sabato 19 luglio 2014

pc 19 luglio: Milano – ancora un sabato al fianco del popolo palestinese- report di un compagno del circolo di proletari comunisti

Nonostante il fatto che già sabato 12 luglio in più di mille abbiamo manifestato per la Palestina; nonostante sia iniziato l’attacchinaggio di manifesti e scritte per la città; nonostante sono in preparazione delle iniziative x settimana prossima e altre si stanno preparando per settembre sino al 1° maggio 2015 contro

  
l’Expo dove Israele è il convitato di pietra; nonostante tutto e con un caldo afoso, dopo l’invasione della striscia di Gaza non si poteva restare a casa e allora dopo un tam tam ci siamo ritrovati in piazza S. Babila dalla comunità palestinese, alle associazioni islamiche e non egiziane, marocchine, tunisine (tra loro come sempre tanti giovani, ragazzi e ragazze), dal Fronte Palestina al Cantiere ai Transiti e altri sodali da sempre con la causa palestinese. Tante le denunce lanciate dai microfoni: contro l’asservimento della stampa;


contro il ruolo dei paesi Usa ed europei – Italia in testa-; della giunta Pisapia come della regione. Molto letti e condivisi lo striscione che abbiamo portato e i volantini –quello nazionale e la locandina MFPR-. Ma comunque è emerso un sentire comune di fare di più per costruire iniziative locali (una sarà mercoledì prossimo sotto la sede RAI per denunciare da un lato il silenzio del genocidio perpetrato dai naz/sionisti e dall’altro la complicità con gli assassini israeliani) sia nazionali (verso una manifestazione nazionale) sia internazionali (fare una delegazione al parlamento europeo in vista dell’incontro di martedì prossimo).


Ma se questi sono gli aspetti positivi, uniti al fatto che la componente islamista era ridimensionata, è negativo che molte componenti di movimento – a partire dal movimento NoExpo- così come del sindacalismo di base e di classe non siano presenti o siano silenti.


pc 19 luglio - Berlusconi assolto è un altro passo nel moderno fascismo: l'Italia nuovo paradiso del turismo sessuale?

L'ITALIA VUOL DIVENTARE IL NUOVO PARADISO DEL TURISMO SESSUALE
Incredibile, ma forse neanche toppo: i giudici della Corte d'Appello di Milano hanno assolto il Delinquente di Arcore dalle accuse in merito al processo per prostituzione minorile per aver fatto sesso con Karima El Maghroub, quella che il Criminale Lombardo fece passare per la nipote dell'allora capo di Stato egiziano, Muhammad Hosni Sayyid Ibrahim Mubarak.
Allora, quella che ora è una ragazza, sposata con prole, era soltanto una bambina di diciassette anni: il Malvivente Milanese approfittò di lei in più di un'occasione, quando si presentava a villa San Martino per i noti festini in cui erano coinvolte decine di ragazze, qualcuna persino maggiorenne.
Lungi da me discutere la sentenza in sé, ma penso sia doveroso commentarne il risvolto politico; sì, perché un tale tipo di ripercussione ce l'ha, eccome: nella smania di portare a termine il suo progetto autoritario, il Nipotino di Gelli ha ordinato alla Magistratura di assolvere Frodo da Arcore da qualunque reato gli venga ascritto.
Altrimenti i suoi tirapiedi non votano più le schifezze volute dal Giovane Vecchio Democristiano, e il "Piano di rinascita democratica", rivisto e corretto per adattarlo ai tempi che corrono, subisce un'inaccettabile - per lui ed i suoi accoliti - battuta d'arresto.
Poco importa a lorsignori che, in questo modo, si rischi di far diventare l'Italia un Paese con vocazione al turismo sessuale, dove andare a letto con minorenni non costituisce reato: secondo questi giudici, basta non pagarli in moneta sonante - ma piuttosto fare loro dei regali - e non si va in galera.
Genova, 19 luglio 2014

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

http://pennatagliente.wordpress.com

pc 19 luglio - Roma, report presidio a piazzale Clodio

Mentre all'interno delle aule di tribunale si consumava il rito della giustizia borghese con la conferma delle sentenze di condanna degli attivisti del movimento romano di lotta per la casa e di Gianluca e Adriano, condannati rispettivamente a 6 anni e 3 anni e 8 mesi con accuse di terrorismo,
un presidio di 300 - 400 persone, in gran parte migranti, donne, senza casa e senza diritti, hanno manifestato la loro solidarietà proletaria a tutti gli attivisti. Questo è il dato nuovo, importante emerso con questo processo: l'esigenza dell'unità nella solidarietà proletaria, contro l'isolamento e la frammentazione operata dallo Stato per colpire le lotte sociali









venerdì 18 luglio 2014

pc 18 luglio - I nazisti di Israele hanno iniziato l’offensiva via terra..."Dobbiamo uccidere tutte le mamme palestinesi"

La numero due di Israele: "Dobbiamo uccidere tutte le mamme palestinesi"

Ayelet-ShakedAyelet Shaked, parlamentare israeliana e numero due del governo Netanyahu, ha scritto sulla sua pagina Facebook ufficiale che "tutte le madri palestinesi" devono essere uccise durante un eventuale attacco via terra contro la Striscia di Gaza. “Dobbiamo uccidere le madri palestinesi in modo che non diano vita a nuovi piccoli serpenti”, ha dichiarato con disprezzo la parlamentare donna dello Knesset aggiungendo, sempre contro le mamme: “Devono morire e le loro case devono essere demolite in modo che non possano portare alla luce altri terroristi. Loro sono tutti nostri nemici ed il loro sangue deve essere versato sulle nostre mani. Ciò vale anche per le madri dei terroristi morti”.
Le dichiarazioni di una così importante esponente del governo dello stato di Israele confermano, se mai ce ne fosse bisogno, che l'obiettivo del governo Netanyahu è quello di portare avanti un vero e proprio genocidio di massa. 
Poco tempo prima sempre Shaked aveva dichiarato: «questa non è una guerra contro il terrorismo, questa è una guerra tra due popoli, e il nemico sono i palestinesi». Se si tiene conto del fatto che il 20 per cento della popolazione israeliana è composta da arabi (molti dei quali cominciano a identificarsi come “palestinesi con cittadinanza israeliana”, o “palestinesi del 1948”) non è una dichiarazione da poco.
Ha reagito a queste dichiarazioni uno che di repressione se ne intende eccome, il premier turco Erdogan. “Una donna israeliana dice che anche le mamme palestinesi vanno uccise. Ed è un membro del Parlamento israeliano. Che differenza c’è tra questa mentalità e quella di Hitler?”.
http://www.infoaut.org/index.php/blog/conflitti-globali/item/12338-la-numero-due-di-israele-dobbiamo-uccidere-tutte-le-mamme-palestinesi
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Gerusalemme, 18 luglio 2014, Nena News – Una pioggia di fuoco si è abbattuta per tutta la notte sulla Striscia di Gaza, colpita dall’aviazione, dalla marina e dalla fanteria israeliane. Dalle 22 (21 italiane) di ieri sera, dopo l’inizio dell’offensiva via terra, alle 6 (5 italiane) di stamattina sono rimaste uccisi 13 palestinesi, tra cui diversi bambini.
Il bilancio delle vittime dell’operazione militare lanciata da Tel Aviv l’8 luglio è di 258 morti e oltre 1.900 feriti tra i palestinesi. Nella notte è morto un soldato israeliano (la seconda vittima israeliana dall’inizio dell’operazione Barriera protettiva) negli scontri con i miliziani di Hamas.
I numeri dell’attacco via terra parlano di una Gaza devastata: dalle 21 di ieri Israele ha lanciato almeno 29 raid sulla Striscia; 205 le cannonate, 110 i colpi dal mare, 4 le incursioni di terra, 8 le case palestinesi completamente distrutte.
Le Forze armate israeliane hanno reso noto di avere ucciso 14 “terroristi” e di avere colpito 103 “obiettivi terroristici” durante la notte.

