi:
  • perchè in un momento in cui in generale le lotte degli operai, delle fabbriche, della maggiorparte dei lavoratori sono ancora piccole e inadeguate, per responsabilità principale del processo di liquefazione nella difesa degli interessi dei lavoratori da parte del movimento sindacale a guida cgil, cisl, uil, la lotta degli operai della logistica, che resiste, si estende nel settore, assesta in alcuni momenti colpi alle controparti, si pone attualmente come componente d'avanguardia del movimento dei lavoratori;
  • perchè questa lotta, in cui la stragrande maggioranza sono operai immigrati, da un lato smaschera il legame sfruttamento/razzismo dei padroni e dello Stato italiani; dall'altra mostra che invece gli operai non hanno “colore” o paese, ma si riconoscono nella lotta come unica classe;
  • perchè è una lotta che pone al centro, non solo la difesa del lavoro e delle condizioni di lavoro, ma anche, e spesso come principale, la difesa del diritto degli operai di scegliere loro come organizzarsi sindacalmente, contro i sindacati confederali che spesso trovano la migliore sponsorizzazione da parte delle stesse aziende; quindi il riconoscimento del loro sindacato di base come condizione per una reale salvaguardia delle rivendicazioni;
  • perchè la linea che la guida e la pratica è all'insegna dell'unità tra gli operai, tra le lotte dei vari settori della logistica, all'insegna delle parole d'ordine: “Se toccano uno toccano tutti! Se perdiamo perdiamo tutti! Se vinciamo vinciamo tutti!”;
  • perchè la risposta repressiva della polizia, dall'Ikea alla Dielle, come l'aggressione fascista di Trezzo organizzata direttamente dai padroni delle cooperative, vogliono impedire che la lotta si estenda e vinca; ma stanno trovando una degna risposta: la repressione non ferma ma alimenta la ribellione.
PROLETARI COMUNISTI RITIENE CHE LA BATTAGLIA SI VINCE SE SI UNISCONO LE VARIE LOTTE DEGLI OPERAI DELLA LOGISTICA, SE LE REALTA' SOLIDALI DEL MOVIMENTO LE SOSTENGONO TUTTE, SUPERANDO SPIRITO DI PARTE O DI SCHIERAMENTI PRECOSTITUITI.
ASSUMIAMO LO SPIRITO DI CLASSE UNITARIO DEGLI OPERAI DELLA LOGISTICA.

Circoli proletari comunisti MI/BG– PCm – Italia

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NEWSLETTER CSA VITTORIA-Milano
via Friuli ang. Muratori 43
www.csavittoria.org
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CONTINUA LA MOBILITAZIONE A SOSTEGNO DEI LAVORATORI LICENZIATI AL POLO LOGISTICO IKEA DI PIACENZA DOPO LE INIZIATIVE NAZIONALI DAVANTI AI PUNTI VENDITA DI MILANO , BOLOGNA, NAPOLI , PARMA , PADOVA , ROMA , TORINO.
SABATO 13 SETTEMBRE ORE 16,00 CORTEO A PIACENZA IN SOLIDARIETA DEI 24 LAVORATORI IKEA LICENZIATI CONCENTRAMENTO GIARDINI MARGHERITA (DAVANTI ALLA STAZIONE)
per leggere il volantino vai al seguente link  
http://www.csavittoria.org/cooperative/sabato-13-settembre-ore-16-00-corteo-a-piacenza.html 
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pc 13 settembre - Dall'attivo nazionale di proletari comunisti - dagli interventi di un giovane compagno di Palermo

Intervento n° 1: nel mio primo intervento ho voluto focalizzare l'attenzione non tanto sui contenuti de “I principi del leninismo”quanto sull'esperienza che abbiamo fatto come studio circolo. Ho sottolineato l'importanza del ritmo che abbiamo dato allo studio (settimanale) aprendo inoltre alla possibilità di un cambio di metodo (mi viene in mente per esempio la possibilità di studiare autonomamente i capitoli e su questi discutere insieme su quello che abbiamo assimilato; in questo modo secondo me lo studio potrebbe essere più proficuo, stimolante e meno “passivo”).
In secondo tempo, ho focalizzato la mia attenzione sulla sfida che ci attende ogni volta che finiamo di studiare un classico: tradurlo in termini pratici e dunque in azione (no mere citazioni o conoscere a menadito le parole dei testi). A mio avviso ciò richiede una consultazione costante dei testi studiati; questo ci permette di comporre il puzzle che ci porterà a cambiare la nostra forma mentis e ragionare in termini materialistico/dialettici.