AGGIORNAMENTO 12.50 – L’ESERCITO HA PRESO IL CONTROLLO DI ALCUNI EDIFICI E MOSCHEE A GAZA
L’esercito avrebbe individuato due tunnel.
AGGIORNAMENTO ORE 12.10 – I CARRI ARMATI ISRAELIANI HANNO COLPITO L’OSPEDALE DI BEIT HANOUN. UN ALTRO MORTO A BEIT LAHIYA
AGGIORNAMENTO ORE 12.05 – HAMAS: NETANYAHU HA INTRAPRESO UN’AVVENTURA DAGLI ESITI IMPREVEDIBILI
Parla il portavoce di Hamas, Mushir al-Masri, dopo le dichiarazione del premier israeliano. “Non permetteremo alle forze di occupazione di avanzare un solo metro nella Striscia di Gaza. Netanyahu sha intrapreso un0avventura dagli esiti imprevedibili”. Il movimento islamico ha criticato anche Abbas, accusandolo di avere abbandonato il popolo palestinese.
Intanto, il numero delle vittime palestinesi è arrivato a 267 morti e circa 2.000 feriti, dall’inizio dell’operazione Barriera Protettiva l’8 luglio.
AGGIORNAMENTO ORE 11.40 - ATTACCO INTENSO AL NORD
I carri armati israeliani in azione al Nord, dove l’attacco israeliano è particolarmente intenso. Colpi esplosi a distanza ravvicinata colpiscono case e fanno strage di civili. Preoccupante il numero di bambini morti. Il corrispondente del Guardian parla di diversi bambini arrivati all’ospedale di Kamal Odwan, a Beit Hanoun. Il numero delle vittime e il fatto che siano sistematicamente colpite abitazioni private è una violazione delle convenzioni internazionali e del diritto di guerra, scrive Haaretz: Il governo e le Forze armate israeliane hanno la piena responsabilità di porre fine a quanto sta accadendo a Gaza.
L’esercito più che una vera e propria invasione, sta compiendo diverse incursioni al Nord.
Abbas è al Cairo, dove incontrerà il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, poi si recherà in Turchia.
AGGIORNAMENTO ORE 11.00 – NETANYAHU: “ESPANSIONE SIGNIFICATIVA” DELL’ATTACCO
Conclusosi il Consiglio dei ministri. Il premier israeliano ha dichiarato che Israele è pronto a una “significativa espansione” delle operazioni militari via terra contro Gaza, iniziate ieri sera, e che ha dato istruzioni a riguardo alle Forze armate.
Netanyahu è tornato a ripetere che l’attacco contro la Striscia ha come obiettivo i tunnel: una minaccia – ha detto- che non può essere affrontata soltanto con l’aviazione. Ha aggiunto che l’esercito israeliano è una Forza armata “morale come non ce ne sono altre” e che le vittime civili sono “una responsabilità di Hamas che usa i civili come scudi umani”.
Si riunisce il gabinetto della sicurezza.
AGGIORNAMENTO ORE 10.45 – Centinaia di palestinesi stanno fuggendo dale aree meridionali della Striscia di Gaza, mentre prosegue l’attacco israeliano. Il portavoce dell’Unrwa, Chris Gunness, ha detto che la zona più colpita è quella di Khan Younis e che l’agenzia Onu sta tentando di verificare il numero di sfollati cui dare rifugio. Al Nord oltre 22.000 palestinesi hanno cercato riparo nelle strutture dell’Unrwa .
AGGIORNAMENTO ORE 10.40 – LE REAZIONI INTERNAZIONALI
“Un’azione inaccettabile”, così il ministro degli Esteri norvegese, Boerge Brende, ha definito l’offensiva israeliana contro Gaza. Una dichiarazione che arriva quando sono passati due giorni dalla sua visita in Israele, durante a quale aveva esortato il premier israeliano Benjiamin Natanyahu a non intraprendere l’offensiva via terra che, invece, è iniziata ieri sera. Anche dalla Turchia arriva la dura condanna del governo di Ankara. Il ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu, in un twit ha scritto che l’operazione militare israeliana sta testando “la coscienza dell’umnaità”.
Ankara e Istanbul ieri sono state teatro di proteste contro l’offensiva contro Gaza, finite in scontri con la polizia.
Vertice sulla crisi a Gaza tra i ministri degli Esteri di Egitto, Arabia Saudita e Giordania.
AGGIORNAMENTO ORE 10.15 – Le Brigate al-Qassam hanno rivendicato l’esplosione che ha danneggiato un veicolo militare israeliano nel nord della Striscia, che sarebbe saltato su un ordigno.
Intanto, la Ong Doctors of the World, che opera a Gaza dal 2002, ha denunciato la mancanza di farmaci e il danneggiamento delle strutture sanitarie. I continui tagli alla corrente elettrica impediscono i soccorsi, ha continuato la Ong. Il dottor Hosam Abu-Elwan ha detto che “la maggioranza dei feriti sono donne e bambini”.
AGGIORNAMENTO ORE 9.50 – Il fotoreporter Muhammad Shabab è rimasto ferito stamattina nel bombardamento della al-Jawhara tower, avvenuto vero le 4 (le 3 italiane) a Gaza City. Elicotteri Apache israeliani hanno colpito, danneggiandoli, dieci appartamenti dell’edificio che è sede anche delle redazioni di diversi media. I raid hanno colpito anche la Daoud Tower, nel quartiere di al-Rimal, ferendo diversi lavoratori della radio che lì a sede.
AGGIORNAMENTO ORE 9.30 – Sono 19 i morti a Gaza nelle ultime dieci ore. Il bilancio delle vittime palestinesi continua ad aumentare: oltre 260 morti e più di 1.900 feriti. Il portavoce del Servizio di emergenza di Gaza, Ashraf al-Qudra, ha riferito all’agenzia Afp che un carro armato israeliano ha aperto il fuoco e ucciso una bambina di cinque mesi e un uomo a Rafah, al Sud della Striscia, nelle prime ore di questa mattina.
AGGIORNAMENTO ORE 9.00 – Fonti locali riferiscono che dalle 6 (5 italiane) di stamattina sono stati uccisi altri sei palestinesi. Dalle 22 (21 it.) di ieri sono stati lanciai dalla Striscia di Gaza 74 razzi verso le le città del Sud di Israele: Beersheva,Ashdod e Ashqelon.
Il leader di Hamas, Khaled Meshaal, ha detto che l’invasione via terra è destinata a fallire: “Quello che l’occupante Israele non è riuscito a raggiungere con i bombardamenti dal cielo e dal mare, non riuscirà a ottenerlo con l’offensiva via terra”. Le richieste palestinesi per il cessate-il-fuoco sono chiare, ha aggiunto, e comprendono “la fine della brutale aggressione israeliana contro i palestinesi a Gaza e nella Cisgiordania occupata, e la fine dell’embargo su Gaza”.
Meshaal ha inoltre esortato la comunità internazionale ad “assumersi le proprie responsabilità e a mettere fine al terrorismo israeliano”. Il leader politico di Hamas ha chiarito che il movimento islamico “non accetterà un accordo che perpetui le sofferenze del popolo palestinese”.
AGGIORNAMENTO ORE 8.50 – Secondo indiscrezioni non ancora confermate, il soldato israeliano morto a Beit Hanoun sarebbe stato vittima di fuoco amico. Le circostanze dell’incidente, in cui sono rimasti feriti altri quattro militari, non sono chiare, ha riferito il quotidiano Times of Israel.
AGGIORNAMENTO ORE 8.40 – Combattimenti intesi nel nord della Striscia di Gaza, a Bet Hanoun e a Bet Lahiya. Il portavoce delle Forze armate israeliane ha detto che l’offensiva continuerà e andrà più a fondo. Massiccio lo schieramento si soldati al confine con la Striscia: 60.000 uomini.
Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmud Abbas, ha chiesto a Tel Aviv di fermare l’operazione militare, aggiungendo che causerà un ulteriore bagno di sangue e renderà più complicato il raggiungimento di un cessate-il-fuoco.

( Fonte: Nena News )

pc 18 luglio - India: pesante attacco ai diritti dei lavoratori, mentre in Italia…

In Italia i padroni sono dispiaciuti perché l'approvazione del Jobs Act (la legge appunto che elimina del tutto quel che è rimasto dei diritti dei lavoratori) rischia di slittare a settembre per "l'ingorgo parlamentare", e cioè le troppe leggi da approvare. Dice, infatti, Squinzi, il capo di Confindustria: "Il tempo delle riforme concrete, incisive, è ormai agli sgoccioli se vogliamo mantenere il nostro ruolo tra i paesi leader dell'economia mondiale"! Vedi quanto vale la "riforma del lavoro"! Che, nella sostanza, come ripete ossessivamente il moderno fascista ex ministro del lavoro Maurizio Sacconi, significa "… una riforma vera che richiede il superamento dell'articolo 18"!
Ed è qui che si può dire, per il proletariato in questo caso, "tutto il mondo è paese". L'effetto della "globalizzazione" si vede nelle iniziative dei governi che fanno leggi per permettere ai padroni "licenza per lo sfruttamento sfrenato della forza lavoro" come si dice in questo articolo.

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India - Nuova Delhi – manifestazione unitaria di protesta contro le riforme del lavoro proposte dal governo del Rajasthan
BIKANER HOUSE, 18 giugno

Le recenti riforme del lavoro introdotte nel Rajasthan cercano di modificare tre diritti fondamentali del lavoro – la Legge sulle Controversie Industriali, la legge sul Contratto di lavoro (Abolizione e regolamento) e la Legge sulle fabbriche. Anche se lo scopo presunto di queste riforme è quello di "creare posti di lavoro", in realtà ciò che si chiede è una maggiore flessibilità dei mercati del lavoro e leggi favorevoli al flusso di capitali, garantendo per la classe dei padroni una licenza per lo sfruttamento sfrenato della forza lavoro.

Per Raje, Shourie e molti altri politicanti della destra nel paese, tra cui il tanto amato nuovo Primo Ministro, la "via da seguire" per uscire fuori dal pantano dell'inflazione e della disoccupazione in cui il paese è attualmente bloccato, è una maggiore libertà per le imprese di utilizzare il lavoro e le risorse del paese come meglio desiderano.

Che succederà?

Le implicazioni delle riforme sono di ampia portata e cambieranno il volto dei diritti dei lavoratori come li conosciamo oggi.

Le modifiche suggerite per la Legge sulle Controversie Industriali includono il capitolo sul ridimensionamento: che venga spostato da unità che impiegano 100 lavoratori a quelli che ne impiegano 300. Ciò significherebbe che un numero molto maggiore di aziende non avrebbe più bisogno del permesso del governo prima di buttare fuori tutta la loro forza lavoro, chiudere la fabbrica e lasciare un posto dopo aver guadagnato il maggior profitto come volevano. Poi per la prima volta, ci sarà un limite di tempo di tre anni per iniziare una vertenza industriale e questo ancora limita in modo significativo la capacità dei dipendenti di portare le loro rimostranze dinanzi al giudice. Le modifiche rendono anche più difficile registrare sindacati perché ora si ha la necessità del 30% dei lavoratori che firmano una richiesta di iscrizione ad un sindacato in contrasto con l'obbligo del 10% valso fino ad ora.

Per quanto riguarda la Legge sul contratto di lavoro (Abolizione e regolamento), gli emendamenti sollevano l'applicabilità della legge alle imprese con più di 50 lavoratori rispetto agli attuali 20, cosa che negherà molti diritti fondamentali ad un settore più ampio della forza lavoro.

Nella legge sulle fabbriche, attualmente applicabile a locali con più di 10 lavoratori con alimentazione elettrica e 20 senza alimentazione elettrica, gli emendamenti portano questi numeri a 20 e 40, rispettivamente, il che significa che un numero molto maggiore di persone non usufruirebbe più di garanzie e benefici come condizioni di lavoro decenti con standard di pulizia, ventilazione, fornitura di acqua potabile adeguata, latrine, ecc, disposizioni di sicurezza che vietano l'occupazione di persone molto giovani intorno a macchinari pericolosi, con norme per le vie di fuga in caso di emergenza, regolamentazione per l'uso sicuro di macchinari ecc. e altri diritti sociali, come la giornata lavorativa di 8 ore, vacanze settimanali pagate e doppio compenso per lavoro straordinario, ecc.

Questi cambiamenti potrebbero tradursi direttamente in un ampliamento del settore non organizzato, rendendo l'occupazione sempre più precaria, limitando notevolmente il potere contrattuale dei lavoratori in un certo numero di industrie, e rendendo i padroni meno responsabili nei confronti di chi lavora per loro, permettendo loro il beneficio di maggiori economie di scala. Questo significa anche permettere al governo di non occuparsi più di regolamentare le condizioni di lavoro e di mediare nelle controversie industriali. Mentre l'esperienza del movimento operaio in tutto il paese non lascia dubbi circa la collusione tra l'amministrazione, i servizi del lavoro e i  manager delle aziende nello sfruttamento dei lavoratori, tali modifiche indebolirebbero significativamente i pochi terreni di lotta oggi disponibili e formalizzare e normalizzare ciò che funziona come violazione della legge.

In realtà il vero significato di ciò che sta accadendo nel Rajasthan oggi si rivela nel Governo NDA che lo stesso giorno ha proposto una riforma simile a livello del governo centrale. Queste sono infatti le condizioni di "sviluppo" che Modi ha promesso al popolo - incentivare gli investimenti facilitando lo sfruttamento! Questo vale anche a dimostrare che le riforme del lavoro del Rajasthan sono un segno di cose che arriveranno in futuro, con la promessa di cambiamento di Modi che annuncia un mercato del lavoro flessibile e le riforme a favore delle aziende. Questo avviene in un momento in cui l'India sembra essere in competizione con la Cina presentandosi come parte del settore industriale-produttivo di un'economia globale che si basa sul fulcro delle nazioni capitaliste avanzate come gli Stati Uniti e l'Unione europea.

L'agenda neoliberista di cui ciò è sintomatico, è quindi da collocare in un contesto di traiettoria di estrema destra della politica indiana attualmente. Avendo presente il contesto dell'attuale congiuntura capitalistica globale, queste riforme del lavoro annunciano l'offensiva neoliberista del nuovo regime. Mentre le imprese danno chiaramente il benvenuto a queste mosse, sta a noi vedere la verità in faccia. Noi che fatichiamo giorno e notte per mettere due semplici pasti sulle tavole delle nostre famiglie, noi che paghiamo con mille sforzi per la nostra educazione in modo che possiamo ottenere un lavoro decente un giorno, noi che siamo gli eredi dei diritti che i nostri predecessori hanno conquistato per noi, e anche delle loro lotte, noi che non vediamo le persone come semplice foraggio per il profitto di pochi, noi che crediamo che la strada da seguire non è quella che le imprese impongono, ma quella che le persone richiedono per vivere meglio, una vita più appagante e sicura.