Intervento n° 2: nelle Pillole comuniste a pag 98 e 114 si segnala il legame e l'importanza dello studio teorico perchè esso permette di comprendere
...il rapporto tra ogni fatto della lotta di classe e questo insieme permette di dare ad ogni fatto la valutazione giusta... lo studio ci fornisce gli strumenti adeguati per leggere realtà più o meno complesse e farlo con la lente di ingrandimento giusta: quella del proletariato.
Così come è importante la teoria se si considera che
...La guerra rivoluzionaria non è inventata dall'azione soggettiva del partito... è innanzitutto trasformazione ideologica, strategica e tattica...
La pillola pag.97 invece sottolinea l'importanza del partito e il dovere, nei confronti delle masse e del proletariato, che abbiamo nel costruirlo (atto di amore).

sui problemi politici

...perché noi siamo contro la riforma costituzionale del senato. 

Partendo dall'assunto che i comunisti sono contro lo Stato borghese per tutte le ragioni che sappiamo, nello specifico: la democrazia borghese si basa sull'importanza del parlamento come bilanciamento istituzionale alla volontà del governo  L'iter legislativo si compone di varie fasi nelle quali a seguito di una iniziativa legislativa il disegno di legge deve essere presentato, discusso e votato in ognuna delle due camere. In caso di votazione positiva di camera e senato l'iter può continuare il suo corso.
Nel caso in cui il disegno di legge venga modificato in una delle due camere, per continuare, è necessario che l'altra camera dia nuovamente il suo assenso. E' così che si può innescare un ping pong tra le due camere che ostruisce l'approvazione di una norma....
E' per questo motivo che i governi adottano lo strumento della fiducia, decreto legge e decreto legislativo (ATTENZIONE: questi 2 ultimi strumenti dovrebbero essere utilizzati dal governo in casi di necessità invece la tendenza è opposta, ossia utilizzarli in maniera del tutto normale appunto per svilire il ruolo del parlamento).
Se ci fosse l'abolizione del Senato, l'iter legislativo sarebbe più snello e la voce di forze che possono ostacolare l'emanazione di nuove leggi (seppur non per interessi proletari, ma per giochi di potere) sarebbe notevolmente ridotta.
De facto già adesso i governi, ricorrendo ai 3 strumenti precedentemente citati, sviliscono la natura dello stesso parlamento borghese; con una riforma costituzionale tale tendenza sarebbe riconosciuta de iure e per di più acuita.

E' quindi una misura abbastanza pericolosa che confermerebbe ancora di più la tendenza al moderno fascismo che avanza....

pc 13 settembre - "RIFORMA SUL LAVORO"... INTANTO TOGLIAMO I DIRITTI FONDAMENTALI

Via via che il governo Renzi, a "spizzichi e mozzichi" sta uscendo fuori il piano del Jobs Act, viene sempre più chiaro che non è per niente un piano per la difesa del lavoro e per aumentare i posti di lavoro, ma un piano per togliere a chi ha uno straccio di lavoro i pochi diritti che ancora restano.
Questo viene fatto anche violando le stesse leggi fatte precedentemente dal Parlamento, con uno Stato che sconfessa sè stesso per favorire i padroni.