SFIDIAMO LE RIFORME ANTI-LAVORO PROPOSTE DAL GOVERNO BJP DEL RAJASTHAN!

DENUNCIAMO L'AGENDA DELLE RIFORME DEL GOVERNO NEOLIBERISTA BJP-NDA!

COMBATTIAMO PER SALVAGUARDARE I DIRITTI DURAMENTE CONQUISTATI DALLE MASSE LAVORATRICI DEL PAESE!

KRANTIKARI NAUJAWAN SABHA


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giovedì 17 luglio 2014

pc 17 luglio - Continua la repressione contro il 12 aprile, pagina discriminante nel movimento proletario e popolare contro stato padroni e opportunisti. Libertà per i compagni arrestati!

La digos ha notificato in diverse città una decina di denunce, tra cui 4 misure cautelari, per la manifestazione nazionale del 12 aprile, giornata in cui decine di migliaia di persone sono scese in piazza contro il Jobs act, il Piano casa e le politiche di austerity del governo Renzi. Misure che si sommano agli arresti domiciliari che Paolo e Luca sopportano da 59 giorni e ai numerosi obblighi di firma da 6 mesi per la manifestazione del 31 ottobre, e che si aggiungono ai tantissimi provvedimenti che in tutto il paese hanno colpito a decine attivisti e attiviste impegnati/e quotidianamente nelle lotte nei territori.
Questo avviene all’indomani dello sgombero del Volturno occupato a Roma, spazio vitale per l’impegno sociale, culturale e politico di questa città. Un luogo sottratto ad ipotesi speculative che viene riconsegnato alla rendita con probabile destinazione a sala Bingo.
Il governo “Telemaco” sta producendo il massimo sforzo per ridurre gli spazi di democrazia, affidando un ruolo centrale a procure, questure e prefetture, mentre i decreti convertiti in legge che hanno definitivamente precarizzato le vite di milioni di persone vengono blindati da una riforma costituzionale che intende mettere al sicuro l’attuale maggioranza da ogni rovesciamento elettorale.
Dentro questi scenari diventa necessaria una mobilitazione ancora più unita, complice e solidale. Per questo scenderemo in piazza per rispondere allo sgombero e alla devastazione del Volturno occupato, mentre il 18 luglio ci mobiliteremo a piazzale Clodio dalle ore 13.30 in concomitanza con l’udienza del processo per gli arresti avvenuti davanti al Cipe nel marzo 2012, quando i movimenti per il diritto all’abitare contestarono lo stanziamento di ingenti fondi per il Tav, anticipando i temi delle mobilitazioni dello scorso autunno riassunte nello slogan: una sola grande opera, casa e reddito per tutti!
Invitiamo inoltre tutt@ a portare la propria solidarietà a Gianluca e Adriano, in isolamento da 10 mesi con l’accusa di terrorismo, che il 18 mattina subiranno il processo in videoconferenza, una tecnica per nulla neutra e che rappresenta un pericoloso attacco al “diritto di difesa”.

Giovedì #17 ore 18 corteo da piazza Indipendenza
Venerdì #18 ore 13.30 presidio a piazzale Clodio

Liber@ tutt@, liber@ subito!

Movimenti per il diritto all’abitare


Il comunicato dei Movimenti sociali contro precarietà e austerity promotori della manifestazione del 12 aprile

La vendetta del governo Renzi contro precari e disoccupati,nuovi arresti per il 12 aprile
Liberi/e tutti/e!


il 16 mattina la Digos, su ordine del PM Albamonte, dopo aver proceduto ad alcune perquisizioni ha notificato una decina di denunce a Roma, Pisa, Perugia e Marghera, ad altrettanti attivisti, 4 dei quali sottoposti ad obbligo di firma quotidiano. I reati contestati sono adunata sediziosa, resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale e lancio di oggetti atti ad offendere, nello specifico "uova, ortaggi, pezzi di cartone e pacchetti di sigarette".

L'ennesima operazione di polizia, annunciata in maniera roboante dai media, si riferisce alla giornata del 12 aprile 2014 "Assediamo il Governo Renzi. Ribaltiamo il Jobs Act". Una manifestazione nazionale contro l'austerity aveva attraversato il centro storico di Roma ponendo al centro dell'agenda politica e sociale del Paese l'opposizione alle politiche di precarizzazione dall'attuale governo stava predisponendo attraverso il Jobs Act e il Piano Casa Lupi. Migliaia di precari, disoccupati, occupanti di casa, studenti, nativi e migranti, avevano espresso la loro rabbia, determinati a portare il loro dissenso sotto al Ministero del Welfare di via Veneto, dove il corteo è stato ripetutamente caricato fin dentro piazza Barberini.  Era la prima manifestazione nazionale che si opponeva alle scellerate politiche del Governo Renzi, costruita completamente dal basso e dalle lotte che animano il paese accomunate dallo slogan "Una sola grande opera: casa e reddito per tutti". Parole d'ordine che hanno caraterizzato quella piazza e quel processo sociale di movimento che ha visto protagonisti migliaia di soggetti, reti e collettivi autorganizzati, sindacati di base e movimenti per il diritto all'abitare in tutta Italia a partire dalle giornate del 18 e del 19 ottobre del 2013.

In questi primi mesi del 2014 non è la prima volta che i movimenti sociali si confrontano con questo esercizio della repressione marcatamente vendicativo e intimidatorio nei confronti di attivisti, in alcuni casi molto giovani. Ricordiamo gli arresti e le tante misure cautelari tra obblighi di firma, dimora e domiciliari comminate fino ad oggi per le piazze dello scorso autunno, nonchè per le campagne contro sfratti e sgomberi, tanto di case quanto di spazi sociali, avviata in tutta Italia.
Chiediamo l'immediata liberazione di tutti e la revoca delle misure cautelari a cui sono sottoposti centinaia di compagni in tutta Italia.
Proseguiamo i nostri percorsi per costruire una nuova stagione di conflitto dentro il semestre italiano di presidenza UE, a partire dall'opposizione al Jobs Act, al Piano Casa e alle ricette di austerity imposte dalla Troijka e dal mercato.

Movimenti sociali contro precarietà e austerity promotori della manifestazione del 12 aprile

pc 17 luglio - Bari - in corteo dalla parte del popolo palestinese e con la sua resistenza, oggi più che mai!

Ci siamo ritrovati tanti, molti più del previsto, davanti la Prefettura di Bari alla manifestazione in solidarietà con il popolo palestinese martoriato dai bombardamenti sionisti su Gaza.
Troppi per restarsene fermi in presidio nel piazzale, come inizialmente previsto.
Ci siamo detti: "Mostriamo che la solidarietà col popolo palestinese che resiste non resta ferma, ma si muove, attraversa la città, raggiunge e contesta i luoghi - redazione locale di Repubblica e sedi Rai - da cui si dà eco alla propaganda sionista, coprendo come operazione di difesa dal "terrorismo" l'ennesimo atto di una guerra di sterminio contro un popolo, che miete vittime tra i civili, in maggioranza intere famiglie, compresi vecchi, donne e bambini".
Così, dopo gli interventi dei rappresentanti della comunità palestinese, verso le 19.30 il corteo si è mosso.
Era troppo tardi per raggiungere le redazioni giornalistiche, ormai chiuse, ma comunque diverse centinaia di manifestanti hanno attraversato il lungomare fino a Piazza Diaz, "prendendosi" per oltre un'ora il centro di Bari.
Al grido di "Free Palestina", "Stop bombing  Gaza", "Israel terrorist", "USA terrorist", "Renzi terrorist", si è gridata la verità sulla criminale aggressione contro Gaza e la Cisgiordania, sulle bugie e la complicità del governo Italiano, lanciando forte l'appello a sostenere la resistenza, a partire dal colpire gli interessi economici e israeliani e le coperture politiche e diplomatiche di cui gode.
"Se i palestinesi che resistono all'occupazione israeleiana sono terroristi, erano terroristi anche i partigiani che hanno liberato l'italia dall'occupazione nazifascista" ha detto, tra l'altro, il rappresentante palestinese nel suo intervento, "ma i veri terroristi sono quelli che bombardano le case, sterminando intere famiglie, e terroristi sono tutti i governi che li coprono"
Il prossimo appuntamento è stato fissato per martedì 22 prossimo, con un presidio davanti alla Regione in occasione della seduta del Consiglio Regionale pugliese, dove una delegazione richiederà la fine di ogni rapporto commerciale, diplomatico e culturale della Puglia con lo stato e le aziende israeliane.