Basti vedere alcuni punti del disegno di legge già approvati - dove il più delle volte gli "emendamenti" agiscono per peggiorarlo:
I contratti di solidarietà vengono resi ancora più facili per le aziende da ottenere. Certo, era già da tempo che i controlli Inps, Ispettorato del Lavoro, sulla legittimità dei CdS non si facevano più o in modo molto superficiale e che le richieste venivano autorizzate "d'Ufficio", come quelle sulla cassintegrazione, alcune delle quali palesemente false e date solo per salvaguardare i profitti padronali dalla crisi; ma ora li si vuole rendere "più semplici e più ampi". Non solo. In aperta violazione della loro stessa legge che vieta nuove assunzioni in presenza dei CdS, il disegno di legge dice che invece si possono fare, chiaramente allo scopo di tagliare i costi del lavoro dei lavoratori più anziani, con più garanzie retributive e contrattuali, e sostituire una parte del loro lavoro con contratti precari sottopagati.
Le ferie, in violazione della normativa che dice che le ferie sono "obbligatorie", tanto che il padrone non le può sostituire con una indennità, perchè le ferie sono una necessità fisica e psicologica del lavoratore, irrinunciabile (e su cui vi sono varie sentenze della magistratura), ora il governo Renzi dice che un lavoratore può cedere parte delle proprie ferie a un altro lavoratore della stessa azienda, in caso di necessità da parte di quest'ultimo di cura per figli minori. Le chiamano "ferie solidali", ma in realtà l'unica "solidarietà" è verso le tasche del padrone.
Contratto trilaterale tra lavoratore disoccupato, Centri per l'Impiego e agenzia per il lavoro. All'agenzia viene corrisposta una remunerazione. Questo come si sta vedendo per i piani "Garanzia giovani", è una strada solo per "garantire le imprese", le quali per rapporti di lavoro ultraprecari, o finti - tipo i "tirocinii" in cui lavori come gli altri ma sei pagato una miseria e non hai alcun diritto - avranno una barca di soldi dallo Stato.
Intanto fanno capolino il demansionamento del lavoratore e il suo controllo a distanza - anche questi in aperta sconfessione di norme di leggi e contrattuali esistenti.

Lo Statuto dei Lavoratori viene invece rinviato alla prossima settimana, perchè qui i cambiamenti che tutti vogliono fare sono rilevanti e, come ha dichiarato Sacconi (Ncd) Presidente della Commissione lavoro di Palazzo Madama: "ora ci attende la riforma dello Statuto dei lavoratori, con lo scopo di incoraggiare la propensione ad assumere (ciò rendere più facile assumere con contratti senza tutele e soprattutto rendere più facile licenziare), di aumentare la dimensione delle imprese, di accrescere la produttività del lavoro (cioè aumentare lo sfruttamento)".
Chiaramente, il centro è l'eliminazione definitiva dell'art. 18. Renzi dice che non è quello il problema ma già fa sapere che di reintegro nel posto di lavoro del lavoratore licenziato non se ne parlerà più...!
Anche a fronte di licenziamenti illegittimi, il massimo sarà un risarcimento monetario.

pc 13 settembre - A Taranto assemblea per il processo ai padroni assassini e i loro complici

Comunicato stampa

Gli operai Ilva, i lavoratori e operatori del cimitero S. Brunone Taranto, i cittadini di Tamburi-Paolo VI che si costituiscono parte civile nel processo a Riva e complici che riprende il 16 settembre -
seduta solo tecnica con rinvio, in attesa decisione della Cassazione circa LA PERMANENZA DEL PROCESSO A TARANTO, decisione presumibilmente presa il 7 ottobre - si sono riuniti in assemblea ieri 12 settembre:
- hanno acquisito nuove costituzioni di altri operai appalto Ilva e cittadini di Tamburi, PaoloVI - le costituzioni sono possibili fino all'avvio effettivo del processo dopo la decisione della Cassazione - info 3475301704
- hanno sviluppato l'analisi dell'inchiesta e deciso di procedere ad un esame dei reparti Ilva degli operai che si costituiscono parte civile per rafforzare l'inchiesta stessa, e che si sono costituiti in gruppo di lavoro per fare l'inchiesta - info 3471102638
- hanno emesso un documento di analisi-critica della Istanza di cambiamento di sede processuale presentato dagli avvocati di  Riva e soci; il documento preparato da Margherita Calderazzi, che rappresenta la costituzione di parte civile dello slai cobas per il sindacato di classe nel processo, sarà distribuito alla stampa e a livello nazionale in occasione dell'udienza del 16, ma anche diffuso tra gli operai Ilva e i soggetti interessati in città.

L'assemblea poi HA RIBADITO CHE LE PARTI CIVILI: OPERAI - LAVORATORI E CITTADINI TAMBURI-PAOLOVI saranno massicciamente presenti alle udienze  quando il processo comincerà per davvero e sarà promossa una mobilitazione operaia e popolare a livello cittadino e nazionale, perchè riteniamo che il processo non sia materia solo delle aule dei tribunali e degli addetti ai lavori ma una grande battaglia per il futuro degli operai, della città, e per l'intero nostro paese.
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La Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio - per iniziativa del comitato 5 aprile Roma, struttura aderente alla Rete - organizza il 16 SETTEMBRE 2014 a ROMA DALLE 9 ALLE 11, PRESIDIO , DAVANTI AL MINISTERO DELL'AMBIENTE (incrocio Cristoforo Colombo con via Capitan Bavastro) sul CASO ILVA E APPALTI

Nel comunicato di convpcazione  si scrive tra l'altro:

CHIEDIAMO GIUSTIZIA E VERITA' PER UNA CITTA', PER OPERAI E OPERAIE DELL'ILVA
E DI TUTTO L'INDOTTO, PER LE LORO FAMIGLIE
LA SALUTE NON E' UNA MERCE, LA SICUREZZA NON E' UN OPTIONAL, A TARANTO VA GARANTITA FINALMENTE LA SALUTE E LA SICUREZZA DI CHI LAVORA, VA BONIFICATA L'AREA E IL TERRITORIO INQUINATO, VANNO INDIVIDUATI I REALI RESPONSABILI E CHI LI HA PROTETTI "POLITICAMENTE".

SERVONO UN NUMERO SUFFICIENTE DI RLS (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) in ogni reparto dello stabilimento, con piene agibilità e tutele per un intervento preventivo e di controllo efficace non solo per i dipendenti dell'Ilva ma anche per tutti coloro che lavorano nelle ditte in appalto; serve all'interno dell'ILVA una postazione permanente dei servizi ispettivi e degli organismi di vigilanza in materia di sicurezza; serve un "cambio di passo" rispetto alle tante promesse fatte agli operai e alle loro famiglie, mentre imperano licenziamenti collettivi, cassintegrazione e diatribe infinite su ipotesi di svendita/ripresa dell'acciaieria; va ridata fiducia all'intera cittadinanza di TARANTO, serve un impegno coerente, efficace, concreto, continuo per EVITARE LO STILLICIDIO DELLE CONTINUE MORTI SUL LAVORO, SUI TUMORI, NEOPLASIE E MALATTIE CONTRATTE SUL LAVORO E UN PIANO PLURIENNALE DI BONIFICA E DISINQUINAMENTO DEL TERRITORIO, analogamente a quanto dovrebbe essere fatto in tutti i siti inquinati e degradati in Italia.....

- Rete nazionale - sede di Taranto
- Slai cobas per il sindacato di classe Taranto
info 3475301704
bastamortesullavoro@gmail.com
slaicobasta@gmail.com
13-9-2014

pc 13 settembre - E L'ITALIA PARTECIPA ALLA GUERRA PER IL SUO PICCOLO "POSTO AL SOLE"

Il ministro Pinotti: “Possiamo offrire aerei da rifornimento e abbiamo istruttori molto bravi”. Non è escluso che vengano offerte le nostre basi di Gioia del Colle, Sigonella e Pratica di Mare (già coinvolta come base dei 767 da rifornimento in volo) per i jet incursori degli alleati europei che servirebbero come  “designatori”, con il compito di individuare e “illuminare” con speciali laser gli obiettivi.... Utilissimi, inoltre, potrebbero essere i droni Predator, ampiamente utilizzati per ricognizione e sorveglianza in Afghanistan... l’Italia invia aerei cisterna per il rifornimento carburante a supporto dei caccia americani impegnati nei bombardamenti contro gli jihadisti dello Stato Islamico, ma anche cacciabombardieri AMX su richiesta degli Usa”
Quindi l’Italia parteciperà alla guerra contro lo Stato islamico: "visto che gli aiuti umanitari non bastano e la fornitura di armi ai combattenti curdi rischia di essere modesta e forse tardiva, la Difesa prepara un passo ulteriore. Le Forze armate parteciperanno alle operazioni..."