Il volantino diffuso dai compagni del circolo di proletari comunisti di Taranto che hanno partecipato alla manifestazione:

E' arrivata al settimo giorno la campagna di bombardamenti israeliani indiscriminati sulla popolazione della Striscia di Gaza. A oggi il bilancio è arrivato a 191 palestinesi uccisi e oltre 1400 feriti.
E’ una strage di civili, soprattutto donne e bambini, non un’operazione difensiva mirata, come ripetono la propaganda sionista e i media Italiani. Intanto accelerano preparativi per l’invasione di Gaza e in Cosgiordania scatenano rastrellamenti, con decine di arresti e case devastate.
Lo Stato sionista di stampo nazista vuole la distruzione del popolo palestinese, la negazione di ogni suo diritto sociale e nazionale.
Da tempo Israele preparava tutto questo e cercava un pretesto per dispiegare la sua potenza militare, in forma cinica e barbara.
Israele vuole approfittare della situazione nell'area per andare ben oltre il fatto compiuto e i territori occupati.
La nuova dittatura militare in Egitto, la guerra di Siria, la guerra fondamentalista in Iraq, l'intesa strategica di fatto con Turchia e Iran, al di là delle parole, offrono ad Israele la possibilità di una sorta di soluzione finale contro il popolo palestinese e contro le masse arabe in generale.
Le masse palestinesi, al di là delle parole e delle prese di posizioni ufficiali, non hanno governi "amici". Il sostegno alla loro resistenza è una priorità per le masse proletarie oppresse di tutto il Medio Oriente e di tutto il mondo.
In ogni paese si tengono manifestazioni per fermare la mano genocida dello Stato di Israele.
Nel nostro paese sosteniamo e partecipiamo a tutte le manifestazioni di solidarietà e indirizziamole contro il governo Renzi, che sta dalla parte dello stato sionista aggressore e genocida.
Denunciamo tutte le forze politiche parlamentari - compresi l'ignobile Grillo e i suoi - che parlano “di 'diritto alla difesa di Israele”.
Denunciare e colpire gli interessi israeliani in Italia e nel mondo, denunciare e colpire gli interessi delle industrie belliche che armano la mano dei sionisti!

pc 17 luglio - Fiat Termini Imerese: il nuovo piano della Grifa non convince

Non convince il piano per il rilancio dello stabilimento Fiat di Termini Imerese che si discuterà probabilmente il 23 luglio prossimo a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico con la presenza del governo e della Fiat.
Non convince, non tanto per il progetto in sé, dato che le auto ibride ed elettriche avranno sempre più spazio nel futuro (crisi e, in questo caso, concorrenza, permettendo, dato che la Toyota con la Yaris è da anni sul mercato) ma per le troppe "scatole" dentro le quali si inseriscono i vari finanziatori, senza dimenticare che in realtà la maggior parte dei soldi dovrebbe metterli ancora una volta il "pubblico" e cioè la Regione Sicilia.
La "cordata" è composta infatti di "banchieri di formazione internazionale", e i banchieri, come si sa investono per un profitto immediato e come ammette Tonelli, ex capo risorse umane di Fiat Auto, e componente della Grifa, la nuova società che si è proposta per il rilancio: "Noi investiremo 350 milioni di euro in tre anni: i cento del capitale [per ora sono solo 25!] e altri 250 grazie ai finanziamenti delle istituzioni, denari che pagheremo un po’ meno di quanto faremmo andando a reperirli sul mercato, e che restituiremo: non si tratta di quattrini pubblici a fondo perduto, ci tengo a precisarlo [dicono tutti così]. Così come dev’essere chiaro che non possiamo farci carico pure degli addetti dell’indotto, come piacerebbe al sindacato» tanto per essere chiari!

La Fiat si presenta ancora al tavolo perché vuole uscirne senza danni di immagine, e quanto ci tiene all'immagine Marchionne lo ha ben dimostrato con il suo discorso a proposito dello sciopero alla Maserati!
Il governo, come ha fatto l'8 luglio scorso, si presenta perché deve comunque avere ancora una scusa per giustificare la concessione della probabile nuova cassa in deroga per il 2015; quella attuale scade a fine anno ma senza una ripresa del lavoro già ad ottobre potrebbero arrivare le lettere di licenziamento…

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TERMINI do Brasil
Il futuro dell'ex impianto Fiat è in mano a un fondo di Rio. Che vuol produrre una citycar ibrida. Sfida non semplice
DI MAURIZIO MAGGI E GLORIA RIVA