STRUMENTALIZZANDO ANCHE LA TRAGEDIA DI DONNE E BAMBINI, CREATA DALLO STESSO IMPERIALISMO: La Pinotti: «non si può consentire di far trucidare bambini e far schiavizzare donne»...

"L’avanzata dell’Is è considerato un’emergenza tale da non aspettare nemmeno il “via libera” dall’Onu...
Ma senza spettare neanche il Parlamento, dove proprio in questi giorni si dibatte sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero (quasi mezzo miliardo di euro fino a dicembre), e che dovrebbe essere informato nel dettaglio sugli impegni militari che la Difesa ha preso con gli Stati Uniti al recente vertice Nato in Galles: non solo sulle reali prospettive di una partecipazione diretta dell’Italia ai bombardamenti aerei, ma anche su che tipo di forze “da addestramento” si intende inviare a Baghdad e come e a vantaggio di chi verranno impiegate."

pc 13 settembre - OBAMA-GLI USA STANNO PORTANDO VERSO UNA GUERRA

(dall'articolo di Manlio Dinucci).

"Stati uniti. Una "strategia" a tutti i costi: demolire la Siria, rioccupare l’Iraq e rafforzare la propria influenza e laedership sull’Unione europea.

«Che Dio bene­dica le nostre truppe, che Dio bene­dica gli Stati uniti d’America»: con que­ste parole si è con­clusa la solenne «Dichia­ra­zione sull’Isis», con cui il pre­si­dente Obama, in veste di «Coman­dante in capo», si è rivolto ieri sera non solo ai suoi con­cit­ta­dini ma al mondo intero.
L’America è «bene­detta» per­ché si assume i com­piti più gra­vosi, a par­tire dalla «respon­sa­bi­lità di eser­ci­tare la lea­der­ship». In «un mondo incerto, la lea­der­ship ame­ri­cana è l’unica costante». È infatti l’America che ha «la capa­cità e volontà di mobi­li­tare il mondo con­tro i ter­ro­ri­sti», che ha «chia­mato a rac­colta il mondo con­tro l’aggressione russa», è l’America che può «debel­lare l’epidemia di Ebola». Con que­sti toni, da pre­di­ca­tore medioe­vale all’epoca della Peste Nera («l’aggressione russa», che così sem­bra messa sullo stesso piano dell’epidemia di Ebola), il Pre­si­dente lan­cia la nuova cro­ciata con­tro lo «Stato isla­mico dell’Iraq e della Siria», avver­tendo che «ci vorrà tempo per sra­di­care un can­cro come quello dell’Isis». Nono­stante tutto quello che ha fatto finora l’America per com­bat­tere il ter­ro­ri­smo, sot­to­li­nea, «abbiamo ancora di fronte una minac­cia ter­ro­ri­stica». Ciò per­ché «non pos­siamo can­cel­lare ogni trac­cia del male dal mondo»...
Obama ha enun­ciato «la stra­te­gia degli Stati uniti per scon­fig­gere l’Isis», arti­co­lata in quat­tro punti. «Una siste­ma­tica cam­pa­gna di attac­chi aerei con­tro l’Isis», in Siria così come in Iraq. Un «accre­sciuto appog­gio alle forze che com­bat­tono l’Isis sul ter­reno»: a dif­fe­renza che in Iraq e Afgha­ni­stan gli Usa non invie­ranno uffi­cial­mente forze di terra, ma con­si­glieri e istrut­tori (altri 475 arri­ve­ranno in Iraq), finan­ziando e armando, con un’apposita legge del Con­gresso, forze ira­chene e curde e, in Siria, quelle che com­bat­tono sia con­tro «il regime di Assad», sia con­tro «gli estre­mi­sti come l’Isis». Il terzo punto sarà foca­liz­zato ad «attin­gere alle nostre sostan­ziali capa­cità di con­tro­ter­ro­ri­smo per pre­ve­nire attac­chi dell’Isis»: ciò avverrà lavo­rando in stretto con­tatto con i part­ner (com­preso Israele, dispo­ni­bile a con­di­vi­dere le infor­ma­zioni della pro­pria intelligence).
Infine, «for­nire assi­stenza uma­ni­ta­ria agli inno­centi civili che l’Isis cac­cia dalle pro­prie case». Gli Usa hanno già costi­tuito «un’ampia coa­li­zione di part­ner», che for­ni­sce «miliardi di dol­lari di assi­stenza uma­ni­ta­ria, armi e soste­gno alle forze di sicu­rezza ira­chene e all’opposizione siriana».
Quella che l’amministrazione Obama ha lan­ciato non è una stra­te­gia che il pre­si­dente è costretto ad auto­riz­zare dopo aver sot­to­va­lu­tato la minac­cia dell’Isis (secondo una dif­fusa vul­gata), ma una stra­te­gia costruita negli anni. Come già docu­men­tato, i primi nuclei del futuro Isis si for­mano quando, per rove­sciare Ghed­dafi in Libia nel 2011, la Nato sotto comando Usa finan­zia e arma gruppi isla­mici fino a poco prima defi­niti terroristi.
Dopo aver con­tri­buito a rove­sciare Ghed­dafi, pas­sano in Siria per rove­sciare Assad. Qui, nel 2013, nasce l’Isis che riceve armi, finan­zia­menti e vie di tran­sito da Ara­bia Sau­dita, Qatar, Kuwait, Tur­chia e Gior­da­nia, nel qua­dro di un piano coor­di­nato dalla Cia. Nel mag­gio 2013, un mese dopo aver fon­dato l’Isis, Ibra­him al-Badri — il «califfo» oggi noto col nome di bat­ta­glia di Abu Bakr al-Baghdadi — incon­tra in Siria il sena­tore John McCain, inca­ri­cato da Obama di svol­gere ope­ra­zioni segrete per conto del governo...
Il reale scopo della stra­te­gia di Obama è la demo­li­zione della Siria e la rioc­cu­pa­zione dell’Iraq. Inol­tre, impe­gnando gli alleati euro­pei (tra cui l’Italia) sul nuovo fronte medio­rien­tale e allo stesso tempo su quello orien­tale con­tro la Rus­sia, gli Stati uniti raf­for­zano la loro influenza sull’Unione euro­pea, che vogliono unita solo se resta sotto lea­der­ship Usa".