Dalle sponde del Tirreno alle rive atlantiche di Rio de Janeiro. Se le trattative tra i sindacati, il governo e la Grifa andranno in porto, il nuovo padrone dello stabilimento d’auto di Termini Imerese, in provincia di Palermo, sarà raggiungibile al numero 401 di Rua Visconde de Piraja, Ipanema, a due passi dalle spiagge più famose del mondo. È qui, infatti, che ha sede Kbo Capital, la società d’investimenti guidata dal banchiere Roland Gerbauld pronta a ricapitalizzare la Grifa, la start up dal nome antico (Gruppo Italiano Fabbriche Automobili) che da settembre 2013 è in pista per rilevare e, si spera, rilanciare il travagliato impianto siciliano ex Fiat. È ambizioso il progetto della Grifa: cominciare a produrre, tra fine 2015 e inizio 2016, una citycar a motorizzazione ibrida. Nel segmento A, quello della Panda, di vetture ibride ancora non ce ne sono. La più piccola in circolazione è la Yaris Hybrid della Toyota. Secondo la Grifa, la sicilianina dal passaporto carioca dovrà costare meno dell’utilitaria nipponica a doppia alimentazione - attualmente il prezzo di listino della versione economica è di 18.650 euro - in modo da poter essere impiegata pure nel car-sharing. Successivamente, la vettura sarà realizzata anche con la sola alimentazione elettrica e, a regime, dalla fabbrica dovrebbero uscire 35 mila macchine all’anno.
Nei prossimi giorni ci sarà l’aumento di capitale, per salire dagli attuali 25 milioni di euro a quota cento. Gli attuali azionisti italiani (un immobiliarista, un operatore turistico e un produttore di macchinari per l’energia eolica, racconta il portavoce della società) scenderanno all’uno per cento: il resto sarà tutto in mano ai manager di Kbo Capital, tutti banchieri di formazione internazionale, che nel prossimo consiglio d’amministrazione faranno il loro ingresso ufficiale in società, conquistando pure la presidenza. Anche se il capitale sarà presto straniero, la Grifa seguiterà comunque a parlare italiano. L’attuale amministratore delegato, Augusto Forenza, che ha guidato un’azienda di componenti che forniva la Fiat a Melfi, rimarrà al vertice, così come il capo delle relazioni istituzionali e del personale, Giancarlo Tonelli, ex capo risorse umane di Fiat Auto. Non è l’unico dirigente con un passato torinese a far parte della squadra. Alla regìa tecnica, infatti, ci sono Giuseppe Ragni, già direttore centrale dell’Alfa e condirettore generale di Alenia Aeronautica, e Giovanni Battista Razelli, un passato in Ferrari e poi gran capo del gruppo piemontese in America Latina. Da qui sono nati i rapporti con la finanza brasiliana, sfociati nell’accordo con Kob Capital.
Tutto è comunque legato alla soluzione della matassa sindacale. Alla fine dell’anno scadrà la cassa integrazione per i 769 dipendenti dell’impianto siciliano dove, fino al 2011, si è prodotta la Lancia Ypsilon. Il tempo stringe e se va in fumo anche questa iniziativa sarà praticamente impossibile immaginare un futuro industriale per la sfortunata fabbrica isolana. Anche perché senza accordo non arriveranno, alla Grifa, i prestiti promessi dal ministero dello Sviluppo Economico e dalla Regione Sicilia. Dice Tonelli: «Noi investiremo 350 milioni di euro in tre anni: i cento del capitale e altri 250 grazie ai finanziamenti delle istituzioni, denari che pagheremo un po’ meno di quanto faremmo andando a reperirli sul mercato, e che restituiremo: non si tratta di quattrini pubblici a fondo perduto, ci tengo a precisarlo. Così come dev’essere chiaro che non possiamo farci carico pure degli addetti dell’indotto, come piacerebbe al sindacato», spiega Tonelli.
Dopo l’ultimo incontro (martedì 8 luglio) con la società, peraltro, l’ottimismo da parte dei rappresentanti dei lavoratori sembra essersi raffreddato. Il responsabile del personale, infatti, ha ribadito che la Grifa potrà riassumere circa 400 persone nel giro di 2-3 anni. Ipotesi che non garba troppo a Roberto Mastrosimone, segretario regionale della Fiom-Cgil: «Per ora quelli della Grifa sono solo annunci, non siamo riusciti ad analizzare nel dettaglio il piano industriale. Se al principio pensavamo che dietro al progetto ci fosse Fiat, ora ci chiediamo perché il gruppo torinese dovrebbe regalare gli impianti alla Grifa, mentre tutti i dipendenti vengono licenziati in attesa di una ipotetica riassunzione solo di una parte della forza lavoro». Alla Fiat di Sergio Marchionne, in verità, oggi interessa soprattutto che Termini Imerese esca dal suo perimetro senza traumi sul piano sociale ed effetti negativi per l’immagine.
Al prossimo appuntamento a Roma, alla presenza del governo e pure della Fiat - il 23 luglio - i contorni della faccenda saranno meglio definiti. Meno pessimista appare il sindaco della cittadina, Totò Burrafato, già scottato dal fallimento della “via molisana” per rilanciare l’impianto. Massimo Di Risio, il patron della DR di Isernia, che pure quando gareggiava con le auto da corsa se la cavava bene, nel gran premio della rinascita di Termini s’è fermato ai box prima ancora dello start. «Tutti quelli che si sono avvicinati allo stabilimento di Termini Imerese si sono spiaccicati contro il muro. Ora, forse, questa è la volta buona», si augura il primo cittadino.
Il telaio, il motore termico e le parti meccaniche, dice Tonelli a “l’Espresso”, la Grifa «li comprerà da un costruttore europeo». Tonelli non vuole dire che li acquisterà da un costruttore italiano ma il candidato più probabile, e verrebbe da dire naturale, è proprio Fiat.
Esplicite invece, fin da subito, le intese con la Magneti Marelli, che già fornisce componenti elettrici ed elettronici fuori dal gruppo Fiat. Il presidente della Magneti Marelli, tra l’altro, è Eugenio Razelli, fratello di Giovanni Battista, uno dei potenziali “papà” tecnici delle future Grifa. Lo sviluppo del sistema ibrido, la sfida tecnologicamente più impegnativa, sarà fatto in collaborazione con il Politecnico di Torino e con quello di Palermo.
Bocche cucite sull’argomento design, ma si sa che tra i carrozzieri interpellati c’è anche l’Italdesign di Giorgio Giugiaro. Sul vessillo nazionale del Brasile campeggia la scritta “Ordem e Progresso”, ispirata al motto del filosofo positivista Auguste Comte. I lavoratori di Termini Imerese, il governo e la Fiat incrociano le dita e sperano che il piano della Grifa targata Rio de Janeiro faccia davvero dei progressi.


L'Espresso 17 luglio 2014

pc 17 luglio - Crocetta e l'“odissea” della Finanziaria. Non si riesce ad approvare da mesi per il caos generale e gli scontri nel Pd e Cracolici “non ci mette la faccia” (ed è sicuramente meglio!)

Ma di quale faccia parlano?

Ogni storia ha sempre un inizio e questa non è diversa dalle altre.
La bufera che a tutti i livelli, attraversa il PD non risparmia certo il governo siciliano nei suoi personaggi di spicco e sicuramente Antonello Cracolici è uno di quelli che non passa inosservato, sia perché le sue parole hanno sempre uno scopo ben preciso, sia perché per lungo tempo è stato il “duce incontestato” della politica regionale.
La frattura all'interno del Pd siciliano è diventata insanabile e già i primi effetti si sono visti con le nomine della nuova giunta da parte del governatore Crocetta, che fa parte della corrente renziana di Davide Faraone. Il secondo effetto lo si è visto con le nomine dei partecipanti per il Partito democratico alle elezioni europee. L'esclusione più eccellente è stata quella di Antonello Cracolici, il quale non intende tacere sulla vicenda.
Leggendo un'intervista, rilasciata da questi a Livesicilia non possiamo fare a meno di soffermarci su una frase che la dice lunga: “Credo – dice - che stiamo assistendo a una delle pagine più imbarazzanti della storia del partito democratico”. “Non si è mai visto - spiega - un presidente della regione, per di più di una delle regioni più grandi e importanti d'Italia, portare avanti una campagna elettorale attaccando i candidati del suo stesso partito”.

Noi da parte nostra eravamo già convinti che il PD fosse uno dei tanti partiti al soldo del capitale per cui non ci stupiscono le loro diatribe, anzi tutto ciò ci fornisce ulteriori mezzi per dimostrare a coloro, spesso inconsapevoli, da che gente si viene amministrati.

Che nessuno si sogni di assolvere Crocetta... non è un “comandamento” ma un dato di fatto: non si può assolvere chi gioca a fare il presidente della regione, usando come “pallone” il sedere dei lavoratori – precari e/o disoccupati!
Ma da quale pulpito viene la predica, ci chiediamo, anzi le chiediamo, “onorevole” Cracolici, da Ella, che fu il più grande sostenitore dei governi Lombardo (se non addirittura artefice e burattinaio...)?
Quei dictat velati che Lei dà, non ci fanno né ridere né piangere ma ci lasciano tutt'altro che indifferenti perché secondo noi il suo gioco è ancora più subdolo di chi il presidente “non lo sa fare”, o da altri è manovrato e di altri è sicuramente servo. Il suo gioco, onorevole Cracolici, è tale e quale abbiamo visto nei lunghi anni dell'“indipendenza” siciliana... un gioco fatto di sfide senza proposte, di ricatti per guadagnare poltrone e di ultimatum che sono tali solo nelle parole e che nei fatti si traducono sempre nel più classico “vediamo cosa mi dai in cambio”!

Lei sta giocando non meno degli altri e non è neppure credibile quando a proposito della finanziaria dice che «Siamo passati dalla manovra alla manovrina, dalla manovrina alla manovretta. Se tutto resta così non intendo metterci la faccia»... ma che sia un gioco di poltrone e quindi di potere lo si capisce chiaramente dalla replica del suo antagonista: «La smettano di ordire trame, pensino a votare la Finanziaria perché è da sei mesi che non si parla d’altro. Stiano calmi, perché tanto si voterà fra tre anni». SE NON CI FOSSE DA PIANGERE POTREMMO RIDERE TUTTI.

Sicuramente è vero che è una pessima finanziaria come tutte le finanziarie che voi borghesi ci propinate a qualunque livello, ma Lei sa benissimo che cosa vuole... vuole qualcosa di peggio, vuole, ancor più di Crocetta, una finanziaria “lacrime e sangue” che non lasci spazio a una pur minima “ripresa” dell'isola e non porti un solo posto di lavoro che non passi per il classico giro di raccomandazioni e servitù e la faccia ancora per qualche tempo rimanere attaccato alla sua adorata poltrona.
Lei parla di trame... forse perché di questo è un grande esperto (ripetiamo nessuna difesa e/o assoluzione per il governo Crocetta)... ha cominciato da tempo immemore in un PCI alla deriva e giunto al massimo del suo revisionismo storico... ha proseguito con quel lontanissimo parente che era il pds e via via fino al pd... guadagnando consensi tra i suoi favoriti e/o destinatari delle sue promesse; certo qualcosa in cambio l'avrà data presumiamo... qualche posticino all'ARS o in qualche altro paradiso ma sempre per i canali che più amava.

Probabilmente la sua “amarezza” risale a qualche mese fa: non le sono andate a genio le parole di un Crocetta che non voleva il prof. Fiandaca come candidato alle europee; in quell'occasione Lei ebbe a dire che l'unica lista gradita a Crocetta era una lista composta solo dai suoi amici... e affondava la spada già ben oliata concludendo che il presidente ha perso ogni profilo istituzionale e si è ridotto a una macchietta, dimenticando però che a Lei sono graditi solo i suoi discepoli o lacchè di turno e che la “macchietta” l'ha saputa ben fare in mille e più occasioni, saltellando da una zolla di terra all'altra pur di conservarne un pezzo.
Si ricorda onorevole carissimo, cosa diceva di Fabrizio Ferrandelli prima di appoggiarne la candidatura, spiazzando il resto del suo partito? Lo definì in mille modi, da immaturo ad arrivista... addirittura “il belloccio di turno”!

Cracolici, Le assicuriamo che noi non ci lasciamo ingannare dalle sue sortite in programmi di “calcio” e tavernate varie... noi seguiamo quel che dice Lei (e i politici come Lei) per poterla (ci permetta – non si offenda) sputtanare anche agli occhi del suo elettorato perché LEI PARLA LA STESSA LINGUA DI LOMBARDO E DI CUFFARO E NON E' CERTO MIGLIORE DI CROCETTA!

AT- circolo proletari comunisti Palermo

pc 17 luglio - Pillole comuniste

Combattere il modo di pensare aprioiristico e populista che si cela dietro la difesa e l'uso dei principi mlm e dietro lo spirito di servire il popolo.
Senza applicazione alla realtà concreta e senza lotta alle idee sbagliate nel popolo, due cose giuste si trasformano facilmente in due cose sbagliate

da Pillole comuniste - 1 -
18-7-2013

pc 17 luglio - Il ministro degli interni del governo fascista di Modi dichiara che i maoisti indiani stanno ricevendo appoggi da organizzazioni europee - Bene, è vero nel senso politico internazionalista che sia - questo appoggio continua e aumenterà - in preparazione una delegazione internazionale per l'India - info csgpindia@gmail.com

Nuova Delhi 15 Julio 2014 – Secondo quanto informa l'edizione web del giornale The Economic Times , il Ministro degli esteri del Governo indiano ha dichiarato che i ribelli maoisti naxaliti stanno ricevendo appoggio da organizzazioni dei paesi europei, incluso Germania,Francia, Olanda, Turchia, Italia ecc. e la questione si sta affrontando a livello diplomatico con questi paesi. 
Il giornale aggiunge che il Ministro dell'Interno ha informato il Parlamento martedì scorso che il movimento naxalita contava anche dell'appoggio all'estero. "La cosiddetta Guerra Popolare che sviluppa il Partito Comunista dell'India (Maoista) contro lo Stato indiano ha attratto l'appoggio di varie organizzazioni marginali maoiste ubicate in Germania, Francia, holanda, Turchia, Italia" ha dichiarato il Ministro degli Interni Kiren Rijiju di fronte alla Lok Sabja (Camera bassa del Parlamento Indiano), in una risposta scritta martedi'.
Ha aggiunto inoltre che 'gruppi estremisti di sinistra' hanno partecipato a Conferenze e Seminari in Belgio e Germania. Rijiju ha segnalato ugualmente che esistono dati che quadri distaccati del Partito Comunista delle Filippine hanno impartito addestramento a quadri del PCI(Maoista) nel 2005 e nel 2011 e che ' il recupero di armi e munizioni di origine straniera degli estremisti di sinistra in distinti scontri e operazioni sono una indicazione del fatto che stanno raccogliendo armi da distinte fonti' . Inoltre nella sua risposta alla Camera Bassa del Parlamento indiano, il capo della repressione fascista indiana fa menzione che 'non si può scartare la possibilità che le organizzazioni del fronte del PCI (Maoista) siano ricevendo fondi economici dall'estero in forma clandestina' e ha aggiunto che 'si sta facendo uno stretto controllo della situazione e si faranno le azioni necessarie al riguardo.Tali fatti, per quanto è a conoscenza del Ministero degli Interni, si stanno affrontando da parte del Ministero degli Esteri che esaminerà la questione con i paesi implicati a livello diplomatico'.
Inoltre il Ministero degli Interni ha detto che il PC dell'India (Maoista) è membro del Comitato di Coordinamento dei partiti e Organizzazioni Maoiste del Sud Asia, una aggregazione a cui appartengono tutti i partiti maoisti del Sud Asia  

Ante esta noticia, los camaradas del Comité Internacional de Apoyo a la Guerra Popular en la India (CIAGPI) http://icspwindia.wordpress.com/ han respondido: ¡MUY BIEN! ¡INTENSIFIQUEMOS EL APOYO!  y reiteran las resoluciones de su última reunión del pasado 3 de Mayo:
1. Delegación internacional
La campaña LIBERTAD PARA SAIBABA debe continuar en junio con la denuncia del nuevo régimen de Modi, la Operación Cacería Verde, los presos políticos, el apoyo a la Delegación Internacional – también se puede utilizar el 19 de junio para esto.
Es posible la participación de 1-2 representantes por país que esté actuando en la campaña.
2. La Conferencia Internacional de apoyo a la Guerra Popular en la India por el 10º aniversario de la fundación del PCI (Maoísta) que se realizará en Italia los días 27  y 28 de septiembre 2014. Todos los comités, partidos, organizaciones –maoístas, antiimperialistas, revolucionarias, internacionalistas- pueden participar con uno o dos representantes.
Cada país puede realizar un evento nacional de masas por este motivo antes o después de la Conferencia internacional.
Todos los comités, partidos, organizaciones –maoístas, antiimperialistas, revolucionarias, internacionalistas- pueden participar con uno o dos representantes.
Para información:

pc 17 luglio - libertà per i prigionieri politici brasiliani arrestati durante la coppa del mondo! Campagna internazionale raccolta da Soccorso Rosso Proletario Italia info srpitalia@gmail.com

http://www.youtube.com/watch?v=n72B3zCOLU0

Manda messaggi per l'immediato rilascio dei prigionieri politici a

Presidência da República
Exma. Presidente Dilma Roussef
Contato: www2.planalto.gov.br fale com a presidenta
Ministério da Justiça
Exmo. Ministro Dr. José Eduardo Cardozo
Fax: (61) 2025.9556