pc 12 settembre - grande celebrazione in India dei 10 anni di fondazione del PCImaoista - in via di traduzione

INDIA: FORO POR LA ALTERNATIVA POLITICA ORGANIZA UN PROGRAMA DE ACTOS EN HYDERABAD  PARA CELEBRAR 10 AÑOS DEL MOVIMIENTO REVOLUCIONARIO UNIDO Y EL JANATANA SARKAR (GOBIERNO POPULAR) EL 21 DE SEPTIEMBRE 2014
Nota: Según informa la web del Comité Internacional de Apoyo a la Guerra Popular en la India http://icspwindia.wordpress.com/, en la India se está desarrollando un proceso de liberación de las clases oprimidas, dirigido por un auténtico partido comunista revolucionario, muy esperanzador para el proletariado y los oprimidos del mundo.
En este contexto, EL Foro por la Alternativa Política organiza el próximo 21 de Septiembre un programa de actos de un día de duración en Hyderabad, convocado a través del cartel que reproducimos y que Gran Marcha Hacia el Comunismo hemos traducido al español:
CELEBRAR 10 AÑOS DE MOVIMIENTO REVOLUCIONARIO UNIDO
CELEBRAR EL JANATANA SARKAR [GOBIERNO POPULAR] DE DANDAKARANYA
CELEBRAR LA LINEA DE MASAS ALTERNATIVA CON ESPIRITU BOLCHEVIQE
21 SEPTIEMBRE 2014 – HYDERABAD – SEMINARIO
11H, SUNDARAIAH VIGNANA KENDRAM,  BAGHLINGAMPALLY
ORADORES
TRES ESTRUCTURAS BASICAS EN LA REVOLUCIÓN – PANI
TRES AÑOS DE LUCHAS REVOLUCIONARIAS – 1. AMITH BHATTACHARYA
                                                                                   2. CSR PRACHAD
MOVIMIENTO REVOLUCIONARIO – BOLCHEVIZACIÓN – VARAVARA RAO
3 DE LA TARDE – MARCHA – DEL PARQUE SUNDAROIAH AL PARQUE INDIRA
CELEBRAR LA REVOLUCION DE NUEVA DEMOCRACIA
MITIN PÚBLICO
4 DE LA TARDE – PARQUE INDIRA
ORADORES
BOJJA TARAKAM
KANCHAN KUMAR
PROF. HARAGOPAL
PROF. K.R.  CHOUDARY
CHALASANI PRASAD
KALYANARAO
R. NARAYANAMURTHY
PADMAKUMARI
VIVA EL MARXISMO-LENINISMO-MAOISMO
FORO POR LA ALTERNATIVA POLITICA

pc 12 settembre - PESANTE ATTACCO AGLI OPERAI DIELLE DIVERSI FERITI TRA GLI OPERAI E DUE ARRESTATI

(Il comunicato del Si.Cobas)

I carabinieri attaccano il presidio degli operai Dielle che da 115 giorni tiene in piedi una vertenza tra le più lunghe che ricordiamo
L'attacco fisico contro il picchetto è orchestrato dai dirigenti dell'azienda e dai caporali della cooperativa che partecipano addirittura attivamente al pestaggio.
Il tutto sotto l'occhio vigile, inerme e complice della Digos sempre pronta a sostenere tanto la strada della trattativa (inutile per gli operai) oppure delle botte (contro gli operai)
Non contenti, dopo le botte, i colleghi dell'assassino di Davide Bifolco (il sedicenne stroncato da un colpo al cuore nella periferia napoletana) arrestano due operai.
Uno di essi, delegato conosciuto col nome di 'marco' con una mossa da cestista fa giusto in tempo a lanciare il cellulare con cui ha girato le scene qui descritte e che, a breve, verrà divulgato in rete

Nonostante la difficoltà a riorganizzare le fila dopo la pesante carica, gli operai della Dielle organizzano immediatamente un'assemblea per definire un calendario di azione che qui riportiamo in sintesi
- Domattina ore 9 tutti in aula (ingresso di via S.Barnaba del tribunale) per il processo in direttissima contro i due arrestati
- Sempre domani,.ore 14, tutti alla manifestazione di Piacenza, dove gli operai Dielle saranno a fianco dei loro compagni dell'Ikea, ormai gemellati idealmente e politicamente, nella lotta senza fine contro i licenziamenti politici e la repressione statale
- DOMENICA 21 settembre: assemblee in tutta Italia in video conferenza (a Milano si svolgerà presso il Csa Vittoria) per rilanciare una mobilitazione generale, verso lo sciopero nazionale del 16 OTTOBRE
- DOMENICA 28 settembre, mobilitazione a Pioltello (con la proposta che diventi nazionale) a sostegno della vertenza Dielle contro la nuova schiavitù e rafforzare una battaglia destinata a....continuare fino alla vittoria
Altre iniziative non verranno qui rese pubbliche in quanto parte di quella "organizzazione operaia informale" che matura nelle lotte quotidiane contro i padroni e che impara i "giusti movimenti da eseguire" tanto dai propri errori, quanto dalle mosse dell'avversario
Quel che è certo é che la tenacia e la determinazione che, in questo momento, si sta esprimendo a livello nazionale, non intende cedere nemmeno un millimetro di terreno all'avversario di classe
alla Dielle come all'ikea, alla Granarolo, in DHL, BRT, TNT,GLS,SDA, Carrefour e altre decine di aziende, cresce una generazione operaia che impara a lottare oltre i confini della propria azienda.
Questo, e non l'esito specifico delle vertenze (i cosiddetti risultati concreti) conta davvero per questi operai
Non isoliamoci, stiamo con la loro battaglia!
ESECUTIVO NAZIONALE SI.COBAS