Ministério da Defesa
Exmo. Ministro Celso Amorim

Secretaria Especial de Direitos Humanos da Presidência da República
Exma. Ministra Sra. Maria do Rosário Nunes
Fax: (61) 2025.9617

Governador do Estado do Rio de Janeiro
Sr. Luiz Fernando Pezão
Fax.: (21) 2334-3559

Vice-Governador do Estado do Rio de Janeiro
Chefe de Gabinete Sérgio Poubel

Secretário de Segurança Pública do Estado do Rio de Janeiro
Sr. José Mariano Beltrani

Secretário de Estado Assistência Social e Direitos Humanos
Sr. João Carlos Mariano Santana Costa

Subsecretário de Defesa e Promoção dos Direitos Humanos
Sr. Rafael Viola

Ministério Público do Estado do Rio de Janeiro
Dr. Nilson Bruno Filho


Conselho Estadual de direitos Humanos do Estado do Rio de Janeiro Copy
E-mail: ceddhrj@gmail.com


With Copies to:
CEBRASPO
cebraspo@gmail.com

ABRAPO
advogadosdopovo.abrapo@gmail.com



mercoledì 16 luglio 2014

pc 16 luglio - Renzi con chi fa le riforme istituzionali? con Denis Verdini.. ma di che parliamo quindi ?

Denis Verdini a giudizio per associazione a delinquere, bancarotta e truffa

Dal tavolo per le riforme al banco degli imputati. Il coordinatore di Forza Italia sarà processato per la vicenda legata alla gestione del Credito cooperativo fiorentino (Ccf) del quale il senatore è stato presidente fino al 2010. È la decisione del giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Firenze Fabio Frangini. Tra gli altri imputati rinviati a giudizio anche il parlamentare di Forza Italia Massimo Parisi. La prima udienza è stata fissata per il 21 aprile 2015

Denis Verdini
Associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato. Dal tavolo per le riforme al banco degli imputati. Denis Verdini è stato rinviato a giudizio per la vicenda legata alla gestione del Credito cooperativo fiorentino (Ccf) del quale il coordinatore di Forza Italia è stato presidente fino al 2010. È la decisione del giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Firenze Fabio Frangini. Tra gli altri imputati rinviati a giudizio anche il parlamentare di Forza Italia Massimo Parisi. La prima udienza è stata fissata per il 21 aprile 2015.
Verdini sarà chiamato a rispondere dell’accusa di truffa ai danni dello Stato per i fondi per l’editoria, che secondo la Procura di Firenze, avrebbe percepito illegittimamente per la pubblicazione di “Il Giornale della Toscana”. Sempre per il reato di truffa allo Stato per la vicenda dei fondi per l’editoria è stato rinviato a giudizio anche il deputato di Forza Italia Massimo Parisi, coordinatore del partito in Toscana. Stralciata la posizione di Marcello Dell’Utri, attualmente in carcere a Parma per scontare la condanna definitiva per concorso esterno. La nuova udienza è stata fissata per il 18 settembre 2014. Complessivamente sono state rinviate a giudizio 47 persone tra le 69 che erano state iscritte nel registro degli indagati (e tra questi tutti componenti del Cda del Ccf e i sindaci revisori della banca). Ventuno i proscioglimenti o le assoluzioni con rito abbreviato per posizioni considerate ”minori”. Fra le persone prosciolte anche la moglie di Verdini, Simonetta Fossombroni, e il fratello dell’esponente di Forza Italia Ettore.
 Secondo le indagini preliminari, chiuse nell’ottobre 2011, finanziamenti e crediti milionari sarebbero stati concessi senza “garanzie”, sulla base di contratti preliminari di compravendite ritenute fittizie. Soldi che, per la Procura di Firenze venivano dati a “persone ritenute vicine” a Verdini stesso sulla base di “documentazione carente e in assenza di adeguata istruttoria”. In totale, secondo la magistratura il volume d’affari, ricostruito dai carabinieri dei Ros di Firenze, sarebbe stato pari a “un importo di circa 100 milioni di euro” di finanziamenti deliberati dal Cda del Credito i cui membri, secondo la notifica della chiusura indagini “partecipavano all’associazione svolgendo il loro ruolo di consiglieri quali meri esecutori delle determinazioni del Verdini”. In sintesi secondo l’accusa, Verdini decideva a chi dare, e quanto, mentre gli altri si limitavano a ratificare “senza sollevare alcuna obiezione”.
A dare il via all’indagine indagine, la relazione dei commissari di Bankitalia che in 1.500 pagine, allegati compresi, avevano riassunto lo stato di salute della banca di Verdini. E le anomalie riscontrate. Dell’Utri in particolare sarebbe riuscito a ottenere, nonostante una situazione di “sofferenza” bancaria, un affidamento nella forma dello scoperto bancario di 250mila euro, diventati in appena 7 mesi ben 2.800.000, per poi lievitare a 3.200.000. Questo, per l’accusa, era avvenuto senza garanzie. “Vicinanza a Verdini, Parisi e alle altre persone rinviate a giudizio. Tutti, amici e avversari, ricordino sempre garantismo e presunzione di innocenza” scrive su Twitter Daniele Capezzone, presidente della Commissione Finanze della Camera.

pc 16 luglio - fermare la nuova barbarie nazista israeliana - bambini uccisi sulla spiaggia mentre la lurida mezzacalzetta di Renzi - la Mogherini - si prostra davanti ai governanti sionisti












Gaza, numero morti sale a 213. Israele avverte 100mila palestinesi: lasciate le vostre case

Gaza, numero morti sale a 213. Israele avverte 100mila palestinesi: lasciate le vostre case
Continuano i raid aerei sulla Striscia e il lancio di razzi da parte di Hamas. Nella notte colpite le abitazioni di dirigenti del movimento islamista. Quattro bambini palestinesi uccisi mentre si trovavano in un bar sulla spiaggia















GAZA - Nono giorno. Continuano i raid israeliani su Gaza, continuano i lanci di razzi dalla Striscia al territorio israeliano. E continua ad aumentare il numero delle vittime: dall'inizio dell'operazione "Confine protettivo" sono stati uccisi 213 palestinesi, in maggioranza civili, solo oggi sono morti quattro bambini. Colpiti durante un bombardamento mentre si trovavano in un bar sulla spiaggia.

I feriti sono migliaia, circa 1550. Ma è un numero che sale ogni ora......
già ieri le forze dello Stato ebraico avevano ripreso i bombardamenti, ancora più intensamente, colpendo case, scuole, anche ospedali.

Circa 100mila abitanti del nord e dell'est di Gaza, vicino al confine con Israele, sono stati avvertiti di lasciare le loro abitazioni. Secondo fonti militari, messaggi vocali sono stati diffusi in particolare per il quartiere orientale di Shujàiyya: i residenti sono stati chiamati ad "evacuare nell'interesse della loro sicurezza".

Gaza, numero morti sale a 213. Israele avverte 100mila palestinesi: lasciate le vostre case



Una vittima su cinque a Gaza è un bambino. Solo oggi quattro bambini palestinesi sono stati uccisi dall'aviazione israeliana nella Striscia. Lo affermano fonti dei servizi di soccorso palestinesi. Tra le vittime della nuova escalation di violenze a Gaza, "una su cinque è un bambino", spiega oggi in un comunicato l'organizzazione non governativa Save the Children. Si stima che almeno 25 mila bambini avranno bisogno di aiuto sostegno psicologico per affrontare il trauma che stanno vivendo.